GiratempoWeb Forum

 
 

GiratempoWeb Forum
Funny Edition

Harry Potter forum
Home of Magic

Oggi è il 25 Gennaio 2021, 07:24:43 am

Benvenuto, Visitatore. Per favore, effettua il login o registrati.
Hai perso la tua email di attivazione?


Login con username, password e lunghezza della sessione



GiratempoWeb on Social Networks




PUNTATA 62
Caro Babbo Elfo...

PUNTATA 61
Potteraduno 11anniGW

PUNTATA 60
HoGWarts Week 2015

PUNTATA 59
Nuova anno, nuovo danno!

PUNTATA 58
Anniversari, Fenici e Giratempo

PUNTATA 57
Parte 2
Torneo TreMaghi 2015

PUNTATA 57
Parte 1
Torneo TreMaghi 2015

PUNTATA 56
Un inaspettato ritorno

PUNTATA 55
Meglio tardi che
Mhalloween

PUNTATA 54
HoGWarts Week 2014

PUNTATA 53
Jingle Potter Bells - Buon Natale!

PUNTATA 52
NonSoloHalloween

PUNTATA 51
GW Il Viaggio - The Magic
of London

PUNTATA 50
50 volte GiratemPod
I doni del Master

Speciale Potteraduno
PotterRaduno Hogwarts Week

PUNTATA 49
Radio Triwizard Torneo Tre Maghi

PUNTATA 48
Torneo TreMaghi
ieri ed oggi

PUNTATA 47
Love is on Air

PUNTATA 46
Parte 2
Inizi, Indizi e Dediche

PUNTATA 46
Parte 1
Inizi, Indizi e Dediche

PUNTATA 45
Salviamo la Magia del Natale!

PUNTATA 44
Giradunenze! Il PotterRaduno a Firenze

PUNTATA 43
Distruzione Corvica

PUNTATA 42
Back to Hogwarts

PUNTATA 41
Estate giratempina

PUNTATA 40
Intervista ritrovata

PUNTATA 39
Siamo ancora qua!

PUNTATA 38
Intervista Esclusiva

PUNTATA 37
PotterRaduno di Napoli

PUNTATA 36
Buon Natale 2009

PUNTATA 35
PotterRaduno di Bari Parte 2

PUNTATA 34
PotterRaduno di Bari Parte 1

PUNTATA 33
Cinema Potteriano Ciak2

PUNTATA 32
Simone Regazzoni e la filosofia di Harry Potter

PUNTATA 31
Cinema potteriano

PUNTATA 30
Intervista alla Guida completa alla saga di HP

PUNTATA 29
Carne, ossa e sangue

PUNTATA 28
Un anno con Giratempoweb!

PUNTATA 27
LIVE! Dal Potterraduno di Roma

PUNTATA 26
Biondi, austeri e glaciali. Famiglia Malfoy

PUNTATA 25
Famiglia Weasley

PUNTATA 24
Fantasmi ad Halloween

PUNTATA 23
Vita e menzogne di Albus Silente

PUNTATA 22
Tre Giri dovrebbero bastare

PUNTATA 21
Una scrittrice, la sua saga

PUNTATA 20
LIVE! Dal Potterraduno di Verona (parte 2)

PUNTATA 19
LIVE! Dal potterraduno di Verona (parte 1)

PUNTATA 18
Potterraduno su Zammu

PUNTATA 17
The Harry Potter musical

PUNTATA 16
La morte puo attendere

PUNTATA 15
A tutto Quidditch

PUNTATA 14
Vita, morte e Horcrux!

PUNTATA 13
Godric s Hollow,
andata e ritorno

PUNTATA 12
Diari, elfi domestici e basilischi

PUNTATA 11
I doni della morte.. da barcellona

PUNTATA 10
Incantesimi babbani

PUNTATA 09
Speciale interviste
esclusive

PUNTATA 08
Che fine ha fatto Dobby?

PUNTATA 07
Silente o non Silente? Questo e il dilemma

PUNTATA 06
Speciale GW Day

PUNTATA 05
Halloween con Bellatrix

PUNTATA 04
Cosi inizia Harry Potter

PUNTATA 03
La magia di Hogwarts

PUNTATA 02
Un concentrato di magia

PUNTATA 01
Inizia la magia

Pagine: [1] 2 3 ... 10
 1 
 il: 29 Dicembre 2020, 07:28:23 pm 
Iniziato da Hermione Jane Granger - Ultimo post da SARAH
Ho da poco visto la miniserie, e l'ho amata troppo 41 rappresenta alla perfezione l'atmosfera di terrore in cui si ritrovano i personaggi del libro ed è stato anche bello dare un volto alle persone.
Non so perchè, ma dopo aver visto la serie mi sono appassionata ancora di più al libro XD

Anche se nella serie hanno cambiato alcune cose...
Spoiler per notizia:
Per prima cosa, secondo me non ha avuto senso la parte in cui gli ultimi quattro rimanenti si drogavano e facevano un festino  58
E poi la storia d'amore tra Vera e Lombard non è che è stata molto utile. Potevano pure evitarla, perchè poi comunque Vera ha ammazzato Lombard e poi si è suicidata. Una bellissima storia d'amore, certo  27
Mentre approvo tantissimo la scelta del finale, quando Wargrave si mostra a Vera. Onestamente credo che non avrebbe fatto così tanto effetto mettendo la parte del messaggio nella bottiglia. Nel libro mi è piaciuto moltissimo, mentre nel film ho preferito come hanno fatto.

Per quanti riguarda il primo adattamento:
Spoiler per notizia:
Ma che hanno combinato? Seriamente Vera e Lombard si salvano? Così stravolgono tutto il senso del libro... Fanno passare Wargrave per il cattivo, mentre in realtà i cattivi sono tutti gli altri!

 2 
 il: 29 Dicembre 2020, 07:10:32 pm 
Iniziato da Agape - Ultimo post da SARAH
Ho finito da poco di rileggere due libri: Il castello invisibile di Mizuki Tsujimura (aiuto, il nome) e Dieci piccoli indiani.
Sono GENIALI, li amo troppo  80

 3 
 il: 26 Dicembre 2020, 04:07:48 pm 
Iniziato da Ma_AiLing - Ultimo post da Ma_AiLing
Ma grazieeee  80 80 80 80 eh, io l'ho scritta proprio perché stavo pensando a quanto male è andata a tanti personaggi  59 grazie ancora  41

 4 
 il: 24 Dicembre 2020, 10:13:22 pm 
Iniziato da Ma_AiLing - Ultimo post da SARAH
Mi sono accorta solo ora che avevi aggiornato la storia  steve
Comunque niente, non so che dire, è troppo bella  80 magari fosse andata così anche in HP...  41

 5 
 il: 19 Dicembre 2020, 04:53:56 pm 
Iniziato da Ma_AiLing - Ultimo post da Ma_AiLing
Grazie 41 sono felice che ti piaccia 1 sistemo i codici del corsivo e posto l'ultima parte... a fra poco 41
Post Unito in automatico!

Capitolo 4: Harry

Quando Silente tornò non era solo. Tutto l’Ordine si materializzò alla spicciolata tra le fiamme verdi del camino, spostandosi subito per permettere l’ingresso agli altri. C’erano mezzi sorrisi e borbottii, e a intervalli regolari Sirius notava qualcuno osservarlo di sottecchi. Chissà cosa avevano sentito… Almeno non lo avevano attaccato come quel pazzo di Moody, anche se riflettendoci forse Silente li aveva già avvertiti sulla vera identità della spia.
«Bentrovati tutti quanti» prese finalmente parola Silente e tutti si zittirono per prestare attenzione. «Come sapete, Lord Voldemort è finalmente caduto». Fece una breve pausa per permettere ai piccoli “Hurrà!” che si levarono (da Dedalus Lux, per lo più) di non coprire ciò che aveva da dire.
«Il sacrificio di Lily e James è ciò che ci permette di essere qui oggi e di tirare finalmente un sospiro di sollievo. Li onoreremo vivendo appieno ogni giorno di pace che ci hanno donato».
Sirius continuò a fissare imperterrito il Preside, ignorando gli sguardi di tutti che sapeva essere rivolti verso lui e Remus. Tutti sapevano che loro due erano solo una parte di un gruppo di quattro – cinque con Lily. E tutti sapevano che Sirius e James erano più che migliori amici. Sirius aspettò semplicemente che Silente continuasse.
«Abbiamo scoperto il traditore nel modo più crudele, ma Peter Minus è già stato portato ad Azkaban». Qualcuno sussultò a quelle parole, ma bastò un’occhiata truce di Moody a riportare l’ordine. È ciò che si merita, si ripeté Sirius cercando di convincersi. Ci ha traditi tutti, ci avrebbe guardato morire tutti senza muovere un dito. Eppure saperlo ad Azkaban in balìa dei Dissennatori gli fece passare un brivido lungo la schiena. La morte sarebbe stata un fato più gentile.
«I Mangiamorte sono ancora là fuori, però, e non sappiamo quali informazioni Peter abbia passato a Voldemort e ai Mangiamorte. Vi prego pertanto di continuare a prestare la massima attenzione» concluse Silente.
«Vigilanza costante!» borbottò Frank Paciok da un angolo, scimmiottando Moody e ricevendo una gomitata divertita dalla moglie. Ma era riuscito ad alleggerire l’atmosfera e tanto bastava. Frank avvolse Alice in un abbraccio e lei si rilassò appoggiata al suo fianco. Lily e James, pensò Sirius. Sarebbero potuti essere Lily e James.
«È davvero finita?» chiese Alice e Sirius capì che intendeva altro. La vera domanda era: “Nostro figlio non è più in pericolo?”. Sirius provò un moto di stizza per il quale si odiò subito, ma se solo Voldemort avesse scelto Neville al posto di Harry, James e Lily sarebbero stati lì con loro. Si odiò perché non avrebbe mai scambiato Frank e Alice per James e Lily, ma non aveva potuto fare a meno di pensarlo.
«È davvero finita» confermò Silente. «Quando la scorsa notte Voldemort si è recato dai Potter ha decretato la propria fine». A differenza del resto dell’Ordine, Sirius sapeva che le parole di Silente avevano un significato molto di più profondo. Voldemort aveva deciso la propria fine designando Harry come suo eguale, come diceva la Profezia. Neville era salvo, il destino di Harry era segnato. Avrebbe dovuto parlarne con Remus.
«Chi crescerà il piccolo Potter?» chiese una voce dal fondo della piccola folla che riempiva lo studio.
«Io» rispose Sirius, parlando per la prima volta da quando l’Ordine si era riunito. «Sono il suo padrino» aggiunse, mettendo a tacere i sussurri.
«Di questo ne parleremo più tardi, Sirius» disse Silente.
«No, Albus. Lily e James hanno affidato Harry a me, e se credi che lo lascerò a Petunia allora non mi conosci bene come dici». Sirius ignorò l’occhiata di Remus per la mancanza di rispetto nella sua replica al Preside, così come ignorò lo sguardo di Silente che cercava di redarguirlo. Ma Sirius non era più lo studente di undici anni che si vergognava dello sguardo deluso del Preside, un rammarico completamente diverso da quello che era solito vedere nei suoi genitori. No, Sirius era cresciuto e in una notte aveva perso molto più di quanto credeva avrebbe mai potuto perdere. Sicuramente non sarebbe stato Silente a farlo desistere dai suoi intenti, checché avesse da dire.
«Ne parleremo in privato» concluse Silente, e Sirius stava per ribattere («Privato un corno!») ma Remus lo afferrò per un braccio intimandogli di stare zitto.
«Se è tutto, direi di procedere con lo scopo di questa riunione: lo scioglimento ufficiale dell’Ordine della Fenice». Le parole di Silente colpirono tutti. Avevano qualcosa di definitivo che fece venire la pelle d’oca a Sirius, e dal silenzio che lo circondava era sicuro che fosse così anche per gli altri. Tutti stavano ciondolando sul posto, in attesa.
«Forse un giorno saremo costretti a tornare a lottare per garantire la pace per cui così a lungo abbiamo combattuto, ma fino ad allora auguro a tutti voi il meglio che la vita può offrire. Non abbassate la guardia, perché i Mangiamorte non sono stati ancora tutti catturati, ma ricordate: se in Hogwarts troverete sempre una casa pronta ad accogliervi, nell’Ordine troverete sempre dei compagni che condividono i vostri ideali».
Erano parole definitive che scioglievano l’Ordine e mettevano la parola “fine” a una parte della loro vita. Gli ultimi anni passati a fare turni massacranti di sorveglianza alle proprietà dei Mangiamorte, le ore spese a pianificare strategie, le giornate passate ad allenarsi nei duelli per poter essere sempre pronti, le battaglie in cui troppo spesso si trovavano in minoranza, ma in cui riuscivano a fare la differenza e a salvare qualcuno. Da quando aveva finito Hogwarts, questa era stata la vita di Sirius. Aveva visto cadere degli amici, aveva combattuto al fianco di maghi e streghe che non ce l’avevano fatta, aveva coperto le spalle a James e James le aveva coperte a lui, sempre, fino a quando avevano potuto. E ora era tutto finito.
Non ci furono urla festanti, troppo recente il ricordo delle ultime perdite, ma ci furono abbracci commossi e promesse di vedersi presto, finalmente senza paura. Poi alla spicciolata, esattamente come erano arrivati, tutti i membri dell’Ordine se ne andarono, chi a casa dalla famiglia, chi a prepararsi per il lavoro. Oh, sembrava così surreale poter tornare alla vita normale! Ma loro che si erano uniti all’Ordine subito finita la scuola non avevano mai vissuto una vita davvero normale.
Alla fine nello studio del Preside illuminato dai primi pallidi raggi del sole restarono solo Sirius, Remus e Silente, esattamente come prima dell’ultima riunione. Anche la prima riunione era stata qui, ricordò Sirius. Sembrava passata una vita, non solo pochi anni. Stavano per finire la scuola e Silente aveva permesso loro di assistere. Non era stata neanche una vera e propria riunione, più un arruolamento, ma si erano sentiti tutti e cinque, i Malandrini e Lily, parte di qualcosa di grande e importante che avrebbe fatto la differenza nel mondo là fuori.
Sirius si ritrovò fissato da Silente. Sapeva cosa gli avrebbe detto il vecchio preside, sapeva che gli avrebbe chiesto di affidare Harry a Petunia, ma Sirius fu attraversato dalla consapevolezza che non l’avrebbe mai fatto. Era buffo che l’avesse capito proprio ora che James non c’era più, ma se c’era una cosa che Sirius aveva imparato da James era non rinunciare mai. Silente poteva avere dalla sua tutta l’influenza sul Ministero che voleva, ma James e Lily avevano scelto lui. James non aveva mai rinunciato a conquistare Lily, e che io sia dannato, pensò Sirius Black, se rinuncerò alla custodia di Harry.
In un angolo della sua mente, James e Lily lo stavano guardando abbracciati. James sorrideva orgoglioso.
 
“È come un motto, o una regola imprescindibile” aveva detto James incredibilmente serio nonostante i suoi quattordici anni. “Vale per quello in cui credi e per le persone che ami: mai, mai, mai rinunciare.”
 
Sirius aveva rinunciato a tanto nella sua vita credendo di non potercela fare perché tutto era più grande di lui. Aveva rinunciato alla sua famiglia per non venire meno ai valori in cui credeva. Aveva rinunciato a suo fratello quando aveva creduto di averlo perso definitivamente tra i Mangiamorte. Si poteva dire che aveva rinunciato anche ai Malandrini quando aveva accusato Remus di essere la spia.
Era stato un po’ tardo nell’apprendere la lezione di James, ma finalmente capiva cosa intendeva quando diceva che poteva non rinunciare, bastava che ci credesse appieno… La vita di Sirius non era stata rose e fiori e aveva sempre pensato che James fosse un inguaribile ottimista, caratteristica che gli aveva segretamente un po’ invidiato, ma quel mattino, nello studio del Preside dove era stato più volte redarguito, seppe con certezza che non avrebbe mai rinunciato a crescere Harry, e si sorprese a pensare a quanto sarebbe stato fiero James. La conseguente stilettata di dolore, perché James non sarebbe mai più stato fiero, arrivò puntuale, ma Sirius riuscì in qualche modo a tenerla a bada e a non farsi sopraffare. Forse anche con il dolore più profondo bastava farci l’abitudine. Magari avrebbe imparato a prenderne le misure, o forse era solo stanco, troppo stanco ormai anche per il dolore. Poteva immaginare James indignarsi teatralmente per la possibilità che si abituasse alla sua mancanza. Forse stava diventando pazzo, a immaginare le reazioni che avrebbe avuto James se fosse stato presente! Vivo. O era esausto, o stava impazzendo. Sperò nella prima.
Silente li invitò a sedersi e Sirius e Remus tornarono sulle poltrone che avevano occupato ore prima, quando Sirius era ancora considerato il traditore.
«So che sei il padrino, Sirius, ma vi prego di ascoltare con attenzione quanto ho da dirvi» disse Silente saltando ogni preambolo. E aveva spiegato nel dettaglio come il legame di sangue con Petunia fosse la migliore protezione per il bambino.
«È talmente sicuro che Petunia e suo marito lo ameranno come faremmo noi che gliel’ha lasciato di notte fuori dalla porta senza spiegazioni» lo criticò Sirius.
«Che cosa?!» chiese Remus attonito.
«Sì, Remus, il grande Albus Silente ha pensato che, dopo aver viaggiato con lui per un giorno intero, io fossi un pericolo per Harry e che fosse più prudente abbandonarlo su uno zerbino!». Tutta la rabbia trattenuta per l’ingiustizia di essere stati traditi, per essere stato creduto un traditore, per… per la morte di James e Lily, dannazione! Tutto sembrava venire a galla. Non aveva attaccato Peter, aveva ignorato Piton, era stato calmo durante la riunione dell’Ordine, ma ora che tutto era finto, che tutto era stato chiarito, un senso di impotenza e sconforto lo invadeva e la fredda logica si stava facendo da parte per lasciar spazio alle emozioni, e la rabbia voleva prevalere. E Silente credeva che lui avrebbe lasciato Harry ai Dursley?! Era stata la goccia che aveva fatto traboccare il calderone.
«Harry è al sicuro e non è morto di freddo. Sono un mago, ti ricordo, e abbastanza abile aggiungerei».
«Non cambia il fatto che adotterò Harry» disse Sirius. «La legge magica è dalla mia parte, Silente, James e Lily l’hanno affidato a me. E se frequentare Petunia è così importante, l’andremo a trovare tutti i fine settimana, o durante le festività». Anche se forse sarebbe stato meglio scegliere giorni a caso, o le festività sarebbero state rovinate da quell’arpia.
«Sirius, Harry deve considerare casa sua la famiglia di Petunia perché lo scudo protettivo lasciato da Lily funzioni».
«Petunia odiava Lily» si intromise Remus. «Odiava la magia, con Harry non sarà diverso».
«Sarà al sicuro» ribatté Silente.
«Ma sarà amato?» chiese Remus.
Sirius si alzò, stufo di dare retta al vecchio Preside. Stufo di sentire strategie che poi si rivelavano fallimentari e che non tenevano conto del cuore. Era stata una strategia vincente fare di Peter il Custode Segreto? No. Sarebbe stata una buona mossa lasciare Harry a Petunia? No. Forse il parallelismo sarebbe sembrato inadeguato per Silente, ma per Sirius aveva senso, ne aveva eccome, perché James e Lily aveva scelto lui entrambe le volte. Avevano ascoltato il cuore. Avevano avuto fiducia in lui, e Sirius voleva crescere Harry.
«Quel che dici può anche avere senso, Silente, ma ora io vado da Hagrid a farmi ridare la moto e vado a prendere Harry». Si diresse verso la porta, per poi girarsi verso l’amico ancora seduto. «Remus, vuoi venire?»
E Remus lo seguì, abbandonando Silente a strategie che non avevano più la forza di ascoltare. Si ritrovarono a vagare per i corridoi che tante volte avevano assistito alle loro scorribande notturne; scesero al piano terra, mentre i quadri pian piano si svegliavano, le candele si spegnevano e il sole a poco a poco entrava dalle grandi finestre. Attraversarono il parco, in silenzio, fino alla capanna di Hagrid. La moto era parcheggiata lì fuori, coperta da un telone. Sirius evocò un pezzo di pergamena e una piuma autoinchiostrante, e non volendo disturbare Hagrid gli lasciò una breve lettera sotto la porta. Poi salì sulla moto e, Remus nel sidecar, i due si scambiarono un cenno d’assenso, un “Ok, facciamolo” come era successo tante volte da quando si erano conosciuti. Partirono alla volta di Privet Drive, Little Whinging, Surrey.
Harry, stiamo arrivando.
Dietro di loro, solo il rombo di una moto nel cielo terso del primo mattino.
 
Recuperare Harry era stato molto più semplice e veloce del previsto. Non erano arrivati in tempo affinché Petunia non lo trovasse, ma come Sirius si era presentato in qualità di padrino, Petunia gli aveva rifilato in braccio Harry e aveva intimato loro di non farsi rivedere mai più. Sarebbe stato divertente assistere a Silente che spiegava a Petunia che no, Harry doveva proprio andare da lei ogni tanto. Oh sì, tremendamente divertente!
Harry era tranquillo, una beatitudine per gli occhi. Se ne stava in braccio a Remus, gli occhi spalancati ad osservare il mondo circostante.
«Menomale che Harry sarebbe stato al sicuro con questa megera» commentò Sirius risalendo sulla moto.
«Dovrà tornare, prima o poi» gli ricordò Remus. Sirius lo guardò esasperato.
«Lo so, Silente è stato abbastanza chiaro. Ma sarà solo una casa, non casa sua».
«No» concordò Remus con un sorriso.
«No» confermò Sirius. Sarebbero stati loro la sua casa e la sua famiglia. E poi Hogwarts, perché Hogwarts era una casa per tutti, ma non Privet Drive. Non se Petunia non fosse cambiata.
«Possiamo partire» disse Remus, che si era sistemato nuovamente nel sidecar e avvolgeva Harry per tenerlo al riparo dal vento che lo avrebbe colpito in volo.
 
I giorni seguenti passarono in un battibaleno. Erano un misto di momenti agrodolci. Era difficile restare tristi e gironzolare avviliti per casa quando si doveva badare a un bambino di poco più di un anno. Fortunatamente sua cugina Andromeda era passata ad aiutarli, portando con sé la piccola Ninfadora che si autonominò la perfetta sorella maggiore dall’alto dei suoi otto anni, riuscendo nell’impresa di farli sorridere tutti. Ma i momenti di sconforto arrivavano comunque, e Sirius capì che era più semplice accettarli che ignorarli per poi esserne sopraffatti.
Arrivò anche il giorno del funerale. Erano riusciti a tenerlo nascosto alla stampa, rendendolo un momento di raccoglimento per le persone che avevano davvero tenuto a James e Lily, ben lontano dalla propaganda in cui avevano sperato al Ministero. Fortunatamente l’influenza di Silente era servata a qualcosa. C’erano state lacrime, parole d’affetto, strette di mano e abbracci. Poi, nel timido sole di novembre le bare erano state calate e la terra aveva ricoperto quelli che una volta erano stati i corpi pieni di vita di James e Lily.
 
Ed erano di nuovo a casa, nell’appartamento di Sirius, Londra. Lui, Harry e Remus. La mancanza di James e Lily si sarebbe sempre fatta sentire, ma forse sarebbero riusciti ad andare avanti. Era strano come sentisse un senso di completezza nel petto. Forse era l’effetto del funerale: il dolore era palpabile nell’aria, ma c’era anche un’accettazione che i giorni precedenti non c’era. Forse perché seppellire una persona era un atto così definitivo che non si poteva fare altro che accettarlo e continuare a vivere. Non sapeva come fosse possibile, ma Sirius si sentiva meglio. Non bene, sentiva la terribile mancanza di James e Lily, un fratello e una sorella,  ma una piccola parte di lui si era rassegnata a non vederli più. Gli sarebbero mancati ogni giorno. Oh, non sarebbe passato giorno in cui non avrebbe pensato a James! Ma una parte di lui gli diceva “Puoi farcela!” e aveva la sua voce.
Harry era stato tranquillo per tutta la cerimonia funebre e Sirius si era trovato a pensare che tenerlo in braccio era rasserenante. Avere quel bimbo di cui prendersi cura aveva cambiato in un lampo le sue priorità, perché Harry era la priorità. Forse era questo che cambiava nel diventare genitori, e poco contava che Sirius fosse solo il padrino. Era il suo tutore e Harry aveva la precedenza su tutto, anche se non era suo figlio, ma forse proprio perché era il figlio di James e Lily. Era la prova che sì, Lily aveva amato James almeno tanto quanto era stata amata da lui, e anche che quando un Potter si metteva in testa una cosa non c’era modo di smuoverlo. È lei, Felpato. Lei o nessuna. Perché James Potter era maledettamente melodrammatico a volte. Rabbrividì divertito al pensiero di un Harry adolescente che si struggeva intestardito su una ragazzina dai capelli rossi: prima o poi avrebbe ascoltato di nuovo le lamentele di un Potter innamorato, e non poteva che sorridere al pensiero.
«Tè?» chiese Remus dirigendosi in cucina. Sirius mugugnò un «Sì, grazie» e andò in salotto, iniziando a cullare Harry senza accorgersene, accarezzandogli con una mano la testolina mentre camminava avanti e indietro davanti al caminetto. Quante volte James si era materializzato tra le fiamme verdi di quei mattoni?
«Hai gli stessi capelli di tuo padre» disse al piccolo con tenerezza. «Ma gli occhi sono di Lily». Lo scricciolo tra le sue braccia gorgogliò qualcosa in risposta, facendo sorridere Sirius.
«Ti racconto una storia, che dici?» continuò Sirius. «C’erano una volta un giovane mago e una giovane strega. Il mago era un bambino un po’ viziato ma di gran cuore, solare, pieno di energia e sempre pronto ad aiutare gli amici. La piccola streghetta invece era una bambina molto studiosa ma altrettanto vivace e generosa con le persone a cui teneva. Entrambi avevano la particolare capacità di vedere del buono nelle persone che non lo riconoscevano in se stesse. Si chiamavano James e Lily, e si incontrarono a bordo di un treno che li avrebbe portati in un castello magico dove avrebbero trascorso gli anni più belli della loro vita…»
Da un angolo Remus li osservava con gli occhi lucidi, le due tazze di tè abbandonate sul tavolo della cucina. Si scambiarono un sorriso malinconico, pieno di rimpianti e promesse al tempo stesso, ma in quel momento, con Harry in braccio e Remus poco distante, Sirius sentì fiorire in lui una nuova speranza e la certezza che sì, ce l’avrebbero fatta. Con alti e bassi come avevano imparato fosse la vita, ma sarebbe andato tutto bene.
 

 
Fine.

 6 
 il: 09 Dicembre 2020, 09:34:46 am 
Iniziato da Ma_AiLing - Ultimo post da SARAH
Bellissimaaaa  41 e Remus è troppo tenero 1

 7 
 il: 08 Dicembre 2020, 11:50:03 pm 
Iniziato da Ma_AiLing - Ultimo post da Ma_AiLing
Capitolo 3: I Malandrini

L’ammissione di Peter fu seguita dal silenzio. Un silenzio pieno di riflessioni, di comprensione, dolore, rabbia. Remus era immobile al fianco di Sirius, gli occhi persi nel vuoto. Le mani tremavano, e Sirius si stupì che la tazza non fosse caduta al suolo. Poi si stupì che il suo primo pensiero fosse stato quello.
Remus sembrava perduto, mentre alcune lacrime gli rigavano le guance e Sirius avrebbe voluto abbracciarlo, consolarlo, dirgli che era a posto, che tutto si sarebbe sistemato. Ma non poté fare nulla, perché l’attenzione di tutti fu catturata da Piton, il primo a riscuotersi dal torpore. Si era alzato e puntava la bacchetta sul petto di Peter. Il suo volto era sfigurato dalla rabbia e la bacchetta emetteva scintille che stavano iniziando a bruciacchiare il maglione di Peter. Non aveva senso. Sirius doveva essere quello che minacciava Peter, o Remus, ma Piton non c’entrava niente.
«Severus» lo chiamò Silente. «Severus» ripeté più duro. Piton si scostò, ma continuò a fissare Minus, con una rabbia e un odio che di solito riservava a Sirius. E a James. Non aveva assolutamente senso!
Dopo un sospiro profondo, Silente riprese a parlare. Sembrava molto più vecchio e stanco di quando avevano iniziato quella sera. «Eri la spia di Voldemort?»
«Sì» rispose Peter, tremando al nome del mago oscuro.
«Da quanto?»
«U-un anno e mezzo» piagnucolò Peter. «Lui… Lui era potente! E noi stavamo perdendo, avremmo perso! Mi avrebbe ucciso!»
«Noi saremmo morti per te». La voce di Remus era bassa, un ringhio gutturale. «Saremmo morti» ripeté sfoderando la bacchetta.
«Remus» lo richiamò Silente.
«Remus un corno, professore. Lui ci ha traditi!» esclamò, il volume crescente. «Per tutti questi mesi abbiamo sospettato l’uno dell’altro, abbiamo visto amici morire!». Poi si fermò, come se facesse fatica a continuare. «Ha venduto… Lily e James, e Harry, a Voldemort!»
Restò in piedi, lo sguardo nel vuoto, come se esprimere a voce alta quella crudeltà lo avesse privato di ogni energia.
«Lo so» disse Silente, una nota di compassione nella voce. «E pagherà per questo. Ora però» e si rivolse a Sirius «abbiamo bisogno della certezza della tua lealtà. Hai mai lavorato per Voldemort, o passato informazioni a lui o a qualcuno a lui affiliato, Mangiamorte o meno, o ostacolato la nostra fazione?»
No, voleva rispondere Sirius, certo che no. Ma non poté.
«». Sentì Remus trattenere il respiro. Silente lo invitò a continuare.
«Ho convinto James e Lily a scegliere Peter come Custode Segreto».
Silente lo guardò con dolcezza, la stessa che gli aveva riservato da studente, quando combinavano uno scherzo innocente e nessun professore li beccava. «A parte questo?»
«Mai».
Silente annuì e con un colpo di bacchetta sciolse le funi che avvolgevano Sirius. Ma ci fu anche un’altra sensazione che Sirius percepì: si sentì libero dalla pressione di voler dire la verità. Che Silente potesse con un colpo di bacchetta liberarlo dal Veritaserum non lo sorprendeva, anche se forse l’effetto della pozione era semplicemente svanito. Poi, senza capire come, si ritrovò travolto da Remus, che lo abbracciava come se ne dipendesse la sua vita. Era un abbraccio disperato, di gratitudine, di scuse, e di rimpianti. Se solo si fossero fidati l’uno dell’altro… Sirius lo strinse a sua volta scoprendo il bisogno primordiale di quel contatto, di quell’abbraccio fraterno a lungo mancato. Erano rimasti solo loro due.
Quando sciolsero l’abbraccio trovarono Silente e Piton che dialogavano con lo sguardo, e infine, non senza mostrarsi infastidito, Piton se ne andò.
«Che ci faceva Piton qui?» chiese Sirius.
«È il nuovo professore di Pozioni» rispose Silente noncurante.
«CHE COSA?». Sirius non ci credeva. Silente era definitivamente impazzito!
«Ora» riprese la parola Silente, per nulla disturbato «è tempo che Peter vada incontro al suo destino» e detto ciò evocò per l’ennesima volta il Patronus che mandò come messaggero al buon vecchio Malocchio.
Neanche a dirlo, una frazione di secondo dopo che le fiamme erano diventate di un verde brillante, Sirius si sentì sollevare e fu scaraventato attraverso l’ufficio, rovinando a terra.
«Alastor!» tuonò Silente. «Fermo!»
Remus corse a soccorrere Sirius, che si alzò massaggiandosi le natiche doloranti.
«Preferivo quando vi limitavate a un melodrammatico “TU!”». Remus ghignò sotto i baffi. L'amico.
«Black» sputò Moody, la bacchetta ancora puntata.
«Malocchio» lo salutò Sirius, cercando di non scoppiare a ridere: era una di quelle situazioni così drammatiche da risultare comiche. O forse era colpa della tensione accumulata nelle ultime ore, o negli ultimi anni, pensò.
«Alastor, la spia non era Sirius» disse Silente.
Il volto dell’Auror fu attraversato da più emozioni. Sorpresa, sollievo, sospetto, confusione.
«Hai comunicato al Ministero che lui era il Custode Segreto dei Potter» obbiettò.
«Era Peter Minus» lo aggiornò Silente. Malocchio parve accorgersi solo allora della presenza del topo di fogna. Oh, il vile traditore era davvero bravo a passare inosservato, pensò Sirius. Immobile come una statua, sembrava quasi non respirare.
«Minus?» chiese Moody allibito.
«Lui e Sirius si sono scambiati. Voldemort avrebbe dato la caccia a Sirius mentre Minus e i Potter sarebbero stati al sicuro, nascosti. Nessuno aveva sospettato che fosse proprio Minus la spia che Voldemort aveva tra i nostri» spiegò Silente brevemente, una nota di disprezzo si faceva strada nella sua voce ogni volta che nominava il traditore.
«Minus» sillabò Malocchio, attirando la sua attenzione. Lo valutò con lo sguardo, mettendolo in soggezione come solo lui sapeva fare.
«Eri sicuro anche della colpevolezza di Black, Albus».
«Hanno confessato entrambi sotto Veritaserum». All’occhiata di Sirius il Preside si corresse. «Il Signor Black anche prima, in effetti. È tutta la notte che non fa altro». Abbozzò un sorriso di scuse alle ultime parole. Sirius fece spallucce: essere creduto Custode Segreto era stato l’obbiettivo dello scambio, in fondo.
Malocchio lo squadrò torvo da capo a piedi, come se osservandolo potesse dedurne l’innocenza o la colpevolezza, e Sirius non si stupì al pensiero che forse fosse davvero così. In fondo, era uno dei migliori Auror in circolazione per qualcosa!
Dopo un tempo indeterminato Sirius sbuffò per tanta diffidenza da parte di un suo mentore. Un piccolo sorriso parve abbozzarsi sul volto dell’Auror: sembrava confortato, e Sirius sperò lo fosse davvero.
«Bene, Black, meglio per te».
Suonava come una minaccia, e Sirius non osò immaginare cosa avrebbe potuto fargli se non avesse creduto alle parole di Silente. L’avrebbe sbattuto in pasto ai Dissennatori, probabilmente.
«È meglio se stai qui finché non do contrordini al Ministero. Si è scatenata una caccia all’uomo, stanotte. Auror e Tiratori Scelti, tutti a cercare te e gli altri Mangiamorte».
Sirius rabbrividì al pensiero.
«Bene, è tempo che porti questo avanzo di mago al Ministero» disse prendendo le estremità delle funi magiche che avvolgevano Peter. «Ratto di fogna» borbottò tra sé, avvicinandosi al camino. Stava per gettare la Metropolvere quando Sirius fu attraversato dal pensiero di una terribile possibilità.
«ASPETTA!» urlò con urgenza. Moody si girò di scatto, la polvere lasciata cadere, la mano già alla bacchetta.
«Lunastorta, dobbiamo dirglielo» disse sottovoce.
«Aspetta cosa?» chiese Moody seccato per il procurato allarme.
«Aspetta “Non ti sei ancora scusato per avermi schiantato”» gli rispose laconico. «Lunastorta!» sibilò.
Malocchio stava per riprendere la sua strada ma Sirius si frappose fra lui e il camino. «Lunastorta» supplicò. «Non vorrei neanch’io doverglielo dire, ma c’è troppo in ballo. Devono saperlo. Di Codaliscia, almeno».
Remus lo guardava smarrito. Confessare che i suoi amici avevano violato la legge per lui voleva dire ammettere di aver tradito la fiducia di Silente e Sirius sapeva che l’appoggio del Preside valeva tutto per Remus. Era stato il primo mago oltre la sua famiglia ad accettarlo come persona nonostante la licantropia. Aveva realizzato i suoi sogni di bambino permettendogli di frequentare Hogwarts, cosa che Remus credeva impossibile e gli aveva dato la possibilità di combattere per ciò in cui credeva con l’Ordine. Ora avrebbe dovuto ammettere di aver tradito la sua fiducia da quando aveva quindici anni, da quando aveva permesso a quegli scapestrati dei suoi amici di seguirlo durante le notti di luna piena esponendoli a un pericolo mortale.
Remus era perso. Fissava Sirius negli occhi e sembrava pregarlo. No, diceva disperato, no, ti prego, no.
«C’è il rischio che scappi» spiegò Sirius a malincuore. «Ha tradito James, ha cercato di incastrare me. Io vorrei, vorrei, che non ti tradisse così, ma non mi fido. Non possiamo più fidarci». Sirius si sentiva diviso in due. Perché non era giusto sottoporre Remus a una tale confessione, e non voleva credere che Peter sarebbe stato così meschino da approfittare della trasformazione in Animagus, da usare quel potere che avevano magistralmente appreso per aiutare Remus e cambiare le sue notti da terribili e infiniti tormenti a incredibili avventure, per scappare. Ma d’altra parte sapeva che non poteva fidarsi, e in fondo non si fidava già più. Gli bastava guardarlo, vedere come i suoi occhi acquosi scattavano continuamente in direzione della porta, come se stesse valutando se una fuga fosse effettivamente possibile. No, pensò Sirius, Peter non era più il loro amico. Era un Mangiamorte, solo un altro Mangiamorte.
«Solo di Codaliscia. Non spiegheremo tutto, ma devono sapere di Codaliscia».
«Sciocchezze!» esclamò a quel punto Peter. «Non farei mai niente per ferirti Remus, perché dovrei?»
«Taci» ringhiò Moody. «Che stai blaterando, Black?»
«Non posso essere io a dirlo» si scusò Sirius, sentendosi addosso lo sguardo indagatore di Silente.
«Perché tu non rivelerai mai più un segreto di un Malandrino» completò Remus sottovoce, ripetendo le parole che aveva detto Sirius qualche anno prima dopo che lo avevano perdonato per lo stupido scherzo fatto a Piton.
Sirius annuì. «Esatto» confermò, leggermente in colpa per aver scaricato il peso della rivelazione su Remus. Ma il segreto era stato vissuto più pesantemente dal licantropo che da lui o James e prima di rivelarlo al mondo, o anche solo a Silente e Malocchio, dovevano essere tutti d’accordo. Tutti meno Peter, ovviamente. E James.
«Avrei dovuto capirlo che non potevi essere tu la spia» sussurrò Remus. Sirius scosse le spalle, quasi a voler scacciare con quel gesto il senso di colpa che sembrava attanagliare l’amico. Remus sospirò sconfitto, e Sirius capì che aveva preso una decisione.
Remus iniziò a raccontare di come Peter Minus fosse un Animagus non registrato. Fu attento con le parole, non lasciò intendere che lo fossero anche Sirius o James. Aveva cura nello scegliere cosa dire, allenato dalle bugie e omissioni dovute alla sua vita da Lupo Mannaro, Sirius lo sapeva bene.
«Un Animagus?» chiese Moody stupito.
«Un topo bruno con i suoi stessi occhi» confermò Remus.
«Ma come…» iniziò Silente, meravigliato.
«Non mi chieda altro, professore, la prego» lo interruppe Remus, lo sguardo dispiaciuto.
«Codaliscia, eh?» mugugnò torvo Moody, fissando Sirius, come se si aspettasse che aggiungesse qualcosa. «Ha fatto bene a dirmelo, signor Lupin» e con uno svolazzo di bacchetta, un raggio di luce azzurra si posò sulle corde che già legavano Peter. «È tutto?» chiese ancora. Siris e Remus annuirono all’unisono, e Sirius fece un passo indietro permettendo nuovamente il passaggio verso il camino.
«Bene. Silente, Lupin, Felpato» disse accentuando il soprannome. «Ci vediamo presto!»
«Aspetto le sue scuse!» lo salutò Sirius, mentre l’Auror e il suo prigioniero svanivano tra le fiamme verdi.
«Ti ha chiamato Felpato» gli fece notare Remus con una smorfia.
«È il migliore Auror in circolazione» rispose Sirius ammirato.

Sirius tornò a sedersi di fianco a Remus, pronto all’interrogatorio di Silente che sapeva sarebbe iniziato di lì a poco.
«Lunastorta, Codaliscia… Felpato e Ramoso» disse piano il Preside, un sorriso sibillino a increspargli il volto. «Codaliscia è per la forma di Animagus, immagino. E Lunastorta non è difficile da capire. Ma Felpato e Ramoso?» chiese a Sirius. «Anche voi siete diventati Animagus? Per essere tutti e quattro animali?». Sirius gli avrebbe risposto a tono, oltraggiato, ma gli bastò lanciare un’occhiata a Remus, pallido sulla sua sedia, per capire che avrebbe dovuto rimandare a una prossima volta le sue invettive. Per essere tutti e quattro animali, ma per favore! Non era mai stato solo per quello, anche se erano stati entusiasti alla possibilità di trasformarsi. Ma Sirius non rispose al Preside, perché in fondo toccava a Remus, quando si fosse sentito pronto, iniziare di nuovo a raccontare.
«Mi dispiace» disse invece Lunastorta, lo sguardo basso, come se si vergognasse a guardare Silente.
«Di cosa ti scusi, Remus?» gli chiese Silente dolcemente.
«L’hanno fatto per me!» rivelò Remus, guardando finalmente il Preside negli occhi. Tutto ciò che si leggeva sul suo volto era disperazione, e Sirius si sentì in pena per lui.
«Lunastorta…»
«No, Sirius! L’avete fatto per me, avrei dovuto fermarvi, oppormi con più fermezza!»
«Andiamo, Remus!» sbottò Sirius. «Piantala coi sensi di colpa! È stata una nostra scelta, nostra e basta, e lo sai. E sì, l’abbiamo fatto per te, ma la scelta è stata nostra. Sapevamo a cosa andavamo incontro, sapevamo di stare infrangendo la legge, ma la responsabilità resta nostra. E professore» disse poi rivolto a Silente «non osi rimproverare niente a Remus per il nostro essere azzardati, perché le assicuro che non avrebbe potuto fermarci».
Fu come un déjà-vu. Quante volte si erano ritrovati in una situazione simile, nello studio del preside o di un altro insegnante, assieme agli altri due Malandrini? Beccati insieme, quante volte si erano presi ognuno la colpa dell’altro, difendendosi a vicenda? Coprendosi e facendo innervosire i professori, che li mettevano in punizione tutti  e quattro… Erano stati come una famiglia, il ricordo felice di Sirius davanti ai Dissennatori. La sua vera famiglia, in cui i cognomi e il sangue non importavano. Ma il pensiero di Peter si affacciò prepotentemente, e faceva male, pungeva, lo irritava. Tornò velocemente a dare attenzione a Silente.
«Sai, Sirius, questa tua arringa mi ricorda quando siete stati convocati qui dopo aver dato fuoco alle tende del vostro dormitorio» disse Silente, un baluginio divertito nello sguardo. Sirius non riuscì a trattenersi dal sorridere. «Quella volta fu colpa di Peter, in verità» commentò amaramente, suonando più calmo di quanto non fosse al pensiero del traditore.
«Lo so» disse Silente. «Venne da me il giorno dopo a confessarmi che la responsabilità era pienamente sua. Vedete, Peter è diventato un traditore, una spia, e questo è e rimane terribile. Ma era un vostro amico, e credo fosse per davvero un buon amico qui a Hogwarts». Sirius e Remus lo fissavano, senza aver qualcosa da dire. Come poteva Silente parlare così? Come se Peter fosse stato amico suo, come se avesse condiviso con lui ogni istante di sette anni…
«Il mondo là fuori cambia molti. Non si sentiva più al sicuro come tra le mura di Hogwarts, e ha fatto le sue scelte…».
«Lo sta giustificando?» chiese Remus arrabbiato. «Lui?».
«No, certo che no» rispose Silente in un soffio. «Non ci sono giustificazioni per ciò che ha fatto».
«Certo che no» ripeté Remus gelido.
«Ma vi ho visti crescere, come persone, come Maghi e come amici. Sarebbe oltraggioso da parte mia pensare che non stiate soffrendo ora, non solo per la perdita di James e Lily, ma anche per quella di una persona che credevate un amico fidato. Quello che voglio dirvi, e parlo per esperienza, è che se una persona si rivela crudele, addirittura marcia, non vuol dire che lo sia sempre stata, o che il tempo e tutto ciò che si è passato con quella persona fosse in qualche modo falso».
Sirius e Remus rimasero in silenzio a rimuginare sulle sue ultime parole. Cosa significava che non fosse stato tutto falso? Come potevano saperlo? Quando Peter aveva iniziato a tradirli? Cosa lo aveva spinto a voltare loro le spalle? Perché non lo avevano capito? Perché li aveva traditi così? Cosa avevano fatto di tanto male per meritarsi il suo tradimento? Perché? Perché, perché, perché…
«Era più di un amico» disse Remus, la voce spezzata. «Eravamo come fratelli, tutti e quattro».
Sirius annuì, le parole attorcigliate in gola che faticavano ad uscire. Erano stati una famiglia, la sua famiglia. Remus lo guardò e Sirius con un cenno gli diede il permesso di continuare: era tempo di svelare uno dei tanti segreti che avvolgevano la leggenda dei Malandrini. Leggenda, poi… Un’amicizia che a tutti era sembrata tanto grande, ma che forse sarebbe stata coperta dalla polvere, perché in fondo non era durata. Non era stata eterna come avevano creduto. Illusi.
«James, Sirius e Peter sono diventati Animagus per me, per tenermi compagnia durante i pleniluni. Il morso del lupo mannaro è contagioso solo per gli umani, ma innocuo per gli animali e gli Animagi» disse Remus, il mento alto, quasi a sfidare Silente a contraddire la giustizia del loro gesto. «Mi dispiace di aver tradito la sua fiducia…» tentennò lievemente, ma si riprese subito. «Ma se tornassi indietro gli aiuterei di nuovo. E forse me ne pentirei di nuovo, e chiederei loro di lasciare perdere con più forza, ma forse li aiuterei comunque. Se anche cercassi di dissuaderli, perché è stato pericoloso, segretamente continuerei a sperare in un loro successo, perché hanno reso le notti di luna piena non solo sopportabili, ma belle. Belle! Non avrei mai sperato di aspettare la luna piena con trepidazione, ma loro l’hanno reso possibile».
Silente aveva gli occhi lucidi. «Coraggiosi, meravigliosi ragazzi» disse senza riuscire a contenere la commozione. «Siete diventati Animagus per restare con lui».
Sirius annuì, non capendo fino in fondo la meraviglia del Preside. L’avevano fatto e basta, perché era la cosa giusta da fare, perché erano amici, perché volevano bene a Remus e non potevano lasciarlo da solo ad affrontare un mostro più grande di lui… Era questo che facevano gli amici, no? Come James e la sua famiglia che lo avevano accolto quando lui era scappato via dai Black. Gli amici sono le persone su cui puoi contare più di ogni altra cosa, quindi perché Silente era così sorpreso?
«In quali animali vi trasformavate tu e James?»
«Io un cane, James un cervo».
«I vostri Patronus» osservò Silente. «E i vostri soprannomi» aggiunse, un lampo di comprensione ad attraversare gli occhi. «Quindi non provenivano dai Patronus! La prima volta che ho visto i vostri Patronus ho creduto che i soprannomi provenissero da quelli, che aveste padroneggiato l’Incanto Patronus già durante gli anni di scuola, invece…»
Sirius annuì compiaciuto alla sua incredulità.
«Al quinto anno» affermò orgoglioso. Perché in fondo ci voleva talento a infrangere la legge e non venire beccati.
Silente guardò Remus, la comprensione ancora negli occhi, sempre più profonda. «Dal quinto anno iniziarono a diminuire morsi e graffi. Madama Chips credeva fossero legati in qualche modo alla crescita del lupo e del suo autocontrollo».
«La loro presenza mi faceva bene» spiegò Remus con un sorriso di scuse. «Ammansiva il lupo». Sirius sbuffò divertito, ricordando quante paranoie avevano preceduto la prima luna piena passata assieme.

«Vi morderò, vi farò del male» continuava a ripetere Remus, completamente in crisi: la sicurezza dei mesi precedenti era svanita nel nulla. «È stato un errore, non avrei mai dovuto permettervi…»
«Remus» lo aveva interrotto Sirius, seduto sul pavimento di legno della Stamberga. «Ti prego, piantala».
«Ma se vi mordo…»
«Saremo animali, Remus» aveva detto James conciliante. «E ci siamo esercitati con gli incantesimi curativi tutta l’estate».
«Siamo qui perché lo vogliamo, Rem» aveva detto Peter. «E resteremo al tuo fianco».
Sirius e James avevano annuito alle sue parole, irremovibili. A Remus non era rimasto altro da fare se non arrendersi alla loro caparbietà e accettare le conseguenze di una decisione presa anni prima, quando aveva assecondato quella loro idea folle, perché “nessuno può volersi fare del male, Remus” e “con il tuo aiuto sarà più facile” e ancora “tanto se anche non sei d’accordo lo facciamo lo stesso” e “esatto, perché non puoi essere felice di essere lasciato da solo a ferirti”. Lo avevano convinto da ragazzini e lo avevano convinto di nuovo anni dopo, quando finalmente potevano trasformarsi. Perché non lo avrebbero mai lasciato solo. Perché i Malandrini ci sarebbero sempre stati l’uno per l’altro.


«Iniziarono a venire alla Stamberga Strillante al quinto anno» continuò Remus. «E ci sono sempre stati, anche dopo Hogwarts, almeno fino a quando non ho iniziato ad andare in missione per l’Ordine».
Tra i Lupi Mannari, completò Sirius tra sé.
«Anche allora però, se ero qui passavamo il plenilunio assieme».
Echi di risate invasero la mente di Sirius, e in qualche modo sapeva che anche Remus le stava sentendo.

«Ce l’hai messa tutta per sfuggirci e correre verso il villaggio» aveva detto James, una risata liberatoria a infrangere il silenzio cristallizzato dell’aurora.
«CHE COSA?!» aveva chiesto Remus impietrito dal terrore.
«Tranquillo, Lunastorta, i tuoi fidi scudieri ti sono sempre stati accanto» aveva detto Sirius, un po’ per prenderlo in giro, un po’ per rassicurarlo.
Peter gli passò delle bottiglie di Burrobirra che Sirius passò agli altri due. Erano seduti su una vecchia coperta, sul pendio di un campo fuori dal villaggio vicino al quale abitava Remus, il bosco dove avevano passato la notte poco distante. Aspettavano che il sole sorgesse, ringraziando mentalmente di essere ancora tutti e quattro vivi e insieme, nonostante la guerra si facesse sempre più dura.
«Dopo anni che corriamo insieme dovresti fidarti» aveva detto Peter.
«Fidarmi dei Malandrini!» aveva sbuffato Remus, «neanche fossi un babbeo del primo anno!»
Sirius era prorotto nella sua risata fragorosa trascinando tutti gli altri con sé, e James aveva improvvisato un brindisi sollevando la sua Burrobirra.


«Ma poi ho iniziato a essere sempre più assente» disse Remus.
«E Peter ne ha approfittato per farmi sospettare di te» completò Sirius.
Lo odiava. Credeva di essere troppo stanco, troppo addolorato per odiare, ma il pensiero di Peter tornava prepotente e velenoso. Forse avrebbe dovuto ucciderlo e vendicare James e Lily. Chissà se James l’avrebbe fatto a parti invertite?
«C’è altro che dovete dirmi?» chiese Silente.
Sirius e Remus scossero la testa. Non dovevano mica rivelare tutti i segreti.
«Allora vado al Ministero. Voi restate qui» aggiunse precedendo le proteste dei due. «È il posto più sicuro».
Sirius e Remus provarono a ribattere ma Silente non lasciò spazio a repliche e svanì tra le fiamme verdi del camino.
«Fantastico» sbottò Sirius infastidito.
«Meglio lo studio di Silente che Azkaban» commentò Remus.
Restarono in silenzio per un po’, di nuovo sulle loro poltroncine, fino a quando Sirius non si fece coraggio e, ignorando i quadri che li osservavano da quando erano arrivati ore prima, parlò, la voce più gracchiante e incerta di quanto si aspettasse.
«Mi dispiace. Se solo avessi dato retta a James… Se mi fossi fidato…». Aveva un nodo stretto in gola, e tutto ciò attorno a cui ruotavano i suoi pensieri era quell’estremo bisogno di piangere. Non voleva, ma i pensieri tornavano lì. Si stava trattenendo, ma oh, quanto voleva solo piangere… Le lacrime iniziarono a bagnargli le guance prima che potesse fare nulla, non riusciva a fare altro che sentire quel grande, terribile bisogno di piangere. Perché che senso aveva la vita senza James? James, James, James. James il suo amico che non c’era più, James il fratello che lo amava, James il Malandrino sempre pronto per una risata, sempre pronto per uno scherzo o un’avventura. James che amava Lily e Harry più di ogni altra cosa, più di sé stesso, James che “Sarei pronto a morire per loro. E per voi”. James che si fidava ciecamente degli amici, James che aveva affidato loro la sua vita e quella delle persone che più amava sulla Terra. La persona più ottimista e generosa che avesse mai conosciuto.
Si sentiva così vuoto… Chi era lui senza James? Che senso avrebbe avuto la sua vita? Nessuno, continuava a rispondersi, perché non sarebbe più potuto essere felice, non appieno. Non se non avrebbe potuto condividere quella felicità con James. E che senso avrebbe avuto il mondo senza James?
Percepì la stretta di Remus sulla spalla. Il mondo esisteva ancora. Non voleva tornare alla realtà. Voleva perdersi nel buio del suo dolore, dove non doveva affrontare un’esistenza senza James. Voleva piangere, perché forse, finite le lacrime sarebbe finito il dolore. Voleva urlare, perché non era giusto, non era giusto!
E al tempo stesso quella presa sulla spalla era rassicurante, perché lo teneva ancorato al mondo. Il mondo esisteva ancora anche se James Potter non esisteva più. Anche se James e Lily erano…
Ma c’era Harry. C’è Harry. Fu come un lampo chiarificatore. Harry. Doveva concentrarsi su Harry. Harry c’era ancora. Harry, che aveva i capelli di James e gli occhi di Lily. Harry respirava ancora.
Aveva promesso che si sarebbe preso cura di lui e anche se avevano tutti sperato che fosse solo una precauzione, una vecchia tradizione, Sirius avrebbe tenuto fede alla sua parola. Non perché doveva, ma perché voleva. Perché amava il suo figlioccio, Ramosetto, come l’aveva soprannominato lui. E voleva che Harry crescesse con qualcuno che lo amasse e che gli raccontasse ogni giorno che persone meravigliose erano state i suoi genitori. Harry, doveva concentrarsi su Harry.
Aprì lentamente gli occhi. Trovò Remus al suo fianco, le sue guance altrettanto bagnate.
«Harry crescerà amato» gracchiò Sirius, la voce rotta, le lacrime che premevano per uscire di nuovo. Remus annuì, ma come aprì bocca per parlare non uscì alcun suono. Nuove lacrime invece scesero sulle sue guance, e Sirius lo avvolse in un abbraccio, stringendolo forte, a ricordargli che c’era, che non era finita, che ne sarebbero usciti. Non era solo, e Sirius ci sarebbe sempre stato come Remus ci sarebbe stato per lui. Avevano bisogno di ricordarselo.
Lo lasciò sfogare come aveva fatto Remus prima con lui, facendogli sentire la sua presenza perché non si lasciasse cadere nell’oblio tenebroso del dolore, che aveva un’attrattiva tremenda. Sirius si sarebbe lasciato volentieri andare di nuovo alle lacrime, perché sembrava dessero un senso a quello che provava. Nel momento in cui non piangeva ne sentiva la mancanza, anche se più che piangere gli sembrava di sanguinare.
Erano rimasti solo loro due dei quattro giovani Malandrini pieni di vita che avevano girovagato tra i corridoi di Hogwarts animando le giornate di tutti con scherzi e risate, promettendosi amicizia e lealtà l’un l’altro. Due Malandrini su quattro: mezzi rotti, incompleti, sofferenti. In quel momento Sirius pensò che la morte di James e il tradimento di Peter erano una ferita troppo grande perché potesse mai rimarginarsi. Melodrammatico, gli avrebbe detto James. Aveva quasi sorriso al suo pensiero, ma poi un pensiero orribile lo attraversò: e se Remus lo avesse incolpato? Se lo avesse incolpato, e a ragione, per la morte di James e Lily? Oh, i Dissennatori sarebbero stati un destino migliore che leggere tale accusa negli occhi dell’amico!
«Mi… Mi potrai mai perdonare? Un giorno?». Remus non rispose subito, e il suo silenzio fece gelare il sangue a Sirius.
«Cosa?» gli chiese Remus, sciogliendo l’abbraccio. Si passò una mano sul viso per asciugare le lacrime.
«Un giorno… Pensi potrai perdonarmi per aver creduto fossi tu la spia?»
«Se tu perdonerai me per aver creduto che la spia fossi tu!» replicò, gli occhi sgranati di incredulità. Sirius abbozzò un sorriso.
«Abbiamo sbagliato entrambi, Sirius» gli disse Remus con quella calma rassicurante che faceva credere che tutto sarebbe andato per il verso giusto. «E se c’è uno che ha sbagliato più di tutti è Peter» aggiunse lapidario. «Solo Peter. E forse noi a non accorgercene e a credere alle sue bugie. Ma lui ha consegnato James e Lily a Voldemort, Sirius. Peter, non tu».
Rimasero così per un tempo indefinito, mezzo-abbracciati, trovando nella presenza dell’altro il vecchio amico che ricordavano e temevano di avere perso. Nessuna accusa, solo un’amicizia profonda, quella che li aveva legati undici anni prima e che li aveva portati tante volte a correre sotto la luna piena insieme. Un abbraccio era l’unica consolazione che avevano.





Note:
Et voit-là! Fa la sua comparsa anche il buon vecchio Malocchio (sì, io mi diverto ad aggiungere tutti i personaggi possibili XD ).
Che i Malandrini abbiano bruciato le tende del dormitorio è una mia teoria. Nei film Silente racconta che da giovane ha dato loro fuoco, e se l’ha fatto Silente, perché non i Malandrini? XD È un episodio che ho raccontato in una mia ff (“Waddiwasi – Tra parolacce e incantesimi”), ambientata al quinto anno dei Malandrini. L'ho pubblicata sulla mia pagina di Efp, magari prima o poi la posto anche qui (anche se l'ho scritta nel lontano 2013, mi farebbe un po' strano postarla così com'è... sicuramente la rivedrei e non finirei più XD )

Altra specificazione: quando ho iniziato a scrivere questa storia avevo appena finito di leggere "Innocent" di MarauderLover7 (su FanFiction.Net). Credo mi sia stata di ispirazione, perché nella sua storia Sirius scappa da Azkaban quando Harry ha otto anni, lo va a trovare dai Dursley e lo porta con sé. La storia è evidentemente diversa da questa, ma forse la voglia di scrivere questa What If mi è venuta anche perché avevo letto la sua storia, e mi sembrava giusto scriverlo. Anche perché se ve la cavate con l'inglese, è una storia fantastica (una delle mie ff preferite, ma mi fermo qui prima di fare spam).

A presto con l'ultima parte 41

 8 
 il: 08 Dicembre 2020, 11:59:39 am 
Iniziato da Ma_AiLing - Ultimo post da SARAH
Non vedo l'ora  80

 9 
 il: 07 Dicembre 2020, 09:14:35 pm 
Iniziato da Ma_AiLing - Ultimo post da Ma_AiLing
Ciao Sarah grazieeee 41 se riesco la posto domani 41

 10 
 il: 06 Dicembre 2020, 09:08:17 am 
Iniziato da Ma_AiLing - Ultimo post da SARAH
Wow, sono senza parole, è bellissima  41
L'idea mi piace un sacco e la storia è scritta benissimo!
Non vedo l'ora che arrivi la prossima parte  80

Pagine: [1] 2 3 ... 10


Torna in alto

Powered by SMF 1.1.20 | SMF © 2006, Simple Machines
Traduzione Italiana a cura di SMItalia

GiratempoWeb Forum Funny Edition designed by Balrog, franzfenix, Master, CloakJinx159 e NightMagic191.
All contents are copyright © 2004-2017 GiratempoWeb.net. GiratempoWeb, GiratemPod, GiratempoPub, PotteRaduno are trademarks of © GiratempoWeb.net.
Alcune immagini presenti in header e in centro passaporte forum sono state create da Pottermore e MinaLima©.
Wizarding World characters, names and related indicia are trademarks of © WB Entertainment Inc. Harry Potter Publishing Rights © JK Rowling. All rights reserved.
Community di GiratempoWeb Cookies Policy
Vuoi affiliarti con noi o vuoi conoscere i siti amici di GW? Visita la pagina delle Affiliazioni