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Autore Topic: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)  (Letto 31954 volte)
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Vampirella magica
« Risposta #40 il: 09 Febbraio 2010, 11:54:17 am »

Non preoccuparti se li devi dividere, l'importante è che vai avanti spedita! (ma, anche se ti fermi x 1 giorno, non muore nessuno! ;D) X curiosità: ma quanto ci hai messo a scriverla?
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« Risposta #41 il: 09 Febbraio 2010, 03:57:52 pm »

Anche le Serpi meritano eterno prestigio ;D dopotutto, hanno un Re come Caposcuola U_U
Oh, King, su GiraTempo si, ma non in questa storia... :P ma tu leggi solo le ultime righe??  ;D
Non preoccuparti se li devi dividere, l'importante è che vai avanti spedita! (ma, anche se ti fermi x 1 giorno, non muore nessuno! ;D) X curiosità: ma quanto ci hai messo a scriverla?
Capiterà che mi fermerò più di un giorno, ma dovrete avere pazienza...per ora posto finché riesco!
Ci ho messo più di un anno, a lavorarci su...

(Seguito del 7° capitolo)
La sala comune era stata leggermente rinnovata; la mobilia e i divanetti erano di zecca, in particolare quello posto davanti al fuoco era più grande e più largo, gli arazzi sulle pareti non erano sbiaditi come quelli vecchi e sembrava addirittura più spaziosa. Erano stati posizionati dei tavolini per lo studio, e in uno c’era una grossa radio con la quale era possibile seguire varie stazioni, tra le quali quella del Radio Giornale del Profeta.
 In una delle pareti c’era una teca con una lunga lista di fatture, Maledizioni e Incantesimi considerati proibiti e punibili, se fatti fuori dalle classi e senza la supervisione di un insegnante, da quell’anno. Assomigliava tanto ai Decreti Ministeriali della Umbridge, ma Hermione e Harry trovarono che fosse abbastanza sopportabile e ragionevole, per certi versi. Incantesimi di Lettura della Mente, fatture Paralizzanti e simili potevano diventare pericolosi e poco piacevoli, insomma. Ginny ridacchiò, quando capì che Hermione stava già cercando di mandare a mente l’intera lista. Non rimasero a lungo alzati, il tempo di qualche altra battuta e ognuno andò al proprio dormitorio, in cui trovarono i loro effetti personali già sistemati. Le camere erano più spaziose, ora, perché in ogni stanza erano presenti solo due posti letto. Ron si buttò sul letto accanto a quello di Harry e sbuffò, facendo rimbalzare le lunghe gambe.
<<Non mi sembra vero di essere di nuovo qua dentro>> disse, allegro. <<Sono così emozionato che credo che non riuscirò a dormire, e tu?>>. Si sollevò e prese a cambiarsi, infilandosi il pigiama.
<<Be’, per ora anch’io sono un po’ agitato>>replicò,appoggiando gli occhiali al comodino e spogliandosi. <<Magari mi passerà quando dovrò iniziare a studiare. Per non parlare del vero motivo per cui mi trovo qua, sai>>. Lanciò uno sguardo alla finestra,infilandosi la maglietta del pigiama, chiedendosi se gli Auror stessero già pattugliando la Foresta Proibita. <<Domani dovrò incontrare gli altri Auror. Chissà che materie avremo? Io spero che ci sia subito qualche ora di Volo Avanzato!>>. Si buttò con la schiena sul materasso e guardò il soffitto del suo letto a baldacchino. <<Non mi dispiacerebbe nemmeno iniziare Difesa contro le Arti Oscure e scoprire chi è il nostro nuovo insegnate. Tu, invece?>>. Si voltò verso Ron e lo trovò disteso sul letto, gli occhi chiusi e la bocca aperta, col respiro tranquillo e pesante di chi sta dormendo. Harry sorrise. Puntò la bacchetta contro la lampada a olio e questa si spense ; si infilò sotto le coperte e seguendo l’esempio del compagno di stanza sprofondò in un sonno tranquillo.

*
Il Sole illuminò generosamente le prime ore del giorno. Seduti a colazione, aspettarono che il direttore della loro Casa distribuisse gli orari delle lezioni.
<<Io e Hermione siamo in stanza insieme, ora: stanza numero sette>> spiegava Ginny, versandosi del succo di pompelmo. <<La sistemazione prevedeva che io dormissi con Demelza e che con Hermione ci fosse Calì Patil, ma lei ha chiesto di far scambio per stare in stanza con lei e ovviamente abbiamo accettato>>
<<Io sto con Dennis Canon, è molto simpatico, tra l’altro>> ribatté Neville. Mentre raccontava che Dean e Seamus dormivano insieme nella stessa camera  Dulcinea Sweety si diresse al tavolo di Grifondoro e prese a controllare i voti delle materie scelte da ogni studente. La videro accettare le richieste di Neville senza problemi; batté la punta della bacchetta su un foglio bianco e su questo comparve l’orario settimanale di ogni lezione correttamente compilato, e quando arrivò da Ron gli sorrise mostrando denti bianchissimi.
<<Quali sono i corsi che vorresti frequentare, caro?>> chiese. Ron farfugliò qualcosa, porgendole la pergamena con la sua domanda. Lei scrutò ogni materia e annuì, incantò l’orario e glielo restituì. Si spostò verso Harry, e il sorriso le si allargò di più.
<<Spero che Harry Potter mi conceda il piacere di averlo alle mie lezioni>> intimò, prendendo dalle sue mani la pergamena con le richieste. Gli occhi le si illuminarono. <<Magnifico! Le prime due ore, stamani, sono proprio di Babbanologia! Ci vediamo in classe!>>. Fece un risolino emozionato, poi passò alle richieste di Hermione, e il suo sorriso si strinse pian piano, man mano che leggeva. <<Oh. Cara>>balbettò, rileggendo da capo. <<La tua buona volontà sarebbe ammirabile, ma credo ti sia impossibile, frequentare tutti questi corsi>>. Ron ed Harry si sporsero per guardarla.
<<Ma professoressa, io ci terrei molto…>> disse Hermione, con tono un po’ supplichevole.
 <<Vedi, queste materie sono alla stessa ora>> le fece notare, la donna.
<<Lo so. Ma magari potrei studiarle per conto mio e dare gli esami, no?>>replicò lei, speranzosa.
Oh, no, mia cara…Credo che questa possibilità non sia contemplata…devi sceglierne solo una…E anche queste…Non va’…io…non so come…>>. Sembrava completamente caduta nella confusione. Alle sue spalle comparve la Preside, attirata dal fatto che l’insegnante si stava soffermando troppo con una sola studente.
<<Tutto bene, Dulcinea?>> chiese.
<<Oh, Preside…E’ per via di questo orario…la signorina vorrebbe…>>
<<Fammi dare un’occhiata>>. La professoressa Mcgranitt osservò la domanda di Hermione, annuendo. Un impercettibile sorriso increspò le sue labbra solitamente serie e poco propense all’ilarità. <<Lo sospettavo. Vuoi seguirmi nel mio ufficio, signorina Granger? Ci penso io, Dulcinea, continua pure con gli altri>>. Hermione si alzò e seguì la Preside. Ron strinse gli occhi, seguendole finché non sparirono alla sua vista.
<<Perché ho il terribile sospetto che quella furbetta la spunti?>> mormorò. Harry sogghignò.
 Poco dopo gli raggiunse nell’aula di Babbanologia con l’aria molto soddisfatta e si sedette accanto a Ron.
<<Che ti ha detto la Preside?>> domandò subito, curioso.
<<Dopo, Ron. Ascolta la professoressa>> tagliò corto lei, sistemando il libro alla pagina richiesta e facendosi attenta. La prima cosa che l’insegnante fece, appena tutti ebbero preso posto, fu quello di far  sparire i banchi rimasti vuoti, in maniera che ci fosse più spazio e gli studenti fossero più vicini l’uno all’altro. Fu una lezione particolare. Sia Ron che Harry si erano lasciati convincere da Hermione a frequentare Babbanologia, una delle materie facoltative, perché lei insisteva sul fatto che fosse divertente e piacevole. Per quanto fossero certi che Hermione avesse un modo tutto suo, per definire le cose divertenti e piacevoli, alla fine optarono per Babbanologia e Volo Avanzato, perché le altre materie erano Aritmanzia e Codici Antichi e Internazionali, decisamente molto complicate; scoprirono però che non aveva torto: sembrava che la maggior parte dei maghi avesse un sistema di interpretazione del mondo Babbano molto confuso e astratto. Harry se ne accorse subito, quando aprì il libro di testo, Bubbole e Babbani, e l’icona posta sul primo capitolo di presentazione era una gialla papera di gomma. Il titolo diceva: “Papere di Gomma: oggetti sacri o profani? Chiediamolo ai Babbani”. Ma probabilmente nessuno di quelli che avevano scritto le risposte nel libro si erano presi la briga di andare davvero da un Babbano e farsi spiegare usi e costumi. Era un insieme di assurde teorie strampalate senza fondamento. Uscì dall’aula cercando di non ridere in faccia all’insegnante, convinta di aver affrontato una lezione seria. La cosa più buffa era vedere gli studenti seri e attenti, convinti quanto lei. Hermione sorrideva divertita come lui, e si accorsero che anche Dean e Seamus avevano trovato molto simpatica tutta la lezione. Erano gli unici ad aver avuto in qualche modo rapporti stretti con i Babbani e che quindi conoscevano a fondo usi e costumi meglio dell’insegnante stessa.
<<Ma è sempre stata così, Babbanologia?>> domandò Harry, sorpreso. <<E a te  va’ bene? Non contesti queste lezioni…bizzarre?>>
<<Perché dovrei? E’ così rilassante!>>rispose lei, leggera. Scappò alla lezione di Codici Antichi e Harry e Ron uscirono nel cortile per la prima lezione di Volo Avanzato.
Quando si incontrarono in Sala Grande per pranzo, mentre i ragazzi raccontavano con eccitazione le evoluzioni sulla scopa che Madama Bumb aveva loro mostrato ed Hermione sfogliava L’arte dell’Aritmanzia tra una portata e l’altra, il portone si aprì e fecero il loro ingresso due maghi, un uomo e una donna giovani, che arrivarono fino al tavolo degli insegnanti, al quale la Preside gli accolse con premura. Attirò l’attenzione degli studenti  e presentò i due a tutti quanti.
<<Diamo il ben venuto a Hogwarts a due degli insegnanti che stavamo aspettando: La professoressa Hestia Jones, che vi illustrerà i principi base di Occultamento e Travestimento  e Segretezza ed Inseguimento …>> gli insegnanti fecero un applauso, seguiti dagli studenti. <<…E il professor Andrew Mcmarck, il vostro nuovo insegnante di Difesa Contro le arti Oscure. In bocca al lupo per questo nuovo anno scolastico che vi attende>>. Un altro applauso, poi ognuno si dedicò all’arrosto che gli elfi domestici avevano appena fatto comparire sui tavoli. Hestia prese posto accanto a Hagrid. Il professor Mcmarck, capelli lunghi e castani, tenuti legati da un nastro sulla nuca, occhi castani così chiari da sembrare quasi gialli, si sedette accanto a lei e iniziò a servirsi.
<<Così è questo, l’insegnante di Difesa…Sembra molto giovane>> commentò Ginny, guardandolo mangiare.
<<E’ anche un bel tipo>> aggiunse Hermione, che aveva staccato gli occhi dalla sua copia di L’Arte dell’Aritmanzia. Ron aveva aggrottato la fronte.
<<Che vuol dire che è un bel tipo?>>borbottò. Hermione sollevò gli occhi al soffitto,e si ributtò tra le pagine del suo libro di testo.
<<Giudicheremo meglio a lezione, fra poco>> disse Harry, leggermente teso. L’unico insegnante di Difesa contro le arti Oscure che aveva trovato adatto al ruolo era sempre stato solo Remus Lupin. Nutriva sospetti e dubbi su ogni altro professore che volesse quella cattedra. Notò che anche Neville fissava l’uomo con gli occhi ridotti a due fessure. Probabilmente stava pensando la stessa cosa.
<<Ehi! Non ci hai ancora raccontato cosa ti ha detto la Preside nel suo Ufficio!>> esclamò Ron, poi rivolto a Hermione, che stava raccogliendo le sue cose e stava alzandosi, pronta per  partire alla volta di Difesa contro le arti Oscure.
<<Dopo, Ron, davvero…non è il momento. Non qua, con tutta questa gente>> ribatté lei, paziente.
<<Ma dai, Herm, è così segreto sul serio?>>
<<Non chiamarmi così! Sembri mio padre…>>brontolò.
<<E tu sembri Tonks… Non voleva mai essere chiamata col nome di battesimo. Preferisci Hermy? Non è così che ti chiama Grop?>>. La risata gli morì in gola.
<<Tu chiamami Hermy, e io inizierò a chiamarti Ronnino Prefettino…>> minacciò lei. A Harry parve di essere tornato indietro nel tempo. Le aule di Hogwarts, i lauti pasti,  Hermione e Ron che battibeccavano cordialmente…Sembrava che niente fosse cambiato, come se non ci fosse stata una guerra furiosa che aveva sconvolto le loro vite, qualche mese prima, come se nessuno fosse davvero morto, in quella guerra, ma fosse solo partito per un posto lontano e potesse, un giorno, tornare da loro.
 La luce del sole ora era offuscata da nuvole grigie che avevano dato un aspetto completamente diverso alla giornata. Harry ebbe il sospetto che di lì a poco sarebbe  potuto piovere.
Seduti nell’aula di Difesa contro le Arti Oscure, scoprirono che l’idea di far sparire i banchi vuoti era cosa comune a tutti gli insegnanti. Il professor Mcmarck fece la stessa cosa e iniziò la sua lezione presentandosi, e chiedendo agli studenti quanti, un giorno, avrebbero voluto intraprendere la carriera da Auror. Qualche mano si sollevò timidamente: Hermione, Ron, Harry(che rise tra sé) e altri quattro studenti, due di Corvonero e due di Tassorosso. L’insegnante sorrise.
<<Non tantissimi, vedo. Nessuno di Serpeverde. Chissà, magari qualcuno cambierà idea durante l’anno>> disse, sedendosi sulla cattedra. Aveva uno sguardo accattivante e pieno di fascino. Si schiarì la voce. <<Ho lavorato come Auror al Dipartimento del Ministero molti anni fa>> spiegò, con una nota di amarezza. Harry si stupì: sembrava davvero molto giovane. Un tuono in lontananza fece vibrare leggermente i vetri delle finestre. <<Ero molto scontento, di come andavano le cose, perciò, d’accordo con altri Auror, decisi di lasciare l’impiego e dedicarmi ad altro. Ho accettato questo incarico solo perché Il Primo Ministro è un mio caro amico e lui e la Preside hanno insistito. Io e la professoressa Jones lavoreremo spesso in compresenza, visto che le nostre materie sono strettamente correlate>>. Si alzò e passò tra i banchi, senza guardare nessuno in particolare. Le ragazze presenti si voltarono a guardarlo, incantate dal suo fascino misterioso. <<Esigo impegno, serietà e soprattutto rispetto. Andremo d’accordo solo se accetterete queste tre regole>>. Si voltò verso la lavagna e dal fondo dell’aula puntò la bacchetta contro di essa. Comparvero tre disegni distinti, e sotto ognuno di essi il nome dell’oggetto raffigurato. SPioscopio, Avversaspecchio, Spiospecchio. <<Vi illustrerò alcuni  Detector Oscuri. Le loro funzioni, i loro usi, i loro costi…Aprite il vostro libro a pagina dodici e…Qualcuno conosce la funzione di qualcuno di quelli che  ho disegnato?>>.  Harry, costretto a tenere nascosto il suo ruolo di Auror Segreto, decise che sarebbe stato più opportuno  far finta di non conoscerli. Ron ed Hermione sollevarono la mano quasi contemporaneamente. Lui si sentì un po’ infastidito: per la prima volta ne sapeva più di entrambi messi insieme, e non poteva rispondere.
<<Weasley, vero? Sì?>> disse l’uomo dandogli la parola.
<<Lo Spioscopio è un detector che gira e fischia quando si avvicina un pericolo>> rispose, sicuro, guardando la parte di lavagna in cui era stata disegnata quella che sembrava una grossa trottola di vetro incrinato. Harry lo conosceva molto bene. Al terzo anno ne aveva ricevuto uno da Ron per il suo compleanno, e quando compì diciassette anni Hermione gliene aveva regalato uno nuovo.
<<Molto bene. Immagino che la tua cultura, in fatto di roba Oscura sia cresciuta per forza, nell’ultimo anno>> intimò l’insegnante, scoccando uno sguardo complice a Ron. <<E tu, signorina Granger?>>. Hermione prese colore sulle gote.
<<L’Avversaspecchio ha l’aspetto di un normale specchio, ma in realtà non riflette ciò che lo circonda: al suo interno compaiono delle figure indistinte e quando gli occhi di queste diventano bianchi significa che il pericolo è imminente>> spiegò lei. Il professore annuì. <<Ottimo. Anche la tua risposta è corretta. Ma da quel che si racconta di te non dovrei stupirmi: la tua cultura andava già oltre la media scolastica anni fa, secondo gli insegnanti che ti hanno avuta come alunna>>. Harry e Ron sollevarono le sopraciglia sorridendo, vedendola diventare color pomodoro, allo sguardo ammirato del professore. Le ragazze presenti in classe, invece, non elargirono occhiate molto lusinghiere, ma abbastanza invidiose. Harry si sentì solo ancora più seccato. Conosceva anche quella risposta.
<<L’ultimo disegno, lo Spiospecchio, non potete conoscerlo, perché è uno degli ultimi congegni magici creati, non se ne trovano molti in giro…>> continuò l’insegnante, ma Harry non riuscì a trattenersi e sollevò la mano. <<…Potter…Sì?>>
<<Lo Spiospecchio è nato dall’unione di più detector Oscuri, per questo prende il nome dai primi due: posto in un determinato luogo, consente a chi lo osserva di seguire i movimenti di una persona o un animale e capire dove si trova e cosa sta facendo>> rispose Harry, ma si pentì subito. Andrew Mcmarck aggrottò la fronte, e rimase quasi a bocca aperta. I tre Senza Bacchetta seduti di fianco, solitamente silenziosi e a testa bassa, avevano sollevato leggermente il capo, guardandolo in tralice.
<<E’…impossibile che tu sia a conoscenza…Solo un Auror…Come hai fatto?>> chiese, serio e sospettoso. (To be continued)
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« Risposta #42 il: 09 Febbraio 2010, 04:19:48 pm »

Davvero, davvero, davvero bella. Fairy, è la più bella FanFiction che io abbia mai letto. Sono rimasta esterrefatta dal racconto e da questo ottavo capitolo che hai creato con la tua fantasia. Ti faccio davvero i miei complimenti, e io sono MOLTO critica su certe cose, ma il tuo lavoro mi ha lasciata davvero senza alcuna parola.
Ti prego continua

ps.IO sono l'unica fidanzata di Draco Malfoy ù.ù
pps. bellissima la lezione di Babbanologia xD e Harry per una volta che doveva starsene buono buono rischia di farsi beccare -.- stupido Potter -.-
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« Risposta #43 il: 09 Febbraio 2010, 04:34:59 pm »

Davvero, davvero, davvero bella. Fairy, è la più bella FanFiction che io abbia mai letto. Sono rimasta esterrefatta dal racconto e da questo ottavo capitolo che hai creato con la tua fantasia. Ti faccio davvero i miei complimenti, e io sono MOLTO critica su certe cose, ma il tuo lavoro mi ha lasciata davvero senza alcuna parola.
Ti prego continua
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pps. bellissima la lezione di Babbanologia xD e Harry per una volta che doveva starsene buono buono rischia di farsi beccare -.- stupido Potter -.-

Grazie, grazie, grazie!!! ## Le tue parole mi lusingano piacevolmente! ghh E si, 'sto Harry quest'anno é un po' sciocco.... :2 Ok, cercherò di non far fidanzare più Malfoy con nessuna...per ora!  ;D

(Seguito del 7° capitolo)
Ron lo guardava con occhi dilatati. Stava rischiando di buttare all’aria la copertura per una sciocchezza.
<<Scusi, professore>> intervenne Hermione, con voce tremolante. <<Il professor Moody, una volta, ne ha parlato a Harry, me e Ronald. Per questo sappiamo cos’è>>. Tutti gli occhi erano puntati su lei, ora. Aveva perso tutto il colore del viso. Sembrava stesse trattenendo il fiato, in attesa di capire come avrebbe reagito il professore a quella che, Harry lo sapeva, era una palese bugia per provare a salvare la situazione.
<<Alastor Moody?>> articolò Andrew Mcmarck, fissandola. Lei annuì piano. <<Lo conoscevo bene. Abbiamo lasciato il Ministero nello stesso anno. E’ morto un anno fa…>> continuò l’uomo, perplesso. Lo stomaco di Harry si strinse dolorosamente. Se lo Spiospecchio fosse stato inventato dopo la sua morte?
<<Ma certo…Lui sapeva bene cos’era. Credo ne possedesse uno portatile. E capisco perché ve ne abbia parlato, anche se di solito un Auror non rivela queste cose ai ragazzi in età scolastica. Vi avrà di certo dato ottimi consigli, immaginando a cosa sareste andati incontro nel vostro viaggio…Siete stati fortunati a conoscere un mago come lui >> concluse, convinto. Hermione respirò rumorosamente e lanciò a Harry un’occhiata severa, come a dire ‘Stai più attento’. Lui ricambiò articolando la parola “grazie” col labiale.
La lezione sui Detector Oscuri proseguì senza altri intoppi e allo scadere dell’ora fece il suo ingresso in aula la professoressa Hestia Jones. Come tutti i nuovi insegnanti si presentò e passò a spiegare quali sarebbero stati gli obiettivi finali delle sue materie. Il professor Mcmarck rimase con lei in classe, la ascoltò in silenzio, appoggiato alla cattedra e di tanto in tanto guardava fuori dalla finestra,dalla quale si potevano vedere le prime gocce di pioggia che cadevano pigramente. Hestia era vestita con un lungo abito nero e largo, i capelli sciolti sulle spalle, lunghissimi, si confondevano con la veste. Aveva addosso anche un bel mantello dello stesso colore con un largo bavero viola, piegato sulle spalle. All’occorrenza, probabilmente, sarebbe potuto diventare un utile cappuccio.
<<Le mie materie saranno principalmente teoriche, all’inizio>> disse, con voce forte e molto sicura. <<Forse questo ve le farà apparire piuttosto noiose; ma per invogliarvi a studiare e a impegnarvi, desidero farvi vedere dove svolgerete la parte pratica dei miei corsi e di quelli del professor Mcmarck>>. Aprì la porta dell’aula e l’uomo uscì. <<Seguitelo in fila e in silenzio, io sarò dietro di voi>>. Gli studenti si guardarono l’un l’altro e si alzarono dai banchi, obbedendo.
Giunsero alla Sala d’Ingresso e scesero nelle cantine, esattamente la parte opposta alle scale che portavano alla Casa di Serpeverde. Scesero una prima rampa di scale, arrivando in un corridoio con pochi quadri e due o tre lampade a olio accese. L’aria era così rarefatta, umida e densa da sembrare solida. Arrivati alla fine del corridoio il professore si fermò davanti alla grossa statua di un Gargoyle  e gli puntò contro la bacchetta. <<Coda di Rospo>> mormorò. La statua si spostò di lato, rivelando un passaggio segreto. Nessuno osò fiatare. Scesero ancora le scale, e arrivarono ad un enorme salone, che ricordava molto la vecchia Stanza delle Necessità nel periodo in cui Harry impartiva lezioni private e segretissime ai membri dell’Esercito di Silente: scaffali pieni di libri erano appoggiati alle imponenti pareti; in ogni angolo vi erano grossi armadi e sparsi per la sala c’erano degli strani manichini, gabbie di diverse dimensioni, alcune vuote e aperte, altre chiuse e coperte da dei teli scuri, scope appese ai muri, corde, cuscini adagiati su sedie, vetrine in cui si scorgevano ampolle piene di liquidi colorati e tante altre cose.
<<Questa è la Sala di Addestramento in cui si svolgeranno gran parte delle prove pratiche, ragazzi>> spiegò la professoressa Jones. <<La frequenza della parte pratica in questa Sala sarà obbligatoria per tutti voi, a meno che non siate costretti a rinunciare per incapacità fisica o morale, accertate medicalmente. Sarà invece facoltativa la scelta di partecipare all’allenamento nel luogo che vi mostreremo ora. Per favore, continuate a stare in fila e in silenzio>>. Andrew Mcmarck aprì  un’altra porticina in fondo alla Sala e gli studenti lo seguirono spalancando la bocca, quando giunsero in un campo esterno, che assomigliava ad una sorta di Foresta Proibita, ma con l’aggiunta di curiosi marchingegni sparsi ovunque, e percorsi segnati da strade costruite con pietre colorate. Ciò che c’era al di là della partenza di questi percorsi, cinque in tutto, era nascosto alla loro vista da alberi e cespugli. C’erano delle gradinate sulle quali probabilmente ci si poteva sedere ad osservare l’addestramento degli altri, e davanti agli spalti stavano dei grossi Spiospecchi. Alti e ovali, poggiati su delle ruote, avevano una vaga somiglianza con lo Specchio delle Brame che Harry vide durante il suo primo anno a Hogwarts nella Stanza delle Necessità. Gocciolava piano, ma nessuno sembrò farci caso. Erano tutti molto attenti alla lezione.
Il professor  Mcmarck li fece mettere in riga davanti a lui e  si schiarì la voce, Hestia si mise dietro lui ad ascoltare. Harry trovò che fossero molto affiatati.
<<Questo Campo di Addestramento è stato creato apposta per  allenare corpo e mente di chiunque intenda affrontare, un giorno, gli esami per diventare Auror>> spiegò l’insegnante, passeggiando in su e in giù davanti a loro, con le mani incrociate dietro la schiena, che tenevano la bacchetta. <<Ma è consentito l’ingresso anche a chi dimostri interesse verso questo genere di attività e voglia rinforzare il proprio spirito e il proprio fisico. Un Auror>>, aprì le braccia in un gesto ampio e li guardò uno per uno, soffermandosi per qualche attimo sulla figura di Harry, <<Deve possedere molte qualità, non esclusivamente magiche: velocità, destrezza, forza fisica, coraggio e intelligenza, non sono cose che si possono apprendere sui libri. Ma se uno ne possiede almeno in piccola parte, si possono allenare e sviluppare. Perciò…preparatevi a sudare, a sacrificare ore di libertà  e di riposo, perché chi non verrà ritenuto all’altezza già dalle prime lezioni, verrà escluso e non avrà possibilità di tornare. Sono stato sufficientemente chiaro?>>. Lo sguardo si fece più serio e cupo.
<<Ora statemi a sentire: non farò distinzione, tra Serpeverde, Tassorosso, Corvonero e Grifondoro, durante questi allenamenti, verrete mescolati e lavorerete insieme. Non fare quella faccia, signor Zabini, un Auror non deve fare distinzioni di nessun genere. Mi aspetto che, come minimo, possiate almeno evitare di scagliarvi fatture gli uni gli altri. Ora la professoressa Jones vi illustrerà alcune caratteristiche di questo luogo, affinché possiate affrontare le prove con un minimo di vantaggio>>. Hestia fece qualche passo avanti e iniziò a parlare.
<<I Percorsi sono diversi per difficoltà, posizione, lunghezza. Alcuni attraversano la Foresta Proibita, altri si addentrano in gallerie sotto il lago. Ci sono delle Controfatture molto potenti in ognuno di essi, affinché siate impossibilitati nella Smaterializzazione, nel lancio di Maledizioni Senza Perdono o altre fatture minori che scoprirete da soli.  In alcuni non è consentito tornare indietro: l’unico modo per uscirne è portare al compimento l’intero percorso. Vi allenerete con e senza l’uso della magia, per abituare i vostri sensi alla difesa in ogni situazione. La bacchetta non è sempre a portata di mano, potrebbe venirvi tolta, o rompersi>>. Harry strinse la sua bacchetta, al ricordo di quando gli  era stata spezzata. <<Potreste essere dei Senza Bacchetta>>. Lo sguardo di molti andò verso i tre ragazzi Senza Bacchetta presenti. <<Potreste non essere in grado di utilizzare Incantesimi di Difesa, per panico, o per dimenticanza…può succedere, quando si ha alle calcagna un nemico. E ora una piccola dimostrazione, giusto per intenderci>>. Hestia si avvicinò all’imbocco per il percorso numero uno, seguita dal professor Mcmarck. Tutti si affacciarono con curiosità, allungando il collo. I due insegnanti si misero uno davanti all’altra ed Hestia puntò la sua bacchetta contro il collega.
<<Avada…>>, urlò, con forza, con gli occhi che si facevano quasi cattivi. Gli studenti retrocessero, qualcuno gridò. <<…Kedavra!>>. Un flusso di energia verde partì dalla bacchetta della donna e si spense in uno scoppio, mentre la bacchetta le volava via di mano, come se fosse stata Disarmata. L’Anatema che Uccide non aveva prodotto risultati.
<<Visto?>> disse l’uomo, illeso e tranquillo, riuscendo dal percorso. <<Non c’è modo di utilizzare questo genere di incantesimi, è una prevenzione voluta dal Ministero e sono completamente d’accordo con questa decisione. Tuttavia, anche se le Maledizioni Senza Perdono non sortiscono effetti qui dentro, siete pregati di non utilizzarle per gioco: non credo di dovervi spiegare cosa succederebbe se per sbaglio le difese poste all’interno dei percorsi venissero rimosse. Anche se non penso che tra voi ci siano molti maghi o streghe con poteri talmente forti da riuscire a scagliare un Anatema che Uccide con successo, vi avviso che chiunque vorrà fare lo spiritoso farà perdere alla propria Casa ben cinquanta punti in un solo colpo, gli verrà tolta la possibilità di rimettere piede qui dentro e la sua ammissione agli esami di fine anno sarà discussa dall’intero Collegio dei Docenti, nonché dal Consiglio degli Anziani>>. L’ex Auror sembrò soddisfatto delle sue spiegazioni; fra gli studenti regnava un silenzio di tomba, ed era convinto di averli impressionati abbastanza con la dimostrazione.
<<Per oggi può bastare>>disse Hestia.<< Mercoledì faremo la nostra prima esercitazione. Dovrete venire a lezione con indosso  l’abbigliamento sportivo che vi è stato chiesto di acquistare, per facilitarvi le esercitazioni; quando sarete abbastanza abili non ci sarà bisogno di un vestiario particolare, ma dovrete essere in grado di affrontare i percorsi con qualsiasi cosa addosso, anche in abito da sera e tacchi a spillo. Non si sa mai quando potrebbe esservi necessario  difendervi…il male, si dice, non riposa mai…>>.
Niente di più vero, pensò Harry, mentre  gli tornava alla mente l’episodio in cui lui, Ron ed Hermione erano dovuti scappare dal matrimonio di Bill e Fleur all’improvviso, coi vestiti da cerimonia addosso e avevano dovuto affrontare due Mangiamorte in un lurido bar di Londra. Hermione aveva portato con sé nella sua borsetta di perline dei vestiti per potersi cambiare, ma lei era stata costretta a battersi con addosso uno scomodo abitino e delle scarpe che di certo non l’avevano agevolata.
<<Ehi, ti sei incantato?>> gli chiese Ron, dandogli uno spintone. Harry tornò bruscamente al presente. <<Se ti piace questo posto ti lasciamo qua, amico>>
<<Carino, ma preferisco la mia stanza in dormitorio, grazie>> rispose, incamminandosi insieme agli altri.
<<Prima giornata finita, ragazzi…e ho già un mucchio di compiti di Aritmanzia e Codici Antichi da fare!>> si lamentò Hermione. Ron la guardò storto.
<<Sì, come se non ti piacesse, fare compiti>>disse, di rimando.
<< Credo che farò un salto in biblioteca. Qualcuno vuole venire con me?>>domandò lei.
<<Certo, aspettami, vengo a tenerti la lampada a olio >> sibilò Pansy Parkinson, passandole affianco e sogghignando, seguita dalle sue compagne che risero a loro volta con malizia. Hermione voltò la faccia, seccata, ma non parve prendersela quanto Ron, che stava gonfiandosi come un rospo, pronto a ribattere.
<<Ron, per favore>> lo anticipò lei, mettendosi davanti al ragazzo e fermandolo, <<devi assolutamente ignorarla>> scandì, lentamente.
<<Quella…quella non è degna nemmeno di rivolgerti la parola>>borbottò.
<<I professori hanno chiesto cooperazione tra le Case, scatenare una lite tra prefetti non è il modo migliore per iniziare l’anno scolastico>> precisò, con diplomazia, controllando di avere in borsa abbastanza pergamene per tutti i compiti. <<Lasciala a godersi i suoi piccoli insulsi momenti di gloria tra quelle vacche totali che ha per amiche, perché saranno gli unici che avrà, nella vita>>. Harry rise, scuotendo la testa. Ron si lasciò trascinare da lui, e si calmò.
<<Ti faccio compagnia in biblioteca, se mi dai una mano con il tema di Babbanologia>> propose Ron.
<<Ti darò solo qualche indicazione, non di più>>rispose lei.
<<E mi correggerai gli errori?>>
<<Affare fatto…se tu però dopo mi interrogherai>>
<<Mentre scendete a compromessi io vado a fare una visita ad un amico>> li interruppe Harry, scoccando loro un’occhiata eloquente. Doveva incontrare gli Auror alla capanna di Hagrid. <<Se vedete Ginny, ditele che ci vediamo più tardi in sala comune>>
<<Oh, certo, Harry…Dammi i tuoi libri, te li tengo io. Saluta Hagrid da parte nostra>>disse Hermione, ricambiando l’occhiata, prendendogli i libri dalle braccia. <<Digli che andremo a trovarlo uno di questi giorni>>
<<E cerca di tenere per te tutte le altre cose che ci avrebbe detto Malocchio Moody…>>ironizzò Ron, dandogli una pacca nella schiena.
<<Sì…sarà il caso…>>mormorò Harry, uscendo dal portone. Si Mise il cappuccio del mantello sulla testa e li guardò dirigersi per le scale, prima di chiudere il portone e incamminarsi.
 In effetti era ancora presto. Aveva mezz’ora, prima che tutti gli Auror giungessero alla capanna di Hagrid. Decise di fare un giro  attorno alla scuola, per appurarsi che davvero tutto fosse come prima. Non rimase deluso: era tutto lì; il Platano Picchiatore, le serre di Erbologia, il campo da Quidditch. Passeggiò lentamente, godendosi tutto il paesaggio, come se lo stesse guardando per la prima volta, riempiendosi gli occhi di quella che aveva considerato casa sua dal momento in cui ci era entrato, a undici anni. Prese il sentiero che lo avrebbe portato nella parte più silenziosa del Parco, deciso a dare un saluto ai Caduti di Hogwarts, ripromettendosi di tornarci anche con gli altri, e si coprì meglio col cappuccio, infilando le mani nelle tasche della divisa scolastica.
Camminò sulla riva del lago, al riparo degli alberi, fino a giungere nei pressi in cui le croci maestose del Cimitero dei Caduti, circondato da una bassa recinzione, si ergevano in silenzio. Erano bianche e umide; la più grande –  quella di Silente –  al centro; una leggermente più bassa, quella di Piton, e le altre tutte attorno,  incastonate sul marmo bianco delle tombe, che spiccava come illuminato, rispetto ai colori della natura che circondava il luogo. Il cancelletto era aperto. Udì un fruscio e si fermò: qualcuno aveva avuto la sua stessa idea e lo aveva preceduto; era chino davanti alla tomba di Albus Silente, e dalla posizione in cui si trovava riusciva a scorgerne solo il mantello nero della divisa scolastica. Aveva il cappuccio calato sulla testa, e così di spalle, non si riusciva a capire chi fosse. Harry pensò di non disturbare. Anche lui avrebbe preferito stare solo, in un momento così. Ma la sua curiosità fu più forte e tirò fuori il Mantello dell’Invisibilità dal Mokessino che teneva sempre con sé, coprendosi velocemente. Più piano che potè, il rumore dei passi coperti dal gocciolare fitto, fece il giro del Cimitero, per trovarsi di fronte all’individuo curvo sulla tomba. La fronte era quasi appoggiata al marmo; non riuscì a vedere chi fosse, e solo quando lo studente si raddrizzò un poco, distinse i colori del Serpeverde sulla divisa. Più stupito che mai si avvicinò ancora. Ora poteva vedere a malapena le labbra e il naso. Poi la testa si curvò all’indietro, e comparve per intero il viso, rigato di lacrime e con un’espressione di profondo dolore, di Draco Malfoy, lo sguardo arrossato e gonfio. Singhiozzò, allungando le braccia sulla tomba, quasi a voler penetrare al suo interno e strinse gli occhi, sussurrando come una litania continua qualcosa che Harry non comprese subito. Col cuore in gola fece altri passi verso lui, e solo quando fu a pochi metri di distanza distinse le parole sommesse e disperate del ragazzo.
<<Perdonatemi…vi prego…perdonatemi tutti…>>. La fronte gli ricadde sul marmo e fu scosso da penosi singulti. Harry retrocesse. Ancora, ed ancora, fino ad allontanarsi tanto da non vederlo, né sentirlo più.(fine del 7° capitolo)

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« Risposta #44 il: 09 Febbraio 2010, 04:56:55 pm »

Visto? Il mio Draco non ha MAI voluto fare quelle cose cry
L'ho sempre difeso fino alla fine il mio Serpeverde

ps.Fairy, se lo farai fidanzare, rendi la sua ragazza degna del suo nome cry niente Pansy, cotte x Hermione o Ginny o chissà cosa come ho letto in numerose FF :ma:
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« Risposta #45 il: 09 Febbraio 2010, 05:19:48 pm »

Visto? Il mio Draco non ha MAI voluto fare quelle cose cry
L'ho sempre difeso fino alla fine il mio Serpeverde

ps.Fairy, se lo farai fidanzare, rendi la sua ragazza degna del suo nome cry niente Pansy, cotte x Hermione o Ginny o chissà cosa come ho letto in numerose FF :ma:
Non so se potrò accontentarti...ma di certo non troverai qui dentro scene che fanno passare Hermione per una poco di buono e gli altri per dei depravati...detesto questo genere di cose.... :ma: La storia é quasi completa, e non intendo cambiare delle parti, quindi spero tu possa accontentarti di come la farò andare. Sorry!
Cap. 8
I Cattivi presagi
"Siamo davvero nelle mani
 di un Destino?”
Draco Malfoy era sdraiato sul suo letto, le tende verdi tirate, per non essere disturbato, anche se in quel momento era solo. Divideva la sua stanza con Yan Shine, l’unico che avesse accettato di dormire nella stessa camera con un Senza Bacchetta.
Da quando Tiger era morto, la notte della Battaglia di Hogwarts, Goyle lo aveva accusato di non aver fatto niente per salvarlo e aveva rotto quella che loro avevano da sempre definito una forte amicizia. Lui e Nott erano stati sistemati nella stessa camera. Si isolavano spesso dal resto dei compagni, che li trattavano momentaneamente con fredda indifferenza. Qualche volta Pansy faceva la cordiale e si fermava a chiacchierare con loro, ma succedeva molto di rado. Pareva vergognarsi, quasi, di farsi vedere a dialogare con un Senza Bacchetta. Draco se n’era accorto, e nonostante la stizza iniziale che il suo Lato d’Ombra avvertisse per quel suo comportamento, il suo ristretto Lato di Luce elemosinava con bramosia quei brevi momenti, traendone un po’ di coraggio.
Yan entrò in camera e si tolse il mantello, appendendolo ad asciugare. Draco spostò una tenda e lo salutò con un cenno del mento.
<<Perché non eri in sala comune? Che ci fai, qui da solo?>> chiese, il ragazzo, poggiando i suoi libri sul comodino affianco al letto.
<<Niente>> rispose lui, asciutto, risdraiandosi.
<<E allora potevi scendere a farti una chiacchierata>>
<<Quante persone conosci disposte a fare una chiacchierata con me?>>
<<Be’, io non ho problemi a chiacchierare con te>>
<<Ma non eri in sala comune>>
<<E’ vero. Sono passato in biblioteca a prendere dei libri, e mi son fatto consigliare da una vera esperta, per scegliere quelli utili per il tema di Babbanologia>>
<<Madama Pince?>>
<<No. Hermione Granger>>. Draco fece un verso di disprezzo.
<<Non capisco ancora  perché a noi Senza Bacchetta la frequenza di questa stupida materia è stata messa come un obbligo! Vogliono recuperarci o portarci all’esaurimento?>> sbottò, rabbioso. Yan sedette sul letto e scosse la testa.
<<E’ ovvio che lo hanno fatto apposta per farvi imparare qualcosa sui Babbani e portarvi ad apprezzare ciò che fino a oggi avevate combattuto per conto di qualcun altro>>
<<S*******e!>> urlò, tirandosi su a sedere. Era livido di rabbia. <<Credi che facendomi studiare una materia su qualcosa che mi fa schifo per natura possa portarmi a smettere di vomitare ogni volta che se ne parla? Io dico che può solo enfatizzare la mia avversione per quella feccia!>>
<<Bada a come parli, Malfoy. Sono un prefetto>> disse Yan, serio, con uno sguardo indecifrabile. Sembrava infastidito.
<<Che c’è, sei un Mezzosangue, per caso?>> ribatté Draco, sarcastico.
<<No. Ma non condivido il tuo discorso, e non ho mai condiviso la fissa di molti Serpeverde col pallino del Sangue Puro. Hai un modo di pensare antico e retrogrado, a mio parere>>
<<La mia famiglia mi ha impartito un’educazione alla maniera antica. La migliore, a mio parere>>
<<Visto che ti è stata concessa la possibilità di lavarti di dosso quel tipo di educazione, potresti fare uno sforzo per dimostrare almeno la volontà di migliorare: come speri di collaborare con le altre Case  se la tua apertura mentale equivale a quella di un Troll di montagna?>>
<<Non ho nessuna intenzione di collaborare con le altre Case. Voglio solo sopravvivere a questo anno scolastico che mi è stato imposto, pena il carcere. Non devo spartire niente con nessuno, tantomeno con quelli delle altre Case>>. Si ributtò a letto e si girò dall’altra parte.
<<Bene. Quindi immagino che non ti serva aiuto per il tema di Babbanologia e che quindi non ti interessa dare uno sguardo ai libri che ho preso>>
<<Assolutamente no. Soprattutto ora che mi hai detto che son stati toccati da quella sporca Mezzo…>>
<<Bada a come parli!>>. La voce alterata di Yan lo fece sussultare. Si girò a guardarlo, accigliato. Era diventato paonazzo. <<Ti avviso: non tollero questo tipo di linguaggio>>intimò, più calmo. <<Ti sei spiegato molto bene. Chiudiamo l’argomento>>. Si rialzò e uscì di nuovo, sbattendo la porta.
Draco sbuffò. Era vero, doveva sforzarsi di mettere da parte orgoglio, vizi e tutto ciò che suo padre gli aveva insegnato, per non finire come lui. Non era semplice, soprattutto ora che non aveva più una guida. Non poteva nemmeno più contare sull’appoggio di un insegnante, come era capitato qualche anno prima: se il professor Piton non fosse morto…per quanto negli ultimi tempi si fossero scontrati spesso, la sua figura gli mancava, quanto e più di quella del padre. Cosa avrebbe dato per averlo lì, ora, tra le mura della scuola, come suo protettore…Gli occhi gli bruciarono di nuovo, come era capitato qualche ora prima nel Cimitero dei Caduti. Era stata la prima volta, che vedeva tutte quelle tombe, con le foto di compagni delle altre Case, e di professori che avevano provato a insegnargli qualcosa. Si era sentito sprofondare, e la sua coscienza gli era parsa ancora più sporca. Schiacciò la faccia nel cuscino e urlò, senza che nessuno potesse sentirlo. Poi qualcuno bussò alla porta. Saltò su in piedi, come una molla, per paura che fosse qualche Auror che veniva a dargli uno sguardo, come facevano spesso. Non voleva farsi trovare in quello stato.
<<Chi è?>>
<<Draco…Sono io…Sono Pansy. Posso entrare?>>. Il suo cuore ebbe un tuffo. Si guardò attorno, controllò che fosse in ordine e si sistemò i capelli.
<<Si…avanti>>. La porta si aprì e lei si affacciò, con fare lezioso.
<<Ciao…>>disse, sorridendogli. <<Ti va’ di scendere in sala comune? Fra poco andiamo a cena>>
<<Si…si, certo!>>. Quando era solo si chiedeva spesso se la serenità che la presenza di Pansy gli suscitava fosse reale o solo una sensazione apparente; era ancora innamorato di lei? Lo era mai stato, in fondo? Non lo sapeva. Si sentiva troppo confuso per capire, ma si lasciava trasportare volentieri, qualsiasi cosa fosse quel sentimento e, quasi sottomesso, non riusciva a dirle di no. Senza aggiungere altro, si infilò le scarpe affianco al letto e la seguì in sala comune.
Harry era appena entrato nella sala comune di Grifondoro, e cercava Ginny con lo sguardo. Non c’erano nemmeno Ron  e Hermione. Era tardi, perché fossero ancora in biblioteca. La sala era gremita di bambini che chiacchieravano allegramente e raccontavano la loro giornata agli amici.  Scorse Neville seduto ad uno dei tavolini, intento a fare qualche compito.
<<Ciao, Neville. Hai visto Ginny?>> chiese.
<<Ciao, Harry. Si, è salita nel dormitorio dei ragazzi poco fa, con Ron e Hermione, credo in camera tua e di Ron>> rispose lui, spostando un attimo la piuma d’aquila dalla pergamena. Harry lo ringraziò e fece le scale velocemente. Era ancora turbato da quello che aveva visto qualche ora prima nel Cimitero dei Caduti. Nemmeno la riunione con gli Auror, gli aveva fatto smettere di pensarci, e si era distratto più volte.
<<Harry, sei tra noi?>> gli aveva chiesto Hestia Jones, seduta affianco a lui, passandogli una mano davanti agli occhi. Harry si era riscosso e l’aveva guardata con un’espressione vacua che l’aveva fatta ridere. <<Sei molto distratto. Stai ancora pensando a quello che stavi per combinare in classe col professor Andrew?>>
<<Ehm. No. Sono solo un po’ stanco>> aveva risposto, vago. Hestia gli passò le pergamene che stavano visionando anche gli altri Auror e gli spiegò che si trattava degli ordini di Kingsley sui movimenti giornalieri da seguire durante quella prima settimana di scuola.
<<Tu devi solo comportarti da studente, naturalmente. Se c’è qualche mansione in più, Kingsley si farà sentire direttamente con te. Mi ha detto di farti sapere che per qualsiasi altra cosa puoi rivolgerti alla Mcgranitt e a me o agli altri Auror che sono a conoscenza del tuo vero ruolo qui dentro>>. Era gentile, e Harry trovava che fosse anche una bella donna. Ma non era a questo, che pensava, mentre saliva le scale del dormitorio maschile. Non vedeva l’ora di poterne parlare con gli altri. Aprì la porta, percorse l’anditino fino alla porta della stanza che divideva con Ron ed entrò. Ginny era sdraiata di fianco, sul letto di Harry, con Harnold accanto, Ron sedeva sul suo e per terra, seduta con le gambe incrociate sul tappeto c’era Hermione, che stava aprendo una strana scatolina di cristallo e legno.
<<Sei arrivato giusto in tempo>> gli disse lei, <<stavo mostrando una cosa a Ron e Ginny>>. Harry sedette vicino a Ginny e la salutò con un bacio.
<<Che hai, lì dentro? >>chiese, rivolto a Hermione, con poca curiosità, accarezzando i setosi capelli rossi della sua ragazza.
<<Passato una buona giornata?>>gli sussurrò Ginny, scrutando il suo sguardo assente. Lui annuì poco convincente.
<<Ho avuto il permesso dalla Mcgranitt di mostrarvela, solo perché siete voi>> spiegò Hermione, trattenendo quasi il fiato, quando finalmente estrasse dal cofanetto il ciondolo dorato sul quale tutti si chinarono. Anche la curiosità di Harry si era accesa all’improvviso, facendogli dimenticare per un po’ il motivo per cui si era sentito turbato fino ad allora. Ron emise un gemito, Ginny squittì sorpresa.
<<Una GiraTempo?>>urlò Harry, sgranando gli occhi.
<<Sì>> rispose Hermione, raggiante, mettendosela  al collo con cautela, <<la stessa che mi era stata prestata al terzo anno, e per lo stesso motivo>>continuò, bloccando sulle labbra di Ron qualsiasi domanda. <<Quando sono andata nell’ufficio della Preside, stamani, non pensavo di certo che questa fosse ancora ad Hogwarts…invece pare che Silente si fosse sempre “dimenticato” di restituirla al Ministero, e che sia rimasta a scuola, finché quest’estate la Mcgranitt non l’ha trovata, mentre risistemava l’ufficio. Nemmeno lei l’ha restituita, pensando che forse in futuro qualche altro studente ne potesse aver bisogno. Di certo non pensava a me>>. Ron balbettò qualche sillaba, cercando di formulare una frase.
<<Quindi, grazie a questa, seguirai tutti i corsi per cui hai fatto richiesta?>> lo anticipò Harry,prendendo il cofanetto di cristallo e legno dal grembo di Hermione.
<<Sì, tutti quanti. E ho potuto aggiungere anche Cura delle Creature Magiche>>
<<Cosa? Ma al sesto anno avevi mollato!>> esclamò Ron, quasi contrariato.
<<Lo so…ma lavorare al Ministero nell’ufficio per la Regolazione e Controllo delle Creature Magiche mi ha fatto venire il desiderio di conoscere meglio il settore. Non è meraviglioso?>>. Sembrava talmente contenta che Harry non potè non annuire e restituirle il sorriso.
<<Vedrai se ti sembrerà così meraviglioso, quando uscirai di zucca, stile strega Dissennata, per il troppo studio!>> replicò Ron, cupo.
<<Quest’anno è tutto diverso, Ron. Non essere tragico>> fece lei, infilando l’oggetto sotto il colletto della camicia.
<<E va’ bene…ma oltre a studiare, hai intenzione di passare qualche istante con me, quest’anno, o devo iniziare a far scorta di pergamene per inviarti qualche lettera via gufo, ogni tanto?>> ribatté.
<<Vivremo sotto lo stesso tetto, se non sbaglio…vuoi smetterla di esagerare?>> suggerì, con pazienza, senza smettere di sorridergli. Ginny, che fino a quel momento era rimasta in silenzio ad ascoltare, si drizzò a sedere, schiarendosi la voce.
<<Con quest’affare puoi tornare indietro nel tempo, allora?>> chiese, stringendo gli occhi. <<Insomma, se tu…se tu lo riportassi indietro fino alla notte della Battaglia di Hogwarts….>>. Hermione la bloccò, facendo un cenno di diniego con la testa.
<<la mia GiraTempo è una delle più piccole…non può andare indietro che di qualche ora soltanto>> spiegò, con sguardo dispiaciuto. Sapeva cosa aveva pensato Ginny: tornare indietro fino alla notte in cui Fred, Tonks, Lupin e tanti altri erano stati uccisi e cercare di modificare il passato, era una cosa che probabilmente avevano desiderato tutti loro. Ci fu un lungo attimo di silenzio, quasi imbarazzato. Parlare di morti faceva sempre uno strano effetto.  A Harry tornò in mente il Cimitero dei Caduti e il motivo per cui si era turbato.
<<Devo raccontarvi di una cosa che ho visto>> disse, e Ginny fu lieta del fatto che lui stesse rompendo il silenzio. Raccontò loro tutto, lasciandoli meditabondi per qualche minuto.
<<Malfoy che piange sulla tomba di Silente dopo aver tentato di assassinarlo…>>sussurrò Ginny, incredula.
<<Tutta scena! Forse sperava che qualcuno lo vedesse. E’ sempre stato un grande attore>> borbottò Ron, sdraiandosi sul suo letto e incrociando le braccia sotto la testa. <<Ricordate quando è stato ferito da Fierobecco?>>
<<Non era una scena, credetemi. Era davvero disperato>>precisò Harry, sicuro.
<<Be’, meglio che lo sia. Spero che si senta disperato per quanto campa>> aggiunse Ron, <<e che il cuore gli scoppi>>
<<Ron!>> esclamò Hermione, con un’espressione severa e un po’ scioccata.
<<E’ un doppiogiochista  falso e traditore, se lo meriterebbe>> replicò il ragazzo, affacciandosi a guardarla.
<<Dov’è finita la tua misericordia?>> chiese lei, scandalizzata.
<<Misericordia per Malfoy, Hermione?>> esclamò Ginny, con una risatina nervosa.
<<Che ingenua…lui non ne ha avuto per nessuno, mi pare, da quando lo conosciamo>>
<< Nemmeno per te>> incalzò Ron, con durezza tale da farla sussultare. <<Cos’ha fatto, per tirarci fuori dai guai, a casa dei suoi? E’ rimasto a guardare, e scommetto che si è anche divertito, mentre sua zia si sbizzarriva a…>>
<<Ronald, piantala>> sibilò Ginny, notando che Hermione rabbrividiva al ricordo.
<<Silente diceva che l’anima di Draco non era completamente passata dalla parte del male e fosse recuperabile>> disse Harry, pensoso. <<Kingsley pensa la stessa cosa, e anche molti Auror con cui lavoro. Tutte persone che hanno avuto quasi sempre ragione, da quando le conosciamo>>
<<Quindi anche tu pensi che si debba dimostrare un pochino di misericordia verso quel CATTIVELLO?>> chiese Ron.
<<Certo che lo pensa>> rispose Hermione, << Harry è un Auror e non può fare distinzioni tra Grifondoro, Serpeverde e…>>
<<No, non lo penso>> replicò Harry, interrompendola. Lei si zittì e tutti e tre lo guardarono fissi. <<Per quanto io mi sforzi di rimanere imparziale e cercare di essere comprensivo nei suoi confronti, non riesco a togliermi dalla testa tutto quello che a causa sua e della sua famiglia abbiamo passato. E’ tutto troppo fresco e troppo doloroso e per quanto mi riguarda può piangere sulla tomba di chi vuole fino a essiccarsi>>. Hermione tenne sulla faccia l’espressione scioccata ancora un po’, poi prese la saggia decisione di non ribattere e sospirò, mettendosi in piedi. Raccolse la scatola della GiraTempo dal letto e lisciò con la mano la gonna stropicciata.
<<Dove vai?>> domandò Ron.
<<E’ quasi ora di cena, vado a conservare la GiraTempo in dormitorio e scendo. Mi raccomando, non una parola con nessuno, okay?>>. Ginny si tirò su  e anche gli altri la seguirono.
Nell’andito che portava alla Sala Grande si riversarono molti studenti che andavano a cena. Hermione riconobbe Sally Silk, la nuova piccola Grifondoro. Camminava da sola, seguendo i compagni da lontano.
<<Sally>> la chiamò, allungando il passo verso lei. La bambina si voltò e quando riconobbe Hermione il suo sguardo ancora piuttosto spaesato si illuminò.
<<Hermione, ciao!>> esclamò, emozionata come sull’Espresso per Hogwarts. Qualche ragazzino della sua età si voltò a guardarle, stupito. Sally sgranò gli occhi, quando affianco a Hermione si fermarono anche Ron, Ginny e Harry.
<<Com’è andato il tuo primo giorno a Hogwarts?>>le chiese Hermione.
<<Benino…oh, è ancora tutto un po’ così…capisci?>> provò a spiegare lei, con un po’ di imbarazzo. Attorno a loro si era formato un cerchio di bambini, che li osservavano incantati.
<<Vedrai che tra qualche giorno ti sentirai come a casa>>la incoraggiò. <<Hai già fatto amicizia con qualcuno?>>
<<Veramente, da quando son partita da Londra, sei l’unica con cui ho scambiato qualche parola>> rispose Sally, timidamente.<<La mia compagna di stanza  conosce già delle coetanee e sta sempre con loro>>
<<Datti tempo. Nel mentre, permettimi di presentarti Ronald…>> disse, spostandosi e indicandolo. Il ragazzo allungò la mano e sorrise.
<<Molto piacere, Sally, chiamami Ron>>disse lui, con gli occhi rivolti all’ingresso della Sala Grande, dalla quale poteva vedere i tavoli ancora sforniti di cibo. Non voleva certo perdersi la prima portata.
<<…Lei è Ginny…>>continuò Hermione.
<<Ciao, Sally>>
<<…E conoscerai di certo Harry>> concluse, mentre Harry si chinava verso la ragazzina per stringerle la mano. Sally sorrise radiosa. I compagni della sua età la guardavano ammirati, come se le fosse stato concesso un grosso privilegio e Hermione sperò che fosse servito a procurare a Sally un po’ di attenzioni da parte loro. Ricordava fin troppo bene come fosse stato difficile trovarsi degli amici, al primo anno, e la sensazione di rifiuto che aveva percepito da molti, che la consideravano un’antipatica e insopportabile sotutto, le era rimasta nel cuore per molto tempo. Nemmeno Harry e Ron, l’avevano accettata subito; se non fosse stato per quel Troll di Montagna, nella notte di Halloween, forse non avrebbe mai stretto con loro veramente amicizia.
<<Ma che cosa sta succedendo qui? Perché non si riesce a passare? Sciò!>> borbottò una voce di donna, alle loro spalle, mentre la folla che aveva circondato Hermione e gli altri iniziava a disperdersi, per lasciar passare l’unica insegnante con cui  Harry  aveva sempre conversato con molta riluttanza. L’odore di sherry la precedette di pochi passi. <<Questi mocciosi del primo anno, sempre a creare disordini nei corridoi…Cosa…? Oh! Harry Potter!>> trillò, guardandolo con occhi enormi.
<<Professoressa Cooman…>>sussurrò lui, forzando un sorriso. Hermione fece un cenno a Sally, come a dire “ci vediamo dopo”, e la bambina seguì i compagni in Sala Grande.  
<<Signorina Granger, e la signorina e il Signor Weasley..! Inutile dirvi che avevo previsto tempo fa il vostro ritorno a Hogwarts, per quest’anno. Sapevo tutto, ma non sono stata ascoltata, come sempre>> disse, con sprezzo. <<Vi appropinquavate in mensa, nevvero? Oggi ho deciso di cenare con gli altri insegnanti, sotto insistenza della Preside. Dice che devo conoscere i nuovi professori. Sciocchezze!>> strinse le labbra e sollevò il mento con superiorità. <<Il mio Occhio Interiore mi porta a conoscenza di tutto e tutti. Ma agli ordini non si discute>>. Hermione, Ginny e Ron sogghignarono furtivamente, mentre Harry cercava di non contraddirla. <<Vi trovo in ottima forma fisica e mentale>> aggiunse, scrutandoli uno per uno con fare misterioso, stringendosi addosso gli scialli che aveva attorno alle spalle, <<A parte te, signorina Granger: avverto attorno alla tua persona un’aura negativa di particolare importanza, e sospetto che tu non stia affatto bene come credi, sai?>>. Gli occhi della professoressa si erano ridotti a due fessure che la fissavano come a volerle davvero leggere la mente.(To be continued)
« Ultima modifica: 09 Febbraio 2010, 10:43:03 pm da Fairy » Loggato



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« Risposta #46 il: 09 Febbraio 2010, 06:10:36 pm »

Cavolo, oggi hai postato parecchio! Sono molto indietro, ma non importa, per mia fortuna sono abbastanza veloce a leggere...

Sinceramente a me la FF con Draco innamorato di Hermione mi è piaciuta molto, ma i gusti son gusti... meglio Herm di Pansy... cumunque, sono sicura che come la posterai tu, Fairy, la storia mi piacerà 1 sacco...
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« Risposta #47 il: 09 Febbraio 2010, 06:46:14 pm »

Cavolo, oggi hai postato parecchio! Sono molto indietro, ma non importa, per mia fortuna sono abbastanza veloce a leggere...
Sto postando molto ora perché dovrò ferrmarmi per qualche giorno...parto. 3
Sinceramente a me la FF con Draco innamorato di Hermione mi è piaciuta molto
Anche a me... 15 era una alternativa caruccia. Però preferisco ancora di più la situazione in cui lui la trova interessante e lei continua a detestarlo.... :2  Vado avanti.
(Seguito dell'8° capitolo)
<<Io sto benissimo, professoressa>> replicò Hermione, cercando di nascondere la stizza nella sua voce. La professoressa l’aveva sempre trovata antipatica, per il fatto che Hermione non trovava veridicità nella materia da lei insegnata  e non c’era molta stima reciproca.
<<Oh, questo è quello che credi, cara, ma il mio Occhio mi dice che non è esattamente così>>
<<Cosa vede, il suo Occhio?>> incalzò Ginny, incuriosita. Hermione le lanciò un’occhiata ardente.
<<Non è così semplice, mia cara…L’Occhio non agisce a comando; posso solo dirvi che avverto un pericolo incombere sulla sua testa; forse una malattia grave, o una sciagura…>>
<<Andiamo a cena?>> la interruppe Ron, con poco tatto, impaziente. Aveva appena notato le portate comparire sui tavoli e gli studenti stavano già riempiendosi i piatti.
<<Ti prego, cara, dopo la cena vieni nella mia Torre. Ti leggerò le carte, così potrai toglierti ogni dubbio>> mormorò la professoressa, con voce velata.
<<Le assicuro che non ho nessun dubbio, sul mio stato di salute>>replicò Hermione, con energia, spazientita.
<<Sei sempre stata così scettica, verso la nobile arte della chiaroveggenza…che peccato, una studente così ligia al dovere, e così ottusa di mente…>>. Lo sguardo impietosito dell’insegnante la infastidì al punto che Ron vide Hermione alzare gli occhi al cielo, senza nemmeno cercare di trattenersi.
<<Io non credo di essere affatto ottusa di mente, semplicemente non ho inclinazioni particolari verso la Divinazione>> ribatté, sempre più infastidita.
<<Cara ragazza, sminuire la tua chiusura mentale non ti aiuta ad avere nessun tipo di inclinazione. Rifiutare di conoscere la verità è un sintomo grave>>
<<Cos..? La verità? Ah!>>. La voce di Hermione si era fatta acuta e sprezzante. Gli altri la guardavano preoccupati, pensando che di lì a poco avrebbe potuto tirar fuori la bacchetta magica e lanciare qualche incantesimo alla Cooman. Invece sospirò per calmarsi e incrociò le braccia sul petto.
<<D’accordo: verrò nella sua Torre, così lei si toglierà ogni dubbio>> sbottò, superandola ed entrando in Sala Grande. La professoressa Cooman scosse la testa e fece schioccare la lingua più volte. << La sua poca sensibilità agli echi del futuro è sconcertante…D'altronde non tutti possiedono il Dono della Vista. Quella Lavanda Brown, invece, lei si che capiva la materia…>>. La donna avanzò fino alla Sala Grande, borbottando. Harry, Ginny e Ron la seguirono a distanza, ridacchiando.
<<A proposito di Lavanda, non si è riscritta a scuola; che fine ha fatto, lo sapete?>> domandò Harry, raggiungendo il tavolo di Grifondoro.
<<Per quanto ne so ha dato gli esami al Ministero, Calì dice che dopo la Battaglia di Hogwarts non ha più desiderato tornare qui>> spiegò Ginny, prendendo posto accanto a Hermione, che aveva già iniziato a mangiare.
<<Tutto bene? La Cooman vi ha svelato quale terribile sciagura mi attende? O ha predetto la morte di qualcun altro, mentre non c’ero?>> chiese, sarcastica.
<<Purtroppo no, quindi credo che lo scoprirai solo quando andrai a trovarla>> rispose Ron, addentando con passione il suo pollo arrosto.
<<Voi verrete con me,naturalmente>>
<<Non se ne parla. Sai quanto io sia poco incline a stare in sua compagnia…>>replicò Harry, assaggiando il contorno di verdure.
<<Non vorrete lasciarmi andare da sola da quella svitata impostora!>>
<<Perché hai accettato?>> la rimbeccò Ginny.
<<Avevo scelta?>>
<<Fofefi faffarla fife, Herfiofe…>>farfugliò Ron, con la bocca piena.
<<Dovevo lasciarla dire?>> si alterò Hermione, che si era abituata a capire il linguaggio di Ron mentre mangiava. <<Tu che avresti fatto, al mio posto?>>. Ron ingoiò, e si pulì la bocca sul tovagliolo.
<<Ormai la conosciamo, no? Predice la morte di uno studente tutti gli anni, e non muore mai nessuno…Al terzo anno aveva dato Harry per spacciato, ed eccolo qui. Stai al gioco e vivi serena>>. Dopo la A dell’ultima parola la bocca gli rimase aperta per accogliere la forchettata di arrosto che si era preparato mentre parlava.
<<Quindi non verrete…Bene. Sarò costretta a fare i miei compiti da sola, allora, d’ora in poi, senza poter aiutare nessuno…>> disse tranquilla.
<<Io non ho detto che non vengo! Certo che vengo!>> esclamò Ron, preoccupato. Harry e Ginny ridacchiarono, notando il sorrisetto di vittoria che increspava le labbra di Hermione.
La Torre nord in cui viveva la Cooman era raggiungibile tramite una botola rotonda posta sul soffitto del pianerottolo, alla fine di una stretta scala a chiocciola. Questa era già aperta ed era già comparsa l’argentata scaletta che li avrebbe condotti fin dentro. Hermione salì per prima, titubante e poco convinta, Ron le stette dietro, con l’aria di chi si è pentito di aver accettato.
La stanza era immersa in una penombra giallognola e l’aria tiepida era impregnata di un intenso profumo inebriante.
<<Professoressa…>>sussurrò Hermione, guardandosi attorno e avanzando con molta cautela. Sembrava non ci fosse nessuno.
<<Magari si è addormentata>> suggerì Ron. <<Perché non ce ne andiamo?>>. Le mise una mano sul braccio per riportarla verso la scaletta, ma voltandosi trasalì, facendo sussultare anche la ragazza.
<<Miei cari, siete già qui?>> mormorò, la voce velata della Cooman, la cui testa era spuntata dalla botola in quel momento. <<Prego, sedetevi, farò in un secondo>>. Hermione e Ron la videro portar via da un tavolino tondo, illuminato da una lampada, una serie di calici e bottiglie vuote di sherry. Si sedettero sulle poltrone davanti al tavolino e aspettarono che la donna arrivasse, con un mazzo di carte tra le mani.
<<E’ quasi impossibile non accorgersi di quanta negatività ti circondi, mia cara, bisogna essere proprio ciechi, sai…Scommetto che anche il signor Weasley lo ha notato, nevvero?>>. Lo sguardo enorme della donna lo fissò da dietro gli occhiali.
<<C-certo…>>balbettò lui. Il piede  di Hermione  si scontrò con forza contro il suo stinco, facendolo boccheggiare.
<<Allora, iniziamo, cara. Concentrati e scegli tre carte>>. Le aveva disposte sul tavolino dopo averle mescolate con molta cura. Hermione sbuffò piano, osservandone il dorso dorato che nascondeva le figure degli Arcani. Allungò la mano e indugiò su una carta, prima di scegliere quella affianco. La Cooman la spostò, senza voltarla, e aspettò che scegliesse le altre. Hermione fu svelta. Il profumo dolciastro che invadeva l’intera stanza stava iniziando a farle venire una leggera emicrania e non vedeva l’ora di andarsene.
<<Ecco, voltiamo la prima carta: Il Papa>> sussurrò la strega, stringendo gli occhi e portandosela vicino al volto. <<Io credo che ci sia  una persona, che da poco tempo è entrata nella tua vita, e protegge con energia ciò che fai>> spiegò, con vaghezza. <<Ha fatto in modo di allontanare da te qualche avversità e ti ha aiutato a ritrovare la serenità>>. Nonostante il suo proverbiale  scetticismo, Hermione si fece meditabonda e guardò Ron di sottecchi. Lui le sorrise. Forse pensava che le carte stessero parlando di lui, ma lei aveva tutt’altro nome, in testa: quello di Kingsley. La professoressa si accinse a voltare la seconda carta e scosse la testa con moderazione. <<L’Impiccato. Peccato, avevamo iniziato bene, ma ora…>>
<<Cosa pensa che significhi?>>chiese lei, nervosa.
<<Se tu non avessi abbandonato Divinazione lo sapresti. In realtà è una carta dai molteplici aspetti, e in certi casi non del tutto negativa; ma nel tuo caso, mia cara, credo che significhi che sarai sottoposta a molti sacrifici e la tua vita si troverà spesso in bilico su un sottilissimo filo. Inoltre leggo con chiarezza che il tuo è un martirio continuo a causa dell’ignoranza altrui, e molti tuoi sforzi sono e rimarranno soltanto un’utopia. Ciò che ami, in effetti non ha lo stesso amore verso di te…>>. Hermione strinse gli occhi, fissando la carta con timore. Ron guardava il vuoto, perplesso. La terza carta venne voltata. La professoressa si agitò sulla poltrona. <<Sempre peggio, cara, come immaginavo: Il Matto>>. La ragazza sospirò rumorosamente, scrutando il disegno dell’ Arcano. <<Vedi? Questo è il segno dell’ambiguità. Può essere qualsiasi cosa, come nessuna cosa. La tua bontà di cuore confina con una smisurata ingenuità che potrebbe portarti a commettere gravi ed irreparabili errori, e quindi a farti vivere situazioni insopportabili e molti istanti drammatici. Dovrai fare molti sforzi per non lasciarti andare e non abbandonarti al flusso negativo degli eventi, perché Il Matto allude sostanzialmente ad uno stato di incapacità, un vagare della mente, un’incoscienza momentanea che può portarti alla rovina. Il pericolo è nell’aria>>. La voce strozzata della donna venne coperta da quella di Hermione.
<<La mia mente non vaga e non sono né un’ingenua, né un’incosciente!>> esclamò, un po’ indignata. Aveva immaginato che andando da lei non poteva che sentire un mucchio di sciocchezze senza senso, ma ora iniziava a stancarsi davvero, sentendosi insultata.
<<Se ne sei convinta, non posso certo farti cambiare idea…Ma ora continuiamo, se non ti dispiace. Volterò una carta per te>>. La  strega passò in rassegna le carte rimaste e ne prese una. Prima di voltarla chiuse gli occhi e farfugliò qualcosa a denti stretti. La poggiò sul tavolino nello stesso momento in cui aprì di nuovo gli occhi e trasalì sonoramente, facendo traballare il mobile di legno. <<Il…il Diavolo, cara. Ecco. Quello che temevo>>. La voce della donna tremava incontrollabile e tesa.
<<Che vuol dire?>> domandò Ron, con la fronte aggrottata.
<< Malattia; fatalità; violenza…>>. Ron gemette.
<<Io sto benissimo…e violenza, in che senso…?>> chiese Hermione, confusa.
<<La comparsa del Diavolo, nelle tue carte, è l’inconfondibile presenza del Male, di inimicizia nei tuoi confronti. La tua persona è fatta oggetto di intenzioni malevole da parte di qualcuno>>
<<Da chi?>> incalzò Ron, sporgendosi in avanti. Hermione era sicura di non avere veri e propri nemici pericolosi, non fuori dalle mura di Azkaban, almeno.
<<Le carte non lo dicono>> sibilò la professoressa. << Dovrai dare attenzione perché cospireranno contro la realizzazione dei tuoi progetti, per questo dovrai valutare accuratamente le tue decisioni. La tua magia non potrà essere usata per attaccare, in quel caso, ma solo per difendere e proteggere>>. Il tono drammatico della Cooman stava prendendo il sopravvento sul buonsenso di Hermione, che aveva l’aria turbata. Guardò l’insegnate e per qualche istante si fissarono, senza dire nulla.
<<Professoressa…Come…come finirà? Insomma, concludendo…>> balbettò la ragazza, giungendo le mani e poggiandole sul tavolo.
<<Vediamo, cara…oltre al fatto che suppongo tu passerai gran parte dell’ anno scolastico in infermeria…ti informo subito…>>. La donna impiegò più di un esasperante mezzo minuto, prima di poggiare due dita sull’ultima carta che avrebbe scoperto. Quando lo fece strabuzzò gli occhi e gridò, alzandosi e facendo cadere il tavolino, dal quale volarono a terra tutte le carte. Hermione e Ron erano in piedi e la guardavano spaventati, come se fosse impazzita. Ron, in un inconscio gesto di protezione, aveva messo le mani sulle spalle di Hermione, che si era svincolata piano e si era chinata a raccogliere la carta che la Cooman aveva lasciato andare dopo averla voltata. Guardò la carta, poi la donna.
<<Che significato ha la Torre, professoressa?>> chiese, quasi sotto voce. Ron la sentì respirare velocemente.
<<Mia…mia cara…cara ragazza…>>farfugliò la strega, poggiandosi alla poltrona e portandosi le mani al petto.
<<Cosa vuol dire?>> ripeté Hermione, a voce più alta, mostrandogliela. La donna nascose gli occhi dietro le mani e scosse la testa, gemendo. Poi parve tornare in sé e si accostò a Hermione, prendendole l’Arcano dalle mani.
<<E’ una delle carte più negative…esprime…esprime immensa catastrofe, cataclisma, punizione…>>. Hermione rabbrividì, facendo un passo indietro. <<Fallimento…di-disgrazia….rovina…>>. La donna sembrava sull’orlo di una crisi.<<…brutta fine delle speranze, nonché degli sforzi…mia cara…autodistruzione…e in molti…moltissimi casi….Morte…>>
<<Buona notte, professoressa Cooman>> mormorò Hermione, con un misto di indignazione e paura, girando sui tacchi e raggiungendo la botola con pochi lunghi passi.
<<Mi…mi spiace tanto…>>piagnucolò la professoressa, portandosi la carta sul cuore e stringendo le labbra. Ron salutò con un cenno, sgomento, e la seguì sulla scaletta.
<<Hermione…>> chiamò, provando a starle dietro. Lei accelerò. <<Hermione!>>. La ragazza iniziò a correre per l’andito e sparì alla sua vista, lasciandolo solo. (Fine dell'8° capitolo)
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« Risposta #48 il: 09 Febbraio 2010, 08:58:44 pm »

Sto postando molto ora perché dovrò ferrmarmi per qualche giorno...parto. :(Anche a me... 15 era una alternativa caruccia. Però preferisco ancora di più la situazione in cui lui la trova interessante e lei continua a detestarlo.... :2 
cosa odono le mie orecchie T_T
Non so se potrò accontentarti...ma di certo non troverai qui dentro scene che fanno passare Hermione per una poco di buono e gli altri per dei depravati...detesto questo genere di cose.... :ma: La storia é quasi completa, e non intendo cambiare delle parti, quindi spero tu possa accontentarti di come la farò andare. Sorry!
Certo Fairy ma tu puoi scrivere la storia come vuoi io non ti sto dicendo nulla, il mio era un tono scherzoso 15
Ormai come va va perchè sono abituata a leggere di gente che fa di Draco ciò che vuole T_T ma so che TU hai fatto un buon lavoro perchè hai scritto DAVVERO una bella FanFiction 15
Non vedo l'ora di leggere il seguito ghh

ps.c'è una certa parolina, detta da Draco, s******** 15 meglio mettere gli asterischi per attenersi al regolamento del forum :-)

continua così :-*
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« Risposta #49 il: 09 Febbraio 2010, 10:13:25 pm »

Vogliamo il seguito hehe
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« Risposta #50 il: 09 Febbraio 2010, 10:58:47 pm »

Certo Fairy ma tu puoi scrivere la storia come vuoi io non ti sto dicendo nulla, il mio era un tono scherzoso 15
Anch'io cercavo mortificata di giustificarmi, il mio tono era molto supplichevole, credimi...so cosa significa, quando ti piace un personaggio, lo immagini in un certo modo e invece viene plasmato male dagli altri... :-[
Ah, e grazie per avermi ricordato della parolina!!!  :P E' l'unica in tutta la fan fiction, e mi sembrava ci stesse bene detta da lui...ma ragionevolmente qui non dobbiamo farla apparire... 15 corretta!
Cap.9
Coincidenze sospette
“E se non fosse solo
Un caso?”
Quando Ron era riuscito a raggiungerla erano quasi giunti davanti al ritratto della Signora Grassa.
<<Ti vuoi fermare un attimo, dannazione?>> le aveva urlato. Lei si era finalmente fermata ad aspettarlo, con gli occhi rivolti ai propri piedi. << Non avrai dato retta alle sciocchezze che ha detto?>>le chiese, cercando di incrociare i suoi occhi. << Son le stesse che prevede per uno studente diverso tutti gli anni, lo sai>>. Hermione sollevò il viso e lui vi lesse fastidio e disagio.
<< Non credo ad una sola parola, delle buffonate che ha detto>> assicurò. <<Non è stata nemmeno varia, tra l’altro. Solo che…sentirle in questo modo fa un certo effetto. Volevo solo allontanarmi il più possibile da lei…non la sopporto. Credo che mi odi,e ha detto quelle cose solo per spaventarmi>>
<<Non ti odia, Herm>> fece lui, scuotendo la testa e poggiandole le mani sulle braccia. <<Magari le stai…giusto un pochino antipatica. L’hai impermalita fin da quando hai sminuito la sua materia, al terzo anno, che cosa pretendi? Dai>> disse, cingendole le spalle, << raggiungiamo gli altri, così glielo raccontiamo e si fanno due risate>>. Ron pronunciò la parola d’ordine e il ritratto si aprì per lasciarli passare. Ginny e Harry sedevano sul divano davanti al fuoco, accoccolati l’uno vicino all’altra ad aspettarli, con la Gazzetta della Sera tra le mani. Hermione raccontò loro tutto quanto, ma stranamente non riuscì a far ridere nessuno dei due. Ginny, in particolare, sembrava sconcertata.
<<E’ tremenda. Come hai fatto a resistere fino alla fine?>> disse, disgustata.
<<Davvero è saltata fuori la Torre? Ne sei proprio sicura? Non hai raccolto per sbaglio la carta sbagliata, quando le è caduta?>> domandò Harry, particolarmente  interessato.
<<Ne sono certa, Harry. E poi, se non fosse stata quella carta, non avrebbe gridato come una forsennata, buttando tutto all’aria in modo istrionico…>>. La imitò, facendo ridere Ron. Harry fissò le fiamme del fuoco e tra i suoi ricordi si fece spazio la carta della Torre che la Cooman gli aveva fatto vedere qualche anno fa in un corridoio di Hogwarts, e pensò a come in quel momento lui non gli avesse dato peso. La professoressa pensava che un grave pericolo incombeva, allora. Che fosse stata una coincidenza o no, qualche ora dopo i Mangiamorte erano riusciti ad entrare nel castello, aiutati da Malfoy, e Albus Silente era stato ucciso. Quando si riscosse, guardando Hermione con aria preoccupata, loro avevano già cambiato argomento. Parlavano di Quidditch, e degli allenamenti che sarebbero iniziati a fine settimana.
<<Hermione, devi stare attenta>>suggerì, interrompendoli, terribilmente serio. Ginny, Ron e Hermione si zittirono e lo fissarono perplessi. <<La Cooman sarà anche stravagante e ammetto che spesso non è attendibile, ma non sottovalutare troppo tutto quello che ti ha detto>>. Hermione sollevò un sopraciglio.
<<Detto da te, che eri il suo Oggetto preferito, suona molto strano…quante volte ti ha predetto la morte?>> chiese, ironica.
<<Stai tralasciando un particolare importante, però>>
<<Quale?>>
<<La professoressa Cooman è l’artefice della Profezia che riguardava me e Voldemort e, come dire…ci ha azzeccato, in un certo senso>>. Harry la vide perdere colore velocemente e si pentì di averlo detto. Forse sarebbe stato meglio lasciare che non le credesse e basta.
<<Oh, andiamo, Harry, la lettura delle carte è molto diversa da una vera e propria Profezia>> sbuffò Ron. <<Un po’ come la lettura dei fondi di té, no? Lasciano molto alla libera interpretazione>>
<<Senza contare>> riprese Hermione, che cercava in ogni modo di dar torto alla professoressa, <<che il mazzo che utilizza è sempre lo stesso, e ormai riconoscerà le carte anche se sono coperte. Scommetto che ha lasciato quella carta infausta per ultima apposta!>>. Harry non insistette e l’argomento cadde. Non ne parlarono più, e col poco tempo che rimase loro per chiacchierare, e fare qualsiasi altra cosa al di fuori dei compiti, per qualche giorno dimenticarono quasi l’episodio.
Trascorsero così gli ultimi giorni di settembre e iniziò un freddo e ventoso ottobre, intervallato da giornate di pioggia scrosciante e altre di calma autunnale, nelle quali ebbero la possibilità di frequentare tutti i corsi scelti e conoscere meglio gli insegnanti. Scoprirono quanto fosse noioso il nuovo insegnante di Trasfigurazione, quanto fossero interessanti le lezioni del professor Mckmarck e quelle della professoressa Jones, e trovarono che gli allenamenti nella Sala speciale fossero molto simili alle lezioni che Harry aveva impartito agli studenti nella Stanza delle Necessità ai tempi dell’Esercito di Silente. Harry aveva riunioni settimanali con gli Auror di pattuglia, e il suo compito, noioso ma non pesante, era quello di pattugliare i corridoi, per qualche ora durante la sera, a turno con altri Auror, coperto dal suo Mantello dell’invisibilità; una volta la Torre di Grifondoro, in cui non capitava mai niente di particolare, una sera quella di Corvonero, certe volte,  ma molto raramente, i sotterranei di Serpeverde e altre quello di Tassorosso.
Hagrid fu molto lieto di avere Hermione tra i suoi corsisti e quando andavano a trovarlo passava  metà del tempo a chiacchierare solo con lei, per organizzare le lezioni, ottenendo sempre utili suggerimenti dalla ragazza. Benché sembrasse che i corsi scelti da Ron e Harry fossero più che sufficienti per occuparsi tutto il tempo, comprese le ore buche, Hermione fu capace di frequentare i due corsi in più senza troppa fatica, grazie alla GiraTempo che la Mcgranitt le aveva prestato. Girava per il castello carica di libri, tra la Sala Grande, la sala comune e la biblioteca, gli impegni segnati dal tintinnare del suo Orologico da polso, e Harry e Ginny non poterono fare a meno di notare la sicurezza con la quale si muoveva, una sicurezza che non aveva più avuto da molto tempo. A differenza di Ron, che invece sembrava seccato dal fatto che avevano poco tempo per stare insieme “senza quegli stupidi libri sotto gli occhi a fare da terzo incomodo”,e non dava molta importanza al lieve cambiamento di Hermione.
<<Ma non vedi come è più tranquilla, da quando siamo a scuola? Lasciala in pace>>lo rimproverò Ginny, quel sabato, mentre tornavano dagli allenamenti di Quidditch assieme a Harry. Quella era di certo la parte più divertente del suo incarico da Auror Segreto a Hogwarts. Il tempo era peggiorato ed erano umidicci e infreddoliti.
<<Ma non fa altro che studiare, studiare, e studiare…e sembra che non le basti, perché ha preso un volantino dalla bacheca in cui c’è scritto che Madama Chips terrà un corso di Primo Soccorso Magico, per chi fosse interessato, e secondo te come finirà? Che seguirà anche quello, e io potrò vederla giusto per i pasti>>
<<Ognuno ha le sue passioni, Ron. Se studiare la fa star bene…>> disse Harry, appoggiando Ginny.
<<Oh, certo…vedrai in prossimità degli esami, come starà bene>>. Harry si fermò e lo guardò con un sorriso beffardo.
<<Perché ti lamenti di quanto studia e poi le chiedi aiuto per i tuoi compiti? Quando deve suggerirti non ti da’ fastidio che lei sia informata e possa darti una mano>>. Ron arrossì.
<<Okay, però potrebbe almeno smettere di sferruzzare berretti per gli elfi, mentre sediamo in sala comune da soli…>>
<<Su questo posso darti ragione…Ma cosa ne fa? Non l’ho più vista nasconderli tra le cartacce come faceva sempre per farli trovare  agli elfi incauti>>
<<Non chiederlo a me. Ogni tanto tira fuori l’argomento C.R.E.P.A., dicendo che lo vuole ufficializzare  al Ministero come associazione benefica, ma non so che altro dirti>>. Harry e Ginny risero.  Avevano raggiunto la sala comune, gremita di gente. Molti studenti erano chini sui tavolini a finire dei compiti e a studiacchiare, altri chiacchieravano allegramente sulle poltroncine, qualcuno giocava a Gobbiglie o a scacchi dei Maghi, una coppia di bambini del secondo anno stavano scambiandosi delle figurine vinte nelle Cioccorane. Videro Calì conversare con Neville poco distanti da loro, e Hermione, seduta al tavolino coi cinque bambini del primo anno, intenti a guardarla mischiare degli ingredienti in un piccolo calderone di rame, mentre spiegava loro alcune cose. Attorno al calderone c’erano varie provette, calici di vetro con misture e liquidi strani, barattolini colorati. I ragazzini pendevano dalle sue labbra. Sally Silk non smetteva di fissarle il volto, e a Harry tornò in mente la statua dell’elfo domestico posta all’ingresso del Ministero rivolta alla statua della strega. Aveva la stessa espressione adorante.
<<Ci manca solo che faccia lezioni private ai nanerottoli, ora>>commentò Ron, poggiando la scopa alla parete, imitato da Harry e Ginny.
<<Perché non la finisci, Ron? Mentre lei era qui, da sola, tu ti stavi divertendo agli allenamenti di Quidditch; devi lamentarti proprio di tutto quello che fa?>> sbottò Ginny, piantando le mani sui fianchi.
<<Dicevo tanto per dire>> replicò lui,  a bassa voce. Hermione li vide e sorrise, salutando con la mano. Poi si alzò, puntò la bacchetta contro il calderone e fece sparire il contenuto.
<<Mi raccomando, non provatelo da soli, e non lasciate in giro gli ingredienti>> disse e si congedò dal tavolo dei bambini, che la seguirono con lo sguardo finché non raggiunse gli altri.
<<Già finiti, gli allenamenti? Com’è andata?>> chiese, avvicinandosi a Ron e sollevandosi sulle punte dei piedi per dargli un bacio.
<<Bene, direi. La squadra è praticamente composta dagli stessi elementi di due anni fa>> rispose Harry. <<Ora però sono tutti più grandi, più forti, più veloci… dovresti vedere Ron: ha fatto certe parate…>>
<<Oh, sono un po’ arrugginito, a dire il vero>> fece lui, provando a fare il modesto, ma aveva gonfiato il petto, orgoglioso.
<<Davvero? Ai prossimi allenamenti verrò a vedervi, allora. Sono curiosa>>
<<Sicura di averne il tempo?>> la stuzzicò lui.
<<Sei incorreggibile, Ronald>> mormorò Ginny. <<Vado a cambiarmi>>. Dean e Seamus entrarono in sala comune ridendo sguaiatamente, agitando una grossa bottiglia verde scuro, che aveva tutta l’aria di non essere l’acqua minerale  descritta dall’etichetta.
<<Ehi, gente! Solo per chi è maggiorenne, naturalmente…qualcuno vuole un aperitivo?>> chiese Dean, a voce alta.
<<Dobbiamo festeggiare>> aggiunse Seamus, poggiando la bottiglia sul tavolino in cui i ragazzini del primo anno studiavano Pozioni. <<Coraggio, piccoletti, via di qua, ci serve il tavolo>>
<<Che cosa festeggiate?>> chiese Ron, ignorando l’occhiata di rimprovero che Hermione stava dando al ragazzo per aver cacciato i bambini.
<<Otto anni di amicizia>> rispose Dean, dando una pacca alla spalla di Seamus. Fece apparire dei calici sul tavolino e agitò la bottiglia, dopodichè la stappò e iniziò a versarne il contenuto. Seamus prese a distribuire i calici.
<<Harry, Ron, forza: anche voi. Hermione, dai…Un brindisi assieme a noi!>>li incoraggiò Dean, facendo loro cenno di avvicinarsi.
<<Ma che cos’è?>>chiese lei, titubante.
<<Il miglior idromele di Madama Rosmerta, tesoro>>rispose lui che, dai modi,sembrava aver già assaggiato la bevanda. Ron lo guardò torvo.
<<E’ proibito portare al castello bevande alcoliche>>replicò Hermione, con un’espressione tutta sua.
<<Ma questa è acqua minerale>> disse Seamus, ridendo, mostrando l’etichetta. Avevano imbrogliato mastro Gazza col solito vecchio trucco. Diede un calice pieno a Harry e ne passò uno a Ron. Si girò verso il tavolo, cercando un altro calice da dare a lei.
<<Ma son finiti? >>chiese a Dean. Il ragazzo si sporse sul tavolino, ne prese uno di quelli che avevano i bambini e lo riempì fino all’orlo. Glielo spinse tra le mani e si allontanò per salire in piedi su una poltrona. Seamus lo raggiunse e salì assieme a lui.
<< Agli amici più cari!>> urlò Dean, sollevando il braccio. I calici vennero spinti in alto e ci fu un gran chiasso. Harry guardò Ron e gli avvicinò il proprio calice, Hermione fissava il suo con molta riluttanza.
<< E’ solo un brindisi >>sussurrò Harry, divertito dal suo cipiglio. <<Anche la nostra amicizia, dura da otto anni, non è una cattiva idea, festeggiare>>. Lei strinse le labbra, poi sorrise, accondiscendendo. Avvicinò il suo calice e lo fece tintinnare contro quello degli altri.
<<Alla nostra amicizia, allora>> mormorò. Bevvero e risero di Dean e Seamus che saltellavano sulla poltrona.
<<Quei due devono esseri scolati qualcos’ altro, prima di questo idromele>>intimò Ron.
<<Se la Mcgranitt li vedesse…>> sussurrò Hermione. <<Però non abbiamo aspettato Ginny!>>
<<Hai ragione!>> Esclamò Harry. <<facciamo così: tienici i bicchieri da parte, io e Ron andiamo a toglierci questa divisa sportiva e quando torniamo facciamo un altro brindisi con lei>>. La lasciarono in sala comune e fecero a grandi passi la scalinata che portava ai dormitori maschili.
<<Domani andiamo a Hogsmeade anche noi, eh? Ho voglia di fare un giro da Zonco, e di assaggiare qualche nuovo dolce da Mielandia>>disse Ron, sfilandosi il pesante maglione della divisa da Quidditch e buttandolo su una sedia al lato del letto.
<<Perché no? E’ un secolo, che non facciamo una gita>>rispose Harry, eccitato all’idea di una giornata tutta per loro. <<or che siamo maggiorenni possiamo uscire dal Castello agli orari consentiti senza problemi>>
<<Dopo chiediamo alle ragazze. Tu puoi lasciare il castello, giusto?>>
<<Devo comportarmi come uno studente normale, quindi sì, ovviamente>>. Presero i loro mantelli e scesero di nuovo in sala comune, cercando Hermione e Ginny con lo sguardo, ma non le videro. Molti studenti stavano già  scendendo per cena.
<<Forse Hermione è salita in dormitorio a chiamare Ginny>> ipotizzò Harry, lanciando un’occhiata alla scala.
<<Ehi, che fine ha fatto la mia scopa?>> esclamò Ron. Appoggiate alla parete c’erano solo quella di Ginny e quella di Harry.
<<L’ha presa Hermione>> rispose Dean, allegramente, bevendo un altro sorso di idromele. <<Ha detto che aveva un’improvvisa voglia di provare una Finta Wronsky>>. Ron e Harry si guardarono con aria stolida. Era davvero molto improbabile, dato che Hermione non aveva mai volato troppo volentieri, ancor meno era attirata dal Quidditch.
<<Non dire idiozie. Dai, dov’è, la mia scopa?>> ripeté Ron. <<E che fine ha fatto Hermione?>>. Ginny comparve in quel momento, senza di lei.
<<Hai visto Hermione, Ginny?>> chiese Ron.
<<Non era con voi?>> chiese la ragazza, aggrottando la fronte.
<<Per la barba di Merlino!>> brontolò un bambino del primo anno, cercando qualcosa sul tavolino in cui poco prima era seduto coi suoi compagni, <<ma chi accidenti ha fatto sparire il mio Succo Zuccoraggioso alla Zucca? Era in un calice qui sopra…>>. Harry elencò mentalmente gli effetti collaterali della bevanda creata da George Weasley l’estate prima, e il suo cuore perse un colpo: …fa scomparire temporaneamente il senso della paura. Avvertimenti: mischiata con bevande alcoliche causa eccesso di sicurezza, sconfinamento nell’imprudenza, perdita del senso della misura, in alcuni casi confusione e testa calda…” D’un tratto gli venne un dubbio atroce.
<<Dean, hai preso i calici da quel tavolino?>> chiese, serio.
<<Certo, gli ho fatti comparire io>> rispose il ragazzo, brindando ancora con Seamus. <<Ne vuoi un altro po’?>>
<<Non gli hai fatti comparire tutti tu…Sei sicuro che Hermione abbia preso quella scopa e sia uscita?>> incalzò, agitato.
<<L’ho vista anch’io, Harry>> rispose Calì, dal divano. <<Sì, è uscita con la scopa tra le mani, ma non so perché>>
<<Corri, Ron…potrebbe fare qualche sciocchezza>> disse Harry, afferrando la sua scopa e passandogli quella di Ginny.
<<Ma…cosa…>>balbettò Ron, senza capire.
<<Forse a Hermione è stato dato un Succo Trucco Weasley misto a idromele per sbaglio. Corri>>.(to be continued)
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« Risposta #51 il: 10 Febbraio 2010, 02:09:05 pm »

Oddio povera Hermione xD
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« Risposta #52 il: 10 Febbraio 2010, 03:24:16 pm »

Allora, ieri sera, in 3 ore, mi sono messa in pari con la lettura, almeno fino al mio ultimo post...
E devo rinnovarti i miei complimenti: è Meravigliosa... anche se alcune volte non riesco bene a capire chi è che parla...

Quand'è che parti, di preciso? Tanto x farmi 1 idea....

Aspetto con ansia il seguito!
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« Risposta #53 il: 10 Febbraio 2010, 04:17:42 pm »

anche se alcune volte non riesco bene a capire chi è che parla...

Mi fai capire esatamente dove? O_o può essere che io abbia tralasciato delle frasi...e magari non si capisce per quello!!
Parto venerdì...per tr giorni di sicuro non potrò pubblicare nula, poi si vedrà...
ecco perché cerco di postarne il più possibile! 15

(seguito al 9° capitolo)
Si precipitarono fuori dalla sala comune, seguiti da Ginny, che non  aveva capito niente, ma si era talmente allarmata che non aveva fatto domande. Sulle scale incontrarono Pix, il Poltergeist , che rideva a crepapelle.
<<Ehi, anche voi fuori per un giretto prima di cena?>> Chiese, ironico. << Posso venire con voi? La Nata Babbana non mi ha voluto…>>
<<Dov’è andata, Pix?>> chiese Harry.
<<E’ appena uscita dal portone. Ha detto che si stava annoiando e voleva fare qualcosa di diverso dal solito…>>
<<Perché non l’hai fermata? E non c’è un Auror di guardia al portone?>> urlò Ron.
<<Niente Auror! Io ho provato, ho provato…mi ha lanciato queste, in omaggio!>>. Lanciò loro addosso due scarpe, che riconobbero per quelle di Hermione. Ron le raccolse interdetto, le legò al manico di scopa, e riprese a correre giù per la scala, seguito dagli altri. Appena raggiunsero il portone esterno trovarono due calzini bianchi, abbandonati sui gradini; salirono sulle scope – Ginny con Harry – e presero quota per cercarla.
<<Vuoi spiegarmi, ora, per favore?>> urlò Ginny, sopra il suono del vento. Harry le raccontò velocemente quello che pensava fosse successo, senza smettere di cercare. Avevano raggiunto il campo da Quidditch, e lo sorvolarono a bassa quota, guardando ovunque.
<<Non si vede da nessuna parte…siamo certi che sia uscita dal Castello?>> chiese Ron, nervoso.
<<Forse non è venuta qui al campo…>> suggerì Ginny.
Volarono scrutando tra gli spalti, poi risalirono e  fecero per virare verso la Foresta Proibita, ma in quel momento videro una piccola luce venir fuori dagli spogliatoi delle squadre; qualcuno aveva la bacchetta accesa e si dirigeva verso il centro del campo. Riscesero piano e quando furono vicini tirarono un sospiro di sollievo, scoprendo che si trattava di lei. Aveva tra le braccia il baule che conteneva i diversi tipi di palla per giocare a Quidditch e lo stava appoggiando a terra.
<<Hermione!>> chiamò Ron, atterrando vicino.
<<Oh, ciao, Ron! Anche tu qui?>> disse lei, con un risolino strano.
<<Che stai facendo?>>. Harry e Ginny scesero dal manico di scopa, affiancandosi a lui.
<<Niente di che. Vuoi giocare un po’ con me?>> fece, con sguardo furbo. Aprì il baule e prese il Boccino d’oro.
<<Come hai fatto a prendere queste cose? Era tutto sotto chiave>> chiese Harry, provando ad avvicinarla furtivo. Notò, sbalordito, che lei aveva arrotolato i jeans  fin sotto il ginocchio.
<<Dovresti saperlo, sei un mago>>rispose Hermione, agitando la sua bacchetta maliziosamente. Ginny non riuscì a trattenere una risatina. Vedere Hermione in quello stato era così strano e buffo…
<<Herm, fa freddo, non hai nemmeno un mantello addosso, sei scalza e stai infrangendo un po’ di regole della scuola…>>
<<Oh, Ronald, come sei noioso!>>sbottò lei, facendo una smorfia e lasciando il Boccino, che prese a ronzare attorno a loro. <<Regole, regole, regole…E quante volte devo dirti, che non devi chiamarmi così?>>
<<Okay, ma andiamo dentro>> replicò lui, spazientito, accostandosi. Hermione rise, tornando indietro e mettendo una mano sopra il manico di scopa che aveva rubato.
<<Su!>> esclamò, e questo si sollevò fino a volarle tra le mani.
<< No…Hermione…aspetta…>>. Lei buttò una gamba oltre il manico e nello stesso momento in cui sia Harry che Ron provavano ad afferrarla si librò in aria talmente velocemente che le teste dei due ragazzi si scontrarono dolorosamente.
<<Vediamo chi prende prima il Boccino!>> urlò Hermione, sempre più in alto.
<<Hermione, non sei in te! Andiamo al castello, ora!>> ribatté Ron, strofinandosi la testa e inseguendola sulla scopa di Ginny. Harry prese la sua e vi salì.
<<In due saremmo più lenti>> disse, a Ginny, <<Stai qui, mi sa che sarà più difficile di quanto pensassi>>. Prese quota e raggiunse Ron. La rincorsero per un po’, provando a convincerla a fermarsi e scendere, ad acciuffarla al volo a tradimento, ma era talmente veloce e imprevedibile che ogni volta che sembrava ci stessero riuscendo cambiava direzione e la perdevano. Andarono avanti per molti minuti, e il vento si era rafforzato. Si fermarono a mezz’aria, vicini, respirando velocemente.
<<Ma non  avrà freddo, miseriaccia?>> si lamentò Ron, stringendosi il mantello addosso. Era volata così in alto che sembrava sfiorare le nuvole.<Mi sto gelando, e sono ben coperto…>>
<<Credo che sia così fuori di testa, in questo momento, che il suo corpo non se ne accorge>> ipotizzò Harry, guardandola incredulo. Non l’aveva mai vista volare così bene. <<Quel Succo Zuccoraggioso potrebbe essere miracoloso alle partite di Quidditch, eh? Se fa volare così lei…perché non la prendiamo in squadra?>>
<<Scusa se non rido…>>borbottò Ron, rabbrividendo.
<<Stiamo al gioco. Prendiamo quel dannato Boccino, Ron, così si fermerà da sola! Prima che…>>
<<Oh Dio…Si schianterà!>> urlò Ginny. Hermione si era lanciata in picchiata da un’altezza impressionante.
<<Fermati! Hermione, fermati!>> gridò Ron, agghiacciato. Ginny corse lontana dal centro del campo e andò ad appiattirsi contro la parete degli spalti. Harry tirò fuori la bacchetta magica, pronto a lanciarle qualsiasi Incantesimo di Protezione gli fosse venuto in mente perché non si spiaccicasse, ma all’ultimo istante, prima che Harry lo pronunciasse e lei potesse colpire il suolo, Hermione interruppe la picchiata e ne uscì, volando di nuovo verso l’alto, ridendo divertita.
<<Piaciuto, pivelli?>> gridò, allegra. Ron e Harry si guardarono intontiti, Harry con la bacchetta ancora puntata a terra.
<<Era una…una Finta Wronsky perfetta…>> sussurrò.
<<Non avrà mica preso lezioni da Krum…vero?>> domandò Ron, perplesso.
<<Quanto dura, l’effetto di quella robaccia che ha bevuto?>> urlò Ginny, da terra.
<<Dipende da un sacco di cose: quanto alcool gli è stato aggiunto, quanto regge la persona che lo beve…>> rispose Ron. Grida di euforia attirarono la loro attenzione in alto.
<<L’ho preso! L’ho preso!>> esultava Hermione, col Boccino stretto tra le mani.
<<Brava!>> si congratulò Harry, tentando di avvicinarsi per l’ennesima volta.<<Saresti un ottimo Cercatore. Perché non ne parliamo a cena?>>. In effetti era stata incredibilmente abile: il Boccino era quasi imprendibile di giorno, al buio si vedeva a stento.
<<Dici sul serio, Harry?>> chiese lei, contenta. Harry non le rise in faccia per non rovinare tutto.
<<Ma certo!>>. Era vicinissimo. Gli ricordò molto l’espressione sciocca che aveva avuto Ron quando aveva mangiato i cioccolatini ripieni di pozione d’amore di Romilda Vane. In contemporanea aveva l’aria stanca. Forse l’effetto del Succo Trucco stava svanendo. Ron gli andò dietro con cautela.
<<Okay>>accondiscese, lei, sospirando. << Prima però, vorrei riprovare>>
<<Riprovare cosa?>>
<<A prendere il Boccino!>> e detto questo tirò fuori la bacchetta e con un Incantesimo non Verbale lanciò il Boccino a tutta velocità verso la Foresta Proibita.
<<No!>> gridò Ron. Era ripartita a razzo.
<<Ne ho abbastanza! Fermiamola!>> ruggì Harry, scendendo a prendere Ginny. Quando risalì, Ron si accostò a loro in volo, affannato.
<<Harry, l’ho persa>> disse, teso. <<Mi son distratto un attimo a guardarvi e ora non la vedo più!>>
<<Non può essere troppo lontana; andiamo!>>. Spinsero i loro manici di scopa nella direzione presa dal Boccino e sorvolarono la Foresta Proibita, continuando a guardarsi attorno. Il cielo era coperto da nuvole pesanti e il vento spirava gelido e fastidioso. Dal lago iniziavano a sollevarsi grossi banchi di nebbia.
<<Harry! Lassù, tra le nuvole!>> urlò Ginny, indicando in alto. L’ombra scura di Hermione era appena sbucata dalle nubi e sfrecciava ad altissima velocità sulle loro teste. Harry vide Ron partire a razzo verso lei e in contemporanea udirono un chiaro grido di terrore e Hermione prese a zigzagare pericolosamente nel buio.
<<Dannazione…E’ tornata in sé e ha perso il controllo del manico…!>> esclamò Harry, alle calcagna di Ron. <<Ma dove sono gli Auror? Non se ne vede nemmeno uno!>>.
Arrivarono così fino ai confini di Hogsmeade. Sentirono Ron chiamarla con disperazione, a qualche metro sotto di lei, per cercare di darle dei consigli per fermare il manico di scopa, ma Hermione sembrava non aver sentito, o non essere in grado di fare le manovre giuste. Il manico di scopa si piegò verso il basso e cadde in picchiata, evitando di scontrarsi con Ron solo grazie alla manovra decisa del ragazzo, che fece una capriola e si rimise all’inseguimento. Virò di nuovo, riprese quota e sempre più veloce tirò dritto. Ora tutto sembrava meno buffo e divertente e Harry si sentì in colpa per aver pensato che lo fosse. Pensò con terrore che se non si fosse schiantata da qualche parte si sarebbe congelata per il freddo. D’un tratto gli tornarono alla mente la professoressa Cooman e le sue predizioni nefaste  e con uno scatto fulmineo spinse la scopa a tutta velocità, cercando di raggiungere Ron.
<<Harry, devi farmi scendere di nuovo>> gridò Ginny, <<siamo troppo pesanti, in due, meglio se sei solo!>>
<<Okay! Tieniti forte!>>. Virò e scese quasi in picchiata a terra, nella strada principale innevata di Hogsmeade, fermando la scopa con un atterraggio abbastanza morbido. Ginny saltò giù appena prima che lui ripartisse. Si strinse nel mantello e con lo stomaco stretto per l’angoscia iniziò a scrutare il cielo nero, mentre il suo respiro affannato creava piccole nuvole di vapore davanti al suo viso. Poteva vederli tutti e tre, sfrecciare all’impazzata l’uno dietro l’altra. Le loro voci concitate le arrivavano a raffiche, assieme al vento, senza che potesse capire cosa dicessero. Hermione era talmente veloce che a tratti la perdeva di vista, e capiva dove fosse solo perché Harry e Ron la inseguivano. Per alcuni minuti si rincorsero nello stesso tratto di cielo, poi il manico di scopa di Hermione scese di nuovo in picchiata, impazzito, e virò un attimo prima di toccare terra, per proseguire a bassa quota lungo la via principale. Ginny si appiattì contro il muro di cinta di una casa per non essere investita e in quel momento vide un’altra persona scansarsi dalla strada e urlare contro Hermione. Riconobbe la gigante mole di Hagrid, che tornava da una delle locande verso il Castello e gli corse incontro.
<<…Brutto pirata…ma chi ti credi di…!>>
<<Hagrid! Quella era Hermione!>> lo interruppe Ginny.
<<Cosa…? Ma cosa diavolo…le si è spappolato il cervello per il troppo studio?>> esclamò il mezzo gigante, incredulo. Lei iniziò a raccontare, mentre correvano insieme nella direzione che Hermione aveva preso, e Hagrid accelerò il passo, preoccupato. Harry e Ron le erano sempre alle calcagna. La scopa vibrava sempre più incontrollata e pericolosa e ogni tentativo di fermarla senza farle male sembrava inutile. Più di una volta i due ragazzi avevano provato ad afferrare la scopa, o a prendere Hermione per un braccio, ma le manovre folli del manico di scopa avevano reso vano ogni tentativo. La sentirono gridare e singhiozzare terrorizzata, in maniera sempre più flebile. Chissà, probabilmente si stava chiedendo che accidenti ci faceva in sella ad una scopa a quell’ora…Si era chinata sul manico, aggrappandosi con le braccia e Harry fu sicuro che non guardava nemmeno dove stava andando.
<<Ron, tagliale la strada! Non abbiamo scelta!>> Urlò Harry, intirizzito dal freddo. Si chiese in che condizioni potesse essere lei, visto che lui aveva addosso anche il mantello pesante.
<<Potrei farle male, Harry!>>esalò Ron, il viso arrossato dal gelo.
<<Superala, mettiti davanti a lei, io proverò a fermare la scopa con un Incantesimo!>>
<<E se colpisci lei?>>
<<Di questo passo finirà assiderata! Non abbiamo molte alternative!>>. Ron sembrò riflettere, poco convinto.
<<Sbrigati, Ronald!>> strillò Harry, dilatando gli occhi e sfoderando la bacchetta magica, vedendo che Hermione era diretta a una velocità incredibile contro un edificio. Ron si lanciò ancora dietro di lei, spingendo la scopa di Ginny al massimo della velocità. Le fu affianco in pochi secondi e provò di nuovo ad afferrarla, ma non ci riuscì. Si arrese e decise di tentare quello che Harry gli aveva consigliato, e con un ultimo scatto la superò di moltissimi metri , poi sterzò all’improvviso e si fermò a poca distanza dall’edificio, aspettandola. Dietro Hermione, Harry urlò la formula di un Incantesimo, che colpì in pieno il fascio di steli di saggina ed erica che costituivano la coda.”Immobilus!”. Il manico si fermò così di colpo che Hermione venne sbalzata in avanti con violenza e velocità, tanto che Ron mancò la presa e lei precipitò nel vuoto, urlando. Entrambi piombarono su lei, ma stavano raggiungendo il suolo così in fretta che tutti e due capirono che non sarebbero riusciti ad afferrarla e controllare i loro manici di scopa in tempo per non finire tutti spiaccicati sulla strada. Ginny e Hagrid gridarono disperati, Ron lasciò il proprio manico di scopa e si buttò su Hermione, avvinghiandosi a lei, precipitando a testa in giù.
<<Nooooo!>> Strillò Harry, rallentando, conscio di non poter più fare nulla, e un attimo prima che i suoi due amici finissero sulla strada, si avvitarono nell’aria, sparendo. (To be continued)
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« Risposta #54 il: 10 Febbraio 2010, 05:16:53 pm »

Dunque, se ricordo bene è in alcune parti dopo che Harry ha visto Draco al cimitero a piangere...
Forse, però, posso aver tralasciato qualcosa io intanto che stampavo... non lo so... oppure ho letto male io...bho! ???

Spero che per il finesettimana ti possa divertire e tornare presto a postare...
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« Risposta #55 il: 10 Febbraio 2010, 06:00:47 pm »

Non so se sarà così divertente... :-\ mah... :-[

(Seguito del 9° capitolo)
Trattenne il fiato, frenando il suo manico, mentre quello di Ginny cadeva a terra. Si guardò freneticamente attorno, notando solo allora la presenza di Hagrid vicino a Ginny, che aveva nascosto gli occhi tra le mani. Dopo qualche secondo, Ron e Hermione si Materializzarono per terra affianco a loro, ancora stretti l’uno all’altra, miracolosamente incolumi. Harry ruggì di sollievo, volando fino a terra e scendendo dalla scopa.
<<State bene?>>esclamò, chinandosi sui due assieme agli altri. Hermione tremava incontrollata, i denti le battevano aritmicamente e aveva le labbra viola di freddo, mentre li guardava con occhi spaventati.
<<E’ congelata>> esclamò Hagrid. <<Ha fatto un bel giretto, ‘sta streghetta, e ci ha fatto prendere una bella strizza a tutti, eh? Da sbarellarsi di paura>>. Si tolse il pesante pastrano e glielo mise addosso. <<Potevi finire davvero male, piccola, ci devi dare più attenzione a quello che bevi>>
<<Sembra un pezzo di ghiaccio, Harry>>sussurrò Ginny, apprensiva, tenendo le mani dell’amica, che respirava con faticosi singulti.
<<E’ fortunata se non ha le stalattiti nei polmoni>> commentò il mezzo gigante, frugando le tasche del pastrano ed estraendone una piccola borraccia argentata.<<Un goccio di brandy potrebbe farci bene, che dite?>>
<<Io credo che ne abbia abbastanza, per oggi, di bibite alcoliche>> lo fermò Harry, scoccandogli un’occhiata eloquente. Hagrid, convenne, annuendo.
<<Di’ qualcosa, Herm...!>>piagnucolò Ron, strofinandole le braccia.
<<N-non…N-n-non…>>balbettò lei, fiocamente. <<…C-c-chiam-m-marmi…c-così…>>. Lui la abbracciò.
<<Cosa c’è in questa tasca, Hagrid? Si muove>> chiese, poi, scostandosi leggermente.
<<Uova di acromantula…forse si sono schiuse>>. Ron fece un balzo, allontanandosi, lasciando Hermione, che cadde  di schiena sulla neve.
<<Sei un cretino, Ron!>> esclamò Ginny. Hagrid si chinò su Hermione e la prese in braccio senza sforzi, avvolgendola bene nel suo pastrano, coprendole meglio che poteva i piedi scalzi e le caviglie nude.
<<Dobbiamo portarla subito al castello, Hagrid…In infermeria>> disse Harry.
<<No!>> ribatté Hermione, sgranando gli occhi. <<In infermeria n-no!>>
<<Non credo tu sia nelle condizioni per decidere>> intimò Ron, con un’occhiata alla ragazza e una alla tasca.
<<N-non voglio!>> si divincolò Hermione, agitata.
<<Ma perché? Hai bisogno di…>>.La voce di Ginny fu coperta da quella  sempre più acuta di lei.
<<No!No!>>
<<Niente infermeria, ti porto nella mia capanna, va’ bene?>> propose Hagrid, paziente. <<Mi sa che l’effetto di quel Succo Ciucco non  è passato ancora…>>intimò, rivolto agli altri.
<<Succo Trucco>> corresse Ron. Hermione smise pian piano di dimenarsi e si accucciò tremante tra le braccia del gigante. Harry puntò la bacchetta contro la scopa rimasta immobile in aria e la liberò dall’Incantesimo. Questa cadde vicino alle altre, lui le raccolse e seguirono Hagrid a grandi passi per stargli dietro.
La capanna era scaldata dalle sinuose lingue di fuoco che traballavano nel camino.
Hermione starnutì, rovesciando gran parte del tè bollente che Hagrid le aveva messo tra le mani dopo averlo versato in una grossa tazza.
<<Scusa>> mormorò, mortificata, soffiandosi il naso.
<<Fa’ niente. Ecco>>. Prese il bollitore e gliela riempì di nuovo fino all’orlo.<<Bevilo caldo, che ti fa’ sentire meglio>>. Lei ne trangugiò qualche sorso, ma stava già meglio. Le aveva fatto mettere i piedi scalzi in un bacile d’acqua calda e le aveva messo un plaid sulle spalle. Harry era seduto al tavolo e Ron sul bracciolo della poltrona sulla quale stava Hermione, mentre Ginny era inginocchiata per terra che grattava la testa di Thor. Tutti avevano la propria tazza di tè tra le mani.
Le avevano raccontato come erano andate le cose e lei si era accigliata tante volte, vergognandosi di sé stessa.
<<Non c’è che dire. Sono proprio un prefetto ideale>> aveva commentato, con sarcasmo, arrabbiata, starnutendo ancora.
<<Non è stata colpa tua, non buttarti giù>> la giustificò Ron.
<<Non ho riconosciuto quel Succo Trucco quando l’ho visto sul tavolo, mentre ero con i bambini del primo anno!>> esclamò, indignata. << L’avrei di certo sequestrato, visto che a scuola sono proibiti tutti i Tiri Vispi…>>. Un altro starnuto la scosse.
<<Metti questo nel tè, altrimenti ti tocca davvero passarci in infermeria, dopo>> disse Hagrid, passandole una boccetta colorata.
<<Cos’è?>>
<<Pozione Pepata, preparata dal professor Lumacorno. Ce ne ho chiesto un po’ perché Thor si é pigliato il raffreddore poco tempo fa, smoccolava ovunque>>. L’aiutò a versarne nel tè  e lei ne bevve a grossi sorsi. <<E’ forte, ti verrà un pochetto di sonno, ma tanto è notte>>
<<Non voglio andare in infermeria>> ripeté cupa, bevendo fino all’ultima goccia.
<<Mica ti mangia, la Chips>> rise Hagrid.
<<Non starai facendo storie per le parole della Cooman, vero?>> chiese Ron, sospettoso.
<<E se anche fosse?>> ribatté Hermione, nervosa.<< “Suppongo tu passerai gran parte dell’ anno scolastico in infermeria”>> fece, imitando la voce velata della professoressa di Divinazione, <<non le darò certo questa soddisfazione così presto!>>
<< Quello che è successo è solo una coincidenza…è stato un caso, niente di più!>>
<<Che ne dici della carta del Matto che ha letto come “un portatore di  uno stato di incapacità, un vagare della mente, un’incoscienza momentanea che può portare alla rovina”? “Il pericolo è nell’aria…”Cosa ti è sembrato, quello che è capitato oggi? E quel che è peggio è che non ho rischiato il collo solo io!>>
<<In effetti c’è mancato davvero poco>> commentò Hagrid, togliendo da una delle tasche del pastrano alcune uova di acromantula che si agitavano parecchio, ma non si erano schiuse. <<Se Ron non avesse avuto la prontezza di Smaterializzarsi con te, sareste una poltiglia colorata sulla via principale di Hogsmeade…>>
<<Oh, Hagrid…>>gemette Ginny, storcendo il naso.
<<Prontezza?>>. Hermione fece una risatina sarcastica e scosse la testa. <<E’ stato incosciente quanto me, e molto fortunato>>
<<Oh, grazie tante. Scusa se ti ho salvata!>>. Ron incrociò le braccia, impermalito.
<<Scusami, Ron. Il tuo è stato un gesto di grande coraggio, in fondo, e non sai cosa significhi per me… ma l’hai fatto per disperazione, senza pensarci: se fossi stato all’interno di Hogwarts saremmo morti entrambi>>
<<E perché, di grazia, se mi è riuscito benissimo?Non mi sono nemmeno Spaccato!>>
<<Perché dentro i confini di Hogwarts, come tutti voi ben sapete, non ti saresti potuto Smaterializzare, ovviamente!>>. Ron tacque, e lo sguardo offeso si trasformò in quello di chi l’ha scampata grossa. Nemmeno Harry ci aveva pensato.
<<Su, su, non arrovellatevici  più>> replicò Hagrid, sdrammatizzando, alzandosi in piedi, scuotendo il pastrano dalla neve e mettendolo vicino al fuoco. <<Ora voi tre tornerete al castello>> ordinò, rivolto a Harry, Ginny e Ron, << qualcuno potrebbe preoccuparsi per la vostra assenza; e senza Auror in giro non è sicuro…>>
<<Che fine hanno fatto gli Auror?>> chiese Harry, aggrottando la fronte.
<<Non lo so. Forse un’urgenza al Ministero, chissà. Non ne vedo uno da molte ore; a lei penserò io, ci darò da mangiare e più tardi la riaccompagnerò in sala comune>>
<<Ti ho disturbato abbastanza, Hagrid, vado via con loro>> ribatté Hermione, togliendosi il plaid dalle spalle, pensando a quale poco commestibile pasto le sarebbe toccato, rimanendo da Hagrid.
<<Non se ne parla, piccola. Stai al caldo ancora un pochino>> ripeté il mezzo gigante, risoluto. <<Voi andate, ci becchiamo dopo>>. I tre uscirono, lasciando Hermione  nella capanna, la quale fece ritorno nella Torre di Grifondoro qualche ora dopo, accompagnata da Hagrid come promesso. La cena preparata da lui non era stata poi così immangiabile e avevano parlato delle lezioni di Cura delle Creature Magiche dimenticando per un po’ l’accaduto.
La sala comune era quasi deserta, e ad aspettarla c’erano poche persone: Neville, Calì, Dean e Seamus. Erano seduti accanto al fuoco, lo sguardo mesto e un po’mortificato, soprattutto Dean. Hermione pensò che Ron e gli altri gli avessero dato una lavata di capo per non aver prestato attenzione a quello che le aveva dato da bere.
<<Ti stavamo aspettando>> disse Calì, cercando di sorriderle. <<Stai bene? Harry, Ginny e Ron ci hanno raccontato…>>
<<Oh, sta meglio, certo, ma non strapazzatela, okay?>> rispose Hagrid, che era rimasto incastrato nel buco del ritratto ed era a metà tra la sala comune e l’andito.
<<Scusa, Hermione>>mormorò Dean, alzando appena gli occhi. <<Io non mi ero accorto di aver preso un calice pieno di altra robaccia…>>
<<Non preoccuparti. Dove sono, ora, Ron e gli altri?>> domandò Hermione, sorpresa che non fossero lì ad attenderla. L’ora di cena era passata ormai da un pezzo.
<<Dalla Preside. Tieni>>. Neville si alzò dal divano e le porse una pergamena arrotolata e chiusa da un nastro rosso. <<La Mcgranitt mi ha chiesto di fartelo avere al più presto>>. Lei lo prese, accigliandosi e lo aprì svelta, con un terribile sospetto:
“La signorina Hermione Jean Granger è desiderata con urgenza presso l’ufficio della Preside Minerva Mcgranitt; è pregata di raggiungere lo studio appena leggerà
questo messaggio. – “Oro Colato” – .
                                                                                                      La Preside
                                                                                                             M. Mcgranitt”

<<Accidenti>> sibilò, tesa. <<Deve aver saputo di stasera…siamo stati puniti>>
<<Magari no>> incalzò Seamus, ma Calì gli diede una gomitata e lui tacque.
<<Come, puniti? Ti accompagno io, dalla Preside, ci dico due parole in tuo favore!>> esclamò Hagrid, trattenendo il pancione per districarsi.
<<Non credo che la spunteresti con la Mcgranitt, Hagrid>> sospirò, stancamente. La Pozione Pepata cominciava a fare effetto. Avrebbe tanto voluto mettersi a letto, dormire e non pensare più a nulla fino al giorno seguente, invece si spinse fuori dalla sala comune, con Hagrid affianco che la incoraggiò fino alla statua del Gargoyle.
<<La parola d’ordine deve essere questa…Oro Colato>>. Il passaggio si aprì e poterono salire. Davanti alla porta Hermione si schiarì la voce e aggiustò gli abiti alla meglio, poi bussò. La voce seria della professoressa rispose subito.
<<Avanti>>. Lei aprì. Ron, Ginny e Harry erano seduti davanti alla scrivania della Preside, con la stessa aria contrita che avevano gli amici in sala comune. Lei non indugiò su loro più del tempo necessario a convincersi che erano nei guai, poi posò lo sguardo su quello della Preside e rimase interdetta: non era arrabbiata, né stizzita, o qualcosa di simile; piuttosto preoccupata, addolorata e molto, molto triste.
<<Oh, cara, eccoti>> disse, accogliendola e porgendole una sedia. <<Hagrid, non avevo previsto la tua presenza, ma visto che sei qui, siediti con noi, meglio che anche tu sappia>>. Fece un gesto con la bacchetta e accanto alle altre comparve una poltrona molto più larga e alta, adatta alla mole del mezzo gigante.
<<Professoressa, ci vorrei dire che la colpa non è di….>> iniziò Hagrid, ma Hermione gli mise svelta una mano sul braccio e lo zittì.
<<Non so come iniziare, per spiegarlo a te in particolare, mia cara>> esordì, la Preside, alzandosi e prendendo a camminare nervosamente per la stanza, <<i tuoi amici sanno già tutto e quasi preferirei che fossero loro a informarti. Eppure, come Preside, è mio preciso dovere e non posso tirarmi indietro, perciò credo che dovrò aggiornarti nel modo più crudo, sui fatti avvenuti nelle ultime ore>>. Hermione e Hagrid si voltarono verso gli altri, che avevano gli occhi puntati sul pavimento. <<Non so se vi siete accorti che da qualche ora gli Auror non si trovano più ad Hogwarts. Questo è il motivo>>. Tirò fuori l’ultima edizione della Gazzetta della Sera, fresca di stampa e la mise davanti agli occhi di Hermione. Lei dilatò lo sguardo per l’orrore  e trasalì, coprendosi le labbra con una mano. (To be continued)
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« Risposta #56 il: 10 Febbraio 2010, 06:28:08 pm »

non lasciarci sulle spine, vogliamo il seguito!!! ;D
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« Risposta #57 il: 10 Febbraio 2010, 08:36:14 pm »

Ok chi è che è evaso da Azkaban? ;D gli auror fanno sciopero? ;D sono stufi anche loro di Pix? ;D è la festa dell'auror quindi corrono per Londra in giro nudi? ;D diccelo Fairy!! ;D
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« Risposta #58 il: 10 Febbraio 2010, 08:46:19 pm »

Ti prego non dirmi che è successo qualcosa ai Weasley o ai Granger..
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« Risposta #59 il: 10 Febbraio 2010, 08:53:58 pm »

Ma no non credo, se fosse stato per i Granger avrebbero dovuto dirlo solo ad Hermione, non a tutti quanti..o no?
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