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Fan Fiction di Harry Potter | GiratempoWeb

Il Cavillo

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  • Ricorda anche di specificare il tuo nome e il titolo della tua storia!
He wasn't

by momy@
He wasn't

    - Così imparano.

   Pansy Parkinson, l’odiosa e odiata Serpeverde, entrò nel dormitorio scardinando la porta con un calcio. Le sue compagne di stanza, che non avevano mai visto la ragazza così infuriata cercarono di calmarla avvicinandosele un po’.

   Ma lei non voleva saperne: le guardò sprezzante e carica di odio urlò, ordinando loro di lasciare subito la stanza.

   Le due ragazze non se lo fecero ripetere e corsero fuori a gambe levate.

   Pansy restò un attimo a fissare con rabbia la porta che giaceva a terra, vittima del suo calcio. Si calmò un po’ – Reparo – puntò la sua bacchetta sull’uscio che si aggiustò in un secondo.

   Era così abituata che anche quando pronunciava un incantesimo dava un ordine, con un tono che non ammetteva repliche.

   Si diresse verso il suo letto e vi si sdraiò. Chiuse gli occhi e pensò che in quel giorno, il giorno che doveva essere il più importante della sua vita, tutto era andato storto.

   Come tutte le mattine si era svegliata di buon’ora e, dopo essersi preparata a dovere, curando particolarmente il trucco e i capelli, era scesa per colazione. Le sue amiche Serpeverde la salutarono con noncuranza, come fosse un dovere. “Beh, in effetti lo è…” pensò, ma quella mattina doveva essere diverso!

   Si disse che non era niente di che, quello che importava era un’altra cosa: andare dal suo fidanzato, il suo futuro sposo, che amava profondamente.

   Il biondissimo, spavaldo, ricco e di conseguenza attraente Draco Malfoy, non era seduto a tavola. Nemmeno Tiger e Goyle sapevano dove fosse. Le sembrò strano: loro erano i suoi tirapiedi… lo accompagnavano anche davanti alla porta del gabinetto…! Come mai non erano con lui?

   Fece colazione, notando che nessuno sembrava ricordarsi che giorno era quello. Tutti la trattavano con rispettosa freddezza e le parlavano solo se necessario, sempre con un tono servile.

   Pansy, molto infastidita da quell’atteggiamento che di solito la compiaceva, si allontanò alla ricerca del suo ragazzo. Dopo un quarto d’ora dovette rinunciare, perché la lezione supplementare di Pozioni stava per cominciare e non poteva permettersi di arrivare in ritardo. Era un prefetto e doveva dare l’esempio, almeno davanti al professor Piton.

   Prese i libri e si recò nei sotterranei. Aveva lezione con i Grifondoro, cosa per nulla fastidiosa, visto che erano la sua principale fonte di divertimento. “Chissà cosa riserverà oggi per loro il caro professore… già li vedo: San Potter, Lenticchia e la Zannuta che si battono per la giustizia e la correttezza. Puah! Che cosa disgustosa!” si concesse un ghigno.

   Arrivata davanti all’aula si unì alle sue compagne Serpeverde, che rivolgevano sguardi sprezzanti alle coetanee di Grifondoro. La campanella suonò e il professor Piton aprì la porta, facendo entrare gli studenti.

   Tristemente Pansy notò che non c’era nessun biondo, e dovette sedersi con la sua compagna, Millicent Bulstrode.

   La giornata trascorse così, alla ricerca del fidanzato sparito. Verso le sette e mezza, esattamente dieci minuti prima che sfondasse la porta, entrò in sala comune Draco Malfoy, apparentemente stanco ma spavaldo come sempre. Appena lo vide Pansy dimenticò la sua tristezza e gli corse incontro, gettandogli le braccia al collo. Non lo salutò nemmeno:

   finalmente quello che aspettava da un giorno era arrivato…!

   - Draco, tesoro, dove sei stato? Cosa mi hai portato di bello?

   Il biondino la guardò perplessa. – Cosa avrei dovuto portarti? – chiese dubbioso.

   La ragazza ampliò il suo sorriso speranzoso: - Hai già fatto l’anno scorso il giochino di dimenticarti il mio regalo, non ci casco più! – cantilenò.

   Draco sembrava ancora non capire. Si grattò un punto dietro la nuca e, credendo fosse la cosa giusta, le domandò cosa stesse blaterando.

   Il sorriso scomparve dal volto di lei. Sciolse l’abbraccio e si allontanò di qualche passo dal ragazzo, che la guardava sempre più perplesso.

   - Tu… sai che giorno è oggi… lo sai vero? –chiese con titubanza.

   - Ma certo che lo so! È sabato! Devo dire al prof che… - ma non terminò la frase. Gli occhi di Pansy si riempirono di lacrime.

   - Non ti ricordi che giorno è oggi? NON TE LO RICORDI? – urlò furiosa.

   Era la prima volta che Draco la vedeva in quelle condizioni. Di solito era sempre in stato di adulazione profonda nei suoi confronti… cos’era successo? – Perché, che giorno è oggi? – chiese come se fosse la cosa più naturale del mondo.

   Pansy non riusciva più a trattenersi: nessuno quel giorno le aveva fatto gli auguri, nessuno le aveva chiesto quanti anni compiesse, nessuno si era comportato come se fosse un giorno importante per lei…

   - È il mio compleanno, Draco. – singhiozzò guardando il pavimento e serrando i pugni. – È il mio quindicesimo compleanno e… d’accordo: nessuno dei Grifondoro lo sapeva, né i Tassorosso o i Corvonero. Posso anche sorvolare sui miei compagni di casa, anche se immaginavo lo sapessero ma… tu… no. Non lo ammetto. Non lo accetto. – disse con voce controllata a fatica. Tutti non sapevano cosa dire. Chiunque stesse assistendo alla scena non poteva credere ai propri occhi. La ragazza levò lo sguardo sul suo fidanzato, che era pietrificato. “E allora? Pare che era successo! Adesso gli faccio gli auguri!” ma non ne ebbe la possibilità, perché Pansy agitò la bacchetta e fece comparire uno strano strumento musicale, che né lui né nessun altro in quella sala avevano mai visto.

   Aveva la parte grossa a forma di otto, con un buco al centro, da cui partiva un’asse su cui si appoggiavano sei sottili corde, messe in tensione e legate all’altra estremità a dei ganci simili a delle viti. Pansy mise la cinghia a tracolla e cominciò a far vibrare le corde, sollecitandole con le unghie dalla perfetta manicure.

   La sala si riempì lentamente di una melodia quasi metallica, forte e… ribelle.

   Pansy cominciò a cantare a squarciagola, in maniera perfettamente intonata.

 

There's not much going on today.

I'm really bored, it's getting late.

What happened to my Saturday?

Monday's coming, the day I hate.

 

  Draco la guardava sconvolta, ma lei pienamente divertita dal sua espressione da pesce lesso, continuò imperterrita, cantando ancora più forte.

 

  Sit on the bed alone, staring at the phone.

He wasn't what I wanted, what I thought, no.

He wouldn't even open up the door.

He never made me feel like I was special.

He isn't really what I'm looking for.

 

   Accompagnandosi con la chitarra gli gridò due parole: - Sì, hai capito bene! Non sei proprio quello che cercavo! Dimmi un po’ a cosa mi potrebbe servire un uomo che non sa nemmeno come rendermi felice! Perché è questo quello che io volevo, Draco, essere felice, e se non tutta la vita, almeno oggi, oggi che faccio quindici anni!

 

This is where I start to bite my nails.

And clean my room when all else fails.

I think it's time for me to bail.

This point of view is getting stale.

 

   - Oh sì! Non è più divertente vedervi come tante marionette al mio servizio! Oggi mi ha davvero scocciato, e non mi importa quello che comporta essere un Serpeverde! In fondo vi chiedevo solo di dirmi una parola: “Auguri”. Provate a dirla, non mi sembra così difficile! Se proprio volete poi ve la posso sillabare!

 

Sit on the bed alone, staring at the phone.

He wasn't what I wanted, what I thought, no.

He wouldn't even open up the door.

He never made me feel like I was special.

He isn't really what I'm looking for.

 

Na na na na na, we've all got choices.

Na na na na, we've all got voices.

Na na na na na, stand up make some noise.

Na na na na, stand up make some noise.

 

   - E tu! Non guardarmi in quel modo! È vero! Abbiamo tutti una scelta! Siamo liberi di decidere cosa pensare e di conseguenza cosa fare! Hai delle corde vocali in gola, perché non le usi per dire che questo mondo fa schifo? Dillo che certe volte vorresti davvero far parte del mondo perfetto e senza macchia dei Grifondoro! Dillo che non vuoi diventare mangiamorte! Dillo, DILLO!

 

Sit on the bed alone, staring at the phone.

He wasn't what I wanted, what I thought, no.

He wouldn't even open up the door.

He never made me feel like I was special.

He isn't really what I'm looking for.

He wasn't what I wanted, what I thought, no.

He wouldn't even open up the door.

He never made me feel like I was special.

Like I was special, cuz I was special.

 

   - Mi dispiace per voi tutti, ma per quanto possiate dire o pensare io sono speciale. Sono una ragazza, con un cervello e un cuore, con la sua dignità e voglia di vivere. Non sarò bellissima, non sarò simpatica, non sarò buona… ma sono speciale perché esisto. E tutti voi lo siete. Di conseguenza non merito di essere trattata in questo modo. Non sono una bambola creata al solo scopo di recarti piacere, Draco. Io non voglio essere dimenticata e non ti permetterò di usarmi a tuo piacimento!    

 

Na na na na na.

 

   Ancora con in nervi a mille smise di suonare, scagliò la chitarra a terra e arrabbiata se ne andò su per la scala femminile.

  

   Adesso che ci pensava l’espressione di Draco era proprio fantastica! Rise compiaciuta e aprì gli occhi. Attraversò la stanza e guardò il suo riflesso nello specchio di fronte alla porta.

   Con i capelli arruffati e sciolti sulle spalle, completamente disordinati, gli occhi neri, dovuti al fatto che le lacrime avevano sciolto l’ombretto e la matita nera, aveva un’aria ribelle. Ciondolò per un po’ nella stanza, ripensando a quello che aveva fatto prima. Rise di gusto e si buttò sul letto. Presa da un improvviso moto di ribellione cominciò a saltarci sopra, cantando con gioia:

 

He wasn't what I wanted, what I thought, no.

He wouldn't even open up the door.

He never made me feel like I was special.

Like I was special, cuz I was special.

 

Na na na na na...

 

   Era felice: aveva capito cosa voleva davvero.

 

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Postato il 13 Jun 2006 da Emanuele

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