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Autore Topic: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)  (Letto 37204 volte)
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Vampirella magica
« Risposta #220 il: 23 Aprile 2010, 01:00:06 pm »

Sarai anche a terra, ma comunque riesci a tenermi con il fiato sospeso...
Non preoccuparti x le immagini, le aspetterò, come ho aspettato questo capitolo, che è iniziato soft (e ogni tanto ci vuole...) ma si preannuncia molto interressante... Spero vivamente che non siano arrivati i Mangiamorte... (anche se temo che siano proprio loro, cos'altro potrebbe far reagire così Hermione e Harry?)
No, non mi diere che è arrivato il licantropo?
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« Risposta #221 il: 23 Aprile 2010, 05:35:42 pm »

Sarai anche a terra, ma comunque riesci a tenermi con il fiato sospeso...
Non preoccuparti x le immagini, le aspetterò, come ho aspettato questo capitolo, che è iniziato soft (e ogni tanto ci vuole...) ma si preannuncia molto interressante... Spero vivamente che non siano arrivati i Mangiamorte... (anche se temo che siano proprio loro, cos'altro potrebbe far reagire così Hermione e Harry?)
No, non mi diere che è arrivato il licantropo?
Ci saranno molti capitoli soft che a tratti vi lasceranno col fiato sospeso...tutt'a un tratto che si é tranquilli, sbadabum, un colpo.... e  poi tutto tace....adoro creare tensione, rilassare, tendere di nuovo...perché quando arriverà davvero ciò che deve succedere magari non ci credete, perchè vi ho abituati a tendervi...ho notato che in tutti i miei scritti(anche quelli non potteriani) ho questo stile...da nevrosi, direi... :P
(Seguito del 25° capitolo)
Non si rese nemmeno conto di come fosse riuscito ad inforcare di nuovo gli occhiali, che si era tolto per lavarsi, e di come fosse uscito dal bagno: afferrò la sua bacchetta dal comodino, e con lo stomaco stretto si preparò a fiondarsi al piano di sotto, ma prima che potesse arrivare alle scale, un lucente Patronus a forma di pantera gli si parò davanti e gli parlò con una voce femminile conosciuta: ‘Tutti gli Auror sono richiamati a convergere con urgenza presso le coordinate che enuncerò alla fine di questo messaggio, Harry. Possibile attacco di Maghi Oscuri segnalato da collega di turno ferito nel settore 7, precedenza massima. Non portare Hermione con te,  il pericolo è troppo alto. Sarà più al sicuro a casa sua. Coordinate 30.3, 29.7 del settore 7’. La voce che riconobbe per quella di Hestia Jones tacque e il Patronus  si dissolse e prese la forma dei numeri che componevano le coordinate da raggiungere. Solo allora Harry si accorse che Hermione era ferma in cima alle scale e si teneva il petto con una mano, ancora spaventata.
<<Scusa, Harry, ho gridato…è comparso all’improvviso, sembrava un fantasma…>> balbettò, con voce acuta, indicando il punto in cui il Patronus era scomparso. Harry non rimase ad ascoltarla. Rientrò nella sua camera, frugò tra le sue cose e prese il Mantello dell’Invisibilità. <<Harry…>> ripeté, Hermione, con apprensione, mentre lo guardava correre da una parte all’altra della camera a cercare gli oggetti che gli occorrevano.
<<I tuoi genitori sono in casa? Che ore sono?>> chiese, infilandosi le scarpe.
<<Sono le otto passate, i miei sono a lavoro…Harry, stai attento, ti prego…>>
<<Sono un Auror, Hermione>>
<< Ma se ti accompagnassi? Starò attenta…Non potrei..?>>
<<No>> la interruppe brusco, senza lasciarla finire. Marciò verso di lei e le mise tra le braccia il Mantello dell’Invisibilità. <<Hai sentito Hestia? Qui sei al sicuro. Usalo, se dovesse servirti. Promettimi che lo farai>>
<<Ma Harry…>>
<<Hai la tua bacchetta? Il bracciale Passaporta? La figurina incantata?>>
<<Si...però…>>
<<Non uscire di casa per nessun motivo, mi hai capito bene?>> le disse, poggiandole le mani sulle braccia e scuotendola piano. << Non aprire a nessuno, a nessuno! Qualsiasi suono, o rumore o altra cosa sospetta, mandami un messaggio, terrò la figurina in tasca>>. La spinse di lato e prese  posto sotto il punto in cui le coordinate fluttuavano ancora per aria. <<Tornerò prima che posso>> assicurò, e dopo pochi secondi si Smaterializzò davanti a lei, mentre i numeri iniziavano a sbiadire e sparire. Hermione si guardò attorno ansiosamente, Stringendo il Mantello dell’Invisibilità tra le braccia, rabbrividendo alla tremenda sensazione di paura che iniziò a pervaderla.
Ma Harry non tardò a tornare. A fine mattinata aprì la porta di casa stancamente, la richiuse, sospirò, tenendo la maniglia così forte da farsi male al palmo. Era coperto di polvere, aveva sangue rappreso sulla felpa e non era suo. Si voltò verso l’andito dell’ingresso e vide l’amica ancora sulle scale, seduta sul primo gradino, ancora in pigiama, col Mantello dell’Invisibilità stretto sullo stomaco. Aveva gli occhi rossi ma asciutti, la bacchetta ben stretta in una mano. Grattastinchi faceva le fusa ai suoi piedi. Harry la raggiunse lentamente e le si sedette accanto, senza riuscire a guardarla. Hermione taceva rispettosamente, ma fremeva. Harry non aveva voglia di raccontare, desiderava solo lavarsi via di dosso quel sangue, quei pensieri, le immagini che aveva in testa, magari dormire e non pensare più per qualche ora, ma capiva che ogni secondo di silenzio che trascorreva tendeva di più i nervi già provati di Hermione.
<<Miranda Mclane è stata ferita, è al San Mungo>> iniziò, raccontando per l’ennesima volta quello che aveva ripetuto al Dipartimento poco prima. <<Se la caverà>> aggiunse, per rassicurare gli occhi sgranati di lei. <<Era di ronda in una via abitata da Babbani, dei Maghi Oscuri l’hanno aggredita e l’hanno lasciata a terra, credendola morta. Poi sono riusciti ad entrare nella casa di un Nato Babbano che viveva lì>>. Harry tacque di nuovo, torcendosi le dita. <<Quando siamo arrivati era troppo tardi. I Maghi erano già fuggiti, l’uomo era…era…>>. Deglutì a fatica, con la sensazione che avrebbe vomitato, se avesse avuto qualcosa nello stomaco. <<Ho mandato a prendere i tuoi genitori, per oggi dovranno stare a casa per ordine del Capo del Dipartimento, finché non tornerà la calma. Decine di Babbani da Oblivare, un quartiere da risistemare, gli Auror non hanno tempo di pattugliare>>. Lei annuì, stringendo le labbra. Rimasero di nuovo in silenzio per un po’, poi Harry si alzò. <<Ho bisogno di…vado a darmi una lavata>> disse, dirigendosi verso la sua stanza.
<<Harry>> sussurrò Hermione, fermandolo. <<Harry, ma tu…stai bene?>> domandò, cercando di non ostentare troppa apprensione.
<<Io…> > fece lui. Avrebbe potuto dire di sì, e andare a lavarsi. Chiudere lì l’argomento, non pensarci più. Ma non aveva voglia di mentire per non farla preoccupare. <<Sto uno schifo, Herm>> disse, appoggiandosi allo stipite della porta e guardandosi i piedi. Fu una liberazione, dirglielo, e continuò. <<Vedere delle foto è un conto, trovarselo davanti, prendere atto del fatto che qualcuno è morto…il modo in cui è stato ucciso…Continua a sfuggirci qualcosa, non è tutto chiaro. Ci servono più elementi per scoprire la pista giusta da seguire, gli Auror brancolano nel buio e io mi sento sempre più frustrato!>>
<<Ma Harry, tu stai facendo del tuo meglio…>>
<<Oh, certo, ormai riesco a capire  quale Auror ha steso il verbale dalle prime parole, per la grafia e lo stile…Hermione, non è leggendo relazioni fatte da altri, che troverò i colpevoli e la soluzione al modo con cui uccidono!>>. Prese un respiro, cercando di calmarsi. Non era contro lei che avrebbe voluto alzare la voce. <<Magari per oggi è meglio se non mi chiedi di accompagnarti da Madama Mclan. Non mi va’ nemmeno di vedere il Luna Park. Sarà per un’altra volta>> concluse, e proseguì per la sua camera, fermando sulle labbra di Hermione ogni altra domanda alla quale non aveva voglia di dare risposta. (Fine del 25° capitolo)






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« Risposta #222 il: 23 Aprile 2010, 06:09:29 pm »

Ci saranno molti capitoli soft che a tratti vi lasceranno col fiato sospeso...tutt'a un tratto che si é tranquilli, sbadabum, un colpo.... e  poi tutto tace....adoro creare tensione, rilassare, tendere di nuovo...perché quando arriverà davvero ciò che deve succedere magari non ci credete, perchè vi ho abituati a tendervi...ho notato che in tutti i miei scritti(anche quelli non potteriani) ho questo stile...da nevrosi, direi... :P
(Seguito del 25° capitolo)
Non si rese nemmeno conto di come fosse riuscito ad inforcare di nuovo gli occhiali, che si era tolto per lavarsi, e di come fosse uscito dal bagno: afferrò la sua bacchetta dal comodino, e con lo stomaco stretto si preparò a fiondarsi al piano di sotto, ma prima che potesse arrivare alle scale, un lucente Patronus a forma di pantera gli si parò davanti e gli parlò con una voce femminile conosciuta: ‘Tutti gli Auror sono richiamati a convergere con urgenza presso le coordinate che enuncerò alla fine di questo messaggio, Harry. Possibile attacco di Maghi Oscuri segnalato da collega di turno ferito nel settore 7, precedenza massima. Non portare Hermione con te,  il pericolo è troppo alto. Sarà più al sicuro a casa sua. Coordinate 30.3, 29.7 del settore 7’. La voce che riconobbe per quella di Hestia Jones tacque e il Patronus  si dissolse e prese la forma dei numeri che componevano le coordinate da raggiungere. Solo allora Harry si accorse che Hermione era ferma in cima alle scale e si teneva il petto con una mano, ancora spaventata.
<<Scusa, Harry, ho gridato…è comparso all’improvviso, sembrava un fantasma…>> balbettò, con voce acuta, indicando il punto in cui il Patronus era scomparso. Harry non rimase ad ascoltarla. Rientrò nella sua camera, frugò tra le sue cose e prese il Mantello dell’Invisibilità. <<Harry…>> ripeté, Hermione, con apprensione, mentre lo guardava correre da una parte all’altra della camera a cercare gli oggetti che gli occorrevano.
<<I tuoi genitori sono in casa? Che ore sono?>> chiese, infilandosi le scarpe.
<<Sono le otto passate, i miei sono a lavoro…Harry, stai attento, ti prego…>>
<<Sono un Auror, Hermione>>
<< Ma se ti accompagnassi? Starò attenta…Non potrei..?>>
<<No>> la interruppe brusco, senza lasciarla finire. Marciò verso di lei e le mise tra le braccia il Mantello dell’Invisibilità. <<Hai sentito Hestia? Qui sei al sicuro. Usalo, se dovesse servirti. Promettimi che lo farai>>
<<Ma Harry…>>
<<Hai la tua bacchetta? Il bracciale Passaporta? La figurina incantata?>>
<<Si...però…>>
<<Non uscire di casa per nessun motivo, mi hai capito bene?>> le disse, poggiandole le mani sulle braccia e scuotendola piano. << Non aprire a nessuno, a nessuno! Qualsiasi suono, o rumore o altra cosa sospetta, mandami un messaggio, terrò la figurina in tasca>>. La spinse di lato e prese  posto sotto il punto in cui le coordinate fluttuavano ancora per aria. <<Tornerò prima che posso>> assicurò, e dopo pochi secondi si Smaterializzò davanti a lei, mentre i numeri iniziavano a sbiadire e sparire. Hermione si guardò attorno ansiosamente, Stringendo il Mantello dell’Invisibilità tra le braccia, rabbrividendo alla tremenda sensazione di paura che iniziò a pervaderla.
Ma Harry non tardò a tornare. A fine mattinata aprì la porta di casa stancamente, la richiuse, sospirò, tenendo la maniglia così forte da farsi male al palmo. Era coperto di polvere, aveva sangue rappreso sulla felpa e non era suo. Si voltò verso l’andito dell’ingresso e vide l’amica ancora sulle scale, seduta sul primo gradino, ancora in pigiama, col Mantello dell’Invisibilità stretto sullo stomaco. Aveva gli occhi rossi ma asciutti, la bacchetta ben stretta in una mano. Grattastinchi faceva le fusa ai suoi piedi. Harry la raggiunse lentamente e le si sedette accanto, senza riuscire a guardarla. Hermione taceva rispettosamente, ma fremeva. Harry non aveva voglia di raccontare, desiderava solo lavarsi via di dosso quel sangue, quei pensieri, le immagini che aveva in testa, magari dormire e non pensare più per qualche ora, ma capiva che ogni secondo di silenzio che trascorreva tendeva di più i nervi già provati di Hermione.
<<Miranda Mclane è stata ferita, è al San Mungo>> iniziò, raccontando per l’ennesima volta quello che aveva ripetuto al Dipartimento poco prima. <<Se la caverà>> aggiunse, per rassicurare gli occhi sgranati di lei. <<Era di ronda in una via abitata da Babbani, dei Maghi Oscuri l’hanno aggredita e l’hanno lasciata a terra, credendola morta. Poi sono riusciti ad entrare nella casa di un Nato Babbano che viveva lì>>. Harry tacque di nuovo, torcendosi le dita. <<Quando siamo arrivati era troppo tardi. I Maghi erano già fuggiti, l’uomo era…era…>>. Deglutì a fatica, con la sensazione che avrebbe vomitato, se avesse avuto qualcosa nello stomaco. <<Ho mandato a prendere i tuoi genitori, per oggi dovranno stare a casa per ordine del Capo del Dipartimento, finché non tornerà la calma. Decine di Babbani da Oblivare, un quartiere da risistemare, gli Auror non hanno tempo di pattugliare>>. Lei annuì, stringendo le labbra. Rimasero di nuovo in silenzio per un po’, poi Harry si alzò. <<Ho bisogno di…vado a darmi una lavata>> disse, dirigendosi verso la sua stanza.
<<Harry>> sussurrò Hermione, fermandolo. <<Harry, ma tu…stai bene?>> domandò, cercando di non ostentare troppa apprensione.
<<Io…> > fece lui. Avrebbe potuto dire di sì, e andare a lavarsi. Chiudere lì l’argomento, non pensarci più. Ma non aveva voglia di mentire per non farla preoccupare. <<Sto uno schifo, Herm>> disse, appoggiandosi allo stipite della porta e guardandosi i piedi. Fu una liberazione, dirglielo, e continuò. <<Vedere delle foto è un conto, trovarselo davanti, prendere atto del fatto che qualcuno è morto…il modo in cui è stato ucciso…Continua a sfuggirci qualcosa, non è tutto chiaro. Ci servono più elementi per scoprire la pista giusta da seguire, gli Auror brancolano nel buio e io mi sento sempre più frustrato!>>
<<Ma Harry, tu stai facendo del tuo meglio…>>
<<Oh, certo, ormai riesco a capire  quale Auror ha steso il verbale dalle prime parole, per la grafia e lo stile…Hermione, non è leggendo relazioni fatte da altri, che troverò i colpevoli e la soluzione al modo con cui uccidono!>>. Prese un respiro, cercando di calmarsi. Non era contro lei che avrebbe voluto alzare la voce. <<Magari per oggi è meglio se non mi chiedi di accompagnarti da Madama Mclan. Non mi va’ nemmeno di vedere il Luna Park. Sarà per un’altra volta>> concluse, e proseguì per la sua camera, fermando sulle labbra di Hermione ogni altra domanda alla quale non aveva voglia di dare risposta. (Fine del 25° capitolo)







Bè, non tutti sanno reggere all'incontro con un fantasma di una pantera nel salotto di casa ;D
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« Risposta #223 il: 23 Aprile 2010, 08:23:29 pm »

Trovo questa long fiction molto fedele allo stile della Rowling, spero proprio di rivederti postare ancora 15
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« Risposta #224 il: 24 Aprile 2010, 12:27:41 pm »

Trovo questa long fiction molto fedele allo stile della Rowling, spero proprio di rivederti postare ancora 15
Grazie, prof...spero anch'io di riuscire a concluderla presto, ormai non manca tantissimo..anche se il mio entusiasmo non é più all'apice come un tempo...magari, se mi aiutate...grazie ancora.
Cap.26
Il dono del Futuro
Sarò sempre a metà
L’ultimo giorno delle loro ferie era ormai arrivato e stava passando piuttosto in fretta.
L’imprevisto drammatico della giornata precedente aveva sconvolto ogni loro programma e una sorta di apatia aveva colpito entrambi in maniera abbastanza pesante. Era pomeriggio e Harry aveva appena finito di sistemare tutte le sue cose, pronto per ripartire a Hogwarts la mattina seguente. Sedeva sul letto, contando le ultime relazioni ricevute da Kingsley stipate nella cartellina coi colori di Grifondoro e il solo pensiero di iniziare a leggerle peggiorò il suo umore già minato dalla mattinata iniziata un po’ così. Sentì Hermione trafficare in camera sua con libri e abiti. I genitori erano a lavoro e sarebbero rientrati all’ora di cena.
“ Sei ancora arrabbiato con Hermione?” gli scrisse Ginny, e la sua figurina si illuminò d’azzurro.
“ Non sono arrabbiato, solo seccato…ho fatto un viaggio a vuoto fino a Diagon Alley ed eravamo appena andati via” rispose lui. Hermione si era fatta accompagnare da Harry a Diagon Alley perché voleva acquistare la divisa nuova. Passarono prima alla Gringott perché potesse cambiare i suoi soldi Babbani e poi entrarono all’ Emporio di Madama Mclan. Tornati a casa, in cui Hermione si accorse di aver ricevuto in resto dalla donna un Galeone in più, aveva insistito per tornare indietro, perché potesse restituirglielo.
“Se fosse potuta uscire da sola, non ti avrebbe scomodato, lo sai” gli ricordò Ginny.
“Se fosse stata più attenta quando Madama Mclan le ha detto che le stava facendo uno sconto, non ci sarebbe stato bisogno di tornare indietro: quel Galeone glielo ha reso perché voleva renderglielo”. Probabilmente Ginny rise, perché la sua immagine sulla figurina si rallegrò. “E’ troppo distratta, ultimamente”
“Neanche tu eri molto attento, visto che neanche tu lo hai capito”. Harry sospirò e rispose.
“Cambiamo argomento. Come stai?”
“ Ce la caviamo. Domani ci trasferiscono di nuovo. Questo è il fastidio più grosso”
“Vorrei che Kingsley mi facesse contribuire con più concretezza alle indagini”
“Tu vuoi fare troppe cose contemporaneamente, Harry. Lasciamo fare a Kingsley il suo lavoro. Tu fai il tuo, e andrà bene così”
“Già, il mio”. Afferrò la cartellina, qualche pergamena e una piuma d’aquila e scese in soggiorno, dove avrebbe potuto appoggiarsi al tavolo e iniziare. “Comincio a essere nauseato da tutte queste relazioni. Quelle di Alan Thelwis sono una tortura: sembra che ci provi gusto a descrivere con precisione le cose più terribili”. Tra un messaggio e l’altro iniziò a leggere. Non ne aveva per niente voglia.
“Coraggio. Fai conto che  lo stai facendo per me…”. Harry sorrise.
“Lo sto facendo per te” rispose, e provò a leggere con meno riluttanza. Ginny aveva il potere di alleviargli qualsiasi fatica. Riusciva a dare un senso anche alle cose apparentemente insensate e trovava la giustificazione a ogni sforzo che gli pareva vano. “Ti vorrei qui, adesso. Oggi è dura, per la mia testa”. Passò alla seconda relazione. La scrittura minuscola dell’Auror che l’aveva compilata lo costrinse ad uno sforzo maggiore degli occhi, appesantiti dalla noia di quell’attività.
“Sono sempre con te, Harry. E devi ringraziare Hermione, per questo. Le sue figurine sono un portento”. Appoggiò i gomiti al tavolo, incollando gli occhi alla relazione.
“Ti vorrei qui in maniera diversa”. L’idea di poterla avere anche solo accanto, vicino a lui mentre lavorava sulle relazioni era così dolce che le lettere scritte con l’inchiostro sulla pergamena sparirono, dietro la sua immaginazione che spaziava. Chiuse gli occhi, ripetendo mentalmente la frase che le aveva mandato: ti vorrei qui.
<<Ma io sono qui, Harry>>. Avvertì i passi accanto a lui e subito dopo una sensazione di calore sulle spalle, come quello dato da una coperta. Insieme ad una leggerissima carezza affettuosa sulla testa arrivò un’ondata di intenso profumo dolce che lo avvolse e lui aprì gli occhi di scatto.
<<Ginny?>> sussurrò, guardandosi attorno. Era a casa Granger, e Ginny non era lì. C’era solo Hermione, in procinto di sedersi sul divano con un libro tra le mani, ma si era rimessa in piedi di scatto con uno sguardo colpevole.
<<Scusami, non volevo svegliarti>> disse. Harry raddrizzò le spalle e la giacca viola, la quale emanava il profumo di Ginny, che lei gli aveva  appoggiato sulla schiena, scivolò sulla sedia. <<Mi era sembrato che avessi freddo>>si giustificò.
<<Hai fatto bene a svegliarmi>>replicò lui, nascondendo la sua delusione e il fastidio, evitando di guardarla. <<Devo assolutamente finire di leggere queste relazioni tremende>>
<<Magari potremmo prenderci una pausa e uscire a…>>
<<No. Scusa, meglio di no>> rispose brusco, senza darle il tempo di finire,<<preferirei continuare. Da solo. Ti dispiace?>>. Hermione non rispose. Si attenne a scrollare le spalle, riprese la giacca che Harry stava porgendole con eloquente insistenza e uscì dal soggiorno, dirigendosi di nuovo alle scale. Harry sbuffò, spingendo via le pergamene e appoggiando la  fronte al tavolo. In quel momento non riuscì a non sentirsi stizzito nei suoi confronti per aver interrotto il sogno appena iniziato, e allo stesso tempo si diede dello stupido, consapevole, in fondo, che Hermione non lo aveva fatto apposta. Lesse l’ultimo messaggio che Ginny gli aveva inviato e rispose, dicendole che le avrebbe riscritto sul tardi. Quindi, considerato che era la loro ultima sera a Londra, si rimise a leggere le relazioni di buona lena e quando ne ebbe abbastanza le riunì, le chiuse nella cartellina rosso e oro e salì le scale. Depose tutto nella camera degli ospiti e raggiunse la porta della camera di Hermione. Aveva un’ultima cosa da fare, prima di tornare a Hogwarts ed era certo che se ne sarebbe pentito, se non l’avesse fatta. E se lei voleva uscire, l’avrebbe accontentata solo alle sue condizioni.
<<Hermione, posso?>> chiese a voce alta, dopo aver bussato.
<<Entra>> rispose lei. Era seduta alla scrivania che compilava  quella che sembrava un’agenda. <<Già finite le relazioni?>> domandò, voltandosi appena un attimo e continuando a scrivere.
<<Non tutte, ma non riesco più a stare concentrato. Facciamo un giro?>>. Hermione si fermò e si voltò di nuovo, sorridente.
<<Magari! Dove?>>. Il suo ingenuo entusiasmo gli fece quasi avere dei ripensamenti.
<<Luna Park…>> le disse. Gli occhi le brillarono, ma Harry specificò: <<…da Lavanda Brown. Continuo a restare della convinzione che non sia una cattiva idea, sapere cosa deve dirci>>. Il sorriso di Hermione perse l’iniziale allegrezza e si strinse. <<Voglio solo capire che vuole. Togliamoci il pensiero>> aggiunse Harry.
<<L’invito era solo per te, mi pare. Non ha senso, la mia presenza…e non credo sia neppure gradita>>
<<Se stai cercando una scusa perché non ti va’ di uscire, puoi sempre rimanere a casa, non sei obbligata>>.Lei sembrò combattuta e il suo sguardo vagò per la stanza per alcuni secondi, forse alla ricerca di una scappatoia, o una convincente variante al giro al Chessington Park, ma poi, come lui sperava, prevalse il desiderio di evadere dalle mura domestiche e chiuse l’agenda.
<<Va’ bene, ma ti avverto>>intimò, scuotendo la testa e guardandolo in tralice, mentre prendeva il cappotto, <<a seconda di quello che dirà non sono certa che mi tratterrò dallo scagliarle contro un nugolo di canarini…>>.
Le luci e la musica assordante del Luna Park lo facevano sembrare una grossa discoteca a cielo aperto. Enormi giostre coi cavallini, trenini musicali, macchinette a gettoni piene di pupazzi e altri oggetti e case stregate erano distribuite in una disordinata sequenza logica per tutta la superficie recintata. Harry non c’era mai stato. I Dursley non si erano mai disturbati a portarlo in luoghi di divertimento, se non per sbaglio o per cause di forza maggiore. Dopo essersi Materializzati congiuntamente sotto il Mantello dell’Invisibilità, in un punto che lui considerò ottimo anche per il ritorno a casa perché era poco trafficato, si erano addentrati tra i giochi meccanici di ogni genere, le macchinette dello zucchero filato e dei pop corns e i venditori di palloncini vestiti da pagliacci o da pupazzi di peluche e Harry era rimasto quasi per tutto il tempo col naso all’insù verso i bracci meccanici delle giostre e le cabine sospese della ruota panoramica che girava pigramente.
<<Vuoi farci un giro?>> gli domandò Hermione, ad un tratto. Sorrideva divertita dalla sua espressione imbambolata.
<<N-no, no, figurati>> borbottò, riprendendo a camminare. <<Troviamo Lavanda, prima>>. Non ci misero molto. Trovarono le frecce che indicavano il tendone de “La Magica Lavanda, il futuro a chi lo domanda”
e le seguirono, mentre Hermione sghignazzava per il titolo che si era data e che considerava un tantino ridicolo. Le frecce li portarono innanzi ad un tendone rosso scuro. Dall’interno non proveniva nessun suono, ma poco dopo una coppia di ragazzi Babbani uscì sorridente, scostando il telo che faceva da porta. I due Babbani si presero per mano e proseguirono.
<<Che gli avrà raccontato? Che si sposeranno insieme e vivranno per sempre felici e contenti?>>suppose ironica, senza smettere di sghignazzare.
<<Vedi di mantenere un briciolo di serietà, quando saremo dentro>> sussurrò Harry,<<Per-favore>>scandì, supplichevole.
<<Dipenderà da quanto si manterrà seria lei>> rispose Hermione, altera. La tenda rossa si aprì da sola e la luce soffusa che proveniva dall’interno li fece voltare.
<<Il prossimo, prego>> disse con gentilezza, la voce di Lavanda. I due amici esitarono solo qualche altro istante e poi entrarono una dietro l’altro. (To be continued)
« Ultima modifica: 24 Aprile 2010, 07:19:00 pm da Fairy » Loggato



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Vampirella magica
« Risposta #225 il: 25 Aprile 2010, 02:25:18 pm »

Sono tornate le foto, evviva... ;D
Molto interressante, sono curiosa di sapere casa vuole Lavanda...
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Lollelo
« Risposta #226 il: 25 Aprile 2010, 02:29:36 pm »

Anchio aspetto con ansia il continuo , voglio sapere di più!??!!!
Ti ri-dico che è fantastica la tua FF
L'immagine di Lavanda è fantastica *-*
Ma quanto manca ancora?
Spero che non finisca piùù .. ! =D
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« Risposta #227 il: 25 Aprile 2010, 07:11:16 pm »

Foto tornate, si..spero di avere il tempo di postarle tutte. I capitoli dovrebbero essere in tutto 34, ma non sono sicura che non ne aggiungerò qualcuno...il finale é già steso(io so come finisce..:-) ) devo rivisitare alcune parti di alcuni capitoli e poi é conclusa, ma ho già un'altra storia trasversale a questa(ovvero, che parla di cose collegate a questa, da un altro punto di vista, prima che accadessero questi fatti) da pubblicare più in là. E ora andiamo a svelare un po' di cose che Lav Lav deve dire a Harry...
(seguito del 26° capitolo)
<<Poteva perlomeno uscire di persona ad accoglierci, sarebbe stato più educato>> commentò Hermione, in un sibilo.
<<Piantala>>insistette Harry a denti stretti.
<<Harry Potter…allora sei venuto, alla fine>> disse Lavanda. Era seduta dietro ad un tavolo tondo, coperto da una tovaglia viola sulla quale era poggiata una splendida e lucida sfera di cristallo ialino, che sembrava riflettere al suo interno ogni cosa si trovava nella stanza. Alle pareti rosse del tendone erano stati applicati teli colorati in cui erano rappresentate in grande le figure degli Arcani, e un vago odore di incenso dava allo spazio ristretto un suggestivo senso del mistero, ‘stile trappola per Babbani Babbei’, pensò tra sé Harry, mentre stringeva la mano alla sua ex compagna di classe, che si era sollevata appena dalla poltrona in cui sedeva. Non aveva mai dato molto credito a tutto ciò che poteva assomigliare alla Divinzione.
<<Come stai , Lavanda?>> Trovò che fosse dimagrita, dall’ultima volta che l’aveva vista bene, ma che fosse comunque carina. Non c’era da stupirsi, se Ron si era lasciato imbambolare dalla sua fresca e acerba bellezza, anni addietro; aveva un sorriso candido e accattivante, uno sguardo profondo e trovava che avesse sempre avuto gusto anche nell’abbigliamento, anche ora, che aveva indosso una veste da strega succinta azzurra, adornata da gioielli  e cinti tintinnanti, troppo frivoli per i suoi gusti, che le conferivano l’aspetto di una divinità in carne e ossa. Davvero di effetto, per un Babbano, e piacevole alla vista per qualsiasi essere umano, magico e non. Hermione tossicchiò alle sue spalle, ricordandogli la sua presenza. Harry si spostò di lato per farla entrare e notò come anche nello sguardo di Hermione, che era stato canzonatorio fino ad allora, si posò uno strato di soggezione alla vista di Lavanda.
<<Hermione…benvenuta!>> esclamò, sorridendo e tendendole la mano. Lei gliela strinse, rispondendo con cortesia, cercando di capire se il suo saluto fosse sincero, o stesse semplicemente cercando di sembrare gentile, ma nel suo sguardo non vide né imbarazzo, né disagio. Anzi, le dita di Lavanda cinsero la mano di Hermione in una stretta calorosa e si allungarono fino a toccare il braccialetto di Ron, che sembrava stesse suscitando molta attenzione da parte sua. <<Che grazioso gioiello…>> commentò in un sussurro, dopo averlo fissato con ossessione e sfiorandolo con l’altra mano. Hermione lanciò uno sguardo preoccupato a Harry, ma Lavanda scrollò la testa con cautela e la lasciò per risedersi.
<<Accomodatevi, prego. Non speravo più che veniste, ormai>> disse, agitando la bacchetta e facendo comparire due sedie dietro i suoi ospiti. Si tolsero i cappotti, visto che là dentro faceva caldo. <<E mi sorprende piacevolmente il fatto che sia venuta anche tu, Hermione>> confessò, senza smettere di sorriderle. Hermione, dal canto suo, la osservava parlare, con molta perplessità. <<Ho rivolto la mia lettera solo a Harry perché  credevo che tu e Ron non avreste mai accettato di rivedermi, insomma…Invece vedo con sollievo che abbiamo superato tutti gli sciocchi malintesi tra noi>>.‘Malintesi?’ si chiese Harry, frenandosi dallo sollevare un sopraciglio e rivolgendo la sua attenzione alla sfera di cristallo sulla quale la sua faccia si rifletteva al contrario. Lavanda raccontò loro di come era riuscita a trovare quell’impiego, delle soddisfazioni che stava avendo, e narrò loro alcuni episodi buffi accaduti durante l’incontro con Babbani desiderosi di conoscere il loro futuro. Poi chiese loro di Hogwarts, dei compagni di scuola che non aveva più visto, degli insegnanti e delle rispettive famiglie. Dialogarono cordialmente per una buona mezz’ora, anche se Hermione era intervenuta pochissimo, e fu solo quando lei chiese notizie della famiglia di Ron, che Harry si ricordò del vero motivo per il quale aveva deciso di andare a farle visita.
<<Immagino che voi sappiate con precisione dove si trovino e se stanno bene>> disse, sfiorando con una mano il globo liscio di cristallo.
<<Stanno abbastanza bene, considerando la loro condizione di clandestini>> rispose Harry, con sincerità e una punta di amarezza. <<Ma ora perché non parliamo del motivo per cui hai chiesto di vederci?>> tagliò corto. Lavanda si fece immediatamente più seria. Chiuse i pugni appoggiati sul tavolino e annuì.
<<Mi è difficile spiegare. Ma spero che capirete>>disse. I suoi occhi fissarono Hermione in maniera penetrante per un lungo periodo, ma lei non se ne accorse, più interessata all’Arcano della Torre che pendeva di fianco a lei sulla parete. <<Io credo, purtroppo, anzi…ne sono convinta, che voi siate in serio pericolo, ad Hogwarts>>. Hermione si girò di scatto. <<Ho Visto  le immagini nebulose di alcune cose che potrebbero accadervi e in tutta onestà, forse anche vigliaccamente, se volete, è uno dei motivi per cui ho deciso di non tornare a scuola, quest’anno>>. Harry si schiarì la voce e incrociò le braccia sul tavolo, prima di rivolgerle la sua domanda.
<<Che cosa intendi per pericolo? Hogwarts è uno dei luoghi magici più sicuri del mondo>>
<<Già la primavera scorsa Hogwarts ha dimostrato di non essere poi così sicura, se non sbaglio>> replicò lei. <<E’ stata penetrata e semidistrutta>>
<<Il motivo per cui questo è avvenuto è che dentro Hogwarts erano già presenti seguaci di Voldemort e le sue mura non erano chiuse ai maghi oscuri. Ora è tutto diverso, e tutti i suoi angoli sono vigilati e protetti da controincantesimi di incredibile potenza, posso assicurartelo…>>
<<Tutti? Non credo, Harry>>lo interruppe, sporgendosi verso lui. <<Io ho Visto che faranno di nuovo breccia e nel punto più impensato>>
<<Ammesso e non concesso che tu abbia ragione, per quale motivo i maghi oscuri dovrebbero di nuovo voler entrare a Hogwarts?>>incalzò Hermione, più pratica.  <<Voldemort aveva le sue buone ragioni, che giustificazione daresti a quello che tu avresti … Visto?>>
<<Non ci arrivi, Hermione? Mi stupisci…>>. Scosse la testa e Hermione inarcò le sopraciglia.
<<Perché non ci spieghi meglio, Lavanda?>> intervenne Harry, temendo che Hermione non fosse lontana dal far comparire i suoi canarini guerrieri.
<<Quello che sto per dirvi potrebbe sconvolgervi. Ma è giusto che sappiate>>. Prese ancora tempo, e Hermione sbuffò piano affianco a Harry, cercando di mantenersi paziente. <<I Maghi Oscuri stanno cercando i Nati Babbani e non si fermeranno finché non saranno riusciti a eliminare anche l’ultimo di loro>> disse, con voce un po’ velata e tremante. Hermione respirò a fondo, stringendo gli occhi.
<<Scusaci, Lavanda, ma vorrei farti notare che non ci stai dicendo nulla di nuovo>> disse, con un briciolo di irritazione nel tono. <<Chi legge la Gazzetta del Profeta, o qualsiasi altro quotidiano di informazione, sa cosa sta accadendo: è per questo che molti di noi sono entrati in clandestinità. Non c’è bisogno di preveggenza, mi pare>>
<<Il punto è proprio questo: molti Nati Babbani non sono entrati in clandestinità e frequentano Hogwarts;
tu non sei entrata in clandestinità>>
<<E allora?>>
<<Questo è il motivo per cui i Maghi Oscuri penetreranno Hogwarts>>. Hermione la fissò dapprima sorpresa, poi sbuffò sprezzante e rise.
<<Andiamo, Lavanda, cosa ti fa credere che un gruppo di malviventi senza guida voglia rischiare di finire ad Azkaban solo per colpire qualche Nato Babbano rimasto a Hogwarts? E’ una cosa che ha dell’assurdo!>>
<<Finché si ignora il vero movente di questi crimini contro i Nati Babbani sembrerà sempre assurdo>> ribatté la strega, fredda, e la risata di Hermione si smorzò.
<<Il vero movente?>> chiese Harry, cercando di capire. << Sei a conoscenza di un altro movente diverso da quello che noi tutti conosciamo, ovvero che i Maghi Oscuri perseguitano i Nati Babbani come indegni possessori della magia?>>. Lavanda esitò, prima di rispondere.
<<Non ne sono a conoscenza, Harry>> confessò, tristemente, <<ma una cosa è certa: non è quello che tutti conosciamo>>. Prese un panno azzurro dal suo grembo e strofinò la sfera, poi lo appoggiò sul tavolo.
<<Bene>> esclamò Hermione, con molta meno pazienza, <<quindi dobbiamo supporre, dato che non ce lo hai ancora detto, che tu non abbia visto né il giorno preciso, né il luogo in cui questi…Maghi Oscuri attaccheranno Hogwarts,e visto che non hai idea di un movente diverso…be’…scusa, ma la domanda mi sorge talmente spontanea, anche se potrei rischiare di sembrare antipaticamente ripetitiva: perché hai chiesto di vederci?>>. Lavanda  la guardò come se la risposta fosse ovvia.
<<Vi sto avvisando di quello che accadrà a Hogwarts, e cerco di suggerirti cosa fare>> disse, con enfasi, <<devi assolutamente entrare in clandestinità, e con te devono farlo tutti i Nati Babbani>>
<<Credi davvero che sia una soluzione definitiva?>>
<<No, ma perlomeno concederà a chi di dovere il tempo necessario  per scoprire che cosa sta succedendo davvero>>
<<Posso sapere quand’è che hai iniziato ad avere queste…visioni?>>
<<Non è di questo che voglio parlare…>>
<<E di cosa vuoi parlare? Fin ora non hai rivelato gran che>>
<<Sentite>> le interruppe Harry, sentendo che il gelo tra le due iniziava a farsi pungente, <<le vostre opinioni divergenti non ci aiutano a capire. Lavanda, se vuoi davvero darmi una mano, devi prima provarmi che quello che dici ha una base credibile, capisci? dovresti essere più chiara, insomma >> disse, cercando di essere diplomatico.
<<Lo so, capisco cosa intendi. Ma le mie visioni su di voi, ultimamente, sono molto sfuocate, rispetto a tante altre avute in passato e tutto quello che riesco a fare é interpretare ciò che sento. Gli elementi che vorresti non sono limpidi come desidero>>
<< Vuoi provare….ehm…a leggere il mio futuro?>>. Si era già pentito di averglielo chiesto, ma pensò che in fondo fosse un buon argomento per tentare di sviare un probabile litigio tra le due ragazze.<<Il costo è di un Galeone, se ho letto bene il cartello all’esterno…>>. Hermione lo guardò come se fosse impazzito. Lavanda strinse le labbra.
<<Non è proprio il tuo futuro, che mi preoccupa, Harry>> disse accorata, chinando la testa di lato, <<ma il suo>>. Fece un cenno col mento per indicare Hermione. Lei sbatté le palpebre. Lavanda si prese stancamente la testa tra le mani. << Pensavo che sarebbe stato più facile, confidarvi i miei pensieri e potervi aiutare con più concretezza>>. Hermione sembrò combattuta; lanciò un’occhiata alla Torre e poi una a Harry. Lui la vide fissare la sfera di cristallo e poi chiudere gli occhi un attimo, prima di rivolgersi a Lavanda con ritrovata calma.
<<Se pensi che serva a fornirci elementi utili>> ipotizzò, sogguardando Harry in cerca di approvazione, <<allora potresti leggere il mio, di futuro>>propose, con ritrovata gentilezza. Harry  scosse la testa freneticamente, conscio che lo stava facendo solo perché lui le aveva detto di aver bisogno di molti più elementi, per capire a fondo la mente dei Maghi Oscuri ai quali davano la caccia gli Auror. La sentì deglutire a fatica,  confermandogli che la cosa la metteva molto a disagio,  eppure non cambiò idea.<<Visto che tanto siamo qui>>concluse. Lavanda sembrò intimorita.
<<Forse vedrei con maggior nitidezza che cosa potrebbe accadere a te, ora che sei qui di persona…ma non so se servirà ad aggiungere elementi utili… e se riuscirei a parlartene>>
<<Facciamo un tentativo, no?>>la incoraggiò. Lavanda fece un piccolo cenno col capo, e Harry capì che stava accogliendo la richiesta di Hermione. si raddrizzò sullo scranno in cui sedeva e allungò una braccio verso Hermione. (To be continued)

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Vampirella magica
« Risposta #228 il: 26 Aprile 2010, 03:11:28 pm »

Ooh! Sono molto curiosa di scoprire cosa dirà questa volta il futuro di Hermione... La Cooman ci aveva azzeccato in pieno, se non sbaglio....
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« Risposta #229 il: 26 Aprile 2010, 06:25:14 pm »

Ooh! Sono molto curiosa di scoprire cosa dirà questa volta il futuro di Hermione... La Cooman ci aveva azzeccato in pieno, se non sbaglio....
Diciamo che Hermione ha letto a modo suo le profezie della Cooman...é facile associare i fatti  alle profezie, dopo che accadono...prima non ci arriva nessuno! E ora vediamo se la Lettura di Lav Lav vi garba di più:
(seguito del 26° capitolo)
<<Cerca di rilassarti, svuota la mente e poggia la tua mano sulla mia>> sussurrò. Hermione sedette più comodamente sulla sedia, fece mentalmente l’esercizio numero uno del libro di Occlumanzia per sgombrare la mente da qualsiasi pensiero e avvicinò la sua mano a quella della presunta cristallomante. Lavanda tenne i suoi occhi fissi sulle due mani, poi li ridusse a due fessure e storse il naso.<<Non sei rilassata>>disse.
<<Si che lo sono!>>protestò Hermione.
<<Quindi il motivo per cui non ti lasci andare è il tuo scetticismo>>. Harry temette di vedere la bacchetta di Hermione far scintille, da lì a breve, invece all’improvviso Lavanda le tenne la mano con forza e ridirezionò gli occhi al dorso, prima di trovare il coraggio di rivolgerli alla sfera. <<Sarai anche scettica, ma anche se  con fatica,il mio potere supera questo ostacolo>> esalò, e dopo aver trattenuto il respiro per quello che parve ai due un lasso di tempo decisamente estenuante, dischiuse le labbra, completamente incantata ai riflessi della sua sfera e iniziò:
<< La strada velata che Vedo è lunga e polverosa>> mormorò, con voce soffocata,<<la stai percorrendo con molta fretta. Stai…scappando>>. A Harry parve di rivedere la professoressa Cooman alle sue strampalate lezioni di Divinazione.  <<Tutto quello che poteva esserti di aiuto non è alla portata delle tue mani…lontano, rotto, perso, o dimenticato… >>. Parlava sottovoce e lentamente, scandendo bene ogni parola, << …ma sarà l’ultimacorsa, , l’ultima lotta contro colui che ti insidia>>. Hermione si mordeva un labbro, senza interrompere, forse cercando di decifrare le parole con poco senso della ragazza. << Sarà anche l’ultimavolta che i tuoi piedi calpesteranno quel suolo…>>
<<Chi è che la insidia? Dove si trova?>> sussurrò Harry.
<<Non lo Vedo. Egli brama qualcosa che tu hai, ma le sue grinfie maligne non potranno trattenerti, perché il tuo potere si opporrà alla sua forza e un incanto che hai odiato sarà l’arma con la quale lo fermerai>>.Harry sorrise debolmente alla sfera, pensando che se fosse stata reale, quell’ultima parte di visione era decisamente positiva. Hermione continuava a stare immobile ad ascoltare, concentrata. Lavanda distolse gli occhi per qualche secondo e respirò forte, come se quello che stava facendo l’avesse stancata. Poi scrutò ancora nell’oggetto trasparente e lucido. La mano le tremò, e la voce le uscì dalle labbra meno sicura. <<Se vuoi posso fermarmi qui>>
<<Continua, ti prego>> insistette Hermione. La strega deglutì, costringendosi a proseguire.
<<Vedo…Sento...il tempo fermarsi all’improvviso…La tua paura morirà allora… con essa, il tuo cuore…arresterà la sua corsa>>. La voce di Lavanda divenne un tremito.<<… e darai a chi ti ama il tuo ultimo abbraccio senza amore…>>. Come se fosse riemersa dall’apnea, il respiro di Lavanda si fece svelto e staccò la mano da quella di Hermione. Lavanda continuò a tenere gli occhi sul globo ialino, avvicinando il viso, come a cercare dentro qualcos’ altro che le sfuggiva. Hermione invece la fissò inebetita  per un lungo istante. Harry non osò parlare, congelato dall’ultima enigmatica e scioccante rivelazione.
<<Cerchi di spaventarmi?>> sussurrò Hermione, atona. Lavanda riemerse dall’ipnosi, con l’aria stupita.
<<No…non so cosa significhi, di preciso…>> si giustificò lei, in imbarazzo.
<<E’ strano, perché io immagino di sapere dove vuoi arrivare…ultimo abbraccio senza amore…>>. Scosse la testa, guardandola con cattiveria.
<<Mi hai chiesto tu di continuare, io ho solo interpretato ciò che ho Visto!>>
<<Già, che stupida. Se questo è tutto quello che hai da dirmi, la Cooman mi aveva già dato qualche dritta,in proposito; finale  quasi scontato, no?>> si alzò, prendendo il suo cappotto e infilandoselo.
<<Hermione, aspetta…tu devi stare molto attenta! Le immagini poco nitide che Vedo, quello che percepisco…quasi sicuramente accadranno!>>
<<Quali immagini, Lavanda Brown? Hai descritto un quadro astratto, senza senso! A parte il finale:
il tuo cuore arresterà la sua corsa, quello è chiarissimo!>>
<< Le mie parole son guidate dalla Vista!..>>.Hermione rise acutamente, senza allegria.
<<…E io sono solo quella insensibile agli echi del futuro, ovviamente! Andiamo, Harry, i miei ci aspettano per cena>>. Harry si alzò.
<<No…per favore, ascoltami!>>
<<Ho sentito abbastanza, che altro c’è da sapere?>> esclamò, frugando nella sua borsetta di perline. << Dove verrò sepolta e quanti piangeranno la mia morte?>>. Forse voleva dimostrarsi adirata e incredula, ma Harry percepì una nota di paura  vibrare nella sua voce. S’infilò il cappotto, pronto ad andar via con lei. <<E puoi insinuare quello che vuoi, su chi e quanto amo… Ad ogni modo, non ti credo>>concluse, lanciandole un Galeone sul tavolino.
<<Vuoi una prova?>>incalzò, prendendo la moneta.
<<Risparmiati per il prossimo cliente, grazie. O dovrei dire la prossima vittima>>
<<Questo galeone è il resto di un acquisto che hai fatto oggi>> disse, strofinandolo tra due dita.
<<Wow, che scoperta…immagino che tu sia molto brava a tirare ad indovinare su cose che potrei azzeccare facilmente anch’io>>. Le diede le spalle per andarsene, dimenticando di avere la sedia vicina e la colpì con le ginocchia; questa cadde contro il telo raffigurante la Torre, che si staccò e scivolò davanti a lei. Hermione sembrò mortificata, ma non si fermò. Sparì dietro la tenda senza nemmeno salutarla.
<<Harry,  almeno tu devi credermi!>> insistette Lavanda, e con un colpo di bacchetta risistemò la Torre e la sedia. <<Le cose che ho detto non le ho dette per spaventarla!>>
<<Be’, però  il risultato è quello>> ribatté, irritato, combattuto tra il darle credito o no. <<Ora scusami, ma non posso lasciarla sola>>
<<Non le accadrà niente, stanotte, te l’assicuro>>replicò in fretta. <<Ti prego, siediti
ancora un attimo. Lascia che ti dica cosa penso>>. Harry lanciò un’occhiata fuori dalla tenda; Hermione lo attendeva poco più in là, di spalle. lui sbuffò nervosamente e tornò dentro, sedendosi di nuovo. << Quello che ho detto, ammesso che io abbia interpretato bene le visioni sbiadite e disturbate dalla sua stessa incredulità,potrebbe accadere. Ma giacché ognuno è artefice del proprio futuro, le nostre scelte, quelle di tutti coloro che fanno parte della nostra vita, possono modificare ciò che potrebbe avvenire. Non si sa come, non si sa perché, a volte la decisione di una persona può cambiare il corso degli eventi e far sì che il Destino muti con esse…lo Vedo di continuo>>
<<Non ti seguo. Come si fa a sapere qual è la decisione giusta da modificare per poter cambiare il Destino?>>
<<Non ho la chiave di tutto, Harry>>
<<A me pare che tu non abbia la chiave di niente. Solo lo stesso stile disperato e funesto di fare premonizioni, ereditato dalla tua insegnante di Hogwarts>>
<<Sei cattivo, ora…tu non sai cosa significa Vederee non riuscire a spiegarne il perché…>>
<<Oh, lo so benissimo, invece, credimi…>>
<<…ma posso capire quello che state passando, e lascerò perdere. Ho un’altra cosa da dirti, e voglio che mi ascolti attentamente, poi sarai libero di pensarla come vuoi>>
<<Svelta. Ho piuttosto fretta>>
<< Non è la prima volta che mi capita di fare una premonizione tanto funesta, ma c’è una cosa diversa, rispetto ad altre; di solito, dopo un presagio di morte, scrutando nel futuro della persona al quale appartiene, non vedo altro che buio profondo. Significa che probabilmente non c’è modo che cambi.  Se guardo in quello di Hermione, invece, in fondo al buio riesco a distinguere qualcosa, e sospetto si tratti di una possibilità; io credo che ti riguardi in prima persona>>
<<Spiegati meglio>>
<<Vedo un viso. Non lo distinguo bene, ma gli occhi sono nitidi. Verdi. Penso che siano tuoi. E sento  la speranza, in fondo a quel buio. Forse significa che tu solo puoi cambiare il suo Destino, e che da te potrebbe dipendere il finale>>. Harry rimase in silenzio a fissare la sfera. Era un’altra frase scontata?  Era stufo di fare la parte del Predestinato. Sospirò stancamente.
<<Forse>> ripeté, meccanicamente. Si rialzò piano, convinto che ormai non ci fosse altro da aggiungere a quella conversazione, ma Lavanda allungò una mano e gliela appoggiò su un braccio. Harry si stupì della strana sensazione che avvertì al suo tocco, come se una forza molto potente fluisse dalla sua mano fino a lui. Si chiese se Hermione avesse avuto la stessa sensazione, quando lei aveva preso la sua.
<<Un consiglio, Harry>> sussurrò.  <<Preoccupati che non si tolga mai quel braccialetto dal polso. Quando l’ho sfiorato mi ha trasmesso la stessa speranza di quegli occhi verdi in fondo alla sfera>>.  Probabilmente Harry non riuscì a nascondere il fatto che fosse rimasto impressionato. Lei non poteva conoscere la vera natura del bracciale che Hermione portava al polso. Gli sorrise  con molta dolcezza e distolse lo sguardo per dedicarsi a coprire la sua sfera di cristallo col panno azzurro.   <<Ora vai>> disse, <<e restituiscile questa moneta, non prendo denaro dagli amici. Domani le servirà, quando sarete in stazione>>. Harry sentì lo stesso formicolio di energia sul palmo della mano, quando Lavanda ci poggiò sopra il soldo. <<Ti scriverò, se Vedrò che qualcosa è cambiato, per fartelo sapere. A volte succede>>
<<Va’ bene>> rispose lui, senza pensarci, scostando la tenda per uscire. Lavanda si alzò e lo seguì. Harry si accigliò: Lavanda si reggeva ad una stampella e zoppicava vistosamente.
<<Che cosa ti é…?>>
<<Una delle ferite di guerra, come le chiama mia madre>> lo interruppe lei, sorridendo amaramente.<<La mia Magimedaglia al valore me la sono guadagnata a caro prezzo>>
<<Hogwarts?>>
<<Sì>>. Harry si sentì improvvisamente impacciato. <<Un altro motivo per cui ho rinunciato all’ottavo anno>>
<<Mi…mi dispiace>> disse.
 <<E di che? Non me l’hai fatta mica tu…anzi…Poteva andare peggio, ma qualcuno provvidenzialmente mandato dal Destino ha fermato il mostro che mi avrebbe certamente uccisa>>. Guardò avanti verso Hermione,la quale continuava ad allontanarsi piano, e sorrise ancora. <<Sto migliorando molto, comunque, e fra qualche mese forse potrò camminare senza stampella>>. Il ragazzo le sorrise, per essere gentile, e lei cambiò di nuovo argomento.<<Harry, stasera abbi molta pazienza, con lei>> sussurrò e sulla sua fronte si disegnò una ruga di espressione che le diede un’aria più matura e seria. Harry annuì, senza sapere che cosa intendeva e dopo averla salutata definitivamente raggiunse Hermione, che camminava lenta verso l’uscita del Luna Park.
<<Va’…ehm, tutto bene?>> chiese, pentendosene immediatamente. In quella circostanza sentì che era una domanda davvero stupida.
<<Certo. Andiamo?>> rispose lei, frettolosa, accelerando finalmente il passo. Non diede segni di voler discutere di quello che era appena successo. Superarono il punto in cui si erano Materializzati prima e Harry rimase indietro, perplesso.
<<Non ci Smaterializziamo?>> domandò, osservandola andare avanti.
<<Ti va’ se…se passeggiamo un po’? Non ho voglia di tornare subito. Ti prego>>. Non si voltò, mentre gli parlava. Harry accondiscese,  e stavolta senza pretendere che mettesse il Mantello dell’Invisibilità. Si attenne a seguirla, stando leggermente più indietro, la bacchetta nascosta in mano. Camminarono senza fretta in mezzo alla gente  per alcune vie trafficate ed illuminate, e senza parlare, come se ognuno fosse per conto suo. Si fermarono di tanto in tanto solo a guardare qualche vetrina di indumenti Babbani, o di oggettistica, ma senza fare commenti di nessun genere, finché Hermione non decise che era ora di rientrare, ma non volle farlo con la magia e chiese a Harry di fermare un Taxi.
Vi salirono e dopo aver fornito al conducente l’indirizzo stettero ancora in silenzio. Harry teneva d’occhio la strada e l’autista, Hermione guardava fuori dal finestrino con ostinazione, e Harry capì il perché solo quando la luce di un lampione sotto il quale il taxi passò irradiò l’abitacolo, illuminandole il viso e facendo risaltare le lacrime mute sulle sue guance. Non si era mai considerato un gran che, nelle vesti di consolatore, ma avendo imparato qualcosa dall’amica stessa, in quegli anni, cercò le mani che teneva abbandonate in grembo e gliene strinse una, conscio che non sarebbe bastato a farla smettere, ma che fosse comunque d’aiuto. Lei sembrò sorpresa e guardò l’intreccio di dita sul suo grembo, prima di ricambiare la stretta e cercare di asciugarsi il viso con la mano libera senza farsi notare troppo.
<<Non ti pare che Londra sia davvero bellissima, di notte?>> mormorò, poi.
<<E’ fantastica>> rispose Harry, senza guardare fuori. Avrebbe tanto preferito poter guardare dentro la sua testa e aiutarla. (To be continued)
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Vampirella magica
« Risposta #230 il: 27 Aprile 2010, 03:14:13 pm »

Ok, lo ammetto, non ci ho capito molto, non sono molto perspicace... comunque, non vedo l'ora di leggere il seguito... Lavanda non è mai stata 1 dei miei personaggi preferiti, ma vorrei sapere che cosa le è successo... me lo spieghi tu o lo spiegherà la tua storia?
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« Risposta #231 il: 27 Aprile 2010, 05:04:53 pm »

Ok, lo ammetto, non ci ho capito molto, non sono molto perspicace... comunque, non vedo l'ora di leggere il seguito... Lavanda non è mai stata 1 dei miei personaggi preferiti, ma vorrei sapere che cosa le è successo... me lo spieghi tu o lo spiegherà la tua storia?
Se hai letto il settimo libro della Rowling dovresti sapere cosa le é successo... :-) Vai a pag 594 de 'I Doni della Morte'  e leggiti le prime sei righe.  ghh comunque sia tratterò questa cosa in particolare in un'altra fan fiction, prossimamente.....

(Seguito del 26° capitolo)
Arrivati a casa, Hermione cercò di cambiare completamente umore e dimostrarsi tranquilla davanti ai suoi genitori. A cena si sforzò di mangiare con appetito e raccontò alla mamma e al papà quasi tutto quello che avevano fatto. Nonostante ciò, Harry notò che c’era molta tensione anche da parte dei genitori. La loro preoccupazione era tangibile, come se fosse stata solida, probabilmente, pensò lui, perché la mattina seguente sarebbero ripartiti per Hogwarts.
Harry ne ebbe conferma più tardi, quando tutti si erano appena recati nelle rispettive stanze a prepararsi per andare a letto. I tuoni si udivano di nuovo in lontananza, segno che presto avrebbe riniziato a piovere. Chiuse bene la finestra e scostò le coperte, pronte per accoglierlo, infilò la mano in tasca per estrarne la bacchetta e potersi infilare il pigiama e si accorse di avere ancora il Galeone di Hermione che Lavanda le aveva restituito; uscì dalla sua stanza e si diresse verso quella di Hermione per farglielo riavere e magari raccontarle della stampella di Lavanda, riprendere l’argomento e ragionarci su  e fece per bussare, ma sentì la voce della ragazza provenire dalla camera dei genitori e si fermò. Discutevano. Non erano arrabbiati; preoccupati, piuttosto, per qualcosa che lei si rifiutava di fare. Senza volerlo sentì tutto.
<<Quello che mi state chiedendo non ha senso, credetemi. Se voi non accetterete il programma di protezione, allora non lo farò nemmeno io…Domani ripartirò e tornerò a scuola, come deciso>>. La voce di Jean la incalzò, esasperata.
<<E’ una follia, tesoro! Non puoi lasciarci con questa paura!>>
<<In verità posso, mamma! Voi lo state facendo con me!>> ribatté Hermione, con lo stesso tono. Un lampo illuminò il corridoio. La finestra in fondo era rimasta aperta.<<Dovrei stare tranquilla, nascosta chissà dove, ad aspettare che eludano la sorveglianza degli Auror e trovino te e papà? E a quel punto vi useranno per arrivare comunque a me! >>. Ci fu una pausa di silenzio grave, apostrofata da un tuono più vicino, poi Hermione riprese. <<Questa, è una follia…e non la metterò in pratica>>
<<Quindi disobbedirai ai tuoi genitori?>> . Scott non riuscì a essere duro, mentre lo diceva.
<<Non avete mai dovuto impormi le vostre regole, papà,perché non ce n’è mai stato bisogno e lo sai…non cercare di farlo ora, tra l’altro con un ordine irragionevole>>. Scott Granger sospirò.
<<Se questa è la tua ultima parola…>> sussurrò.
<<Lo è>>disse lei, fiocamente. Poco dopo si udì un fruscio di tessuti che si sfregavano, e Harry immaginò i tre membri della famiglia Granger stretti in un abbraccio, mentre la voce di Jean mormorava: <<Cerca di stare attenta…>>. Poco dopo Hermione diede loro la buona notte e venne fuori dalla stanza, chiudendo piano la porta. Voltandosi si trovò di fronte a Harry. Un altro lampo irradiò l’andito, investendoli. Si guardarono qualche secondo e bastò a farle capire che lui aveva sentito. Lei si appoggiò stancamente al muro, incrociando le braccia sulla vita.
<<Tu pensi che io debba obbedire e entrare in clandestinità senza loro?>>chiese, con un filo di voce.
<<Sei maggiorenne. Io credo che tu sia abbastanza grande da decidere per te stessa cosa è meglio>> rispose Harry, con imparzialità,<<ma immagino che non sia facile accettare questa situazione, per loro che sono Babbani >>
<<Avrebbero dovuto pensarci molto tempo fa, allora >> replicò, con sarcasmo, scostandosi dal muro per andare nella sua stanza, <<quando potevano ancora scegliere se allevarmi come strega o come Babbana>>. Lui la seguì. << Anche se dubito che dal Ministero gli abbiano spiegato cosa comportasse davvero essere una Mezzosangue…>>
<<Detesto quando lo dici>> borbottò il ragazzo.
<<Oh, andiamo, Harry!>> esclamò stizzita, <<non scandalizziamoci, è il termine giusto per definirmi, in questo momento! Sarà anche difficile per i miei genitori, ma tu puoi immaginare cosa sia per me? Sentirsi continuamente divisa a metà, con un piede in un mondo, e uno nell’altro, e non riuscire a farsi accettare completamente da nessuno dei due? E’ una salita continua, un eterna lotta, e ti senti fuori posto,sempre, e…io sono stanca. Vivo in equilibrio sul filo di una lama praticamente da sempre. Cosa ho ottenuto? Che chi mi frequenta corre i miei stessi rischi, sia da un lato, che dall’altro>>. Harry aprì la bocca per replicare, ma lei non glielo permise. <<So cosa stai per dirmi: lascia perdere, Harry. La verità è che è tutto sbagliato e questo è quello che mi fa più rabbia! Dovevo esserci io, al posto di Ron e Ginny, e non dirmi che questo pensiero non ti è mai passato per la mente, perché non ci crederei>>. Il tossicchiare  imbarazzato di Harry venne pietosamente coperto da un tuono; aveva ragione: lo aveva pensato, forse più di una volta. Si dimenticò del motivo per cui l’aveva cercata e si infilò involontariamente il Galeone di nuovo in tasca. <<Se non mi nascondo, però, c’è più probabilità che lasceranno in pace i miei…In un certo senso sanno dove sono. Se volessero venire a cercarmi…>>
<<Meglio per loro che non vogliano>>mugugnò Harry.
<<Dai, non parliamone più. Proviamo a dormire, o domani faremo fatica a svegliarci>>.
Era notte fonda, ma in pochi dormivano. Il temporale era arrivato, li teneva svegli con i suoi lampi abbaglianti e il rombo dei tuoni sembrava scuotere sinistramente la casa. Pioveva così forte che il suono assomigliava a quello di una enorme cascata. Harry sentì la porta della camera di Hermione cigolare e richiudersi, poi dei passi felpati lungo il corridoio, passarono davanti alla porta della sua stanza e la oltrepassarono per scendere le scale. Dal soggiorno arrivarono suoni di tazze e cucchiaini, intercalati dal fragore dei fulmini molto vicini. Harry scostò le coperte, infilò le pantofole ai piedi, inforcò gli occhiali e scese in soggiorno facendo le scale al buio, affacciandosi alla porta per assicurarsi che Hermione stesse bene.
La trovò rannicchiata sul divano, una tazza da tè tra le mani a coppa, mentre guardava la tv che rifletteva una luce azzurrina su di lei. Era una cosa talmente tanto Babbana che se non fosse stato per le sue sembianze avrebbe avuto dubbi che si trattasse di Hermione. Le immagini sullo schermo mostravano dei bambini su un piccolo palco. Lo sfondo rappresentava una specie di castello medievale, alcuni bambini indossavano costumi da soldatini, le bambine erano vestite da damigelle. Harry bussò ed Hermione sussultò piano, versandosi un po’ di tè sui pantaloni del pigiama.
<<Anche tu sveglio?>> sussurrò lei, asciugandosi con un noncurante tocco di bacchetta. Grattastinchi, sdraiato sulla spalliera del divano, sollevò il testone e prese a fare le fusa.
<<Difficile dormire con questo temporale>> rispose avvicinandosi e sedendosi. <<Ma non è pericoloso lasciare gli elettrodomestici in funzione quando i fulmini sono così vicini…? Mia zia Petunia me li faceva sempre staccare dalla corrente>>. Manco a farlo apposta un lampo illuminò a giorno la cucina e il rombo attraversò le pareti come se il fulmine fosse entrato in casa.
<<Si,è molto pericoloso>> convenne Hermione, che aveva sussultato di nuovo, <<infatti io il televisore non l’ho collegato, come puoi vedere>>. Harry si piegò e sbirciò dietro l’elettrodomestico: la spina era per terra. Hermione ridacchiò della sua espressione perplessa. << L’estate scorsa il padre di Ron si è divertito ad installare un dispositivo magico all’interno di quasi ogni nostro elettrodomestico. In questo modo non solo ci ha permesso di utilizzare gli apparecchi elettrici quando la corrente mancava, ma abbiamo anche risparmiato un po’ sulle bollette e, credimi, è stato un grosso aiuto per i miei genitori>>
<<Forte>> esclamò Harry, sorridendo, immaginandosi la faccia del Signor Weasley mentre, estasiato, apriva l’aspirapolvere dei Granger e ci frugava dentro. <<Quando l’ha fatto col televisore c’è stato da sganasciarsi dalle risate, Harry, dovevi vederlo…Ha afferrato un aggeggio dall’interno dell’apparecchio, dopo che lo ha smontato e tutto contento ha esclamato: ‘Santo cielo, Molly, guarda! Sto tenendo tra le mani untubo catartico!’>> disse, imitando la voce del signor Weasley. Harry scoppiò a ridere.<< Solo che so farli funzionare solo io, così. Mamma e papà li possono usare solo col vecchio metodo>>. La sua voce venne coperta da un altro tuono.
<<E quando li ha rimontati funzionavano ancora?>> ironizzò Harry.
<<Non al primo colpo>> puntualizzò Hermione, sollevando gli occhi al cielo.
<<Cosa stai guardando?>> chiese Harry, sistemandosi più comodamente sul divano.
<<La registrazione di una mia vecchia recita scolastica. Io e i miei compagni avevamo nove, dieci anni, credo. Buffi, no?>>. Con un movimento  della bacchetta richiamò a sé un’ altra tazza di tè e la porse a Harry.
<<Grazie. Ma tu quale sei?>>. Tra tutte quelle bambine infiocchettate, pettinate come reginette e impostate come ballerine di danza classica non riconosceva nessuna che assomigliasse lontanamente a Hermione.
<<Non sono ancora entrata in scena. Indovina che parte avevo?>>
<<La principessa prigioniera nel castello?>> azzardò. Era un ruolo che ora le sarebbe calzato a pennello, pensò. Con tutto quello che stava succedendo probabilmente la sensazione di essere prigioniera doveva languire continuamente, eppure non  se ne lamentava. Forse perché suo malgrado aveva ancora la compagnia di Harry, a  confortarla. O forse perché non era mai stata una persona abituata a lamentarsi troppo dei propri guai. Questo doveva ammetterlo.
 <<Non proprio. Guarda>>. Una piccoletta vestita con un funereo abito nero drappeggiato e un cappello a punta dello stesso macabro colore entrò in scena camminando gobba come una vecchia, brandendo una grossa bacchetta di plastica dorata. Le avevano pasticciato il visetto con un trucco pesante, per darle un aspetto ancora più cattivo. I suoi denti piuttosto grandini  davano un tocco buffo a tutto l’insieme. Sia Harry che Hermione iniziarono a ridere.
<<La strega…non ci credo…>>. Harry si tenne la pancia, faticando a fermarsi. Ogni volta che provava a tornare un po’ serio riniziava lei e lo contagiava. Risero fino alle lacrime, finché la recita divenne noiosa. <<Ti piaceva, andare alla scuola Babbana?>> domandò allora.
<<Oh, si...anche se era decisamente un altro mondo>>
<<Non ti è dispiaciuto cambiare e lasciare i tuoi amici?>>
<<Harry, quando mi hai conosciuta ti sono sembrata una persona socievole e con tanti amici?>>. Lei lo guardò incredula, conoscendo la risposta che lui non le diede. Fece una smorfia e tornò a guardare sullo schermo dell’apparecchio televisivo. <<Ero troppo occupata a nascondere la mia vera natura, per dedicarmi alle amicizie. Credo che l’unico momento in cui potei essere me stessa, in parte, sia stato proprio in questa recita . Immagino che non sia stata una passeggiata nemmeno per te>>
<<No, infatti. Arrivare a Hogwarts fu una liberazione, da quel punto di vista>> confessò.
<<Non posso dire la stessa cosa, purtroppo. Almeno, non del tutto>>. Harry non commentò ulteriormente, fiutando di nuovo nell’aria il discorso che riguardava l’essere una Nata Babbana e che non voleva ritirare fuori, rischiando di rovinare quell’ennesimo momento di confidenze che c’era stato. Allora si attennero a sorseggiare il tè, ridendo ogni tanto per le espressioni buffe o gli errori dei bambini. Stettero per lo più in silenzio. Sul finale, il cavaliere che salvava la principessa della storia, rompeva la bacchetta magica alla strega cattiva e la trafiggeva con la spada.  La piccola Hermione recitò così bene la parte che il pubblico si zittì a osservarla contorcersi e cadere  di schiena sul palco, a mimare la morte. Il cappello nero le cadde dalla testa, scoprendo i suoi capelli arruffati e crespi.
<<La strega è morta! La strega è morta!>> urlarono le damigelle e i soldati, applaudendo. Il volto della bambina restò impassibile,  gli occhi chiusi, le labbra piegate in un’espressione triste che provocò un brivido sul collo di Harry e gli fece avvertire fastidio. Si voltò verso l’Hermione adulta, che si era assopita con la testa sul pelo rosso di Grattastinchi, e provò una remota inconscia paura, nel vederle sul viso la stessa identica espressione.
<<Hermione>> sussurrò, puntando la bacchetta contro lo schermo del televisore e spegnendolo. Contemporaneamente accese la punta della bacchetta. <<Hermione, andiamo a dormire>>
<<E’ finito, il temporale?>> mugolò lei, stiracchiandosi. Harry non se n’era nemmeno accorto. I bagliori dei lampi non si vedevano più, il cielo sembrava aver placcato la sua ira. Si udiva solo il gocciolare lento e regolare dell’acqua rimasta sulle grondaie e sui tetti delle case.
<<Si, finito>>. Senza altre parole fecero le scale svogliatamente, in punta di piedi, per non svegliare gli altri abitanti della casa e si diressero alle loro stanze. (Fine del 26° capitolo)

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Vampirella magica
« Risposta #232 il: 29 Aprile 2010, 04:07:36 pm »

Bene, molto interressante, complimenti...
E andrò a rileggermi quelle 6 righe... non mi ricordo tutti i libri a memoria, per quante volte abbia letto quelli di HP...
Aspetto la prossima FF e anche quella con Maghetto....
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« Risposta #233 il: 29 Aprile 2010, 04:14:57 pm »

Cap. 27
L’attacco al treno
“Proteggi mia
figlia”
La stazione di King Cross era gremita di Babbani che si recavano a lavoro, o tornavano, o partivano per le vacanze, per passare il Capodanno da un’altra parte che non fosse la piovosa città londinese. Scott Granger aveva salutato Harry e abbracciato la figlia quella mattina presto, prima di uscire per andare allo studio dentistico. Poche parole, molti sguardi che facevano intendere tante cose non dette. Harry avrebbe giurato di averlo visto asciugarsi gli occhi, mentre chiudeva la porta di casa. Hermione finì la sua colazione in silenzio e tornò in camera a prepararsi. Alle  dieci erano già in stazione ad aspettare l’Espresso per Hogwarts che li avrebbe riportati ai loro doveri. Jean Granger si era presa qualche ora per accompagnarli, e ora si guardava attorno, osservando i pochi maghi e streghe che si aggiravano sul binario Nove e Tre Quarti. I Senza Bacchetta dovevano già essere dentro, perché non c’erano altri Auror in giro.
<<Sarà meglio che tu vada, mamma>> le disse Hermione, con dolcezza, tenendole la mano, come se fosse stata lei la madre e Jean la bambina. Harry sentiva l’angoscia che la donna provava per la partenza della figlia come  se fosse una cosa visibile agli occhi. Anche Hermione, era certo, se n’era resa conto. <<Non è il caso che tu resti a guardare il treno che si allontana. Va’ da papà, ti manderò un gufo appena arriviamo>>
<<Certo che lo farai, guai a te se ti dimentichi>> rispose la mamma, sistemandole il colletto del cappotto, senza guardarla negli occhi. Forse cercava di nasconderle i suoi sentimenti. Lei non insistette. Harry tossicchiò.
<<Io…vado a prendere posto, Hermione>> disse, tanto per trovare una scusa e lasciarle sole, ma Hermione rovinò il suo piano.
<<Non essere sciocco, Harry, il treno è vuoto. Non c’è bisogno di  occupare la cabina>> gli ricordò, dando uno sguardo al suo Orologico e controllando Grattastinchi nella portantina. <<Piuttosto bada un momento a Grattastinchi, vado a prendere dei croccantini da quella bancarella là in fondo, ho dimenticato di portarmene un po’ da dargli durante il viaggio>>. Poggiò la portantina ai suoi piedi e si frugò le tasche. <<Accidenti, ho solo denaro Babbano, dovrò…>>
<<Tieni>>incalzò Harry, mettendole davanti il Galeone che Lavanda le aveva restituito. Lo aveva tenuto pronto in mano, sperando che la premonizione della sera prima su quella moneta fosse falsa e che quindi non ci fosse nulla di vero nemmeno nelle altre cose sentite al Luna Park. <<E’ tuo, Lavanda non lo ha voluto>>. Lei lo guardò stupita, poi lo prese e si allontanò con passi svelti, dando ancora un’occhiata all’Orologico, come se temesse di far tardi.
<<Harry>> mormorò la signora Granger, con tono teso. Lui si vide prendere entrambe le mani e la stretta della donna gli trasmise tutta la sua paura. <<Io non vorrei caricarti di qualcosa di troppo gravoso…ma tu…sei suo amico, so che le vuoi davvero bene. Io e Scott ci fidiamo di te>> disse, e i suoi occhi castani lo fissarono con timoroso e tenero rispetto, diversi da quelli di una madre; non era lo sguardo che aveva sempre conosciuto sul viso della signora Weasley e che ricordava con vaghezza su quello della sua vera madre, c’era una sfumatura particolare che assomigliava più alla remissione con cui si guarda qualcuno di potente, di forte. <<Per favore, Harry…proteggi mia figlia, se puoi>>. Lo disse in un sussurrò tremulo. Harry non si sentì in imbarazzo, come forse avrebbe fatto qualche anno prima. Restituì la stretta alle mani fredde di Jean e annuì.
<<Il Ministero farà il possibile, signora Granger, lei e suo marito non dovete temere…>>
<<Non mi fido del Ministero>> replicò la donna, senza lasciarlo finire. <<Kingsley è una brava persona, tanto disponibile, ma ha troppe cose a cui pensare e le leggi non sono tutte a  nostro favore; lui non può fare molto, per questo>>. Il ragazzo non capì a cosa si riferisse di preciso, ma non ebbe il tempo di  contestare o chiedere spiegazioni. <<Non sto chiedendo aiuto all’Auror che sei…Sto chiedendo aiuto a te, a Harry Potter, alla persona che l’ha scelta come amica, e che l’ha già protetta in passato>>.
 Harry guardò verso la bancarella, sulla quale Hermione era curva, a riempire con uno sventolio di bacchetta  un sacchetto di croccantini per gatti. L’aveva protetta davvero? Non era stato più un metterla in continuo pericolo mortale? Quando Voldemort era in vita e dava la caccia a Harry, non era stato forse rischioso essere suoi amici? Sia Ron che lei erano stati molto vicini al perdere le loro vite per il semplice motivo di essergli amico. La voce di Jean lo richiamò al presente. <<Harry?>>. Lui riaffiorò dai suoi pensieri.
<<Io le giuro che farò tutto ciò che è in mio potere, per far sì che non le accada nulla>> disse allora, <<e non le sto parlando da Auror>>. Jean sorrise incerta.
<<Grazie>> mormorò poi, con intensità. I passi di Hermione  scricchiolarono sul cemento della passerella.
<<Ecco, ora possiamo salire>> disse, chiudendo con un nodo la bustina di plastica con il cibo per gatti e  aprendo la borsa per infilarcela dentro.
<<Arrivederci, signora Granger>> salutò Harry. Come era capitato il giorno che erano arrivati a Londra, la donna lo tirò a sé e lo strinse. Lui si lasciò abbracciare, meno sorpreso della prima volta e ricambiò.
<<Abbi cura di te, caro…E grazie per la piacevole compagnia che ci hai regalato con la tua presenza. Sarai sempre il ben venuto, a casa nostra!>>
<<Grazie a voi per la vostra ospitalità>>. Si chinò, prese Grattastinchi e si scostò per permettere a Hermione di salutare la madre. Un singhiozzo sommesso annunciò che Jean non era riuscita a contenere la sua tristezza. Harry si allontanò, facendo qualche passo verso il treno che stava azionando i motori.
<<Dai, mamma…>> sentì sussurrare, a Hermione, che provava a consolarla. <<Che ne dici, se ci vediamo per Pasqua?>>
<<Si! Venite tutt’e due?>>
<<Se Ron e Ginny saranno tornati, verremo tutti e quattro!>>. Finalmente la signora Granger sorrise di nuovo e si staccò dalla figlia. Li guardò salire sul treno e aspettò che si affacciassero al finestrino. Un fischio acuto riempì l’aria, seguito da uno sbuffo di fumo grigio che uscì dal comignolo sopra la locomotiva. Le teste di Harry e Hermione fecero capolino proprio quando il treno iniziava a muoversi con pigrizia sul binario. Hermione allungò un braccio e lo agitò verso la mamma, che lo seguiva con passi sempre più svelti. Harry imitò l’amica. Quando non poté più seguirlo perché aveva guadagnato velocità, Jean si fermò. Divenne più piccola man mano che si allontanavano, finché la sua esile figura non scomparve dietro la prima curva. Harry tirò dentro la testa; Hermione rimase affacciata, a fissare il niente con aria stolida.
<< Vado a…Ehm. Cerco gli altri Auror, torno subito>> disse.
<<Si>> rispose lei, atona, con la stessa espressione. Quando Harry tornò fu grato di  non trovarla a piangere; si era seduta al suo posto con  l’agenda che le aveva visto compilare il giorno prima tra le mani e il libro delle Fiabe di Beda il Bardo sul grembo.Di fianco, teneva aperto il libro di Rune Antiche. Il finestrino era chiuso, Grattastinchi le sonnecchiava vicino.
<<Trovati, gli Auror?>> chiese, appuntando qualcosa sull’agenda dopo aver leggiucchiato sul libro.
<<Si. Son gli stessi: Barney, e quel simpaticone di Alan>> spiegò, con molta ironia. << Sono quattro carrozze più avanti della nostra, e a quanto pare siamo davvero molto pochi, su questo treno. Le carrozze posteriori sono completamente vuote >>
<<Meglio così, no?>> fece Hermione, voltando pagina del libro di fiabe.
<<Che cosa stai facendo?>> le chiese Harry, sedendosi davanti a lei, notando che continuava ad appuntare promemoria sull’agenda dopo fugaci sguardi alle pagine del libro che Albus Silente le aveva lasciato in eredità.
<<Provo a tradurre le fiabe così come sono state scritte dall’autore>> rispose, stringendosi nelle spalle, senza troppa convinzione. <<Detesto le versioni riviste che si trovano in giro nei negozi. Quando avrò dei bambini leggerò loro le parole testuali di Beda>>. Harry sorrise. La sua risoluzione gli era sempre piaciuta.
Il viaggio fu tranquillo fino a sera. Chiacchierarono di vari argomenti. Dopo pranzo Hermione tirò fuori il libro di George, scritto in memoria di Fred e lesse a voce alta molte pagine, ridendo di cuore con Harry delle battute divertenti del loro amico scomparso. Quando furono stanchi dormicchiarono un po’, e al risveglio Harry si trovò Grattastinchi steso sulla pancia che lo fissava sornione. La padrona aveva ripreso a leggere in silenzio.
Lui si tirò su, spostando il gatto rosso e si raddrizzò gli occhiali.
<<Siamo quasi arrivati?>> chiese, con la voce un po’ rauca.
<<Manca poco>> rispose Hermione. <<Si vede, che ci stiamo avvicinando a Hogsmeade, guarda come nevica>>. Harry appiccicò il naso al finestrino e il suo respiro lo appannò. Pulì il vetro con la mano e trattenne il fiato.
Guardò la neve vorticare in una spirale bianca infinita. S’ immaginò di vedere, tra i fiocchi, in lontananza, le ali immacolate della sua civetta. Edvige amava volare tra le bufere, e non le temeva. Si chiese se la fitta al cuore che sentì all’improvviso era ancora il dolore per la sua perdita o qualcosa di diverso. Assomigliava ad una sensazione che aveva già conosciuto, e che odiava. Si voltò verso Hermione, che continuava a leggere, immersa nel suo libro di Primo Soccorso e Rianimagia , e anche Grattastinchi sembrava molto tranquillo. Forse era solo suggestione. L’Espresso per Hogwarts stava rallentando per fermarsi. Tra poco sarebbero scesi, lasciandosi alle spalle le vacanze e avrebbero dovuto lavorare duramente. Chissà quando avrebbero potuto rivedere Ginny e Ron… sfiorò la figurina che aveva tra le dita con il pollice, aspettando notizie. Si alzò, cominciando a rimettersi il cappotto. Grattastinchi si stirò, sul sedile dello scompartimento, e Hermione chiuse il libro di scatto, sbadigliando pigramente.  In quel momento si udì uno schianto, che fece sussultare i due amici. Si guardarono con apprensione e si affacciarono contemporaneamente al corridoio esterno.
<<Che cosa è stato?>> bisbigliò Hermione. Il treno si fermò alla stazione e dai finestrini potevano vedere solo il buio, misto al candore della neve che continuava a mulinare.
<<Gli altri Auror stanno di guardia ai vagoni, non credo ci sia qualcosa di cui preoccuparsi>> rispose Harry, ma mentre finiva di pronunciare la frase altri schianti fecero tremare i vagoni, compreso quello in cui si trovavano loro. sfilarono le bacchette quasi nello stesso momento. (to be continued)
« Ultima modifica: 29 Aprile 2010, 08:13:45 pm da Fairy » Loggato



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« Risposta #234 il: 29 Aprile 2010, 04:44:07 pm »

Cavoli! E ora che succede? Non vedo l'ora di scoprirlo....
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« Risposta #235 il: 30 Aprile 2010, 06:34:44 pm »

(Seguito del 27° capitolo)
<<Andiamo a controllare >>. Si diressero verso la coda del treno, dalla quale sembravano giungere voci concitate. Eppure i Senza Bacchetta erano nei primi vagoni attaccati alla locomotiva, e così gli altri pochi studenti sul treno. Harry era dell’idea che qualche studente avesse eluso la sorveglianza degli Auror e fosse sgattaiolato nei vagoni di coda, incoscientemente.
Superarono velocemente quattro vagoni vuoti e ne aprirono un quinto, sentendo gli scoppi e il vociare molto più vicini. Si fermarono ad ascoltare,  e aspettarono in silenzio, cercando di capire a chi appartenessero le voci. Harry puntò la bacchetta innanzi a sé e sussurrò in maniera quasi impercettibile “Homenum Revelio”. C’erano quattro persone, dietro quella  porta. Si aprì di scatto e i due trattennero il fiato, trovandosi davanti ad un uomo incappucciato e mascherato che puntava loro contro la sua bacchetta. Prima che lo Schiantesimo del Mago Oscuro potesse colpirli, entrambi avevano urlato un Incantesimo di Protezione, generando uno scudo abbastanza grande da respingerlo.
<<Maghi Oscuri!>> urlò Harry, retrocedendo. <<Corri, Hermione! >>. Iniziarono a ripercorrere all’indietro tutti i vagoni, voltandosi di tanto in tanto solo per lanciare qualche incantesimo.
<<Eccoli!Non lasciamoceli scappare!>> gridarono, altri, dietro loro. Dovevano raggiungere la cabina degli Auror e avvisarli. Harry afferrò di volata una mano di Hermione e senza preavviso si Smaterializzò, ricomparendo con lei davanti ai due Auror.
<<Maghi Oscuri! Stanno arrivando!>> urlò, nel tentativo di metterli in guardia. I due uomini lo guardarono  come se non fosse loro chiara la situazione. <<Sono sul treno! Dobbiamo avvisare gli studenti!>> insistette, con impazienza, uscendo dalla cabina per dirigersi verso le altre.  Alan e Barney capirono e lo seguirono. Alan si mise davanti alla porta che avrebbe portato i Mangiamorte verso i vagoni con gli studenti, e cominciò a formulare Incantesimi di Ostacolo per ritardarne l’arrivo.
<<Andate, vi copro le spalle!>> disse. Barney, Harry ed Hermione  presero ad aprire tutti gli scompartimenti e a radunare tutti gli studenti nei  primi tre vagoni attaccati alla locomotiva. Fu facile con i tredici ragazzi di Corvonero, le sette bambine di Tassorosso, i dieci di Grifondoro, scortati  da Barney nel vagone stabilito; poi giunsero ad una cabina in cui stavano preparandosi a scendere Draco Malfoy, Blaise Zabini, Yan Shine, Pansy Parkinson e altri due Serpeverde.
<<Dovete trasferirvi nel primo vagone, subito>> ripeté con autorità, Hermione, senza pensarci. Dopo il primo momento di disorientamento, Blaise  e Yan fecero per seguire Harry, guardandolo interrogativi, mentre gli altri non si mossero.
<<Siamo arrivati, dovremmo scendere, credo, no?>> chiese Malfoy, afferrando una grossa valigia.
<<Non c’è tempo per spiegare, andiamo!>> ribatté Harry, tirando Zabini per una manica. Lui, Yan più i due Serpeverde   minorenni, obbedirono senza discutere oltre, ed Harry entrò nello scompartimento successivo nel quale  trovò Goyle  e Nott con altri quattro ragazzi.
<<Non mi lascio comandare dai Mezzosangue. Tanto meno da te, Granger>> sibilò Pansy. Harry la sentì, e vide gli occhi di Hermione stringersi, le sue labbra pronte a ribattere, ma prima che ci riuscisse l’aria esplose in un boato, e lui venne  scaraventato a terra, assieme  a Goyle e ad altre due ragazze. Le loro valigie si erano aperte ed erano stati sepolti da libri ed indumenti. Harry si alzò velocemente, scansando gli oggetti e incitando gli altri per fare lo stesso, mentre cercava Hermione con lo sguardo. Si rincuorò quando tra le urla degli studenti, la sentì pronunciare un Sortilegio Scudo dalla cabina in cui erano rimasti Pansy e Draco.
<<Lasciate le vostre cose e andate a nascondervi!>> urlò Harry, alle ragazzine che cercavano di raccogliere  i loro affetti. Barney uscì ad aiutarli e gli spintonò, fin che non furono al sicuro. Poi chiuse la porta scorrevole che separava il vagone in cui lui si trovava e la sigillò con un incantesimo. Con un secondo incantesimo creò uno scudo protettivo e con un terzo spezzò in due il gancio che li teneva assieme.
<<Vagoni Locomotor!!>> esclamò Barney, con la bacchetta puntata contro le ruote del vagone davanti a sé. Questo prese ad allontanarsi, assieme alla locomotiva e ai restanti vagoni con dentro gli studenti, che guardavano dal vetro della porta, con occhi preoccupati.
<<Aspetta!Ci sono altri studenti, qua!>> urlò Harry, inutilmente. Barney si voltò, in tempo per vedere la bacchetta di un Mago puntata contro Harry.
<<Protego!!>>, gridò, lanciandosi davanti a lui.
<<Parkinson, tira fuori la tua bacchetta, dobbiamo difenderci!>> urlò Hermione, in quel momento, mentre Harry e Barney rispondevano al fuoco avversario con una serie di Schiantesimi. Draco e Pansy, accovacciati per terra tra i sedili, sembravano finalmente spaventati e la Serpeverde levò la sua bacchetta, puntandola innanzi a sé con mano tremante. Hermione stava davanti a loro, di spalle, il respiro corto per l’adrenalina. Si girò a guardarli e incrociò lo sguardo teso di Malfoy. Ne ebbe quasi compassione. Essere un Senza Bacchetta lo rendeva vulnerabile e indifeso, come un bambino. Se non fosse stato l’idiota che era, pensò, forse gli avrebbe sorriso per fargli coraggio.
<<Bombarda Maxima!!>> strillò il Mago Oscuro. Un’altra esplosione fece sussultare il vagone, e per un attimo furono tutti storditi dalla polvere e dai detriti che esplosero in aria.<<Conjunctivitus!!>> strillò ancora, colpendo Barney in pieno viso. L’Auror gridò e cadde all’indietro, tenendosi gli occhi.
<<Dannazione!>> imprecò Harry, sdraiato   a pancia a terra. Si sollevò e si buttò dentro lo scompartimento nel quale aveva trovato Goyle e gli ultimi studenti messi in salvo. Il fianco dei due vagoni era stato squarciato dalla fattura del mago oscuro, che avanzò fino ad arrivare alla porta della cabina in cui Hermione, Draco e Pansy si erano rifugiati. Puntò la sua bacchetta con aria di trionfo.
<<Stupe…>>
<<Expelliarmus!>> ruggì Hermione, disarmandolo con maestria. Harry si sporse il tanto per tirare fuori la bacchetta e mirare contro l’uomo incappucciato.
<<Petrificus Totalus!>>. Lo sussurrò, e centrò il petto del Mangiamorte, che si irrigidì all’istante. Vide Hermione uscire dalla cabina e far cenno ai due Serpeverde di fare altrettanto. Erano visibilmente terrorizzati.
<<Andate in fondo e saltate giù dal treno>> suggerì la ragazza, indicando lo squarcio nel vagone.<<E correte, fino alle carrozze!Avvisate i professori!>>
<<E se ce ne fossero anche là fuori?>> sussurrò Pansy, contrariata. L’idea di restare sola, protetta solo dalla sua inesperienza, la spaventava.
<<L’anno passato, il caro professor Amycus Carrow non vi ha insegnato a difendervi, dannazione? Sei una strega o cosa?>> esclamò sarcastica, con gli occhi dilatati. Draco abbassò gli occhi, e la Parkinson fece una smorfia carica di odio.
<<Hermione, aiuta Barney ad alzarsi e vai con loro; vi coprirò la fuga>> bisbigliò Harry, tirandoli per i mantelli della divisa, per farli muovere. Era certo che gli altri maghi oscuri stessero arrivando. Di Alan, non avevano più nessuna notizia.
<<Harry, no…>> replicò lei, con apprensione. Non voleva lasciarlo solo.
<<Fa come ti dico. Loro sono solo di intralcio, finiranno per farsi ammazzare>>. La fissò e poi le sorrise. <<Dai, so badare a me stesso. Vai>>. Le mise una mano sulla spalla. Hermione finalmente annuì e lui la aiutò a mettere in piedi l’Auror colpito dall’incantesimo, che lo aveva reso temporaneamente cieco. Li guardò saltare giù dal treno, e avanzare lentamente, perché Barney non poteva correre. Se avessero raggiunto le carrozze tirate dai Thestral, sarebbero stati salvi. Lui si appiattì contro il vetro della cabina, aspettando. Hermione si voltava di tanto in tanto, a guardarlo. Harry vide i quattro rimpicciolire all’orizzonte, dei punti neri tra la neve, solcata solo dai segni lasciati dalla locomotiva. Poi il cuore gli si fermò.  Sentì la fitta di prima aumentare, un freddo che non aveva niente a che vedere con la neve,l’angoscia montargli dentro e rivoltargli lo stomaco; e li vide: Assieme alla neve, cominciarono a mulinare, pericolosamente vicini, i manti neri di sei esseri che lui temeva più dei Maghi Oscuri: Dissennatori. (To be continued)
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« Risposta #236 il: 01 Maggio 2010, 12:05:31 am »

Continui ad essere bravissima nell'amalgamare momenti tranquilli e momenti angoscianti ghh
Dovresti fare la scrittrice 15
Comunque, come stai? Sembra che ti senta meglio :-)
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« Risposta #237 il: 01 Maggio 2010, 10:17:21 am »

Continui ad essere bravissima nell'amalgamare momenti tranquilli e momenti angoscianti ghh
Dovresti fare la scrittrice 15
Comunque, come stai? Sembra che ti senta meglio :-)
Grazie, King, spero proprio di riuscire a darvi sempre questa imrpessione: calma e agitazione che si alternano continuamente... :-) Ti ringrazio anche per il tuo interessamento al mio stato..be', diciamo che dire che sto' meglio é un eufemismo, ma Dio ci ha dato una grande cosa, che si chiama istinto di sopravivenza. La nostra natura, se non siamo completamente fuori di testa e non compiamo quindi gesti inconsulti, ci spinge a fare di tutto per tenerci per lo meno in vita. Quindi per ora mi lascio guidare da questo, poi si vedrà. Ho cercato di riprendere a fare le cose che ho sempre fatto. Di certo non bastano, ma aiutano a non pensare.
(Seguito del 27° capitolo)
Calarono con leggerezza sulle teste dei quattro e sentì chiaramente le loro grida. Ma prima che potesse saltare giù dal treno e raggiungerli per aiutarli, un altro Mago fece la sua comparsa, spingendo quello immobilizzato e facendolo cadere a faccia a terra.
<<Avada…>>
<<Diffindo!>> urlò Harry, più veloce, procurando un taglio alla mano dell’uomo, che gridò rabbioso.
<<Expecto Patronum!>>. La voce di Hermione gli giunse lontana, in un’eco. Era spaventata. Si pentì di averla mandata là fuori.
<<Redu…>>
<<Protego!>>. Si girò giusto un secondo, e con la coda dell’occhio distinse il balugino della lontra d’argento schizzare fuori dalla bacchetta di Hermione.
<<Crucio!>>. Harry si chinò, schivando la Maledizione per un soffio. Doveva mettere fine a quel duello e correre da lei.
<<Inne….!>>. Harry si scansò di nuovo.
<<Levicorpus!>> gridò, con forza. Il corpo del Mago si sollevò in aria e batté violentemente al tetto del vagone, per poi ricadere, privo di sensi. Ne approfittò e si girò di nuovo verso l’esterno. La lontra di Hermione danzava elegante attorno ai quattro, che si stringevano l’uno contro l’altro, mentre i Dissennatori si tenevano a debita distanza. Stava reggendo. Buttò uno sguardo verso l’interno, e non vedendo arrivare nessuno decise di saltare giù per raggiungerli. Puntò la bacchetta verso le tremende creature, pronto a chiamare il suo Patrono a dare man forte all’altro, ma si sorprese nel vedere che la luce della lontra di Hermione aumentava  a dismisura. Ci fu un lampo accecante e i Dissennatori si dileguarono con paurose urla, sparendo nel buio. Hermione abbassò la bacchetta e il suo patrono sparì. Harry sorrise, piacevolmente stupito. Udì alle sue spalle un tonfo sordo e si voltò, pronto a proteggersi. Alan era appena sceso dal treno, e barcollava. Abbassò il suo legno e andò a soccorrerlo.
<<Sei ferito?>> chiese, porgendogli una spalla, sulla quale l’Auror si appoggiò stancamente.
<<Ho un brutto taglio al polpaccio, ma sto bene>>  spiegò. Dietro di lui, sdraiati su delle assi di legno che fluttuavano a mezz’aria, i quattro Mangiamorte erano stati storditi e legati.
<<Non ci sono altri Mangiamorte?>>
<<A quanto pare no. Ho fatto loro un incantesimo doppio, così avremo il tempo di trasportarli al castello>>. Camminarono fino a raggiungere i ragazzi e l’Auror.
<<Harry, state bene?>> boccheggiò Hermione. Teneva la bacchetta davanti a sé, con la punta illuminata, mentre i due Serpeverde tremavano accanto a lei.
<<Io sì. Lui va’ portato in infermeria>>
<<Le carrozze sono a pochi metri. Andiamo>>. Pansy e Draco si stringevano l’uno all’altra, camminando spediti davanti a loro. Hermione teneva Barney sottobraccio e lo conduceva, guardandosi attorno con circospezione. Draco voltò appena la testa, guardandola con la coda dell’occhio. Lei se ne accorse e sollevò un sopraciglio. Pansy lo tirò e andarono più avanti.
<<E voleva mandarci qua fuori da soli>> la sentì dire, con disprezzo. Non ci badò, non aveva voglia di controbattere alla sua malalingua. Le carrozze tirate dai Thestral comparvero davanti a loro, e i Serpeverde vi salirono quasi correndo, felici di essere salvi. Grattastinchi era accovacciato sotto la carrozza, gli occhi gialli luminosi come lampadine.
<<Bravo, il mio gattone!>> esclamò Hermione, sorridendo sollevata. Aiutò Barney a salire e Harry diede una mano ad Alan. <<Andiamo, Grattastinchi>>. L’animale le saltò in grembo e lei lo strinse, poggiando la guancia sul suo testone peloso. Poi si abbandonò con la testa alla spalliera della carrozza, che finalmente partì. Le assi con i Maghi Oscuri seguirono le carrozze, su ordine di Alan.
<<Un Incanto Patronus perfetto, Hermione, complimenti>> la elogiò Harry. Subito dopo creò una barriera attorno alla carrozza, per paura che  ci fossero altri nemici attorno, pronti ad assalirli.
<<Grazie>> disse, abbozzando un sorrisetto. Malfoy continuava a guardarla di sottecchi.
<<Che cosa volevano?>> balbettò Pansy Parkinson, rivolta ad Alan.
<<Tu non leggi i giornali?>> replicò lui.<< Continuano a dare la caccia ai traditori di Voldemort e possibilmente sterminano i  Babbani e i Mezzosangue che incontrano sul loro cammino>>. Hermione sospirò, scuotendo la testa.
<<Piuttosto imbranati, questi, no?>> commentò Harry.
<<Senza la guida di Voldemort non sono organizzati come un tempo. L’attacco al treno è stato pensato male. Probabilmente hanno agito senza un piano: hanno improvvisato, insomma>>
<<Tu dici?>> domandò Harry, dubbioso. 
La carrozza superò i pilastri di pietra sovrastati da cinghiali alati che contrassegnavano l’ingresso nel territorio della scuola e fuori dal finestrino videro le lanterne, tenute dagli insegnanti di Hogwarts, attorno alla locomotiva coi tre vagoni, che si era fermata davanti al possente portone di quercia. Harry dissolse lo Scudo dalla carrozza e aprì lo sportello, scendendo. I due Serpeverde saltarono giù di volata, senza dire una parola. Pansy iniziò a correre verso gli insegnanti, stringendosi nel mantello, Draco esitò e si voltò verso Hermione, che era appena uscita dall’abitacolo del mezzo e posava per terra il gatto.
<<Grazie>> mormorò, senza guardarla negli occhi. Hermione ed Harry si scambiarono uno sguardo stupito.
<<D-Dovere>>rispose lei, incredula. Il Serpeverde dischiuse ancora le labbra, ma non riuscì ad aggiungere altro e si voltò piano, poi seguì la compagna.  Harry e Hermione restarono imbambolati per un attimo, come se entrambi fossero stati avvisati di aver vinto il primo premio della lotteria annuale Super Galeone d’Oro della Gazzetta del Profeta, senza aver comprato il biglietto. <<Malfoy sta… imparando le buone maniere… incredibile!>> commentò lei, aiutando Barney.
<<La paura gioca brutti scherzi…>> farfugliò Harry, scuotendo la testa.
Pansy e Draco raggiunsero la loro sala comune assieme agli altri Serpeverde che avevano subito l’attacco sul treno. Nessuno era rimasto ferito, ma erano tutti molto scossi. Presero posto sui divanetti e le poltrone e in molti iniziarono a commentare a bassa voce l’episodio appena accaduto. Goyle sembrava in preda alla nausea, ed era madido di sudore freddo. Qualcuno prese a sventolarlo. Pansy, drammatizzando più che poteva, era circondata dalle sue compagne e tremava ancora.
<<…Stavamo per morire! Ci avrebbero uccisi senza pietà!>> diceva, passandosi una mano attorno alla gola.
<<Per fortuna c’erano gli Auror>> disse una ragazzina, con più coraggio.
<<E Harry Potter, con quella sua amica>> le fece eco, un’altra.
<<Si, la Granger. Ci hanno avvisati per tempo>>
<<Per tempo?>> ringhiò Pansy, facendosi paonazza. Attorno a lei tutti tacquero. <<Se ci avessero avvisati per tempo, saremmo scesi dal treno senza correre rischi! Potevamo morire tutti!>>. Draco capì in quel momento che non tremava di paura, ma di rabbia. <<E quel Potter, e la sua amichetta Granger…>> biascicò, a denti stretti, come se li avesse ancora davanti. <<Voi non c’eravate, siamo rimasti solo io e Draco: volevano mandarci da soli fuori dal treno per raggiungere le carrozze, e siamo stati attaccati da sei Dissennatori!>>. Molti trattennero il fiato. Yan Shine aggrottò la fronte.
<<Come li avete evitati?>> chiese. Pansy storse la bocca.
<<Potter ha costretto la Granger a venire con noi e lei sa fare un Incanto Patronus>>. Qualcuno fischiò, sorpreso, altri dissero “però…”. Lei non ne fu contenta. <<Non avete sentito, quello che ho detto? Voleva farci scendere dal treno soli! Avrebbero potuto Dissennarci!>>
<<Non è successo, e lei non poteva sapere che i Dissennatori erano là fuori ad aspettarci>> intervenne Draco, con voce annoiata. Detestava la teatralità con la quale la compagna stava raccontando la vicenda.  La Serpeverde strabuzzò gli occhi, indignata.
<<Non è successo perché io ho insistito! Non volevo scendere dal treno!>> esclamò, inalberandosi.
<<Non è successo perché lei sa usare bene la sua bacchetta, Pansy>> la rimbeccò, alzandosi dalla poltrona sulla quale era seduto e andandole vicino. <<E, come giustamente lei ti ha fatto notare, tu no>>. Il silenzio sembrava irreale. Qualcuno osò ridacchiare, ma lo sguardo dardeggiante di Pansy spense la risatina sul nascere.
<<Tu la stai difendendo?>> sibilò, mettendosi in piedi davanti a lui. <<Osi mettermi a confronto con quella piccola sudicia Mezzosangue?>>. Le narici le si dilatavano a ritmo regolare, ricordandogli quelle di un cavallo.
<<Dico solo che la Casa di Serpeverde è caduta davvero in basso e gli elementi che ne fanno parte tendono a coprirsi di ridicolo sempre più spesso, davanti agli occhi degli altri studenti>> rispose, con tranquillità. <<Mi ci metto in mezzo, ovviamente. Ma preferisco di gran lunga essere un Senza Bacchetta, che possederla e non essere capace di utilizzarla>>. La fine della frase fu accompagnata dal fruscio della mano di Draco che si era opposta a quella di Pansy, la quale aveva cercato di schiaffeggiarlo. Le strinse il polso con rabbia, fissandola, e la spinse, ributtandola con sgarbo sul divanetto. Qualcuno decise che era ora di andare a dormire e se la svignò in dormitorio.
<<Ti brucia, vero?>> disse Draco, sprezzante. <<Fa male, quando tutti sono contro di te e non si hanno che critiche>>. Altri seguirono i primi sulle scale. Il clima della sala comune era diventato denso e pesante. Rimasero in pochi, a vedere il finale della scena. Draco si era fatto più vicino a Pansy e lei sembrava essere rimpicciolita, sotto il suo sguardo sbiadito. <<Fa molto male, quando cerchi appoggio da chi dovrebbe sostenerti più di tutti…>>. La fissò con più intensità, accarezzandole una ciocca di capelli al lato della testa. <<…E questa ti volta le spalle!>>. Le spinse i capelli sul viso e si scostò bruscamente. Si raddrizzò il colletto del mantello e si diresse alle scale del dormitorio.
<<Io temevo per me e per la mia famiglia, Draco!>> urlò lei, esasperata, quasi in lacrime.
<<Già, proprio così, Pansy. Tu avevi paura. Come ne hai avuta stasera. La Granger sarà anche solo feccia>> fece  i gradini fino alla porta e poi concluse la frase, senza voltarsi, << eppure il suo fegato e il suo cervello, oggi, ti hanno salvato le chiappe>>. Pansy era arrossita violentemente, e le labbra le tremavano d’indignazione. Lo seguì con lo sguardo mentre entrava nel dormitorio e chiudeva la porta dietro di sé, prima di lasciarsi cadere sul divano e iniziare a piangere, colma di risentimento e collera.
Harry ed Hermione avevano accompagnato i due Auror in infermeria, e anche qualche studente spaventato. Subito dopo la Mcgranitt gli aveva voluti nel suo studio, nel quale poterono fare il resoconto dell’accaduto con tranquillità. Sollevata che tutto si fosse concluso nel migliore dei modi, fece arrivare altri due Auror dal Dipartimento del Ministero e i quattro Maghi Oscuri vennero portati via tramite la Metro Polvere. Alan e Barney, dopo le prime cure di Madama Chips, vennero portati al San Mungo. Altri Auror vennero spediti ad Hogwarts e a Hogsmeade a pattugliare la zona, e la protezione attorno alla scuola venne rafforzata da nuovi incantesimi. A Harry venne chiesto di stilare un rapporto scritto per il Dipartimento, da consegnare entro due giorni. Quando uscì dall’ufficio della Preside accompagnò Hermione in guferia e aspettò che lei spedisse un messaggio a Londra all’indirizzo di casa Granger, poi tornarono in sala comune.
<<Sono eccitato>> stava dicendo Harry, scrollandosi dai capelli qualche scheggia di legno rimasta impigliata, <<abbiamo catturato entrambi i Maghi, che verranno interrogati e potranno finalmente rivelarci qualcosa di più su tutto quello che sta’ capitando! Non vedo l’ora che sia domani>>
<<L’anno inizia con molta più fortuna di quanto pensassimo, eh?>> replicò Hermione, mentre  si frugava la tasca del cappotto e ne estraeva la sua figurina. <<Guarda se Ginny ti ha scritto! Ron mi ha appena detto che sono arrivati>> disse, gioiosa. Anche Harry prese la sua figurina e sorrise alle parole tenere che la sua ragazza gli aveva scritto.
<<Si, a loro è andato tutto bene. Ora mi scuoto un po’ di polvere, mi metto a letto e le faccio il resoconto della nostra nuova avventura>>
<<Non li faremo preoccupare?>> replicò, lei, dubbiosa.
<<Preoccupare? Mi sembra già di sentirla: “le situazioni eccitanti vi capitano sempre quando io non ci sono!”>>, esclamò, imitando il tono di voce di Ginny. Hermione rise e si diresse al suo dormitorio.
<<Tu stai bene, vero?>> le chiese, Harry. <<Niente problemucci alla magia, stavolta…>>. Lei si voltò a metà scala e annuì.
<<Sto benissimo, tranquillo>>. Sembrava divertita dalla domanda.
<<Posso chiederti a cosa hai pensato, quando hai fatto l’Incanto Patronus? Sempre se non sono indiscreto>> domandò ancora, incuriosito. Le guance di Hermione presero a colorarsi sensibilmente, e il suo sorriso si allargò.
<<Al…tuo regalo di Natale, Harry…>> rispose, a mezza voce. <<A tutta quella serata, intendo>>. Si fece pensierosa, come se stesse cercando di focalizzare i momenti più belli, che l’avevano riempita di gioia. <<Quando ho ripensato al momento in cui ho spalancato la porta della cucina, e ho visto tutte quelle persone care, che mi aspettavano…il mio Patrono è diventato enorme…Non credevo di esserne capace>>
<<Tieniti stretto quel ricordo, allora. E pensaci ogni volta che ti senti giù. Non funziona solo per  i Patroni>>. Le fece l’occhietto, poi le augurò la buona notte, e quando fu sotto le coperte iniziò il racconto della loro ultima  avventura, sfiorando piano con le dita la figurina incantata che lo collegava magicamente a Ginny.(Fine del 27° capitolo)



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« Risposta #238 il: 01 Maggio 2010, 12:04:38 pm »

Grazie, King, spero proprio di riuscire a darvi sempre questa imrpessione: calma e agitazione che si alternano continuamente... :-) Ti ringrazio anche per il tuo interessamento al mio stato..be', diciamo che dire che sto' meglio é un eufemismo, ma Dio ci ha dato una grande cosa, che si chiama istinto di sopravivenza. La nostra natura, se non siamo completamente fuori di testa e non compiamo quindi gesti inconsulti, ci spinge a fare di tutto per tenerci per lo meno in vita. Quindi per ora mi lascio guidare da questo, poi si vedrà. Ho cercato di riprendere a fare le cose che ho sempre fatto. Di certo non bastano, ma aiutano a non pensare.
Scusa se mi intrometto ancora, ma.. da come parli sembra che tu sia stata male di salute 3
Il racconto non c'è nemmeno bisogno di commentarlo, ormai sai che lo adoro 15
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« Risposta #239 il: 01 Maggio 2010, 12:11:41 pm »

Scusa se mi intrometto ancora, ma.. da come parli sembra che tu sia stata male di salute 3
Il racconto non c'è nemmeno bisogno di commentarlo, ormai sai che lo adoro 15
Si, king. salute mentale. sto impazzendo di dolore. ho il cuore infranto e ho perso qualche pezzo, probabilmente, perché non sono più la stessa. a causa di ciò ho perso pure qualche kilo e questo ha contribuito a darmi dei fastidi di salute. Ma la cosa più grave é il dolore mentale che sto vivendo. quello no si può curare, purtroppo. Almeno, non per ora.
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