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Autore Topic: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)  (Letto 32703 volte)
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Vampirella magica
« Risposta #80 il: 14 Febbraio 2010, 06:44:44 pm »

Sì, anch'io aspetto con ansia il resto dell'11 capitolo + tutti gli altri!
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« Risposta #81 il: 15 Febbraio 2010, 04:18:00 pm »

la Stanza delle Necessità si trovava al Settimo Piano ^.^
Ed eccomi quiiiiii !!!!!!!  ## Tornata, finalmente, bella, la mia cameretta, siiiiiiiiii..... ghh Grazie, King, che cosa avevo scritto, invece, io?? E' un ordine, correggetemi per ogni 'ORRORE' che trovate, eh eh...ci tengo, quindi non posso che ringrziarti tanto tanto tanto!!! Io non correggo qui, badate bene, altrimenti i vostri messaggi successivi ai miei post  non avrebbero senso per chi legge in seguito, correggo nella mia copia a casa. fate lo stesso voi, se ve la state salvando(come mi ha detto qualcuno). Ed ora continuiamo:
(Seguito dell'11° capitolo)
Quando furono finalmente nella loro stanza rimasero comunque in silenzio. Harry pensò che forse anche Ron stava ancora ricordando le fotografie che il Ministro gli aveva mostrato. Si infilarono il pigiama ed entrarono tra le coperte senza dire una parola. Dopo che la luce della lanterna fu spenta, Ron si rigirò tra le lenzuola verso il letto di Harry e gli augurò la buona notte.
Harry rimase sveglio a lungo, a pensare. Si chiese quale potesse essere la missione che il Ministro aveva in riserbo per lui. Fece strani sogni contorti e bizzarri, senza capo ne coda e la mattina si svegliò con in mente la stessa curiosità della notte prima.
Hermione non fu contenta di sapere che Kingsley era stato ad Hogwarts e non l’avessero svegliata, e nonostante le forti motivazioni che Ron e Harry le diedero, lei uscì da Hogwarts, al pomeriggio, diretta ai Tre Manici di Scopa, molto giù di morale e piuttosto pensierosa. Non volle essere accompagnata e se ne andò con un libro sotto il braccio e la sua borsa di perline a tracolla, quasi senza salutare.
Harry e Ron rimasero a Hogwarts, e sul tardi si rifugiarono in dormitorio. Harry sdraiato sul suo letto, con il mazzo di relazioni stilate da altri Auror lasciategli da Kingsley tra le mani, a cercare di decifrare la scrittura di uno o di un altro, Ron sul suo, impaziente e annoiato, con in mano una vecchia rivista sul Quidditch.
<<Posso aiutarti?>>chiese , dopo un po’, buttando la rivista ai piedi del letto e voltandosi verso Harry.
<<Non ti piacerebbe, quello che c’è scritto qui. Meglio di no>> rispose l’amico.
<<Secondo te Hermione è arrabbiata perché non l’abbiamo chiamata, ieri sera?>> chiese, cambiando argomento.
<< Non avrebbe ragione di esserlo. E’ solo dispiaciuta>>
<<Non mi piace vederla così>>
<<Nemmeno a me. Vedrai che le passa>>. Poggiò una relazione e ne prese un’altra.
<<Ne avrai per molto, vero?>> domandò Ron, tornando al primo argomento.
<<Vorrei averne letto il più possibile, per quando Kingsley mi affiderà il nuovo incarico>>. Harry sperò che Ron capisse il messaggio sottointeso e stesse zitto perché lui potesse concentrarsi.
<<Cosa pensi che ti affiderà?>>. No. Non aveva capito. Harry sospirò.
<<Non ne ho idea>> disse, spazientito, senza distogliere gli occhi dalla pergamena che teneva vicino al viso.
<<Ginny dov’è?>>
<<Con Luna a Hogsmeade. Ma tu non hai niente da studiare?>>
<<E’ così misteriosa e testarda, quando vuole…>>
<<Chi, Ginny? Perché?>>
<<No… Hermione>>. Harry abbassò la pergamena e lo guardò. Per un attimo pensò di aver perso il filo del discorso di Ron, ma poi capì che l’amico stava solo saltando da un argomento all’altro per tornare a quello che gli premeva di più. Da quando lui ed Hermione avevano deciso di fare coppia fissa, gli pareva che Ron fosse diventato più ansioso e apprensivo. Totalmente diverso, dal comportamento che aveva avuto quando era stato con Lavanda Brown, qualche anno prima. Si chiese se anche lui apparisse così nei confronti di Ginny.
<<Te l’ho detto, non credo che sia arrabbiata>> gli ripeté. << E’ solo tesa, preoccupata, straimpegnata…e stanca, probabilmente, è normale che sia un po’ scontrosa, non è mai stata troppo affabile, nemmeno da bambina>>. Ron sorrise, riappoggiandosi al cuscino. Forse stava ripensando a quando erano bambini. Anche lui ci pensava spesso: c’erano tanti bei ricordi ai quali era molto legato. Ma in quel momento aveva bisogno di avere la mente sgombra e dedicarsi al compito affidatogli dal Capo del Dipartimento degli Auror. <<Perché non vai a prenderla al locale?>> propose.
<<Cosa?>> fece Ron, distratto, riemergendo dai suoi pensieri.
<<Potresti andare a prendere Hermione da Madama Rosmerta. Io penso che potrebbe farle piacere>>
<<Non ho il permesso di rientrare così tardi>>
<<Procuratelo. Vai dalla Preside e fatti dare il permesso, almeno per stasera>>. Ron rifletté, zitto, per alcuni secondi, poi annuì.
<<Giusto… Ottima idea! Vado dalla Preside!>>. Lo guardò uscire contento dal dormitorio, munito di sciarpa, cuffia e mantello e finalmente poté dedicarsi senza altri intoppi  alla lettura delle relazioni.
Erano una decina, tutte scritte di fretta, ma con molta cura e nei particolari; fare l’Auror non significava solo combattere i Maghi Oscuri e lanciare e dissolvere incantesimi: aveva studiato che stendere i rapporti precisi delle missioni era altrettanto importante, quanto salvare vite umane, perché dai particolari si poteva giungere alla scoperta di piste che portavano alla soluzione di molti casi. La descrizione di come, dove e quando venivano trovate le vittime, il tipo di incantesimi e maledizioni che potevano essere state usate, il modo e i procedimenti…si riempì la testa di tante notizie tremende, tanto che dopo la quinta relazione, la quale descriveva minuziosamente il modo con il quale erano stati estratti dalle vittime appena uccise gli ultimi stralci di memoria per essere esaminati, ebbe bisogno di una pausa e preferì di gran lunga prendere in mano il libro di Erbologia e iniziare il tema che l’insegnante aveva assegnato loro per il martedì successivo. Prese alcune pergamene, la sua penna d’aquila e l’inchiostro e infilò tra le pagine del libro altre relazioni: se gli fosse venuta voglia, ne avrebbe letto qualcun’altra; scese in sala comune, piacevolmente vuota, e accanto al tepore del fuoco iniziò il tema,indisturbato.
Hogsmeade era vivacemente affollata. I numerosi negozi godevano di un via vai incessante di clienti di tutte le età e i locali erano pieni di studenti che cercavano riparo dal freddo e un luogo tranquillo per chiacchierare.
Ron, col permesso della Mcgranitt in tasca, arrivò ai Tre Manici di Scopa praticamente quando gli altri studenti di Hogwarts prendevano la via del ritorno. Non aveva dovuto insistere tanto, per ottenerlo; era bastato raccontare alla Preside che Hermione era  un po’ triste per gli ultimi fatti di cronaca accaduti e che aveva bisogno di sostegno morale e l’anziana strega si era intenerita subito.
<<Solo per stasera, Weasley>> disse asciutta, firmandogli il permesso. <<Va’, svelto, è quasi ora>>concluse, cacciandolo quasi dal suo studio. Ora era affacciato alla vetrina del locale e la guardava muoversi svelta tra i tavolini, con un vassoio carico di calici e bibite in una mano, e la bacchetta tesa davanti a lei nell’altra, mentre sistemava, con piccoli movimenti, ora una sedia spostata, ora una tovaglia sgualcita. Per comodità aveva raccolto i capelli con un fermaglio e aveva un grembiule bianco legato dietro il collo e in vita. Poggiò il vassoio su un tavolo lì accanto e sorrise ai clienti, servendoli con gentilezza. Anche lui sorrise, da solo, osservandola tornare al bancone, dove Madama Rosmerta stava preparando altre bibite. Poi prese coraggio ed entrò.
Il calore del locale e le chiacchiere della gente lo avvolsero man mano che si accostava al bancone. Hermione si allontanò diretta ad un altro tavolo con l’ennesimo carico di bevande, senza notarlo, e Ron sedette ad un tavolo in disparte.
<<Cara, servi tu quel giovanotto? Vado a prendere altre bibite dal retro>> chiese la padrona del locale, rivolta a Hermione.
<<Si, signora, subito>> rispose lei, raggiungendolo. La sua espressione cambiò da tranquilla a sorpresa. <<Ron?>> disse, e il sorriso  le si allargò, convincendolo finalmente che non era arrabbiata.
Poco più tardi stavano facendo la strada per Hogwarts insieme, sulla carrozza trainata dal Thestral che era stata messa a disposizione di Hermione. La via era praticamente deserta e iniziava a nevicare piano. In giro si vedevano solo le figure rassicuranti degli Auror di ronda. Erano riconoscibili per i lunghi mantelli che indossavano e l’espressione attenta a tutto ciò che accadeva loro attorno.
 Ron raccontò quanta noia aveva sofferto al castello e di quanto avrebbe preferito aver avuto la sua compagnia,a costo di dividerla con i libri che lei aveva sempre appresso; Hermione gli disse della sua giornata a lavoro, delle persone che erano state al locale e degli studenti di Hogwarts che lei conosceva solo di vista, ma che ora la chiamavano familiarmente per nome, di quello che aveva studiato durante le due pause che Madama Rosmerta era solita concederle e delle nuove idee che aveva avuto nei confronti degli elfi domestici. Quello fu l’argomento prevalente e stavolta la ascoltò volentieri. Venne a conoscenza di tante piccole curiosità, tipo che Winky, la vecchia elfa del defunto signor Crouch, aveva smesso di ubriacarsi e aveva iniziato a lavorare e a farsi retribuire da Hogwarts; che abitava, nelle cucine della scuola, un piccolo grazioso elfo al quale lei stessa aveva dato il nome, perché non lo aveva.
<<Tutti gli elfi lo chiamavano solo ‘piccolino’>> spiegò lei, <<e vuoi sapere una cosa straordinaria? Assomiglia incredibilmente al povero Dobby!>>. Ron decise di non farle notare che gli elfi si assomigliavano un po’ tutti. <<All’inizio volevo chiamarlo così, ma poi ho convenuto che Weeny era più appropriato>>. Ron scoprì  che cosa faceva di tutti i dolciumi che comprava da Mielandia e che fine facevano tutti i berretti, le calzine, le sciarpine e i gonnellini che lei confezionava per le creature e le disse che aveva avuto un’ottima idea.
<<Hai fame?>> chiese Hermione, con la testa appoggiata sulla spalla di Ron.
<<Abbastanza. Credi che ci avranno lasciato qualcosa, a Hogwarts?>>
<<Chissà, magari potremmo chiedere agli elfi…perché non mi hai dato retta? Non era necessario che mi aspettassi fino a tardi>>
<<Mi son fatto dare il permesso apposta per restare con te. E non mi  pento…mi sembra siano passati secoli, dall’ultima volta che abbiamo parlato così tanto tra noi>>
<<Sei un tesoro>>.Allungò il collo e gli schioccò un bacio sulla guancia.
<<Dico sul serio. Tu hai sempre meno tempo>>
<<Non farmi pesare i miei impegni più di quanto già mi gravino addosso, Ron, ti prego…>> sussurrò.
<<Se ti pesano, perché non lasci perdere qualcosa?>>
<<Perché tutto quello che sto facendo mi serve, o mi servirà in futuro>> disse, sollevando la testa. <<Non ho idea, di cosa farò, una volta finiti gli studi…Ma devo impegnarmi ora che ho l’età e le forze per farlo e non voglio lasciare niente di intentato…nemmeno il lavoro di cameriera>>. Sorrise, stringendosi nelle spalle. <<Anche se non mi sento esattamente affascinante, in versione “Lady Burrobirra”!>>. Lei ridacchiò della sua stessa battuta, Ron scosse la testa.
<< Il tuo cervello è sprecato, dietro il bancone di un bar, Herm…e comunque io trovo che tu sia bella sempre. Anche col grembiule da cucina…anche quando sei triste…>>mormorò, scrutando i suoi occhi castani, che non riuscivano a nascondere il reale stato d’animo, nemmeno quando sorrideva. <<Mi dispiace, se ieri non hai potuto parlare con Kingsley. Perché non parli con me? Cosa ti turba?>>. La ragazza sospirò, guardando fuori dal finestrino. Erano arrivati ai cancelli di Hogwarts. Lei mormorò una parola sottovoce, questi si aprirono e la carrozza passò oltre.
<<Non lo so, Ron. Ho continuamente paura che possa succedere qualcosa di grave alle persone a cui tengo…Le notizie che i giornali ci portano sono così terribili…>>
<<Ma noi non dobbiamo temere niente. Siamo al sicuro, no?>>. Ron non lesse  sul suo viso la stessa convinzione. <<Finché siamo a Hogwarts non può accaderci nulla, Hermione>> disse, con fermezza. Poi, mentre la carrozza si fermava la guardò di sottecchi. <<E finché stai lontana dal Succo Zuccoraggioso alla Zucca Weasley…>>. Riuscì finalmente a farla ridere e l’aiutò a scendere dalla carrozza.
<<Guarda!>> esclamò lei, indicando qualcosa che sfrecciava nel buio non lontano da loro.
(To be continued)
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<<Ron! Prendi...e vai!>>

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Vampirella magica
« Risposta #82 il: 15 Febbraio 2010, 04:47:05 pm »

Bentornata Mitica Fairy!!
Forza, ne voglio un altro pezzo! ;D
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« Risposta #83 il: 15 Febbraio 2010, 05:59:29 pm »

Ciao, Vamp!  ;D Eccolo qui:
(Seguito dell'11° capitolo)
Sembrava una piccola scheggia  luminosa. Ron strinse gli occhi per metterla a fuoco, poi sorrise.
<<E’ il Boccino d’Oro che hai trafugato un po’ di tempo fa>> spiegò, sotto voce. Gazza li attendeva accanto al portone di quercia. <<Harry non è riuscito a riprenderlo e ora gironzola per Hogwarts come un Golden Snidget impazzito>>. Risero di nuovo. Non si vedeva già più.
<<I vostri permessi, prego>> gracchiò burbero, il custode, con una lanterna in mano. Glieli esibirono e lui si soffermò a scrutare a lungo la firma della Preside in quello di Ron. <<Sicuro di non averla falsificata?>> sibilò, sospettoso.
<<Se vuole può sempre fare un Incantesimo per scoprirlo, no?>> disse Ron, spazientito,e quando l’uomo si gonfiò come un rospo si ricordò che Gazza era un Magonò, incapace di fare incantesimi. Hermione trascinò via Ron prima che il custode potesse reagire e fecero le scale correndo e ridendo ancora di cuore. Giunti sulle scale svoltarono l’angolo e poco ci mancò che si scontrassero con la professoressa Cooman, che veniva dal lato opposto.
<<Oh! Miei cari! Che spavento!>> esclamò la donna, tenendosi lo scialle e raddrizzandosi gli occhiali sul naso, che si erano spostati quando aveva sussultato.
<<P-professoressa, ci scusi>> balbettò Ron, sorpassandola con Hermione. Non desiderava trattenersi al suo cospetto più del necessario.
<<Tutto bene?>> continuò, voltandosi a guardarli.
<<Si, si, tutto bene. Buonanotte, profess…>>
<<Io non ne sarei così convinta, cari ragazzi. Sento che qualcosa di molto negativo vi avvolge come i tentacoli di una piovra gigante…>>. Fece degli ampi gesti grotteschi con le braccia.
<<Devono essere i crampi della fame>> ironizzò Ron, a voce bassa, tirando Hermione per farla proseguire, con uno sguardo che diceva “non starla a sentire”. Lei curvò un angolo della bocca in un mezzo sorriso.
<<Dico sul serio…io starei molto attenta. Lo dico per il vostro bene, figlioli>>
<<La ringraziamo di cuore per il consiglio, staremo lontani da polpi, meduse e calamari, anche da quelli fritti>>. Ripresero ad allontanarsi, sogghignando e quando furono alla fine del corridoio la voce della Cooman giunse di nuovo chiara ai loro orecchi.
<<E fate molta attenzione all’acqua, per un po’ di tempo!>>
<< ‘Notte, professoressa!>> urlò Ron.
Quando giunsero in sala comune ed espressero agli altri il loro appetito,  Harry mollò per un attimo le relazioni che stava continuando a leggere, seduto accanto a Ginny, la quale studiava Trasfigurazione, per chiamare Kreacher, che lavorava a scuola per suo ordine, e far portare loro qualcosa di quello che era avanzato dalla cena. L’elfo obbedì e fece comparire, sotto lo sguardo incuriosito degli altri studenti di Grifondoro presenti,  una lauta cenetta per due, su uno dei tavolini della sala comune. Hermione ne fu particolarmente entusiasta e si chinò a dare un buffetto sulle orecchie di Kreacher, che non si ritraeva più al suo tocco come aveva spesso fatto in passato.
<<Grazie, Kreacher!Scusa, se ti facciamo lavorare ancora…E’ tutto buonissimo>> mormorò, sorridendogli. <<Come va’ l’impiego nelle cucine?>>
<<Tutto bene, Hermione Granger; Kreacher sta bene…a Kreacher piace Hogwarts e ha tanti amici, ora>> squittì, il vecchio elfo, dondolandosi sui talloni. Harry fu lieto anche di constatare che non aveva più ribrezzo nel rivolgerle la parola e  aveva smesso di chiamarla Mezzosangue. Il suo cambiamento era straordinario. Riprese a leggere. Ormai mancavano solo tre relazioni.
<<Harry, Hermione ti ha raccontato cosa ha pensato di fare per gli elfi domestici?>> chiese Ron, mangiando con gusto.
<<Credo di no>> rispose lui, distratto. Aveva sul grembo anche una pergamena sulla quale stava prendendo degli appunti per stendere la sua relazione per Kingsley.
<<Se vuoi posso parlartene! Ron dice che è stata un’idea grandiosa…>> fece Hermione, poggiando coltello e forchetta. <<Sono arrivata a delle conclusioni, e ho modificato il mio modo di interagire con loro, ottenendo degli ottimi risul…>>
<<Magari un’altra volta, Hermione…Ti spiace? Ho quasi finito, mi manca poco, ormai>> tagliò corto, girando pagina. Non voleva perdere il filo e dover riniziare a leggerla da capo.
<<Oh. Certo>> concluse lei, con un pizzico di delusione. Kreacher si affrettò a sparecchiare, sparì e tornò due volte, e l’ultima volta Hermione tirò fuori dalla sua borsetta di perline un lecca lecca al lampone e glielo porse. L’elfo lo guardò, guardò Hermione, poi Harry e di nuovo Hermione. Lei capì.
<<Harry, posso regalare un lecca lecca a Kreacher?>> chiese.
<<Fa pure>>. Kreacher allungò la mano con desiderio e prese il dolce con due dita dalla mano di Hermione.
<<Infinite grazie, Hermione Granger!>> disse, piegando il capoccione fino a terra, dopo di che si Smaterializzò definitivamente. Ron sorrise, notando la soddisfazione della ragazza. All’improvviso Dean, seduto poco distante al tavolo in cui poggiava la radio accesa dalla quale seguiva con Seamus il Radio Giornale del Profeta, sollevò il volume e zittì tutti i presenti urlando : <<Silenzio! >>. Il giornalista che parlava concitatamente sembrava parecchio preoccupato e dispiaciuto allo stesso tempo:
<< …Nuova strage senza colpevoli nella periferia di Londra e stavolta il colpo è molto duro, per il Dipartimento degli Auror, arrivati troppo tardi sul luogo del delitto…>>. Tutti si erano zittiti e stavano ascoltando. <<…Il Ministero di Magisprudenza piange l’assassinio di una delle più prestigiose streghe, schierata dalla parte di chi ha meno voce in capitolo in fatto di giustizia e di tutti i suoi familiari: Lucilla Clare Grant, brillante fattucchiera laureata in Magisprudenza, Nata Babbana, unica strega di una famiglia formata da padre e  madre insegnanti di letteratura antica, e altri due figli maschi, da tempo si batteva a tavolino per la difesa delle leggi Pro Babbani e Pro Nati Babbani. La sua carriera era stata resa difficoltosa a causa di certe restrizioni contro chi ha genitori Babbani, ma la sua tenacia l’aveva portata a conseguire gli studi velocemente e a riuscire a essere assunta al Ministero. L’incarceramento della nota Dolores Jane Umbridge, ex inquisitore supremo di Hogwarts nel 1986, è dovuto proprio al suo lavoro e ultimamente lavorava assiduamente al caso dei Ghermidori e Mangiamorte fuggiti da Azkaban il mese scorso. La sua famiglia aveva rifiutato la protezione del Ministero e la vendetta dei suoi nemici e stata terribile e inevitabile…>>.Harry non riusciva a staccare gli occhi dalla radio, quasi potesse essere la causa dell’orrore che avevano appena ascoltato. Seamus mise una mano sulla schiena di Dean, e entrambi avevano l’aria sconvolta. Il ragazzo scosse la testa, disgustato.
<<Bastardi…ci stanno sterminando!>> sussurrò, con durezza, spegnendo la radio con un moto di stizza. La frase non ebbe un impatto dolce sugli altri che, sentendola pronunciata in quel modo, presero atto di quello che stava realmente accadendo. <<Ci ammazzano solo perché abbiamo genitori Babbani>>. Tirò un calcio ad una sedia vicina, mandandola a sbattere contro la parete e facendo sussultare tutti i presenti. Dean si alzò, si diresse alle scale del dormitorio e se ne andò, sbattendo la porta. La mano di Hermione che si poggiava sul suo braccio attirò l’attenzione di Harry, che si voltò. Lei aveva il volto rigato di lacrime.
<<Harry>> mormorò, così piano che quasi non la sentì. <<Harry, devi dirmi la verità. Tu saprai di certo cosa sta succedendo>>. Lui distolse lo sguardo, aspettando che si asciugasse gli occhi. Non gli faceva mai un bell’effetto, vedere qualcuno piangere.
<<So le stesse cose che sai tu…niente di più>> disse, quasi sincero, perchè in realtà conosceva a fondo ogni singolo episodio, ogni tragica vicenda, ogni dettaglio riguardante le vittime e alle loro morti, grazie alle relazioni del Ministero, ma non poteva certo passarle quelle informazioni. <<le stesse cose>> ripeté, cercando di sembrare convincente. Hermione scrutò il suo sguardo, poi annuì e si sedette accanto a lui, chinando la testa.
<<Quindi è così>> disse, quando anche Ginny e Ron le furono accanto. << Sta capitando di nuovo. Stanno ancora provando a sterminarci>> e nuove grosse lacrime rotolarono giù per le sue gote, pallide per l’orrore.(fine dell'11° capitolo)

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<<Ron! Prendi...e vai!>>

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« Risposta #84 il: 15 Febbraio 2010, 07:27:48 pm »

Brava Fairy! complimenti, scrivi davvero bene!!!!continua così!
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« Risposta #85 il: 15 Febbraio 2010, 07:36:08 pm »

Brava Fairy! complimenti, scrivi davvero bene!!!!continua così!
  Grazie, Stella, per il tuo commento... ghh ora posso andare avanti!
Cap. 12
L’atroce dubbio
“Che cosa
nascondi?”
Mentre erano a lezione, la mattina seguente, Seamus raccontò a Ron e Harry che Dean aveva scritto ai suoi genitori per sapere se stessero bene.
<<Credo che voglia fare richiesta di protezione dal Ministero e sto riflettendo sullo stesso punto>> disse, cercando la pagina del libro di Babbanologia suggerita da Madama Sweety. Stavano studiano i modi di dire Babbani e i loro proverbi più conosciuti. <<Forse il Ministero non sta facendo abbastanza per proteggere noi Mezzosangue>>
<<Non usare quella parola…>> sibilò Ron.
<<Chi di voi conosce il detto: ‘ non rigirare la bistecca’?>> celiò l’insegnante, serafica.
<<Ehm, ‘la frittata’, professoressa>> la corresse Hermione, al primo banco. La donna scrutò il libro, corrucciando la fronte, dubbiosa.
<<Oh, certo, cara, frittata…>> ripeté allora, arrossendo velocemente, con una risatina acuta.
<<Non credo che il Ministero non stia schierando tutte le sue forze per arginare le stragi, Seamus>> riprese Harry, convinto, sottovoce, <<ma non è una cosa facile. Gli Auror sono meno, e i casi tantissimi. Per di più molte famiglie Babbane non desiderano la protezione del Ministero. Guarda per esempio questa Lucilla Clare Grant: Forse, se avesse accettato…>>. Gli occhi di Harry fissarono la schiena di Dean. Sembrava molto abbattuto. Non rise nemmeno quando la professoressa Sweety enunciò il proverbio ‘Tanto va’ la gatta al largo che ci lascia lo zio Pino’.
Bussarono alla porta e Mastro Gazza fece capolino.
<<Chiedo scusa, professoressa>> disse, con sguardo arcigno, <<La Preside desidera conferire urgentemente col signor Potter>>. Ogni volta che capitava tutti gli studenti della classe si voltavano a guardarlo. Ormai ci era abituato. L’insegnante balbettò qualcosa, sorpresa.
<<Oh. Va bene, certo…Harry, puoi andare>> disse, con la sua voce squillante. Harry percorse l’aula fino alla porta sentendo gli sguardi dei compagni addosso e prima di uscire colse quello preoccupato di Hermione, non meno giù di morale di Dean.
<<Sei nei guai, Potter?>> chiese Gazza, con un certo sorriso cattivo.
<<Se anche fosse, credo di esserci abituato>> rispose tranquillo, sicuro che la Preside non  voleva punirlo o rimproverarlo. La sua coscienza era decisamente apposto.
<<Sai la strada, vero? >>
<<Si, grazie, proseguirò da solo>>. L’uomo proseguì per il corridoio opposto a quello che Harry stava percorrendo e arrivò dalla Mcgranitt in pochi minuti. La sua speranza che ci fosse Kingsley, ad attenderlo, si spensero quando aprì la porta e vide la strega da sola, seduta alla sua scrivania.
<<Oh, eccoti. Scusami se ti ho fatto chiamare durante le lezioni; forse sai già perché ti ho convocato, signor Potter>>disse, facendogli cenno di sedere.
<<Pensavo di saperlo, professoressa, ma mi aspettavo la presenza del Ministro…>> confessò lui.
<<Il Primo Ministro è molto affaccendato dietro  all’ultima strage avvenuta, come puoi immaginare. La situazione è sempre più grave, e quest’ultimo colpo sta facendo perdere parte della credibilità al nostro amato Kingsley. Lucilla Grant era molto ben vista, al Ministero…ed era anche una carissima amica di Kingsley. Non l’ha presa bene>>. La voce della donna si era fatta un po’ più rauca ed Harry giurò di aver visto i suoi occhi diventare lucidi. Tossì guardando le carte sparse sulla scrivania.
<<Per cosa mi ha chiamato, professoressa Mcgranitt?>> domandò, giocherellando con una penna trovata sul tavolo.
<<Alan Thewlis, che tu conoscerai di certo…>>
<<E’ un mio collega, ha scortato i Senza Bacchetta sull’Espresso per Hogwarts, a settembre>>
<<Proprio lui, ha portato delle cose per te, da parte del Ministro. Ecco>>. Gli porse una cartellina viola, che Harry riconobbe per quella di Kingsley e quando l’aprì trovò delle altre relazioni da leggere– cosa che non lo rallegrò – e un piccolo plico rosso. Lo stomaco gli si rimpicciolì leggermente: l’incarico promesso era arrivato.
<<La ringrazio, professoressa>> disse, e fece per andarsene.
<<Harry>> lo richiamò e quel suo tono, mentre lo chiamava per nome in modo informale, gli fece credere che era molto turbata. <<Tu stai bene? Posso fare qualcosa per te, per aiutarti nel tuo lavoro? Non hai che da chiedere>>
<<Sto bene, grazie. Preoccupato, come tutti, e dispiaciuto…ma non so che aiuto potrebbe darmi. Mi spiace>> replicò, desolato. Poi sulla porta si fermò. <<Però…una cosa ci sarebbe>>pensò, a voce alta.
<<Dimmi pure>>. Lo sguardo della Preside si fece interessato.
<<Credo che potrebbe tornarmi utile avere un elenco completo di tutti gli studenti che abbiano origini Babbane. Crede che sia possibile farmelo avere?>>
<<Nessun problema. Te lo farò avere appena posso>>
<<Grazie, Preside>>
<<Lieta di essere utile a qualcosa>> disse e uno dei suoi rari sorrisi allungò le rughe di espressione attorno alla sua bocca.
Aspettò con ansia la fine di tutte le lezioni, pensando al plico rosso chiuso dentro la cartella. Non aveva voluto aprirlo, per farlo con calma in camera sua. Lo sfilò con molta eccitazione e lo aprì lentamente. Era diventato una sorta di rito: se lo rigirava tra le dita, come aveva fatto Kingsley col primo plico che gli aveva consegnato,poi lo scartava e leggeva svelto. Stavolta rimase interdetto. La pergamena che sfilò dalla busta era lunga e scritta con una grafia che non era quella del Ministro. Lesse attentamente, e l’entusiasmo si smorzò a poco a poco. La missione era del tutto secondaria alle urgenze dell’ultim’ora, un diversivo al suo vero incarico a Hogwarts, niente di più, firmato dal Vice Capo del Dipartimento. Era stato avvisato, ma non  credeva che si trattasse di qualcosa di così poco importante. Lo rilesse da capo e sbuffò, buttandosi sdraiato sul letto. Sussultò quando la porta della stanza si aprì ed entrò Ron. Lui nascose la pergamena sotto il cuscino.
<<Che fai? Non scendi in sala comune? Sto per fare una partita a scacchi con Neville, dice di essere diventato molto bravo>> disse, togliendosi la divisa scolastica  mettendosi qualcosa di più comodo.
<<Ehm, si, arrivo. Ginny e già lì?>>
<<Si, e si stava giusto chiedendo che fine avessi fatto>>
<<Dammi un secondo, dille che non ci metterò ancora tanto>>
<<Ancora quelle barbose relazioni? Ma ti sta servendo a qualcosa, leggerle, o ti stai solo riempiendo la testa di cose tremende?>>
<<L’ultima che hai detto>> confermò, prendendone una in mano.
<<Allora mollale e vieni a fare il tifo per me>>. Quando Ron uscì riprese la pergamena e la lesse per l’ultima volta. Avrebbe dovuto fare tutto la sera seguente, aveva tempo per studiare il piano d’azione, ma per portarsi avanti aveva sistematicamente riassunto tutto in uno schema sintetico:
Punto primo: doveva utilizzare la cartellina viola di Kingsley come Passaporta che lo avrebbe portato sul luogo; era una  delle Passaporte particolari, creata per le emergenze, poteva reggere il peso di una sola persona e le coordinate e l’ora erano state inserite in precedenza al Ministero. Seguiva una spiegazione di come funzionava. Sarebbe sparita all’arrivo e tornata al mittente, Kingsley.
Punto secondo: effettuare un sopraluogo del posto, calpestato in passato da un gruppo di Ghermidori che si era rifugiato nel sottosuolo, in quella che doveva essere un’enorme falda acquifera, resa asciutta da incantesimi potentissimi. La falda era stata trasformata in covo sotterraneo e doveva essere raggiunta tramite delle scale.
Punto terzo: verificare la posizione e scendere per le scale, per le quali doveva anche risalire; il covo era impregnato di sortilegi vari che impedivano qualsiasi altro modo per venirne fuori, tipo la Smaterializzazione e gli Incantesimi di Appello.
Punto quarto: cercare la grossa cisterna d’acqua creata e incantata dai Ghermidori per arginare l’acqua e rendere asciutto il covo; verificare di trovarsi nel punto opposto al tratto di falda in cui l’acqua doveva defluire;  dissolvere l’Incantesimo di Contenimento fatto sulla vecchia cisterna. L’acqua sarebbe dovuta arrivare al pozzo costruito dai Babbani, che iniziavano a chiedersi come mai fosse sempre vuoto, nonostante i rilevamenti effettuati con i loro macchinari dicessero che l’acqua nel sottosuolo era presente in grossissima quantità.
Punto quinto: risalire le scale, verificare che l’acqua stesse riempiendo il pozzo e Smaterializzarsi solo una volta all’esterno, dove i sortilegi non lo impedivano più. Avvisare il Dipartimento a missione conclusa e redare un rapporto scritto. Fine della missione. Niente di che.
conservò tutto quanto dentro la cartellina e seguì l’amico in sala comune, portandosi dietro, nascosto in una tasca, il Mantello dell’Invisibilità. Quella sera gli sarebbe toccato pattugliare la Torre di Corvonero per qualche ora. Seguì la partita di scacchi con Ginny, continuando a pensare alla missione fuori da Hogwarts, e dopo aver visto Ron battere Neville per la terza volta decise che era il momento di fare il suo solito giro di ronda.
<<Io vado>> disse, a Ginny. <<Ci vediamo fra qualche ora>>. Appena fu fuori dalla sala comune si guardò attorno per assicurarsi di essere solo e si coprì col Mantello. I turni di ronda erano sempre piuttosto noiosi, ma secondo Kingsley erano utili a mantenere un certo ordine tra le mura del castello. Più che altro, lui gli utilizzava per pensare, riflettere, protetto dal Mantello, in silenzio, mentre nessuno poteva disturbarlo. Aveva scoperto pressappoco le attività di abitudine di ogni studente, le loro passioni, per le quali si spostavano. Aveva sorpreso alcuni di loro litigare e lanciarsi fatture fastidiose e poi fare la pace in infermeria, mentre Madama Chips prestava loro le sue cure. Una volta aveva seguito Cho  che parlava a Luna del motivo del suo ritorno a Hogwarts –quando ho sentito di questo Anno Integrativo ho subito fatto richiesta, mia madre sapeva già di tutte le novità apportate, sai, lavorando al Ministero... – e poi di un ragazzo Babbano conosciuto in un parco che le era sembrato molto simpatico. Pattugliare i sotterranei di Serpeverde era la cosa che sopportava meno; detestava sentire i commenti ben poco compassionevoli che gli studenti facevano quando apprendevano delle morti di Mezzosangue. Di solito, se poteva, si faceva cambiare il turno con gli altri Auror.
Alla fine del turno, circa due ore dopo, decise di fare un’ultima salita per la Torre, prima di tornare da Ginny. Era arrivato quasi in cima e non aveva incontrato nessuno, ma ad un tratto sentì i passi di qualcuno che saliva sulla scala a chiocciola dietro di lui. Si scostò e si sorprese nel riconoscere Hermione, che a passo svelto e sicuro saliva fino all’ingresso della sala comune di Corvonero, protetto non da un ritratto, ma da una porta di liscio legno antico, senza maniglia, né serratura, solo un battente di bronzo a forma di corvo. La seguì, curioso di sapere se avrebbe saputo rispondere alla domanda del corvo. Forse aveva appuntamento con Luna, con la quale si vedevano qualche volta in biblioteca. Prima che lei potesse bussare  due ragazze aprirono.
<<Scusate>> chiese, <<Terry Boot è in sala comune?>> domandò. Harry girò la testa verso di lei, come se avesse detto una parolaccia. Terry Boot? Che vuole da lui?pensò.
<<Si, un attimo>> disse, una di loro. Si riaffacciò vero l’interno e lo chiamò. <<Sta arrivando>> . Le due ragazze proseguirono e Hermione rimase ad aspettare, tamburellando con le dita sulla borsetta di perline che le pendeva di fianco. Guardò il suo Orologico da polso e Terry uscì.
<<Hermione…sei già qui? Ti aspettavo fra mezz’ora almeno>> sussurrò lui, sorridendole. Harry aggrottò la fronte, incredulo.
<<Si, scusami, sono in leggero anticipo>> rispose la ragazza, <<avevo un po’ di tempo e ne ho approfittato>>
<<Non devi scusarti. Hai fatto bene. Ecco>> disse, mettendole tra le mani una grossa busta rosa infiocchettata che aveva tutta l’aria di essere un regalo.
<<Oh, Terry! Ma è enorme!Grazie!>>esclamò, Hermione, emozionata, prendendo la busta e rimirandosela tra le braccia. <<Hai scritto addirittura una dedica!>>
<<Figurati, mi fa solo piacere, lo sai>>. Harry era talmente stupito per ciò che stava vedendo che quando entrambi si girarono verso la sua parte, quasi si era dimenticato di avere addosso il Mantello e aveva sussultato, rischiando di farsi scoprire.
<<Cos’era?>> chiese Terry, scrutando attorno a loro.
<<Chissà…forse un elfo…>> rispose lei, sorridendo con complicità verso il ragazzo di Corvonero. Harry si sentì avvampare di collera e indignazione. Non posso crederci…! Sta’ facendo la smorfiosa con quel ragazzo? <<Come posso sdebitarmi?>>
<<Oh, non mi devi niente, Hermione >>
<<E invece si. Coraggio, dimmi cosa posso fare per te>>. Lui sembrò pensarci su e arrossì leggermente.
<<Be’…in effetti qualcosa ci sarebbe>> sussurrò, guardandosi attorno. <<Te l’ho già chiesto, ricordi? Ma non hai accettato…>>. Diventò quasi color peperone. Hermione sospirò. Harry strinse gli occhi aspettando che lei rispondesse. Che cosa le hai già chiesto, brutto…. Il pensiero venne interrotto dalla voce di Hermione.
<<Oh, Terry…non so…sai anche perché ti dissi di no. Potremmo cacciarci in un guaio!>>. Anche la strega si guardò attorno con circospezione, abbassando ulteriormente la voce.
<<Lo so, ma ci terrei davvero molto! Per favore, Hermione…solo una volta…non lo saprà nessuno, giuro!>>. Lei lo guardò mordendosi un labbro e sospirò di nuovo, chiudendo gli occhi. Poi sorrise.
<<D’accordo…d’accordo, accetto>>. Harry strinse i pugni. Cosa diavolo hai accettato di fare? Cosa? Terry si lasciò scappare un urlo di gioia  e lei gli mise una mano sulla bocca. <<Accetto, ma davvero: deve restare segreto. Se arrivasse alle orecchie sbagliate…>>. Tipo quelle di Ron?, pensò Harry indignato. Si sentì come il giorno che lui e Ron  anni fa avevano beccato Ginny a baciarsi con Dean.
<<Ora devo andare…ti farò sapere quando, va’ bene?>>
<<Okay…grazie!>> . Terry strinse le mani di Hermione con affetto. << Non sai cosa significhi per me!>> e poi la guardò andare via. Lei passò accanto a Harry e lo oltrepassò. Gli passarono per la testa tanti tremendi pensieri e molte cose cattive che avrebbe voluto gridarle, ma si trattenne e la seguì, vedendola infilare la grossa busta all’interno della sua borsetta di perline. Quindi, si disse, la gelosia di Ron non era basata su cose infondate…Lei si vedeva di nascosto con Terry, e aveva appena accettato da lui un regalo e una proposta. Cosa? Un appuntamento? O che altro? All’improvviso gli venne voglia di saltare fuori dal Mantello, fermarla e chiederle perché. Si sentì offeso, tradito, oltraggiato come amico; si chiese cosa avrebbe potuto provare Ron, venendo a conoscenza di un fatto simile e ebbe la netta sensazione di non conoscere affatto la persona che stava pedinando e che aveva sempre ritenuto degna di fiducia…(To be continued)
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« Risposta #86 il: 15 Febbraio 2010, 07:50:14 pm »

Bentornata Fairy hehe andato bene il viaggio? :-)
Per la Stanza delle Necesità, comunque, avevi scritto che si trova al secondo piano ^^
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« Risposta #87 il: 15 Febbraio 2010, 07:56:43 pm »

Bentornata Fairy hehe andato bene il viaggio? :-)
Per la Stanza delle Necesità, comunque, avevi scritto che si trova al secondo piano ^^
Tutto bene, grazie, a parte l'aereo che ha ballato sia all'andata che al ritorno, facendomi sbarellare di paura... :-[  Ok, grazie! mi sei di prezioso aiuto...e ti prego, continua a trovare tutti i peli che ci sono in questo mio uovo, eh eh! 1
(seguito del 12° capitolo)
Stava per togliersi il Mantello, ma la ragazza incontrò Calì sulle scale e fecero la strada assieme fino alla sala comune, chiacchierando di tutt’altro. Entrò dietro loro, continuando a fissare Hermione con incredulità. La guardò chinarsi su Ron e baciarlo e avvertì una punta di profondo fastidio.
<<Eri in biblioteca?>> chiedeva lui, facendole spazio sul divano.
<<Anche…Che hai fatto, mentre non c’ero?>>. Ah! esclamò Harry sprezzante, tra sé e sé, perché non gli dici che hai fatto tu?. Si tolse il Mantello, tanto nessuno stava badando all’ingresso, e si avvicinò a loro.
<<Ciao, Harry! Già finito il turno?>> domandò Hermione, allegra. Lui non le restituì il sorriso, ma la ragazza non ci fece caso. <<Effettivamente è tardi! Che sbadata, non mi ero accorta!>>. Harry  arricciò il naso, Hermione non se ne accorse. << Devo andare in dormitorio un attimo, mi aspetti?>> chiese, rivolta a Ron.
<<Che hai, Harry?>> chiese invece Ginny, notando quanto fosse inquieto, <<E’ successo qualcosa durante il giro?>>
<<No>> mentì, incerto sul fatto che dovesse dirglielo oppure no, <<tutto apposto>>.
Durante tutta la cena fu molto taciturno e sentì i suoi amici discutere sulle lezioni,sulle partite a scacchi e altre frivolezze. Notò, con molto disappunto, che Hermione non si dimostrava affatto addolorata come Dean e sentiva una punta di incredibile fastidio ogni volta che tendeva a dare una carezza a Ron, o si appoggiava a lui con il braccio mentre parlavano. Ad un tratto i loro sguardi si incrociarono e lei si accorse dell’occhiataccia di Harry. Sollevò un sopraciglio, con espressione interrogativa. Lui scosse la testa in maniera impercettibile e si rimise a mangiare.
Quando finirono, lasciò che tutti si alzassero e rimase indietro con Ginny apposta.
<<Allora, sputa il rospo. Che hai?>>gli chiese lei. <<Non hai aperto bocca durante tutta la cena, nessun commento sugli schemi di volo imparati oggi con Madama Bumb…cosa c’è, Harry?>>
<<Niente…sono solo stanco>> disse, nascondendo ancora quello che pensava. Seguivano Hermione e Ron a distanza, che si tenevano per mano. Ron stava dicendole qualcosa all’orecchio. Lei scoppiò a ridere e poi poggiò la testa sulla spalla del ragazzo. Harry sbuffò.
<<Ti sembra normale, il comportamento di Hermione, ultimamente?>> domandò poi.
<<Tutto sommato, sì…perché? A te non sembra normale?>>
<<Be’…oggi, per esempio, mi sembra troppo allegra, per una che ha i genitori Babbani, con le notizie che ci arrivano>>
<<Bah>> sbottò lei, annoiata, <<e cosa dovrebbe fare, piangere e disperarsi per tutto il tempo? Correre a prendere il treno per Londra e restare a casa ad aspettare?>>
<<Certo che no, dicevo solo che mi sembra poco preoccupata e che ha la testa in tante altre cose>>insistette, proprio fuori dal ritratto della signora grassa, che si stava richiudendo davanti a loro.
<<Cerca solo di distrarsi, Harry, tu cosa faresti, al suo posto?>>
<<C’è modo e modo di distrarsi>>
<<Perché non parli più chiaro?>>. Si erano fermati, e Ginny lo guardava con sospetto. Diglielo. Deve saperlo.
<<Scusate, ragazzi, avete intenzione di fermarvi a lungo qua fuori?>> chiese la signora grassa, con un libro tra  le mani, <<perché non vorrei perdere il filo della trama…>>
<<Torre Gloriosa>> enunciò Ginny, facendo riaprire il passaggio.
<<…Meglio che vada a letto presto, è stata una giornata intensa, e domani ho compito di Codici Antichi alla prima ora…>>stava dicendo Hermione, a Ron, vicino alle scale del dormitorio femminile. Si salutarono e Harry la seguì con lo sguardo, pensando con malizia che magari voleva aprire il regalo di Terry indisturbata, visto che Ginny sarebbe rimasta ancora in sala comune. Si sentiva sempre più furente, e la mattina dopo non era  migliorato di molto. Aveva dormito poco, perché si era addormentato tardi: aveva ripassato il piano per portare a termine l’incarico datogli dal Dipartimento degli Auror, aveva dormito non troppo bene, sia per i cattivi pensieri dati dalla lettura delle relazioni, che dal dubbio sul comportamento di Hermione e il suo umore era grigio come il cielo che prometteva pioggia e freddo.
Fu musone con tutti, ma con Hermione fu glaciale, acido e sprezzante, e ogni volta che lei gli rivolgeva la parola, lui non perdeva occasione per fare una battuta che potesse farla rimanere male. All’inizio Hermione non ci badò,pensando che fosse solo di cattivo umore, ma all’ora di Erbologia, prima di pranzo, le poche parole che Harry le rivolse cominciarono ad urtare la sua sensibilità.
 La professoressa Sprite aveva dato loro il compito di raccogliere i semi delle piantine di anice stellato cresciute nella serra numero tre. Erano indispensabili per determinate pozioni che avrebbero studiato in quell’anno scolastico, e ognuno di loro aveva tra le mani un vasetto di vetro per raccoglierli.
<<Ho riempito già il mio vasetto>> sussurrò Hermione, chiudendolo con un tappo di ferro, <<Me lo reggi, Harry, per favore? Vado a prenderne un altro>>
<<Non sono il tuo elfo domestico. Fatelo reggere da qualcun altro>> rispose lui, senza nemmeno degnarla di uno sguardo e scostandosi aveva urtato il vasetto di Hermione, facendolo cadere e rompere. Il pavimento della serra si riempì di piccoli semi scuri, oltre che di vetro. Ron, all’altra parte della serra, vicino a Neville, non aveva visto niente, Harry fece finta di non essersene accorto e portò il suo vasetto all’insegnante, lasciandola inebetita a fissarsi le mani vuote per qualche secondo. Mentre usciva dalla serra, comunque,  la sentì sibilare con fastidio “Reparo” e anche lei si diresse a consegnare il vasetto riparato e di nuovo pieno alla professoressa.
A pranzo fu lo stesso; Hermione non si dimostrò offesa per il trattamento avuto nella serra, probabilmente aveva pensato che Harry non si fosse davvero accorto di quello che aveva fatto, ma leggermente preoccupata. Harry lo sentiva, se ne accorse dalle occhiate interrogative che continuava a dargli e ne trasse un segreto piacere.
<<La Cooman ha chiesto di te, oggi a lezione, Hermione>> confidò Ginny, raschiando col cucchiaino ciò che restava del budino sul piatto, <<ti ricorda di stare lontana dall’acqua>>
<<Grazie, lo terrò a mente. Se non potrò bere acqua mi darò all’wisky incendiario>> rispose lei, facendo una smorfia. Ron rise.
<<Avrà paura che qualcuno ti auguri che ti vada di traverso>> borbottò Harry, guadagnandosi l’ennesimo sguardo in tralice dall’amica.
<<Meglio wisky che Succo Trucco Zuccoraggioso alla Zucca, comunque, eh?>> scherzò Ginny, per smorzare l’atmosfera. <<Stasera che si fa?>> chiese poi, rivolta a nessuno di preciso, versandosi da bere.
<<Dici dopo le lezioni?>> fece Harry.
<<Si. Vorrei fare un salto da Hagrid, e magari andare al Cimitero>>
<<Io ci sto. Ho già fatto i compiti per domani, ho solo da ripassare una cosa per Pozioni>> disse Hermione.
<<Se mi dai una mano con i compiti, magari vengo anch’io…>> aggiunse Ron.
<<Io non posso>> affermò Harry. Non aveva detto a nessuno della missione fuori da Hogwarts. Nemmeno a Ron, che sapeva che Harry la stava aspettando. Era come se tenerla per sé la rendesse un po’ più eccitante di quello che in realtà fosse. <<Devo…ehm, incontrarmi con gli altri, avete capito, no? Riunione extra>> mentì spudoratamente.
<<Ora si spiega il tuo nervosismo>> disse Hermione, sorridendogli. << Sarà meglio muoversi, ragazzi, o faremo tardi per l’Allenamento>>. Si alzò, seguita dagli altri e Terry Boot passò accanto a loro.
<<Ciao ragazzi!>> salutò, precedendoli. Harry avrebbe giurato di avergli visto fare l’occhiolino, rivolto a Hermione. Si sentiva come una pentola a pressione senza valvola per sfogarsi. Se avesse avuto una sola, piccola occasione, per dirne  quattro a entrambi…
 Avevano Allenamento in Sala e Campo di Addestramento a Percorsi nel pomeriggio di ogni mercoledì e giovedì. Si cambiarono, mettendo l’abbigliamento sportivo richiesto dagli insegnanti. Harry non vide l’ora di finire, perché subito dopo sarebbe potuto uscire da Hogwarts e scappare per un  po’ da tutto. Passarono l’ultima mezz’ora a lanciarsi e parare fatture di vario genere e fu lì che Harry diede il meglio di sé per punire Hermione, a modo suo: finirono in coppia per un esercizio in cui l’uno doveva lanciare all’altro una Fattura Legagambe; il sortilegio immobilizzava gli arti inferiori come se fossero stati tenuti insieme da tenaci corde invisibili, legate alla bacchetta di chi lo aveva lanciato.
<<Inizio io, Harry, va’ bene?>> propose Hermione, con la solita tranquillità che gli dava sui nervi più di ogni altra cosa.
<<Va’ bene>> sussurrò lui, con un sorrisetto vendicativo. Vedrai se ridi ancora, dopo, pensò. Si distanziarono e si misero uno dinnanzi all’altro. Lei puntò la bacchetta, l’agitò con un elegante movimento del polso ed enunciò “Innexum”. Harry doveva solo bloccarlo e darle il tempo di prepararsi, ma invece di usare un Sortilegio Scudo agitò il suo legno con forza e oltre che a parare rilanciò indietro la Fattura in modo non verbale, per prenderla di sorpresa. Ci riuscì; lei si ritrovò immobilizzata, dilatò gli occhi, stupita,  e squittì quando Harry, non contento, tirò la bacchetta alla quale le corde invisibili erano collegate e la fece cadere pesantemente a gambe all’aria, con un sonoro tonfo. Si trattenne dal ridere, perché i due  insegnanti stavano avvicinandosi.
<<Ti sei fatta male?>> stava chiedendo, Hestia Jones, alla ragazza. Harry dissolse la fattura. <<Oggi il nostro Potter non è molto cavalleresco…>>. Harry si girò di spalle, fingendo di non aver sentito il commento della sua collega e insegnante.  <<Vuoi andare in infermeria? Con un po’ di unguento non ti verrà fuori il livido>>
<<No!No, non è necessario, sto bene>> replicò Hermione svelta, massaggiandosi il fianco dolorante. Era ancora molto riluttante a entrare in infermeria, qualsiasi fosse il motivo.  Harry cercò Terry per vederne la reazione, invece il suo sguardo venne intercettato da quello di Ron: era accigliato e lo fissava come a chiedergli spiegazioni.
<<Scusa, Hermione>> disse allora, a voce alta, <<mi è sfuggita la bacchetta>>. Lei fece un cenno con la mano e annuì.
<<Okay, ragazzi, per oggi può bastare…sgombrate la Sala>>annunciò Andrew Mckmarck, e Harry non se lo fece ripetere. Non aspettò gli altri, sfrecciò per gli anditi fino al dormitorio e iniziò a prepararsi. Quando fu certo di aver preso e fatto tutto passò davanti allo specchio e si guardò, sentendo il cuore accelerare i battiti. La prima missione da solo…La prima di cui Ron, Hermione e Ginny non erano a conoscenza; la prima, vera, missione assolutamente segreta.
<<Vediamo che cosa sai fare>> sussurrò a sé stesso,  infilandosi  la bacchetta magica in tasca,<<si aprano le danze>>. (Fine del 12° capitolo)
« Ultima modifica: 15 Febbraio 2010, 11:04:41 pm da Fairy » Loggato



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« Risposta #88 il: 16 Febbraio 2010, 01:53:13 pm »

Bene, bene... Vedo che sono rimasta indietro di ben 2 capitoli... ma oggi rimedierò 15
Ma tu vai pure avanti tranquilla con il 13mo, sono insaziabile proprio come 1 vampiro ;D
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« Risposta #89 il: 16 Febbraio 2010, 03:03:08 pm »

Stiamo entrando nel vivo, ragazzi...ora accadranno un po' di cosette. :-)
Cap. 13
Missione fuori da scuola
“Il Destino avvisa
con piccoli
rintocchi”
Harry non pensò di aver bisogno di rileggere i punti importanti dell’incarico affidatogli, aveva tutto in mente. Con la cartellina viola vuota sotto il braccio si diresse lentamente verso il lago, in un punto in cui pensò che non lo avrebbe visto nessuno e, finalmente solo, si tolse il Mantello.
Ginny, Hermione e Ron uscirono dal Castello poco dopo di lui. Si erano cambiati e si erano diretti al Cimitero dei Caduti, per mettere dei fiori sulle lapidi dei loro cari estinti. Scorsero da lontano i drappi delle bandiere che sventolavano sempre a mezz’asta ai quattro angoli del Cimitero: quella rosso e oro di Grifondoro, quella blu e nera di Corvonero, quella nera e gialla di Tassorosso, l’argento e verde di Serpeverde.
<<Comincio a sentirmi in imbarazzo, alle lezioni di Madama Sweety>> stava dicendo Hermione. <<Se dapprima mi sembravano divertenti, ultimamente cominciano a diventare un tantino ridicole>>
<<Ma dai…se non altro ora conosco il proverbio ‘gallina vecchia fa’ buon sangue’>> disse Ron.
<<’Fa’ buon brodo’, Ron>> lo corresse Hermione, alzando gli occhi al cielo.
<<Oh, certo, già>> replicò lui, in fretta. <<Fa freddo, eh?>> disse poi, pentendosi di non aver preso il suo mantello pesante.
<<E l’inverno non è ancora arrivato>> aggiunse Ginny.
<<Strano, però>> commentò Hermione, guardando verso la capanna di Hagrid, davanti alla quale era visibile l’orto di zucche di un allegro acceso arancione.
<<Cosa, strano?>>
<<Fa freddo, e Hagrid non ha acceso il fuoco. Non c’è fumo che esce dal camino>> disse, indicandolo.
<<Magari non è in casa. Sarà in giro per la Foresta a cercare animaletti da compagnia>>ipotizzò Ron, sogghignando.
<<Anche se lui non è in casa gli Auror avevano una riunione>> gli ricordò Hermione. <<Non è il tipo che lascia gli ospiti ad intirizzirsi. Ma…A proposito di Auror…Cosa pensate, del comportamento di Harry, ultimamente? Non so voi, ma io inizio a preoccuparmi>>
<<E’strano, lui mi ha rivolto le stesse domande riguardo a te, Hermione>> intervenne Ginny.
<<Oh…Sul serio? Io sarei strana?>>. Gli altri scossero la testa, lei si strinse nelle spalle, perplessa.
<<In effetti non è il solito Harry>> ammise poi Ron, <<secondo me è colpa di quelle relazioni che sta leggendo>>
<<Mah, non so…è più come se fosse…arrabbiato…Oggi, quando mi ha lanciato la Fattura Legagambe ho avuto la sensazione che ci avesse provato un certo gusto… >>
<<Dai, Hermione…ora non esagerare. Penso che sia solo molto stressato da tutta questa vicenda delle stragi>> lo difese Ginny.
<<Sarà, ma dovevi esserci, quando l’ha fatta finire a terra come un sacco di patate>> replicò il fratello.
<<Grazie per il sacco di patate, Ron>> mormorò Hermione.
<<Guardate lì!>> esclamò Ginny, puntando l’indice oltre il Cimitero, sulla riva del lago.
<<Che c’è? Oh, ancora il Boccino…Hermione, dovresti andare a riprendertelo, sei tu che l’hai liberato>> commentò Ron.
 <<Non dicevo quello! Laggiù, vicino al lago: non è Harry? >> insistette Ginny, tirando il fratello per il braccio perché guardasse nella direzione che lei stava ancora indicando.
<<E’ vero>> affermò Hermione. <<Se aveva riunione che ci fa, laggiù da solo?>>. Si fermarono a osservarlo. Stava spostando delle pietre dal terreno e ci stava appoggiando sopra la cartellina viola di Kingsley. <<Ecco, vedete? Non vi pare che sia lui, a  comportarsi in maniera un po’ bizzarra?>> chiese Hermione.
Lo videro salire con i piedi sopra la cartellina.
<<Avviciniamoci, dai>>mormorò Ginny, preoccupata. Lei camminava così svelta che presto dovettero correre, per starle dietro. Harry continuava a stare impalato sopra la cartella viola.
<<Aspettate…Aspettate un attimo!>> le fermò Ron, sussurrando, quando si trovavano ormai a pochi metri da lui. Le due ragazze si voltarono di nuovo, Ron le attirò dietro ad alcuni alberi e lanciò l’Incantesimo Muffliato perché Harry non li vedesse e sentisse. <<Non lo so, non mi piace, questa cosa. Insomma, guardatelo: a voi cosa sembra?>>. Harry era fermo, immobile. Passò mezzo minuto, e ancora non si muoveva di un millimetro. Era come pietrificato.
<<E se fosse…se fosse sotto l’effetto di qualche oggetto Maledetto?>> chiese Ginny, all’improvviso, con timore. La paura si diffuse anche agli altri, quando la piccola cartella iniziò a emanare un bagliore innaturale.
<<Miseriaccia…>>. Ron dissolse il Muffliato e uscito allo scoperto prese ad accostarsi all’amico con passo deciso.
<<Harry!>> urlò Hermione, per prima, alla cui voce si aggiunsero quelle degli altri. Il ragazzo si girò verso di loro, con sguardo stupito.
<<Cos…? Che? No!>> gridò Harry, sollevando le braccia per fermarli. Le mani di tutti e tre, che si erano tese verso lui per portarlo via dal pericolo nel quale lo credevano, lo sfiorarono appena e questo bastò: la Passaporta d’emergenza partì in quell’istante, e in un vortice di grida e colori sparirono dalla riva del lago tutti e quattro senza lasciar tracce sul suolo.
<<Aaaaaaaaaaaargh!!!!>>. Un grido all’unisono si espanse e si spense subito, lontano da Hogwarts.
<<State bene?>> esalò Ron, rialzandosi.  Ginny stava facendo la stessa cosa poco lontano da lui, Hermione era già in piedi e si scuoteva di dosso erba e fango. Erano appena atterrati sulla umida terra di un luogo che non avevano mai visto. <<Dove siamo finiti?>>. Si guardò attorno e un’altra domanda fece dimenticare alle ragazze la prima. << Dov’è Harry?>>. Erano soli.
<<Harry?>> chiamò Hermione, scuotendosi ancora la terra di dosso. Attorno a loro c’era solo erba, qualche albero e l’imboccatura di un enorme pozzo di pietra.
<<Harry! >> Urlò Ginny, con gli occhi spalancati. <<HARRY!!>>.
<<Sono qui!>>. La sua voce giunse in un’eco lontana e un po’ velata. <<Quaggiù!>>
<<Harry, non ti vediamo!>> strillò Hermione. Si affacciò al pozzo, imitata dagli altri due. Distingueva a malapena il fondo asciutto, ma Harry non era lì.
<<Harry, parlaci! Seguiremo la tua voce!>> urlò Ron.
<<Sono caduto in una crepa! Non avvicinatevi!>>
<<Stiamo arrivando, continua a parlare!>> rispose Ginny, camminando svelta verso la direzione in cui le parve giungesse la voce del ragazzo. Non aveva capito cosa aveva detto, l’eco era molto forte e le parole confuse.
<<Non dovete avvicinarvi! Il terreno cede!>>
<<Stai tranquillo, ci siamo quasi!>>. Ormai lo sentivano molto vicino.
<<No! Allontanatevi! Chiamate aiuto, non avvicinatevi!>>
<<Cosa? Ma perché? Siamo qui!>>. Si chinarono su una crepa nel terreno, dalla quale pareva fosse uscita la voce di Harry. La luce di una bacchetta brillava nel fondo.
<<Harry…?>> chiamò Ginny. La sua voce rimbombò per qualche attimo, prima che la terra sotto le sue ginocchia e quelle degli altri venne a mancare. La fenditura si allargò all’improvviso e loro strillarono, mentre la terra franava, portandoli di sotto.
La caduta sembrò durare un’eternità, e quando toccarono morbidamente il fondo si stupirono di non essersi sfracellati. Erano rimbalzati, come se ad attenderli ci fosse stato un materasso.
<<State bene?>> chiese Harry, accostandosi a loro. <<l’Incantesimo Imbottito ha funzionato?>>
<<S-si…>> mugolò Ginny, rimettendosi in piedi. <<E tu?>>
<<Be’, nessuno ha fatto l’Incantesimo per me, purtroppo>> rispose lui, desolato. Le bacchette degli altri si accesero alla parola “Lumos” e ci fu abbastanza luce per illuminare la zona in cui erano precipitati. Harry era impolverato quanto e più di loro, graffiato su una guancia in maniera leggera, ma non si poteva dire lo stesso per la sua spalla: una grossa macchia scura si stava allargando sul maglione strappato. Ginny squittì, accostandosi a lui.
<<Sei ferito!>> mormorò, spaventata.
<<Cosa? Oh, accidenti, Harry>> esclamò Hermione, dandogli un’occhiata. Lui si discostò con uno scatto, ma lei non ci badò, pensando che fosse solo per il dolore. <<E’ molto profonda, stai perdendo parecchio sangue! Aspetta, devo avere del Dittamo…No!>>
<<Che c’è?>> chiese Ron, nervoso.
<<Devo aver perso la mia borsa…Non ce l’ho più! Avevo tutto lì dentro!>>
<<Forse è rimasta di sopra. Smaterializziamoci, Harry, ti cureremo fuori da qui>>
<<Impossibile>> rispose lui, asciutto. <<Siamo finiti proprio dove dovevo andare. Qui sotto ci sono Controincantesimi che non permettono la Smaterializzazione. Nemmeno Incantesimi di Appello>> aggiunse, osservando Hermione che provava a richiamare inutilmente a sé la sua borsetta di perline. La ragazza riabbassò la bacchetta, afflitta. << Non possiamo uscire con la magia. Sono in missione per Kinglsey>>. Cercò di spigare velocemente di cosa si trattava. Ormai non era più una missione segreta. Gli altri erano ammutoliti e lo ascoltarono fino alla fine senza interromperlo.
<< Dobbiamo trovare dei gradini>> spiegò poi, sofferente, mettendosi in piedi. Allungò il braccio, facendo luce attorno a sé. Riconobbe il luogo come il covo segreto dei Ghermidori, perché c’erano tracce di un bivacco; un tavolo in legno tarlato era appoggiato ad una parete e due sedie sgangherate erano rovesciate poco più in là. Panni sporchi erano sparsi in giro e c’erano alcuni cuscini e delle coperte logore. <<Ora vorrete spiegarmi che cosa diavolo vi è saltato in mente?>> chiese a sorpresa, arrabbiato. <<Non dovevate essere qui! Vi rendete conto dell’idiozia che avete commesso?>>
<<Noi  pensavamo che…>> iniziò Hermione, debolmente. <<Ci sembrava che tu fossi in pericolo. Ti abbiamo visto fermo, sembravi paralizzato…>>
<<Stavo aspettando che partisse!Quella Passaporta doveva reggere il peso di una sola persona! Se sono finito qua sotto è perché il peso ha sballato le coordinate!>>
<<Ci dispiace! Non sapevamo…>>
<<Potevo rompermi l’osso del collo!Incredibile, stavate per riuscire in quello in cui ha toppato Voldemort!>>. L’ultima parola rimbalzò sulle pareti e tornò indietro. ‘Oldemort… ‘Demort… ‘Mort… I loro visi mortificati non alleviarono la sua ira, anzi. Gli occhi lucidi di Hermione aumentarono la sua stizza. Aveva calcolato tutto quanto, doveva risolvere velocemente e con precisione la sua missione , tornare entro un’ora al massimo, senza perdere tempo, e farne guadagnare a Kingsley e agli Auror impegnati in cose più gravi, invece era bastato un niente, per mandare tutto all’aria.
<<E tu asciuga quegli occhi!>> abbaiò, a Hermione, felice di avere finalmente un motivo vero per urlarle contro. <<La tua cedevolezza al pianto comincia a diventare imbarazzante!>>. Lei si fece piccola e cercò di trattenere il tremore delle sue labbra, stringendole.
<<Non te la prendere con lei!>> si inalberò Ron, <<La colpa è di tutti e tre, e anche un po’ tua, a dirla tutta! Se ci avessi parlato di questa cosa prima, non ci saremmo preoccupati di cosa ti stava accadendo! E scusaci tanto, se non ce ne siamo fregati!>>
<<Non ritenevo necessario informarvi! Non pensavo certo che mi sareste venuti dietro!>>. Gemette, sentendo le fitte alla spalla aumentare. Ginny gli sfiorò la schiena.
<<Fa molto male?>> chiese, con la voce acuta. Era molto spaventata.
<<Abbastanza>> rispose Harry, con più calma. Anche la rabbia di Ron si sgonfiò, dinnanzi alla sua aria sofferente. <<Se tua madre sa che ti abbiamo coinvolto in questa faccenda…>> sussurrò, rivolto a lei.
<<Piantala, Harry. Non mi hai coinvolta tu, né Ron o Hermione. La colpa è mia quanto loro>>replicò la più giovane del gruppo. <<Anzi, io ho insistito per vedere che stavi facendo>>
<<Ora sarà un problema…Non dovevo essere qui,ora. Prima dovevo fare un sopraluogo e…dannazione, non era così…non era così, il mio piano!>> disse, con amarezza. Il dolore e il panico stavano prendendo il sopravvento sulla ragione. Si stupì di quanto fosse difficile tenere a bada quel tipo di male fisico, e ricordò di quando invece era riuscito a dominare il dolore che la cicatrice gli aveva dato per molti anni. Ora che non gli doleva più era come se non fosse più abituato  sopportare.
<<Dici cosa dobbiamo fare. Ti…ti aiutiamo noi, se possiamo>> mormorò flebilmente Hermione, temendo di essere aggredita di nuovo.
<<Devo dissolvere un Incantesimo di Contenimento su una cisterna d’acqua, e far sì che defluisca verso un pozzo qui vicino>> spiegò.
<<Tutto qui?>> chiese Ron.
<<Tutto qui. Semplice, se non ci fossero state complicazioni, vero?>> disse, acido.
<<Basta, Harry. Facciamo questa cosa e andiamocene, stai sanguinando parecchio e dobbiamo muoverci!>> lo rimbeccò Hermione, con più coraggio. <<Laggiù si vede della luce che filtra dall’alto>>
<<Probabilmente ci saranno i gradini>> ipotizzò Harry, <<perciò noi dobbiamo cercare la cisterna per quest’altra parte>>
<<Vuoi che andiamo a controllare, prima?>>
<<Non credo sia necessario>> concluse, disposto a non perdere altro tempo. Si voltarono e proseguirono per il verso opposto. Camminarono per un lungo tratto leggermente in salita, in cui l’aria densa e rarefatta sapeva di umido e muffa. Poco dopo arrivarono alla fine del tunnel di terra e roccia nel quale avevano camminato, e davanti a loro c’era solo una parete altissima e scura. Si accostarono tutti e quattro, illuminandola.
<<E’ legno?>> sussurrò Ron.
<<Anche piuttosto marcio, direi>> rispose Harry.
<<Sentite? C’è acqua, qui dietro>> mormorò Hermione, poggiando un orecchio alla parete. <<Questa dev’essere la cisterna>>. Tutti si appoggiarono e sentirono un gorgoglio sommesso provenire dall’altra parte.
<<Si, dev’essere così. Ecco perché c’era bisogno di un Incantesimo di Contenimento…il legno non reggerebbe, da solo>> considerò Harry. Sollevò entrambe le braccia e bussò alla parete marcia. Poi si piegò su sé stesso, tenendosi la spalla ferita.
<<Non fare sforzi>>lo supplicò Ginny, sostenendolo. <<Qual è l’Incantesimo?>>
<<Posso farlo io>> rispose lui, liberandosi delicatamente dalla presa.
<<Harry, aspetta…>> sussurrò Hermione, guardando accigliata il pavimento. Lui la ignorò, puntò la sua bacchetta contro la parete e pronunciò l’Incantesimo senza aspettare oltre. Voleva solo andarsene il prima possibile.
<<Dessolveo!>> riecheggiò, attorno a loro. Forti crack fecero tremare tutta la parete di legno che costituiva la cisterna e alcuni pezzi di terra caddero ai loro piedi.
<<Harry!>> insistette Hermione, a voce più alta.
<<Che c’è?>> chiese lui, spazientito.
<<Se la cisterna ora crolla, l’acqua defluirà verso di noi!>>
<<No, andrà dall’altra parte, verso il pozzo>> rispose Harry.
<<Perché dovrebbe andare dall’altra parte?>>
<<Perché sì! E’ così, ricordo lo schema che mi ha dato Kingsley!>>
<<Mi dici perché questa strada è in discesa verso il punto in cui siamo caduti, allora? Che senso ha? O c’è un Incantesimo apposta che la sospingerà? >>. Harry si preparò a risponderle“Chi è l’Auror, tu o io?”, ma le parole gli si seccarono sulla punta della lingua: ebbe un flash sullo schema e l’immagine lo agghiacciò. La strada in discesa era quella in cui l’acqua doveva defluire. Lo ricordava bene. Strabuzzò gli occhi e li guardò sgomento.
<<Hai…hai ragione tu…>> disse, col respiro improvvisamente corto.
<<Cosa?>> strillò Ginny. <<Che vuol dire, hai ragione…?Harry, che vuol dire…?>>
<<L’acqua deve scendere da questa parte!>> la interruppe. Altri scricchiolii percorsero la parete sulla quale l’acqua pigiava con forza, senza più il sostegno della magia. Un crepitio più forte e minaccioso li fece sobbalzare e gridare, mentre indietreggiavano.(To be continued)
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« Risposta #90 il: 16 Febbraio 2010, 04:31:53 pm »

Ma perchè finisce sempre nel punto più bello? T_T
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« Risposta #91 il: 16 Febbraio 2010, 05:13:41 pm »

Ma perchè finisce sempre nel punto più bello? T_T
Perché é così, mio caro King, che si tiene vivo l'interesse e la curiosità dei lettori...^_^
(seguito del 13° capitolo)
<< Sta per esplodere! Ci sommergerà!Riformula l’incantesimo! Devi bloccarla!>>
<<Non posso farlo!>>
<< M-Miseriaccia… >> esclamò Ron.
<<Scappate!>> urlò Harry, più pratico. Iniziarono a correre nella parte opposta, più veloci che poterono, facilitati dalla discesa, sperando di essersi sbagliati. Harry restò presto indietro, indebolito dalla ferita. Ron lo prese per il braccio sano e lo tirò e in quel momento, mentre sbucavano in quella che sembrava la  stanza di una seconda cisterna in pietra, udirono il frastuono della barriera lignea che si spaccava e  dell’acqua che iniziava a scrosciare fuori.
<<Siamo in trappola…>> commentò Ron, sconvolto, guardando verso l’alto e scorgendo la lontana uscita. Non c’erano gradini: erano nel fondo del  pozzo che avevano visto prima di cadere, alto almeno venti metri, a giudicare dalla distanza; non avevano scale, né corde, né possibilità di Smaterializzarsi fuori o Appellare a sé qualcosa con cui issarsi. Harry si rese conto del terribile errore che aveva commesso, dando per scontato che là avrebbero trovato un’ uscita sicura e sentì il panico travolgere e annientare ogni altro pensiero. Lui, li aveva condannati.
<<Cosa facciamo, Harry?>> domandò Ginny, dietro le spalle del fratello, con voce flebile. Gli altri lo fissarono ansimanti,in attesa di risposta. Lui non sembrava avere idee. Il dolore gli annebbiava la mente e non gli permetteva di ragionare. La ferita sulla spalla continuava a sanguinargli e le labbra gli tremavano. Un forte tramestio gli avvisò che la barriera aveva ceduto del tutto e che il tempo stava scadendo. Hermione si mise davanti all’imboccatura del cunicolo che avevano percorso e puntò la bacchetta verso il tunnel.
<<Tutti dietro di me!>>gridò, prendendo in mano la situazione.<<Arginatio!>>. L’urlo dell’incantesimo di Hermione venne travolto dal fragore possente dell’acqua che arrivava. Una sorta di enorme scudo trasparente, come la metà di una grossa bolla di sapone, si creò davanti a lei, respingendo l’acqua impetuosa per un po’, ma la forza era veramente troppa. Harry imitò Hermione e ripeté con quanta voce aveva lo stesso incantesimo e anche Ron e Ginny fecero lo stesso, dandole man forte. Subito altre tre mezze bolle apparvero dinnanzi a loro.
<<Non resisteremo a lungo così!>> gridò Ginny. Il pozzo in cui si trovavano cominciava comunque a riempirsi, perchè non tutta l’acqua veniva fermata. Era arrivata alle loro ginocchia e saliva velocemente. Molto presto le mezze bolle non sarebbero servite più a niente. Hermione guardò in alto, alla disperata ricerca di un’idea che non fosse un altro incantesimo che avrebbe solo  rimandato l’inevitabile. Dissolse il proprio Argine e puntò la bacchetta contro l’acqua che ora le arrivava ai fianchi.
<< Floresco Aquarium !>> urlò. L’acqua  tremò come se ci fosse stato il terremoto e prese a salire in quattro spessi zampilli, dritti, a spirale, ondulati, per poi…fiorire: Fiori d’acqua, trasparenti e cristallini, spuntavano sugli zampilli come se si fosse trattato di rami con infiorescenze meravigliose, e continuavano a salire verso l’alto. <<Avanti, ad uno ad uno…Dovete arrampicarvi!>> urlò verso gli altri, che erano rimasti a bocca aperta, tenendo ancora le  mezze bolle. <<Harry, prima tu che sei ferito! Dissolvi piano l’Argine, ti rimpiazzo io! Ron, aiutalo a salire!>>. Harry obbedì. La ferita alla spalla pulsava dolorosamente e il male si diffondeva fino al collo e alla testa. Dissolse l’incantesimo ed Hermione lo ricreò, mettendosi al suo posto, facendone uno ancora più grande, perché doveva sostituire anche Ron. Harry poggiò le mani sugli zampilli, scoprendo che avevano una consistenza solida e tenace. Cominciò ad arrampicarsi,poggiando i piedi sui fiori apparentemente delicati, sostenuto da Ron, che lo seguiva. Erano zuppi e questo complicava le cose. <<Ginny, molla e vai!>> gridò Hermione.
<<Vieni anche tu!>> ribatté Ginny, i lunghi capelli rossi incollati al viso dall’acqua.
<<Ti seguo subito!Va’ avanti!>>. Ginny retrocesse fino a toccare con la schiena uno degli zampilli, poi dissolse l’Argine. Immediatamente, per evitare che venisse sommersa, Hermione sollevò la mano senza bacchetta e gridò ancora: <<Arginatio!>>. Un secondo Incantesimo Argine uscì dal suo palmo disarmato e  si creò accanto al primo, sorprendendo Ginny e Ron, che si era chinato a guardare in basso.
<<Hermione, vieni via!>> urlò il ragazzo, preoccupato. L’Acqua le arrivava al torace. Lei retrocesse come aveva fatto Ginny, senza smettere di frenare la furia dell’acqua. Quando si trovò a fianco di uno degli zampilli da lei creati, con uno scatto degno di Grattastinchi dissolse gli Argini e saltò svelta sull’acqua solida e fiorita, arrampicandosi a tutta velocità. L’acqua, rabbiosa, irruppe nella sala del pozzo come un animale feroce e gli zampilli vibrarono così forte che i quattro amici dovettero tenersi più stretti con braccia e gambe, mentre gridavano, temendo che si rompessero come ghiaccio o cristallo.
 Invece ressero. L’acqua arrivò a metà pozzo e pian piano prese a mulinare, mentre affioravano in superficie pezzi di mobilia, stoffe sporche, piccoli oggetti. Harry tirò un sospiro. Erano di nuovo salvi.
<<Non posso crederci, Hermione, l’hai fatto di nuovo! Ci hai tolto dai guai un’altra volta! Sei  geniale,non smetterò mai di dirlo!>>ansimò esausto, dimenticandosi, per un attimo, dei sospetti che aveva su lei. Tremavano tutti di freddo, e lui anche di debolezza. Desiderava solo uscire e stendersi a terra, all’asciutto.
<<Andiamo via di qui, comincio ad ammuffire…>>borbottò Ron, aiutando Harry a salire di qualche altro passo.
<<Cosa faremo, senza di te, Herm!>> incalzò Ginny, che ancora stentava a credere di averla scampata. Era la meno abituata ai guai ed era sicuramente la più spaventata.
Chinò il capo verso il fondo, meditando su quello che avevano evitato per un pelo e il cuore ebbe un sussulto, mentre con gli occhi percorreva freneticamente lo spazio sotto di sé, sentendo il suo sangue gelarle nelle vene.
<<Hermione!>> urlò, costernata. Harry e Ron si fermarono, guardando verso lei e poi più giù; l’acqua mulinava ancora piano attorno agli zampilli, i mobili si infrangevano con piccoli crac contro le pareti del pozzo. Ma per quanto guardassero attentamente, di Hermione non c’era traccia. 
*

<<Hermione…>>. Ron lo ripeté più volte, agghiacciato. Ginny respirava in fretta, gemendo.
<<Era aggrappata…io l’ho vista…era aggrappata, ne sono certa!>>balbettò la giovane strega, come se non riuscisse a credere che non fosse più così.
<<No, Ron!>> gridò Harry, trattenendo a fatica l’amico, che aveva appena tentato di lanciarsi nel vuoto per tuffarsi. <<Se ti ammazzi cadendo da questa altezza non le sarai di nessun aiuto!>>
<<Dovrei lasciare che affoghi in quell’acqua sporca?>>. La rabbia nella sua voce fece temere a Harry che gli sarebbe arrivato un pugno in mezzo agli occhi.
<<Non posso restare inerme, appeso a questi affari come un bradipo,  a guardare e ad aspettare che il suo corpo…che…>>
<<Non dirlo!>>Esclamò Ginny, terrorizzata, guardandolo con gli occhi dilatati.<<Non pensarlo nemmeno…>>. Il suono dell’acqua che si spostava velocemente attirò i loro sguardi in basso. Coi capelli appiccicati alla testa e alla faccia, Hermione riemerse prendendo un lungo respiro rauco e tossì, piegando un braccio attorno allo zampillo più prossimo e riuscendo a tenere il viso appena fuori dall’acqua.
<<Hermione!>> Esclamò Ron, riprendendo gradatamente colore.
<<Grazie al cielo…Stai bene?>> urlò Harry, sollevato.
<<P-Più o meno…>>farfugliò lei. La ragazza provò a issarsi sul ramo più basso, ma non sembrava averne le forze. Riscivolò, finendo ancora quasi sotto l’acqua.
<<Ginny, vieni ad aiutare Harry>> suggerì Ron, <<scendo a prenderla>>. La sorella obbedì, e si allungò verso il tronco d’acqua solidificata in cui stava Harry, saltando verso lui;  Ron prese a scendere svelto, per paura che Hermione sparisse di nuovo alla loro vista.
<<Coraggio, Harry, usciamo. Tu hai bisogno di cure>> lo incitò Ginny. Arrivarono fino al bordo del pozzo e si spinsero verso l’esterno, scavalcandolo e cadendo sulla terra asciutta. Restarono sdraiati per qualche secondo, affannati, poi udirono ancora tossire dal fondo del pozzo, quindi si risollevarono e si affacciarono. Ron aveva raggiunto Hermione e la stava traendo sul ramo sul quale si era fermato. Lo videro abbracciarla stretta, e lei si tenne a lui con lo stesso braccio col quale aveva cercato di issarsi in precedenza, la bacchetta tenuta in quella stessa mano.
<<Si è fatta male>>commentò Harry, notando che non utilizzava mai il braccio sinistro,lasciato a penzoloni lungo il fianco. Presero finalmente a salire con molta fatica. Ron imprecò più di una volta, rischiando di scivolare con lei aggrappata al collo, che sembrava veramente priva di forze. Quando arrivarono al bordo Ginny allungò le braccia, li aiutò a venire fuori e si spostò, lasciando che si stendessero a terra, esausti e ansimanti. Ginny si dedicò alla spalla di Harry, scoprendogli la ferita e iniziando a pulirgliela.
<<Tu stai bene?>> mormorò Harry, notando che Ginny tremava ancora.
<<Sì…però, che strizza…>>rispose, con un risolino nervoso. Hermione tossì ancora, rannicchiata su sé stessa. Ron prese la borsetta di perline  poggiata accanto al bordo del pozzo , poi l’aiutò a mettersi a sedere e le sollevò il viso.
<<Hai battuto il naso?>> le chiese, corrugando la fronte.
<<No>> rispose  lei, e se lo toccò: sanguinava da una narice. Ron puntò la sua bacchetta ed enunciò “Epismendo”. Il sangue si fermò; le prese la mano sinistra e mise in evidenza una grave bruciatura rossa  piena di vesciche che copriva tutto il palmo, comprese le dita. Le sollevò la manica fradicia del maglione, scoprendo delle piccole bruciature sottoforma di linee rosse, come capillari, che percorrevano l’intero avambraccio.
<<In nome di Merlino…cosa ti ha provocato questa ferita?>> chiese, agitato.
<<La magia>>rispose lei. <<Non si può fare un incantesimo potente senza bacchetta, senza rischiare di disperdere energia e procurarsi dei danni>> spiegò, facendo una smorfia di dolore. <<Non almeno, se non sei allenato>>. Anche Harry e Ginny stavano guardandola. <<Harry, per l’amor del cielo, mettiti del Dittamo su quella spalla…stai ancora sanguinando!>> continuò accorata, poggiando la bacchetta e tirando la cinghia della sua borsetta di perline. <<Purtroppo non ho Pozioni Rimpolpasangue, con me…>>
<<Lascia, faccio io>> disse Ron, puntando la sua bacchetta all’interno della borsetta. <<Accio Dittamo>> sussurrò, e la boccetta venne fuori. La aprì, e prima di passarla a Harry cosparse di liquido la mano e l’avambraccio di Hermione. La pelle sfrigolò, la bruciatura si attenuò, diventando di un rosa chiaro, fin quasi a scomparire assieme al dolore. La ferita di Harry, con sole due gocce di dittamo smise di sanguinare; sembrò subito vecchia di alcuni giorni e la carne aperta era stata coperta da uno strato di pelle rigenerata.
<<Non credo di aver capito bene come ti sei bruciata, Hermione>>riprese Ginny, più calma, strizzandosi il maglione.
<<Propongo di andarcene da questo posto, ce lo spiegherà insieme a tutto il resto quando saremo al sicuro tra le mura di Hogwarts>> replicò Harry, mettendosi in piedi, imitato dagli altri. Ron tirò su Hermione, ancora incerta sulle gambe e si accostò agli altri, prendendo la mano di Ginny, che a sua volta la tese a Harry. <<Vi guido io. Non lasciate le mani per nessuno motivo>>concluse convincente, articolando lentamente le ultime parole. Girò su sé stesso e in un attimo li trascinò nell’ignoto, avvolti nelle tenebre.(Fine del 13° capitolo)



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« Risposta #92 il: 16 Febbraio 2010, 06:05:33 pm »

Sono rimasta ancora più indietro, ma per domani pomeriggio, sarò pari, promesso!
Avanti tutta!!
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« Risposta #93 il: 16 Febbraio 2010, 06:31:20 pm »

La Cooman aveva ragione allora? 'State lontani dall'acqua per qualche tempo'..
Vogliamo il prossimo! hehe
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« Risposta #94 il: 16 Febbraio 2010, 08:24:06 pm »

La Cooman aveva ragione allora? 'State lontani dall'acqua per qualche tempo'..
Vogliamo il prossimo! hehe
diciamo che i suoi vaneggiamenti cominciano ad insospettire la diretta interessata,cioé Hermione, che collega le cose...anche se non lo ammetterebbe mai davanti agli altri, ovviamente... 15
pronti per il seguito?

Cap 14
Il litigio
“Hai dimenticato
 chi sono?”
Si Materializzarono esattamente fuori dai cancelli di Hogwarts, poggiandosi al ferro gelido a riprendere fiato. Erano infreddoliti, stanchi, tremanti. Harry si appurò che ci fossero tutti e guardò oltre il cancello.
<<Come entriamo, Harry? Se ci trovano qui fuori dobbiamo anche dare una spiegazione…>> disse Ron. <<Potremmo finire in altri guai>>
<<Ci sto pensando>> rispose lui. Gli sarebbe bastato evocare il suo Patronus e mandare un messaggio alla Preside, o a Hagrid, sarebbero andati ad aprire. Ma come avrebbe giustificato tutta la situazione? L’ultima cosa che desiderava era far passare dei problemi a Ginny.
<<Chiama Kreacher>> sussurrò Hermione, tenuta con una mano alle sbarre del cancello. Si voltarono a guardarla.
<<Hermione, il tuo naso…>> mormorò Ginny. Perdeva ancora sangue.
<<Ma che hai?>> domandò Ron, accigliato. Lei sfilò un fazzoletto dalla borsetta di perline e si tamponò distrattamente.
<<E’ solo debolezza>> disse. <<Kreacher può Smaterializzarsi fuori e dentro Hogwarts come vuole. Lui potrebbe portarci dentro senza problemi>> suggerì, senza incrociare i loro occhi. Harry si stupì per non averci pensato e non perse tempo.
<<Kreacher!>> esclamò. Non passò che qualche secondo, e l’elfo comparve in mezzo a loro.
<<Padron Harry!>> squittì la creatura, chinandosi.
<<Spero di non averti disturbato…puoi portarci dentro Hogwarts, Kreacher? Siamo…rimasti chiusi fuori>>. L’elfo annuì, porgendo le sue mani al padrone.
<<Facciamo presto, padron Harry, Kreacher sta per servire la cena con gli altri elfi. In che punto di Hogwarts padron Harry desidera andare?>> chiese.
<<Sala comune>> rispose Ginny, intirizzita, pensando al caminetto acceso.
<<Infermeria>> incalzò Ron, pensando alle ferite di Harry e Hermione da far controllare.
<<No!>> esclamò Hermione, sentendo nominare l’infermeria.
<<Dormitorio maschile, nella nostra stanza, Ron>> ribatté Harry. <<Andremo lì, poi decideremo cosa fare. Puoi, Kreacher?>>
<<Kreacher porterà tutti al dormitorio dei ragazzi e andrà a servire la cena>> rispose lui. Harry e Ron tesero le mani all’elfo, Ginny tenne quella di Harry e Hermione si tenne a Ron. Con un crac sparirono e ricomparvero accanto ai letti della camera in cui Ron e Harry dormivano. Sospirarono di sollievo, alla gradevole temperatura che li accolse nella stanza e, ringraziato Kreacher, lo congedarono.
<<Che stupido…vi rendete conto? Potevamo chiamarlo anche quando eravamo sotto il pozzo>> disse Harry, puntando la bacchetta contro ognuno di loro e pronunciando la parola “Tergeo” per asciugarli.
<<Certo>> rispose Hermione, che si asciugò da sé prima che lui potesse farlo, <<E mettere in pericolo anche lui, no? Tanto è solo un elfo domestico>>. L’acidità con cui lo disse, senza rivolgergli lo sguardo  gli ricordò che non era stato troppo gentile con lei, meno di un’ ora fa. La vide sedersi sul letto di Ron, e massaggiarsi il braccio sinistro.
<<Ti fa ancora male? Lascia che ti accompagni in infermeria>>insistette Ron, premuroso.
<<Sta passando, non devi preoccuparti>> rispose lei. <<Vedi, quando si usa la magia senza avere in mano la bacchetta è come prendere una leggera scossa di corrente>>. Ginny e Ron che non conoscevano la corrente elettrica la guardarono perplessi, senza capire, ma Harry, che aveva vissuto tanto tempo da Babbano, sapeva che cosa significasse. <<Si, insomma, brucia un po’, ti formicola tutto il braccio,e disperdi molte forze, ma poi passa. Quando si è bambini è una cosa normale, poter usare la magia senza bacchetta, è nella natura di ogni mago e di ogni strega. Poi si perde l’abitudine con l’acquisto della prima bacchetta e il corpo non è più allenato, capisci?>>. Il ragazzo annuì, ma non era convinto di aver afferrato bene il concetto.
<<Ma che senso ha, avere la bacchetta, allora, se siamo capaci di lanciare incantesimi senza?>> chiese Harry, interessato. Non si era mai posto il problema. Hermione continuò a non guardarlo, mentre rispondeva.
<<La bacchetta magica rende più preciso, più potente e amplificato ogni incantesimo che il mago lancia. Gli elementi con le quali vengono costruite – legni, corde di cuore di drago, piume di fenice, crini di unicorno ecc – , sono materiali magici che canalizzano e incrementano il potere che è in ogni mago>> spiegò, con freddezza.
<<Esistono maghi molto abili che prima di possedere una bacchetta magica non avevano mai lanciato un incantesimo, nemmeno per sbaglio. Non tutti ne sono capaci, senza>>
<<Tutte queste informazioni dove le…>>
<< “Elementi della magia umana”, di Rusty Pewency, “ Arnesi magici e loro utilità”, di Cheryl Cherrie e tante, tante domande al signor Olivander>> disse.
<<L’avevi già fatto, prima?>> chiese Ginny. <<Avevi già usato la magia senza bacchetta? Intendo, dopo aver preso l’abitudine della bacchetta>>. Hermione si fece pensierosa e annuì.
<<Mentre tornavo dall’Australia con mamma e papà>>. Non disse altro, non spiegò perché.
<<Il risultato è stato lo stesso? Bruciature sulla mano, qualche goccia di sangue dal naso?>>
<<Sì>>
<<Se sapevi che ti saresti fatta male perché l’hai fatto?>>chiese Harry. Lei finalmente lo guardò. Era risentita.
<<Per provare a salvarci la vita, sai>> rispose, piccata. <<Potevo scegliere tra il fare un tentativo o mettermi a piangere disperata, ma la mia cedevolezza al pianto ti imbarazza, quindi ho optato per la prima idea…>>. Harry si sentì stupido.
<< Ero fuori di me quando ho detto quelle cose. E’ stato uno sfogo>> si giustificò, con sguardo di sfida e non di scuse. D’un tratto si era ricordato il motivo per cui era arrabbiato con lei.
<<Certo, che lo era. Ma quello che hai detto lo pensi davvero, no? La facilità con cui ti è uscito di bocca è stata disarmante!>> continuò, con voce leggermente più alta.
<<Quello che penso nemmeno te lo immagini…per non parlare di quello che so!>> ribatté lui, con occhi ardenti.
<<Ma cosa vi prende?>>s’intromise Ginny, stupita quanto il fratello. Hermione si mise in piedi di scatto.
<<Taci, Ginny, lascia che si sfoghi!>>. Barcollò e Ron  la tenne per un braccio.
<<Andiamo in infermeria, Herm…>> bisbigliò.
<< Cosa vuol dire, quello che sai? Che cosa sapresti?>> chiese lei, alterandosi, ignorando le suppliche di Ron.
<<Niente!>> ruggì Harry. Non aveva abbastanza elementi in mano per provare a smascherare i suoi segreti. E comunque non voleva parlarle davanti agli altri due.
<<Bella risposta, complimenti! E’ tutto il giorno che mi tratti con fredda indifferenza e mi guardi storto, e ‘niente’ è tutto quello che sai dire? Ma si può sapere che cosa avrei fatto?>>
<<Non credo che tu abbia bisogno di delucidazioni da parte mia!>>. La guardò con severa intensità, convinto che lei avrebbe capito. Per tutta risposta Hermione scosse la testa e arricciò il naso.
<<Hai deciso di giocare all’Auror Segreto anche con noi, Harry Potter?>> chiese, sarcastica. <<Va’ bene, tieniti i tuoi pensieri per te>>. Sollevò una mano per fermare la protesta di Harry e andò avanti: <<Chiedo scusa per averti messo in imbarazzo tutte le volte che le mie lacrime hanno osato scorrere in tua presenza. Perdonami, se il mio modo personale di sfogare gli stati d’animo intensi ti ha urtato, ma continuerò a pensare che sia  meglio trovare conforto nel piangere, che urlare contro alle persone che cercano di darti una mano, come invece fai tu!>>. Detto questo si liberò dalla stretta di Ron e si accostò alla porta.
<<Hermione…>> fece Ron, ancora preoccupato.
<<Sto bene!>> esclamò lei, esasperata. Poi si voltò verso Harry  un’ultima volta: <<Avvisa Kingsley che sei vivo, o ti andrà a cercare>> concluse, uscendo dal dormitorio e sbattendo la porta. Harry fissò la porta a lungo, Ron e Ginny rimasero per alcuni secondi senza parole.
<<Ma che diavolo ti è preso?>> sbottò poi, Ginny, rivolta a Harry.
<<So io, che mi è preso>> si difese Harry, senza guardarla.
<<Perché sei così in collera con lei, Harry? >>chiese Ron, sospettoso e confuso insieme. <<Ti prego di farci capire>>
<<Oh, credo che lo capirete presto>> mormorò, stizzito. Rovistò nel suo baule e prese dei maglioni puliti, togliendosi quello strappato e macchiato di sangue. La ferita sembrava essere cicatrizzata bene. << Ora devo avvisare Kingsley. Vado dalla Preside>>.
Il Patronus a forma di cervo di Harry entrò nello studio di Kingsley al Ministero e disse queste parole: “Missione riuscita per metà. Devo parlarti con urgenza, ho commesso un imperdonabile errore, sono rimaste coinvolte altre persone”. L’uomo non attese oltre; lasciò sulla scrivania le scartoffie che stava compilando e prese la Metro Polvere, comparendo davanti a lui, che era stato lasciato solo nell’ufficio della Preside.
<<Harry…cosa è successo?>> chiese, allarmato. Lui fece il resoconto completo, raccontando con rabbia ogni particolare, tralasciando solo alcune cose che non riteneva importanti. Quando finì, smise di camminare in cerchio per la stanza e ebbe il coraggio di guardare verso il suo Capo, che si era seduto alla scrivania e aveva appoggiato il mento alle mani giunte, con un’espressione riflessiva. Passarono alcuni secondi, poi l’uomo sollevò la testa e gli fece un cenno.
<<Siediti, Harry>> disse, calmo. Harry obbedì, preparandosi a ricevere i meritati rimproveri. <<Vedi>> iniziò Kingsley, chinando il capo di lato, <<non sempre tutte  le missioni vanno esattamente come le programmiamo. Gli imprevisti, i piccoli errori, ciò che non abbiamo calcolato…basta poco per far sì che tutto il piano venga messo sottosopra e la prontezza di spirito è necessaria proprio per far si che questo venga immediatamente  riformulato e portato a termine nel miglior modo possibile. Tu non hai messo in conto che quei tre ti stanno sempre attorno, e nemmeno io…E questo è bastato per mandare tutto all’aria. Non ritengo che tu abbia commesso un grave errore, dal momento che la causa principale è la Passaporta di emergenza che ti ho potuto mandare. Se tu avessi avuto una normale Passaporta non  sareste precipitati fuori rotta e non ti saresti ferito>>
<<Ma loro non dovevano essere con me!>>disse con veemenza.
<<Imprevisto, Harry. Siamo in una scuola, dovresti ringraziare che siano stati loro tre, a seguirti, e non altri ragazzi inesperti. Non te la prendere>>
<<Non ho completato la missione…>>
<<Hai Dissolto l’incantesimo?>>
<<Ma non ho effettuato nessun sopraluogo>>. Harry pensò che si sarebbe sentito meglio se fosse stato rimproverato, e se Kinglsey avesse chiesto di vedere anche gli altri per una ramanzina.
<<Potrai farlo in seguito. Ciò che ci premeva era ridare acqua a quel pozzo>>. Si alzò, preparandosi ad andarsene.<< Gli altri stanno bene?>>
<<Si…ora sì>>
<<E allora cosa c’è, che non va?>>. Gli occhi scuri del Primo Ministro si fecero penetranti. <<Sento che qualcosa ti turba, ma la missione non c’entra, vero?>>. La sua collera era così evidente? Strinse i pugni, abbassando lo sguardo. <<Se tutto questo è troppo, per te, devi solo dirmelo…>>
<< Non c’entra niente, con il mio lavoro>> rispose. Kingsley non fece altre domande, ma non se ne andò. Aspettò. Harry si accorse che voleva sapere. Rifletté, cercando di trovare le parole per impostare il discorso. Forse parlare con lui gli avrebbe fatto bene, e avrebbe potuto ottenere qualche consiglio.
<<Kingsley, se tu avessi dei…dei dubbi su… un tuo Auror, se lo sospettassi di tradimento, come ti comporteresti? Cosa faresti? Non allerteresti gli altri, non cercheresti di smascherarlo?>>. Il Primo Ministro si accigliò.
<<Mi hai detto che non c’entra niente con il tuo lavoro…ti riferisci a qualcosa che sta succedendo qui con gli altri Auror?>>
<<No! No, scusa…gli Auror non c’entrano, è solo un…paragone, una metafora>>. Il viso dell’uomo si rilassò.
<<Be’…se avessi solo dei dubbi, prima di accusare un Auror di tradimento ci andrei coi piedi di piombo, Harry. Svolgerei prima tutte le indagini necessarie, senza mettere il sospetto nel cuore dei colleghi:  se facessi così rischierei di far sì che i suoi compagni perdano la fiducia in lui, e potrei causare gravi danni alla sua carriera e alla sua stessa esistenza, se dovesse poi risultare innocente. Capisci?>>. Il ragazzo annuì. <<Ma se tengo molto a quell’Auror, perché l’ho sempre ritenuto degno di fiducia, la prima cosa che farei, di certo, è parlare subito con lui a quattr’occhi. Non esiste niente di più diretto, semplice e leale, soprattutto. Credo che si possa capire molto, da una chiacchierata, se si sa leggere negli occhi delle persone>>. Gli mise una mano sulla spalla e gli sorrise. <<Devo andare. Se avessi avuto più tempo avrei salutato anche gli altri. Fallo tu per me. E stendi la relazione, naturalmente>>. Poco dopo era sparito in uno sbuffo di cenere del caminetto.
Ora sapeva cosa fare. Non poteva continuare a farsi tormentare dal dubbio. Scese di corsa le scale, diretto alla Sala Grande, in cui la cena era certamente iniziata. Entrò, camminando a grandi passi, deciso a prendere Hermione in disparte e parlarle. Doveva farlo subito. Non avrebbe sopportato di vederla seduta ancora accanto a Ron come se niente fosse. Erano tutti intenti a mangiare la terza portata della cena e nessuno gli prestò attenzione. Raggiunse il tavolo di Grifondoro e trovò Ginny seduta davanti al fratello. Il posto di Hermione era vuoto.
<<Dov’è Hermione?>> chiese, con tono imperativo, ignorando i borbottìi sordi del suo stomaco vuoto che brontolava al profumo del cibo. I due fratelli lo guardarono cupi.
<<Che altro vuoi da lei? Non è voluta scendere a cena, ha detto che era stanca>> rispose Ron, con una nota di risentimento.
<<Quindi è rimasta in dormitorio?>>
<<Sì>>. Diede loro le spalle e fece marcia indietro, dando uno sguardo al tavolo di Corvonero per vedere se Terry Boot era seduto a cenare ,oppure mancava anche lui all’appello; lo vide tra i suoi compagni e proseguì.
<<Harry, ma che vuoi fare?>> gli gridò dietro Ginny. Appena fu di nuovo in corridoio si fermò.
<<Kreacher!>> chiamò. L’elfo ricomparve, con un vassoio pieno di carne arrosto tra le braccia scarne.
<<Padron Harry…Kreacher sta servendo…>>
<<Scusami, Kreacher, ho bisogno di te ora>>. Gli prese il vassoio dalle mani e si chinò, poggiandolo a terra. <<Devi farmi entrare nel dormitorio delle ragazze, stanza numero sette>>. L’elfo sgranò gli occhioni acquosi e le orecchie gli tremarono.
<<Non si può!>> esclamò, guardandosi attorno impaurito. <<E’ contro le regole di Hogwarts, padrone…>>
<<Lo so! Lascia perdere le regole! Fallo e basta!>>. Gli tenne una mano e lo fissò. <<E’ un ordine>> disse, poi, odiandosi per la maniera dura. Kreacher mugolò, tremando e obbedì. Scomparvero dal corridoio e si Materializzarono davanti a quello che doveva essere il letto di Ginny. Non ebbe il tempo di guardarsi attorno e rimirarne l’elegante disposizione dei mobili: all’Incanto Gnaulante che proteggeva il dormitorio delle ragazze, la cui sirena partì all’istante, seguì l’urlo di Hermione che, seduta sul letto a gambe incrociate, aveva sussultato, buttando per terra i libri che stava consultando.(To be continued)
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Stephany
« Risposta #95 il: 16 Febbraio 2010, 08:58:56 pm »

Le immagini di inizio capitolo mi mettono un pò in soggezione :-\...

...ma la storia è bellissima  :-).
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« Risposta #96 il: 16 Febbraio 2010, 09:04:55 pm »

Le immagini di inizio capitolo mi mettono un pò in soggezione :-\...
ehm...perché, di grazia...?  ???
(seguito del 14° capitolo)
<<Ha-Harry!>> balbettò, intimorita, gli occhi sgranati e interrogativi, mentre Grattastinchi  schizzava via dai piedi del letto e si rifugiava sotto, soffiando offeso. Harry andò verso di lei, dandosi dello stupido per non aver calcolato il fatto che la sirena avrebbe suonato lo stesso, anche se era un elfo ad averlo portato là dentro, e prima che potesse fare o dire altro, il ragazzo la afferrò ad un braccio, e la tirò via dal letto in malo modo.
<<Ehi!>> protestò la ragazza, sconcertata.
<<Kreacher, portaci nella Stanza delle Necessità!>>ordinò, contemporaneamente. Non capì le obiezioni di Hermione, mentre la creatura li trascinava dove richiesto e quando comparvero all’interno della Stanza incantata la lasciò andare. La Stanza aveva  preso l’aspetto di un luogo adatto agli interrogatori: c’erano due sedie, un tavolo e una lampada, diretta verso una sola delle due sedie.
<<…Sei impazzito completamente?>> urlò lei, distanziandosi e guardandolo come se fosse davanti ad un Mangiamorte, massaggiandosi il polso. L’elfo rimase accanto al padrone, guardando con timore prima l’uno, poi l’altra.
<<Può darsi!>> ribatté lui. Si accorse solo allora che Hermione era in pigiama e scalza. <<O forse stai impazzendo tu, che ne dici?>>
<<Vorrei proprio sapere cosa te lo fa credere, visto che quello che si comporta da folle sei tu!>>gridò, incrociando le braccia. <<Entri nel dormitorio delle ragazze senza nemmeno bussare, violando la regola…>>
<<Me ne infischio, della regola!>>
<<…Mi trascini via, quasi come fosse un sequestro di persona, senza una spiegazione e non dovrei preoccuparmi per la tua salute mentale?>>
<<E se ti dicessi che so che hai dei piccoli segretucci? Cose di cui non ti avrei mai creduta capace? Sono io che mi preoccupo di quello che stai combinando!>>. Gli occhi di Hermione divennero due fessure.
<<Cosa diamine stai insinuando…? Di che segretucci parli?>> mormorò.
<<Ti viene in mente niente, se ti nomino Terry Boot?>>. A quella domanda le labbra delle ragazza ebbero un tremito e lo sguardo vagò veloce per la stanza, quasi in fuga dai dardi infuocati dietro gli occhiali di Harry.
<<Che cosa…che cosa sai…? Terry non doveva dirlo a nessuno>>. Le sue guance, prima pallide di spavento per l’ingresso improvviso nella sua stanza, ora erano arrossite violentemente. Il suo respiro si fece agitato, e Harry la prese come una confessione. Montò su tutte le furie.
<<Ti giuro che se me l’avessero detto non ci avrei creduto e ti avrei difesa a bacchetta tratta, Hermione; avrei scommesso la mia testa sulla tua innocenza! Ti credevo una persona onesta …Come hai potuto? Come hai potuto!>>. La collera di Harry riecheggiò nella Stanza e lei temette che l’avrebbe aggredita.
<<Basta!>> incalzò atterrita.<<Mi stai spaventando!>>
<<Io ti ho vista, capisci?>> continuò lui, avanzando. <<Non è stato Terry, a dirmelo. Ero lì, sotto il Mantello dell’Invisibilità, quando lui ti ha dato quel regalo e tu hai accettato la sua proposta…Ho visto e sentito!>>
<<Tu mi hai spiata?>>esclamò, incredula e sprezzante.
<<Ron non merita questo! Ti vuole bene!>>
<<Che cosa c’entra, Ron?>>
<<Esci con un altro e fai di tutto per tenerlo nascosto!>> . Gli uscì tutto d’un fiato, travolgendola con la voce.
<<Oh!>>gridò lei, fremente, dopo averlo fissato con aria stolida per un lungo momento. <<Harry! Come…come osi, insinuare una cosa così grave? Sei…uno sciocco! Non hai capito niente!>>
<<E allora illuminami! Cosa facevi con Terry Boot e cosa gli hai promesso in cambio di quel regalo con dedica?>>
<<Regalo>> ripeté, lei, sorridendo tristemente, nervosa. <<Con dedica…Certo, visto dal di fuori poteva sembrare tutta un’altra cosa. Se tu mi avessi ascoltata, quando stavo per parlartene…Siediti, Harry. Ora ti dirò tutto>>
<<Non voglio sedermi>>
<<Siediti!>> urlò. <<Ne avrai bisogno>> continuò, a voce più bassa, <<perché dopo ti sentirai talmente stupido che le gambe non ti reggeranno>>. Anche lei si sedette, tirando su le ginocchia e raggomitolandosi sulla poltrona in cui si era seduto Kingsley qualche giorno fa.
<<Kreacher, per favore>> disse Hermione, con dolcezza, <<Potresti tornare nella mia stanza e prendere la borsa di perline dal comodino?>>. L’elfo guardò Harry, come a chiedere il permesso e il padrone annuì. Kreacher si Smaterializzò.
<<La settimana scorsa Terry è venuto  al locale con alcuni compagni di Corvonero e aveva con sé delle fotografie. Quando mi sono avvicinata a portargli da bere ho visto che erano tutte di elfi domestici e gli ho chiesto come mai le avesse. Mi ha svelato che ha un debole per gli elfi, che gli ha sempre trovati buffi e interessanti e che ha letto tantissimi libri sull’argomento>>
<<Un’affinità in comune, no?>> fece lui, con malizia. Kreacher si Rimaterializzò davanti a loro e posò la borsetta sul tavolino.
<<Zitto e ascolta!>> strillò Hermione.  <<Gli ho detto quello che pensavo e che da tempo cercavo di far valere i loro diritti; gli ho parlato del C.R.E.P.A, e di tutto quello che mi ero inventata qualche anno fa. Gli ho anche parlato di Dobby, di un piccolo elfo di nome Weeny che gli somiglia che lavora a Hogwarts da quest’anno, e di Winky…Insomma tutto quello che sai anche tu. E non solo…>>. Abbassò lo sguardo su Kreacher che a sua volta lanciò un’occhiata impaurita a Harry, che ancora non capiva. <<Ho smesso di regalare indumenti fatti a maglia agli elfi, perché ho capito che non tutti sono felici di essere liberati. Così ho iniziato a scendere nelle cucine, ogni quindici giorni circa e vendere loro i miei prodotti a maglia>>
<<Vendere?>>
<<Si. Ad un prezzo simbolico, ovviamente: uno zellino per un berretto, due per una sciarpa, tre zellini per un gonnellino. Così gli elfi che desideravano acquistarne qualcuno hanno dovuto chiedere uno stipendio, anche se minimo. Pensavo che fosse il primo passo verso uno stile di vita migliore. I soldi che ho ricavato – ben pochi, in effetti –  li sto mettendo da parte per creare un fondo che vada in aiuto degli elfi abbandonati, rimasti soli o liberati da padroni che non li volevano più, in attesa di riuscire a ufficializzare la cosa a livello Ministeriale>>. Hermione sorrise a Kreacher, che la ascoltava, ma tornò subito seria e continuò. <<Poi leggendo dei libri sugli elfi ho scoperto che vanno matti per i dolciumi, ma raramente possono averne perché i loro padroni lo ignorano o non pensano che sia sano fargliene avere. Ho iniziato a comprare dei dolcetti ogni tanto, e a portarli nelle cucine assieme agli indumenti, e li regalavo se acquistavano berretti e sciarpine. Questa settimana ho avuto difficoltà ad acquistarne…quando ho raccontato questo a Terry, al locale, lui si è offerto di comprarne un po’ e me li ha fatti avere oggi. Aveva espresso il desiderio di vedere gli elfi all’opera nelle cucine, voleva fotografarli, ma gli avevo detto che era rischioso, che c’era troppa sorveglianza, in giro per il castello e non era il caso di metterci nei guai. Ma quando mi ha dato tutti quei dolci, nel pacco rosa che tu hai visto, non ho potuto dirgli di no, e ho accettato>>. Harry la fissò, ammutolito, senza trovare falsità in fondo ai suoi occhi delusi, senza più brutte parole da gridarle, senza più cattivi pensieri. Rivide tutta la scena e risentì il loro dialogo davanti alla sala comune di Corvonero , senza più trovare malizia nelle loro parole:
<<Cos’era?>>
<<Chissà…forse un elfo…>>. Certo…parlavano di elfi domestici.
<<Come posso sdebitarmi?>>
<<Oh, non mi devi niente, Hermione >>
<<E  invece si. Coraggio, dimmi cosa posso fare per te…>>
<<Te l’ho già chiesto, ricordi? Ma non hai accettato…>>. Voleva solo vedere gli elfi, allora? Era quella, la proposta?
<<Oh, Terry…non so…sai anche perché ti dissi di no. Potremmo cacciarci in un guaio!>>
<<Lo so, ma ci terrei davvero molto! Per favore, Hermione…solo una volta…non lo saprà nessuno, giuro!>>. Hermione aveva avuto ragione. Ora si sentiva così stupido che se non fosse stato già seduto ne avrebbe avuto bisogno. Avvampò di vergogna e guardò Kreacher.
<<E’ vero, Kreacher? E’ così?>> chiese, sconcertato, tanto per dire qualcosa.
<<Non mi credi ancora?>> chiese Hermione, furibonda. Harry stava per rispondere di sì,ma lei prese la borsetta di perline, l’aprì frenetica e ci ficcò dentro la mano, per tirare fuori il grosso pacco rosa che Terry le aveva dato il giorno prima. <<Leggi!>>. Glielo avvicinò fin sotto il naso e Harry poté vedere che con una sottile grafia era stata scritta la frase “Agli elfi domestici di Hogwarts, da Terry Boot”. <<E guarda, se non ti basta!>>. Hermione afferrò la carta del pacco e la stracciò davanti agli occhi increduli di Harry e Kreacher, e decine e decine di Api Frizzole, Scarfaggi a Grappolo, Cioccorane, Caramelle Tutti i Gusti, lecca lecca, volarono dappertutto, sul tavolino, sulle poltrone vuote, sul grembo di Harry, per terra. Il giovane Auror si ritrovò un’Ape Frizzola in mano.
<<E’tutto vero, padron Harry…>> pigolò Kreacher, accanto a lui, e si chinò a raccogliere una caramella da terra con manina tremante. <<Hermione Granger da’ i dolci agli elfi. Anche Kreacher ha avuto i dolci…Il padrone forse non vuole? Kreacher è stato cattivo?>> .La sua collera si era sgonfiata in un niente e rimaneva solo una sensazione di enorme disagio.
<<No…>> lo tranquillizzò, <<Non sei stato cattivo, Kreacher. Va’ tutto bene>>. Gli occhi di Hermione lo guardavano colmi di rancorosa tristezza e si sentì sprofondare.
<<Accidenti, Herm, scusami…io…pensavo ad una cosa grave…>>balbettò, stordito e allo stesso tempo un poco sollevato, come se si fosse appena svegliato da un incubo.
<<Lo sai cosa è grave, Harry?>> incalzò lei, in un sibilo.<<Che tu costringa il tuo elfo a trasgredire le regole di Hogwarts per il tuo tornaconto personale, innanzitutto>>. Harry sogguardò Kreacher, sentendosi in colpa. << E lo è ancora di più il fatto che tu abbia messo in dubbio la mia correttezza…la mia fedeltà a Ron, che tra l’altro sa tutto! E la mia sincerità, anche nei tuoi confronti. Se penso a come mi hai trattata per tutto il giorno, solo perché avevi dubbi…>>
<<Io…Mi eri parsa strana, questi giorni, troppo poco coinvolta nelle cose terribili che stavano accadendo…come se…come se avessi altri motivi per essere felice…>>provò a giustificarsi.
<<Felice? Harry, cosa dovrei fare, dimmi? Vedermi sorridere ti fa venire i dubbi, vedermi piangere ti da’ fastidio!>>. Lo disse con esasperazione. <<Io cerco solo di vivere, accidenti! E vivere, perché tu lo sappia, comporta qualcosa di molto più profondo e complicato che il semplice gesto di…respirare!>>. Aprì le braccia e si strinse nelle spalle, come a dire “qualsiasi-cosa-faccia-non-va’-bene”. Harry si passò una mano in testa, vergognandosi.
<<Certo…E’ tutto giusto…Sono stato impulsivo e ho giudicato senza sapere…ti chiedo scusa…>>
<<Pensavo mi conoscessi. Se do’ la mia parola, è quella…anche nelle situazioni più drammatiche e disperate…>>
<<Lo so…>>
<<E allora cosa è capitato? Ti sei dimenticato chi sono? Vuoi che te lo ricordi?>>. Harry tacque. Non si era mai sentito tanto colpevole e in torto nei confronti di qualcuno. Le mani di Hermione tremavano, mentre torcevano nervosamente un lembo della maglietta del pigiama.<<Sono quella stupida che non ha mai smesso di credere in te> > iniziò accorata, << anche quando tutti ti andavano contro e ti additavano come bugiardo…>>
<<Lo so, Hermione. E non sei stupida…>>
<<… che non ti ha mai visto solo come il Prescelto, ma sempre e in primo luogo come persona, come essere umano,come amico, fratello…che si è messa nei guai più di una volta per difendere tutto quello che ti riguardava, che ha messo a tacere anche la propria coscienza e si è spinta fino all’imprudenza, andando contro le regole e le leggi!>>. Harry annuiva, senza riuscire a dire niente. Lei non si era mai vergognata di dire apertamente quello che pensava.
<<Quella che per mantenere la parola data non ti ha abbandonato solo in una tenda, quando Ron se n’è andato, che si è lasciata torturare per difendere la verità…>>
<<Lo so!>>. Si sentiva un mostro, ora.
<<…E che quando ti ha creduto morto per mano di Voldemort si è sentita morire, per non essere riuscita a fare niente…niente per salvarti da quel destino…>>. La voce le si ruppe. Girò la faccia, ma Harry capì lo stesso che fra poco avrebbe pianto per colpa sua, perché sul tavolo comparve dal niente una scatola di fazzolettini: la Stanza delle Necessità stava fornendo l’occorrente. Si alzò e le  si avvicinò, in un misto di imbarazzo e desiderio di riconciliarsi.
<<Hermione, ti prego…ho sbagliato…sono imperdonabile>> le disse, poggiandole una mano sulla spalla. Lei si scostò come se il tocco  fosse stato urticante.
<<Vattene via, Harry>> sussurrò supplichevole, facendosi ancora più piccola sulla poltrona. <<E’ stata una tale brutta giornata…>>
<<Ti prego…>>
<<Esci da questa stanza…E lasciami sola, perché sto per sfogarmi e il mio modo ti imbarazzerebbe…>>
<<Hermione…>>
<<Vattene!>>urlò fredda, facendo sussultare Kreacher. Harry fece un passo indietro, scoraggiato. Guardò i dolciumi sparsi sul pavimento e la carta strappata sul tavolino. Puntò la bacchetta sulla carta e bisbigliò “Reparo”. La busta rosa tornò integra e i dolci tornarono dentro.
<<Mi dispiace tantissimo>> mormorò, verso Hermione, che soffocava i singhiozzi sulle  ginocchia. Poi si diresse alla porta e uscì, seguito dall’elfo. Appena fu fuori la porta si chiuse rumorosamente, come se ci fosse stato qualcuno a spingerla e nascose la figura scalza,rannicchiata sulla poltrona, illuminata solo dalla fioca luce della lampada. (Fine del 14° capitolo)

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Stephany
« Risposta #97 il: 16 Febbraio 2010, 09:20:10 pm »

ehm...perché, di grazia...?  ???

Ehm...non ne ho idea...
Mi soggeziono abbastanza facilmente... 1
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"L'ultimo nemico che sarà sconfitto é la Morte"
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« Risposta #98 il: 16 Febbraio 2010, 10:17:45 pm »

Ehm...non ne ho idea...
Mi soggeziono abbastanza facilmente... 1
Quando capisci perché, poi, me lo dici?  :-) vorrei capire... :2
Cap. 15
L’idea di Harry
“Amici?”
Qualcuno bussò alla porta risvegliando Harry di soprassalto. Pensò di esserselo sognato, perché Ron russava nel letto affianco, tranquillo, ma poi bussarono ancora. Prese la bacchetta magica, l’accese, inforcò gli occhiali e si alzò ad aprire. Si trovò davanti a Ginny, in camicia da notte.
<<Ginny…ma cosa…>> farfugliò, sottovoce.
<<Hermione non è ancora tornata in camera, Harry…sono preoccupata>> sussurrò lei.
Era notte fonda, a giudicare dal buio fuori dalle finestre, mentre percorrevano i corridoi nascosti sotto il Mantello dell’Invisibilità, per arrivare davanti all’ingresso della Stanza delle Necessità. Non dovettero nemmeno cercarla, l’uscio era già lì. Aprirono la porta e poterono togliersi il Mantello. Hermione era abbandonata sulla poltrona in cui l’aveva lasciata, la lampada ancora accesa sul tavolino accanto al pacco di dolci. Si avvicinarono e man mano che la sua figura in ombra si faceva più chiara il cuore di Harry accelerava i battiti: sembrava dormisse, ma del sangue le colava da una narice e le mani, poggiate sui braccioli della poltrona coi palmi in su, erano coperte di rosse bruciature. Ormai vicino,  allungò una mano per toccarla e la sentì fredda come il ghiaccio.
Provò a gridare, ma la voce non gli uscì e si ritrovò steso nel suo letto, stavolta per davvero. Un incubo, niente di più. Uno dei tanti, quella notte. Riordinò le idee, mettendosi una mano sugli occhi e rigirandosi tra le coperte calde; avrebbe voluto che fosse stato un incubo anche tutto il resto, ma sapeva che non era così.
Sapeva per certo che Hermione era tornata al dormitorio non molto dopo lui, perché aveva tenuto d’occhio i suoi spostamenti sulla Mappa del Malandrino; Ron si era arrabbiato con lui e prima di addormentarsi gli aveva fatto pesare la situazione.
<< Ha già abbastanza motivi per stare giù di morale, senza che ti ci metta anche tu!>> gli aveva detto.
<<Incidenti, cattive notizie, le assurde premonizioni della Cooman…Dovresti aiutarla, non mortificarla ancora!>>aveva continuato Ginny, e non erano le uniche frasi che gli ronzavano per la testa. C’erano tutte quelle di Hermione, e una in particolare sulla quale rifletteva: “E’ stata una tale brutta giornata…”. Lui aveva contribuito a rendergliela orribile, probabilmente. Tutto quello che aveva fatto contro di lei il giorno prima perché voleva punirla, ora sembravano delle vere meschinità . Aveva rischiato di nuovo la vita, l’aveva salvata a tutti loro, con incantesimi straordinari che  lui, l’Auror, nemmeno conosceva, e non le aveva nemmeno detto “grazie”. Senza ormai più sonno si mise a sedere sul letto e si abbracciò le ginocchia. Si mise a ripensare all’acqua solidificata e fiorita dentro al pozzo sulla quale si erano arrampicati. Dove lo aveva imparato? E perché?
 Mancava ancora qualche ora all’alba; se ne accorse dal colore del cielo che vedeva dalla finestra. Doveva assolutamente trovare il modo di rimediare, ma non gli veniva in mente altro che continuare a scusarsi con lei.
Ebbe una pessima mattinata; Ron e Ginny non erano più tanto offesi, ma nemmeno troppo dolci. Harry provò ad avvicinare Hermione più di una volta, cercando di essere gentile, ma lei sembrava non vederlo, o trovare interessante qualcosa che la portava a spostarsi lontano da lui. Faceva in modo di non restare troppo in sua presenza, i suoi mille impegni la aiutarono a sgattaiolare via spesso e durante il pranzo e la cena tenne la testa china sul piatto e ben protetta dal libro di Codici Antichi poggiato davanti al suo calice. Insomma, rese vano ogni suo tentativo e dopo qualche giorno la situazione non era ancora migliorata. Se era costretta a stare nella stessa stanza con lui per amore di Ginny e Ron, faceva l’indifferente e se doveva rispondere a qualche sua domanda lo faceva con freddo distacco e sarcasmo, ripagandolo con la stessa moneta con la quale era stata offesa. Ginny e Ron si stancarono quindi della cosa, e decisero di dare qualche suggerimento a Harry per far sì che Hermione lo perdonasse e tornasse tra loro l’armonia.
<<Devi fare qualcosa che le dia prova della tua amicizia>> gli spiegava Ginny, sistemandosi la divisa e dirigendosi all’aula di Pozioni, <<ma  non deve suonare falso>>
<< Perché dovrebbe suonare falso?>> replicò lui,<< io sono davvero suo amico!>>
<<Certo, che lo sei, ma devi riconvincerla che ti fidi di lei e la stimi. Questo episodio l’ha resa insicura e un po’ paranoica, a dirla tutta. Dice che ha sempre la sensazione che qualcuno la stia osservando…>>
<<Aiutami a trovare il modo, Ginny>> la supplicò, fermandola fuori dall’aula di Pozioni. <<Io mi fido di lei. La stimo. Diglielo tu. Dille che è così>>. Ginny sollevò gli occhi al cielo.
<<No, Harry. La colpa di questo caos è tua, e tu dovrai rimediare>> lo rimbeccò. <<Vuoi uomini tendete sempre a cercare la via più breve, vero? Fai lavorare il tuo cervellino da Auror, rifletti sul motivo per il quale avete litigato  e sbrogliatela da solo>>. Arricciò le labbra e gli mandò un bacio volante, poi entrò in classe. Sempre più frustrato Harry corse alla volta dell’Addestramento in Sala e Campo. Gli altri studenti erano già arrivati e quando lui entrò stavano già iniziando ad esercitarsi con gli incantesimi imparati quella settimana con il professor Mcmarck e la professoressa  Jones. Ron stava provando alcuni incantesimi con Antony Goldstein, Hermione faceva coppia con Cho Chang. La professoressa Jones lo mise assieme a Terry Boot, e la sensazione di disagio peggiorò.
<<Vacci piano, con me, Potter…non sono un grande esperto come te>> mormorò Terry, pronto a parare il suo incantesimo, sorridendogli. Se avesse saputo cosa aveva pensato di lui qualche giorno prima…E duellando con Terry ebbe un’improvvisa folgorazione. Si girò verso Hermione, che stava lanciando un Incantesimo Legagambe a Cho e si distrasse, mentre Terry tirava lo stesso Incantesimo su di lui. Quando Harry cadde goffamente, perdendo addirittura la bacchetta dalle mani, tutti si girarono a guardarlo e molti risero, soprattutto il gruppo dei Serpeverde, e ridacchiarono anche i tre Senza Bacchetta che non potevano esercitarsi con gli altri, ma erano costretti a stare seduti e osservare in silenzio. Nemmeno Ron riuscì a trattenersi. Cho aveva parato il sortilegio di Hermione, la quale ora lo stava guardando di sottecchi.
<<Ottimo, Boot>> disse Hestia, liberando le gambe di Harry, con un sorrisetto divertito. <<Hai preso Potter, cosa non facile, direi>>. Scoccò uno sguardo ammiccante al  giovane collega e lo aiutò a rialzarsi. <<Cinque punti per Corvonero>>fece, allegra. <<Siamo sconcentrati di brutto, Harry, o  stai cercando di calarti meglio nella parte dello studente?>> gli bisbigliò, ironica.
<<Tutte’e due le cose>> rispose lui. A furia di riunioni nella capanna di Hagrid avevano ormai una certa confidenza.
<<Me l’hai lasciato fare, vero?>> chiese Terry, sospettoso, a fine lezione.
<<Ti assicuro di no>> replicò Harry, sincero.
<<E’ vero che hai un elfo domestico tuo?>> gli domandò. Harry ne approfittò subito.
<<Te l’ha detto Hermione, vero? Mi ha raccontato che ti piacciono molto. Si, ce l’ho. Vorresti vederlo?>>
<<Sarebbe magnifico!>> esclamò Terry, entusiasta, mentre tornavano all’interno del castello.
<<Se mi aiuti a fare una cosa, posso venirti incontro e farti vedere più di un elfo domestico e senza correre rischi di finire nei guai>> sussurrò, accertandosi che Hermione fosse lontana e non li sentisse. <<So che Hermione voleva portarti nelle cucine>>. Terry sembrò stupirsi del fatto che lo sapeva, poi si tranquillizzò.
<< Doveva essere un segreto, ma è normale che a te l’abbia detto, oltre che a Ronald; siete così amici, e lei si fida ciecamente di te. Però ha cambiato idea>>.Harry si accigliò.
<<Ha cambiato idea? Non si fida più di me?>> chiese, spiazzato.
<<No, no! Sul farmi vedere gli elfi nelle cucine!>>. Terry rise e Harry si sentì sollevato. << Non so perché>> continuò il ragazzo di Corvonero. <<Ha detto che non poteva più portarmici, perché c’era il rischio che qualcuno ci spiasse >>. Lo stomaco di Harry si strinse un po’. Si fermarono nel corridoio in cui avrebbero dovuto prendere strade diverse per tornare alle loro sale comuni e lasciarono passare avanti tutti gli altri studenti.
<<Senti, voglio farle una sorpresa. Mi daresti una mano?Ho bisogno di uno che abbia la sua stessa sensibilità, in fatto di elfi>>. Terry si guardò alle spalle, dando un’occhiata alla ragazza, che sfogliava il libro di Difesa con Ron e stava per passare davanti a loro.
<<Sarà un modo per ringraziarla per tutti i consigli e le informazioni preziose che mi ha dato sugli elfi…D’accordo. Cosa devo fare?>>
<<Te lo farò sapere presto>> assicurò.
In un momento in cui Hermione non c’era Harry raccontò della sua idea a Ron e Ginny e ammisero che aveva avuto una buona pensata.
<<Se non la riconquisti così, caro mio, sarà difficile che tu ci riesca in altri modi>> intimò Ron, sdraiato sul suo letto. La loro stanza era certamente uno dei posti in cui Hermione non sarebbe mai entrata, sapendo che Harry era presente.
<<Avrò bisogno anche del vostro aiuto…>>
<<Non se ne parla. Noi staremo sugli spalti a vedere come te la cavi in questa partita, stavolta>> rispose Ginny, subito, spiazzandolo.
<<Ma…>>
<<Ha ragione. La partita è tua…sei tu che hai lasciato che il “Boccino” si allontanasse da te; e sarai tu a riprendertelo>> replicò Ron, metaforicamente.<<Per una volta son d’accordo con mia sorella>>. Si mise in piedi e cinse le spalle di Ginny che, complice, annuì con energia.
<<Il Cercatore ha bisogno di Portiere e Battitore, per vincere!>> protestò lui.
<<Con noi non attacca>>
<<Mettila così: sei un Auror, ti piace agire da solo, questa è la più complicata delle tue missioni…la nemica è un osso duro. Pane per i tuoi denti!>>. Ron sogghignò.
<<Così impari a non raccontarci niente…>>
<<Ma dai, ragazzi, ne va’ della nostra pace! Quella di tutti!>>
<<Ecco, appunto, quindi cerca di impegnarti. Facci sapere quando metterai in pratica il tutto. Verremo a fare il tifo>> assicurò Ginny, continuando a sorridere divertita dall’espressione crucciata di Harry.
<<Per Hermione, naturalmente>> concluse Ron, uscendo dalla stanza con la sorella.
<<Vigliacchi>> gli urlò dietro Harry, un po’ divertito e un po’ irritato.
Passarono altri giorni, il tempo peggiorò e Hogwarts e Hogsmeade vennero investite da alcune bufere di neve piuttosto potenti. Le lezioni di Volo di Madama Bumb vennero annullate e Hagrid tenne le sue lezioni di Cura delle Creature Magiche all’interno della sua capanna, al caldo. Erano diventate così interessanti, attendibili e soprattutto divertenti che gli studenti erano entusiasti della scelta fatta e il guardiacaccia molto soddisfatto. Hermione tornava dalle lezioni di Hagrid sempre di buon umore e Harry ne approfittava per tentare qualche battuta che la facesse ridere, nella speranza che sciogliesse lo strato di ghiaccio che si era formato tra loro. Ma lei non si tratteneva mai più del tanto necessario a salutare gli altri, dopo di che si chiudeva in biblioteca, o sedeva a studiare con Grattastinchi sul grembo, in uno dei tavoli della sala comune, altre volte si immergeva in fitte conversazioni con i bambini del primo anno. Per poter stare con lei senza problemi, Ron doveva aspettare che Harry uscisse per il suo giro di ronda tra i corridoi delle varie Case o portarla fuori dal Castello, nel piazzale, o nel parco, quando faceva più freddo nelle serre. Cominciava a sentirsi sempre meno paziente e spesso discutevano perché Hermione era irremovibile nei confronti di Harry. La situazione peggiorò quando Hermione incontrò di nuovo la Cooman sulle scale, e si sentì dire che le carte suggerivano che presto una delle sue più grandi paure avrebbe preso forma dinnanzi a lei. Quel giorno fu pungente e poco docile con tutti, persino con Grattastinchi, che le saltò sul grembo all’improvviso mentre era seduta su una delle poltrone in sala comune, facendola spaventare. Quindi lo aveva cacciato, sotto lo sguardo stupito di Ron.
<<E’ solo il tuo gatto, Herm>> le disse, guardando l’animale andarsene offeso.
<<E tu non-chiamarmi-Herm!>> lo rimbeccò lei, alzandosi di scatto, chiudendo il libro dal quale  studiava e seguendo Grattastinchi su per le scale del dormitorio femminile. Ginny guardò il fratello e scosse la testa.
<<Se non si decidono a far pace, giuro che la scateno io, la guerra!>> borbottò Ron.
Nel mentre, le cattive notizie delle stragi che si erano susseguite per molti giorni di seguito, sembravano aver avuto una tregua. Da circa una settimana sulla Gazzetta del Profeta si parlava solo delle vecchie vicende e, anche se gli Auror non avevano ancora ricatturato i fuggitivi di Azkaban e i colpevoli dei molti delitti, era come se la calma apparente stesse dando a Harry il tempo di organizzarsi. Oltre che a studiare come tutti gli studenti dell’Ottavo Anno, a svolgere il suo servizio di ronda, e frequentare le riunioni con gli Auror , aveva letto tutte le relazioni che Kingsley gli aveva mandato, era riuscito a farsi dare dalla Mcgranitt l’elenco dei figli di Babbani frequentanti Hogwarts e quando era solo tentava di scervellarsi alla ricerca di indizi utili da inserire nella sua relazione per il Dipartimento. Ogni tanto pensava con invidia alla GiraTempo che Hermione aveva al collo.
Aveva scoperto che i Mezzosangue di Hogwarts erano circa una quarantina, distribuiti tra  tre delle Case: c’erano diciotto figli di almeno un genitore Babbano solo nella Casa di Grifondoro, tredici appartenevano a Tassorosso e nove a Corvonero. Qualche nome aveva affianco un punto interrogativo, e la Preside gli aveva spiegato che erano studenti orfani di padre o madre, o entrambi i genitori, per cui non si conosceva bene la loro origine. Fu allora che Harry scoprì che la piccola Sally Silk aveva entrambi i genitori Babbani, commercianti di tessuti.
<<Curioso>> disse, a voce bassa, rivolto alla pergamena, <<chissà se anche a Sally Silk piacciono gli elfi domestici…>>. Fu così che una sera Harry scoprì, non solo che Sally aveva un debole per le creature magiche, elfi domestici compresi, ma anche una passione smisurata per il disegno ed era molto brava a ritrarre qualsiasi cosa. L’aveva avvicinata in sala comune, mentre sedeva da sola proprio a disegnare e dopo aver parlato con lei del più e del meno,  lui le chiese, per ingentilirsela, se poteva fargli vedere cosa stava disegnando. Lei gli mostrò un album con tutte le sue piccole opere ed Harry rimase semplicemente sbalordito: Sally aveva ridisegnato nei suoi fogli quasi tutta Hogwarts, stanza per stanza. C’erano bozzetti di Pix, della Signora Grassa, alcuni compagni, un bel disegno completo di Grattastinchi acciambellato su una poltrona in sala comune, gufi di ogni genere e molti altri schizzi di creature magiche sulle quali la professoressa Sprite aveva tenuto lezione a quelli del primo anno. Sally arrossì parecchio, quando voltando le pagine Harry arrivò a quella in cui erano ritratti lui, Ron, Ginny e Hermione, l’uno accanto all’altro, come in una fotografia, e davanti a loro, più bassa, c’era un’altra figura che non era ancora stata portata a compimento, ma che Harry riconobbe per i tratti del viso, appena abbozzati, si trattava di Sally. Lui sorrise senza guardarla, per non imbarazzarla. Gli tornò in mente il disegno che Luna aveva fatto sul soffitto della sua stanza, in cui erano ritratti lui, Ginny, Ron, Hermione e Neville.
<<Sei veramente molto dotata, Sally >> le disse, passando un dito sulla figura di Ginny. <<Dovrei presentarti a Luna Lovegood, anche lei è bravissima. Sapresti disegnare un elfo domestico, quindi, se te lo mostrassi?>>
<<Oh, credo di sì>>
 <<Ti andrebbe di aiutarmi a fare una cosa? Se hai tempo, e se vuoi…>>. Le spiegò tutto, riuscendo a coinvolgerla –non che ci fosse voluto molto, a convincerla –, le fece conoscere Luna e Terry Boot e grazie al loro aiuto e alla collaborazione di altri studenti la sua idea venne su in breve tempo, così come se l‘era immaginata.
Contattò Kingsley, ne parlò anche con lui, e per alcuni pomeriggi, dopo le lezioni, sparì da Hogwarts, viaggiando con la Metro Polvere e si recò a Londra, ottenendo dal Ministero tutto quello che gli occorreva. Anche Ron e Ginny si arresero e diedero il loro contributo, ansiosi di rivedere i due amici di nuovo in pace.
Ci volle un’altra settimana, prima che Harry si sentisse pronto a mettere in atto il suo progetto e si rese conto di non volere che tutto fosse perfetto solo per compiacere Hermione e ammorbidirla: sentiva che quello che stava facendo era  buono, e si chiese come mai non si fosse mai impegnato, in quegli anni, in azioni benefiche di quel tipo. Eppure ne aveva avuto occasione. Una voce nella sua testa gli rispose subito “troppe cose a cui pensare”.
<<Come se ora non ce ne fossero>> replicò, a sé stesso.
Harry mise in atto tutto un sabato mattina, sapendo che era l’unico giorno in cui ci sarebbe stato abbastanza tempo per farlo, senza lezioni di mezzo.
Hermione uscì dal dormitorio molto tardi, praticamente all’ora di pranzo, quella mattina, perché Ginny, complice di Harry, le aveva chiesto di aiutarla con alcune materie che aveva finto di trovare difficili da capire. Quando avevano finito, Hermione le aveva suggerito delle letture di approfondimento e l’aveva spedita in biblioteca. Poco dopo un magnifico Patronus dalla forma di cervo era entrato nella sua camera e le aveva parlato con la voce di Harry: ‘Copriti bene e raggiungici fuori. E’ urgente’. Dopo lo stupore iniziale, misto a indignazione per quello che prese come un ordine da parte di Harry, pensò che poteva essere successo qualcosa e obbedì, preoccupata. Si infagottò, prese la sua borsa, fece le scale febbrilmente, ma in sala comune si fermò, interdetta, per quello che vide:(To be continued)
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King Harry


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Abitanti della Luce...perchè odiate l'Oscurità?
« Risposta #99 il: 17 Febbraio 2010, 12:45:24 am »

Cos'ha visto? ;D
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