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Autore Topic: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)  (Letto 12721 volte)
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Fairy


Giratempino
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"L'ultimo nemico che sarà sconfitto é la Morte"
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« il: 30 Gennaio 2010, 01:11:43 pm »

Forse il titolo più appropriato dovrebbe essere "Scleri di Fairy alla fine del settimo libro di J.K.Rowling". ;D

Dedicato
 A tutti i difensori degli
Elfi Domestici
Del nostro tempo,
a tutti quelli che si sforzano
di capire gli altri,
ma spesso non capiscono
sé stessi,
a tutti quelli che si
 sentono
un po’
Nati Babbani,
ma che in fondo
 hanno
la magia innata dentro
 sé…
e la usano, senza
 bacchetta magica. By Fairy
 
 sHermione

“Questa è una storia  diversa, sfaccettata; le parole e i pensieri entrano ed escono, come la luce in un prisma,attraverso gli occhi di un personaggio secondario al vero protagonista, occhi che hanno visto  gli stessi terribili orrori, ma gli hanno vissuti in maniera differente, lasciando che questi ferissero profondamente l’essenza alla quale essi fanno da specchio: la sua Anima.
Scalfita la sua sicurezza,l’ombra di paura e lo strascico di malvagità, che Voldemort ha lasciato sul Mondo Magico anche dopo la sua morte, le faranno da compagne per tutto il racconto, per cercare di spingerla  a sottomettersi al destino che i Maghi Oscuri hanno ormai  da tempo riservato a quelli come lei…I Mezzosangue . Nemmeno Colui Che Ha Sconfitto Voldemort, potrà fare nulla. Tutto è diverso, visto dagli occhi dei diversi. E l’unico barlume di speranza per non soccombere è nascosto in fondo ai suoi stessi occhi castani, che non sanno vederla per quella che è in realtà…”.


Cap 1
Di nuovo alla Tana

“Per quanto tempo, ancora,
sentiremo la sua
Ombra su di noi…?”
 sVoldy
I superstiti della famiglia Weasley varcarono la porta della loro casa sei giorni dopo la Battaglia di Hogwarts; Molly e Arthur, Bill e Fleur, Charlie, Percy, George, Ron e Ginny. Con loro c’erano anche Harry ed Hermione. Avevano preso una Passaporta, che aveva la forma di un bidone della spazzatura, ed erano stati scortati da tre Auror, sotto l’ordine del nuovo Ministro della Magia e Capo del Dipartimento degli Auror, Kingsley Shaklebolt, per paura che qualche seguace di Voldemort fosse ancora in giro e in vena di vendette; il livello di allarme rimase alto per molto tempo. Gli Auror, decimati dalle violente battaglie degli ultimi tempi, soprattutto durante la grande Battaglia di Hogwarts, dovevano dividersi e pattugliare, proteggere, vigilare ogni luogo possibile. Fu grazie a loro che si ritrovarono le bacchette sequestrate dai Mangiamorte di tanti maghi e streghe e ognuna venne restituita al legittimo proprietario.  
Voldemort era morto. Definitivamente, stavolta. Tutti gli Horcrux erano stati distrutti, uno per uno, non c’era speranza che potesse risorgere ancora.
Poco prima, Arthur, Molly, Ron, Ginny ed Harry si trovavano in quello che restava dell’infermeria della scuola, mentre raccoglievano le ultime cose – il baule di scuola di Ginny, effetti personali di Fred, Tonks e Lupin – e si preparavano ad andare via. Kingsley aveva raccomandato al signor Weasley di tenere la famiglia al sicuro per un po’, fino al giorno delle udienze al Mnistero, e soprattutto di prestare particolare attenzione a Harry. All’inizio Harry non fu d’accordo e manifestò il suo desiderio di ritirarsi a Grimmauld Place, per non dar fastidio alla famiglia, in lutto per le gravi perdite degli affetti subite, ma la signora Weasley replicò convincente, senza lasciarlo finire.
<<Non essere sciocco, Harry>> disse, in un sussurro, sistemando con cura in un panno bianco un’Orecchia Oblunga e il galeone incantato dell’Esercito di Silente, che erano stati ritrovati in tasca a Fred, e infilandoseli in borsa. <<Credi che starei tranquilla a saperti solo, in quella vecchia casa, con ancora in giro orde di balordi Mangiamorte?>>. Lo guardò con tenerezza di madre e gli mise una mano sulla guancia. <<Non farmi questo… vieni da noi per qualche giorno, ti prego. Ci farà bene, averti a casa>>. Disarmato annuì, e dopo quelle parole gli sembrò anche la cosa più sensata da fare. Doveva ancora molte spiegazioni, ai genitori del suo migliore amico. E ne doveva tante anche a Ginny. Ammirava e amava la sua forza, davanti al dolore. L’orgoglio sul suo bel viso sovrastava perfino la tristezza. Averla di nuovo accanto, in quei giorni, era stata l’unica cosa che gli avesse dato il coraggio di sopportare tutte le conseguenze apportate dalla Battaglia.  
Non troppo lontana da loro, Hermione, dal viso pallido e stanco, gli occhi velati da un sentimento indecifrabile, seduta su una branda, aveva rovesciato il contenuto della sua borsetta di perline, e risistemava al suo interno tutto quello che non si era rotto. L’oggetto era stato sottoposto a troppe avventure, un po’ come la padrona. In quei giorni era stata silenziosa e discreta, e si atteneva ad andare ora da uno, ora dall’altro, a regalare pacche sulle spalle, abbracci e parole di conforto a chi sembrava più triste, ostentando più forza di quanto in realtà ne possedesse. Lo sguardo di Ron si posò su lei, mentre riponeva all’interno un paio di scarpe da tennis appartenute a lui. Poi la vide ripensarci. Le tirò fuori, insieme ad altri indumenti di Ron, li prese tra le braccia e li raggiunse.
<<C’è ancora posto, nel baule,  Ginny? Queste cose sono di Ron>> Disse, porgendogliele.
<<Si, dammi qui>>rispose lei, riaprendo il baule, al dire il vero piuttosto vuoto. Quando era andata a casa per le vacanze di Pasqua ed era stata messa al sicuro col resto della famiglia a casa di zia Muriel, qualche settimana prima, aveva lasciato metà della sua roba a scuola, in dormitorio, pensando che sarebbe tornata alla fine delle vacanze.  Quindi la maggior parte delle sue cose erano andate perdute sei notti prima, perché il dormitorio della Casa di Grifondoro era stato quasi completamente distrutto e bruciato.
<<Posso darti anche le cose di Harry, allora>>. Si allontanò e iniziò a togliere dalla borsetta tutto quello che apparteneva a Harry. Ron prese sua madre sottobraccio e la scostò un po’, per parlarle sottovoce, senza distogliere lo sguardo da Hermione.
<<Mamma, credo che dovremmo chiedere anche a lei, di stare un po’ da noi>> mormorò. <<E’ lungo da spiegare, ma anche Hermione sarebbe sola a casa sua, se se ne andasse da Hogwarts, o peggio, la terrebbero al Ministero sotto custodia, piuttosto che lasciarla andare a casa senza genitori a proteggerla>>. La signora Weasley lo guardò con apprensione, pensando al peggio. Con tutto quello che era capitato non si era messa il problema.
<<I Granger... Loro sono…>> balbettò, con la faccia di chi non reggerebbe un altro duro colpo.
<<No, mamma, ai Granger non è successo niente. Stanno bene, al sicuro, ma lontano da casa. Molto, molto lontano. Ti spiegherò poi con calma. Allora?>>. Ron non ebbe come risposta né si, né no. Immediatamente la signora Weasley si avvicinò a Hermione e si chinò sulla branda, prendendo gli indumenti di Harry che la ragazza aveva piegato.
<<Naturalmente anche tu verrai da noi, cara, non è vero?>> le chiese. Hermione la guardò sorpresa e farfugliò qualcosa di incomprensibile. La madre di Ron la trovò un po’ buffa e sorrise, prendendole una mano e stringendogliela tra le sue. <<Certo, che verrai. Coraggio, raccogli queste cose, la Passaporta è quasi pronta, e gli altri ci aspettano nel parco>>. Si allontanò e mise le cose di Harry nel baule di Ginny, mentre Hermione lanciava uno sguardo indagatore verso Ron, che abbozzò un sorrisetto e le fece un occhiolino. Era ancora troppo confusa, per mettersi a discutere sul fatto che fosse o no una buona idea, rimandare ancora la ricerca dei suoi genitori, i quali erano stati sapientemente da lei incantati e spediti in Australia, per essere protetti dagli attacchi di Voldemort e dai suoi seguaci. Sospirò e seguì i membri della famiglia Weasley giù per le scale, fino al parco, vicino alla casa di Hagrid, dove lui gli aspettava, col resto dei fratelli Weasley e i tre Auror che gli avrebbero accompagnati, proteggendo la Passaporta che gli avrebbe riportati alla Tana. Volsero lo sguardo alle tombe fresche di funerale, che circondavano quella di Albus Silente. I nomi che vi si leggevano erano quelli di Fred Weasley, Remus Lupin, Ninfadora Tonks, Severus Piton, Colin Canon, e tanti altri, una cinquantina in tutto. Era diventato un piccolo cimitero di valorosi maghi caduti in battaglia, che col permesso dei parenti, erano stati sepolti accanto al loro amato ex Preside. La Bacchetta di Sambuco giaceva di nuovo tra le mani di Albus Silente, sul suo petto. Potenti incantesimi erano stati fatti attorno alla tomba, per evitare una replica della profanazione fatta da Voldemort.
 Accanto a una delle tombe Mastro Gazza disponeva altri  fiori sul marmo bianco di ciascuna di esse. gli occhi puntati a terra, gli angoli della bocca piegati all’in giù, forse pensava ancora in silenzio alla scomparsa della sua gatta. Ms Purr non si era più vista dalla notte della Battaglia.
Gli Weasley si accostarono alla Passaporta e aspettarono qualche minuto, in silenzio, con gli occhi rivolti ai loro piedi, per non vedere ancora la devastazione che era stata fatta alla scuola.
<<E’ ora>> mormorò, Hagrid. Non aveva più lacrime per piangere. Gli salutò tristemente, allontanandosi. Quattordici maghi posarono la mano sul bidone della spazzatura e  in meno di un secondo anche l’ultimo gruppo di persone se ne fu andato. Con Hagrid erano rimasti all’interno della scuola solo alcuni insegnanti, qualche Auror e tanta gente del Ministero, che cercava, indagava, sistemava, spiegava. Tutti erano stati interrogati più volte, la verità confrontata, ogni testimonianza scritta e firmata. Non restava che ufficializzare tutto al Ministero, con udienze speciali davanti all’Wizengamot.  Solo dopo la partenza di Harry Potter, Il Ragazzo Che Aveva Sconfitto Voldemort, fu permesso ai giornalisti di entrare e fare il loro lavoro. Il guardiacaccia scosse la testa, e si ritirò con Thor all’interno della sua capanna.
I primi giorni alla Tana non furono facili per nessuno. Erano in tanti e lo spazio poco. Con molta discrezione, sia Harry che Hermione fecero di tutto per dare una mano e non essere di peso, a partire dalla sistemazione nelle camere. Tirarono fuori i sacchi a pelo dalla borsetta di perline e dormirono uno ai piedi del letto di Ron – nel letto sopra si sistemò Charlie – , l’altra ai piedi di quello di Ginny. Percy dormì in camera con George, al posto di Fred, Bill e Fleur nella stanza in cui l’anno prima avevano dormito i genitori di lei.
I toni sommessi con cui ci si rivolgeva la parola, i passi svogliati per le stanze, il poco cibo toccato dai piatti durante i pasti, lasciavano trasparire tutto il dolore che ancora li opprimeva. Non c’era voglia di festeggiare l’incubo finito; Voldemort aveva smesso per sempre di tormentarli, i suoi seguaci erano braccati e le notizie sulla Gazzetta del Profeta parlavano di Mangiamorte solitari trovati e arrestati. Non tutti, comunque. E in troppi non potevano più godere di quel finale tanto atteso e sperato. Troppi.
Era sera, ora di cena, una settimana esatta dal loro ritorno a casa. Una bella foto di Fred, posta sul caminetto, sorrise a Harry, e poi tirò fuori la lingua, mentre faceva gli occhi storti. Harry sospirò, seduto al tavolo assieme agli altri.
Si alzò quando anche Hermione si mise in piedi ed iniziò a sparecchiare con lei, aiutandosi con la bacchetta magica e un incantesimo di Levitazione. Portarono in cucina tutti i piatti e i bicchieri da lavare, mentre La signora Weasley iniziava a rassettare la sala da pranzo. Ginny sistemò gli avanzi nella ciotola di Grattastinchi, che si aggirava, pasciuto e tranquillo, sotto il tavolo della sala. In troppi, per aiutare senza disturbarsi l’un l’altro, i restanti si spostarono con le sedie e si misero vicino al camino spento. Charlie prese la Gazzetta del Profeta del giorno e si mise a leggere a voce alta gli articoli, per commentare con gli altri le notizie e trovare così qualcosa da fare e da dire. Le ricerche dei nascondigli dei Mangiamorte rimasti in libertà erano estese in tutta l’Inghilterra e oltre, senza tregua; gli Auror cercavano in ogni modo e con ogni mezzo di seguire le piste più contorte per arrivare a loro, eppure erano certi che ci sarebbe voluto ancora molto tempo, prima di riuscire a catturare ogni singolo Mago Oscuro.
Approfittando della distrazione degli altri, Harry si accostò a Ginny e cominciò a chiacchierare con lei sottovoce. A Hogwarts, dopo i funerali, avevano avuto modo di parlare a lungo e chiarirsi. Ritrovarsi e poter contare di nuovo l’uno sull’altra li fece sentire più forti, nonostante la situazione; stare poi sotto lo stesso tetto e potersi vedere spesso, come quando erano a Hogwarts, due anni prima, permise loro di raccontarsi tutto quello che avevano vissuto dal giorno del matrimonio di Bill e Fleur e confidarsi che i sentimenti che l’uno provava per l’altra non erano cambiati, anzi… Ci sarebbe stato tanto tempo, per vivere con serenità la loro storia. Ora entrambi avevano bisogno di godere appieno di quel calore familiare che li circondava.
Molly Weasley, in cucina , sempre aiutata dalla magia, lavava le stoviglie e contemporaneamente le asciugava, mentre Hermione le prelevava e le riponeva nelle credenze della sala da pranzo. Fleur spazzava, comodamente seduta accanto al marito e con la bacchetta in mano. Ron entrò in cucina e si appoggiò al muro, guardando la mamma.
<<Posso dare una mano?>> chiese, ed Hermione tornò dentro per prelevare altri piatti.
<<Se vuoi puoi dare uno sguardo a quelle vecchie riviste e buttarle via>> gli rispose la madre, indicando col mento una pila di Settimanali delle Streghe e Gazzette del Profeta sistemata in un angolo. Hermione riuscì carica, e lui estrasse un Settimanale delle Streghe dal mezzo, a caso, guardando la copertina. Era di almeno tre anni fa, perché le notizie riportate parlavano del torneo Tremaghi che si era svolto a Hogwarts. Lo aprì e cominciò a leggiucchiare con curiosità, ricordando di aver già letto quell'articolo, in passato. Sobbalzò, quando si accorse che nell’articolo era citata e criticata pesantemente nientemeno che Hermione, accusata da Rita Skeeter di prendersi gioco dei sentimenti di Harry Potter e di Viktor Krum, due dei quattro campioni. Ron aprì meglio il settimanale e lo piantò davanti agli occhi della madre, il quale retrocesse e fermò l’Incantesimo Lavapiatti.
<<Queste sono tutte bugie, lo sai, sì?>>Sibilò, tenendo d’occhio la soglia della cucina, sperando che Hermione non entrasse in quel momento. <<Tempo fa hai detto a Harry di non aver creduto a tutte le stupidaggini che la Skeeter ha scritto su lei…Perché conservi ancora queste porcherie?>>. Molly lo guardò, asciugandosi le mani nel grembiule da cucina, e prese in mano il settimanale.
<<Oh>> esclamò, sommessamente, rileggendo qualche frase.
<<Si Harry mi aveva accennato che non…>>iniziò, la madre, cercando di capire quale delle affermazioni della bionda giornalista fosse falsa e quale vera. <<Ma a dirla tutta pensavo che Harry stesse solo cercando di…insomma, di difenderla…>>
<<Hermione non è mai stata la fidanzata di Harry. Mai. E Nemmeno di Krum, credo>>. L’ultima parte della frase la disse più per sé stesso, che per la madre.
<<Oh>> ripeté Molly, alzando gli occhi dal settimanale. <<E io che…oh, povera me…Pensavo, cose dell’età, però…mi ero così…così arrabbiata, che…>>
<<…Che per poco non le inviavi qualche Strillettera con Fattura allegata, come hanno fatto le fans di Harry e Krum. E’ stato un periodo piuttosto infelice, per lei>>. Hermione entrò in quel momento, e Ron sobbalzò di nuovo, voltandosi goffamente e buttando il settimanale di nuovo tra la pila. La ragazza gli lanciò uno sguardo sospettoso e, afferrando le ultime scodelle da riporre nelle credenze, riuscì.
<<C’è mancato poco>> sospirò la signora Weasley.<<Fai sparire quei settimanali, Ronnie, prima che passino per sbaglio tra le sue mani!>> mormorò, con tono supplichevole, riniziando a lavare posate e bicchieri.
<<Credo che tu debba sapere tante altre cose, mamma…>> sussurrò il ragazzo, ma prima che potesse proseguire, un frastuono dalla sala da pranzo li fece sussultare entrambi, e corsero a vedere cosa fosse capitato. (To be continued)



« Ultima modifica: 30 Gennaio 2010, 01:23:11 pm da Fairy » Loggato



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<<Ron! Prendi...e vai!>>

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« Risposta #1 il: 31 Gennaio 2010, 12:53:41 pm »

...Le scodelle che un momento prima erano state portate via da Hermione erano ora sparse ovunque sul pavimento, in cocci; la ragazza, in evidente imbarazzo, si scusava ripetutamente col signor Weasley, che le stava chiedendo se si fosse fatta male, mentre tutti si erano alzati e le si facevano vicini . Ron le fu affianco in un attimo.
<<Cosa è successo?>> Chiese, preoccupato.
<<Sbadataggine, Ron, scusatemi>>. La voce le tremava nervosa. Sollevò la bacchetta e sussurrò più volte <<Reparo>>. Ad una ad una le scodelle si ricomposero e tornarono come prima.
<<Sei certa di star bene? >> mormorò Harry,  mentre Ginny l’aiutava a sistemare le scodelle nella credenza, osservandola apprensiva.
<<Ma certo!>> insistette lei, con una risatina stridula. Molly ebbe la sensazione di guardarla per la prima volta dopo tanto tempo: come tutti loro, d'altronde, aveva il viso tirato e triste, ma in più aveva evidenti ombre viola sotto gli occhi castani, e un’aria molto stanca. Senza dar peso a quello che le era appena stato detto, rientrò in cucina, con passo svelto, come a voler dare l’impressione che avesse forze a sufficienza per continuare a dare una mano. Gli altri si guardarono poco convinti. Fleur si alzò e la seguì, scontrandosi quasi con lei, carica di pentole. Gliele prese delicatamente dalle braccia, lasciandola interdetta.
<<Perché non ti metti a letto, cherìe?>> incalzò Fleur, <<sembri tonto affaticata…>>
<<Ma no, vi assicuro che…>>
<<Fleur ha ragione, cara>> continuò Molly, dividendosi le pentole con la nuora.
<<Ginny oggi dormirà in camera mia e di Arthur. C’è un vecchio armadio-letto, è già andata a metterci le lenzuola. Tu riposerai meglio sul suo letto, che nel sacco a pelo. Perdonami se non ci ho pensato prima>>
<<Ma davvero, non deve disturbarsi>>replicò Hermione, imbarazzata.
<<Nessun disturbo. Domattina Charlie riparte, così anche Harry potrà dormire in un letto… E ora vai, sdraiati e fai una bella dormita>>. Il tono della signora Weasley non ammetteva repliche. Hermione scosse la testa, seguendo le due donne in sala da pranzo, diede la buona notte a tutti e obbedì rassegnata. Ron, senza farsi notare dai suoi, la seguì sulle scale e la raggiunse alla seconda rampa, prendendola dolcemente per le spalle e facendola voltare verso lui.
<<Sei davvero sicura di star bene?>> le chiese,sottovoce.
<<Stai tranquillo, Ron>> gli rispose, cercando di sorridergli.
<<Hai ancora gli incubi, la notte, vero? Sei distrutta. Non puoi continuare così. Hermione, forse dovremmo dirlo a qualcuno, son sicuro che c’è un modo per…>>
<<...farli smettere…? Ronald, gli incubi sono incubi, basta. Milioni di persone hanno incubi durante la notte. Quello che abbiamo vissuto ci ha un po’…toccati. Passeranno, col tempo>>. Ron la fissò poco convinto, poi la abbracciò, accarezzandole i capelli.
<<Se non passano giuro che ti cancello la memoria con un incantesimo>> le sussurrò.
<<Tu non ne sei capace>> provò a scherzare lei, con la faccia nascosta sul suo petto.
<<Vuoi mettermi alla prova?>>.Sentirono Charlie e Percy parlare vicino alle scale e lei si scostò da lui velocemente.
<<’Notte!>> mormorò, infilandosi in camera di Ginny, seguita da Grattastinchi, e sparendo dietro la porta.
Ron rimase a fissare la porta chiusa, tornando con la mente alla mattina dopo la Notte della Battaglia, in cui si erano ritrovati accovacciati l’uno affianco all’altro, le mani strette, storditi dal disordine, il dolore delle perdite subite, la gioia della vittoria; un vortice di sentimenti contrastanti che confondevano e lasciavano una sorta di vuoto che inebriava e spaventava insieme. Hermione lo aveva guardato con occhi spauriti, insicuri, le iridi sovrastate da qualcosa che non le aveva mai visto prima, e si era fatta ancora più vicina a lui. C’erano cose, di cui lui era venuto a conoscenza, quella notte, che lei non aveva mai confessato a nessuno. E forse non fu un caso che quelle rivelazioni fossero state fatte all’interno della Camera dei Segreti. Perché di segreti si trattava, e non erano stati rivelati spontaneamente. Il frammento d’anima di Voldemort glieli aveva strappati dal profondo del cuore, deridendo i suoi dolori e mostrandoli all’ultima persona alla quale forse avrebbe voluto farli conoscere.
Ron tornò al piano terra, trovandoli tutti seduti di nuovo attorno al tavolo, mentre commentavano sommessamente l’accaduto.
<<Non è inciampata, ho visto chiaramente che si appoggiava alla credenza>> spiegava Ginny, che ora teneva in braccio Harnold, la sua Puffola Pigmea.
<<Ma cos’ha?>> chiese Bill.
<<E’ a pezzi>> esordì Ron, prendendo una sedia e  sedendosi tra Harry e la madre. Tutti tacquero per un istante, guardandolo, aspettando che continuasse. Lui esitò un po’, con lo sguardo basso. Poi si rivolse a Harry. <<E’ giunto il momento di dire loro nei dettagli cosa è successo dopo che siamo andati via, così capiranno>>. Harry annuì. E insieme, alternandosi, raccontarono tutto, ma proprio tutto quello che avevano vissuto lontani da casa, praticamente senza l’aiuto di nessuno;cominciando dai preparativi prima della partenza, di cui si era premurosamente occupata Hermione, portando via, nella sua borsetta di perline, ogni cosa potesse loro servire. Vestiti, oggetti personali, libri; di come, per proteggere i suoi genitori, aveva lanciato un potente Incantesimo di Memoria su loro, aveva modificato i loro ricordi e li avesse convinti a partire in Australia, ignari di avere una figlia. I “Mon Dieu!” di Fleur si sprecavano, e lo stesso signor Weasley rimase a bocca aperta. Raccontarono di come si fossero intrufolati al Ministero, e continuamente spostati con la tenda da campeggio, dopo aver perso la possibilità di entrare a Grimmauld Place; dei vari Incantesimi di Protezione che Hermione aveva lanciato sin dalle prime volte attorno alla tenda, per non essere avvistati e sentiti da nessuno e di come  si fossero rivelati sempre efficacissimi; di quando Ron  – e fu lui stesso a descrivere l’episodio – abbandonò lei ed Harry dopo un forte litigio, e di come era riuscito a tornare da loro, di tutte le volte che avevano corso grave pericolo, come a Godric’s Hollow, a casa dei Lovegood, alla Gringott, a Hogsmeade….Tutto, nei minimi dettagli.
 La madre di Ron, di tanto in tanto, si metteva la mano davanti alla bocca, inorridita dalle cose di cui veniva a conoscenza. E quando Ron, con molta rabbia ancora, raccontò quello che era capitato una sera, tra le mura di Villa Malfoy, la donna non potè trattenere le lacrime. La descrizione delle urla di Hermione, durante la tortura subita, fece gelare il sangue di tutti, rinnovando  in Harry la sensazione di impotenza che aveva provato, chiuso nella cantina assieme agli altri ostaggi, senza poter fare nulla per fermare la collera di Bellatrix Lestrange. Anzi, raccontato dalla bocca di Ron, che esaltava la sua paura di  averla creduta morta, quando l’aveva presa tra le braccia, svenuta e ferita, prima di poterla portare a casa di Bill e Fleur, gli pareva ancora più penoso.
Lasciò finire il racconto a Ron, dalle cui labbra ormai pendevano tutti, gli occhi lucidi, i nervi tesi. Passarono alcuni secondi, in cui ognuno sembrò riflettere su tutte le cose appena sentite.
<<Credo sia tutto…>> disse Ron, respirando profondamente, come se si fosse liberato, tralasciando solo i particolari di ciò che era capitato all’interno della Camera dei Segreti. Il padre prese dalla credenza dei bicchieri e una bottiglia di wisky incendiario e iniziò a versarne per tutti, mentre Molly si stringeva più forte al figlio, passandogli un braccio attorno alle spalle.
<<E’ stato terribile, tesoro>> mormorò, con voce rotta e il labbro tremante.
<<Si, lo è stato davvero>> replicò, allungando il braccio e prendendo il bicchiere pieno che la mano di Arthur gli porgeva. Buttò dentro la gola il contenuto, senza aspettare che gli altri avessero ricevuto il proprio bicchiere e chiuse gli occhi, traendo coraggio dal bruciore che il liquido alcolico provocava al suo esofago.
<<Hermione…lei è ancora sotto shock, credo; è tesa, ha incubi quasi tutte le notti, ed è per questo, che ha l’aria abbattuta>> spiegò.
<<In più è in ansia per i suoi genitori>> continuò Harry, bevendo il suo wisky, <<e freme dal desiderio di partire il prima possibile per riuscire a ritrovarli. Ma ovviamente non ne parla, perché è più concentrata a dare sostegno morale a noialtri, che a badare ai suoi guai personali>>. Ginny tirò su col naso in maniera quasi impercettibile, accanto a lui; Hermione le era stata molto vicina, in quei giorni.
<<In ogni caso non la lascerebbero partire prima dell’udienza al Ministero>> aggiunse Arthur, pensieroso, <<Sarete costretti a ripetere questa lunga storia ancora una volta: preparatevi>>
<<Abbiamo tre eroi in casa, e io li ho ostacolati…>>mormorò Percy, a denti stretti, guardandosi le mani chiuse a pugno. George gli mise una mano  sulla spalla.
<<Tu eri convinto di fare la cosa giusta. Non tormentarti>>gli disse, <<l’importante è che tu abbia capito, alla fine>>. Detto così il suo comportamento passato gli sembrò leggermente meno terribile.
<<Domani io riprenderò a lavorare, farò in modo che al Ministero accorcino i tempi per i vostri interrogatori e i processi contro i Mangiamorte>> spiegò il signor Weasley, riponendo l’wisky. <<Hermione sarà finalmente libera di partire; e cerchiamo di darle sostegno, deve sentirsi molto sola>>
<<In mezzo a tutta questa gente?>> chiese George, ironicamente.
<<Per quonto lei possa essere affessionata a noi, non siamo la sua familia>> disse Fleur, ritirando i bicchierini vuoti dal tavolo.
<< Per quel poco che la conosco sembra una brava ragazza>> aggiunse Charlie.
<<E’ un tesoro, se pensate che ha fatto da balia a me e Harry, per tutto il viaggio, sopportandoci pazientemente, e salvandoci la pelle più di una volta, se vogliamo dirla tutta>> puntualizzò Ron. Harry annuì. Era vero. La prontezza di spirito, la furbizia e la cultura della loro amica li aveva tirati fuori dai guai infinite volte. Si ritrovò a pensare che senza lei non sarebbero stati seduti a quel tavolo a raccontare. Sentì un moto d’affetto improvviso per lei, e  concepì meglio la situazione di disagio che Hermione stava vivendo.
<<Povera figliola...>> riuscì a mormorare, solo, la signora Weasley, ancora scossa. Si alzarono tutti, e dopo essersi augurati la buona notte si diressero ognuno nella propria stanza. Quando passarono silenziosamente davanti alla stanza di Hermione, Ron si fermò per qualche secondo e sospirò.
<<Sarà faticoso, ricominciare a vivere>> sussurrò amaramente, e proseguì su per le scale, e la verità racchiusa in quelle parole diede a Harry un motivo in più per pensare a lungo e addormentarsi tardi.
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Vampirella magica
« Risposta #2 il: 01 Febbraio 2010, 03:22:32 pm »

Bella, anzi bellissima!
Ma è finita così o continua?
Io, sinceramente spero che sia ancora molto lunga ;D
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« Risposta #3 il: 01 Febbraio 2010, 06:58:00 pm »

Bella, anzi bellissima!
Ma è finita così o continua?
Io, sinceramente spero che sia ancora molto lunga ;D

Cara, mi sa che sei l'unica a sperarlo, ma sarai l'unica ad essere accontentata...son circa 30 capitoli...é molto long, insomma... ;D Ho finto che fosse un ottavo libro, con una trama lunga e complicata.
Eccoti il secondo...e spero davvero che ti piaccia man mano che procede e che avrai pazienza, perché all'inizio é noiosa e me ne rendo conto, ma dal 5° circa in poi entriamo nel vivo e c'é più azione.

Cap 2
L’udienza al Ministero
“Forse non siamo eroi.
Solo Superstiti fortunati. O forse,
nessuna delle due cose”
sharry sHermione sRon

L’alba sopraggiunse velocemente, illuminando il cielo primaverile senza nuvole.
Charlie era partito molto presto, e il signor Weasley era andato a lavoro con Percy e Bill, per la prima volta senza scorta degli uomini del Ministero. Anche George decise che era il caso di riaprire il negozio che aveva tirato su con il gemello, e alle otto e trenta del mattino di quel sabato si trovava già dietro al bancone de “I Tiri Vispi Weasley” a Diagon Alley. Sembrava che il racconto della sera prima avesse risvegliato dal torpore l’intera famiglia.
Molly aveva preparato con cura la tavola per la colazione, aspettando che il resto della famiglia si destasse.
Hermione fece capolino in cucina, col suo gattone rosso in braccio, la stanchezza ancora evidente sul suo viso.
<<Ciao, cara, accomodati e mangia, fra poco scenderanno anche gli altri>> disse la donna, affaccendata ai fornelli.
<<Buongiorno, signora Weasley>> rispose lei, sorpresa di vedere la donna di buon umore. <<Le do’ una mano a…>>
<<Desidero solo che tu mangi>>la interruppe, gentilmente, prendendola per le spalle e accompagnandola al tavolo. La ragazza si strinse nelle spalle, posando Grattastinchi a terra.
<<Se è per le scodelle, prometto che oggi che non farò cadere nulla>> replicò, con lieve disagio. Molly capì di essere stata fraintesa e si allontanò dai fornelli per sedersi accanto a lei. La guardò negli occhi, prendendole le mani tra le sue e scuotendo la testa, cercando di essere convincente.
<<Non è per le scodelle, tesoro; voglio solo che  ti riprenda un po’ da…be’, da tutto quello che tu, Ronnie e Harry avete passato. Ieri sera loro due ci hanno raccontato tutte le disavventure che avete avuto, e ora capisco perché tutti e tre siete così patiti… magrolini, soprattutto!>>. Hermione si tastò attorno alla vita: ‘magrolini?’, pensò, perplessa. Molly le mise le mani sulle guance, osservandola attentamente. Non era più la bimbetta dai denti grandicelli e l’aria da secchiona che aveva conosciuto anni prima. L’ovale del suo viso si era allungato, i suoi lineamenti erano maturati e aveva l’aria più da donna; ma le guance, un tempo rosee e piene, erano vuote e pallide.
<<Mangia>> disse ancora, mettendole davanti panini caldi, succo di zucca, porridge, cereali e ogni ben di Dio avesse in dispensa, <<dopo ti rilasserai e in tarda mattinata un Auror ci scorterà fino a Diagon Alley, poi pattuglierà le strade assieme ai colleghi e noi potremmo stare tranquille. Una passeggiata: io, tu, Ginny, Fleur… che ne dici?>>. Hermione era sempre più sorpresa, ma la proposta era allettante.
<<Va bene>> rispose, sorridendole e versandosi del succo di zucca.
Harry e Ron avevano parlato sottovoce a lungo, quella notte; si resero conto che rivivere a parole le cose passate e subite, le aveva riportate a galla in tutto il loro orrore, turbandoli. Charlie dormiva, nel  letto a castello sopra quello del fratello.
<<Davvero l’hai creduta morta, Ron?>>. Gli occhi di Harry, infilato nel suo sacco a pelo, fissavano il vuoto, ma nelle sue pupille baluginava il lucore del pugnale di Bellatrix Lestrange sulla gola di Hermione, lo stesso pugnale che rivide, col pensiero, nel petto sanguinante di Dobby.
<<Si…era così fredda, e abbandonata…sembrava non respirasse. Credevo…credevo che non avrei più potuto sentire la sua voce, o…vedere ancora quel suo cipiglio…sai, quando deve rimproverarti perché hai trasgredito qualche  regola…>>. La voce di Ron era  leggermente incrinata .
<<Si, ho presente>> sussurrò l’amico, sorridendo all’immagine  di lei che si creò nella sua mente. <<Che è successo, poi, in casa di Bill e Fleur?>>
<<Bill me l’ha dovuta strappare dalle braccia…ero così sconvolto che continuavo a chiamarla e a stringerla a me. Dean mi ha dovuto tenere per le spalle. L’hanno portata su un letto e Fleur ha iniziato a farle degli Incantesimi di Rianimagia; sembra che in Francia alla sua scuola ci fosse un corso apposta. Lei ha reagito quasi subito, iniziando a lamentarsi e a muoversi>>
<<Ce la siamo vista brutta, dai Malfoy>> sospirò Harry, rigirandosi dentro al sacco a pelo, <<se penso alla faccia di Draco mi viene ancora il prurito alle mani per la voglia di spaccargliela..!>>
<<Lucius finirà i suoi anni ad Azkaban, ma dubito che incastrino lui e la madre>>
<<Silente non voleva che capitasse…è vero, non ha fatto nulla per aiutarci a fuggire; ma non ha fatto praticamente nulla nemmeno per aiutare Voldemort. Solo blandi tentativi finiti male>>. La conversazione si spense col sopraggiungere del sonno e quella mattina le facce più stanche erano le loro.
Decisero di accodarsi alle donne di casa e di fare un salto a Diagon Alley, al negozio di George, per dargli un po’ d’aiuto.
C’era poca gente, per le vie, più che altro persone del Ministero. I controlli e le ricerche non erano finite. Molti Auror sostavano davanti a negozi e locali, come di guardia. La signora Weasley procedeva lentamente, godendosi il calore primaverile di quella giornata. Non ricordava più, quand’era stata la sua ultima passeggiata tranquilla, e le parve che sotto quei raggi solari anche la sua anima triste potesse rasserenarsi un poco. Ginny la tirava di tanto in tanto per un braccio, per farle vedere le ricche vetrine dei negozi: nuove divise scolastiche, calderoni scintillanti, ma soprattutto scope ultimo modello, adatte per il Quidditch, sulle quali lasciò un po’ il cuore.
<<Ma mamma, la mia è andata in fumo a scuola,e la squadra…i Griffondoro…>, gemette, mentre la madre la trascinava via dalla vetrina, senza dare l’impressione di volerne acquistare una.
<<Vedremo, tesoro. Non oggi, comunque>>
<<Le donne non dovrebbero jiocare a Quidditch, è così violanto e poco elegonte…>> tagliò corto Fleur, con poca stima per lo sport. Ginny alzò gli occhi al cielo, scuotendo la testa.
<<Già, le giocatrici della Holyhead Harpies dovrebbero tutte darsi al giardinaggio e al ricamo!>> sibilò, senza farsi sentire dalla bella cognata, scatenando le risate soffocate di Ron, Harry e Hermione.
<<Andate avanti, ragazzi, io e Fleur abbiamo da cercare delle cose in farmacia>> Disse Molly, distanziandosi da loro con la nuora, <<ci vediamo da George, okay?>>. I quattro amici furono ben lieti di proseguire per conto proprio; Harry ne approfittò per tenere la mano a Ginny, e Ron passò un braccio attorno alle spalle di Hermione, proseguendo fino all’Emporio del Gufo, davanti al quale si bloccarono, alla vista di una splendida civetta delle nevi molto somigliante a Edvige.
Harry spalancò gli occhi. Era passato meno di un anno, da quando la sua amica bianca era stata uccisa dai Mangiamorte. Non aveva neppure avuto il tempo di disperarsi per lei. La stessa notte anche Malocchio Moody fece la stessa fine, e tutto il resto passò in secondo piano. Sentì la mano di Ginny stringere di più la sua, e lui ricambiò il gesto, passando oltre. Arrivarono al negozio di Olivander e lo videro attraverso la vetrina, affaccendato dietro il bancone. Il vecchio lanciò uno sguardo distratto alla vetrina, poi guardò meglio e li riconobbe: lasciò tutto e uscì velocemente, così sorpreso di  vederli lì che inizialmente non seppe cosa dire. Strinse la mano a tutti, invitandoli ad entrare e passarono un piacevole quarto d’ora a chiacchierare con lui. Il negozio era di nuovo colmo delle sue bellissime bacchette e seppero da lui che al Ministero erano state richieste nuove bacchette per molti dipendenti. Incontrarono Dean, che li salutò con gioia, Neville con sua nonna, fiera e felice di suo nipote, Hannah Abbott, Angelina Johnson; ma anche tanti Tassorosso e Corvonero, perfino qualche Serpeverde, come un ragazzo dello stesso anno, Yan Shine, li salutarono più o meno con lo stesso rispetto.
Si incontrarono di nuovo con Fleur e Molly al negozio di George, dopo di che Harry e Ron decisero di restare, per aiutarlo con alcuni scatoloni di merce da sistemare sugli scaffali, mentre le donne tornarono a casa.
Verso sera tutti fecero rientro alla Tana, e a tavola si raccontarono le novità della giornata. Le più interessanti le portò certamente il signor Weasley, che fossero buone o no, era questione di punti di vista.
<<In via ufficiosa, la vostra udienza è fissata fra nove giorni, lunedì>> disse, rivolto a Harry, Ron ed Hermione. I tre si guardarono di sottecchi. <<Verrete interrogati uno per uno, e vi avviso, davanti all’intero Wizengamot. Ovviamente voi non avete nulla da temere, ma a seconda delle vostre dichiarazioni finiranno ad Azkaban tante persone. Perciò vi consiglio di fare mente locale e non lasciare niente di non detto. Fate in modo che la verità si sappia, e si sappia per intera, ragazzi. Noialtri verremo tutti convocati nei giorni successivi, ci invieranno un gufo con le date>>
<<Signor Weasley, saranno presenti anche i Mangiamorte, in aula?>> chiese Hermione, senza togliere gli occhi dal suo piatto, mentre con la forchetta punzecchiava con poco appetito la sua porzione di arrosto.
<<Temo di sì, qualcuno. E ghermidori, credo. Saranno incatenati, senza bacchette alla mano e sorvegliati dagli Auror, non dovete preoccuparvi di loro>>
<<Sono loro, che devono preoccuparsi di noi, perché io la bacchetta ce l’avrò, invece, e potrei per sbaglio lasciarmi sfuggire qualche fattura>> replicò, con rabbia, Ron.
<<Vi ho già detto che Kingsley vuole riassumere Perce?>> Chiese Arthur, cercando di cambiare argomento. Molly si perse in  mille lodi per il figlio e la foto di Fred, da sopra il camino, prese a fare buffe smorfie alle spalle di Percy, esibendosi in una esilarante imitazione del fratello maggiore.
I giorni seguenti passarono con serenità. Bill e Fleur tornarono a Villa Conchiglia, e durante la mattina la Tana era un po’ più vuota: Harry e Ron andarono spesso con George per dargli il loro aiuto, e Ron scoprì che lavorare al negozio poteva essere piacevole e divertente. Entravano tante persone che sembravano nutrire per lui molta stima, più di quanto lui sapesse. Era una bella sensazione. Ginny ed Hermione aiutavano la signora Weasley in casa e lei si prodigava ad insegnare loro a cucinare e a fare mille lavoretti casalinghi con l’aiuto di piccoli utili incantesimi. Ovviamente Ginny poteva solo apprenderne la teoria, perché non era ancora diventata maggiorenne. Molly si accorse lieta che il viso di Hermione riprendeva il suo colore roseo,e anche l’umore era migliorato. I cupi silenzi in cui si chiudeva erano più radi e una sera vide lei, i suoi figli ed Harry ridere di cuore in cortile, mentre guardavano Grattastinchi rincorrere gli gnomi da giardino. Il gatto passò svelto tra le gambe di Ron, mandandolo per aria e provocando le risate generali.
<<Hermione, odio il tuo gatto!>> Urlò lui, massaggiandosi la schiena.
<<Lo so>> ribatté lei, ancora scossa dal gran ridere.
<<Mi sarei fatto meno male con uno Schiantesimo triplo>> biascicò, cercando Grattastinchi attorno a sé. L’animale saltò in braccio a Hermione, facendo le fusa e fissando Ron pigramente. Gli altri risero ancora di più.
<<Non accarezzarlo…Non  se lo merita, non accarezzarlo!>>
<<Geloso, Ronnie?>> lo schernì, Ginny. Era l’ora del tramonto. La luce arancio del sole morente rendeva morbidi i contorni della casa, costruita in mezzo al verde. Quella mattina  Errol, il gufo di famiglia, aveva portato le lettere del Ministero, in cui venivano specificati i giorni e gli orari delle udienze. Era sabato: due giorni ancora, e avrebbero dovuto entrare – stavolta in modo legale –  al Ministero e affrontare l’intero Wizengamot, nonché guardare negli occhi molte delle persone che avevano tentato di ucciderli.  La signora Weasley si sentì stringere il cuore; non si rassegnava all’idea di vederli cresciuti, troppo in fretta, per i suoi gusti. Se avesse potuto, li avrebbe chiusi in casa con sé per sempre, in un Cerchio Magico Protettivo. Eppure quell’idillio nel suo giardino sarebbe finito presto, lo sentiva. E  il suo istinto di donna, di mamma e di strega, non si sbagliava.
(to be continued)
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« Risposta #4 il: 01 Febbraio 2010, 07:42:03 pm »

che bella Fairy, non vedo l'ora di leggere il seguito ghh
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« Risposta #5 il: 01 Febbraio 2010, 08:02:56 pm »

Grazie... ghh Vi accontento...

Seguito del secondo capitolo
Il 25 maggio mattina due macchine del Ministero vennero a prendere la famiglia Weasley. Anche se a testimoniare sarebbero stati solo Ron, Harry e Hermione, gli altri componenti vollero stare vicini ai tre per sostenerli almeno moralmente.
 Hermione, col viso tirato, aveva raccolto i capelli in uno chignon che la faceva sembrare più matura e aveva indosso  un abitino nero; Harry aveva provato inutilmente a pettinare la sua ribelle zazzera, e si era vestito con gli abiti più seri che aveva. Ron sembrava il meno preoccupato, quando salì in macchina, ma cambiò espressione quando arrivarono nei pressi  dell’aula giudiziaria, giù, all’altezza dell’Ufficio Misteri; deglutì rumorosamente: posti già visti, in occasioni poco piacevoli. Sedettero fuori, in attesa di essere convocati. Hermione si torceva le dita spasmodicamente, nervosa. Probabilmente, pensò Harry, ripeteva mentalmente le risposte di quelle che, nella sua testa, sarebbero state presunte domande. Un quarto d’ora più tardi, la porta dell’aula si aprì e i tre saltarono su in piedi, tesi. Kingsley  ne uscì, sorridendo loro bonariamente, e avvicinandosi.
<<Eccoli qui, i nostri giovani eroi>> esclamò. Si profuse in un abbraccio stretto per tutti e tre.
<<Kingsley...>>, salutò Arthur.
<<Ho predisposto tutto perché possiate entrare anche tu e Molly, Arthur…e anche i tuoi figli, ovviamente>> spiegò il primo ministro, rivolgendosi a Ginny, Percy e George. <<Anzi, vi prego di accomodarvi, mentre scambio due parole con questi coraggiosi ragazzi>>. Obbedirono, e l’uomo fece cenno ai tre di sedersi di nuovo nella panca, accovacciandosi davanti a loro.
<<Vorrei informarvi del fatto che in aula saranno presenti alcuni giornalisti; il mondo magico ha il diritto di sapere come sono realmente andati i fatti. Verrà scritto solo ciò che il Wiznegamot riterrà si tratti della verità, e quindi le vostre dichiarazioni saranno tutelate. Vi chiedo solo di mantenere il controllo di voi stessi, di aver fiducia nel Wizengamot, di sopportare con pazienza i volti di persone che vi hanno fatto del male e che sarete costretti a veder qua dentro, e cercare di restare lucidi fino alla fine. Sarà pesante e penoso, posso capirlo…facciamo in modo che si concluda il prima possibile, d’accordo?>>. I ragazzi annuirono all’unisono, seri.
<<Va bene. Entriamo>>. Il sorriso bonario del Ministro li rasserenò un poco. La porta si aprì e decine di flash investirono i loro volti sorpresi. Non solo: un giornalista si alzò e iniziò a battere le mani con foga, seguito da altri, fin che  quasi tutte le persone presenti in aula  si furono aggiunte al coro. Riconobbero tra i reporter anche Rita Skeeter, e Ron storse il naso con disprezzo. I loro visi smarriti si guardavano attorno, incerti se sorridere o accigliarsi. Tre sedie, poste in fila, a lieve distanza l’una dall’altra, li attendevano al centro dell’aula, e mentre lo scroscio di applausi scemava, avanzarono fino a destinazione, sedendosi contemporaneamente, Hermione nel mezzo. Qualcuno si sporse dalla balaustra, con la macchina fotografica tra le mani, e per poco non cadde di sotto. Harry si sorprese, quando si rese conto che non c’erano gabbie con prigionieri, né Auror di guardia o cose simili. Sembrava quasi una conferenza stampa organizzata come comitato di ben venuto.  Vide il Ministro prendere posto in alto, davanti a loro e frugare in mezzo a varie scartoffie, mentre sussurrava qualcosa all’orecchio di quella che riconobbe come il consigliere speciale Elphias Doge. Prese in mano alcuni fogli e si alzò, schiarendosi la voce, mentre tutti facevano finalmente silenzio.
<< Il signor Harry James Potter, nato a Godric’s Hollow, il 31 luglio del 1980. E’ esatto?>> Chiese.
<<Si, signore>> rispose Harry, forte e chiaro.
<<Il signor Ronald  Bilius Weasley, nato a Londra  il primo marzo del 1980.Giusto?>>
<<Si, Ministro>>
<<E la signorina Hermione Jean Granger, nata a Londra il 19 settembre del 1979, è corretto?>>
<<Si, signore>>
<<Bene. Prima di dare inizio all’udienza, vogliate per cortesia mettervi in piedi e accettare le onorificenze che vi sono dovute per aver contribuito a salvare…tutti noi>>. La voce del Primo Ministro sembrò lievemente commossa. I ragazzi si lanciarono l’un l’altro sguardi interrogativi. Kingsley srotolò una pergamena dorata e cominciò a leggere a voce alta: << “Per aver difeso con coraggio e lealtà i diritti del mondo Babbano e quelli del mondo magico; per aver affrontato con temerarietà e pazienza le dure prove alle quali sono stati sottoposti; per aver dimostrato una eccellente conoscenza di un livello di magia avanzato, oltre le conoscenze ricevute in ambito scolastico; per aver mantenuto nervi saldi e mente lucida fino alla fine; per essere sempre stati dalla parte della verità e della giustizia; Io sottoscritto, Kingsley Shaklebolt, Primo Ministro della Magia, consegno in data 25 Maggio 1998 a Harry James Potter l’ Ordine di Merlino, Prima Classe, e la Magimedaglia al valore; a Ronald Bilius Weasley, e a Hermione Jean Granger l’ Ordine di Merlino, Seconda Classe, e la Magimedaglia al valore , per atti eroici a favore della Patria”>>. La voce altisonante di Kingsley venne accompagnata da altri applausi ed esclamazioni di gioia e sorpresa dei presenti, mentre i tre, stupiti, che ricevevano una pergamena e una teca di vetro contenente una medaglia ciascuno, consegnate dal Vice Capo del Dipartimento degli Auror, si guardavano ancora  a bocca aperta. Altri flash illuminarono le loro persone, e Ron si voltò per vedere la reazione dei suoi familiari. I genitori piangevano entrambi, e i fratelli erano raggianti; George gli fece cenno coi pollici in su. Raddrizzò la schiena, orgoglioso, e sorrise alla folla, che si calmò di nuovo, quando il Ministro riprese a parlare.
<<Alla fine dell’udienza siete attesi nell’ufficio del Dipartimento degli Auror, dove qualcuno vi farà delle interessanti proposte che, spero, accetterete. Ora vi chiedo di sedervi, così potremo iniziare>>.
 Fu uno dei giorni più lunghi mai vissuti da Harry. La tensione si accese quasi subito, perché alcuni Auror scortarono all’interno dell’aula delle enormi gabbie corazzate, nelle quali i visi dei Mangiamorte più conosciuti li squadrarono con odio: Dolohov, Tiger Senior, Goyle Senior, Scabior, Travers, Yaxley, Malfoy Senior. Furono trasportati lontani da loro, in fondo all’aula.
Harry venne interrogato per primo. Ripeté l’intera vicenda senza tentennare, sicuro di quello che diceva, e ad ogni domanda che i membri del Wizengamot gli rivolgevano, rispondeva con precisione e lucidità. Non esitò nemmeno quando Tiger gli urlò contro accusandolo di aver assassinato suo figlio e con molta tranquillità spiegò come in realtà fossero andati i fatti. Gli altri due si attenevano ad annuire, aspettando pazientemente il loro turno. Ron chinò la testa, osservando la teca incorniciata nella quale la sua Magimedaglia era incastonata. Era lucida e brillante, risaltava sullo sfondo di velluto rosso; la sua particolarità era la figura centrale:un mago con la bacchetta tesa davanti a sé stretta nella mano destra e la mano sinistra posata sul cuore, circondato da una ghirlanda di elleboro, che di tanto in tanto cambiava posizione. Spostava la mano dal cuore , faceva un ampio gesto con la bacchetta attorno alla testa e compariva un globo che simboleggiava il Mondo, il quale girava su sé stesso. Tenendo conto che l’unica cosa d’oro che gli fosse mai stata regalata fino ad allora era stata la P di Prefetto, al quinto anno di scuola, si ritrovò a pensare che aveva davvero fatto un salto di qualità. Risollevò lo sguardo, con un sorriso compiaciuto sulla faccia, ma svanì all’istante, perché in seguito ad una domanda posta a Harry su Fenrir Grayback, il licantropo, le porte dell’aula si aprirono e il mezzo lupo venne portato dentro, incatenato all’interno della sua gabbia. Un rumore di vetro che si infrangeva fece sussultare i presenti: la teca della Magimedaglia di Hermione era per terra e l’oggetto prezioso era rotolato fuori, fino ai piedi di Ron. Le mani di lei tremavano, gli occhi fissi sul criminale. Ron lo fissò con un misto di odio e disgusto. Poi,  lentamente, estrasse di nascosto la sua bacchetta dalla tasca dei pantaloni . Il padre lo vide e si sporse, preoccupato. Ron puntò la sua bacchetta per terra, sulla teca e sussurrò <<Reparo>>. La Magimedaglia tornò al suo posto, il vetro tornò intatto.  Arthur  risedette, tirando un sospiro di sollievo, mentre il figlio raccoglieva la teca e la metteva sul grembo di Hermione. Lei la tenne, guardando il ragazzo con la coda dell’occhio.
<<Va tutto bene>> bisbigliò lui, sfiorandole le mani. Se avesse potuto, gliele avrebbe strette.
<<E’ lui? Lo riconosci?>> chiese Kingsley.
<<Si, signore. E’ lui, quello che ha gravemente ferito al volto Bill Weasley. Lui ci ha catturati e portati a Villa Malfoy. Lui ha attentato alla vita di molti studenti>> rispose Harry. Il licantropo ruggì piano, il suo volto divenne una maschera di puro odio, mentre lo guardava.
L’interrogatorio di Harry si dilungò; solo un’ora e mezza dopo fu il turno di Ron. Con la stessa sicurezza dell’amico, spiegò i fatti così com’erano accaduti, soffermandosi di più sulle parti del racconto che non potevano coincidere con quelle fatte da Harry: quella in cui lui aveva lasciato i due amici dopo il litigio, per esempio, o quando era riuscito ad entrare nella Camera dei Segreti ad Hogwarts, parlando in serpentese.
Quando passarono ad Hermione, Ron sbuffò esausto. Erano mezzogiorno passate,e tutta quella tensione gli aveva fatto venire un tremendo appetito. Si vergognò del suo stomaco, rimproverandosi di avere poco tatto nei confronti di chi era sotto interrogatorio. La ragazza, dal canto suo, si comportava come ad un’interrogazione scolastica,e quindi egregiamente. La precisione con la quale rispondeva a tutte le domande, soprattutto quelle tecniche su Incantesimi e Fatture utilizzati, lasciò piacevolmente stupito il Ministro.
Il trio si rilassò, finalmente, quando dalla bocca di Kingsley uscì la frase <<per ora è sufficiente. Potete andare>>. Harry, Ron ed Hermione spostarono le sedie e si incamminarono verso l’uscita, quando dalla gabbia di Greyback venne fuori un urlo. La folla si arrestò, e calò il silenzio. Gli occhi dei tre ragazzi erano di nuovo rivolti a lui.
<<Mi pento!>> urlò, il licantropo, guardandoli. <<Mi pento…amaramente!!>>. Il ministro esitò, poi chiese: <<Ti penti..? Un po’ tardi…Sei già stato interrogato, Greyback. La conferma dei tuoi misfatti di oggi era solo una formalità>>
<<No…Non capite!!>> urlò di nuovo, gli occhi che roteavano. <<Io…io mi pento!!>>
<<E di cosa, Greyback?>>, replicò Kingsley, con sarcasmo. Il criminale fissò i tre ragazzi, respirando affannosamente e rumorosamente. La sua testa aveva una forma strana: era rimasta deformata dopo la notte della Battaglia di Hogwarts, ferita dalle sfere di cristallo che Sibilla Cooman, insegnante di Divinazione, gli aveva lanciato. I denti stretti lo facevano sembrare  un animale. In fondo lo era. Harry si chiese perché lo stavano ancora ascoltando.
<<Io mi pento…di aver portato i ragazzi a Villa Malfoy..>> latrò, senza distogliere lo sguardo.
<<Oh, molto nobile, da parte tua…continuo a dirti che è un po’ tardi, per i pentimenti>>
<<Mi pento…di aver lasciato che li prendessero loro…e di non aver…tentato…>>. Si fermò. Il silenzio sembrava irreale. Poi urlò, con quanto fiato aveva in gola, puntando l’indice verso i ragazzi, scandendo piano le parole agghiaccianti :
<<DI NON AVER ASSAGGIATO LA MEZZOSANGUE QUANDO POTEVO!>>. Rise di gusto, impazzito, mentre Hermione si metteva una mano davanti alla bocca e vacillava, inorridita. <<USCIRO’, UN GIORNO, E VERRO’ A CERCARTI!!!>>. (to be continued)
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« Risposta #6 il: 01 Febbraio 2010, 10:49:25 pm »

bellissima, aspetto il seguito ghh
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Come posso farti aspettare?  ghh

Seguito del secondo capitolo

Decine di flash immortalarono lo sguardo atterrito della ragazza. Harry e Ron, furiosi, le passarono un braccio attorno alle spalle, e la guidarono verso la porta, sentendo il ministro ordinare a gran voce agli Auror di rinchiudere Greyback ad Azkaban, e il latrato del licantropo che scandiva altre blasfemità, come “Avvicinati, dolcezza, solo un morso!”. Ma non era ancora finita. I giornalisti si accalcarono verso l’uscita, investendoli e spintonandoli, circondandoli e facendo loro mille altre domande.
<<Basta!Lasciateci in pace!>> urlò Ron, che cominciò a detestare la notorietà. Ora capiva un po’ tutto quello che Harry aveva passato, col suo essere famoso forzatamente. Si mise a protezione di Hermione, che teneva il volto basso, infastidita dai flash dei fotografi e stringeva a sé la teca della Magimedaglia al valore e l’Ordine di Merlino.
<<Basta così!>>. Il Ministro era intervenuto, zittendo tutti. <<Questo è un Ministero, non una sala stampa. Siete pregati di seguire gli Auror che vi scorteranno fino all’uscita, signori>> ordinò, ai giornalisti. L’andito si svuotò lentamente; rimasero solo i tre ragazzi, Kingsley e il resto della famiglia Weasley.
<<Ho…bisogno di un po’ d’acqua>> balbettò Hermione. Era pallida come un lenzuolo e  la sua fronte era madida di sudore freddo. Ginny le prese gli oggetti dalle mani e dopo averli consegnati alla madre l’accompagnò nel bagno più vicino. Era andata più di una volta a lavoro col padre, quando era più piccola e conosceva un pochino l’edificio.
<<Mi spiace, sapevamo che poteva succedere>>Si scusò, Kingsley, mortificato. <<Ora andrà tutto per il meglio. Vi devo lasciare, ho altre persone da interrogare…mi raccomando, passate all’ufficio del dipartimento degli Auror>>. Rientrò in aula, lasciandoli ad aspettare Ginny ed Hermione. Durante la breve attesa parlarono sottovoce, commentando i vari interventi fatti dai maghi durante l’interrogatorio. Quando le due ragazze tornarono, Hermione aveva un colorito migliore.
<<Avete fame, ragazzi, vero?>>chiese la signora Weasley, incamminandosi.
<<Più o meno>> fu la risposta di Ron, cercando di contenersi. L’ufficio del dipartimento degli Auror non era lontano. Poterono entrare solo Harry, Ron ed Hermione. Rimasero dentro una buona mezz’ora, e quando uscirono avevano un’aria un po’ sognante sul viso.
<<Allora?>> chiese Ginny, impaziente. Tutta quell’attesa cominciava ad innervosirla.
<<A-Auror….>>balbettò, Harry, aprendo un’altra pergamena dorata, che gli era stata consegnata. <<Qualche esame qui, al Ministero. E sarò un Auror, a tutti gli effetti>>. Il signor Weasley stentava a crederci.
<<Perbacco, Harry, congratulazioni!Che io sappia, saresti il più giovane Auror di tutti i tempi!>>. Gli strinse la mano e gli diede delle pacche sulla spalla.
<<E noi…io e lei>> Incalzò Ron, indicando sé stesso ed Hermione, <<ci hanno fatto la stessa proposta. Dobbiamo solo …decidere!>>
<<Ma….perchè non avete deciso?>> Chiese Percy, confuso. Un posto da Auror non era roba che veniva offerto tutti i giorni, lì al Ministero.
<<Si tratta del mio futuro; avrò pur diritto di pensarci su, no?>> rispose Ron, con fare da persona importante. Percy scosse la testa, stordito.
<<E tu, cara?>> chiese Molly, rivolta a Hermione.
<<Non credo di sentirmi all’altezza. Almeno per ora>>. La sua risposta lasciò tutti interdetti. <<Desidero tornare a Hogwarts, completare i miei studi…e poi si vedrà>>.
<<Tornare a Hogwarts…? A fare cosa?>>. Ginny  per un attimo pensò di avere davanti Luna Lovegood, pratica di dichiarazioni bizzarre.
<<A recuperare l’anno scolastico che ho perso, è ovvio>>. I due coniugi Weasley pensarono che Hermione fosse ancora troppo stressata dal processo, per prendere sul serio altre cose.
Tornare alla Tana fu un vero sollievo per tutti. Al pomeriggio, dopo pranzo, i ragazzi si ritrovarono in cortile, a chiacchierare all’ombra di un albero; avevano ripreso il discorso lasciato a metà al Ministero, e discutevano.
<<Be’, l’anno scolastico che abbiamo perso lo abbiamo vissuto “sul campo”, no? L’ha detto anche il tipo, all’ufficio; se non pensassero che siamo in grado non ci avrebbero fatto questa proposta>>. Ron si era appoggiato al tronco della pianta, i piedi scalzi, accaldato. Vicino a lui, Harry era seduto a gambe incrociate e giocava con la puffola pigmea di Ginny, la quale a sua volta, era sdraiata sul prato e teneva la testa sulle gambe di Harry. George, appeso a penzoloni su un ramo basso, saltò giù, facendo sussultare Hermione, seduta là sotto, che si portò una mano al petto, guardandolo con occhi di rimprovero.
<<Scusa, Granger…>>. Senza Fred, gli scherzi non avevano più il gusto di un tempo. Si sedette accanto a lei, amareggiato.
<<Per quanto possiamo aver fatto progressi in Difesa contro le Arti Oscure, è tutto il resto, che abbiamo perso. Non credete?>> chiese la ragazza. <<Potremmo anche essere esonerati da qualche materia…ma Pozioni, Babbanologia…>>
<<Oh, mio Dio…>> mormorò Ginny, alzando gli occhi al cielo, con l’espressione di chi sta per vomitare.
<<…Aritmanzia, Rune Antiche…Non fare quella faccia, Ginny! Ogni materia ha la sua importanza, nella vita!>>
<<Non dico che non sia così, ma… Miseriaccia! Vi stanno offrendo la possibilità di saltare un anno, e tu che fai? Perché non l’hanno fatta a me, questa proposta?>>Piagnucolò Ginny, facendo ridere Harry.
<<E non è solo questo. Diventare Auror comporta rinunce e sacrifici, non è una cosa da prendere alla leggera>>
<<Ma hai sempre detto che ti sarebbe piaciuto, fare l’Auror!>>
<<Prima di scoprire che non so fare nemmeno un Patronus decentemente!>>. Lo disse con amarezza. Gli altri si zittirono, e la guardarono di sottecchi. <<Un Auror deve essere pronto a tutto, non solo per quanto riguarda coraggio, forza di volontà e cose simili. Deve saper compiere gli Incantesimi di Protezione più importanti alla perfezione, se vuole sopravvivere e proteggere chi gli sta attorno. Capite, cosa intendo?>>. Si sdraiò sul prato, come Ginny e sospirò.
<<Ma non vi manca, Hogwarts…?>>. Quell’uscita di Hermione, pensierosa, con lo sguardo rivolto al cielo turchese, li fece voltare tutti verso la sua parte.
<<Scusa se  te lo faccio notare, ma l’ultima volta che abbiamo visto Hogwarts mi è sembrato un posto piuttosto poco allettante…>> intimò George.
<<Intendo la Hogwarts di un tempo, quella vera…Il parco soleggiato, la torre di Astronomia, la sala comune di Grifondoro…quelle sere a ridere davanti al camino acceso, le gite ad Hogsmeade…non vi attira l’idea di un anno tranquillo, con le persone con cui avete diviso la camera, il cibo a tavola, i libri di scuola…? Non ne avete sentito la mancanza, quest’ultimo anno? Il profumo fresco delle divise scolastiche appena lavate, quello dei libri antichi giù in biblioteca, quello delle pergamene nuove…le riunioni dell’Esercito di Silente, la capanna di Hagrid, Thor, il Quidditch…>>. Senza usare parole magiche, Hermione li incantò. All’improvviso, sia Harry che Ron si immaginarono dentro la loro sala comune, circondati da amici, a festeggiare la vittoria a Quidditch del Grifondoro. Hogwarts mancava anche a loro, per molti, moltissimi aspetti. E si ritrovarono a pensare che in fondo la loro compagna di avventure non aveva tutti i torti.
 Durante la cena Molly e Hartur parlarono dell’udienza che avrebbero dovuto affrontare loro il giorno seguente. Avendo partecipato attivamente alla Battaglia di Hogwarts erano considerati preziosi testimoni chiave. Hermione sospirò, sentendo parlare ancora di Ministero, aule, e criminali.  Saltarono fuori nomi come Lucius Malfoy, Scabior, Bellatrix Lestrange. La testa cominciò a pulsarle. Ripresero a parlare di Greyback e a quel punto lei lasciò cadere la forchetta nel suo piatto, facendola tintinnare rumorosamente. La fame le era passata completamente, lasciando il posto ad un lieve senso di nausea.
<<Chiedo scusa, mi sento un po’ stanca>> disse, alzandosi da tavola. <<Buonanotte>>. Elargì un sorriso che le costò parecchio, sforzandosi di sembrare spontanea. La salutarono, per niente stupiti, dopo la giornata che avevano avuto. Anche Harry si sentiva intorpidito dalla stanchezza e fu con piacere, che andò a letto, quella sera, rilassando sia il corpo che la mente. Si sentiva libero, appagato, e quasi felice. Aveva risolto molte cose e ottenuto tanto altro. Aveva accanto delle persone che lo stimavano e gli volevano bene, degli amici sinceri, e aveva Ginny. Si addormentò con pensieri leggeri, come non aveva più fatto da tanto tempo.
La casa sprofondò presto nel silenzio. Fuori, una brezza leggera, scuoteva i rami degli alberi attorno alla Tana, e gli scricchiolii rendevano lugubre una notte che si sarebbe potuta definire abbastanza serena. Hermione aprì gli occhi e si alzò dal letto sbuffando, infastidita dalla luce della luna che entrava dalla finestra e le arrivava dritta in faccia. Aprì l’anta, per chiudere gli scurini, e vide la luna piena illuminare il prato davanti a casa. Una chiazza rossiccia si muoveva tra i cespugli; <<Grattastinchi?>> sussurrò. Il gatto andò verso la porta e iniziò a graffiarla e a miagolare sinistramente. <<Stupida bestia, sveglierà tutti!>> sibilò, tra i denti; afferrò la sua bacchetta, Smaterializzandosi e Materializzandosi fuori, davanti all’uscio. Il gatto non c’era, e rimase perplessa. Non lo sentiva nemmeno più. Si guardò attorno, strofinandosi le braccia, sferzate dal vento, che a quell’ora era piuttosto fresco. Il suo pigiama primaverile, coi pantaloncini corti fino al ginocchio, svolazzava lievemente, mentre i capelli le mulinavano disordinati attorno al viso. Fece il giro della casa, sentendo via via il vento aumentare. Rabbrividì, stringendosi nelle spalle. <<Grattastinchi>> mormorò, scrutando gli angoli bui per scorgerlo. Qualcosa si mosse dietro un grosso cespuglio, nel retro, dove la luce della luna non arrivava. Seccata, avanzò veloce, preparandosi ad afferrare il suo gatto e rientrare in casa. Scostò un ramo e oltrepassò una siepe, aspettandosi di scorgere il pelo del suo animale, invece vide una massa informe, grigia, accucciata e fremente. L’unica cosa di diverso colore erano due punti rossi, come due braci, al centro di quella che doveva essere una grossa testa, che la fissavano con desiderio, e i denti gialli che si mostrarono subito, con un ringhio rabbioso. Il respiro di Hermione si congelò nei suoi polmoni, mentre iniziava a retrocede, malferma sulle gambe, sentendo il cuore spiccare un balzo dal petto fino alla gola.
<<Ci rincontriamo, mio delizioso bocconcino Mezzosangue>> Ringhiò, la bestia, ergendosi davanti a lei in tutto il suo orrore. Avrebbe potuto riconoscere quella voce stridula in mezzo a mille: Fenrir Greyback. Il suo nome risuonò chiaro nei suoi ricordi, e contemporaneamente gridò, con tutto il fiato che riuscì a buttar fuori. Nello stesso momento, al fianco del licantropo, comparvero due figure incappucciate, con le bacchette alla mano, puntate su lei: Scabior e Dolohov. <<Expelliarmus!>> Urlò uno di loro, e la bacchetta della ragazza saltò via dalla sua mano tremante. <<L’hai trovata, Greyback, molto bene>> sibilò il secondo uomo . In casa, le sue urla, non lasciarono gli altri indifferenti. Harry e Ron si svegliarono di soprassalto, e dopo il primo smarrimento, saltarono giù dal letto contemporaneamente,angosciati.
<A-aiuto!>>. Non riusciva a credere che fosse vero; che cosa era successo? Perché quegli individui terribili, che quella stessa mattina erano stati condannati a finire i loro giorni ad Azkaban, ora erano lì? Le si avvicinarono ancora e lei urlò di nuovo, retrocedendo e cadendo con le spalle sull’erba.
In quel momento altre due persone si Materializzarono sul prato, dietro di lei, ma sentì subito che non si trattava di nemici.
<<Non le farete del male, luridi bastardi!>>. La voce di Ron era quasi un ruggito.
<<Come osate, proprio qui?!>>. Harry le si mise davanti, brandendo la bacchetta con aria minacciosa.
<<Il trio al completo…Stavolta non sbaglieremo!>> Ringhiò Greyback. Hermione tastò il terreno febbrilmente, alla ricerca della sua bacchetta, ma non la trovò. Aveva abbassato lo sguardo solo un attimo, per vedere se le riusciva di scorgerla, e quella distrazione le costò cara: le voci dei due Mangiamorte divennero una sola, al grido di "A.V.A.D.A. K.E.D.A.V.R.A." , e quando i suoi occhi spaventati si risollevarono da terra per vedere, due lampi verdi esplosero nei petti di Harry e Ron, i cui corpi rotearono in aria e ricaddero affianco a lei, gli occhi aperti, vacui, senza espressione.
<<NOOOOOOO!!!!>>. Il suo urlo era talmente acuto che lo stesso licantropo ruggì infastidito.<<RON!!! HARRY!!!>>. La bestia balzò in avanti e lei si ritrovò il suo muso a pochi centimetri dal volto. Tremava sconvolta, sicura che la sua morte sarebbe sopraggiunta di lì a poco, in maniera orribile. Il mezzo lupo mise  piano le sue zampe sulle braccia della ragazza, senza stringerla,ed iniziò a scuoterla piano.
<<Hermione…>> ringhiò. Lei strillò più forte, chiudendo gli occhi e  chiamando ancora i due ragazzi.
<<Hermione, apri gli occhi!>>. La voce del licantropo si fece attenuata e si dissolse alle sue orecchie; stava perdendo conoscenza?
<< Svegliati tesoro, basta! E’ finita!>>. Hermione aprì gli occhi mentre gridava ancora. La signora Weasley la teneva per le spalle, scuotendola, e aveva un’espressione, in viso, carica di apprensione. Era nel letto di Ginny, nella sua stanza, circondata da tutti, che si erano svegliati sentendo le sue urla ed erano entrati con le bacchette in mano, accese, quasi sfondando la porta, credendo di trovarla realmente in pericolo. Ginny si stringeva al padre,profondamente turbata. George e Percy rimasero sulla porta, Ron aveva gli occhi lucidi e sembrava combattuto tra l’avvicinarsi e il restare nel punto in cui si trovava. Nella camera, alcuni piccoli oggetti, come pupazzi, sopramobili, roteavano piano in aria, mossi dalla magia che Hermione non era riuscita a controllare durante l’incubo. Anche la finestra, si era aperta, e il vento soffiava dentro, sinistramente. Harry ricordò che da bambino cose del genere capitavano anche a lui; sollevò la bacchetta e sussurrò <<Finite Incantatem>>. La finestra si chiuse, gli oggetti si appoggiarono,tutto tornò calmo; o quasi. Hermione respirava velocemente, gli occhi sgranati, mentre li fissava uno per uno. Vide Ron e Harry, vivi, sani e Grattastinchi ai piedi del suo letto. Aveva la fronte imperlata di sudore e tremava ancora come se il suo incubo fosse stato reale.
<<Cerca di calmarti, piccola…>> mormorò Molly, facendosi più vicina,  spostandole i capelli dal viso e accarezzandole le guance. Non l’aveva mai vista tanto sconvolta. Si voltò verso il marito, con uno sguardo carico di pena. Arthur si strinse nelle spalle, impotente. Quando guardò di nuovo Hermione , vide i suoi occhi castani che la fissavano pieni di paura, in cerca di aiuto; si riempirono di lacrime e le labbra le tremarono per lo sforzo di riuscire a trattenerle. La donna maledisse mentalmente tutti i Mangiamorte di cui ricordava il nome, mentre abbracciava la giovane ospite che, esausta, scoppiò in un pianto sconsolato, l’esile corpo scosso da violenti singhiozzi.
<<Finirà per ammalarsene, mamma>> disse Ron, con una tale carica di tensione nella voce che Harry pensò che sarebbe scoppiato a piangere pure lui.
<< Uscite tutti, per favore, tornate a letto>> ordinò Molly, chiudendo gli occhi, mentre una lacrima scivolava silenziosa anche sulla sua guancia. << Ron, aspetta: prima scendi in cucina, e prendi la boccetta viola che ho comprato la settimana scorsa in farmacia;versa tre gocce del contenuto in un bicchiere d’acqua e portamelo, svelto>>.  Mentre tutti uscivano dalla stanza, il figlio non fece domande. Tornò col bicchiere, trovando ancora fuori dalla porta  Harry. Si guardarono, poi Ron rientrò e diede alla madre ciò che aveva chiesto. Hermione piangeva  e tremava ancora. Lui ebbe l’impulso di sedersi sul letto, affianco alla madre e abbracciarle entrambe, ma non  lo fece. La donna gli fece cenno di uscire e lui obbedì, ma si fermò dietro alla porta socchiusa, guardando dentro con l’amico. Molly sussurrò delle cose alla ragazza, la quale scostò la testa e posò le labbra sul bordo del bicchiere che lei le stava porgendo. Aveva le guance inondate di lacrime, e brillavano alla luce della lampada ad olio che era stata accesa sul comodino.
<<Tutto, coraggio. Starai subito meglio>> le mormorava, con dolcezza. Quando l’ebbe bevuto, Molly appoggiò il bicchiere vuoto e la abbracciò di nuovo, accarezzandole la testa, e dondolandola, come se fosse stata una bambina piccola. Non ci volle molto. Harry vide le braccia di Hermione smettere di tremare e abbandonarsi sulle lenzuola, inermi. Molly la fece sdraiare, adagiandole premurosamente la testa sul cuscino, le tirò su le lenzuola, coprendola fino alla vita e restò in piedi a guardarla, finché non sentì il suo respiro tornare regolare. Quando uscì dalla camera, portandosi via il bicchiere e lasciando la porta socchiusa, trovò i due ragazzi ad aspettarla e non ne fu sorpresa.
<<Cosa le ha dato, signora Weasley?>>, chiese Harry.
<<Ricordi cosa ti diedero in infermeria, dopo la morte di Cedric Diggory?>> sussurrò lei. Lui ricordò: Bevanda della Pace ; la pozione l’aveva fatto precipitare subito nell’oblio, regalandogli una notte senza sogni e quindi senza incubi.
<<Dormirà, ora?>> chiese Ron, ancora poco convinto.
<<Forse dimenticherà anche l’incubo che ha avuto. Ti ho fatto mettere nell’acqua due gocce in più, rispetto alla prescrizione>>
<<Ma…non le faranno male?>>
<<Dormirà profondamente e a lungo, Ron. Ne ha bisogno. O non si rimetterà mai in forze abbastanza da affrontare il viaggio per ritrovare i Granger>>. Si fermò pensierosa sul pianerottolo, poi sospirò. <<Credo che anch’io prenderò una goccia di quell’intruglio…>> sussurrò, scendendo le scale. Harry e Ron tornarono a letto, ormai senza sonno.
(fine secondo capitolo)

« Ultima modifica: 01 Febbraio 2010, 11:28:39 pm da Fairy » Loggato



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« Risposta #8 il: 02 Febbraio 2010, 05:52:09 pm »

che bello ghh, aspetto il terzo capitolo
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« Risposta #9 il: 02 Febbraio 2010, 06:31:56 pm »

Cap.3
Finalmente Auror        
[/b]
“Di nuovo insieme.
Di nuovo in viaggio.
Di nuovo noi tre.”
La Tana si risvegliò sotto un caldissimo sole primaverile. La signora Weasley, prima di uscire di casa per recarsi al Ministero, era passata per la stanza di Hermione e aveva sbirciato al suo interno. Il gatto rosso era sgusciato fuori, scendendo  le scale . La sua padrona dormiva profondamente, nella stessa posizione in cui la donna l’aveva lasciata. Molly, voltandosi trasalì, trovandosi improvvisamente davanti uno scarmigliato Ron.
<<Dorme?>> chiese, con voce pastosa, ancora mezzo addormentato. Aveva metà della maglietta del pigiama allacciata dentro i pantaloni.
<<Ronald, vuoi farmi prendere un’accidenti?!>> lo rimproverò la madre, in un sussurro, portandosi le mani al petto.
<<Scusa>>. Si grattò la testa, ricordandogli un buffo scimmiotto.
<<Si, dorme. Non svegliatela. Lasciate che riposi, finché  le riesce>>. Ron volle vedere coi suoi occhi e si affacciò alla porta. <<Mamma, ma sei sicura che quella dose massiccia di pozione non l’abbia stecchita?>>
<Non dire idiozie, Ronald Weasley. Bada a tua sorella, mentre siamo via. E ogni tanto venite a vedere come sta Hermione. Giusto uno sguardo, per sicurezza>>
<<Mamma intendeva dirti di controllare se respira e se è viva, credo…>> gli mormorò George, facendogli l’occhiolino e scendendo al piano terra. Ron si accigliò, cercando di capire, nel torpore datogli dalla sonnolenza, se quella del fratello fosse o no una battuta. Entrò nella stanza di Hermione dubbioso e si avvicinò al letto, chinandosi su lei. Il suo petto si alzava e si abbassava lentamente, regolare. Aveva il viso rilassato, le labbra leggermente dischiuse, dalle quali usciva il suo respiro tranquillo. Lui le passò il dorso della mano sulla guancia, scostandole una ciocca di capelli. Non si accorse di essere osservato dal padre, che fuori dalla stanza sorrise per il gesto tenero del figlio e passò oltre, prima di essere visto.
La moglie, vedendogli un’espressione piuttosto compiaciuta in faccia, lo credette impazzito. <<Ti mettono di buon umore, le udienze?>> gli chiese, mentre uscivano di casa. La macchina del ministero era arrivata.
La casa ricadde nel silenzio, fino all’ora in cui i tre ragazzi rimasti in casa(quelli che non avevano bevuto pozioni viola), scesero a far colazione. Errol svolazzò attorno al comignolo e arrivò sul tavolo del soggiorno, entrando da una finestra lasciata aperta. Il gufo non fece un atterraggio morbido: scivolò sul mobile liscio, lo oltrepassò e finì dentro la ciotola di Grattastinchi, schizzando di avanzi il pavimento lì attorno. Harry, Ron e Ginny lo guardarono storcendo il naso. Si erano seduti a far colazione cinque minuti fa e quando Errol risalì sul tavolo facendo cadere dalle sue zampe La Gazzetta Del Profeta del giorno, sporca di cibo per gatti, a tutti e tre passò la voglia di mangiare.
<<Che schifo!>> esclamò Ron, spostando il suo succo di zucca e prendendo il quotidiano. <<Guardate un po’ qua..? Carini, no?>>. Una grossa foto di Harry, Ron e Hermione prendeva la metà della prima pagina. Erano davanti alle tre sedie, al centro dell’aula, e tenevano in mano le teche appena ricevute con le Magimedaglie al valore. La testata recitava “Gli eroi di Hogwarts”. Harry fu grato ai giornalisti, per non aver pubblicato qualcuna delle foto fatte nel momento in cui Greyback aveva urlato contro di loro. Trovarono un lungo articolo che riempiva le tre pagine successive e altre fotografie animavano il racconto abbastanza fedele. Scoprirono che a quasi tutti quelli che avevano preso parte alla Battaglia di Hogwarts, sopravissuti e non, era stata conferita la Magimedaglia d’oro al valore, e tutti quelli che erano caduti, avevano avuto in più l’Ordine di Merlino, Prima Classe. Si ritennero soddisfatti.
Ginny cominciò a ritirare le tazze della colazione. Con i genitori al Ministero, assieme a George e Percy, passarono la mattina a chiacchierare, a far finta di riordinare le loro camere e a oziare;  sul tardi uscirono in cortile e mentre Harry si divertiva ad insegnare a Ginny la teoria di alcuni Incantesimi di Protezione, Ron si mise all’ombra, a scrivere delle lettere da mandare via gufo a Luna, Dean e Neville. Aveva infatti promesso di raccontare loro come si era svolta l’udienza, anche se a quell’ora avevano sicuramente già letto la Gazzetta.
Hermione si svegliò sbattendo piano le palpebre. Dagli scurini della finestra penetravano alcuni raggi solari, che illuminavano leggermente la stanza. Si stirò, coprendosi la faccia col lenzuolo e sbadigliò, sentendosi completamente e sorprendentemente rilassata, come non si era più sentita da molto tempo. Avvertì anche un forte senso di appetito. Poi cominciò a mettere a fuoco i pensieri e ragionò sul fatto che la mattina, di solito, il sole non illuminava quella parte della casa e tutta quella luce le parve insolita. Si mise a sedere sul letto, passandosi le mani tra i capelli. Sopra il lenzuolo, che le copriva solo le gambe, trovò l’edizione giornaliera della Gazzetta del Profeta. Qualcuno gliel’aveva portata per fargliela trovare appena sveglia. La prese e sorrise, guardando l’immagine principale. In quel momento l’orologio a cucù della sala da pranzo cantò. Uno, due, tre rintocchi. “Le tre?”, si disse. “No, non può essere. Ho contato male”. Si vestì svelta, con uno strano presentimento, afferrò il quotidiano e scese le scale, facendo i gradini a due a due. Quando entrò in sala da pranzo, erano tutti lì, seduti, che parlavano sommessamente, e la tavola era apparecchiata solo per una persona. Il primo sguardo che incontrò fu quello della signora Weasley e il suo saluto fece voltare tutti gli altri.
<<Buon pomeriggio, piccola, finalmente!>> esclamò, alzandosi, e andandole incontro.
<<B-buon …pomeriggio?>> balbettò lei.
<<Ciao, bella addormentata>>mormorò Harry, sicuro che solo Hermione potesse capire la battuta, dato che i maghi non conoscevano le fiabe Babbane.
<<Pensavamo che mamma ti avesse relegata nel mondo dei sogni per sempre, Granger>> aggiunse George; Ginny soffocò una risata e la madre li fulminò con lo sguardo.
<<Non starli a sentire, tesoro, vieni. Siediti, ti scaldo il pranzo>>. Hermione continuava a non capire. “Il pranzo? E la colazione?”
<<Stai bene?>> domandò Ron.
<<Si…ma cosa…perché…>>
<<Come…quando…e dove, soprattutto>> continuò, George, non riuscendo a trattenersi. <<Mi sembri confusa, Hermione, perché non vai a farti un sonnellino?>>. Nemmeno Percy riuscì a frenare una risatina.
<<Molto divertente, ragazzi>> intervenne, Ron, annoiato. <<Ti starai chiedendo perché hai dormito fin ora, giusto?>>. Hermione annuì debolmente, imbarazzata. Concluse che erano davvero le tre. Le lancette nere dell’orologio a cucù confermarono.
<<Ora mangia, te lo spiegheremo con calma>>. Molly la fece accomodare e iniziò a riempirle il piatto di squisitezze, mentre le raccontava i fatti, con molta tranquillità. Saltò la parte in cui lei scoppiava a piangere e passò direttamente alla Bevanda della Pace. La ragazza sembrò un po’ interdetta, e cercò di ricordare quale incubo terribile poteva aver fatto. Ne ricordava tanti, fatti nei giorni precedenti, ma niente di così incredibilmente brutto da farla gridare nel sonno. Si vergognò un po’, per aver svegliato tutti nel cuore della notte, e le sue guance si imporporarono.
<<Credo che per qualche sera dovresti prendere ancora la pozione, in dose ridotta. Per evitare gli incubi, sai>> spiegò la donna, passandole una fetta di dolce. L’idea di prendere qualcosa per dormire non la faceva impazzire, ma non obiettò.
Tre notti di pozione – una goccia sola – prima di andare a letto, e tre giorni sereni con la famiglia di Ron la rimisero quasi completamente in sesto. Non sognava, ma in compenso dormiva profondamente per tutta la notte, sentendosi bene ad ogni risveglio. La cura la rinvigorì, e utilizzò le sue mattinate per aiutare Harry con gli studi per diventare Auror. Kingsley aveva prestato loro tutti i libri necessari; studiavano tutti insieme, lei, Ron e Harry,   anche se sembrava che per il momento Ron non prendesse la cosa troppo sul serio. anche Ginny ogni tanto si sedeva con loro, però si stancava dopo pochi minuti e li lasciava per dedicarsi ad altro. Si trattava di tutta la parte teorica, visto che, per motivi ovvi, gli  erano stati esonerati quasi tutti gli esami pratici. Avrebbe dovuto dare giusto qualche piccolo assaggio, di ciò che sapeva fare, una formalità, insomma. Studiare con Harry rese più sicura anche Hermione, che si sentì  finalmente pronta a prendere una decisione importante. Una sera, dopo cena, si schiarì la voce, e approfittando di un momento di silenzio fra i presenti introdusse con garbo il discorso.
<<Vorrei ringraziare tutti voi, per avermi accolta in casa vostra e avermi trattato come una figlia>> iniziò, rivolta ai signori Weasley. <<Forse ho approfittato anche troppo della vostra deliziosa ospitalità, e credo sia giunto il momento che io vada per la mia strada>>. Il sorriso di Molly sparì. Gli altri si fecero più attenti. << Ho intenzione di partire,  tra qualche giorno credo, di mattina presto… per l’Australia. Ho un forte desiderio di sapere come stanno i miei genitori. Vorrei ritrovarli,dissolvere l’Incantesimo di Memoria che ho fatto loro,chiarire le cose, riportarli a Londra e mettere ordine nella mia vita, partendo da loro>>. Le sue parole suonarono sicure e decise.
<<Hermione, non puoi andare sola; il mondo non è ancora sicuro, per te, lo capisci?>>. Il signor Weasley parlò con più chiarezza.<<La caccia ai Nati Babbani è illegale e chiusa, per il Ministero. Ma non è certo che tutti lo abbiano capito, e come tu ben sai non son stati catturati tutti i seguaci di Voldemort; probabilmente, a causa delle tue origini Babbane e la tua notorietà odierna, sei segnata in cima alla loro lista>>. Hermione non si scompose. Sapeva benissimo, cosa intendeva. Aver accompagnato Harry Potter nella sua missione l’aveva resa nemica dei Mangiamorte come Harry stesso. La Umbridge l’avrebbe chiamata “L’indesiderabile numero 2”. Per fortuna almeno lei si trovava ad Azkaban, arrestata, processata e incarcerata per delitti commessi contro i Nati  Babbani. La famosa prigione non era più tenuta sotto controllo dai Dissennatori, ora, ma da Auror carcerieri.
<<Potremmo chiedere al Ministero, magari se con te ci fosse un Auror…>>Intervenne Percy, pensieroso.
<<E ci sarà>> sentenziò Harry. Ginny lo guardò di sottecchi, capendo. Non si sorprese. Sapeva che era giusto così. <<Chiederò a Kingsley di anticipare i miei esami e verrò con te, Hermione. E’ il minimo che posso fare>>
<<No, Harry. Hai il diritto di stare finalmente in pace, più di tutti noi>> replicò lei, con foga, contrariata.
<<Di’ quello che vuoi, ma in un modo o nell’altro ti seguirò, dovessi farlo a distanza, sotto il Mantello dell’Invisibilità; tu l’hai fatto per me, senza che io te lo chiedessi. Non hai certo spedito i tuoi genitori in Australia in vacanza…Non ho nessuna intenzione di aspettare in ansia il tuo ritorno>>. Incrociò le braccia sul petto, con un cipiglio di sfida, aspettando una sua replica, che non venne.
<<Grazie, Harry>> concluse, arresa, regalandogli un sorriso carico di affettuosa gratitudine.
<<Mamma, papà…anch’io andrò con loro>> aggiunse Ron, quasi subito.<<Gli ho abbandonati una volta; non succederà ancora>>. Hermione lo guardò con tenerezza. La signora Weasley si aspettava quelle parole, e non fece altro che annuire, incerta tra l’essere preoccupata per la partenza imminente del figlio o sollevata dal fatto che Hermione non sarebbe andata via da sola.
<<Ma come farete, per il viaggio?>> domandò George, <<Dovrete organizzarvi, decidere…>>
<<…Ho già predisposto tutto, veramente. Devo giusto modificare alcune cose, dal momento che non sarò più sola…>>
<<Se posso dire la mia, vorrei agevolarvi>> la interruppe Arthur, alzandosi. <<Volete seguirmi nel…pollaio?>>. Chiese, facendo strada.
<<Papà, non credo che li fermerai, chiudendogli in gabbia>> scherzò George, seguendoli. <<Sai, son riusciti ad entrare alla Gringott, pensi che non riescano ad evadere dal pollaio?>>. Ginny ed Hermione risero. Attraversarono il cortile, arrivando fino alla piccola costruzione di legno che avrebbe dovuto accogliere delle galline, e quando il signor Weasley aprì il cancelletto polveroso, illuminando l’interno con la sua bacchetta magica, tutti si lasciarono sfuggire un’esclamazione di stupore: come nuova, lucida e pulita, la motocicletta volante, appartenuta in passato a Sirius Black, brillava superba, davanti ai loro occhi. (To be continued)
« Ultima modifica: 02 Febbraio 2010, 10:56:44 pm da Fairy » Loggato



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Tenebrus Black
« Risposta #10 il: 02 Febbraio 2010, 09:07:31 pm »

Cavolo, Fairy! Ma non ti stanchi mai di scrivere?
Hai una bellissima fantasia! Complimenti! 15 ghh
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« Risposta #11 il: 02 Febbraio 2010, 10:42:55 pm »

Che bella questa storia 4
Leggere le Fan Fiction è l'unico modo per colmare il vuoto lasciato dalla fine della saga :-)
Mi è preso un colpo quando sono arrivato al sogno di Hermione!
Comunque continua così, è davvero molto bella e direi che ti sei appena trovata un nuovo fan 15
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« Risposta #12 il: 02 Febbraio 2010, 10:49:46 pm »

Oh, grazie, Ten... ghh sei molto gentile...no, non mi stanco mai...vivrei scrivendo e disegnando... ##
E grazie anche a Te, King...spero riusciate ad avere pazienza fino alla vera azione!  15
Seguito del 3° capitolo
<<Doveva essere un regalo di compleanno, Harry, ma vista la situazione, be’…potreste utilizzarla per andare in Australia. Ha giusto tre posti…credo sia perfetta>>
<<Wow! E’ una favola!>> esclamò Ron, osservandola da ogni lato. Harry non riusciva a crederci. Un anno prima l’aveva vista nello stesso posto, impolverata, smontata, arrugginita. Il padre di Ron aveva fatto proprio una… magia. Si accostò, accarezzandone la carrozzeria liscia e nera.
<<Ma signor Weasley…io non credo di…Insomma, lei l’ha aggiustata a sue spese…>>
<<E’ tua di diritto:  tu hai ereditato ogni cosa di Sirius, figliolo; il mio regalo per te è stato rimetterla apposto>>
<<E’ sicura, questa…questa cosa, Arthur?>> chiese Molly, poco convinta.
<<Oltre che sicura, è anche facile da usare e veloce. Credo che vi farà risparmiare molti giorni di viaggio>>
<<Quindi è deciso. Si riparte>>. Ron lo disse con stanchezza. Hermione colse quella sfumatura, nella sua voce, e si sentì un po’ in colpa. Anche Ron aveva vissuto brutti momenti e meritava riposo, e serenità con la sua famiglia. Sapeva che non sarebbe riuscita in alcun modo a fargli cambiare idea comunque, e non ci provò.
Kingsley, che nonostante la carica di Primo Ministro rimaneva al comando del Dipartimento degli Auror, accettò di spostare gli esami di Harry. Erano esami della massima segretezza, solo al Dipartimento degli Auror si sapeva. Gli suggerì anche di non raccontare in giro niente che si riferisse al viaggio in Australia e alla motivazione. Tutto doveva passare inosservato e segreto. Da lì ad una settimana avrebbe dovuto sostenere le prove di Occultamento e Travestimento, Segretezza e Inseguimento, Difesa contro le Arti Oscure, Trasfigurazione di Massimo Livello, Pozioni ed Elisir ed una serie di prove teoriche. Ron si arrese neanche  a metà settimana e decise di andare ad aiutare George al negozio, lasciando Harry ed Hermione piegati sui libri. Andavano di fretta, ma non solo perché ce ne fosse realmente bisogno: Harry studiava con entusiasmo, come non aveva mai fatto; per la prima volta provò una sorta di vero piacere, a star chino su dei tomi incredibilmente grossi, polverosi, che solitamente era abituato a vedere tra le mani di Hermione. Anche lei sembrava compiaciuta della semplicità con cui procedevano. Al pomeriggio si dedicavano alla pratica di incantesimi studiati la mattina, o alla prova di alcune pozioni che, secondo il Ministro, avrebbero potuto chiedere agli esami.
<<Queste cose mi sembrano troppo facili…perchè?>> diceva lui, ogni tanto, quasi sospettoso.
<<Perché le hai fatte, Harry! Hai utilizzato questi incantesimi, l’anno scorso, sono cose quasi scontate, per te>> gli ripeteva lei, con semplicità. La signora Weasley addolciva il tutto facendo portare loro da Ginny, come spuntino, abbondanti fette di torta di zucca, di cui entrambi, sapeva, andavano ghiotti.
<<Hermione, perché non dai gli esami con me?>> le chiese, qualche giorno prima degli esami, Harry, sicuro che in fatto di teoria ne sapesse più di lui.
<<Oh, ma piantala. Non sono pronta e sai come la penso>> rispose Hermione, frettolosamente, aprendo altri libri.
<<Alastor Moody diceva sempre che hai la stoffa per diventare Auror. E lo credo anch’io>> puntualizzò.
<<Alastor Moody non mi ha mai vista veramente sul campo>>
<<Io ti ho vista>>
<<Tu non sei ancora un Auror, non puoi giudicare>> ribatté, cercando di nascondere il sorriso adulato, scaturito dal complimento nascosto tra le parole di Harry, << e se non continui a studiare non lo diventerai. Perciò argomento chiuso e occhi su questo Incantesimo di Empatia coi ricordi da Pensatoio, mi sembra piuttosto complicato>>
 Non ci fu verso di convincerla ed Harry lasciò perdere.
 I  giorni passarono velocemente, e  i libri da studiare diminuirono, così arrivò finalmente la fatidica settimana degli esami. Ginny, Ron ed Hermione vollero accompagnarlo almeno il primo giorno. Harry sembrava piuttosto rilassato e sicuro di sé, mentre Hermione si agitava, torturandosi le dita, seduta accanto a lui al Ministero, nell’andito, in attesa che venisse chiamato per la prima prova. Ginny e Ron erano apparentemente sereni.
<<Ti ricordi tutto? Sei tranquillo?>>
<<Tranquillissimo. Smettila di mangiarti le unghie, mi innervosisci>>
<<Scusa…Sei sicuro di star bene?>>. Ginny trattenne una risata, mentre Ron scosse la testa, lanciando uno sguardo complice alla sorella.
<<Tanto valeva che anche tu dessi gli esami, Hermione. Per tutta l’ansia che ti stai prendendo>> sussurrò Ron, all’orecchio della ragazza.
<<Oh, stai zitto, Ron>> lo rimbeccò lei, isterica.
La porta dell’aula in cui Harry avrebbe sostenuto l’esame si aprì ed Hermione saltò sulla panca squittendo, come se l’avessero punta.
<<Ti vuoi calmare?>> bisbigliò ancora, Ron, tenendola per un braccio e facendola risedere.
<<Harry, pronto?>> chiese il Capo del Dipartimento, stringendogli la mano ed invitandolo ad entrare.
<<Credo di sì>>. Kingsley gli fece l’occhiolino e gli diede una pacca sulla schiena.
<<Ti ho spiegato che è quasi solo una formalità. Affronta queste prove con serenità, d’accordo?>>. Lo lasciò entrare e richiuse la porta, rimanendo nell’andito con gli altri tre. <<Come state?>> domandò, rivolto a loro. Gli invitò nel suo ufficio e conversarono insieme come vecchi amici. A Ron era sempre piaciuto, quel mago dai modi gentili. Quando era stato nominato Ministro aveva pensato che con lui alla guida del Ministero tutto sarebbe andato per il meglio. Parlò con loro delle idee che aveva e dei cambiamenti che già erano stati apportati in molti settori. Per esempio, il carcere di Azkaban non era più sorvegliato da Dissennatori, rivelatisi tanto pericolosi quanto i Mangiamorte stessi, ma da squadre speciali formate da Auror e che quindi era necessario arruolare altri Auror nel Dipartimento. Raccontò loro dello splendido lavoro che stavano facendo i Maghi Artigiani ad Hogwarts per ricostruire tutte le parti cadute in rovina con la Battaglia, per poterla riaprire in tempo per l’anno successivo. Disse che probabilmente non sarebbe stata pronta per il primo di settembre, ma che sicuramente entro novembre sarebbe stata agibile. Poi parlò dei problemi burocratici di Hogwarts ed Hermione si fece più attenta. Era preoccupato del fatto che gli studenti  di tutte le classi non avessero effettivamente concluso l’anno scolastico e si domandava se fosse il caso di considerarlo valido – e quindi promuovere gli studenti e passarli all’anno successivo – , oppure far ripetere l’anno a tutti, e considerare nullo quello passato. Gli parve che fosse la cosa più sensata, dato che molti insegnanti non si erano rivelati all’altezza del loro compito, tipo i fratelli Carrow, ma temeva che quella decisione potesse offendere i genitori di molti studenti e rischiava di creare disordini.
<<Ci sarebbero tante soluzioni, per evitare problemi di questo genere, credo>>  disse Hermione, pensierosa. Kingsley appoggiò la schiena alla sedia e chinò la testa di lato.
<<Se hai dei suggerimenti sono ben disposto ad ascoltarli>> replicò, col suo sorriso sereno. Hermione corrucciò la fronte, come faceva quando gli ingranaggi del suo cervello ronzavano laboriosi, e sembrava quasi di sentirli, mentre parlava.
<<Be’, si potrebbe far scegliere alle famiglie: chi pensa che il proprio figlio abbia bisogno di ripetere l’anno, sarà libero di iscriverlo allo stesso corso di studi; chi invece crede che l’istruzione ricevuta sia all’altezza di una promozione, gli farà sostenere gli esami normali che si tengono solitamente a giugno, ma anticipati a settembre, o ottobre, per esempio. E non sarebbero male, dei corsi di recupero per chi ha delle lacune solo in alcune materie>>.  Il Ministro sembrò soppesare la proposta, mentre Ginny guardava torva l’amica. Non la rendeva felice né l’idea di dare esami a novembre, né quella di dover ripetere l’anno.
<<Però, Hermione. Potrebbe essere un’idea da prendere davvero in considerazione. Credo che ci penserò su molto seriamente>> affermò, prendendo una pergamena e scrivendo velocemente degli appunti. Hermione sorrise, evitò accuratamente gli sguardi di Ginny e Ron, seduti affianco a lei, e continuò.
<<Io sarei una di quelle che ripeterebbe l’anno>> sentenziò, tranquilla. La penna d’aquila di Kingsley si fermò di colpo.
<<Tu, ripetere l’anno?>> chiese, pensando di aver sentito male. Ron aveva sollevato gli occhi al cielo.
<<Oh, per modo di dire, visto che non l’ho proprio frequentato. Se mi venisse concesso, vorrei frequentare il settimo anno di scuola e recuperare tutto quello che ho perso>>
<<Credi di averne bisogno?>> le domandò il Ministro. Sembrava molto sorpreso. <<Non preferiresti frequentare piuttosto dei corsi di recupero, nel caso venisse attuata questa possibilità? Io credo che per una come te basti e avanzi. Insomma, un Ordine di Merlino…>>
<<…Con  molte lacune e che non pensa di esserselo meritato appieno, a dirla tutta. Harry, magari…lui si. Ma non io di certo. No, niente ipotetici esami. Se potessi, chiederei di frequentare tutto l’anno>>. Ginny sbuffò rumorosamente.
<<Quindi anche il mio Ordine di Merlino è stato immeritato, secondo te?>> domandò Ron, con tono provocatorio.
<<Non ho detto questo, Ron. Ho parlato di me>>
<<Si, ma hai specificato che Harry lo ha meritato!>>
<<Harry ha sconfitto Voldemort!>>
<<Per questo ha ottenuto una Prima Classe!>>
<<Calma, ragazzi, vi prego>> intervenne Kingsley, sollevando le mani. <<Non credo che Hermione volesse sottovalutare i tuoi meriti, Ronald, e nemmeno contestare le decisioni che il Wizengamot ha preso dopo molte discussioni>> disse. <<I vostri Ordini sono stati decisi da loro in base al ruolo che avete avuto nella guerra contro Voldemort, quindi non penso ci sia qualcosa che sia stato assegnato senza merito. Dovresti stimarti di più, Hermione. Tutto qui>>. Hermione abbassò lo sguardo, poco convinta.
<<Stimarmi di più?>> mormorò, sarcastica.
<<Esattamente. Probabilmente hai  perso di vista alcune cose importanti: Harry avrà personalmente sconfitto Voldemort, ma in molti hanno contribuito alla riuscita. Voi due in particolar modo, accompagnandolo e sostenendolo per tutto il tempo che è stato necessario>>
<<Harry era il Prescelto, non noi>> replicò lei, con poca forza.
<<E qui ti sbagli; Harry era il Prescelto, perché Voldemort l’ha scelto. Quindi, a rigor di logica, visto che Harry ha scelto te e Ronald come amici fidati, anche voi siete dei Prescelti secondari. Anche Silente, nella sua infinita saggezza, lo aveva capito, altrimenti non vi avrebbe mai inserito nel suo Testamento>>. Ora Hermione lo guardava sorpresa. Il Ministro le sorrise e si sporse in avanti. <<Perciò, essendo Prescelti secondari, il vostro Ordine di Merlino, Seconda Classe è stato assegnato alle persone giuste, a meno che tu non abbia altre valide argomentazioni per contraddirmi>>. Hermione restò in silenzio, senza parole per ribattere. Sollevò un sopraciglio e accennò un sorriso.
<<Detto così non fa una piega>> commentò. Ron e Ginny ridacchiarono. Bussarono alla porta e quando si aprì comparve un raggiante Harry, che aveva concluso la prima giornata di prove d’esami.
<<Allora?>>  gli chiesero, quasi in coro.
<<Per il momento tutto okay>> rispose lui, avvicinandosi e ricevendo pacche affettuose e sorrisi da tutti. <<Gli esaminatori sembravano piuttosto soddisfatti, perciò devo ringraziare la mia personale tutor e continuare così>>. Mise una mano sulla testa di Hermione e le arruffò dispettosamente i capelli. <<A proposito, Kingsley, l’hai strapazzata un po’?>> domandò. << Le hai chiesto perché non vuole dare gli esami con me?>>. Hermione mugugnò qualcosa, contrariata.
<<L’abbiamo strapazzata, ma non con questo argomento, anche se credo che siano strettamente correlati>> rivelò, Kingsley. <<Sono certo che avremo modo di parlarne nei prossimi giorni,  se tornerà a trovarmi>>. Guardò Hermione speranzoso. <<Mi piacerebbe continuare il discorso della situazione studenti a Hogwarts e sentire le altre tue proposte>>, poi si voltò da Ginny e Ron, <<Senza contestatori, possibilmente. Non vi rendete nemmeno conto  quanto sia importante che il corso di studi di un mago e di una strega sia portato avanti nel modo più completo. E ora, Ronald, prima che andiate, posso scambiare due parole con te, in privato?>> chiese. Gli altri tre si guardarono l’un l’altro, dopo di che uscirono dall’ufficio. Quando furono soli Kingsley si fece ancora più vicino a Ron, chinandosi di più verso lui. <<Non per farmi i fatti tuoi, ovviamente, ma solo per dare un consiglio sincero ad una persona che merita tutto il mio rispetto>> disse, facendo un cenno di inchino. <<Come ho detto prima anche a lei, Hermione sembra nutrire poca stima nei suoi stessi riguardi: non fargliene una colpa, o non ne verrà fuori>>. Ron si fece serio.
<<In che senso?>> domandò.
<<Non dico di assecondarla, ma nemmeno di andarle contro in maniera pesante. Da quello che posso dedurre dalle poche volte in cui l’ho incontrata e le ho parlato, sembra ancora parecchio scossa dagli eventi, e molto sfiduciata. Mi spiace, che ne soffra così tanto>>. Ron sospirò, mettendo le mani nelle tasche dei suoi pantaloni.
<<Si, su questo hai ragione. E io sono troppo istintivo, a volte. Non dovevo alzare la voce, vero?>>
<<Magari avevi ragione, quello che ha detto può averti infastidito, ma lei era sincera, quando ha detto che parlava per sé stessa. Solo per sé stessa. Rifletti su questo, e capirai perché soffre>>. Kingsley lo accompagnò alla porta. <<E mi aspetto che anche tu ti decida, un giorno, a dare gli esami, Ronald. Ti voglio fra i miei Auror, quanto voglio Harry ed Hermione>>. Lui fece un gesto pigro, con le mani, come a dire “con calma, senza fretta”e quando uscì trovò i tre che conversavano con il signor Weasley e Percy.
Usciti dal Ministero decisero di andare a Diagon Alley a fare una passeggiata e prendere un gelato. Faceva abbastanza caldo, segno che l’estate era ormai alle porte. Harry iniziò a raccontare nei dettagli il suo esame scritto di Occultamento e Travestimento, e mentre Ginny provava a seguirne il discorso, con gli occhi rivolti alle vetrine dei negozi, Ron aveva l’aria distratta e sopra pensiero. Era osservato  nervosamente di sottecchi da Hermione, alla quale,dopo la piccola discussione nell’ufficio di Kingsley, non aveva ancora rivolto la parola. Ripensava al serio discorso del Primo Ministro, e cercava di capire cosa poteva fare. Si pentì di non essersi trattenuto di più a parlare con lui, certo che gli sarebbe giunto qualche ottimo suggerimento, da un mago della portata di Kingsley, e si trovò a dare mentalmente ragione ad Hermione, per quella volta che lo aveva accusato di avere la sfera emotiva di un cucchiaino. Si sentì chiamare per nome in un bisbiglio e tirare per la manica. Si voltò, riscuotendosi da quei pensieri, vedendosi accanto Hermione che gli si era avvicinata furtiva e lo guardava come se avesse paura di essere rimproverata.
<<Sei arrabbiato con me?>> gli chiese, timidamente.
<<Arrabbiato?>>mormorò lui aggrottando la fronte, sorpreso dalla domanda, poi capì. <<Oh, no, no di certo>> disse, in fretta, fermandosi e prendendola per mano. L’espressione di Hermione si rasserenò un poco. <<Perché dovrei? Piuttosto, tu, scusami. Non volevo alzare la voce, prima. Sono il solito idiota >>. La abbracciò, togliendole ogni dubbio.
<<No, Ron, non sei tu, l’idiota, ma io>> replicò.
<<Va bene, siete idioti entrambi >> s’intromise, Harry, spazientito, che gli guardava torvo  a braccia aperte. <<E io un cretino che parlava da solo: vi fermate senza avvisarmi e Ginny fa finta di ascoltarmi!>>. Ron iniziò a ridere, con le braccia ancora attorno alle spalle di Hermione, contagiando anche gli altri.
 (to be continued)
« Ultima modifica: 02 Febbraio 2010, 10:59:01 pm da Fairy » Loggato



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« Risposta #13 il: 03 Febbraio 2010, 12:34:28 pm »

Lo sapevo che anche altri l'avrebbero apprezzata! 6 Contenta, vero?
+ tardi me la leggerò con calma, aspettando con ansia gli altri capitoli...
Continua così!! 15
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« Risposta #14 il: 03 Febbraio 2010, 03:38:43 pm »

Rom e Hermione sono idioti entrambi, e Harry è un cretino che parla da solo ;D
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« Risposta #15 il: 03 Febbraio 2010, 04:25:58 pm »

Rom e Hermione sono idioti entrambi, e Harry è un cretino che parla da solo ;D
Ti ha colpito quest frase, King??  1
Lo sapevo che anche altri l'avrebbero apprezzata! 6 Contenta, vero?
+ tardi me la leggerò con calma, aspettando con ansia gli altri capitoli...
Continua così!! 15
Grazie, Vampirella...in realtà non ci contavo molto...ma avevo bisogno di scrivere qui..!! Immaginarmi questo seguito mi ha fatto sentire meno in 'lutto' quando ho finito di leggere il settimo libro; e ho provato a rispettare tutto quello che la Rowling ha detto su internet del futuro dei protagonisti, senza cambiare troppo i personaggi...ecco il seguito. scusate se posto a pezzi, ma più di 20.000 caratteri non posso postare...
 
Seguito del 3° capitolo
Quella sera, a cena, Harry si potè rifare, raccontando di nuovo del suo esame. La mattina seguente avrebbe fatto la prova di Trasfigurazione di Massimo Livello, quella dopo Difesa contro le Arti Oscure  e poi sarebbe stata la volta di Pozioni ed Elisir. L’ultimo giorno avrebbe sostenuto la prova di Segretezza ed Inseguimento, dopo di che sarebbero passati alcuni giorni per dare il tempo alla Commissione di esaminare tutte le sue prove e poterle valutare.
Ron accompagnava Harry ed Hermione fino al Ministero, tutte le mattine, poi andava a Diagon Alley, ad aiutare George in negozio. Harry dava i suoi esami, Hermione passava molto tempo nell’ufficio di Kingsley a ragionare  sulle tante situazioni da risolvere. Il Primo Ministro prendeva appunti di continuo, durante le sue chiacchierate con lei, e non mancava di sottolineare con dei complimenti sinceri ogni buona proposta. Passarono l’ultima giornata a parlare dei suoi genitori, di come aveva modificato i loro ricordi e dei nomi fittizi che aveva loro affibbiato, e di tutti quei dettagli che aveva tralasciato durante l’udienza perché non avevano un ruolo rilevante.  Tornati a casa trovarono Ginny molto più sorridente e gentile di come non lo fosse stata nell’ultima settimana. Con Harry sotto esame non aveva avuto molto tempo da passare con lui in tranquillità e spensieratezza, e anche se provava a essere paziente, era palesemente chiaro che non vedeva l’ora che gli esami finissero. Ora non dovevano fare altro che aspettare gli esiti ufficiali via gufo, che non tardarono ad arrivare. Il lunedì successivo, di mattina presto, un gufo del Ministero recapitò alla Tana una lettera sigillata con la ceralacca . La signora Weasley si trovava in cucina, quando il grosso uccello planò sul tavolo, lasciando cadere il plico bianco. La donna lo prese e lesse l’intestazione sul retro a voce alta: <<Al signor Harry James Potter, presso la famiglia Weasley, La Tana>>. Un’esclamazione alle sue spalle la fece sobbalzare e si voltò.
<<Non possono essere i risultati degli esami di Harry, vero?>> disse Ron, entrando ancora in pigiama e guardando la lettera come se fosse qualcosa di spaventoso. La madre gliela porse, stringendosi nelle spalle. Sul davanti c’era l’intestazione tipica delle lettere del Ministero. Ron dilatò gli occhi e si precipitò verso le scale, salendole di fretta. Aprì la porta della stanza dei genitori e si avvicinò al letto in cui dormiva Ginny. <<Sveglia, sorella! Alzati e seguimi!>> urlò. Ginny sussultò sul letto,e quando lo vide uscire di corsa gli disse dietro alcune parole che non avrebbe mai osato dire davanti ai genitori.
<<Ti ha dato di volte il cervello, Ronald?>> gridò poi, alzandosi indispettita e portandosi dietro il cuscino. Lo sentì urlare di nuovo dopo aver bussato alla camera di Hermione. Quando fu sul pianerottolo la  incontrò che veniva fuori dalla stanza con passo svelto e l’aria preoccupata.
<<Ma che cosa sta succedendo?>> chiese, rivolta a Ginny, strofinandosi gli occhi. Videro Ron entrare nella camera in cui Harry era probabilmente ancora addormentato e lo sentirono riservargli lo stesso trattamento. Quando furono nella stanza, trovarono Harry seduto sul letto, con l’aria ancora stravolta dal sonno interrotto bruscamente. Ron aveva aperto la finestra per far entrare la luce del sole e si era seduto sul bordo del letto.
<<Si può sapere che diavolo ti è preso, stamattina? >> gli urlò contro, Ginny, lanciandogli il cuscino.
<<Sono arrivati! Gli esiti sono già arrivati!>> rispose lui, allegramente, ritirandoglielo. Hermione squittì, avvicinandosi e sedendosi sull’altra sponda del letto, seguita da Ginny. Harry teneva il plico e se lo rigirava tra le mani, incerto.
<<Che aspetti ad aprirlo, Harry?>> chiese Hermione, nervosa. Lui inforcò gli occhiali e staccò la ceralacca, aprendo la lettera molto lentamente. Anche se il Ministro gli aveva assicurato che le prove d’esame erano una formalità si sentì agitato e il cuore prese a battergli velocemente. Gli altri lo guardavano come se stesse aprendo un grosso pacco di Natale e mentre sfilava la pergamena contenuta nella busta si fecero ancora più vicini, per sbirciare. Harry schiarì la voce e mise meglio gli occhiali sul naso.
<< “Illustre signor H. J. Potter, Le comunichiamo che le sue prove d’esame sono state visionate nella loro integrità dall’intera Commissione e siamo lieti di informarLa che ogni prova è stata considerata superata brillantemente con il massimo dei voti>>, i tre lanciarono un urlo di gioia, saltellando sul letto da seduti. <<La invitiamo quindi a presentarsi nel giorno 15 giugno, nell’ufficio del Dipartimento degli Auror per la consegna del Suo Diploma Ministeriale e l’assegnazione del  Suo primo incarico da Auror>>. Tutti trattennero il fiato, Harry compreso. <<Primo incarico? Caspita…>> sussurrò, interdetto.
<<Miseriaccia…Kingsley aveva detto che era a corto di Auror, ma non pensavo che ti avrebbe subito messo all’opera…così…>> disse Ron, scuotendo la testa. Lanciò uno sguardo a Hermione, che sembrava preoccupata.
<<La data è quella di domani, vero?>> chiese Ginny, ricontrollandola sulla lettera. Qualcuno bussò alla porta e la testa della signora Weasley si affacciò.
<<Buongiorno! Allora, sono gli esiti?>> domandò.
<<Harry è un Auror, mamma! A tutti gli effetti!>> gioì Ginny. La donna, felice, si accostò, tenendo in braccio una cesta di panni sporchi, la appoggiò a terra e baciò Harry sulle guance, congratulandosi con lui e dicendo che quella sera avrebbe fatto una enorme torta di zucca, per festeggiare. Poi riprese la cesta e riuscì canticchiando,  per continuare le faccende domestiche. Ginny si accoccolò ancora più vicina a Harry, il quale le mise un braccio attorno alle spalle.
<<Grazie ancora, Hermione. Il tuo aiuto è stato prezioso>> disse.
<<Hai fatto tutto da solo, Harry, non ringraziarmi>> ribatté lei, mestamente.
<<Che c’è? Sei strana>> commentò Ron, sorpreso di vederla all’improvviso rabbuiata davanti ad una notizia così importante.
<<Scusatemi>> esordì, sospirando. <<Potrò sembrare egoista ma…>>. Si fermò, cercando le parole giuste, deglutendo, e quello che disse parve costarle molto. <<Quello che voglio dire è che ho rimandato la mia partenza per l’Australia per aspettare te, Harry…e ora  il Dipartimento degli Auror ti affiderà un incarico…io…io non riesco  più ad aspettare…>>. Gli occhi le si fecero lucidi.  <<Sento così tanto la mancanza dei mie genitori, che ogni giorno che passa sembra un ostacolo>>. Ron appoggiò una mano sul suo braccio, accarezzandola, ed Harry vide Ginny rattristarsi.
<<Oh, Hermione…>> sussurrò, l’amica, sporgendosi verso lei e imitando Ron. <<Non so se stanno bene, se sono realmente felici, se l’incantesimo che ho fatto su loro abbia tenuto…non so se i Mangiamorte gli hanno trovati…p-potrebbero essere morti, e io non ne so n-niente>>. Due grosse lacrime bagnarono le lenzuola del letto. Gli altri tre si guardarono senza riuscire a dire nulla. Ginny fissò Harry come per chiedergli di fare qualcosa, ma lui si strinse nelle spalle. <<Credo che partirò lo stesso, non lo saprà nessuno e non mi capiterà nulla>> aggiunse, ricomponendosi. Raddrizzò la schiena, tirando su col naso e passandosi una mano sugli occhi.
<<No>> replicò Harry, dopo alcuni istanti, richiudendo la lettera e sistemandola all’interno della busta. <<Kingsley, dovrà aspettare. Non tu. Gli ho chiesto di anticipare gli esami per poter accompagnare te, lo sapeva. Perciò, se  mi vorrà tra i suoi Auror, prima dovrà venirmi incontro>>
<<Ma se si tratta di una missione importante, urgente…>>
<<Non c’è niente di più urgente di questo. Se é così urgente, affiderà l’incarico a qualcuno con più anni di esperienza. Hai ragione, abbiamo aspettato anche troppo>>. Ron e Ginny le sorrisero, cercando di incoraggiarla.
<<Ma non è giusto, che io ti debba mettere davanti ad una scelta, Harry: insomma, il tuo primo incarico…non è giusto>>
<<Oh, piantala, Hermione; lascia decidere a me, cosa è giusto, no? E ora, se le signorine vogliono gentilmente accomodarsi fuori dalla camera intendo vestirmi e scendere per colazione>> disse, scherzoso, scostando le lenzuola e alzandosi a cercare una maglietta pulita. Più tardi   Chiese  a Ron ed Hermione di iniziare a preparare tutto ciò che poteva servire per il viaggio in Australia e anche Ginny si rese utile. Se Hermione ostentò una certa tensione per tutto il giorno, Harry non si dimostrò minimamente preoccupato.
 La mattina seguente, Harry chiese a Ron di accompagnarlo al Ministero, mentre Ginny rimase con Hermione a finire di preparare bagagli e scorte per il viaggio. Prima che uscissero Hermione li fermò sulla porta e si rivolse a Ron.
<<Se rinunciare al suo incarico per seguirmi, comportasse problemi per la sua carriera da Auror, Ron, impedisciglielo>> disse, con tono che voleva sembrare autoritario, ma suonò supplichevole. <<Promettimi che non gli permetterai di farlo>>. Ron annuì.
<<Stai tranquilla, Hermione. Gli impedirò di fare stupidaggini, te lo prometto>>.
Al Ministero sembrava una giornata come le altre; gli impiegati sfrecciavano trafelati per i corridoi e dentro gli uffici, e sebbene tutti salutassero Harry e Ron con un sorriso sulle labbra, vederli all’interno della struttura era diventato normale, per loro.
La consegna del suo Diploma Ministeriale fu svelta, senza cerimonie. Il Vice capo del Dipartimento lo accolse festoso, dandogli il ben venuto fra gli Auror, e poi lo inviò all’ufficio del Primo Ministro, dicendogli che l’incarico al quale era stato destinato era segreto anche per lui e che solo Kingsley Shakelbolt ne era a conoscenza in ogni suo particolare. Sempre più perplesso, Harry si diresse con Ron fino all’ufficio di Kingsley e bussò.
<<Avanti>> disse, la voce profonda e rassicurante del mago. <<Oh, ecco il mio nuovo Auror Segreto!>> esclamò, congratulandosi, e facendoli accomodare. Visionò il suo Diploma  e raccontò loro delle mille lodi nella quale gli esaminatori della commissione si erano profusi, parlando di Harry. Poi tirò fuori da un cassetto un piccolo plico scarlatto e iniziò a rigirarselo tra le mani, mentre chiedeva a Harry se fosse soddisfatto e se si era ripreso dalla fatica degli esami. Il ragazzo rispose, di sì ad entrambe le domande, fissando il plico.
<< Qui dentro, mio caro ragazzo, c’è l’ordine del tuo primo incarico da Auror, che ho tenuto segreto perché ritengo che sia una missione abbastanza delicata>> spiegò, fissandolo seriamente. <<Ovviamente ti aspetta un lungo periodo di tirocinio, ma questo incarico è esclusivamente per te>>. Ron ed Harry si scambiarono uno sguardo e poi Harry respirò profondamente.
<<Kingsley, a proposito di questo, non so se potrò accontentare questa tua richiesta subito>> disse, leggermente in imbarazzo. <<Se tu ricordi, ti chiesi di anticipare i miei esami per un motivo preciso, ed è mia intenzione mantenere la promessa che ho fatto>>. Gli occhi del Ministro si strinsero, e il plico smise di girare tra le sue mani, che si erano fermate.
<<Mi stai dicendo che vuoi rinunciare? Senza nemmeno dargli uno sguardo?>>. Kingsley aveva sollevato un sopraciglio. Non sembrava arrabbiato, anzi; sorrideva, quasi divertito. Gli allungò il plico e glielo consegnò. <<Leggi, poi deciderai>>. Harry lo guardò come aveva contemplato la lettera con gli esiti e poi la aprì di scatto, sfilandola velocemente. Lesse di fretta, e ad ogni riga gli occhi gli si dilatavano, insieme al sorriso.
Molly Weasley aveva preso la Metro Polvere ed era andata a fare delle spese, lasciando le ragazze a casa, ben protetta da una serie di Incantesimi Antisconosciuti. Ginny stava portando delle lenzuola pulite a Hermione nella sua camera; il letto era coperto di magliette, pantaloni, felpe, biancheria, tutto ben piegato e diviso. Hermione era inginocchiata davanti al letto e ,china sul comodino, scriveva su una pergamena. Ginny le si avvicinò e diede uno sguardo al foglio.
<<Stai ancora segnando le cose che mancano?>> chiese, appoggiando le lenzuola e andando a spalancare la finestra che il vento aveva richiuso.
<<Ho quasi finito. Le mie cose son sistemate>> rispose la ragazza, sollevando la testa e lanciando un’occhiata agli indumenti. <<Non mi resta che infilare tutto nel mio bagaglio>>. Sollevò tra le mani la borsetta di perline e Ginny annuì.
<<Non è un po’ vecchiotta, quella borsetta? Perché non ne compri un’altra e la incanti?>>
<<Lo farei, se non fossi legata emotivamente a questo oggetto…>>ribatté, guardando la sua borsa come se fosse un animaletto vecchio e bisognoso di coccole.  <<Magari posso Trasfigurarla in qualcosa di più adatto>>. La colpì con la punta della bacchetta e la forma cambiò, come il colore. Prese un aspetto decisamente migliore.
<<Penserò io a Grattastinchi. Non devi preoccuparti per lui>>
<<Grazie, Ginny. So di lasciarlo in buone mani>>. Le sorrise di gratitudine, iniziando a riempire la borsetta. L’aveva aiutata a preparare ogni cosa; per tutta la mattina si era data da fare per rendersi utile, e avevano parlato tutto il tempo di tante cose. Hermione aveva capito che cercava di distrarla in attesa del ritorno di Harry e Ron, e la sua forza d’animo le tirò su il morale. La stimava, per il carattere forte e deciso che possedeva, nonostante la sua età e si sentiva legata a lei in maniera speciale, non solo perché era la sorella di Ron.
<<Io verrei con te, se non fossi minorenne>> mormorò, sbuffando. <<La mamma non mi lascerebbe mai partire. Ma se potessi…se avessi solo qualche mese in più…>>
<<Lo so>> incalzò Hermione. <<E questo conta già tanto, per me>>. Poggiò la borsetta e le si avvicinò, con l’intenzione di abbracciarla, ma un vociare fuori dalla finestra attirò la loro attenzione. Si affacciarono e videro Ron ed Harry percorrere il vialetto di casa.
<<Ehi, già di ritorno?>>  esclamò Ginny, allegramente. I due ragazzi sollevarono la testa verso la finestra, poi Harry si accostò a Ron per dirgli qualcosa all’orecchio e fece un cenno verso loro per farle scendere. Erano troppo seri. A Ginny parve di scorgere, negli occhi di Hermione, un’ombra di angoscia.
<<Coraggio, vieni>> le disse. La prese per mano e con passo veloce la trascinò fino al pian terreno. Harry teneva tra le mani il suo Diploma e il plico scarlatto che Kingsley gli aveva consegnato.
<<Venite in soggiorno e sediamoci>> suggerì Harry, evitando i loro sguardi. Anche Ron, sembrava sfuggire allo sguardo indagatore della sorella. Li seguirono e presero posto attorno al tavolo, in silenzio. Harry passò il Diploma a Ginny e prese a rigirarsi il plico tra le dita, come aveva fatto il Primo Ministro. Hermione si sporse verso l’amica e ammirò la pergamena lucida, sulla quale, a lettere rosse e dorate, erano segnati il titolo e le generalità di Harry.
<<Ebbene?>> chiese Ginny, posando la pergamena. Fissò Harry in attesa, e lui capì cosa voleva sapere.
<<Vedete, questo piccolo plico?>> domandò Harry. Sembrava in ansia, mentre parlava. Ron teneva gli occhi rivolti al tavolo.<<Ecco, qui dentro c’è la descrizione dettagliata dell’incarico che Kingsley ha riservato a me. E me solamente>>. Guardò Hermione, e gli parve di sentire il battito del suo cuore aumentare, nonostante non fosse accanto a lei. <<Hermione, non ho potuto dire di no>>.  (To be continued)
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« Risposta #16 il: 03 Febbraio 2010, 08:12:59 pm »

wow! diventa interessante, aspetto di sapere l'incarico che Kingsley ha dato a Harry!
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« Risposta #17 il: 03 Febbraio 2010, 08:43:56 pm »

 15
Nessuno ipotizza niente? svelo direttamente?
Ma si... ;D
Seguito del 3° capitolo

Ginny respirò forte, incrociando le braccia sul petto e scuotendo piano la testa. L’amica, seduta rigidamente vicino a lei, abbassò lo sguardo e fece un’enorme sforzo per sorridere.
<<Capisco, Harry. Non devi preoccuparti, in fondo me lo aspettavo. Non si può certo dire di no al Ministro>>. La sua voce suonò più acuta del solito. <<Ora sei un Auror>> sussurrò, prendendo il Diploma e contemplandolo con venerazione, quasi fosse qualcosa che lei non avrebbe mai potuto raggiungere. <<Hai di nuovo delle responsabilità verso il mondo magico>>
<<Al diavolo!>> sbottò Ginny, furente. Ron, Harry ed Hermione sussultarono, presi alla sprovvista. <<Mi stai dicendo che lascerai partire la tua migliore amica da sola, senza una scorta decente? Hai idea di cosa significhi?>>. Harry era talmente stupito che all’inizio non seppe cosa rispondere.
<<Ginny, non è il caso>> bisbigliò Hermione.
<<Non è il caso? Ieri sembrava convinto che avrebbe rimandato qualsiasi incarico, per seguirti e proteggerti durante il viaggio! E oggi torna, e con tranquillità dice che non ha potuto dire di no?>>. La sua indignazione era sconcertante.
<<Non sarà sola, Ginny!>> si difese, finalmente, Harry, ritrovando la voce. <<Ti assicuro che ci sarà un Auror, con lei!>>. Ron continuava a trovare il legno del tavolo molto interessante.
<<Che faccia tosta, Harry Potter! Mangiamorte e Ghermidori nascosti chissà dove, che non aspettano altro che metterle le mani addosso, e tu hai il coraggio di dire “ci sarà un Auror?” >>
<<Che altro vuoi che dica?>>
<<Ah!>>urlò, sprezzante. Hermione guardava prima l’una, poi l’altro sconvolta, con le mani sollevate, quasi temendo che si picchiassero. No li aveva mai visti litigare. Esserne la causa la mise fortemente a disagio.
<<Ora basta!>> disse, con voce alterata, per farsi sentire sopra le loro voci.<<Smettetela di parlare come se non ci fossi!>>. Anche Ron sollevò leggermente la testa. <<Non c’è bisogno di farne un dramma, Ginny. Harry ha tutto il diritto di accettare il suo incarico, e tu non puoi fargliene una colpa. Perciò piantatela e chiudiamo l’argomento. Domani andrò al Ministero a parlare con Kingsley, perché partirò tra due giorni>> si alzò, mentre Ginny la fissava a bocca aperta. <<Con o senza Auror>> aggiunse. <<Vado a finire di preparare i miei bagagli>>. S’incamminò, ma anche Harry si era alzato.
<<Hermione, aspetta>> disse. <<Non vuoi nemmeno sapere che missione mi è stata affidata?>>. Lei si voltò, cercando di fingere estremo interesse.
<<Ma certo, Harry. Dimmi>>. Aveva gli occhi lucidi, velati da quel sentimento enigmatico che compariva ogni tanto, dalla notte della Battaglia di Hogwarts, al quale Harry non aveva ancora dato un nome. Il ragazzo le stava porgendo il plico. Ma prima che Hermione potesse prenderlo, la mano di Ginny lo strappò da quella di Harry.
<<Ehi!>> protestò lui.
<<Zitto!Voglio proprio vedere cosa c’è di così urgente!>> replicò, feroce, il viso arrossato dalla rabbia. Lo aprì con malagrazia e iniziò a leggere a voce alta.
<<All’Auror Harry James Potter: M.S.M…Che cosa vuol dire, M.S.M.?>>
<<Missione di Segretezza Massima>> risposero in coro, Hermione e Harry. Ginny fece un verso di scherno e continuò.
<<Obiettivo Principale: R.B.S. E quest’altra sigla?>>
<<Recupero Babbani Smemorizzati>> disse ancora, Harry, stancamente. <<Se tu dessi la lettera a Hermione, lei ha studiato con me, conosce il significato di queste sigle…>>
<<…Luogo di partenza: Casa Weasley, La Tana; luogo da raggiungere…>>. La voce di Ginny divenne un soffio e si spense. Continuò a leggere con gli occhi, diventando sempre più rossa. Harry le riprese il plico bruscamente e lo avvicinò agli occhi di Hermione, dandole la possibilità di finire. La ragazza saltò la parte già letta da Ginny e arrivò al punto in cui si era fermata.
<<Luogo di partenza: Casa Weasley, La Tana>> sussurrò. La voce le vibrava. <<Luogo da raggiungere: Australia, Melbourne>>. Sgranò gli occhi, afferrando il plico. <<B-Babbani da riportare in Patria: Wendell e M-Monica Wilkins alias Jean e Scott G-Granger…>>. Le labbra iniziarono a tremarle. <<R-Ritorno…ritorno previsto…>>. Nemmeno lei riuscì a continuare. Le lacrime  sgorgarono prima che potesse trattenerle, deformando le parole scritte sulla pergamena, ed Harry le passò un braccio attorno alle spalle, finendo di leggere per lei, mentre Ron le si era avvicinato dall’altra parte.
<<Ritorno previsto: non definito; ordine di partire appena possibile;ordine di accompagnare fino ad obiettivo raggiunto>>
<<Ora hai capito>> sussurrò Ron con dolcezza, <<Perché Harry non poteva dire di no al Ministro?>>. Guardò la sorella,le cui guance non accennavano a sbiadire.<<Dovevamo solo farti stare un po’ sulle spine…ma Ginny lo ha fatto diventare una mezza tragedia. Non si fa mai gli affari suoi>>
<<Oh, senti chi parla!>> si difese, lei. Hermione singhiozzava e rideva contemporaneamente. Tutto, poteva pensare, ma non che l’incarico di Harry fosse quello di riportare a casa i suoi genitori. Abbracciò lui e Ron insieme, poi sentì le braccia di Ginny cingerle la vita da dietro e la testa poggiarsi sulla sua schiena, e le mani di tutti che le arruffavano i capelli, così che per alcuni secondi si ritrovarono tutti stretti e vicini.
Nemmeno Harry e Ron, in verità si erano aspettati che l’incarico fosse quello. Dopo aver letto il plico avevano riso assieme a Kingsley, e si erano rilassati, felici di poter dare una bella notizia a Hermione, quando fossero giunti a casa.
<<Non avrei affidato quest’incarico a nessun altro, Harry>> aveva detto Kingsley, alzandosi dalla sua poltrona e misurando a grandi passi il perimetro del suo ufficio.
<<E’ una questione delicata, da tenere al riparo da occhi indiscreti, perché i Babbani che andrete a recuperare sono genitori di una testimone chiave degli eventi appena trascorsi. Non che non mi fidi del resto dei miei Auror. Ma come ho già accennato a Ronald, qualche giorno fa, Hermione non è solo preoccupata per i suoi genitori, sembra ancora traumatizzata dagli eventi , e lasciare che parta sola, o in compagnia di un perfetto estraneo a proteggerla sarebbe un grave errore>>. Ron annuì.
<<Cosa vuoi dire?>> chiese invece Harry.
<<Non sei d’accordo con me, sul fatto che sia scossa?>>
<< Si, forse >> rispose, ripensando agli incubi che lei aveva ancora ogni tanto.
<<E ti sei chiesto perché?>>
<<Be’, tutti siamo scossi…ognuno reagisce in maniera diversa…>>
<<Hai idea di come ci si senta a commettere degli errori che possano pregiudicare la riuscita di qualcosa dalla quale dipende la vita stessa delle persone che si amano?>>. Harry e Ron aggrottarono la fronte, cercando di seguire il discorso. <<Quando all’udienza ha raccontato i fatti dal suo punto di vista, non avete notato con quanta pena descrivesse i suoi errori? I suoi, ragazzi, non i vostri. Eppure anche voi due ne avete commesso>>. Ron si ricordò, con imbarazzo, che in effetti non aveva ascoltato con attenzione il resoconto di Hermione, ma aveva spaziato con la mente, pensando addirittura al suo stomaco. Probabilmente neanche Harry era rimasto attento. << Per esempio, ha descritto come un suo grave errore il fatto che non siete più potuti tornare a Grimmauld Place perchè Yaxley era riuscito ad entrare dopo aver cercato di catturarla al Ministero>>
<<Ma non è stata, colpa sua, lui l’aveva afferrata e lei non è riuscita a liberarsi…>> protestò Harry.
<<Lei non la vede così. Errore suo, quando ha rotto la tua bacchetta…>>
<<Non l’ha fatto apposta, gli stava salvando la vita!>> replicò Ron.
<<Ma lei non la vede così! Santo cielo, siete le persone più vicine, e non vi siete resi conto dello stato in cui si trova? Hermione non è solo scossa perché è stata torturata, perché ha visto la morte in faccia più di una volta, o perché ha perso delle persone care>> disse, con energia. Ron pensò che Kinglsey fosse a conoscenza delle cose di cui lui aveva saputo la Notte della Battaglia, ma si ricredette quando l’uomo continuò: << Ma anche perché i suoi errori, per così dire, l’hanno resa insicura delle sue capacità. Ne è la prova il fatto che voglia tornare a Hogwarts, ed è per questo che non ha dato gli esami da Auror>>. Per quanto avessero sempre avuto la situazione sotto gli occhi, parvero cadere dalle nuvole. <<Capite? Ha bisogno di certezze importanti, che ora non ha: tu, Ron, hai potuto contare sull’appoggio della tua famiglia, fino a ora, ed Harry, si può quasi dire che la famiglia Weasley ti abbia adottato; per lei è diverso. Lei ha i suoi genitori… Ecco perché ho accettato di anticipare gli esami e far sì che siate voi, ad accompagnarla alla loro ricerca, e non degli estranei>>. Ci fu qualche secondo di silenzio, che Ron ed Harry utilizzarono per riflettere. A Harry sembrò di sentire Fleur, la volta che raccontarono ai familiari di Ron tutti i dettagli sulle loro disavventure dell’anno passato: “Per quonto lei possa essere affessionata a noi, non siamo la sua familia”. Quelle parole riflettevano molto bene il pensiero di Kingsley. Come avevano fatto a non pensarci più?
<<Cosa possiamo fare, secondo te,per aiutarla?>> chiese Ron, con umiltà.
<<Parlatele. Siete le persone più indicate. Non abbiate paura di riprendere argomenti dolorosi e di farla ragionare. Maghi più astuti e brillanti di lei hanno commesso errori terribili, non per questo il loro valore non è stato messo in risalto>>. Kingsley prese una cartella da sotto la scrivania e l’aprì, mostrando loro una pergamena sulla quale erano stampate le fotografie di Severus Piton e Albus Silente. <<Questi sono solo due degli esempi che potrei farvi>>. Sollevarono lo sguardo e gli sorrisero.
Sarebbero partiti la mattina seguente. Quel pomeriggio Harry chiese il permesso alla signora Weasley di portare Ginny a fare un giro sulla moto e dopo varie promesse – Non torneremo tardi…andrò piano…no, signora Weasley, non farò guidare Ginny – lo ottenne. La portò al mare, su una spiaggia accanto alla casa di Bill e Fleur, che erano andati a trovare, sulla quale camminarono a lungo e parlarono tantissimo, recuperando un po’ di tempo perduto e facendo la scorta per i giorni che avrebbero trascorso lontani. Non sapevano quanto ci sarebbe voluto, né come si sarebbe conclusa la faccenda, ma Ginny non dimostrò troppa tristezza; piuttosto orgoglio e stima, nei confronti di Harry, più di quanto ne avesse mai sentito. Aveva lo stesso sguardo ardente di un anno fa, quando lui l’aveva lasciata, convinto che stare assieme l’avrebbe messa in serio pericolo. La tristezza arrivò alla sera. Lei decise di salutare l’eroico terzetto quella notte,e fu una delle poche volte in cui la videro piangere silenziosamente. Harry la tenne stretta a sé a lungo e quando si separarono si girò verso Hermione e le sorrise tra le lacrime.
<<Spero a presto>> disse e abbracciò anche lei. Non aggiunse altro, ed entrò nella stanza dei genitori, chiudendo la porta. A Harry si strinse il cuore, ma preferì egoisticamente saperla al sicuro tra le mura domestiche.
Grazie all’organizzazione di Hermione, la partenza non  li colse impreparati. Avevano provato la motocicletta ed imparato ad usarla, un po’ tutti e tre. La borsetta di perline di Hermione si era riempita di nuovo di cose appartenute sia a lei che ai due ragazzi, e in più lei aveva incantato il Mokessino che Hagrid aveva regalato a Harry nel giorno del suo diciassettesimo compleanno, con l’Incantesimo Estensivo Irriconoscibile, quindi poterono dividersi il carico. Per ultimo, due sacche  ben legate alla motocicletta, contenevano diverse varietà di cibo e bevande. Si svegliarono all’alba; Hermione finì di sistemare nella sua borsetta gli ultimi oggetti e fu pronta.
 Il momento dei saluti fu breve. Ci fu uno scambio di abbracci e strette di mano tra  genitori e fratelli e George, per smorzare la commozione del momento, si girò da Percy e abbracciò anche lui, augurandogli buon viaggio. Ron rise forte, dando una pacca al fratello. Molly tenne stretta a sé Hermione  in un lungo abbraccio materno, e quando si separò da lei  le lasciò un bacio sulla fronte. <<Bada a te, tesoro>> le mormorò, commovendosi. Quando salutò Ron gli infilò in una tasca la bottiglietta violacea della Bevanda della Pace.<<Preoccupati di fargliene bere, quando credi che ne abbia bisogno>> sussurrò, al suo orecchio. Lui annuì con forza.
<<Se  tu non dovessi ritrovare i tuoi genitori, Hermione…>> iniziò Arthur, facendo accigliare la ragazza. <<Cioè, se ci volesse più tempo del previsto>> si corresse, lui, tossicchiando e le sue orecchie divennero color papavero, <<sappi che da noi sarai sempre la benvenuta. Potrai sempre tornare qui a riposare, per poi ripartire, ogni volta che vuoi>>
<<Grazie, signor Weasley, anche se spero non ce ne sia bisogno>>. L’abbraccio improvviso di Hermione lo sciolse, provocandogli uno strano bruciore, come un solletico, agli angoli interni degli occhi. Sbatté le palpebre più volte e li guardò salire sulla moto: Harry e Ron in sella, Hermione all’interno del sidecar. Calarono sui loro occhi degli occhiali grossi e neri che li avrebbero protetti dal vento e si misero in testa dei caschi dello stesso colore.  Il mezzo magico si sollevò in aria rombando rumorosamente e partì veloce, diventando presto solo un punto scuro, piccolo come una rondine, nell’azzurro infinito del cielo, per sparire quasi subito, come se non ci fosse mai stato.
(Fine del terzo capitolo)





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Abitanti della Luce...perchè odiate l'Oscurità?
« Risposta #18 il: 03 Febbraio 2010, 10:53:20 pm »

Bellissimo ghh comunque io l'avevo capito qual'era l'incarico di Harry ;D
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Vampirella magica
« Risposta #19 il: 04 Febbraio 2010, 04:06:13 pm »

Allora, ammetto di essere indietro di 2 pezzi, ma ieri pomeriggio l'ho stampata e letta tutta con calma ed è Fantastaca! Meravigliosa!
Mi sembra proprio di avere tra le mani l'ottavo libro (quello di cui si ipotizzava l'uscita tempo fa su internet).
Secondo me è 1 vero peccato che la Row non l'abbia scritto davvero, ma ci stai pensado tu, in modo eccellente, secondo il mio modesto parere, ovviamente, continua così 15
Più tardi stamperò i 2 pezzi che mi mancano e me li leggerò con calma poi, domani ti farò sapere cosa ne penso...
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