La Pietra Filosofale / Riassunto dei capitoli

Harry Potter e la Pietra Filosofale

Riassunto dei capitoli

Capitolo 2: Vetri che scompaiono

Dudley Dursley

Erano passati dieci anni da quella notte ma tutto in Privet Drive n°4 era rimasto immutato. Solo le foto sulla mensola del caminetto lasciavano intendere quanto tempo fosse passato. Le foto del Dudley neonato erano ora sostituite da quelle di un bambino undicenne, biondo e grassoccio. Ma di Harry Potter, nonostante vivesse ancora lì, non c’era alcuna traccia. Il bambino era stato alloggiato in un ripostiglio umido e polveroso del sottoscala: quella mattina venne svegliato dalla bisbetica zia che lo chiamava a preparare la colazione per il compleanno del cugino.
Harry si vestì in fretta con gli abiti smessi di Dudley che lo faceva sembrare più mingherlino di quanto fosse, infatti non sarebbe potuto essere più differente dal cugino di quanto lo era già.
Mentre Dudley era un bambino molto grasso e dagli occhi di un celeste slavato, rassomigliandosi incredibilmente al padre, Harry era invece un bambino un po’ piccolo per la sua età, con il viso sottile, capelli neri scarmigliati e occhi verde chiaro incorniciati da un paio di occhialetti tondi, aggiustati a malo modo con un po’ di nastro adesivo. Ma l’unica cosa che ad Harry piacesse del suo aspetto era la sottile cicatrice a saetta che aveva sulla fronte: da quanto ne sapeva era stata sempre lì ed era l’unico segno tangibile dell’incidente d’auto in cui aveva perso i suoi genitori, almeno per quanto la sua zia aveva voluto dirgli.

Arrivato in cucina e servita la colazione iniziò a consumare la sua parte con la maggiore velocità possibile: Dudley sembrava sul punto di lasciarsi andare a uno dei suoi innumerevoli capricci ed Harry non voleva rischiare di veder volar via la sua magra colazione insieme a tutto il tavolo, buttato a terra dai calci del cugino. Solo le promesse della madre di comprare altri due regali di compleanno sembrarono rabbonirlo.

Ma nonostante l’inizio un po’ burrascoso all’improvviso ad Harry la giornata parve diventare magnifica: la vecchia Mrs Figg, a cui veniva affidato ogni qualvolta che i Dursley uscivano per festeggiare il compleanno del figlio, non avrebbe potuto badargli poiché era inciampata in uno dei numerosi gatti che aveva nella sua casa.
Gli zii stabilirono che il bambino sarebbe andato con loro, nonostante il disappunto di Dudley e quello di loro stessi; Harry invece non sarebbe potuto essere più felice, per la prima volta nella sua vita sarebbe andato allo zoo.
Ma prima di uscire di casa, rimasto solo con lo zio, venne fermato da questo che gli intimò di non fare niente di strano in loro presenza se non voleva essere segregato nel suo rispoglio.
Harry tentò di convincere lo zio che non avrebbe fatto niente ma fu tutto inutile. Intorno ad Harry accadevano spesso cose che era impossibile spiegare ed erano sempre stati inutili tutti i suoi tentativi per spiegare che erano coincidenze, che lui non c’entrava affatto.
Lui stesso non sapeva come aveva fatto a ritrovarsi sul tetto delle cucine mentre veniva rincorso da tutta la ghenga di Dudley o come avesse fatto a farsi ricrescere in una sola notte tutti i capelli dopo che la zia glieli aveva quasi completamente tagliati per tentare di domare la sua chioma ribelle.

Quella fu la mattina più felice che Harry avesse passato da molto tempo.
Riuscì a osservare tutti gli animali senza finire in qualche agguato teso dal cugino e dall’amico che l’accompagnava, Piers Polkiss, gli zii gli comprarono un economico ghiacciolo al limone e al ristorante dello zoo poté finire di mangiare la fetta di torta di cioccolato lasciata da Dudley perché troppo piccola.
Ma la giornata non era destinata a finire bene: tutto accadde quando visitarono il rettilario.
Il serpente dormiva. Era il più grande del rettilario e Dudley fu velocissimo nell’individuarlo per contemplarlo attraverso la teca, ma questo non gli bastava: iniziò a piagnucolare per convincerlo a far muovere il serpente, ma nonostante le vigorose bussate contro il vetro il serpente non si destò da l suo torpore.
Annoiato corse via lasciando Harry da solo con il serpente. Osservandolo Harry iniziò a provare una certa pietà per quel povero serpente, chiuso in una teca e costretto a sopportare tutta quella gente che lo disturbava inutilmente ma ad un tratto il serpente si mosse, sollevando la sua testa fino all’altezza di quella del ragazzo. Poi gli fece l’occhiolino.
Harry allibito rivolge delle domande al serpente e scopre che questo può capirlo: il serpente gli risponde con gesti della testa e gli fa capire quanto sia noioso vivere lì essendo cresciuto anche in cattività. Ma i movimenti del serpente attirano l’attenzione di Piers che indica la scena all’amico e ai suoi genitori, Dudley accorre e con una gomitata getta a terra il cugino per farsi spazio davanti alla teca, ma improvvisamente accade qualcosa di inspiegabile: il vetro della teca scompare e il serpente fugge via tra la gente ringraziando Harry.
Purtroppo Piers riferisce agli zii della “conversazione” con il serpente e questi decidono di punire Harry chiudendolo nel ripostiglio senza cena.

Ed Harry rimane lì solo a pensare alla famiglia che aveva perso in un incidente di cui ricordava solo un lampo verde accecante e poi nulla. Non ricordava neanche i genitori e gli zii non avevano mai voluto parlargli a riguardo ne rispondere alle sue domande.
Non gli rimaneva che sognare di essere portato via da quel posto da qualche parente sconosciuto oppure da quei tanti estranei agghindati con lunghi mantelli e strani cappelli, i quali per strada sembravano riconoscerlo e salutarlo per poi scomparire nel nulla appena cercava di guardarle più da vicino.

Riassunto a cura di Agape.
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Capitolo 2: Vetri che scompaiono