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Libri per le lezioni => Svelare il Futuro di Cassandra Vlabatky => Topic iniziato da: Cassandra Vablatsky su 09 Aprile 2015, 08:46:11 pm



Titolo: Svelare il Futuro - Piromanzia
Post di: Cassandra Vablatsky su 09 Aprile 2015, 08:46:11 pm
PIROMANZIA

La Piromanzia, al contrario della Tasseomanzia, è talmente varia da non essere riconducibile ad una civiltà in particolare, tanto più che non esiste un metodo preciso per metterla in pratica. Ma se volessimo forzatamente trovare un luogo d’origine a quest’arte, dovremmo prima suddividerla in alcune sottoclassi.
L’etimologia della parola Piromanzia ci suggerisce che questa ha a che fare con il fuoco, ma non dice molto altro.
In quest'arte si può considerare l’intensità della fiamma, il fumo, gli scoppiettii, e moltissimi altri elementi. Sono molte anche le cose che si possono bruciare (erbe, legna, piume, oggetti vari, polveri, ma anche animali o, addirittura, persone), e a seconda di quello che buttate nel fuoco l’interpretazione può essere diversa.

Ciò che rende la Piromanzia difficile da collocare temporalmente è il fatto che il fuoco non è un’invenzione dell’uomo, e la sua utilità è indiscutibile in ogni continente ed era. Non potremo mai sapere quindi quando questa tecnica è stata utilizzata per la prima volta. La grande varietà di tecniche che prevedono l’uso del fuoco dimostra che il fuoco, inteso come forza della natura, era tenuto in grande considerazione dall’uomo preistorico, temuto e ritenuto proprietà delle divinità.

Le prime documentazioni risalgono ai babilonesi (strano u.u’ cosa non hanno fatto i babilonesi non si sa), i quali, durante alcune festività religiose, usavano ardere rami e foglie di cedro, e traevano responso dal fumo che questa pianta produceva bruciando. Questa particolare tecnica è detta Capnomanzia, e segue una semplice regola che sembra pervadere tutte le tecniche piromantiche: fuoco vigoroso, poco fumo = responso positivo, fuoco debole, molto fumo = negatività.

Probabilmente, il modo in cui la legna brucia dà dei suggerimenti su come il clima potrebbe evolversi, a seconda di quanto è umida e di quanto brucia bene. Per estensione, quindi, l’ardere della legna suggerisce quanto il futuro possa essere favorevole o sfavorevole.

La Capnomanzia è diffusa un po’ in tutto il continente euroasiatico: in Grecia e a Roma si osservava il fumo prodotto da alloro e sacrifici animali/umani; i celti utilizzavano la quercia e il visco; infine, qualche secolo fa, in Malesia si utilizzava la Capnomanzia per determinare quanto fosse sicuro un accampamento durante la notte.

Come potete vedere, le tecniche si intrecciano l’una con l’altra, a seconda di dove si sviluppano: generalmente, la Botanomania è la tecnica divinatoria che prevede il rogo di rami e foglie di certe piante. Prende il nome di Capnomanzia quando si osserva il fumo prodotto da ciò che si brucia, ma non solo il fumo si può osservare.

Il rumore prodotto dal focolare è un elemento specifico della Dafnomanzia: questa tecnica, sviluppatasi in Grecia, consisteva nel bruciare delle foglie d’alloro, che scoppiettano rumorosamente se sono abbastanza secche. Se le foglie non ardevano, o non producevano alcun rumore, il responso tratto era infausto.
Nella Dafnomanzia, si raccoglievano rami e foglie direttamente dalle piante, dal giardino consacrato ad Apollo, e a seconda di come bruciavano, si interpretava il volere del dio.

La Dafnomanzia, come le prossime tecniche di cui parleremo, in realtà sono tecniche a se stanti. La Piromanzia, invece, non esiste da sola, ma è sempre legata a qualcos’altro! Si tende generalmente a classificare una tecnica attraverso l’oggetto che si usa, ma non è sempre esplicito nel nome come questo oggetto venga utilizzato. Per questo motivo, molte tecniche possono essere chiamate con più nomi, o un solo nome può indicare più tecniche!

L’Alomanzia indica generalmente la divinazione tramite i sali, ma ci sono modi diversi di utilizzarli, come ad esempio far evaporare dell’acqua salata, e esaminare i disegni e le crepe lasciate nel sale depositato, oppure appunto gettare una manciata di sali nel fuoco. A seconda del sale che si usa, le fiamme possono colorarsi di un certo colore, e se si prende una manciata di sali di versi, una tecnica comune è osservare il colore predominante. E anche qui la casualità è dominante, prendendo volontariamente molto più sale di un certo tipo rispetto agli altri, è ovvio che si sa già come la fiamma si colorerà.

Spostiamoci un po’ più a oriente. Nel sud-est asiatico, soprattutto in Cina e nella penisola coreana, la Piromanzia si è sviluppata congiuntamente all’Osteomanzia, tecnica che prevede l’utilizzo delle ossa di alcuni animali. In particolare, in Cina si utilizzavano dei gusci di tartarughe (Plastromanzia), mentre nelle isole al largo del territorio coreano, si utilizzavano scapole di cervi o maiali (Scapulomanzia). Queste due tecniche sono facilmente collocabili temporalmente, poiché sulle ossa e sui gusci di tartaruga venivano incisi o dipinti caratteri, nomi di imperatori o anche date. Dopo aver inciso sulle ossa la propria domanda, le si gettava nel fuoco, finché queste, per effetto del calore, si spezzavano. A seconda di come si rompevano, di quali caratteri ne uscivano crepati, si leggeva la risposta alla propria domanda.

Altre tecniche possono essere la Sideromanzia, ovvero gettare una manciata di paglia su una superficie di metallo arroventato (anche una padella o un cucchiaio) e osservare i movimenti della paglia, come si contorcono, quanto ci mettono a prendere fuoco. Oppure la Licnomanzia, una tecnica decisamente più recente rispetto alle altre. Questa prevede l’utilizzo di tre candele, poste agli angoli di un triangolo. Su queste candele vi possono essere incisi dei simboli, o delle rune, ovviamente diversi per ogni candela. Si può osservare quale candela arde più intensamente, oppure verso quale direzione, o candela, puntano le fiamme.

Insomma, ce ne sono un’infinità, molte delle quali sono anche senza un nome, raggruppate semplicemente sotto una cultura, come ad esempio le tecniche druidiche. Per citarne una, si prende un ramo, possibilmente non secco, da un ramo, e lo si mette a bruciare sulla fiamma. La legna fresca, oltre a bruciare poco e fare molto fumo, ha anche la caratteristica di dividere la fiamma in più lingue. A seconda di quante lingue si formano, si può trarre il responso (generalmente una fiamma unica è positivo, due è negativo, tre è molto positivo, e così via.).