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Autore Topic: Seconde possibilità: la strada non presa  (Letto 72 volte)
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Ma_AiLing


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« il: 15 Novembre 2020, 11:22:51 pm »

E se la notte del 31 ottobre 1981 Sirius non fosse andato a cercare Peter Minus? Se fosse andato con Hagrid alla volta di Privet Drive per spiegare lo scambio di Custode Segreto a Silente? Da queste domande parte la storia, una what if di 4 capitoli che esplora questa possibilità.


Seconde possibilità: la strada non presa

 
Capitolo 1: L’alternativa
 
«Vorremmo che tu gli facessi da padrino» aveva detto Lily, gli occhi sfiniti ma pieni di felicità. Sirius, in quella stanza del San Mungo, era rimasto senza parole. James gli sorrideva dalla sedia accanto al letto di Lily, in braccio teneva il piccolo Harry.
«E questo è il motivo per cui non hai ancora tenuto in braccio Harry» disse James, l’ombra di un ghigno che avanzava sul volto. «Metti caso che per la sorpresa l’avresti lasciato cadere!»
Ma Sirius non lo ascoltava più, era scoppiato in una risata fragorosa e si era lanciato ad abbracciare Lily, cadendole quasi addosso. «Grazie» le sussurrò, stringendola con delicatezza. Lily lo osservava con un gran sorriso mentre prendeva Harry per permettergli di abbracciare James.
«Non ve ne pentirete» gli disse.
«Lo so» gli rispose James, un sorriso commosso a travolgergli il viso. Poi prese Harry e glielo mise in braccio. Sirius solleticò i pugnetti del bimbo con un dito.
«Chi è il figlioccio più fortunato del mondo?» chiese, ma tutta l’ironia fu resa vana dalla tenerezza che straripava dalla sua espressione beata.
Sirius non capiva come fosse possibile che tenere in braccio un bambino appena nato lo riducesse a tale ammasso di commozione, ma al vedere quel visino così piccolo con un ciuffo di capelli neri -oh, sarà come James!- non poteva fare a meno di emozionarsi. Mentre cullava quel corpicino così indifeso e così sereno tra le sue braccia, Sirius si sentì in pace. E quando con la coda dell’occhio intravide gli sguardi pieni d’affetto che gli stavano rivolgendo James e Lily, i suoi migliori amici, capì che quel momento sarebbe stato ciò a cui avrebbe pensato d’ora in avanti per evocare un Patronus.

 
La casa di Lily e James era distrutta. Si intuiva che aveva avuto due piani, ma il piano superiore non esisteva più, come fosse stato spazzato via da un’esplosione. Non c’erano dubbi che fosse successo qualcosa di terribile, e Sirius si maledì. Ma ciò che lo sconvolse di più fu notare che sul lato dove sapeva esserci la cameretta di Harry, il muro non esisteva più. No, no, no. Non Harry! Non poteva essere vero... Aveva la nausea, eppure non riusciva a togliere gli occhi da quello squarcio nella casa. James, Harry, Lily… Non poteva essere arrivato troppo tardi! E la mente iniziò a valutare ipotesi diverse, come avrebbe dovuto agire per evitare tutto questo. Perché se solo si fosse smaterializzato forse… Ma no, Sirius aveva fatto le cose come andavano fatte, la Smaterializzazione avrebbe lasciato una Traccia Magica che non potevano concedersi, la moto era stata la scelta migliore. E l’assenza di Peter non doveva per forza significare che aveva tradito. Non Peter!
Eppure ti sei precipitato qui, disse una vocina nella sua testa che suonava terribilmente come Malocchio. Si era dato del paranoico, si era detto, scherzando tra sé, che il vecchio Auror l’aveva influenzato troppo con quel suo continuo Vigilanza costante!, ma ora la precauzione della moto era solo un peso sullo stomaco. Se fosse arrivato prima… Cosa? Cosa avrebbe potuto fare contro Voldemort?
Era ancora a cavalcioni della moto quando vide la porta aprirsi. La speranza zampillò il Sirius, forse non era tutto perduto! Non si era accorto di aver trattenuto il respiro fino a quando non intravide l’imponente sagoma di Hagrid stagliarsi sulla soglia, inconfondibile anche nel buio della notte.
«Hagrid» si sentì dire con una voce che non riconosceva.
«Sono… Non sono… Non sono…»
«Morti» ululò Hagrid, scosso dai singhiozzi.
No.
No!
No, no, no!

Sirius si accasciò sul sedile, non poteva essere vero. Non James, non James e Lily, non Harry! Non Ramosetto, non la peste che adorava e che a solo un anno sfrecciava sulla scopa giocattolo come se fosse nato per stare per aria. Non Harry!
Hagrid intanto era avanzato e Sirius aveva notato che aveva qualcosa tra le braccia, di cui Hagrid aveva una cura che cozzava con la sua figura minacciosa. Non qualcosa, Harry.
Sirius sentì il senso di nausea avanzare. Non poteva essere vero, era sicuramente un incubo. Era vittima dei Dissennatori e vedeva la realtà distorta, o era vittima di un Molliccio particolarmente potente e vivido. Non poteva essere vero. Non Harry.
Hagrid si trascinò avanti, le lacrime a goccioloni che scendevano nella barba fitta. La nausea era ormai padrona di Sirius, era certo che di lì a poco avrebbe vomitato. Non poteva essere Harry il corpicino che Hagrid teneva tra le braccia, non lo stesso Harry che Sirius aveva tenuto tra le braccia appena nato, così innocente, così indifeso… Ma avrebbe riconosciuto quella zazzera di capelli neri tra mille. Qualcosa riluceva sul viso, e quando Hagrid fu vicino capì con orrore che era sangue. Ma con sua enorme sorpresa, poté notare un’altra cosa: i singhiozzi fragorosi di Hagrid coprivano il piagnucolio del bambino. Harry piangeva. Harry respirava. Harry era vivo.
Lo osservò con attenzione per assicurarsi di non essersi immaginato tutto, ma sì, Harry si muoveva!
«Hagrid» disse con un urgenza. «Hagrid, Harry! Harry è vivo!». Era vivo. Vivo, vivo!
Hagrid tirò su con il naso. «O sì, piccolino, era nella culla che piangeva disperato, e Lily…» ma non terminò mai la frase, scoppiando a piangere di nuovo.
Sirius cercò di non pensare alle sue parole. James e Lily erano lì a pochi metri, ma Sirius non osava avanzare. Non James e Lily, i corpi di James e Lily. Si sentì un codardo, ma non riusciva a muoversi. Non voleva vederli morti, perché avrebbe reso la loro morte definitiva, e finché non li vedeva poteva illudersi che forse… forse…
«Posso?» chiese a Hagrid indicando Harry.
Hagrid sembrò riscuotersi. «No, no, devo portarlo dai suoi zii» disse con nuova risolutezza.
«Ma io sono il suo padrino» disse Sirius leggermente confuso. «Hagrid…»
«Ordini di Silente, ragazzo» disse deciso, tirando su col naso. «Mi aspetta a Little Whinging con il piccolo».
«Little Whinging?» chiese Sirius sorpreso. «Ma James e Lily l’hanno affidato a me. Sono il suo padrino, Hagrid! E i suoi zii chi sarebbero? La sorella di Lily e suo marito?»
«Esattamente» rispose Hagrid. «Crescerà con i suoi parenti Babbani, volere di Silente»
«Chi se ne frega di Silente! Andiamo, Hagrid! Petunia odia Lily! Odia la magia, l’ha sempre odiata, credi sarà diverso con Harry?»
«Sono gli ordini di Silente, Sirius» ripeté Hagrid, e Sirius si sentì oltraggiato. Che diritto aveva Silente di interferire con la volontà di James e Lily?
«Non mi importa cosa vuole Silente» diise arrabbiato. «Sono il suo padrino!». Contro i suoi stessi intenti, la sua replica sembrava tanto una preghiera. «Me ne prenderò cura io, Hagrid, era ciò che desideravano James e Lily…»
Ma poi Sirius capì cosa implicava l’ordine di Silente. Era un ragionamento da pazzi, ma Silente non era mai stato un mago normale. Silente sapeva che Sirius era il padrino di Harry, sapeva che James e Lily avrebbero voluto che loro figlio venisse affidato a lui. E non aveva senso che Silente lo reputasse un pericolo, ma al tempo stesso lo aveva, perché per Silente Sirius era stato anche il Custode Segreto dell’Incanto Fidelius su casa Potter. E allora aveva senso che Silente volesse Harry dalla sorella di Lily. Sirius conosceva Silente e sapeva che aveva fatto due più due: se Lily e James erano morti era solo e unicamente perché il loro Custode Segreto li aveva traditi. Silente credeva che lui fosse la spia.
Devo trovare Peter.
Doveva trovare Minus e fargliela pagare, perché ormai era ovvio che la spia non fosse Remus. Non era mai stato Remus. O, come aveva giocato bene le sue carte, il piccolo Codaliscia! Sirius iniziava a vedere chiaramente tutti gli inganni. L’avrebbe trovato e l’avrebbe ucciso.
 
«Ehi, Hagrid». Il Guardiacaccia stava finendo di pulire il viso di Harry dal sangue. «Come te la cavi con le moto?»
«Come?» gli chiese.
«Prendi la mia moto» disse scendendo, un po’ traballante, ancora scosso dalle ultime novità e dai suoi stessi ragionamenti. «Per portare Harry da sua zia. È sconsigliato smaterializzarsi con i bambini, e la moto non lascia traccia magica» spiegò. «E se anche ci fossero Mangiamorte in agguato, sfido io a raggiungerti con questa» aggiunse con uno slancio d’orgoglio. Quella moto e le migliorie che avevano aggiunto lui e James erano sempre state motivo d’orgoglio. Meglio delle scope, diceva sempre a James, il che li portava a discussioni infinite, con buona pace degli altri due Malandrini che si erano adeguati a doverli ascoltare mentre decantavano i loro mezzi di locomozione preferiti.
«Sei sicuro?» gli chiese Hagrid perplesso.
«A me non servirà più» rispose Sirius cupo. No, gli bastava smaterializzarsi seguendo le tracce di Peter. La moto era solo ingombrante.
«Be’, è gentile da parte tua. Te la riporterò, ovviamente»
Sirius scosse le spalle noncurante. In testa aveva solo un pensiero: avrebbe ucciso Peter. E poi… Poi qualcosa sarebbe successo. Ma il traditore doveva morire.
«Posso abbracciarlo? Un’ultima volta?» Un’ultima volta prima di diventare un assassino. La voce gli tremò più di quanto si aspettasse.
«Su, su, non è certo l’ultima volta che lo vedi, il piccoletto» disse Hagrid. Ma alle braccia tese di Sirius farfugliò qualcosa con imbarazzo. «Eh… no» disse senza guardarlo negli occhi. «Non posso lasciarlo in mano a nessuno, anche se sei il suo padrino. Nessuno, ordini di…»
«Silente» sbuffò laconico Sirius. Il Preside lo riteneva già colpevole. Un moto di stizza lo prese nei confronti del vecchio: possibile che non si fidasse di lui? Dopo tutto quello che aveva dimostrato, dopo che aveva combattuto per l’Ordine, dopo che aveva rinunciato alla sua famiglia, a suo fratello, per i valori in cui credeva… Possibile che lo credesse il traditore?
Salutò Hagrid senza più cercare di avvicinarsi a Harry, quando la rivelazione di quanto aveva già pensato lo colpì: Silente non si fidava di lui. E forse… La lampante logica di quella catena di affermazioni lo lasciò basito: Silente aveva mandato Hagrid a prendere Harry, anche se sapeva che Harry aveva un padrino; Silente aveva detto a Hagrid che Harry sarebbe vissuto con gli zii, anche se aveva un padrino. Silente aveva detto a Hagrid di non lasciare Harry a nessuno, anche se aveva un padrino che aveva tutti i diritti di crescere Harry, di prendere Harry con sé! Silente lo credeva il traditore, e lo aveva già condannato. E Sirius aveva visto Silente all’opera contro i nemici per sapere che non li sottovalutava: se il Preside lo credeva la spia, probabilmente aveva già avvertito l’Ordine, forse anche il Ministero, di guardarsi da lui. Era da un anno che cercavano la spia tra i loro ranghi, e la morte di James e Lily era un indizio sufficiente di chi fosse. Forse gli Auror lo stavano già cercando.
«Aspetta Hagrid!» lo chiamò mentre l’altro era già in sella alla moto, il piccolo Harry nel sidecar. «Vengo con voi».
 
Hagrid lo guardò sorpreso.
«Hai detto che Silente ti aspetta dalla sorella di Lily, giusto?»
«Sì, ma…»
«Devo parlargli» lo interruppe Sirius. «E puoi stare nel sidecar con Harry» disse, accompagnando le parole da un lieve svolazzo di bacchetta. «Incantesimo di Estensione Irriconoscibile» spiegò in risposta alla confusione sul viso del guardiacaccia. Sorrise amaramente: ci stavano James, Remus e Peter stretti insieme, lì dentro, quando per scherzare si facevano scarrozzare in giro da Sirius come se fosse un tassì babbano. Ignorò la stretta al cuore e aspettò che Hagrid si sistemasse con Harry nel sidecar.
«Ci stiamo comodi davvero!» commentò divertito, strappando un sorriso a Sirius.
Salì in sella alla moto e guardò un’ultima volta la casa semi distrutta in cui avevano vissuto i suoi amici fino a qualche ora prima. Là dentro c’erano i corpi senza vita di James e Lily, i suoi migliori amici. Non era neanche riuscito a vederli, ma cosa c’era da vedere? Se fosse entrato non sarebbe più uscito, e già il dolore lo soffocava a momenti alterni. La lucidità cercava di prevalere: sarebbe venuto il momento per piangerli, ma non ora. Sirius era consapevole più che mai della situazione delicata in cui si trovavano lui e l’Ordine, con Peter in fuga. Non adesso. In seguito, una volta che Peter fosse stato riconosciuto come traditore. Allora avrebbe trovato il tempo per le lacrime, per il dolore, per la rabbia che covava. Ma per il momento sarebbe rimasto lucido, concentrato: avrebbe avvisato tutti di stare al sicuro. Vigilanza costante! Risuonò nella sua testa l’avvertimento di Malocchio. Ma per la prima volta non suonava come il ringhio dell’Auror, ma come la voce preoccupata di James, prima dell’ultima missione insieme per l’Ordine, quando non sapevano ancora che di lì a poco James non sarebbe più potuto uscire di casa. Vigilanza costante! Era la voce calda e rassicurante di James, finita la missione, quando allegro scimmiottava l’Auror.
Mandò con il pensiero un saluto a James e Lily, e inghiottendo la disperazione mise in moto la motocicletta, e il rombo del motore echeggiò nella notte mentre si alzavano in volo.
 
Il volo fu tranquillo. Non parlarono molto, lui e Hagrid. Il Guardiacaccia era attento a tenere stretto Harry e Sirius era concentrato sul volo per seguire la giusta rotta evitando i centri babbani. Ogni tanto Sirius lanciava un’occhiata al suo compagno di viaggio e al bambino che sembrava finalmente sereno tra le braccia del mezzogigante. Hagrid gli ricordava tanto Remus: entrambi si vergognavano di ciò che erano, dimenticando che persone magnifiche fossero e che chiunque li avesse conosciuti non vedeva altro che la loro bontà. Se solo chi aveva dei pregiudizi avesse visto la cura e la tenerezza con cui Hagrid stava tenendo Harry, o a come lo teneva Remus, non avrebbe mai osato dar loro dei mostri. James e Lily avevano lottato anche per questo, per un mondo libero dai pregiudizi della gente come Voldemort. E tutti loro dell’Ordine, tutti loro che erano rimasti, avrebbero continuato a combattere per un mondo più giusto, perché Sirius sapeva che non era ancora finita. E avrebbero lottato anche per coloro che non c’erano più. Scosse piano la testa tornando a scrutare le scie di lampioni sottostanti. Sarebbe stato un lungo viaggio.
 
Avevano volato tutta la notte, restando abbastanza in alto per non essere visti, ma neanche troppo da perdere l’orientamento. Di tanto in tanto in lontananza si vedevano esplodere fuochi d’artificio, e Sirius sapeva che non erano babbani: ne avevano fatti esplodere troppi a Hogwarts per non riconoscere i fuochi Filimbuster. Gli venne da sorridere al pensiero dei Babbani che avrebbero trovato inspiegabile tutta quell’agitazione, ma al tempo stesso era crudele che stessero festeggiando la caduta di Voldemort, visto che James e Lily erano morti con lui.
All’alba aveva preferito fermarsi per riposare. Hagrid gli aveva spiegato come Silente li attendesse quella sera, e non prima, dato che aveva previsto un viaggio con i mezzi babbani, quindi tanto valeva fare una pausa. Anche perché era difficile far passare inosservata una moto volante, e dopo la notte di viaggio Sirius aveva davvero bisogno di riposare. Avevano trovato riparo in un boschetto vicino a una fattoria. Erano bastati degli incantesimi difensivi per rendere sicura l’area, e mentre i proprietari della fattoria erano assenti Sirius era sgattaiolato a rubare qualcosa da mangiare per lui, Hagrid e Harry. Pane e frutta per lo più, cose di cui non si sarebbe notata la mancanza.
Avevano mangiato in silenzio e Hagrid si era finalmente convinto che Sirius non fosse una minaccia per Harry, e aveva lasciato che fosse lui ad aiutare il piccolo a mangiare. Era stato quasi dolce il suo imbarazzo nel darglielo in braccio, sapendo di contravvenire agli ordini di Silente, ma fortunatamente il buon senso l’aveva fatta da padrone.
Era bello tenerlo in braccio, e poterlo cullare per farlo addormentare. Perché Sirius conosceva bene Ramosetto e sapeva che peste fosse: finché erano nascosti era meglio per tutti se se ne stava buono, e l’unico modo perché stesse quieto era farlo dormire.
 
«Spiegami come fai!» aveva chiesto James indignato. «Non è possibile che prima piange, poi lo prendi in braccio tu e il moccioso smette!».
Sirius ghignò compiaciuto cullando Harry, ora calmo, mentre Remus se la rideva sotto i baffi. Erano a casa Potter per passare un pomeriggio in compagnia e come al solito Ramosetto, come l’aveva ribattezzato Sirius, era presto diventato il centro dell’attenzione.
«Vedi Ramoso, fa parte dell’essere un Potter avere un debole per il sottoscritto, vero Ramosetto?» chiese accomodandosi in una poltrona con il bambino in braccio, ma quello si era già addormentato tra le sue braccia.
«Vedila così, James» disse Remus, trattenendo a stento le risate, «Se Harry si sveglia di notte piangendo puoi chiamare Sirius e lui si precipiterà ad assolvere i suoi doveri di padrino».
Un terribile ghigno si formò sul volto di James.
«Oh no, non osare…»

 
«Se vuoi dormire un po’, sto io di guardia».
Il salotto dei Potter sparì, e Sirius si ritrovò nel verde del bosco accanto a Hagrid. Annuì e gli passò Harry, ormai addormentato.
«Uno scricciolo, eh?» commentò Hagrid tirando su col naso. Sirius fece un cenno d’assenso, non riuscendo a rispondere a parole. Era sfinito, stanco della realtà, ma come chiuse gli occhi rivide flash degli ultimi momenti passati con James e Lily, le ultime parole, le ultime risate, gli ultimi sorrisi, gli ultimi abbracci. Sarebbe stato quasi meglio non provare niente.
 
Avevano chiacchierato seduti sul divano, preoccupati per la guerra là fuori, ma come se avessero tutto il tempo del mondo, perché erano sicuri che ne sarebbero usciti insieme. Avevano parlato di Harry, perlopiù, e di come Ramosetto (James amava quel soprannome) amasse volare sulla scopa giocattolo e di come ormai non si limitasse più a gattonare,  ma camminava, correva, e cadeva -innumerevoli volte- per poi rialzarsi e tornare a correre di nuovo per casa. Un’ombra offuscava sempre lo sguardo dei suoi amici al pensiero di dover restare rinchiusi, in trappola a casa loro, per un tempo indefinito. Sirius leggeva loro il disagio in faccia e li capiva, memore delle estati chiuso a Grimmauld Place.
«Passerà» era stata l’ultima parola che aveva detto loro prima di salutarli con un abbraccio per l’ultima volta, senza sapere che il loro tempo assieme era scaduto nel momento in cui se n’era andato.

 
Sirius riaprì gli occhi cercando aria. Non… Se iniziava… Non  poteva… Ma i singhiozzi lo travolsero prima che potesse anche solo pensare di non lasciarsi andare. Era scosso dalle lacrime che non si fermavano, e si sentiva così impotente, così inutile, vulnerabile e vuoto. Vuoto. La felicità non sarebbe più esistita, non come prima. Si rese conto, amaramente, che non sarebbe più potuto essere completamente felice, non senza James. Non senza suo fratello. Perché anche se erano rimasti tutti gli altri dell’Ordine, non sarebbe più stata la stessa cosa. Non senza James, non senza James e Lily.
Non… non doveva lasciarsi dominare dal dolore, eppure gli sembrava di avere lacrime al posto del sangue, e ora che aveva iniziato a piangerli sembrava impossibile potersi fermare. Percepì vagamente Hagrid sedersi accanto a lui e posargli una mano sulla spalla per confortarlo. Lo vide attraverso un velo di lacrime, ma serrò subito gli occhi, che non riaprì finché non riuscì a regolarizzare il respiro.
«Ha-Harry?» gorgogliò.
«Sempre qui» rispose Hagrid, indicando con un cenno della testa il bimbo accoccolato nell’incavo dell’altro braccio. «Non gli tolgo gli occhi di dosso, sai? Tranquillo».
«Io…» provò a dire Sirius, asciugandosi le lacrime, ma ciò che uscì fu solo un altro singhiozzo. Hagrid gli strinse la spalla per fargli forza.
«Tranquillo» disse tirando su col naso.
«Bella coppia siamo» commentò Sirius cercando di fare dell’ironia. Hagrid aveva sbuffato divertito, ma si era presto commosso.
«Oh, qui non andiamo da nessuna parte!» scherzò Sirius tra le lacrime.
Era esasperato e sfibrato dal dolore. Ma anche se si sentiva devastato, il pensiero di Harry era costantemente presente. Lo sfilò dolcemente dalla presa di Hagrid, che ormai singhiozzava selvaggiamente.
Harry era il suo pensiero principale. Doveva pensare a lui. Si ridistese sul tappeto di foglie trasfigurato in coperta e provò di nuovo a chiudere gli occhi, concentrandosi sull’odore di bimbo di Harry e sul suo respiro calmo. Riuscì ad addormentarsi, anche se si svegliava di tanto in tanto, messo sul chi vive da ogni rumore. Quando si risvegliò dopo qualche ora di sonno continuo, il primo pensiero andò a James, e Sirius si sentì ancora svuotato. Hagrid aveva preso Harry qualche ora prima, e al momento a distanza di qualche metro approfittava dell’ultima luce del sole per cambiarlo.
«Ripartiamo?» gli chiese Sirius avvicinandosi. Fece apparire degli sbuffi di fumo colorati per far giocare Harry, come faceva James.
 
Erano di nuovo in viaggio. Non erano lontani dalla meta, in verità, ma avevano perso un po’ di tempo a fare avanti e indietro per assicurarsi di non essere seguiti (Malocchio sarebbe stato fiero di lui). E poi, finalmente, erano giunti in vista di Little Whinghing.
Quando atterrarono però l’accoglienza non fu delle migliori. Appena il professor Silente lo identificò il suo volto si trasformò e fu su di lui così velocemente che Sirius si stupì della sua agilità. Non fece in tempo a scendere dalla moto che aveva una bacchetta puntata contro.
«Hagrid, allontana Harry e tienilo al sicuro» disse Silente senza mai distogliere lo sguardo da Sirius.
«Professore…» disse Hagrid incerto.
«Ora, Hagrid».
Hagrid dovette allontanarsi tenendo Harry stretto a sé, sotto lo sguardo di Sirius per niente impressionato.
«Sirius» lo salutò Silente addolorato, apparendo di colpo molto più vecchio.
«Professor Silente» ricambiò Sirius, le mani ancora ferme sul manubrio. «Non ero io il Custode Segreto». Perché era meglio chiarire subito come stavano le cose, prima che Silente lo attaccasse. Sirius dubitava lo avrebbe fatto, ma non poteva neanche sottovalutarlo. Se il professore fu sorpreso dalle sue parole, non lo diede a vedere.
«James in persona mi aveva detto che saresti stato tu, quando io stesso mi proposi» disse Silente, calmo come sempre, ma con la bacchetta ancora puntata. Sirius deglutì il boccone amaro. Sì, sarebbe dovuto essere lui. Se fosse stato Silente, James e Lily sarebbero ancora vivi.
«C’è stato uno scambio. Abbiamo pensato fosse più sicuro che non fossi io. Non ha senso instituire un Custode Segreto se tutti possono facilmente immaginare chi è». Eppure per loro la logica non aveva funzionato. Perché un Custode Non Segreto sarebbe stato meglio di un traditore. Sirius sarebbe morto piuttosto che consegnare James, Lily e Harry a Voldemort. Aveva dato per scontato fosse così per tutti.
Silente sembrava incuriosito. Un bene, secondo Sirius, perché almeno stava considerando la possibilità di dubitare quanto credeva di sapere.
«Perché dovrei chiederti?»
«Perché non dovrebbe? Professore, sono io» replicò fintamente oltraggiato. Ma evidentemente non era sufficiente per Silente. Sirius respirò profondamente prima di parlare. Il tempo dei giochi era finito da un pezzo.
«Mi può credere perché ci ha visto crescere» disse serio. «Sa che avrei dato la mia vita per James. Sa che lo considero… consideravo un fratello. Non l’avrei mai tradito, mai. Sarei morto per lui. Se sono qui, se ho accompagnato Harry qui, è perché non ero io il Custode Segreto. Era… Peter». Tutta la sicurezza che credeva di avere svanì quando pronunciò il suo nome. Si sgonfiò, come un palloncino la cui aria viene aspirata via. Faceva male dirlo. Anche se lo sapeva da ore, anche se era tutto già successo e non poteva cambiare il passato, affermare a voce alta che uno dei suoi migliori amici li aveva traditi faceva un male cane. Oh, maledizione!
«Peter Minus?». Il sussurro sembrava quasi scappato dalle labbra di Silente. Lo fissava con quei penetranti occhi azzurri pieni di domande da dietro gli occhiali a mezzaluna. Sirius si sentì leggere dentro. Che Silente vedesse tutto il suo dolore, tutto il rammarico che provava! Che gli credesse!
Il professore sbatté le palpebre e la sensazione simile alla Legilimanzia svanì come era arrivata.
«Finché non verrà provata la tua innocenza sarai prigioniero». Dopodiché appellò la sua bacchetta e gli ordinò di scendere dalla moto, le mani ben in vista. Come fu in piedi delle funi spuntarono dalla bacchetta di Silente per attorcigliarsi strette attorno a Sirius.
«Harry?» chiese Sirius con urgenza, mantenendo a stento l’equilibrio.
«Sarà al sicuro» disse Silente. Diede una lettera alla professoressa McGranitt che si era avvicinata e li scrutava preoccupata.
«Albus, cosa…»
«Il signor Black e il signor Minus sono sospettati di tradimento» disse grave Silente. La professoressa McGranitt sbiancò e fece qualche passo indietro, ma si riprese velocemente e puntò la bacchetta contro Sirius.
«Sono disarmato e legato come un salame, professoressa. E sono innocente».
Gli occhi della donna sembrarono improvvisamente lucidi, ma non poteva star piangendo, vero? Era la professoressa McGranitt, dura come la roccia e sempre d’un pezzo. Vedere le sue lacrime, vere lacrime, scosse Sirius, ma non poteva fare niente per consolarla.
Silente si allontanò momentaneamente con lei e le disse qualcosa che parve farla tornare in sé. Quando tornò da lui prese un oggetto dalla tasca che sembrava un accendino babbano e lo fece scattare dodici volte, facendo tornare la luce ai lampioni. Forte, pensò Sirius, e una parte di lui pensò agli scherzi che avrebbe potuto fare con James, prima che il ricordo della sua morte tornasse violento. Niente più scherzi per loro due. Senza che Sirius lo realizzasse, Silente lo prese per un braccio e si smaterializzò portandolo con sé.
 
Apparirono in una camera avvolta dal buio. Si sentiva un quieto russare, il proprietario dell’abitazione stava dormendo. Si svegliò quando Silente lasciò la presa su Sirius, che rovinò goffamente al suolo.
«Protego!» urlò il padrone della casa in cui erano arrivati, e il lampo dell’incantesimo illuminò la stanza.
«Ho bisogno del camino» disse Silente, tirando in piedi Sirius e dirigendosi verso il caminetto. Aberforth, perché di lui si trattava, li mandò a quel paese in modo colorito e si girò dall’altra parte, tornando a dormire.
«Sempre cordiale» commentò Silente divertito. Dopodiché con una manciata di Metropolvere trasportò se stesso e Sirius a Hogwarts, nel suo ufficio.
Appena arrivati evocò un Patronus che inviò come messaggero. La sola presenza dell’animale argentato aveva riempito Sirius di speranza: doveva essere ottimista, ce l’avrebbe fatta.
Silente si accomodò nella sua poltrona dietro la scrivania e levitò dolcemente Sirius fino a una poltroncina antistante in modo che potesse stare leggermente più comodo, anche se legato.
«Ancora non mi crede, vero?» chiese Sirius.
«Posso crederti, ma non è detto che sia la verità».
Furono interrotti dalle fiamme verdi del camino. Remus apparve, bianco come un cencio, ma quando vide Sirius gli si gettò addosso, il volto deformato dalla rabbia.
 


Note:
A fine giugno ho visto questa immagine:
Spoiler per notizia:
Il pensiero fulmineo che ho avuto è stato: “Harry sarebbe stato così felice con Sirius…”
E ho iniziato a scrivere. Ho scritto fino a metà agosto quella che è diventata una storia di quattro capitoli. Poi mi ci è voluto da agosto a novembre per copiarla a computer, ma dettagli XD
Ho deciso di condividerla qui con voi perché erano anni che non scrivevo una ff, ma quando ho iniziato questa veniva tutto da sé, e mi sono divertita da matti a scriverla!
Il titolo è in parte ripreso da una poesia di Robert Frost: “The road not taken”. Invece "Seconde possibilità" è semplicemente il titolo con cui mi riferivo alla ff dentro la mia testa.
Fatemi sapere cosa ne pensate, a presto!
Post Unito in automatico!



Capitolo 2: Il traditore

Se Remus non lo travolse fu solo perché Silente lanciò prontamente un Incantesimo Scudo tra i due. Remus era quasi irriconoscibile mentre cercava di lottare contro lo scudo per oltrepassarlo.
«Silente, lasci che lo ammazzi» sibilò a denti stretti, lo sguardo stralunato. Lo fissava al di là dell’incantesimo di Silente che, Sirius ne era abbastanza certo, gli stava salvando la vita. Non aveva mai visto Remus così.
«Siediti, Remus» lo invitò Silente pacato, come se l’altro mago non si fosse appena scaraventato attraverso l’ufficio per uccidere uno dei due occupanti.
«HA UCCISO JAMES E LILY!»
Era fuori di sé, il fiato grosso e gli occhi improvvisamente lucidi. Arretrò a tentoni verso una poltroncina, come se quell’urlo lo avesse svuotato di ogni forza. Come se affermare il tradimento di Sirius gli avesse rubato ogni energia.
«È colpa sua» disse a mezza voce. «James… e Lily!»
Sirius si sentiva male nel vederlo così. Perché era colpa sua se Remus era ridotto in quello stato. Era colpa di un suo errore di giudizio: come aveva potuto pensare che Remus fosse la spia?
Silente lasciò a Remus del tempo per calmarsi prima di parlare.
«Ti ho convocato per un motivo preciso, Remus. Anzi, scusami per il disturbo». Remus fece un gesto con la mano, come a dire che non importava. Aveva ancora il respiro pesante, ma almeno non aveva più lo sguardo perso, anche se fissava la scrivania di Silente come se volesse perforarla.
«Perché è qui? Perché non è a marcire in fondo ad una cella ad Azkaban?» chiese, la voce intrisa d’odio. Silente sospirò desolato.
«Potrebbe non essere lui la spia».
Remus alzò la testa di scatto, così violentemente che una smorfia di fastidio gli attraversò il volto. Ma negli occhi c’era qualcos’altro, e sembrava… speranza?
«Che vuol dire?» chiese in un sussurro. Non aveva più guardato in direzione di Sirius da quando si era seduto. Pareva che, dato che Silente gli aveva impedito di ucciderlo, avesse deciso di fare finta che non esistesse.
«Sirius mi ha raccontato la sua versione dei fatti, anche se in modo alquanto raffazzonato. Gradirei che ascoltassi anche tu e che mi dessi un giudizio sulla fattibilità di quanto dice. Sei la persona che più lo conosce…»
«Peter?» chiese con ansia Remus, di nuovo pallido.
«È vivo, per quanto ne so» lo rassicurò Silente. «Ma come capirai tu stesso quando ascolterai la sua versione» e indicò Sirius, «non potevo chiamarlo. Non subito, almeno».
Finalmente Remus tornò a guardare Sirius, e ora che poteva guardarlo in faccia, gli sembrò che l’amico fosse invecchiato di dieci anni.
«Allora?» ringhiò Remus, la rabbia riaffiorata nel guardare Sirius.
«Era Peter» disse Sirius in un sussurro. Si sentiva spezzato perché vedeva Remus per chi era veramente e capiva che negli ultimi mesi aveva sbagliato tutto.
«Non capisco. Era Peter cosa
«Il Custode Segreto, Remus. Era Peter! È sempre stato Peter, fin dall’inizio, fin da quando abbiamo sospettato che ci fosse una spia tra i nostri». E mentre lo diceva ad alta voce i pezzi del puzzle si ricomponevano. «Ti ricordi quando parlavamo della possibilità di una spia e lui non si esprimeva mai?»
«Era d’accordo con James» lo corresse Remus aspro.
«Ma non si è mai schierato apertamente! Non è mai stato il primo a dire “Non c’è nessuna spia fra noi”. Si accodava e basta. E… e se ha fatto con te quello che ha fatto con me…» flash di frasi dette quasi per caso, accorgimenti, ipotesi…
«Che avrebbe fatto con me?» chiese Remus sospettoso.
«Tu credi che io sia la spia?» gli chiese Sirius. Remus quasi gli rise in faccia, ma non era divertito.
«Mi prendi in giro?». Sirius alzò gli occhi al cielo. No, non era decisamente divertito. Era arrabbiato, adirato. E lo era anche Sirius, con Peter, ma doveva tenere a freno la rabbia e riservarla al traditore per l’ora della vendetta. Aveva bisogno di essere il più lucido possibile per convincere Remus e quindi Silente della propria innocenza, e tutti i ricordi delle illazioni di Peter non aiutavano di certo.
«Riformulo: hai sempre creduto che fossi io la spia?»
Remus si corrucciò. «No. Ma avrei dovuto avvertire Lily e James ai primi sospetti»
«Ed erano tuoi? I sospetti, erano tuoi? O erano frutto di mezze frasi e parole dette da Peter?». Sirius sperava con tutto se stesso che Minus avesse compiuto un errore. Un solo, dannatissimo errore nel suo perfetto lavoro di spia. «Ha mai insinuato che io non fossi una persona poi tanto affidabile?» riprese, rincarando la dose. «Che non sapessi tenere i segreti? O magari, visto il resto dei Black, magari avrei potuto cercare di compiacerli…»
Mentre lanciava quei piccoli sassolini che avrebbero dovuto formare crepe e frane nelle certezze di Remus, Sirius lo vedeva concentrato e avrebbe potuto raccontare i ricordi che gli stavano passando davanti agli occhi, perché erano complementari ai suoi.
«Peter ogni tanto mi faceva notare le tue assenze» disse Sirius. «Oppure che eri di cattivo  umore, o che ti comportavi in modo strano. Era per la luna piena, lo sapevo, come sapevo che probabilmente le tue assenze erano dovute al lavoro per l’Ordine, ma era questo il punto: probabilmente. Avevamo solo la tua parola e cercavamo la spia. Io avevo bisogno di sapere chi fosse la spia. E nessuno ha mai pensato che Peter…»
«Aspetta» lo interruppe Remus, lo sguardo pieno di sospetto misto a curiosità. «Tu credevi che io fossi la spia? Io non… Non ha senso! Tu sei la spia! Sei sempre stato tu, eri il Custode Segreto!»
«Esatto!» esclamò Sirius. «Anche tu sapevi che sarei stato io il Custode Segreto, e io credevo che tu fossi la spia…» e si bloccò. Perché era arrivato il momento di ammettere la sua colpa, il suo sbaglio più grande, l’errore che lo avrebbe tormentato e che avrebbe rimpianto per il resto della sua vita.
«Ho suggerito io a James e Lily di scegliere Peter». Il silenzio regnò sulla stanza, pesante, colmo di aspettative e flebili speranze.
«Non ho mai parlato loro dei miei sospetti su di te. Figuriamoci, James non avrebbe mai accettato di sospettare di uno di noi». Avrei dovuto tenerlo al sicuro io, pensò Sirius con rammarico. Avrebbe dovuto pensarci lui, proteggerlo come il fratello che si professava di essere, ma aveva fallito miseramente.
«Ho detto loro che tutti si sarebbero aspettati che fossi io il Custode Segreto: ero il testimone di nozze, il padrino di Harry… Chiunque ci conoscesse sapeva che eravamo come fratelli» e come faceva male sapere di non essere stato all’altezza… «ero una scelta scontata. E se volevano essere davvero al sicuro dovevano agire in modo imprevedibile. Conta non farsi beccare, no?». Era così che ripetevano tra loro: “Conta non farsi beccare!” Quante volte l’aveva detto James per convincerli a seguirlo in scherzi folli e audaci? Aveva un nodo in gola.
«Li ho convinti a scegliere Peter. Si sarebbe nascosto e io mi sarei nascosto a mia volta, mantenendo le apparenze. Tutti avrebbero creduto che il Custode Segreto fossi io: un piano geniale, eh?»
Sirius guardò Remus fisso negli occhi. Aveva bisogno che gli credesse. Doveva credergli. Con sua sorpresa, Remus non ruppe il contatto visivo, ma nemmeno rispose. Silente si schiarì leggermente la voce, attirando la loro attenzione. Sirius, concentrato su Remus, si stupì di come fosse stato facile dimenticarsi della sua presenza. Silente guardava Remus, e solo a lui si rivolse. «Cosa ne pensi?» gli chiese.
Remus squadrò Sirius di sottecchi, per poi tornare con lo sguardo sul preside. Fece una smorfia prima di rispondere.
«Penso che comunque vada, ho un amico che è un traditore».

Era stato lapidario. Aveva ragione. In qualunque modo fosse finita, che credessero o meno a Sirius, uno dei Malandrini aveva mentito, aveva tradito, e aveva consegnato James, Lily e Harry a Voldemort. Ma capire la prospettiva di Remus fu come una doccia gelata: Sirius aveva la certezza che Peter fosse il traditore e che Remus fosse innocente. Remus non sapeva più di chi poteva fidarsi: in una notte aveva perso tutto. Uno dei suoi migliori amici era appena morto e non poteva fidarsi di nessuno di quelli rimasti. Il destino era un gran CATTIVELLO.
«Mi dispiace» disse Sirius d’un tratto. Silente e Remus lo guardarono, ma lui aveva occhi solo per l’amico (anche se non era sicuro che l’amico in questione lo considerasse tale). «Per tutto. Per James, Lily… Perché non puoi fidarti di nessuno».
E Remus sembrò capire perfettamente cosa intendesse e forse, pensò Sirius in seguito, furono queste parole a convincerlo, alla fine, più di qualunque altra confessione o prova che avevano trovato. Forse furono quelle parole a far sì che Remus si fidasse di lui ancora una volta, nonostante tutto.
«Io credo» enunciò Silente interrompendo lo strano silenzio in cui Remus e Sirius si stavano studiando a vicenda, parlando con gli occhi, «che dovremmo sentire la testimonianza di Peter». Sirius inspirò rumorosamente mentre Remus distoglieva lo sguardo da lui e annuiva a Silente. E se gli avessero creduto? Se Peter li avesse convinti della sua innocenza come aveva fatto fino ad allora? Non era detto che non ci riuscisse ancora. Sirius si agitò suo malgrado, legato sulla sedia. Magari Peter non si sarebbe presentato, magari si era già dato alla fuga…

Peter apparve poco dopo nel camino, pallido e in preda a tremolii. Quando vide Sirius fece un salto indietro, ma sfoderò prontamente la bacchetta. Gli scatti della mano tradivano la sua agitazione, e aveva iniziato a balbettare spaventato. E faceva bene a esserlo, pensò Sirius. Se non fosse stato legato probabilmente gli sarebbe saltato addosso e l’avrebbe ucciso. Un conto era cercare di evitare di pensare a Peter per restare lucido, un altro era averlo davanti in tutta la sua codardia. Quasi si pentì di aver seguito Hagrid la sera prima invece di andare alla ricerca di Peter per ammazzarlo. Quel lurido traditore…
«È lui la spia! Ha tradito Lily e James!» urlò Peter, tenendo la bacchetta puntata contro di lui.
«Prego, Peter, siediti» lo invitò Silente, qualche ruga di preoccupazione in più a solcare la fronte. Minus non lo ascoltò, e si rivolse a Remus, gli occhi sgranati.
«Remus, era lui! Il Cu-custode Segreto!» urlò, la voce più alta di qualche nota. «Ha tradito James e Lily!»
«TU OSI?!» ruggì Sirius, la calma che lo aveva caratterizzato prima ormai dimenticata. Sebbene fosse seduto era più minaccioso di Peter, ancora in piedi e armato, che cercò di farsi più piccolo, incassando la testa fra le spalle.
«Lui è pericoloso! È pazzo! Va spedito ad Azkaban, o ucciso!» squittì Peter. Sirius ringhiò alle sue parole.
«Ucciso?» chiese Silente. Se era turbato non lo mostrò. «È indifeso».
«Anche Lily e James erano indifesi, e Harry! E questo non gli ha impedito di venderli a Vol… Vol… Voi-Sapete-Chi». Anche se ancora sconvolto, stava riacquistando sicurezza e lucidità, e per Sirius questo significava solo una cosa: pericolo.
«Tu! Lurido pezzo di…»
«Sirius!» lo zittì Remus, un’occhiata di fuoco della sua direzione. Sembrò quasi di essere tornati a pochi anni prima, quando in dormitorio Remus li rimproverava per il linguaggio scurrile.
Un sorriso fulmineo attraversò il volto di Silente, per tornare impenetrabile a chiedergli di lasciare a Peter la possibilità di raccontare il suo resoconto degli eventi.
«Sappiamo già come sarà la sua versione» sputò Sirius.
«Potevamo dire di sapere anche cosa avresti detto tu» puntualizzò Remus stizzito, «ma ti abbiamo ascoltato».
«Cercherà di incastrarmi!» disse Sirius irritato. Voleva avvisarli, voleva che stessero in guardia, perché in fondo era più disperato di quanto volesse lasciar credere, e aveva davvero tutto da perdere. E non voleva perdere più niente, più nessuno.
«Ascolteremo lui come abbiamo ascoltato te» disse Remus. «Quindi, per cortesia, lasciaci ascoltare».
Aveva parlato pacatamente, ma a Sirius era sembrata una supplica non diversa dalla sua. Lo capiva, perché era difficile pensare di dover odiare Peter. Doverlo accusare, doverlo temere. Non era mai stato una mago eccellente, ma proprio per questo i rischi che aveva corso per e con loro avevano avuto un doppio valore. James e Sirius erano dei casinisti nati, a Peter non veniva naturale fare scherzi, ma non si era mai tirato indietro. Non era un asso in Trasfigurazione, ma si era impegnato più di tutti per diventare un Animagus per Remus. Non era particolarmente coraggioso, ma non aveva mai abbandonato il loro fianco nei duelli contro i Serpeverde fra i corridoi di Hogwarts. Era stato con loro anche quando avevano scelto l’Ordine della Fenice a discapito di una vita tranquilla. Erano stati un gruppo, uno al fianco dell’altro, a coprirsi le spalle a vicenda, sempre. Ma era da più di un anno che sospettavano di una spia, quindi qualcosa era decisamente cambiato dai tempi della scuola, e non potevano fare finta di niente. Peter non era più lo stesso di prima, ma pensare di odiarlo restava doloroso.
Nel frattempo Peter si era seduto accanto a Remus, il più lontano possibile da Sirius, la bacchetta ancora sfoderata. «Cosa vuole sapere?» chiese a Silente.
«Come ha fatto Voldemort a trovare i Potter» gli rispose Silente, osservandolo da sopra gli occhiali a mezzaluna, ignorando il tremolio che aveva scosso Peter alla menzione del nome del mago oscuro.
«E-erano sotto la protezione dell’Incanto Fidelius» piagnucolò Peter. «E lui… Sirius li ha traditi!» L’accusa uscì come un lamento di dolore. Remus fece un movimento con il braccio, come a volerlo abbracciare, ma poi lo lasciò cadere in grembo.
«Sei sicuro che fosse Sirius il Custode Segreto?» gli chiese Silente. Sirius inspirò affannosamente. Che domanda era? Remus lo guardò di sottecchi, ma Sirius aveva occhi solo per Silente. Non poteva credere all’innocenza di Peter, non doveva…
«Certo che sono sicuro» disse Peter, avvolto in una nuova risolutezza. «Lui… Tra tutti e quattro, Sirius e James erano i due più legati. James considerava Sirius un fratello… Non ci volevo credere quando l’ho saputo…» si interruppe per tirare su col naso.
«Smettila!» sibilò Sirius. Peter lo guardò spaventato. «Smettila e racconta la verità, Peter. Prenditi le tue maledette responsabilità, e sii coraggioso per una volta!»
«Non capisco di cosa parli» piagnucolò Peter.
«TU ERI IL CUSTODE SEGRETO!»
Peter sgranò gli occhi, di nuovo umidi, e Sirius non seppe dire se fosse per la paura o la finta sorpresa di essere accusato. Per Merlino, era davvero un bravo attore! Come avevano fatto a non accorgersene?
«Io non… Non ha senso…» balbettò Peter. «Io conosco i miei limiti, non sono mai stato un grande combattente, lo sapete. Io non… Non avrei mai acconsentito a una stupidaggine del genere. Non avrei mai accettato di essere il Custode Segreto di Lily e James».
«Peter…» lo ammonì Sirius.
«Remus, non gli credi, vero?» chiese Peter. «Io… Vorrei non credere che stai cercando di incastrare me, Sirius, ma sei passato dalla parte del Signore Oscuro ormai più di un anno fa!»
«Tu non hai alcuna vergogna!» ringhiò Sirius. «Come abbiamo fatto a non vederti per quello che sei? Un viscido, sempre al fianco dei più forti, di chi può proteggerti!»
«Io sono sempre stato fedele ai miei amici!» urlò Peter di rimando. «Tu ci hai traditi tutti! Hai cercato di farmi credere che Remus fosse la spia!»
Sirius si alzò in piedi furente, dimentico delle corde che lo legavano, e si scagliò contro Peter, ma finì impietosamente a terra. «Tu...» boccheggiò disteso sul pavimento. «Remus» disse rotolando su se stesso per poterlo guardare in faccia. «Non credergli. Ti prego, non puoi credergli». Lo stava supplicando perché aveva paura. Aveva avuto paura quando aveva trovato il rifugio di Peter deserto, senza segni di lotta, ma non era niente in confronto al terrore puro al pensiero che Remus non gli credesse, che credesse a Peter invece, e che Peter potesse restare un uomo libero e che continuasse a fare la spia, minacciando Harry e tutti gli altri. Remus non gli rispose, ma lo sollevò e lo rimise seduto sulla sedia. Si rivolse a Peter, invece.
«Hai detto che Sirius ha cercato di convincerti che io fossi la spia»
«Sì, ma io non...»
«Ma tu non mi hai mai voltato le spalle, non mi hai trattato diversamente per questo» lo interruppe Remus. «Anzi, mi sei stato vicino forse più degli altri, nell’ultimo anno».
Peter lo guardava con un sorriso sicuro. «Certo, Remus, so che sei una brava persona. Il fatto che tu sia un licantropo non cambia chi sei».
Le parole di Peter suonavano piene di affetto. A Sirius diedero la nausea. Gli avrebbero creduto. Avrebbero creduto a Peter, e il buffo della situazione era che se Sirius non avesse saputo la verità, gli avrebbe creduto anche lui. D’altronde, chi avrebbe mai pensato che il piccolo, impacciato, mediocre Peter Minus potesse essere la più pericolosa spia di Lord Voldemort, il più potente mago oscuro del secolo?
«Ti ringrazio, Peter» gli disse Remus. Sirius si sentì mancare. Era tutto finito. Non era giusto, ma se l’era meritato. Era stato lui stesso, con le sue scelte, a determinare il proprio destino. Era colpa sua se James e Lily erano morti, e ne avrebbe pagato le conseguenze.
«Però Sirius mi ha fatto notare una cosa» aggiunse Remus. Sirius si irrigidì nella postura scomposta che aveva assunto nella sua disperazione, non osando perdere neanche una parola.
«Tu non hai mai accusato nessuno di essere la spia. Il che ti fa onore. Ma al tempo stesso lasciavi frasi in sospeso, ipotesi e illazioni che lasciavano intendere cosa pensassi. E che, devo ammettere, mi hanno influenzato».
Sirius guardava Remus con aspettativa. Forse Peter aveva davvero fatto un errore!
«La prima volta» disse Remus rivolgendosi a Sirius «scherzò sul tuo brutto vizio di lasciarti scappare i segreti»
«È successo solo una volta!» ribatté piccato Sirius.
«Hai fatto quasi uccidere Piton!» disse Peter.
«Oh, sarebbe stata una gran perdita» commentò Sirius a mezza voce. Remus tossicchiò per riprendere l’attenzione dei due.
«Mi sono già scusato, Remus» gli disse Sirius. «Non ti avrei mai fatto diventare un assassino di proposito, lo sai. Ho fatto un errore ma…»
«Lo so» disse Remus. «Stavo dicendo» riprese lanciando un’occhiata ammonitrice ai due «che Peter ogni tanto faceva dei commenti sul tuo comportamento, commenti che mi hanno fatto riflettere. Di come fossi strano e assorto nei tuoi pensieri, soprattutto da quando tuo fratello era sparito».
«Che cosa vorrebbe dire?» chiese Sirius cauto.
«Che sei tornato dalla tua famiglia» lo accusò Peter. «Sei tornato dai Black».
«Dalla mia… I BLACK NON SONO LA MIA FAMIGLIA!» scattò Sirius. «I Black sono dei pazzi, l’ho sempre detto. Ho denunciato metà dei miei parenti a Moody quando sono entrato nell’Ordine, perché non si fidava!»
«Me lo ricordo bene» disse Remus. «Ma ricordo anche che i primi anni a Hogwarts tuo fratello ti mancava terribilmente».
Sirius lo guardò turbato. Doveva stava andando a parare? Non poteva credere a Minus, eppure non capiva il filo del suo ragionamento.
«Ma a scuola c’eravamo noi» continuò Remus. «Una volta finita la scuola, eri di nuovo solo».
«Solo? Ma se abbiamo continuato a vederci!» sbuffò Sirius.
«Eri strano, Sirius!» ribatté Remus. «E come facevamo a essere certi che non fossi tornato dalla tua famiglia?»
«I Black non sono mai stati la mia famiglia» ripeté Sirius freddamente. «Sarebbe questo il motivo del mio tradimento? La solitudine? Il desiderio di approvazione?». Era disgustato al solo pensiero. Remus era intelligente, per Morgana, non poteva credere alle baggianate che gli aveva rifilato Peter!
«La tua teoria era che io fossi la spia perché sono un Lupo Mannaro!» scattò Remus. «Perché per me il sangue vale e per te no?» gli chiese. Sembrava stanco, stanco di dover rispondere di una condizione su cui non aveva il controllo, e Sirius non aveva alcuna risposta da dargli, perché la domanda era di una logica disarmante, ma non aveva senso perché nessuno dei due era la spia.
«Abbiamo sbagliato entrambi» disse infine. «Ma vedi cos’ha fatto?» disse facendo un cenno verso Peter. «Ci ha messi l’uno contro l’altro, e immagino sia rimasto il confidente di entrambi, perché io di certo non andavo a dare a James ulteriori preoccupazioni».
Remus annuì lentamente, ma il gesto riempì Sirius di una nuova ondata di speranza. Forse Remus gli credeva. Forse stava solo esponendo i fatti, quello che sapeva, quello che credeva vero, le sue motivazioni per pensarlo una spia. Ma forse, oltre tutti i sospetti, Remus gli credeva.
«Professore» disse Sirius con rinnovata energia. «Premesso che io sono innocente fino a prova contraria ma accetto di restare legato, gradirei che questa mia condizione fosse condivisa da Minus, colpevole fino a prova contraria».
Il professore lo scrutò incuriosito da dietro gli occhiali a mezzaluna, e poi si rivolse a Peter, chiedendogli il permesso con lo sguardo. Peter tremava. Forse aveva capito di essere giunto al capolinea.
«Tutto ciò è assurdo!» disse, la voce stridula, quasi uno squittio. «Assurdo! Come potrei essere la spia di Vo-Vol… Voi-Sapete-Chi?!». Oh, ridicolo Peter, non riusciva neanche a pronunciare il suo nome…
«Io non sono potente! Non lo sono mai stato. E Remus, se ti ho parlato dei miei dubbi su Sirius è perché avevo paura che lui fosse la spia! Non puoi credergli… Il Signore Oscuro gli avrà sicuramente insegnato a mentire per ingannarci tutti! Ma cosa dico, insegnato? Sirius mentiva già quando andavamo a scuola! Mentiva alla sua famiglia su di noi, e a noi sulla sua famiglia!».
Quello era un colpo basso. Aveva mentito ai Black per proteggerli, perché non se la prendessero con le loro famiglie. E aveva mentito ai Malandrini perché… be’, perché era troppo orgoglioso per ammettere quanto i suoi parenti lo ferissero, in tutti i sensi.
Nel mentre Peter si era alzato e impugnava la bacchetta, terribilmente deciso. «Io sono innocente! Non accetto di essere trattato come quel pazzo traditore». Oh, ci mancava giusto tirare in ballo la pazzia…
«È meschino da parte tua attaccarmi, Sirius. Io, il più debole, come se fossi una minaccia…»
«Tu sei una minaccia, Codaliscia. E piantala, se sei innocente come ti professi non dovrebbe essere un problema lasciarti incatenare. Sono sicuro che Silente ti libererà non appena avrai provato la tua innocenza».
«E se tu ci attacchi, eh?» ribatté l’altro. Sirius lo fissò sogghignando.
«Oh, Peter caro, ma tu non sei mai stato potente… Legato o meno, non faresti la differenza». I suoi occhietti acquosi lo fissavano oltraggiati, ma non poteva contraddirlo.
«Tutto questo è assurdo, io… sono stanco, andrei a casa se non c’è altro da aggiungere». Il suo sguardo dardeggiò pericolosamente verso il camino da cui era venuto. «Mi rifiuto di farmi trattare da traditore, non con lui qui. Sono disposto a testimoniare al suo processo: merita di finire ad Azkaban per sempre». Si avvicinò al camino, e forse fu quel gesto a convincere definitivamente Silente a lanciargli lo stesso incantesimo che ore prima aveva scagliato su Sirius. «Nessuno lascerà questo ufficio finché non verrà fatta chiarezza» disse grave.
Lanciò nuovamente l’Incanto Patronus, ma fu impossibile capire il destinatario del suo messaggio.
«Non credevo di dover arrivare a tanto, ma non mi lasciate altra scelta» mormorò Silente, senza curarsi se lo avrebbero sentito. Poi il silenzio piombò tra loro, interrotto solo da uno scattoso bussare. All’«Avanti» di Silente entrò la persona che Sirius meno si sarebbe aspettato di vedere in quell’ufficio
«Lui?» chiese incredulo Sirius.
«TU!» ringhiò Severus Piton adirato, il volto repentinamente cambiato alla sua vista. Sirius si ritrovò la bacchetta puntata contro senza neanche averlo visto sfoderarla.
«State diventando terribilmente, noiosamente ripetitivi. Monotoni. Continuate a puntarmi contro la bacchetta, ma sono legato!».
«Severus» lo salutò Silente, «Hai portato ciò che ti ho chiesto?»
Il giovane si fece avanti squadrando i tre Malandrini con sospetto. Porse a Silente una boccetta contenente un liquido trasparente. «Qualche goccia dovrebbe bastare. Cosa sta succedendo?»
Silente guardò il Mangiamorte negli occhi e Sirius fu sicuro di sbagliarsi, perché sembrava che Silente lo stesse compatendo.
«Pare che il signor Black, dopotutto, non fosse il Custode Segreto dei Potter». Piton si voltò di scatto a guardarlo, trafiggendolo con lo sguardo, un’espressione indecifrabile in volto. Sirius sostenne il suo sguardo, per nulla impressionato. Piton ripristinò la sua attenzione sul Preside.
«E chi era allora?»
«Lo sapremo con certezza solo con questa» rispose Silente osservando la boccetta che gli aveva dato Piton. Con un colpo di bacchetta evocò tre tazze e una teiera con cui le riempì. «Direttamente dalle cucine, appena fatto» commentò compiaciuto. «Remus, Severus, gradite una tazza?» chiese tranquillo, come se stessero davvero prendendo il tè delle cinque. I due negarono con il capo in una maniera così simile da far rabbrividire.
Borbottando tra sé Silente stappò la boccetta e ne versò alcune gocce nelle tazze antistanti Sirius e Peter. «Sareste così gentili da aiutare i vostri ex-compagni a bere, allora?»
«Io non bevo niente che provenga dalle mani di Mocciosus» esclamò Sirius. «È un Mangiamorte» disse disgustato.
«Da che pulpito» commentò Piton freddamente.
«Io non sono un Mangiamorte» sibilò Sirius sprezzante.
«Lo vedremo» disse Piton con uno sorriso per niente rassicurante. «Lo vedremo».
«Devi berlo, Sirius, se vuoi provare la tua innocenza, così come hai veementemente insistito a fare questa notte» gli disse Silente, in un tono che non ammetteva repliche.
«Cos’è?» chiese Peter, mentre strattonava le corde per allontanarsi da Piton.
«Veritaserum» rispose quello laconico.
Sirius sbuffò ironico, per niente divertito. «E io dovrei bere del Veritaserum distillato da lui? Sapete quante cose possono andare storte se non è preparato nel modo corretto?»
«Mi fido di Severus Piton» disse Silente semplicemente, come se non stesse parlando di un servo di Voldemort. Un pensiero attraversò Sirius come una stilettata: si fida di lui e non di te, ma lo cacciò via, pensando rincuorato che Silente non si fidava più neanche di Peter.
«E io mi fido del fatto che mi voglia morto» commentò Sirius a mezza voce.
«Il signor Piton ha già provato a chi va la sua lealtà ed è nei suoi interessi che il Veritaserum non sia contraffatto» disse Silente.
«Oh, perfetto, faccio da cavia alla lealtà di un Mangiamorte!»
«E piantala Sirius, bevi e basta!» lo zittì Remus.
«Salute» borbottò Sirius tra sé, decidendosi infine a bere dalla tazza di tè che gli porgeva Remus, mentre Peter, riluttante, faceva altrettanto aiutato da Piton.
Si sentì subito leggero. La mente era snebbiata, tutto era limpido e aveva un gran desiderio di parlare, dire le cose come stavano, non tenersi alcun segreto.
«Farò le stesse domande ad entrambi» spiegò Silente. «È inutile che opponiate resistenza, ma se proverete valuterò l’uso della Maledizione Imperius. Vi pregherei di non farmi arrivare a tanto. Nomi»
«Sirius Orion Black» rispose Sirius, come se non aspettasse altro che pronunciare il suo nome per intero, quel nome tanto ingombrante e che aveva ripudiato.
«Peter Minus».
«Che forma assume il vostro Patronus?»
«Un cane».
«Un topo».
«Chi era il Custode Segreto dei Potter?»
«Peter Minus».
«Io».




Note:
Bentrovati 1 spero che il capitolo vi sia piaciuto.
Fa la sua comparsa anche Severus Piton, che come sappiamo dal suo dialogo con Bellatrix Lestrange all’inizio del sesto libro era ad Hogwarts quando Voldemort è caduto, mentre Sirius scopre che è un professore alla fine del terzo: ho immaginato che quindi neanche Remus lo sapesse al tempo.

A domenica prossima, con la terza e penultima parte!


« Ultima modifica: 24 Novembre 2020, 10:59:45 pm da Ma_AiLing » Loggato

Don't Worry, Be Ronzy  -cit. Moony_Moon

Co-fondatrice assieme a EllyGamer del L.U.N.A. M.I.A. (Lupi Una Notte Al Mese, Innocui Altrimenti) per la difesa dei diritti dei Lupi Mannari


Coppa delle Case 2018/2019: la targhetta non esiste, ma non rinuncio ad averla in firma 40 link annuncio


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