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Hogwarts => Harry Potter => Topic iniziato da: Fairy su 30 Gennaio 2010, 01:11:43 pm



Titolo: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Fairy su 30 Gennaio 2010, 01:11:43 pm
Forse il titolo più appropriato dovrebbe essere "Scleri di Fairy alla fine del settimo libro di J.K.Rowling". ;D

(http://i46.tinypic.com/23w1d2f.jpg)
Dedicato
 A tutti i difensori degli
Elfi Domestici
Del nostro tempo,
a tutti quelli che si sforzano
di capire gli altri,
ma spesso non capiscono
sé stessi,
a tutti quelli che si
 sentono
un po’
Nati Babbani,
ma che in fondo
 hanno
la magia innata dentro
 sé…
e la usano, senza
 bacchetta magica. By Fairy
 
 sHermione

“Questa è una storia  diversa, sfaccettata; le parole e i pensieri entrano ed escono, come la luce in un prisma,attraverso gli occhi di un personaggio secondario al vero protagonista, occhi che hanno visto  gli stessi terribili orrori, ma gli hanno vissuti in maniera differente, lasciando che questi ferissero profondamente l’essenza alla quale essi fanno da specchio: la sua Anima.
Scalfita la sua sicurezza,l’ombra di paura e lo strascico di malvagità, che Voldemort ha lasciato sul Mondo Magico anche dopo la sua morte, le faranno da compagne per tutto il racconto, per cercare di spingerla  a sottomettersi al destino che i Maghi Oscuri hanno ormai  da tempo riservato a quelli come lei…I Mezzosangue . Nemmeno Colui Che Ha Sconfitto Voldemort, potrà fare nulla. Tutto è diverso, visto dagli occhi dei diversi. E l’unico barlume di speranza per non soccombere è nascosto in fondo ai suoi stessi occhi castani, che non sanno vederla per quella che è in realtà…”.


Cap 1
Di nuovo alla Tana

“Per quanto tempo, ancora,
sentiremo la sua
Ombra su di noi…?”   sVoldy
I superstiti della famiglia Weasley varcarono la porta della loro casa sei giorni dopo la Battaglia di Hogwarts; Molly e Arthur, Bill e Fleur, Charlie, Percy, George, Ron e Ginny. Con loro c’erano anche Harry ed Hermione. Avevano preso una Passaporta, che aveva la forma di un bidone della spazzatura, ed erano stati scortati da tre Auror, sotto l’ordine del nuovo Ministro della Magia e Capo del Dipartimento degli Auror, Kingsley Shaklebolt, per paura che qualche seguace di Voldemort fosse ancora in giro e in vena di vendette; il livello di allarme rimase alto per molto tempo. Gli Auror, decimati dalle violente battaglie degli ultimi tempi, soprattutto durante la grande Battaglia di Hogwarts, dovevano dividersi e pattugliare, proteggere, vigilare ogni luogo possibile. Fu grazie a loro che si ritrovarono le bacchette sequestrate dai Mangiamorte di tanti maghi e streghe e ognuna venne restituita al legittimo proprietario.  
Voldemort era morto. Definitivamente, stavolta. Tutti gli Horcrux erano stati distrutti, uno per uno, non c’era speranza che potesse risorgere ancora.
Poco prima, Arthur, Molly, Ron, Ginny ed Harry si trovavano in quello che restava dell’infermeria della scuola, mentre raccoglievano le ultime cose – il baule di scuola di Ginny, effetti personali di Fred, Tonks e Lupin – e si preparavano ad andare via. Kingsley aveva raccomandato al signor Weasley di tenere la famiglia al sicuro per un po’, fino al giorno delle udienze al Mnistero, e soprattutto di prestare particolare attenzione a Harry. All’inizio Harry non fu d’accordo e manifestò il suo desiderio di ritirarsi a Grimmauld Place, per non dar fastidio alla famiglia, in lutto per le gravi perdite degli affetti subite, ma la signora Weasley replicò convincente, senza lasciarlo finire.
<<Non essere sciocco, Harry>> disse, in un sussurro, sistemando con cura in un panno bianco un’Orecchia Oblunga e il galeone incantato dell’Esercito di Silente, che erano stati ritrovati in tasca a Fred, e infilandoseli in borsa. <<Credi che starei tranquilla a saperti solo, in quella vecchia casa, con ancora in giro orde di balordi Mangiamorte?>>. Lo guardò con tenerezza di madre e gli mise una mano sulla guancia. <<Non farmi questo… vieni da noi per qualche giorno, ti prego. Ci farà bene, averti a casa>>. Disarmato annuì, e dopo quelle parole gli sembrò anche la cosa più sensata da fare. Doveva ancora molte spiegazioni, ai genitori del suo migliore amico. E ne doveva tante anche a Ginny. Ammirava e amava la sua forza, davanti al dolore. L’orgoglio sul suo bel viso sovrastava perfino la tristezza. Averla di nuovo accanto, in quei giorni, era stata l’unica cosa che gli avesse dato il coraggio di sopportare tutte le conseguenze apportate dalla Battaglia.  
Non troppo lontana da loro, Hermione, dal viso pallido e stanco, gli occhi velati da un sentimento indecifrabile, seduta su una branda, aveva rovesciato il contenuto della sua borsetta di perline, e risistemava al suo interno tutto quello che non si era rotto. L’oggetto era stato sottoposto a troppe avventure, un po’ come la padrona. In quei giorni era stata silenziosa e discreta, e si atteneva ad andare ora da uno, ora dall’altro, a regalare pacche sulle spalle, abbracci e parole di conforto a chi sembrava più triste, ostentando più forza di quanto in realtà ne possedesse. Lo sguardo di Ron si posò su lei, mentre riponeva all’interno un paio di scarpe da tennis appartenute a lui. Poi la vide ripensarci. Le tirò fuori, insieme ad altri indumenti di Ron, li prese tra le braccia e li raggiunse.
<<C’è ancora posto, nel baule,  Ginny? Queste cose sono di Ron>> Disse, porgendogliele.
<<Si, dammi qui>>rispose lei, riaprendo il baule, al dire il vero piuttosto vuoto. Quando era andata a casa per le vacanze di Pasqua ed era stata messa al sicuro col resto della famiglia a casa di zia Muriel, qualche settimana prima, aveva lasciato metà della sua roba a scuola, in dormitorio, pensando che sarebbe tornata alla fine delle vacanze.  Quindi la maggior parte delle sue cose erano andate perdute sei notti prima, perché il dormitorio della Casa di Grifondoro era stato quasi completamente distrutto e bruciato.
<<Posso darti anche le cose di Harry, allora>>. Si allontanò e iniziò a togliere dalla borsetta tutto quello che apparteneva a Harry. Ron prese sua madre sottobraccio e la scostò un po’, per parlarle sottovoce, senza distogliere lo sguardo da Hermione.
<<Mamma, credo che dovremmo chiedere anche a lei, di stare un po’ da noi>> mormorò. <<E’ lungo da spiegare, ma anche Hermione sarebbe sola a casa sua, se se ne andasse da Hogwarts, o peggio, la terrebbero al Ministero sotto custodia, piuttosto che lasciarla andare a casa senza genitori a proteggerla>>. La signora Weasley lo guardò con apprensione, pensando al peggio. Con tutto quello che era capitato non si era messa il problema.
<<I Granger... Loro sono…>> balbettò, con la faccia di chi non reggerebbe un altro duro colpo.
<<No, mamma, ai Granger non è successo niente. Stanno bene, al sicuro, ma lontano da casa. Molto, molto lontano. Ti spiegherò poi con calma. Allora?>>. Ron non ebbe come risposta né si, né no. Immediatamente la signora Weasley si avvicinò a Hermione e si chinò sulla branda, prendendo gli indumenti di Harry che la ragazza aveva piegato.
<<Naturalmente anche tu verrai da noi, cara, non è vero?>> le chiese. Hermione la guardò sorpresa e farfugliò qualcosa di incomprensibile. La madre di Ron la trovò un po’ buffa e sorrise, prendendole una mano e stringendogliela tra le sue. <<Certo, che verrai. Coraggio, raccogli queste cose, la Passaporta è quasi pronta, e gli altri ci aspettano nel parco>>. Si allontanò e mise le cose di Harry nel baule di Ginny, mentre Hermione lanciava uno sguardo indagatore verso Ron, che abbozzò un sorrisetto e le fece un occhiolino. Era ancora troppo confusa, per mettersi a discutere sul fatto che fosse o no una buona idea, rimandare ancora la ricerca dei suoi genitori, i quali erano stati sapientemente da lei incantati e spediti in Australia, per essere protetti dagli attacchi di Voldemort e dai suoi seguaci. Sospirò e seguì i membri della famiglia Weasley giù per le scale, fino al parco, vicino alla casa di Hagrid, dove lui gli aspettava, col resto dei fratelli Weasley e i tre Auror che gli avrebbero accompagnati, proteggendo la Passaporta che gli avrebbe riportati alla Tana. Volsero lo sguardo alle tombe fresche di funerale, che circondavano quella di Albus Silente. I nomi che vi si leggevano erano quelli di Fred Weasley, Remus Lupin, Ninfadora Tonks, Severus Piton, Colin Canon, e tanti altri, una cinquantina in tutto. Era diventato un piccolo cimitero di valorosi maghi caduti in battaglia, che col permesso dei parenti, erano stati sepolti accanto al loro amato ex Preside. La Bacchetta di Sambuco giaceva di nuovo tra le mani di Albus Silente, sul suo petto. Potenti incantesimi erano stati fatti attorno alla tomba, per evitare una replica della profanazione fatta da Voldemort.
 Accanto a una delle tombe Mastro Gazza disponeva altri  fiori sul marmo bianco di ciascuna di esse. gli occhi puntati a terra, gli angoli della bocca piegati all’in giù, forse pensava ancora in silenzio alla scomparsa della sua gatta. Ms Purr non si era più vista dalla notte della Battaglia.
Gli Weasley si accostarono alla Passaporta e aspettarono qualche minuto, in silenzio, con gli occhi rivolti ai loro piedi, per non vedere ancora la devastazione che era stata fatta alla scuola.
<<E’ ora>> mormorò, Hagrid. Non aveva più lacrime per piangere. Gli salutò tristemente, allontanandosi. Quattordici maghi posarono la mano sul bidone della spazzatura e  in meno di un secondo anche l’ultimo gruppo di persone se ne fu andato. Con Hagrid erano rimasti all’interno della scuola solo alcuni insegnanti, qualche Auror e tanta gente del Ministero, che cercava, indagava, sistemava, spiegava. Tutti erano stati interrogati più volte, la verità confrontata, ogni testimonianza scritta e firmata. Non restava che ufficializzare tutto al Ministero, con udienze speciali davanti all’Wizengamot.  Solo dopo la partenza di Harry Potter, Il Ragazzo Che Aveva Sconfitto Voldemort, fu permesso ai giornalisti di entrare e fare il loro lavoro. Il guardiacaccia scosse la testa, e si ritirò con Thor all’interno della sua capanna.
I primi giorni alla Tana non furono facili per nessuno. Erano in tanti e lo spazio poco. Con molta discrezione, sia Harry che Hermione fecero di tutto per dare una mano e non essere di peso, a partire dalla sistemazione nelle camere. Tirarono fuori i sacchi a pelo dalla borsetta di perline e dormirono uno ai piedi del letto di Ron – nel letto sopra si sistemò Charlie – , l’altra ai piedi di quello di Ginny. Percy dormì in camera con George, al posto di Fred, Bill e Fleur nella stanza in cui l’anno prima avevano dormito i genitori di lei.
I toni sommessi con cui ci si rivolgeva la parola, i passi svogliati per le stanze, il poco cibo toccato dai piatti durante i pasti, lasciavano trasparire tutto il dolore che ancora li opprimeva. Non c’era voglia di festeggiare l’incubo finito; Voldemort aveva smesso per sempre di tormentarli, i suoi seguaci erano braccati e le notizie sulla Gazzetta del Profeta parlavano di Mangiamorte solitari trovati e arrestati. Non tutti, comunque. E in troppi non potevano più godere di quel finale tanto atteso e sperato. Troppi.
Era sera, ora di cena, una settimana esatta dal loro ritorno a casa. Una bella foto di Fred, posta sul caminetto, sorrise a Harry, e poi tirò fuori la lingua, mentre faceva gli occhi storti. Harry sospirò, seduto al tavolo assieme agli altri.
Si alzò quando anche Hermione si mise in piedi ed iniziò a sparecchiare con lei, aiutandosi con la bacchetta magica e un incantesimo di Levitazione. Portarono in cucina tutti i piatti e i bicchieri da lavare, mentre La signora Weasley iniziava a rassettare la sala da pranzo. Ginny sistemò gli avanzi nella ciotola di Grattastinchi, che si aggirava, pasciuto e tranquillo, sotto il tavolo della sala. In troppi, per aiutare senza disturbarsi l’un l’altro, i restanti si spostarono con le sedie e si misero vicino al camino spento. Charlie prese la Gazzetta del Profeta del giorno e si mise a leggere a voce alta gli articoli, per commentare con gli altri le notizie e trovare così qualcosa da fare e da dire. Le ricerche dei nascondigli dei Mangiamorte rimasti in libertà erano estese in tutta l’Inghilterra e oltre, senza tregua; gli Auror cercavano in ogni modo e con ogni mezzo di seguire le piste più contorte per arrivare a loro, eppure erano certi che ci sarebbe voluto ancora molto tempo, prima di riuscire a catturare ogni singolo Mago Oscuro.
Approfittando della distrazione degli altri, Harry si accostò a Ginny e cominciò a chiacchierare con lei sottovoce. A Hogwarts, dopo i funerali, avevano avuto modo di parlare a lungo e chiarirsi. Ritrovarsi e poter contare di nuovo l’uno sull’altra li fece sentire più forti, nonostante la situazione; stare poi sotto lo stesso tetto e potersi vedere spesso, come quando erano a Hogwarts, due anni prima, permise loro di raccontarsi tutto quello che avevano vissuto dal giorno del matrimonio di Bill e Fleur e confidarsi che i sentimenti che l’uno provava per l’altra non erano cambiati, anzi… Ci sarebbe stato tanto tempo, per vivere con serenità la loro storia. Ora entrambi avevano bisogno di godere appieno di quel calore familiare che li circondava.
Molly Weasley, in cucina , sempre aiutata dalla magia, lavava le stoviglie e contemporaneamente le asciugava, mentre Hermione le prelevava e le riponeva nelle credenze della sala da pranzo. Fleur spazzava, comodamente seduta accanto al marito e con la bacchetta in mano. Ron entrò in cucina e si appoggiò al muro, guardando la mamma.
<<Posso dare una mano?>> chiese, ed Hermione tornò dentro per prelevare altri piatti.
<<Se vuoi puoi dare uno sguardo a quelle vecchie riviste e buttarle via>> gli rispose la madre, indicando col mento una pila di Settimanali delle Streghe e Gazzette del Profeta sistemata in un angolo. Hermione riuscì carica, e lui estrasse un Settimanale delle Streghe dal mezzo, a caso, guardando la copertina. Era di almeno tre anni fa, perché le notizie riportate parlavano del torneo Tremaghi che si era svolto a Hogwarts. Lo aprì e cominciò a leggiucchiare con curiosità, ricordando di aver già letto quell'articolo, in passato. Sobbalzò, quando si accorse che nell’articolo era citata e criticata pesantemente nientemeno che Hermione, accusata da Rita Skeeter di prendersi gioco dei sentimenti di Harry Potter e di Viktor Krum, due dei quattro campioni. Ron aprì meglio il settimanale e lo piantò davanti agli occhi della madre, il quale retrocesse e fermò l’Incantesimo Lavapiatti.
<<Queste sono tutte bugie, lo sai, sì?>>Sibilò, tenendo d’occhio la soglia della cucina, sperando che Hermione non entrasse in quel momento. <<Tempo fa hai detto a Harry di non aver creduto a tutte le stupidaggini che la Skeeter ha scritto su lei…Perché conservi ancora queste porcherie?>>. Molly lo guardò, asciugandosi le mani nel grembiule da cucina, e prese in mano il settimanale.
<<Oh>> esclamò, sommessamente, rileggendo qualche frase.
<<Si Harry mi aveva accennato che non…>>iniziò, la madre, cercando di capire quale delle affermazioni della bionda giornalista fosse falsa e quale vera. <<Ma a dirla tutta pensavo che Harry stesse solo cercando di…insomma, di difenderla…>>
<<Hermione non è mai stata la fidanzata di Harry. Mai. E Nemmeno di Krum, credo>>. L’ultima parte della frase la disse più per sé stesso, che per la madre.
<<Oh>> ripeté Molly, alzando gli occhi dal settimanale. <<E io che…oh, povera me…Pensavo, cose dell’età, però…mi ero così…così arrabbiata, che…>>
<<…Che per poco non le inviavi qualche Strillettera con Fattura allegata, come hanno fatto le fans di Harry e Krum. E’ stato un periodo piuttosto infelice, per lei>>. Hermione entrò in quel momento, e Ron sobbalzò di nuovo, voltandosi goffamente e buttando il settimanale di nuovo tra la pila. La ragazza gli lanciò uno sguardo sospettoso e, afferrando le ultime scodelle da riporre nelle credenze, riuscì.
<<C’è mancato poco>> sospirò la signora Weasley.<<Fai sparire quei settimanali, Ronnie, prima che passino per sbaglio tra le sue mani!>> mormorò, con tono supplichevole, riniziando a lavare posate e bicchieri.
<<Credo che tu debba sapere tante altre cose, mamma…>> sussurrò il ragazzo, ma prima che potesse proseguire, un frastuono dalla sala da pranzo li fece sussultare entrambi, e corsero a vedere cosa fosse capitato. (To be continued)





Titolo: Re:Di nuovo alla Tana(2)
Post di: Fairy su 31 Gennaio 2010, 12:53:41 pm
...Le scodelle che un momento prima erano state portate via da Hermione erano ora sparse ovunque sul pavimento, in cocci; la ragazza, in evidente imbarazzo, si scusava ripetutamente col signor Weasley, che le stava chiedendo se si fosse fatta male, mentre tutti si erano alzati e le si facevano vicini . Ron le fu affianco in un attimo.
<<Cosa è successo?>> Chiese, preoccupato.
<<Sbadataggine, Ron, scusatemi>>. La voce le tremava nervosa. Sollevò la bacchetta e sussurrò più volte <<Reparo>>. Ad una ad una le scodelle si ricomposero e tornarono come prima.
<<Sei certa di star bene? >> mormorò Harry,  mentre Ginny l’aiutava a sistemare le scodelle nella credenza, osservandola apprensiva.
<<Ma certo!>> insistette lei, con una risatina stridula. Molly ebbe la sensazione di guardarla per la prima volta dopo tanto tempo: come tutti loro, d'altronde, aveva il viso tirato e triste, ma in più aveva evidenti ombre viola sotto gli occhi castani, e un’aria molto stanca. Senza dar peso a quello che le era appena stato detto, rientrò in cucina, con passo svelto, come a voler dare l’impressione che avesse forze a sufficienza per continuare a dare una mano. Gli altri si guardarono poco convinti. Fleur si alzò e la seguì, scontrandosi quasi con lei, carica di pentole. Gliele prese delicatamente dalle braccia, lasciandola interdetta.
<<Perché non ti metti a letto, cherìe?>> incalzò Fleur, <<sembri tonto affaticata…>>
<<Ma no, vi assicuro che…>>
<<Fleur ha ragione, cara>> continuò Molly, dividendosi le pentole con la nuora.
<<Ginny oggi dormirà in camera mia e di Arthur. C’è un vecchio armadio-letto, è già andata a metterci le lenzuola. Tu riposerai meglio sul suo letto, che nel sacco a pelo. Perdonami se non ci ho pensato prima>>
<<Ma davvero, non deve disturbarsi>>replicò Hermione, imbarazzata.
<<Nessun disturbo. Domattina Charlie riparte, così anche Harry potrà dormire in un letto… E ora vai, sdraiati e fai una bella dormita>>. Il tono della signora Weasley non ammetteva repliche. Hermione scosse la testa, seguendo le due donne in sala da pranzo, diede la buona notte a tutti e obbedì rassegnata. Ron, senza farsi notare dai suoi, la seguì sulle scale e la raggiunse alla seconda rampa, prendendola dolcemente per le spalle e facendola voltare verso lui.
<<Sei davvero sicura di star bene?>> le chiese,sottovoce.
<<Stai tranquillo, Ron>> gli rispose, cercando di sorridergli.
<<Hai ancora gli incubi, la notte, vero? Sei distrutta. Non puoi continuare così. Hermione, forse dovremmo dirlo a qualcuno, son sicuro che c’è un modo per…>>
<<...farli smettere…? Ronald, gli incubi sono incubi, basta. Milioni di persone hanno incubi durante la notte. Quello che abbiamo vissuto ci ha un po’…toccati. Passeranno, col tempo>>. Ron la fissò poco convinto, poi la abbracciò, accarezzandole i capelli.
<<Se non passano giuro che ti cancello la memoria con un incantesimo>> le sussurrò.
<<Tu non ne sei capace>> provò a scherzare lei, con la faccia nascosta sul suo petto.
<<Vuoi mettermi alla prova?>>.Sentirono Charlie e Percy parlare vicino alle scale e lei si scostò da lui velocemente.
<<’Notte!>> mormorò, infilandosi in camera di Ginny, seguita da Grattastinchi, e sparendo dietro la porta.
Ron rimase a fissare la porta chiusa, tornando con la mente alla mattina dopo la Notte della Battaglia, in cui si erano ritrovati accovacciati l’uno affianco all’altro, le mani strette, storditi dal disordine, il dolore delle perdite subite, la gioia della vittoria; un vortice di sentimenti contrastanti che confondevano e lasciavano una sorta di vuoto che inebriava e spaventava insieme. Hermione lo aveva guardato con occhi spauriti, insicuri, le iridi sovrastate da qualcosa che non le aveva mai visto prima, e si era fatta ancora più vicina a lui. C’erano cose, di cui lui era venuto a conoscenza, quella notte, che lei non aveva mai confessato a nessuno. E forse non fu un caso che quelle rivelazioni fossero state fatte all’interno della Camera dei Segreti. Perché di segreti si trattava, e non erano stati rivelati spontaneamente. Il frammento d’anima di Voldemort glieli aveva strappati dal profondo del cuore, deridendo i suoi dolori e mostrandoli all’ultima persona alla quale forse avrebbe voluto farli conoscere.
Ron tornò al piano terra, trovandoli tutti seduti di nuovo attorno al tavolo, mentre commentavano sommessamente l’accaduto.
<<Non è inciampata, ho visto chiaramente che si appoggiava alla credenza>> spiegava Ginny, che ora teneva in braccio Harnold, la sua Puffola Pigmea.
<<Ma cos’ha?>> chiese Bill.
<<E’ a pezzi>> esordì Ron, prendendo una sedia e  sedendosi tra Harry e la madre. Tutti tacquero per un istante, guardandolo, aspettando che continuasse. Lui esitò un po’, con lo sguardo basso. Poi si rivolse a Harry. <<E’ giunto il momento di dire loro nei dettagli cosa è successo dopo che siamo andati via, così capiranno>>. Harry annuì. E insieme, alternandosi, raccontarono tutto, ma proprio tutto quello che avevano vissuto lontani da casa, praticamente senza l’aiuto di nessuno;cominciando dai preparativi prima della partenza, di cui si era premurosamente occupata Hermione, portando via, nella sua borsetta di perline, ogni cosa potesse loro servire. Vestiti, oggetti personali, libri; di come, per proteggere i suoi genitori, aveva lanciato un potente Incantesimo di Memoria su loro, aveva modificato i loro ricordi e li avesse convinti a partire in Australia, ignari di avere una figlia. I “Mon Dieu!” di Fleur si sprecavano, e lo stesso signor Weasley rimase a bocca aperta. Raccontarono di come si fossero intrufolati al Ministero, e continuamente spostati con la tenda da campeggio, dopo aver perso la possibilità di entrare a Grimmauld Place; dei vari Incantesimi di Protezione che Hermione aveva lanciato sin dalle prime volte attorno alla tenda, per non essere avvistati e sentiti da nessuno e di come  si fossero rivelati sempre efficacissimi; di quando Ron  – e fu lui stesso a descrivere l’episodio – abbandonò lei ed Harry dopo un forte litigio, e di come era riuscito a tornare da loro, di tutte le volte che avevano corso grave pericolo, come a Godric’s Hollow, a casa dei Lovegood, alla Gringott, a Hogsmeade….Tutto, nei minimi dettagli.
 La madre di Ron, di tanto in tanto, si metteva la mano davanti alla bocca, inorridita dalle cose di cui veniva a conoscenza. E quando Ron, con molta rabbia ancora, raccontò quello che era capitato una sera, tra le mura di Villa Malfoy, la donna non potè trattenere le lacrime. La descrizione delle urla di Hermione, durante la tortura subita, fece gelare il sangue di tutti, rinnovando  in Harry la sensazione di impotenza che aveva provato, chiuso nella cantina assieme agli altri ostaggi, senza poter fare nulla per fermare la collera di Bellatrix Lestrange. Anzi, raccontato dalla bocca di Ron, che esaltava la sua paura di  averla creduta morta, quando l’aveva presa tra le braccia, svenuta e ferita, prima di poterla portare a casa di Bill e Fleur, gli pareva ancora più penoso.
Lasciò finire il racconto a Ron, dalle cui labbra ormai pendevano tutti, gli occhi lucidi, i nervi tesi. Passarono alcuni secondi, in cui ognuno sembrò riflettere su tutte le cose appena sentite.
<<Credo sia tutto…>> disse Ron, respirando profondamente, come se si fosse liberato, tralasciando solo i particolari di ciò che era capitato all’interno della Camera dei Segreti. Il padre prese dalla credenza dei bicchieri e una bottiglia di wisky incendiario e iniziò a versarne per tutti, mentre Molly si stringeva più forte al figlio, passandogli un braccio attorno alle spalle.
<<E’ stato terribile, tesoro>> mormorò, con voce rotta e il labbro tremante.
<<Si, lo è stato davvero>> replicò, allungando il braccio e prendendo il bicchiere pieno che la mano di Arthur gli porgeva. Buttò dentro la gola il contenuto, senza aspettare che gli altri avessero ricevuto il proprio bicchiere e chiuse gli occhi, traendo coraggio dal bruciore che il liquido alcolico provocava al suo esofago.
<<Hermione…lei è ancora sotto shock, credo; è tesa, ha incubi quasi tutte le notti, ed è per questo, che ha l’aria abbattuta>> spiegò.
<<In più è in ansia per i suoi genitori>> continuò Harry, bevendo il suo wisky, <<e freme dal desiderio di partire il prima possibile per riuscire a ritrovarli. Ma ovviamente non ne parla, perché è più concentrata a dare sostegno morale a noialtri, che a badare ai suoi guai personali>>. Ginny tirò su col naso in maniera quasi impercettibile, accanto a lui; Hermione le era stata molto vicina, in quei giorni.
<<In ogni caso non la lascerebbero partire prima dell’udienza al Ministero>> aggiunse Arthur, pensieroso, <<Sarete costretti a ripetere questa lunga storia ancora una volta: preparatevi>>
<<Abbiamo tre eroi in casa, e io li ho ostacolati…>>mormorò Percy, a denti stretti, guardandosi le mani chiuse a pugno. George gli mise una mano  sulla spalla.
<<Tu eri convinto di fare la cosa giusta. Non tormentarti>>gli disse, <<l’importante è che tu abbia capito, alla fine>>. Detto così il suo comportamento passato gli sembrò leggermente meno terribile.
<<Domani io riprenderò a lavorare, farò in modo che al Ministero accorcino i tempi per i vostri interrogatori e i processi contro i Mangiamorte>> spiegò il signor Weasley, riponendo l’wisky. <<Hermione sarà finalmente libera di partire; e cerchiamo di darle sostegno, deve sentirsi molto sola>>
<<In mezzo a tutta questa gente?>> chiese George, ironicamente.
<<Per quonto lei possa essere affessionata a noi, non siamo la sua familia>> disse Fleur, ritirando i bicchierini vuoti dal tavolo.
<< Per quel poco che la conosco sembra una brava ragazza>> aggiunse Charlie.
<<E’ un tesoro, se pensate che ha fatto da balia a me e Harry, per tutto il viaggio, sopportandoci pazientemente, e salvandoci la pelle più di una volta, se vogliamo dirla tutta>> puntualizzò Ron. Harry annuì. Era vero. La prontezza di spirito, la furbizia e la cultura della loro amica li aveva tirati fuori dai guai infinite volte. Si ritrovò a pensare che senza lei non sarebbero stati seduti a quel tavolo a raccontare. Sentì un moto d’affetto improvviso per lei, e  concepì meglio la situazione di disagio che Hermione stava vivendo.
<<Povera figliola...>> riuscì a mormorare, solo, la signora Weasley, ancora scossa. Si alzarono tutti, e dopo essersi augurati la buona notte si diressero ognuno nella propria stanza. Quando passarono silenziosamente davanti alla stanza di Hermione, Ron si fermò per qualche secondo e sospirò.
<<Sarà faticoso, ricominciare a vivere>> sussurrò amaramente, e proseguì su per le scale, e la verità racchiusa in quelle parole diede a Harry un motivo in più per pensare a lungo e addormentarsi tardi.


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Vampirella magica su 01 Febbraio 2010, 03:22:32 pm
Bella, anzi bellissima!
Ma è finita così o continua?
Io, sinceramente spero che sia ancora molto lunga ;D


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Fairy su 01 Febbraio 2010, 06:58:00 pm
Bella, anzi bellissima!
Ma è finita così o continua?
Io, sinceramente spero che sia ancora molto lunga ;D

Cara, mi sa che sei l'unica a sperarlo, ma sarai l'unica ad essere accontentata...son circa 30 capitoli...é molto long, insomma... ;D Ho finto che fosse un ottavo libro, con una trama lunga e complicata.
Eccoti il secondo...e spero davvero che ti piaccia man mano che procede e che avrai pazienza, perché all'inizio é noiosa e me ne rendo conto, ma dal 5° circa in poi entriamo nel vivo e c'é più azione.

(http://i50.tinypic.com/wsslcn.jpg)
Cap 2
L’udienza al Ministero
“Forse non siamo eroi.
Solo Superstiti fortunati. O forse,
nessuna delle due cose”
sharry sHermione sRon

L’alba sopraggiunse velocemente, illuminando il cielo primaverile senza nuvole.
Charlie era partito molto presto, e il signor Weasley era andato a lavoro con Percy e Bill, per la prima volta senza scorta degli uomini del Ministero. Anche George decise che era il caso di riaprire il negozio che aveva tirato su con il gemello, e alle otto e trenta del mattino di quel sabato si trovava già dietro al bancone de “I Tiri Vispi Weasley” a Diagon Alley. Sembrava che il racconto della sera prima avesse risvegliato dal torpore l’intera famiglia.
Molly aveva preparato con cura la tavola per la colazione, aspettando che il resto della famiglia si destasse.
Hermione fece capolino in cucina, col suo gattone rosso in braccio, la stanchezza ancora evidente sul suo viso.
<<Ciao, cara, accomodati e mangia, fra poco scenderanno anche gli altri>> disse la donna, affaccendata ai fornelli.
<<Buongiorno, signora Weasley>> rispose lei, sorpresa di vedere la donna di buon umore. <<Le do’ una mano a…>>
<<Desidero solo che tu mangi>>la interruppe, gentilmente, prendendola per le spalle e accompagnandola al tavolo. La ragazza si strinse nelle spalle, posando Grattastinchi a terra.
<<Se è per le scodelle, prometto che oggi che non farò cadere nulla>> replicò, con lieve disagio. Molly capì di essere stata fraintesa e si allontanò dai fornelli per sedersi accanto a lei. La guardò negli occhi, prendendole le mani tra le sue e scuotendo la testa, cercando di essere convincente.
<<Non è per le scodelle, tesoro; voglio solo che  ti riprenda un po’ da…be’, da tutto quello che tu, Ronnie e Harry avete passato. Ieri sera loro due ci hanno raccontato tutte le disavventure che avete avuto, e ora capisco perché tutti e tre siete così patiti… magrolini, soprattutto!>>. Hermione si tastò attorno alla vita: ‘magrolini?’, pensò, perplessa. Molly le mise le mani sulle guance, osservandola attentamente. Non era più la bimbetta dai denti grandicelli e l’aria da secchiona che aveva conosciuto anni prima. L’ovale del suo viso si era allungato, i suoi lineamenti erano maturati e aveva l’aria più da donna; ma le guance, un tempo rosee e piene, erano vuote e pallide.
<<Mangia>> disse ancora, mettendole davanti panini caldi, succo di zucca, porridge, cereali e ogni ben di Dio avesse in dispensa, <<dopo ti rilasserai e in tarda mattinata un Auror ci scorterà fino a Diagon Alley, poi pattuglierà le strade assieme ai colleghi e noi potremmo stare tranquille. Una passeggiata: io, tu, Ginny, Fleur… che ne dici?>>. Hermione era sempre più sorpresa, ma la proposta era allettante.
<<Va bene>> rispose, sorridendole e versandosi del succo di zucca.
Harry e Ron avevano parlato sottovoce a lungo, quella notte; si resero conto che rivivere a parole le cose passate e subite, le aveva riportate a galla in tutto il loro orrore, turbandoli. Charlie dormiva, nel  letto a castello sopra quello del fratello.
<<Davvero l’hai creduta morta, Ron?>>. Gli occhi di Harry, infilato nel suo sacco a pelo, fissavano il vuoto, ma nelle sue pupille baluginava il lucore del pugnale di Bellatrix Lestrange sulla gola di Hermione, lo stesso pugnale che rivide, col pensiero, nel petto sanguinante di Dobby.
<<Si…era così fredda, e abbandonata…sembrava non respirasse. Credevo…credevo che non avrei più potuto sentire la sua voce, o…vedere ancora quel suo cipiglio…sai, quando deve rimproverarti perché hai trasgredito qualche  regola…>>. La voce di Ron era  leggermente incrinata .
<<Si, ho presente>> sussurrò l’amico, sorridendo all’immagine  di lei che si creò nella sua mente. <<Che è successo, poi, in casa di Bill e Fleur?>>
<<Bill me l’ha dovuta strappare dalle braccia…ero così sconvolto che continuavo a chiamarla e a stringerla a me. Dean mi ha dovuto tenere per le spalle. L’hanno portata su un letto e Fleur ha iniziato a farle degli Incantesimi di Rianimagia; sembra che in Francia alla sua scuola ci fosse un corso apposta. Lei ha reagito quasi subito, iniziando a lamentarsi e a muoversi>>
<<Ce la siamo vista brutta, dai Malfoy>> sospirò Harry, rigirandosi dentro al sacco a pelo, <<se penso alla faccia di Draco mi viene ancora il prurito alle mani per la voglia di spaccargliela..!>>
<<Lucius finirà i suoi anni ad Azkaban, ma dubito che incastrino lui e la madre>>
<<Silente non voleva che capitasse…è vero, non ha fatto nulla per aiutarci a fuggire; ma non ha fatto praticamente nulla nemmeno per aiutare Voldemort. Solo blandi tentativi finiti male>>. La conversazione si spense col sopraggiungere del sonno e quella mattina le facce più stanche erano le loro.
Decisero di accodarsi alle donne di casa e di fare un salto a Diagon Alley, al negozio di George, per dargli un po’ d’aiuto.
C’era poca gente, per le vie, più che altro persone del Ministero. I controlli e le ricerche non erano finite. Molti Auror sostavano davanti a negozi e locali, come di guardia. La signora Weasley procedeva lentamente, godendosi il calore primaverile di quella giornata. Non ricordava più, quand’era stata la sua ultima passeggiata tranquilla, e le parve che sotto quei raggi solari anche la sua anima triste potesse rasserenarsi un poco. Ginny la tirava di tanto in tanto per un braccio, per farle vedere le ricche vetrine dei negozi: nuove divise scolastiche, calderoni scintillanti, ma soprattutto scope ultimo modello, adatte per il Quidditch, sulle quali lasciò un po’ il cuore.
<<Ma mamma, la mia è andata in fumo a scuola,e la squadra…i Griffondoro…>, gemette, mentre la madre la trascinava via dalla vetrina, senza dare l’impressione di volerne acquistare una.
<<Vedremo, tesoro. Non oggi, comunque>>
<<Le donne non dovrebbero jiocare a Quidditch, è così violanto e poco elegonte…>> tagliò corto Fleur, con poca stima per lo sport. Ginny alzò gli occhi al cielo, scuotendo la testa.
<<Già, le giocatrici della Holyhead Harpies dovrebbero tutte darsi al giardinaggio e al ricamo!>> sibilò, senza farsi sentire dalla bella cognata, scatenando le risate soffocate di Ron, Harry e Hermione.
<<Andate avanti, ragazzi, io e Fleur abbiamo da cercare delle cose in farmacia>> Disse Molly, distanziandosi da loro con la nuora, <<ci vediamo da George, okay?>>. I quattro amici furono ben lieti di proseguire per conto proprio; Harry ne approfittò per tenere la mano a Ginny, e Ron passò un braccio attorno alle spalle di Hermione, proseguendo fino all’Emporio del Gufo, davanti al quale si bloccarono, alla vista di una splendida civetta delle nevi molto somigliante a Edvige.
Harry spalancò gli occhi. Era passato meno di un anno, da quando la sua amica bianca era stata uccisa dai Mangiamorte. Non aveva neppure avuto il tempo di disperarsi per lei. La stessa notte anche Malocchio Moody fece la stessa fine, e tutto il resto passò in secondo piano. Sentì la mano di Ginny stringere di più la sua, e lui ricambiò il gesto, passando oltre. Arrivarono al negozio di Olivander e lo videro attraverso la vetrina, affaccendato dietro il bancone. Il vecchio lanciò uno sguardo distratto alla vetrina, poi guardò meglio e li riconobbe: lasciò tutto e uscì velocemente, così sorpreso di  vederli lì che inizialmente non seppe cosa dire. Strinse la mano a tutti, invitandoli ad entrare e passarono un piacevole quarto d’ora a chiacchierare con lui. Il negozio era di nuovo colmo delle sue bellissime bacchette e seppero da lui che al Ministero erano state richieste nuove bacchette per molti dipendenti. Incontrarono Dean, che li salutò con gioia, Neville con sua nonna, fiera e felice di suo nipote, Hannah Abbott, Angelina Johnson; ma anche tanti Tassorosso e Corvonero, perfino qualche Serpeverde, come un ragazzo dello stesso anno, Yan Shine, li salutarono più o meno con lo stesso rispetto.
Si incontrarono di nuovo con Fleur e Molly al negozio di George, dopo di che Harry e Ron decisero di restare, per aiutarlo con alcuni scatoloni di merce da sistemare sugli scaffali, mentre le donne tornarono a casa.
Verso sera tutti fecero rientro alla Tana, e a tavola si raccontarono le novità della giornata. Le più interessanti le portò certamente il signor Weasley, che fossero buone o no, era questione di punti di vista.
<<In via ufficiosa, la vostra udienza è fissata fra nove giorni, lunedì>> disse, rivolto a Harry, Ron ed Hermione. I tre si guardarono di sottecchi. <<Verrete interrogati uno per uno, e vi avviso, davanti all’intero Wizengamot. Ovviamente voi non avete nulla da temere, ma a seconda delle vostre dichiarazioni finiranno ad Azkaban tante persone. Perciò vi consiglio di fare mente locale e non lasciare niente di non detto. Fate in modo che la verità si sappia, e si sappia per intera, ragazzi. Noialtri verremo tutti convocati nei giorni successivi, ci invieranno un gufo con le date>>
<<Signor Weasley, saranno presenti anche i Mangiamorte, in aula?>> chiese Hermione, senza togliere gli occhi dal suo piatto, mentre con la forchetta punzecchiava con poco appetito la sua porzione di arrosto.
<<Temo di sì, qualcuno. E ghermidori, credo. Saranno incatenati, senza bacchette alla mano e sorvegliati dagli Auror, non dovete preoccuparvi di loro>>
<<Sono loro, che devono preoccuparsi di noi, perché io la bacchetta ce l’avrò, invece, e potrei per sbaglio lasciarmi sfuggire qualche fattura>> replicò, con rabbia, Ron.
<<Vi ho già detto che Kingsley vuole riassumere Perce?>> Chiese Arthur, cercando di cambiare argomento. Molly si perse in  mille lodi per il figlio e la foto di Fred, da sopra il camino, prese a fare buffe smorfie alle spalle di Percy, esibendosi in una esilarante imitazione del fratello maggiore.
I giorni seguenti passarono con serenità. Bill e Fleur tornarono a Villa Conchiglia, e durante la mattina la Tana era un po’ più vuota: Harry e Ron andarono spesso con George per dargli il loro aiuto, e Ron scoprì che lavorare al negozio poteva essere piacevole e divertente. Entravano tante persone che sembravano nutrire per lui molta stima, più di quanto lui sapesse. Era una bella sensazione. Ginny ed Hermione aiutavano la signora Weasley in casa e lei si prodigava ad insegnare loro a cucinare e a fare mille lavoretti casalinghi con l’aiuto di piccoli utili incantesimi. Ovviamente Ginny poteva solo apprenderne la teoria, perché non era ancora diventata maggiorenne. Molly si accorse lieta che il viso di Hermione riprendeva il suo colore roseo,e anche l’umore era migliorato. I cupi silenzi in cui si chiudeva erano più radi e una sera vide lei, i suoi figli ed Harry ridere di cuore in cortile, mentre guardavano Grattastinchi rincorrere gli gnomi da giardino. Il gatto passò svelto tra le gambe di Ron, mandandolo per aria e provocando le risate generali.
<<Hermione, odio il tuo gatto!>> Urlò lui, massaggiandosi la schiena.
<<Lo so>> ribatté lei, ancora scossa dal gran ridere.
<<Mi sarei fatto meno male con uno Schiantesimo triplo>> biascicò, cercando Grattastinchi attorno a sé. L’animale saltò in braccio a Hermione, facendo le fusa e fissando Ron pigramente. Gli altri risero ancora di più.
<<Non accarezzarlo…Non  se lo merita, non accarezzarlo!>>
<<Geloso, Ronnie?>> lo schernì, Ginny. Era l’ora del tramonto. La luce arancio del sole morente rendeva morbidi i contorni della casa, costruita in mezzo al verde. Quella mattina  Errol, il gufo di famiglia, aveva portato le lettere del Ministero, in cui venivano specificati i giorni e gli orari delle udienze. Era sabato: due giorni ancora, e avrebbero dovuto entrare – stavolta in modo legale –  al Ministero e affrontare l’intero Wizengamot, nonché guardare negli occhi molte delle persone che avevano tentato di ucciderli.  La signora Weasley si sentì stringere il cuore; non si rassegnava all’idea di vederli cresciuti, troppo in fretta, per i suoi gusti. Se avesse potuto, li avrebbe chiusi in casa con sé per sempre, in un Cerchio Magico Protettivo. Eppure quell’idillio nel suo giardino sarebbe finito presto, lo sentiva. E  il suo istinto di donna, di mamma e di strega, non si sbagliava.
(to be continued)


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Daydream su 01 Febbraio 2010, 07:42:03 pm
che bella Fairy, non vedo l'ora di leggere il seguito ghh


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Fairy su 01 Febbraio 2010, 08:02:56 pm
Grazie... ghh Vi accontento...

Seguito del secondo capitolo
Il 25 maggio mattina due macchine del Ministero vennero a prendere la famiglia Weasley. Anche se a testimoniare sarebbero stati solo Ron, Harry e Hermione, gli altri componenti vollero stare vicini ai tre per sostenerli almeno moralmente.
 Hermione, col viso tirato, aveva raccolto i capelli in uno chignon che la faceva sembrare più matura e aveva indosso  un abitino nero; Harry aveva provato inutilmente a pettinare la sua ribelle zazzera, e si era vestito con gli abiti più seri che aveva. Ron sembrava il meno preoccupato, quando salì in macchina, ma cambiò espressione quando arrivarono nei pressi  dell’aula giudiziaria, giù, all’altezza dell’Ufficio Misteri; deglutì rumorosamente: posti già visti, in occasioni poco piacevoli. Sedettero fuori, in attesa di essere convocati. Hermione si torceva le dita spasmodicamente, nervosa. Probabilmente, pensò Harry, ripeteva mentalmente le risposte di quelle che, nella sua testa, sarebbero state presunte domande. Un quarto d’ora più tardi, la porta dell’aula si aprì e i tre saltarono su in piedi, tesi. Kingsley  ne uscì, sorridendo loro bonariamente, e avvicinandosi.
<<Eccoli qui, i nostri giovani eroi>> esclamò. Si profuse in un abbraccio stretto per tutti e tre.
<<Kingsley...>>, salutò Arthur.
<<Ho predisposto tutto perché possiate entrare anche tu e Molly, Arthur…e anche i tuoi figli, ovviamente>> spiegò il primo ministro, rivolgendosi a Ginny, Percy e George. <<Anzi, vi prego di accomodarvi, mentre scambio due parole con questi coraggiosi ragazzi>>. Obbedirono, e l’uomo fece cenno ai tre di sedersi di nuovo nella panca, accovacciandosi davanti a loro.
<<Vorrei informarvi del fatto che in aula saranno presenti alcuni giornalisti; il mondo magico ha il diritto di sapere come sono realmente andati i fatti. Verrà scritto solo ciò che il Wiznegamot riterrà si tratti della verità, e quindi le vostre dichiarazioni saranno tutelate. Vi chiedo solo di mantenere il controllo di voi stessi, di aver fiducia nel Wizengamot, di sopportare con pazienza i volti di persone che vi hanno fatto del male e che sarete costretti a veder qua dentro, e cercare di restare lucidi fino alla fine. Sarà pesante e penoso, posso capirlo…facciamo in modo che si concluda il prima possibile, d’accordo?>>. I ragazzi annuirono all’unisono, seri.
<<Va bene. Entriamo>>. Il sorriso bonario del Ministro li rasserenò un poco. La porta si aprì e decine di flash investirono i loro volti sorpresi. Non solo: un giornalista si alzò e iniziò a battere le mani con foga, seguito da altri, fin che  quasi tutte le persone presenti in aula  si furono aggiunte al coro. Riconobbero tra i reporter anche Rita Skeeter, e Ron storse il naso con disprezzo. I loro visi smarriti si guardavano attorno, incerti se sorridere o accigliarsi. Tre sedie, poste in fila, a lieve distanza l’una dall’altra, li attendevano al centro dell’aula, e mentre lo scroscio di applausi scemava, avanzarono fino a destinazione, sedendosi contemporaneamente, Hermione nel mezzo. Qualcuno si sporse dalla balaustra, con la macchina fotografica tra le mani, e per poco non cadde di sotto. Harry si sorprese, quando si rese conto che non c’erano gabbie con prigionieri, né Auror di guardia o cose simili. Sembrava quasi una conferenza stampa organizzata come comitato di ben venuto.  Vide il Ministro prendere posto in alto, davanti a loro e frugare in mezzo a varie scartoffie, mentre sussurrava qualcosa all’orecchio di quella che riconobbe come il consigliere speciale Elphias Doge. Prese in mano alcuni fogli e si alzò, schiarendosi la voce, mentre tutti facevano finalmente silenzio.
<< Il signor Harry James Potter, nato a Godric’s Hollow, il 31 luglio del 1980. E’ esatto?>> Chiese.
<<Si, signore>> rispose Harry, forte e chiaro.
<<Il signor Ronald  Bilius Weasley, nato a Londra  il primo marzo del 1980.Giusto?>>
<<Si, Ministro>>
<<E la signorina Hermione Jean Granger, nata a Londra il 19 settembre del 1979, è corretto?>>
<<Si, signore>>
<<Bene. Prima di dare inizio all’udienza, vogliate per cortesia mettervi in piedi e accettare le onorificenze che vi sono dovute per aver contribuito a salvare…tutti noi>>. La voce del Primo Ministro sembrò lievemente commossa. I ragazzi si lanciarono l’un l’altro sguardi interrogativi. Kingsley srotolò una pergamena dorata e cominciò a leggere a voce alta: << “Per aver difeso con coraggio e lealtà i diritti del mondo Babbano e quelli del mondo magico; per aver affrontato con temerarietà e pazienza le dure prove alle quali sono stati sottoposti; per aver dimostrato una eccellente conoscenza di un livello di magia avanzato, oltre le conoscenze ricevute in ambito scolastico; per aver mantenuto nervi saldi e mente lucida fino alla fine; per essere sempre stati dalla parte della verità e della giustizia; Io sottoscritto, Kingsley Shaklebolt, Primo Ministro della Magia, consegno in data 25 Maggio 1998 a Harry James Potter l’ Ordine di Merlino, Prima Classe, e la Magimedaglia al valore; a Ronald Bilius Weasley, e a Hermione Jean Granger l’ Ordine di Merlino, Seconda Classe, e la Magimedaglia al valore , per atti eroici a favore della Patria”>>. La voce altisonante di Kingsley venne accompagnata da altri applausi ed esclamazioni di gioia e sorpresa dei presenti, mentre i tre, stupiti, che ricevevano una pergamena e una teca di vetro contenente una medaglia ciascuno, consegnate dal Vice Capo del Dipartimento degli Auror, si guardavano ancora  a bocca aperta. Altri flash illuminarono le loro persone, e Ron si voltò per vedere la reazione dei suoi familiari. I genitori piangevano entrambi, e i fratelli erano raggianti; George gli fece cenno coi pollici in su. Raddrizzò la schiena, orgoglioso, e sorrise alla folla, che si calmò di nuovo, quando il Ministro riprese a parlare.
<<Alla fine dell’udienza siete attesi nell’ufficio del Dipartimento degli Auror, dove qualcuno vi farà delle interessanti proposte che, spero, accetterete. Ora vi chiedo di sedervi, così potremo iniziare>>.
 Fu uno dei giorni più lunghi mai vissuti da Harry. La tensione si accese quasi subito, perché alcuni Auror scortarono all’interno dell’aula delle enormi gabbie corazzate, nelle quali i visi dei Mangiamorte più conosciuti li squadrarono con odio: Dolohov, Tiger Senior, Goyle Senior, Scabior, Travers, Yaxley, Malfoy Senior. Furono trasportati lontani da loro, in fondo all’aula.
Harry venne interrogato per primo. Ripeté l’intera vicenda senza tentennare, sicuro di quello che diceva, e ad ogni domanda che i membri del Wizengamot gli rivolgevano, rispondeva con precisione e lucidità. Non esitò nemmeno quando Tiger gli urlò contro accusandolo di aver assassinato suo figlio e con molta tranquillità spiegò come in realtà fossero andati i fatti. Gli altri due si attenevano ad annuire, aspettando pazientemente il loro turno. Ron chinò la testa, osservando la teca incorniciata nella quale la sua Magimedaglia era incastonata. Era lucida e brillante, risaltava sullo sfondo di velluto rosso; la sua particolarità era la figura centrale:un mago con la bacchetta tesa davanti a sé stretta nella mano destra e la mano sinistra posata sul cuore, circondato da una ghirlanda di elleboro, che di tanto in tanto cambiava posizione. Spostava la mano dal cuore , faceva un ampio gesto con la bacchetta attorno alla testa e compariva un globo che simboleggiava il Mondo, il quale girava su sé stesso. Tenendo conto che l’unica cosa d’oro che gli fosse mai stata regalata fino ad allora era stata la P di Prefetto, al quinto anno di scuola, si ritrovò a pensare che aveva davvero fatto un salto di qualità. Risollevò lo sguardo, con un sorriso compiaciuto sulla faccia, ma svanì all’istante, perché in seguito ad una domanda posta a Harry su Fenrir Grayback, il licantropo, le porte dell’aula si aprirono e il mezzo lupo venne portato dentro, incatenato all’interno della sua gabbia. Un rumore di vetro che si infrangeva fece sussultare i presenti: la teca della Magimedaglia di Hermione era per terra e l’oggetto prezioso era rotolato fuori, fino ai piedi di Ron. Le mani di lei tremavano, gli occhi fissi sul criminale. Ron lo fissò con un misto di odio e disgusto. Poi,  lentamente, estrasse di nascosto la sua bacchetta dalla tasca dei pantaloni . Il padre lo vide e si sporse, preoccupato. Ron puntò la sua bacchetta per terra, sulla teca e sussurrò <<Reparo>>. La Magimedaglia tornò al suo posto, il vetro tornò intatto.  Arthur  risedette, tirando un sospiro di sollievo, mentre il figlio raccoglieva la teca e la metteva sul grembo di Hermione. Lei la tenne, guardando il ragazzo con la coda dell’occhio.
<<Va tutto bene>> bisbigliò lui, sfiorandole le mani. Se avesse potuto, gliele avrebbe strette.
<<E’ lui? Lo riconosci?>> chiese Kingsley.
<<Si, signore. E’ lui, quello che ha gravemente ferito al volto Bill Weasley. Lui ci ha catturati e portati a Villa Malfoy. Lui ha attentato alla vita di molti studenti>> rispose Harry. Il licantropo ruggì piano, il suo volto divenne una maschera di puro odio, mentre lo guardava.
L’interrogatorio di Harry si dilungò; solo un’ora e mezza dopo fu il turno di Ron. Con la stessa sicurezza dell’amico, spiegò i fatti così com’erano accaduti, soffermandosi di più sulle parti del racconto che non potevano coincidere con quelle fatte da Harry: quella in cui lui aveva lasciato i due amici dopo il litigio, per esempio, o quando era riuscito ad entrare nella Camera dei Segreti ad Hogwarts, parlando in serpentese.
Quando passarono ad Hermione, Ron sbuffò esausto. Erano mezzogiorno passate,e tutta quella tensione gli aveva fatto venire un tremendo appetito. Si vergognò del suo stomaco, rimproverandosi di avere poco tatto nei confronti di chi era sotto interrogatorio. La ragazza, dal canto suo, si comportava come ad un’interrogazione scolastica,e quindi egregiamente. La precisione con la quale rispondeva a tutte le domande, soprattutto quelle tecniche su Incantesimi e Fatture utilizzati, lasciò piacevolmente stupito il Ministro.
Il trio si rilassò, finalmente, quando dalla bocca di Kingsley uscì la frase <<per ora è sufficiente. Potete andare>>. Harry, Ron ed Hermione spostarono le sedie e si incamminarono verso l’uscita, quando dalla gabbia di Greyback venne fuori un urlo. La folla si arrestò, e calò il silenzio. Gli occhi dei tre ragazzi erano di nuovo rivolti a lui.
<<Mi pento!>> urlò, il licantropo, guardandoli. <<Mi pento…amaramente!!>>. Il ministro esitò, poi chiese: <<Ti penti..? Un po’ tardi…Sei già stato interrogato, Greyback. La conferma dei tuoi misfatti di oggi era solo una formalità>>
<<No…Non capite!!>> urlò di nuovo, gli occhi che roteavano. <<Io…io mi pento!!>>
<<E di cosa, Greyback?>>, replicò Kingsley, con sarcasmo. Il criminale fissò i tre ragazzi, respirando affannosamente e rumorosamente. La sua testa aveva una forma strana: era rimasta deformata dopo la notte della Battaglia di Hogwarts, ferita dalle sfere di cristallo che Sibilla Cooman, insegnante di Divinazione, gli aveva lanciato. I denti stretti lo facevano sembrare  un animale. In fondo lo era. Harry si chiese perché lo stavano ancora ascoltando.
<<Io mi pento…di aver portato i ragazzi a Villa Malfoy..>> latrò, senza distogliere lo sguardo.
<<Oh, molto nobile, da parte tua…continuo a dirti che è un po’ tardi, per i pentimenti>>
<<Mi pento…di aver lasciato che li prendessero loro…e di non aver…tentato…>>. Si fermò. Il silenzio sembrava irreale. Poi urlò, con quanto fiato aveva in gola, puntando l’indice verso i ragazzi, scandendo piano le parole agghiaccianti :
<<DI NON AVER ASSAGGIATO LA MEZZOSANGUE QUANDO POTEVO!>>. Rise di gusto, impazzito, mentre Hermione si metteva una mano davanti alla bocca e vacillava, inorridita. <<USCIRO’, UN GIORNO, E VERRO’ A CERCARTI!!!>>. (to be continued)


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Daydream su 01 Febbraio 2010, 10:49:25 pm
bellissima, aspetto il seguito ghh


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Fairy su 01 Febbraio 2010, 10:56:00 pm
Come posso farti aspettare?  ghh

Seguito del secondo capitolo

Decine di flash immortalarono lo sguardo atterrito della ragazza. Harry e Ron, furiosi, le passarono un braccio attorno alle spalle, e la guidarono verso la porta, sentendo il ministro ordinare a gran voce agli Auror di rinchiudere Greyback ad Azkaban, e il latrato del licantropo che scandiva altre blasfemità, come “Avvicinati, dolcezza, solo un morso!”. Ma non era ancora finita. I giornalisti si accalcarono verso l’uscita, investendoli e spintonandoli, circondandoli e facendo loro mille altre domande.
<<Basta!Lasciateci in pace!>> urlò Ron, che cominciò a detestare la notorietà. Ora capiva un po’ tutto quello che Harry aveva passato, col suo essere famoso forzatamente. Si mise a protezione di Hermione, che teneva il volto basso, infastidita dai flash dei fotografi e stringeva a sé la teca della Magimedaglia al valore e l’Ordine di Merlino.
<<Basta così!>>. Il Ministro era intervenuto, zittendo tutti. <<Questo è un Ministero, non una sala stampa. Siete pregati di seguire gli Auror che vi scorteranno fino all’uscita, signori>> ordinò, ai giornalisti. L’andito si svuotò lentamente; rimasero solo i tre ragazzi, Kingsley e il resto della famiglia Weasley.
<<Ho…bisogno di un po’ d’acqua>> balbettò Hermione. Era pallida come un lenzuolo e  la sua fronte era madida di sudore freddo. Ginny le prese gli oggetti dalle mani e dopo averli consegnati alla madre l’accompagnò nel bagno più vicino. Era andata più di una volta a lavoro col padre, quando era più piccola e conosceva un pochino l’edificio.
<<Mi spiace, sapevamo che poteva succedere>>Si scusò, Kingsley, mortificato. <<Ora andrà tutto per il meglio. Vi devo lasciare, ho altre persone da interrogare…mi raccomando, passate all’ufficio del dipartimento degli Auror>>. Rientrò in aula, lasciandoli ad aspettare Ginny ed Hermione. Durante la breve attesa parlarono sottovoce, commentando i vari interventi fatti dai maghi durante l’interrogatorio. Quando le due ragazze tornarono, Hermione aveva un colorito migliore.
<<Avete fame, ragazzi, vero?>>chiese la signora Weasley, incamminandosi.
<<Più o meno>> fu la risposta di Ron, cercando di contenersi. L’ufficio del dipartimento degli Auror non era lontano. Poterono entrare solo Harry, Ron ed Hermione. Rimasero dentro una buona mezz’ora, e quando uscirono avevano un’aria un po’ sognante sul viso.
<<Allora?>> chiese Ginny, impaziente. Tutta quell’attesa cominciava ad innervosirla.
<<A-Auror….>>balbettò, Harry, aprendo un’altra pergamena dorata, che gli era stata consegnata. <<Qualche esame qui, al Ministero. E sarò un Auror, a tutti gli effetti>>. Il signor Weasley stentava a crederci.
<<Perbacco, Harry, congratulazioni!Che io sappia, saresti il più giovane Auror di tutti i tempi!>>. Gli strinse la mano e gli diede delle pacche sulla spalla.
<<E noi…io e lei>> Incalzò Ron, indicando sé stesso ed Hermione, <<ci hanno fatto la stessa proposta. Dobbiamo solo …decidere!>>
<<Ma….perchè non avete deciso?>> Chiese Percy, confuso. Un posto da Auror non era roba che veniva offerto tutti i giorni, lì al Ministero.
<<Si tratta del mio futuro; avrò pur diritto di pensarci su, no?>> rispose Ron, con fare da persona importante. Percy scosse la testa, stordito.
<<E tu, cara?>> chiese Molly, rivolta a Hermione.
<<Non credo di sentirmi all’altezza. Almeno per ora>>. La sua risposta lasciò tutti interdetti. <<Desidero tornare a Hogwarts, completare i miei studi…e poi si vedrà>>.
<<Tornare a Hogwarts…? A fare cosa?>>. Ginny  per un attimo pensò di avere davanti Luna Lovegood, pratica di dichiarazioni bizzarre.
<<A recuperare l’anno scolastico che ho perso, è ovvio>>. I due coniugi Weasley pensarono che Hermione fosse ancora troppo stressata dal processo, per prendere sul serio altre cose.
Tornare alla Tana fu un vero sollievo per tutti. Al pomeriggio, dopo pranzo, i ragazzi si ritrovarono in cortile, a chiacchierare all’ombra di un albero; avevano ripreso il discorso lasciato a metà al Ministero, e discutevano.
<<Be’, l’anno scolastico che abbiamo perso lo abbiamo vissuto “sul campo”, no? L’ha detto anche il tipo, all’ufficio; se non pensassero che siamo in grado non ci avrebbero fatto questa proposta>>. Ron si era appoggiato al tronco della pianta, i piedi scalzi, accaldato. Vicino a lui, Harry era seduto a gambe incrociate e giocava con la puffola pigmea di Ginny, la quale a sua volta, era sdraiata sul prato e teneva la testa sulle gambe di Harry. George, appeso a penzoloni su un ramo basso, saltò giù, facendo sussultare Hermione, seduta là sotto, che si portò una mano al petto, guardandolo con occhi di rimprovero.
<<Scusa, Granger…>>. Senza Fred, gli scherzi non avevano più il gusto di un tempo. Si sedette accanto a lei, amareggiato.
<<Per quanto possiamo aver fatto progressi in Difesa contro le Arti Oscure, è tutto il resto, che abbiamo perso. Non credete?>> chiese la ragazza. <<Potremmo anche essere esonerati da qualche materia…ma Pozioni, Babbanologia…>>
<<Oh, mio Dio…>> mormorò Ginny, alzando gli occhi al cielo, con l’espressione di chi sta per vomitare.
<<…Aritmanzia, Rune Antiche…Non fare quella faccia, Ginny! Ogni materia ha la sua importanza, nella vita!>>
<<Non dico che non sia così, ma… Miseriaccia! Vi stanno offrendo la possibilità di saltare un anno, e tu che fai? Perché non l’hanno fatta a me, questa proposta?>>Piagnucolò Ginny, facendo ridere Harry.
<<E non è solo questo. Diventare Auror comporta rinunce e sacrifici, non è una cosa da prendere alla leggera>>
<<Ma hai sempre detto che ti sarebbe piaciuto, fare l’Auror!>>
<<Prima di scoprire che non so fare nemmeno un Patronus decentemente!>>. Lo disse con amarezza. Gli altri si zittirono, e la guardarono di sottecchi. <<Un Auror deve essere pronto a tutto, non solo per quanto riguarda coraggio, forza di volontà e cose simili. Deve saper compiere gli Incantesimi di Protezione più importanti alla perfezione, se vuole sopravvivere e proteggere chi gli sta attorno. Capite, cosa intendo?>>. Si sdraiò sul prato, come Ginny e sospirò.
<<Ma non vi manca, Hogwarts…?>>. Quell’uscita di Hermione, pensierosa, con lo sguardo rivolto al cielo turchese, li fece voltare tutti verso la sua parte.
<<Scusa se  te lo faccio notare, ma l’ultima volta che abbiamo visto Hogwarts mi è sembrato un posto piuttosto poco allettante…>> intimò George.
<<Intendo la Hogwarts di un tempo, quella vera…Il parco soleggiato, la torre di Astronomia, la sala comune di Grifondoro…quelle sere a ridere davanti al camino acceso, le gite ad Hogsmeade…non vi attira l’idea di un anno tranquillo, con le persone con cui avete diviso la camera, il cibo a tavola, i libri di scuola…? Non ne avete sentito la mancanza, quest’ultimo anno? Il profumo fresco delle divise scolastiche appena lavate, quello dei libri antichi giù in biblioteca, quello delle pergamene nuove…le riunioni dell’Esercito di Silente, la capanna di Hagrid, Thor, il Quidditch…>>. Senza usare parole magiche, Hermione li incantò. All’improvviso, sia Harry che Ron si immaginarono dentro la loro sala comune, circondati da amici, a festeggiare la vittoria a Quidditch del Grifondoro. Hogwarts mancava anche a loro, per molti, moltissimi aspetti. E si ritrovarono a pensare che in fondo la loro compagna di avventure non aveva tutti i torti.
 Durante la cena Molly e Hartur parlarono dell’udienza che avrebbero dovuto affrontare loro il giorno seguente. Avendo partecipato attivamente alla Battaglia di Hogwarts erano considerati preziosi testimoni chiave. Hermione sospirò, sentendo parlare ancora di Ministero, aule, e criminali.  Saltarono fuori nomi come Lucius Malfoy, Scabior, Bellatrix Lestrange. La testa cominciò a pulsarle. Ripresero a parlare di Greyback e a quel punto lei lasciò cadere la forchetta nel suo piatto, facendola tintinnare rumorosamente. La fame le era passata completamente, lasciando il posto ad un lieve senso di nausea.
<<Chiedo scusa, mi sento un po’ stanca>> disse, alzandosi da tavola. <<Buonanotte>>. Elargì un sorriso che le costò parecchio, sforzandosi di sembrare spontanea. La salutarono, per niente stupiti, dopo la giornata che avevano avuto. Anche Harry si sentiva intorpidito dalla stanchezza e fu con piacere, che andò a letto, quella sera, rilassando sia il corpo che la mente. Si sentiva libero, appagato, e quasi felice. Aveva risolto molte cose e ottenuto tanto altro. Aveva accanto delle persone che lo stimavano e gli volevano bene, degli amici sinceri, e aveva Ginny. Si addormentò con pensieri leggeri, come non aveva più fatto da tanto tempo.
La casa sprofondò presto nel silenzio. Fuori, una brezza leggera, scuoteva i rami degli alberi attorno alla Tana, e gli scricchiolii rendevano lugubre una notte che si sarebbe potuta definire abbastanza serena. Hermione aprì gli occhi e si alzò dal letto sbuffando, infastidita dalla luce della luna che entrava dalla finestra e le arrivava dritta in faccia. Aprì l’anta, per chiudere gli scurini, e vide la luna piena illuminare il prato davanti a casa. Una chiazza rossiccia si muoveva tra i cespugli; <<Grattastinchi?>> sussurrò. Il gatto andò verso la porta e iniziò a graffiarla e a miagolare sinistramente. <<Stupida bestia, sveglierà tutti!>> sibilò, tra i denti; afferrò la sua bacchetta, Smaterializzandosi e Materializzandosi fuori, davanti all’uscio. Il gatto non c’era, e rimase perplessa. Non lo sentiva nemmeno più. Si guardò attorno, strofinandosi le braccia, sferzate dal vento, che a quell’ora era piuttosto fresco. Il suo pigiama primaverile, coi pantaloncini corti fino al ginocchio, svolazzava lievemente, mentre i capelli le mulinavano disordinati attorno al viso. Fece il giro della casa, sentendo via via il vento aumentare. Rabbrividì, stringendosi nelle spalle. <<Grattastinchi>> mormorò, scrutando gli angoli bui per scorgerlo. Qualcosa si mosse dietro un grosso cespuglio, nel retro, dove la luce della luna non arrivava. Seccata, avanzò veloce, preparandosi ad afferrare il suo gatto e rientrare in casa. Scostò un ramo e oltrepassò una siepe, aspettandosi di scorgere il pelo del suo animale, invece vide una massa informe, grigia, accucciata e fremente. L’unica cosa di diverso colore erano due punti rossi, come due braci, al centro di quella che doveva essere una grossa testa, che la fissavano con desiderio, e i denti gialli che si mostrarono subito, con un ringhio rabbioso. Il respiro di Hermione si congelò nei suoi polmoni, mentre iniziava a retrocede, malferma sulle gambe, sentendo il cuore spiccare un balzo dal petto fino alla gola.
<<Ci rincontriamo, mio delizioso bocconcino Mezzosangue>> Ringhiò, la bestia, ergendosi davanti a lei in tutto il suo orrore. Avrebbe potuto riconoscere quella voce stridula in mezzo a mille: Fenrir Greyback. Il suo nome risuonò chiaro nei suoi ricordi, e contemporaneamente gridò, con tutto il fiato che riuscì a buttar fuori. Nello stesso momento, al fianco del licantropo, comparvero due figure incappucciate, con le bacchette alla mano, puntate su lei: Scabior e Dolohov. <<Expelliarmus!>> Urlò uno di loro, e la bacchetta della ragazza saltò via dalla sua mano tremante. <<L’hai trovata, Greyback, molto bene>> sibilò il secondo uomo . In casa, le sue urla, non lasciarono gli altri indifferenti. Harry e Ron si svegliarono di soprassalto, e dopo il primo smarrimento, saltarono giù dal letto contemporaneamente,angosciati.
<A-aiuto!>>. Non riusciva a credere che fosse vero; che cosa era successo? Perché quegli individui terribili, che quella stessa mattina erano stati condannati a finire i loro giorni ad Azkaban, ora erano lì? Le si avvicinarono ancora e lei urlò di nuovo, retrocedendo e cadendo con le spalle sull’erba.
In quel momento altre due persone si Materializzarono sul prato, dietro di lei, ma sentì subito che non si trattava di nemici.
<<Non le farete del male, luridi bastardi!>>. La voce di Ron era quasi un ruggito.
<<Come osate, proprio qui?!>>. Harry le si mise davanti, brandendo la bacchetta con aria minacciosa.
<<Il trio al completo…Stavolta non sbaglieremo!>> Ringhiò Greyback. Hermione tastò il terreno febbrilmente, alla ricerca della sua bacchetta, ma non la trovò. Aveva abbassato lo sguardo solo un attimo, per vedere se le riusciva di scorgerla, e quella distrazione le costò cara: le voci dei due Mangiamorte divennero una sola, al grido di "A.V.A.D.A. K.E.D.A.V.R.A." , e quando i suoi occhi spaventati si risollevarono da terra per vedere, due lampi verdi esplosero nei petti di Harry e Ron, i cui corpi rotearono in aria e ricaddero affianco a lei, gli occhi aperti, vacui, senza espressione.
<<NOOOOOOO!!!!>>. Il suo urlo era talmente acuto che lo stesso licantropo ruggì infastidito.<<RON!!! HARRY!!!>>. La bestia balzò in avanti e lei si ritrovò il suo muso a pochi centimetri dal volto. Tremava sconvolta, sicura che la sua morte sarebbe sopraggiunta di lì a poco, in maniera orribile. Il mezzo lupo mise  piano le sue zampe sulle braccia della ragazza, senza stringerla,ed iniziò a scuoterla piano.
<<Hermione…>> ringhiò. Lei strillò più forte, chiudendo gli occhi e  chiamando ancora i due ragazzi.
<<Hermione, apri gli occhi!>>. La voce del licantropo si fece attenuata e si dissolse alle sue orecchie; stava perdendo conoscenza?
<< Svegliati tesoro, basta! E’ finita!>>. Hermione aprì gli occhi mentre gridava ancora. La signora Weasley la teneva per le spalle, scuotendola, e aveva un’espressione, in viso, carica di apprensione. Era nel letto di Ginny, nella sua stanza, circondata da tutti, che si erano svegliati sentendo le sue urla ed erano entrati con le bacchette in mano, accese, quasi sfondando la porta, credendo di trovarla realmente in pericolo. Ginny si stringeva al padre,profondamente turbata. George e Percy rimasero sulla porta, Ron aveva gli occhi lucidi e sembrava combattuto tra l’avvicinarsi e il restare nel punto in cui si trovava. Nella camera, alcuni piccoli oggetti, come pupazzi, sopramobili, roteavano piano in aria, mossi dalla magia che Hermione non era riuscita a controllare durante l’incubo. Anche la finestra, si era aperta, e il vento soffiava dentro, sinistramente. Harry ricordò che da bambino cose del genere capitavano anche a lui; sollevò la bacchetta e sussurrò <<Finite Incantatem>>. La finestra si chiuse, gli oggetti si appoggiarono,tutto tornò calmo; o quasi. Hermione respirava velocemente, gli occhi sgranati, mentre li fissava uno per uno. Vide Ron e Harry, vivi, sani e Grattastinchi ai piedi del suo letto. Aveva la fronte imperlata di sudore e tremava ancora come se il suo incubo fosse stato reale.
<<Cerca di calmarti, piccola…>> mormorò Molly, facendosi più vicina,  spostandole i capelli dal viso e accarezzandole le guance. Non l’aveva mai vista tanto sconvolta. Si voltò verso il marito, con uno sguardo carico di pena. Arthur si strinse nelle spalle, impotente. Quando guardò di nuovo Hermione , vide i suoi occhi castani che la fissavano pieni di paura, in cerca di aiuto; si riempirono di lacrime e le labbra le tremarono per lo sforzo di riuscire a trattenerle. La donna maledisse mentalmente tutti i Mangiamorte di cui ricordava il nome, mentre abbracciava la giovane ospite che, esausta, scoppiò in un pianto sconsolato, l’esile corpo scosso da violenti singhiozzi.
<<Finirà per ammalarsene, mamma>> disse Ron, con una tale carica di tensione nella voce che Harry pensò che sarebbe scoppiato a piangere pure lui.
<< Uscite tutti, per favore, tornate a letto>> ordinò Molly, chiudendo gli occhi, mentre una lacrima scivolava silenziosa anche sulla sua guancia. << Ron, aspetta: prima scendi in cucina, e prendi la boccetta viola che ho comprato la settimana scorsa in farmacia;versa tre gocce del contenuto in un bicchiere d’acqua e portamelo, svelto>>.  Mentre tutti uscivano dalla stanza, il figlio non fece domande. Tornò col bicchiere, trovando ancora fuori dalla porta  Harry. Si guardarono, poi Ron rientrò e diede alla madre ciò che aveva chiesto. Hermione piangeva  e tremava ancora. Lui ebbe l’impulso di sedersi sul letto, affianco alla madre e abbracciarle entrambe, ma non  lo fece. La donna gli fece cenno di uscire e lui obbedì, ma si fermò dietro alla porta socchiusa, guardando dentro con l’amico. Molly sussurrò delle cose alla ragazza, la quale scostò la testa e posò le labbra sul bordo del bicchiere che lei le stava porgendo. Aveva le guance inondate di lacrime, e brillavano alla luce della lampada ad olio che era stata accesa sul comodino.
<<Tutto, coraggio. Starai subito meglio>> le mormorava, con dolcezza. Quando l’ebbe bevuto, Molly appoggiò il bicchiere vuoto e la abbracciò di nuovo, accarezzandole la testa, e dondolandola, come se fosse stata una bambina piccola. Non ci volle molto. Harry vide le braccia di Hermione smettere di tremare e abbandonarsi sulle lenzuola, inermi. Molly la fece sdraiare, adagiandole premurosamente la testa sul cuscino, le tirò su le lenzuola, coprendola fino alla vita e restò in piedi a guardarla, finché non sentì il suo respiro tornare regolare. Quando uscì dalla camera, portandosi via il bicchiere e lasciando la porta socchiusa, trovò i due ragazzi ad aspettarla e non ne fu sorpresa.
<<Cosa le ha dato, signora Weasley?>>, chiese Harry.
<<Ricordi cosa ti diedero in infermeria, dopo la morte di Cedric Diggory?>> sussurrò lei. Lui ricordò: Bevanda della Pace ; la pozione l’aveva fatto precipitare subito nell’oblio, regalandogli una notte senza sogni e quindi senza incubi.
<<Dormirà, ora?>> chiese Ron, ancora poco convinto.
<<Forse dimenticherà anche l’incubo che ha avuto. Ti ho fatto mettere nell’acqua due gocce in più, rispetto alla prescrizione>>
<<Ma…non le faranno male?>>
<<Dormirà profondamente e a lungo, Ron. Ne ha bisogno. O non si rimetterà mai in forze abbastanza da affrontare il viaggio per ritrovare i Granger>>. Si fermò pensierosa sul pianerottolo, poi sospirò. <<Credo che anch’io prenderò una goccia di quell’intruglio…>> sussurrò, scendendo le scale. Harry e Ron tornarono a letto, ormai senza sonno.
(fine secondo capitolo)



Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Daydream su 02 Febbraio 2010, 05:52:09 pm
che bello ghh, aspetto il terzo capitolo


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Fairy su 02 Febbraio 2010, 06:31:56 pm
(http://i49.tinypic.com/fp5jsz.jpg)
Cap.3
Finalmente Auror        
[/b]
“Di nuovo insieme.
Di nuovo in viaggio.
Di nuovo noi tre.”
La Tana si risvegliò sotto un caldissimo sole primaverile. La signora Weasley, prima di uscire di casa per recarsi al Ministero, era passata per la stanza di Hermione e aveva sbirciato al suo interno. Il gatto rosso era sgusciato fuori, scendendo  le scale . La sua padrona dormiva profondamente, nella stessa posizione in cui la donna l’aveva lasciata. Molly, voltandosi trasalì, trovandosi improvvisamente davanti uno scarmigliato Ron.
<<Dorme?>> chiese, con voce pastosa, ancora mezzo addormentato. Aveva metà della maglietta del pigiama allacciata dentro i pantaloni.
<<Ronald, vuoi farmi prendere un’accidenti?!>> lo rimproverò la madre, in un sussurro, portandosi le mani al petto.
<<Scusa>>. Si grattò la testa, ricordandogli un buffo scimmiotto.
<<Si, dorme. Non svegliatela. Lasciate che riposi, finché  le riesce>>. Ron volle vedere coi suoi occhi e si affacciò alla porta. <<Mamma, ma sei sicura che quella dose massiccia di pozione non l’abbia stecchita?>>
<Non dire idiozie, Ronald Weasley. Bada a tua sorella, mentre siamo via. E ogni tanto venite a vedere come sta Hermione. Giusto uno sguardo, per sicurezza>>
<<Mamma intendeva dirti di controllare se respira e se è viva, credo…>> gli mormorò George, facendogli l’occhiolino e scendendo al piano terra. Ron si accigliò, cercando di capire, nel torpore datogli dalla sonnolenza, se quella del fratello fosse o no una battuta. Entrò nella stanza di Hermione dubbioso e si avvicinò al letto, chinandosi su lei. Il suo petto si alzava e si abbassava lentamente, regolare. Aveva il viso rilassato, le labbra leggermente dischiuse, dalle quali usciva il suo respiro tranquillo. Lui le passò il dorso della mano sulla guancia, scostandole una ciocca di capelli. Non si accorse di essere osservato dal padre, che fuori dalla stanza sorrise per il gesto tenero del figlio e passò oltre, prima di essere visto.
La moglie, vedendogli un’espressione piuttosto compiaciuta in faccia, lo credette impazzito. <<Ti mettono di buon umore, le udienze?>> gli chiese, mentre uscivano di casa. La macchina del ministero era arrivata.
La casa ricadde nel silenzio, fino all’ora in cui i tre ragazzi rimasti in casa(quelli che non avevano bevuto pozioni viola), scesero a far colazione. Errol svolazzò attorno al comignolo e arrivò sul tavolo del soggiorno, entrando da una finestra lasciata aperta. Il gufo non fece un atterraggio morbido: scivolò sul mobile liscio, lo oltrepassò e finì dentro la ciotola di Grattastinchi, schizzando di avanzi il pavimento lì attorno. Harry, Ron e Ginny lo guardarono storcendo il naso. Si erano seduti a far colazione cinque minuti fa e quando Errol risalì sul tavolo facendo cadere dalle sue zampe La Gazzetta Del Profeta del giorno, sporca di cibo per gatti, a tutti e tre passò la voglia di mangiare.
<<Che schifo!>> esclamò Ron, spostando il suo succo di zucca e prendendo il quotidiano. <<Guardate un po’ qua..? Carini, no?>>. Una grossa foto di Harry, Ron e Hermione prendeva la metà della prima pagina. Erano davanti alle tre sedie, al centro dell’aula, e tenevano in mano le teche appena ricevute con le Magimedaglie al valore. La testata recitava “Gli eroi di Hogwarts”. Harry fu grato ai giornalisti, per non aver pubblicato qualcuna delle foto fatte nel momento in cui Greyback aveva urlato contro di loro. Trovarono un lungo articolo che riempiva le tre pagine successive e altre fotografie animavano il racconto abbastanza fedele. Scoprirono che a quasi tutti quelli che avevano preso parte alla Battaglia di Hogwarts, sopravissuti e non, era stata conferita la Magimedaglia d’oro al valore, e tutti quelli che erano caduti, avevano avuto in più l’Ordine di Merlino, Prima Classe. Si ritennero soddisfatti.
Ginny cominciò a ritirare le tazze della colazione. Con i genitori al Ministero, assieme a George e Percy, passarono la mattina a chiacchierare, a far finta di riordinare le loro camere e a oziare;  sul tardi uscirono in cortile e mentre Harry si divertiva ad insegnare a Ginny la teoria di alcuni Incantesimi di Protezione, Ron si mise all’ombra, a scrivere delle lettere da mandare via gufo a Luna, Dean e Neville. Aveva infatti promesso di raccontare loro come si era svolta l’udienza, anche se a quell’ora avevano sicuramente già letto la Gazzetta.
Hermione si svegliò sbattendo piano le palpebre. Dagli scurini della finestra penetravano alcuni raggi solari, che illuminavano leggermente la stanza. Si stirò, coprendosi la faccia col lenzuolo e sbadigliò, sentendosi completamente e sorprendentemente rilassata, come non si era più sentita da molto tempo. Avvertì anche un forte senso di appetito. Poi cominciò a mettere a fuoco i pensieri e ragionò sul fatto che la mattina, di solito, il sole non illuminava quella parte della casa e tutta quella luce le parve insolita. Si mise a sedere sul letto, passandosi le mani tra i capelli. Sopra il lenzuolo, che le copriva solo le gambe, trovò l’edizione giornaliera della Gazzetta del Profeta. Qualcuno gliel’aveva portata per fargliela trovare appena sveglia. La prese e sorrise, guardando l’immagine principale. In quel momento l’orologio a cucù della sala da pranzo cantò. Uno, due, tre rintocchi. “Le tre?”, si disse. “No, non può essere. Ho contato male”. Si vestì svelta, con uno strano presentimento, afferrò il quotidiano e scese le scale, facendo i gradini a due a due. Quando entrò in sala da pranzo, erano tutti lì, seduti, che parlavano sommessamente, e la tavola era apparecchiata solo per una persona. Il primo sguardo che incontrò fu quello della signora Weasley e il suo saluto fece voltare tutti gli altri.
<<Buon pomeriggio, piccola, finalmente!>> esclamò, alzandosi, e andandole incontro.
<<B-buon …pomeriggio?>> balbettò lei.
<<Ciao, bella addormentata>>mormorò Harry, sicuro che solo Hermione potesse capire la battuta, dato che i maghi non conoscevano le fiabe Babbane.
<<Pensavamo che mamma ti avesse relegata nel mondo dei sogni per sempre, Granger>> aggiunse George; Ginny soffocò una risata e la madre li fulminò con lo sguardo.
<<Non starli a sentire, tesoro, vieni. Siediti, ti scaldo il pranzo>>. Hermione continuava a non capire. “Il pranzo? E la colazione?”
<<Stai bene?>> domandò Ron.
<<Si…ma cosa…perché…>>
<<Come…quando…e dove, soprattutto>> continuò, George, non riuscendo a trattenersi. <<Mi sembri confusa, Hermione, perché non vai a farti un sonnellino?>>. Nemmeno Percy riuscì a frenare una risatina.
<<Molto divertente, ragazzi>> intervenne, Ron, annoiato. <<Ti starai chiedendo perché hai dormito fin ora, giusto?>>. Hermione annuì debolmente, imbarazzata. Concluse che erano davvero le tre. Le lancette nere dell’orologio a cucù confermarono.
<<Ora mangia, te lo spiegheremo con calma>>. Molly la fece accomodare e iniziò a riempirle il piatto di squisitezze, mentre le raccontava i fatti, con molta tranquillità. Saltò la parte in cui lei scoppiava a piangere e passò direttamente alla Bevanda della Pace. La ragazza sembrò un po’ interdetta, e cercò di ricordare quale incubo terribile poteva aver fatto. Ne ricordava tanti, fatti nei giorni precedenti, ma niente di così incredibilmente brutto da farla gridare nel sonno. Si vergognò un po’, per aver svegliato tutti nel cuore della notte, e le sue guance si imporporarono.
<<Credo che per qualche sera dovresti prendere ancora la pozione, in dose ridotta. Per evitare gli incubi, sai>> spiegò la donna, passandole una fetta di dolce. L’idea di prendere qualcosa per dormire non la faceva impazzire, ma non obiettò.
Tre notti di pozione – una goccia sola – prima di andare a letto, e tre giorni sereni con la famiglia di Ron la rimisero quasi completamente in sesto. Non sognava, ma in compenso dormiva profondamente per tutta la notte, sentendosi bene ad ogni risveglio. La cura la rinvigorì, e utilizzò le sue mattinate per aiutare Harry con gli studi per diventare Auror. Kingsley aveva prestato loro tutti i libri necessari; studiavano tutti insieme, lei, Ron e Harry,   anche se sembrava che per il momento Ron non prendesse la cosa troppo sul serio. anche Ginny ogni tanto si sedeva con loro, però si stancava dopo pochi minuti e li lasciava per dedicarsi ad altro. Si trattava di tutta la parte teorica, visto che, per motivi ovvi, gli  erano stati esonerati quasi tutti gli esami pratici. Avrebbe dovuto dare giusto qualche piccolo assaggio, di ciò che sapeva fare, una formalità, insomma. Studiare con Harry rese più sicura anche Hermione, che si sentì  finalmente pronta a prendere una decisione importante. Una sera, dopo cena, si schiarì la voce, e approfittando di un momento di silenzio fra i presenti introdusse con garbo il discorso.
<<Vorrei ringraziare tutti voi, per avermi accolta in casa vostra e avermi trattato come una figlia>> iniziò, rivolta ai signori Weasley. <<Forse ho approfittato anche troppo della vostra deliziosa ospitalità, e credo sia giunto il momento che io vada per la mia strada>>. Il sorriso di Molly sparì. Gli altri si fecero più attenti. << Ho intenzione di partire,  tra qualche giorno credo, di mattina presto… per l’Australia. Ho un forte desiderio di sapere come stanno i miei genitori. Vorrei ritrovarli,dissolvere l’Incantesimo di Memoria che ho fatto loro,chiarire le cose, riportarli a Londra e mettere ordine nella mia vita, partendo da loro>>. Le sue parole suonarono sicure e decise.
<<Hermione, non puoi andare sola; il mondo non è ancora sicuro, per te, lo capisci?>>. Il signor Weasley parlò con più chiarezza.<<La caccia ai Nati Babbani è illegale e chiusa, per il Ministero. Ma non è certo che tutti lo abbiano capito, e come tu ben sai non son stati catturati tutti i seguaci di Voldemort; probabilmente, a causa delle tue origini Babbane e la tua notorietà odierna, sei segnata in cima alla loro lista>>. Hermione non si scompose. Sapeva benissimo, cosa intendeva. Aver accompagnato Harry Potter nella sua missione l’aveva resa nemica dei Mangiamorte come Harry stesso. La Umbridge l’avrebbe chiamata “L’indesiderabile numero 2”. Per fortuna almeno lei si trovava ad Azkaban, arrestata, processata e incarcerata per delitti commessi contro i Nati  Babbani. La famosa prigione non era più tenuta sotto controllo dai Dissennatori, ora, ma da Auror carcerieri.
<<Potremmo chiedere al Ministero, magari se con te ci fosse un Auror…>>Intervenne Percy, pensieroso.
<<E ci sarà>> sentenziò Harry. Ginny lo guardò di sottecchi, capendo. Non si sorprese. Sapeva che era giusto così. <<Chiederò a Kingsley di anticipare i miei esami e verrò con te, Hermione. E’ il minimo che posso fare>>
<<No, Harry. Hai il diritto di stare finalmente in pace, più di tutti noi>> replicò lei, con foga, contrariata.
<<Di’ quello che vuoi, ma in un modo o nell’altro ti seguirò, dovessi farlo a distanza, sotto il Mantello dell’Invisibilità; tu l’hai fatto per me, senza che io te lo chiedessi. Non hai certo spedito i tuoi genitori in Australia in vacanza…Non ho nessuna intenzione di aspettare in ansia il tuo ritorno>>. Incrociò le braccia sul petto, con un cipiglio di sfida, aspettando una sua replica, che non venne.
<<Grazie, Harry>> concluse, arresa, regalandogli un sorriso carico di affettuosa gratitudine.
<<Mamma, papà…anch’io andrò con loro>> aggiunse Ron, quasi subito.<<Gli ho abbandonati una volta; non succederà ancora>>. Hermione lo guardò con tenerezza. La signora Weasley si aspettava quelle parole, e non fece altro che annuire, incerta tra l’essere preoccupata per la partenza imminente del figlio o sollevata dal fatto che Hermione non sarebbe andata via da sola.
<<Ma come farete, per il viaggio?>> domandò George, <<Dovrete organizzarvi, decidere…>>
<<…Ho già predisposto tutto, veramente. Devo giusto modificare alcune cose, dal momento che non sarò più sola…>>
<<Se posso dire la mia, vorrei agevolarvi>> la interruppe Arthur, alzandosi. <<Volete seguirmi nel…pollaio?>>. Chiese, facendo strada.
<<Papà, non credo che li fermerai, chiudendogli in gabbia>> scherzò George, seguendoli. <<Sai, son riusciti ad entrare alla Gringott, pensi che non riescano ad evadere dal pollaio?>>. Ginny ed Hermione risero. Attraversarono il cortile, arrivando fino alla piccola costruzione di legno che avrebbe dovuto accogliere delle galline, e quando il signor Weasley aprì il cancelletto polveroso, illuminando l’interno con la sua bacchetta magica, tutti si lasciarono sfuggire un’esclamazione di stupore: come nuova, lucida e pulita, la motocicletta volante, appartenuta in passato a Sirius Black, brillava superba, davanti ai loro occhi. (To be continued)


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Tenebrus Black su 02 Febbraio 2010, 09:07:31 pm
Cavolo, Fairy! Ma non ti stanchi mai di scrivere?
Hai una bellissima fantasia! Complimenti! ;) ghh


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: King Harry su 02 Febbraio 2010, 10:42:55 pm
Che bella questa storia :o
Leggere le Fan Fiction è l'unico modo per colmare il vuoto lasciato dalla fine della saga :-)
Mi è preso un colpo quando sono arrivato al sogno di Hermione!
Comunque continua così, è davvero molto bella e direi che ti sei appena trovata un nuovo fan ;)


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Fairy su 02 Febbraio 2010, 10:49:46 pm
Oh, grazie, Ten... ghh sei molto gentile...no, non mi stanco mai...vivrei scrivendo e disegnando... ##
E grazie anche a Te, King...spero riusciate ad avere pazienza fino alla vera azione!  ;)
Seguito del 3° capitolo
<<Doveva essere un regalo di compleanno, Harry, ma vista la situazione, be’…potreste utilizzarla per andare in Australia. Ha giusto tre posti…credo sia perfetta>>
<<Wow! E’ una favola!>> esclamò Ron, osservandola da ogni lato. Harry non riusciva a crederci. Un anno prima l’aveva vista nello stesso posto, impolverata, smontata, arrugginita. Il padre di Ron aveva fatto proprio una… magia. Si accostò, accarezzandone la carrozzeria liscia e nera.
<<Ma signor Weasley…io non credo di…Insomma, lei l’ha aggiustata a sue spese…>>
<<E’ tua di diritto:  tu hai ereditato ogni cosa di Sirius, figliolo; il mio regalo per te è stato rimetterla apposto>>
<<E’ sicura, questa…questa cosa, Arthur?>> chiese Molly, poco convinta.
<<Oltre che sicura, è anche facile da usare e veloce. Credo che vi farà risparmiare molti giorni di viaggio>>
<<Quindi è deciso. Si riparte>>. Ron lo disse con stanchezza. Hermione colse quella sfumatura, nella sua voce, e si sentì un po’ in colpa. Anche Ron aveva vissuto brutti momenti e meritava riposo, e serenità con la sua famiglia. Sapeva che non sarebbe riuscita in alcun modo a fargli cambiare idea comunque, e non ci provò.
Kingsley, che nonostante la carica di Primo Ministro rimaneva al comando del Dipartimento degli Auror, accettò di spostare gli esami di Harry. Erano esami della massima segretezza, solo al Dipartimento degli Auror si sapeva. Gli suggerì anche di non raccontare in giro niente che si riferisse al viaggio in Australia e alla motivazione. Tutto doveva passare inosservato e segreto. Da lì ad una settimana avrebbe dovuto sostenere le prove di Occultamento e Travestimento, Segretezza e Inseguimento, Difesa contro le Arti Oscure, Trasfigurazione di Massimo Livello, Pozioni ed Elisir ed una serie di prove teoriche. Ron si arrese neanche  a metà settimana e decise di andare ad aiutare George al negozio, lasciando Harry ed Hermione piegati sui libri. Andavano di fretta, ma non solo perché ce ne fosse realmente bisogno: Harry studiava con entusiasmo, come non aveva mai fatto; per la prima volta provò una sorta di vero piacere, a star chino su dei tomi incredibilmente grossi, polverosi, che solitamente era abituato a vedere tra le mani di Hermione. Anche lei sembrava compiaciuta della semplicità con cui procedevano. Al pomeriggio si dedicavano alla pratica di incantesimi studiati la mattina, o alla prova di alcune pozioni che, secondo il Ministro, avrebbero potuto chiedere agli esami.
<<Queste cose mi sembrano troppo facili…perchè?>> diceva lui, ogni tanto, quasi sospettoso.
<<Perché le hai fatte, Harry! Hai utilizzato questi incantesimi, l’anno scorso, sono cose quasi scontate, per te>> gli ripeteva lei, con semplicità. La signora Weasley addolciva il tutto facendo portare loro da Ginny, come spuntino, abbondanti fette di torta di zucca, di cui entrambi, sapeva, andavano ghiotti.
<<Hermione, perché non dai gli esami con me?>> le chiese, qualche giorno prima degli esami, Harry, sicuro che in fatto di teoria ne sapesse più di lui.
<<Oh, ma piantala. Non sono pronta e sai come la penso>> rispose Hermione, frettolosamente, aprendo altri libri.
<<Alastor Moody diceva sempre che hai la stoffa per diventare Auror. E lo credo anch’io>> puntualizzò.
<<Alastor Moody non mi ha mai vista veramente sul campo>>
<<Io ti ho vista>>
<<Tu non sei ancora un Auror, non puoi giudicare>> ribatté, cercando di nascondere il sorriso adulato, scaturito dal complimento nascosto tra le parole di Harry, << e se non continui a studiare non lo diventerai. Perciò argomento chiuso e occhi su questo Incantesimo di Empatia coi ricordi da Pensatoio, mi sembra piuttosto complicato>>
 Non ci fu verso di convincerla ed Harry lasciò perdere.
 I  giorni passarono velocemente, e  i libri da studiare diminuirono, così arrivò finalmente la fatidica settimana degli esami. Ginny, Ron ed Hermione vollero accompagnarlo almeno il primo giorno. Harry sembrava piuttosto rilassato e sicuro di sé, mentre Hermione si agitava, torturandosi le dita, seduta accanto a lui al Ministero, nell’andito, in attesa che venisse chiamato per la prima prova. Ginny e Ron erano apparentemente sereni.
<<Ti ricordi tutto? Sei tranquillo?>>
<<Tranquillissimo. Smettila di mangiarti le unghie, mi innervosisci>>
<<Scusa…Sei sicuro di star bene?>>. Ginny trattenne una risata, mentre Ron scosse la testa, lanciando uno sguardo complice alla sorella.
<<Tanto valeva che anche tu dessi gli esami, Hermione. Per tutta l’ansia che ti stai prendendo>> sussurrò Ron, all’orecchio della ragazza.
<<Oh, stai zitto, Ron>> lo rimbeccò lei, isterica.
La porta dell’aula in cui Harry avrebbe sostenuto l’esame si aprì ed Hermione saltò sulla panca squittendo, come se l’avessero punta.
<<Ti vuoi calmare?>> bisbigliò ancora, Ron, tenendola per un braccio e facendola risedere.
<<Harry, pronto?>> chiese il Capo del Dipartimento, stringendogli la mano ed invitandolo ad entrare.
<<Credo di sì>>. Kingsley gli fece l’occhiolino e gli diede una pacca sulla schiena.
<<Ti ho spiegato che è quasi solo una formalità. Affronta queste prove con serenità, d’accordo?>>. Lo lasciò entrare e richiuse la porta, rimanendo nell’andito con gli altri tre. <<Come state?>> domandò, rivolto a loro. Gli invitò nel suo ufficio e conversarono insieme come vecchi amici. A Ron era sempre piaciuto, quel mago dai modi gentili. Quando era stato nominato Ministro aveva pensato che con lui alla guida del Ministero tutto sarebbe andato per il meglio. Parlò con loro delle idee che aveva e dei cambiamenti che già erano stati apportati in molti settori. Per esempio, il carcere di Azkaban non era più sorvegliato da Dissennatori, rivelatisi tanto pericolosi quanto i Mangiamorte stessi, ma da squadre speciali formate da Auror e che quindi era necessario arruolare altri Auror nel Dipartimento. Raccontò loro dello splendido lavoro che stavano facendo i Maghi Artigiani ad Hogwarts per ricostruire tutte le parti cadute in rovina con la Battaglia, per poterla riaprire in tempo per l’anno successivo. Disse che probabilmente non sarebbe stata pronta per il primo di settembre, ma che sicuramente entro novembre sarebbe stata agibile. Poi parlò dei problemi burocratici di Hogwarts ed Hermione si fece più attenta. Era preoccupato del fatto che gli studenti  di tutte le classi non avessero effettivamente concluso l’anno scolastico e si domandava se fosse il caso di considerarlo valido – e quindi promuovere gli studenti e passarli all’anno successivo – , oppure far ripetere l’anno a tutti, e considerare nullo quello passato. Gli parve che fosse la cosa più sensata, dato che molti insegnanti non si erano rivelati all’altezza del loro compito, tipo i fratelli Carrow, ma temeva che quella decisione potesse offendere i genitori di molti studenti e rischiava di creare disordini.
<<Ci sarebbero tante soluzioni, per evitare problemi di questo genere, credo>>  disse Hermione, pensierosa. Kingsley appoggiò la schiena alla sedia e chinò la testa di lato.
<<Se hai dei suggerimenti sono ben disposto ad ascoltarli>> replicò, col suo sorriso sereno. Hermione corrucciò la fronte, come faceva quando gli ingranaggi del suo cervello ronzavano laboriosi, e sembrava quasi di sentirli, mentre parlava.
<<Be’, si potrebbe far scegliere alle famiglie: chi pensa che il proprio figlio abbia bisogno di ripetere l’anno, sarà libero di iscriverlo allo stesso corso di studi; chi invece crede che l’istruzione ricevuta sia all’altezza di una promozione, gli farà sostenere gli esami normali che si tengono solitamente a giugno, ma anticipati a settembre, o ottobre, per esempio. E non sarebbero male, dei corsi di recupero per chi ha delle lacune solo in alcune materie>>.  Il Ministro sembrò soppesare la proposta, mentre Ginny guardava torva l’amica. Non la rendeva felice né l’idea di dare esami a novembre, né quella di dover ripetere l’anno.
<<Però, Hermione. Potrebbe essere un’idea da prendere davvero in considerazione. Credo che ci penserò su molto seriamente>> affermò, prendendo una pergamena e scrivendo velocemente degli appunti. Hermione sorrise, evitò accuratamente gli sguardi di Ginny e Ron, seduti affianco a lei, e continuò.
<<Io sarei una di quelle che ripeterebbe l’anno>> sentenziò, tranquilla. La penna d’aquila di Kingsley si fermò di colpo.
<<Tu, ripetere l’anno?>> chiese, pensando di aver sentito male. Ron aveva sollevato gli occhi al cielo.
<<Oh, per modo di dire, visto che non l’ho proprio frequentato. Se mi venisse concesso, vorrei frequentare il settimo anno di scuola e recuperare tutto quello che ho perso>>
<<Credi di averne bisogno?>> le domandò il Ministro. Sembrava molto sorpreso. <<Non preferiresti frequentare piuttosto dei corsi di recupero, nel caso venisse attuata questa possibilità? Io credo che per una come te basti e avanzi. Insomma, un Ordine di Merlino…>>
<<…Con  molte lacune e che non pensa di esserselo meritato appieno, a dirla tutta. Harry, magari…lui si. Ma non io di certo. No, niente ipotetici esami. Se potessi, chiederei di frequentare tutto l’anno>>. Ginny sbuffò rumorosamente.
<<Quindi anche il mio Ordine di Merlino è stato immeritato, secondo te?>> domandò Ron, con tono provocatorio.
<<Non ho detto questo, Ron. Ho parlato di me>>
<<Si, ma hai specificato che Harry lo ha meritato!>>
<<Harry ha sconfitto Voldemort!>>
<<Per questo ha ottenuto una Prima Classe!>>
<<Calma, ragazzi, vi prego>> intervenne Kingsley, sollevando le mani. <<Non credo che Hermione volesse sottovalutare i tuoi meriti, Ronald, e nemmeno contestare le decisioni che il Wizengamot ha preso dopo molte discussioni>> disse. <<I vostri Ordini sono stati decisi da loro in base al ruolo che avete avuto nella guerra contro Voldemort, quindi non penso ci sia qualcosa che sia stato assegnato senza merito. Dovresti stimarti di più, Hermione. Tutto qui>>. Hermione abbassò lo sguardo, poco convinta.
<<Stimarmi di più?>> mormorò, sarcastica.
<<Esattamente. Probabilmente hai  perso di vista alcune cose importanti: Harry avrà personalmente sconfitto Voldemort, ma in molti hanno contribuito alla riuscita. Voi due in particolar modo, accompagnandolo e sostenendolo per tutto il tempo che è stato necessario>>
<<Harry era il Prescelto, non noi>> replicò lei, con poca forza.
<<E qui ti sbagli; Harry era il Prescelto, perché Voldemort l’ha scelto. Quindi, a rigor di logica, visto che Harry ha scelto te e Ronald come amici fidati, anche voi siete dei Prescelti secondari. Anche Silente, nella sua infinita saggezza, lo aveva capito, altrimenti non vi avrebbe mai inserito nel suo Testamento>>. Ora Hermione lo guardava sorpresa. Il Ministro le sorrise e si sporse in avanti. <<Perciò, essendo Prescelti secondari, il vostro Ordine di Merlino, Seconda Classe è stato assegnato alle persone giuste, a meno che tu non abbia altre valide argomentazioni per contraddirmi>>. Hermione restò in silenzio, senza parole per ribattere. Sollevò un sopraciglio e accennò un sorriso.
<<Detto così non fa una piega>> commentò. Ron e Ginny ridacchiarono. Bussarono alla porta e quando si aprì comparve un raggiante Harry, che aveva concluso la prima giornata di prove d’esami.
<<Allora?>>  gli chiesero, quasi in coro.
<<Per il momento tutto okay>> rispose lui, avvicinandosi e ricevendo pacche affettuose e sorrisi da tutti. <<Gli esaminatori sembravano piuttosto soddisfatti, perciò devo ringraziare la mia personale tutor e continuare così>>. Mise una mano sulla testa di Hermione e le arruffò dispettosamente i capelli. <<A proposito, Kingsley, l’hai strapazzata un po’?>> domandò. << Le hai chiesto perché non vuole dare gli esami con me?>>. Hermione mugugnò qualcosa, contrariata.
<<L’abbiamo strapazzata, ma non con questo argomento, anche se credo che siano strettamente correlati>> rivelò, Kingsley. <<Sono certo che avremo modo di parlarne nei prossimi giorni,  se tornerà a trovarmi>>. Guardò Hermione speranzoso. <<Mi piacerebbe continuare il discorso della situazione studenti a Hogwarts e sentire le altre tue proposte>>, poi si voltò da Ginny e Ron, <<Senza contestatori, possibilmente. Non vi rendete nemmeno conto  quanto sia importante che il corso di studi di un mago e di una strega sia portato avanti nel modo più completo. E ora, Ronald, prima che andiate, posso scambiare due parole con te, in privato?>> chiese. Gli altri tre si guardarono l’un l’altro, dopo di che uscirono dall’ufficio. Quando furono soli Kingsley si fece ancora più vicino a Ron, chinandosi di più verso lui. <<Non per farmi i fatti tuoi, ovviamente, ma solo per dare un consiglio sincero ad una persona che merita tutto il mio rispetto>> disse, facendo un cenno di inchino. <<Come ho detto prima anche a lei, Hermione sembra nutrire poca stima nei suoi stessi riguardi: non fargliene una colpa, o non ne verrà fuori>>. Ron si fece serio.
<<In che senso?>> domandò.
<<Non dico di assecondarla, ma nemmeno di andarle contro in maniera pesante. Da quello che posso dedurre dalle poche volte in cui l’ho incontrata e le ho parlato, sembra ancora parecchio scossa dagli eventi, e molto sfiduciata. Mi spiace, che ne soffra così tanto>>. Ron sospirò, mettendo le mani nelle tasche dei suoi pantaloni.
<<Si, su questo hai ragione. E io sono troppo istintivo, a volte. Non dovevo alzare la voce, vero?>>
<<Magari avevi ragione, quello che ha detto può averti infastidito, ma lei era sincera, quando ha detto che parlava per sé stessa. Solo per sé stessa. Rifletti su questo, e capirai perché soffre>>. Kingsley lo accompagnò alla porta. <<E mi aspetto che anche tu ti decida, un giorno, a dare gli esami, Ronald. Ti voglio fra i miei Auror, quanto voglio Harry ed Hermione>>. Lui fece un gesto pigro, con le mani, come a dire “con calma, senza fretta”e quando uscì trovò i tre che conversavano con il signor Weasley e Percy.
Usciti dal Ministero decisero di andare a Diagon Alley a fare una passeggiata e prendere un gelato. Faceva abbastanza caldo, segno che l’estate era ormai alle porte. Harry iniziò a raccontare nei dettagli il suo esame scritto di Occultamento e Travestimento, e mentre Ginny provava a seguirne il discorso, con gli occhi rivolti alle vetrine dei negozi, Ron aveva l’aria distratta e sopra pensiero. Era osservato  nervosamente di sottecchi da Hermione, alla quale,dopo la piccola discussione nell’ufficio di Kingsley, non aveva ancora rivolto la parola. Ripensava al serio discorso del Primo Ministro, e cercava di capire cosa poteva fare. Si pentì di non essersi trattenuto di più a parlare con lui, certo che gli sarebbe giunto qualche ottimo suggerimento, da un mago della portata di Kingsley, e si trovò a dare mentalmente ragione ad Hermione, per quella volta che lo aveva accusato di avere la sfera emotiva di un cucchiaino. Si sentì chiamare per nome in un bisbiglio e tirare per la manica. Si voltò, riscuotendosi da quei pensieri, vedendosi accanto Hermione che gli si era avvicinata furtiva e lo guardava come se avesse paura di essere rimproverata.
<<Sei arrabbiato con me?>> gli chiese, timidamente.
<<Arrabbiato?>>mormorò lui aggrottando la fronte, sorpreso dalla domanda, poi capì. <<Oh, no, no di certo>> disse, in fretta, fermandosi e prendendola per mano. L’espressione di Hermione si rasserenò un poco. <<Perché dovrei? Piuttosto, tu, scusami. Non volevo alzare la voce, prima. Sono il solito idiota >>. La abbracciò, togliendole ogni dubbio.
<<No, Ron, non sei tu, l’idiota, ma io>> replicò.
<<Va bene, siete idioti entrambi >> s’intromise, Harry, spazientito, che gli guardava torvo  a braccia aperte. <<E io un cretino che parlava da solo: vi fermate senza avvisarmi e Ginny fa finta di ascoltarmi!>>. Ron iniziò a ridere, con le braccia ancora attorno alle spalle di Hermione, contagiando anche gli altri.
 (to be continued)


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Vampirella magica su 03 Febbraio 2010, 12:34:28 pm
Lo sapevo che anche altri l'avrebbero apprezzata! 6 Contenta, vero?
+ tardi me la leggerò con calma, aspettando con ansia gli altri capitoli...
Continua così!! ;)


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: King Harry su 03 Febbraio 2010, 03:38:43 pm
Rom e Hermione sono idioti entrambi, e Harry è un cretino che parla da solo ;D


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Fairy su 03 Febbraio 2010, 04:25:58 pm
Rom e Hermione sono idioti entrambi, e Harry è un cretino che parla da solo ;D
Ti ha colpito quest frase, King??  :D
Lo sapevo che anche altri l'avrebbero apprezzata! 6 Contenta, vero?
+ tardi me la leggerò con calma, aspettando con ansia gli altri capitoli...
Continua così!! ;)
Grazie, Vampirella...in realtà non ci contavo molto...ma avevo bisogno di scrivere qui..!! Immaginarmi questo seguito mi ha fatto sentire meno in 'lutto' quando ho finito di leggere il settimo libro; e ho provato a rispettare tutto quello che la Rowling ha detto su internet del futuro dei protagonisti, senza cambiare troppo i personaggi...ecco il seguito. scusate se posto a pezzi, ma più di 20.000 caratteri non posso postare...
 
Seguito del 3° capitolo
Quella sera, a cena, Harry si potè rifare, raccontando di nuovo del suo esame. La mattina seguente avrebbe fatto la prova di Trasfigurazione di Massimo Livello, quella dopo Difesa contro le Arti Oscure  e poi sarebbe stata la volta di Pozioni ed Elisir. L’ultimo giorno avrebbe sostenuto la prova di Segretezza ed Inseguimento, dopo di che sarebbero passati alcuni giorni per dare il tempo alla Commissione di esaminare tutte le sue prove e poterle valutare.
Ron accompagnava Harry ed Hermione fino al Ministero, tutte le mattine, poi andava a Diagon Alley, ad aiutare George in negozio. Harry dava i suoi esami, Hermione passava molto tempo nell’ufficio di Kingsley a ragionare  sulle tante situazioni da risolvere. Il Primo Ministro prendeva appunti di continuo, durante le sue chiacchierate con lei, e non mancava di sottolineare con dei complimenti sinceri ogni buona proposta. Passarono l’ultima giornata a parlare dei suoi genitori, di come aveva modificato i loro ricordi e dei nomi fittizi che aveva loro affibbiato, e di tutti quei dettagli che aveva tralasciato durante l’udienza perché non avevano un ruolo rilevante.  Tornati a casa trovarono Ginny molto più sorridente e gentile di come non lo fosse stata nell’ultima settimana. Con Harry sotto esame non aveva avuto molto tempo da passare con lui in tranquillità e spensieratezza, e anche se provava a essere paziente, era palesemente chiaro che non vedeva l’ora che gli esami finissero. Ora non dovevano fare altro che aspettare gli esiti ufficiali via gufo, che non tardarono ad arrivare. Il lunedì successivo, di mattina presto, un gufo del Ministero recapitò alla Tana una lettera sigillata con la ceralacca . La signora Weasley si trovava in cucina, quando il grosso uccello planò sul tavolo, lasciando cadere il plico bianco. La donna lo prese e lesse l’intestazione sul retro a voce alta: <<Al signor Harry James Potter, presso la famiglia Weasley, La Tana>>. Un’esclamazione alle sue spalle la fece sobbalzare e si voltò.
<<Non possono essere i risultati degli esami di Harry, vero?>> disse Ron, entrando ancora in pigiama e guardando la lettera come se fosse qualcosa di spaventoso. La madre gliela porse, stringendosi nelle spalle. Sul davanti c’era l’intestazione tipica delle lettere del Ministero. Ron dilatò gli occhi e si precipitò verso le scale, salendole di fretta. Aprì la porta della stanza dei genitori e si avvicinò al letto in cui dormiva Ginny. <<Sveglia, sorella! Alzati e seguimi!>> urlò. Ginny sussultò sul letto,e quando lo vide uscire di corsa gli disse dietro alcune parole che non avrebbe mai osato dire davanti ai genitori.
<<Ti ha dato di volte il cervello, Ronald?>> gridò poi, alzandosi indispettita e portandosi dietro il cuscino. Lo sentì urlare di nuovo dopo aver bussato alla camera di Hermione. Quando fu sul pianerottolo la  incontrò che veniva fuori dalla stanza con passo svelto e l’aria preoccupata.
<<Ma che cosa sta succedendo?>> chiese, rivolta a Ginny, strofinandosi gli occhi. Videro Ron entrare nella camera in cui Harry era probabilmente ancora addormentato e lo sentirono riservargli lo stesso trattamento. Quando furono nella stanza, trovarono Harry seduto sul letto, con l’aria ancora stravolta dal sonno interrotto bruscamente. Ron aveva aperto la finestra per far entrare la luce del sole e si era seduto sul bordo del letto.
<<Si può sapere che diavolo ti è preso, stamattina? >> gli urlò contro, Ginny, lanciandogli il cuscino.
<<Sono arrivati! Gli esiti sono già arrivati!>> rispose lui, allegramente, ritirandoglielo. Hermione squittì, avvicinandosi e sedendosi sull’altra sponda del letto, seguita da Ginny. Harry teneva il plico e se lo rigirava tra le mani, incerto.
<<Che aspetti ad aprirlo, Harry?>> chiese Hermione, nervosa. Lui inforcò gli occhiali e staccò la ceralacca, aprendo la lettera molto lentamente. Anche se il Ministro gli aveva assicurato che le prove d’esame erano una formalità si sentì agitato e il cuore prese a battergli velocemente. Gli altri lo guardavano come se stesse aprendo un grosso pacco di Natale e mentre sfilava la pergamena contenuta nella busta si fecero ancora più vicini, per sbirciare. Harry schiarì la voce e mise meglio gli occhiali sul naso.
<< “Illustre signor H. J. Potter, Le comunichiamo che le sue prove d’esame sono state visionate nella loro integrità dall’intera Commissione e siamo lieti di informarLa che ogni prova è stata considerata superata brillantemente con il massimo dei voti>>, i tre lanciarono un urlo di gioia, saltellando sul letto da seduti. <<La invitiamo quindi a presentarsi nel giorno 15 giugno, nell’ufficio del Dipartimento degli Auror per la consegna del Suo Diploma Ministeriale e l’assegnazione del  Suo primo incarico da Auror>>. Tutti trattennero il fiato, Harry compreso. <<Primo incarico? Caspita…>> sussurrò, interdetto.
<<Miseriaccia…Kingsley aveva detto che era a corto di Auror, ma non pensavo che ti avrebbe subito messo all’opera…così…>> disse Ron, scuotendo la testa. Lanciò uno sguardo a Hermione, che sembrava preoccupata.
<<La data è quella di domani, vero?>> chiese Ginny, ricontrollandola sulla lettera. Qualcuno bussò alla porta e la testa della signora Weasley si affacciò.
<<Buongiorno! Allora, sono gli esiti?>> domandò.
<<Harry è un Auror, mamma! A tutti gli effetti!>> gioì Ginny. La donna, felice, si accostò, tenendo in braccio una cesta di panni sporchi, la appoggiò a terra e baciò Harry sulle guance, congratulandosi con lui e dicendo che quella sera avrebbe fatto una enorme torta di zucca, per festeggiare. Poi riprese la cesta e riuscì canticchiando,  per continuare le faccende domestiche. Ginny si accoccolò ancora più vicina a Harry, il quale le mise un braccio attorno alle spalle.
<<Grazie ancora, Hermione. Il tuo aiuto è stato prezioso>> disse.
<<Hai fatto tutto da solo, Harry, non ringraziarmi>> ribatté lei, mestamente.
<<Che c’è? Sei strana>> commentò Ron, sorpreso di vederla all’improvviso rabbuiata davanti ad una notizia così importante.
<<Scusatemi>> esordì, sospirando. <<Potrò sembrare egoista ma…>>. Si fermò, cercando le parole giuste, deglutendo, e quello che disse parve costarle molto. <<Quello che voglio dire è che ho rimandato la mia partenza per l’Australia per aspettare te, Harry…e ora  il Dipartimento degli Auror ti affiderà un incarico…io…io non riesco  più ad aspettare…>>. Gli occhi le si fecero lucidi.  <<Sento così tanto la mancanza dei mie genitori, che ogni giorno che passa sembra un ostacolo>>. Ron appoggiò una mano sul suo braccio, accarezzandola, ed Harry vide Ginny rattristarsi.
<<Oh, Hermione…>> sussurrò, l’amica, sporgendosi verso lei e imitando Ron. <<Non so se stanno bene, se sono realmente felici, se l’incantesimo che ho fatto su loro abbia tenuto…non so se i Mangiamorte gli hanno trovati…p-potrebbero essere morti, e io non ne so n-niente>>. Due grosse lacrime bagnarono le lenzuola del letto. Gli altri tre si guardarono senza riuscire a dire nulla. Ginny fissò Harry come per chiedergli di fare qualcosa, ma lui si strinse nelle spalle. <<Credo che partirò lo stesso, non lo saprà nessuno e non mi capiterà nulla>> aggiunse, ricomponendosi. Raddrizzò la schiena, tirando su col naso e passandosi una mano sugli occhi.
<<No>> replicò Harry, dopo alcuni istanti, richiudendo la lettera e sistemandola all’interno della busta. <<Kingsley, dovrà aspettare. Non tu. Gli ho chiesto di anticipare gli esami per poter accompagnare te, lo sapeva. Perciò, se  mi vorrà tra i suoi Auror, prima dovrà venirmi incontro>>
<<Ma se si tratta di una missione importante, urgente…>>
<<Non c’è niente di più urgente di questo. Se é così urgente, affiderà l’incarico a qualcuno con più anni di esperienza. Hai ragione, abbiamo aspettato anche troppo>>. Ron e Ginny le sorrisero, cercando di incoraggiarla.
<<Ma non è giusto, che io ti debba mettere davanti ad una scelta, Harry: insomma, il tuo primo incarico…non è giusto>>
<<Oh, piantala, Hermione; lascia decidere a me, cosa è giusto, no? E ora, se le signorine vogliono gentilmente accomodarsi fuori dalla camera intendo vestirmi e scendere per colazione>> disse, scherzoso, scostando le lenzuola e alzandosi a cercare una maglietta pulita. Più tardi   Chiese  a Ron ed Hermione di iniziare a preparare tutto ciò che poteva servire per il viaggio in Australia e anche Ginny si rese utile. Se Hermione ostentò una certa tensione per tutto il giorno, Harry non si dimostrò minimamente preoccupato.
 La mattina seguente, Harry chiese a Ron di accompagnarlo al Ministero, mentre Ginny rimase con Hermione a finire di preparare bagagli e scorte per il viaggio. Prima che uscissero Hermione li fermò sulla porta e si rivolse a Ron.
<<Se rinunciare al suo incarico per seguirmi, comportasse problemi per la sua carriera da Auror, Ron, impedisciglielo>> disse, con tono che voleva sembrare autoritario, ma suonò supplichevole. <<Promettimi che non gli permetterai di farlo>>. Ron annuì.
<<Stai tranquilla, Hermione. Gli impedirò di fare stupidaggini, te lo prometto>>.
Al Ministero sembrava una giornata come le altre; gli impiegati sfrecciavano trafelati per i corridoi e dentro gli uffici, e sebbene tutti salutassero Harry e Ron con un sorriso sulle labbra, vederli all’interno della struttura era diventato normale, per loro.
La consegna del suo Diploma Ministeriale fu svelta, senza cerimonie. Il Vice capo del Dipartimento lo accolse festoso, dandogli il ben venuto fra gli Auror, e poi lo inviò all’ufficio del Primo Ministro, dicendogli che l’incarico al quale era stato destinato era segreto anche per lui e che solo Kingsley Shakelbolt ne era a conoscenza in ogni suo particolare. Sempre più perplesso, Harry si diresse con Ron fino all’ufficio di Kingsley e bussò.
<<Avanti>> disse, la voce profonda e rassicurante del mago. <<Oh, ecco il mio nuovo Auror Segreto!>> esclamò, congratulandosi, e facendoli accomodare. Visionò il suo Diploma  e raccontò loro delle mille lodi nella quale gli esaminatori della commissione si erano profusi, parlando di Harry. Poi tirò fuori da un cassetto un piccolo plico scarlatto e iniziò a rigirarselo tra le mani, mentre chiedeva a Harry se fosse soddisfatto e se si era ripreso dalla fatica degli esami. Il ragazzo rispose, di sì ad entrambe le domande, fissando il plico.
<< Qui dentro, mio caro ragazzo, c’è l’ordine del tuo primo incarico da Auror, che ho tenuto segreto perché ritengo che sia una missione abbastanza delicata>> spiegò, fissandolo seriamente. <<Ovviamente ti aspetta un lungo periodo di tirocinio, ma questo incarico è esclusivamente per te>>. Ron ed Harry si scambiarono uno sguardo e poi Harry respirò profondamente.
<<Kingsley, a proposito di questo, non so se potrò accontentare questa tua richiesta subito>> disse, leggermente in imbarazzo. <<Se tu ricordi, ti chiesi di anticipare i miei esami per un motivo preciso, ed è mia intenzione mantenere la promessa che ho fatto>>. Gli occhi del Ministro si strinsero, e il plico smise di girare tra le sue mani, che si erano fermate.
<<Mi stai dicendo che vuoi rinunciare? Senza nemmeno dargli uno sguardo?>>. Kingsley aveva sollevato un sopraciglio. Non sembrava arrabbiato, anzi; sorrideva, quasi divertito. Gli allungò il plico e glielo consegnò. <<Leggi, poi deciderai>>. Harry lo guardò come aveva contemplato la lettera con gli esiti e poi la aprì di scatto, sfilandola velocemente. Lesse di fretta, e ad ogni riga gli occhi gli si dilatavano, insieme al sorriso.
Molly Weasley aveva preso la Metro Polvere ed era andata a fare delle spese, lasciando le ragazze a casa, ben protetta da una serie di Incantesimi Antisconosciuti. Ginny stava portando delle lenzuola pulite a Hermione nella sua camera; il letto era coperto di magliette, pantaloni, felpe, biancheria, tutto ben piegato e diviso. Hermione era inginocchiata davanti al letto e ,china sul comodino, scriveva su una pergamena. Ginny le si avvicinò e diede uno sguardo al foglio.
<<Stai ancora segnando le cose che mancano?>> chiese, appoggiando le lenzuola e andando a spalancare la finestra che il vento aveva richiuso.
<<Ho quasi finito. Le mie cose son sistemate>> rispose la ragazza, sollevando la testa e lanciando un’occhiata agli indumenti. <<Non mi resta che infilare tutto nel mio bagaglio>>. Sollevò tra le mani la borsetta di perline e Ginny annuì.
<<Non è un po’ vecchiotta, quella borsetta? Perché non ne compri un’altra e la incanti?>>
<<Lo farei, se non fossi legata emotivamente a questo oggetto…>>ribatté, guardando la sua borsa come se fosse un animaletto vecchio e bisognoso di coccole.  <<Magari posso Trasfigurarla in qualcosa di più adatto>>. La colpì con la punta della bacchetta e la forma cambiò, come il colore. Prese un aspetto decisamente migliore.
<<Penserò io a Grattastinchi. Non devi preoccuparti per lui>>
<<Grazie, Ginny. So di lasciarlo in buone mani>>. Le sorrise di gratitudine, iniziando a riempire la borsetta. L’aveva aiutata a preparare ogni cosa; per tutta la mattina si era data da fare per rendersi utile, e avevano parlato tutto il tempo di tante cose. Hermione aveva capito che cercava di distrarla in attesa del ritorno di Harry e Ron, e la sua forza d’animo le tirò su il morale. La stimava, per il carattere forte e deciso che possedeva, nonostante la sua età e si sentiva legata a lei in maniera speciale, non solo perché era la sorella di Ron.
<<Io verrei con te, se non fossi minorenne>> mormorò, sbuffando. <<La mamma non mi lascerebbe mai partire. Ma se potessi…se avessi solo qualche mese in più…>>
<<Lo so>> incalzò Hermione. <<E questo conta già tanto, per me>>. Poggiò la borsetta e le si avvicinò, con l’intenzione di abbracciarla, ma un vociare fuori dalla finestra attirò la loro attenzione. Si affacciarono e videro Ron ed Harry percorrere il vialetto di casa.
<<Ehi, già di ritorno?>>  esclamò Ginny, allegramente. I due ragazzi sollevarono la testa verso la finestra, poi Harry si accostò a Ron per dirgli qualcosa all’orecchio e fece un cenno verso loro per farle scendere. Erano troppo seri. A Ginny parve di scorgere, negli occhi di Hermione, un’ombra di angoscia.
<<Coraggio, vieni>> le disse. La prese per mano e con passo veloce la trascinò fino al pian terreno. Harry teneva tra le mani il suo Diploma e il plico scarlatto che Kingsley gli aveva consegnato.
<<Venite in soggiorno e sediamoci>> suggerì Harry, evitando i loro sguardi. Anche Ron, sembrava sfuggire allo sguardo indagatore della sorella. Li seguirono e presero posto attorno al tavolo, in silenzio. Harry passò il Diploma a Ginny e prese a rigirarsi il plico tra le dita, come aveva fatto il Primo Ministro. Hermione si sporse verso l’amica e ammirò la pergamena lucida, sulla quale, a lettere rosse e dorate, erano segnati il titolo e le generalità di Harry.
<<Ebbene?>> chiese Ginny, posando la pergamena. Fissò Harry in attesa, e lui capì cosa voleva sapere.
<<Vedete, questo piccolo plico?>> domandò Harry. Sembrava in ansia, mentre parlava. Ron teneva gli occhi rivolti al tavolo.<<Ecco, qui dentro c’è la descrizione dettagliata dell’incarico che Kingsley ha riservato a me. E me solamente>>. Guardò Hermione, e gli parve di sentire il battito del suo cuore aumentare, nonostante non fosse accanto a lei. <<Hermione, non ho potuto dire di no>>.  (To be continued)


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Daydream su 03 Febbraio 2010, 08:12:59 pm
wow! diventa interessante, aspetto di sapere l'incarico che Kingsley ha dato a Harry!


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Fairy su 03 Febbraio 2010, 08:43:56 pm
 ;)
Nessuno ipotizza niente? svelo direttamente?
Ma si... ;D
Seguito del 3° capitolo

Ginny respirò forte, incrociando le braccia sul petto e scuotendo piano la testa. L’amica, seduta rigidamente vicino a lei, abbassò lo sguardo e fece un’enorme sforzo per sorridere.
<<Capisco, Harry. Non devi preoccuparti, in fondo me lo aspettavo. Non si può certo dire di no al Ministro>>. La sua voce suonò più acuta del solito. <<Ora sei un Auror>> sussurrò, prendendo il Diploma e contemplandolo con venerazione, quasi fosse qualcosa che lei non avrebbe mai potuto raggiungere. <<Hai di nuovo delle responsabilità verso il mondo magico>>
<<Al diavolo!>> sbottò Ginny, furente. Ron, Harry ed Hermione sussultarono, presi alla sprovvista. <<Mi stai dicendo che lascerai partire la tua migliore amica da sola, senza una scorta decente? Hai idea di cosa significhi?>>. Harry era talmente stupito che all’inizio non seppe cosa rispondere.
<<Ginny, non è il caso>> bisbigliò Hermione.
<<Non è il caso? Ieri sembrava convinto che avrebbe rimandato qualsiasi incarico, per seguirti e proteggerti durante il viaggio! E oggi torna, e con tranquillità dice che non ha potuto dire di no?>>. La sua indignazione era sconcertante.
<<Non sarà sola, Ginny!>> si difese, finalmente, Harry, ritrovando la voce. <<Ti assicuro che ci sarà un Auror, con lei!>>. Ron continuava a trovare il legno del tavolo molto interessante.
<<Che faccia tosta, Harry Potter! Mangiamorte e Ghermidori nascosti chissà dove, che non aspettano altro che metterle le mani addosso, e tu hai il coraggio di dire “ci sarà un Auror?” >>
<<Che altro vuoi che dica?>>
<<Ah!>>urlò, sprezzante. Hermione guardava prima l’una, poi l’altro sconvolta, con le mani sollevate, quasi temendo che si picchiassero. No li aveva mai visti litigare. Esserne la causa la mise fortemente a disagio.
<<Ora basta!>> disse, con voce alterata, per farsi sentire sopra le loro voci.<<Smettetela di parlare come se non ci fossi!>>. Anche Ron sollevò leggermente la testa. <<Non c’è bisogno di farne un dramma, Ginny. Harry ha tutto il diritto di accettare il suo incarico, e tu non puoi fargliene una colpa. Perciò piantatela e chiudiamo l’argomento. Domani andrò al Ministero a parlare con Kingsley, perché partirò tra due giorni>> si alzò, mentre Ginny la fissava a bocca aperta. <<Con o senza Auror>> aggiunse. <<Vado a finire di preparare i miei bagagli>>. S’incamminò, ma anche Harry si era alzato.
<<Hermione, aspetta>> disse. <<Non vuoi nemmeno sapere che missione mi è stata affidata?>>. Lei si voltò, cercando di fingere estremo interesse.
<<Ma certo, Harry. Dimmi>>. Aveva gli occhi lucidi, velati da quel sentimento enigmatico che compariva ogni tanto, dalla notte della Battaglia di Hogwarts, al quale Harry non aveva ancora dato un nome. Il ragazzo le stava porgendo il plico. Ma prima che Hermione potesse prenderlo, la mano di Ginny lo strappò da quella di Harry.
<<Ehi!>> protestò lui.
<<Zitto!Voglio proprio vedere cosa c’è di così urgente!>> replicò, feroce, il viso arrossato dalla rabbia. Lo aprì con malagrazia e iniziò a leggere a voce alta.
<<All’Auror Harry James Potter: M.S.M…Che cosa vuol dire, M.S.M.?>>
<<Missione di Segretezza Massima>> risposero in coro, Hermione e Harry. Ginny fece un verso di scherno e continuò.
<<Obiettivo Principale: R.B.S. E quest’altra sigla?>>
<<Recupero Babbani Smemorizzati>> disse ancora, Harry, stancamente. <<Se tu dessi la lettera a Hermione, lei ha studiato con me, conosce il significato di queste sigle…>>
<<…Luogo di partenza: Casa Weasley, La Tana; luogo da raggiungere…>>. La voce di Ginny divenne un soffio e si spense. Continuò a leggere con gli occhi, diventando sempre più rossa. Harry le riprese il plico bruscamente e lo avvicinò agli occhi di Hermione, dandole la possibilità di finire. La ragazza saltò la parte già letta da Ginny e arrivò al punto in cui si era fermata.
<<Luogo di partenza: Casa Weasley, La Tana>> sussurrò. La voce le vibrava. <<Luogo da raggiungere: Australia, Melbourne>>. Sgranò gli occhi, afferrando il plico. <<B-Babbani da riportare in Patria: Wendell e M-Monica Wilkins alias Jean e Scott G-Granger…>>. Le labbra iniziarono a tremarle. <<R-Ritorno…ritorno previsto…>>. Nemmeno lei riuscì a continuare. Le lacrime  sgorgarono prima che potesse trattenerle, deformando le parole scritte sulla pergamena, ed Harry le passò un braccio attorno alle spalle, finendo di leggere per lei, mentre Ron le si era avvicinato dall’altra parte.
<<Ritorno previsto: non definito; ordine di partire appena possibile;ordine di accompagnare fino ad obiettivo raggiunto>>
<<Ora hai capito>> sussurrò Ron con dolcezza, <<Perché Harry non poteva dire di no al Ministro?>>. Guardò la sorella,le cui guance non accennavano a sbiadire.<<Dovevamo solo farti stare un po’ sulle spine…ma Ginny lo ha fatto diventare una mezza tragedia. Non si fa mai gli affari suoi>>
<<Oh, senti chi parla!>> si difese, lei. Hermione singhiozzava e rideva contemporaneamente. Tutto, poteva pensare, ma non che l’incarico di Harry fosse quello di riportare a casa i suoi genitori. Abbracciò lui e Ron insieme, poi sentì le braccia di Ginny cingerle la vita da dietro e la testa poggiarsi sulla sua schiena, e le mani di tutti che le arruffavano i capelli, così che per alcuni secondi si ritrovarono tutti stretti e vicini.
Nemmeno Harry e Ron, in verità si erano aspettati che l’incarico fosse quello. Dopo aver letto il plico avevano riso assieme a Kingsley, e si erano rilassati, felici di poter dare una bella notizia a Hermione, quando fossero giunti a casa.
<<Non avrei affidato quest’incarico a nessun altro, Harry>> aveva detto Kingsley, alzandosi dalla sua poltrona e misurando a grandi passi il perimetro del suo ufficio.
<<E’ una questione delicata, da tenere al riparo da occhi indiscreti, perché i Babbani che andrete a recuperare sono genitori di una testimone chiave degli eventi appena trascorsi. Non che non mi fidi del resto dei miei Auror. Ma come ho già accennato a Ronald, qualche giorno fa, Hermione non è solo preoccupata per i suoi genitori, sembra ancora traumatizzata dagli eventi , e lasciare che parta sola, o in compagnia di un perfetto estraneo a proteggerla sarebbe un grave errore>>. Ron annuì.
<<Cosa vuoi dire?>> chiese invece Harry.
<<Non sei d’accordo con me, sul fatto che sia scossa?>>
<< Si, forse >> rispose, ripensando agli incubi che lei aveva ancora ogni tanto.
<<E ti sei chiesto perché?>>
<<Be’, tutti siamo scossi…ognuno reagisce in maniera diversa…>>
<<Hai idea di come ci si senta a commettere degli errori che possano pregiudicare la riuscita di qualcosa dalla quale dipende la vita stessa delle persone che si amano?>>. Harry e Ron aggrottarono la fronte, cercando di seguire il discorso. <<Quando all’udienza ha raccontato i fatti dal suo punto di vista, non avete notato con quanta pena descrivesse i suoi errori? I suoi, ragazzi, non i vostri. Eppure anche voi due ne avete commesso>>. Ron si ricordò, con imbarazzo, che in effetti non aveva ascoltato con attenzione il resoconto di Hermione, ma aveva spaziato con la mente, pensando addirittura al suo stomaco. Probabilmente neanche Harry era rimasto attento. << Per esempio, ha descritto come un suo grave errore il fatto che non siete più potuti tornare a Grimmauld Place perchè Yaxley era riuscito ad entrare dopo aver cercato di catturarla al Ministero>>
<<Ma non è stata, colpa sua, lui l’aveva afferrata e lei non è riuscita a liberarsi…>> protestò Harry.
<<Lei non la vede così. Errore suo, quando ha rotto la tua bacchetta…>>
<<Non l’ha fatto apposta, gli stava salvando la vita!>> replicò Ron.
<<Ma lei non la vede così! Santo cielo, siete le persone più vicine, e non vi siete resi conto dello stato in cui si trova? Hermione non è solo scossa perché è stata torturata, perché ha visto la morte in faccia più di una volta, o perché ha perso delle persone care>> disse, con energia. Ron pensò che Kinglsey fosse a conoscenza delle cose di cui lui aveva saputo la Notte della Battaglia, ma si ricredette quando l’uomo continuò: << Ma anche perché i suoi errori, per così dire, l’hanno resa insicura delle sue capacità. Ne è la prova il fatto che voglia tornare a Hogwarts, ed è per questo che non ha dato gli esami da Auror>>. Per quanto avessero sempre avuto la situazione sotto gli occhi, parvero cadere dalle nuvole. <<Capite? Ha bisogno di certezze importanti, che ora non ha: tu, Ron, hai potuto contare sull’appoggio della tua famiglia, fino a ora, ed Harry, si può quasi dire che la famiglia Weasley ti abbia adottato; per lei è diverso. Lei ha i suoi genitori… Ecco perché ho accettato di anticipare gli esami e far sì che siate voi, ad accompagnarla alla loro ricerca, e non degli estranei>>. Ci fu qualche secondo di silenzio, che Ron ed Harry utilizzarono per riflettere. A Harry sembrò di sentire Fleur, la volta che raccontarono ai familiari di Ron tutti i dettagli sulle loro disavventure dell’anno passato: “Per quonto lei possa essere affessionata a noi, non siamo la sua familia”. Quelle parole riflettevano molto bene il pensiero di Kingsley. Come avevano fatto a non pensarci più?
<<Cosa possiamo fare, secondo te,per aiutarla?>> chiese Ron, con umiltà.
<<Parlatele. Siete le persone più indicate. Non abbiate paura di riprendere argomenti dolorosi e di farla ragionare. Maghi più astuti e brillanti di lei hanno commesso errori terribili, non per questo il loro valore non è stato messo in risalto>>. Kingsley prese una cartella da sotto la scrivania e l’aprì, mostrando loro una pergamena sulla quale erano stampate le fotografie di Severus Piton e Albus Silente. <<Questi sono solo due degli esempi che potrei farvi>>. Sollevarono lo sguardo e gli sorrisero.
Sarebbero partiti la mattina seguente. Quel pomeriggio Harry chiese il permesso alla signora Weasley di portare Ginny a fare un giro sulla moto e dopo varie promesse – Non torneremo tardi…andrò piano…no, signora Weasley, non farò guidare Ginny – lo ottenne. La portò al mare, su una spiaggia accanto alla casa di Bill e Fleur, che erano andati a trovare, sulla quale camminarono a lungo e parlarono tantissimo, recuperando un po’ di tempo perduto e facendo la scorta per i giorni che avrebbero trascorso lontani. Non sapevano quanto ci sarebbe voluto, né come si sarebbe conclusa la faccenda, ma Ginny non dimostrò troppa tristezza; piuttosto orgoglio e stima, nei confronti di Harry, più di quanto ne avesse mai sentito. Aveva lo stesso sguardo ardente di un anno fa, quando lui l’aveva lasciata, convinto che stare assieme l’avrebbe messa in serio pericolo. La tristezza arrivò alla sera. Lei decise di salutare l’eroico terzetto quella notte,e fu una delle poche volte in cui la videro piangere silenziosamente. Harry la tenne stretta a sé a lungo e quando si separarono si girò verso Hermione e le sorrise tra le lacrime.
<<Spero a presto>> disse e abbracciò anche lei. Non aggiunse altro, ed entrò nella stanza dei genitori, chiudendo la porta. A Harry si strinse il cuore, ma preferì egoisticamente saperla al sicuro tra le mura domestiche.
Grazie all’organizzazione di Hermione, la partenza non  li colse impreparati. Avevano provato la motocicletta ed imparato ad usarla, un po’ tutti e tre. La borsetta di perline di Hermione si era riempita di nuovo di cose appartenute sia a lei che ai due ragazzi, e in più lei aveva incantato il Mokessino che Hagrid aveva regalato a Harry nel giorno del suo diciassettesimo compleanno, con l’Incantesimo Estensivo Irriconoscibile, quindi poterono dividersi il carico. Per ultimo, due sacche  ben legate alla motocicletta, contenevano diverse varietà di cibo e bevande. Si svegliarono all’alba; Hermione finì di sistemare nella sua borsetta gli ultimi oggetti e fu pronta.
 Il momento dei saluti fu breve. Ci fu uno scambio di abbracci e strette di mano tra  genitori e fratelli e George, per smorzare la commozione del momento, si girò da Percy e abbracciò anche lui, augurandogli buon viaggio. Ron rise forte, dando una pacca al fratello. Molly tenne stretta a sé Hermione  in un lungo abbraccio materno, e quando si separò da lei  le lasciò un bacio sulla fronte. <<Bada a te, tesoro>> le mormorò, commovendosi. Quando salutò Ron gli infilò in una tasca la bottiglietta violacea della Bevanda della Pace.<<Preoccupati di fargliene bere, quando credi che ne abbia bisogno>> sussurrò, al suo orecchio. Lui annuì con forza.
<<Se  tu non dovessi ritrovare i tuoi genitori, Hermione…>> iniziò Arthur, facendo accigliare la ragazza. <<Cioè, se ci volesse più tempo del previsto>> si corresse, lui, tossicchiando e le sue orecchie divennero color papavero, <<sappi che da noi sarai sempre la benvenuta. Potrai sempre tornare qui a riposare, per poi ripartire, ogni volta che vuoi>>
<<Grazie, signor Weasley, anche se spero non ce ne sia bisogno>>. L’abbraccio improvviso di Hermione lo sciolse, provocandogli uno strano bruciore, come un solletico, agli angoli interni degli occhi. Sbatté le palpebre più volte e li guardò salire sulla moto: Harry e Ron in sella, Hermione all’interno del sidecar. Calarono sui loro occhi degli occhiali grossi e neri che li avrebbero protetti dal vento e si misero in testa dei caschi dello stesso colore.  Il mezzo magico si sollevò in aria rombando rumorosamente e partì veloce, diventando presto solo un punto scuro, piccolo come una rondine, nell’azzurro infinito del cielo, per sparire quasi subito, come se non ci fosse mai stato.
(Fine del terzo capitolo)







Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: King Harry su 03 Febbraio 2010, 10:53:20 pm
Bellissimo ghh comunque io l'avevo capito qual'era l'incarico di Harry ;D


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Vampirella magica su 04 Febbraio 2010, 04:06:13 pm
Allora, ammetto di essere indietro di 2 pezzi, ma ieri pomeriggio l'ho stampata e letta tutta con calma ed è Fantastaca! Meravigliosa!
Mi sembra proprio di avere tra le mani l'ottavo libro (quello di cui si ipotizzava l'uscita tempo fa su internet).
Secondo me è 1 vero peccato che la Row non l'abbia scritto davvero, ma ci stai pensado tu, in modo eccellente, secondo il mio modesto parere, ovviamente, continua così ;)
Più tardi stamperò i 2 pezzi che mi mancano e me li leggerò con calma poi, domani ti farò sapere cosa ne penso...


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Fairy su 04 Febbraio 2010, 04:23:32 pm
Bellissimo ghh comunque io l'avevo capito qual'era l'incarico di Harry ;D

Infatti mi pareva strano che con il tuo acume non ci fossi arrivato... ghh

Allora, ammetto di essere indietro di 2 pezzi, ma ieri pomeriggio l'ho stampata e letta tutta con calma ed è Fantastaca! Meravigliosa!
Mi sembra proprio di avere tra le mani l'ottavo libro (quello di cui si ipotizzava l'uscita tempo fa su internet).
Secondo me è 1 vero peccato che la Row non l'abbia scritto davvero, ma ci stai pensado tu, in modo eccellente, secondo il mio modesto parere, ovviamente, continua così ;)
Più tardi stamperò i 2 pezzi che mi mancano e me li leggerò con calma poi, domani ti farò sapere cosa ne penso...
penso che non siano tutti meritati, 'sti complimenti, ma fanno bene al cuore... davvero, grazie! ghh
E a voi il 4° capitolo....
(http://i49.tinypic.com/21oa63o.jpg)


Cap.4
Wilkins alias Granger
“Il tempo e le parole
Sapranno
curare anche questo”
Stettero via meno tempo di quanto avessero immaginato. La motocicletta di Sirius si rivelò quasi miracolosa: di giorno viaggiavano a velocità impressionanti, invisibili agli occhi Babbani, grazie agli Incantesimi di Disillusione fatti sul mezzo di trasporto, di notte si accampavano con la tenda, in luoghi isolati, rinnovando gli Incantesimi di Protezione che avevano sempre fatto durante il loro viaggio alla ricerca degli Horcrux. Ron diede la pozione ad Hermione solo una volta, nell’arco dei quattordici giorni in cui stettero via.
Fu quasi come fare una vacanza, tolto il fatto che Ginny non era con loro, cosa che rendeva Harry spesso pensieroso, ma  ammise che in certi momenti riusciva a divertirsi molto, che adorava guidare la sua nuova motocicletta, che gli piaceva immensamente la compagnia di Ron ed Hermione –ora che non bisticciavano – e il rinnovato buon umore della ragazza gli fece scoprire il lato ironico di lei, che non aveva potuto conoscere in tutti quegli anni, passati tra un guaio e l’altro. Non aveva mai riso tanto come in quei giorni, e nonostante la mancanza della persona che amava, non si pentì di aver accettato quell’incarico. Hermione si rivelò anche più in gamba nel cucinare, grazie agli insegnamenti della signora Weasley. Non incontrarono ostacoli, nessun seguace folle di Voldemort; tutto filò liscio come l’olio, e abituati com’erano ai pericoli e ai guai, sembrò loro quasi strano.
Ogni due giorni mandavano notizie via Patronus al Ministero, e Kingsley informava Arthur, che poi riferiva alla moglie e ai figli.
Quando arrivarono in Australia, ci vollero tre giorni, per localizzare il punto esatto in cui Hermione pensava di aver spedito i suoi. Si fermarono a Sidney un giorno, poi stettero nella città di Melbourne altri due giorni, passando in rassegna tutti gli studi dentistici del posto, finché non riuscirono a trovare un ambulatorio dentistico di periferia in cui lavoravano i coniugi  Wendell e Monica Wilkins, l’identità fittizia che lei aveva ficcato nei ricordi della madre e del padre. Quando lesse i nomi su un elenco telefonico preso da un bar, trattenne il respiro con una tale enfasi che sia Ron che Harry ebbero un tuffo al cuore, aspettandosi di veder saltare fuori dall’elenco chissà quale terribile nemico.
<<Cosa?! Che c’è?>>balbettò Ron, guardandola con timore.
<<Sono loro! Sono loro!>> esclamò, con una vocina stridula, saltellando con la guida in mano. Strappò l’indirizzo e si buttò, ridendo quasi istericamente, tra le braccia di Ron, stampandogli un bacio appassionato sulle labbra. Harry rise divertito, dall’espressione stordita e compiaciuta di Ron, prima di essere abbracciato a sua volta dall’amica, pazza di gioia. Immaginò che  se in quel momento le avesse chiesto di evocare un Patronus, le sarebbe riuscito a meraviglia.
Risaliti in motocicletta, ci volle meno di un’ora, per giungere allo studio dentistico dei Granger.  Occultarono la moto dietro un vicolo e proseguirono a piedi fino al numero civico segnato nell’indirizzo. Una targa in plastica bianca, attaccata sulla porta, recitava queste parole: “Studio dentistico di Monica e Wendell Wilkins”; era completo di orario aperto al pubblico e numero di telefono.
<<Sono le sei, fra un ora chiudono. Aspettiamo?>> chiese, Hermione, che non stava più nella pelle.
<<A meno che tu non voglia rimuovere l’Incantesimo di Memoria davanti alla clientela…>> rispose Ron, immaginando la reazione dei Babbani.
<<Si, giusto…aspettiamo…e che facciamo?>>. Era molto nervosa. Harry propose un giro là attorno, e messosi d’accordo con Ron fecero in modo che lei si distraesse per l’intera ora. Lui poteva capire. Se anche lui avesse potuto rincontrare i suoi genitori, si sarebbe sentito teso e ansioso,e con tutta probabilità, pensò, non sarebbe riuscito a mantenere la calma che lei ostentava.
Tornati allo studio, aspettarono fuori che i Granger finissero il turno lavorativo;alle sette, una donna col camice bianco indosso uscì, accompagnando l’ultimo cliente della giornata alla porta. I tre si avvicinarono ed Hermione, rossa in viso e un po’ tremante, si schiarì la voce.
<< Mi scusi>> chiese. La parola le uscì in uno squittio stridulo. Monica Wilkins, Alias Jean Granger, si voltò e la guardò. Aveva una montagna di capelli castani tenuti da una pinza, e la stessa sfumatura degli occhi della figlia.
<<Si?>> cinguettò, tranquilla, con le mani dentro alle tasche del suo camice immacolato. Hermione la guardava senza parlare, sentendo improvvisamente la lingua secca. L’emozione era troppa. Harry intervenne, vedendo che la donna cominciava ad accigliarsi, e prese l’amica per un braccio.
<<Perdoni l’ora, dottoressa, mia sorella ha un tremendo mal di denti>> mentì. <<E’ possibile un consulto veloce?>>. La prontezza di Harry stupì Ron, che però gli resse il gioco e annuì con forza, prendendo Hermione per l’altro braccio. La madre guardò l’orologio, sollevando le sopraciglia e storcendo un po’ la bocca. Assomigliò incredibilmente a Hermione.
<<Ma si, coraggio, portatela dentro>>.  Sorrise e fece loro strada, percorrendo un corridoio breve, conducendoli ad una saletta in cui il signor Granger stava riponendo i ferri del mestiere.
<<Bacchetta alla mano, Hermione, subito!>> sibilò  Harry, lasciandola. Lei si frugò frenetica le tasche dei jeans, sfilando piano il suo legno. Lo tenne dietro la schiena fino a quando sia la madre che il padre non le furono davanti, l’uno affianco all’altro, in posizione ottimale. Con un gesto fulmineo e una grande concentrazione, che le costarono un enorme sforzo, levò la bacchetta e  urlò “Finite Incantatem!”. Un lampo di luce bianca avvolse i due Babbani, lasciandoli come congelati per alcuni secondi, gli occhi vacui, persi nel vuoto. Alla ragazza parve un momento infinito. Poi i loro occhi ripresero a vedere ciò che stava loro davanti e come se si fossero risvegliati da un lungo sogno bizzarro guardarono la figlia con stupore.
<<Hermione?>> sussurrarono Jean e Scott Granger,contemporaneamente, sbattendo le palpebre.
<<Mamma…Papà!>>. Quello che capitò negli attimi seguenti si può solo immaginare. Abbracci, carezze, sorrisi lacrimosi, e tante, tante parole, che dovevano spiegare a due Babbani troppe cose del mondo magico. Ma lei c’era abituata. Lei, nata Babbana, vissuta da Babbana per quasi dodici anni, con i pensieri da strega e i sentimenti a cavallo tra i due mondi, aveva le parole giuste per chiarire tutto e sistemare le cose. Ci voleva del tempo, questo sì. E per questo Ron ed Harry, sotto consiglio di Kingsley, decisero di ripartire il giorno dopo, lasciando Hermione con i suoi genitori. Lei sarebbe tornata a Londra con la madre e il padre, viaggiando come una normale Babbana, e si sarebbero rincontrati presto.
Dormirono tutti nel piccolo appartamento che i Granger avevano preso in affitto a Melbourne, e la mattina dopo Ron e Harry erano pronti a tornare a casa. I Granger li salutarono con affetto e riconoscenza, anche se sembravano ancora molto confusi.
Harry consegnò a Hermione il  Mantello dell’Invisibilità, insistendo non poco perché lo tenesse lei, facendole promettere che lo avrebbe usato se nel viaggio di ritorno si fosse trovata in pericolo.
<<Me lo restituirai quando sarete tornati. Mi fido di te>>
<<Grazie, Harry. E’…strano, separarsi>>
<<Già. La prima volta, dopo quasi un anno>>
<<Non staremo lontani a lungo>>
<<E’ una promessa, spero…ci vediamo a Londra, allora?>>
<<A Londra. Vi informerò di tutto. Fate attenzione, nel viaggio di ritorno>>. Gli arruffò i capelli  già spettinati con una carezza e lo abbracciò.
 Quando salutò Ron, sapendo che i genitori la guardavano, si trattenne dal dirgli quello che avrebbe voluto e si attenne ad un abbraccio più stretto di quello dato a Harry. Ron, dal canto suo, le sussurrò qualcosa all’orecchio e lei arrossì.
<<Datemi vostre notizie tramite Kingsley, quando arrivate, okay?>> raccomandò, e si vide mettere in mano la boccetta viola della Bevanda della Pace.
<<Non esitare ad usarla, se ti dovesse servire>>
<<D’accordo. Abbi cura di te>>. Gli occhi le divennero lucidi.
<<Coraggio, streghetta mia>> le sussurrò, stringendola forte a sé ancora una volta. <<Sei più bella, quando sorridi>>. Si separò da lei, seguendo Harry. Salirono sulla moto di Harry  e se ne andarono, lasciandola finalmente sotto la sicura protezione amorevole dei suoi genitori.
(to be continued)


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Daydream su 04 Febbraio 2010, 09:03:29 pm
che bello, finalmente sono andati a recuperare i genitori di Hermione ghh


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Fairy su 04 Febbraio 2010, 11:47:13 pm
In molte fan fiction ho letto che lei andava da sola...ma io non ce li vedo, Ron e Harry, a mandarla sola fino in Australia, e voi?? ???
Comunque io l'ho fatta accompagnare almeno per l'andata... ghh e ora continuiamo....
(Seguito del 4° capitolo)
Era passata un’altra settimana, da che Ron e Harry erano rientrati alla Tana. Tutti si dimostrarono felici, per il loro ritorno, e l’esito positivo della missione dell’Auror più giovane del Dipartimento, primo tra tutti Kingsley. Non si aspettava che tutto si sarebbe concluso così in fretta, né in maniera così semplice.  Stesero insieme il primo rapporto scritto, ed  Harry imparò il modo migliore per descrivere con precisione una missione.
Ron riprese ad aiutare George in negozio, e quando non andava da lui seguiva Ginny e Harry al numero dodici di Grimmauld Place, che il proprietario stava cercando di rendere vivibile; nel tempo che gli restava lo si poteva vedere spesso con dei libri scolastici di Hermione tra le mani. Harry non capiva se erano gesti che gli alleviavano la nostalgia di lei o se realmente leggesse ciò che vi era scritto. L’ultimo libro che gli vide sfogliare spesso era “Storie di Hogwarts”, uno dei libri preferiti di Hermione. Non osò mai fargli domande.
Il giorno dopo essere rientrati dal viaggio in Australia, avevano preso la moto ed erano arrivati a Grimmauld Place, trovandola in un orrendo stato. Gli Auror c’erano stati tempo prima, mandati a compiere ispezioni, a togliere gli incanti e i malefici e a cercare prove contro i Mangiamorte che vi erano entrati.
Ora che Kreacher, l’elfo domestico, era ad Hogwarts a dare una mano, nessuno si era prodigato per evitare che la polvere si posasse, che le ragnatele regnassero sovrane e qualche Doxy infestasse le tende delle stanze.
Una cosa che Harry apprezzò molto, del disastro compiuto dai Mangiamorte, fu la distruzione totale di alcune cose che non gli erano mai piaciute: del grosso ritratto della madre di Sirius Black, posto all’ingresso, restava solo un pezzo di cornice ammaccata; le teste degli elfi dentro le campane di vetro erano sparite, probabilmente polverizzate. L’intero albero genealogico dei Black disegnato in una stanza era stato bruciato e la parete era nera come il carbone. Insieme a queste cose, era stata danneggiata molta mobilia, qualche porta e alcuni gradini erano decisamente pericolanti: Ron precipitò per un’intera rampa, per fortuna  senza farsi male seriamente, ma le imprecazioni che volarono subito dopo dalla sua bocca ricordarono a Harry la bella collezione di quelle che spesso usava suo zio Vernon nei momenti di rabbia.
Si rivolse ad una ditta di artigiani a Diagon Alley, la stessa alla quale si erano rivolti Fred e George per il loro negozio e visto che il denaro non gli mancava, fece iniziare subito i lavori perché la casa potesse tornare almeno sicura. Fece sistemare le pareti, ricostruire le scale, fece portare via tutte le cose inutili e pericolose. Si liberò anche della maggior parte dei mobili, vecchi e logori, e decise che appena avesse potuto, ne avrebbe acquistato dei nuovi a suo piacimento. Lasciò all’ingresso, nell’andito, solo il vecchio portaombrelli a forma di zampa di troll, perché gli ricordava troppo la cara e scomparsa Tonks. Portarono via tutto quello che si poteva lavare e riutilizzare, come tappeti, tende, lenzuola, arazzi e affidarono tutto ad una lavanderia. Dopo solo una settimana, aveva già cambiato aspetto e sembrava un’altra casa. L’unica stanza che non fece toccare agli artigiani era quella di Sirius. Lasciò i poster alle pareti, le fotografie, la mobilia. Lui, Ginny e Ron lavarono e pulirono tutto, senza usare la magia e senza portare via nulla. Sopra le pareti, per nascondere poster e foto senza doverli rimuovere, sistemò delle tende finissime che le coprivano completamente, e quando ebbero finito, Harry chiamò Kreacher, il quale si Materializzò davanti a loro con un rumoroso crac . sembrava piuttosto stupito, di essere stato richiamato. Era coperto da un cospicuo strato di polvere e aveva del cemento fresco tra i peli delle orecchie, segno che quando era stato richiamato era affaccendato tra le mura della scuola in cui l’aveva lasciato.
<<Harry Potter, signore! E il signore e la signorina Weasley, amici del padrone!>> gracchiò, con la sua vocetta da rana. Sembrava felice, di vederli. Fece un profondo inchino, e le grosse orecchie avvizzite gli tremarono sul testone, mentre il medaglione di Regulus Black che aveva al collo toccò terra, tintinnando sonoramente.
<<Kreacher, spero che tu stia bene!>> salutò Harry, allegro. Nonostante l’inizio burrascoso, si era affezionato a quel vecchio elfo sfortunato.
<<Ciao, Kreacher!>>gli fece eco, Ron. Anche lui non odiava più l’elfo.
<<Ciao, Kreacher…>> fece Ginny, meno entusiasta.
<<Bene, signore, sempre a lavoro, giorno e notte!>>. Gli occhi acquosi dell’elfo si dilatarono, mentre si guardava attorno, notando i tanti cambiamenti avvenuti nella casa.
<<Oh, Kreacher…i seguaci di Voldemort hanno quasi buttato giù l’intera casa, sto cercando di rimetterla apposto; mi spiace, per le cose che non troverai più, alle quali eri affezionato>> disse Harry, sperando che l’elfo non iniziasse a maledirlo e insultarlo. Kreacher, dal canto suo, storse la bocca e si scrollò le spalle scarne.
<<Harry Potter è il padrone, lui può fare quello che desidera della sua casa>>rispose, con sorpresa di Ron, Ginny ed Harry.
<<Oh, bene…ottimo. Allora mi auguro che tu possa aiutarmi, qualche volta, a tenerla pulita>> propose. Kreacher annuì sorridente, sventolando le orecchie e schizzando cemento ovunque.
<<Ti abbiamo lavato questa, Kreacher>> disse Ginny, facendogli vedere la copertina in patchwork che Hermione aveva fatto per lui tre Natali prima, <<e ti abbiamo risistemato la…stanza>>. Kreacher la prese con le lunghe dita ossute e la annusò.
<<La Mezzosangue, ha fatto questa per me…>> bisbigliò.
<<Non osare chiamarla così!>> s’inalberò Ron, stringendo i pugni e minacciandolo. Harry lo fermò, mentre l’elfo si rannicchiava, coprendosi la bocca con la coperta.
<<Oh, no, Kreacher non voleva essere offensivo, signore, Kreacher ha usato la parola che conosce per chiamare quelle come lei…>> si giustificò, la creatura, tremante.<<Kreacher ha detto una brutta cosa, ma non ricorda come deve chiamare la Mezzosangue…>>farfugliò, mortificato.
<<Se lo ripeti un’altra volta io ti…>>
<<Kreacher si punirà, per questo, se padron Harry lo desidera!>>. Fece per prendere il portaombrelli a forma di zampa di troll   per darselo sulla testa, ma Harry lo fermò appena in tempo.
<<Ron, ma non vedi che è spaventato?>> lo rimproverò, Ginny, nonostante la sua riluttanza a provare tenerezza per Kreacher.
 <<Kreacher, ti rivolgerai a chi ti ha regalato quella coperta chiamandola Hermione Granger, intesi?>> ordinò Harry, autoritario, lasciandolo andare e posando il portaombrelli. Il testone di Kreacher annuì. <<Dimentica la parola Mezzosangue, e memorizza il suo nome; non voglio più sentirla apostrofare così. Né lei, né nessun altro, mi hai capito?>>. Annuì di nuovo. <<Bene. Ora vai nella tua stanza, così potrai sistemare la tua coperta>>. L’elfo trotterellò via fino alla cucina, aprì un armadio e ci entrò. Lo seguirono e lo videro dimenarsi all’interno, borbottando sommessamente. Sembrava adirato. Afferrarono le parole “robaccia inutile” e “cattivi padroni assassini”.
<<Cosa c’è che non va’?>> chiese Harry, corrucciando la fronte. Kreacher ne uscì con una serie di oggetti tra le braccia. Erano cose appartenute alla famiglia Black e ai Lestrange, che Harry e gli altri avevano ritenuto opportuno lasciare lì, per non indispettire l’elfo.
<<Queste cose non servono più a Kreacher. Kreacher chiede il permesso a Harry Potter di buttarle via>> spiegò. Harry chiuse le palpebre più volte, sempre più stupito.
<<M-ma certo, puoi buttarle, se non le vuoi…>> balbettò, confuso. La vecchia creatura fece un altro inchino, perdendo dalle braccia molti oggetti, e dopo averli raccolti di nuovo si avvicinò al bidone della spazzatura e ce li buttò dentro, senza tante cerimonie.
<<Così c’è più posto, padrone>> gracchiò,spolverandosi le mani. Ron scosse la testa.
<<E’ proprio uscito di zucca, non trovate?>> commentò.
<<Allora, Kreacher, posso contare sul tuo aiuto? Basterà che tu venga qui ogni tanto, a dare una rinfrescatina, a tenere lontani Mollicci, Doxy e polvere>>
<<Harry Potter troverà la casa sempre pulita e in ordine, signore!>>
<<Grazie, Kreacher. Ora se vuoi tornare a Hogwarts puoi farlo>>
<<Grazie, signore. Kreacher va’ a Hogwarts, e tornerà a pulire fra una settimana!>>. Un altro crac, e l’elfo sparì, così come era comparso.
Tornati alla Tana, la signora Weasley diede loro un’altra notizia: un piccolo gufo  aveva portato una busta bianca, all’apparenza senza mittente e destinatario, ma quando loro la presero in mano comparvero sul retro a chiare lettere i nomi di tutti e tre, mentre davanti  si tracciava quello di Hermione, della quale fino ad allora non avevano ancora avuto notizie. Sfilarono la lettera e l’aprirono. All’inizio sembrava una pergamena pulita, poi, per la stessa magia, le parole comparvero anche su quella e fu Ginny a leggerla per tutti e tre:
“Carissimi Harry, Ginny e Ron,
avrei voluto avere il tempo materiale per scrivere una lettera a ciascuno di voi separatamente, ma mi capirete, sto passando ogni momento delle mie giornate con i miei genitori, dedicando loro tutto il tempo che ho perso, perciò vi scrivo di notte, sotto le coperte della cabina della grossa nave che ci sta riportando in patria, e ho già macchiato un paio di volte le lenzuola con l’inchiostro…La posizione non è delle più comode!
Qui procede tutto per il meglio; di giorno passiamo tutto il tempo a raccontarci ogni cosa che abbiamo fatto l’una senza gli altri, e vi stupireste a sentire quanta difficoltà hanno avuto per trovare casa e lavoro. Senza volerlo ho complicato loro la vita, non poco,e quando siamo arrivati a rimuovere loro l’Incantesimo di Memoria erano appena riusciti a sistemarsi, dopo una serie di problemi. Naturalmente non me ne fanno una colpa, ma mi sento responsabile di tutti i loro guai: ora dovranno riniziare da capo, capite? C’è stato un momento in cui le nostre confidenze tra figlia e genitori son diventate una vera e propria discussione, dai toni piuttosto accesi; ma ora è passato, ci siamo chiariti e ci stiamo godendo questo viaggio come se fosse una vacanza in crociera.”

<<Chissà per cosa hanno discusso…?>> la interruppe Ron. Ginny lo zittì e continuò:
“ Il tempo buono ci sta dando un grosso aiuto. Passiamo molto tempo sul ponte, al sole, e l’oceano  ci sta regalando meravigliosi scenari. Le notti sono stellate e chiare, anche se la temperatura si abbassa di molti gradi. La cosa più bella è il colore dell’acqua, di un blu talmente intenso da sembrare un cielo notturno al contrario!
Vi vorrei qui con me, in questi momenti. Mi mancate moltissimo! Vorrei potervi trasmettere a parole tutte le emozioni di adesso, ma credo di non riuscirci.
Ora vi devo lasciare. Devo ripulire le lenzuola dall’ultima macchia di inchiostro che ho fatto, e credo di essermene messa pure sul naso.
Non rispondete alle mie lettere, non è sicuro:come sapete  io ho imparato a fare sulle mie un incantesimo che mi permette di mandarvele  senza rischi, perché possono essere lette solo dai destinatari. Credo che sia il principio di come è stata concepita la Mappa del Malandrino…! Avrete presto altre mie notizie. Nel mentre salutate i signori Weasley per me, date una carezzina a Grattastinchi e dividetevi questo grosso abbraccio che vi mando, in attesa di potervi stringere uno per uno! A prestissimo!
Vostra affezionata Hermione”

Tutti e tre sorrisero con affetto verso la lettera, quasi si trattasse proprio della persona che l’aveva scritta. Ron si fece meditabondo. Ginny guardò Harry con complicità; capivano cosa provava. Loro erano stati lontani l’uno dall’altra per molto più tempo e sapevano come ci si sentiva.
<<Sta tornando, no?>> lo incoraggiò, la sorella. <<Presto l’avremo di nuovo tra i piedi, con le sue spille del C.R.E.P.A, le sue teorie strampalate sui diritti degli elfi, i suoi berretti di lana da regalare loro…>>. Harry rise e Ron abbozzò un sorriso. <<Per non parlare di tutte le sue idee sul ritorno a Hogwarts…>> continuò. Il sorriso di Ron si spense.
<<Oh, no…credete che ci stia ancora pensando? Non se ne sarà dimenticata?>> domandò, timoroso.
<<Stiamo parlando di Hermione Granger, Ron, non di te, che cambi idea come la direzione del vento>> lo rimbeccò, Ginny. (To be continued)




Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Vampirella magica su 06 Febbraio 2010, 04:29:00 pm
Ciao Fairy, come va?
Strano, ieri non hai postato un nuovo pezzo...
Comunque, ora sono in pari e ho solo 1 cosa da dire Uao!
Ok, ammetto che quando ho iniziato a farti i complimenti non l'avevo letta bene, ma stamattina l'ho letta per intero e non rimpiango 1 solo commento che ti ho fatto, 6 bravissima!
Vorrei avere la tua immaginazione, ma anche gli altri sono stati molto bravi...
Io, anni fa scrissi qualcosa, ma non c'entra nulla con le cose bellissime che ho letto qui, anche perchè nel mio racconto c'erano sì i protagonisti di HP, ma gli attori che li interpretano...
2 amici mi avevano chiesto di scriverlo (sapendo che mi piace abbastanza scrivere) una storia dove noi andavamo a Londra e conoscevamo i protagonisti dei film di HP, ci ho messo quasi 4 anni per finirla.... ma le vostre sono di gran lunga migliori.
Ed è 1 vero peccato che alcune non siano finite!
Tornando a noi, non vedo l'ora di leggere il suguito della tua storia meravigliosa!
a presto!!


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Fairy su 06 Febbraio 2010, 06:14:38 pm
Vampirella, grazie ancora per i tuoi commenti positivi... ghh anzi, se c'é qualcosa che secondo te/voi é fuori luogo, sarebbe carino farmelo notare: solo così ci si migliora, no?
ieri non ho postato perché mi son data una regola...qualora nessuno commentasse più significa che hanno perso l'interesse, quindi smetterei di pubblicare...anche perché farei dei post consecutivi, andando contro una delle regole del forum. Quindi, per amor di giustizia e rispetto delle regole aspetterò sempre un commento prima di procedere. E ora continuo... ghh
(Seguito del 4° capitolo)
Nei giorni seguenti Harry fece molte altre cose; andò di nuovo a Godric’s Hollow, assieme a tutta la famiglia Weasley, e portarono dei fiori sulle tombe dei suoi genitori e della famiglia Silente. Andarono a trovare Bill e Fleur a Villa Conchiglia, e deposero dei fiori anche sulla tomba di Dobby, l’elfo domestico che Harry aveva liberato e che aveva dato la vita per lui e fece visita anche ad Andromeda Tonks e al suo figlioccio Teddy, figlio di Remus Lupin e Ninfadora Tonks. Il piccolino cresceva in fretta, ed era l’unica gioia della nonna, rimasta sola. Harry portò a Teddy una scopa volante giocattolo,anche se era ancora piccolo per giocarci, simile a quella che suo padrino Sirius gli aveva regalato per il suo primo compleanno. Era un bambino vivace e pieno di allegria, ignaro di essere rimasto orfano. Si sentì molto vicino a lui: anche lui aveva perso tragicamente i suoi genitori, entrambi in una sola notte. Ma per fortuna, Teddy poteva contare sulle amorevoli cure della nonna, ed Harry si ripromise di essere per lui un padrino esemplare, molto meno sconsiderato di quanto Sirius lo fosse stato nei suoi confronti.
Aveva molto di Remus. Le espressioni, soprattutto. Ma la forma del viso e gli occhi erano della mamma. Quando lo prese in braccio, il piccolo lo guardò sorridente, e i suoi capelli, da biondi, divennero neri come quelli di Harry, e sulla sua fronte tondeggiante comparve la cicatrice a forma di saetta, uguale a quella del padrino. Harry si stupì, ma Andromeda rise, e gli ricordò che il bambino aveva preso dalla madre, che era un Animorfmagus. Tornò a trovarlo una volta alla settimana, qualche volta accompagnato anche da Ginny e Ron.
Alla sera, spesso, lui e Ron, assieme a Ginny e George, si ritrovavano con altri amici a Diagon Alley, al Paiolo Magico o in altri locali, per fare due chiacchiere e raccontarsi. Videro spesso Neville, Hannah Abbott, Angelina Johnson, qualche volta Dean  e Seamus. Una sera passarono a prendere Luna Lovegood, e passarono ore liete, a sentirla parlare delle nuove improbabili scoperte del padre.
Ora che Harry lavorava al Dipartimento, durante la mattina passava molto tempo al Ministero. C’era una sorta di sala di addestramento, in cui gli Auror si tenevano in allenamento. Qualche volta veniva assegnato ad una squadra di due o tre Auror e si occupava con loro di piccoli incarichi, come Oblivare Babbani, spezzare incantesimi, fare ricerche in zone in cui si sospettava la presenza di qualche ex Mangiamorte in libertà. Il suo lavoro gli piaceva immensamente. Non era sempre facile, e spesso, a fine mattinata, si chiudeva nell’ufficio di Kingsley e si confidava, per trovare consiglio. Continuava a stare dalla famiglia Weasley, della quale si sentiva parte, e più ci stava, meno aveva voglia di trasferirsi del tutto al numero dodici di Grimmauld Place. In effetti, ogni volta che faceva la proposta, Molly e Arthur tiravano fuori mille scuse per indurlo a restare, e lui si faceva convincere con troppa facilità. Per questo , visto che i signori Weasley non accettavano denaro da lui, aveva preso l’abitudine di comperare quello che poteva  essere utile alla famiglia, e sistemare a sue spese quello che magari andava aggiustato.
Passata un’altra settimana, l’estate arrivò con un’ondata di calore niente male, e le sere invitavano a lunghe passeggiate tra i locali, a grandi mangiate di buon gelato e pomeriggi al fresco di ombrosi alberi in giardino. Quella mattina di Luglio Errol  portò alla Tana un’altra lettera anonima, che si rivelò di Hermione, come la prima volta, e una copia de “La Gazzetta della Domenica”. Ovviamente lessero prima la lettera, e fu Ron, stavolta, dopo averli portati in camera sua, a volerla leggere per gli altri:
“Miei carissimi Harry, Ginny e Ron,
ormai ci siamo; altri due giorni, e sarò a casa!”
<<Wow! Solo due giorni?>> esclamò Ginny. Ron la zittì, come aveva fatto lei per la prima lettera.
“ Non vedo l’ora, sono così emozionata che queste notti  ho il sonno agitato, e qualche sera, prima di mettermi a letto, prendo di nascosto di mamma e papà una goccia di Bevanda della Pace. Il viaggio continua ad essere tranquillo, a parte il mare mosso degli ultimi tre giorni che ci fa ballare in cabina, e i miei fanno progetti per quando arriveremo. Io ho ripreso a studiacchiare, comodamente distesa sulle sdraio del ponte della nave, e quando sono completamente sola mi esercito con gli incantesimi che sto imparando, e con quelli vecchi con i quali ho sempre avuto maggior difficoltà. Per esempio, il mio Incanto Patronus migliora, e riesco a stare concentrata molto più a lungo…” <<Ottimo, così si toglierà dalla testa Hogwarts, eh?>> sperò Ron.
“ …E ho imparto a fare una cosa con gli schizzi delle onde che arrivano fino al ponte, divertente, anche se forse non ha nessuna utilità pratica. Tutto questo mi distrae però dalla nostalgia che ho di voi e da pensieri tristi, che ogni tanto mi turbano. Ma non voglio darvi preoccupazioni; fra qualche giorno mi lascerò alle spalle anche questo viaggio sull’acqua, e il senso di galleggiamento che hanno ultimamente i miei pensieri, forse, sparirà, quando toccheremo terra.  Vi scriverò appena sarò a casa,in maniera da poterci dare appuntamento per incontrarci. Non riesco a smettere di dirvi che mi mancate da morire!
Augurandomi che stiate bene vi mando un bacio per ciascuno e vi abbraccio forte forte!
Sempre vostra Hermione

<<Due giorni! Splendido!>> esclamò, Ron, buttandosi sul suo letto e posando la lettera sul suo petto. Poi la riprese e lesse con gli occhi alcune frasi, sognante.
<< Organizziamo un’uscita di  ben tornata, vi va’?>> propose Ginny, prendendo tra le mani la Gazzetta.
<<Non è una cattiva idea>> commentò Harry, seduto affianco a lei. Ginny lesse i titoli delle notizie più importanti, tra cui quello di un articolo che parlava di due presunti  ex ghermidori fermati fuori Stato, e uno che parlava di una Riforma Scolastica che Kingsley stava mettendo appunto assieme alla nuova Preside di Hogwarts , la professoressa Minerva Mcgranitt, e i consiglieri della scuola stessa. Annunciava che il lunedì seguente sarebbe stata pubblicata l’intervista che era stata fatta al Primo Ministro sull’argomento.
Harry lesse la sua copia del lunedì nell’ufficio del Dipartimento, e rimase molto colpito,e anche un poco perplesso. L’articolo diceva così:
“…Il Ministero della Magia è passato in mani estremamente sicure e forti. Il nuovo Primo Ministro della Magia sta già dando piccoli esempi della grandezza del suo ideale di Governo, ne è un assaggio la Riforma Scolastica che i consiglieri di Hogwarts hanno approvato appena tre giorni fa, dopo lunghe settimane di lavoro. La Scuola di Magia verrà riaperta il ventuno di settembre, lavori permettendo, e sembra che siano state apportate delle importanti modifiche anche nella struttura dell’edificio. Il Ministro non si sbilancia, nel rivelarci tutte le novità,  ma accenna a degli spazi pensati per un gruppo scelto di studenti e delle nuove materie da introdurre nell’Ottavo Anno Integrativo facente parte della Riforma: passiamo ad illustrare con semplicità le parti più importanti, tramite le sue stesse parole:
“Ho preso le idee e i suggerimenti di alcune persone che si sono dimostrate desiderose di portare a compimento il proprio corso di studi e sentirsi completi. Quello che ne è scaturito è questo Decreto, che è una sorta di sanatoria e di riparazione ai problemi causati dai disordini dell’anno scorso” . A sentir parlare di idee di persone desiderose di tornare a Hogwarts, a Harry non potè non pensare ancora a Hermione.
“Quali sono le persone dalle quali ha preso i suggerimenti migliori? Da quanto dice si tratta di studenti”
“Non le farò nomi. Si accontenti di sapere che si,  si tratta di studenti,brillanti e meritevoli, che sono rimasti fedeli a Hogwarts, nonostante per cause di forza maggiore non abbiano potuto frequentare regolarmente”
“Può illustrarci con più precisione la sua Riforma?”
“Il punto di forza è senz’altro il fatto che non si imporrà niente a nessuno: studenti e genitori saranno liberi di scegliere la soluzione migliore per ogni caso specifico; potranno decidere se ripetere lo stesso anno, o dare gli esami normali di fine anno a settembre, al Ministero stesso e passare subito all’anno successivo”
“Cosa ci può dire invece di questo Ottavo Anno Integrativo?”
“Credo sia la modifica più importante: molti dei ragazzi che avrebbero dovuto terminare il settimo anno, non hanno potuto dare gli essenziali esami di compimento, per ovvie ragioni; tuttavia trovo assurdo che alcuni di loro, dopo aver dimostrato capacità superiori alla norma e conoscenze quasi universitarie, siano mescolati agli altri maghi e streghe che passerebbero al settimo anno con gli esami, e venga riservato loro lo stesso tipo di trattamento. Da qui l’idea di un Anno Integrativo, una via di mezzo che permetta loro di recuperare tutto quello che hanno perso e colmare le lacune che pensano di avere. Un anno di assestamento e di passaggio, insomma, tra la scuola e il mondo lavorativo che li attenderà alla fine”
“Nemmeno l’Ottavo Anno, e obbligatorio?”
“Assolutamente no. E’ tutto basato sulla libera scelta. E’ un modo per far riflettere i giovani maghi e streghe, portarli a prendere delle decisioni che possano farli maturare. Gli unici ad essere obbligati a frequentare saranno i facenti parte di un piccolo gruppo di Senza Bacchetta, per richiesta del Wizengamot”
“si spieghi meglio. Senza Bacchetta tra le mura di Hogwarts?”
“Sono giovani appartenenti alla casa dei Serpeverde, che hanno subito una forte deviazione. Dopo aver affrontato un processo, nel quale è stato riscontrata la loro parziale colpa, la condanna al sequestro della loro bacchetta magica a tempo indeterminato è stata accompagnata da una scelta: o il carcere di Azkaban, che avrebbe, a mio avviso, rovinato del tutto anche ciò che può esserci di buono in loro, o la frequenza obbligatoria della scuola. La scelta di tutti è finita alla fine sulla seconda proposta. Speriamo così di recuperare la loro anima, non ancora del tutto oscurata dal male”
“Non crede che possa essere pericoloso? Insomma, si tratta di giovani che hanno combattuto per Lord Voldemort, non crede che ci sia da temere per il resto degli studenti?”
“No. Un mago della loro età Senza Bacchetta è meno pericoloso di quanto si possa pensare. Prima di tutto perché saranno messi nelle condizioni di non poter effettuare nessun tipo di incantesimo, nemmeno se per sbaglio qualche compagno prestasse loro la propria bacchetta; secondo, saranno tenuti sotto sorveglianza, e il dipartimento degli Auror sta già predisponendo tutto per applicare misure di sicurezza all’avanguardia; e  terzo, è stato appurato che la maggior parte dei Senza Bacchetta combattevano per Voldemort contro la loro volontà, sotto minaccia, o sotto l’effetto di Maledizioni. Perciò, per amor di carità, daremo loro una possibilità di riscattarsi. Tutto quello che chiediamo è pazienza, fiducia e ottimismo, da parte della gente”
“E noi crediamo che vi sarà dato”
“Lo speriamo tutti, al Ministero”. Auguriamo al Primo Ministro Kingsley Shakelbolt che tutto vada per il meglio e lo lasciamo al suo lavoro…”. Finito di leggere, Harry non si trattenne e sgattaiolò dall’ufficio del Dipartimento degli Auror fino a quello di Kingsley. Aveva mille domande, da rivolgergli: quella che più gli premeva era quali fossero i nomi dei Serpeverde  Senza Bacchetta che avrebbero frequentato Hogwarts. Che lui ci tornasse oppure no, Ginny sarebbe dovuta andarci per forza, e aveva lo stesso timore del giornalista che aveva intervistato il Ministro.
Kingsley lo accolse come sempre con un sorriso bonario sulle labbra. Commentarono assieme le parti principali della Riforma ed Harry ebbe la conferma che molti suggerimenti di questo Decreto erano usciti dalle labbra di Hermione; altri, venne fuori, con suo immenso stupore, glieli aveva dati Neville Paciock. Altri ancora erano arrivati da studenti che non conosceva se non di vista, e ovviamente, il resto della Riforma era stato progettato dalla Preside e i consiglieri. Ben presto ebbe senza problemi sotto gli occhi la breve lista dei Senza Bacchetta che avrebbero sicuramente frequentato l’Anno Integrativo di Hogwarts:
Gregory Goyle;
Theodore Nott;
Draco Malfoy.
<<Tutto qui?>> chiese, incredulo e sospettoso.
<<Tutto qui. Figli di Mangiamorte, coinvolti a causa dei loro genitori. Senza  la loro preziosa bacchetta non valgono niente, Harry. Non si son fatti valere quando la possedevano, ora sono solo ragazzi sbandati e impauriti, che dovranno scontare le colpe dei loro parenti. Non c’è davvero niente da temere. E i miei Auror migliori pattuglieranno Hogsmeade e Hogwarts. Ti fidi di me?>>. L’espressione rasserenata di Harry valse più della sua stessa risposta.
<<Si>> disse, con decisione. << Si, Kingsley, mi fido>>. (to be continued)


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Vampirella magica su 06 Febbraio 2010, 06:44:02 pm
Prego!
Io non ho nessuna critica da farti, solo che ero convinta che almeno 1 piccolo intoppo Harry, Ron e Hermione lo incontravano andando in Australia...
Per il resto (a parte qualche errorrino di battiura che può capitare a tutti) è tutto perfetto!
Mi ripeterò, ma non vedo l'ora di leggere il seguito, perciò continua a postare... Grazie a te per averci regalato questa ff unica!


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Fairy su 06 Febbraio 2010, 06:55:28 pm
Ti voglio svelare un segretuccio...Ron E HArry non sono a conoscenza di quello che accade a Hermione durante il viaggio di rientro...un segretuccio che lei non svela per molto tempo... ;)
ed eccoti un'altra parte.
(seguito del 4° capitolo)
La Riforma venne ampiamente commentata anche dagli abitanti della Tana. Al suo ritorno li trovò seduti attorno al tavolo, con in mano La Gazzetta del Profeta, intenti a discutere. Si unì a loro, illuminandoli su quello che non capivano, e fornendo loro i particolari che aveva saputo dal Ministro in persona. Ginny iniziò a pensare seriamente che non si sarebbe scampata dal dare gli esami a settembre, per passare direttamente al settimo anno. Ron diventò pensieroso e curioso, impaziente di sapere quali fossero le materie nuove aggiunte nell’Ottavo Anno. E accompagnato da quell’argomento, un altro caldo  giorno estivo passò, per lasciar spazio finalmente al martedì tanto atteso da tutti e tre: secondo i turni di lavoro di Harry, lui non era in servizio al Ministero, quel giorno,e Ron non andò al negozio, ma alle nove del mattino erano svegli ed eccitati e aspettavano fiduciosi l’arrivo di una notizia che non tardò troppo.
Facevano colazione, quando un gufo del Ministero entrò dalla finestra e lasciò loro una missiva di Kingsley. Stavolta fu Harry ad aprirla e leggerla:

“Cari ragazzi,
la missione che ci sta tanto a cuore può definirsi finalmente compiuta e archiviata dalle otto e trenta di stamattina, ora in cui la famiglia Granger al completo ha varcato con sollievo la porta di casa propria”. La signora Weasley lasciò i fornelli per unirsi alle esclamazioni di gioia dei suoi figli.
“Meno di un’ora fa, uno splendido Patronus a forma di lontra mi ha fatto visita nel mio ufficio, qui, al Ministero, e mi ha informato parlandomi con la voce di Hermione.
Io e due degli Auror in servizio ci siamo recati a casa loro, e abbiamo constatato che stanno bene. Tutto quello di cui hanno bisogno ora è tranquillità e riposo, vi sconsiglio perciò di precipitarvi a casa loro, anche se capisco che non vediate l’ora di riabbracciare la vostra amica, dato che saranno impegnati tutta la mattina a sistemare molte cose. Un anno via di casa, potrete immaginare quanti e quali problemi questo può aver causato. Gli ho visti molto provati. Ho trovato che fosse opportuno avvisarvi.
Ci vediamo al Ministero, Harry…
Kingsley”

<<Io vado da lei>> esordì Ron.
<<Fermo, non hai sentito cosa dice Kingsley?>> replicò Ginny, afferrandolo per la maglietta.
<<Ronnie caro, date a quella benedetta ragazza un po’ di respiro…>> convenne Molly, tornando ai fornelli, molto più gioiosa di prima. Ron si rabbuiò, ma parve rassegnarsi.
<<Ma perché a noi non ha detto niente? Poteva mandare il suo Patronus anche qui>> si lamentò.
<<Le sarà costato già tanto riuscire a farne uno, figurati mandarne due…>> ipotizzò Ginny, ricordando con quanta difficoltà Hermione riusciva ad evocare quel tipo di magia.
<<Forse pensava che io sarei stato al Ministero e che quindi avrei informato voi tutti>> dedusse Harry, più pratico. Poi, vedendo la faccia scura dell’amico, gli venne un’idea.
<<Non andremo a casa sua, ma potremmo sentire la sua voce alla maniera…Babbana, che ne dite?>> chiese. Ginny e Ron lo guardarono perplessi. <<Si, cerchiamo un telefono…Un telefono, capito?>>. Fece un gesto con le mani per mimare la cornetta vicino al suo orecchio.
<<Ah! Già, perché non ci abbiamo pensato prima?>> esclamò Ron, e i suoi occhi azzurri si rasserenarono. <<Materializziamoci dietro al Ministero, è da lì che provavo a chiamarti quando abitavi a Privet Drive, Harry!>>. Segnarono su un foglietto il numero di telefono di Hermione e tramite una Materializzazione Congiunta arrivarono nella via suggerita, nella quale, come Ron aveva detto, c’era una serie di cabine telefoniche. Harry entrò in un bar e comprò una scheda telefonica, dopo di che si infilarono nella cabina più vicina e lui, dopo aver sollevato la cornetta, digitò il numero telefonico di casa Granger, che Ron gli aveva passato. Dopo pochi secondi, la voce trafelata del signor Granger rispose.
<<Pronto?>>
<<Signor Granger?... Sono Harry…Harry Potter…Ben tornati a casa!>> disse Harry.
<<Harry!>> esclamò l’uomo, allegro. Spostò la bocca dal ricevitore per un attimo e lo sentì prendere fiato. <<HEEEERM! SCENDIII! HARRY AL TELEFONOOO!!>> urlò, alla figlia. <<Harry, mi dai una buona notizia>> continuò, riavvicinandosi la cornetta.<<Dopo un anno pensavo che ci avessero tagliato anche la linea telefonica, invece…Come state? Tutto bene?>>
<<Si, grazie>> rispose lui. Quell’ “anche” gli diede da pensare. << Spero anche voi. Kingsley ci ha informato del vostro arrivo poco fa>>
<<Si, è venuto a casa, sai … Aspetta, Herm, sto parlando! Siamo  piuttosto stanchi, ma stiamo benone…Oh, insomma, un attimo! Harry, ti passo Hermione, è qui che scalpita…>>. L’ultima parola venne sovrastata da un urletto di gioia e la squillante voce di Hermione lo salutò festosa.
<<Harry! Oh, Harry…!Stavo per mandare un gufo alla Tana! Ma dove sei? Da dove chiami?>>
<<Siamo in un vicolo vicino al Ministero, con me ci sono anche Ginny e Ron. Ma tu come stai, Herm?>> la prese in giro.
<<Oh, non chiamarmi così pure tu! Io sto bene! Perché non fate un salto qui? Non vedo l’ora di rivedervi!>>
<<Non vogliamo disturbare, sarà meglio che riposiate, immagino che sarete esausti>>
<<Oh, la mamma è decisamente a pezzi. Ha sofferto molto il mal di mare,negli ultimi giorni di traversata, e il mal d’auto dopo…è uno straccio, poverina. Io e mio padre ci stiamo occupando di tutto, per ora…Lo sai che ci hanno staccato la corrente e  il gas? E la polvere è ovunque…Ma vorrei vedervi!E devo renderti il Mantello!>>
<< Ora sistematevi. Ti faccio una proposta: ti va’ se passiamo a prenderti stasera, dopo cena? Andiamo a prendere uno di quei bei gelatoni da Florian Fortebraccio a Diagon Alley per sopportare meglio il caldo. Così mi renderai anche il Mantello>>
<<Sarebbe magnifico! Ci sto! Facciamo dopo le nove? Ma come stanno gli altri?>>
<<Te li passo, così potranno dirtelo loro stessi>>. Harry porse la cornetta del telefono prima a Ginny, che si trattenne al telefono per dieci minuti buoni, mentre Ron fremeva impaziente. Il fratello la ascoltò parlare di Grattastinchi e  di esami di scuola e quando fu il suo turno sembrava aver perso il dono della parola per l’emozione. Si fece tutto rosso in viso, e la sorella si voltò a ridere dall’altra parte. Poi lo sentì farsi coraggio e farfugliare un saluto carico d’affetto. La voce di Hermione si spezzò, commossa. Harry trascinò Ginny a qualche metro di distanza fuori dalla cabina, e lasciò che parlassero tra loro senza spettatori. Ron riemerse dalla conversazione solo un quarto d’ora dopo, raggiante.
<<Bene. Possiamo andare>> disse.
Il pomeriggio passò lento e torrido, con molta impazienza. Ron sembrava trovare noiosa ogni attività ed era teso e quasi intrattabile. La finì sdraiato sul suo letto a giocherellare nervosamente con due spille del C.R.E.P.A, fino all’ora di cena. Ginny spazzolò per bene Grattastinchi, gli lavò il collarino e ripulì bene anche la portantina.
<<Sei contento?Stasera torni da mammina tua>> gli disse, grattandolo sotto il mento.
Dopo cena Harry suggerì a Ron di prendere la sua motocicletta e di andare a prelevare Hermione da solo, così da consegnarle anche la portantina con Grattastinchi. Lui e Ginny li avrebbero preceduti  e aspettati davanti al Paiolo Magico.
<<Salutatela per noi!>> disse il signor Weasley.
<<E ditele di venire a cena a casa, una di queste sere!>> propose,  Molly.
Le strade pullulavano di gente accaldata vestita leggera, come non capitava più da qualche anno. La paura che Voldemort aveva buttato sul mondo circa due anni prima, si era oramai diluita sensibilmente, fin quasi a sparire, lasciando il posto a tutto ciò che sapeva di rinascita, speranza, futuro. Il profumo dolce del ritrovato benessere si percepiva nell’aria ed era tangibile. Lo si vedeva negli occhi e nei sorrisi di molti, lo si toccava nelle strette di mano decise delle persone che riconoscevano Harry, lo si sentiva nelle voci liete dei loro saluti festosi e nei loro auguri per il suo avvenire. Perché ora poteva permettersi un avvenire, ed era una sensazione davvero meravigliosa. Prima c’era solo Voldemort, davanti a lui. Voldemort, Voldemort, e ancora  Voldemort. Dopo la notte della Battaglia di Hogwarts l’ombra dell’Oscuro Signore era scivolata alle sue spalle, nel passato, e davanti a lui si era aperto uno spiraglio dal quale aveva potuto vedere un orizzonte di incredibile bellezza. E se all’inizio lo aveva visto solo come un davanzale al quale affacciarsi con timidezza, ora era una strada che stava già percorrendo con molta decisione: la sua strada senza Voldemort.
<<Harry, mi aspetti un attimo?>>  chiese Ginny, interrompendo i suoi pensieri.       << Ho visto Melissa Becker, laggiù, vado a salutarla e torno! Tu resta qui, se arrivano e non ci vedono poi non riusciamo a ritrovarci, magari>>
<<Si, certo,vai pure>> rispose lui, guardandola allontanarsi e affiancarsi ad una ragazza bionda, più piccola di lei, che la salutò allegramente. Sorrise, seguendo la luce dei suoi capelli rossi che  le ondeggiavano leggeri sulla schiena. Rimase in attesa, guardando la gente che passava e le luci della strada. A intervalli regolari gli giungeva alle narici il profumo di dolci e altre cose buone, il che fece aumentare in lui il desiderio di un bel gelato al cioccolato e lamponi, con granella di noccioline…Il primo gelato che aveva mangiato dopo aver saputo di essere un mago. Era stato Hagrid, a comprarglielo. Gli parve di sentire una voce femminile che lo chiamava; si voltò verso Ginny, ma lei parlava ancora con Melissa. Dall’altra parte vide molte persone, ma nessuna badava a lui.
<<HARRY!>> udì ancora, stavolta in maniera più chiara. Harry strinse gli occhi e guardò meglio. Vide una mano sollevata tra la folla. La persona che provava a richiamare la sua attenzione era semi bloccata tra la gente e si faceva largo a fatica. I capelli rossi del ragazzo che cercava a stento di seguirla gli fecero pensare che si trattava di Hermione e Ron. Ma quando la vide sbucare da dietro un  gruppo di  vecchie signore che si erano fermate in mezzo alla strada a conversare non ne fu più tanto convinto. La ragazza che gli veniva incontro con passo veloce sembrava illuminare la gente, al suo passaggio. Era solare, in una maniera tale che sembrava avvolta da un incantesimo. Eppure, più si avvicinava, più la somiglianza con la sua amica era impressionante.
<<Harry!>> ripeté, facendo gli ultimi metri di corsa, coi  capelli  che saltellavano sulle spalle, un’inconfondibile borsetta che le batteva rumorosamente sul fianco destro, e quando lei gli si buttò tra le braccia, sebbene stupito, non ebbe più dubbi.
<<Hermione?>> chiese incredulo, separandosi da lei, che gli tenne comunque le braccia attorno al collo.
<<E chi credevi che fossi, sciocco!>>. Rise e lo riabbracciò. Harry finalmente contraccambiò con entusiasmo, strizzandola in una stretta che la costrinse a mettersi in punta di piedi, e affondando la faccia tra i suoi capelli. In quel momento sentì quanto gli fosse mancata la sua presenza fedele, e benedì il giorno in cui lei si era affacciata alla cabina dell’Espresso per Hogwarts dove lui e Ron viaggiavano per la prima volta, e si era antipaticamente presentata.(to be continued)


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: King Harry su 07 Febbraio 2010, 12:09:23 am
E' davvero blla questa FF ghh continua così, mi piace molto ;)


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Fairy su 07 Febbraio 2010, 11:42:41 am
E' davvero blla questa FF ghh continua così, mi piace molto ;)

Grazie, King... ghh io continuo, finché c'é entusiasmo... ;)

(Seguito del 4° capitolo)

Oltre le spalle di Hermione, Harry scorse Ron che arrivava con Grattastinchi tra le braccia.
<<Ti trovo in splendida forma>> commentò, scostandosi di nuovo e guardandola bene. Dai suoi occhi era sparita ogni ombra di quel sentimento negativo che li aveva spesso velati. La pelle del viso e delle braccia era abbronzata e radiosa,i capelli meno crespi del solito e le sue guance erano tornate piene e colorite. Ma ciò che in lei spiccava più di ogni altra cosa era la luce di gioia che la circondava come un’aura benigna. <<Ti ha fatto proprio bene, questa traversata!>>
<<Grazie! Anche tu stai bene! I pranzetti della signora Weasley ti stanno rimettendo in sesto!>> disse, senza smettere di sorridere. Poi i suoi occhi intercettarono lo sguardo di Ginny che si era appena accorta di lei e si precipitò nella sua direzione per tuffarsi in un altro abbraccio caloroso. Le guardò dondolarsi, mentre Ron lo raggiungeva.
<<Miseriaccia, che folla>> si lamentò l’amico, ma aveva un’espressione compiaciuta e gaia.
<<E Grattastinchi? Pensavo che lo avreste lasciato a casa sua>>
<<Hermione ha detto che le faceva pena, lasciarlo a casa, ora che lo aveva appena rivisto>> rispose lui, stringendosi nelle spalle e accarezzando l’animale.
<<Pensavo che tu odiassi il suo gatto…>> replicò, grattando l’animale dietro le orecchie, sorpreso di vederglielo tra le braccia.
<<Sciocchezze. E’ pur sempre il suo gatto>> fece Ron, guardando Hermione con tenerezza. <<Sta bene, vero?>>
<<Benone, direi. Credevo di trovarla fiaccata dal viaggio e dai problemi di casa, e invece è una cumulo di energia>>
<<Già!Come sempre…Sua madre un po’ meno. Ha ancora l’aria sbattuta>>
<<L’hai vista? Sei entrato a casa loro?>>
<<Il signor Granger ha insistito. Comunque si son sistemati meglio di quanto pensassi>>.  Quando il momento dei saluti e degli abbracci fu passato, entrarono al Paiolo Magico e varcarono l’ingresso di Diagon Alley, passeggiando senza fretta, diretti alla gelateria. Hermione iniziò subito a raccontare loro del viaggio di ritorno, elencando i tanti guai con i quali stavano già facendo i conti, e quando arrivarono alla gelateria di Florian si sedettero ad un tavolino all’esterno, godendosi l’aria mite e profumata. La gente, ormai, si era abituata alla presenza rassicurante di Harry Potter e i suoi amici. All’inizio veniva fermato spesso, a volte le persone diventavano addirittura morbose, nei loro confronti. Ora si attenevano a salutarli, a sorridere, a indicarli.
<<…quindi i miei hanno dovuto ricontattare tutti i loro vecchi clienti e avvisarli del loro ritorno. Qualcuno ha cambiato dentista, nel mentre. Abbiamo passato la mattina con i tecnici della luce e del gas in casa. La corrente la riallacceranno a giorni, abbiamo cenato a lume di candela! E per fortuna sono una strega, mi son liberata dalla polvere e dallo sporco in poche ore. Dopo avevo talmente tante ragnatele, tra i capelli, che ho pensato che i ragni si sarebbero trasferiti sulla mia testa per prendere dimora stabile>> spiegò Hermione. Ron scostò la sua sedia da lei,fingendosi preoccupato.
<<Ma davvero?>> farfugliò.
<<Oh, Ron! Non sei cambiato…>> disse con dolcezza, ridendo e allungando il collo verso lui per dargli un bacio sulla guancia. <<Ho lavato i capelli, sai?>> lo rimproverò, sollevando un sopraciglio.
<<Cambiare lui, in un mese? Hermione, non è migliorato in diciotto anni, non credo che lo farà più, ormai>> cinguettò Ginny.
<<Ordiniamo?>> chiese Harry, notando che Ron cominciava ad impermalirsi.
<<Aspetta, George e dovrebbe arrivare da un momento all’altro>> rispose Ron, guardando Ginny in tralice.<<Eccolo là! George!Siamo qui!>>. Agitò un braccio e attirò la sua attenzione.
Quando salutò Hermione, George si lasciò scappare un fischio sommesso.
<<Ma che hai fatto, Granger? Si mangia qualcosa di particolare, in Australia? Stai d’incanto!>> esclamò, abbracciandola.
<<Sempre in vena di battute, eh, George?>> rise lei, dandogli una pacca affettuosa sulla schiena.
<<Per una volta che facevo il serio… >> sbuffò, prendendo posto. <<Allora, dove sono i gelati? Ordiniamo?>>. Finalmente l’allegro gruppetto si dedicò alle delizie del palato e con l’arrivo di George ebbero risate assicurate per un’ora intera. Raccontò di alcuni clienti Babbanofili che avevano acquistato da lui delle confezioni  di prodotti Babbani, esattamente lacca per capelli e alcuni barattoli di colla; il giorno seguente erano tornati a lamentarsi, e avevano i capelli solidi come roccia, in una piega raccapricciante, e si ostinavano a dire che lo spray, sugli oggetti rotti, non funzionava come doveva. In pratica avevano invertito l’uso dei prodotti, perché non avevano letto le istruzioni. Poi raccontò di un tizio che aveva acquistato pacchi interi di tappi di sughero e ne aveva ordinato degli altri. Non era riuscito a farsi dire per cosa gli servissero.
Ridevano di gusto, e le coppe dei loro gelati erano vuote,quando  alla gelateria arrivò un gruppo di ragazzi e ragazze che Harry riconobbe come appartenenti ai Serpeverde. Erano tutti più giovani di loro, e non sapeva nessuno dei loro nomi, tranne che per un elemento: Pansy Parkinson. Li fissò in un modo tale che pareva lanciar frecce infuocate dagli occhi, mentre era costretta a passare davanti a loro.  Sedettero ad un tavolino non molto lontano e la Serpeverde lanciò a Ginny uno sguardo che a Harry non piacque affatto. Qualcuno degli altri ragazzi, invece ogni tanto osservava di sottecchi Harry, Hermione e Ron, tra un misto di rispetto e timore.
Cercarono di non badarci e ripresero a conversare, commentando la Riforma Scolastica di Kingsley, della quale Hermione non era a conoscenza. Mentre era in viaggio non aveva potuto ricevere La Gazzetta del Profeta,  ed era del tutto allo scuro delle  notizie di un mese intero. Le raccontarono i dettagli, e lei si fece pensosa, poi passarono a descriverle tutti i cambiamenti che stava subendo il numero dodici di Grimmauld Place e quelli che aveva subito Kreacker.
<<Ciao, ragazzi!>> salutò un ragazzino, che riconobbero come Dennis Canon, fratello del defunto Colin. I signori Canon erano appena arrivati in gelateria e li salutarono con piacere. Doveva essere una delle loro prime uscite, dopo la sera della morte di Colin, perché avevano l’aria ancora molto stranita. Dennis aveva con sé la vecchia macchina fotografica di Colin e volle una foto con tutti loro, poi si sedette coi genitori ad un tavolo accanto.
Si dimenticarono del gruppetto di Serpeverde fino al momento in cui decisero che si era fatto tardi e si alzarono per andar via.
Hermione si offrì di andare a pagare il gelato a tutti, ma Ron in uno slancio di galanteria la fermò.
<<No, stasera offro io>> disse. Dal tavolo affianco la voce della Parkinson arrivò in un sussurro.
<<Perché, te lo puoi permettere, Weasley?>>. Qualcuno dei suoi compagni rise sommessamente. Ron le scoccò un’occhiata cattiva, mentre Hermione gli tenne il braccio.
<<Lascia perdere, Ron, ignorala>> bisbigliò, chinandosi a prendere Grattastinchi da sotto il tavolo. Il ragazzo si accostò al bancone di Florian Fortebraccio , facendo la fila per pagare il conto. Harry non potè fare a meno di sentire le parole che provenivano ancora dal tavolino dei Serpeverde.
<<Io la trovo carina>> bisbigliò, un ragazzo.
<<Certo, se ti piacciono le ragazzette scialbe con gli spaghetti al pomodoro in testa>> replicò Pansy. Capì che si riferivano a Ginny e ai suoi capelli rossi.
<<Sarai mica gelosa, Pansy?>> chiese un’altra ragazza.
<<Gelosa di quella là? Ma figuriamoci! >>
<<Quella là sta con Harry Potter>> mormorò, un’altra.
<<Quindi devo dedurre che a Potter piacciono gli spaghetti al pomodoro>>. Risero. Harry scoccò un’occhiata impaziente verso l’interno del locale, sperando che Ron si sbrigasse. Non voleva perdere le staffe, ma stavano mettendolo a dura prova. Guardò prima Ginny, che chiacchierava con George a proposito di una nuova merendina marinara che lui aveva da poco messo in commercio e poi si voltò verso Hermione. Lei scosse la testa, con uno sguardo che gli suggeriva di ignorare i discorsi di Pansy, segno che anche lei aveva sentito.
<<Vorrei proprio sapere, invece, chi è il parrucchiere di quell’altra, è una cosa che mi ha sempre incuriosito>>. Altre risatine. Hermione sbuffò, prese la sua borsetta di perline, che aveva un aspetto migliore di quanto Harry ricordasse e la aprì, iniziando a frugare all’interno, provocando un clangore metallico piuttosto insolito.
<<Ma che hai, lì dentro?>> bisbigliò Harry, avvicinandosi col volto.
<<Non ho avuto molto tempo per disfare i bagagli, ho molte cose, anche ferri da dentista dei miei>> rispose lei. Harry la guardò accigliato. <<Tranquillo, non sto cercando le pinze per estrarre i denti a Pansy, anche se mi piacerebbe>> aggiunse, in fretta, <<Cerco…questo, eccolo qui>>. Con un gesto svelto tirò fuori il Mantello dell’Invisibilità e lo appallottolò velocemente, mettendolo nelle mani di Harry, che se lo nascose tra le maniche della giacca che si era portato dietro senza indossarla.
<<Grazie. Non ti è servito, vero?>>
<<L’ho usato solo una volta, ma non mi trovavo in pericolo. Avevo solo voglia di starmene per conto mio>>
<<Nel campo di zucche di mio nonno cresce un cespuglio che le assomiglia da morire>> disse Pansy, provocando ancora le risate sommesse dei compagni.
<<Muoviti, Ronald>> bisbigliò Hermione, a denti stretti, tamburellando con le dita sul tavolino.
<<Sei esageratamente cattiva, Pansy. I suoi capelli sono solo molto folti>>
<<Col  suo Ordine di Merlino non baderei tanto a quello che ha sopra quanto a quello che ha dentro la testa>>continuò un altro, in sua difesa. I compagni della Serpeverde non sembravano molto d’accordo con le dichiarazioni di Pansy.   Finalmente Ron riuscì; salutarono la famiglia Canon e s’incamminarono tutti assieme verso la direzione del Paiolo Magico.
<<Infantile, portarsi dietro il cagnolino, non trovate?>> commentò ancora, Pansy, a voce più alta, ora guardando Hermione con insolente insistenza. Lei si fermò, spazientita, stavolta decisa a ribattere.
<<Per tua informazione è un gatto>> disse, glaciale. Il sorriso di Pansy si allargò.
<<Veramente non mi riferivo a quell’affare peloso che hai tra le zampe, Granger, ma a te>>. I ragazzi che erano con Pansy si zittirono, preoccupati, quando videro Ginny, Ron, Harry e George voltarsi contemporaneamente, stizziti, pronti a prendere le difese di Hermione.<<No! Non ne vale la pena>> fece lei, mettendosi davanti a loro e insistendo perché proseguissero a camminare. <<Andiamocene. Le sue stupide battute sono solo frutto della sua frustrazione>> sibilò, tagliente. Il  sorriso della Serpeverde si spense.
<<Frustrazione?>> biascicò, mettendosi lentamente in piedi. Una delle sue compagne le fece cenno di tacere e la tenne per il braccio, sussurrando :<<Insomma, smettila!>>, ma lei la scostò bruscamente.
 <<Dovresti stare attenta  a quello che dici e a chi lo dici, inutile Mezzosangue…>>. Gli amici di Pansy diedero in un’esclamazione sommessa e abbassarono la testa, visibilmente a disagio. Era evidente che, se prima avevano trovato divertenti le sue battutacce, non si aspettavano che lei  offendesse pubblicamente  una delle amiche del Ragazzo Che Aveva Sconfitto  Voldemort. Hermione aveva sentito e si era di nuovo fermata. Altri, seduti ai tavolini vicini,  si erano girati a guardare, scandalizzati dalla parola offensiva.
<<Via, Parkinson, queste parole sono sconvenienti, se escono dalla bocca di una signorina per bene>> disse, col tono che si usa per rivolgersi ai bambini. Ron e gli altri si fermarono ad osservare la scena, senza intervenire.<<Ora che ci penso, però, non sei mai stata un modello di finezza …Né di  educazione. Ho sempre sospettato che Silente ti avesse dato la P di Prefetto giusto perché era l’iniziale del tuo nome, sai?>>. Ora i ragazzi e le ragazze seduti al tavolo con Pansy soffocavano le risate per le parole di Hermione. Harry e gli altri fecero grossi sforzi per mantenersi seri. La Serpeverde divenne di un colore indefinito tra il giallo e il verdolino. <<Ma in effetti è anche l’iniziale di Papera, Patata e Pagliaccio>> . A quel punto  divenne difficile, dissimulare le risatine, mentre Pansy tremava d’ira e Hermione sollevava  il mento, sprezzante,  dandole  nuovamente le spalle.
<<Per la barba di Merlino, Granger…l’Australia ti ha migliorata in tutti i sensi!>> esclamò George, ammirato. <<Non ti avevo mai sentito fare battute così audaci!>>. Lei sorrise. Dietro loro udirono il rumore di sedie che si spostavano in fretta e l’inconfondibile suono di un incantesimo che veniva scagliato. Girarono la testa di scatto, in tempo per vedere un cono gelato che volava dritto verso la loro direzione. Hermione fu la più svelta, forse perché in tutto quel tempo aveva tenuto la bacchetta nascosta nella mano, dietro a Grattastinchi.
<<Waddiwasi!>> urlò, con energia, e il cono cambiò velocemente direzione, ma prima di rischiare di scontrarsi con chi lo aveva lanciato si bloccò di colpo, sempre fermato da Hermione, che lo tenne magicamente in aria a pochi centimetri dal naso di Pansy. Dai tavolini circostanti qualcuno fischiò, altri batterono le mani, il flash della macchina fotografica di Dennis immortalò Pansy che tratteneva il respiro, con le mani sollevate a proteggersi, e gli occhi strabici rivolti verso la crema di gelato al pistacchio.  I suoi presunti amici ridevano senza ritegno.
<<Esistono i cestini, per la spazzatura; non ti hanno insegnato nemmeno questo?>> domandò tranquilla, Hermione. A un suo cenno, il cono si tuffò nel bidone posto fuori dal locale. Pansy abbassò le mani, tremante, riprendendo a respirare. <<Ringrazia che io non pensi che vederti coperta di gelato sia un modo per farti sembrare più dolce, Parkinson!>> concluse. Ron la trascinò letteralmente via, preoccupato delle ritorsioni di Pansy, ma rideva di gusto.
<<Non so cosa ti è preso, ma è stato magnifico!>>esclamò, quando furono lontani abbastanza.
<<Oh, quando ci vuole, ci vuole!>> ribatté lei, con l’aria di chi si era sfogata con soddisfazione. 
<<Granger, Fred sarebbe davvero fiero di te!>> si complimentò George, estasiato, andando a stringerle la mano. Ginny si esibì in un’imitazione perfetta della Serpeverde nel momento in cui il gelato le si fermava davanti alla faccia, e risero ancora.
<<Quell’incantesimo, Hermione, dove l’ho sentito…?>> chiese poi, Harry, cercando di ricordare.
<<Credo dove l’ho sentito io, alla prima lezione di Remus Lupin>> rispose lei.<<L’aveva usato contro Pix, il Poltergeist >>. Ron ed Harry si fidarono sulla parola, anche se non ricordavano. Hermione aveva sempre avuto una memoria ferrea, in confronto a loro due. George li accompagnò fino al Paiolo Magico, poi li salutò e tornò indietro, fino al suo appartamento sopra il negozio. Ginny ed Harry si Smaterializzarono per comparire davanti alla Tana, e Ron riaccompagnò Hermione e Grattastinchi  a casa, invitandola a cena dai suoi per la sera successiva. E da quel momento, per qualche mese, la loro vita assunse le sembianze di un’esistenza magicamente normale, che fino ad allora era stata loro negata, mostrando quasi sempre il lato migliore di tutto quello che poteva significare essere sopravissuti a Voldemort e al suo breve e intenso periodo di governo, e colmando, sebbene solo in parte, l’abisso di tristezza in cui erano stati inizialmente gettati, per la perdita delle persone care. (Fine del 4° capitolo)


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Vampirella magica su 07 Febbraio 2010, 12:16:01 pm
Bene, sono rimasta di nuovo indietro con la lettura, ma non preoccuparti, recupero in fretta.
Tu continua così!!


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Fairy su 07 Febbraio 2010, 02:04:29 pm
(http://i46.tinypic.com/121sv8w.jpg)
Cap.5
Un’estate Magica
“La felicita’ non puo’ essere
Solo una goccia
In un oceano di tristezza”
Fu un’estate molto, molto diversa, sia per Harry, che non aveva mai conosciuto delle vere vacanze in famiglia, sia per gli altri: riuscivano a vedersi quasi tutti i giorni, in un modo o nell’altro. Harry continuava a vivere sotto lo stesso tetto degli Weasley, lavorava al Ministero per cinque turni settimanali, ma amava così tanto il suo lavoro che non lo considerava come tale. Passava molto tempo nell’area di addestramento riservata al suo tirocinio – che in tempi normali sarebbe dovuto durare tre anni –  e spesso lo trovava addirittura divertente. Conobbe molti Auror, tanta gente in gamba, altre persone meno simpatiche.
 Ron lavorava con George al negozio, le vendite andavano a gonfie vele e la realizzazione di guadagnare dei soldi con la propria fatica diede al ragazzo una sicurezza che non aveva mai avuto prima. Hermione, dopo i primi giorni passati a risistemare i problemi casalinghi assieme ai suoi genitori, aveva trascorso alcune mattine al Ministero, nell’ufficio di Kingsley, che l’aveva momentaneamente convinta, con grande fatica, a prendere un semplice incarico nell’ufficio del Dipartimento della Regolazione e Controllo delle Creature Magiche.
<<Lavora per me, Hermione, almeno per questo mese>> le aveva chiesto. <<Ho bisogno di un cervello e una sensibilità come la tua, qui dentro. Le tue idee innovative possono darci una grossa mano di aiuto, in questo settore. Non sei tu, che hai aiutato Hagrid con quell’ipogrifo,anni fa, che gli ha dato una mano col fratellastro gigante e che ha creato il C.R.E.P.A?>>. Hermione si era meravigliata a sentir parlare di qualcosa che veramente in pochi avevano preso sul serio. << Avrai una retribuzione adeguata, dei turni normali, che ti permetteranno di avere il tempo di studiare, se la tua paura è quella di non riuscire a conciliare gli impegni. Dopo di che potrai decidere se continuare gli studi e affrontare l’Ottavo Anno Integrativo – visto che non accetterei mai una tua richiesta di frequentare il settimo anno –  o continuare a lavorare. Son certa che ti farebbe comodo, ora, un’entrata in denaro>>. Hermione aveva dovuto ammettere che avere un po’ di soldi da parte non sarebbe stato malvagio. Prima di partire con Harry e Ron alla ricerca degli Horcrux, aveva prosciugato il suo piccolo libretto di risparmio, e ormai non rimanevano che gli spiccioli. Senza contare che i suoi genitori non navigavano nell’oro, a causa delle mille spese che avevano dovuto affrontare negli ultimi tempi. Avevano speso un patrimonio solo in viaggi…
 La sua risposta uscì dalle sue labbra incerta e nervosa.
<<Va’ bene…Ma…ne sarò all’altezza, Kingsley?>> chiese, in evidente agitazione.
<<Dopo aver affrontato serpenti, acromantule e draghi, mi aspetto che tu sappia trattare con Creature Magiche molto meno pericolose, mia cara>> rispose lui, ridendo, divertito dalla sua espressione preoccupata. <<Si tratta poi di un lavoro d’ufficio, per il momento, e sarai seguita dagli altri impiegati. Naturalmente spero di vederti un giorno nel Dipartimento degli Auror>>. Lei e Ron se lo sentirono ripetere spesso, ma nessuno dei due dava segni di voler sostenere gli esami da Auror a breve: l’uno sicuramente per pigrizia,  l’altra per il senso di inadeguatezza che si sentiva addosso. Così, mentre Hermione e Harry si incontravano  quasi tutti i giorni al Ministero, Ron era appagato dal suo impiego a “I Tiri Vispi”, e con George collaudarono e misero in vendita i nuovissimi “Succhi Trucchi Weasley”, dei succhi di frutta che a seconda del gusto causavano sintomi diversi in chi li beveva. Per esempio, il Succo Lampo al Lampone ti faceva venir voglia  di fare qualsiasi cosa in maniera molto veloce per un buon quarto d’ora, mentre il Succo Zuccoraggioso alla Zucca ti faceva diventare momentaneamente meno pauroso e più temerario. Ron lo collaudò mettendosi a giocare con i ragni che penzolavano in soffitta dalle ragnatele, e quando l’effetto svanì, poco dopo, George pensò che gli sarebbe venuto un colpo per il terrore.  Era ottimo anche il Succo Coccolino al Cocco, se non fosse che faceva diventare sdolcinati e stucchevoli e un po’ troppo appiccicosi. Avevano solo una controindicazione: mischiati a bevande alcoliche accentuavano i loro effetti collaterali, e quindi, prima di metterli sul mercato, su ogni confezione dovettero mettere una scritta di avvertimento.
 Nello stesso periodo Ginny iniziava a studiare per sostenere gli esami del sesto anno di scuola. Alla sera, molto spesso, Hermione andava alla Tana a darle una mano con le materie più astiose, e con la scusa di doversi far spiegare le ultime cose dopo cena, Ginny insisteva perché rimanesse da loro, spalleggiata da Ron e da Molly che, come ripeteva di continuo, adorava avere sotto lo stesso tetto i suoi tre piccoli grandi eroi. In realtà, anche se nessuno lo diceva apertamente e ci fosse molta discrezione in presenza di genitori, sia Arthur che Molly avevano intuito che i loro figli non nutrivano per Hermione e Harry solo una forte amicizia: non erano passati inosservati gli sguardi teneri fra loro, i cenni d’intesa, i sorrisi, i gesti che non erano solo di gentilezza e cortesia. Avevano qualche anno più di loro, insomma, e capivano certi comportamenti. In più, le battutine furbe e sottili di George, le quali infiammavano le guance dei quattro, non lasciavano molti dubbi. Eppure, come in un tacito accordo, né figli né genitori ne parlavano.
I Granger incontrarono spesso gli Weasley, durante quell’estate, stringendo di più il rapporto di amicizia. Harry non ricordava un periodo più felice e sereno, e  i suoi anni trascorsi a Privet Drive gli parevano un sogno lontano, appartenuto a qualcun altro. Quando ci pensava si soffermava a ricordare l’ultima volta che aveva visto i suoi zii e suo cugino, e ai saluti che ognuno di loro gli aveva riservato: quelli freddi e distaccati di zio Vernon e zia Petunia, e quello preoccupato e quasi fraterno di Duddley. Poteva sembrare strano, eppure sentiva che in fondo avrebbe rivisto volentieri suo cugino. Un giorno, forse…Ora era troppo preso dal godersi appieno ogni istante di libertà che la vita gli stava generosamente concedendo, per poter pensare di sedersi sulla sua moto e presentarsi a casa degli zii come se niente fosse, senza contare che non era certo, che loro lo avrebbero accolto cordialmente.
Luglio finì con una piccola festa di compleanno per Harry, che compiva i suoi diciotto anni, alla quale presero parte molte persone care, come Neville e Luna, Hagrid, Kingsley. Ricevette da ognuno regali utilissimi, quasi tutti strumenti magici da Auror, che lui aprì in presenza di pochi intimi, o attrezzatura sportiva per il Quidditch, tranne quello che gli fece Luna: una macchina fotografica, giustificando il suo dono dicendo che a suo parere non c’era più bella cosa che poter conservare le immagini dei più bei momenti con le persone care. Harry apprezzò tantissimo e la utilizzò subito.
Nel mese di agosto Ginny divenne finalmente maggiorenne; la sua festa di compleanno fu una delle più divertenti alle quali Harry prese parte, molto più simile alle classiche feste Babbane che ad una festa fra maghi e streghe. Mentre la signora Weasley serviva la torta in giardino, a forma di campo da Quidditch, una  radio amplificata trasmetteva ad alto volume le canzoni del gruppo musicale preferito di Ginny, le Sorelle Stravagarie. Harry le regalò una scopa nuova di zecca, una delle ultime messe in commercio, la velocissima Firebolt Wind, i suoi genitori un set  completo da Quidditch – Pluffa, Bolidi e Boccino in acciaio economico – , mentre George, Ron ed Hermione le regalarono i biglietti per alcuni concerti delle Sorelle Stravagarie.
Il tempo passò tra cene in famiglia, passeggiate serali, gelati a Diagon Alley, riunioni tra amici, scherzi,  risate e partitoni a Quidditch in giardino, a scacchi dei maghi, a gobbiglie; vennero intervistati più volte dai giornalisti più in vista de “La Gazzetta del Profeta” e Harry accettò, per amicizia di Luna, alcuni incontri col padre, Xeno Lovegood. Anche Neville comparve assieme a Luna ne Il Cavillo e ci furono molti articoli su tutti loro – più gossip che altro, a dire la verità – anche ne Il Settimanale delle Streghe. Andarono a Hogwarts due volte, tramite la Metro Polvere, partendo dall’ufficio di Kingsley, per vedere con lui a che punto fossero i lavori e per deporre dei fiori sulle lapidi dei loro cari sepolti nel parco. La tristezza e la malinconia fece loro visita ogni tanto, quando ricordavano Fred, Tonks, Lupin, Sirius e qualche compagno defunto. La consapevolezza dolorosa della loro tragica dipartita, toccava le loro giornate a caso, senza preavviso, a giorni l’uno, a giorni un altro, e chi si era risvegliato di buon umore, più forte e meno pessimista, consolava chi aveva aperto gli occhi con un senso di smarrimento e vuoto. E nella prima metà di agosto, arrivarono al Ministero le iscrizioni agli esami e  agli anni scolastici di molti ragazzi in età da Hogwarts. Il Primo Ministro vide sulla sua scrivania anche la richiesta di ammissione di Hermione all’Anno Integrativo. Se l’era aspettato, anche se l’impiego che le aveva offerto sembrava piacerle. Riavere i suoi genitori a casa, al sicuro, aveva migliorato di certo la sua autostima, ma c’era ancora molta insicurezza, in lei ed  Harry e Ron, era certo,presi da tutt’altro, non le avevano parlato, come aveva suggerito loro di fare.  Ma quello che lo stupì sopra ogni altra cosa fu il trovare, sotto altre richieste di studenti, quella di Ron. Fino a quel momento non aveva dato segni di voler tornare a scuola in nessun modo, né di rimettersi a studiare altro e Kingsley rilesse più volte la richiesta di ammissione del ragazzo, pensando che poteva trattarsi di un errore. Toltosi ogni dubbio chiamò Harry nel suo ufficio che, sapeva, era il suo migliore amico, e parlarono a lungo della cosa. Harry raccontò che Ron ed Hermione avevano passato gli ultimi giorni a discuterne assieme, e che alla fine erano arrivati alla conclusione che entrambi avevano bisogno di chiudere la propria carriera scolastica con qualcosa di concreto, che si trattasse di esami o l’iscrizione all’Anno Integrativo. Dopo aver rivisto Hogwarts, in quei giorni, ci vollero solo poche parole di Hermione, per togliere ogni dubbio a Ron e convincerlo a presentare la sua domanda.
<<E Hogwarts sia, allora>> concluse Kingsley, levando la bacchetta e imponendo sulle lettere di richiesta di ammissione un timbro in cui si leggevano le parole “Anno Integrativo”. <<Sarà la volta buona che daranno gli esami per diventare Auror>>. Sorrise, mentre le deponeva in cima ad una pila in cui ne aveva messo delle altre e continuò ad aprire la posta che gli era pervenuta quella mattina. Harry rimase in silenzio ad osservarlo lavorare,per qualche minuto, pensoso.
<<In che senso, la volta buona per diventare Auror?>> chiese, poi.
<<L’Ottavo anno sarà ricco di novità, Harry; una di queste è di certo l’insieme delle materie che servono per gli esami da Auror, presentate da degli insegnanti che seguiranno un gruppo scelto di studenti che dimostreranno di avere le capacità e la giusta inclinazione>>. Il sorriso furbo del Ministro contagiò il ragazzo.
<<Stai dicendo che senza saperlo quei due stanno iscrivendosi all’anno che li porterà, alla fine, dove tu desideravi?>> domandò, in parte divertito, in parte ammirato.
<<Be’, lo spero. E’ sicuramente una delle tante possibilità di scelta lavorativa alla quale si dovrebbe giungere, ma non l’unica. Diciamo che sarà un modo per aiutarli a schiarirsi le idee e metterli davanti alle loro reali capacità>>
<<Ron è sprecato, nel negozio del fratello, di questo ne sono sicuro>> convenne Harry.
<<Anch’io credo che possa fare di meglio. E’ solo un po’ pigro. Per stuzzicare loro l’appetito stanno allestendo, ad Hogwarts, proprio in questi giorni, degli spazi riservati esclusivamente a chi frequenterà questo anno speciale, ma per ora non posso rivelarti molto>>
<<Mi stai facendo diventare invidioso, Kingsley>> incalzò Harry, <<avrei quasi desiderio di frequentare anch’io>> disse, con sincerità. Ginny e i suoi due più cari amici avrebbero passato più tempo ad Hogwarts che a Londra, da settembre in poi, quindi si sarebbero separati ancora. L’idea gli dava una spiacevole sensazione di solitudine, ma non poteva certo pretendere di averli perennemente con sé per il resto della sua vita. Sarebbe andato a trovarli di tanto in tanto, col permesso di Kingsley, pensò. E poi c’erano le vacanze…avrebbe sopportato bene.
<<Ma tu frequenterai l’Anno Integrativo con loro, Harry>> esordì, a sorpresa, il mago, giungendo le dita delle mani e appoggiando le spalle allo schienale della sedia. <<Quella sarà la tua prossima, grande missione: un Auror Segreto, in età scolastica, che si mescolerà tra gli studenti e veglierà su di loro, senza che essi lo sappiano. Contemporaneamente completerai appieno la tua carriera scolastica e concluderai il tuo tirocinio da Auror. Ovviamente non sarai l’unico Auror a sorvegliare la scuola, altri pattuglieranno la Foresta Proibita, altri ancora Hogsmeade e vi riunirete a cadenza settimanale per discutere dell’andamento della vostra missione. Sempre che tu accetti la missione, naturalmente>>. Harry lo guardò con aria stolida. <<Se accetterai, dovrai lavorare duramente. Dovrai passare per un vero studente, non so se mi spiego. Frequenterai le lezioni, ti eserciterai e studierai, nessuno dovrà sospettare niente. Solo la Preside e gli altri Auror, saranno a conoscenza del vero motivo per cui sarai lì. E qualunque cosa ti renderà sospettoso, ogni piccolo particolare che pensi sia importante, lo riferirai alla Preside o direttamente a me,  oralmente o tramite rapporti scritti>>
<<Tutto questo per i Senza Bacchetta?>>chiese.
<<Non solo. Prima di tutto, la tua presenza a Hogwarts convincerà molti studenti ad iscriversi, e questo è un bene, per la società magica. La notizia della tua iscrizione verrebbe pubblicata sulla Gazzetta del Profeta appositamente. E poi un altro motivo, molto più serio: vedi, Harry, siamo certi che non tutti i seguaci di Voldemort siano stati catturati, e abbiamo ragione di credere che prima o poi qualcuno di loro si sentirà abbastanza forte da riprendere da dove si sono fermati>>
<<Che prove avete, per sostenere questa teoria?>>
<<Strane morti e sparizioni, in paesi e città lontani da Londra, che sembrano essere comuni incidenti, ma guarda caso si tratta sempre di streghe e maghi figli di Babbani e i loro familiari. Non siamo sicuri si tratti solo di coincidenze>>
<<Hanno riniziato a dare la caccia ai Mezzosangue?>>
<<Non lo so, Harry. Io ho uno strano presentimento. Stiamo indagando, ma per ora non siamo arrivati a niente di concreto>>
<<Credi che Hermione e i suoi genitori siano in pericolo?>> domandò, cercando di non sembrare allarmato.
<<Sono convinto che aver messo degli Auror di guardia fuori dalla loro abitazione, a loro insaputa, non sia stata una cattiva idea. Ma non credo che corrano un pericolo imminente: Londra è molto sorvegliata, ora. Non sarebbe furbo, da parte di chi potrebbe voler attentare alle loro vite, soprattutto non ora che abbiamo messo Hermione dentro al Ministero, così vicina a me e agli Auror>>
<<Quindi offrirle quell’impiego nel Dipartimento della Regolazione e Controllo delle Creature Magiche è stata solo un’altra mossa strategica>>
<<Assolutamente no,  Hermione è stata voluta per le sue capacità, di questo puoi stare certo. Al Dipartimento sono tutti molto contenti di lei ed è ben considerata dalla maggior parte di loro. Lo sapevi che ha fatto aprire un’inchiesta contro il maltrattamento dei draghi ad uso di guardiani per le camere blindate della Gringott?>>
<<Mmmno, non ne sapevo niente…>> rispose lui, stupito.
<<Comunque, la sua assunzione le ha anche favorito una forte protezione. Poi andrà a scuola, e non credo ci sia posto più sicuro per lei, quando i lavori saranno portati a termine. Se potessi trasferire anche i suoi genitori, lo farei. Ma a quanto pare sono molto riluttanti ad accettare qualsiasi tipo di protezione. Ecco il perché degli Auror a loro insaputa>>
<<Neanche Hermione, lo sa?>>
<<Per ora no. Non vogliamo allarmarla, capisci?>>
<<Certo>>. Stettero in silenzio alcuni secondi. <<Devo presentarti la mia richiesta di ammissione all’Anno Integrativo, quindi?>>. Sul viso di Kingsley si allargò un sorriso soddisfatto.
<<Compiliamola insieme>> rispose, prendendo una pergamena. (To be continued)


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: King Harry su 07 Febbraio 2010, 09:22:08 pm
Mi sta prendendo troppo sto racconto XD


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Fairy su 08 Febbraio 2010, 03:50:49 pm
Mi sta prendendo troppo sto racconto XD
Mi fa tanto piacere... ghh
(Seguito al 5° capitolo)
Alla fine di agosto  arrivarono alla Tana le lettere con la lista delle materie, dei libri e del materiale necessario per la frequenza dell’Ottavo Anno, indirizzate a Ron e a Harry, e quella delle materie d’esame del sesto anno per Ginny.
Harry aveva raccontato loro, con il permesso di Kingsley, che avrebbe fatto sorveglianza alla scuola come Auror Segreto e che quindi era necessario che anche lui frequentasse. Tralasciò però tutta la parte che riguardava i forti sospetti di Kingsley a proposito dei seguaci di Voldemort. Naturalmente, sia Ginny che Ron ne furono felici e quando anche Hermione fu messa al corrente della novità si organizzarono per andare ad acquistare libri e materiale a Diagon Alley.
<<Ancora non ci credo…un altro anno a Hogwarts, tutti assieme, tutti maggiorenni ed indipendenti…>> diceva Ginny, entrando all’Emporio del Gufo con gli altri tre, per acquistare mangime per i loro animaletti.
<<Non credere che ora che sei maggiorenne non ti terrò d’occhio lo stesso>> intimò Ron, lanciandole un’occhiata in tralice.
<<Sei poco credibile, quando cerchi di fare il fratello maggiore maturo, lo sai?>> lo rimbeccò la sorella. Ovunque si vedevano ragazzi e bambini con i genitori, che acquistavano libri, divise, bacchette nuove, calderoni, ingredienti per pozioni a livello scolastico e ogni cosa andasse bene per scuola.
Presero da Madama Mclan delle divise scolastiche nuove e degli abiti sportivi richiesti per la frequenza dei nuovi corsi,  fecero un salto a salutare il signor Olivander e poi da George, per una visitina veloce. Il negozio era pieno di clienti, come sempre.
L’ultima tappa fu al Ghirigoro, per l’acquisto di tutti i libri richiesti nella lista.
C’erano parecchi insegnanti nuovi; Rosetta Nerastele avrebbe insegnato nel corso facoltativo di Codici Antichi ed Internazionali; la nuova insegnante di Babbanologia era la professoressa Dulcinea Sweety, mentre quello di Trasfigurazione, ora che la Mcgranitt aveva assunto il ruolo di Preside, aveva il nome di Erasmus Milton. Si chiesero che tipo fosse l’insegnante di Difesa contro le Arti Oscure; il suo nome era sconosciuto a tutti e quattro: Andrew Mcmarck. Con lui,inoltre, avrebbero seguito un corso preparatorio tutto speciale, in cui gli allievi avrebbero imparato la teoria e un po’ di pratica di Oclumanzia e Legilimanzia. L’ultima novità, non meno gradita, fu leggere il nome di Hestia Jones, che Harry conosceva bene, la quale avrebbe insegnato Occultamento e Travestimento, e Segretezza ed  Inseguimento.
Hestia Jones era un’Auror, giovane e in gamba, che lui ricordasse. Insieme a tanti altri, si era offerta di andare con Alastor Moody a prelevare Harry a Privet Drive, quando lui aveva quindici anni, e dei Dissennatori avevano attaccato lui e suo cugino, e insieme a Dedalus Lux aveva anche scortato i Dursley in un luogo sicuro il giorno in cui Harry aveva lasciato Privet Drive per sempre. Probabilmente, pensò, non era stata assunta dalla scuola solo per le sue doti da insegnante. Il Ministero stava davvero pensando alla sicurezza degli studenti, in tutti i sensi.
 Hermione acquistò anche  tutti i libri dei corsi facoltativi –Bubbole & Babbani, di Babbanologia, Linguaggi dall’Universo, di Codici Antichi ed Internazionali, Il volo al Volo, per Volo Avanzato, L’Arte dell’Aritmanzia, 5° livello, per Aritmanzia, Il Futuro Oggi, per Divinazione –  infilando tutto nella borsetta di perline.
<<Di’ un po’, che intenzioni hai?>> chiese Ron, osservandola con perplessità.
<<Perché?>> replicò lei, con l’aria innocente, soppesando l’ultimo libro e poi infilandolo con cura insieme agli altri.
<<Hai preso dei libri di corsi che non potrai riuscire a frequentare, dato che saranno alla stessa ora degli altri>>
<<Anche se non potrò frequentarli, non  mi sarà mica vietato leggerli, no? Certo, se avessi ancora la GiraTempo…>>
<<Per fortuna non ce l’hai. Al terzo anno sembravi una maniaca omicida, in certi momenti, a causa del troppo studio>>
<<Esagerato>> ribatté, mentre gli altri tre si guardavano con complicità. <<Ero solo un pochino stressata…>>. Ron e Harry annuirono con un sorriso storto in faccia. <<Si, abbastanza, ma non così tanto come dite voi…>>. I tre sollevarono gli occhi al cielo. <<Insomma, la colpa era anche vostra! Tutta quella storia di Crosta, della cui morte mi accusavate ingiustamente, e Fierobecco, Hagrid…se mi aveste dato una mano sarebbe stato un anno migliore, per me!>>
<<Scusa, Herm, ero impegnato a salvarmi la vita dalle profezie della Cooman, da un Gramo e dai Dissennatori>> spiegò Harry, con leggerezza. Gli altri risero.
<<Miseriaccia, quanti guai, anche quell’anno…ma noi abbiamo mai avuto un anno tranquillo, a Hogwarts?>> chiese Ron.
<<No>> risposero in coro, Hermione, Harry e Ginny. Risero ancora, dirigendosi al Paiolo Magico per poter tornare a casa.
Il giorno seguente fu funestato da una notizia poco felice: la Gazzetta del Profeta annunciava la morte di uno dei più illustri studiosi di quel tempo,il  magifilosofo e teologo Abraham Cornobilis. Ignoti erano entrati nella sua casa, avevano compiuto il delitto e non contenti avevano dato fuoco alla casa con l’Ardemonio, distruggendo ogni cosa si trovasse al suo interno. Si raccontava che l’uomo fosse giunto alla conclusione di importanti esperimenti e fosse sul punto di pubblicare un libro contenenti teorie particolarmente bizzarre, delle quali non si faceva riferimento, perché di poco conto, in quanto si diceva che lo studioso, per quanto illustre e degno di considerazione, nell’ultimo periodo si fosse lasciato prendere la mano da sciocche teorie sull’origine della magia e del potere, di cui discuteva solo con gente poco seria, disposta a dar credito alle sue farneticazioni. L’articolo era firmato da Rita Skeeter.
La settimana prima della partenza per Hogwarts, Ginny ebbe i risultati dei suoi esami, tutti ottimamente superati, il che significava che aveva diritto alla frequenza del settimo anno. La signora Weasley volle organizzare una cena per festeggiare, e invitò naturalmente anche Hermione, che aveva aiutato Ginny a studiare. Faceva ancora molto caldo, e Arthur preparò il tavolo in giardino, dove una leggerissima brezzolina avrebbe assicurato loro il sollievo contro la calura.
Ron ed Harry sistemarono le luci all’esterno e Ginny apparecchiò il tavolo, mentre Molly finiva di farcire dei deliziosi dolcini. Essendo di sabato, George aveva chiuso il negozio ed era tornato a casa, perché il fine settimana, ordini permettendo, stava alla Tana con la sua famiglia. Aveva in braccio uno scatolone di articoli non più in vendita da mettere via in soffitta.
Hermione arrivò un’ora prima di cena e si era portata dietro della lana e dei ferri da lavoro, perché la signora Weasley le stava insegnando dei nuovi disegni e delle nuove forme per i suoi berrettini, calzette, e gonnellini per gli elfi domestici e voleva approfittarne per farne un po’ prima di arrivare a Hogwarts.
George la prese in giro finché lei non lo minacciò di tirargli le orecchie, quindi lui disse che andava bene, che poteva tirargliene quante voleva, ma solo se conosceva anche il modo per incollargliele addosso, ed Hermione arrossì, mentre gli altri ridevano. Dimenticava sempre che George aveva perso un orecchio durante uno scontro con i Mangiamorte, anche perché lui nascondeva bene sotto i capelli il foro nero che altrimenti si sarebbe potuto vedere al posto del padiglione auricolare perduto.
<<Perché ti imbarazzi? E’ divertente!Fred conosceva un sacco di battute, sulle orecchie>> commentò George, Afferrando lo scatolone che si era portato dal negozio e facendole l’occhietto, mentre entrava in casa. Molly strinse le labbra, come faceva quando si nominava Fred e riprese a mostrare ad Hermione come fare i disegni sulle sue sciarpine per gli elfi. Poco dopo dovettero comunque smettere, perché Ron lamentava un grande appetito ed era impaziente di mettersi a tavola.
<<Porta tutto in camera di Ginny, cara, altrimenti le sporcherai>> suggerì Molly, mettendole tra le braccia la lana e le sciarpe finite. Gli altri iniziarono ad accomodarsi e lei entrò in casa e salì le scale, deponendo tutto sul letto di Ginny. Sul comodino dell’amica vide una spilla del C.R.E.P.A. A distanza di tempo si rendeva conto che aver prodotto quelle spille era stato un pochino infantile. La prese tra le mani e la esaminò da vicino: i diritti degli elfi erano ancora molto poco considerati;doveva farsi venire un’idea per rendere la cosa più seria, ufficiale e degna di attenzione, e soprattutto trovare il modo di non offenderli o far loro un torto. La riappoggiò e uscì per fare le scale, quando le parve di udire un lamento soffocato  provenire dalla stanza di Percy e George. Si avvicinò sospettosa e vedendo che la porta era semiaperta la spinse per spalancarla. Seduto sul letto, con la faccia nascosta tra le mani, George singhiozzava sommessamente, chino sullo scatolone.
Hermione restò imbambolata per qualche secondo. L’immagine di George che piangeva le era sempre parsa bizzarra quanto vedere un Lord Voldemort buono o un Harry malvagio. Si riscosse e gli si accostò cauta, tendendo una mano verso la sua testa rossa.
<<George>> sussurrò, impietosita. Lui si ritrasse, come se si vergognasse, asciugandosi gli occhi sul braccio.
<<L-Lasciami solo un m-momento, per favore>>disse.
<<Se è per quello che ti ho detto prima, non volevo…>>
<<No. Non p-preoccuparti>>
<<Allora cosa c’è?>>. Si chinò vicino a lui, mettendogli una mano sul ginocchio, poi vide che dentro lo scatolone, oltre agli articoli vecchi, c’erano anche delle cose appartenute al suo gemello defunto, come una fotografia animata di loro due dentro al negozio. Hermione la prese, capì e gli si sedette affianco, sospirando, mettendogli un braccio attorno alle spalle. Il ragazzo, dapprima rigido e riluttante all’ essere consolato,  si abbandonò  pian piano sulla sua spalla. Ogni parola,  Hermione sapeva, sarebbe stata superflua. Rimase così, a carezzargli la spalla, zitta, aspettando che si calmasse. Fu lui a parlare e rompere il silenzio.
<<Da quando non c’è più mi sento a metà…io e lui eravamo come le due parti di una stessa persona…Capisci?>> mormorò, sollevando la testa e guardando la foto  posata sulle ginocchia di lei.
<<Si. E probabilmente è una sensazione che non svanirà mai del tutto, per te che sei il suo gemello, più che per tutti gli altri tuoi fratelli>> continuò Hermione, realista. <<Ma Fred non ti vorrebbe vedere così. Non è il George che lui conosceva e con cui condivideva tutto>>
<<A giorni credo che sia inutile continuare a portare avanti l’attività in negozio. Forse dovrei vendere tutto e lasciar perdere>>. Sembrava molto depresso.
<<No, George. Non sono sicura che sia una soluzione. Devi cercare di farti forza, portare avanti le cose che avete creato assieme con coraggio, come stai già facendo e come avrebbe fatto lui>> disse, con tutta la dolcezza di cui era capace.
<<Ci son cose che sembrano non avere più senso, senza lui. Non è così facile>>
<<Nessuno pensa che sia facile. Proprio per questo, il modo migliore per onorare la sua memoria è riuscire, nonostante le difficoltà>>
<<Parli tu, che durante i nostri ultimi anni a Hogwarts ci ostacolavi in tutti i modi, quando cercavamo di collaudare le nostre invenzioni...>> ribatté George, guardandola un po’ in tralice.
<<Be’, le collaudavate sui bambini del primo anno e io ero un prefetto...cercavo di fare il mio dovere>>
<<Non sai quanto mi stavi antipatica, Granger>>
<<Un po’ meno della Umbridge faccia da rospo, spero>> scherzò.
<<Giusto un pochino>> fece lui, con leggerezza, accennando finalmente un sorriso.
<<Oh, grazie tante>> replicò lei, ricambiando. Gli restituì la fotografia e gli strinse una mano. <<Loro non ci lasciano mai completamente, sai, anche se detto così può sembrarti banale. Tutti i loro insegnamenti, le parole, le azioni, non scivolano via del tutto. Queste cose diventano l’impronta indelebile della loro vita passata, e sta a noi custodirle, finché ne siamo capaci >>. George la guardò a lungo, poi sorrise con più convinzione.
<<Granger, mi hai fatto venire un’idea strepitosa>> dichiarò.
<<Cioè?>>
<<Lo saprai a tempo e luogo… sarai la prima a conoscerla, al momento opportuno>>. Hermione sollevò un sopraciglio, dubbiosa. Poi decise di non insistere e continuare a sdrammatizzare. Di sotto si stavano certamente chiedendo che fine avessero fatto. Si alzò e si diresse verso la porta. <<Allora quando vorrai rendermi partecipe di questa tua strepitosa idea, sarò tutta orecchi…A differenza di te…>> disse, ammiccando. George proruppe in una risata sonora.
<<Ottima, questa!>>esclamò, senza smettere di ridere, posando la fotografia sul comodino e seguendola. <<Granger>>. Hermione si voltò prima di mettere piede sui gradini. <<Grazie. Spero che quello zuccone di mio fratello non faccia il cretino, con te. Anche se, pensandoci bene, è come sperare che tu infranga le regole >>. Quando arrivarono in giardino, con gli altri che gli aspettavano, ridevano ancora.
<<Ma dove eravate finiti, voi due?>> domandò Ron, più impaziente che mai, col coltello in una mano e la forchetta nell’altra.
<<Stavo prendendogli le misure per un berretto e una sciarpa>> rispose Hermione, tranquilla, mentre George continuava a sghignazzare.
<<Non dimenticarti il gonnellino>> incalzò lui, prendendo posto a tavola. (Fine del 5° capitolo)



Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Vampirella magica su 08 Febbraio 2010, 04:59:58 pm
Sono perfettamente d'accordo con King!
Allora, siamo arrivati al fatidigo capitolo 5, da qui dovrebbe iniziare l'azione, giusto?
Non vedo l'ora di leggerlo... non sono sicura di farcela oggi, ma tu continua pure con il 6, ok?
Ho 1 domanda: ma dove le trovi queste foto che metti all'inizio dei capitoli? Sono stupende!


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Fairy su 08 Febbraio 2010, 05:21:54 pm
Sono perfettamente d'accordo con King!
Allora, siamo arrivati al fatidigo capitolo 5, da qui dovrebbe iniziare l'azione, giusto?
Non vedo l'ora di leggerlo... non sono sicura di farcela oggi, ma tu continua pure con il 6, ok?
Ho 1 domanda: ma dove le trovi queste foto che metti all'inizio dei capitoli? Sono stupende!

Diciamo che la vera l'azione entra in sordina...e diventa azione nel vero senso della parola dal nono. Nel senso che fin ora abbiamo descritto la vita che riprende la normalità, ma ora si torna a scuola...ci muoviamo verso il posto che per noi amanti della saga é stato lo scenario per ecellenza delle scene più belle;già questa per me é azione... i  capitoli che seguiranno quindi saranno di assestamento tra le mura di Hogwarts, con tutte le novità e i pensieri dei protagonisti. nel nono ci sarà un episodio che darà il via agli eventi che movimenteranno la storia di fondo. Non vi dico altro! Pazienza, pazienza e pazienza! CI stiamo arrivando!  ;)
P.S. Devi sapere che io adoro usare i programmi di fotoritocco: le immagini che posto all'inizio dei capitoli le ho create tutte personalmente.  ::) Mi son fatta pure i poster perché non potevo permettermi di comprarle! sperimento e creo in ogni senso, insomma...!
E ora un pezzetto del sesto...

(http://i48.tinypic.com/1tof9h.jpg)
Cap. 6
Cara, vecchia Hogwarts

“Sara’ un anno diverso,
l’anno tranquillo, finalmente,
che non abbiamo mai avuto”
Il binario Nove e Tre Quarti era gremito di genitori, ragazzi e ragazze di ogni età, la maggior parte visi conosciuti. C’era anche qualche giornalista, tenuto a freno dagli Auror, che continuava a scattare fotografie verso la carrozza in cui, dai finestrini, si potevano intravedere Harry, Ron, Hermione, Ginny, Neville, Luna. Prima di salire sul treno si erano incontrati a terra,e si erano salutati fraternamente. I giornalisti li avevano accerchiati e riempiti di domande banali, tipo “che effetto fa tornare a scuola dopo un anno di forzato assenteismo?” o “ siete tutti fidanzati?” oppure “che carriera pensate di intraprendere, dopo questo Anno Integrativo?”. A nessuna delle domande era stata data una risposta soddisfacente, probabilmente, perché tutti erano stati molto vaghi, e gli Auror giunti in loro aiuto li avevano accompagnati sul treno senza dare il tempo ai giornalisti di ottenere quello che volevano. Avevano potuto salutare affettuosamente Dean e Seamus; un’imbarazzata Cho aveva stretto loro la mano; poi fu il turno di Calì , Padma e Dennis Canon.  Un gruppo di ragazzi di Serpeverde del quarto anno, si attennero a salutare con rispetto da lontano e poi salirono sul treno.
 Harry aveva ricevuto istruzioni precise da Kingsley riguardo a tutto quello che avrebbe dovuto fare una volta arrivato a Hogwarts. Si sentiva meno nervoso di quanto si fosse aspettato, a differenza di Ron, che sembrava essersi dimenticato come si appuntavano le spille. Hermione stava trafficando sulla divisa del ragazzo, cercando di fissargli addosso la P di prefetto. Qualche giorno prima della partenza, infatti, erano arrivate alla Tana e a casa Granger le lettere che riconfermavano lei e Ron prefetti di Grifondoro per il corrente anno scolastico. Durante l’anno passato, il ruolo di Capiscuola e prefetti erano stati eliminati, e la sorveglianza era stata fatta sempre da professori.
<<Se non stai fermo finirò per pungerti di nuovo, Ron>> si lamentò Hermione, concentrata, china su di lui.
<<Lo vedi? Non ci riesci nemmeno tu! Si è spuntata, non entra>>
<<Fatto. E’ solo la divisa nuova, è resistente>>
<<Dovete incontrarvi con gli altri prefetti, vero?>> domandò Ginny, aprendo la portantina di Harnold e prendendoselo in grembo.
<<Si, ma non ci vorrà molto. E poi ci sono gli Auror, non servirà nemmeno pattugliare i corridoi>> rispose lei.
<<Non avranno riconfermato i prefetti di Serpeverde, vero? Cioè, Malfoy ora è un Senza Bacchetta…>> disse Neville.
<<…E Parkinson è una Senza Cervello…se ne saranno accorti, ormai>> concluse Ginny, facendo ridere gli amici. Il risolino di Luna si protese più a lungo di quello degli altri.
<<Vi accompagno alla carrozza dei prefetti e torno indietro, andiamo>> si offrì Harry, che in realtà doveva incontrare gli altri Auror. Si chinò verso Ginny e le lasciò un bacio sulla fronte. <<Ci vediamo dopo>>. Quando lui, Ron ed Hermione furono usciti, Neville prese una bitorzoluta pianta grassa dalla reticella portabagagli. Era piccola, grigia e  tondeggiante, coperta di bolle.
<<Ehm. Quella non è mica la Mimbulus mimbletonia , vero?>>chiese Ginny, spostandosi indietro preoccupata.
<<Si, ma stai tranquilla, ora so tutto, su lei, non vi riempirò di Puzzalinfa come l’ultima volta. Questa è la figlia della mia piantina. Son riuscito a farla riprodurre e voglio regalarla alla professoressa Sprite!>>. Neville sembrava molto soddisfatto e contento. Ginny gli sorrise. Era cambiato molto, nell’ultimo anno. Sembrava più sicuro di sé, sereno e con molta più autostima di quando lo aveva conosciuto. Gli eventi passati, si disse, non erano venuti tutti quanti per nuocere, infine.
Dopo molta fatica(ragazzi e ragazze di ogni età li fermavano per salutarli, o solo per fissarli a bocca spalancata e i corridoi erano quasi impraticabili)Ron spalancò la porta che separava il vagone dal quale stavano uscendo da quello avanti, in cui si stavano riunendo gli altri prefetti. Hermione emise un lamento sordo, quando vide Pansy Parkinson all’interno, sistemarsi con cura la divisa nuova fiammante. Aveva sperato fino all’ultimo che non si fosse nemmeno riscritta a scuola. Sul davanti del mantello nero spiccava la dorata spilla che portavano tutti i prefetti, segno che anche lei era stata riconfermata. Ernie Macmillan e Hannah Abbott erano i prefetti per Tassorosso e Anthony Goldstein e Padma Patil per Corvonero, come un tempo. A sostituire Draco Malfoy, ovviamente impossibilitato a causa del suo stato di Senza Bacchetta, c’era un ragazzo magro e alto, coi capelli scuri e corti, gli occhi neri come i capelli. Si presentò col nome di Yan Shine, e si avvicinò prima di tutti e tese la mano sia a Ron, che a Hermione, per finire con Harry.
<<Molto lieto di conoscervi>> disse. <<Probabilmente non sapete nulla di me: sono arrivato a scuola l’anno scorso, a causa dell’obbligo di frequenza ad Hogwarts di tutti i maghi in età scolastica. Prima studiavo privatamente a casa. Non ho potuto avere l’onore di incontrarvi, dato che non avete frequentato>>. I tre si guardarono l’un l’altro con sfuggenti occhiate.
<<Piacere nostro, Yan>> rispose Harry,gentile.
<<Non avranno mica messo tre prefetti, per Grifondoro, vero?>> chiese, sorridente, cercando la spilla sul petto di Harry.<<Credo sia la Casa con meno bisogno di controlli, dato il prestigio che vi siete guadagnati>>
<<No, no, passavo di qua e li ho accompagnati>> rispose lui. Yan aveva dei modi che gli ricordavano vagamente il professor Horace Lumacorno; un po’ pomposo, ma piuttosto educato e cortese. Tutta un’altra pasta dei soliti Serpeverde.
<<E chi li separa mai, questi tre>> sibilò Pansy, di spalle, che si spazzolava i capelli neri e corti, convinta di non essersi fatta sentire. Non aveva il coraggio di guardare Harry negli occhi. Non dopo quello che era capitato la notte della Battaglia di Hogwarts, quando Voldemort aveva chiesto a gran voce di consegnare Potter in cambio della loro salvezza, e lei lo aveva additato perché venisse catturato dagli studenti.
Gli altri la ignorarono, e Hannah Abbott, dopo averle lanciato uno sguardo in tralice si era fatta più vicina a Harry e gli aveva sussurrato <<C’è da sperare che non vi separino mai>> e aveva ammiccato. <<Quando ho saputo che tu, Ron Hermione e…Neville, tornavate a scuola ho deciso di riscrivermi immediatamente!>>. Arrossì, dopo aver fatto l’ultimo nome.
<<Si, anch’io! Se ne avete bisogno voi tre, figuriamoci tutti noi…>> incalzò Padma, allegramente.
<<Vi lascio ai vostri doveri>> disse Harry, superandoli, ansioso di conferire con gli Auror in fretta per poter tornare nello scompartimento in cui aveva lasciato Ginny.
Arrivò fino al vagone attaccato alla locomotiva e vi entrò. In quella parte del treno c’erano un silenzio ed una calma che non aveva mai sentito sull’Espresso per Hogwarts; nessun ragazzino che provava ad incantare le maniglie, nessun bambino che giocava a Gobbiglie, nemmeno qualcuno che cercava di compiere i suoi primi goffi incantesimi. Le tende della cabina davanti alla quale si ritrovò erano tirate e all’esterno, appoggiato alla parete, c’era un uomo di statura media, i capelli biondo sporco, gli occhi azzurri, un grosso mantello nero sulle spalle e stivali neri e lucidi ai piedi. Quando lo vide fece un cenno con la testa, per salutarlo e poi tese la mano.
<<Ci rincontriamo, Harry Potter>> disse.
<<Fuori dalla Sala di Addestramento, stavolta. Come stai, Alan?>> domandò Harry. Alan Thewlis era un uomo di circa 35 anni, una barba rada e incolta che lo faceva più vecchio di quello che era. Era Auror da quasi sette anni e qualche volta aveva assistito all’addestramento che Harry affrontava al Ministero.
<<Io sto bene. Loro, un po’ meno>> rispose, indicando la cabina con le tende chiuse.
<<All’interno di questo scompartimento ci sono i tre sfortunati signori a cui è stata sequestrata la bacchetta. Non vorrei essere al loro posto>>
<<Sfortunati, dici? La grazia che è stata loro concessa è anche troppa, per i miei gusti>> ribatté Harry.
<<A tutti dovrebbe essere concessa una seconda possibilità>>
<<Anche agli assassini?>>
<<Questi ragazzi non hanno ucciso nessuno>>
<<Solo perché non sono stati abbastanza furbi, o veloci per farlo. Le intenzioni non contano, secondo te?>>
<<Non dovresti giudicare. Eri presente ai loro processi?>>
<<No>>
<<Quindi non sai quali sono stati i metodi di convincimento usati da Voldemort per far sì che obbedissero ai suoi ordini. Ricordati, bisogna sempre provare a mettersi nei panni degli altri. Parlare dal di fuori è sempre molto facile>>. Seguì una pausa di silenzio, in cui Harry provò a riflettere sulle parole del collega. Forse aveva ragione, ma non era propenso a giustificare le malefatte di tre delle persone che avevano contribuito alla passata ascesa del signore Oscuro e quindi complici delle tragedie che sia il mondo Babbano che quello magico avevano subito.
<<Sarà come dici>> disse infine, <<Ma piuttosto che usare la tortura sulle persone o fare la spia per conto di Mangiamorte e assassini sarei morto>>. Alan sogghignò.
<<Certo. Ma tu eri il Prescelto. Non siamo tutti “Harry Potter” >>. Alan aveva un modo di fare che lo indisponeva leggermente. Sembrava quasi nutrire una sorta di invidia nei suoi confronti e, se non avesse imparato a conoscerlo bene, avrebbe pensato che ci fosse inimicizia verso lui, ma i colleghi gli dissero spesso che non era così. Era normale che Harry suscitasse gelosia, in certe persone.
<<Chi altri sorveglia il treno?>> domandò.
<<Barney Weisberg. Ora è col macchinista, ma starà tornando. Deve fare le veci dei Capi Scuola e consegnare le parole d’ordine per Hogwarts. A Hogsmeade troveremo Miranda Macleane  e Harvey Selkirk, saranno di pattuglia almeno il primo mese, poi si vedrà. Goditi il viaggio, sai bene che devi mescolarti agli altri studenti e non dare nell’occhio. Per quanto ti possa riuscire, ovviamente>>. Gli occhi corsero alla sua cicatrice.
<<Si, lo so. Se c’è bisogno…>>
<<Non ce ne sarà. Questi tre staranno buoni buoni fino ad Hogwarts. Hanno rischiato il linciaggio, sul binario Nove e Tre quarti, non  avranno voglia di passeggiare per il treno e incontrare il fratello o la sorella di qualche giovane assassinato dai loro padri>>. Harry si ritrovò ad immaginare la scena. All’improvviso gli fu chiaro che non era il resto degli studenti di Hogwarts, a dover temere la presenza dei Senza Bacchetta, ma il contrario. Capì più a fondo i ragionamenti di Kingsley e molti dei suoi dubbi si dissiparono. Lasciò il collega alla sua sorveglianza e tornò indietro fino al vagone in cui Ginny, Neville e Luna lo aspettavano. Avevano fatto incetta di dolciumi dal carrello del pranzo e stavano scartando le ultime Cioccorane rimaste.
<<Me ne avete lasciato qualcuna?>> chiese, prendendo in braccio Grattastinchi per farsi spazio accanto a Ginny. Il gattone si acciambellò beato sul suo grembo e prese a fare le fusa. Leotordo dormicchiava nella sua gabbia, sulla retina portabagagli, e gli parve improvvisamente strano, non vedere accanto al gufetto di Ron la sua civetta bianca. Non aveva mai fatto il viaggio per Hogwarts senza Edvige e gli si strinse lo stomaco. Rifiutò la Cioccorana che Neville gli stava porgendo, notando che Luna lo guardava con insistenza, e come se avesse letto nella sua mente a cosa stava pensando chiese: << Non hai più la tua civetta, Harry, o è in viaggio a consegnare qualche lettera?>>. Ogni altro discorso cadde e ci fu silenzio, mentre aspettavano la sua risposta.
<<E’ stata uccisa dai Mangiamorte due estati fa>> rispose asciutto, con poca voglia di parlarne.
<<Capisco. Non sei riuscito a comprarti un altro animale, vero? Non si riesce a rimpiazzarli, quando ti affezioni. Pensi che nessun altro potrebbe prendere mai il suo posto>>. Harry annuì, un po’ sorpreso. Luna riusciva sempre  a far centro. Altro silenzio.
<<E tu? Non ti ho mai vista con un animale tuo>> chiese Neville, rivolto a Luna.
<<Oh, non più. Per lo stesso motivo di Harry>> affermò. <<Avevo un leprotto, tempo fa, si chiamava Wizzy. E’ morto il giorno che ho perso anche mia madre. Non ho più voluto averne uno>>. Ancora silenzio. Il discorso non era certo allegro.
L’ingresso di Ron ed Hermione nella loro cabina fu la scusa per far cadere l’argomento e passare a cose più divertenti. Hermione si mise a sferruzzare gonnellini per gli elfi, mentre raccontava chi fossero gli altri prefetti, lodando i modi cortesi di Yan Shine  e lamentandosi, con rabbia, del fatto che la Parkinson fosse stata riconfermata.  Ron tirò fuori i suoi Scacchi dei Maghi e intraprese una partita con ognuno di loro, a turno, vincendo sempre, Ginny si immerse nella lettura di una rivista sul Quidditch assieme a Harry, commentando insieme a lui le immagini in movimento delle acrobazie di molti giocatori.
<<Ehi, c’è la squadra bulgara…ecco Krum>> fece Ginny, indicando una foto.
<<Davvero? Fa’ vedere>> disse Hermione, allungando il collo.
<<Perché ti interessa tanto vedere la sua foto?>> bofonchiò Ron, accigliandosi. Hermione lo ignorò. Non era cambiato molto. Aveva i capelli più lunghi, ma il solito sguardo duro e arcigno. <<Ti senti ancora con lui?>> insistette Ron, cupo.
<<A dire il vero è dal giorno del matrimonio di Bill e Fleur, che non lo sento>>. Tornò a sferruzzare, tenendo la bacchetta in una mano e il libro di Codici Antichi e Internazionali nell’altra, mentre Ron sembrò rilassarsi. Qualcosa, come il suono di un campanellino, tintinnò e tutti si guardarono attorno, cercando di capire cosa fosse. Hermione sollevò la manica sul suo polso destro, scoprendo un curioso orologino color rame  lucidissimo. Lo sfiorò appena, e il suono cessò.
<<Siamo quasi arrivati, ragazzi, dovete indossare le divise>> disse, sistemando il libro e i ferri. Lei e Ron  si erano già cambiati prima che il treno partisse, a causa del loro ruolo da prefetto.
<<E quello cos’era?>> chiese Ron, con gli occhi ancora rivolti al suo polso.
<<E’ un Orologico. Tiene conto di tutti gli impegni e le scadenze,  e fa tante altre cose. Me lo sono comprata qualche giorno fa. I miei volevano che avessi un regalo per il mio compleanno, così mi hanno dato un po’ di soldi e sono andata a scegliermelo>>. Dai suoi bagagli tirò fuori il mantello che completava la divisa e lo indossò, applicandoci su la spilla da prefetto.
<<Compleanno? Quando? Perché non abbiamo festeggiato?>> farfugliò Ron.
<<Sbrigati, Ronald, stiamo per arrivare alla stazione di Hogsmeade! Prendi il tuo mantello>> insistette lei, ignorando la domanda. Ognuno di loro iniziò a prendere la propria divisa. Ginny e Luna uscirono per andare a cambiarsi nel bagno, ed Hermione tirò giù il suo baule scolastico, risistemando poi Grattastinchi nella portantina. Uscì nell’andito, per permettere agli altri ragazzi di cambiarsi e guardò fuori attraverso il finestrino. Era buio, ma non abbastanza da nascondere gli alberi e le montagne già innevate sulla cima. Aveva visto quel paesaggio tantissime volte, e l’emozione che sentì  non era molto diversa dalla prima volta. Si sentì leggera e allo stesso tempo tesa. Hogsmeade stava per comparirle davanti, ad accoglierla per un nuovo anno. Avvertì la piacevole sensazione che aveva sempre sentito quando indossava la divisa con lo stemma di Grifondoro, i suoi colori caldi, e sorrise, vedendo il suo riflesso nel finestrino. Lei si, era diversa: si vide quasi adulta, i capelli molto più lunghi, sciolti sulle spalle, in contrasto col colore scuro del mantello.
 (To be continued)


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Vampirella magica su 08 Febbraio 2010, 06:46:30 pm
Uao! complimenti, io invece di pc ecc, ci capisco davvero poco!
Aspetto il resto del 6 capitolo + tutti gli altri!


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Fairy su 08 Febbraio 2010, 06:59:12 pm
Mi scuso ancora se sono costretta a dividerli...sono lunghi e ripeto, é consentito postare non più di 20.000 caratteri.
(Seguito del 6° capitolo)
Una bambina, sicuramente del primo anno – sulla sua divisa non compariva ancora nessuno stemma di una Casa – era appena uscita da uno scompartimento e trascinava dietro sé il pesante baule scolastico. Sotto un braccio teneva quello che sembrava un grosso blocco di fogli bianchi. Aveva l’aria stranita e intimorita. Poteva capire quello che provava.
<<E’ la prima volta, che vieni a Hogwarts?>> le chiese, con gentilezza. La ragazzina si fermò, con gli occhi spalancati.
<<Si, signora>> rispose, con la vocina tremula. Aveva occhi azzurri e capelli  scuri, quasi neri, che le arrivavano alle spalle e le gote leggermente arrossate. Era così piccola…Hermione si chiese se anche lei, al primo anno aveva avuto le dimensioni di un folletto.
<< Non chiamarmi signora, ti prego. Io sono Hermione. Tu come ti chiami?>>. La bambina sgranò ancora di più gli occhi e trattenne il fiato con enfasi.
<<Tu sei Hermione Granger? La compagna di viaggio di Harry Potter?>> esclamò, emozionata.
<<Si…e tu sei…?>> insistette Hermione, sorridendo.
<<Sally  Silk! Oh, non pensavo che ti avrei potuta incontrare con facilità…E’ così…così strano, vederti dal vivo!So tutto di te! Ti ho vista sui giornali!Eri assieme a Harry Potter e Ronald Weasley…E ho visto anche Neville Paciock, il figlio degli Auror!>>
<<Fra qualche giorno ti sembrerà normale, credo>> disse divertita.
<<Ne dubito…! Posso…posso avere il tuo autografo?>>. La domanda la lasciò spiazzata. Di solito era una cosa che chiedevano a Harry, non a lei. Gli occhietti speranzosi di Sally indugiarono sulla P di prefetto che Hermione aveva applicato sul mantello e sullo stemma di Grifondoro, mentre le porgeva timidamente il suo blocco di fogli bianchi.
<<Davvero vorresti un mio autografo?>> chiese.
<<Sarebbe  magnifico…non voglio disturbarti, però… se puoi…>>. Hermione sfilò la sua bacchetta, senza perdere tempo a cercare penna e calamaio. Prese la bacchetta, la agitò e sul foglio comparve a chiare lettere il suo nome per intero,  poi lo consegnò ad una estasiata Sally. Il suo visetto felice quasi la commosse, pensando a quanto bastasse poco, per dare gioia agli altri, e le venne un’idea.
<<Aspetta un secondo, forse posso farti avere qualche altro autografo>> disse, e fece per bussare al vetro della cabina in cui i ragazzi si stavano cambiando, convinta che a Sally avrebbe fatto piacere avere anche l’autografo di Harry, Ron e Neville. Ma prima che potesse farlo, la porta del vagone dietro di loro si aprì e ne uscì un Auror, il quale precedeva i tre Senza Bacchetta, vestiti con le loro divise, che trascinavano pesantemente i loro bagagli. Le due ragazze si appiattirono contro la parete per farli passare. Hermione cercò di costringersi a guardare il pavimento, ma fu più forte di lei: al passaggio dei tre Serpeverde sollevò piano la testa e incrociò, per la prima volta dopo mesi, lo sguardo sbiadito e cerchiato di una delle poche persone al mondo che aveva detestato quasi quanto Voldemort stesso. Draco Malfoy sbatté le palpebre, riconoscendola, e volse subito gli occhi ai suoi piedi con evidente imbarazzo. Hermione strinse le labbra, sentendo una grande agitazione montarle in petto. Nott e Goyle non osarono guardarla,e avanzarono seguiti dal secondo Auror. Il treno stava fermandosi. Probabilmente gli Auror avevano pensato bene di scortarli giù dall’Espresso prima che gli altri studenti si riversassero nei corridoi, cosa che avvenne nell’istante preciso in cui il treno si arrestò del tutto alla stazione di Hogsmeade.
<<Coraggio, Sally, dobbiamo scendere. Ci vediamo a scuola>> disse, facendola passare avanti. La bambina riprese la sua espressione smarrita e si diresse verso una delle uscite. Ad attendere quelli del primo anno, sul binario, c’era la gigantesca figura di Hagrid. Lei gli fece un cenno con la mano dal finestrino e sul grosso viso barbuto del mezzo gigante si aprì un sorriso emozionato, mentre la salutava agitandosi, travolgendo alcuni bambini terrorizzati dalla sua imponente mole.
Ci fu la solita confusione, alla quale Hermione e gli altri non presero parte. Aspettarono chiusi nella cabina che il treno si fosse svuotato, prima di scendere a loro volta e dirigersi verso le carrozze che gli avrebbero portati all’interno del territorio di Hogwarts. La differenza di clima fu subito percepita. Si strinsero nei loro mantelli pesanti, camminando velocemente, guardando l’ultima carrozza che si allontanava da loro. Aspettarono qualche minuto, in attesa che ne arrivasse un’altra, e quando sentirono il rumore di zoccoli e ruote cigolanti si voltarono per salire. Ron, Hermione, Neville e Ginny strillarono, retrocedendo. Davanti ai loro occhi terrorizzati, una grossa creatura nera, che si poteva definire  una specie di cavallo, trainava la carrozza. Aveva il corpo completamente privo di carne, con la pelle nera come la notte che aderiva direttamente allo scheletro, la testa più simile a quella di un piccolo drago, che a quella di un cavallo e due grosse ali nere, come quelle di un pipistrello,ma molto più grandi. Harry capì la loro reazione solo pochi istanti dopo: era la prima volta che vedevano un Thestral. Fino all’anno prima non erano stati in grado di vederne uno, perché per poterli vedere bisognava aver visto la morte da vicino, come lui e Luna. Durante la Battaglia di Hogwarts, invece, era stato fin troppo facile vedere qualcuno perdere la vita, perciò ormai erano tutti in grado di vederli attaccati alle stanghe.
<<Va’ tutto bene, ragazzi, state calmi>> disse, mettendo una mano sul braccio di Ginny. <<Sono solo Thestral…avanti, li avete anche cavalcati, anni fa>>. Luna si avvicinò, diede un buffetto al muso della bestia e poi aprì la portiera della carrozza.
<<Lo direste, voi, che queste imponenti e forti creature temono gli animaletti più piccoli?>> disse, sognante, prima di entrare. Con gli occhi ancora dilatati, i quattro ragazzi seguirono Harry, che li aiutò a salire.
<<Abbiamo…abbiamo cavalcato questi cosi?>> balbettò Ron, ancora sconvolto. La carrozza partì.
<<Era meglio quando non li vedevo>> commentò Ginny. Neville era rimasto a corto di parole. Hermione, dopo molto, sospirò rumorosamente.
<<Be’>> disse, facendo una buffa smorfia, <<E’ stato meno sconvolgente che vedere Draco Malfoy>>
<<L’hai visto?>> incalzò Ron, aggrottando la fronte.
<<Con gli altri Senza Bacchetta, si>>
<<E com’era?>> chiese Ginny, con la stessa espressione del fratello.
<<Il solito. Niente di diverso>> replicò, svelta.
<<Che effetto ti ha fatto, rivederlo?>> domandò Luna, pratica di quesiti sconvenienti. Hermione la fissò infastidita per qualche secondo, prima di accontentarla.
<<Mi è venuta voglia di restituirgli la sua bacchetta>> sibilò, acida. Harry la sentì borbottare a voce molto più bassa il modo in cui le sarebbe piaciuto dargli la bacchetta e ridacchiò. Pochi minuti dopo la carrozza rallentò e si fermò davanti all’enorme portone di quercia del Castello. L’immensa scuola li sovrastava come un gigante buono e vegliardo che gli aspettava e non poterono fare a meno di sorridere, davanti alle sue mura antiche, ricostruite e restaurate, pronte ad accoglierli.
<<La nostra cara, vecchia Hogwarts>> sospirò Luna, avanzando.(Fine del sesto capitolo)


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Daydream su 08 Febbraio 2010, 08:27:12 pm
che bello sono tornati a Hogwarts e si sta facendo sempre + interessante, come sempre aspetto il prossimo capitolo ;)


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Fairy su 08 Febbraio 2010, 08:45:21 pm
Vi accontento subito:
(http://i50.tinypic.com/2qxqf5h.jpg)
Cap. 7
Il dolore di Draco
“Perdono”
Draco Malfoy si sedette al tavolo di Serpeverde assieme  a Theodore Nott e Gregory Goyle, senza parlare. Non si erano rivolti la parola per tutto il viaggio. Era stato come viaggiare con degli sconosciuti. Gli unici suoni che aveva potuto sentire era lo sferragliare del treno sui binari, uno dei compagni che si schiariva la voce o sospirava, il fruscio dei loro movimenti e degli abiti quando cambiavano posizione o si alzavano per andare al bagno, scortati dagli Auror. Gli stessi due Auror che ora sedevano con loro, con molta tranquillità, aspettando l’arrivo degli altri studenti nella Sala Grande.
Aveva tanti dubbi e sospetti, riguardo a quell’anno scolastico che era stato obbligato a frequentare, pena la reclusione in un reparto speciale ad Azkaban, a pochi metri dalla cella del padre. Il Primo Ministro gli aveva detto che era l’unico modo per salvare la sua anima. L’unico sistema per recuperare la sua mente deviata dalle Arti Oscure e reintegrarlo nella società magica. Gli era parso un discorso da vecchio sacerdote bigotto, ma non aveva fatto commenti. Non ne era stato in grado. Tutto, della sua esistenza, in poco tempo, era stato rivoluzionato, messo sottosopra. Tutto ciò che era una sicurezza si era trasformato nell’esatto contrario, mettendo in pericolo ogni cosa facesse parte della sua agiata vita. Confuso e incerto, aveva intrapreso una strada con ostacoli e pericoli insormontabili, troppo grandi per la sua portata da mago di soli diciassette anni. Quando il Signore Oscuro lo aveva considerato si era sentito grande…al di sopra di tutti quei ragazzetti della sua età che non capivano niente di cosa significasse essere nelle sue grazie, al di sopra di tutti quegli idioti che seguivano ancora la scia di fascino che aveva sempre avuto Harry Potter. Si era sentito al di sopra anche di lui, del Prescelto… Ma non era passato molto tempo, da che capisse l’amara verità. Voldemort lo aveva scelto solo per punire i fallimenti di suo padre, e quando se ne era accorto si era spinto ormai troppo in là per tornare indietro e sottrarsi alle sue grinfie. Lo aveva visto torturare i suoi genitori più di una volta; si era preso gioco di molte persone, prima di ucciderle davanti ai suoi occhi; lo aveva odiato con tutta la sua anima. E quando era morto, colpito dall’Anatema che lui stesso aveva lanciato, era stata una liberazione. Non aveva paura di subire processi  e finire in prigione; non temeva neppure la reazione delle persone contro le quali si era schierato, purché non dovesse più sottostare ai suoi ordini e sapere i suoi familiari in pericolo. Ricordava con terrore, la notte in cui Potter e i suoi due compagni erano stati catturati da un altro essere ripugnante, Fenrir Greyback. Non voleva crederci. Per qualche mese aveva sperato con tutto il cuore che il suo più grande rivale  si incontrasse con Voldemort e si avverassero le speranze di tutti quelli che si battevano contro il Signore Oscuro. Se Harry lo avesse ucciso, tutto sarebbe finito. Poi, invece, il licantropo gli aveva portati a casa sua, a Villa Malfoy e tutto si era sgretolato sotto il suo naso. Non riusciva a guardare in faccia i suoi compagni Grifondoro, e anche sotto insistenza di suo padre non voleva ammettere che fossero proprio loro tre. Nient’altro che tre stupidi ragazzi che avrebbero fatto una fine orrenda, ecco cosa erano. Altro che Profezia, Prescelto, eccetera. Sarebbero morti tra atroci pene. Anche a causa sua…L’orrore gli aveva contratto lo stomaco fino alla nausea, quella notte. Non aveva dimenticato la furia terribile di sua zia Bellatrix, la pazzia che si era trasformata in folle tortura contro Hermione Granger. Ogni volta che ci pensava un brivido di freddo gli percorreva la schiena. Aveva incrociato gli occhi di Hermione, quella famosa notte ed era rimasto sconvolto. La sua paura, il dolore, le sue parole che chiedevano pietà, le sue lacrime…Non perché gli rappresentasse qualcosa,anzi. Non gli importava niente, di quella sporca Mezzosangue, feccia della società. ma era stato uno spettacolo troppo crudele anche per lui. Aveva sentito l’istinto di fermare la zia, dire basta, ma non aveva avuto il coraggio di farlo. Si era girato di spalle e aveva lasciato che la torturasse fino allo sfinimento. E quando il suo pianto era cessato all’improvviso aveva creduto che Bellatrix l’avesse uccisa. Morta, e lui non  aveva fatto niente per impedirlo. Gli si era gelato il sangue nelle vene. Gli era tornato in mente Albus Silente,e la morte avvenuta per mano di Piton, ma almeno lui non aveva sofferto. Rivedere Hermione viva e vegeta all’interno di Hogwarts, la notte della Battaglia, era stato come vedere un fantasma.
Da allora, lo sentiva, continuava a trascinare la sua esistenza come un essere diviso a metà: erano in lui un Lato d’Ombra, che si crogiolava ancora nelle perfidie commesse da lui in passato, vanesio e ostile, propenso a perseguire la strada intrapresa dal padre, e un Lato di Luce, che tendeva a spingerlo a desiderare una vita diversa da quella vissuta fino ad allora. Bramava di cancellare fino all’ultimo tutti gli sbagli commessi e riniziare da capo, salvare davvero quello che restava di buono nella sua anima e cominciare a guardare il mondo con occhi diversi. Era come se dentro di lui ci fosse una lotta continua ed estenuante. Questo lo buttava ancor più nella confusione.
 Non poteva certo chiedere consiglio al padre, o alla madre. Doveva fare tutto da solo, e questo lo avviliva, lo annientava, alimentando la frustrazione, la rabbia e quindi il Lato d’Ombra che saltava fuori con più facilità, deridendo i suoi flebili tentativi di rimettersi, in qualche modo in carreggiata.
Come poteva farsi accettare dalla società magica, con la brutta fama che aveva addosso? Il solo cognome che portava suscitava ribrezzo nella gente. Che speranze poteva avere di vedere per sé stesso un futuro sereno? Mentre quelli della sua Casa prendevano posto a tavola, mettendosi piuttosto lontano da loro Senza Bacchetta sentì appieno quanta ostilità avevano i suoi compagni stessi, quelli che avrebbero dovuto perlomeno capire. Si sentì come un animale in gabbia, senza possibilità di scegliere. Poi successe una cosa e il Lato d’Ombra, che fino a quel momento era rimasto sveglio e vigile in fondo al suo petto, pronto a scattare, fece spazio al Lato di Luce, che si affacciò curioso, calpestando il suo contrario per qualche minuto: Yan Shine, il prefetto maschio di Serpeverde, si sedette accanto a lui e lo salutò con molta tranquillità. Subito dopo, come se il gesto di Yan avesse fatto capire agli altri che Malfoy, Goyle e Nott non avevano malattie contagiose, altri ragazzi Serpeverde presero posto vicino a loro. Una persona in particolare lo sorprese molto: Pansy si sedette proprio davanti a lui. Lei, che lo aveva lasciato. Lei, che non aveva capito, e non aveva saputo stargli vicino…lei, che prima lo aveva venerato e osannato, per il suo coraggio di unirsi agli altri Mangiamorte, per la missione che Voldemort gli aveva affidato tra le mura di Hogwarts e poi era stata tra le prime persone a voltagli le spalle per la paura, quando le cose si erano fatte serie.
<<Ciao, Draco…>>sussurrò, con molta timidezza. Draco esitò qualche istante, poi il suo Lato di Luce, desideroso di sentirsi preso in considerazione, lo spinse a rispondere con quanta più gentilezza potesse.
<<Ciao, Pansy. Ne è trascorso, di tempo>> disse, a voce bassa.
<<Sono felice di vedere che tutto sommato, stai bene>>. Gli sorrise e lui ricambiò.
<<Sei ancora un prefetto>>
<<Si>>, ribatté, sfiorando la piccola spilla. <<Assieme a Yan, quest’anno>>. Abbassò gli occhi, poi gli rivolse uno sguardo zuccheroso. << Dubito che sarà anche lontanamente divertente come quando pattugliavamo i corridoi assieme, io e te>>. Le ultime tre brevi parole gli fecero vibrare una corda in fondo allo stomaco. Cosa avrebbe dato, perché quel periodo tornasse…
Gli studenti delle altre Case presero posto e un piccolo gruppetto di bambini dall’aria smarrita era in attesa della Cerimonia dello Smistamento. La nuova Preside, Minerva Mcgranitt, si alzò dal tavolo degli insegnanti e si accostò al Cappello Parlante posato su uno sgabello. Draco ignorò l’intera Cerimonia, continuando a trovare domande da fare a Pansy per poterle parlare. Dimentico del rancore che covava nei suoi confronti per essere stato abbandonato da lei, nel momento di maggior bisogno, si ritrovarono presto a discorrere come se non fosse mai accaduto nulla. Non sentirono una sola parola della canzone del Cappello Parlante e non prestarono ascolto nemmeno al discorso della Preside. Cenarono con serenità, e ai loro discorsi si unì anche Yan, seguito da Blaise . Fu allora, in quel momento di pace, che Draco capì che davvero non tutto era perduto e poteva intravedere forse, con un pochino di impegno, uno spiraglio di speranza.
Al tavolo di Grifondoro c’era molta più allegria. Harry, Ron, Ginny ed Hermione avevano visto Hagrid nel tavolo degli insegnanti e lo avevano salutato con un gesto della mano e grandi sorrisi. Era sembrato loro meno astioso nei loro confronti perfino il vecchio custode, Mastro Gazza, dall’aspetto un po’ più trasandato, il volto più incavato e grigio del solito. Si era addirittura chinato a dare una carezza a Grattastinchi, che passeggiava in corridoio.
 La Cerimonia dello Smistamento aveva concesso al Grifondoro cinque nuove reclute, tra le quali, Hermione notò con gioia, c’era anche la piccola Sally Silk, che sembrava al settimo cielo, per questo, e le rivolgeva radiosi sorrisi. Ron aveva la bocca piena di salsicce e patate arrosto, e l’aria molto soddisfatta. Dopo la cena molti insegnanti si avvicinarono al loro tavolo per salutarli e fare loro qualche complimento. Erano di certo gli studenti più in vista della scuola, e i nuovi professori non persero occasione per presentarsi. Conobbero così il nuovo insegnante di Trasfigurazione, un uomo anziano dall’aria seria, con grosso baffi neri e folte sopraciglia, ma completamente calvo; la nuova direttrice di Grifondoro era l’insegnante di Babbanologia, una donna sulla cinquantina,piuttosto in carne, capelli biondo cenere e ricci, così gonfi da farla assomigliare un po’ ad un leone. Aveva una voce squillante e gioviale e rideva spesso; La professoressa Rosetta Nerastele era alta, allampanata, capelli lunghissimi e lisci e molto più taciturna della professoressa Sweety di Babbanologia; non erano presenti la professoressa Sibilla Cooman, che solitamente preferiva mangiare nella Torre in cui viveva, né il professore di Difesa contro le arti Oscure, che sarebbe arrivato la mattina seguente, né Hestia Jones, l’Auror. Horace Lumacorno arrivò al tavolo col suo fare pomposo e strinse la mano a tutti(non tralasciò Ginny e Neville)e iniziò subito ad elencare i giorni in cui pensava di organizzare le sue festicciole private alle quali, naturalmente, erano invitati.
<<Anch’io?>> si lasciò sfuggire Ron, nel dubbio.
<<Ma certamente, ragazzo mio! Certamente!>>. Harry fece un sorriso storto. Sapeva bene che il professore di Pozioni aveva inserito Ron nella cerchia dei suoi eletti solo perché possedeva un Ordine di Merlino e una Magimedaglia al Valore. <<Se mi prometti di stare lontano da cioccolatini con Pozioni d’amore incorporata!>>. L’uomo rise, facendo ballonzolare la grossa pancia. Hermione e Ginny ridacchiarono alle sue spalle, mentre Ron diventava rosso sopra le orecchie.
Hagrid si avvicinò per ultimo e li abbracciò uno per uno, prima di chiedere loro come stessero i familiari.
<<Sono ancora insegnante di Cura delle Creature Magiche…Ci dividiamo il corso con la professoressa Caporal, io c’insegno ai ragazzi dal sesto anno in su,  e lei a tutti gli altri. Peccato, immagino che nessuno di voi può continuare con la mia materia, vero?>>. Harry, Ron, Hermione e Ginny si guardarono l’un l’altra, senza rispondere. <<Non preoccupatevi, l’avevo già messo in conto. Be’, è un vero peccato, quest’anno ho delle vere chicche, per le mie lezioni! Forse Hermione ne sa qualcosa…non ti è passato tra le mani l’ordine  di  due  Streeler, e quattro Occamy al Ministero, quest’estate?>>. Hermione sgranò gli occhi.
<<Vuoi dire che gli  Streeler e gli Occamy erano destinati a Hogwarts per le lezioni?>> chiese, stupita.
<<Proprio così! Dovreste vedere che spettacolo  che sono! Anche se non frequentate le mie lezioni potete venire a darci un’occhiata quando volete. Siete sempre i ben venuti!>>. la Preside attirò l’attenzione di tutti battendo una forchetta contro un calice di cristallo e invitò i direttori delle Case ad accompagnare i bambini del primo anno ai dormitori; poi  chiese a tutti gli studenti dell’Anno Integrativo di fermarsi in Sala Grande per una riunione straordinaria col  resto del corpo docente. Ginny diede loro appuntamento in sala comune. La Sala si svuotò lentamente,  in un gran tramestio e sparite le portare, i piatti, i calici e le posate dai quattro tavoli delle Case, rimasero gli Auror e in tutto una ventina di studenti, che si guardavano da un tavolo all’altro.
<<Avvicinatevi, per favore>> chiese la Mcgranitt, asciutta. I giovani maghi e le streghe si alzarono e si accostarono alla donna, che li guardò uno per uno, chiuse le porte della Sala Grande con un gesto della bacchetta e iniziò un altro discorso.
<<Hogwarts ospita per la prima e ultima volta, da quando è stata fondata, questo speciale corso istituito appositamente per voi. Sarete l’unico gruppo di studenti che potrà approfittarne. Ora, quello che mi preme di farvi notare, miei cari ragazzi, è che questo non sarà un anno normale, per nessuno di voi>>. Lo sguardo li passò in rassegna ancora una volta, soffermandosi ora su Harry, che giurò di aver visto nelle sue pupille una scintilla di puro orgoglio, mentre lo fissava, ora su Malfoy, che non seppe sostenere il suo sguardo. <<Non sarà facile, né leggero. E’ nell’intenzione di ogni insegnante portarvi prima di tutto a saper cooperare l’uno con l’altro, e non sto parlando di cooperazione tra studenti della stessa Casa. Sarà l’anno che deciderà le sorti di molti di voi, che forgerà a fondo il vostro carattere e saprà, spero, illuminarvi sul  vostro futuro. La collaborazione tra le Case è assolutamente necessaria  e verrà promossa dagli insegnanti in ogni modo. Mi aspetto che ognuno di  voi – e sottolineo ognuno – faccia la sua parte per far si che tutti gli studenti si integrino al meglio. Ritengo>>, fece una lunga pausa, come a cercare le parole giuste, e prese un respiro, <<Che non si debba giudicare l’operato altrui, se non si ha il giusto strumento per restare parziali; forse nessuno di noi, lo ha…L’unica persona che possedeva questo tipo di ingegno e la giusta dose di saggezza per farlo giace al centro del Cimitero dei Caduti nel parco di Hogwarts>>. La sua voce si era incrinata leggermente, ma dopo essersi schiarita la gola, aveva ripreso il tono normale. <<Perciò, vi chiedo di guardare al futuro, e solo ad esso. Per proseguire questo nuovo viaggio, dobbiamo essere capaci di abbandonare il grosso fardello del passato, e aprirci con fiducia a ciò che  si trova lungo il cammino>>. Tutti ora avevano ascoltato in silenzio. Harry era convinto che la Preside si stesse riferendo al modo di porsi nei confronti dei Senza Bacchetta. <<Ora sarete piuttosto stanchi dal viaggio e bisognosi di riposo. Conoscete la strada per i vostri dormitori; gli Auror pattuglieranno i corridoi assieme a Mastro Gazza, in questo primo mese, vi consiglio di non gironzolare per il castello, nonostante la vostra maggiore età; domani verrete informati di tutte le altre novità che riguardano Hogwarts e in particolare il corso di studi che seguirete. Potete andare…Buona notte a tutti>>. Gli studenti risposero al saluto e si diressero verso l’uscita, ogni gruppo diretto alla propria Casa.
Tutto sembrava essere stato risistemato a dovere nel migliore dei modi: le scale, le pareti, perfino i quadri e i ritratti. In molti si chiesero quali fossero le tanto vantate novità, visto che ogni cosa sembrava essere al suo posto. Le scale continuavano a spostarsi senza preavviso, i personaggi dei ritratti passeggiavano tra una cornice  e l’altra, i fantasmi delle Case fluttuavano leggeri per i corridoi. Harry stava davanti al gruppo di Grifondoro, e stava raccontando le situazioni buffe vissute quell’estate, quando si ritrovarono finalmente davanti al ritratto della Signora Grassa che chiudeva l’ingresso alla loro sala comune.
<<Buona sera, caro ragazzo! Parola d’ordine?>> disse melensa, battendo le palpebre.
<<Eterno Prestigio>>enunciarono assieme, Hermione e Ron, che avevano avuto la parola d’ordine dall’Auror, sull’Espresso per Hogwarts.
<<Proprio così, miei cari…Eterno Prestigio alla Casa di Grifondoro!>> esclamò, aprendosi e lasciandoli entrare. (To be continued)



Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: King Harry su 09 Febbraio 2010, 10:35:30 am
Anche le Serpi meritano eterno prestigio ;D dopotutto, hanno un Re come Caposcuola U_U


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Vampirella magica su 09 Febbraio 2010, 11:54:17 am
Non preoccuparti se li devi dividere, l'importante è che vai avanti spedita! (ma, anche se ti fermi x 1 giorno, non muore nessuno! ;D) X curiosità: ma quanto ci hai messo a scriverla?


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Fairy su 09 Febbraio 2010, 03:57:52 pm
Anche le Serpi meritano eterno prestigio ;D dopotutto, hanno un Re come Caposcuola U_U
Oh, King, su GiraTempo si, ma non in questa storia... :P ma tu leggi solo le ultime righe??  ;D
Non preoccuparti se li devi dividere, l'importante è che vai avanti spedita! (ma, anche se ti fermi x 1 giorno, non muore nessuno! ;D) X curiosità: ma quanto ci hai messo a scriverla?
Capiterà che mi fermerò più di un giorno, ma dovrete avere pazienza...per ora posto finché riesco!
Ci ho messo più di un anno, a lavorarci su...

(Seguito del 7° capitolo)
La sala comune era stata leggermente rinnovata; la mobilia e i divanetti erano di zecca, in particolare quello posto davanti al fuoco era più grande e più largo, gli arazzi sulle pareti non erano sbiaditi come quelli vecchi e sembrava addirittura più spaziosa. Erano stati posizionati dei tavolini per lo studio, e in uno c’era una grossa radio con la quale era possibile seguire varie stazioni, tra le quali quella del Radio Giornale del Profeta.
 In una delle pareti c’era una teca con una lunga lista di fatture, Maledizioni e Incantesimi considerati proibiti e punibili, se fatti fuori dalle classi e senza la supervisione di un insegnante, da quell’anno. Assomigliava tanto ai Decreti Ministeriali della Umbridge, ma Hermione e Harry trovarono che fosse abbastanza sopportabile e ragionevole, per certi versi. Incantesimi di Lettura della Mente, fatture Paralizzanti e simili potevano diventare pericolosi e poco piacevoli, insomma. Ginny ridacchiò, quando capì che Hermione stava già cercando di mandare a mente l’intera lista. Non rimasero a lungo alzati, il tempo di qualche altra battuta e ognuno andò al proprio dormitorio, in cui trovarono i loro effetti personali già sistemati. Le camere erano più spaziose, ora, perché in ogni stanza erano presenti solo due posti letto. Ron si buttò sul letto accanto a quello di Harry e sbuffò, facendo rimbalzare le lunghe gambe.
<<Non mi sembra vero di essere di nuovo qua dentro>> disse, allegro. <<Sono così emozionato che credo che non riuscirò a dormire, e tu?>>. Si sollevò e prese a cambiarsi, infilandosi il pigiama.
<<Be’, per ora anch’io sono un po’ agitato>>replicò,appoggiando gli occhiali al comodino e spogliandosi. <<Magari mi passerà quando dovrò iniziare a studiare. Per non parlare del vero motivo per cui mi trovo qua, sai>>. Lanciò uno sguardo alla finestra,infilandosi la maglietta del pigiama, chiedendosi se gli Auror stessero già pattugliando la Foresta Proibita. <<Domani dovrò incontrare gli altri Auror. Chissà che materie avremo? Io spero che ci sia subito qualche ora di Volo Avanzato!>>. Si buttò con la schiena sul materasso e guardò il soffitto del suo letto a baldacchino. <<Non mi dispiacerebbe nemmeno iniziare Difesa contro le Arti Oscure e scoprire chi è il nostro nuovo insegnate. Tu, invece?>>. Si voltò verso Ron e lo trovò disteso sul letto, gli occhi chiusi e la bocca aperta, col respiro tranquillo e pesante di chi sta dormendo. Harry sorrise. Puntò la bacchetta contro la lampada a olio e questa si spense ; si infilò sotto le coperte e seguendo l’esempio del compagno di stanza sprofondò in un sonno tranquillo.

*
Il Sole illuminò generosamente le prime ore del giorno. Seduti a colazione, aspettarono che il direttore della loro Casa distribuisse gli orari delle lezioni.
<<Io e Hermione siamo in stanza insieme, ora: stanza numero sette>> spiegava Ginny, versandosi del succo di pompelmo. <<La sistemazione prevedeva che io dormissi con Demelza e che con Hermione ci fosse Calì Patil, ma lei ha chiesto di far scambio per stare in stanza con lei e ovviamente abbiamo accettato>>
<<Io sto con Dennis Canon, è molto simpatico, tra l’altro>> ribatté Neville. Mentre raccontava che Dean e Seamus dormivano insieme nella stessa camera  Dulcinea Sweety si diresse al tavolo di Grifondoro e prese a controllare i voti delle materie scelte da ogni studente. La videro accettare le richieste di Neville senza problemi; batté la punta della bacchetta su un foglio bianco e su questo comparve l’orario settimanale di ogni lezione correttamente compilato, e quando arrivò da Ron gli sorrise mostrando denti bianchissimi.
<<Quali sono i corsi che vorresti frequentare, caro?>> chiese. Ron farfugliò qualcosa, porgendole la pergamena con la sua domanda. Lei scrutò ogni materia e annuì, incantò l’orario e glielo restituì. Si spostò verso Harry, e il sorriso le si allargò di più.
<<Spero che Harry Potter mi conceda il piacere di averlo alle mie lezioni>> intimò, prendendo dalle sue mani la pergamena con le richieste. Gli occhi le si illuminarono. <<Magnifico! Le prime due ore, stamani, sono proprio di Babbanologia! Ci vediamo in classe!>>. Fece un risolino emozionato, poi passò alle richieste di Hermione, e il suo sorriso si strinse pian piano, man mano che leggeva. <<Oh. Cara>>balbettò, rileggendo da capo. <<La tua buona volontà sarebbe ammirabile, ma credo ti sia impossibile, frequentare tutti questi corsi>>. Ron ed Harry si sporsero per guardarla.
<<Ma professoressa, io ci terrei molto…>> disse Hermione, con tono un po’ supplichevole.
 <<Vedi, queste materie sono alla stessa ora>> le fece notare, la donna.
<<Lo so. Ma magari potrei studiarle per conto mio e dare gli esami, no?>>replicò lei, speranzosa.
Oh, no, mia cara…Credo che questa possibilità non sia contemplata…devi sceglierne solo una…E anche queste…Non va’…io…non so come…>>. Sembrava completamente caduta nella confusione. Alle sue spalle comparve la Preside, attirata dal fatto che l’insegnante si stava soffermando troppo con una sola studente.
<<Tutto bene, Dulcinea?>> chiese.
<<Oh, Preside…E’ per via di questo orario…la signorina vorrebbe…>>
<<Fammi dare un’occhiata>>. La professoressa Mcgranitt osservò la domanda di Hermione, annuendo. Un impercettibile sorriso increspò le sue labbra solitamente serie e poco propense all’ilarità. <<Lo sospettavo. Vuoi seguirmi nel mio ufficio, signorina Granger? Ci penso io, Dulcinea, continua pure con gli altri>>. Hermione si alzò e seguì la Preside. Ron strinse gli occhi, seguendole finché non sparirono alla sua vista.
<<Perché ho il terribile sospetto che quella furbetta la spunti?>> mormorò. Harry sogghignò.
 Poco dopo gli raggiunse nell’aula di Babbanologia con l’aria molto soddisfatta e si sedette accanto a Ron.
<<Che ti ha detto la Preside?>> domandò subito, curioso.
<<Dopo, Ron. Ascolta la professoressa>> tagliò corto lei, sistemando il libro alla pagina richiesta e facendosi attenta. La prima cosa che l’insegnante fece, appena tutti ebbero preso posto, fu quello di far  sparire i banchi rimasti vuoti, in maniera che ci fosse più spazio e gli studenti fossero più vicini l’uno all’altro. Fu una lezione particolare. Sia Ron che Harry si erano lasciati convincere da Hermione a frequentare Babbanologia, una delle materie facoltative, perché lei insisteva sul fatto che fosse divertente e piacevole. Per quanto fossero certi che Hermione avesse un modo tutto suo, per definire le cose divertenti e piacevoli, alla fine optarono per Babbanologia e Volo Avanzato, perché le altre materie erano Aritmanzia e Codici Antichi e Internazionali, decisamente molto complicate; scoprirono però che non aveva torto: sembrava che la maggior parte dei maghi avesse un sistema di interpretazione del mondo Babbano molto confuso e astratto. Harry se ne accorse subito, quando aprì il libro di testo, Bubbole e Babbani, e l’icona posta sul primo capitolo di presentazione era una gialla papera di gomma. Il titolo diceva: “Papere di Gomma: oggetti sacri o profani? Chiediamolo ai Babbani”. Ma probabilmente nessuno di quelli che avevano scritto le risposte nel libro si erano presi la briga di andare davvero da un Babbano e farsi spiegare usi e costumi. Era un insieme di assurde teorie strampalate senza fondamento. Uscì dall’aula cercando di non ridere in faccia all’insegnante, convinta di aver affrontato una lezione seria. La cosa più buffa era vedere gli studenti seri e attenti, convinti quanto lei. Hermione sorrideva divertita come lui, e si accorsero che anche Dean e Seamus avevano trovato molto simpatica tutta la lezione. Erano gli unici ad aver avuto in qualche modo rapporti stretti con i Babbani e che quindi conoscevano a fondo usi e costumi meglio dell’insegnante stessa.
<<Ma è sempre stata così, Babbanologia?>> domandò Harry, sorpreso. <<E a te  va’ bene? Non contesti queste lezioni…bizzarre?>>
<<Perché dovrei? E’ così rilassante!>>rispose lei, leggera. Scappò alla lezione di Codici Antichi e Harry e Ron uscirono nel cortile per la prima lezione di Volo Avanzato.
Quando si incontrarono in Sala Grande per pranzo, mentre i ragazzi raccontavano con eccitazione le evoluzioni sulla scopa che Madama Bumb aveva loro mostrato ed Hermione sfogliava L’arte dell’Aritmanzia tra una portata e l’altra, il portone si aprì e fecero il loro ingresso due maghi, un uomo e una donna giovani, che arrivarono fino al tavolo degli insegnanti, al quale la Preside gli accolse con premura. Attirò l’attenzione degli studenti  e presentò i due a tutti quanti.
<<Diamo il ben venuto a Hogwarts a due degli insegnanti che stavamo aspettando: La professoressa Hestia Jones, che vi illustrerà i principi base di Occultamento e Travestimento  e Segretezza ed Inseguimento …>> gli insegnanti fecero un applauso, seguiti dagli studenti. <<…E il professor Andrew Mcmarck, il vostro nuovo insegnante di Difesa Contro le arti Oscure. In bocca al lupo per questo nuovo anno scolastico che vi attende>>. Un altro applauso, poi ognuno si dedicò all’arrosto che gli elfi domestici avevano appena fatto comparire sui tavoli. Hestia prese posto accanto a Hagrid. Il professor Mcmarck, capelli lunghi e castani, tenuti legati da un nastro sulla nuca, occhi castani così chiari da sembrare quasi gialli, si sedette accanto a lei e iniziò a servirsi.
<<Così è questo, l’insegnante di Difesa…Sembra molto giovane>> commentò Ginny, guardandolo mangiare.
<<E’ anche un bel tipo>> aggiunse Hermione, che aveva staccato gli occhi dalla sua copia di L’Arte dell’Aritmanzia. Ron aveva aggrottato la fronte.
<<Che vuol dire che è un bel tipo?>>borbottò. Hermione sollevò gli occhi al soffitto,e si ributtò tra le pagine del suo libro di testo.
<<Giudicheremo meglio a lezione, fra poco>> disse Harry, leggermente teso. L’unico insegnante di Difesa contro le arti Oscure che aveva trovato adatto al ruolo era sempre stato solo Remus Lupin. Nutriva sospetti e dubbi su ogni altro professore che volesse quella cattedra. Notò che anche Neville fissava l’uomo con gli occhi ridotti a due fessure. Probabilmente stava pensando la stessa cosa.
<<Ehi! Non ci hai ancora raccontato cosa ti ha detto la Preside nel suo Ufficio!>> esclamò Ron, poi rivolto a Hermione, che stava raccogliendo le sue cose e stava alzandosi, pronta per  partire alla volta di Difesa contro le arti Oscure.
<<Dopo, Ron, davvero…non è il momento. Non qua, con tutta questa gente>> ribatté lei, paziente.
<<Ma dai, Herm, è così segreto sul serio?>>
<<Non chiamarmi così! Sembri mio padre…>>brontolò.
<<E tu sembri Tonks… Non voleva mai essere chiamata col nome di battesimo. Preferisci Hermy? Non è così che ti chiama Grop?>>. La risata gli morì in gola.
<<Tu chiamami Hermy, e io inizierò a chiamarti Ronnino Prefettino…>> minacciò lei. A Harry parve di essere tornato indietro nel tempo. Le aule di Hogwarts, i lauti pasti,  Hermione e Ron che battibeccavano cordialmente…Sembrava che niente fosse cambiato, come se non ci fosse stata una guerra furiosa che aveva sconvolto le loro vite, qualche mese prima, come se nessuno fosse davvero morto, in quella guerra, ma fosse solo partito per un posto lontano e potesse, un giorno, tornare da loro.
 La luce del sole ora era offuscata da nuvole grigie che avevano dato un aspetto completamente diverso alla giornata. Harry ebbe il sospetto che di lì a poco sarebbe  potuto piovere.
Seduti nell’aula di Difesa contro le Arti Oscure, scoprirono che l’idea di far sparire i banchi vuoti era cosa comune a tutti gli insegnanti. Il professor Mcmarck fece la stessa cosa e iniziò la sua lezione presentandosi, e chiedendo agli studenti quanti, un giorno, avrebbero voluto intraprendere la carriera da Auror. Qualche mano si sollevò timidamente: Hermione, Ron, Harry(che rise tra sé) e altri quattro studenti, due di Corvonero e due di Tassorosso. L’insegnante sorrise.
<<Non tantissimi, vedo. Nessuno di Serpeverde. Chissà, magari qualcuno cambierà idea durante l’anno>> disse, sedendosi sulla cattedra. Aveva uno sguardo accattivante e pieno di fascino. Si schiarì la voce. <<Ho lavorato come Auror al Dipartimento del Ministero molti anni fa>> spiegò, con una nota di amarezza. Harry si stupì: sembrava davvero molto giovane. Un tuono in lontananza fece vibrare leggermente i vetri delle finestre. <<Ero molto scontento, di come andavano le cose, perciò, d’accordo con altri Auror, decisi di lasciare l’impiego e dedicarmi ad altro. Ho accettato questo incarico solo perché Il Primo Ministro è un mio caro amico e lui e la Preside hanno insistito. Io e la professoressa Jones lavoreremo spesso in compresenza, visto che le nostre materie sono strettamente correlate>>. Si alzò e passò tra i banchi, senza guardare nessuno in particolare. Le ragazze presenti si voltarono a guardarlo, incantate dal suo fascino misterioso. <<Esigo impegno, serietà e soprattutto rispetto. Andremo d’accordo solo se accetterete queste tre regole>>. Si voltò verso la lavagna e dal fondo dell’aula puntò la bacchetta contro di essa. Comparvero tre disegni distinti, e sotto ognuno di essi il nome dell’oggetto raffigurato. SPioscopio, Avversaspecchio, Spiospecchio. <<Vi illustrerò alcuni  Detector Oscuri. Le loro funzioni, i loro usi, i loro costi…Aprite il vostro libro a pagina dodici e…Qualcuno conosce la funzione di qualcuno di quelli che  ho disegnato?>>.  Harry, costretto a tenere nascosto il suo ruolo di Auror Segreto, decise che sarebbe stato più opportuno  far finta di non conoscerli. Ron ed Hermione sollevarono la mano quasi contemporaneamente. Lui si sentì un po’ infastidito: per la prima volta ne sapeva più di entrambi messi insieme, e non poteva rispondere.
<<Weasley, vero? Sì?>> disse l’uomo dandogli la parola.
<<Lo Spioscopio è un detector che gira e fischia quando si avvicina un pericolo>> rispose, sicuro, guardando la parte di lavagna in cui era stata disegnata quella che sembrava una grossa trottola di vetro incrinato. Harry lo conosceva molto bene. Al terzo anno ne aveva ricevuto uno da Ron per il suo compleanno, e quando compì diciassette anni Hermione gliene aveva regalato uno nuovo.
<<Molto bene. Immagino che la tua cultura, in fatto di roba Oscura sia cresciuta per forza, nell’ultimo anno>> intimò l’insegnante, scoccando uno sguardo complice a Ron. <<E tu, signorina Granger?>>. Hermione prese colore sulle gote.
<<L’Avversaspecchio ha l’aspetto di un normale specchio, ma in realtà non riflette ciò che lo circonda: al suo interno compaiono delle figure indistinte e quando gli occhi di queste diventano bianchi significa che il pericolo è imminente>> spiegò lei. Il professore annuì. <<Ottimo. Anche la tua risposta è corretta. Ma da quel che si racconta di te non dovrei stupirmi: la tua cultura andava già oltre la media scolastica anni fa, secondo gli insegnanti che ti hanno avuta come alunna>>. Harry e Ron sollevarono le sopraciglia sorridendo, vedendola diventare color pomodoro, allo sguardo ammirato del professore. Le ragazze presenti in classe, invece, non elargirono occhiate molto lusinghiere, ma abbastanza invidiose. Harry si sentì solo ancora più seccato. Conosceva anche quella risposta.
<<L’ultimo disegno, lo Spiospecchio, non potete conoscerlo, perché è uno degli ultimi congegni magici creati, non se ne trovano molti in giro…>> continuò l’insegnante, ma Harry non riuscì a trattenersi e sollevò la mano. <<…Potter…Sì?>>
<<Lo Spiospecchio è nato dall’unione di più detector Oscuri, per questo prende il nome dai primi due: posto in un determinato luogo, consente a chi lo osserva di seguire i movimenti di una persona o un animale e capire dove si trova e cosa sta facendo>> rispose Harry, ma si pentì subito. Andrew Mcmarck aggrottò la fronte, e rimase quasi a bocca aperta. I tre Senza Bacchetta seduti di fianco, solitamente silenziosi e a testa bassa, avevano sollevato leggermente il capo, guardandolo in tralice.
<<E’…impossibile che tu sia a conoscenza…Solo un Auror…Come hai fatto?>> chiese, serio e sospettoso. (To be continued)


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: MissMalfoy su 09 Febbraio 2010, 04:19:48 pm
Davvero, davvero, davvero bella. Fairy, è la più bella FanFiction che io abbia mai letto. Sono rimasta esterrefatta dal racconto e da questo ottavo capitolo che hai creato con la tua fantasia. Ti faccio davvero i miei complimenti, e io sono MOLTO critica su certe cose, ma il tuo lavoro mi ha lasciata davvero senza alcuna parola.
Ti prego continua

ps.IO sono l'unica fidanzata di Draco Malfoy ù.ù
pps. bellissima la lezione di Babbanologia xD e Harry per una volta che doveva starsene buono buono rischia di farsi beccare -.- stupido Potter -.-


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Fairy su 09 Febbraio 2010, 04:34:59 pm
Davvero, davvero, davvero bella. Fairy, è la più bella FanFiction che io abbia mai letto. Sono rimasta esterrefatta dal racconto e da questo ottavo capitolo che hai creato con la tua fantasia. Ti faccio davvero i miei complimenti, e io sono MOLTO critica su certe cose, ma il tuo lavoro mi ha lasciata davvero senza alcuna parola.
Ti prego continua
ps.IO sono l'unica fidanzata di Draco Malfoy ù.ù
pps. bellissima la lezione di Babbanologia xD e Harry per una volta che doveva starsene buono buono rischia di farsi beccare -.- stupido Potter -.-

Grazie, grazie, grazie!!! ## Le tue parole mi lusingano piacevolmente! ghh E si, 'sto Harry quest'anno é un po' sciocco.... ::) Ok, cercherò di non far fidanzare più Malfoy con nessuna...per ora!  ;D

(Seguito del 7° capitolo)
Ron lo guardava con occhi dilatati. Stava rischiando di buttare all’aria la copertura per una sciocchezza.
<<Scusi, professore>> intervenne Hermione, con voce tremolante. <<Il professor Moody, una volta, ne ha parlato a Harry, me e Ronald. Per questo sappiamo cos’è>>. Tutti gli occhi erano puntati su lei, ora. Aveva perso tutto il colore del viso. Sembrava stesse trattenendo il fiato, in attesa di capire come avrebbe reagito il professore a quella che, Harry lo sapeva, era una palese bugia per provare a salvare la situazione.
<<Alastor Moody?>> articolò Andrew Mcmarck, fissandola. Lei annuì piano. <<Lo conoscevo bene. Abbiamo lasciato il Ministero nello stesso anno. E’ morto un anno fa…>> continuò l’uomo, perplesso. Lo stomaco di Harry si strinse dolorosamente. Se lo Spiospecchio fosse stato inventato dopo la sua morte?
<<Ma certo…Lui sapeva bene cos’era. Credo ne possedesse uno portatile. E capisco perché ve ne abbia parlato, anche se di solito un Auror non rivela queste cose ai ragazzi in età scolastica. Vi avrà di certo dato ottimi consigli, immaginando a cosa sareste andati incontro nel vostro viaggio…Siete stati fortunati a conoscere un mago come lui >> concluse, convinto. Hermione respirò rumorosamente e lanciò a Harry un’occhiata severa, come a dire ‘Stai più attento’. Lui ricambiò articolando la parola “grazie” col labiale.
La lezione sui Detector Oscuri proseguì senza altri intoppi e allo scadere dell’ora fece il suo ingresso in aula la professoressa Hestia Jones. Come tutti i nuovi insegnanti si presentò e passò a spiegare quali sarebbero stati gli obiettivi finali delle sue materie. Il professor Mcmarck rimase con lei in classe, la ascoltò in silenzio, appoggiato alla cattedra e di tanto in tanto guardava fuori dalla finestra,dalla quale si potevano vedere le prime gocce di pioggia che cadevano pigramente. Hestia era vestita con un lungo abito nero e largo, i capelli sciolti sulle spalle, lunghissimi, si confondevano con la veste. Aveva addosso anche un bel mantello dello stesso colore con un largo bavero viola, piegato sulle spalle. All’occorrenza, probabilmente, sarebbe potuto diventare un utile cappuccio.
<<Le mie materie saranno principalmente teoriche, all’inizio>> disse, con voce forte e molto sicura. <<Forse questo ve le farà apparire piuttosto noiose; ma per invogliarvi a studiare e a impegnarvi, desidero farvi vedere dove svolgerete la parte pratica dei miei corsi e di quelli del professor Mcmarck>>. Aprì la porta dell’aula e l’uomo uscì. <<Seguitelo in fila e in silenzio, io sarò dietro di voi>>. Gli studenti si guardarono l’un l’altro e si alzarono dai banchi, obbedendo.
Giunsero alla Sala d’Ingresso e scesero nelle cantine, esattamente la parte opposta alle scale che portavano alla Casa di Serpeverde. Scesero una prima rampa di scale, arrivando in un corridoio con pochi quadri e due o tre lampade a olio accese. L’aria era così rarefatta, umida e densa da sembrare solida. Arrivati alla fine del corridoio il professore si fermò davanti alla grossa statua di un Gargoyle  e gli puntò contro la bacchetta. <<Coda di Rospo>> mormorò. La statua si spostò di lato, rivelando un passaggio segreto. Nessuno osò fiatare. Scesero ancora le scale, e arrivarono ad un enorme salone, che ricordava molto la vecchia Stanza delle Necessità nel periodo in cui Harry impartiva lezioni private e segretissime ai membri dell’Esercito di Silente: scaffali pieni di libri erano appoggiati alle imponenti pareti; in ogni angolo vi erano grossi armadi e sparsi per la sala c’erano degli strani manichini, gabbie di diverse dimensioni, alcune vuote e aperte, altre chiuse e coperte da dei teli scuri, scope appese ai muri, corde, cuscini adagiati su sedie, vetrine in cui si scorgevano ampolle piene di liquidi colorati e tante altre cose.
<<Questa è la Sala di Addestramento in cui si svolgeranno gran parte delle prove pratiche, ragazzi>> spiegò la professoressa Jones. <<La frequenza della parte pratica in questa Sala sarà obbligatoria per tutti voi, a meno che non siate costretti a rinunciare per incapacità fisica o morale, accertate medicalmente. Sarà invece facoltativa la scelta di partecipare all’allenamento nel luogo che vi mostreremo ora. Per favore, continuate a stare in fila e in silenzio>>. Andrew Mcmarck aprì  un’altra porticina in fondo alla Sala e gli studenti lo seguirono spalancando la bocca, quando giunsero in un campo esterno, che assomigliava ad una sorta di Foresta Proibita, ma con l’aggiunta di curiosi marchingegni sparsi ovunque, e percorsi segnati da strade costruite con pietre colorate. Ciò che c’era al di là della partenza di questi percorsi, cinque in tutto, era nascosto alla loro vista da alberi e cespugli. C’erano delle gradinate sulle quali probabilmente ci si poteva sedere ad osservare l’addestramento degli altri, e davanti agli spalti stavano dei grossi Spiospecchi. Alti e ovali, poggiati su delle ruote, avevano una vaga somiglianza con lo Specchio delle Brame che Harry vide durante il suo primo anno a Hogwarts nella Stanza delle Necessità. Gocciolava piano, ma nessuno sembrò farci caso. Erano tutti molto attenti alla lezione.
Il professor  Mcmarck li fece mettere in riga davanti a lui e  si schiarì la voce, Hestia si mise dietro lui ad ascoltare. Harry trovò che fossero molto affiatati.
<<Questo Campo di Addestramento è stato creato apposta per  allenare corpo e mente di chiunque intenda affrontare, un giorno, gli esami per diventare Auror>> spiegò l’insegnante, passeggiando in su e in giù davanti a loro, con le mani incrociate dietro la schiena, che tenevano la bacchetta. <<Ma è consentito l’ingresso anche a chi dimostri interesse verso questo genere di attività e voglia rinforzare il proprio spirito e il proprio fisico. Un Auror>>, aprì le braccia in un gesto ampio e li guardò uno per uno, soffermandosi per qualche attimo sulla figura di Harry, <<Deve possedere molte qualità, non esclusivamente magiche: velocità, destrezza, forza fisica, coraggio e intelligenza, non sono cose che si possono apprendere sui libri. Ma se uno ne possiede almeno in piccola parte, si possono allenare e sviluppare. Perciò…preparatevi a sudare, a sacrificare ore di libertà  e di riposo, perché chi non verrà ritenuto all’altezza già dalle prime lezioni, verrà escluso e non avrà possibilità di tornare. Sono stato sufficientemente chiaro?>>. Lo sguardo si fece più serio e cupo.
<<Ora statemi a sentire: non farò distinzione, tra Serpeverde, Tassorosso, Corvonero e Grifondoro, durante questi allenamenti, verrete mescolati e lavorerete insieme. Non fare quella faccia, signor Zabini, un Auror non deve fare distinzioni di nessun genere. Mi aspetto che, come minimo, possiate almeno evitare di scagliarvi fatture gli uni gli altri. Ora la professoressa Jones vi illustrerà alcune caratteristiche di questo luogo, affinché possiate affrontare le prove con un minimo di vantaggio>>. Hestia fece qualche passo avanti e iniziò a parlare.
<<I Percorsi sono diversi per difficoltà, posizione, lunghezza. Alcuni attraversano la Foresta Proibita, altri si addentrano in gallerie sotto il lago. Ci sono delle Controfatture molto potenti in ognuno di essi, affinché siate impossibilitati nella Smaterializzazione, nel lancio di Maledizioni Senza Perdono o altre fatture minori che scoprirete da soli.  In alcuni non è consentito tornare indietro: l’unico modo per uscirne è portare al compimento l’intero percorso. Vi allenerete con e senza l’uso della magia, per abituare i vostri sensi alla difesa in ogni situazione. La bacchetta non è sempre a portata di mano, potrebbe venirvi tolta, o rompersi>>. Harry strinse la sua bacchetta, al ricordo di quando gli  era stata spezzata. <<Potreste essere dei Senza Bacchetta>>. Lo sguardo di molti andò verso i tre ragazzi Senza Bacchetta presenti. <<Potreste non essere in grado di utilizzare Incantesimi di Difesa, per panico, o per dimenticanza…può succedere, quando si ha alle calcagna un nemico. E ora una piccola dimostrazione, giusto per intenderci>>. Hestia si avvicinò all’imbocco per il percorso numero uno, seguita dal professor Mcmarck. Tutti si affacciarono con curiosità, allungando il collo. I due insegnanti si misero uno davanti all’altra ed Hestia puntò la sua bacchetta contro il collega.
<<Avada…>>, urlò, con forza, con gli occhi che si facevano quasi cattivi. Gli studenti retrocessero, qualcuno gridò. <<…Kedavra!>>. Un flusso di energia verde partì dalla bacchetta della donna e si spense in uno scoppio, mentre la bacchetta le volava via di mano, come se fosse stata Disarmata. L’Anatema che Uccide non aveva prodotto risultati.
<<Visto?>> disse l’uomo, illeso e tranquillo, riuscendo dal percorso. <<Non c’è modo di utilizzare questo genere di incantesimi, è una prevenzione voluta dal Ministero e sono completamente d’accordo con questa decisione. Tuttavia, anche se le Maledizioni Senza Perdono non sortiscono effetti qui dentro, siete pregati di non utilizzarle per gioco: non credo di dovervi spiegare cosa succederebbe se per sbaglio le difese poste all’interno dei percorsi venissero rimosse. Anche se non penso che tra voi ci siano molti maghi o streghe con poteri talmente forti da riuscire a scagliare un Anatema che Uccide con successo, vi avviso che chiunque vorrà fare lo spiritoso farà perdere alla propria Casa ben cinquanta punti in un solo colpo, gli verrà tolta la possibilità di rimettere piede qui dentro e la sua ammissione agli esami di fine anno sarà discussa dall’intero Collegio dei Docenti, nonché dal Consiglio degli Anziani>>. L’ex Auror sembrò soddisfatto delle sue spiegazioni; fra gli studenti regnava un silenzio di tomba, ed era convinto di averli impressionati abbastanza con la dimostrazione.
<<Per oggi può bastare>>disse Hestia.<< Mercoledì faremo la nostra prima esercitazione. Dovrete venire a lezione con indosso  l’abbigliamento sportivo che vi è stato chiesto di acquistare, per facilitarvi le esercitazioni; quando sarete abbastanza abili non ci sarà bisogno di un vestiario particolare, ma dovrete essere in grado di affrontare i percorsi con qualsiasi cosa addosso, anche in abito da sera e tacchi a spillo. Non si sa mai quando potrebbe esservi necessario  difendervi…il male, si dice, non riposa mai…>>.
Niente di più vero, pensò Harry, mentre  gli tornava alla mente l’episodio in cui lui, Ron ed Hermione erano dovuti scappare dal matrimonio di Bill e Fleur all’improvviso, coi vestiti da cerimonia addosso e avevano dovuto affrontare due Mangiamorte in un lurido bar di Londra. Hermione aveva portato con sé nella sua borsetta di perline dei vestiti per potersi cambiare, ma lei era stata costretta a battersi con addosso uno scomodo abitino e delle scarpe che di certo non l’avevano agevolata.
<<Ehi, ti sei incantato?>> gli chiese Ron, dandogli uno spintone. Harry tornò bruscamente al presente. <<Se ti piace questo posto ti lasciamo qua, amico>>
<<Carino, ma preferisco la mia stanza in dormitorio, grazie>> rispose, incamminandosi insieme agli altri.
<<Prima giornata finita, ragazzi…e ho già un mucchio di compiti di Aritmanzia e Codici Antichi da fare!>> si lamentò Hermione. Ron la guardò storto.
<<Sì, come se non ti piacesse, fare compiti>>disse, di rimando.
<< Credo che farò un salto in biblioteca. Qualcuno vuole venire con me?>>domandò lei.
<<Certo, aspettami, vengo a tenerti la lampada a olio >> sibilò Pansy Parkinson, passandole affianco e sogghignando, seguita dalle sue compagne che risero a loro volta con malizia. Hermione voltò la faccia, seccata, ma non parve prendersela quanto Ron, che stava gonfiandosi come un rospo, pronto a ribattere.
<<Ron, per favore>> lo anticipò lei, mettendosi davanti al ragazzo e fermandolo, <<devi assolutamente ignorarla>> scandì, lentamente.
<<Quella…quella non è degna nemmeno di rivolgerti la parola>>borbottò.
<<I professori hanno chiesto cooperazione tra le Case, scatenare una lite tra prefetti non è il modo migliore per iniziare l’anno scolastico>> precisò, con diplomazia, controllando di avere in borsa abbastanza pergamene per tutti i compiti. <<Lasciala a godersi i suoi piccoli insulsi momenti di gloria tra quelle vacche totali che ha per amiche, perché saranno gli unici che avrà, nella vita>>. Harry rise, scuotendo la testa. Ron si lasciò trascinare da lui, e si calmò.
<<Ti faccio compagnia in biblioteca, se mi dai una mano con il tema di Babbanologia>> propose Ron.
<<Ti darò solo qualche indicazione, non di più>>rispose lei.
<<E mi correggerai gli errori?>>
<<Affare fatto…se tu però dopo mi interrogherai>>
<<Mentre scendete a compromessi io vado a fare una visita ad un amico>> li interruppe Harry, scoccando loro un’occhiata eloquente. Doveva incontrare gli Auror alla capanna di Hagrid. <<Se vedete Ginny, ditele che ci vediamo più tardi in sala comune>>
<<Oh, certo, Harry…Dammi i tuoi libri, te li tengo io. Saluta Hagrid da parte nostra>>disse Hermione, ricambiando l’occhiata, prendendogli i libri dalle braccia. <<Digli che andremo a trovarlo uno di questi giorni>>
<<E cerca di tenere per te tutte le altre cose che ci avrebbe detto Malocchio Moody…>>ironizzò Ron, dandogli una pacca nella schiena.
<<Sì…sarà il caso…>>mormorò Harry, uscendo dal portone. Si Mise il cappuccio del mantello sulla testa e li guardò dirigersi per le scale, prima di chiudere il portone e incamminarsi.
 In effetti era ancora presto. Aveva mezz’ora, prima che tutti gli Auror giungessero alla capanna di Hagrid. Decise di fare un giro  attorno alla scuola, per appurarsi che davvero tutto fosse come prima. Non rimase deluso: era tutto lì; il Platano Picchiatore, le serre di Erbologia, il campo da Quidditch. Passeggiò lentamente, godendosi tutto il paesaggio, come se lo stesse guardando per la prima volta, riempiendosi gli occhi di quella che aveva considerato casa sua dal momento in cui ci era entrato, a undici anni. Prese il sentiero che lo avrebbe portato nella parte più silenziosa del Parco, deciso a dare un saluto ai Caduti di Hogwarts, ripromettendosi di tornarci anche con gli altri, e si coprì meglio col cappuccio, infilando le mani nelle tasche della divisa scolastica.
Camminò sulla riva del lago, al riparo degli alberi, fino a giungere nei pressi in cui le croci maestose del Cimitero dei Caduti, circondato da una bassa recinzione, si ergevano in silenzio. Erano bianche e umide; la più grande –  quella di Silente –  al centro; una leggermente più bassa, quella di Piton, e le altre tutte attorno,  incastonate sul marmo bianco delle tombe, che spiccava come illuminato, rispetto ai colori della natura che circondava il luogo. Il cancelletto era aperto. Udì un fruscio e si fermò: qualcuno aveva avuto la sua stessa idea e lo aveva preceduto; era chino davanti alla tomba di Albus Silente, e dalla posizione in cui si trovava riusciva a scorgerne solo il mantello nero della divisa scolastica. Aveva il cappuccio calato sulla testa, e così di spalle, non si riusciva a capire chi fosse. Harry pensò di non disturbare. Anche lui avrebbe preferito stare solo, in un momento così. Ma la sua curiosità fu più forte e tirò fuori il Mantello dell’Invisibilità dal Mokessino che teneva sempre con sé, coprendosi velocemente. Più piano che potè, il rumore dei passi coperti dal gocciolare fitto, fece il giro del Cimitero, per trovarsi di fronte all’individuo curvo sulla tomba. La fronte era quasi appoggiata al marmo; non riuscì a vedere chi fosse, e solo quando lo studente si raddrizzò un poco, distinse i colori del Serpeverde sulla divisa. Più stupito che mai si avvicinò ancora. Ora poteva vedere a malapena le labbra e il naso. Poi la testa si curvò all’indietro, e comparve per intero il viso, rigato di lacrime e con un’espressione di profondo dolore, di Draco Malfoy, lo sguardo arrossato e gonfio. Singhiozzò, allungando le braccia sulla tomba, quasi a voler penetrare al suo interno e strinse gli occhi, sussurrando come una litania continua qualcosa che Harry non comprese subito. Col cuore in gola fece altri passi verso lui, e solo quando fu a pochi metri di distanza distinse le parole sommesse e disperate del ragazzo.
<<Perdonatemi…vi prego…perdonatemi tutti…>>. La fronte gli ricadde sul marmo e fu scosso da penosi singulti. Harry retrocesse. Ancora, ed ancora, fino ad allontanarsi tanto da non vederlo, né sentirlo più.(fine del 7° capitolo)



Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: MissMalfoy su 09 Febbraio 2010, 04:56:55 pm
Visto? Il mio Draco non ha MAI voluto fare quelle cose cry
L'ho sempre difeso fino alla fine il mio Serpeverde

ps.Fairy, se lo farai fidanzare, rendi la sua ragazza degna del suo nome cry niente Pansy, cotte x Hermione o Ginny o chissà cosa come ho letto in numerose FF :ma:


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Fairy su 09 Febbraio 2010, 05:19:48 pm
Visto? Il mio Draco non ha MAI voluto fare quelle cose cry
L'ho sempre difeso fino alla fine il mio Serpeverde

ps.Fairy, se lo farai fidanzare, rendi la sua ragazza degna del suo nome cry niente Pansy, cotte x Hermione o Ginny o chissà cosa come ho letto in numerose FF :ma:
Non so se potrò accontentarti...ma di certo non troverai qui dentro scene che fanno passare Hermione per una poco di buono e gli altri per dei depravati...detesto questo genere di cose.... :ma: La storia é quasi completa, e non intendo cambiare delle parti, quindi spero tu possa accontentarti di come la farò andare. Sorry!
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Cap. 8
I Cattivi presagi
"Siamo davvero nelle mani
 di un Destino?”
Draco Malfoy era sdraiato sul suo letto, le tende verdi tirate, per non essere disturbato, anche se in quel momento era solo. Divideva la sua stanza con Yan Shine, l’unico che avesse accettato di dormire nella stessa camera con un Senza Bacchetta.
Da quando Tiger era morto, la notte della Battaglia di Hogwarts, Goyle lo aveva accusato di non aver fatto niente per salvarlo e aveva rotto quella che loro avevano da sempre definito una forte amicizia. Lui e Nott erano stati sistemati nella stessa camera. Si isolavano spesso dal resto dei compagni, che li trattavano momentaneamente con fredda indifferenza. Qualche volta Pansy faceva la cordiale e si fermava a chiacchierare con loro, ma succedeva molto di rado. Pareva vergognarsi, quasi, di farsi vedere a dialogare con un Senza Bacchetta. Draco se n’era accorto, e nonostante la stizza iniziale che il suo Lato d’Ombra avvertisse per quel suo comportamento, il suo ristretto Lato di Luce elemosinava con bramosia quei brevi momenti, traendone un po’ di coraggio.
Yan entrò in camera e si tolse il mantello, appendendolo ad asciugare. Draco spostò una tenda e lo salutò con un cenno del mento.
<<Perché non eri in sala comune? Che ci fai, qui da solo?>> chiese, il ragazzo, poggiando i suoi libri sul comodino affianco al letto.
<<Niente>> rispose lui, asciutto, risdraiandosi.
<<E allora potevi scendere a farti una chiacchierata>>
<<Quante persone conosci disposte a fare una chiacchierata con me?>>
<<Be’, io non ho problemi a chiacchierare con te>>
<<Ma non eri in sala comune>>
<<E’ vero. Sono passato in biblioteca a prendere dei libri, e mi son fatto consigliare da una vera esperta, per scegliere quelli utili per il tema di Babbanologia>>
<<Madama Pince?>>
<<No. Hermione Granger>>. Draco fece un verso di disprezzo.
<<Non capisco ancora  perché a noi Senza Bacchetta la frequenza di questa stupida materia è stata messa come un obbligo! Vogliono recuperarci o portarci all’esaurimento?>> sbottò, rabbioso. Yan sedette sul letto e scosse la testa.
<<E’ ovvio che lo hanno fatto apposta per farvi imparare qualcosa sui Babbani e portarvi ad apprezzare ciò che fino a oggi avevate combattuto per conto di qualcun altro>>
<<S*******e!>> urlò, tirandosi su a sedere. Era livido di rabbia. <<Credi che facendomi studiare una materia su qualcosa che mi fa schifo per natura possa portarmi a smettere di vomitare ogni volta che se ne parla? Io dico che può solo enfatizzare la mia avversione per quella feccia!>>
<<Bada a come parli, Malfoy. Sono un prefetto>> disse Yan, serio, con uno sguardo indecifrabile. Sembrava infastidito.
<<Che c’è, sei un Mezzosangue, per caso?>> ribatté Draco, sarcastico.
<<No. Ma non condivido il tuo discorso, e non ho mai condiviso la fissa di molti Serpeverde col pallino del Sangue Puro. Hai un modo di pensare antico e retrogrado, a mio parere>>
<<La mia famiglia mi ha impartito un’educazione alla maniera antica. La migliore, a mio parere>>
<<Visto che ti è stata concessa la possibilità di lavarti di dosso quel tipo di educazione, potresti fare uno sforzo per dimostrare almeno la volontà di migliorare: come speri di collaborare con le altre Case  se la tua apertura mentale equivale a quella di un Troll di montagna?>>
<<Non ho nessuna intenzione di collaborare con le altre Case. Voglio solo sopravvivere a questo anno scolastico che mi è stato imposto, pena il carcere. Non devo spartire niente con nessuno, tantomeno con quelli delle altre Case>>. Si ributtò a letto e si girò dall’altra parte.
<<Bene. Quindi immagino che non ti serva aiuto per il tema di Babbanologia e che quindi non ti interessa dare uno sguardo ai libri che ho preso>>
<<Assolutamente no. Soprattutto ora che mi hai detto che son stati toccati da quella sporca Mezzo…>>
<<Bada a come parli!>>. La voce alterata di Yan lo fece sussultare. Si girò a guardarlo, accigliato. Era diventato paonazzo. <<Ti avviso: non tollero questo tipo di linguaggio>>intimò, più calmo. <<Ti sei spiegato molto bene. Chiudiamo l’argomento>>. Si rialzò e uscì di nuovo, sbattendo la porta.
Draco sbuffò. Era vero, doveva sforzarsi di mettere da parte orgoglio, vizi e tutto ciò che suo padre gli aveva insegnato, per non finire come lui. Non era semplice, soprattutto ora che non aveva più una guida. Non poteva nemmeno più contare sull’appoggio di un insegnante, come era capitato qualche anno prima: se il professor Piton non fosse morto…per quanto negli ultimi tempi si fossero scontrati spesso, la sua figura gli mancava, quanto e più di quella del padre. Cosa avrebbe dato per averlo lì, ora, tra le mura della scuola, come suo protettore…Gli occhi gli bruciarono di nuovo, come era capitato qualche ora prima nel Cimitero dei Caduti. Era stata la prima volta, che vedeva tutte quelle tombe, con le foto di compagni delle altre Case, e di professori che avevano provato a insegnargli qualcosa. Si era sentito sprofondare, e la sua coscienza gli era parsa ancora più sporca. Schiacciò la faccia nel cuscino e urlò, senza che nessuno potesse sentirlo. Poi qualcuno bussò alla porta. Saltò su in piedi, come una molla, per paura che fosse qualche Auror che veniva a dargli uno sguardo, come facevano spesso. Non voleva farsi trovare in quello stato.
<<Chi è?>>
<<Draco…Sono io…Sono Pansy. Posso entrare?>>. Il suo cuore ebbe un tuffo. Si guardò attorno, controllò che fosse in ordine e si sistemò i capelli.
<<Si…avanti>>. La porta si aprì e lei si affacciò, con fare lezioso.
<<Ciao…>>disse, sorridendogli. <<Ti va’ di scendere in sala comune? Fra poco andiamo a cena>>
<<Si…si, certo!>>. Quando era solo si chiedeva spesso se la serenità che la presenza di Pansy gli suscitava fosse reale o solo una sensazione apparente; era ancora innamorato di lei? Lo era mai stato, in fondo? Non lo sapeva. Si sentiva troppo confuso per capire, ma si lasciava trasportare volentieri, qualsiasi cosa fosse quel sentimento e, quasi sottomesso, non riusciva a dirle di no. Senza aggiungere altro, si infilò le scarpe affianco al letto e la seguì in sala comune.
Harry era appena entrato nella sala comune di Grifondoro, e cercava Ginny con lo sguardo. Non c’erano nemmeno Ron  e Hermione. Era tardi, perché fossero ancora in biblioteca. La sala era gremita di bambini che chiacchieravano allegramente e raccontavano la loro giornata agli amici.  Scorse Neville seduto ad uno dei tavolini, intento a fare qualche compito.
<<Ciao, Neville. Hai visto Ginny?>> chiese.
<<Ciao, Harry. Si, è salita nel dormitorio dei ragazzi poco fa, con Ron e Hermione, credo in camera tua e di Ron>> rispose lui, spostando un attimo la piuma d’aquila dalla pergamena. Harry lo ringraziò e fece le scale velocemente. Era ancora turbato da quello che aveva visto qualche ora prima nel Cimitero dei Caduti. Nemmeno la riunione con gli Auror, gli aveva fatto smettere di pensarci, e si era distratto più volte.
<<Harry, sei tra noi?>> gli aveva chiesto Hestia Jones, seduta affianco a lui, passandogli una mano davanti agli occhi. Harry si era riscosso e l’aveva guardata con un’espressione vacua che l’aveva fatta ridere. <<Sei molto distratto. Stai ancora pensando a quello che stavi per combinare in classe col professor Andrew?>>
<<Ehm. No. Sono solo un po’ stanco>> aveva risposto, vago. Hestia gli passò le pergamene che stavano visionando anche gli altri Auror e gli spiegò che si trattava degli ordini di Kingsley sui movimenti giornalieri da seguire durante quella prima settimana di scuola.
<<Tu devi solo comportarti da studente, naturalmente. Se c’è qualche mansione in più, Kingsley si farà sentire direttamente con te. Mi ha detto di farti sapere che per qualsiasi altra cosa puoi rivolgerti alla Mcgranitt e a me o agli altri Auror che sono a conoscenza del tuo vero ruolo qui dentro>>. Era gentile, e Harry trovava che fosse anche una bella donna. Ma non era a questo, che pensava, mentre saliva le scale del dormitorio maschile. Non vedeva l’ora di poterne parlare con gli altri. Aprì la porta, percorse l’anditino fino alla porta della stanza che divideva con Ron ed entrò. Ginny era sdraiata di fianco, sul letto di Harry, con Harnold accanto, Ron sedeva sul suo e per terra, seduta con le gambe incrociate sul tappeto c’era Hermione, che stava aprendo una strana scatolina di cristallo e legno.
<<Sei arrivato giusto in tempo>> gli disse lei, <<stavo mostrando una cosa a Ron e Ginny>>. Harry sedette vicino a Ginny e la salutò con un bacio.
<<Che hai, lì dentro? >>chiese, rivolto a Hermione, con poca curiosità, accarezzando i setosi capelli rossi della sua ragazza.
<<Passato una buona giornata?>>gli sussurrò Ginny, scrutando il suo sguardo assente. Lui annuì poco convincente.
<<Ho avuto il permesso dalla Mcgranitt di mostrarvela, solo perché siete voi>> spiegò Hermione, trattenendo quasi il fiato, quando finalmente estrasse dal cofanetto il ciondolo dorato sul quale tutti si chinarono. Anche la curiosità di Harry si era accesa all’improvviso, facendogli dimenticare per un po’ il motivo per cui si era sentito turbato fino ad allora. Ron emise un gemito, Ginny squittì sorpresa.
<<Una GiraTempo?>>urlò Harry, sgranando gli occhi.
<<Sì>> rispose Hermione, raggiante, mettendosela  al collo con cautela, <<la stessa che mi era stata prestata al terzo anno, e per lo stesso motivo>>continuò, bloccando sulle labbra di Ron qualsiasi domanda. <<Quando sono andata nell’ufficio della Preside, stamani, non pensavo di certo che questa fosse ancora ad Hogwarts…invece pare che Silente si fosse sempre “dimenticato” di restituirla al Ministero, e che sia rimasta a scuola, finché quest’estate la Mcgranitt non l’ha trovata, mentre risistemava l’ufficio. Nemmeno lei l’ha restituita, pensando che forse in futuro qualche altro studente ne potesse aver bisogno. Di certo non pensava a me>>. Ron balbettò qualche sillaba, cercando di formulare una frase.
<<Quindi, grazie a questa, seguirai tutti i corsi per cui hai fatto richiesta?>> lo anticipò Harry,prendendo il cofanetto di cristallo e legno dal grembo di Hermione.
<<Sì, tutti quanti. E ho potuto aggiungere anche Cura delle Creature Magiche>>
<<Cosa? Ma al sesto anno avevi mollato!>> esclamò Ron, quasi contrariato.
<<Lo so…ma lavorare al Ministero nell’ufficio per la Regolazione e Controllo delle Creature Magiche mi ha fatto venire il desiderio di conoscere meglio il settore. Non è meraviglioso?>>. Sembrava talmente contenta che Harry non potè non annuire e restituirle il sorriso.
<<Vedrai se ti sembrerà così meraviglioso, quando uscirai di zucca, stile strega Dissennata, per il troppo studio!>> replicò Ron, cupo.
<<Quest’anno è tutto diverso, Ron. Non essere tragico>> fece lei, infilando l’oggetto sotto il colletto della camicia.
<<E va’ bene…ma oltre a studiare, hai intenzione di passare qualche istante con me, quest’anno, o devo iniziare a far scorta di pergamene per inviarti qualche lettera via gufo, ogni tanto?>> ribatté.
<<Vivremo sotto lo stesso tetto, se non sbaglio…vuoi smetterla di esagerare?>> suggerì, con pazienza, senza smettere di sorridergli. Ginny, che fino a quel momento era rimasta in silenzio ad ascoltare, si drizzò a sedere, schiarendosi la voce.
<<Con quest’affare puoi tornare indietro nel tempo, allora?>> chiese, stringendo gli occhi. <<Insomma, se tu…se tu lo riportassi indietro fino alla notte della Battaglia di Hogwarts….>>. Hermione la bloccò, facendo un cenno di diniego con la testa.
<<la mia GiraTempo è una delle più piccole…non può andare indietro che di qualche ora soltanto>> spiegò, con sguardo dispiaciuto. Sapeva cosa aveva pensato Ginny: tornare indietro fino alla notte in cui Fred, Tonks, Lupin e tanti altri erano stati uccisi e cercare di modificare il passato, era una cosa che probabilmente avevano desiderato tutti loro. Ci fu un lungo attimo di silenzio, quasi imbarazzato. Parlare di morti faceva sempre uno strano effetto.  A Harry tornò in mente il Cimitero dei Caduti e il motivo per cui si era turbato.
<<Devo raccontarvi di una cosa che ho visto>> disse, e Ginny fu lieta del fatto che lui stesse rompendo il silenzio. Raccontò loro tutto, lasciandoli meditabondi per qualche minuto.
<<Malfoy che piange sulla tomba di Silente dopo aver tentato di assassinarlo…>>sussurrò Ginny, incredula.
<<Tutta scena! Forse sperava che qualcuno lo vedesse. E’ sempre stato un grande attore>> borbottò Ron, sdraiandosi sul suo letto e incrociando le braccia sotto la testa. <<Ricordate quando è stato ferito da Fierobecco?>>
<<Non era una scena, credetemi. Era davvero disperato>>precisò Harry, sicuro.
<<Be’, meglio che lo sia. Spero che si senta disperato per quanto campa>> aggiunse Ron, <<e che il cuore gli scoppi>>
<<Ron!>> esclamò Hermione, con un’espressione severa e un po’ scioccata.
<<E’ un doppiogiochista  falso e traditore, se lo meriterebbe>> replicò il ragazzo, affacciandosi a guardarla.
<<Dov’è finita la tua misericordia?>> chiese lei, scandalizzata.
<<Misericordia per Malfoy, Hermione?>> esclamò Ginny, con una risatina nervosa.
<<Che ingenua…lui non ne ha avuto per nessuno, mi pare, da quando lo conosciamo>>
<< Nemmeno per te>> incalzò Ron, con durezza tale da farla sussultare. <<Cos’ha fatto, per tirarci fuori dai guai, a casa dei suoi? E’ rimasto a guardare, e scommetto che si è anche divertito, mentre sua zia si sbizzarriva a…>>
<<Ronald, piantala>> sibilò Ginny, notando che Hermione rabbrividiva al ricordo.
<<Silente diceva che l’anima di Draco non era completamente passata dalla parte del male e fosse recuperabile>> disse Harry, pensoso. <<Kingsley pensa la stessa cosa, e anche molti Auror con cui lavoro. Tutte persone che hanno avuto quasi sempre ragione, da quando le conosciamo>>
<<Quindi anche tu pensi che si debba dimostrare un pochino di misericordia verso quel CATTIVELLO?>> chiese Ron.
<<Certo che lo pensa>> rispose Hermione, << Harry è un Auror e non può fare distinzioni tra Grifondoro, Serpeverde e…>>
<<No, non lo penso>> replicò Harry, interrompendola. Lei si zittì e tutti e tre lo guardarono fissi. <<Per quanto io mi sforzi di rimanere imparziale e cercare di essere comprensivo nei suoi confronti, non riesco a togliermi dalla testa tutto quello che a causa sua e della sua famiglia abbiamo passato. E’ tutto troppo fresco e troppo doloroso e per quanto mi riguarda può piangere sulla tomba di chi vuole fino a essiccarsi>>. Hermione tenne sulla faccia l’espressione scioccata ancora un po’, poi prese la saggia decisione di non ribattere e sospirò, mettendosi in piedi. Raccolse la scatola della GiraTempo dal letto e lisciò con la mano la gonna stropicciata.
<<Dove vai?>> domandò Ron.
<<E’ quasi ora di cena, vado a conservare la GiraTempo in dormitorio e scendo. Mi raccomando, non una parola con nessuno, okay?>>. Ginny si tirò su  e anche gli altri la seguirono.
Nell’andito che portava alla Sala Grande si riversarono molti studenti che andavano a cena. Hermione riconobbe Sally Silk, la nuova piccola Grifondoro. Camminava da sola, seguendo i compagni da lontano.
<<Sally>> la chiamò, allungando il passo verso lei. La bambina si voltò e quando riconobbe Hermione il suo sguardo ancora piuttosto spaesato si illuminò.
<<Hermione, ciao!>> esclamò, emozionata come sull’Espresso per Hogwarts. Qualche ragazzino della sua età si voltò a guardarle, stupito. Sally sgranò gli occhi, quando affianco a Hermione si fermarono anche Ron, Ginny e Harry.
<<Com’è andato il tuo primo giorno a Hogwarts?>>le chiese Hermione.
<<Benino…oh, è ancora tutto un po’ così…capisci?>> provò a spiegare lei, con un po’ di imbarazzo. Attorno a loro si era formato un cerchio di bambini, che li osservavano incantati.
<<Vedrai che tra qualche giorno ti sentirai come a casa>>la incoraggiò. <<Hai già fatto amicizia con qualcuno?>>
<<Veramente, da quando son partita da Londra, sei l’unica con cui ho scambiato qualche parola>> rispose Sally, timidamente.<<La mia compagna di stanza  conosce già delle coetanee e sta sempre con loro>>
<<Datti tempo. Nel mentre, permettimi di presentarti Ronald…>> disse, spostandosi e indicandolo. Il ragazzo allungò la mano e sorrise.
<<Molto piacere, Sally, chiamami Ron>>disse lui, con gli occhi rivolti all’ingresso della Sala Grande, dalla quale poteva vedere i tavoli ancora sforniti di cibo. Non voleva certo perdersi la prima portata.
<<…Lei è Ginny…>>continuò Hermione.
<<Ciao, Sally>>
<<…E conoscerai di certo Harry>> concluse, mentre Harry si chinava verso la ragazzina per stringerle la mano. Sally sorrise radiosa. I compagni della sua età la guardavano ammirati, come se le fosse stato concesso un grosso privilegio e Hermione sperò che fosse servito a procurare a Sally un po’ di attenzioni da parte loro. Ricordava fin troppo bene come fosse stato difficile trovarsi degli amici, al primo anno, e la sensazione di rifiuto che aveva percepito da molti, che la consideravano un’antipatica e insopportabile sotutto, le era rimasta nel cuore per molto tempo. Nemmeno Harry e Ron, l’avevano accettata subito; se non fosse stato per quel Troll di Montagna, nella notte di Halloween, forse non avrebbe mai stretto con loro veramente amicizia.
<<Ma che cosa sta succedendo qui? Perché non si riesce a passare? Sciò!>> borbottò una voce di donna, alle loro spalle, mentre la folla che aveva circondato Hermione e gli altri iniziava a disperdersi, per lasciar passare l’unica insegnante con cui  Harry  aveva sempre conversato con molta riluttanza. L’odore di sherry la precedette di pochi passi. <<Questi mocciosi del primo anno, sempre a creare disordini nei corridoi…Cosa…? Oh! Harry Potter!>> trillò, guardandolo con occhi enormi.
<<Professoressa Cooman…>>sussurrò lui, forzando un sorriso. Hermione fece un cenno a Sally, come a dire “ci vediamo dopo”, e la bambina seguì i compagni in Sala Grande.  
<<Signorina Granger, e la signorina e il Signor Weasley..! Inutile dirvi che avevo previsto tempo fa il vostro ritorno a Hogwarts, per quest’anno. Sapevo tutto, ma non sono stata ascoltata, come sempre>> disse, con sprezzo. <<Vi appropinquavate in mensa, nevvero? Oggi ho deciso di cenare con gli altri insegnanti, sotto insistenza della Preside. Dice che devo conoscere i nuovi professori. Sciocchezze!>> strinse le labbra e sollevò il mento con superiorità. <<Il mio Occhio Interiore mi porta a conoscenza di tutto e tutti. Ma agli ordini non si discute>>. Hermione, Ginny e Ron sogghignarono furtivamente, mentre Harry cercava di non contraddirla. <<Vi trovo in ottima forma fisica e mentale>> aggiunse, scrutandoli uno per uno con fare misterioso, stringendosi addosso gli scialli che aveva attorno alle spalle, <<A parte te, signorina Granger: avverto attorno alla tua persona un’aura negativa di particolare importanza, e sospetto che tu non stia affatto bene come credi, sai?>>. Gli occhi della professoressa si erano ridotti a due fessure che la fissavano come a volerle davvero leggere la mente.(To be continued)


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Vampirella magica su 09 Febbraio 2010, 06:10:36 pm
Cavolo, oggi hai postato parecchio! Sono molto indietro, ma non importa, per mia fortuna sono abbastanza veloce a leggere...

Sinceramente a me la FF con Draco innamorato di Hermione mi è piaciuta molto, ma i gusti son gusti... meglio Herm di Pansy... cumunque, sono sicura che come la posterai tu, Fairy, la storia mi piacerà 1 sacco...


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Fairy su 09 Febbraio 2010, 06:46:14 pm
Cavolo, oggi hai postato parecchio! Sono molto indietro, ma non importa, per mia fortuna sono abbastanza veloce a leggere...
Sto postando molto ora perché dovrò ferrmarmi per qualche giorno...parto. :(
Sinceramente a me la FF con Draco innamorato di Hermione mi è piaciuta molto
Anche a me... ;) era una alternativa caruccia. Però preferisco ancora di più la situazione in cui lui la trova interessante e lei continua a detestarlo.... ::)  Vado avanti.
(Seguito dell'8° capitolo)
<<Io sto benissimo, professoressa>> replicò Hermione, cercando di nascondere la stizza nella sua voce. La professoressa l’aveva sempre trovata antipatica, per il fatto che Hermione non trovava veridicità nella materia da lei insegnata  e non c’era molta stima reciproca.
<<Oh, questo è quello che credi, cara, ma il mio Occhio mi dice che non è esattamente così>>
<<Cosa vede, il suo Occhio?>> incalzò Ginny, incuriosita. Hermione le lanciò un’occhiata ardente.
<<Non è così semplice, mia cara…L’Occhio non agisce a comando; posso solo dirvi che avverto un pericolo incombere sulla sua testa; forse una malattia grave, o una sciagura…>>
<<Andiamo a cena?>> la interruppe Ron, con poco tatto, impaziente. Aveva appena notato le portate comparire sui tavoli e gli studenti stavano già riempiendosi i piatti.
<<Ti prego, cara, dopo la cena vieni nella mia Torre. Ti leggerò le carte, così potrai toglierti ogni dubbio>> mormorò la professoressa, con voce velata.
<<Le assicuro che non ho nessun dubbio, sul mio stato di salute>>replicò Hermione, con energia, spazientita.
<<Sei sempre stata così scettica, verso la nobile arte della chiaroveggenza…che peccato, una studente così ligia al dovere, e così ottusa di mente…>>. Lo sguardo impietosito dell’insegnante la infastidì al punto che Ron vide Hermione alzare gli occhi al cielo, senza nemmeno cercare di trattenersi.
<<Io non credo di essere affatto ottusa di mente, semplicemente non ho inclinazioni particolari verso la Divinazione>> ribatté, sempre più infastidita.
<<Cara ragazza, sminuire la tua chiusura mentale non ti aiuta ad avere nessun tipo di inclinazione. Rifiutare di conoscere la verità è un sintomo grave>>
<<Cos..? La verità? Ah!>>. La voce di Hermione si era fatta acuta e sprezzante. Gli altri la guardavano preoccupati, pensando che di lì a poco avrebbe potuto tirar fuori la bacchetta magica e lanciare qualche incantesimo alla Cooman. Invece sospirò per calmarsi e incrociò le braccia sul petto.
<<D’accordo: verrò nella sua Torre, così lei si toglierà ogni dubbio>> sbottò, superandola ed entrando in Sala Grande. La professoressa Cooman scosse la testa e fece schioccare la lingua più volte. << La sua poca sensibilità agli echi del futuro è sconcertante…D'altronde non tutti possiedono il Dono della Vista. Quella Lavanda Brown, invece, lei si che capiva la materia…>>. La donna avanzò fino alla Sala Grande, borbottando. Harry, Ginny e Ron la seguirono a distanza, ridacchiando.
<<A proposito di Lavanda, non si è riscritta a scuola; che fine ha fatto, lo sapete?>> domandò Harry, raggiungendo il tavolo di Grifondoro.
<<Per quanto ne so ha dato gli esami al Ministero, Calì dice che dopo la Battaglia di Hogwarts non ha più desiderato tornare qui>> spiegò Ginny, prendendo posto accanto a Hermione, che aveva già iniziato a mangiare.
<<Tutto bene? La Cooman vi ha svelato quale terribile sciagura mi attende? O ha predetto la morte di qualcun altro, mentre non c’ero?>> chiese, sarcastica.
<<Purtroppo no, quindi credo che lo scoprirai solo quando andrai a trovarla>> rispose Ron, addentando con passione il suo pollo arrosto.
<<Voi verrete con me,naturalmente>>
<<Non se ne parla. Sai quanto io sia poco incline a stare in sua compagnia…>>replicò Harry, assaggiando il contorno di verdure.
<<Non vorrete lasciarmi andare da sola da quella svitata impostora!>>
<<Perché hai accettato?>> la rimbeccò Ginny.
<<Avevo scelta?>>
<<Fofefi faffarla fife, Herfiofe…>>farfugliò Ron, con la bocca piena.
<<Dovevo lasciarla dire?>> si alterò Hermione, che si era abituata a capire il linguaggio di Ron mentre mangiava. <<Tu che avresti fatto, al mio posto?>>. Ron ingoiò, e si pulì la bocca sul tovagliolo.
<<Ormai la conosciamo, no? Predice la morte di uno studente tutti gli anni, e non muore mai nessuno…Al terzo anno aveva dato Harry per spacciato, ed eccolo qui. Stai al gioco e vivi serena>>. Dopo la A dell’ultima parola la bocca gli rimase aperta per accogliere la forchettata di arrosto che si era preparato mentre parlava.
<<Quindi non verrete…Bene. Sarò costretta a fare i miei compiti da sola, allora, d’ora in poi, senza poter aiutare nessuno…>> disse tranquilla.
<<Io non ho detto che non vengo! Certo che vengo!>> esclamò Ron, preoccupato. Harry e Ginny ridacchiarono, notando il sorrisetto di vittoria che increspava le labbra di Hermione.
La Torre nord in cui viveva la Cooman era raggiungibile tramite una botola rotonda posta sul soffitto del pianerottolo, alla fine di una stretta scala a chiocciola. Questa era già aperta ed era già comparsa l’argentata scaletta che li avrebbe condotti fin dentro. Hermione salì per prima, titubante e poco convinta, Ron le stette dietro, con l’aria di chi si è pentito di aver accettato.
La stanza era immersa in una penombra giallognola e l’aria tiepida era impregnata di un intenso profumo inebriante.
<<Professoressa…>>sussurrò Hermione, guardandosi attorno e avanzando con molta cautela. Sembrava non ci fosse nessuno.
<<Magari si è addormentata>> suggerì Ron. <<Perché non ce ne andiamo?>>. Le mise una mano sul braccio per riportarla verso la scaletta, ma voltandosi trasalì, facendo sussultare anche la ragazza.
<<Miei cari, siete già qui?>> mormorò, la voce velata della Cooman, la cui testa era spuntata dalla botola in quel momento. <<Prego, sedetevi, farò in un secondo>>. Hermione e Ron la videro portar via da un tavolino tondo, illuminato da una lampada, una serie di calici e bottiglie vuote di sherry. Si sedettero sulle poltrone davanti al tavolino e aspettarono che la donna arrivasse, con un mazzo di carte tra le mani.
<<E’ quasi impossibile non accorgersi di quanta negatività ti circondi, mia cara, bisogna essere proprio ciechi, sai…Scommetto che anche il signor Weasley lo ha notato, nevvero?>>. Lo sguardo enorme della donna lo fissò da dietro gli occhiali.
<<C-certo…>>balbettò lui. Il piede  di Hermione  si scontrò con forza contro il suo stinco, facendolo boccheggiare.
<<Allora, iniziamo, cara. Concentrati e scegli tre carte>>. Le aveva disposte sul tavolino dopo averle mescolate con molta cura. Hermione sbuffò piano, osservandone il dorso dorato che nascondeva le figure degli Arcani. Allungò la mano e indugiò su una carta, prima di scegliere quella affianco. La Cooman la spostò, senza voltarla, e aspettò che scegliesse le altre. Hermione fu svelta. Il profumo dolciastro che invadeva l’intera stanza stava iniziando a farle venire una leggera emicrania e non vedeva l’ora di andarsene.
<<Ecco, voltiamo la prima carta: Il Papa>> sussurrò la strega, stringendo gli occhi e portandosela vicino al volto. <<Io credo che ci sia  una persona, che da poco tempo è entrata nella tua vita, e protegge con energia ciò che fai>> spiegò, con vaghezza. <<Ha fatto in modo di allontanare da te qualche avversità e ti ha aiutato a ritrovare la serenità>>. Nonostante il suo proverbiale  scetticismo, Hermione si fece meditabonda e guardò Ron di sottecchi. Lui le sorrise. Forse pensava che le carte stessero parlando di lui, ma lei aveva tutt’altro nome, in testa: quello di Kingsley. La professoressa si accinse a voltare la seconda carta e scosse la testa con moderazione. <<L’Impiccato. Peccato, avevamo iniziato bene, ma ora…>>
<<Cosa pensa che significhi?>>chiese lei, nervosa.
<<Se tu non avessi abbandonato Divinazione lo sapresti. In realtà è una carta dai molteplici aspetti, e in certi casi non del tutto negativa; ma nel tuo caso, mia cara, credo che significhi che sarai sottoposta a molti sacrifici e la tua vita si troverà spesso in bilico su un sottilissimo filo. Inoltre leggo con chiarezza che il tuo è un martirio continuo a causa dell’ignoranza altrui, e molti tuoi sforzi sono e rimarranno soltanto un’utopia. Ciò che ami, in effetti non ha lo stesso amore verso di te…>>. Hermione strinse gli occhi, fissando la carta con timore. Ron guardava il vuoto, perplesso. La terza carta venne voltata. La professoressa si agitò sulla poltrona. <<Sempre peggio, cara, come immaginavo: Il Matto>>. La ragazza sospirò rumorosamente, scrutando il disegno dell’ Arcano. <<Vedi? Questo è il segno dell’ambiguità. Può essere qualsiasi cosa, come nessuna cosa. La tua bontà di cuore confina con una smisurata ingenuità che potrebbe portarti a commettere gravi ed irreparabili errori, e quindi a farti vivere situazioni insopportabili e molti istanti drammatici. Dovrai fare molti sforzi per non lasciarti andare e non abbandonarti al flusso negativo degli eventi, perché Il Matto allude sostanzialmente ad uno stato di incapacità, un vagare della mente, un’incoscienza momentanea che può portarti alla rovina. Il pericolo è nell’aria>>. La voce strozzata della donna venne coperta da quella di Hermione.
<<La mia mente non vaga e non sono né un’ingenua, né un’incosciente!>> esclamò, un po’ indignata. Aveva immaginato che andando da lei non poteva che sentire un mucchio di sciocchezze senza senso, ma ora iniziava a stancarsi davvero, sentendosi insultata.
<<Se ne sei convinta, non posso certo farti cambiare idea…Ma ora continuiamo, se non ti dispiace. Volterò una carta per te>>. La  strega passò in rassegna le carte rimaste e ne prese una. Prima di voltarla chiuse gli occhi e farfugliò qualcosa a denti stretti. La poggiò sul tavolino nello stesso momento in cui aprì di nuovo gli occhi e trasalì sonoramente, facendo traballare il mobile di legno. <<Il…il Diavolo, cara. Ecco. Quello che temevo>>. La voce della donna tremava incontrollabile e tesa.
<<Che vuol dire?>> domandò Ron, con la fronte aggrottata.
<< Malattia; fatalità; violenza…>>. Ron gemette.
<<Io sto benissimo…e violenza, in che senso…?>> chiese Hermione, confusa.
<<La comparsa del Diavolo, nelle tue carte, è l’inconfondibile presenza del Male, di inimicizia nei tuoi confronti. La tua persona è fatta oggetto di intenzioni malevole da parte di qualcuno>>
<<Da chi?>> incalzò Ron, sporgendosi in avanti. Hermione era sicura di non avere veri e propri nemici pericolosi, non fuori dalle mura di Azkaban, almeno.
<<Le carte non lo dicono>> sibilò la professoressa. << Dovrai dare attenzione perché cospireranno contro la realizzazione dei tuoi progetti, per questo dovrai valutare accuratamente le tue decisioni. La tua magia non potrà essere usata per attaccare, in quel caso, ma solo per difendere e proteggere>>. Il tono drammatico della Cooman stava prendendo il sopravvento sul buonsenso di Hermione, che aveva l’aria turbata. Guardò l’insegnate e per qualche istante si fissarono, senza dire nulla.
<<Professoressa…Come…come finirà? Insomma, concludendo…>> balbettò la ragazza, giungendo le mani e poggiandole sul tavolo.
<<Vediamo, cara…oltre al fatto che suppongo tu passerai gran parte dell’ anno scolastico in infermeria…ti informo subito…>>. La donna impiegò più di un esasperante mezzo minuto, prima di poggiare due dita sull’ultima carta che avrebbe scoperto. Quando lo fece strabuzzò gli occhi e gridò, alzandosi e facendo cadere il tavolino, dal quale volarono a terra tutte le carte. Hermione e Ron erano in piedi e la guardavano spaventati, come se fosse impazzita. Ron, in un inconscio gesto di protezione, aveva messo le mani sulle spalle di Hermione, che si era svincolata piano e si era chinata a raccogliere la carta che la Cooman aveva lasciato andare dopo averla voltata. Guardò la carta, poi la donna.
<<Che significato ha la Torre, professoressa?>> chiese, quasi sotto voce. Ron la sentì respirare velocemente.
<<Mia…mia cara…cara ragazza…>>farfugliò la strega, poggiandosi alla poltrona e portandosi le mani al petto.
<<Cosa vuol dire?>> ripeté Hermione, a voce più alta, mostrandogliela. La donna nascose gli occhi dietro le mani e scosse la testa, gemendo. Poi parve tornare in sé e si accostò a Hermione, prendendole l’Arcano dalle mani.
<<E’ una delle carte più negative…esprime…esprime immensa catastrofe, cataclisma, punizione…>>. Hermione rabbrividì, facendo un passo indietro. <<Fallimento…di-disgrazia….rovina…>>. La donna sembrava sull’orlo di una crisi.<<…brutta fine delle speranze, nonché degli sforzi…mia cara…autodistruzione…e in molti…moltissimi casi….Morte…>>
<<Buona notte, professoressa Cooman>> mormorò Hermione, con un misto di indignazione e paura, girando sui tacchi e raggiungendo la botola con pochi lunghi passi.
<<Mi…mi spiace tanto…>>piagnucolò la professoressa, portandosi la carta sul cuore e stringendo le labbra. Ron salutò con un cenno, sgomento, e la seguì sulla scaletta.
<<Hermione…>> chiamò, provando a starle dietro. Lei accelerò. <<Hermione!>>. La ragazza iniziò a correre per l’andito e sparì alla sua vista, lasciandolo solo. (Fine dell'8° capitolo)


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: MissMalfoy su 09 Febbraio 2010, 08:58:44 pm
Sto postando molto ora perché dovrò ferrmarmi per qualche giorno...parto. :(Anche a me... ;) era una alternativa caruccia. Però preferisco ancora di più la situazione in cui lui la trova interessante e lei continua a detestarlo.... ::) 
cosa odono le mie orecchie T_T
Non so se potrò accontentarti...ma di certo non troverai qui dentro scene che fanno passare Hermione per una poco di buono e gli altri per dei depravati...detesto questo genere di cose.... :ma: La storia é quasi completa, e non intendo cambiare delle parti, quindi spero tu possa accontentarti di come la farò andare. Sorry!
Certo Fairy ma tu puoi scrivere la storia come vuoi io non ti sto dicendo nulla, il mio era un tono scherzoso ;)
Ormai come va va perchè sono abituata a leggere di gente che fa di Draco ciò che vuole T_T ma so che TU hai fatto un buon lavoro perchè hai scritto DAVVERO una bella FanFiction ;)
Non vedo l'ora di leggere il seguito ghh

ps.c'è una certa parolina, detta da Draco, s******** ;) meglio mettere gli asterischi per attenersi al regolamento del forum :-)

continua così :-*


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: King Harry su 09 Febbraio 2010, 10:13:25 pm
Vogliamo il seguito hehe


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Fairy su 09 Febbraio 2010, 10:58:47 pm
Certo Fairy ma tu puoi scrivere la storia come vuoi io non ti sto dicendo nulla, il mio era un tono scherzoso ;)
Anch'io cercavo mortificata di giustificarmi, il mio tono era molto supplichevole, credimi...so cosa significa, quando ti piace un personaggio, lo immagini in un certo modo e invece viene plasmato male dagli altri... :-[
Ah, e grazie per avermi ricordato della parolina!!!  :P E' l'unica in tutta la fan fiction, e mi sembrava ci stesse bene detta da lui...ma ragionevolmente qui non dobbiamo farla apparire... ;) corretta!
(http://i50.tinypic.com/sb7cqr.jpg)
Cap.9
Coincidenze sospette
“E se non fosse solo
Un caso?”
Quando Ron era riuscito a raggiungerla erano quasi giunti davanti al ritratto della Signora Grassa.
<<Ti vuoi fermare un attimo, dannazione?>> le aveva urlato. Lei si era finalmente fermata ad aspettarlo, con gli occhi rivolti ai propri piedi. << Non avrai dato retta alle sciocchezze che ha detto?>>le chiese, cercando di incrociare i suoi occhi. << Son le stesse che prevede per uno studente diverso tutti gli anni, lo sai>>. Hermione sollevò il viso e lui vi lesse fastidio e disagio.
<< Non credo ad una sola parola, delle buffonate che ha detto>> assicurò. <<Non è stata nemmeno varia, tra l’altro. Solo che…sentirle in questo modo fa un certo effetto. Volevo solo allontanarmi il più possibile da lei…non la sopporto. Credo che mi odi,e ha detto quelle cose solo per spaventarmi>>
<<Non ti odia, Herm>> fece lui, scuotendo la testa e poggiandole le mani sulle braccia. <<Magari le stai…giusto un pochino antipatica. L’hai impermalita fin da quando hai sminuito la sua materia, al terzo anno, che cosa pretendi? Dai>> disse, cingendole le spalle, << raggiungiamo gli altri, così glielo raccontiamo e si fanno due risate>>. Ron pronunciò la parola d’ordine e il ritratto si aprì per lasciarli passare. Ginny e Harry sedevano sul divano davanti al fuoco, accoccolati l’uno vicino all’altra ad aspettarli, con la Gazzetta della Sera tra le mani. Hermione raccontò loro tutto quanto, ma stranamente non riuscì a far ridere nessuno dei due. Ginny, in particolare, sembrava sconcertata.
<<E’ tremenda. Come hai fatto a resistere fino alla fine?>> disse, disgustata.
<<Davvero è saltata fuori la Torre? Ne sei proprio sicura? Non hai raccolto per sbaglio la carta sbagliata, quando le è caduta?>> domandò Harry, particolarmente  interessato.
<<Ne sono certa, Harry. E poi, se non fosse stata quella carta, non avrebbe gridato come una forsennata, buttando tutto all’aria in modo istrionico…>>. La imitò, facendo ridere Ron. Harry fissò le fiamme del fuoco e tra i suoi ricordi si fece spazio la carta della Torre che la Cooman gli aveva fatto vedere qualche anno fa in un corridoio di Hogwarts, e pensò a come in quel momento lui non gli avesse dato peso. La professoressa pensava che un grave pericolo incombeva, allora. Che fosse stata una coincidenza o no, qualche ora dopo i Mangiamorte erano riusciti ad entrare nel castello, aiutati da Malfoy, e Albus Silente era stato ucciso. Quando si riscosse, guardando Hermione con aria preoccupata, loro avevano già cambiato argomento. Parlavano di Quidditch, e degli allenamenti che sarebbero iniziati a fine settimana.
<<Hermione, devi stare attenta>>suggerì, interrompendoli, terribilmente serio. Ginny, Ron e Hermione si zittirono e lo fissarono perplessi. <<La Cooman sarà anche stravagante e ammetto che spesso non è attendibile, ma non sottovalutare troppo tutto quello che ti ha detto>>. Hermione sollevò un sopraciglio.
<<Detto da te, che eri il suo Oggetto preferito, suona molto strano…quante volte ti ha predetto la morte?>> chiese, ironica.
<<Stai tralasciando un particolare importante, però>>
<<Quale?>>
<<La professoressa Cooman è l’artefice della Profezia che riguardava me e Voldemort e, come dire…ci ha azzeccato, in un certo senso>>. Harry la vide perdere colore velocemente e si pentì di averlo detto. Forse sarebbe stato meglio lasciare che non le credesse e basta.
<<Oh, andiamo, Harry, la lettura delle carte è molto diversa da una vera e propria Profezia>> sbuffò Ron. <<Un po’ come la lettura dei fondi di té, no? Lasciano molto alla libera interpretazione>>
<<Senza contare>> riprese Hermione, che cercava in ogni modo di dar torto alla professoressa, <<che il mazzo che utilizza è sempre lo stesso, e ormai riconoscerà le carte anche se sono coperte. Scommetto che ha lasciato quella carta infausta per ultima apposta!>>. Harry non insistette e l’argomento cadde. Non ne parlarono più, e col poco tempo che rimase loro per chiacchierare, e fare qualsiasi altra cosa al di fuori dei compiti, per qualche giorno dimenticarono quasi l’episodio.
Trascorsero così gli ultimi giorni di settembre e iniziò un freddo e ventoso ottobre, intervallato da giornate di pioggia scrosciante e altre di calma autunnale, nelle quali ebbero la possibilità di frequentare tutti i corsi scelti e conoscere meglio gli insegnanti. Scoprirono quanto fosse noioso il nuovo insegnante di Trasfigurazione, quanto fossero interessanti le lezioni del professor Mckmarck e quelle della professoressa Jones, e trovarono che gli allenamenti nella Sala speciale fossero molto simili alle lezioni che Harry aveva impartito agli studenti nella Stanza delle Necessità ai tempi dell’Esercito di Silente. Harry aveva riunioni settimanali con gli Auror di pattuglia, e il suo compito, noioso ma non pesante, era quello di pattugliare i corridoi, per qualche ora durante la sera, a turno con altri Auror, coperto dal suo Mantello dell’invisibilità; una volta la Torre di Grifondoro, in cui non capitava mai niente di particolare, una sera quella di Corvonero, certe volte,  ma molto raramente, i sotterranei di Serpeverde e altre quello di Tassorosso.
Hagrid fu molto lieto di avere Hermione tra i suoi corsisti e quando andavano a trovarlo passava  metà del tempo a chiacchierare solo con lei, per organizzare le lezioni, ottenendo sempre utili suggerimenti dalla ragazza. Benché sembrasse che i corsi scelti da Ron e Harry fossero più che sufficienti per occuparsi tutto il tempo, comprese le ore buche, Hermione fu capace di frequentare i due corsi in più senza troppa fatica, grazie alla GiraTempo che la Mcgranitt le aveva prestato. Girava per il castello carica di libri, tra la Sala Grande, la sala comune e la biblioteca, gli impegni segnati dal tintinnare del suo Orologico da polso, e Harry e Ginny non poterono fare a meno di notare la sicurezza con la quale si muoveva, una sicurezza che non aveva più avuto da molto tempo. A differenza di Ron, che invece sembrava seccato dal fatto che avevano poco tempo per stare insieme “senza quegli stupidi libri sotto gli occhi a fare da terzo incomodo”,e non dava molta importanza al lieve cambiamento di Hermione.
<<Ma non vedi come è più tranquilla, da quando siamo a scuola? Lasciala in pace>>lo rimproverò Ginny, quel sabato, mentre tornavano dagli allenamenti di Quidditch assieme a Harry. Quella era di certo la parte più divertente del suo incarico da Auror Segreto a Hogwarts. Il tempo era peggiorato ed erano umidicci e infreddoliti.
<<Ma non fa altro che studiare, studiare, e studiare…e sembra che non le basti, perché ha preso un volantino dalla bacheca in cui c’è scritto che Madama Chips terrà un corso di Primo Soccorso Magico, per chi fosse interessato, e secondo te come finirà? Che seguirà anche quello, e io potrò vederla giusto per i pasti>>
<<Ognuno ha le sue passioni, Ron. Se studiare la fa star bene…>> disse Harry, appoggiando Ginny.
<<Oh, certo…vedrai in prossimità degli esami, come starà bene>>. Harry si fermò e lo guardò con un sorriso beffardo.
<<Perché ti lamenti di quanto studia e poi le chiedi aiuto per i tuoi compiti? Quando deve suggerirti non ti da’ fastidio che lei sia informata e possa darti una mano>>. Ron arrossì.
<<Okay, però potrebbe almeno smettere di sferruzzare berretti per gli elfi, mentre sediamo in sala comune da soli…>>
<<Su questo posso darti ragione…Ma cosa ne fa? Non l’ho più vista nasconderli tra le cartacce come faceva sempre per farli trovare  agli elfi incauti>>
<<Non chiederlo a me. Ogni tanto tira fuori l’argomento C.R.E.P.A., dicendo che lo vuole ufficializzare  al Ministero come associazione benefica, ma non so che altro dirti>>. Harry e Ginny risero.  Avevano raggiunto la sala comune, gremita di gente. Molti studenti erano chini sui tavolini a finire dei compiti e a studiacchiare, altri chiacchieravano allegramente sulle poltroncine, qualcuno giocava a Gobbiglie o a scacchi dei Maghi, una coppia di bambini del secondo anno stavano scambiandosi delle figurine vinte nelle Cioccorane. Videro Calì conversare con Neville poco distanti da loro, e Hermione, seduta al tavolino coi cinque bambini del primo anno, intenti a guardarla mischiare degli ingredienti in un piccolo calderone di rame, mentre spiegava loro alcune cose. Attorno al calderone c’erano varie provette, calici di vetro con misture e liquidi strani, barattolini colorati. I ragazzini pendevano dalle sue labbra. Sally Silk non smetteva di fissarle il volto, e a Harry tornò in mente la statua dell’elfo domestico posta all’ingresso del Ministero rivolta alla statua della strega. Aveva la stessa espressione adorante.
<<Ci manca solo che faccia lezioni private ai nanerottoli, ora>>commentò Ron, poggiando la scopa alla parete, imitato da Harry e Ginny.
<<Perché non la finisci, Ron? Mentre lei era qui, da sola, tu ti stavi divertendo agli allenamenti di Quidditch; devi lamentarti proprio di tutto quello che fa?>> sbottò Ginny, piantando le mani sui fianchi.
<<Dicevo tanto per dire>> replicò lui,  a bassa voce. Hermione li vide e sorrise, salutando con la mano. Poi si alzò, puntò la bacchetta contro il calderone e fece sparire il contenuto.
<<Mi raccomando, non provatelo da soli, e non lasciate in giro gli ingredienti>> disse e si congedò dal tavolo dei bambini, che la seguirono con lo sguardo finché non raggiunse gli altri.
<<Già finiti, gli allenamenti? Com’è andata?>> chiese, avvicinandosi a Ron e sollevandosi sulle punte dei piedi per dargli un bacio.
<<Bene, direi. La squadra è praticamente composta dagli stessi elementi di due anni fa>> rispose Harry. <<Ora però sono tutti più grandi, più forti, più veloci… dovresti vedere Ron: ha fatto certe parate…>>
<<Oh, sono un po’ arrugginito, a dire il vero>> fece lui, provando a fare il modesto, ma aveva gonfiato il petto, orgoglioso.
<<Davvero? Ai prossimi allenamenti verrò a vedervi, allora. Sono curiosa>>
<<Sicura di averne il tempo?>> la stuzzicò lui.
<<Sei incorreggibile, Ronald>> mormorò Ginny. <<Vado a cambiarmi>>. Dean e Seamus entrarono in sala comune ridendo sguaiatamente, agitando una grossa bottiglia verde scuro, che aveva tutta l’aria di non essere l’acqua minerale  descritta dall’etichetta.
<<Ehi, gente! Solo per chi è maggiorenne, naturalmente…qualcuno vuole un aperitivo?>> chiese Dean, a voce alta.
<<Dobbiamo festeggiare>> aggiunse Seamus, poggiando la bottiglia sul tavolino in cui i ragazzini del primo anno studiavano Pozioni. <<Coraggio, piccoletti, via di qua, ci serve il tavolo>>
<<Che cosa festeggiate?>> chiese Ron, ignorando l’occhiata di rimprovero che Hermione stava dando al ragazzo per aver cacciato i bambini.
<<Otto anni di amicizia>> rispose Dean, dando una pacca alla spalla di Seamus. Fece apparire dei calici sul tavolino e agitò la bottiglia, dopodichè la stappò e iniziò a versarne il contenuto. Seamus prese a distribuire i calici.
<<Harry, Ron, forza: anche voi. Hermione, dai…Un brindisi assieme a noi!>>li incoraggiò Dean, facendo loro cenno di avvicinarsi.
<<Ma che cos’è?>>chiese lei, titubante.
<<Il miglior idromele di Madama Rosmerta, tesoro>>rispose lui che, dai modi,sembrava aver già assaggiato la bevanda. Ron lo guardò torvo.
<<E’ proibito portare al castello bevande alcoliche>>replicò Hermione, con un’espressione tutta sua.
<<Ma questa è acqua minerale>> disse Seamus, ridendo, mostrando l’etichetta. Avevano imbrogliato mastro Gazza col solito vecchio trucco. Diede un calice pieno a Harry e ne passò uno a Ron. Si girò verso il tavolo, cercando un altro calice da dare a lei.
<<Ma son finiti? >>chiese a Dean. Il ragazzo si sporse sul tavolino, ne prese uno di quelli che avevano i bambini e lo riempì fino all’orlo. Glielo spinse tra le mani e si allontanò per salire in piedi su una poltrona. Seamus lo raggiunse e salì assieme a lui.
<< Agli amici più cari!>> urlò Dean, sollevando il braccio. I calici vennero spinti in alto e ci fu un gran chiasso. Harry guardò Ron e gli avvicinò il proprio calice, Hermione fissava il suo con molta riluttanza.
<< E’ solo un brindisi >>sussurrò Harry, divertito dal suo cipiglio. <<Anche la nostra amicizia, dura da otto anni, non è una cattiva idea, festeggiare>>. Lei strinse le labbra, poi sorrise, accondiscendendo. Avvicinò il suo calice e lo fece tintinnare contro quello degli altri.
<<Alla nostra amicizia, allora>> mormorò. Bevvero e risero di Dean e Seamus che saltellavano sulla poltrona.
<<Quei due devono esseri scolati qualcos’ altro, prima di questo idromele>>intimò Ron.
<<Se la Mcgranitt li vedesse…>> sussurrò Hermione. <<Però non abbiamo aspettato Ginny!>>
<<Hai ragione!>> Esclamò Harry. <<facciamo così: tienici i bicchieri da parte, io e Ron andiamo a toglierci questa divisa sportiva e quando torniamo facciamo un altro brindisi con lei>>. La lasciarono in sala comune e fecero a grandi passi la scalinata che portava ai dormitori maschili.
<<Domani andiamo a Hogsmeade anche noi, eh? Ho voglia di fare un giro da Zonco, e di assaggiare qualche nuovo dolce da Mielandia>>disse Ron, sfilandosi il pesante maglione della divisa da Quidditch e buttandolo su una sedia al lato del letto.
<<Perché no? E’ un secolo, che non facciamo una gita>>rispose Harry, eccitato all’idea di una giornata tutta per loro. <<or che siamo maggiorenni possiamo uscire dal Castello agli orari consentiti senza problemi>>
<<Dopo chiediamo alle ragazze. Tu puoi lasciare il castello, giusto?>>
<<Devo comportarmi come uno studente normale, quindi sì, ovviamente>>. Presero i loro mantelli e scesero di nuovo in sala comune, cercando Hermione e Ginny con lo sguardo, ma non le videro. Molti studenti stavano già  scendendo per cena.
<<Forse Hermione è salita in dormitorio a chiamare Ginny>> ipotizzò Harry, lanciando un’occhiata alla scala.
<<Ehi, che fine ha fatto la mia scopa?>> esclamò Ron. Appoggiate alla parete c’erano solo quella di Ginny e quella di Harry.
<<L’ha presa Hermione>> rispose Dean, allegramente, bevendo un altro sorso di idromele. <<Ha detto che aveva un’improvvisa voglia di provare una Finta Wronsky>>. Ron e Harry si guardarono con aria stolida. Era davvero molto improbabile, dato che Hermione non aveva mai volato troppo volentieri, ancor meno era attirata dal Quidditch.
<<Non dire idiozie. Dai, dov’è, la mia scopa?>> ripeté Ron. <<E che fine ha fatto Hermione?>>. Ginny comparve in quel momento, senza di lei.
<<Hai visto Hermione, Ginny?>> chiese Ron.
<<Non era con voi?>> chiese la ragazza, aggrottando la fronte.
<<Per la barba di Merlino!>> brontolò un bambino del primo anno, cercando qualcosa sul tavolino in cui poco prima era seduto coi suoi compagni, <<ma chi accidenti ha fatto sparire il mio Succo Zuccoraggioso alla Zucca? Era in un calice qui sopra…>>. Harry elencò mentalmente gli effetti collaterali della bevanda creata da George Weasley l’estate prima, e il suo cuore perse un colpo: …fa scomparire temporaneamente il senso della paura. Avvertimenti: mischiata con bevande alcoliche causa eccesso di sicurezza, sconfinamento nell’imprudenza, perdita del senso della misura, in alcuni casi confusione e testa calda…” D’un tratto gli venne un dubbio atroce.
<<Dean, hai preso i calici da quel tavolino?>> chiese, serio.
<<Certo, gli ho fatti comparire io>> rispose il ragazzo, brindando ancora con Seamus. <<Ne vuoi un altro po’?>>
<<Non gli hai fatti comparire tutti tu…Sei sicuro che Hermione abbia preso quella scopa e sia uscita?>> incalzò, agitato.
<<L’ho vista anch’io, Harry>> rispose Calì, dal divano. <<Sì, è uscita con la scopa tra le mani, ma non so perché>>
<<Corri, Ron…potrebbe fare qualche sciocchezza>> disse Harry, afferrando la sua scopa e passandogli quella di Ginny.
<<Ma…cosa…>>balbettò Ron, senza capire.
<<Forse a Hermione è stato dato un Succo Trucco Weasley misto a idromele per sbaglio. Corri>>.(to be continued)


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: MissMalfoy su 10 Febbraio 2010, 02:09:05 pm
Oddio povera Hermione xD


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Vampirella magica su 10 Febbraio 2010, 03:24:16 pm
Allora, ieri sera, in 3 ore, mi sono messa in pari con la lettura, almeno fino al mio ultimo post...
E devo rinnovarti i miei complimenti: è Meravigliosa... anche se alcune volte non riesco bene a capire chi è che parla...

Quand'è che parti, di preciso? Tanto x farmi 1 idea....

Aspetto con ansia il seguito!


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Fairy su 10 Febbraio 2010, 04:17:42 pm
anche se alcune volte non riesco bene a capire chi è che parla...

Mi fai capire esatamente dove? O_o può essere che io abbia tralasciato delle frasi...e magari non si capisce per quello!!
Parto venerdì...per tr giorni di sicuro non potrò pubblicare nula, poi si vedrà...
ecco perché cerco di postarne il più possibile! ;)

(seguito al 9° capitolo)
Si precipitarono fuori dalla sala comune, seguiti da Ginny, che non  aveva capito niente, ma si era talmente allarmata che non aveva fatto domande. Sulle scale incontrarono Pix, il Poltergeist , che rideva a crepapelle.
<<Ehi, anche voi fuori per un giretto prima di cena?>> Chiese, ironico. << Posso venire con voi? La Nata Babbana non mi ha voluto…>>
<<Dov’è andata, Pix?>> chiese Harry.
<<E’ appena uscita dal portone. Ha detto che si stava annoiando e voleva fare qualcosa di diverso dal solito…>>
<<Perché non l’hai fermata? E non c’è un Auror di guardia al portone?>> urlò Ron.
<<Niente Auror! Io ho provato, ho provato…mi ha lanciato queste, in omaggio!>>. Lanciò loro addosso due scarpe, che riconobbero per quelle di Hermione. Ron le raccolse interdetto, le legò al manico di scopa, e riprese a correre giù per la scala, seguito dagli altri. Appena raggiunsero il portone esterno trovarono due calzini bianchi, abbandonati sui gradini; salirono sulle scope – Ginny con Harry – e presero quota per cercarla.
<<Vuoi spiegarmi, ora, per favore?>> urlò Ginny, sopra il suono del vento. Harry le raccontò velocemente quello che pensava fosse successo, senza smettere di cercare. Avevano raggiunto il campo da Quidditch, e lo sorvolarono a bassa quota, guardando ovunque.
<<Non si vede da nessuna parte…siamo certi che sia uscita dal Castello?>> chiese Ron, nervoso.
<<Forse non è venuta qui al campo…>> suggerì Ginny.
Volarono scrutando tra gli spalti, poi risalirono e  fecero per virare verso la Foresta Proibita, ma in quel momento videro una piccola luce venir fuori dagli spogliatoi delle squadre; qualcuno aveva la bacchetta accesa e si dirigeva verso il centro del campo. Riscesero piano e quando furono vicini tirarono un sospiro di sollievo, scoprendo che si trattava di lei. Aveva tra le braccia il baule che conteneva i diversi tipi di palla per giocare a Quidditch e lo stava appoggiando a terra.
<<Hermione!>> chiamò Ron, atterrando vicino.
<<Oh, ciao, Ron! Anche tu qui?>> disse lei, con un risolino strano.
<<Che stai facendo?>>. Harry e Ginny scesero dal manico di scopa, affiancandosi a lui.
<<Niente di che. Vuoi giocare un po’ con me?>> fece, con sguardo furbo. Aprì il baule e prese il Boccino d’oro.
<<Come hai fatto a prendere queste cose? Era tutto sotto chiave>> chiese Harry, provando ad avvicinarla furtivo. Notò, sbalordito, che lei aveva arrotolato i jeans  fin sotto il ginocchio.
<<Dovresti saperlo, sei un mago>>rispose Hermione, agitando la sua bacchetta maliziosamente. Ginny non riuscì a trattenere una risatina. Vedere Hermione in quello stato era così strano e buffo…
<<Herm, fa freddo, non hai nemmeno un mantello addosso, sei scalza e stai infrangendo un po’ di regole della scuola…>>
<<Oh, Ronald, come sei noioso!>>sbottò lei, facendo una smorfia e lasciando il Boccino, che prese a ronzare attorno a loro. <<Regole, regole, regole…E quante volte devo dirti, che non devi chiamarmi così?>>
<<Okay, ma andiamo dentro>> replicò lui, spazientito, accostandosi. Hermione rise, tornando indietro e mettendo una mano sopra il manico di scopa che aveva rubato.
<<Su!>> esclamò, e questo si sollevò fino a volarle tra le mani.
<< No…Hermione…aspetta…>>. Lei buttò una gamba oltre il manico e nello stesso momento in cui sia Harry che Ron provavano ad afferrarla si librò in aria talmente velocemente che le teste dei due ragazzi si scontrarono dolorosamente.
<<Vediamo chi prende prima il Boccino!>> urlò Hermione, sempre più in alto.
<<Hermione, non sei in te! Andiamo al castello, ora!>> ribatté Ron, strofinandosi la testa e inseguendola sulla scopa di Ginny. Harry prese la sua e vi salì.
<<In due saremmo più lenti>> disse, a Ginny, <<Stai qui, mi sa che sarà più difficile di quanto pensassi>>. Prese quota e raggiunse Ron. La rincorsero per un po’, provando a convincerla a fermarsi e scendere, ad acciuffarla al volo a tradimento, ma era talmente veloce e imprevedibile che ogni volta che sembrava ci stessero riuscendo cambiava direzione e la perdevano. Andarono avanti per molti minuti, e il vento si era rafforzato. Si fermarono a mezz’aria, vicini, respirando velocemente.
<<Ma non  avrà freddo, miseriaccia?>> si lamentò Ron, stringendosi il mantello addosso. Era volata così in alto che sembrava sfiorare le nuvole.<Mi sto gelando, e sono ben coperto…>>
<<Credo che sia così fuori di testa, in questo momento, che il suo corpo non se ne accorge>> ipotizzò Harry, guardandola incredulo. Non l’aveva mai vista volare così bene. <<Quel Succo Zuccoraggioso potrebbe essere miracoloso alle partite di Quidditch, eh? Se fa volare così lei…perché non la prendiamo in squadra?>>
<<Scusa se non rido…>>borbottò Ron, rabbrividendo.
<<Stiamo al gioco. Prendiamo quel dannato Boccino, Ron, così si fermerà da sola! Prima che…>>
<<Oh Dio…Si schianterà!>> urlò Ginny. Hermione si era lanciata in picchiata da un’altezza impressionante.
<<Fermati! Hermione, fermati!>> gridò Ron, agghiacciato. Ginny corse lontana dal centro del campo e andò ad appiattirsi contro la parete degli spalti. Harry tirò fuori la bacchetta magica, pronto a lanciarle qualsiasi Incantesimo di Protezione gli fosse venuto in mente perché non si spiaccicasse, ma all’ultimo istante, prima che Harry lo pronunciasse e lei potesse colpire il suolo, Hermione interruppe la picchiata e ne uscì, volando di nuovo verso l’alto, ridendo divertita.
<<Piaciuto, pivelli?>> gridò, allegra. Ron e Harry si guardarono intontiti, Harry con la bacchetta ancora puntata a terra.
<<Era una…una Finta Wronsky perfetta…>> sussurrò.
<<Non avrà mica preso lezioni da Krum…vero?>> domandò Ron, perplesso.
<<Quanto dura, l’effetto di quella robaccia che ha bevuto?>> urlò Ginny, da terra.
<<Dipende da un sacco di cose: quanto alcool gli è stato aggiunto, quanto regge la persona che lo beve…>> rispose Ron. Grida di euforia attirarono la loro attenzione in alto.
<<L’ho preso! L’ho preso!>> esultava Hermione, col Boccino stretto tra le mani.
<<Brava!>> si congratulò Harry, tentando di avvicinarsi per l’ennesima volta.<<Saresti un ottimo Cercatore. Perché non ne parliamo a cena?>>. In effetti era stata incredibilmente abile: il Boccino era quasi imprendibile di giorno, al buio si vedeva a stento.
<<Dici sul serio, Harry?>> chiese lei, contenta. Harry non le rise in faccia per non rovinare tutto.
<<Ma certo!>>. Era vicinissimo. Gli ricordò molto l’espressione sciocca che aveva avuto Ron quando aveva mangiato i cioccolatini ripieni di pozione d’amore di Romilda Vane. In contemporanea aveva l’aria stanca. Forse l’effetto del Succo Trucco stava svanendo. Ron gli andò dietro con cautela.
<<Okay>>accondiscese, lei, sospirando. << Prima però, vorrei riprovare>>
<<Riprovare cosa?>>
<<A prendere il Boccino!>> e detto questo tirò fuori la bacchetta e con un Incantesimo non Verbale lanciò il Boccino a tutta velocità verso la Foresta Proibita.
<<No!>> gridò Ron. Era ripartita a razzo.
<<Ne ho abbastanza! Fermiamola!>> ruggì Harry, scendendo a prendere Ginny. Quando risalì, Ron si accostò a loro in volo, affannato.
<<Harry, l’ho persa>> disse, teso. <<Mi son distratto un attimo a guardarvi e ora non la vedo più!>>
<<Non può essere troppo lontana; andiamo!>>. Spinsero i loro manici di scopa nella direzione presa dal Boccino e sorvolarono la Foresta Proibita, continuando a guardarsi attorno. Il cielo era coperto da nuvole pesanti e il vento spirava gelido e fastidioso. Dal lago iniziavano a sollevarsi grossi banchi di nebbia.
<<Harry! Lassù, tra le nuvole!>> urlò Ginny, indicando in alto. L’ombra scura di Hermione era appena sbucata dalle nubi e sfrecciava ad altissima velocità sulle loro teste. Harry vide Ron partire a razzo verso lei e in contemporanea udirono un chiaro grido di terrore e Hermione prese a zigzagare pericolosamente nel buio.
<<Dannazione…E’ tornata in sé e ha perso il controllo del manico…!>> esclamò Harry, alle calcagna di Ron. <<Ma dove sono gli Auror? Non se ne vede nemmeno uno!>>.
Arrivarono così fino ai confini di Hogsmeade. Sentirono Ron chiamarla con disperazione, a qualche metro sotto di lei, per cercare di darle dei consigli per fermare il manico di scopa, ma Hermione sembrava non aver sentito, o non essere in grado di fare le manovre giuste. Il manico di scopa si piegò verso il basso e cadde in picchiata, evitando di scontrarsi con Ron solo grazie alla manovra decisa del ragazzo, che fece una capriola e si rimise all’inseguimento. Virò di nuovo, riprese quota e sempre più veloce tirò dritto. Ora tutto sembrava meno buffo e divertente e Harry si sentì in colpa per aver pensato che lo fosse. Pensò con terrore che se non si fosse schiantata da qualche parte si sarebbe congelata per il freddo. D’un tratto gli tornarono alla mente la professoressa Cooman e le sue predizioni nefaste  e con uno scatto fulmineo spinse la scopa a tutta velocità, cercando di raggiungere Ron.
<<Harry, devi farmi scendere di nuovo>> gridò Ginny, <<siamo troppo pesanti, in due, meglio se sei solo!>>
<<Okay! Tieniti forte!>>. Virò e scese quasi in picchiata a terra, nella strada principale innevata di Hogsmeade, fermando la scopa con un atterraggio abbastanza morbido. Ginny saltò giù appena prima che lui ripartisse. Si strinse nel mantello e con lo stomaco stretto per l’angoscia iniziò a scrutare il cielo nero, mentre il suo respiro affannato creava piccole nuvole di vapore davanti al suo viso. Poteva vederli tutti e tre, sfrecciare all’impazzata l’uno dietro l’altra. Le loro voci concitate le arrivavano a raffiche, assieme al vento, senza che potesse capire cosa dicessero. Hermione era talmente veloce che a tratti la perdeva di vista, e capiva dove fosse solo perché Harry e Ron la inseguivano. Per alcuni minuti si rincorsero nello stesso tratto di cielo, poi il manico di scopa di Hermione scese di nuovo in picchiata, impazzito, e virò un attimo prima di toccare terra, per proseguire a bassa quota lungo la via principale. Ginny si appiattì contro il muro di cinta di una casa per non essere investita e in quel momento vide un’altra persona scansarsi dalla strada e urlare contro Hermione. Riconobbe la gigante mole di Hagrid, che tornava da una delle locande verso il Castello e gli corse incontro.
<<…Brutto pirata…ma chi ti credi di…!>>
<<Hagrid! Quella era Hermione!>> lo interruppe Ginny.
<<Cosa…? Ma cosa diavolo…le si è spappolato il cervello per il troppo studio?>> esclamò il mezzo gigante, incredulo. Lei iniziò a raccontare, mentre correvano insieme nella direzione che Hermione aveva preso, e Hagrid accelerò il passo, preoccupato. Harry e Ron le erano sempre alle calcagna. La scopa vibrava sempre più incontrollata e pericolosa e ogni tentativo di fermarla senza farle male sembrava inutile. Più di una volta i due ragazzi avevano provato ad afferrare la scopa, o a prendere Hermione per un braccio, ma le manovre folli del manico di scopa avevano reso vano ogni tentativo. La sentirono gridare e singhiozzare terrorizzata, in maniera sempre più flebile. Chissà, probabilmente si stava chiedendo che accidenti ci faceva in sella ad una scopa a quell’ora…Si era chinata sul manico, aggrappandosi con le braccia e Harry fu sicuro che non guardava nemmeno dove stava andando.
<<Ron, tagliale la strada! Non abbiamo scelta!>> Urlò Harry, intirizzito dal freddo. Si chiese in che condizioni potesse essere lei, visto che lui aveva addosso anche il mantello pesante.
<<Potrei farle male, Harry!>>esalò Ron, il viso arrossato dal gelo.
<<Superala, mettiti davanti a lei, io proverò a fermare la scopa con un Incantesimo!>>
<<E se colpisci lei?>>
<<Di questo passo finirà assiderata! Non abbiamo molte alternative!>>. Ron sembrò riflettere, poco convinto.
<<Sbrigati, Ronald!>> strillò Harry, dilatando gli occhi e sfoderando la bacchetta magica, vedendo che Hermione era diretta a una velocità incredibile contro un edificio. Ron si lanciò ancora dietro di lei, spingendo la scopa di Ginny al massimo della velocità. Le fu affianco in pochi secondi e provò di nuovo ad afferrarla, ma non ci riuscì. Si arrese e decise di tentare quello che Harry gli aveva consigliato, e con un ultimo scatto la superò di moltissimi metri , poi sterzò all’improvviso e si fermò a poca distanza dall’edificio, aspettandola. Dietro Hermione, Harry urlò la formula di un Incantesimo, che colpì in pieno il fascio di steli di saggina ed erica che costituivano la coda.”Immobilus!”. Il manico si fermò così di colpo che Hermione venne sbalzata in avanti con violenza e velocità, tanto che Ron mancò la presa e lei precipitò nel vuoto, urlando. Entrambi piombarono su lei, ma stavano raggiungendo il suolo così in fretta che tutti e due capirono che non sarebbero riusciti ad afferrarla e controllare i loro manici di scopa in tempo per non finire tutti spiaccicati sulla strada. Ginny e Hagrid gridarono disperati, Ron lasciò il proprio manico di scopa e si buttò su Hermione, avvinghiandosi a lei, precipitando a testa in giù.
<<Nooooo!>> Strillò Harry, rallentando, conscio di non poter più fare nulla, e un attimo prima che i suoi due amici finissero sulla strada, si avvitarono nell’aria, sparendo. (To be continued)


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Vampirella magica su 10 Febbraio 2010, 05:16:53 pm
Dunque, se ricordo bene è in alcune parti dopo che Harry ha visto Draco al cimitero a piangere...
Forse, però, posso aver tralasciato qualcosa io intanto che stampavo... non lo so... oppure ho letto male io...bho! ???

Spero che per il finesettimana ti possa divertire e tornare presto a postare...


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Fairy su 10 Febbraio 2010, 06:00:47 pm
Non so se sarà così divertente... :-\ mah... :-[

(Seguito del 9° capitolo)
Trattenne il fiato, frenando il suo manico, mentre quello di Ginny cadeva a terra. Si guardò freneticamente attorno, notando solo allora la presenza di Hagrid vicino a Ginny, che aveva nascosto gli occhi tra le mani. Dopo qualche secondo, Ron e Hermione si Materializzarono per terra affianco a loro, ancora stretti l’uno all’altra, miracolosamente incolumi. Harry ruggì di sollievo, volando fino a terra e scendendo dalla scopa.
<<State bene?>>esclamò, chinandosi sui due assieme agli altri. Hermione tremava incontrollata, i denti le battevano aritmicamente e aveva le labbra viola di freddo, mentre li guardava con occhi spaventati.
<<E’ congelata>> esclamò Hagrid. <<Ha fatto un bel giretto, ‘sta streghetta, e ci ha fatto prendere una bella strizza a tutti, eh? Da sbarellarsi di paura>>. Si tolse il pesante pastrano e glielo mise addosso. <<Potevi finire davvero male, piccola, ci devi dare più attenzione a quello che bevi>>
<<Sembra un pezzo di ghiaccio, Harry>>sussurrò Ginny, apprensiva, tenendo le mani dell’amica, che respirava con faticosi singulti.
<<E’ fortunata se non ha le stalattiti nei polmoni>> commentò il mezzo gigante, frugando le tasche del pastrano ed estraendone una piccola borraccia argentata.<<Un goccio di brandy potrebbe farci bene, che dite?>>
<<Io credo che ne abbia abbastanza, per oggi, di bibite alcoliche>> lo fermò Harry, scoccandogli un’occhiata eloquente. Hagrid, convenne, annuendo.
<<Di’ qualcosa, Herm...!>>piagnucolò Ron, strofinandole le braccia.
<<N-non…N-n-non…>>balbettò lei, fiocamente. <<…C-c-chiam-m-marmi…c-così…>>. Lui la abbracciò.
<<Cosa c’è in questa tasca, Hagrid? Si muove>> chiese, poi, scostandosi leggermente.
<<Uova di acromantula…forse si sono schiuse>>. Ron fece un balzo, allontanandosi, lasciando Hermione, che cadde  di schiena sulla neve.
<<Sei un cretino, Ron!>> esclamò Ginny. Hagrid si chinò su Hermione e la prese in braccio senza sforzi, avvolgendola bene nel suo pastrano, coprendole meglio che poteva i piedi scalzi e le caviglie nude.
<<Dobbiamo portarla subito al castello, Hagrid…In infermeria>> disse Harry.
<<No!>> ribatté Hermione, sgranando gli occhi. <<In infermeria n-no!>>
<<Non credo tu sia nelle condizioni per decidere>> intimò Ron, con un’occhiata alla ragazza e una alla tasca.
<<N-non voglio!>> si divincolò Hermione, agitata.
<<Ma perché? Hai bisogno di…>>.La voce di Ginny fu coperta da quella  sempre più acuta di lei.
<<No!No!>>
<<Niente infermeria, ti porto nella mia capanna, va’ bene?>> propose Hagrid, paziente. <<Mi sa che l’effetto di quel Succo Ciucco non  è passato ancora…>>intimò, rivolto agli altri.
<<Succo Trucco>> corresse Ron. Hermione smise pian piano di dimenarsi e si accucciò tremante tra le braccia del gigante. Harry puntò la bacchetta contro la scopa rimasta immobile in aria e la liberò dall’Incantesimo. Questa cadde vicino alle altre, lui le raccolse e seguirono Hagrid a grandi passi per stargli dietro.
La capanna era scaldata dalle sinuose lingue di fuoco che traballavano nel camino.
Hermione starnutì, rovesciando gran parte del tè bollente che Hagrid le aveva messo tra le mani dopo averlo versato in una grossa tazza.
<<Scusa>> mormorò, mortificata, soffiandosi il naso.
<<Fa’ niente. Ecco>>. Prese il bollitore e gliela riempì di nuovo fino all’orlo.<<Bevilo caldo, che ti fa’ sentire meglio>>. Lei ne trangugiò qualche sorso, ma stava già meglio. Le aveva fatto mettere i piedi scalzi in un bacile d’acqua calda e le aveva messo un plaid sulle spalle. Harry era seduto al tavolo e Ron sul bracciolo della poltrona sulla quale stava Hermione, mentre Ginny era inginocchiata per terra che grattava la testa di Thor. Tutti avevano la propria tazza di tè tra le mani.
Le avevano raccontato come erano andate le cose e lei si era accigliata tante volte, vergognandosi di sé stessa.
<<Non c’è che dire. Sono proprio un prefetto ideale>> aveva commentato, con sarcasmo, arrabbiata, starnutendo ancora.
<<Non è stata colpa tua, non buttarti giù>> la giustificò Ron.
<<Non ho riconosciuto quel Succo Trucco quando l’ho visto sul tavolo, mentre ero con i bambini del primo anno!>> esclamò, indignata. << L’avrei di certo sequestrato, visto che a scuola sono proibiti tutti i Tiri Vispi…>>. Un altro starnuto la scosse.
<<Metti questo nel tè, altrimenti ti tocca davvero passarci in infermeria, dopo>> disse Hagrid, passandole una boccetta colorata.
<<Cos’è?>>
<<Pozione Pepata, preparata dal professor Lumacorno. Ce ne ho chiesto un po’ perché Thor si é pigliato il raffreddore poco tempo fa, smoccolava ovunque>>. L’aiutò a versarne nel tè  e lei ne bevve a grossi sorsi. <<E’ forte, ti verrà un pochetto di sonno, ma tanto è notte>>
<<Non voglio andare in infermeria>> ripeté cupa, bevendo fino all’ultima goccia.
<<Mica ti mangia, la Chips>> rise Hagrid.
<<Non starai facendo storie per le parole della Cooman, vero?>> chiese Ron, sospettoso.
<<E se anche fosse?>> ribatté Hermione, nervosa.<< “Suppongo tu passerai gran parte dell’ anno scolastico in infermeria”>> fece, imitando la voce velata della professoressa di Divinazione, <<non le darò certo questa soddisfazione così presto!>>
<< Quello che è successo è solo una coincidenza…è stato un caso, niente di più!>>
<<Che ne dici della carta del Matto che ha letto come “un portatore di  uno stato di incapacità, un vagare della mente, un’incoscienza momentanea che può portare alla rovina”? “Il pericolo è nell’aria…”Cosa ti è sembrato, quello che è capitato oggi? E quel che è peggio è che non ho rischiato il collo solo io!>>
<<In effetti c’è mancato davvero poco>> commentò Hagrid, togliendo da una delle tasche del pastrano alcune uova di acromantula che si agitavano parecchio, ma non si erano schiuse. <<Se Ron non avesse avuto la prontezza di Smaterializzarsi con te, sareste una poltiglia colorata sulla via principale di Hogsmeade…>>
<<Oh, Hagrid…>>gemette Ginny, storcendo il naso.
<<Prontezza?>>. Hermione fece una risatina sarcastica e scosse la testa. <<E’ stato incosciente quanto me, e molto fortunato>>
<<Oh, grazie tante. Scusa se ti ho salvata!>>. Ron incrociò le braccia, impermalito.
<<Scusami, Ron. Il tuo è stato un gesto di grande coraggio, in fondo, e non sai cosa significhi per me… ma l’hai fatto per disperazione, senza pensarci: se fossi stato all’interno di Hogwarts saremmo morti entrambi>>
<<E perché, di grazia, se mi è riuscito benissimo?Non mi sono nemmeno Spaccato!>>
<<Perché dentro i confini di Hogwarts, come tutti voi ben sapete, non ti saresti potuto Smaterializzare, ovviamente!>>. Ron tacque, e lo sguardo offeso si trasformò in quello di chi l’ha scampata grossa. Nemmeno Harry ci aveva pensato.
<<Su, su, non arrovellatevici  più>> replicò Hagrid, sdrammatizzando, alzandosi in piedi, scuotendo il pastrano dalla neve e mettendolo vicino al fuoco. <<Ora voi tre tornerete al castello>> ordinò, rivolto a Harry, Ginny e Ron, << qualcuno potrebbe preoccuparsi per la vostra assenza; e senza Auror in giro non è sicuro…>>
<<Che fine hanno fatto gli Auror?>> chiese Harry, aggrottando la fronte.
<<Non lo so. Forse un’urgenza al Ministero, chissà. Non ne vedo uno da molte ore; a lei penserò io, ci darò da mangiare e più tardi la riaccompagnerò in sala comune>>
<<Ti ho disturbato abbastanza, Hagrid, vado via con loro>> ribatté Hermione, togliendosi il plaid dalle spalle, pensando a quale poco commestibile pasto le sarebbe toccato, rimanendo da Hagrid.
<<Non se ne parla, piccola. Stai al caldo ancora un pochino>> ripeté il mezzo gigante, risoluto. <<Voi andate, ci becchiamo dopo>>. I tre uscirono, lasciando Hermione  nella capanna, la quale fece ritorno nella Torre di Grifondoro qualche ora dopo, accompagnata da Hagrid come promesso. La cena preparata da lui non era stata poi così immangiabile e avevano parlato delle lezioni di Cura delle Creature Magiche dimenticando per un po’ l’accaduto.
La sala comune era quasi deserta, e ad aspettarla c’erano poche persone: Neville, Calì, Dean e Seamus. Erano seduti accanto al fuoco, lo sguardo mesto e un po’mortificato, soprattutto Dean. Hermione pensò che Ron e gli altri gli avessero dato una lavata di capo per non aver prestato attenzione a quello che le aveva dato da bere.
<<Ti stavamo aspettando>> disse Calì, cercando di sorriderle. <<Stai bene? Harry, Ginny e Ron ci hanno raccontato…>>
<<Oh, sta meglio, certo, ma non strapazzatela, okay?>> rispose Hagrid, che era rimasto incastrato nel buco del ritratto ed era a metà tra la sala comune e l’andito.
<<Scusa, Hermione>>mormorò Dean, alzando appena gli occhi. <<Io non mi ero accorto di aver preso un calice pieno di altra robaccia…>>
<<Non preoccuparti. Dove sono, ora, Ron e gli altri?>> domandò Hermione, sorpresa che non fossero lì ad attenderla. L’ora di cena era passata ormai da un pezzo.
<<Dalla Preside. Tieni>>. Neville si alzò dal divano e le porse una pergamena arrotolata e chiusa da un nastro rosso. <<La Mcgranitt mi ha chiesto di fartelo avere al più presto>>. Lei lo prese, accigliandosi e lo aprì svelta, con un terribile sospetto:
“La signorina Hermione Jean Granger è desiderata con urgenza presso l’ufficio della Preside Minerva Mcgranitt; è pregata di raggiungere lo studio appena leggerà
questo messaggio. – “Oro Colato” – .
                                                                                                      La Preside
                                                                                                             M. Mcgranitt”

<<Accidenti>> sibilò, tesa. <<Deve aver saputo di stasera…siamo stati puniti>>
<<Magari no>> incalzò Seamus, ma Calì gli diede una gomitata e lui tacque.
<<Come, puniti? Ti accompagno io, dalla Preside, ci dico due parole in tuo favore!>> esclamò Hagrid, trattenendo il pancione per districarsi.
<<Non credo che la spunteresti con la Mcgranitt, Hagrid>> sospirò, stancamente. La Pozione Pepata cominciava a fare effetto. Avrebbe tanto voluto mettersi a letto, dormire e non pensare più a nulla fino al giorno seguente, invece si spinse fuori dalla sala comune, con Hagrid affianco che la incoraggiò fino alla statua del Gargoyle.
<<La parola d’ordine deve essere questa…Oro Colato>>. Il passaggio si aprì e poterono salire. Davanti alla porta Hermione si schiarì la voce e aggiustò gli abiti alla meglio, poi bussò. La voce seria della professoressa rispose subito.
<<Avanti>>. Lei aprì. Ron, Ginny e Harry erano seduti davanti alla scrivania della Preside, con la stessa aria contrita che avevano gli amici in sala comune. Lei non indugiò su loro più del tempo necessario a convincersi che erano nei guai, poi posò lo sguardo su quello della Preside e rimase interdetta: non era arrabbiata, né stizzita, o qualcosa di simile; piuttosto preoccupata, addolorata e molto, molto triste.
<<Oh, cara, eccoti>> disse, accogliendola e porgendole una sedia. <<Hagrid, non avevo previsto la tua presenza, ma visto che sei qui, siediti con noi, meglio che anche tu sappia>>. Fece un gesto con la bacchetta e accanto alle altre comparve una poltrona molto più larga e alta, adatta alla mole del mezzo gigante.
<<Professoressa, ci vorrei dire che la colpa non è di….>> iniziò Hagrid, ma Hermione gli mise svelta una mano sul braccio e lo zittì.
<<Non so come iniziare, per spiegarlo a te in particolare, mia cara>> esordì, la Preside, alzandosi e prendendo a camminare nervosamente per la stanza, <<i tuoi amici sanno già tutto e quasi preferirei che fossero loro a informarti. Eppure, come Preside, è mio preciso dovere e non posso tirarmi indietro, perciò credo che dovrò aggiornarti nel modo più crudo, sui fatti avvenuti nelle ultime ore>>. Hermione e Hagrid si voltarono verso gli altri, che avevano gli occhi puntati sul pavimento. <<Non so se vi siete accorti che da qualche ora gli Auror non si trovano più ad Hogwarts. Questo è il motivo>>. Tirò fuori l’ultima edizione della Gazzetta della Sera, fresca di stampa e la mise davanti agli occhi di Hermione. Lei dilatò lo sguardo per l’orrore  e trasalì, coprendosi le labbra con una mano. (To be continued)


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Daydream su 10 Febbraio 2010, 06:28:08 pm
non lasciarci sulle spine, vogliamo il seguito!!! ;D


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: MissMalfoy su 10 Febbraio 2010, 08:36:14 pm
Ok chi è che è evaso da Azkaban? ;D gli auror fanno sciopero? ;D sono stufi anche loro di Pix? ;D è la festa dell'auror quindi corrono per Londra in giro nudi? ;D diccelo Fairy!! ;D


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: King Harry su 10 Febbraio 2010, 08:46:19 pm
Ti prego non dirmi che è successo qualcosa ai Weasley o ai Granger..


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: MissMalfoy su 10 Febbraio 2010, 08:53:58 pm
Ma no non credo, se fosse stato per i Granger avrebbero dovuto dirlo solo ad Hermione, non a tutti quanti..o no?


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: King Harry su 10 Febbraio 2010, 09:19:23 pm
Ma no non credo, se fosse stato per i Granger avrebbero dovuto dirlo solo ad Hermione, non a tutti quanti..o no?
Non per forza.. potrebbe essere successo ai Granger ma la McGranitt ha voluto dirlo a tutti... o magari è successo qualcosa ai Weasley..


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: MissMalfoy su 10 Febbraio 2010, 09:28:42 pm
A tutti ed anche ad Hagrid? E cosa c'entrano gli auror della scuola? C'è molta gente ancora che viene uccisa, non  tantissima ma qualcuno c'è, e hanno sempre mandato auror ad indagare, perchè far rimuovere gli auror della scuola per qualcosa che accade tutti i giorni?
Non sto dicendo che possa essere successo qualcosa ai Greanger o ai Weasley, ma far rimuovere tutti quegli auror non è eccessivo?


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: King Harry su 10 Febbraio 2010, 10:01:28 pm
A tutti ed anche ad Hagrid? E cosa c'entrano gli auror della scuola? C'è molta gente ancora che viene uccisa, non  tantissima ma qualcuno c'è, e hanno sempre mandato auror ad indagare, perchè far rimuovere gli auror della scuola per qualcosa che accade tutti i giorni?
Non sto dicendo che possa essere successo qualcosa ai Greanger o ai Weasley, ma far rimuovere tutti quegli auror non è eccessivo?
Si in effetti è un pò strano.. Eh, quest Fairy non è poi così tanto fatata, se ci tiene sulle spine in questo modo! ;D


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Fairy su 10 Febbraio 2010, 10:05:46 pm
Dio santo e benedetto...mentre facevo le prove col mio coretto parrocchiale si é aperta una discussione interessante... ;D Io mi sgolavo tra un Gloria e un Alleluja e voi vi arrovvellavate a capire che cosa é successo!!!! Ih ih!! Devo farlo più spesso, mi diverte, 'sta cosa...ih ih, perfida fata.....dai, eccovi il seguito! Qualcuno ci ha azzeccato in pieno!!!! ::)

(Seguito del 9° capitolo)
“Fuga e tragedia ad Azkaban”, recitava la testata della prima pagina. Mangiamorte ed ex ghermidori erano riusciti a scappare dal carcere di massima sicurezza, seminando morte al loro passaggio. Man mano che leggeva, inorridita, riprendeva a tremare, come se fosse stata ancora fuori al gelo, sul manico di scopa rubato a Ron. L’articolo era non troppo lungo e buttato giù di fretta. Si pensava, in base alle prove, che qualcuno, tra gli Auror, avesse tradito gli altri, e avesse organizzato la liberazione dei pericolosi criminali. Due Auror, fra quelli addetti alla sorveglianza dei prigionieri, erano stati brutalmente uccisi, altri tre erano gravemente feriti ed erano stati portati al San Mungo. Durante la fuga, i criminali avevano ferito una decina di Babbani ignari, e si parlava di un ragazzo Babbano morto a causa di evidenti ferite magiche. Tra le notizie trapelate, c’erano i nomi dei Mangiamorte fuggiti: Mulciber, Avery, Dolohov, Yaxley; e poi ancora ex ghermidori: Ferguson, Crowdy, Xavier…e un ultimo nome, che la mandò nella completa confusione mentale, quasi avesse di nuovo bevuto un po’ di Succo Zuccoraggioso misto a alcool: Greyback.
<<No>> disse, in un rantolo. <<No, non può essere…era sorvegliato…non può essere>>
<<La notizia ha sconvolto tutti,Hermione>> spiegò la Preside, e il sentirsi chiamare per nome la fece star peggio. << Stiamo aspettando l’arrivo di Kingsley, da un momento all’altro, mi ha comunicato qualche ora fa la notizia che gli Auror erano richiamati tutti ad Azkaban e che quindi la scuola e Hogsmeade non erano abbastanza sorvegliate. Sono venuta a informarvi, e mi hanno detto che eravate fuori dal castello…mi sono preoccupata, ma non avendo Auror per mandarvi a cercare ho aspettato con pazienza>>. Ginny, Ron, Harry e Hermione si guardarono con colpevolezza.
<<Se posso farci qualcosa, signora Preside…>> borbottò Hagrid, alzandosi.
<<Grazie, Hagrid. Sarebbe opportuno che i professori provvedessero ad una serrata sorveglianza, per questa notte. Non conosciamo le vere intenzioni di questi signori>> concluse guardando le foto segnaletiche sul giornale.
<<Può contare  anche su me, professoressa>> sentenziò Harry.
<<No, Harry. Credo che Kingsley abbia altri progetti per te>>. Il caminetto della stanza si illuminò di una luce verde e all’improvviso dal fondo comparve la testa scura del Primo Ministro, tutt’altro che sorridente.
<<Kingsley!>>mormorò Harry.
<<KINGSLEY!>> gli fece eco Hermione, alzandosi e andando verso lui. <<Li avete ripresi…li avere riacchiappati, non è vero?>>. Lui scosse la testa.
<<Spariti. Non abbiamo nessuna traccia, nessuna pista certa da seguire>>confessò, con amarezza. <<E la cosa peggiore sono le perdite che abbiamo subito. Harry, devo chiederti di venire con me>>. Harry si alzò subito, sentendo la mano di Ginny che scivolava dalla sua. <<Minerva, lascia il camino della Metropolvere aperto, stanotte, rimanderò Harry da voi con altri Auror appena possibile>>
<<Sarà fatto, Kingsley>>
<< Ma non sarà pericoloso, lasciare aperto l’accesso alla scuola? >>obiettò Hermione.
<<L’accesso è sorvegliato dal Ministero, stai tranquilla>>
<<Se è stato un Auror, a tradirvi, non puoi fidarti, Kingsley!>>
<<Non prendere per buono tutto quello che scrivono sulla Gazzetta, Hermione. E cerca di calmarti, per ora abbiamo la situazione sotto controllo>>
<<Ma come è potuto succedere? Nessuno ha avuto il minimo sospetto di quello che stava per accadere?…>>
<<Tornerò a spiegarvi tutto con più calma. Ora devo andare>>la interruppe, il Ministro, visibilmente addolorato per doverla lasciare con molte incertezze.<<Harry>>
<<Arrivo>>. Si avvicinarono al camino e pochi istanti dopo, prima uno e poi l’altro, sparirono in uno sbuffo di polvere. Ci fu  qualche istante di silenzio. Hagrid si congedò, dicendo che sarebbe andato a pattugliare i confini del castello, poi la Preside sospirò ansiosamente e ritirò la copia della Gazzetta della Sera dalla scrivania.
<<Tornate al vostro dormitorio, ora, ragazzi>> disse, senza guardarli. Aveva l’aria molto stanca. <<Appena saprò qualcosa di nuovo, sarete i primi ad esserne informati. So quanto ci tenete. E’ grazie a voi, che quei criminali erano stati rinchiusi  ad Azkaban>>
<<Per troppo poco tempo, professoressa>> sibilò truce, Ron, alzandosi. Uscirono dallo studio come se avessero ricevuto davvero una punizione e scesero la scala a chiocciola in silenzio, tornando alla sala comune.
Harry aprì il ritratto della Signora Grassa quasi alle quattro del mattino di quella domenica. Era anche passato al campo di Quidditch a risistemare il baule con i diversi tipi di palla che Hermione aveva trafugato dagli spogliatoi e aveva perso tempo a cercare il Boccino che non aveva trovato. Lo aveva rimpiazzato con uno di quelli di scorta e aveva lasciato perdere, ripromettendosi di cercarlo in un altro momento.
<<Ti sembra l’ora?>> gracchiò, la Signora, sbuffando. Non appena l’ebbe varcato fu investito dal profumo dolce dei capelli lisci di Ginny, che gli si era buttata al collo.
<<Grazie al cielo stai bene…>>mormorò, abbracciandolo. Ron era dietro di lei.
<<Perchè non siete andati a dormire?>> chiese Harry. Ron gli fece cenno di abbassare la voce.
<<Abbiamo voluto aspettarti>>rispose, flebilmente. Harry si tolse il mantello e lo appese all’appendi abiti.
<<Hermione è a letto?>>
<<Non proprio>> replicò Ron, e indicò il divano. <<E’ crollata neanche un’ora fa>>. La ragazza aveva reclinato la testa sulla spalla e si era addormentata. <<Ha voluto rileggere quel dannato articolo sulla sua copia della Gazzetta almeno un milione di volte…poi si è addormentata, anche se il suo sonno non è molto tranquillo, ogni tanto si lamenta >>
<<In quella posizione mi lamenterei anch’io…Sarà meglio svegliarla e mandarla su in dormitorio. Ha avuto una serata abbastanza movimentata>>. Si accostarono al divano e Ron la scrollò con cautela. Non aveva il sonno troppo profondo, perché aprì subito gli occhi.
<<Harry…Harry, sei qui!>>esclamò, con voce rauca, raddrizzandosi e toccandogli il viso, come ad assicurarsi che non fosse un sogno.
<<Si>> rispose lui, <<sto bene>> aggiunse in fretta, fermando sulle sue labbra la domanda che stava per fargli.
<<Com’è andata, Harry?>> incalzò Ginny, sedendosi sul divano accanto a lei.
<<Sarete tutti molto stanchi, perché non andate a letto e ne parliamo più tardi?>>
<<Harry, ti prego>> insistette Hermione, <<raccontaci almeno qualcosa>>. Non riuscì a dire di no. Ognuno prese posto vicino al fuoco. Harry raccontò di essere stato al Ministero, dove aveva incontrato anche Arthur e Percy, impegnati a dare una mano, poi al San Mungo a parlare con i feriti che potevano farlo, e infine ad Azkaban. Confermò quasi tutto quello che stava scritto sulla Gazzetta, e disse che in effetti, come aveva smentito Kingsley, non c’erano prove che uno degli Auror avesse tradito gli altri.
<<Siamo fermi, in attesa che salti fuori qualche nuovo elemento. Le indagini sono affidate al dipartimento, io entrerò in gioco ben poco. Devo restare a Hogwarts come nei patti. Ma Kingsley ha promesso di informarci nei minimi dettagli, quindi sapremo ogni cosa, sempre>> assicurò.
<<E i Babbani?>> chiese Hermione.
<<Qualcuno è grave. E’ al San Mungo. Altri son stati medicati, Oblivati e rimandati a casa>>
<<E quelli gravi…?>>
<<Sono persone che non conosciamo, Hermione>>
<<Non volevo chiederti questo; volevo sapere che tipo di ferite hanno>>
<<Ferite da Incantesimi, ovviamente, qualche graffio…>>
<<…Qualche morso di Greyback?>> incalzò lei, impaziente, come se avesse già formulato la domanda e non avesse avuto risposte. Harry prese un respiro e la fissò, riluttante a rispondere. Scosse la testa, consapevole del fatto che con la mattina sarebbero arrivate nuove notizie e lo avrebbe saputo comunque.
<<Si, purtroppo. Ha ucciso un Auror, e ne ha ferito un altro. E anche due Babbani, un uomo e una ragazza giovane>>. Ginny chiuse gli occhi e sospirò, Ron imprecò a voce bassa contro il licantropo. Hermione parve sul punto di svenire, e si appoggiò al divano, deglutendo. Harry preferì tenere per sé un ultimo particolare, che l’avrebbe toccata troppo da vicino. <<Lo riprenderanno. Kingsley ce la metterà tutta, ne sono certo>> disse, ma non riuscì a suonare rassicurante. Non con tutta quella stanchezza addosso.
<<All’udienza ha promesso…ha promesso che sarebbe tornato a cercarmi…>> sussurrò, pallida come un lenzuolo. Ci fu gelo improvviso, al ricordo delle minacce di quel giorno, da parte di Greyback. Ron poggiò le mani sulle sue, sentendole tremare.
<<Non lo farà! Non oserà fare quello sbaglio, Hermione!>> ruggì, rabbioso. <<Anzi, sai che ti dico? Gli converrà stare ben nascosto, o farsi prendere dagli Auror prima di mettersi sulla nostra strada!>>
<<Ron ha ragione>> aggiunse Ginny. <<Non credo che sia così stupido da farsi rivedere da queste parti, dopo il trattamento che ha avuto l’ultima volta>>
<<Se gli Auror di Azkaban non erano preparati, noi lo siamo. Devi stare tranquilla>>disse Harry, con energia. Sperò di averla rincuorata un pochino.<<E ora andiamo a riposare un po’. E’ stata una lunghissima giornata stramba>>. Si salutarono e salirono in dormitorio. Nessuno di loro, però, vi rimase per molto tempo. Qualche ora dopo un grido agghiacciante riecheggiò nel dormitorio femminile sconvolgendo il sonno di molti. Poi tutto tornò calmo e gli studenti si riaddormentarono, convinti di averlo solo immaginato, o sognato. Solo nella stanza numero sette, Ginny aspettò l’alba sveglia, stretta a Hermione, cercando di consolare il pianto che l’ultimo incubo le aveva provocato. (Fine del 9° capitolo)




Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: MissMalfoy su 10 Febbraio 2010, 10:13:58 pm
Tiè avevo ragione io ;D cos'altro potrebbe scrivere la gazzetta della sera in un'edizione straordinaria? ;D
Povera Hermione però, che tortura..ma perché non è rimasta in Australia? ;D


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: King Harry su 10 Febbraio 2010, 10:33:02 pm
AAAAAhhh XD
Ma Fairyyyyyy T_T non ce la faccio ad aspettare, è davvero come se stessi leggendo l'Ottavo Libro!
Mi mandi il racconto per intero? ;D


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Fairy su 10 Febbraio 2010, 10:46:09 pm
Tiè avevo ragione io ;D cos'altro potrebbe scrivere la gazzetta della sera in un'edizione straordinaria? ;D
Povera Hermione però, che tortura..ma perché non è rimasta in Australia? ;D
Poteva essere una soluzione, eh?E questo é ancora niente, cara Miss... Questa storia é basata quasi tutta sui mezzosangue, incentrata su lei, se no si era capito,  :ma: ih ih....il mio personaggio preferito fin dal primo libro sHermione. Dovevo dare alito alla mia teoria sull'origine della magia...e lei faceva proprio al caso mio! Come la Cooman ha già avvisato, gliene capiteranno di tutti i colori... :P
AAAAAhhh XD
Ma Fairyyyyyy T_T non ce la faccio ad aspettare, è davvero come se stessi leggendo l'Ottavo Libro!
Mi mandi il racconto per intero? ;D
Mi fai un complimento eeeeeeeeenorme, dicendo così....lo sai, si? e non lo merito. e sai anche questo...
Vi accenno giusto un pochino il prox capitolo, poi tutti a nannuccia che domani é un altro giorno... ghh
(http://i49.tinypic.com/2zizhc8.jpg)
Cap. 10
Le bacchette di Arty
“Ricomincia l’incubo.
E stavolta gli occhi sono
aperti
e
Vigili ”

Verso le nove del mattino Harry smise di rigirarsi nel letto e decise di alzarsi. Ron russava rumorosamente affianco a lui e non lo svegliò. La sala comune era immersa nel silenzio, in ordine e pulita dagli elfi domestici che, con discrezione, lavoravano quando loro non potevano vederli e quell’ordine apparente dava la sensazione che potesse essere così  in ogni parte del mondo. E invece non lo era affatto; per tutta l’estate aveva pensato che fosse tutto finito, che niente avrebbe più sconvolto le loro vite, che sarebbero stati finalmente in pace, e avrebbero ricostruito passo dopo passo tutto quello che Voldemort aveva distrutto. Non aveva messo in conto l’ipotesi di una fuga da Azkaban dei suoi seguaci, segno tangibile di quanto fosse ancora precario lo stato di sicurezza, e le  possibilità che fuori ci fossero sempre stati altri complici pronti ad aiutarli per una eventuale evasione. Kingsley lo sospettava, e ora non si poteva che ammettere che aveva ragione: una piccola parte del mondo magico, rimasto fedele agli ideali del Signore Oscuro, tramava ancora nell’ombra…l’idea di riniziare da capo gli diede i brividi. Sedette accanto al fuoco acceso, guardando di tanto in tanto verso le gradinate dei dormitori, sperando di avere presto compagnia.
Nello stesso momento, nel dormitorio maschile di Serpeverde, Draco Malfoy aprì gli occhi, disturbato dal fruscio di pagine di giornale che venivano voltate. Spostò la tenda del suo letto e vide Yan Shine, comodamente appoggiato al cuscino, che leggeva la Gazzetta della Sera del giorno precedente.
<<Buon giorno>> lo salutò Yan, dandogli giusto un’occhiata. Lui rispose con un grugnito. <<Hai letto di ieri?>>
<<No. Che è successo, il Ministro si è fidanzato e si sposa?>> chiese lui ironico. <<Non si parla che di quanto sia bravo, di quanto sia buono…>>
<<…Di quanto sia preoccupato: c’è stata una fuga di prigionieri da Azkaban e c’è scappato il morto>>. Draco si sollevò accigliato, mentre Yan gli passava il quotidiano. Lesse velocemente, tornando indietro più volte sulle stesse frasi, per assicurarsi di aver letto bene.  <<Incredibile, vero? Gliel’hanno fatta sotto il naso. Forse non è stata un’ottima mossa, togliere i Dissennatori>>
<<Forse>> gli fece eco Draco, stupito. Rilesse i nomi dei prigionieri liberati; quello di su padre non era tra loro, e sospirò di sollievo. Dentro sé, egoisticamente, sperava che ci rimanesse a lungo,ma non lo avrebbe ammesso con nessuno.
<<Hanno ucciso anche dei Babbani. Sembra che tra loro ci fosse un Nato Babbano che ha provato a difenderli, è rimasto ucciso anche lui>>
<<Qui però non c’è scritto. Chi te l’ha detto?>>
<<Mia madre, mi ha scritto stamattina. E’ giornalista, lavora per il Settimanale delle Streghe>>
<<Be’, almeno una cosa buona l’ha portata, allora, questa evasione>>
<<Cosa vuoi dire?>>
<<Hanno fatto fuori un Mezzosangue. Troppo poco, però…Uno solo…>>
<<Sei bacato, Malfoy>>mormorò Yan, senza dargli troppo peso. Si era ormai abituato a sentirlo insultare Babbani e Mezzosangue. <<Bacato come una zucca marcia>>
<<Sono solo coerente con i miei ideali>>
<<Gran bell’ideale…non sai nemmeno di cosa stai parlando. Blateri per ignoranza, tutto qui. Eppure sei un ragazzo intelligente: che talento sprecato>>
<<Sei tu, che non capisci. I Nati Babbani non sono veri maghi; sono un errore della natura…Sono come dei maghinò al contrario. Non dovrebbero possedere la magia. La loro stessa discendenza non può che essere guasta>>. Yan rise.
<<E’ questo, che ti hanno insegnato? Dovresti ascoltarti, mentre parli, sei quasi divertente. Sembra quasi che tu li tema, come se fossero paurosamente diversi>>
<<Lo sono, infatti: diversi. E non possono certo eguagliare un Purosangue, per potere>>
<<Certo, perché non lo racconti all’Ordine di Merlino di Hermione Granger?>>
<<Non riesci a fare un discorso senza nominarla?>> chiese, improvvisamente seccato.
<<Si parlava di Nati Babbani…è l’esempio più vicino che conosco; preferisci Lily Evans Potter, la madre di Harry Potter?>>
<<Di male in peggio>>
<< Comunque è troppo facile, vederla così. E chi la pensa in questo modo commette gli stessi errori che i Babbani facevano nel medioevo, quando mettevano al rogo le streghe>>. Continuò a sfogliare la Gazzetta che Draco gli aveva restituito. Lui storse la bocca in una smorfia di disprezzo, a sentir parlare ancora di Babbani.
<<Tu come la vedi? Hai detto di non essere un Mezzosangue, no?>> chiese. Yan, così diverso da tutti quelli che aveva frequentato fino ad allora, stuzzicava molto la sua curiosità.
<<No, non lo sono, ma secondo alcune teorie moderne, mi sarei augurato di esserlo>>. A quelle parole, Draco strabuzzò gli occhi, indignato.
<<Questa è la più grossa stupidaggine che io abbia mai sentito dire dalla bocca di un Serpeverde!>>
<<Bene, pensala come vuoi. Se invece vuoi aprire la tua mente a nuovi punti di vista, potrei prestarti un libro molto interessante>>. Si alzò e andò a prendere  dalla scrivania della camera un grosso tomo dalla copertina indaco vecchia e sgualcita, rifinita con delle  decorazioni in argento annerito. Il titolo diceva “Teorie sull’origine del Potere Primordiale”. Glielo porse e Draco lo prese con riluttanza, guardandolo poco convinto.
<<Dovrei trovare questo coso interessante?>> chiese, aprendolo a metà. Aveva delle figure, all’interno, molto ben fatte. <<Sai, non apro volentieri i libri; giusto se sono obbligato a studiare>>
<<Se sei la persona intelligente che io credo tu sia, nonostante tutto, si. Magari se non hai voglia e tempo di leggerlo per intero, potresti passare direttamente alla teoria che vorrei tu conoscessi, quella del magifilosofo e teologo Abraham Cornobilis>>
<<Chi? Quel tipo che è stato ucciso l’estate scorsa?>>
<<Esatto>>
<<E tu come fai ad avere questo libro? Non avevano raccontato che avevano bruciato tutto e non si era salvato niente?>> chiese, sospettoso.
<<L’avevano detto, si. Ma qualcosa si è salvato…e questo libro e una delle sette copie esistenti in tutto il mondo>> spiegò, con un sorriso enigmatico.
<<Come diavolo fai a….>>
<<Niente domande. E’ un segreto>>. Gli fece l’occhiolino e glielo porse. <<Ti consiglio di dargli un’occhiata>>
<<Si, certo. Quando soffrirò d’insonnia ne terrò conto>> commentò, lui.
<<Puoi fare il ritroso quanto vuoi, Malfoy. Alla fine ti verrà la curiosità, come è venuta a me>>. Sorrise furbamente e dopo essersi vestito uscì dal dormitorio.
Draco fissò la porta chiusa per un attimo, poi rivolse gli occhi grigi alla copertina del libro. Lo girò e iniziò a leggerne la presentazione sul retro:
“Novità assolute nel mondo della Magifilosofia; questo libro, redatto dai nostri più grandi luminari in materia, ci propone in maniera semplice e comprensibile le loro teorie più convincenti sull’Origine del Potere Magico. Elfior Dorell, magifilosofa e naturalista, presenta la sua teoria sull’Origine Naturale, secondo la quale ogni individuo, a partire dai Babbani, possiede nel patrimonio genetico un Gene Magico latente”. Malfoy  sbuffò, sempre più incredulo. Poi continuò:
“Troverete interessante la teoria di Demetrius Modus, altro insigne magifilosofo, insegnante all’Università dei Maghi da quindici anni, il quale sosterrebbe che la Magia esiste da sempre, fin dalle origini,e che hanno  proseguito  sulla linea genetica delle famiglie più pure e potenti, e che l’esistenza di Babbani è la conseguenza di  un errore della natura – Origine Fondamentale– ”. A questo punto annuì d’accordo. Infine lesse l’ultima parte di spiegazione:
“Ma la teoria che cambierebbe la storia del mondo magico, se si dimostrassero prove inconfutabili, sarebbe quella che riguarda l’origine secondo Abraham Cornobilis – Origine Divina – , Babbanofilo e sostenitore di tesi particolarmente originali, sulle quali dovremmo tutti meditare”. Non spiegava altro. Non riassumeva il pensiero di quest’ultimo magifilosofo, come negli altri due casi, e in effetti si trovò a sentire molta curiosità. Ma deciso a non dare soddisfazione al suo compagno di stanza, ripose il libro sul comodino si vestì e uscì dal dormitorio.
Il buco nel ritratto della Signora Grassa si aprì e Ginny entrò, silenziosa. Si accorse della presenza di Harry e si avvicinò a lui, chinandosi a baciarlo.
<<Buon giorno>> sussurrò. Gli si sedette affianco e appoggiò stancamente la fronte alla sua.  Aveva lievi occhiaie su un viso pallido e poco riposato. Lui sentì una fitta al cuore. Detestava vederla così.
<<Come mai eri fuori? Hai già fatto colazione?>> le chiese, facendole spazio.
<<No, ero in infermeria>> disse, rilassando la schiena contro i cuscini del divano. <<Solo a prendere questa>> aggiunse in fretta, vedendolo accigliarsi. Tirò fuori una boccetta con del liquido viola all’interno e glielo mostrò.
<<Bevanda della Pace? Perché?>>
<<Non è per me. E’ per Hermione>> disse. <<Ha avuto un incubo tremendo, stanotte…Non abbiamo più chiuso occhio, era sconvolta>>. Le occhiaie di Ginny parvero diventare più marcate, mentre raccontava.
<<Ora sta dormendo?>> domandò lui, sbuffando.
<<No. E’ in guferia. E’ andata a spedire alcune lettere che ha scritto durante la mattina. Non è voluta andare in infermeria nemmeno stavolta, perciò sono andata a chiedere a Madama Chips se poteva darmi qualcosa>>
<<Accidenti, Ginny. Ne verremo mai fuori?>>
<<Non lo so, Harry>>. Il ritratto si aprì di nuovo, ed Hermione entrò seguita dal suo rosso gattone peloso. Ginny nascose la pozione in tasca.
<<Ciao, Harry>> salutò, sforzandosi di abbozzare un sorriso convincente sulle sue labbra. Anche i suoi occhi erano cerchiati. <<Tu stai bene?>> chiese. <<Ron dorme?>>aggiunse.
<<Russa, vorrai dire>>ribatté, e il suo sorriso si allargò leggermente, più sincero.
<<E allora andiamo a buttarlo giù dal letto>> disse Ginny, alzandosi. <<Non voleva andare a Hogsmeade, oggi?>>. Harry guardò prima Ginny, poi Hermione. Avevano ancora voglia, di una gita, dopo quello che era successo?
<<Ma si, andiamo a svegliarlo>> convenne, poi, seguendo Ginny, certo che una giornata a Hogsmeade avrebbe giovato a tutti e quattro.
Non si sbagliò. La passeggiata fino a Mielanda fu piacevole e si persero per una buona mezz’ora tra le meravigliose dolcezze del negozio, in cui Hermione fece scorta di Api Frizzole e  Cioccorane, infilandole dentro la borsetta di perline che si era portata dietro. Nessuno commentò la cosa, anche se sapevano che non andava matta per quel tipo di dolciumi. Si attennero a lanciarsi furtive occhiate interrogative.
  La neve avvolgeva tutto di un bianco candido che sembrava irradiare luce e passeggiarono a lungo, infagottati in pesanti mantelli, sciarpe e cuffie, senza meta precisa, solo per il piacere di camminare tra le vie del grazioso paesello, a chiacchierare di qualsiasi cosa potesse far loro dimenticare le preoccupazioni per qualche ora: la Gazzetta della Domenica arrivata quella mattina a colazione non dava molte altre novità. Aggiungeva un trafiletto che parlava di un Nato Babbano ucciso anche lui nella strage del giorno prima. Questo rese Hermione più pensierosa del solito, ma nulla di più.
(To be continued)


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: MissMalfoy su 11 Febbraio 2010, 02:29:12 pm
Non avranno MAI un anno tranquillo ad Hogwarts ;D allora non era colpa di Voldemort ma colpa loro!! ;D

Ma sta cosa del potere primordiale..quindi secondo te Fairy tutti gli uomini all'inizio avevano poteri magici ma attraverso l'evoluzione molti hanno cominciato a perderli continuando in questo modo ???


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Vampirella magica su 11 Febbraio 2010, 02:36:51 pm
Bene, bene, la storia si fa sempre + intrigante, anche se devo ammetter che sono rimasta di nuvo indietro, ma stasera rimedio, promesso! ;)

Piccola precisazione, che ho ricordato solo ora: Anche Neville vedeva i cavalli che trainano le carrozze (non ricordo come si scrive il nome...) già al 5° anno, come Harry, Luna e 1 altro Serpeverde!

Continua così che vai forte!! ;D


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Fairy su 11 Febbraio 2010, 02:40:53 pm
Non avranno MAI un anno tranquillo ad Hogwarts ;D allora non era colpa di Voldemort ma colpa loro!! ;D
Ma sta cosa del potere primordiale..quindi secondo te Fairy tutti gli uomini all'inizio avevano poteri magici ma attraverso l'evoluzione molti hanno cominciato a perderli continuando in questo modo ???
Oh, no, cara Miss...arriveremo prima o poi al capitolo in cui spiiegheremo la teoria...e capirai la 'mia' teoria del potere... ghh e sono straconvinta che sia la vera teoria!!! U_U   ;D
Piccola precisazione, che ho ricordato solo ora: Anche Neville vedeva i cavalli che trainano le carrozze (non ricordo come si scrive il nome...) già al 5° anno, come Harry, Luna e 1 altro Serpeverde!
Uh, grazie!!! Non sai quanto mi aiuti se mi correggi le cose che mi son lasciata sfuggire dai libri, ci tengo a mantenere intatte le decisioni conosciute di zia Jo! Lo correggerò appena potrò! ;)
(Seguito del 10° capitolo)
 Più tardi Ginny espresse il desiderio di bere qualcosa di caldo e si diressero al locale di Madama Rosmerta. Fecero per entrare, ma Hermione indugiò a leggere un cartellino posto sulla vetrina. “Cercasi cameriera/e per servizio ai tavoli nei fine settimana a partire da novembre, maggiorenne, seria/o, no perditempo”.
<<Entriamo?>>la richiamò Ron. Lei staccò il cartellino e li seguì.
<<Prendete posto, devo chiedere una cosa a Madama Rosmerta>> disse e si accostò al bancone, dietro il quale la donna stava stappando alcune Burrobirre.
<<Salve>> salutò, srotolandosi la sciarpa dal collo.
<<Ciao, cara, dimmi. Qualcosa da bere?>> chiese lei, sorridente.
<<Volentieri. Ma prima volevo farle qualche domanda a proposito di questo avviso>> disse, facendoglielo vedere. <<Ha già trovato qualcuno?>>
<<Veramente no>> rispose Madama Rosmerta, asciugandosi le mani sul grembiule e stringendo gli occhi. <<Sei interessata?>>
<<Forse…se si tratta solo dei fine settimana…sa, con lo studio non potrei permettermi di dedicarle più tempo>>
<<Certo, solo sabato e domenica, e solo dal pomeriggio fino alla sera, quando c’è più gente. Ma sei maggiorenne? Sembri molto giovane…>>
<<Si, signora, diciannove anni compiuti a settembre, può chiedere conferma a qualsiasi professore>>
<<E saresti capace di servire ai tavoli?>>
<<Non l’ho mai fatto. Ma posso provarci>>. La donna la guardò ancora sospettosa, poi le sorrise.
<<Sembri piena di buona volontà, e la considero l’unica qualità necessaria, per il momento; imparerai. Farai qualche sera di prova. Ma prima devo ottenere dalla Preside il permesso per assumerti. Gli studenti, benché maggiorenni, non possono rientrare a Hogwarts dopo le otto di sera, mentre tu dovrai uscire e rientrare dal castello in orari particolari, capisci? Soprattutto la sera, probabilmente rientreresti dopo l’ora di cena>>
<<Si, certo>>
<<Vieni un attimo dietro al bancone, voglio trascrivermi il tuo nome per fare richiesta di permessi speciali a Minerva. Gliela porterai tu stessa quando rientrerai a Hogwarts>>. Hermione passò dietro al bancone e iniziando a sentire il tepore del locale si tolse il mantello e la cuffia. Madama Rosmerta prese a fissarla con maggiore intensità.
<<Il tuo nome, cara?>> chiese, prendendo carta e penna.
<<Hermione. Hermione Jean Granger>>. La strega chinò il capo di lato e ridusse gli occhi a due fessure.
<<Hermione Granger? L’amica di Harry Potter?>>
<<Si, signora>>. La donna diede in un’esclamazione incredula e poggiò il foglio.
<<Ecco, perché mi pareva di conoscerti! Sei sicura di voler prendere servizio in questo squallido posto, mia cara? Tu che servi ai tavoli…sarebbe strano…Come vedere Potter spazzare i pavimenti!>>
<<Non ci vedo nulla di male…la prego, mi faccia provare, non la deluderò!>> promise.
<<Oh, non ne dubito affatto,ora, tesoro…La tua popolarità può solo giovare, a questo locale. Come vuoi. Porterai la mia richiesta alla Preside e sentiamo cosa ti dice>>
<<Grazie!>>mormorò lei, arrossendo. <<Può darmi Quattro Burrobirre?>>
<<Eccole a te. No, conserva quel denaro, offro io>>. Le fece l’occhietto, le diede la richiesta scritta e la lasciò andare fino al tavolo occupato da Ginny, Ron e Harry.
Quando ebbe raccontato ai tre la novità loro rimasero perplessi per qualche attimo.
<<Ma così non avrai davvero più tempo…nemmeno quel coso che ti ha dato la Mcgranitt ti basterà…>>disse Ron, corrucciato.
<<Mi organizzerò, non preoccuparti per il tempo a mia disposizione>> replicò lei, tranquilla, bevendo un lungo sorso di Burrobirra.
<<Come mai ti è venuta quest’idea?>> chiese Ginny.
<<A dire il vero è stato un caso fortuito, quel cartellino; ultimamente ero preoccupata perché ho speso un patrimonio per il materiale scolastico, e i miei ultimamente hanno avuto qualche difficoltà economica…Mi capite?>>. Ginny annuì. << Se riesco a farmi assumere posso almeno ammortizzare le spese scolastiche, senza dover chiedere nulla a loro>>. Dopo questa affermazione Ron non provò più a metterle dubbi sulla scelta che aveva fatto. Divenne comprensivo e anche se non approvava del tutto, non fece altri commenti. Bevvero le loro Burrobirre parlando d’altro e verso l’ora di pranzo mangiarono qualcosa. Quando uscirono dal locale andarono a curiosare nel negozio di Zonco, in cui rimasero per almeno tre quarti d’ora, e prima che facesse buio tornarono tra le sicure mura di Hogwarts. Passarono da Hagrid per un saluto e poi si diressero al castello.
Durante la cena, purtroppo, tra gli studenti non si parlava che dell’episodio successo il giorno prima. Non c’era nessuna novità, nessun segno che le cose stessero migliorando e che gli Auror avessero finalmente trovato la pista da seguire per ricatturare gli evasi, né che stessero peggiorando; ad ogni modo la serenità di quella giornata sbiadì in fretta, e ognuno tornò alla propria sala comune a finire i compiti lasciati a metà o a chiacchierare ancora un po’ prima di andare a letto. Kingsley non era tornato, segno che era talmente occupato da non aver avuto nemmeno il tempo di una visita veloce. Alla fine anche loro si arresero e andarono a dormire.
Passarono così alcuni giorni in cui il tempo trascorse in maniera ordinaria – se non si tiene conto delle volte che Hermione usò la GiraTempo per le lezioni –. Harry, ogni giovedì si incontrava con gli Auror nella capanna di Hagrid, gli allenamenti di Quidditch si susseguivano senza problemi e lo studio procedeva a ritmo serrato per ognuno di loro. Harry era diventato un assiduo lettore della Gazzetta del Profeta, alla disperata ricerca di nuove notizie che non arrivavano. Qualche volta raggiungeva l’ufficio della Preside e da lì spediva il suo Patronus fino al Ministero per mandare un messaggio a Kingsley; ebbe risposte rare e vaghe, quindi non insistette. Provò anche con lettere via gufo, ma il risultato fu lo stesso. Gli unici messaggi che ricevette furono quelli da parte dei signori Weasley, che avendo risposto alle lettere di Hermione – l’unica che scriveva spesso a tutti – avevano allegato delle lettere anche per lui, Ron e Ginny, e quelli del professor Lumacorno, che organizzava festicciole private almeno ogni quindici giorni e gli invitava con pergamene decorate e chiuse da eleganti nastri colorati. Riuscirono ad evitarle quasi sempre, ma dovettero promettere di non mancare alla festa di Halloween. Per fortuna tra gli invitati c’erano anche Luna e Neville e poterono evitare di passare il tempo faccia a faccia con Blaise Zabini. C’erano alcune nuove stelle nascenti pescate dal terzo e dal quarto anno, nipoti e figli di maghi in vista, e incontrarono anche Yan Shine.
Fu quello il periodo in cui il professor Mcmarck insegnò loro gli esercizi più semplici per riuscire meglio in Occlumanzia e iniziò a proporre agli studenti dell’ottavo anno l’allenamento al Campo a Percorsi. Essendo una disciplina facoltativa non tutti aderirono, ma la maggior parte partecipò o assistette almeno a quella prima lezione. La professoressa Hestia Jones si assicurò che le fatture di sicurezza fossero attive e smistò gli studenti in due gruppi: alcuni di loro vennero incaricati di sedersi nelle gradinate davanti agli Spiospecchi – cinque in tutto – , tra cui i Senza Bacchetta, Harry e Hermione, perché prendessero appunti su quello che avrebbero visto. Una parte venne divisa in coppie per affrontare il Primo Percorso. Ron era fra questi, al terzo posto nella fila, in coppia con David Carter, altro studente entrato a Hogwarts l’anno precedente e smistato tra i Tassorosso. Davanti a loro c’erano Cho Chang e Pansy Parkinson, e ancora prima sarebbero entrati Hannah Abbott e Terry Boot. Accanto allo Spiospecchio  più centrale era posato uno strano oggetto argentato e dorato,  alto  appena quanto un elfo domestico, che sembrava una sorta di appendiabiti  artistico; aveva un basamento il legno, e braccia di metallo si intrecciavano tra loro come corde. Sulla cima c’era un grosso pomo lucente, della misura di una mela.
Il Percorso si apriva con un arco fiorito di piccole rose rosa pallido:  il primo tratto di strada sterrata visibile sembrava il vialetto adatto ad una passeggiata romantica; ai lati, alti alberi frondosi facevano ombra sulla stradina polverosa e qualche farfalla volteggiava leggera  attorno ai  cespugli rigogliosi, come se il luogo non conoscesse l’inverno. Apparentemente non aveva niente di minaccioso.
<<Manca solo Cappuccetto Rosso, eh?>> commentò Harry, strappando un sorriso divertito alle labbra di Hermione, seduta lì accanto con Calì e Padma. Poi Padma chiese se Cappuccetto Rosso fosse una Creatura Magica della stessa famiglia dei Berretti Rossi e nessuno dei due riuscì a trattenere una risata silenziosa.
<<Se siete pronti iniziamo>> disse il professore, puntando la bacchetta sul cancelletto sotto all’arco di rose. Questo si aprì. <<Tocca a voi, signorina Abbott e signor Boot>>. Gli studenti seduti davanti agli Spiospecchi si sporsero, curiosi. Hannah e Terry avanzarono cauti. <<Bacchette alla mano, ragazzi, e occhio vigile>> suggerì l’insegnante, <<Non fatevi ingannare dalla calma apparente>>. La professoressa Jones si sedette dietro Harry e Yan con un enigmatico sorriso che Harry conosceva: quando al Ministero aveva affrontato quel tipo di allenamento in sua presenza, la prima volta, si era divertita parecchio, per le espressioni di stupore che Harry assumeva ad ogni ostacolo.
Hannah e Terry fecero solo qualche metro quando, dai lati del viale, due fasci di rami li attaccarono, avvolgendosi attorno ai loro corpi, con una tale velocità che non ebbero nemmeno il tempo di strillare; sparirono uno da un lato, Hannah all’altro, trascinati via dai rami. Gli studenti davanti agli Spiospecchi rimasero di stucco, a bocca aperta.
<<Tranquilli, la foresta restituirà i vostri compagni tra qualche minuto>> assicurò Hestia, calma e sorridente. Lo stato d’animo non era condiviso da Pansy, che sarebbe dovuta entrare nel percorso dietro di loro. Indietreggiò, fissando sgomenta il punto in cui i due erano stati attaccati.
<<Io..io non me la sento..non posso…>>balbettò, con voce stridula. Il professor Mcmarck non la obbligò e la fece sedere dietro uno Spiospecchio, accanto a Millicent Buldstrod e a Lavinia Leptis, ancora studentesse nuove per Hogwarts; qualcuno rise sommessamente della sua paura, e lei si rabbuiò. << Mia madre non mi ha mandata a Hogwarts per giocare alla caccia al tesoro…!>> sibilò, incrociando le braccia offesa. Nello stesso istante Hannah e Terry vennero risputati dalla foresta sul Percorso polveroso, spettinati e stropicciati, come se fossero stati messi in lavatrice e centrifugati assieme a fango e spine, anziché a detersivo. Uscirono dal Percorso, leggermente confusi, e andarono a sedersi accanto ai compagni. <<E dovrei ridurmi in quello stato?>> aggiunse Pansy, sempre più orripilata. Calì la sostituì e assieme a Cho, dopo i primi passi incerti all’interno del Percorso, dimostrò quanto fossero servite le lezioni che Harry aveva loro impartito al tempo dell’Esercito di Silente nella Stanza delle Necessità.
Evitarono i fasci di rami proteggendosi con una Fattura Revulsiva e avanzarono con più sicurezza dopo aver Schiantato alcuni folletti della Cornovaglia. Evitarono di essere afferrate da un Tranello del Diavolo piantato al centro di una aiuola in mezzo alla strada e si fermarono solo davanti ad uno Schiopodo Sparacoda molto arrabbiato, che le mise piuttosto in difficoltà. Il professore, che nel frattempo si era seduto accanto a Hestia, puntò la bacchetta sull’oggetto di legno e metallo accanto allo Spiospecchio e questo si illuminò di una luce azzurrina. L’uomo posò il palmo sul grosso pomo dorato e appena lo toccò svanì, sotto gli sguardi increduli degli studenti. Con loro stupore, l’insegnante riapparve al centro del Percorso, vicino a Cho e Calì.
<<Quella che avete appena visto in azione, ragazzi, è una Passaporta di Emergenza ad Attivazione Istantanea>> disse loro, Hestia Jones. <<Sono utilissime, ma molto costose e rare. Il Ministero ne ha concesso due in prestito alla scuola e vi è proibito toccarle senza il permesso di un professore. Intesi?>>. I giovani maghi annuirono, senza distogliere lo sguardo dall’immagine che gli Spiospecchi stavano mostrando. Il professore aveva ammansito lo Schiopodo e stava invitando Cho e Calì a reggersi alla Passaporta. Qualche attimo dopo erano tutti di nuovo fuori dal Percorso, davanti al cancelletto. Vennero accolti da un applauso spontaneo, il professore assegno dieci punti a ciascuna e l’esercitazione riprese con più entusiasmo di prima.
Ron e David riuscirono a spingersi oltre il quinto livello, fermandosi a metà del sesto, che era il penultimo; in quel punto una strana creatura si era parata davanti a loro e David aveva iniziato a diventare molto pallido e a respirare a fatica, vittima di una crisi di panico. L’essere era simile ad un mantello nero, dello spessore di qualche centimetro, che si sventolava a pochi metri di distanza dai due ragazzi, come una manta marina, a suo agio, sebbene fuori dall’acqua. Ron la guardava incuriosito, mentre David tremava, puntandogli contro la bacchetta.
<<Santo cielo!>> esclamò Hermione, mettendosi le mani sulle guance, angosciata, <<non può trovarsi lì!>>
<<Conosci questa creatura, signorina Granger?>> chiese l’insegnante, interessato, ma non preoccupato. Gli studenti fecero silenzio attorno a loro, come durante un’interrogazione in classe.
<<Sissignore>> affermò lei, con gli occhi incollati al vetro magico.
<<E ti pareva che non fosse così>> borbottò Pansy.
 <<E’  un Lethifold>> continuò Hermione,  <<forse la più terribile delle creature, dopo i Dissennatori…io non capisco…>>
<<Non capisci cosa?>> chiese Hestia.
<< Non è molto diffusa, e la si trova solo nei paesi con clima tropicali>>
<<Tutto esatto, cinque punti alla tua Casa>> disse il professor Mcmarck, <<Sai dirmi, quindi, qual è il punto di forza di questa creatura magica>>
<< Attacca gli ignari maghi nel sonno, nel proprio letto, mangiandoli e digerendoli sul colpo. Non lascia tracce e se ne va appena ha digerito>>. Harry  e gli altri aggrottarono la fronte, atterriti dalla descrizione della bestia. David balbettava qualcosa, incespicando all’indietro, mentre la bacchetta gli tremava in mano. Ron continuava a non esserne spaventato e a non capire la reazione dell’amico. <<Professore…>> supplicò Hermione, <<io credo che Ron non sappia che cosa sia e come possa batterlo!>>
<<Il signor Carter però, dalla sua espressione, mi sembra  che conosca l’essere>>
<<Lo teme, e a ragione!>>
<<Tu sai qual è l’unico modo per scacciare un Lethifold, signorina Granger? Potresti suggerirlo ai tuoi compagni in pericolo, sempre che conoscano l’Incanto >>. Tutti la fissarono, in attesa della risposta.
(To be continued)


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Vampirella magica su 11 Febbraio 2010, 04:06:16 pm
Prego! Mi fa piacere aiutarti, se posso!

Ma perchè non dovresti divertirti nel finesettimana?

Io spero di divertirmi, qui nel mio paese, domenica c'è il carnevale... (tempo permettendo!)

E così fai anche parte di 1 cora della chiesa? brava! e poi? Studi o lavori? Anzi, già che ci siamo: ma quanti anni ai?
Io 28, ma non ho ancora trovato 1 lavoro, diciamo che lavoricchio...

Comunque, aspetto il resto della storia!! ;D


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Fairy su 11 Febbraio 2010, 07:05:56 pm
Ti rispondo tramite MP, così non andiamo in OT, e non rubo caratteri alla fan fiction...solo 20.000 per post, e  devo dividere in mille parti ogni capitolo... :ma:
(Seguito del 10° capitolo)
<<Ronald Weasley lo conosce di sicuro…C-come posso…come posso suggerirglielo?>> chiese lei, incerta.
<<Poggia la mano sullo Spiospecchio, e tutto quello che dirai lo sentiranno>>. Il Lethifold emise una sorta di sibilo e si accostò ai due.
 <<Scappa, Ron!>> gridò David, e iniziò a correre via, tornando indietro.  Hermione poggiò la mano sul vetro.
<<Ron, evoca un Incanto Patronus!>> urlò, tesa, <<non c’è altro modo per scacciare il Lethifold!>> . Il ragazzo, dapprima meravigliato di sentire la voce di Hermione rimbombare per il Percorso, afferrato il suggerimento puntò la bacchetta contro la creatura e iniziò a concentrarsi. Quando si sentì pronto dischiuse le labbra, ma mentre pronunciava la prima parte della formula l’essere iniziò a stirarsi, ad allungarsi e ad ingigantirsi. Ron trattenne il fiato e strabuzzò gli occhi,  impietrito davanti all’enorme acromantula che aveva preso forma innanzi a lui.
<<No!>> urlò Hermione, sempre più spaventata. <<Non è un vero Lethifold! E’ un M-Mo…>>balbettò.
<<Ci sei arrivata>> concluse l’insegnante, soddisfatto, prendendo appunti.
<<…Molliccio!>> finì per lei, Neville. <<Ha preso la forma della paura di David, e ora di quella di Ron!>>. Hestia dovette intuire che Ron era rimasto troppo sorpreso della mutazione dell’essere, per reagire abbastanza velocemente da proteggersi o attaccare, perché con uno scatto aveva riattivato la Passaporta e in un battibaleno si ritrovò al suo fianco, sovrastata dal ragno gigante. Ron, visibilmente  scosso, pallido come uno straccio, sembrò rincuorarsi.
<<Tutto bene, Ron?>>domandò lei, ponendosi tra lui e l’acromantula. Il ragazzo annuì incerto e la donna dedicò le sue attenzioni al Molliccio. <<Guarda qui, bello>> sussurrò, sfidandolo. L’acromantula tremolò sulle zampe, cominciò ad allungarsi e a gonfiarsi sul davanti, mentre le  prime due zampe anteriori si ingrossavano sulle punte, trasformandosi in orribili pinze nere e lucide. Il corpo di ragno si affusolò, la parte posteriore divenne una lunga coda che terminava con un pungiglione, e il Molliccio prese le sembianze di un grosso scorpione. Fu lì che Ron comprese che non aveva ribrezzo solo per i ragni. Hestia strinse gli occhi, ed esclamò “ Riddikulus!”. Le pinze della creatura cominciarono a chiudersi e ad aprirsi a ritmo sulle nacchere apparse dal nulla, lo scorpione danzò sulle zampe, rendendo ridicola tutta la situazione. <<Ora, Ron, afferra la Passaporta!>> ordinò l’insegnante. La toccarono contemporaneamente, sparendo dal percorso e tornando all’esterno, al sicuro, davanti agli studenti che si profusero in un altro applauso.
<<Molto, molto bene>> disse il professor Mcmarck, annotando ogni progresso dei suoi studenti su un taccuino. <<Venti punti a ciascuno per essere giunti quasi al termine del Percorso, mancava davvero poco. E altri cinque punti alla signorina Granger per le nozioni specifiche sulla Creatura Magica che abbiamo avuto modo di vedere dal vivo>>
<<Professore, ricordiamoci che non era un vero Lethifold>> disse Pansy , con una punta di invidia.
<<Chiunque, trovandoselo davanti, avrebbe avuto dei dubbi, col poco tempo che a disposizione per ragionare, anche il più astuto dei maghi>> replicò l’insegnante, deludendo la Serpeverde, <<le nostre paure riescono a mettere in crisi ogni nostra più salda certezza, non dimenticatelo: è ciò contro cui dovremmo combattere di più, durante l’arco della nostra esistenza>>. Chiuse il suo taccuino e incrociò le braccia, mettendosi davanti agli studenti. <<Quindi, tornando alla nostra lezione, che si conclude qui, oggi abbiamo imparato qualcosa di importante. Cosa?>>
<<Che la professoressa Jones teme gli scorpioni?>> mormorò Pansy Parkinson, rivolta alle sue compagne Serpeverde.Per sua fortuna i due professori non la sentirono.
<<Che come ho detto all’inizio, nulla è come sembra, in questi Percorsi>>. Si fece serio, lo sguardo più scuro, quasi minaccioso. << Per questo esigo più concentrazione e più impegno da parte di chi intende  continuare a frequentare questo corso facoltativo. Prenderò le vostre iscrizioni definitive la settimana prossima; chi deciderà di non continuare non avrà possibilità di farlo a metà anno, a meno che non dimostri con una prova pratica di essere in grado di proseguire al passo con gli altri. Questo vale anche per chi si ritirerà>>. Gli studenti si sogguardarono l’un l’altro. <<Lezione finita, rompete le righe>> annunciò in conclusione, più scherzoso.
<<Ehm. Professore>> sussurrò Neville, perplesso.
<<Qualcosa non ti è chiara, signor Paciock?>>
<<Tutto chiaro, ma…>>
<<Hai dubbi sulle tue capacità di seguire il corso?>>
<<Credo di no, però…>>
<<Qualsiasi cosa tu decida andrà bene, nessuno è costretto>>
<<Continuerò a frequentare il corso, professore, se lei accetterà la mia iscrizione, ma non è questo che volevo chiederle…>>
<<E allora qual è il problema?>>
<<Non dovremmo recuperare David Carter, signore?>> chiese, indicando uno Spiospecchio, nel quale si vedeva ancora David che correva a gambe levate per il Percorso.
Più della metà della classe si iscrisse e iniziò a frequentare il Campo di  Allenamenti a Percorsi per due turni settimanali, precisamente  Harry, Hermione, Ron, Calì, Neville, Seamus, Dean, David Carter, Justin  Finch-Fletchley, Cho Chang, Antony Goldstein, Padma, Terry Boot, Blaise zabini, Yan Shine e Millicent Buldstrode. Draco Malfoy, Gregory Goyle e Theodore Nott erano praticamente costretti a stare a guardare, come in ogni altro tipo di lezione che necessitava dell’uso della propria bacchetta, gli altri continuarono a frequentare solo la sala di addestramento.
A fine mese ogni studente iscritto aveva raggiunto almeno il quinto livello del primo Percorso, e solo Ron, Yan Shine, Harry e Padma Patil ,in coppia tra loro, lo portarono a compimento del tutto. Superato il sesto livello, c’era una lunga e larga scalinata di roccia che portava all’ultimo livello, una sorta di palco roccioso chiuso da pareti su tre lati, sulle quali stavano arazzi bianchi. A qualche metro di distanza l’una dall’altra, quattro grandi statue di marmo rappresentanti le Case di Hogwarts circondavano un podio centrale. Scoprirono che gli ostacoli e le sorprese del percorso cambiavano ogni volta che lo si affrontava, e che quando lo si portava a compimento, salendo sul podio, gli arazzi bianchi sulle pareti prendevano il colore della Casa alla quale gli studenti appartenevano, sventolando come mossi da una brezza. La cosa più sorprendente era il ‘premio’ che compariva davanti al podio: piccole ampolle e fiale, contenenti pozioni speciali,  o unguenti contro punture e morsi delle creature che avevano dovuto affrontare.  In più, scoprirono,  il podio era la seconda Passaporta di Emergenza ad Attivazione Istantanea, che differiva dalla prima perché permetteva al mago o alla strega di tornare  fuori, nel punto di partenza del Percorso, ma restava fissa al settimo livello. Hermione portò a termine il primo Percorso solo a fine mese, in coppia con David Carter. Per loro fortuna non comparve nessun Molliccio, ma dovettero affrontare altre creature che diedero loro molto filo da torcere. Vinsero un’ampolla di Dittamo a ciascuno e dal giorno David si comportò con lei come se fosse una cara amica.
Novembre arrivò con un’ ondata di gelo che innevò di bianco tutte quante le montagne che contornavano il paesaggio. Il lago iniziò a ghiacciarsi, diventando come uno specchio di freddo argento e ogni tanto una nevicata imbiancava anche le guglie del Castello e il piazzale. Finalmente quel sabato avrebbero giocato la loro prima partita di Quidditch.
<<Puoi smettere di studiare almeno quando facciamo colazione, Hermione?>> sussurrò Ron, al libro di Trasfigurazione di Massimo Livello che lei teneva in piedi davanti al viso. Poteva vederle solo i capelli.
<<Scusa, ma tra una cosa e l’altra oggi non avrò molto tempo per studiare>> rispose Hermione, versandosi del succo di pompelmo nel calice. <<Stamattina partita di Quidditch, di pomeriggio inizio da Madama Rosmerta…>>
<<E’ per oggi?>> chiese Harry. <<Mi ero dimenticato>>. Ovviamente la Mcgranitt le aveva accordato dei permessi speciali; poteva uscire ed entrare anche a tarda ora, la sera, munita di un permesso scritto in tasca e una parola d’ordine appositamente creata per lei che cambiava ogni settimana. Il custode, il signor Gazza era stato messo al corrente e aveva l’ordine di lasciarla passare e alla sera, per il rientro a scuola quando finiva di lavorare, era stata messa a sua disposizione una carrozza trainata da un Thestral, per evitare che tornasse da sola e al buio e che dovesse sempre essere accompagnata da altri.
<<Una bella giornatina piena, eh?>> commentò Ginny, iniziando a infilarsi i guanti di pelle sulle mani.
<<Già. Chissà se avrò tempo di passare da Mielandia…Oh, ecco la posta>>. Un gufo grigio planò accanto a Hermione e lasciò cadere la copia giornaliera della Gazzetta. La aprì e sbirciò velocemente le notizie del giorno.
<<Novità?>> chiese Harry, alzandosi da tavola. Ormai era la domanda consueta.
<<No…Niente che ci interessi nemmeno oggi>> era la risposta, da molti giorni.<< A meno che non vi attiri la notizia che la Skeeter si è fatta rossa>> rispose. <<nemmeno le donano, i capelli così>> commentò, sprezzante.
<<Noi andiamo…ci vediamo dopo>> disse Ron.
<<In bocca al lupo>> augurò Hermione. Ron si chinò su lei e la baciò distrattamente, poi si sporse fino al libro di Trasfigurazione e baciò anche quello, rivolgendo alla pagina lo sguardo di chi ha bevuto troppo Succo Coccolino al Cocco. <<Ciao, terzo incomodo,a dopo>> disse, mentre Harry e Ginny sghignazzavano e Hermione scuoteva la testa.
La partita di Quidditch contro i Tassorosso non durò a lungo e non poterono godersela come avrebbero voluto. Iniziò a piovere così forte che non si riusciva a vedere a un palmo dal proprio naso e venne fermata per il temporale, perché un fulmine colpì il Boccino d’oro, annientandolo. Finì in pareggio, zero a zero, ma nessuno dei giocatori, sia quelli di Grifondoro che gli avversari, si dimostrarono entusiasti.  Nemmeno i tifosi, furono molto contenti, tranne Hermione, forse, che potè approfittarne e rimettersi a studiare fino all’ora di pranzo. Harry e Ron conclusero la mattinata tra una partita a scacchi e l’altra, Ginny si sedette ad un tavolo con Hermione e si mise a portare avanti un po’ di compiti. Verso le tre del pomeriggio Hermione si infagottò in un pesante cappotto invernale, guanti, sciarpa, cuffia, mise in tasca il permesso della Preside e fu pronta per andare a Hogsmeade. Gli altri la accompagnarono, perchè era piuttosto nervosa.
<<Che te ne fai, del libro di Codici Antichi?>> chiese Ginny.
<<Magari nei momenti di pausa riesco a ripassare>> rispose lei, stringendosi nelle spalle.
<<Andiamo da Zonco?>> le interruppe Ron. <<L’altra volta ho visto una cosa interessante, forse riesco a farmi fare uno sconto…>>
<<Se passate da Mielandia, prendete un po’ di dolciumi, per favore, vi restituirò i soldi>>
<<Ma che te ne fai, di tutti questi dolcetti?>>
<<Quella non è Pansy Parkinson con le sue amichette sceme?>> domandò Ginny, interrompendo Ron, guardando molto avanti e indicando un gruppo di ragazze che ridevano  e entravano ai Tre Manici di Scopa.
<<Oh…Dovrai servire anche loro>> commentò Harry.
<<Pericoli del mestiere>> sospirò Hermione. <<L’avevo già messo in conto>>. Non sembrò spaventata dalla cosa e andò diretta al locale.<<Vi prego, per oggi non venite a trovarmi a lavoro…Ho paura di fare pasticci, quando vi vedo!>>. Gli altri risero e proseguirono per fare una passeggiata.(To be continued)



Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Vampirella magica su 12 Febbraio 2010, 12:14:08 pm
Eccomi!
Scusa se non ho risposto subito, ma proprio non ho pututo!
Al resto ti rispondo x MP...
Spero che riesci a postare anche 1 altro capotolo prima di partire ;D


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Fairy su 12 Febbraio 2010, 12:19:50 pm
Eccomi!
Scusa se non ho risposto subito, ma proprio non ho pututo!
Al resto ti rispondo x MP...
Spero che riesci a postare anche 1 altro capotolo prima di partire ;D
Grazie, tesoro... :'(

(Seguito del 10° capitolo)
A molti, molti chilometri da Hogsmeade, in uno dei quartieri più malfamati di Londra,  alcuni individui coperti da pesanti mantelli camminavano svelti, guardandosi attorno con molta circospezione. Erano tre: un uomo alto e magro, il viso smunto, un naso aquilino che spuntava dal largo cappuccio calcato sulla fronte; il secondo, più in carne, ma comunque pallido, gli occhi grandi e acquosi, che ricordavano quelli di un bue, le labbra fini e strette, come di chi si sta trattenendo dal dire chissà quale grosso segreto. Il terzo uomo, magro e curvo come se stesse portando un grande peso tra le braccia, che invece gli ricadevano penzoloni ai fianchi.
<<Siamo quasi arrivati, Pricker?>> chiese a voce bassa, l’uomo più robusto.
<<Non chiamarmi per nome, idiota>> rispose l’altro, leggendo sui muri delle case ogni numero civico. <<Dovrebbe essere qui vicino>>
<<Chi vuoi che ci senta? Questa strada è più vuota delle tasche di Ferguson>> ribatté, facendo un cenno col mento verso il terzo uomo, che grugnì infastidito dalla battuta. <<Non sono l’unico, ad avere le tasche vuote, Crowdy. E comunque le mie non hanno i buchi delle tue>>
<<Se sento pronunciare un altro nome vi attacco la lingua al palato finché non abbiamo concluso la commissione!>> minacciò, voltandosi di scatto e fermandosi a fissarli truce. I due smisero di battibeccare e ripresero a camminare in silenzio. Si fermarono davanti ad una vecchia casa semidiroccata che aveva l’aria di reggersi in piedi per misericordia divina. <<Ecco, è questa>> affermò. Le finestre, o quello che restava di queste, erano rotte e chiuse dall’interno con qualche tavola di legno marcio inchiodato. L’ingresso, mal protetto da un cancelletto arrugginito e scardinato da una parte, era seguito da un piccolo vialetto pietroso, ai lati del quale, invece  che fiori e piante ornamentali, crescevano selvaggiamente grossi ciuffi di erba tra le quali si allungavano beate molte cime spinose. Entrarono facendo cigolare il cancello in maniera lugubre e bussarono alla porta,  non più nuova delle finestre, mentre Pricker sfoderava la sua bacchetta.
La porta venne aperta quasi subito da un vecchio dai capelli e la barba bianchi e disordinati, che li accolse con un sorriso sciocco.
<<Sono pronte?>> chiese Pricker, sbrigativo e impaziente, senza nemmeno salutare.
<<Si,signore, pronte>> rispose il vecchio, spostandosi dall’uscio per farli entrare. <<Accomodatevi, prego>>. Li accompagnò in una stanza che sembrava aver subito una guerra, tanto era in disordine. Ovunque c’era polvere, calcinacci e mobilia in pezzi. Solo sopra un tavolo di legno posto al centro della stanza, le cose sembravano ordinate con una certa cura. C’era una lampada accesa che faceva luce ad alcuni strani strumenti di metallo lucido, come pinze in argento, lime e bilance di precisione; c’erano materiali di vario tipo, divisi in scatolette di vetro con il coperchio:  bastoncini di legno, peli di animale, piume di uccello, foglie secche. In alcuni barattoli  erano immersi in un liquido trasparente  quelli che sembravano pezzi di organi interni di animale. La stanza emanava un odore nauseabondo di muffa e polvere.
<<Allora, Arty, dove le hai?>> ripeté Pricker, guardandosi attorno sospettoso, torcendo il naso.
<<Ve le mostro subito>>. Arty andò a frugare in una credenza, e appena aprì il cassetto in cui aveva riposto ciò che l’uomo gli aveva chiesto un grosso topo saltò fuori e scappò sul pavimento tra i calcinacci. Il vecchio non diede peso all’accaduto, come se fosse stata una cosa normale, prese con cautela un involucro e lo avvicinò ai suoi ospiti. <<Le ho finite ieri notte. Sono tutte funzionanti>>. Pricker scartò l’involucro, scoprendo otto piccole bacchette nere, corte e poco rifinite. Se le avvicinò al volto e con le dita le spostò per vederle bene tutte quante. Le mostrò agli altri due e rise piano.
<<Neanche un troll che si è scolato dieci wisky incendiari direbbe che queste sono bacchette magiche, Arty>> commentò, sarcastico. <<Ora capisco perché non hai mai avuto successo, come artigiano costruttore>>. Arty si incupì offeso.
<<Le mie bacchette funzionano, signore, anche se non sono belle come quelle di Mastro Olivander>> ribatté, piccato. <<Le provi, e poi mi dirà>>. Pricker ne consegnò una a ciascuno e le provarono con piccoli incantesimi di Appello e Levitazione. Dovette ammettere che in effetti erano funzionanti, anche se scomode da tenere in mano. Le provarono tutte, sconvolgendo maggiormente l’aspetto già in disordine della stanza: fecero saltare in aria la credenza, rovesciarono le poche sedie utilizzabili e fecero levitare gli oggetti che avevano trovato sul tavolo. Quando smisero di provarle, Ferguson e Crowdy le restituirono a Pricker che annuì.
<<E’ vero, funzionano, Arty. Non sei poi così scarso, dopotutto>> disse. I suoi compari risero di nuovo.
<<Ora mi darete la mia ricompensa per il servigio che vi ho reso, vero?>> chiese Arty, speranzoso.<<L’avete promesso>>
<<Pricker non lascia mai debiti in sospeso>>. Prese le otto bacchette in una sola mano e le puntò tutte contro il vecchio, che da prima pensò ad uno scherzo. Ma quando riconobbe le parole che Pricker stava pronunciando era ormai troppo tardi.
<<A.V.A.D.A. K.E.D.A.V.R.A!>>.  Fu talmente violento che il corpo del vecchio si sollevò da terra, ruotò più volte e batté al soffitto, prima di ricadere a terra senza un lamento.<<Andiamo a distribuire le nuove bacchette, Dolohov e gli altri ci stanno aspettando>>disse, come se non avesse appena ucciso un vecchio disarmato.
Ferguson sputò sul pavimento e si pulì la bocca con la manica, poi si voltarono tutti e tre e uscirono dalla casa come se niente fosse.
<<Se lo trovassero?>> sussurrò Crowdy, guardandosi alle spalle.
<<Non lo troveranno>> ribatté Pricker e quando furono abbastanza distanti puntò le bacchette contro la casa e mormorò un altro incantesimo. Ciò che rimaneva della vecchia costruzione saltò in aria, seppellendo sotto le macerie il corpo di Arty e tutti i suoi strumenti di artigiano fallito.(Fine del 10° capitolo)


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: MissMalfoy su 12 Febbraio 2010, 02:23:45 pm
Fairy, io non capisco ancora cosa ci fa Cho Chang a Hogwarts ???

Mi dispiace per il fabbricante di bacchette poverino cry


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Vampirella magica su 12 Febbraio 2010, 05:33:42 pm
Miss, credo che Fairy sia già partita, tornerà domenica sera ;)


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Fairy su 12 Febbraio 2010, 06:35:13 pm
Fairy, io non capisco ancora cosa ci fa Cho Chang a Hogwarts ???
E' stata una mia svista;ero convinta avesse la stessa età di Harry, invece é nata nel '79, ha un anno in più, vero? Be', potrbbe voler frequentare lo strano anno integrativo...che dici? ;)
 sto per essere accompagnata all'aeroporto..ma prima vi posto un ultima parte.... ;)
(http://i48.tinypic.com/2zzl00i.jpg)
Cap 11
Il destino dei Mezzosangue
“Sta capitando
di nuovo”
<<Cavoli. Che cosa orribile …>> commentò Ron. Sedeva sul divano rosso della sala comune, chinato verso il tappeto in cui stavano Ginny e Harry, che avevano tra le mani la Gazzetta della Sera. Il fatto successo quel pomeriggio nel malfamato quartiere di Londra era già stato reso pubblico, ma la notizia peggiore era quella di una seconda strage, avvenuta poco dopo quell’episodio, non molto lontano da lì: erano stati uccisi  cinque  Babbani, tutti membri della stessa famiglia, genitori e tre figli, più un sesto uomo, figlio degli stessi genitori, ma possessore di magia e bacchetta magica.
<<E’ rivoltante, il modo con cui li hanno fatti fuori>> sussurrò Ginny.
<<Non sono notizie da leggere subito dopo cena, in effetti. E per fortuna non hanno pubblicato le fotografie>> disse Harry, voltando pagina.
<<Già, ma solo la descrizione fa venire il voltastomaco…mi sembra di avvertire un fastidio proprio qui>> si lamentò, accarezzandosi la pancia.
<<Altro che descrizione…non saranno le tre fette di strudel che ti sei mangiato?>> ribatté la sorella.
<<Ma perché dovete sempre controllare e commentare quello che mangio?>>
<<Un altro Nato Babbano. Non è strano?>> sussurrò Harry,rivolto alle scarpe, ignorando il loro scambio di battute acide.
<< Ci sono Nati Babbani ovunque, no? C’è sempre stato, chi se l’è presa contro i Babbani, non sarà così difficile colpire anche i loro figli magici. Non credi che siano solo coincidenze?>> incalzò Ginny.
<<Non esattamente. Secondo le stime di Kingsley con gli anni son diventati molto rari. In parte perché meno maghi si son sposati con Babbani, in parte a causa delle persecuzioni che hanno subito dai maghi Purosangue con le fisse contro di loro. A me sembra che stiano quasi…cercandoli apposta>>. Ron e Ginny si guardarono l’un l’altro in silenzio.
In quel momento Hermione entrò dal buco nel ritratto, con l’aria un po’ stravolta. Ron saltò su dal divano e passò tra due tavolini di studenti che finivano i compiti.
<<Ehi…>> la salutò, andandole incontro. <<Com’è andata?>>
<<Dopo, Ron>> rispose lei, sbrigativa ma gentile, con le guance arrossate dal gelo, srotolandosi la sciarpa dal collo. <<Ho bisogno di un bagno bollente>> e si diresse alla scala del dormitorio femminile. Ron si strinse nelle spalle e tornò dagli altri.
<<O è andata troppo male, o troppo bene…>> ipotizzò.
 <<Vado da lei>> disse Ginny. I due ragazzi rimasero soli a sbirciare ancora le immagini di altre notizie sulla Gazzetta.
<<Cosa credi che stia succedendo, Harry?>> domandò Ron.
<<Secondo me è chiaro che chi ha fatto questo non ha colpito a caso. Una famiglia Babbana in cui uno dei figli era un mago…A te cosa sembra?>>
<<Forse un inizio di caccia ai Mezzosangue. Come ai vecchi tempi>> rispose, con durezza. <<Ma i metodi son cambiati>>
<<E’ questo, che non capisco…Perché non ucciderlo e basta? A che scopo, renderlo irriconoscibile, come dice la Gazzetta?>>
<<Se riuscissimo a pensare come un assassino arriveremo di certo a capirlo>>
<<Devo assolutamente parlare con Kingsley. Sono stanco, di aspettare…Pensavo che facendo l’Auror Segreto avrei scongiurato qualche guaio, invece mi sento un normalissimo studente, frustrato, per di più, per l’impotenza  che sento nei confronti di questi poveretti!>>
<<Parla piano, o ti sentiranno>> suggerì Ron, guardando verso i ragazzi del terzo anno che giocavano a scacchi al tavolino lì accanto. <<Per fortuna, almeno noi siamo a Hogwarts…Io dico che è un bene, e son ben felice che tu sia qui>>
<<Cosa ti rende così felice del fatto che io sia qui a non fare nulla, invece che là fuori a provare a salvare  e proteggere vite umane con gli altri Auror?>>
<<Che tu stia già proteggendo vite umane, Harry>>. Si avvicinò di più col volto a lui e lo fissò. <<Tutta questa storia, da quando è iniziata, non fa che ricordarmi che Hermione è una Nata Babbana. Hai idea di cosa significhi? Se è vero che hanno cominciato a dare la caccia ai Mezzosangue, quanto ci vorrà prima che si ricordino della sua esistenza?>>. Aggrottò la fronte, incrociando le braccia attorno alla vita. <<Se penso che se fosse stata a casa sua, forse, ci sarebbe la sua foto, sul giornale…>>. Lo vide scuotere la testa, come a scacciare il terribile pensiero. <<La tua presenza qui mi da’ un gran sollievo, amico. Ho la certezza che lei può essere al sicuro>>. Harry avvertì un moto di gratitudine, per quelle parole, forse un po’ immeritate, pensò. Ad ogni modo lo fecero sentire un pochino meno inutile. Forse l’idea di Kingsley era proprio quella, anche se non lo aveva mai specificato: era lì per proteggere i Nati Babbani della scuola? Non sapeva nemmeno quanti e quali fossero, ma in fondo Harry era convinto che Hogwarts era di per sé un posto abbastanza sicuro,  anche senza Auror Segreti.
<<Eccomi>> disse allegramente Hermione, affacciandosi tra loro alle spalle e facendoli sussultare. Entrambi sperarono che non avesse sentito ciò che la riguardava, del discorso che stavano affrontando. Era in pigiama, e aveva addosso la vestaglia da notte. Passò davanti con Ginny e si sedette accanto a Ron, sbuffando. Ginny preferì prendere di nuovo posto sul tappeto, accanto a Harry, e Hermione ne approfittò per sdraiarsi e mettere i piedi sulle gambe di Ron.
<<Volete sentire una cosa curiosa?>>chiese, stirando la schiena e le braccia. <<C’era Gazza, qua fuori>>
<<Quale sarebbe, la cosa curiosa? Gazza è sempre in giro per i corridoi…>> replicò Ginny.
<<Ma non con Grattastinchi in braccio>> ribatté lei. <<Credo che senta molto la mancanza della sua gatta. Quando gli ho chiesto se gli stesse dando fastidio mi ha detto: ‘è tuo? Bell’animale’. E poi lo ha appoggiato a terra e se n’è andato. Credo sia la prima volta che mi rivolge la parola senza minacciare punizioni>>
<<Una novità assoluta, in effetti. Hai già mangiato?>> chiese Harry.
<<Si, qualcosa al locale. Madama Rosmerta ha sfornato delle focacce al formaggio deliziose. Non ho appetito, comunque>>
<<Allora, ora ci dici com’è andata?>> chiese Ron, tamburellando con le mani sulle caviglie della ragazza.
<<Te lo dico se mi massaggi i piedi…non me li sento più!>> si lamentò lei. Iniziò a raccontare che nonostante la fatica non era stato così complicato e aveva preso subito confidenza con vassoi, calici e bibite varie.  Disse che madama Rosmerta le era sembrata soddisfatta e le aveva detto che le piaceva il modo con cui si relazionava con i clienti. Raccontò che l’unico neo di tutta la giornata era stato l’incontro inevitabile con Pansy Parkinson. Non aveva dovuto servirla, perché l’aveva fatto Madama Rosmerta, ma quando era giunto il momento di saldare il conto la Serpeverde si era accostata al bancone e aveva iniziato a ridere scioccamente, mentre la guardava.
<<E tu che hai fatto?>> chiese Ginny, accigliata.
<<Niente. Ho continuato a strofinare il bancone con lo straccio>>rispose lei. <<Solo che non era contenta della mia reazione e ha iniziato a dire che era l’unico lavoro adatto a quelle come me e che se volevo potevo lavorare per lei come elfo domestico…Poi ha detto che era un’offesa agli elfi domestici, farmi questa proposta allettante…Infine se n’è andata salutandomi a voce alta, in maniera che sentissero tutti: ‘Ciao ciao, Lady Burrobirra!’>>. Chiuse gli occhi, mettendo un braccio sotto la testa, rilassata.
<<Che idiota, quella ragazza…>>farfugliò Ron, facendo una smorfia, continuando a massaggiarle i piedi doloranti.
<<Magari è anche convinta di essere simpatica>> aggiunse Harry.
<<Peccato che nessuno abbia riso delle sue battute…Altri studenti erano sorpresi, di vedermi a servire, ma mi hanno fatto gli auguri, e qualcuno anche i complimenti>>
<<Chi?>> chiese Ron.
<<Terry Boot di Corvonero. Ha detto che la mia presenza da’ un tocco di gioviale vivacità al locale e ha scoperto un lato di me che non conosceva>>
<<Credo che farò due chiacchiere con Terry Boot, domani…>> intimò, con finto cipiglio minaccioso, guardandola in tralice.
<<Quando fai il geloso sei buffo, Ron>> disse lei, ridendo.
<<Ridi, ridi…di’, non dovrò mica tenerti d’occhio?>>
<<Vuoi sapere quale lato di me ha apprezzato?>>
<<Hai saputo delle notizie di stasera, Hermione?>> la interruppe Harry, cambiando argomento. Era l’unica cosa di cui voleva davvero parlare, premurandosi naturalmente di evitare di riferirsi esplicitamente alle paure di Ron a proposito di lei.
<<Si…non si chiacchierava d’altro, tra i tavoli>>rispose Hermione, facendosi seria. Ne discussero a lungo in maniera quasi ossessiva, finché non diventò un monologo di tutte le ipotesi di ciò che Harry avrebbe fatto se si fosse trovato fuori da Hogwarts insieme agli Auror che se ne stavano occupando,e si accorsero che la testa di Hermione ciondolava di stanchezza. La sala si era lentamente svuotata e nemmeno gli occhi di Ginny stavano più aperti, quindi diede una scrollata leggera alla compagna di stanza, risvegliandola e entrambe augurarono la buona notte. Harry le guardò dirigersi verso le scale, poi riprese a discutere con Ron ancora per una mezz’ora buona. Nel momento in cui sembravano aver esaurito l’argomentazione il buco nel ritratto si aprì e con loro stupore la Preside si affacciò guardinga.
<<Oh, Potter, Weasley, non speravo di trovarvi in piedi>> esclamò, stupita quanto loro.
<<Professoressa…E’ successo qualcosa?>> domandò Harry.
<<No, niente che non sappiate già. Cercavo voi, ma pensavo che sarei dovuta venire a svegliarvi. La signorina Granger non è con voi?>>
<<E’ salita poco fa a dormire…vuole che…?>>
<<No, signor Weasley, non c’è tempo, ora. Dovete seguirmi entrambi, e per favore, niente domande lungo i corridoi>>. Ron e Harry si guardarono l’un l’altro preoccupati, ma obbedirono e la seguirono immediatamente. La donna si muoveva svelta per i corridoi, fece le scale, fino a raggiungere il secondo piano e rifermò davanti ad una parete in cui apparentemente non c’era nessuna porta. Sia Harry che Ron sapevano cosa sarebbe apparso di lì a poco: conoscevano fin troppo bene il segreto della Stanza delle Necessità. Pian piano comparve l’ingresso e la Mcgranitt aprì lentamente, scostandosi.
<<Entrate, vi aspetterò qua fuori per riportarvi in sala comune>> ordinò la Preside, facendo dei gesti con le mani perché si sbrigassero.
<<Ma cosa…professoressa…>> balbettò Ron,titubante.
<<Dentro, Weasley!>> incalzò la anziana strega, spingendolo. Richiuse la porta dietro loro e rimasero alla penombra di un camino acceso per qualche secondo, credendo di essere soli, invece una voce profonda, calma e conosciuta riecheggiò bassa nella stanza.
<<Temevo di trovarvi addormentati e dover rimandare questo veloce incontro>> disse, mentre la luce di una bacchetta si accendeva davanti  a loro.
<<Kingsley…!> > esclamò Harry, incredulo. Era accanto ad un tavolino attorno al quale stavano quattro poltrone. Fece comparire una lampada, l’accese e si sporse per salutarli.
<<Perdona il ritardo, Harry. Ron…Come state?>>. Strinse la mano ad entrambi, guardando verso la porta, come se stesse aspettando altre persone e si tolse il mantello dalle spalle. <<Sono arrivato poco fa tramite Metropolvere. Per favore, sedete. Non posso trattenermi molto>>. I due ragazzi presero posto davanti a lui.<<Perché Hermione non ci raggiunge ancora?>> domandò poi.
<<Era già in dormitorio>> spiegò Ron. Il Primo Ministro assunse un’espressione rassegnata e smise di dare occhiate alla porta e si soffermò sulla sedia rimasta vuota accanto a Ron.
<<Capisco. In effetti è tardi>>disse. Sembrava dispiaciuto del fatto che non ci fosse. <<Speravo di poterle parlare di persona>>
<<La Preside ha detto che non c’era tempo…vuoi che vada a svegliarla…?>> chiese Harry.
<<No, la Preside ha ragione, i minuti che posso dedicarvi sono contati. Veniamo al dunque>>. Il mago sospirò e poggiò stancamente le spalle allo schienale della sedia. <<Le cose non vanno bene, come avrete letto sui giornali. Tutti i nostri sforzi non stanno portando a niente che possa avvicinarci alla cattura dei colpevoli delle ultime stragi. Il modo con cui vengono compiute, disumano e impietoso, non lascia dubbi sul fatto che si tratta di atti di brutale discriminazione contro i maghi e le streghe di origini Babbane e stiamo cercando di prevenire ulteriori danni>> spiegò, confermando i loro sospetti. <<Gli Auror sono sparsi per tutto il territorio, fanno turni estenuanti e ce la stanno mettendo tutta per arrivare il prima possibile a capire perché e come agiscono gli artefici di questa situazione. I sospetti cadono sul gruppo di evasi, aiutati da chi ha organizzato la loro fuga da Azkaban, dei quali per ora non conosciamo l’identità. Crediamo si tratti di sei, sette persone in tutto e il modo con cui agiscono suggerisce che chi fa capo alla piccola organizzazione sia particolarmente astuto e molto, molto folle…>>. Il timbro di voce di Kingsley si era fatto profondo e cupo. <<Se non te la senti, Ron, non guardare quello che sto per mostrare a Harry>>. Tirò fuori delle fotografie da una cartellina viola che aveva con sé e le passò ai ragazzi.
Ron pensò di avere abbastanza coraggio per poter dare un’occhiata e si sporse verso l’amico, ma appena intravide le immagini mugolò orripilato: cinque lenzuoli bianchi coprivano le sagome inermi di altrettante persone; nella foto successiva i corpi erano scoperti e anche Harry sentì una punta di nausea, alla vista degli occhi spalancati dall’orrore che quei poveri esseri umani avevano sentito prima di morire. In un’altra ancora c’era un corpo solo, e nonostante non fosse coperto dal lenzuolo non si riusciva a capire se si trattasse di un uomo o di una donna: non aveva più capelli, quello che rimaneva della pelle del viso aderiva alle ossa facciali dandogli un aspetto macabro e tutto il volto era completamente annerito da chissà quale terribile Maledizione, come se fosse stato carbonizzato. Sembrava la versione umana di un Thestral. Ron deglutì sonoramente, pensando che fosse una fortuna che Hermione non fosse presente a vedere quell’orribile spettacolo. Kingsley si sporse e indicò l’ultima foto con un dito.
<<Questo è il mago Nato Babbano>> spiegò. <<Fin ora abbiamo constatato che i criminali colpiscono le loro famiglie Babbane per attirarli in trappola e colpire quindi anche il loro obiettivo principale>>
<<I figli Babbani che possiedono la magia>> incalzò Harry.
<<Esatto. Ci sono alcuni particolari, però, che saltano all’occhio: mentre i familiari vengono uccisi con Incantesimi e Maledizioni conosciute, i Nati Babbani hanno dei segni che non riconosciamo>>
<<In che senso?>> chiese Ron.
<<Riservano ai Mezzosangue un trattamento speciale, come anche voi potete vedere, e stiamo cercando di capire di cosa si tratta. Non abbiamo mai visto niente di simile, prima d’ora. E’ il terzo mago, che troviamo in queste condizioni>>. Prese la foto e la guardò attentamente, come a cercare dentro l’immagine un suggerimento. <<E’ come se…gli fosse stato succhiato via dal corpo ogni guizzo di energia…di potere…fino a renderlo secco, come una pianta alla quale si estrae completamente la linfa…>>. Stettero in silenzio alcuni secondi. Fu di nuovo Kingsley a interrompere la pausa.   << Vengono riconosciuti solo tramite la loro bacchetta, in pratica, che non viene portata via dagli assassini, ma spezzata,  forse come ultima beffa, e lasciata accanto ai corpi>> disse, poi appoggiò le fotografie al tavolo e tirò fuori alcune pergamene arrotolate e legate da un unico nastro che le teneva assieme. <<Ti lascerò le copie delle relazioni redatte dagli Auror durante le loro ricerche, Harry, così potrai darci una mano da lontano>> disse, passandogliele.
<<Perché non posso venire con voi ad aiutarvi davvero?>> replicò il ragazzo, con energia. <<Sono stanco di restare a guardare>>. Sciolse il nastro e diede uno sguardo ai fogli, chiedendosi se sarebbe riuscito a decifrare le diverse calligrafie.
<<Devi avere pazienza. Tu mi servi qui. Mi stai già aiutando>>
<<Hogwarts è sicura. Non c’è posto migliore di questo, per chi ha bisogno di protezione>>
<<Coi tempi che corrono, forse nessun posto è così sicuro. Non posso rischiare>>
<<Che aiuto posso darti da qui, rileggendo relazioni fatte da altri?>>
<<Per ora è l’unica cosa che puoi fare per me. Magari la tua mente  aperta e allenata riesce a trovare delle connessioni che noi non vediamo>>. Harry si sentì ancora più frustrato, ma non insistette. <<Desidero che tu le legga con attenzione e che sulla base di queste ne stili un’altra, nella quale scriverai tutto quello credi possa tornare utile alle indagini e pensi ci sia sfuggito. Siamo tutti tesi e stanchi, è facile farsi scappare i particolari che sembrano poco importanti. Tu, probabilmente, sei il più lucido di tutti>>
<<Come vuoi, Kingsley>> rispose, sconsolato. Riordinò le relazioni e le arrotolò di nuovo. La sua espressione fece sospirare di nuovo il Primo Ministro.
<<Mi dispiace, Harry. Non vorrei che tu credessi che non ho fiducia nelle tue capacità, perché non è così. Spero che tu capisca>> spiegò.
<<Non c’è problema>>. Si guardarono senza dire nulla.
<<Però…>>disse poi, Kingsley; sollevò l’indice della mano destra e  annuì lentamente. <<…Forse potrei darti la possibilità di prendere aria fuori dalle mura di Hogwarts, una di queste sere>>
<<Cioè?>> chiese Harry, più attento.
<<Con l’urgenza di questa faccenda ne abbiamo accantonato altre. Se ti va’, posso affidarti qualche piccola e veloce missione non lontano da Hogwarts>>. Gli angoli della bocca di Harry non riuscirono a dissimulare il compiacimento dato dalla proposta.
<<Volentieri!>> esclamò, con entusiasmo. <<Cosa devo fare?>>
<<Ti farò avere istruzioni dettagliate entro qualche giorno. Aspetta mia notizie>>. Si alzò, imitato dai ragazzi e si avvicinarono alla porta.
<<Vuoi che diciamo qualcosa a Hermione da parte tua?>> chiese Ron. Kingsley si voltò lentamente verso lui.
<<Avrei voluto parlarle per rassicurarla>>rispose l’uomo. <<Ho ricevuto due  sue lettere, nel corso delle scorse settimane, alle quali non ho potuto rispondere. E’ chiaramente molto turbata, e non a torto>>
<<Non credo che mostrarle quelle fotografie l’avrebbe fatta sentire meglio>> commentò Ron.
<<Se pensi che avrei permesso che le vedesse, hai una cattiva considerazione di me, Ron>>ribatté il Ministro. Le lentiggini del giovane mago divennero di una tonalità più intensa.
<<No, certo…>> farfugliò, in imbarazzo.
<<Devo andare, ragazzi. Mi raccomando: vigilate, non date niente per scontato e riferite qualsiasi sospetto alla Preside o a me, anche se vi sembra una sciocchezza. Ogni elemento potrebbe essere utile. E salutate Ginny e Hermione da parte mia>>
Li riaffidò alla Preside e richiuse la porta. Mentre si allontanavano assieme alla strega,in silenzio, udirono il suono che segnalava che Kingsley era ripartito tramite la Metropolvere.(To be continued)



Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: King Harry su 12 Febbraio 2010, 10:25:54 pm
Non cerco il pelo nell'uovo, cara Fairy, hai detto anche tu che vuoi essere corretta in caso di errori.. Quindi volevo dirti che la Stanza delle Necessità si trovava al Settimo Piano ^.^


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Vampirella magica su 13 Febbraio 2010, 04:04:49 pm
Bene, un altro pezzo!
Fantastico!


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Daydream su 13 Febbraio 2010, 06:48:41 pm
bello, un altro pezzo di storia, ero rimasta un pò indietro, ma adesso vi ho raggiunti e aspetto la seconda parte ;)


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Vampirella magica su 14 Febbraio 2010, 06:44:44 pm
Sì, anch'io aspetto con ansia il resto dell'11 capitolo + tutti gli altri!


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Fairy su 15 Febbraio 2010, 04:18:00 pm
la Stanza delle Necessità si trovava al Settimo Piano ^.^
Ed eccomi quiiiiii !!!!!!!  ## Tornata, finalmente, bella, la mia cameretta, siiiiiiiiii..... ghh Grazie, King, che cosa avevo scritto, invece, io?? E' un ordine, correggetemi per ogni 'ORRORE' che trovate, eh eh...ci tengo, quindi non posso che ringrziarti tanto tanto tanto!!! Io non correggo qui, badate bene, altrimenti i vostri messaggi successivi ai miei post  non avrebbero senso per chi legge in seguito, correggo nella mia copia a casa. fate lo stesso voi, se ve la state salvando(come mi ha detto qualcuno). Ed ora continuiamo:
(Seguito dell'11° capitolo)
Quando furono finalmente nella loro stanza rimasero comunque in silenzio. Harry pensò che forse anche Ron stava ancora ricordando le fotografie che il Ministro gli aveva mostrato. Si infilarono il pigiama ed entrarono tra le coperte senza dire una parola. Dopo che la luce della lanterna fu spenta, Ron si rigirò tra le lenzuola verso il letto di Harry e gli augurò la buona notte.
Harry rimase sveglio a lungo, a pensare. Si chiese quale potesse essere la missione che il Ministro aveva in riserbo per lui. Fece strani sogni contorti e bizzarri, senza capo ne coda e la mattina si svegliò con in mente la stessa curiosità della notte prima.
Hermione non fu contenta di sapere che Kingsley era stato ad Hogwarts e non l’avessero svegliata, e nonostante le forti motivazioni che Ron e Harry le diedero, lei uscì da Hogwarts, al pomeriggio, diretta ai Tre Manici di Scopa, molto giù di morale e piuttosto pensierosa. Non volle essere accompagnata e se ne andò con un libro sotto il braccio e la sua borsa di perline a tracolla, quasi senza salutare.
Harry e Ron rimasero a Hogwarts, e sul tardi si rifugiarono in dormitorio. Harry sdraiato sul suo letto, con il mazzo di relazioni stilate da altri Auror lasciategli da Kingsley tra le mani, a cercare di decifrare la scrittura di uno o di un altro, Ron sul suo, impaziente e annoiato, con in mano una vecchia rivista sul Quidditch.
<<Posso aiutarti?>>chiese , dopo un po’, buttando la rivista ai piedi del letto e voltandosi verso Harry.
<<Non ti piacerebbe, quello che c’è scritto qui. Meglio di no>> rispose l’amico.
<<Secondo te Hermione è arrabbiata perché non l’abbiamo chiamata, ieri sera?>> chiese, cambiando argomento.
<< Non avrebbe ragione di esserlo. E’ solo dispiaciuta>>
<<Non mi piace vederla così>>
<<Nemmeno a me. Vedrai che le passa>>. Poggiò una relazione e ne prese un’altra.
<<Ne avrai per molto, vero?>> domandò Ron, tornando al primo argomento.
<<Vorrei averne letto il più possibile, per quando Kingsley mi affiderà il nuovo incarico>>. Harry sperò che Ron capisse il messaggio sottointeso e stesse zitto perché lui potesse concentrarsi.
<<Cosa pensi che ti affiderà?>>. No. Non aveva capito. Harry sospirò.
<<Non ne ho idea>> disse, spazientito, senza distogliere gli occhi dalla pergamena che teneva vicino al viso.
<<Ginny dov’è?>>
<<Con Luna a Hogsmeade. Ma tu non hai niente da studiare?>>
<<E’ così misteriosa e testarda, quando vuole…>>
<<Chi, Ginny? Perché?>>
<<No… Hermione>>. Harry abbassò la pergamena e lo guardò. Per un attimo pensò di aver perso il filo del discorso di Ron, ma poi capì che l’amico stava solo saltando da un argomento all’altro per tornare a quello che gli premeva di più. Da quando lui ed Hermione avevano deciso di fare coppia fissa, gli pareva che Ron fosse diventato più ansioso e apprensivo. Totalmente diverso, dal comportamento che aveva avuto quando era stato con Lavanda Brown, qualche anno prima. Si chiese se anche lui apparisse così nei confronti di Ginny.
<<Te l’ho detto, non credo che sia arrabbiata>> gli ripeté. << E’ solo tesa, preoccupata, straimpegnata…e stanca, probabilmente, è normale che sia un po’ scontrosa, non è mai stata troppo affabile, nemmeno da bambina>>. Ron sorrise, riappoggiandosi al cuscino. Forse stava ripensando a quando erano bambini. Anche lui ci pensava spesso: c’erano tanti bei ricordi ai quali era molto legato. Ma in quel momento aveva bisogno di avere la mente sgombra e dedicarsi al compito affidatogli dal Capo del Dipartimento degli Auror. <<Perché non vai a prenderla al locale?>> propose.
<<Cosa?>> fece Ron, distratto, riemergendo dai suoi pensieri.
<<Potresti andare a prendere Hermione da Madama Rosmerta. Io penso che potrebbe farle piacere>>
<<Non ho il permesso di rientrare così tardi>>
<<Procuratelo. Vai dalla Preside e fatti dare il permesso, almeno per stasera>>. Ron rifletté, zitto, per alcuni secondi, poi annuì.
<<Giusto… Ottima idea! Vado dalla Preside!>>. Lo guardò uscire contento dal dormitorio, munito di sciarpa, cuffia e mantello e finalmente poté dedicarsi senza altri intoppi  alla lettura delle relazioni.
Erano una decina, tutte scritte di fretta, ma con molta cura e nei particolari; fare l’Auror non significava solo combattere i Maghi Oscuri e lanciare e dissolvere incantesimi: aveva studiato che stendere i rapporti precisi delle missioni era altrettanto importante, quanto salvare vite umane, perché dai particolari si poteva giungere alla scoperta di piste che portavano alla soluzione di molti casi. La descrizione di come, dove e quando venivano trovate le vittime, il tipo di incantesimi e maledizioni che potevano essere state usate, il modo e i procedimenti…si riempì la testa di tante notizie tremende, tanto che dopo la quinta relazione, la quale descriveva minuziosamente il modo con il quale erano stati estratti dalle vittime appena uccise gli ultimi stralci di memoria per essere esaminati, ebbe bisogno di una pausa e preferì di gran lunga prendere in mano il libro di Erbologia e iniziare il tema che l’insegnante aveva assegnato loro per il martedì successivo. Prese alcune pergamene, la sua penna d’aquila e l’inchiostro e infilò tra le pagine del libro altre relazioni: se gli fosse venuta voglia, ne avrebbe letto qualcun’altra; scese in sala comune, piacevolmente vuota, e accanto al tepore del fuoco iniziò il tema,indisturbato.
Hogsmeade era vivacemente affollata. I numerosi negozi godevano di un via vai incessante di clienti di tutte le età e i locali erano pieni di studenti che cercavano riparo dal freddo e un luogo tranquillo per chiacchierare.
Ron, col permesso della Mcgranitt in tasca, arrivò ai Tre Manici di Scopa praticamente quando gli altri studenti di Hogwarts prendevano la via del ritorno. Non aveva dovuto insistere tanto, per ottenerlo; era bastato raccontare alla Preside che Hermione era  un po’ triste per gli ultimi fatti di cronaca accaduti e che aveva bisogno di sostegno morale e l’anziana strega si era intenerita subito.
<<Solo per stasera, Weasley>> disse asciutta, firmandogli il permesso. <<Va’, svelto, è quasi ora>>concluse, cacciandolo quasi dal suo studio. Ora era affacciato alla vetrina del locale e la guardava muoversi svelta tra i tavolini, con un vassoio carico di calici e bibite in una mano, e la bacchetta tesa davanti a lei nell’altra, mentre sistemava, con piccoli movimenti, ora una sedia spostata, ora una tovaglia sgualcita. Per comodità aveva raccolto i capelli con un fermaglio e aveva un grembiule bianco legato dietro il collo e in vita. Poggiò il vassoio su un tavolo lì accanto e sorrise ai clienti, servendoli con gentilezza. Anche lui sorrise, da solo, osservandola tornare al bancone, dove Madama Rosmerta stava preparando altre bibite. Poi prese coraggio ed entrò.
Il calore del locale e le chiacchiere della gente lo avvolsero man mano che si accostava al bancone. Hermione si allontanò diretta ad un altro tavolo con l’ennesimo carico di bevande, senza notarlo, e Ron sedette ad un tavolo in disparte.
<<Cara, servi tu quel giovanotto? Vado a prendere altre bibite dal retro>> chiese la padrona del locale, rivolta a Hermione.
<<Si, signora, subito>> rispose lei, raggiungendolo. La sua espressione cambiò da tranquilla a sorpresa. <<Ron?>> disse, e il sorriso  le si allargò, convincendolo finalmente che non era arrabbiata.
Poco più tardi stavano facendo la strada per Hogwarts insieme, sulla carrozza trainata dal Thestral che era stata messa a disposizione di Hermione. La via era praticamente deserta e iniziava a nevicare piano. In giro si vedevano solo le figure rassicuranti degli Auror di ronda. Erano riconoscibili per i lunghi mantelli che indossavano e l’espressione attenta a tutto ciò che accadeva loro attorno.
 Ron raccontò quanta noia aveva sofferto al castello e di quanto avrebbe preferito aver avuto la sua compagnia,a costo di dividerla con i libri che lei aveva sempre appresso; Hermione gli disse della sua giornata a lavoro, delle persone che erano state al locale e degli studenti di Hogwarts che lei conosceva solo di vista, ma che ora la chiamavano familiarmente per nome, di quello che aveva studiato durante le due pause che Madama Rosmerta era solita concederle e delle nuove idee che aveva avuto nei confronti degli elfi domestici. Quello fu l’argomento prevalente e stavolta la ascoltò volentieri. Venne a conoscenza di tante piccole curiosità, tipo che Winky, la vecchia elfa del defunto signor Crouch, aveva smesso di ubriacarsi e aveva iniziato a lavorare e a farsi retribuire da Hogwarts; che abitava, nelle cucine della scuola, un piccolo grazioso elfo al quale lei stessa aveva dato il nome, perché non lo aveva.
<<Tutti gli elfi lo chiamavano solo ‘piccolino’>> spiegò lei, <<e vuoi sapere una cosa straordinaria? Assomiglia incredibilmente al povero Dobby!>>. Ron decise di non farle notare che gli elfi si assomigliavano un po’ tutti. <<All’inizio volevo chiamarlo così, ma poi ho convenuto che Weeny era più appropriato>>. Ron scoprì  che cosa faceva di tutti i dolciumi che comprava da Mielandia e che fine facevano tutti i berretti, le calzine, le sciarpine e i gonnellini che lei confezionava per le creature e le disse che aveva avuto un’ottima idea.
<<Hai fame?>> chiese Hermione, con la testa appoggiata sulla spalla di Ron.
<<Abbastanza. Credi che ci avranno lasciato qualcosa, a Hogwarts?>>
<<Chissà, magari potremmo chiedere agli elfi…perché non mi hai dato retta? Non era necessario che mi aspettassi fino a tardi>>
<<Mi son fatto dare il permesso apposta per restare con te. E non mi  pento…mi sembra siano passati secoli, dall’ultima volta che abbiamo parlato così tanto tra noi>>
<<Sei un tesoro>>.Allungò il collo e gli schioccò un bacio sulla guancia.
<<Dico sul serio. Tu hai sempre meno tempo>>
<<Non farmi pesare i miei impegni più di quanto già mi gravino addosso, Ron, ti prego…>> sussurrò.
<<Se ti pesano, perché non lasci perdere qualcosa?>>
<<Perché tutto quello che sto facendo mi serve, o mi servirà in futuro>> disse, sollevando la testa. <<Non ho idea, di cosa farò, una volta finiti gli studi…Ma devo impegnarmi ora che ho l’età e le forze per farlo e non voglio lasciare niente di intentato…nemmeno il lavoro di cameriera>>. Sorrise, stringendosi nelle spalle. <<Anche se non mi sento esattamente affascinante, in versione “Lady Burrobirra”!>>. Lei ridacchiò della sua stessa battuta, Ron scosse la testa.
<< Il tuo cervello è sprecato, dietro il bancone di un bar, Herm…e comunque io trovo che tu sia bella sempre. Anche col grembiule da cucina…anche quando sei triste…>>mormorò, scrutando i suoi occhi castani, che non riuscivano a nascondere il reale stato d’animo, nemmeno quando sorrideva. <<Mi dispiace, se ieri non hai potuto parlare con Kingsley. Perché non parli con me? Cosa ti turba?>>. La ragazza sospirò, guardando fuori dal finestrino. Erano arrivati ai cancelli di Hogwarts. Lei mormorò una parola sottovoce, questi si aprirono e la carrozza passò oltre.
<<Non lo so, Ron. Ho continuamente paura che possa succedere qualcosa di grave alle persone a cui tengo…Le notizie che i giornali ci portano sono così terribili…>>
<<Ma noi non dobbiamo temere niente. Siamo al sicuro, no?>>. Ron non lesse  sul suo viso la stessa convinzione. <<Finché siamo a Hogwarts non può accaderci nulla, Hermione>> disse, con fermezza. Poi, mentre la carrozza si fermava la guardò di sottecchi. <<E finché stai lontana dal Succo Zuccoraggioso alla Zucca Weasley…>>. Riuscì finalmente a farla ridere e l’aiutò a scendere dalla carrozza.
<<Guarda!>> esclamò lei, indicando qualcosa che sfrecciava nel buio non lontano da loro.
(To be continued)


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Vampirella magica su 15 Febbraio 2010, 04:47:05 pm
Bentornata Mitica Fairy!!
Forza, ne voglio un altro pezzo! ;D


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Fairy su 15 Febbraio 2010, 05:59:29 pm
Ciao, Vamp!  ;D Eccolo qui:
(Seguito dell'11° capitolo)
Sembrava una piccola scheggia  luminosa. Ron strinse gli occhi per metterla a fuoco, poi sorrise.
<<E’ il Boccino d’Oro che hai trafugato un po’ di tempo fa>> spiegò, sotto voce. Gazza li attendeva accanto al portone di quercia. <<Harry non è riuscito a riprenderlo e ora gironzola per Hogwarts come un Golden Snidget impazzito>>. Risero di nuovo. Non si vedeva già più.
<<I vostri permessi, prego>> gracchiò burbero, il custode, con una lanterna in mano. Glieli esibirono e lui si soffermò a scrutare a lungo la firma della Preside in quello di Ron. <<Sicuro di non averla falsificata?>> sibilò, sospettoso.
<<Se vuole può sempre fare un Incantesimo per scoprirlo, no?>> disse Ron, spazientito,e quando l’uomo si gonfiò come un rospo si ricordò che Gazza era un Magonò, incapace di fare incantesimi. Hermione trascinò via Ron prima che il custode potesse reagire e fecero le scale correndo e ridendo ancora di cuore. Giunti sulle scale svoltarono l’angolo e poco ci mancò che si scontrassero con la professoressa Cooman, che veniva dal lato opposto.
<<Oh! Miei cari! Che spavento!>> esclamò la donna, tenendosi lo scialle e raddrizzandosi gli occhiali sul naso, che si erano spostati quando aveva sussultato.
<<P-professoressa, ci scusi>> balbettò Ron, sorpassandola con Hermione. Non desiderava trattenersi al suo cospetto più del necessario.
<<Tutto bene?>> continuò, voltandosi a guardarli.
<<Si, si, tutto bene. Buonanotte, profess…>>
<<Io non ne sarei così convinta, cari ragazzi. Sento che qualcosa di molto negativo vi avvolge come i tentacoli di una piovra gigante…>>. Fece degli ampi gesti grotteschi con le braccia.
<<Devono essere i crampi della fame>> ironizzò Ron, a voce bassa, tirando Hermione per farla proseguire, con uno sguardo che diceva “non starla a sentire”. Lei curvò un angolo della bocca in un mezzo sorriso.
<<Dico sul serio…io starei molto attenta. Lo dico per il vostro bene, figlioli>>
<<La ringraziamo di cuore per il consiglio, staremo lontani da polpi, meduse e calamari, anche da quelli fritti>>. Ripresero ad allontanarsi, sogghignando e quando furono alla fine del corridoio la voce della Cooman giunse di nuovo chiara ai loro orecchi.
<<E fate molta attenzione all’acqua, per un po’ di tempo!>>
<< ‘Notte, professoressa!>> urlò Ron.
Quando giunsero in sala comune ed espressero agli altri il loro appetito,  Harry mollò per un attimo le relazioni che stava continuando a leggere, seduto accanto a Ginny, la quale studiava Trasfigurazione, per chiamare Kreacher, che lavorava a scuola per suo ordine, e far portare loro qualcosa di quello che era avanzato dalla cena. L’elfo obbedì e fece comparire, sotto lo sguardo incuriosito degli altri studenti di Grifondoro presenti,  una lauta cenetta per due, su uno dei tavolini della sala comune. Hermione ne fu particolarmente entusiasta e si chinò a dare un buffetto sulle orecchie di Kreacher, che non si ritraeva più al suo tocco come aveva spesso fatto in passato.
<<Grazie, Kreacher!Scusa, se ti facciamo lavorare ancora…E’ tutto buonissimo>> mormorò, sorridendogli. <<Come va’ l’impiego nelle cucine?>>
<<Tutto bene, Hermione Granger; Kreacher sta bene…a Kreacher piace Hogwarts e ha tanti amici, ora>> squittì, il vecchio elfo, dondolandosi sui talloni. Harry fu lieto anche di constatare che non aveva più ribrezzo nel rivolgerle la parola e  aveva smesso di chiamarla Mezzosangue. Il suo cambiamento era straordinario. Riprese a leggere. Ormai mancavano solo tre relazioni.
<<Harry, Hermione ti ha raccontato cosa ha pensato di fare per gli elfi domestici?>> chiese Ron, mangiando con gusto.
<<Credo di no>> rispose lui, distratto. Aveva sul grembo anche una pergamena sulla quale stava prendendo degli appunti per stendere la sua relazione per Kingsley.
<<Se vuoi posso parlartene! Ron dice che è stata un’idea grandiosa…>> fece Hermione, poggiando coltello e forchetta. <<Sono arrivata a delle conclusioni, e ho modificato il mio modo di interagire con loro, ottenendo degli ottimi risul…>>
<<Magari un’altra volta, Hermione…Ti spiace? Ho quasi finito, mi manca poco, ormai>> tagliò corto, girando pagina. Non voleva perdere il filo e dover riniziare a leggerla da capo.
<<Oh. Certo>> concluse lei, con un pizzico di delusione. Kreacher si affrettò a sparecchiare, sparì e tornò due volte, e l’ultima volta Hermione tirò fuori dalla sua borsetta di perline un lecca lecca al lampone e glielo porse. L’elfo lo guardò, guardò Hermione, poi Harry e di nuovo Hermione. Lei capì.
<<Harry, posso regalare un lecca lecca a Kreacher?>> chiese.
<<Fa pure>>. Kreacher allungò la mano con desiderio e prese il dolce con due dita dalla mano di Hermione.
<<Infinite grazie, Hermione Granger!>> disse, piegando il capoccione fino a terra, dopo di che si Smaterializzò definitivamente. Ron sorrise, notando la soddisfazione della ragazza. All’improvviso Dean, seduto poco distante al tavolo in cui poggiava la radio accesa dalla quale seguiva con Seamus il Radio Giornale del Profeta, sollevò il volume e zittì tutti i presenti urlando : <<Silenzio! >>. Il giornalista che parlava concitatamente sembrava parecchio preoccupato e dispiaciuto allo stesso tempo:
<< …Nuova strage senza colpevoli nella periferia di Londra e stavolta il colpo è molto duro, per il Dipartimento degli Auror, arrivati troppo tardi sul luogo del delitto…>>. Tutti si erano zittiti e stavano ascoltando. <<…Il Ministero di Magisprudenza piange l’assassinio di una delle più prestigiose streghe, schierata dalla parte di chi ha meno voce in capitolo in fatto di giustizia e di tutti i suoi familiari: Lucilla Clare Grant, brillante fattucchiera laureata in Magisprudenza, Nata Babbana, unica strega di una famiglia formata da padre e  madre insegnanti di letteratura antica, e altri due figli maschi, da tempo si batteva a tavolino per la difesa delle leggi Pro Babbani e Pro Nati Babbani. La sua carriera era stata resa difficoltosa a causa di certe restrizioni contro chi ha genitori Babbani, ma la sua tenacia l’aveva portata a conseguire gli studi velocemente e a riuscire a essere assunta al Ministero. L’incarceramento della nota Dolores Jane Umbridge, ex inquisitore supremo di Hogwarts nel 1986, è dovuto proprio al suo lavoro e ultimamente lavorava assiduamente al caso dei Ghermidori e Mangiamorte fuggiti da Azkaban il mese scorso. La sua famiglia aveva rifiutato la protezione del Ministero e la vendetta dei suoi nemici e stata terribile e inevitabile…>>.Harry non riusciva a staccare gli occhi dalla radio, quasi potesse essere la causa dell’orrore che avevano appena ascoltato. Seamus mise una mano sulla schiena di Dean, e entrambi avevano l’aria sconvolta. Il ragazzo scosse la testa, disgustato.
<<Bastardi…ci stanno sterminando!>> sussurrò, con durezza, spegnendo la radio con un moto di stizza. La frase non ebbe un impatto dolce sugli altri che, sentendola pronunciata in quel modo, presero atto di quello che stava realmente accadendo. <<Ci ammazzano solo perché abbiamo genitori Babbani>>. Tirò un calcio ad una sedia vicina, mandandola a sbattere contro la parete e facendo sussultare tutti i presenti. Dean si alzò, si diresse alle scale del dormitorio e se ne andò, sbattendo la porta. La mano di Hermione che si poggiava sul suo braccio attirò l’attenzione di Harry, che si voltò. Lei aveva il volto rigato di lacrime.
<<Harry>> mormorò, così piano che quasi non la sentì. <<Harry, devi dirmi la verità. Tu saprai di certo cosa sta succedendo>>. Lui distolse lo sguardo, aspettando che si asciugasse gli occhi. Non gli faceva mai un bell’effetto, vedere qualcuno piangere.
<<So le stesse cose che sai tu…niente di più>> disse, quasi sincero, perchè in realtà conosceva a fondo ogni singolo episodio, ogni tragica vicenda, ogni dettaglio riguardante le vittime e alle loro morti, grazie alle relazioni del Ministero, ma non poteva certo passarle quelle informazioni. <<le stesse cose>> ripeté, cercando di sembrare convincente. Hermione scrutò il suo sguardo, poi annuì e si sedette accanto a lui, chinando la testa.
<<Quindi è così>> disse, quando anche Ginny e Ron le furono accanto. << Sta capitando di nuovo. Stanno ancora provando a sterminarci>> e nuove grosse lacrime rotolarono giù per le sue gote, pallide per l’orrore.(fine dell'11° capitolo)



Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Stella97 su 15 Febbraio 2010, 07:27:48 pm
Brava Fairy! complimenti, scrivi davvero bene!!!!continua così!


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Fairy su 15 Febbraio 2010, 07:36:08 pm
Brava Fairy! complimenti, scrivi davvero bene!!!!continua così!
  Grazie, Stella, per il tuo commento... ghh ora posso andare avanti!
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Cap. 12
L’atroce dubbio
“Che cosa
nascondi?”
Mentre erano a lezione, la mattina seguente, Seamus raccontò a Ron e Harry che Dean aveva scritto ai suoi genitori per sapere se stessero bene.
<<Credo che voglia fare richiesta di protezione dal Ministero e sto riflettendo sullo stesso punto>> disse, cercando la pagina del libro di Babbanologia suggerita da Madama Sweety. Stavano studiano i modi di dire Babbani e i loro proverbi più conosciuti. <<Forse il Ministero non sta facendo abbastanza per proteggere noi Mezzosangue>>
<<Non usare quella parola…>> sibilò Ron.
<<Chi di voi conosce il detto: ‘ non rigirare la bistecca’?>> celiò l’insegnante, serafica.
<<Ehm, ‘la frittata’, professoressa>> la corresse Hermione, al primo banco. La donna scrutò il libro, corrucciando la fronte, dubbiosa.
<<Oh, certo, cara, frittata…>> ripeté allora, arrossendo velocemente, con una risatina acuta.
<<Non credo che il Ministero non stia schierando tutte le sue forze per arginare le stragi, Seamus>> riprese Harry, convinto, sottovoce, <<ma non è una cosa facile. Gli Auror sono meno, e i casi tantissimi. Per di più molte famiglie Babbane non desiderano la protezione del Ministero. Guarda per esempio questa Lucilla Clare Grant: Forse, se avesse accettato…>>. Gli occhi di Harry fissarono la schiena di Dean. Sembrava molto abbattuto. Non rise nemmeno quando la professoressa Sweety enunciò il proverbio ‘Tanto va’ la gatta al largo che ci lascia lo zio Pino’.
Bussarono alla porta e Mastro Gazza fece capolino.
<<Chiedo scusa, professoressa>> disse, con sguardo arcigno, <<La Preside desidera conferire urgentemente col signor Potter>>. Ogni volta che capitava tutti gli studenti della classe si voltavano a guardarlo. Ormai ci era abituato. L’insegnante balbettò qualcosa, sorpresa.
<<Oh. Va bene, certo…Harry, puoi andare>> disse, con la sua voce squillante. Harry percorse l’aula fino alla porta sentendo gli sguardi dei compagni addosso e prima di uscire colse quello preoccupato di Hermione, non meno giù di morale di Dean.
<<Sei nei guai, Potter?>> chiese Gazza, con un certo sorriso cattivo.
<<Se anche fosse, credo di esserci abituato>> rispose tranquillo, sicuro che la Preside non  voleva punirlo o rimproverarlo. La sua coscienza era decisamente apposto.
<<Sai la strada, vero? >>
<<Si, grazie, proseguirò da solo>>. L’uomo proseguì per il corridoio opposto a quello che Harry stava percorrendo e arrivò dalla Mcgranitt in pochi minuti. La sua speranza che ci fosse Kingsley, ad attenderlo, si spensero quando aprì la porta e vide la strega da sola, seduta alla sua scrivania.
<<Oh, eccoti. Scusami se ti ho fatto chiamare durante le lezioni; forse sai già perché ti ho convocato, signor Potter>>disse, facendogli cenno di sedere.
<<Pensavo di saperlo, professoressa, ma mi aspettavo la presenza del Ministro…>> confessò lui.
<<Il Primo Ministro è molto affaccendato dietro  all’ultima strage avvenuta, come puoi immaginare. La situazione è sempre più grave, e quest’ultimo colpo sta facendo perdere parte della credibilità al nostro amato Kingsley. Lucilla Grant era molto ben vista, al Ministero…ed era anche una carissima amica di Kingsley. Non l’ha presa bene>>. La voce della donna si era fatta un po’ più rauca ed Harry giurò di aver visto i suoi occhi diventare lucidi. Tossì guardando le carte sparse sulla scrivania.
<<Per cosa mi ha chiamato, professoressa Mcgranitt?>> domandò, giocherellando con una penna trovata sul tavolo.
<<Alan Thewlis, che tu conoscerai di certo…>>
<<E’ un mio collega, ha scortato i Senza Bacchetta sull’Espresso per Hogwarts, a settembre>>
<<Proprio lui, ha portato delle cose per te, da parte del Ministro. Ecco>>. Gli porse una cartellina viola, che Harry riconobbe per quella di Kingsley e quando l’aprì trovò delle altre relazioni da leggere– cosa che non lo rallegrò – e un piccolo plico rosso. Lo stomaco gli si rimpicciolì leggermente: l’incarico promesso era arrivato.
<<La ringrazio, professoressa>> disse, e fece per andarsene.
<<Harry>> lo richiamò e quel suo tono, mentre lo chiamava per nome in modo informale, gli fece credere che era molto turbata. <<Tu stai bene? Posso fare qualcosa per te, per aiutarti nel tuo lavoro? Non hai che da chiedere>>
<<Sto bene, grazie. Preoccupato, come tutti, e dispiaciuto…ma non so che aiuto potrebbe darmi. Mi spiace>> replicò, desolato. Poi sulla porta si fermò. <<Però…una cosa ci sarebbe>>pensò, a voce alta.
<<Dimmi pure>>. Lo sguardo della Preside si fece interessato.
<<Credo che potrebbe tornarmi utile avere un elenco completo di tutti gli studenti che abbiano origini Babbane. Crede che sia possibile farmelo avere?>>
<<Nessun problema. Te lo farò avere appena posso>>
<<Grazie, Preside>>
<<Lieta di essere utile a qualcosa>> disse e uno dei suoi rari sorrisi allungò le rughe di espressione attorno alla sua bocca.
Aspettò con ansia la fine di tutte le lezioni, pensando al plico rosso chiuso dentro la cartella. Non aveva voluto aprirlo, per farlo con calma in camera sua. Lo sfilò con molta eccitazione e lo aprì lentamente. Era diventato una sorta di rito: se lo rigirava tra le dita, come aveva fatto Kingsley col primo plico che gli aveva consegnato,poi lo scartava e leggeva svelto. Stavolta rimase interdetto. La pergamena che sfilò dalla busta era lunga e scritta con una grafia che non era quella del Ministro. Lesse attentamente, e l’entusiasmo si smorzò a poco a poco. La missione era del tutto secondaria alle urgenze dell’ultim’ora, un diversivo al suo vero incarico a Hogwarts, niente di più, firmato dal Vice Capo del Dipartimento. Era stato avvisato, ma non  credeva che si trattasse di qualcosa di così poco importante. Lo rilesse da capo e sbuffò, buttandosi sdraiato sul letto. Sussultò quando la porta della stanza si aprì ed entrò Ron. Lui nascose la pergamena sotto il cuscino.
<<Che fai? Non scendi in sala comune? Sto per fare una partita a scacchi con Neville, dice di essere diventato molto bravo>> disse, togliendosi la divisa scolastica  mettendosi qualcosa di più comodo.
<<Ehm, si, arrivo. Ginny e già lì?>>
<<Si, e si stava giusto chiedendo che fine avessi fatto>>
<<Dammi un secondo, dille che non ci metterò ancora tanto>>
<<Ancora quelle barbose relazioni? Ma ti sta servendo a qualcosa, leggerle, o ti stai solo riempiendo la testa di cose tremende?>>
<<L’ultima che hai detto>> confermò, prendendone una in mano.
<<Allora mollale e vieni a fare il tifo per me>>. Quando Ron uscì riprese la pergamena e la lesse per l’ultima volta. Avrebbe dovuto fare tutto la sera seguente, aveva tempo per studiare il piano d’azione, ma per portarsi avanti aveva sistematicamente riassunto tutto in uno schema sintetico:
Punto primo: doveva utilizzare la cartellina viola di Kingsley come Passaporta che lo avrebbe portato sul luogo; era una  delle Passaporte particolari, creata per le emergenze, poteva reggere il peso di una sola persona e le coordinate e l’ora erano state inserite in precedenza al Ministero. Seguiva una spiegazione di come funzionava. Sarebbe sparita all’arrivo e tornata al mittente, Kingsley.
Punto secondo: effettuare un sopraluogo del posto, calpestato in passato da un gruppo di Ghermidori che si era rifugiato nel sottosuolo, in quella che doveva essere un’enorme falda acquifera, resa asciutta da incantesimi potentissimi. La falda era stata trasformata in covo sotterraneo e doveva essere raggiunta tramite delle scale.
Punto terzo: verificare la posizione e scendere per le scale, per le quali doveva anche risalire; il covo era impregnato di sortilegi vari che impedivano qualsiasi altro modo per venirne fuori, tipo la Smaterializzazione e gli Incantesimi di Appello.
Punto quarto: cercare la grossa cisterna d’acqua creata e incantata dai Ghermidori per arginare l’acqua e rendere asciutto il covo; verificare di trovarsi nel punto opposto al tratto di falda in cui l’acqua doveva defluire;  dissolvere l’Incantesimo di Contenimento fatto sulla vecchia cisterna. L’acqua sarebbe dovuta arrivare al pozzo costruito dai Babbani, che iniziavano a chiedersi come mai fosse sempre vuoto, nonostante i rilevamenti effettuati con i loro macchinari dicessero che l’acqua nel sottosuolo era presente in grossissima quantità.
Punto quinto: risalire le scale, verificare che l’acqua stesse riempiendo il pozzo e Smaterializzarsi solo una volta all’esterno, dove i sortilegi non lo impedivano più. Avvisare il Dipartimento a missione conclusa e redare un rapporto scritto. Fine della missione. Niente di che.
conservò tutto quanto dentro la cartellina e seguì l’amico in sala comune, portandosi dietro, nascosto in una tasca, il Mantello dell’Invisibilità. Quella sera gli sarebbe toccato pattugliare la Torre di Corvonero per qualche ora. Seguì la partita di scacchi con Ginny, continuando a pensare alla missione fuori da Hogwarts, e dopo aver visto Ron battere Neville per la terza volta decise che era il momento di fare il suo solito giro di ronda.
<<Io vado>> disse, a Ginny. <<Ci vediamo fra qualche ora>>. Appena fu fuori dalla sala comune si guardò attorno per assicurarsi di essere solo e si coprì col Mantello. I turni di ronda erano sempre piuttosto noiosi, ma secondo Kingsley erano utili a mantenere un certo ordine tra le mura del castello. Più che altro, lui gli utilizzava per pensare, riflettere, protetto dal Mantello, in silenzio, mentre nessuno poteva disturbarlo. Aveva scoperto pressappoco le attività di abitudine di ogni studente, le loro passioni, per le quali si spostavano. Aveva sorpreso alcuni di loro litigare e lanciarsi fatture fastidiose e poi fare la pace in infermeria, mentre Madama Chips prestava loro le sue cure. Una volta aveva seguito Cho  che parlava a Luna del motivo del suo ritorno a Hogwarts –quando ho sentito di questo Anno Integrativo ho subito fatto richiesta, mia madre sapeva già di tutte le novità apportate, sai, lavorando al Ministero... – e poi di un ragazzo Babbano conosciuto in un parco che le era sembrato molto simpatico. Pattugliare i sotterranei di Serpeverde era la cosa che sopportava meno; detestava sentire i commenti ben poco compassionevoli che gli studenti facevano quando apprendevano delle morti di Mezzosangue. Di solito, se poteva, si faceva cambiare il turno con gli altri Auror.
Alla fine del turno, circa due ore dopo, decise di fare un’ultima salita per la Torre, prima di tornare da Ginny. Era arrivato quasi in cima e non aveva incontrato nessuno, ma ad un tratto sentì i passi di qualcuno che saliva sulla scala a chiocciola dietro di lui. Si scostò e si sorprese nel riconoscere Hermione, che a passo svelto e sicuro saliva fino all’ingresso della sala comune di Corvonero, protetto non da un ritratto, ma da una porta di liscio legno antico, senza maniglia, né serratura, solo un battente di bronzo a forma di corvo. La seguì, curioso di sapere se avrebbe saputo rispondere alla domanda del corvo. Forse aveva appuntamento con Luna, con la quale si vedevano qualche volta in biblioteca. Prima che lei potesse bussare  due ragazze aprirono.
<<Scusate>> chiese, <<Terry Boot è in sala comune?>> domandò. Harry girò la testa verso di lei, come se avesse detto una parolaccia. Terry Boot? Che vuole da lui?pensò.
<<Si, un attimo>> disse, una di loro. Si riaffacciò vero l’interno e lo chiamò. <<Sta arrivando>> . Le due ragazze proseguirono e Hermione rimase ad aspettare, tamburellando con le dita sulla borsetta di perline che le pendeva di fianco. Guardò il suo Orologico da polso e Terry uscì.
<<Hermione…sei già qui? Ti aspettavo fra mezz’ora almeno>> sussurrò lui, sorridendole. Harry aggrottò la fronte, incredulo.
<<Si, scusami, sono in leggero anticipo>> rispose la ragazza, <<avevo un po’ di tempo e ne ho approfittato>>
<<Non devi scusarti. Hai fatto bene. Ecco>> disse, mettendole tra le mani una grossa busta rosa infiocchettata che aveva tutta l’aria di essere un regalo.
<<Oh, Terry! Ma è enorme!Grazie!>>esclamò, Hermione, emozionata, prendendo la busta e rimirandosela tra le braccia. <<Hai scritto addirittura una dedica!>>
<<Figurati, mi fa solo piacere, lo sai>>. Harry era talmente stupito per ciò che stava vedendo che quando entrambi si girarono verso la sua parte, quasi si era dimenticato di avere addosso il Mantello e aveva sussultato, rischiando di farsi scoprire.
<<Cos’era?>> chiese Terry, scrutando attorno a loro.
<<Chissà…forse un elfo…>> rispose lei, sorridendo con complicità verso il ragazzo di Corvonero. Harry si sentì avvampare di collera e indignazione. Non posso crederci…! Sta’ facendo la smorfiosa con quel ragazzo? <<Come posso sdebitarmi?>>
<<Oh, non mi devi niente, Hermione >>
<<E invece si. Coraggio, dimmi cosa posso fare per te>>. Lui sembrò pensarci su e arrossì leggermente.
<<Be’…in effetti qualcosa ci sarebbe>> sussurrò, guardandosi attorno. <<Te l’ho già chiesto, ricordi? Ma non hai accettato…>>. Diventò quasi color peperone. Hermione sospirò. Harry strinse gli occhi aspettando che lei rispondesse. Che cosa le hai già chiesto, brutto…. Il pensiero venne interrotto dalla voce di Hermione.
<<Oh, Terry…non so…sai anche perché ti dissi di no. Potremmo cacciarci in un guaio!>>. Anche la strega si guardò attorno con circospezione, abbassando ulteriormente la voce.
<<Lo so, ma ci terrei davvero molto! Per favore, Hermione…solo una volta…non lo saprà nessuno, giuro!>>. Lei lo guardò mordendosi un labbro e sospirò di nuovo, chiudendo gli occhi. Poi sorrise.
<<D’accordo…d’accordo, accetto>>. Harry strinse i pugni. Cosa diavolo hai accettato di fare? Cosa? Terry si lasciò scappare un urlo di gioia  e lei gli mise una mano sulla bocca. <<Accetto, ma davvero: deve restare segreto. Se arrivasse alle orecchie sbagliate…>>. Tipo quelle di Ron?, pensò Harry indignato. Si sentì come il giorno che lui e Ron  anni fa avevano beccato Ginny a baciarsi con Dean.
<<Ora devo andare…ti farò sapere quando, va’ bene?>>
<<Okay…grazie!>> . Terry strinse le mani di Hermione con affetto. << Non sai cosa significhi per me!>> e poi la guardò andare via. Lei passò accanto a Harry e lo oltrepassò. Gli passarono per la testa tanti tremendi pensieri e molte cose cattive che avrebbe voluto gridarle, ma si trattenne e la seguì, vedendola infilare la grossa busta all’interno della sua borsetta di perline. Quindi, si disse, la gelosia di Ron non era basata su cose infondate…Lei si vedeva di nascosto con Terry, e aveva appena accettato da lui un regalo e una proposta. Cosa? Un appuntamento? O che altro? All’improvviso gli venne voglia di saltare fuori dal Mantello, fermarla e chiederle perché. Si sentì offeso, tradito, oltraggiato come amico; si chiese cosa avrebbe potuto provare Ron, venendo a conoscenza di un fatto simile e ebbe la netta sensazione di non conoscere affatto la persona che stava pedinando e che aveva sempre ritenuto degna di fiducia…(To be continued)


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: King Harry su 15 Febbraio 2010, 07:50:14 pm
Bentornata Fairy hehe andato bene il viaggio? :-)
Per la Stanza delle Necesità, comunque, avevi scritto che si trova al secondo piano ^^


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Fairy su 15 Febbraio 2010, 07:56:43 pm
Bentornata Fairy hehe andato bene il viaggio? :-)
Per la Stanza delle Necesità, comunque, avevi scritto che si trova al secondo piano ^^
Tutto bene, grazie, a parte l'aereo che ha ballato sia all'andata che al ritorno, facendomi sbarellare di paura... :-[  Ok, grazie! mi sei di prezioso aiuto...e ti prego, continua a trovare tutti i peli che ci sono in questo mio uovo, eh eh! :D
(seguito del 12° capitolo)
Stava per togliersi il Mantello, ma la ragazza incontrò Calì sulle scale e fecero la strada assieme fino alla sala comune, chiacchierando di tutt’altro. Entrò dietro loro, continuando a fissare Hermione con incredulità. La guardò chinarsi su Ron e baciarlo e avvertì una punta di profondo fastidio.
<<Eri in biblioteca?>> chiedeva lui, facendole spazio sul divano.
<<Anche…Che hai fatto, mentre non c’ero?>>. Ah! esclamò Harry sprezzante, tra sé e sé, perché non gli dici che hai fatto tu?. Si tolse il Mantello, tanto nessuno stava badando all’ingresso, e si avvicinò a loro.
<<Ciao, Harry! Già finito il turno?>> domandò Hermione, allegra. Lui non le restituì il sorriso, ma la ragazza non ci fece caso. <<Effettivamente è tardi! Che sbadata, non mi ero accorta!>>. Harry  arricciò il naso, Hermione non se ne accorse. << Devo andare in dormitorio un attimo, mi aspetti?>> chiese, rivolta a Ron.
<<Che hai, Harry?>> chiese invece Ginny, notando quanto fosse inquieto, <<E’ successo qualcosa durante il giro?>>
<<No>> mentì, incerto sul fatto che dovesse dirglielo oppure no, <<tutto apposto>>.
Durante tutta la cena fu molto taciturno e sentì i suoi amici discutere sulle lezioni,sulle partite a scacchi e altre frivolezze. Notò, con molto disappunto, che Hermione non si dimostrava affatto addolorata come Dean e sentiva una punta di incredibile fastidio ogni volta che tendeva a dare una carezza a Ron, o si appoggiava a lui con il braccio mentre parlavano. Ad un tratto i loro sguardi si incrociarono e lei si accorse dell’occhiataccia di Harry. Sollevò un sopraciglio, con espressione interrogativa. Lui scosse la testa in maniera impercettibile e si rimise a mangiare.
Quando finirono, lasciò che tutti si alzassero e rimase indietro con Ginny apposta.
<<Allora, sputa il rospo. Che hai?>>gli chiese lei. <<Non hai aperto bocca durante tutta la cena, nessun commento sugli schemi di volo imparati oggi con Madama Bumb…cosa c’è, Harry?>>
<<Niente…sono solo stanco>> disse, nascondendo ancora quello che pensava. Seguivano Hermione e Ron a distanza, che si tenevano per mano. Ron stava dicendole qualcosa all’orecchio. Lei scoppiò a ridere e poi poggiò la testa sulla spalla del ragazzo. Harry sbuffò.
<<Ti sembra normale, il comportamento di Hermione, ultimamente?>> domandò poi.
<<Tutto sommato, sì…perché? A te non sembra normale?>>
<<Be’…oggi, per esempio, mi sembra troppo allegra, per una che ha i genitori Babbani, con le notizie che ci arrivano>>
<<Bah>> sbottò lei, annoiata, <<e cosa dovrebbe fare, piangere e disperarsi per tutto il tempo? Correre a prendere il treno per Londra e restare a casa ad aspettare?>>
<<Certo che no, dicevo solo che mi sembra poco preoccupata e che ha la testa in tante altre cose>>insistette, proprio fuori dal ritratto della signora grassa, che si stava richiudendo davanti a loro.
<<Cerca solo di distrarsi, Harry, tu cosa faresti, al suo posto?>>
<<C’è modo e modo di distrarsi>>
<<Perché non parli più chiaro?>>. Si erano fermati, e Ginny lo guardava con sospetto. Diglielo. Deve saperlo.
<<Scusate, ragazzi, avete intenzione di fermarvi a lungo qua fuori?>> chiese la signora grassa, con un libro tra  le mani, <<perché non vorrei perdere il filo della trama…>>
<<Torre Gloriosa>> enunciò Ginny, facendo riaprire il passaggio.
<<…Meglio che vada a letto presto, è stata una giornata intensa, e domani ho compito di Codici Antichi alla prima ora…>>stava dicendo Hermione, a Ron, vicino alle scale del dormitorio femminile. Si salutarono e Harry la seguì con lo sguardo, pensando con malizia che magari voleva aprire il regalo di Terry indisturbata, visto che Ginny sarebbe rimasta ancora in sala comune. Si sentiva sempre più furente, e la mattina dopo non era  migliorato di molto. Aveva dormito poco, perché si era addormentato tardi: aveva ripassato il piano per portare a termine l’incarico datogli dal Dipartimento degli Auror, aveva dormito non troppo bene, sia per i cattivi pensieri dati dalla lettura delle relazioni, che dal dubbio sul comportamento di Hermione e il suo umore era grigio come il cielo che prometteva pioggia e freddo.
Fu musone con tutti, ma con Hermione fu glaciale, acido e sprezzante, e ogni volta che lei gli rivolgeva la parola, lui non perdeva occasione per fare una battuta che potesse farla rimanere male. All’inizio Hermione non ci badò,pensando che fosse solo di cattivo umore, ma all’ora di Erbologia, prima di pranzo, le poche parole che Harry le rivolse cominciarono ad urtare la sua sensibilità.
 La professoressa Sprite aveva dato loro il compito di raccogliere i semi delle piantine di anice stellato cresciute nella serra numero tre. Erano indispensabili per determinate pozioni che avrebbero studiato in quell’anno scolastico, e ognuno di loro aveva tra le mani un vasetto di vetro per raccoglierli.
<<Ho riempito già il mio vasetto>> sussurrò Hermione, chiudendolo con un tappo di ferro, <<Me lo reggi, Harry, per favore? Vado a prenderne un altro>>
<<Non sono il tuo elfo domestico. Fatelo reggere da qualcun altro>> rispose lui, senza nemmeno degnarla di uno sguardo e scostandosi aveva urtato il vasetto di Hermione, facendolo cadere e rompere. Il pavimento della serra si riempì di piccoli semi scuri, oltre che di vetro. Ron, all’altra parte della serra, vicino a Neville, non aveva visto niente, Harry fece finta di non essersene accorto e portò il suo vasetto all’insegnante, lasciandola inebetita a fissarsi le mani vuote per qualche secondo. Mentre usciva dalla serra, comunque,  la sentì sibilare con fastidio “Reparo” e anche lei si diresse a consegnare il vasetto riparato e di nuovo pieno alla professoressa.
A pranzo fu lo stesso; Hermione non si dimostrò offesa per il trattamento avuto nella serra, probabilmente aveva pensato che Harry non si fosse davvero accorto di quello che aveva fatto, ma leggermente preoccupata. Harry lo sentiva, se ne accorse dalle occhiate interrogative che continuava a dargli e ne trasse un segreto piacere.
<<La Cooman ha chiesto di te, oggi a lezione, Hermione>> confidò Ginny, raschiando col cucchiaino ciò che restava del budino sul piatto, <<ti ricorda di stare lontana dall’acqua>>
<<Grazie, lo terrò a mente. Se non potrò bere acqua mi darò all’wisky incendiario>> rispose lei, facendo una smorfia. Ron rise.
<<Avrà paura che qualcuno ti auguri che ti vada di traverso>> borbottò Harry, guadagnandosi l’ennesimo sguardo in tralice dall’amica.
<<Meglio wisky che Succo Trucco Zuccoraggioso alla Zucca, comunque, eh?>> scherzò Ginny, per smorzare l’atmosfera. <<Stasera che si fa?>> chiese poi, rivolta a nessuno di preciso, versandosi da bere.
<<Dici dopo le lezioni?>> fece Harry.
<<Si. Vorrei fare un salto da Hagrid, e magari andare al Cimitero>>
<<Io ci sto. Ho già fatto i compiti per domani, ho solo da ripassare una cosa per Pozioni>> disse Hermione.
<<Se mi dai una mano con i compiti, magari vengo anch’io…>> aggiunse Ron.
<<Io non posso>> affermò Harry. Non aveva detto a nessuno della missione fuori da Hogwarts. Nemmeno a Ron, che sapeva che Harry la stava aspettando. Era come se tenerla per sé la rendesse un po’ più eccitante di quello che in realtà fosse. <<Devo…ehm, incontrarmi con gli altri, avete capito, no? Riunione extra>> mentì spudoratamente.
<<Ora si spiega il tuo nervosismo>> disse Hermione, sorridendogli. << Sarà meglio muoversi, ragazzi, o faremo tardi per l’Allenamento>>. Si alzò, seguita dagli altri e Terry Boot passò accanto a loro.
<<Ciao ragazzi!>> salutò, precedendoli. Harry avrebbe giurato di avergli visto fare l’occhiolino, rivolto a Hermione. Si sentiva come una pentola a pressione senza valvola per sfogarsi. Se avesse avuto una sola, piccola occasione, per dirne  quattro a entrambi…
 Avevano Allenamento in Sala e Campo di Addestramento a Percorsi nel pomeriggio di ogni mercoledì e giovedì. Si cambiarono, mettendo l’abbigliamento sportivo richiesto dagli insegnanti. Harry non vide l’ora di finire, perché subito dopo sarebbe potuto uscire da Hogwarts e scappare per un  po’ da tutto. Passarono l’ultima mezz’ora a lanciarsi e parare fatture di vario genere e fu lì che Harry diede il meglio di sé per punire Hermione, a modo suo: finirono in coppia per un esercizio in cui l’uno doveva lanciare all’altro una Fattura Legagambe; il sortilegio immobilizzava gli arti inferiori come se fossero stati tenuti insieme da tenaci corde invisibili, legate alla bacchetta di chi lo aveva lanciato.
<<Inizio io, Harry, va’ bene?>> propose Hermione, con la solita tranquillità che gli dava sui nervi più di ogni altra cosa.
<<Va’ bene>> sussurrò lui, con un sorrisetto vendicativo. Vedrai se ridi ancora, dopo, pensò. Si distanziarono e si misero uno dinnanzi all’altro. Lei puntò la bacchetta, l’agitò con un elegante movimento del polso ed enunciò “Innexum”. Harry doveva solo bloccarlo e darle il tempo di prepararsi, ma invece di usare un Sortilegio Scudo agitò il suo legno con forza e oltre che a parare rilanciò indietro la Fattura in modo non verbale, per prenderla di sorpresa. Ci riuscì; lei si ritrovò immobilizzata, dilatò gli occhi, stupita,  e squittì quando Harry, non contento, tirò la bacchetta alla quale le corde invisibili erano collegate e la fece cadere pesantemente a gambe all’aria, con un sonoro tonfo. Si trattenne dal ridere, perché i due  insegnanti stavano avvicinandosi.
<<Ti sei fatta male?>> stava chiedendo, Hestia Jones, alla ragazza. Harry dissolse la fattura. <<Oggi il nostro Potter non è molto cavalleresco…>>. Harry si girò di spalle, fingendo di non aver sentito il commento della sua collega e insegnante.  <<Vuoi andare in infermeria? Con un po’ di unguento non ti verrà fuori il livido>>
<<No!No, non è necessario, sto bene>> replicò Hermione svelta, massaggiandosi il fianco dolorante. Era ancora molto riluttante a entrare in infermeria, qualsiasi fosse il motivo.  Harry cercò Terry per vederne la reazione, invece il suo sguardo venne intercettato da quello di Ron: era accigliato e lo fissava come a chiedergli spiegazioni.
<<Scusa, Hermione>> disse allora, a voce alta, <<mi è sfuggita la bacchetta>>. Lei fece un cenno con la mano e annuì.
<<Okay, ragazzi, per oggi può bastare…sgombrate la Sala>>annunciò Andrew Mckmarck, e Harry non se lo fece ripetere. Non aspettò gli altri, sfrecciò per gli anditi fino al dormitorio e iniziò a prepararsi. Quando fu certo di aver preso e fatto tutto passò davanti allo specchio e si guardò, sentendo il cuore accelerare i battiti. La prima missione da solo…La prima di cui Ron, Hermione e Ginny non erano a conoscenza; la prima, vera, missione assolutamente segreta.
<<Vediamo che cosa sai fare>> sussurrò a sé stesso,  infilandosi  la bacchetta magica in tasca,<<si aprano le danze>>. (Fine del 12° capitolo)


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Vampirella magica su 16 Febbraio 2010, 01:53:13 pm
Bene, bene... Vedo che sono rimasta indietro di ben 2 capitoli... ma oggi rimedierò ;)
Ma tu vai pure avanti tranquilla con il 13mo, sono insaziabile proprio come 1 vampiro ;D


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Fairy su 16 Febbraio 2010, 03:03:08 pm
Stiamo entrando nel vivo, ragazzi...ora accadranno un po' di cosette. :-)
(http://i47.tinypic.com/2q3ciz6.jpg)
Cap. 13
Missione fuori da scuola
“Il Destino avvisa
con piccoli
rintocchi”
Harry non pensò di aver bisogno di rileggere i punti importanti dell’incarico affidatogli, aveva tutto in mente. Con la cartellina viola vuota sotto il braccio si diresse lentamente verso il lago, in un punto in cui pensò che non lo avrebbe visto nessuno e, finalmente solo, si tolse il Mantello.
Ginny, Hermione e Ron uscirono dal Castello poco dopo di lui. Si erano cambiati e si erano diretti al Cimitero dei Caduti, per mettere dei fiori sulle lapidi dei loro cari estinti. Scorsero da lontano i drappi delle bandiere che sventolavano sempre a mezz’asta ai quattro angoli del Cimitero: quella rosso e oro di Grifondoro, quella blu e nera di Corvonero, quella nera e gialla di Tassorosso, l’argento e verde di Serpeverde.
<<Comincio a sentirmi in imbarazzo, alle lezioni di Madama Sweety>> stava dicendo Hermione. <<Se dapprima mi sembravano divertenti, ultimamente cominciano a diventare un tantino ridicole>>
<<Ma dai…se non altro ora conosco il proverbio ‘gallina vecchia fa’ buon sangue’>> disse Ron.
<<’Fa’ buon brodo’, Ron>> lo corresse Hermione, alzando gli occhi al cielo.
<<Oh, certo, già>> replicò lui, in fretta. <<Fa freddo, eh?>> disse poi, pentendosi di non aver preso il suo mantello pesante.
<<E l’inverno non è ancora arrivato>> aggiunse Ginny.
<<Strano, però>> commentò Hermione, guardando verso la capanna di Hagrid, davanti alla quale era visibile l’orto di zucche di un allegro acceso arancione.
<<Cosa, strano?>>
<<Fa freddo, e Hagrid non ha acceso il fuoco. Non c’è fumo che esce dal camino>> disse, indicandolo.
<<Magari non è in casa. Sarà in giro per la Foresta a cercare animaletti da compagnia>>ipotizzò Ron, sogghignando.
<<Anche se lui non è in casa gli Auror avevano una riunione>> gli ricordò Hermione. <<Non è il tipo che lascia gli ospiti ad intirizzirsi. Ma…A proposito di Auror…Cosa pensate, del comportamento di Harry, ultimamente? Non so voi, ma io inizio a preoccuparmi>>
<<E’strano, lui mi ha rivolto le stesse domande riguardo a te, Hermione>> intervenne Ginny.
<<Oh…Sul serio? Io sarei strana?>>. Gli altri scossero la testa, lei si strinse nelle spalle, perplessa.
<<In effetti non è il solito Harry>> ammise poi Ron, <<secondo me è colpa di quelle relazioni che sta leggendo>>
<<Mah, non so…è più come se fosse…arrabbiato…Oggi, quando mi ha lanciato la Fattura Legagambe ho avuto la sensazione che ci avesse provato un certo gusto… >>
<<Dai, Hermione…ora non esagerare. Penso che sia solo molto stressato da tutta questa vicenda delle stragi>> lo difese Ginny.
<<Sarà, ma dovevi esserci, quando l’ha fatta finire a terra come un sacco di patate>> replicò il fratello.
<<Grazie per il sacco di patate, Ron>> mormorò Hermione.
<<Guardate lì!>> esclamò Ginny, puntando l’indice oltre il Cimitero, sulla riva del lago.
<<Che c’è? Oh, ancora il Boccino…Hermione, dovresti andare a riprendertelo, sei tu che l’hai liberato>> commentò Ron.
 <<Non dicevo quello! Laggiù, vicino al lago: non è Harry? >> insistette Ginny, tirando il fratello per il braccio perché guardasse nella direzione che lei stava ancora indicando.
<<E’ vero>> affermò Hermione. <<Se aveva riunione che ci fa, laggiù da solo?>>. Si fermarono a osservarlo. Stava spostando delle pietre dal terreno e ci stava appoggiando sopra la cartellina viola di Kingsley. <<Ecco, vedete? Non vi pare che sia lui, a  comportarsi in maniera un po’ bizzarra?>> chiese Hermione.
Lo videro salire con i piedi sopra la cartellina.
<<Avviciniamoci, dai>>mormorò Ginny, preoccupata. Lei camminava così svelta che presto dovettero correre, per starle dietro. Harry continuava a stare impalato sopra la cartella viola.
<<Aspettate…Aspettate un attimo!>> le fermò Ron, sussurrando, quando si trovavano ormai a pochi metri da lui. Le due ragazze si voltarono di nuovo, Ron le attirò dietro ad alcuni alberi e lanciò l’Incantesimo Muffliato perché Harry non li vedesse e sentisse. <<Non lo so, non mi piace, questa cosa. Insomma, guardatelo: a voi cosa sembra?>>. Harry era fermo, immobile. Passò mezzo minuto, e ancora non si muoveva di un millimetro. Era come pietrificato.
<<E se fosse…se fosse sotto l’effetto di qualche oggetto Maledetto?>> chiese Ginny, all’improvviso, con timore. La paura si diffuse anche agli altri, quando la piccola cartella iniziò a emanare un bagliore innaturale.
<<Miseriaccia…>>. Ron dissolse il Muffliato e uscito allo scoperto prese ad accostarsi all’amico con passo deciso.
<<Harry!>> urlò Hermione, per prima, alla cui voce si aggiunsero quelle degli altri. Il ragazzo si girò verso di loro, con sguardo stupito.
<<Cos…? Che? No!>> gridò Harry, sollevando le braccia per fermarli. Le mani di tutti e tre, che si erano tese verso lui per portarlo via dal pericolo nel quale lo credevano, lo sfiorarono appena e questo bastò: la Passaporta d’emergenza partì in quell’istante, e in un vortice di grida e colori sparirono dalla riva del lago tutti e quattro senza lasciar tracce sul suolo.
<<Aaaaaaaaaaaargh!!!!>>. Un grido all’unisono si espanse e si spense subito, lontano da Hogwarts.
<<State bene?>> esalò Ron, rialzandosi.  Ginny stava facendo la stessa cosa poco lontano da lui, Hermione era già in piedi e si scuoteva di dosso erba e fango. Erano appena atterrati sulla umida terra di un luogo che non avevano mai visto. <<Dove siamo finiti?>>. Si guardò attorno e un’altra domanda fece dimenticare alle ragazze la prima. << Dov’è Harry?>>. Erano soli.
<<Harry?>> chiamò Hermione, scuotendosi ancora la terra di dosso. Attorno a loro c’era solo erba, qualche albero e l’imboccatura di un enorme pozzo di pietra.
<<Harry! >> Urlò Ginny, con gli occhi spalancati. <<HARRY!!>>.
<<Sono qui!>>. La sua voce giunse in un’eco lontana e un po’ velata. <<Quaggiù!>>
<<Harry, non ti vediamo!>> strillò Hermione. Si affacciò al pozzo, imitata dagli altri due. Distingueva a malapena il fondo asciutto, ma Harry non era lì.
<<Harry, parlaci! Seguiremo la tua voce!>> urlò Ron.
<<Sono caduto in una crepa! Non avvicinatevi!>>
<<Stiamo arrivando, continua a parlare!>> rispose Ginny, camminando svelta verso la direzione in cui le parve giungesse la voce del ragazzo. Non aveva capito cosa aveva detto, l’eco era molto forte e le parole confuse.
<<Non dovete avvicinarvi! Il terreno cede!>>
<<Stai tranquillo, ci siamo quasi!>>. Ormai lo sentivano molto vicino.
<<No! Allontanatevi! Chiamate aiuto, non avvicinatevi!>>
<<Cosa? Ma perché? Siamo qui!>>. Si chinarono su una crepa nel terreno, dalla quale pareva fosse uscita la voce di Harry. La luce di una bacchetta brillava nel fondo.
<<Harry…?>> chiamò Ginny. La sua voce rimbombò per qualche attimo, prima che la terra sotto le sue ginocchia e quelle degli altri venne a mancare. La fenditura si allargò all’improvviso e loro strillarono, mentre la terra franava, portandoli di sotto.
La caduta sembrò durare un’eternità, e quando toccarono morbidamente il fondo si stupirono di non essersi sfracellati. Erano rimbalzati, come se ad attenderli ci fosse stato un materasso.
<<State bene?>> chiese Harry, accostandosi a loro. <<l’Incantesimo Imbottito ha funzionato?>>
<<S-si…>> mugolò Ginny, rimettendosi in piedi. <<E tu?>>
<<Be’, nessuno ha fatto l’Incantesimo per me, purtroppo>> rispose lui, desolato. Le bacchette degli altri si accesero alla parola “Lumos” e ci fu abbastanza luce per illuminare la zona in cui erano precipitati. Harry era impolverato quanto e più di loro, graffiato su una guancia in maniera leggera, ma non si poteva dire lo stesso per la sua spalla: una grossa macchia scura si stava allargando sul maglione strappato. Ginny squittì, accostandosi a lui.
<<Sei ferito!>> mormorò, spaventata.
<<Cosa? Oh, accidenti, Harry>> esclamò Hermione, dandogli un’occhiata. Lui si discostò con uno scatto, ma lei non ci badò, pensando che fosse solo per il dolore. <<E’ molto profonda, stai perdendo parecchio sangue! Aspetta, devo avere del Dittamo…No!>>
<<Che c’è?>> chiese Ron, nervoso.
<<Devo aver perso la mia borsa…Non ce l’ho più! Avevo tutto lì dentro!>>
<<Forse è rimasta di sopra. Smaterializziamoci, Harry, ti cureremo fuori da qui>>
<<Impossibile>> rispose lui, asciutto. <<Siamo finiti proprio dove dovevo andare. Qui sotto ci sono Controincantesimi che non permettono la Smaterializzazione. Nemmeno Incantesimi di Appello>> aggiunse, osservando Hermione che provava a richiamare inutilmente a sé la sua borsetta di perline. La ragazza riabbassò la bacchetta, afflitta. << Non possiamo uscire con la magia. Sono in missione per Kinglsey>>. Cercò di spigare velocemente di cosa si trattava. Ormai non era più una missione segreta. Gli altri erano ammutoliti e lo ascoltarono fino alla fine senza interromperlo.
<< Dobbiamo trovare dei gradini>> spiegò poi, sofferente, mettendosi in piedi. Allungò il braccio, facendo luce attorno a sé. Riconobbe il luogo come il covo segreto dei Ghermidori, perché c’erano tracce di un bivacco; un tavolo in legno tarlato era appoggiato ad una parete e due sedie sgangherate erano rovesciate poco più in là. Panni sporchi erano sparsi in giro e c’erano alcuni cuscini e delle coperte logore. <<Ora vorrete spiegarmi che cosa diavolo vi è saltato in mente?>> chiese a sorpresa, arrabbiato. <<Non dovevate essere qui! Vi rendete conto dell’idiozia che avete commesso?>>
<<Noi  pensavamo che…>> iniziò Hermione, debolmente. <<Ci sembrava che tu fossi in pericolo. Ti abbiamo visto fermo, sembravi paralizzato…>>
<<Stavo aspettando che partisse!Quella Passaporta doveva reggere il peso di una sola persona! Se sono finito qua sotto è perché il peso ha sballato le coordinate!>>
<<Ci dispiace! Non sapevamo…>>
<<Potevo rompermi l’osso del collo!Incredibile, stavate per riuscire in quello in cui ha toppato Voldemort!>>. L’ultima parola rimbalzò sulle pareti e tornò indietro. ‘Oldemort… ‘Demort… ‘Mort… I loro visi mortificati non alleviarono la sua ira, anzi. Gli occhi lucidi di Hermione aumentarono la sua stizza. Aveva calcolato tutto quanto, doveva risolvere velocemente e con precisione la sua missione , tornare entro un’ora al massimo, senza perdere tempo, e farne guadagnare a Kingsley e agli Auror impegnati in cose più gravi, invece era bastato un niente, per mandare tutto all’aria.
<<E tu asciuga quegli occhi!>> abbaiò, a Hermione, felice di avere finalmente un motivo vero per urlarle contro. <<La tua cedevolezza al pianto comincia a diventare imbarazzante!>>. Lei si fece piccola e cercò di trattenere il tremore delle sue labbra, stringendole.
<<Non te la prendere con lei!>> si inalberò Ron, <<La colpa è di tutti e tre, e anche un po’ tua, a dirla tutta! Se ci avessi parlato di questa cosa prima, non ci saremmo preoccupati di cosa ti stava accadendo! E scusaci tanto, se non ce ne siamo fregati!>>
<<Non ritenevo necessario informarvi! Non pensavo certo che mi sareste venuti dietro!>>. Gemette, sentendo le fitte alla spalla aumentare. Ginny gli sfiorò la schiena.
<<Fa molto male?>> chiese, con la voce acuta. Era molto spaventata.
<<Abbastanza>> rispose Harry, con più calma. Anche la rabbia di Ron si sgonfiò, dinnanzi alla sua aria sofferente. <<Se tua madre sa che ti abbiamo coinvolto in questa faccenda…>> sussurrò, rivolto a lei.
<<Piantala, Harry. Non mi hai coinvolta tu, né Ron o Hermione. La colpa è mia quanto loro>>replicò la più giovane del gruppo. <<Anzi, io ho insistito per vedere che stavi facendo>>
<<Ora sarà un problema…Non dovevo essere qui,ora. Prima dovevo fare un sopraluogo e…dannazione, non era così…non era così, il mio piano!>> disse, con amarezza. Il dolore e il panico stavano prendendo il sopravvento sulla ragione. Si stupì di quanto fosse difficile tenere a bada quel tipo di male fisico, e ricordò di quando invece era riuscito a dominare il dolore che la cicatrice gli aveva dato per molti anni. Ora che non gli doleva più era come se non fosse più abituato  sopportare.
<<Dici cosa dobbiamo fare. Ti…ti aiutiamo noi, se possiamo>> mormorò flebilmente Hermione, temendo di essere aggredita di nuovo.
<<Devo dissolvere un Incantesimo di Contenimento su una cisterna d’acqua, e far sì che defluisca verso un pozzo qui vicino>> spiegò.
<<Tutto qui?>> chiese Ron.
<<Tutto qui. Semplice, se non ci fossero state complicazioni, vero?>> disse, acido.
<<Basta, Harry. Facciamo questa cosa e andiamocene, stai sanguinando parecchio e dobbiamo muoverci!>> lo rimbeccò Hermione, con più coraggio. <<Laggiù si vede della luce che filtra dall’alto>>
<<Probabilmente ci saranno i gradini>> ipotizzò Harry, <<perciò noi dobbiamo cercare la cisterna per quest’altra parte>>
<<Vuoi che andiamo a controllare, prima?>>
<<Non credo sia necessario>> concluse, disposto a non perdere altro tempo. Si voltarono e proseguirono per il verso opposto. Camminarono per un lungo tratto leggermente in salita, in cui l’aria densa e rarefatta sapeva di umido e muffa. Poco dopo arrivarono alla fine del tunnel di terra e roccia nel quale avevano camminato, e davanti a loro c’era solo una parete altissima e scura. Si accostarono tutti e quattro, illuminandola.
<<E’ legno?>> sussurrò Ron.
<<Anche piuttosto marcio, direi>> rispose Harry.
<<Sentite? C’è acqua, qui dietro>> mormorò Hermione, poggiando un orecchio alla parete. <<Questa dev’essere la cisterna>>. Tutti si appoggiarono e sentirono un gorgoglio sommesso provenire dall’altra parte.
<<Si, dev’essere così. Ecco perché c’era bisogno di un Incantesimo di Contenimento…il legno non reggerebbe, da solo>> considerò Harry. Sollevò entrambe le braccia e bussò alla parete marcia. Poi si piegò su sé stesso, tenendosi la spalla ferita.
<<Non fare sforzi>>lo supplicò Ginny, sostenendolo. <<Qual è l’Incantesimo?>>
<<Posso farlo io>> rispose lui, liberandosi delicatamente dalla presa.
<<Harry, aspetta…>> sussurrò Hermione, guardando accigliata il pavimento. Lui la ignorò, puntò la sua bacchetta contro la parete e pronunciò l’Incantesimo senza aspettare oltre. Voleva solo andarsene il prima possibile.
<<Dessolveo!>> riecheggiò, attorno a loro. Forti crack fecero tremare tutta la parete di legno che costituiva la cisterna e alcuni pezzi di terra caddero ai loro piedi.
<<Harry!>> insistette Hermione, a voce più alta.
<<Che c’è?>> chiese lui, spazientito.
<<Se la cisterna ora crolla, l’acqua defluirà verso di noi!>>
<<No, andrà dall’altra parte, verso il pozzo>> rispose Harry.
<<Perché dovrebbe andare dall’altra parte?>>
<<Perché sì! E’ così, ricordo lo schema che mi ha dato Kingsley!>>
<<Mi dici perché questa strada è in discesa verso il punto in cui siamo caduti, allora? Che senso ha? O c’è un Incantesimo apposta che la sospingerà? >>. Harry si preparò a risponderle“Chi è l’Auror, tu o io?”, ma le parole gli si seccarono sulla punta della lingua: ebbe un flash sullo schema e l’immagine lo agghiacciò. La strada in discesa era quella in cui l’acqua doveva defluire. Lo ricordava bene. Strabuzzò gli occhi e li guardò sgomento.
<<Hai…hai ragione tu…>> disse, col respiro improvvisamente corto.
<<Cosa?>> strillò Ginny. <<Che vuol dire, hai ragione…?Harry, che vuol dire…?>>
<<L’acqua deve scendere da questa parte!>> la interruppe. Altri scricchiolii percorsero la parete sulla quale l’acqua pigiava con forza, senza più il sostegno della magia. Un crepitio più forte e minaccioso li fece sobbalzare e gridare, mentre indietreggiavano.(To be continued)


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: King Harry su 16 Febbraio 2010, 04:31:53 pm
Ma perchè finisce sempre nel punto più bello? T_T


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Fairy su 16 Febbraio 2010, 05:13:41 pm
Ma perchè finisce sempre nel punto più bello? T_T
Perché é così, mio caro King, che si tiene vivo l'interesse e la curiosità dei lettori...^_^
(seguito del 13° capitolo)
<< Sta per esplodere! Ci sommergerà!Riformula l’incantesimo! Devi bloccarla!>>
<<Non posso farlo!>>
<< M-Miseriaccia… >> esclamò Ron.
<<Scappate!>> urlò Harry, più pratico. Iniziarono a correre nella parte opposta, più veloci che poterono, facilitati dalla discesa, sperando di essersi sbagliati. Harry restò presto indietro, indebolito dalla ferita. Ron lo prese per il braccio sano e lo tirò e in quel momento, mentre sbucavano in quella che sembrava la  stanza di una seconda cisterna in pietra, udirono il frastuono della barriera lignea che si spaccava e  dell’acqua che iniziava a scrosciare fuori.
<<Siamo in trappola…>> commentò Ron, sconvolto, guardando verso l’alto e scorgendo la lontana uscita. Non c’erano gradini: erano nel fondo del  pozzo che avevano visto prima di cadere, alto almeno venti metri, a giudicare dalla distanza; non avevano scale, né corde, né possibilità di Smaterializzarsi fuori o Appellare a sé qualcosa con cui issarsi. Harry si rese conto del terribile errore che aveva commesso, dando per scontato che là avrebbero trovato un’ uscita sicura e sentì il panico travolgere e annientare ogni altro pensiero. Lui, li aveva condannati.
<<Cosa facciamo, Harry?>> domandò Ginny, dietro le spalle del fratello, con voce flebile. Gli altri lo fissarono ansimanti,in attesa di risposta. Lui non sembrava avere idee. Il dolore gli annebbiava la mente e non gli permetteva di ragionare. La ferita sulla spalla continuava a sanguinargli e le labbra gli tremavano. Un forte tramestio gli avvisò che la barriera aveva ceduto del tutto e che il tempo stava scadendo. Hermione si mise davanti all’imboccatura del cunicolo che avevano percorso e puntò la bacchetta verso il tunnel.
<<Tutti dietro di me!>>gridò, prendendo in mano la situazione.<<Arginatio!>>. L’urlo dell’incantesimo di Hermione venne travolto dal fragore possente dell’acqua che arrivava. Una sorta di enorme scudo trasparente, come la metà di una grossa bolla di sapone, si creò davanti a lei, respingendo l’acqua impetuosa per un po’, ma la forza era veramente troppa. Harry imitò Hermione e ripeté con quanta voce aveva lo stesso incantesimo e anche Ron e Ginny fecero lo stesso, dandole man forte. Subito altre tre mezze bolle apparvero dinnanzi a loro.
<<Non resisteremo a lungo così!>> gridò Ginny. Il pozzo in cui si trovavano cominciava comunque a riempirsi, perchè non tutta l’acqua veniva fermata. Era arrivata alle loro ginocchia e saliva velocemente. Molto presto le mezze bolle non sarebbero servite più a niente. Hermione guardò in alto, alla disperata ricerca di un’idea che non fosse un altro incantesimo che avrebbe solo  rimandato l’inevitabile. Dissolse il proprio Argine e puntò la bacchetta contro l’acqua che ora le arrivava ai fianchi.
<< Floresco Aquarium !>> urlò. L’acqua  tremò come se ci fosse stato il terremoto e prese a salire in quattro spessi zampilli, dritti, a spirale, ondulati, per poi…fiorire: Fiori d’acqua, trasparenti e cristallini, spuntavano sugli zampilli come se si fosse trattato di rami con infiorescenze meravigliose, e continuavano a salire verso l’alto. <<Avanti, ad uno ad uno…Dovete arrampicarvi!>> urlò verso gli altri, che erano rimasti a bocca aperta, tenendo ancora le  mezze bolle. <<Harry, prima tu che sei ferito! Dissolvi piano l’Argine, ti rimpiazzo io! Ron, aiutalo a salire!>>. Harry obbedì. La ferita alla spalla pulsava dolorosamente e il male si diffondeva fino al collo e alla testa. Dissolse l’incantesimo ed Hermione lo ricreò, mettendosi al suo posto, facendone uno ancora più grande, perché doveva sostituire anche Ron. Harry poggiò le mani sugli zampilli, scoprendo che avevano una consistenza solida e tenace. Cominciò ad arrampicarsi,poggiando i piedi sui fiori apparentemente delicati, sostenuto da Ron, che lo seguiva. Erano zuppi e questo complicava le cose. <<Ginny, molla e vai!>> gridò Hermione.
<<Vieni anche tu!>> ribatté Ginny, i lunghi capelli rossi incollati al viso dall’acqua.
<<Ti seguo subito!Va’ avanti!>>. Ginny retrocesse fino a toccare con la schiena uno degli zampilli, poi dissolse l’Argine. Immediatamente, per evitare che venisse sommersa, Hermione sollevò la mano senza bacchetta e gridò ancora: <<Arginatio!>>. Un secondo Incantesimo Argine uscì dal suo palmo disarmato e  si creò accanto al primo, sorprendendo Ginny e Ron, che si era chinato a guardare in basso.
<<Hermione, vieni via!>> urlò il ragazzo, preoccupato. L’Acqua le arrivava al torace. Lei retrocesse come aveva fatto Ginny, senza smettere di frenare la furia dell’acqua. Quando si trovò a fianco di uno degli zampilli da lei creati, con uno scatto degno di Grattastinchi dissolse gli Argini e saltò svelta sull’acqua solida e fiorita, arrampicandosi a tutta velocità. L’acqua, rabbiosa, irruppe nella sala del pozzo come un animale feroce e gli zampilli vibrarono così forte che i quattro amici dovettero tenersi più stretti con braccia e gambe, mentre gridavano, temendo che si rompessero come ghiaccio o cristallo.
 Invece ressero. L’acqua arrivò a metà pozzo e pian piano prese a mulinare, mentre affioravano in superficie pezzi di mobilia, stoffe sporche, piccoli oggetti. Harry tirò un sospiro. Erano di nuovo salvi.
<<Non posso crederci, Hermione, l’hai fatto di nuovo! Ci hai tolto dai guai un’altra volta! Sei  geniale,non smetterò mai di dirlo!>>ansimò esausto, dimenticandosi, per un attimo, dei sospetti che aveva su lei. Tremavano tutti di freddo, e lui anche di debolezza. Desiderava solo uscire e stendersi a terra, all’asciutto.
<<Andiamo via di qui, comincio ad ammuffire…>>borbottò Ron, aiutando Harry a salire di qualche altro passo.
<<Cosa faremo, senza di te, Herm!>> incalzò Ginny, che ancora stentava a credere di averla scampata. Era la meno abituata ai guai ed era sicuramente la più spaventata.
Chinò il capo verso il fondo, meditando su quello che avevano evitato per un pelo e il cuore ebbe un sussulto, mentre con gli occhi percorreva freneticamente lo spazio sotto di sé, sentendo il suo sangue gelarle nelle vene.
<<Hermione!>> urlò, costernata. Harry e Ron si fermarono, guardando verso lei e poi più giù; l’acqua mulinava ancora piano attorno agli zampilli, i mobili si infrangevano con piccoli crac contro le pareti del pozzo. Ma per quanto guardassero attentamente, di Hermione non c’era traccia. 
*

<<Hermione…>>. Ron lo ripeté più volte, agghiacciato. Ginny respirava in fretta, gemendo.
<<Era aggrappata…io l’ho vista…era aggrappata, ne sono certa!>>balbettò la giovane strega, come se non riuscisse a credere che non fosse più così.
<<No, Ron!>> gridò Harry, trattenendo a fatica l’amico, che aveva appena tentato di lanciarsi nel vuoto per tuffarsi. <<Se ti ammazzi cadendo da questa altezza non le sarai di nessun aiuto!>>
<<Dovrei lasciare che affoghi in quell’acqua sporca?>>. La rabbia nella sua voce fece temere a Harry che gli sarebbe arrivato un pugno in mezzo agli occhi.
<<Non posso restare inerme, appeso a questi affari come un bradipo,  a guardare e ad aspettare che il suo corpo…che…>>
<<Non dirlo!>>Esclamò Ginny, terrorizzata, guardandolo con gli occhi dilatati.<<Non pensarlo nemmeno…>>. Il suono dell’acqua che si spostava velocemente attirò i loro sguardi in basso. Coi capelli appiccicati alla testa e alla faccia, Hermione riemerse prendendo un lungo respiro rauco e tossì, piegando un braccio attorno allo zampillo più prossimo e riuscendo a tenere il viso appena fuori dall’acqua.
<<Hermione!>> Esclamò Ron, riprendendo gradatamente colore.
<<Grazie al cielo…Stai bene?>> urlò Harry, sollevato.
<<P-Più o meno…>>farfugliò lei. La ragazza provò a issarsi sul ramo più basso, ma non sembrava averne le forze. Riscivolò, finendo ancora quasi sotto l’acqua.
<<Ginny, vieni ad aiutare Harry>> suggerì Ron, <<scendo a prenderla>>. La sorella obbedì, e si allungò verso il tronco d’acqua solidificata in cui stava Harry, saltando verso lui;  Ron prese a scendere svelto, per paura che Hermione sparisse di nuovo alla loro vista.
<<Coraggio, Harry, usciamo. Tu hai bisogno di cure>> lo incitò Ginny. Arrivarono fino al bordo del pozzo e si spinsero verso l’esterno, scavalcandolo e cadendo sulla terra asciutta. Restarono sdraiati per qualche secondo, affannati, poi udirono ancora tossire dal fondo del pozzo, quindi si risollevarono e si affacciarono. Ron aveva raggiunto Hermione e la stava traendo sul ramo sul quale si era fermato. Lo videro abbracciarla stretta, e lei si tenne a lui con lo stesso braccio col quale aveva cercato di issarsi in precedenza, la bacchetta tenuta in quella stessa mano.
<<Si è fatta male>>commentò Harry, notando che non utilizzava mai il braccio sinistro,lasciato a penzoloni lungo il fianco. Presero finalmente a salire con molta fatica. Ron imprecò più di una volta, rischiando di scivolare con lei aggrappata al collo, che sembrava veramente priva di forze. Quando arrivarono al bordo Ginny allungò le braccia, li aiutò a venire fuori e si spostò, lasciando che si stendessero a terra, esausti e ansimanti. Ginny si dedicò alla spalla di Harry, scoprendogli la ferita e iniziando a pulirgliela.
<<Tu stai bene?>> mormorò Harry, notando che Ginny tremava ancora.
<<Sì…però, che strizza…>>rispose, con un risolino nervoso. Hermione tossì ancora, rannicchiata su sé stessa. Ron prese la borsetta di perline  poggiata accanto al bordo del pozzo , poi l’aiutò a mettersi a sedere e le sollevò il viso.
<<Hai battuto il naso?>> le chiese, corrugando la fronte.
<<No>> rispose  lei, e se lo toccò: sanguinava da una narice. Ron puntò la sua bacchetta ed enunciò “Epismendo”. Il sangue si fermò; le prese la mano sinistra e mise in evidenza una grave bruciatura rossa  piena di vesciche che copriva tutto il palmo, comprese le dita. Le sollevò la manica fradicia del maglione, scoprendo delle piccole bruciature sottoforma di linee rosse, come capillari, che percorrevano l’intero avambraccio.
<<In nome di Merlino…cosa ti ha provocato questa ferita?>> chiese, agitato.
<<La magia>>rispose lei. <<Non si può fare un incantesimo potente senza bacchetta, senza rischiare di disperdere energia e procurarsi dei danni>> spiegò, facendo una smorfia di dolore. <<Non almeno, se non sei allenato>>. Anche Harry e Ginny stavano guardandola. <<Harry, per l’amor del cielo, mettiti del Dittamo su quella spalla…stai ancora sanguinando!>> continuò accorata, poggiando la bacchetta e tirando la cinghia della sua borsetta di perline. <<Purtroppo non ho Pozioni Rimpolpasangue, con me…>>
<<Lascia, faccio io>> disse Ron, puntando la sua bacchetta all’interno della borsetta. <<Accio Dittamo>> sussurrò, e la boccetta venne fuori. La aprì, e prima di passarla a Harry cosparse di liquido la mano e l’avambraccio di Hermione. La pelle sfrigolò, la bruciatura si attenuò, diventando di un rosa chiaro, fin quasi a scomparire assieme al dolore. La ferita di Harry, con sole due gocce di dittamo smise di sanguinare; sembrò subito vecchia di alcuni giorni e la carne aperta era stata coperta da uno strato di pelle rigenerata.
<<Non credo di aver capito bene come ti sei bruciata, Hermione>>riprese Ginny, più calma, strizzandosi il maglione.
<<Propongo di andarcene da questo posto, ce lo spiegherà insieme a tutto il resto quando saremo al sicuro tra le mura di Hogwarts>> replicò Harry, mettendosi in piedi, imitato dagli altri. Ron tirò su Hermione, ancora incerta sulle gambe e si accostò agli altri, prendendo la mano di Ginny, che a sua volta la tese a Harry. <<Vi guido io. Non lasciate le mani per nessuno motivo>>concluse convincente, articolando lentamente le ultime parole. Girò su sé stesso e in un attimo li trascinò nell’ignoto, avvolti nelle tenebre.(Fine del 13° capitolo)





Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Vampirella magica su 16 Febbraio 2010, 06:05:33 pm
Sono rimasta ancora più indietro, ma per domani pomeriggio, sarò pari, promesso!
Avanti tutta!!


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: King Harry su 16 Febbraio 2010, 06:31:20 pm
La Cooman aveva ragione allora? 'State lontani dall'acqua per qualche tempo'..
Vogliamo il prossimo! hehe


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Fairy su 16 Febbraio 2010, 08:24:06 pm
La Cooman aveva ragione allora? 'State lontani dall'acqua per qualche tempo'..
Vogliamo il prossimo! hehe
diciamo che i suoi vaneggiamenti cominciano ad insospettire la diretta interessata,cioé Hermione, che collega le cose...anche se non lo ammetterebbe mai davanti agli altri, ovviamente... ;)
pronti per il seguito?
(http://i47.tinypic.com/29xhr94.jpg)
Cap 14
Il litigio
“Hai dimenticato
 chi sono?”
Si Materializzarono esattamente fuori dai cancelli di Hogwarts, poggiandosi al ferro gelido a riprendere fiato. Erano infreddoliti, stanchi, tremanti. Harry si appurò che ci fossero tutti e guardò oltre il cancello.
<<Come entriamo, Harry? Se ci trovano qui fuori dobbiamo anche dare una spiegazione…>> disse Ron. <<Potremmo finire in altri guai>>
<<Ci sto pensando>> rispose lui. Gli sarebbe bastato evocare il suo Patronus e mandare un messaggio alla Preside, o a Hagrid, sarebbero andati ad aprire. Ma come avrebbe giustificato tutta la situazione? L’ultima cosa che desiderava era far passare dei problemi a Ginny.
<<Chiama Kreacher>> sussurrò Hermione, tenuta con una mano alle sbarre del cancello. Si voltarono a guardarla.
<<Hermione, il tuo naso…>> mormorò Ginny. Perdeva ancora sangue.
<<Ma che hai?>> domandò Ron, accigliato. Lei sfilò un fazzoletto dalla borsetta di perline e si tamponò distrattamente.
<<E’ solo debolezza>> disse. <<Kreacher può Smaterializzarsi fuori e dentro Hogwarts come vuole. Lui potrebbe portarci dentro senza problemi>> suggerì, senza incrociare i loro occhi. Harry si stupì per non averci pensato e non perse tempo.
<<Kreacher!>> esclamò. Non passò che qualche secondo, e l’elfo comparve in mezzo a loro.
<<Padron Harry!>> squittì la creatura, chinandosi.
<<Spero di non averti disturbato…puoi portarci dentro Hogwarts, Kreacher? Siamo…rimasti chiusi fuori>>. L’elfo annuì, porgendo le sue mani al padrone.
<<Facciamo presto, padron Harry, Kreacher sta per servire la cena con gli altri elfi. In che punto di Hogwarts padron Harry desidera andare?>> chiese.
<<Sala comune>> rispose Ginny, intirizzita, pensando al caminetto acceso.
<<Infermeria>> incalzò Ron, pensando alle ferite di Harry e Hermione da far controllare.
<<No!>> esclamò Hermione, sentendo nominare l’infermeria.
<<Dormitorio maschile, nella nostra stanza, Ron>> ribatté Harry. <<Andremo lì, poi decideremo cosa fare. Puoi, Kreacher?>>
<<Kreacher porterà tutti al dormitorio dei ragazzi e andrà a servire la cena>> rispose lui. Harry e Ron tesero le mani all’elfo, Ginny tenne quella di Harry e Hermione si tenne a Ron. Con un crac sparirono e ricomparvero accanto ai letti della camera in cui Ron e Harry dormivano. Sospirarono di sollievo, alla gradevole temperatura che li accolse nella stanza e, ringraziato Kreacher, lo congedarono.
<<Che stupido…vi rendete conto? Potevamo chiamarlo anche quando eravamo sotto il pozzo>> disse Harry, puntando la bacchetta contro ognuno di loro e pronunciando la parola “Tergeo” per asciugarli.
<<Certo>> rispose Hermione, che si asciugò da sé prima che lui potesse farlo, <<E mettere in pericolo anche lui, no? Tanto è solo un elfo domestico>>. L’acidità con cui lo disse, senza rivolgergli lo sguardo  gli ricordò che non era stato troppo gentile con lei, meno di un’ ora fa. La vide sedersi sul letto di Ron, e massaggiarsi il braccio sinistro.
<<Ti fa ancora male? Lascia che ti accompagni in infermeria>>insistette Ron, premuroso.
<<Sta passando, non devi preoccuparti>> rispose lei. <<Vedi, quando si usa la magia senza avere in mano la bacchetta è come prendere una leggera scossa di corrente>>. Ginny e Ron che non conoscevano la corrente elettrica la guardarono perplessi, senza capire, ma Harry, che aveva vissuto tanto tempo da Babbano, sapeva che cosa significasse. <<Si, insomma, brucia un po’, ti formicola tutto il braccio,e disperdi molte forze, ma poi passa. Quando si è bambini è una cosa normale, poter usare la magia senza bacchetta, è nella natura di ogni mago e di ogni strega. Poi si perde l’abitudine con l’acquisto della prima bacchetta e il corpo non è più allenato, capisci?>>. Il ragazzo annuì, ma non era convinto di aver afferrato bene il concetto.
<<Ma che senso ha, avere la bacchetta, allora, se siamo capaci di lanciare incantesimi senza?>> chiese Harry, interessato. Non si era mai posto il problema. Hermione continuò a non guardarlo, mentre rispondeva.
<<La bacchetta magica rende più preciso, più potente e amplificato ogni incantesimo che il mago lancia. Gli elementi con le quali vengono costruite – legni, corde di cuore di drago, piume di fenice, crini di unicorno ecc – , sono materiali magici che canalizzano e incrementano il potere che è in ogni mago>> spiegò, con freddezza.
<<Esistono maghi molto abili che prima di possedere una bacchetta magica non avevano mai lanciato un incantesimo, nemmeno per sbaglio. Non tutti ne sono capaci, senza>>
<<Tutte queste informazioni dove le…>>
<< “Elementi della magia umana”, di Rusty Pewency, “ Arnesi magici e loro utilità”, di Cheryl Cherrie e tante, tante domande al signor Olivander>> disse.
<<L’avevi già fatto, prima?>> chiese Ginny. <<Avevi già usato la magia senza bacchetta? Intendo, dopo aver preso l’abitudine della bacchetta>>. Hermione si fece pensierosa e annuì.
<<Mentre tornavo dall’Australia con mamma e papà>>. Non disse altro, non spiegò perché.
<<Il risultato è stato lo stesso? Bruciature sulla mano, qualche goccia di sangue dal naso?>>
<<Sì>>
<<Se sapevi che ti saresti fatta male perché l’hai fatto?>>chiese Harry. Lei finalmente lo guardò. Era risentita.
<<Per provare a salvarci la vita, sai>> rispose, piccata. <<Potevo scegliere tra il fare un tentativo o mettermi a piangere disperata, ma la mia cedevolezza al pianto ti imbarazza, quindi ho optato per la prima idea…>>. Harry si sentì stupido.
<< Ero fuori di me quando ho detto quelle cose. E’ stato uno sfogo>> si giustificò, con sguardo di sfida e non di scuse. D’un tratto si era ricordato il motivo per cui era arrabbiato con lei.
<<Certo, che lo era. Ma quello che hai detto lo pensi davvero, no? La facilità con cui ti è uscito di bocca è stata disarmante!>> continuò, con voce leggermente più alta.
<<Quello che penso nemmeno te lo immagini…per non parlare di quello che so!>> ribatté lui, con occhi ardenti.
<<Ma cosa vi prende?>>s’intromise Ginny, stupita quanto il fratello. Hermione si mise in piedi di scatto.
<<Taci, Ginny, lascia che si sfoghi!>>. Barcollò e Ron  la tenne per un braccio.
<<Andiamo in infermeria, Herm…>> bisbigliò.
<< Cosa vuol dire, quello che sai? Che cosa sapresti?>> chiese lei, alterandosi, ignorando le suppliche di Ron.
<<Niente!>> ruggì Harry. Non aveva abbastanza elementi in mano per provare a smascherare i suoi segreti. E comunque non voleva parlarle davanti agli altri due.
<<Bella risposta, complimenti! E’ tutto il giorno che mi tratti con fredda indifferenza e mi guardi storto, e ‘niente’ è tutto quello che sai dire? Ma si può sapere che cosa avrei fatto?>>
<<Non credo che tu abbia bisogno di delucidazioni da parte mia!>>. La guardò con severa intensità, convinto che lei avrebbe capito. Per tutta risposta Hermione scosse la testa e arricciò il naso.
<<Hai deciso di giocare all’Auror Segreto anche con noi, Harry Potter?>> chiese, sarcastica. <<Va’ bene, tieniti i tuoi pensieri per te>>. Sollevò una mano per fermare la protesta di Harry e andò avanti: <<Chiedo scusa per averti messo in imbarazzo tutte le volte che le mie lacrime hanno osato scorrere in tua presenza. Perdonami, se il mio modo personale di sfogare gli stati d’animo intensi ti ha urtato, ma continuerò a pensare che sia  meglio trovare conforto nel piangere, che urlare contro alle persone che cercano di darti una mano, come invece fai tu!>>. Detto questo si liberò dalla stretta di Ron e si accostò alla porta.
<<Hermione…>> fece Ron, ancora preoccupato.
<<Sto bene!>> esclamò lei, esasperata. Poi si voltò verso Harry  un’ultima volta: <<Avvisa Kingsley che sei vivo, o ti andrà a cercare>> concluse, uscendo dal dormitorio e sbattendo la porta. Harry fissò la porta a lungo, Ron e Ginny rimasero per alcuni secondi senza parole.
<<Ma che diavolo ti è preso?>> sbottò poi, Ginny, rivolta a Harry.
<<So io, che mi è preso>> si difese Harry, senza guardarla.
<<Perché sei così in collera con lei, Harry? >>chiese Ron, sospettoso e confuso insieme. <<Ti prego di farci capire>>
<<Oh, credo che lo capirete presto>> mormorò, stizzito. Rovistò nel suo baule e prese dei maglioni puliti, togliendosi quello strappato e macchiato di sangue. La ferita sembrava essere cicatrizzata bene. << Ora devo avvisare Kingsley. Vado dalla Preside>>.
Il Patronus a forma di cervo di Harry entrò nello studio di Kingsley al Ministero e disse queste parole: “Missione riuscita per metà. Devo parlarti con urgenza, ho commesso un imperdonabile errore, sono rimaste coinvolte altre persone”. L’uomo non attese oltre; lasciò sulla scrivania le scartoffie che stava compilando e prese la Metro Polvere, comparendo davanti a lui, che era stato lasciato solo nell’ufficio della Preside.
<<Harry…cosa è successo?>> chiese, allarmato. Lui fece il resoconto completo, raccontando con rabbia ogni particolare, tralasciando solo alcune cose che non riteneva importanti. Quando finì, smise di camminare in cerchio per la stanza e ebbe il coraggio di guardare verso il suo Capo, che si era seduto alla scrivania e aveva appoggiato il mento alle mani giunte, con un’espressione riflessiva. Passarono alcuni secondi, poi l’uomo sollevò la testa e gli fece un cenno.
<<Siediti, Harry>> disse, calmo. Harry obbedì, preparandosi a ricevere i meritati rimproveri. <<Vedi>> iniziò Kingsley, chinando il capo di lato, <<non sempre tutte  le missioni vanno esattamente come le programmiamo. Gli imprevisti, i piccoli errori, ciò che non abbiamo calcolato…basta poco per far sì che tutto il piano venga messo sottosopra e la prontezza di spirito è necessaria proprio per far si che questo venga immediatamente  riformulato e portato a termine nel miglior modo possibile. Tu non hai messo in conto che quei tre ti stanno sempre attorno, e nemmeno io…E questo è bastato per mandare tutto all’aria. Non ritengo che tu abbia commesso un grave errore, dal momento che la causa principale è la Passaporta di emergenza che ti ho potuto mandare. Se tu avessi avuto una normale Passaporta non  sareste precipitati fuori rotta e non ti saresti ferito>>
<<Ma loro non dovevano essere con me!>>disse con veemenza.
<<Imprevisto, Harry. Siamo in una scuola, dovresti ringraziare che siano stati loro tre, a seguirti, e non altri ragazzi inesperti. Non te la prendere>>
<<Non ho completato la missione…>>
<<Hai Dissolto l’incantesimo?>>
<<Ma non ho effettuato nessun sopraluogo>>. Harry pensò che si sarebbe sentito meglio se fosse stato rimproverato, e se Kinglsey avesse chiesto di vedere anche gli altri per una ramanzina.
<<Potrai farlo in seguito. Ciò che ci premeva era ridare acqua a quel pozzo>>. Si alzò, preparandosi ad andarsene.<< Gli altri stanno bene?>>
<<Si…ora sì>>
<<E allora cosa c’è, che non va?>>. Gli occhi scuri del Primo Ministro si fecero penetranti. <<Sento che qualcosa ti turba, ma la missione non c’entra, vero?>>. La sua collera era così evidente? Strinse i pugni, abbassando lo sguardo. <<Se tutto questo è troppo, per te, devi solo dirmelo…>>
<< Non c’entra niente, con il mio lavoro>> rispose. Kingsley non fece altre domande, ma non se ne andò. Aspettò. Harry si accorse che voleva sapere. Rifletté, cercando di trovare le parole per impostare il discorso. Forse parlare con lui gli avrebbe fatto bene, e avrebbe potuto ottenere qualche consiglio.
<<Kingsley, se tu avessi dei…dei dubbi su… un tuo Auror, se lo sospettassi di tradimento, come ti comporteresti? Cosa faresti? Non allerteresti gli altri, non cercheresti di smascherarlo?>>. Il Primo Ministro si accigliò.
<<Mi hai detto che non c’entra niente con il tuo lavoro…ti riferisci a qualcosa che sta succedendo qui con gli altri Auror?>>
<<No! No, scusa…gli Auror non c’entrano, è solo un…paragone, una metafora>>. Il viso dell’uomo si rilassò.
<<Be’…se avessi solo dei dubbi, prima di accusare un Auror di tradimento ci andrei coi piedi di piombo, Harry. Svolgerei prima tutte le indagini necessarie, senza mettere il sospetto nel cuore dei colleghi:  se facessi così rischierei di far sì che i suoi compagni perdano la fiducia in lui, e potrei causare gravi danni alla sua carriera e alla sua stessa esistenza, se dovesse poi risultare innocente. Capisci?>>. Il ragazzo annuì. <<Ma se tengo molto a quell’Auror, perché l’ho sempre ritenuto degno di fiducia, la prima cosa che farei, di certo, è parlare subito con lui a quattr’occhi. Non esiste niente di più diretto, semplice e leale, soprattutto. Credo che si possa capire molto, da una chiacchierata, se si sa leggere negli occhi delle persone>>. Gli mise una mano sulla spalla e gli sorrise. <<Devo andare. Se avessi avuto più tempo avrei salutato anche gli altri. Fallo tu per me. E stendi la relazione, naturalmente>>. Poco dopo era sparito in uno sbuffo di cenere del caminetto.
Ora sapeva cosa fare. Non poteva continuare a farsi tormentare dal dubbio. Scese di corsa le scale, diretto alla Sala Grande, in cui la cena era certamente iniziata. Entrò, camminando a grandi passi, deciso a prendere Hermione in disparte e parlarle. Doveva farlo subito. Non avrebbe sopportato di vederla seduta ancora accanto a Ron come se niente fosse. Erano tutti intenti a mangiare la terza portata della cena e nessuno gli prestò attenzione. Raggiunse il tavolo di Grifondoro e trovò Ginny seduta davanti al fratello. Il posto di Hermione era vuoto.
<<Dov’è Hermione?>> chiese, con tono imperativo, ignorando i borbottìi sordi del suo stomaco vuoto che brontolava al profumo del cibo. I due fratelli lo guardarono cupi.
<<Che altro vuoi da lei? Non è voluta scendere a cena, ha detto che era stanca>> rispose Ron, con una nota di risentimento.
<<Quindi è rimasta in dormitorio?>>
<<Sì>>. Diede loro le spalle e fece marcia indietro, dando uno sguardo al tavolo di Corvonero per vedere se Terry Boot era seduto a cenare ,oppure mancava anche lui all’appello; lo vide tra i suoi compagni e proseguì.
<<Harry, ma che vuoi fare?>> gli gridò dietro Ginny. Appena fu di nuovo in corridoio si fermò.
<<Kreacher!>> chiamò. L’elfo ricomparve, con un vassoio pieno di carne arrosto tra le braccia scarne.
<<Padron Harry…Kreacher sta servendo…>>
<<Scusami, Kreacher, ho bisogno di te ora>>. Gli prese il vassoio dalle mani e si chinò, poggiandolo a terra. <<Devi farmi entrare nel dormitorio delle ragazze, stanza numero sette>>. L’elfo sgranò gli occhioni acquosi e le orecchie gli tremarono.
<<Non si può!>> esclamò, guardandosi attorno impaurito. <<E’ contro le regole di Hogwarts, padrone…>>
<<Lo so! Lascia perdere le regole! Fallo e basta!>>. Gli tenne una mano e lo fissò. <<E’ un ordine>> disse, poi, odiandosi per la maniera dura. Kreacher mugolò, tremando e obbedì. Scomparvero dal corridoio e si Materializzarono davanti a quello che doveva essere il letto di Ginny. Non ebbe il tempo di guardarsi attorno e rimirarne l’elegante disposizione dei mobili: all’Incanto Gnaulante che proteggeva il dormitorio delle ragazze, la cui sirena partì all’istante, seguì l’urlo di Hermione che, seduta sul letto a gambe incrociate, aveva sussultato, buttando per terra i libri che stava consultando.(To be continued)


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Stephany su 16 Febbraio 2010, 08:58:56 pm
Le immagini di inizio capitolo mi mettono un pò in soggezione :-\...

...ma la storia è bellissima  :-).


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Fairy su 16 Febbraio 2010, 09:04:55 pm
Le immagini di inizio capitolo mi mettono un pò in soggezione :-\...
ehm...perché, di grazia...?  ???
(seguito del 14° capitolo)
<<Ha-Harry!>> balbettò, intimorita, gli occhi sgranati e interrogativi, mentre Grattastinchi  schizzava via dai piedi del letto e si rifugiava sotto, soffiando offeso. Harry andò verso di lei, dandosi dello stupido per non aver calcolato il fatto che la sirena avrebbe suonato lo stesso, anche se era un elfo ad averlo portato là dentro, e prima che potesse fare o dire altro, il ragazzo la afferrò ad un braccio, e la tirò via dal letto in malo modo.
<<Ehi!>> protestò la ragazza, sconcertata.
<<Kreacher, portaci nella Stanza delle Necessità!>>ordinò, contemporaneamente. Non capì le obiezioni di Hermione, mentre la creatura li trascinava dove richiesto e quando comparvero all’interno della Stanza incantata la lasciò andare. La Stanza aveva  preso l’aspetto di un luogo adatto agli interrogatori: c’erano due sedie, un tavolo e una lampada, diretta verso una sola delle due sedie.
<<…Sei impazzito completamente?>> urlò lei, distanziandosi e guardandolo come se fosse davanti ad un Mangiamorte, massaggiandosi il polso. L’elfo rimase accanto al padrone, guardando con timore prima l’uno, poi l’altra.
<<Può darsi!>> ribatté lui. Si accorse solo allora che Hermione era in pigiama e scalza. <<O forse stai impazzendo tu, che ne dici?>>
<<Vorrei proprio sapere cosa te lo fa credere, visto che quello che si comporta da folle sei tu!>>gridò, incrociando le braccia. <<Entri nel dormitorio delle ragazze senza nemmeno bussare, violando la regola…>>
<<Me ne infischio, della regola!>>
<<…Mi trascini via, quasi come fosse un sequestro di persona, senza una spiegazione e non dovrei preoccuparmi per la tua salute mentale?>>
<<E se ti dicessi che so che hai dei piccoli segretucci? Cose di cui non ti avrei mai creduta capace? Sono io che mi preoccupo di quello che stai combinando!>>. Gli occhi di Hermione divennero due fessure.
<<Cosa diamine stai insinuando…? Di che segretucci parli?>> mormorò.
<<Ti viene in mente niente, se ti nomino Terry Boot?>>. A quella domanda le labbra delle ragazza ebbero un tremito e lo sguardo vagò veloce per la stanza, quasi in fuga dai dardi infuocati dietro gli occhiali di Harry.
<<Che cosa…che cosa sai…? Terry non doveva dirlo a nessuno>>. Le sue guance, prima pallide di spavento per l’ingresso improvviso nella sua stanza, ora erano arrossite violentemente. Il suo respiro si fece agitato, e Harry la prese come una confessione. Montò su tutte le furie.
<<Ti giuro che se me l’avessero detto non ci avrei creduto e ti avrei difesa a bacchetta tratta, Hermione; avrei scommesso la mia testa sulla tua innocenza! Ti credevo una persona onesta …Come hai potuto? Come hai potuto!>>. La collera di Harry riecheggiò nella Stanza e lei temette che l’avrebbe aggredita.
<<Basta!>> incalzò atterrita.<<Mi stai spaventando!>>
<<Io ti ho vista, capisci?>> continuò lui, avanzando. <<Non è stato Terry, a dirmelo. Ero lì, sotto il Mantello dell’Invisibilità, quando lui ti ha dato quel regalo e tu hai accettato la sua proposta…Ho visto e sentito!>>
<<Tu mi hai spiata?>>esclamò, incredula e sprezzante.
<<Ron non merita questo! Ti vuole bene!>>
<<Che cosa c’entra, Ron?>>
<<Esci con un altro e fai di tutto per tenerlo nascosto!>> . Gli uscì tutto d’un fiato, travolgendola con la voce.
<<Oh!>>gridò lei, fremente, dopo averlo fissato con aria stolida per un lungo momento. <<Harry! Come…come osi, insinuare una cosa così grave? Sei…uno sciocco! Non hai capito niente!>>
<<E allora illuminami! Cosa facevi con Terry Boot e cosa gli hai promesso in cambio di quel regalo con dedica?>>
<<Regalo>> ripeté, lei, sorridendo tristemente, nervosa. <<Con dedica…Certo, visto dal di fuori poteva sembrare tutta un’altra cosa. Se tu mi avessi ascoltata, quando stavo per parlartene…Siediti, Harry. Ora ti dirò tutto>>
<<Non voglio sedermi>>
<<Siediti!>> urlò. <<Ne avrai bisogno>> continuò, a voce più bassa, <<perché dopo ti sentirai talmente stupido che le gambe non ti reggeranno>>. Anche lei si sedette, tirando su le ginocchia e raggomitolandosi sulla poltrona in cui si era seduto Kingsley qualche giorno fa.
<<Kreacher, per favore>> disse Hermione, con dolcezza, <<Potresti tornare nella mia stanza e prendere la borsa di perline dal comodino?>>. L’elfo guardò Harry, come a chiedere il permesso e il padrone annuì. Kreacher si Smaterializzò.
<<La settimana scorsa Terry è venuto  al locale con alcuni compagni di Corvonero e aveva con sé delle fotografie. Quando mi sono avvicinata a portargli da bere ho visto che erano tutte di elfi domestici e gli ho chiesto come mai le avesse. Mi ha svelato che ha un debole per gli elfi, che gli ha sempre trovati buffi e interessanti e che ha letto tantissimi libri sull’argomento>>
<<Un’affinità in comune, no?>> fece lui, con malizia. Kreacher si Rimaterializzò davanti a loro e posò la borsetta sul tavolino.
<<Zitto e ascolta!>> strillò Hermione.  <<Gli ho detto quello che pensavo e che da tempo cercavo di far valere i loro diritti; gli ho parlato del C.R.E.P.A, e di tutto quello che mi ero inventata qualche anno fa. Gli ho anche parlato di Dobby, di un piccolo elfo di nome Weeny che gli somiglia che lavora a Hogwarts da quest’anno, e di Winky…Insomma tutto quello che sai anche tu. E non solo…>>. Abbassò lo sguardo su Kreacher che a sua volta lanciò un’occhiata impaurita a Harry, che ancora non capiva. <<Ho smesso di regalare indumenti fatti a maglia agli elfi, perché ho capito che non tutti sono felici di essere liberati. Così ho iniziato a scendere nelle cucine, ogni quindici giorni circa e vendere loro i miei prodotti a maglia>>
<<Vendere?>>
<<Si. Ad un prezzo simbolico, ovviamente: uno zellino per un berretto, due per una sciarpa, tre zellini per un gonnellino. Così gli elfi che desideravano acquistarne qualcuno hanno dovuto chiedere uno stipendio, anche se minimo. Pensavo che fosse il primo passo verso uno stile di vita migliore. I soldi che ho ricavato – ben pochi, in effetti –  li sto mettendo da parte per creare un fondo che vada in aiuto degli elfi abbandonati, rimasti soli o liberati da padroni che non li volevano più, in attesa di riuscire a ufficializzare la cosa a livello Ministeriale>>. Hermione sorrise a Kreacher, che la ascoltava, ma tornò subito seria e continuò. <<Poi leggendo dei libri sugli elfi ho scoperto che vanno matti per i dolciumi, ma raramente possono averne perché i loro padroni lo ignorano o non pensano che sia sano fargliene avere. Ho iniziato a comprare dei dolcetti ogni tanto, e a portarli nelle cucine assieme agli indumenti, e li regalavo se acquistavano berretti e sciarpine. Questa settimana ho avuto difficoltà ad acquistarne…quando ho raccontato questo a Terry, al locale, lui si è offerto di comprarne un po’ e me li ha fatti avere oggi. Aveva espresso il desiderio di vedere gli elfi all’opera nelle cucine, voleva fotografarli, ma gli avevo detto che era rischioso, che c’era troppa sorveglianza, in giro per il castello e non era il caso di metterci nei guai. Ma quando mi ha dato tutti quei dolci, nel pacco rosa che tu hai visto, non ho potuto dirgli di no, e ho accettato>>. Harry la fissò, ammutolito, senza trovare falsità in fondo ai suoi occhi delusi, senza più brutte parole da gridarle, senza più cattivi pensieri. Rivide tutta la scena e risentì il loro dialogo davanti alla sala comune di Corvonero , senza più trovare malizia nelle loro parole:
<<Cos’era?>>
<<Chissà…forse un elfo…>>. Certo…parlavano di elfi domestici.
<<Come posso sdebitarmi?>>
<<Oh, non mi devi niente, Hermione >>
<<E  invece si. Coraggio, dimmi cosa posso fare per te…>>
<<Te l’ho già chiesto, ricordi? Ma non hai accettato…>>. Voleva solo vedere gli elfi, allora? Era quella, la proposta?
<<Oh, Terry…non so…sai anche perché ti dissi di no. Potremmo cacciarci in un guaio!>>
<<Lo so, ma ci terrei davvero molto! Per favore, Hermione…solo una volta…non lo saprà nessuno, giuro!>>. Hermione aveva avuto ragione. Ora si sentiva così stupido che se non fosse stato già seduto ne avrebbe avuto bisogno. Avvampò di vergogna e guardò Kreacher.
<<E’ vero, Kreacher? E’ così?>> chiese, sconcertato, tanto per dire qualcosa.
<<Non mi credi ancora?>> chiese Hermione, furibonda. Harry stava per rispondere di sì,ma lei prese la borsetta di perline, l’aprì frenetica e ci ficcò dentro la mano, per tirare fuori il grosso pacco rosa che Terry le aveva dato il giorno prima. <<Leggi!>>. Glielo avvicinò fin sotto il naso e Harry poté vedere che con una sottile grafia era stata scritta la frase “Agli elfi domestici di Hogwarts, da Terry Boot”. <<E guarda, se non ti basta!>>. Hermione afferrò la carta del pacco e la stracciò davanti agli occhi increduli di Harry e Kreacher, e decine e decine di Api Frizzole, Scarfaggi a Grappolo, Cioccorane, Caramelle Tutti i Gusti, lecca lecca, volarono dappertutto, sul tavolino, sulle poltrone vuote, sul grembo di Harry, per terra. Il giovane Auror si ritrovò un’Ape Frizzola in mano.
<<E’tutto vero, padron Harry…>> pigolò Kreacher, accanto a lui, e si chinò a raccogliere una caramella da terra con manina tremante. <<Hermione Granger da’ i dolci agli elfi. Anche Kreacher ha avuto i dolci…Il padrone forse non vuole? Kreacher è stato cattivo?>> .La sua collera si era sgonfiata in un niente e rimaneva solo una sensazione di enorme disagio.
<<No…>> lo tranquillizzò, <<Non sei stato cattivo, Kreacher. Va’ tutto bene>>. Gli occhi di Hermione lo guardavano colmi di rancorosa tristezza e si sentì sprofondare.
<<Accidenti, Herm, scusami…io…pensavo ad una cosa grave…>>balbettò, stordito e allo stesso tempo un poco sollevato, come se si fosse appena svegliato da un incubo.
<<Lo sai cosa è grave, Harry?>> incalzò lei, in un sibilo.<<Che tu costringa il tuo elfo a trasgredire le regole di Hogwarts per il tuo tornaconto personale, innanzitutto>>. Harry sogguardò Kreacher, sentendosi in colpa. << E lo è ancora di più il fatto che tu abbia messo in dubbio la mia correttezza…la mia fedeltà a Ron, che tra l’altro sa tutto! E la mia sincerità, anche nei tuoi confronti. Se penso a come mi hai trattata per tutto il giorno, solo perché avevi dubbi…>>
<<Io…Mi eri parsa strana, questi giorni, troppo poco coinvolta nelle cose terribili che stavano accadendo…come se…come se avessi altri motivi per essere felice…>>provò a giustificarsi.
<<Felice? Harry, cosa dovrei fare, dimmi? Vedermi sorridere ti fa venire i dubbi, vedermi piangere ti da’ fastidio!>>. Lo disse con esasperazione. <<Io cerco solo di vivere, accidenti! E vivere, perché tu lo sappia, comporta qualcosa di molto più profondo e complicato che il semplice gesto di…respirare!>>. Aprì le braccia e si strinse nelle spalle, come a dire “qualsiasi-cosa-faccia-non-va’-bene”. Harry si passò una mano in testa, vergognandosi.
<<Certo…E’ tutto giusto…Sono stato impulsivo e ho giudicato senza sapere…ti chiedo scusa…>>
<<Pensavo mi conoscessi. Se do’ la mia parola, è quella…anche nelle situazioni più drammatiche e disperate…>>
<<Lo so…>>
<<E allora cosa è capitato? Ti sei dimenticato chi sono? Vuoi che te lo ricordi?>>. Harry tacque. Non si era mai sentito tanto colpevole e in torto nei confronti di qualcuno. Le mani di Hermione tremavano, mentre torcevano nervosamente un lembo della maglietta del pigiama.<<Sono quella stupida che non ha mai smesso di credere in te> > iniziò accorata, << anche quando tutti ti andavano contro e ti additavano come bugiardo…>>
<<Lo so, Hermione. E non sei stupida…>>
<<… che non ti ha mai visto solo come il Prescelto, ma sempre e in primo luogo come persona, come essere umano,come amico, fratello…che si è messa nei guai più di una volta per difendere tutto quello che ti riguardava, che ha messo a tacere anche la propria coscienza e si è spinta fino all’imprudenza, andando contro le regole e le leggi!>>. Harry annuiva, senza riuscire a dire niente. Lei non si era mai vergognata di dire apertamente quello che pensava.
<<Quella che per mantenere la parola data non ti ha abbandonato solo in una tenda, quando Ron se n’è andato, che si è lasciata torturare per difendere la verità…>>
<<Lo so!>>. Si sentiva un mostro, ora.
<<…E che quando ti ha creduto morto per mano di Voldemort si è sentita morire, per non essere riuscita a fare niente…niente per salvarti da quel destino…>>. La voce le si ruppe. Girò la faccia, ma Harry capì lo stesso che fra poco avrebbe pianto per colpa sua, perché sul tavolo comparve dal niente una scatola di fazzolettini: la Stanza delle Necessità stava fornendo l’occorrente. Si alzò e le  si avvicinò, in un misto di imbarazzo e desiderio di riconciliarsi.
<<Hermione, ti prego…ho sbagliato…sono imperdonabile>> le disse, poggiandole una mano sulla spalla. Lei si scostò come se il tocco  fosse stato urticante.
<<Vattene via, Harry>> sussurrò supplichevole, facendosi ancora più piccola sulla poltrona. <<E’ stata una tale brutta giornata…>>
<<Ti prego…>>
<<Esci da questa stanza…E lasciami sola, perché sto per sfogarmi e il mio modo ti imbarazzerebbe…>>
<<Hermione…>>
<<Vattene!>>urlò fredda, facendo sussultare Kreacher. Harry fece un passo indietro, scoraggiato. Guardò i dolciumi sparsi sul pavimento e la carta strappata sul tavolino. Puntò la bacchetta sulla carta e bisbigliò “Reparo”. La busta rosa tornò integra e i dolci tornarono dentro.
<<Mi dispiace tantissimo>> mormorò, verso Hermione, che soffocava i singhiozzi sulle  ginocchia. Poi si diresse alla porta e uscì, seguito dall’elfo. Appena fu fuori la porta si chiuse rumorosamente, come se ci fosse stato qualcuno a spingerla e nascose la figura scalza,rannicchiata sulla poltrona, illuminata solo dalla fioca luce della lampada. (Fine del 14° capitolo)



Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Stephany su 16 Febbraio 2010, 09:20:10 pm
ehm...perché, di grazia...?  ???

Ehm...non ne ho idea...
Mi soggeziono abbastanza facilmente... :D


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Fairy su 16 Febbraio 2010, 10:17:45 pm
Ehm...non ne ho idea...
Mi soggeziono abbastanza facilmente... :D
Quando capisci perché, poi, me lo dici?  :-) vorrei capire... ::)
(http://i49.tinypic.com/2igd2qe.jpg)
Cap. 15
L’idea di Harry
“Amici?”
Qualcuno bussò alla porta risvegliando Harry di soprassalto. Pensò di esserselo sognato, perché Ron russava nel letto affianco, tranquillo, ma poi bussarono ancora. Prese la bacchetta magica, l’accese, inforcò gli occhiali e si alzò ad aprire. Si trovò davanti a Ginny, in camicia da notte.
<<Ginny…ma cosa…>> farfugliò, sottovoce.
<<Hermione non è ancora tornata in camera, Harry…sono preoccupata>> sussurrò lei.
Era notte fonda, a giudicare dal buio fuori dalle finestre, mentre percorrevano i corridoi nascosti sotto il Mantello dell’Invisibilità, per arrivare davanti all’ingresso della Stanza delle Necessità. Non dovettero nemmeno cercarla, l’uscio era già lì. Aprirono la porta e poterono togliersi il Mantello. Hermione era abbandonata sulla poltrona in cui l’aveva lasciata, la lampada ancora accesa sul tavolino accanto al pacco di dolci. Si avvicinarono e man mano che la sua figura in ombra si faceva più chiara il cuore di Harry accelerava i battiti: sembrava dormisse, ma del sangue le colava da una narice e le mani, poggiate sui braccioli della poltrona coi palmi in su, erano coperte di rosse bruciature. Ormai vicino,  allungò una mano per toccarla e la sentì fredda come il ghiaccio.
Provò a gridare, ma la voce non gli uscì e si ritrovò steso nel suo letto, stavolta per davvero. Un incubo, niente di più. Uno dei tanti, quella notte. Riordinò le idee, mettendosi una mano sugli occhi e rigirandosi tra le coperte calde; avrebbe voluto che fosse stato un incubo anche tutto il resto, ma sapeva che non era così.
Sapeva per certo che Hermione era tornata al dormitorio non molto dopo lui, perché aveva tenuto d’occhio i suoi spostamenti sulla Mappa del Malandrino; Ron si era arrabbiato con lui e prima di addormentarsi gli aveva fatto pesare la situazione.
<< Ha già abbastanza motivi per stare giù di morale, senza che ti ci metta anche tu!>> gli aveva detto.
<<Incidenti, cattive notizie, le assurde premonizioni della Cooman…Dovresti aiutarla, non mortificarla ancora!>>aveva continuato Ginny, e non erano le uniche frasi che gli ronzavano per la testa. C’erano tutte quelle di Hermione, e una in particolare sulla quale rifletteva: “E’ stata una tale brutta giornata…”. Lui aveva contribuito a rendergliela orribile, probabilmente. Tutto quello che aveva fatto contro di lei il giorno prima perché voleva punirla, ora sembravano delle vere meschinità . Aveva rischiato di nuovo la vita, l’aveva salvata a tutti loro, con incantesimi straordinari che  lui, l’Auror, nemmeno conosceva, e non le aveva nemmeno detto “grazie”. Senza ormai più sonno si mise a sedere sul letto e si abbracciò le ginocchia. Si mise a ripensare all’acqua solidificata e fiorita dentro al pozzo sulla quale si erano arrampicati. Dove lo aveva imparato? E perché?
 Mancava ancora qualche ora all’alba; se ne accorse dal colore del cielo che vedeva dalla finestra. Doveva assolutamente trovare il modo di rimediare, ma non gli veniva in mente altro che continuare a scusarsi con lei.
Ebbe una pessima mattinata; Ron e Ginny non erano più tanto offesi, ma nemmeno troppo dolci. Harry provò ad avvicinare Hermione più di una volta, cercando di essere gentile, ma lei sembrava non vederlo, o trovare interessante qualcosa che la portava a spostarsi lontano da lui. Faceva in modo di non restare troppo in sua presenza, i suoi mille impegni la aiutarono a sgattaiolare via spesso e durante il pranzo e la cena tenne la testa china sul piatto e ben protetta dal libro di Codici Antichi poggiato davanti al suo calice. Insomma, rese vano ogni suo tentativo e dopo qualche giorno la situazione non era ancora migliorata. Se era costretta a stare nella stessa stanza con lui per amore di Ginny e Ron, faceva l’indifferente e se doveva rispondere a qualche sua domanda lo faceva con freddo distacco e sarcasmo, ripagandolo con la stessa moneta con la quale era stata offesa. Ginny e Ron si stancarono quindi della cosa, e decisero di dare qualche suggerimento a Harry per far sì che Hermione lo perdonasse e tornasse tra loro l’armonia.
<<Devi fare qualcosa che le dia prova della tua amicizia>> gli spiegava Ginny, sistemandosi la divisa e dirigendosi all’aula di Pozioni, <<ma  non deve suonare falso>>
<< Perché dovrebbe suonare falso?>> replicò lui,<< io sono davvero suo amico!>>
<<Certo, che lo sei, ma devi riconvincerla che ti fidi di lei e la stimi. Questo episodio l’ha resa insicura e un po’ paranoica, a dirla tutta. Dice che ha sempre la sensazione che qualcuno la stia osservando…>>
<<Aiutami a trovare il modo, Ginny>> la supplicò, fermandola fuori dall’aula di Pozioni. <<Io mi fido di lei. La stimo. Diglielo tu. Dille che è così>>. Ginny sollevò gli occhi al cielo.
<<No, Harry. La colpa di questo caos è tua, e tu dovrai rimediare>> lo rimbeccò. <<Vuoi uomini tendete sempre a cercare la via più breve, vero? Fai lavorare il tuo cervellino da Auror, rifletti sul motivo per il quale avete litigato  e sbrogliatela da solo>>. Arricciò le labbra e gli mandò un bacio volante, poi entrò in classe. Sempre più frustrato Harry corse alla volta dell’Addestramento in Sala e Campo. Gli altri studenti erano già arrivati e quando lui entrò stavano già iniziando ad esercitarsi con gli incantesimi imparati quella settimana con il professor Mcmarck e la professoressa  Jones. Ron stava provando alcuni incantesimi con Antony Goldstein, Hermione faceva coppia con Cho Chang. La professoressa Jones lo mise assieme a Terry Boot, e la sensazione di disagio peggiorò.
<<Vacci piano, con me, Potter…non sono un grande esperto come te>> mormorò Terry, pronto a parare il suo incantesimo, sorridendogli. Se avesse saputo cosa aveva pensato di lui qualche giorno prima…E duellando con Terry ebbe un’improvvisa folgorazione. Si girò verso Hermione, che stava lanciando un Incantesimo Legagambe a Cho e si distrasse, mentre Terry tirava lo stesso Incantesimo su di lui. Quando Harry cadde goffamente, perdendo addirittura la bacchetta dalle mani, tutti si girarono a guardarlo e molti risero, soprattutto il gruppo dei Serpeverde, e ridacchiarono anche i tre Senza Bacchetta che non potevano esercitarsi con gli altri, ma erano costretti a stare seduti e osservare in silenzio. Nemmeno Ron riuscì a trattenersi. Cho aveva parato il sortilegio di Hermione, la quale ora lo stava guardando di sottecchi.
<<Ottimo, Boot>> disse Hestia, liberando le gambe di Harry, con un sorrisetto divertito. <<Hai preso Potter, cosa non facile, direi>>. Scoccò uno sguardo ammiccante al  giovane collega e lo aiutò a rialzarsi. <<Cinque punti per Corvonero>>fece, allegra. <<Siamo sconcentrati di brutto, Harry, o  stai cercando di calarti meglio nella parte dello studente?>> gli bisbigliò, ironica.
<<Tutte’e due le cose>> rispose lui. A furia di riunioni nella capanna di Hagrid avevano ormai una certa confidenza.
<<Me l’hai lasciato fare, vero?>> chiese Terry, sospettoso, a fine lezione.
<<Ti assicuro di no>> replicò Harry, sincero.
<<E’ vero che hai un elfo domestico tuo?>> gli domandò. Harry ne approfittò subito.
<<Te l’ha detto Hermione, vero? Mi ha raccontato che ti piacciono molto. Si, ce l’ho. Vorresti vederlo?>>
<<Sarebbe magnifico!>> esclamò Terry, entusiasta, mentre tornavano all’interno del castello.
<<Se mi aiuti a fare una cosa, posso venirti incontro e farti vedere più di un elfo domestico e senza correre rischi di finire nei guai>> sussurrò, accertandosi che Hermione fosse lontana e non li sentisse. <<So che Hermione voleva portarti nelle cucine>>. Terry sembrò stupirsi del fatto che lo sapeva, poi si tranquillizzò.
<< Doveva essere un segreto, ma è normale che a te l’abbia detto, oltre che a Ronald; siete così amici, e lei si fida ciecamente di te. Però ha cambiato idea>>.Harry si accigliò.
<<Ha cambiato idea? Non si fida più di me?>> chiese, spiazzato.
<<No, no! Sul farmi vedere gli elfi nelle cucine!>>. Terry rise e Harry si sentì sollevato. << Non so perché>> continuò il ragazzo di Corvonero. <<Ha detto che non poteva più portarmici, perché c’era il rischio che qualcuno ci spiasse >>. Lo stomaco di Harry si strinse un po’. Si fermarono nel corridoio in cui avrebbero dovuto prendere strade diverse per tornare alle loro sale comuni e lasciarono passare avanti tutti gli altri studenti.
<<Senti, voglio farle una sorpresa. Mi daresti una mano?Ho bisogno di uno che abbia la sua stessa sensibilità, in fatto di elfi>>. Terry si guardò alle spalle, dando un’occhiata alla ragazza, che sfogliava il libro di Difesa con Ron e stava per passare davanti a loro.
<<Sarà un modo per ringraziarla per tutti i consigli e le informazioni preziose che mi ha dato sugli elfi…D’accordo. Cosa devo fare?>>
<<Te lo farò sapere presto>> assicurò.
In un momento in cui Hermione non c’era Harry raccontò della sua idea a Ron e Ginny e ammisero che aveva avuto una buona pensata.
<<Se non la riconquisti così, caro mio, sarà difficile che tu ci riesca in altri modi>> intimò Ron, sdraiato sul suo letto. La loro stanza era certamente uno dei posti in cui Hermione non sarebbe mai entrata, sapendo che Harry era presente.
<<Avrò bisogno anche del vostro aiuto…>>
<<Non se ne parla. Noi staremo sugli spalti a vedere come te la cavi in questa partita, stavolta>> rispose Ginny, subito, spiazzandolo.
<<Ma…>>
<<Ha ragione. La partita è tua…sei tu che hai lasciato che il “Boccino” si allontanasse da te; e sarai tu a riprendertelo>> replicò Ron, metaforicamente.<<Per una volta son d’accordo con mia sorella>>. Si mise in piedi e cinse le spalle di Ginny che, complice, annuì con energia.
<<Il Cercatore ha bisogno di Portiere e Battitore, per vincere!>> protestò lui.
<<Con noi non attacca>>
<<Mettila così: sei un Auror, ti piace agire da solo, questa è la più complicata delle tue missioni…la nemica è un osso duro. Pane per i tuoi denti!>>. Ron sogghignò.
<<Così impari a non raccontarci niente…>>
<<Ma dai, ragazzi, ne va’ della nostra pace! Quella di tutti!>>
<<Ecco, appunto, quindi cerca di impegnarti. Facci sapere quando metterai in pratica il tutto. Verremo a fare il tifo>> assicurò Ginny, continuando a sorridere divertita dall’espressione crucciata di Harry.
<<Per Hermione, naturalmente>> concluse Ron, uscendo dalla stanza con la sorella.
<<Vigliacchi>> gli urlò dietro Harry, un po’ divertito e un po’ irritato.
Passarono altri giorni, il tempo peggiorò e Hogwarts e Hogsmeade vennero investite da alcune bufere di neve piuttosto potenti. Le lezioni di Volo di Madama Bumb vennero annullate e Hagrid tenne le sue lezioni di Cura delle Creature Magiche all’interno della sua capanna, al caldo. Erano diventate così interessanti, attendibili e soprattutto divertenti che gli studenti erano entusiasti della scelta fatta e il guardiacaccia molto soddisfatto. Hermione tornava dalle lezioni di Hagrid sempre di buon umore e Harry ne approfittava per tentare qualche battuta che la facesse ridere, nella speranza che sciogliesse lo strato di ghiaccio che si era formato tra loro. Ma lei non si tratteneva mai più del tanto necessario a salutare gli altri, dopo di che si chiudeva in biblioteca, o sedeva a studiare con Grattastinchi sul grembo, in uno dei tavoli della sala comune, altre volte si immergeva in fitte conversazioni con i bambini del primo anno. Per poter stare con lei senza problemi, Ron doveva aspettare che Harry uscisse per il suo giro di ronda tra i corridoi delle varie Case o portarla fuori dal Castello, nel piazzale, o nel parco, quando faceva più freddo nelle serre. Cominciava a sentirsi sempre meno paziente e spesso discutevano perché Hermione era irremovibile nei confronti di Harry. La situazione peggiorò quando Hermione incontrò di nuovo la Cooman sulle scale, e si sentì dire che le carte suggerivano che presto una delle sue più grandi paure avrebbe preso forma dinnanzi a lei. Quel giorno fu pungente e poco docile con tutti, persino con Grattastinchi, che le saltò sul grembo all’improvviso mentre era seduta su una delle poltrone in sala comune, facendola spaventare. Quindi lo aveva cacciato, sotto lo sguardo stupito di Ron.
<<E’ solo il tuo gatto, Herm>> le disse, guardando l’animale andarsene offeso.
<<E tu non-chiamarmi-Herm!>> lo rimbeccò lei, alzandosi di scatto, chiudendo il libro dal quale  studiava e seguendo Grattastinchi su per le scale del dormitorio femminile. Ginny guardò il fratello e scosse la testa.
<<Se non si decidono a far pace, giuro che la scateno io, la guerra!>> borbottò Ron.
Nel mentre, le cattive notizie delle stragi che si erano susseguite per molti giorni di seguito, sembravano aver avuto una tregua. Da circa una settimana sulla Gazzetta del Profeta si parlava solo delle vecchie vicende e, anche se gli Auror non avevano ancora ricatturato i fuggitivi di Azkaban e i colpevoli dei molti delitti, era come se la calma apparente stesse dando a Harry il tempo di organizzarsi. Oltre che a studiare come tutti gli studenti dell’Ottavo Anno, a svolgere il suo servizio di ronda, e frequentare le riunioni con gli Auror , aveva letto tutte le relazioni che Kingsley gli aveva mandato, era riuscito a farsi dare dalla Mcgranitt l’elenco dei figli di Babbani frequentanti Hogwarts e quando era solo tentava di scervellarsi alla ricerca di indizi utili da inserire nella sua relazione per il Dipartimento. Ogni tanto pensava con invidia alla GiraTempo che Hermione aveva al collo.
Aveva scoperto che i Mezzosangue di Hogwarts erano circa una quarantina, distribuiti tra  tre delle Case: c’erano diciotto figli di almeno un genitore Babbano solo nella Casa di Grifondoro, tredici appartenevano a Tassorosso e nove a Corvonero. Qualche nome aveva affianco un punto interrogativo, e la Preside gli aveva spiegato che erano studenti orfani di padre o madre, o entrambi i genitori, per cui non si conosceva bene la loro origine. Fu allora che Harry scoprì che la piccola Sally Silk aveva entrambi i genitori Babbani, commercianti di tessuti.
<<Curioso>> disse, a voce bassa, rivolto alla pergamena, <<chissà se anche a Sally Silk piacciono gli elfi domestici…>>. Fu così che una sera Harry scoprì, non solo che Sally aveva un debole per le creature magiche, elfi domestici compresi, ma anche una passione smisurata per il disegno ed era molto brava a ritrarre qualsiasi cosa. L’aveva avvicinata in sala comune, mentre sedeva da sola proprio a disegnare e dopo aver parlato con lei del più e del meno,  lui le chiese, per ingentilirsela, se poteva fargli vedere cosa stava disegnando. Lei gli mostrò un album con tutte le sue piccole opere ed Harry rimase semplicemente sbalordito: Sally aveva ridisegnato nei suoi fogli quasi tutta Hogwarts, stanza per stanza. C’erano bozzetti di Pix, della Signora Grassa, alcuni compagni, un bel disegno completo di Grattastinchi acciambellato su una poltrona in sala comune, gufi di ogni genere e molti altri schizzi di creature magiche sulle quali la professoressa Sprite aveva tenuto lezione a quelli del primo anno. Sally arrossì parecchio, quando voltando le pagine Harry arrivò a quella in cui erano ritratti lui, Ron, Ginny e Hermione, l’uno accanto all’altro, come in una fotografia, e davanti a loro, più bassa, c’era un’altra figura che non era ancora stata portata a compimento, ma che Harry riconobbe per i tratti del viso, appena abbozzati, si trattava di Sally. Lui sorrise senza guardarla, per non imbarazzarla. Gli tornò in mente il disegno che Luna aveva fatto sul soffitto della sua stanza, in cui erano ritratti lui, Ginny, Ron, Hermione e Neville.
<<Sei veramente molto dotata, Sally >> le disse, passando un dito sulla figura di Ginny. <<Dovrei presentarti a Luna Lovegood, anche lei è bravissima. Sapresti disegnare un elfo domestico, quindi, se te lo mostrassi?>>
<<Oh, credo di sì>>
 <<Ti andrebbe di aiutarmi a fare una cosa? Se hai tempo, e se vuoi…>>. Le spiegò tutto, riuscendo a coinvolgerla –non che ci fosse voluto molto, a convincerla –, le fece conoscere Luna e Terry Boot e grazie al loro aiuto e alla collaborazione di altri studenti la sua idea venne su in breve tempo, così come se l‘era immaginata.
Contattò Kingsley, ne parlò anche con lui, e per alcuni pomeriggi, dopo le lezioni, sparì da Hogwarts, viaggiando con la Metro Polvere e si recò a Londra, ottenendo dal Ministero tutto quello che gli occorreva. Anche Ron e Ginny si arresero e diedero il loro contributo, ansiosi di rivedere i due amici di nuovo in pace.
Ci volle un’altra settimana, prima che Harry si sentisse pronto a mettere in atto il suo progetto e si rese conto di non volere che tutto fosse perfetto solo per compiacere Hermione e ammorbidirla: sentiva che quello che stava facendo era  buono, e si chiese come mai non si fosse mai impegnato, in quegli anni, in azioni benefiche di quel tipo. Eppure ne aveva avuto occasione. Una voce nella sua testa gli rispose subito “troppe cose a cui pensare”.
<<Come se ora non ce ne fossero>> replicò, a sé stesso.
Harry mise in atto tutto un sabato mattina, sapendo che era l’unico giorno in cui ci sarebbe stato abbastanza tempo per farlo, senza lezioni di mezzo.
Hermione uscì dal dormitorio molto tardi, praticamente all’ora di pranzo, quella mattina, perché Ginny, complice di Harry, le aveva chiesto di aiutarla con alcune materie che aveva finto di trovare difficili da capire. Quando avevano finito, Hermione le aveva suggerito delle letture di approfondimento e l’aveva spedita in biblioteca. Poco dopo un magnifico Patronus dalla forma di cervo era entrato nella sua camera e le aveva parlato con la voce di Harry: ‘Copriti bene e raggiungici fuori. E’ urgente’. Dopo lo stupore iniziale, misto a indignazione per quello che prese come un ordine da parte di Harry, pensò che poteva essere successo qualcosa e obbedì, preoccupata. Si infagottò, prese la sua borsa, fece le scale febbrilmente, ma in sala comune si fermò, interdetta, per quello che vide:(To be continued)


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: King Harry su 17 Febbraio 2010, 12:45:24 am
Cos'ha visto? ;D


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Vampirella magica su 17 Febbraio 2010, 03:55:28 pm
Sì, cosa vide?

Scusa Fairy, torno 1 pò indietro: tu hai scritto che il Ministro incontra Ron e Harry nella Stanza delle necessità, giusto? E King ti ha fatto notare che l'hai messa al 2° piano invece che al 7°, dico bene?
Però nessuno ricorda che la Stanza è stata distrutta dall'Ardemonio, il fuoco maledetto usato da Tiger?
Mi è venuto in mante solo ora perchè ho riletto il capitolo 2 ore fa...
A meno che, quando hanno riaggiustato il castello, non abbiano trovato il modo x ricostruirla....

Aspetto con ansia il resto della storia! ;D


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: King Harry su 17 Febbraio 2010, 04:08:50 pm
Sì, cosa vide?

Scusa Fairy, torno 1 pò indietro: tu hai scritto che il Ministro incontra Ron e Harry nella Stanza delle necessità, giusto? E King ti ha fatto notare che l'hai messa al 2° piano invece che al 7°, dico bene?
Però nessuno ricorda che la Stanza è stata distrutta dall'Ardemonio, il fuoco maledetto usato da Tiger?
Mi è venuto in mante solo ora perchè ho riletto il capitolo 2 ore fa...
A meno che, quando hanno riaggiustato il castello, non abbiano trovato il modo x ricostruirla....

Aspetto con ansia il resto della storia! ;D
Hai ragione, ma io penso che la Stanza non sia andata distrutta. Stiamo parlando della Stanza delle Necessità, che cambia ogni volta che a qualcuno serve qualcosa. Nell'episodio dell'Ardemonio, viene distrutta solo la Stanza degli Oggetti Nascosti, ma se per esempio uno avesse bisogno di una stanza con piscina, io penso che sarebbe disponibile :-)
Comunque secondo me Harry ha organizzato una festa a sorpresa con gli elfi domestici ;D


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Vampirella magica su 17 Febbraio 2010, 04:37:04 pm
Può darsi che tu abbia ragione, King... la Row, non l'ha mai specificato da qualche parte, che tu sappia?
Fairy, tu che dici?

Stiamo aspettando il resto del capitolo....


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: King Harry su 17 Febbraio 2010, 05:58:31 pm
Può darsi che tu abbia ragione, King... la Row, non l'ha mai specificato da qualche parte, che tu sappia?
Fairy, tu che dici?

Stiamo aspettando il resto del capitolo....
No, non mi pare che l'abbia mai specificato uhm...


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Fairy su 17 Febbraio 2010, 07:51:25 pm
Dunque,vediamo di passarvi il mio punto di vista sulla questione: mentre scrivevo la storia, mi ero posta il problema pure io, naturalmente. Ma immaginarmi una Hogwarts senza questa bizzarra stanza magica mi era troppo difficile! Quindi ho preferito pensare che, essendo magica, l'ardemonio  avesse distrutto solo gli oggetti nascosti all'interno, senza intaccare il potere della stanza, che compare e scompare quasi avesse una mente propria...  :D perciò la mia é una scelta e non uno sbaglio: ho voluto la Stanza delle Neccessità, anche prché mi occorreva ;)
Comunque secondo me Harry ha organizzato una festa a sorpresa con gli elfi domestici ;D
 
eh eh... hehe
(Seguito del 15° capitolo)
La prima cosa che saltò agli occhi furono i numerosi elfi domestici che trotterellavano in giro, mangiucchiando dolci e caramelle, tra gli studenti meravigliati e divertiti; professori e ragazzi di ogni età conversavano tranquilli con calici in mano, piccoli fuochi erano accesi tutti intorno per scaldare l’ambiente, bandierine e altri manifesti addobbavano il luogo, come se fosse stata una delle feste del professor Lumacorno. Dietro tavoli imbanditi, alcuni studenti che conosceva molto bene –Luna, Terry, Justin, Neville – servivano assieme agli elfi domestici pietanze calde preparate dalle creature per l’occasione,e sui loro petti erano appuntate delle spille molto simili a quelle che lei aveva creato anni fa per la sua associazione pro elfi. Alti cartelloni recavano la scritta in caratteri cubitali: C.R.E.P.A. e più in piccolo, sotto la sigla, il significato per esteso. Poco più il là una grossa statua  di bronzo raffigurante Dobby, che teneva un berretto di lana tra le mani, era accerchiata da parecchi studenti che allungavano le braccia per gettare qualcosa all’interno del berretto. Dal suono che faceva, ne dedusse che fossero monete. Fece un giro su sé stessa, stordita. Ovunque non si leggeva altro che C.R.E.P.A., e sotto il significato c’era un’altra sigla, scritta più in piccolo: ‘A.B.E.D.’. Prima di riuscire a capire che cosa volesse dire, qualcuno strisciò silenzioso alle sue spalle e due mani le coprirono gentilmente gli occhi; fu una voce maschile a parlarle.
<<Ci hai messo un sacco di tempo, ad arrivare>>disse. Hermione tolse le due mani, sorridendo.
<<Che cosa significa tutto questo, Ron?>>
<<Ti piace? Harry ha organizzato tutto nei minimi dettagli>>. Lei dilatò gli occhi.
<<Harry ha fatto tutto questo? Ma perché?>> chiese, continuando ad osservare gli elfi che trotterellavano tra la gente.
<<Mh, vediamo un po’>> mormorò lui, fingendosi pensieroso, <<Non so, non mi viene in mente nulla. Tu cosa ne dici?>>. Hermione incrociò le braccia, intuendo la soluzione nei suoi occhi. Ginny comparve dietro di lui, le guance arrossate dal freddo.
<<Eccoti qui! Pensavamo che non avessi capito>> esclamò, con un sorrisino furbo.
<Ma tu non eri in biblioteca?>> domandò Hermione, sempre più sospettosa.
<<Come no! Ron, gliel’hai dato? Sta per iniziare…>> fece, rivolta al fratello.
<<Oh, giusto..a momenti me ne dimenticavo…>>. Ron infilò la mano nello zaino che aveva a tracolla e tirò fuori un plico bianco piuttosto grosso, mettendoglielo tra le mani. Da un lato c’erano stampate ancora le due sigle ‘C.R.E.P.A.  e A.B.E.D.’, dall’altro, scritto a mano, con la calligrafia di Harry si leggeva:‘Un piccolo dovuto pensiero, per  scusarmi ancora e dimostrarti tutta la mia stima’. Lo voltò più volte da un lato e dall’altro, con sguardo vacuo verso le parole. <<Aprilo, forza!>>la incoraggiò Ron.
<<Lascia che lo apra da sola>> incalzò Ginny, prendendolo per un braccio, <<io e te abbiamo da fare, ricordi?>>e lo trascinò via, lasciandola tra gli studenti e gli elfi domestici. Li perse subito di vista, e ancora senza capire tanto bene si rivolse di nuovo al plico che le avevano lasciato. Staccò la ceralacca che lo teneva chiuso, ma la voce della Preside, amplificata magicamente richiamò l’attenzione di tutti verso un palchetto di legno che prima non aveva notato.
<<Avvicinatevi, per favore>> disse, <<un momento solo della vostra attenzione per dirvi due parole sul significato di questa riunione speciale>>. Gli studenti e i professori si diressero sotto il palco. Hermione guardò il plico ed esitò, poi lo infilò in borsa, rimandandone l’apertura, e si accostò anche lei, cercando  Ginny e Ron attorno a sé. Kreacher sfrecciò di fronte a lei con un vassoio di tartine alla zucca sulla testa. Vicino a Luna scorse Winky, stranamente sobria e di buon umore, con un lecca lecca in bocca, che versava da bere ad alcune bambine del secondo anno. La preside parlò ancora e con molto orgoglio chiese un applauso per colui che aveva organizzato tutto e che stava salendo sul palco accanto a lei. Harry incrociò l’occhiata stupita di Hermione e accennò un sorriso, ma distolse lo sguardo subito e iniziò a parlare degli elfi domestici, come non lo aveva mai sentito fare. Doveva essersi documentato parecchio. Raccontò dei loro sacrifici, della loro dedizione, del loro profondo rispetto per i maghi e di quanto fossero invece poco considerati da questi ultimi; parlò di quanto fosse importante dare maggior attenzione alla loro causa e del fatto che fosse giusto trattarli in maniera rispettosa, certo che da essi si poteva ottenere di più. Disse che quella festa organizzata in loro onore era utile soprattutto a maghi e streghe, perché vedessero coi loro occhi di cosa fossero capaci. Le descrisse come creature servizievoli e nobili di cuore, capaci di grandi imprese. Non scese nei dettagli: Hermione sospettò che non volesse dare troppe informazioni riguardo alle loro facoltà magiche e capiva anche perché; qualcuno avrebbe potuto abusare della loro buona volontà. Mentre lo ascoltava elogiare i suoi piccoli protetti di sempre, dimenticò per qualche minuto del loro litigio, meravigliata di come il discorso sentito di Harry, stesse catturando l’attenzione di tutti i presenti, che pendevano dalle sue labbra. Cosa che lei, in tutti quegli anni, non era mai riuscita a fare, in verità. Forse semplicemente perché tutto ciò che Harry diceva era oro colato per tutti quanti, da quando aveva sconfitto Voldemort. Era certa che se avesse detto che camminare  a testa in giù e buttarsi nel lago era cosa buona e giusta, tutti gli avrebbero dato retta.
Harry portò a termine il discorso dicendo che chi desiderava aderire  al C.R.E.P.A. poteva farlo con un’offerta da versare nel Cappello delle Offerte tenuto dalle mani della statua di Dobby, la quale sarebbe stata sistemata definitivamente nella Sala d’Ingresso del castello, e che l’ideatrice dell’Associazione Benefica, nonché neopresidente della stessa avrebbe preso i loro nominativi nei prossimi giorni. Gli occhi di Harry cercarono di nuovo Hermione.
<<Perciò>> disse, in conclusione, <<chiedo un applauso per colei che  da qualche anno ha difeso la causa degli elfi domestici praticamente da sola, senza l’appoggio di nessuno. Neanche da chi avrebbe dovuto perlomeno ascoltarla e consigliarla... A Hermione Granger quindi. Questa è un’ altra prova che chi è nel giusto, prima o poi la spunta sempre>>. Alle mani di Harry che iniziarono a battere, si aggiunsero quelle di tutti gli altri studenti, che si voltarono a guardare un’imbarazzata Hermione. Elfi e persone fecero un cerchio attorno a lei, incerta tra il sorridere o l’essere furiosa per le attenzioni non volute. Qualcuno le rivolse delle domande, ma col chiasso non  capì bene. Sentì mani batterle sulle spalle, afferrò le congratulazioni di altri, tre o quattro persone le strinsero la mano. Si sentì tirare per un braccio: era Sally Silk.
<<Vieni con me, per favore>> chiese, liberandola dall’impiccio, <<non hai ancora visto tutto>>. Lei si lasciò tirare. Intravide Ginny tra la folla, stava distribuendo spille,ma la perse subito di vista.
<<Tu eri a conoscenza di tutto?>> domandò a Sally, cercando Ron, senza risultato.
<<Veramente sì>> rispose lei, <<ho aiutato Harry a preparare questo>>. L’aveva condotta in uno spiazzo in cui erano stati sistemati dei cartelloni, e in ognuno di esso era stato disegnato, con la stessa cura dei manifesti, un episodio della vita di Dobby. Sotto ogni scena c’era una breve descrizione che Hermione non ebbe il cuore di leggere, e ogni disegno era firmato da Sally e Luna. La bambina sorrise soddisfatta dall’espressione ammirata della ragazza. Hermione si avvicinò di più, mettendosi in fila dietro altri studenti. Ogni particolare era riprodotto sulla carta in maniera sublime. Dobby libero, felice, con un calzino in mano; Dobby con vari berretti sulla testa, impilati l’uno sull’altro, affianco a Winky in lacrime; Dobby in una cantina illuminata da tre luci fluttuanti, insieme a Harry, Ron, Luna, Dean, un folletto e un uomo anziano. Quest’ultima era una scena che non aveva mai visto con i suoi occhi.
<<Sally>> mormorò, con un filo di voce, <<Tu e Luna avete fatto questi?>> chiese, passando il dito sul personaggio della quinta tavola, disegnato chino e disperato su quello che sembrava un cumulo di ferraglia e vetri infranti. Il cuore prese a batterle più forte: riconobbe Ron, piegato sul disegno di sé stessa, sepolta sotto quei vetri, e Unci-Unci. Poi Harry e Dobby, dall’altra parte della stanza e attorno, personaggi colorati con toni scuri e tenebrosi, i cui volti erano stati resi irriconoscibili, probabilmente per non suscitare polemiche tra gli studenti. Unica luce la punta delle bacchette tenute da Harry. Era il salone di Villa Malfoy. <<Sally>> ripeté, ma voltandosi per parlarle non la trovò  più accanto a sé. Passò allora al sesto disegno e strinse la sua borsa con le dita: Dobby giaceva morto, con un pugnale d’argento che gli squarciava il petto. Nella settima e penultima tavola era stato disegnato il cumulo di terra che era diventato la sua tomba e la frase incisa su una pietra bianca: ‘Qui giace Dobby, un elfo libero’. Sul cielo stellato che si stagliava sulla tomba, il volto sorridente di Dobby –lo stesso dei manifesti – era stato ritratto in trasparenza. ‘Per non dimenticare. Grazie, Dobby!’diceva, il titolo.
<<Oh, è una cosa così commovente…>> piagnucolò Calì Patil, alle sue spalle, <<Sentirle raccontare è stato un conto, qualche mese fa, ma vederle così…>>
<<Già>> bisbigliò Hermione, passando all’ultimo disegno. Rappresentava un momento della Battaglia di Hogwarts, l’istante in cui un fiume di elfi domestici aveva invaso la Sala d’Ingresso brandendo utensili da cucina per prendere parte alla guerra. Era semplicemente strabiliante, l’amore per i dettagli con il quale era stato realizzato. Rimase incantata là davanti, dimenticando tutto il resto per un istante, finché un’altra voce, quella di un ragazzo, stavolta, la riportò al presente.
<<Disegni incredibilmente belli, non trovi?>>mormorò. <<Rendono davvero l’idea di quello che è capitato>>
<<Oh, si>> rispose lei, prima di rendersi conto che a parlare era stato Harry. Ora erano uno davanti all’altra.
<<Cosa ne pensi?>> le chiese, esitante, accennando un sorriso. All’improvviso fu come se si fosse svegliata da un sogno,e abbandonò la sua espressione estasiata per riprendere quella risentita e distante che riservava a lui.
<<Sarebbe stata un’iniziativa incredibilmente generosa e altruistica, se non fosse solo un modo ruffiano per avere la mia approvazione. O sbaglio?>> disse, col tono altero e sprezzante che usava quando voleva far male. Ci riuscì: Harry rimase dapprima senza parole, poi chinò la testa, ferito.
<<Oh. Be’, forse all’inizio poteva essere così>> rispose, sincero. <<Ma quando ho iniziato a preparare tutto, a conoscere gli elfi nelle cucine, a cercare il materiale e comporre le idee perché tutto funzionasse… io l’ho fatto solo per loro, alla fine. Mi ha fatto sentire utile nei loro confronti>>
<<Dovrei crederci?>>. Incrociò le braccia in un modo assolutamente hermionesco. << Non hai mai apprezzato quello che io facevo per gli elfi>>
<<Tu stessa hai ammesso che non tutti gli elfi desiderano essere liberi, non condividevo le tue idee passate come tanti altri, ma quello che fai ora è diverso…questo è giusto, onesto e leale; non è ingannevole e possono scegliere, ma soprattutto ora sapranno a chi rivolgersi quando ne avranno bisogno, sapranno che c’è qualcuno pronto a difenderli e a prendersi cura di loro, grazie al fondo in denaro che si sta creando, e lo sapranno altri maghi>>. Hermione parve soppesare le parole di Harry, cercando qualcosa da ribattere.
<<Quindi ho ragione>> disse infine, <<Tu non apprezzavi quello che facevo, è così…non c’era stima, da parte tua…nemmeno allora…>>
<<Hermione>> la interruppe lui ,spazientito, apprendo le braccia come arreso, <<ti stai appigliando a cose che…veramente, io non…come puoi pensare che non ci sia stima per te, da parte mia? Tutto quello che vedi è l’ampliamento e la realizzazione delle tue idee, non delle mie! Se non credessi in te, non avrei fatto niente!>>. Gli occhi di Hermione ebbero un fremito, come intimoriti dalla sincerità di quelli di Harry. <<Vuoi davvero buttare otto anni così, per un’incomprensione nata da uno stupido dubbio? Tu non  hai mai avuto dubbi?>>
<<Su te?>> mormorò, socchiudendo gli occhi, <<Mai. Non ho mai messo in dubbio la tua onestà>>. Lo disse con acidità, facendoglielo pesare volutamente. Harry capì che non aveva risolto niente e si sentì improvvisamente esausto e a terra.
<<Questo…questo perché sei…una persona migliore di me, Herm>>sussurrò, faticando a parlare. <<Ora sarà meglio…vado…scusami>> balbettò confuso, e si congedò da lei, oltrepassandola e facendosi largo tra gli studenti, finché non fu più in grado di vederlo. Una grossa manata alle spalle la fece boccheggiare  e quando si voltò vide Hagrid, che la sovrastava con la sua mole.
<<Niente male, eh?>> commentò, contento, << Avete fatto una buona cosa, buona davvero! Era quello che volevi da un secolo, ammettilo>>
<<Oh, certo>> ribatté lei,con sarcasmo, <<domani, quando la festa sarà finita e gli elfi di nuovo di sotto, nelle cucine, tutte queste persone si saranno già dimenticate di tutto>>
<<Io non credo: ora  che c’è di mezzo anche il Ministero, e la Gringott…>>
<<Cosa?>>. Hermione era convinta di non aver sentito bene.<<Che cosa c’entra la Gringott, Hagrid?>>
<<Ma come, Harry non te l’ha detto?>>
<<Che cosa? Cosa doveva dirmi?>>. Hagrid non capiva se si stesse arrabbiando o fosse solo molto curiosa.
<< Saprai ovviamente che il C.R.E.P.A. è stato ufficializzato  come Associazione Benefica senza scopo di lucro a favore degli Elfi Domestici ed è tutelata dal Dipartimento in cui hai lavorato tu…>> disse.
<<No! Non ne sapevo niente!>> rispose, accalorandosi. <<Perché non me l’ha detto?
Perché non…>> .Si bloccò a metà frase. In effetti non gli aveva dato il tempo di parlargliene. Lo aveva mortificato con la sua teoria sul fatto che fosse solo un modo per riappacificarla e non gli aveva dato modo di dire altro.
<<I fondi raccolti verranno custoditi in una camera blindata della Gringott e per quanto ne sapevo la chiave dovevi tenerla tu…Ma se mi dici che non ne sai niente…>>. Hagrid sembrava molto perplesso, quando se ne andò per avvicinarsi a uno dei tavoli, ma lei prese dalla borsa il grosso plico che le era stato consegnato da Ron  e con un sospetto che le strinse lo stomaco lo aprì svelta. (To be continued)






Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: King Harry su 17 Febbraio 2010, 10:24:20 pm
E' la chiave della camera blindata ;D
Dai, posta il seguito hehe


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Fairy su 17 Febbraio 2010, 10:30:46 pm
Lo faccio subito...aspettavo una risposta! ghh King, a parte le tue intuizioni(mica l'elfo in braccio a Hermione nell'immagine del capitolo ti ha suggerito nulla, eh?)...ti sta piacendo o è un po' banale?  :-\
(seguito del 15° capitolo)
Vennero fuori alcune  belle fotografie in cui comparivano lei, Ron, Ginny, Harry, George e altri; fotografie fatte l’estate trascorsa assieme. Si lasciò sfuggire un sorriso compiaciuto, poi scartò, con gli occhi grandi di stupore, una piccola chiavetta dorata e lucida, fresca di stampo, appesa ad un portachiavi a forma di elfo domestico. Sulla pancia dell’elfo era stata scolpita la scritta C.R.E.P.A. e più in piccolo A.B.E.D. Sempre più stupita srotolò una pergamena, sulla quale si attestava l’ufficialità dell’Ente Benefico, redatto della firma del Capo del Dipartimento per la Regolazione e il Controllo delle Creature Magiche. Il suo nome era accostato alla carica di Presidente dell’associazione e una serie di firme, tra le quali quelle di molte persone conosciute –Ginny, Ron, Harry, Luna, Sally, Terry , molti insegnanti ecc. – formavano l’elenco dei soci impegnati.
Avvampò, guardandosi attorno alla ricerca di Ron e Ginny, ma non li vide. Terry e Luna le si accostarono con alcuni compagni di Corvonero e subito dopo altri studenti. Riuscì a liberarsi solo un’ora dopo. Continuò a cercare Ron, senza risultato. La faccetta contenta di Dobby le restituiva lo sguardo da ogni parte e decise di allontanarsi dalla festa, stanca del chiasso e il disordine. Fu allora che vide Harry, solitario, a poca distanza dalla festa che impazzava, anche senza di lui.
Era seduto su una grossa pietra, con i gomiti poggiati sulle ginocchia. Teneva la testa bassa e ogni tanto la sollevava per guardarsi le mani coperte dai guanti. Il venticello che spirava con leggerezza gli aveva spolverato i capelli di nevischio. Hermione gettò lo sguardo sulla chiavetta e sulla pergamena e sospirò. Poi conservò tutto nella borsetta e si diresse verso di lui. Harry sollevò la testa solo quando lei tossicchiò.
<<Ciao>> lo salutò, rimanendo ad una certa distanza da lui, calciando piano un cumulo di  neve con i piedi. Harry fece un cenno con la mano e un angolo della bocca si arricciò in un mezzo sorriso stanco. <<Ti va’ di parlare ancora, Harry?>> chiese poi, facendo qualche altro passo e infilandosi le mani nelle tasche del cappotto.
<<Non chiedo di meglio>> rispose il ragazzo. Hermione si schiarì la voce e alzò la testa per guardare verso il cielo per qualche secondo.
<<Parliamoci chiaro>> disse seria, chinando di nuovo il capo alla sua altezza, <<non possiamo cambiare quello che è successo, e ti confesso che, nonostante i miei tentativi di giustificare il tuo comportamento, trovo estremamente difficile far finta di nulla e provare a comportarmi con la stessa naturalezza di prima>>
<<Ti capisco, e me ne rammarico. La colpa è solo mia>>
<<Tuttavia…>>, fece una pausa che sembrò interminabile, <<dall’altro lato, questa cosa non mi fa stare bene…Mi manca tutto quello che comportava lo stare in armonia tra di noi, tutti e quattro>>. Sbuffò, facendo un altro passetto verso lui, anche se pareva costare al suo orgoglio molta fatica.
<<Senti, non posso chiederti di fare come se  non fosse successo niente, lo so>> intervenne Harry, il quale non voleva fare la pace solo perché lei si sentiva in dovere,  <<non posso nemmeno pretendere che ti passi così, dal nulla, io…posso aspettare>>. Hermione lo guardò con sospetto, poi accennò un sorriso che assomigliò più ad una smorfia tirata.
 <<Be’…potremmo iniziare a smettere di ignorarci, magari>> disse, a testa bassa.
<<Dipende da te. Io non ti ignoro>>
<<Già…è vero>>. Si dondolò sul posto, stringendo le labbra. <<Allora…va’ bene>>. Tese una mano verso lui, che rimase un po’ deluso dal gesto troppo distante dalla sua idea di dimostrazione d’affetto. Si era abituato ai suoi abbracci fraterni, a volte imbarazzanti, qualche volta soffocanti, in passato avvertiti anche come fastidiosi e superflui. Ricacciò l’amarezza in gola e le strinse la mano, cercando di sorriderle. Un lieve crac tra di loro ruppe quel particolare momento, in cui aleggiarono nell’aria tante cose che non riuscirono a dirsi, e comparve, sotto le loro braccia tese, il piccolo elfo domestico di cui Hermione aveva parlato.
<<Oh, ecco il nostro piccolino!>> esclamò Hermione,addolcendo la sua espressione, inginocchiandosi sulla neve davanti a Harry, che si era chinato verso la creaturina. <<Mi chiedevo dove fossi, non ti vedevo in giro!>>
<< Weeny viene a salutare ‘Mione, poi va’!>> cinguettò l’elfetto, scuotendo le sue orecchie.
<<Bravo, Weeny…conosci già Harry?>>. Aprì le braccia e Weeny salì sul suo grembo, accoccolandosi al caldo. Dalla tranquillità con cui lo fece non doveva essere la prima volta, che Hermione lo prendeva in braccio.
<<Weeny ha sentito parlare di Harry Potter,lui è venuto nelle cucine, ma io non ha mai conosciuto di persona>> disse l’elfo.
<<Piacere di conoscerti, Weeny>> sussurrò, in un misto di curiosità e stupore. Hermione anticipò i suoi pensieri.
<<Dimmi, non assomiglia in maniera incredibile a Dobby? E’ più piccolo, ma guarda le sue orecchie…e gli occhi! Se non fossero di colore diverso…>>. Weeny aveva grandi iridi viola ed era decisamente meno magro. Aveva indosso una buffa tutina di lana a strisce gialle e rosse, fatta con tutta probabilità da Hermione.
<<Si, hai ragione, la sua somiglianza con Dobby è…impressionante>>. Si sogguardarono e per la prima volta, dopo giorni, entrambi  si sorridevano reciprocamente come un tempo, uniti dal ricordo dell’elfo domestico che si era sacrificato per salvarli. Harry fu felice, almeno, di sapere che non era più arrabbiata.
<<Vuoi tenerlo un po’?>>  gli chiese, avvicinandosi in ginocchio e porgendogli Weeny. L’elfo tese le braccine e si lasciò prendere. Era leggero e a differenza di Kreacher aveva piccoli dentini bianchi, come quelli di un bambino. Anche la pelle era meno rugosa e più lucida.
<< ‘Mione non vuole Weeny come suo servo>> pigolò, rivolto a Harry.
<< Non riesco a fargli pronunciare correttamente il mio nome, ma sta migliorando>> spiegò Hermione. <<Prima mi chiamava Mimì>>. Harry rise.
<<Perché non lo vuoi come elfo domestico? E’ grazioso>>
<<Harry, santo cielo! Sto facendo di tutto per liberarli e dovrei averne uno mio, secondo te? >>
<<Ma è lui, che vuole te>>
<<E mi ha come amica. Non deve prendere ordini da me perché è un mio servitore; a limite può, se vuole, ricambiare un favore. Da amico>>. Weeny le sorrise.
<<Weeny è amico di ‘Mione!>> disse, saltandole al collo.
<<Si>> rise lei, abbracciandolo, <<siamo amici>>. Prima che potesse aggiungere altro Weeny si Smaterializzò, sparendo così com’era comparso, lasciandola a ridere ancora. Quando smise si rivolse di nuovo a Harry.
<<Comunque quello che hai fatto per gli elfi è meraviglioso, Harry>> disse, sfilando un pezzo di pergamena dalla borsa, <<l’ho aperto solo poco fa>> si giustificò, <<e sinceramente non mi aspettavo niente di così grandioso>>
<<Ho solo seguito la scia delle tue splendide iniziative e fatto leva sulle autorità con il mio ascendente>> replicò lui. << Se Dobby fosse vivo apprezzerebbe molto tutti i tuoi sacrifici. Sei impagabile, anche se non tutti lo hanno ancora capito. Ci ho messo un po’ anche io, dopo tutto, ma è così>>
<<Grazie>>mormorò, arrossendo un po’. Un bagliore dorato attirò i loro sguardi verso l’alto; il Boccino d’Oro liberato da Hermione  disegnò un’ellisse sulle loro teste  e scappò. Quando abbassarono di nuovo il capo notarono che Ginny e Ron si stavano avvicinando, mentre osservavano la scena.
<<Dove eravate finiti, voi due?>> chiese Hermione.
<< A mettere un po’ di Falci nel Berretto delle Offerte>> rispose Ginny. L’Orologico di Hermione tintinnò dal polso.
<<Accidenti, devo andare ai Tre Manici>> disse frettolosa, chiudendo bene la borsa, <<sarà meglio incamminarmi>>
<<Ma hai mangiato qualcosa?>> le chiese Ron.
<<Non ne ho avuto il tempo…Pizzicherò qualcosa al locale>>.Si sollevò, scuotendosi il nevischio dal cappotto. <<Ci vediamo stanotte…Farò tardi, quindi non preoccupatevi>>. Li salutò, diede uno sguardo alla festa e prese la direzione per Hogsmeade con passo svelto.
<<Com’è andata?>> chiese Ron, rivolto a Harry.
<<Be’…abbiamo  fatto un piccolo passo in avanti>> rispose lui, osservando come la distanza faceva diventare Hermione solo un punto colorato in mezzo al candore della neve sulla strada.
<<Che siate benedetti…Era ora>> esclamò l’amico, dandogli una pacca sulla spalla.<<Incredibile, ci voleva un elfo, per far tornare in pace il mago e la strega più cocciuti del mondo!>> . (Fine del 15° capitolo)




Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: King Harry su 17 Febbraio 2010, 10:44:38 pm
Lo faccio subito...aspettavo una risposta! ghh King, a parte le tue intuizioni(mica l'elfo in braccio a Hermione nell'immagine del capitolo ti ha suggerito nulla, eh?)...ti sta piacendo o è un po' banale?  :-\
Banale? O.O Assolutamente no! XD Ti giuro che è come leggere sul serio l'Ottavo Libro! Infatti ti volevo consigliare di mandarlo alla Row ;)


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Fairy su 17 Febbraio 2010, 10:53:32 pm
Banale? O.O Assolutamente no! XD Ti giuro che è come leggere sul serio l'Ottavo Libro! Infatti ti volevo consigliare di mandarlo alla Row ;)
Così, tanto per farmi querelare per plagio dei suoi adorati personaggi?? XD battute a parte, guarda, ho i miei seri dubbi che possa assomigliare lontanamente ad un ottavo libro, anche se ci ho messo l'anima e tutte le mie più profonde idee sulla magia, sull'origine del potere, sui nati babbani...sarà che siamo quasi arrivati al giro di boa, credo..e comincio a temere di deludere le vostre aspettative...T_T vi prego di continuare a essere molto sinceri coi vostri pareri. Thank's.... ghh Posterò un altra parte di capitolo domani..ora nanna! 'Notte fatata!  :-)


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: King Harry su 17 Febbraio 2010, 11:29:22 pm
Così, tanto per farmi querelare per plagio dei suoi adorati personaggi?? XD battute a parte, guarda, ho i miei seri dubbi che possa assomigliare lontanamente ad un ottavo libro, anche se ci ho messo l'anima e tutte le mie più profonde idee sulla magia, sull'origine del potere, sui nati babbani...sarà che siamo quasi arrivati al giro di boa, credo..e comincio a temere di deludere le vostre aspettative...T_T vi prego di continuare a essere molto sinceri coi vostri pareri. Thank's.... ghh Posterò un altra parte di capitolo domani..ora nanna! 'Notte fatata!  :-)
Ma noooo T_T potevi postarne un altro T_T
Comunque io dico sul serio, sull'idea dell'Ottavo Libro ^^


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Fairy su 18 Febbraio 2010, 04:21:54 pm
Ma noooo T_T potevi postarne un altro T_T
Comunque io dico sul serio, sull'idea dell'Ottavo Libro ^^
Se postavo a quell'ora rischiavo di postarti il finale, tanto ero stanca... ;D
(http://i49.tinypic.com/30k4jo4.jpg)
Cap.16
Senza difese
“Aiutatemi…”
Harry, Ron e Ginny attesero il ritorno di Hermione seduti ad un tavolino, davanti alla scacchiera di Ron, tra una partita e l’altra. Erano ormai soli, in sala comune. Dopo aver potuto parlare con Hermione, l’umore di Harry era migliorato moltissimo e si sentiva più rilassato, come non lo era stato per molti giorni. Il tepore e il silenzio della sala comune, poi, gli stavano mettendo addosso una certa piacevole sonnolenza, causa della clamorosa sconfitta a scacchi che aveva appena subito da Ginny. Ora lei e il fratello stavano sfidandosi allo stesso gioco, mentre Harry guardava distrattamente i vari pezzi sulla scacchiera, immaginandosi tra le coperte del suo letto e domandandosi con impazienza come mai Hermione stesse tardando più del solito.
Qualche ora prima di cena, alcuni studenti si erano recati ai Tre Manici di Scopa per scaldarsi con una Burrobirra e chiacchierare nel tepore del locale. Madama Rosmerta e la sua aiutante ebbero un bel da fare per tutta la serata; il locale era pieno di clienti e quasi non si riusciva a camminarci dentro, rendendo un po’ difficoltoso il servizio ai tavoli.
Più tardi David Carter si accostò al bancone, dietro al quale Hermione stava sistemando le varie bottiglie delle bibite, e  chiese il conto. Hermione si tirò su e glielo presentò, sogguardandolo.
<<Come sei corrucciato, David. Che ti è successo?>> chiese, e preso uno straccio iniziò a togliere la polvere da alcune bottiglie. David esaminò il conto e aprì le tasche del mantello, rovistandoci dentro.
<<Il mio guaio sono gli ultimi voti di alcune materie scolastiche che non ho mai digerito…Oggi son venuto a bere per dimenticare>> rispose depresso, continuando a frugarsi le tasche. Hermione rise, e scosse la testa.
<<Attento a non bere troppo, o dimenticherai anche le lezioni che sei riuscito ad imparare>> disse, facendolo sorridere, malgrado il suo malumore.
<<T’invidio, tu non hai certo questi problemi>> replicò, cercando nelle tasche della veste.
<<Non invidiarmi, David>> sussurrò lei, con un sospiro. <<Quali sono queste materie indigeste?>>
<<La più rognosa è di certo Erbologia…>> grugnì, piegandosi di fianco, nel tentativo di infilare tutto il braccio dentro la tasca posteriore. Hermione sospettò che avesse fatto alle sue tasche un Incantesimo Estensivo Irriconoscibile. <<Non ho mai amato troppo le serre umide e tutte quelle piante puzzolenti, spinose e sputaschifezze varie>>. Continuò a borbottare, ma lei non capì cosa disse.
<<Se Neville ti sentisse parlare così di Erbologia…>> commentò.
<<Forse Neville non è allergico al polline… Diamine…>> esclamò, frugandosi ancora le tasche con frenesia. Il ragazzo aveva sgranato gli occhi, improvvisamente nel panico. Hermione sollevò un sopraciglio, senza capire. <<Ehm…>> tossicchiò lui. <<Volevo bere per dimenticare, e sembra…ehm. Che ci sia riuscito>> disse. Era diventato tutto rosso. La guardò con imbarazzo. <<Ho…dimenticato i soldi  a scuola>>. Hermione lo trovò talmente buffo che non riuscì a non ridere.
<<Lascia stare, facciamo che oggi offro io>> disse divertita.
<< No, se permetti vorrei offrire io>> incalzò Yan Shine, sbucandogli alle spalle; lo scansò con garbo, tenendogli una mano sul braccio e posò delle falci sul bancone, davanti a lei.
<< Se tu dovessi pagare ogni volta che qualcuno dimentica i soldi a Hogwarts>>disse a Hermione, <<tutto il tuo lavoro sarebbe un inutile sacrificio>>. Le sorrise, e ammiccò verso David, che lo ringraziò, rilassandosi.
<<Facciamo la strada insieme?>> chiese Yan, a David.
<<Perché no? Ci vediamo a scuola, Hermione>> rispose lui, ed entrambi si incamminarono verso l’uscita del locale. Lei restò a guardarli con un lieve sorriso sulle labbra, iniziando a pulire il bancone con lo straccio; era strano, vedere Serpeverde fianco a fianco con studenti di altre Case,  che si rivolgevano la parola cordialmente, provavano a fare un discorso senza azzuffarsi e lanciarsi contro Incantesimi, e mostravano addirittura un po’ di generosità. Una novità assoluta. Le lezioni speciali nella Sala di Addestramento e nel Campo a Percorsi del professor Mcmarck, e l’idea di ridurre il numero dei banchi durante le lezioni avevano certamente dato un grosso contributo. Da un tavolo qualcuno le fece cenno di voler ordinare, e lasciato lo straccio ricominciò a passare tra i tavoli con bibite varie.
Un’ora dopo Madama Rosmerta  l’avvicinò, sorridente.
<<Mia cara, penso che per oggi possa bastare; è passata l’ora di cena da un pezzo, e non hai mangiato niente. Vuoi che ti prepari qualcosa, prima che tu vada?>> le chiese, aiutandola a togliersi il grembiule.
<<Oh, no, grazie, mangerò qualcosa a scuola. Son certa che gli elfi domestici mi avranno messo da parte la cena, e mi dispiacerebbe, rendere vano il loro lavoro>>. La donna la guardò in maniera curiosa e sollevò le mani, come a dire “se lo dici tu”.
<<Il sabato è sempre così, quando si avvicinano le feste. Nel periodo natalizio sarà anche peggio>> le spiegò, guardando il locale ancora pieno di gente. Poi rivolse uno sguardo grato a Hermione.
<<Non sai quanto mi sia prezioso il tuo aiuto, cara>> esclamò. <<Ora vai, e sta’ attenta. Vuoi che ti accompagni?>>
<<Non si preoccupi di nulla, la carrozza è qui davanti>>
<<Copriti bene! E riposati!>>. Le tante raccomandazioni della donna la fecero sorridere ancora. La salutò, dandole appuntamento per la sera seguente ed uscì.
Salita sulla carrozza, la chiuse con un incantesimo e si appoggiò allo schienale, esausta. Era stata una delle serate più faticose, da quando  aveva iniziato a lavorare da Madama Rosmerta. Non si era ancora abituata, a stare in piedi tante ore. In più, tutte le emozioni e le situazioni capitate durante la giornata rendevano pesante la sua testa, come se ci fossero dentro troppi pensieri; non contenta, con la mente proiettata al lunedì successivo, si sforzò di ripetere mentalmente la teoria degli esercizi che aveva studiato durante le pause, e dopo essersi tolta sciarpa e cappotto, decisamente di troppo dentro la carrozza riscaldata, chiuse gli occhi concentrandosi, ma per quanto ci mettesse tutta la sua buona volontà, la molta stanchezza la fece scivolare lentamente in uno stato di leggero torpore. Elfi, Burrobirre e Incantesimi di Difesa si mescolarono nei suoi pensieri in maniera disordinata e bizzarra, cullati dal cigolare ritmico delle ruote della carrozza sulla neve caduta di fresco.
  Era quasi arrivata, quando il Thestral che trainava la carrozza sembrò innervosirsi ed emettere dei versi di paura. Hermione si riscosse e si strofinò gli occhi, affacciandosi al finestrino. Non riusciva a vedere nulla di strano. Estrasse la bacchetta e aspettò. Il Thestral si impennò, retrocedendo. Lei trattenne il fiato e si mise in piedi, tenendosi alla maniglia della portiera. Come impazzito, il grosso animale alato strattonò la carrozza e ruppe le cinghie che lo legavano a questa, la quale si ribaltò di lato. Hermione venne scaraventata a terra, mentre entrambi i finestrini si frantumavano. Ora era completamente sveglia. Sentì il Thestral allontanarsi in volo, e si rimise in piedi col respiro accelerato, scuotendosi i frammenti di vetro di dosso. Con molta cautela si sporse dal finestrino rotto, tenendo la bacchetta vicino al viso, pronta ad utilizzarla. Si guardò attorno, e non vide niente e nessuno. Il cancello di ingresso per il territorio di Hogwarts era a pochi metri. Aprì la portiera, spalancandola completamente e si arrampicò per uscire, guardandosi attorno con circospezione. Fece un salto per scendere, ignorando il freddo pungente e fece il giro lentamente, per vedere se ci fosse qualcosa dall’altra parte. La luna piena rendeva la neve brillante, senza che lei dovesse accendere la punta della bacchetta. Si chinò fino a terra, in cui erano chiaramente visibili delle minuscole impronte, come se di lì fosse passato uno scoiattolo, o qualcosa di simile. Da uno dei cassetti della sua memoria affiorò il ricordo di qualcosa che aveva letto o sentito da qualcuno a proposito dei Thestral e la loro paura di piccoli animali. ‘Forse’, si disse, ‘una bestiola lo ha spaventato’.Convinta che non fosse niente di grave si raddrizzò, tenendosi sulle reni indolenzite con le mani e sbuffando. Oltre il cancello di Hogwarts si vedeva un traballante puntino luminoso: la lanterna gialla di Gazza, che veniva verso lei. Probabilmente, non vedendo arrivare la carrozza, si era preoccupato. Per quanto burbero e un po’ folle, si sentì affezionata anche a quell’ uomo dai modi rudi. Sorrise e puntò la bacchetta verso la carrozza, per Appellare a sé il cappotto e la sciarpa dimenticati, ma prima che potesse pronunciare la parola magica un ruggito sommesso dietro lei la paralizzò sul posto, come congelata dalla paura. Con gli occhi dilatati e un brutto presentimento, girò piano su sé stessa, alzando lo sguardo sull’ombrosa figura che la sovrastava. Trasalì e urlò di puro terrore, retrocedendo e incespicando. Aveva davanti l’enorme figura del licantropo più temuto di tutti i tempi, Fenrir Grayback.
“No, non può essere vero” provava a convincerla, la vocina nella sua testa, mentre le sue mani cercavano di tenere saldamente la bacchetta tremante davanti a lei. “Ti sei addormentata e stai sognando. E’ un altro stupido incubo. Svegliati, Hermione”. La grossa testa irsuta, le zanne gialle, il fiato caldo, era tutto molto realistico, troppo. “Svegliati subito! SVEGLIATI!!” La bestia aprì la bocca, dalla quale colò della disgustosa bava e ringhiò ferocemente, avanzando.
<<La mia deliziosa Mezzosangue…>> latrò, passandosi la lingua sui denti.
<<S-Stupefi-ficium!>> balbettò. La sua bacchetta emise una debole scintilla rossa e si spense. La bocca del lupo mannaro si piegò in una smorfia di soddisfazione, mentre lei fissava la sua bacchetta sgomenta. Perché non aveva funzionato?
<<Protego!>> gridò disperata, ma nessuno Scudo di Protezione uscì dal suo legno. <<Protego!PROTEGO!!>>. Niente. Greyback sollevò un braccio e con un gesto veloce le diede una zampata, facendole cadere la bacchetta, la quale roteò in aria e cadde, piantandosi nella neve a pochi metri da loro.
 Hermione mugolò, retrocedendo ancora di pochi passi. Era stordita, terrorizzata, e la testa le pulsava dolorosamente. Capì da questo, che non poteva essere un sogno. Voltò piano la testa verso i cancelli e vide il custode farsi ancora più vicino.
<<Signorina Granger, tutto apposto?>> chiese, la voce rauca e spaventata dell’uomo.  L’aveva sentita gridare, ma probabilmente non distingueva cosa stava succedendo. La paura che il povero magonò potesse rimanere ucciso le diede finalmente coraggio.
<<MASTRO GAZZA, SCAPPI!>> urlò, con tutto il fiato che aveva in gola. Il custode sussultò. <<CORRA A CHIAMARE AIUTO, SUBITO!!>>. Mentre incespicava all’indietro, lo vide esitare e poi fuggire, lasciando cadere la lanterna a terra. Quando si voltò di nuovo verso il lupo mannaro, lui era a pochi centimetri da lei.
<<Non hai più scampo,ormai>>. Il braccio peloso del lupo si sollevò ancora in aria. Hermione urlò,  e nello stesso momento un’altra feroce zampata la colpì all’altezza della vita, spingendola a terra. Mentre cadeva di fianco, con metà faccia sprofondata nella neve,sentì i vestiti lacerarsi, assieme alla pelle del suo ventre e subito un forte bruciore, dove gli artigli del licantropo l’avevano graffiata. Trattenne dolorosamente il fiato, incapace di muoversi. Si portò una mano tremante sulla pancia e quando la ritrasse, sentendo umido e caldo, vide la neve macchiarsi di rosso. poi tutto divenne sfocato e nebbioso. Il suo ultimo ricordo fu il muso di Greyback che respirava sul suo collo.( To be continued)

*


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Vampirella magica su 18 Febbraio 2010, 04:37:56 pm
Ciao Fairy,
Io non considero 1 errore il fatto che tu abbia messo la Stanza delle Necessità, anzi, a dire il vero mi è molto dispiaciuto che la Row l'abbia distrutta (se l'ha distrutta davvero... non mi pare che ci siano prove...), perchè l'ho sempre trovata Mitica.

Non so se oggi riuscirò a stampare e quindi a leggere i pezzi nuovi, ma tu continua pure a metterne...
Sono d'accordo con King (e poi te l'avevo già detto), sembra proprio di leggere l'8° libro della Row!


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Fairy su 18 Febbraio 2010, 04:51:16 pm
Ciao Fairy,
Io non considero 1 errore il fatto che tu abbia messo la Stanza delle Necessità, anzi, a dire il vero mi è molto dispiaciuto che la Row l'abbia distrutta (se l'ha distrutta davvero... non mi pare che ci siano prove...), perchè l'ho sempre trovata Mitica.
Ripeto, per quanto mi riguarda non ho fatto un errore ma una scelta:ho voluto intatta la Stanza, che ha ripreso a funzionare come prima... ghh é davvero mitica, si!
Non so se oggi riuscirò a stampare e quindi a leggere i pezzi nuovi, ma tu continua pure a metterne...
Sono d'accordo con King (e poi te l'avevo già detto), sembra proprio di leggere l'8° libro della Row!
be', a questo punto non mi resta che scrivere a zia Row per un consulto...eh eh! Troppo buoni, davvero! ghh
(seguito del 16° capitolo)
Il ritratto della   Signora Grassa si aprì, sbattendo con una tale forza che la Signora urlò. Neville entrò nella sala comune di Grifondoro come una furia, e Harry, Ron e Ginny trasalirono, rovesciando dal tavolino la scacchiera e tutti i pezzi. Harry si era ritrovato con la bacchetta in mano puntata contro lui, la sonnolenza dissolta in un secondo.
<<Neville, ma cosa diavolo…>>
<<Ron>> esalò lui, tenendosi il petto, <<E’ successa una cosa…dovete venire…stavo rientrando dalle serre,ero là con Madama Sprite…. e ho visto. Non so se è grave…>>
<<Calmati, amico, e parla piano. Cosa sta capitando?>>. Era talmente agitato che ciò che diceva si capiva appena.
<<Qualche pianta carnivora ha addentato uno studente?>>lo interruppe Ginny, ironica, mentre raccoglieva le pedine.
<< La tua piantina ha schizzato Puzzalinfa su Madama Sprite?>>aggiunse Harry.
<<No!>> urlò Neville,zittendoli. Prese un respiro e li fissò.
<<Qualcuno…qualcosa….ha aggredito Hermione>> disse senza fiato, <<La stanno trasportando in infermeria>>
Ci volle qualche secondo, perché il significato della frase penetrasse.
<<Cosa?>> sussurrò Harry, incredulo.
<<Ferita>> puntualizzò.
<<Ferita…?>> farfugliò Ginny, mettendosi una mano davanti alla bocca.
<<Andiamo!>>. Ron saltò su senza aggiungere altro, tirandosi dietro Harry e Ginny e superando Neville, quasi travolto dai ragazzi. Lui li seguì.
<<Chi è stato, Neville?>> balbettò Ron, mentre il cuore gli martellava in petto.
<<Non lo so…>>
<<Ma è grave?>>
<<Non lo so!>>. Arrivarono davanti all’infermeria col fiatone, e trovarono la via sbarrata dal professor Lumacorno, il quale cercava di tenere a bada altri studenti incuriositi. Harry e Ron lo tempestarono di domande contemporaneamente, senza che si capisse nulla di quello che dicevano. L’uomo sollevò le mani e li zittì.
<<Calma, miei cari ragazzi, e un po’ di rispetto! Questa è un’infermeria!>> esclamò, a bassa voce. Non sembrava troppo preoccupato, ma Ron tremava, accanto all’amico. <<La signorina Granger non è in pericolo di vita, e quello che è capitato è frutto di un piccolo incidente>> spiegò, con calma, l’insegnante.
<<E’ ferita! Dobbiamo vederla!>>esclamò Ron, cercando di mantenere un tono di voce sommesso,  provando a eludere la sorveglianza, ma l’uomo lo bloccò con forza, aiutato da Harry, che lo trattenne per le spalle.
<<Credimi, figliolo, non è così grave come può sembrare, lascia che ti spieghi…>>
<<Se si è lasciata portare in infermeria senza storie è grave per forza>> ribatté lui,con voce rotta, divincolandosi, <<Lei non vuole! Non ci vuole stare, lì dentro…>>. Harry vide i suoi occhi azzurri farsi lucidi.
<<Ascoltami e capirai: stamattina un Molliccio è fuggito dalla Sala di Addestramento per Auror, dopo aver preso le sembianze di un topo. E’ evidente che è riuscito a spingersi fino ai cancelli, dove ha spaventato il Thestral che trainava la carrozza sulla quale la signorina viaggiava. La carrozza si è rovesciata, lei ne è uscita e il Molliccio ha preso, ovviamente, la forma della sua più grande paura>>. Gli occhi di Lumacorno si strinsero, mentre guardava cupamente gli studenti, che pendevano dalle sue labbra.
<<Quando sono arrivato ai cancelli, assieme alla Preside e al professor Mcmarck, messo in allarme dal nostro spaventato custode, la vostra compagna era a terra priva di sensi, con alcuni tagli non troppo profondi all’altezza della vita, insidiata da quello che sembrava un vero licantropo, ma non uno qualsiasi:  Fenrir Greyback, la bestia sanguinaria alla quale gli Auror stanno dando la caccia da un po’ di tempo >>. Lo disse con un tono drammatico pieno di tensione, come era solito fare quando voleva impressionare gli studenti. Si sollevò un borbottio irrequieto, e perfino Ginny e Harry trasalirono, immaginando quale micidiale terrore doveva aver avuto la loro amica, ma Ron li fece zittire di nuovo.
<<Professore, come sta, adesso?>> incalzò ansioso.
<<Oh, puoi stare tranquillo. La ferita è stata trattata con del dittamo, domani sarà scomparsa quasi del tutto. Non essendo stata ferita da un vero licantropo, sparirà senza lasciarle alcuna traccia. La perdita di conoscenza non è correlata alla ferita, ma allo spavento. Si è ripresa subito, e ha potuto raccontarci tutto nei dettagli. E’ stata molto precisa, come sempre>>
<<Ma allora perché la trattengono in infermeria?>> protestò Ron. <<Se non è così grave…>>
 << C’è dell’altro>> lo interruppe l’insegnante, dondolandosi, a disagio. Ci fu silenzio.
<<Che significa, ‘c’è dell’altro’?>> intervenne Harry, corrugando la fronte.
Lumacorno prese un  gran respiro e fece per proseguire, poi si trattenne e prese da parte Neville, Ginny, Harry e Ron.
<<Voi potete andare, grazie>> disse, guardando i ragazzi rimasti oltre le loro spalle. << Filate nei vostri dormitori, presto>>. Gli altri studenti, borbottarono e se ne andarono.<<E’ comprensibilmente scossa>> bisbigliò Lumacorno, mettendo una mano sulla spalla di Harry e l’altra su quella di Ron. << Ha subito certamente un forte shock emotivo. Insomma, era convinta di trovarsi davvero di fronte a Fenrir Greyback>>. Scosse la testa, come se fosse rimasto impressionato anche lui. <<Vedete, quando siamo arrivati e l’abbiamo soccorsa, si è ripresa subito, come già vi ho detto; ma è saltato subito agli occhi che qualcosa non andava: era come se la sua magia vibrasse attorno a lei, fuori dal suo controllo, come capita ai bambini. Sembra che lo shock abbia, per il momento,  creato dei piccoli problemucci ai suoi poteri>>. Ron boccheggiò.
<<Che genere di problemi, professore?>> domandò Harry.
<<Ripeto, niente di grave. Può succedere: stress, stanchezza, paura…giocano brutti tiri, tutti insieme. Mi è sembrato di capire che ultimamente si è data molto da fare su molti fronti; diciamo che quando si raggiunge il limite di sopportazione l’energia potrebbe, in rari casi,andare temporaneamente in depressione e diventare instabile. Ha poco controllo sulla sua magia, tutto qui. Lei stessa ha affermato di non essere riuscita ad eseguire nemmeno uno Schiantesimo, e non è stata capace di ripararsi con un Sortilegio Scudo>>.  I quattro si guardarono l’un l’altro, increduli.<<Il professor Mcmarck l’ha  sottoposta ad esami specifici, poco fa, che hanno confermato le nostre teorie. Ha quasi distrutto l’intera scorta di pozioni che Madama Chips teneva in infermeria. Senza volerlo, naturalmente… Ha bisogno di riposo e tranquillità. Fossi in voi non le farei troppe domande. E se volete un consiglio spassionato, convincetela a lasciare almeno il lavoro a Hogsmeade: la stanchezza ritarderà la sua ripresa, e questo non è un bene>>. Annuirono, seri.
<<Possiamo vederla, professore?>> chiese Ginny, supplichevole.
<<Oh, no, mia cara. Le hanno somministrato della Bevanda della Pace, ora. Non credo sia nella capacità di conversare con voi. Tornate nei vostri dormitori e non preoccupatevi per lei. Madama Chips la veglierà>>
In quel momento la Preside uscì dall’infermeria, con un viso cupo. Li guardò facendo loro un sorriso comprensivo e stanco.
<< Stavo venendo ad avvisarvi >> disse, con la dolcezza tipica di quei momenti. <<Ha chiesto di voi, prima di addormentarsi. Era preoccupata, perché non vedendola tornare sareste rimasti in pensiero. Perché si calmasse, le ho dovuto promettere che vi avrei informati appena possibile>>. Poi si rivolse all’insegnante di Pozioni.<<Ci siamo presi l’ennesimo grosso spavento, Horace>> sospirò, tristemente.
<<Si, Minerva, solo uno spavento. Il Molliccio è stato catturato, è già nella Sala di Addestramento, nella sua gabbia>>
<<Professore, come ha capito, che era un Molliccio?>> Chiese Neville, timidamente.
<<Semplice, ragazzo mio. Quando mi sono avvicinato per lanciargli un incantesimo si è trasformato nel mio medimago dietologo che mi prescriveva il digiuno totale>>. Scosse la testa, rabbrividendo al ricordo.
<<Ora sarà meglio che torniate alla vostra Torre, ragazzi. Con tutta probabilità Hermione uscirà dall’infermeria domani, oggi la teniamo qui per sicurezza>> disse la Mcgranitt, rassicurante. Ron guardò oltre le spalle della Preside, scrutando con desiderio la porta chiusa, poi si arrese agli ordini. I quattro fecero dietrofront di malavoglia, continuando a voltarsi indietro. Tornarono alla sala comune discutendo sommessamente, poco convinti.
<<Ma che vuol dire, che ha poco controllo sulla sua magia?>> chiedeva Neville.
<<Non è la prima volta, che sentiamo parlare di vicende simili>> ribatté Ginny, accigliata. <<Ricordate? era capitato anche a Tonks>>
<<E’ vero. Dopo la morte di Sirius>> annuì Harry. Stentava a credere che la stessa cosa stesse capitando a Hermione che, per quanto ne sapeva e aveva potuto vedere, aveva sempre avuto una certa abilità con qualsiasi incantesimo e un controllo incredibile sulle sue facoltà magiche.
<<E ad Ariana Silente, anche>> mormorò Ron, deglutendo rumorosamente.
<<Oh, Ron, per favore. Non essere così pessimista!>> esclamò la sorella. <<Ariana Silente era una bambina, quando le successe quel terribile fatto, non credo ci sia paragone con quello che è capitato a…>>. La voce le morì in gola. Sembrò pensarci, poi si voltò di scatto verso Harry. <<Harry, pensi che sia paragonabile?>>
<< Hermione si riprenderà, hai sentito che ha detto il professore?>> tagliò corto lui, riluttante a pensare in negativo.
<<Si, Harry ha ragione; se il professore dice che starà bene, starà bene>> disse Ron, forse per convincersi che era così. <<E’ che non averla potuta vedere mi lascia…come dire…>>
<<…In ansia>> concluse per lui, Harry, in un sussurro. Si chiese, con una punta di angoscia, come si sarebbe sentito, se quel licantropo fosse stato vero;l’improvvisa paura per il rischio corso gli aprì gli occhi su delle questioni che non si era mai posto:  perché le avevano permesso di andare in giro da sola? Gli parve una cosa folle e incauta. Era fin troppo facile, trovarsi in pericolo, fuori da Hogwarts. Di quei tempi, peggio che mai. Fu preso dall’improvvisa voglia di scrivere a Kingsley.
Varcarono il buco nel ritratto e si fermarono davanti alla scala del dormitorio femminile. << Domattina ci sveglieremo presto e andremo a prenderla in infermeria, d’accordo?>>. Harry cercò di sembrare tranquillo, mentre faceva quella proposta. Ron fece un sorriso insicuro, annuendo.
Quella domenica mattina il sole invitava ad uscire dal Castello per una gita ad Hogsmeade. La neve sembrava splendere d’oro, sotto i suoi raggi e la maggior parte degli studenti si lasciò convincere nonostante la brezza sferzante, che aveva ripulito il cielo dalle nuvole.
 L’infermeria quasi vuota era in penombra, quando Ron vi entrò silenzioso. In fondo alla corsia, una tendina bianca era tirata attorno al letto in cui Hermione sedeva a gambe incrociate. La sua ombra proiettata dalla luce della finestra si stagliava contro la tendina. Ron sorrise, avanzando, e quando fu arrivato  fece capolino dalla tenda, cercando di stamparsi sulla faccia l’espressione più serena di cui fosse capace.
<<Ron>> bisbigliò lei, in tono di scuse, sollevando il viso dal libro che teneva in mano. Si era già rivestita con abiti puliti che probabilmente le erano stati portati dagli elfi. Ron si chinò su lei e le lasciò un bacio sulla fronte.
<<Come ti senti? >> le chiese, sedendosi accanto.
<<Mi dispiace tanto. Non volevo farti stare in pensiero>> disse, riavviandosi i capelli. Lui le passo un braccio attorno alle spalle.
<<Come se quello che è successo fosse colpa tua>>. Gli occhi di Ron si posarono sulla sedia nel lato opposto, dove giacevano i vestiti di Hermione, laceri e macchiati di sangue. <<La ferita si è rimarginata?>>
<<Sì, non era grave. Ma dov’è, Madama Chips? Sto aspettando che mi dia il via libera per uscire da qui>>
<<L’ho incontrata mentre arrivavo. E’ andata a prendere delle pozioni dalla riserva del professor Lumacorno>>
<<Oh. Se non fosse stato per lui e il professor Mcmarck…>>. Hermione rabbrividì al pensiero.
<<Non pensarci più, streghetta mia>>. Ron appoggiò la testa alla sua spalla, arricciando le labbra per chiedere un bacio, ma la porta dell’infermeria si aprì e comparvero Ginny ed Harry.
<<Buon giorno, sei sveglia>>Disse Harry, sorridendo quasi timidamente.
<<Non sai più che inventarti, per attirare l’attenzione, eh?>> scherzò Ginny. Si sedettero sul suo letto, chiedendole le stesse cose che aveva domandato Ron. Madama Chips tornò poco dopo, carica di bottigliette, ampolle e scatole, contenenti ogni sorta di pozioni e medicamenti. Diede il permesso a Hermione di uscire dall’infermeria, dietro la solenne promessa di stare a riposo e tornare a farsi dare una controllatina sul tardi.
Andarono a fare colazione in Sala Grande, piuttosto vuota, poi si diressero alla sala comune.
<<Niente gitarelle, oggi?>> chiese Hermione, con noncuranza.
<<Tu devi stare a riposo, hai sentito la Chips?>> replicò Ron, con tono di rimprovero.
<<Io si, ma voi no. Non vorrete passare la giornata chiusi ad ammuffire in sala comune…?>>
<<Ci saranno altre domeniche, da passare ad Hogsmeade. Oggi stiamo con te>> rispose Harry, che continuava a fare di tutto per essere gentile nei suoi confronti.
<<Che c’è, la nostra compagnia non è gradita?>> incalzò Ginny, aprendo il buco nel ritratto.
<<La vostra sorveglianza, semmai…>> ribatté lei, con sarcasmo.
<<Appunto. E’ proibito studiare, ripassare, niente compiti o cose simili, almeno fino a stasera>> continuò Ron, tenendo conto del suo elenco con le dita.
<<Oh, ma certo. Aprite la finestra e buttatemi di sotto, dato che ci siamo!>> fece lei, drammatica. (To be continued)


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: King Harry su 18 Febbraio 2010, 05:09:44 pm
Seguitooooo O.O subitooooo XD


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Fairy su 18 Febbraio 2010, 05:16:57 pm
Seguitooooo O.O subitooooo XD
Lo pendo come un commento positivo... ghh
(seguito del 16° capitolo)
<<Anche la Mcgranitt e il professor Lumacorno, hanno detto che devi riposare, Hermione>> continuò Ginny, sedendosi sul divanetto davanti al camino.
<<Riposare, non mettermi a letto come una moribonda e avervi tutti attorno al mio capezzale! Sto benissimo, ho solo...>>. Non proseguì. Non riuscì a trovare le parole giuste per sminuire quello che le era capitato.
<<Hai solo incontrato un Molliccio, vero?>> replicò Ginny, spazientita. <<Perché devi farla tanto complicata? Rilassati, è domenica, approfittane!>>
<<Già>> borbottò lei, di rimando, sprofondando nella poltrona lì accanto. <<Solo uno stupido Molliccio>> . Ron la vide rabbrividire, e non di freddo. La sala comune era ben riscaldata.
<<Perché non ci mettiamo a scrivere delle belle lettere da mandare ai nostri genitori?E’ un secolo, che non li sentiamo>> propose, andando a prendere dal tavolo tutto il necessario, sperando di poterla distrarre.
<<Vecchio mio, hai avuto una splendida idea>> convenne Harry. <<Anch’io scriverò ai tuoi>>
<<Be’, questo non è un cattivo suggerimento, in effetti>> convenne, Hermione. <<Vi ho sempre detto che dovreste scrivere più spesso, ai vostri genitori. Ma io ho scritto loro l’altro ieri e sto ancora aspettando la risposta. A proposito, non è arrivato nulla, stamattina?>>.  Ron, Ginny e Harry si lanciarono un breve sguardo.
<<No, niente>> rispose frettolosamente Ginny, prendendo una penna d’aquila ed una pergamena.
<<Nemmeno la Gazzetta della Domenica?>>
<<Forse arriverà più tardi. Allora, scriviamo queste lettere?>> tagliò corto Ron, facendosi passare alcuni fogli e fingendo di concentrarsi.
<<Non capisco. I gufi son sempre molto puntuali>> farfugliò, perplessa. Ron aveva appena iniziato la sua lettera, e lei si rassegnò. Prese una pergamena e cominciò a buttare giù qualche riga da spedire a Kingsley, quando il buco nel ritratto si aprì. I quattro si voltarono per vedere chi stesse entrando, e si stupirono di vedere il viso avvizzito e grigio di Gazza, curvo e pallido, affacciato all’entrata.
<<Buongiorno, ragazzi>> disse, con voce imbarazzata. Non l’avevano mai visto, in sala comune. << Ti ho cercata in infermeria, signorina Granger, e mi hanno detto che eri stata dimessa>>. Hermione si alzò e gli si avvicinò, sorpresa e intenerita, allo stesso tempo. Lo ringraziò e dopo avergli accennato qualche parola a proposito della sua salute, l’uomo si fece rosso in viso e riprese i suoi abituali toni burberi:
<<Non son venuto per sapere come stavi, figurati!>> esclamò truce,  e le disse che era da incoscienti girare a tarda notte in tempi come quelli,  che se fosse stato per lui non ci sarebbe stato nessun permesso speciale, nemmeno per gli studenti dell’Anno Integrativo e ogni genere di controllo e punizioni, e che lui non era disposto a correre altri simili rischi per i capricci di una ragazzina viziata. Hermione scosse la testa e sorrise di nascosto, convinta che in fondo, quelle cose non le pensava davvero. Mastro Gazza finì la sua predica e se ne andò borbottando.
<<Non ha tutti i torti, stavolta>> convenne Ron, senza smettere di scrivere.
<<Non è un capriccio, il mio, e lo sai benissimo >> ribatté lei.
<<Non dico questo, ma che non sia sicuro che tu vada in giro a tarda ora>>
<<Non ero in giro! Stavo lavorando! E comunque è stato solo un caso>>
<<Hermione, dovresti lasciare il lavoro, credo>> intervenne Ginny, senza mezze parole. La ragazza incrociò le braccia, senza tornare a sedersi.
<<Cos’è questa novità, ora?>> chiese, stancamente.
<<Il professor Lumacorno ci ha detto che se continuerai a stare sotto stress in questo modo la tua ripresa sarà lenta e difficoltosa>>. Ginny aveva appoggiato la sua piuma e la guardava seria.
<<Sciocchezze, sto benissimo, il graffio è già sparito, vuoi vedere?>>
<<Ginny non parla del graffio: ieri non sei riuscita a difenderti con la magia>> incalzò Harry e chinò la testa, sperando di non scatenare un’altra lite. Ron rovesciò sul foglio la boccetta dell’inchiostro, imbrattando il tavolo. Hermione rimase a bocca aperta e sbatté le palpebre, sorpresa.
 <<Pensavi che non ce lo avesse detto?>> incalzò Ginny, <<Be’, era preoccupato, per questo, almeno quanto noi. E anche lui pensa che sia il caso che tu lasci qualcuna delle tue occupazioni, sempre che tu voglia tornare padrona della tua magia>>. Lei lasciò cadere le braccia lungo i fianchi.
<<Io sono padrona della mia magia…E’ stato solo un momento…>> farfugliò debolmente.
<< Un momento che poteva costarti la vita, se quel coso non fosse stato solo un Molliccio>>replicò Harry, con cautela. Lei aveva corrucciato la fronte e si era seduta lontana da loro, guardando per terra. <<Ragiona, Hermione; non stiamo andandoti contro per farti arrabbiare o importi il nostro punto di vista a tutti i costi. Si tratta della tua salute. Lo capisci?>>
<<Harry sta cercando di dirti che se continuerai così non riuscirai a portare avanti tutti i tuoi impegni lo stesso, perché ti ammalerai>> aggiunse Ginny. <<Vuoi davvero passare il tuo anno scolastico in infermeria? Perché sei sulla buona strada…>>
<<Va’ bene!>> sbottò Hermione, esasperata, sollevando le mani in segno di resa. <<Ho capito. Lascerò il lavoro…Così sarete tutti tranquilli>>. Poggiò i gomiti sulle ginocchia e la fronte sul palmo delle mani, sbuffando.
<<Non devi farlo per noi, forse non hai proprio capito!>>  replicò Ron, che parve aver ritrovato il coraggio di parlare.
<< Oh, si che ho capito. Madama Rosmerta non sarà contenta…>>
<<Madama Rosmerta capirà. La Preside le ha già mandato un gufo per spiegarle l’accaduto>>. Lei sembrò più depressa.
<<Oggi va’ tutto male…ma perché la posta non arriva?>> chiese, moggia. Ginny sbuffò forte.
<<Okay, basta così, ragazzi>> disse, alzandosi e andando a frugare sotto il cuscino del divano. <<Tanto lo verrà a sapere comunque, domani o dopo>>. Ne estrasse la copia della Gazzetta della Domenica che i tre avevano nascosto per non fargliela vedere. Hermione sollevò un sopraciglio, stupita. <<Scusaci. I professori ci hanno raccomandato di non farti agitare, e oggi le notizie non sono buone>> spiegò, mentre Harry e Ron si guardavano furtivamente, colpevoli. <<Sei certa di voler leggere? Perché magari è meglio se te lo raccontiamo noi…>>
<<Dammi quel giornale, Ginny>>sussurrò, con pazienza. L’amica non se lo fece ripetere ancora. Si arrese e glielo passò. La fissarono per tutto il tempo in cui rimase china a leggere le notizie di altri Nati Babbani trovati morti nelle loro abitazioni, cercando sul suo volto i segni evidenti di una perdita di controllo di sé stessa; si aspettarono di vederla trattenere il fiato, tremare, scoppiare a piangere, farsi mille domande alle quali non avrebbero potuto dare nessuna risposta. Invece rimase calma, solo con un’espressione triste e quasi rassegnata sul viso. Quando ebbe finito richiuse la Gazzetta e la appoggiò sulla poltrona, accanto a lei.
<<Finite le vostre lettere>> disse, calma. <<Magari dopo, Ron, ti va’ di insegnarmi giocare agli Scacchi Magici?>> . Il ragazzo sollevò un sopraciglio.
<<Ma tu sai già giocarci…conosci le regole meglio di me…>>
<<Una cosa è conoscere le regole, un’altra saper usare la logica del nemico contro lui stesso per vincere. Insegnami qualche strategia di difesa. Vuoi?>>
<<Pensavo che considerassi gli Scacchi dei Maghi un po’ violenti…>>
<<Lo penso ancora>>. Non disse altro,non diede altre giustificazioni alla sua richiesta, ma Ron andò in dormitorio e portò giù la scacchiera e giocò con lei fin quasi all’ora di pranzo.
Quando sedettero al tavolo di Grifondoro per mangiare, alcuni professori e molti studenti si avvicinarono per chiederle come stesse. Perfino la Preside andò a domandarle della sua salute. La professoressa Jones e il professor Mcmarck le ricordarono di fare un salto in infermeria dopo pranzo, nella quale, l’avvisarono, l’avrebbero sottoposta ad alcuni semplici esami per verificare la padronanza sulla sua magia.
Non volle essere accompagnata. Si diresse in infermeria da sola ed entrò, con molta timidezza. I due insegnanti e Madama Chips la stavano aspettando.
<<Accomodati, cara>>le chiese Hestia, sorridendole. <<Come ti senti? Tutto bene?>>
<<Mi sembra di si>> rispose lei, solo.
<<Faremo in fretta>> assicurò Andrew Mcmarck. E fu così. Non ci misero molto a capire che la situazione era solo leggermente migliorata. Riuscì a fare alcuni semplici Incantesimi di Protezione, ma mentre gli eseguiva appariva chiaro che si sentiva insicura e ad un certo punto le brande dell’infermeria iniziarono a barcollare da sole sui loro piedi di ferro. Le dissero che era normale, che ci voleva ancora qualche giorno perché  riprendesse del tutto il controllo sul suo potere magico e che la ripresa andava aiutata dalla cura che Madama Chips le prescrisse.
<<Bevanda della Pace prima di dormire, tutte le sere per almeno dieci giorni>> ordinò, con tono professionale, dandole una pergamena con su segnate le dosi consigliate e chiamando a sé con la bacchetta una boccetta piena di un liquido che conosceva bene. Hermione sbuffò, prendendola tra le mani. Ancora questo intruglio?
<<E’ controindicata nei periodi di esami, è sconsigliato l’uso se si deve pilotare un mezzo di trasporto, quali manici di scopa e via discorrendo e durante duelli magici>> aggiunse, meccanicamente, quasi stesse leggendo sul bugiardino di un farmaco Babbano. <<Da’ molta sonnolenza e lascia strascichi quando se ne fa’ un uso prolungato>>specificò, perché fossero chiare le motivazioni.
<<Grandioso>> borbottò sottovoce, con una nota di sarcasmo, <<proprio quello di cui avevo bisogno…addormentarmi sul banco durante le lezioni>>
<<Tra poco più di  due settimane è Natale, quindi non preoccuparti per lo studio; durante le vacanze ti riprenderai>> disse Hestia Jones. Lei annuì poco convinta.
<<Posso andare?>> chiese.
<<Si. E cerca di rilassarti>>. Mentre si allontanava verso l’uscita sentì lo sguardo dei tre adulti sulla sua schiena. Che cosa stavano pensando?  Ebbe risposta quasi subito.
<<Signorina Granger?>> la richiamò il professor Mcmarck. <<Cerca di utilizzare la tua magia il meno possibile, per qualche giorno. Giusto se ti è strettamente necessario, d’accordo? Parlerò io con gli insegnanti>>.  Annuì di nuovo e uscì. Che era una squilibrata, ecco cosa pensavano. Chinò il capo, depressa, rigirandosi la boccetta di pozione tra le dita. Ci mancava solo questo. Si chiese se fosse possibile che andasse peggio di così. Quando una voce femminile  la chiamò facendola sospirare tristemente si rispose che si, evidentemente era possibile.
<<Ehi, Lady Burrobirra… o è il caso di chiamarti solo Granger, ormai?>>.  Si voltò verso Pansy, e per educazione sorrise, evitando di ribattere in malo modo. <<E’ vero che ti hanno già licenziata?>>. Era assieme a tre delle sue compagne e tutte ghignavano maliziosamente.
<<Ti hanno informata male. Ho dovuto lasciare il posto. Comunque Granger andrà benissimo, grazie>> rispose.
<<See, ti piacerebbe, feccia…Ho tanti altri appellativi, per riferirmi a te>>. Il risolino sciocco delle ragazze la urtò. Diede loro le spalle, decidendo che le carinerie con Pansy erano del tutto superflue e riprese per la sua strada, ma quelle la seguirono. <<Dicono che un Molliccio ti abbia aggredita e la paura ti abbia mandato fuori di testa>>. Svoltò per un corridoio e iniziò a fare le scale. <<E’ vero che non sai più usare la magia?>>. Aumentò la velocità dei passi, convinta che arrivata ad un certo punto si sarebbero stancate e sarebbero tornate indietro. << Ora non sei più una Mezzosangue, allora…sei una completa inutile Babbana…>>
<<Vuoi che te lo dimostri?>> urlò, voltandosi di scatto e brandendo la sua bacchetta sotto il naso di Pansy. <<Vuoi che ti faccia vedere se so ancora usare la magia?>>. Pansy scese di due scalini, imitata dalle altre. << Mettimi alla prova, ti prego, e togliti questo dubbio!>>. Due dei quadri appesi alla parete tremolarono affianco a lei.
<<Santi numi, il terremoto!>> strillarono le vecchie comari dipinte sulla tela.
<<E’ proprio vero…sei uscita di testa>> replicò la Serpeverde, scuotendo il capo, senza smettere di sogghignare. <<Andiamocene, ragazze. Meglio non  avvicinarsi troppo, potrebbe essere contagiosa>>. Ridendo ancora scesero le scale, lasciandola col braccio teso, la bacchetta ancora puntata in avanti. I quadri si riassestarono, ma le due donne del dipinto erano fuggite.
<<Non starle a sentire, Hermione>> intervenne qualcun altro. Un’altra ragazza. In cima alle scale c’era Luna, che scendeva verso di lei, tenendo tra le braccia una sacco di plastica trasparente pieno di grosse patate bitorzolute che si dimenavano. <<Non c’è niente che non vada in te>>
<<Grazie, Luna, sei gentile. Anche se comincio a dubitare anch’io del mio equilibrio mentale, ultimamente>> sussurrò, abbattuta. La vide tirare un pugno al sacco di radici, che si bloccarono di colpo. <<Ma che cosa sono?>>
<<Oh, questi? Sono Romioragni, li sto portando alla Professoressa Sprite perché possa piantarli nella serra numero quattro. Sono un ingrediente fondamentale della pozione Antiraffreddore che stiamo studiando quest’anno, sono arrivate via gufo poco fa e la Preside mi ha chiesto di portarle a destinazione. Comunque tornando al discorso iniziale, in effetti è tutta una questione di testa, credo. Ma nel tuo caso anche di coscienza di sé, suppongo>>
<<Cioè?>>
<<Immagino non sia facile gestire un potere come il tuo>>. Hermione la guardò in tralice, con un cipiglio perplesso. Luna afferrò meglio il sacco che le stava scivolando. Sembrava pesante.
<<Perché dovrebbe essere difficile, gestire il mio potere?>> le domandò, aiutandola a sistemarselo meglio tra le braccia.
<<Ma perché tu sei una Nata Babbana, no?>>. Luna le sorrise, ma lei si fece più seria che mai.
<<Scusa, ma non ti seguo. Cosa vorresti insinuare? Che i Nati Babbani, in quanto tali, non sono in grado di gestire i propri poteri?>>. Poteva aspettarsi molte cose bizzarre, da Luna, ma non un colpo così basso.
<<Oh, no! No di certo!>>. Iniziò a ridere come se Hermione avesse fatto una divertentissima battuta, tanto che le patate semoventi ripresero a dimenarsi, il sacco le cadde dalle braccia rompendosi, e le patate uscirono, rotolando giù per mezza rampa di scale. Quando si calmò – passarono alcuni minuti – trasse un respiro e si asciugò la coda dell’occhio. <<Volevo dire che è normale, avere difficoltà con il tuo potere, perché è di livello superiore. Sei una Nata Babbana, papà dice che quindi possiedi il potere più puro e raro in assoluto>>. Le sorrise ancora e saltellò per i gradini Appellando a sé i Romioragni –accio, accio! –, dopo di che li rinfilò nel sacco riparato magicamente . <<Papà ha detto che tu sei una Custode della Luce, Hermione. Hai in te il Potere Primordiale, ovviamente>>. E se ne andò, sempre saltellando allegramente.
(Fine del 16° capitolo)


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Vampirella magica su 18 Febbraio 2010, 05:23:00 pm
Quando attiva il 17° capitolo?
Forza, forza! ;D


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: King Harry su 18 Febbraio 2010, 06:10:28 pm
Lo pendo come un commento positivo... ghh
L'hai preso per quello che è in realtà XD
Vogliamo il prossimo capitolo U_U


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Fairy su 18 Febbraio 2010, 07:40:39 pm
(http://i50.tinypic.com/2ewp3s1.jpg)
Cap 17
Il Potere Primordiale
“Tutte sciocchezze”
Hermione omise di proposito l’incontro con Pansy a Ron, Harry e Ginny, immaginando che non avrebbero reagito bene e raccontò invece quello con Luna. <<Custode della Luce?>> sghignazzò Ron, piegato sul divano, <<E che altro dice, il vecchio Lovegood, che discendi da un lampione e da una fiaccola?>>. Quando esaurirono l’argomento ‘Bizzarrie di Luna e Xeno ’ disse loro della cura che Madama Chips le aveva dato e si sentì confortata dalle parole di incoraggiamento di tutti e tre. Questo però non tolse il fatto che il problema di fondo non era ancora risolto; gli altri notarono che si sentiva insicura, come se avesse avuto in mano una bacchetta magica guasta ed evitava di utilizzarla per paura di fare danni. Quella sera la Mcgranitt volle vederla e anche lei ebbe parole di conforto da darle. Le disse che aveva avuto risposta da Madama Rosmerta e che, sebbene dispiaciuta, capiva la situazione e le augurava solo di riprendersi al più presto. Ricevette molte visite, in verità; quella di Hagrid, di alcuni studenti delle altre Case e con suo grande stupore un gufo le portò una lettera scritta dal pugno di Kingsley che, a quanto pareva, era stato informato da Harry quella mattina. Erano solo poche righe, ma fu un’altra delle tante cose  che le diedero di nuovo un po’ di coraggio:
“Mia cara Hermione,
La mia missiva sarebbe dovuta arrivare con l’intenzione di rivolgerti le mie congratulazioni per la tua nomina di Presidente del C.R.E.P.A., ma ho cambiato il testo non appena ho saputo.  Mi scuso con te per il poco tempo che posso dedicarti; mi dolgo di quello che ti è capitato, farò di tutto per passare a trovarti appena posso. il Ministero non naviga in acque tranquille, come puoi immaginare. Tu cerca di stare serena,vedrai che starai meglio prima di quanto tu creda.
In attesa di tue notizie, ti abbraccio
                                                                                                           Kingsley”

Dopo aver letto la missiva a voce alta in presenza dei suoi tre amici si sentì molto più sollevata. Il pomeriggio passò più lieto e spensierato, tant’è che la finirono a giocare a palle di neve nel piazzale come bambini, assieme ad alcuni ragazzini del primo e del secondo anno. Quando cominciò a far buio tornarono in sala comune e iniziarono i loro compiti. Dovevano portare a termine un tema di Erbologia, dare delle risposte ad un questionario sul Campo a Percorsi per il professor Mcmarck e studiare degli incantesimi di Trasfigurazione sugli animali da cortile più comuni, come galline e maiali. Harry finì in fretta il questionario e uscì per il suo turno di ronda nei corridoi di Tassorosso, dicendo a Ron che  poteva dare uno sguardo al suo tema di Erbologia, se voleva, quando avesse finito di studiare. Dopo un’ora erano ancora lì.
<<Che senso ha trasformare un cavallo in un pollo, secondo voi?>> sbuffò Ron, osservando il suo libro di Trasfigurazione come se fosse stato un oggetto oscuro.<<Non penso che il cavallo in questione ne sarebbe molto felice>>
<<Poco senso>> rispose Ginny, alzando appena lo sguardo dal suo compito, << ma magari trasfigurare un pollo in un cavallo, nel momento in cui ti serve un passaggio veloce e non hai altro mezzo, potrebbe tornarti utile, che dici?>> suggerì.
<<Ah, ecco…be’, si, in effetti>>. Ginny sorrise nella direzione di Hermione.
<<Io ho finito. Vi manca ancora molto?>> domandò, chiudendo i suoi libri con uno scatto e prendendoseli tutti in braccio.
<<Anch’io ho finito, sto solo rileggendo le risposte del questionario>> rispose Hermione, scorrendo la pergamena con gli occhi.
<<Di già? E il tema di Erbologia?>> chiese Ron.
<<Fatto, l’ho finito venerdì sera>>
<<Immagino che non mi farai copiare dal tuo…ma Harry ha detto che posso guardare il suo>>
<<Non è proprio corretto, lo sai…>>
<<Do’ solo una sbirciatina per uno spunto…Perché non me lo vai a prendere, così guadagno tempo?>>. Lei sollevò gli occhi al cielo, ma alla fine si arrese.
<<Be’, se te l’ha detto Harry non è un mio problema; dove ha detto che ha lasciato il suo tema?>>
<<Sul letto, in dormitorio>>
<<Tu continua. Ma prometti che darai solo una sbirciatina… >>. Lui annuì con aria innocente. Ginny portò via i suoi libri, mentre Hermione saliva nel dormitorio maschile a cercare il tema di Harry. Ron rimase solo al tavolo cosparso di pergamene, penne d’aquila, boccette d’inchiostro e un certo numero di libri aperti. Scosse la testa, stordito.
<<Perplesso, Ron?>> domandò Dean, seduto anch’esso a studiare, poco distante da lui.
<<Sì, parecchio>> rispose, accingendosi a chiudere qualche libro. <<Mi chiedo come faccia Hermione a trovare fascinoso  questo panorama di noiosi tomi e pergamene ingiallite…Non è affatto il mio habitat >>. Dean rise.
<<Non c’è da stupirsi, ha dei gusti piuttosto strambi>> commentò, facendo dondolare la sedia sulla quale sedeva, mettendola in bilico su due sole gambe. <<Guarda che gatto strano, si è scelta come animale da compagnia>>. Indicò Grattastinchi che, seduto su un foglio della Gazzetta del Profeta, lo guardava attentamente, come se potesse riuscire a leggerne gli articoli.
<<Vero; guarda con chi sta…>> scherzò Ron, indicando sé stesso.
<<Deve essere per il sangue Babbano che ci scorre nelle vene, che abbiamo gusti così particolari, io e lei…>> . Si fece improvvisamente triste e smise di dondolarsi. Per una piccola frazione di secondo a Ron venne il dubbio che stesse ripensando a quando stava assieme a Ginny, ma dovette ricredersi subito. <<Sai…Io e i miei abbiamo fatto richiesta di protezione al Ministero. Ci è stata accettata. Parto prima delle vacanze di Natale,non so dove ci nasconderanno>. Ron strabuzzò gli occhi, incredulo. <<Anche Seamus e la sua famiglia, hanno fatto richiesta>>
<<Ti nascondi, Dean? E che ne sarà dei tuoi studi, della tua vita?>>
<<La mia vita potrebbe essere in pericolo, così come quella dei miei familiari. Loro hanno la precedenza su tutto, Ron. Non ho intenzione di aspettare che accada il peggio>>. La decisione nel suo sguardo era ineccepibile. <<Ci hanno spiegato come funziona. Studierò in privato, e quando questo periodo passerà tornerò e darò gli esami>>. Ne parlava come se fosse certo che si trattasse qualche mese soltanto. Ron non replicò, anche se non era del suo stesso parere. Ginny tornò in quel momento e il buco nel ritratto si aprì per far entrare Harry. Dean chinò di nuovo il capo sui suoi compiti e non disse altro. Ron invece, dopo aver lanciato il Muffliato, raccontò tutto a Harry e Ginny, che reagirono più o meno come lui e si dimostrarono dispiaciuti.
<<Se il Ministero sta iniziando a mettere le persone sotto protezione vuol dire che la situazione è più critica di quanto possa sembrarci>> commentò Harry, pensieroso. <<Vorrei sapere perché Kingsley non mi chiama. Potrei aiutarlo…>>
<<Sai bene perché vuole che resti a Hogwarts, Harry. Ne abbiamo già parlato un’altra volta>> ribatté Ron, guardingo.
<<Non lo so, per un po’ ho creduto anch’io che la tua teoria fosse quella giusta. Ma che senso ha che io resti qui se la maggior parte dei figli di Babbani viene messa sotto custodia dal Ministero?>>
<<Finché ne resterà anche uno solo, Harry, è bene che tu rimanga qua>>replicò Ginny, in un sussurro. Seamus li chiamò dalle scale del dormitorio maschile, interrompendoli.
<<Ron, Harry! Potete venire su un momento? Qualcosa si agita in camera vostra, si sente un fracasso…avete lasciato qualche gufo libero di svolazzare?>>. Harry guardò Ron con aria interrogativa.
<<Leotordo non è ancora tornato da Londra, l’ho mandato solo stamattina>> rispose lui, sulla difensiva.
<<Io non ho gufi>> ribatté Harry.
<<Dov’è Hermione?>> chiese Ginny.
<<E’ salita nel nostro dormitorio a prendere il tema di…>>. La voce di Ron si spense e divenne un lamento roco. Si guardarono tutti e tre con apprensione e si alzarono di scatto dalle sedie, sfilando le bacchette in contemporanea e salendo le scale con celerità. Seamus venne spinto di lato e Ron spalancò la porta della loro stanza con una manata. Uno sciame impazzito di qualcosa di indefinito lo travolse e fu costretto a retrocedere assieme a Harry e Ginny, che si coprirono la testa con le mani. Pensarono subito ad un’aggressione, ma si ricredettero quando poterono guardare meglio:nella stanza volteggiavano piano tappeti e tendaggi, indumenti, pergamene, libri, spazzolini da denti scarpe e pantofole, come in una lenta tromba d’aria domestica ; al centro di questa, in piedi, Hermione fissava atterrita la pergamena che teneva in una mano e una fotografia che reggeva nell’altra. Harry capì subito che non poteva trattarsi del tema di Erbologia; altre fotografie svolazzavano come farfalline tutto intorno, quelle delle vittime delle stragi delle settimane passate.
<<Dannazione, Ron,deve aver visto, era tutto sul letto!>> gridò, a denti stretti, tuffandosi nella stanza. Un libro lo colpì in testa e un foglio si spalmò sulla faccia, impedendogli di vedere. Si liberò con stizza e vide Ginny, che l’aveva seguito, strappare la pergamena e la fotografia dalle mani di Hermione. Come se avesse spezzato l’incantesimo, tutto si fermò di colpo per aria, per poi cadere a terra. Harry si mise a raccogliere febbrilmente le fotografie e le relazioni degli Auror, lanciando sguardi preoccupati a Hermione, che sembrava pietrificata sul posto.
<<Herm…Herm!>> sussurrava Ron, scuotendola con cautela. Lei lo guardò come se si fosse accorta solo allora della presenza d’altri, nella stanza. Aveva gli occhi pieni di terrore.
<<Oh…Ron…>> gemette, prima che una lacrima, tonda e silenziosa, si fermasse vicino alla sua bocca.
Parlarono a lungo, quella sera, tutti e quattro. Non scesero nemmeno a cena. Harry spiegò le tante cose che aveva omesso per proteggerli dall’orrore, capendo che era meglio che ne venissero a conoscenza tramite le parole misurate che aveva imparato ad utilizzare, piuttosto che nel modo peggiore: per sbaglio. Hermione aveva letto più della metà della relazione che lui stava preparando per Kingsley. L’aveva scambiata ovviamente per il tema, ma quando aveva iniziato a leggere per esserne certa era troppo tardi, e non era riuscita a smettere, finché non era intervenuta Ginny. L’angoscia e l’agitazione le avevano fatto perdere di nuovo il controllo.
Ora sapeva come morivano i Babbani e i Mezzosangue, il modo orribile con cui li finivano, tutto, nei particolari più crudi. Aveva visto tutte le fotografie, che erano state conservate in mezzo alla pergamena ed erano cadute quando lei l’aveva aperta.
<<Scusa, Hermione, è tutta colpa mia>>fece Harry, mortificato. Un altro motivo per sentirsi in colpa nei suoi confronti. <<Non dovevo lasciare questa roba in vista, quando  ho detto a Ron che poteva guardare dal mio tema ho dato per scontato che sarebbe salito lui, a prenderlo, o che lo avreste richiamato a voi con un Incantesimo di Appello>>. Lei appariva meno turbata di quanto si potesse credere. Con Grattastinchi in grembo, mentre lo accarezzava più per coccolare sé stessa piuttosto che l’animale, sembrava riflettere intensamente, come se stesse elaborando i dati appena ricevuti.
<<I miei genitori sono in pericolo, Harry?>> chiese, calma, con gli occhi rivolti al gatto. <<Devo saperlo. Kingsley non mi ha scritto niente, in proposito, ma non sono certa che sia del tutto sincero, con me, devo capire se è il caso che io e la mia famiglia facciamo richiesta di protezione>>. Ron si volse a Harry con aria speranzosa. Probabilmente l’idea che Hermione potesse entrare in clandestinità lo spaventava.
<<Se fossero in pericolo imminente te lo avrebbe detto>> rispose lui, sicuro. <<A questo punto è meglio che tu sappia che a vostra insaputa sono state prese delle misure di sicurezza atte a proteggervi, già dall’estate scorsa>>. Finalmente Hermione si voltò verso Harry, facendosi più attenta. <<Degli Auror pattugliano la zona in cui risiedono i tuoi. In tutta Londra è così, in effetti, ovunque abitino Babbani sposati con maghi o che abbiano figli magici, visto che sono quelli presi di mira>>
<<Allora perché molti stanno facendo richiesta di protezione al Ministero?>>
<<Perché gli Auror del dipartimento non bastano a coprire anche le zone di periferia, ed è una delle soluzioni per arginare il problema>>
<<Bene. Quindi per ora non ho da temere, per i miei? Sei certo che sia così?>>
<<Sicurissimo >>. Ci fu una lunga pausa di silenzio, dopo. L’unico suono percepibile erano le fusa di Grattastinchi, il quale continuava a crogiolarsi tra le carezze della padrona, apparentemente senza preoccuparsi di ciò che dava loro tanto da pensare. All’improvviso un crac li fece sussultare tutti, gatto compreso, che per lo spavento infilò le unghie sulle braccia di Hermione.
<<P-perdono, padron Harry…>> squittì, un ansioso e tremante Kreacher, <<Kreacher non vi ha visto in Sala Grande per cena, ha pensato di venire a vedere se era tutto apposto…Kreacher non voleva spaventare…>>. Ginny aiutò Hermione a staccare le unghie di Grattastinchi rimaste impigliate sul suo maglione, mentre guardava l’elfo un po’risentita.
<<T-tutto apposto, grazie>> balbettò Harry, che appena si era Materializzato gli aveva istintivamente puntato contro la sua bacchetta. La ripose, imbarazzato. <<Ehm…Kreacher>> gli chiese, approfittando della situazione, << potresti andare a portarci su qualcosa di commestibile, visto che sei qui?>>.
 Poterono così evitare il bagno di folla della Sala Grande e trascorrere il resto della serata in tranquillità, prima di decidere che era ora di andare a dormire.
Nei giorni seguenti, da un lato la situazione di Hermione migliorò sensibilmente, grazie al continuo sostegno morale di insegnanti e compagni. Ron, Ginny e  Harry le furono molto vicini e la sua ripresa sembrava procedere con celerità. Già al terzo giorno da quel fattaccio, il controllo sulla sua magia parve più equilibrato e quando compiva le sue magie consuete non tremava più nulla; un paio di volte si era arrabbiata con alcuni ragazzini per le loro monellerie, ma niente aveva preso a svolazzare, tuttavia non si sentì pronta ad affrontare il terzo Percorso scolastico e chiese al professore di poter stare solo a guardare finché, per insicurezza, smise di frequentare le lezioni al Campo, con dispiacere degli insegnanti.
 Dall’altro lato fu resa più pesante dalla stupidità di Pansy Parkinson e le sue amiche, che non perdevano occasione di tormentarla con le loro continue battute.  Fu con grande fastidio, che Harry dovette venirne a conoscenza, durante uno dei suoi turni di ronda nei sotterranei di Serpeverde. Giovedì sera, una piccola folla si era raggruppata attorno all’ingresso della sala comune, e qualcuno rideva divertito.  Harry si accostò incuriosito, stando attento che non si accorgessero della sua presenza. Millicent Buldstrode, Eveline Stocks, Lavinia Leptis e Pansy Parkinson stavano dietro a un banchetto  e regalavano degli oggetti come spille, portachiavi, ciondoli, raccomandando a tutti di portarli bene in vista. La curiosità di Harry sbiadì come le sue guance, quando potè guardare con più attenzione; avevano colto l’occasione al volo e con cattiveria sottile avevano organizzato una sorta di piccolo fan club. Sul banchetto c’erano dei manifestini e delle spille che gli ricordarono quelle del C.R.E.P.A., solo che la sigla era diversa: C.A.M.P.A. Il significato era scritto per esteso con una grafia più piccola, in ogni spilla e manifesto. ‘Comitato Adozione Mollicci Parecchio Aggressivi ’. La spilla, con lo sfondo di ovvio colore verde, e la scritta tutta intorno al bordo, brillava al centro, e a intermittenza compariva un disegno che non aveva niente a che vedere con la tecnica e la precisione artistica di Sally Silk o la fantasia di Luna Lovegood. Era più un bozzetto mal riuscito, ma si capiva molto bene che era un chiaro riferimento a quello che era accaduto a Hermione: inizialmente si vedeva solo la buffa caricatura di una figura umana femminile, con una testa enorme e scarmigliata e denti esageratamente grossi. Dopo pochi secondi ai piedi della figura si avvicinava un animaletto minuscolo e subito dopo questo cambiava forma, diventando una sorta di mostricciattolo che afferrava la ragazza per la gola e la scuoteva; infine compariva lo slogan ‘Adotta un Molliccio pure tu!’. Harry ebbe l’impulso di rovesciare il banco e mandare tutto per aria, poi pensò di lanciare loro qualche fattura fastidiosa, ma alla fine non mise in atto nessuna delle sue vendette. Quante spille e portachiavi erano già usciti dai sotterranei, appesi al petto o agli zaini degli studenti di Serpeverde? Quanti manifestini erano stati sparsi per la scuola? A cosa sarebbe servito farsi scoprire? Decise che la cosa più saggia fosse informare Hermione di quel colpo basso prima che ne fosse messa al corrente in maniera diretta e cruda. Trafugò una spilla e un manifesto e glieli portò per mostrarglieli e spiegarle tutto. La trovò a studiare con Ron e Ginny in sala comune, al solito posto, vicino al fuoco.
Lei non se la prese, o almeno non lo dimostrò apertamente. Con la solita dignità che la contraddistingueva in quelle occasioni dimostrò che non gliene importava niente e  diede segnali di un lieve fastidio solo perché il Molliccio ritratto non era nemmeno lontanamente somigliante al lupo mannaro che l’aveva aggredita.
<<Ammiro la tua calma, Hermione>> confessò Harry, incredulo, buttando il manifesto nel caminetto acceso della sala comune. Ginny sbuffò sprezzante, seduta accanto a lui.
<< Hermione è sempre stata superiore a queste cose>> disse, sollevata dalla reazione pacata dell’amica.
<<Dubito comunque che il C.A.M.P.A. avrà successo>> aggiunse Hermione, raccogliendo le sue cose e riponendole nella borsa. <<Pansy è ancora convinta di essere estremamente spiritosa, ma ultimamente i Serpeverde non hanno più l’aria strafottente che hanno sempre ostentato; non dopo la Battaglia di Hogwarts, alla quale nessuno di loro ha preso parte, se togliamo, ovviamente, i Senza Bacchetta>>. Si sistemò il mantello sulle spalle e si alzò.
<<Dove stai andando?>> chiese Ron, sospettoso.(To be continued)


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: King Harry su 18 Febbraio 2010, 09:20:52 pm
Dove sta andando? ;D
E che c'entra l'immagine di Draco? O_o
Fairy scusa, ma penso che il titolo di questo capitolo (almeno per questa prima parte) non sia molto appropriato ^^
Comunque voglio sapere dove sta andando Hermione U_U


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Fairy su 18 Febbraio 2010, 10:52:59 pm
Non hai ancora finito di leggere tutto il capitolo, come fai a sapere che la foto non c'entra e il titolo non é appropriato? O_o
E dai, poi, dove vuoi che vada Hermione???? Mi stupisce che tu non lo abbia ipotizzato!!! ;D
(Seguito del 17° capitolo)
<<In biblioteca. Ho da fare una ricerca di Codici Antichi per mercoledì, meglio se la inizio oggi>>
<<Ti accompagno?>> si offrì Ginny.
<<Non disturbarti, il tempo di trovare i libri giusti e sono da voi>>. Percorse i corridoi illuminati dalle lampade fino alla biblioteca praticamente senza incontrare anima viva. Letteralmente, perché invece Pix si mise a seguirla, canticchiando un macabro motivetto del quale afferrò solo alcune parole con poco senso,  a suo avviso. Era una sorta di conta alla rovescia, da dieci a uno, e a ogni numero c’era una strofa.
‘…Quattro, quattro, quattro Case di Hogwarts,
Tre  è il terzetto magico,
Due bacchette simili,
Un Oscuro Signore….’
. L’ultima parte ricordò di averla sentita la notte della Battaglia di Hogwarts proprio cantata da lui:
“…Abbiam vinto, viva viva Potter
Vold è mort, con le ossa tutte rotte…”
.
<<Orecchiabile, Pix, carina>>commentò lei, molto ironica.
Non osò seguirla dentro la biblioteca, dove Madama Pince stava di guardia con sguardo tutt’altro che giocoso, così lei poté cercare i libri di cui aveva bisogno. Ne scelse tre e si sedette ad uno dei tavoli, per prendere solo qualche appunto e non doversi portare via tutti i libri. Seduti agli altri tavoli c’erano altri studenti; qualcuno si alzò e andò a riporre dei volumi. Una ragazza del quarto anno con la divisa di Corvonero si avvicinò a Madama Pince e le chiese dei consigli. La donna andò a rovistare in uno scaffale polveroso lontano dall’ingresso e poco dopo, un risolino inconfondibile, annunciò l’ingresso in biblioteca di Pansy. Hermione rimase china sul libro dal quale stava estrapolando informazioni per la sua ricerca e con la coda dell’occhio poté vedere che non era sola. Non l’aveva  mai  vista sola, in effetti, era sempre circondata da altre compagne ridoline, ma quella volta con lei c’era Draco Malfoy, con lo zaino su una spalla, serio e poco propenso al riso. Si sedettero poco lontani da Hermione, in modo tale che potevano vederla molto bene. Hermione fece un cenno con la bacchetta e due dei libri che aveva preso si librarono leggeri in aria e tornarono al loro posto. Aprì il terzo volume e cercò la pagina che le interessava.
Pansy tirò fuori dalla borsa un libro e dei fogli, parlando a Draco in un bisbiglio. Poi con un tono di voce leggermente più alto esclamò: <<Toh, guarda chi c’è>>. Hermione sentì i suoi occhi e quelli di Draco addosso, ma fece finta di niente. La sentì sghignazzare ancora; Madama Pince sbucò da dietro uno scaffale con una decina di libri impilati in braccio.
<<Sssshh! Silenzio!>> sibilò. Pansy le rifece il verso non appena le ebbe dato le spalle.
<<Non capisco perché tu sia voluta venire qua, a studiare>> mormorò Draco, cercando una penna nello zaino.
<<Perché c’è meno gente, c’è più spazio e soprattutto non mi andava di stare chiusa in sala comune>> rispose lei.
<<Se lo dici tu…>>. Era convinto che la vera motivazione fosse un’altra: evitare di farsi vedere dalle sue amiche Serpeverde con lui. Loro non andavano mai in biblioteca. << Qual è la pagina?>>
<<Duecentotre, credo…Certo che sarebbe meglio se non avessimo il panorama offuscato da Lady Burrobirra. Perché non se ne va’nella sua Torre, a studiare?>>
<<Quella  non se ne andrà finché la biblioteca chiuderà, rassegnati>>.
 <<Ah, no? Sta a vedere>>sussurrò e si alzò lentamente.
<<Pansy, no…Non fare altre stupidaggini! Ti metterai nei guai!>>. Ma Pansy non lo ascoltò e si avvicinò al tavolino in cui Hermione stava studiando.
<<Ne vuoi una?>> bisbigliò. Hermione si vide mettere sul libro una spilla del C.A.M.P.A. Prese un lento respiro, poi la spostò sul tavolo, ignorando sia la spilla che la Serpeverde. Non avendo ottenuto il risultato desiderato incrociò le braccia e usò altri mezzi.
<<Che aria afflitta, Granger...E’ stato ammazzato qualche tuo parente,questa mattina?>> chiese, in un sussurro, poco compassionevole. Lei si attenne a lanciarle uno sguardo ardente, senza darle la soddisfazione di una risposta e continuò a leggere. <<Lo shock ti ha ammutolita? Era ora, così la smetterai di fare la sotutto in classe>>. Aspettò una battuta, ma lei non reagì. << Cosa studi, oggi, di preciso?Aspetta, non dirmelo. Tanto, ad ogni modo, non ti servirà a niente, tutto questo studio>>. Hermione continuò a tenere gli occhi sul libro.
<<Perché pensi che non mi serva? Solo perché tu credi di poterne fare a meno non significa  che tutti desiderino rimanere nell’ignoranza totale>> la rimbeccò finalmente, pungente, voltando pagina.
<<Perché sono convinta che presto verranno a fare la festa anche a te, Mezzosangue, e questo è tutto tempo sprecato>>. La testa di Hermione si sollevò lentamente, e il ghigno di Pansy si allargò maligno. <<Dovresti passare più tempo a pregare, magari>>
<<Forse dovresti pregare anche tu, Parkinson>> sibilò lei, a denti stretti, guardandosi attorno con la coda dell’occhio, <<Prega che non ti senta qualche insegnante, perché ti ritroveresti fuori da questa Scuola in men che non si dica>>
<<Non sono così stupida da non capire quando posso insultarti, feccia. Questo è uno di quei momenti…O vuoi andarlo a raccontare alla Preside? Sei la sua cocca, no? Ho visto, come ti consola, come ti protegge…Una tua parola, uno schioccare delle dita dell’eroina della patria, e la vecchia scema accorre, non è vero? Come faceva quel rimbambito di Silente con Potter…>>
<<Non…osare…>> ruggì, mettendosi in piedi di scatto, cercando di non alzare la voce, <<…insultare la Mcgranitt e Silente!>>. Ora si sentiva parecchio infuriata.
<<Oh-oh…Allora ho ragione…devo stare attenta a quello che faccio, per non essere espulsa…>>. Le dita di Pansy  urtarono la boccetta di inchiostro accanto al libro di Hermione e questo si rovesciò sulle pagine, macchiandole. Lei lo afferrò, scuotendolo per far gocciolare via la sostanza liquida e scura, sentendo i nervi al limite della sopportazione. Richiuse il libro con un moto di stizza, prese le sue cose  e spostò la sedia, pronta ad andarsene, ma la mano di Pansy la afferrò al braccio.
<<Prega che i tuoi genitori rimangano nascosti bene, Granger>> mormorò, gelida, <<perché i Babbani hanno i giorni contati>>
<<Toglimi le mani di dosso, Parkinson, o te le ritroverai coperte di pustole purulente, prima che tu riesca a dire Pluffa!>> minacciò, lei, tenendo la sua bacchetta sotto il libro.
<<Oh, ma certo…dimenticavo che voi Mezzosangue siete contagiosi di varie malattie pestilenziali…Andrò a lavarmi bene la mano, allora. Buona serata, e…puoi tenere la spilla, ora che l’hai insudiciata; mi raccomando, non studiare troppo…!>>. Levò la mano dal suo braccio e se la guardò con ribrezzo, come se sul palmo fossero rimaste tracce di qualcosa di viscido. Hermione le voltò bruscamente le spalle e se ne andò. Pansy tornò da Draco scossa dal solito risolino sciocco. <<Hai visto?>> disse, sedendosi affianco a lui. <<E’ innocua, quando non è accompagnata dal suo gruppetto di sguazzafango >>
<<Che finezza, Pansy>> fece lui, beffardo, <<non sentivo questa parolaccia da quando avevo appena dieci anni. Un vecchio modo di apostrofare gli amici dei Babbani>>
<<Io  trovo che sia una definizione molto attuale>> replicò la strega.
<<Ma se facesse rapporto per le cose che le hai detto?>> chiese Draco, preoccupato e infastidito allo stesso tempo. Ormai trovava che quel tipo di prese in giro fossero infantili e inutili. Non erano più bambini, ma Pansy sembrava trovarlo un passatempo molto divertente e geniale.
<<Figurati…E’ troppo scema per osare tanto. E pensare che c’è qualcuno convinto che nelle sue vene scorra un potere superiore a quello di noi Purosangue>>
<< Chi è che pensa queste cose?>> domandò lui, con noncuranza, sfogliando il libro di Difesa. Voleva solo studiare le pagine assegnate e tornare in dormitorio.
<<Quel sapientone di Yan Shine. Peccato, sembrava tanto furbo e intelligente…Dove eravamo rimasti?>>
<<Cos’altro ti ha detto, Shine?>>
<<Che importanza ha? Son tutte sciocchezze. A volte penso che l’abbiano messo nella Casa sbagliata. Come fai sopportare la sua presenza in camera tua? >>
<<Ho detto silenzio, laggiù!>> li ammonì ancora, Madama Pince. Iniziarono finalmente a studiare, ma la concentrazione di Draco ormai era blanda. Da quando Yan gli aveva parlato del libro di Abraham Cornobilis aveva avuto più volte la tentazione di cedere alla curiosità e di aprirlo per leggere la teoria del magifilosofo assassinato l’estate precedente. ‘Non l’hai ancora letto?’ gli chiedeva ogni tanto, il compagno di stanza. ‘Non pensi che se lo hanno assassinato, magari è perché la sua teoria aveva una certa veridicità e quindi poteva essere scomoda?’. In molte occasioni, in quei mesi, era rimasto solo, in dormitorio, e si era ritrovato seduto sul letto con lo sguardo rivolto alla copertina lacera del volume indaco, ma ogni volta, dopo averlo preso in mano, si era lasciato vincere dall’incredulità e lo aveva riappoggiato al comodino. Da qualche giorno si domandava se fosse stata sempre solo incredulità, la sua, o piuttosto paura di scoprire qualcosa di veramente fondato, di quello che Yan gli aveva accennato.  
Dopo cena, tornato in sala comune, aveva trovato una scusa per sgattaiolare in dormitorio. Sebbene i rapporti con gli altri Serpeverde fossero migliorati, era conscio del fatto che non erano del tutto sinceri, e spesso li vedeva parlare fitto fitto in piccoli gruppi e guardarlo di traverso. Cosa dicevano? Lo temevano e rispettavano un po’, perché in un vicino passato si era schierato affianco all’Oscuro Signore? O lo vedevano più come un ragazzetto stupido, che aveva provato a fare il passo più lungo della sua gamba, ritrovandosi coperto della stessa onta caduta sul padre? Quello che di certo sapeva, è che il suo Lato di Luce desiderava solo poter riprendere la sua vita e sotto consiglio della Preside, che si era preposta di riabilitare i Senza Bacchetta ad ogni costo, come richiesto dal Ministero, aveva iniziato ad allenare il suo Lato di Luce a stare il più possibile a galla. Non era facile. Nemmeno la Preside aveva pensato che lo fosse; ma il suo discorso lo aveva colpito e, disperato, aveva provato a darle retta.
<<Non vedere il tuo ritorno a Hogwarts come una tragica condanna, signor Malfoy. La tua situazione, come quella dei tuoi due compagni Senza Bacchetta, non è semplice e lo posso capire, ma non è del tutto irrecuperabile>> gli aveva detto, cercando di usare un tono meno severo del solito.
<<No, non credo che lei possa capire>> aveva sussurrato Draco, seduto nel suo ufficio, tenendo il capo ben chino, per non rischiare di sollevare gli occhi verso i grossi ritratti di Silente  e di Piton, che stavano dietro la sedia della attuale Preside.
<<Magari non del tutto, ma posso capire in parte la tua frustrazione. In ogni caso hai delle attenuanti, dalla tua parte: ciò che sei è conseguenza dell’educazione impartita in famiglia. L’ordine Costituito vuole darti una possibilità, ma per poterti redimere, tu per primo devi convincerti che ce l’hai>>
<<Mi chiedo come, visto che i tre quarti di questa scuola vorrebbe vedermi ad Azkaban, nella cella affianco a quella di mio padre, per non parlare del resto del mondo magico>>
<<Sta a te, trovare il modo. Ti costerà un grande sacrificio. Dovrai spogliarti di tutto quello di cui eri convinto fin ora e portare allo scoperto tutto ciò che di buono tieni nascosto>>. ‘O meglio, ciò che da voi, viene considerato buono ’ pensò, tra sé.
<<E se non ci fosse niente di buono, nascosto?>>
<<Tutti noi abbiamo un Lato Oscuro e un Lato di Luce, signor Malfoy. Perfino l’essere più buono ed innocuo sulla terra ha ombre nell’anima. Ci sono persone che hanno coltivato una parte di giardino con più entusiasmo, piuttosto che l’altra. Il tuo compito sarà ora quello di far fruttare la parte di giardino sulla quale  hai lasciato crescere spine e ortiche>>. Draco sospirò. Tante belle parole,metafore fiorite piene di grandi significati, ma nessun aiuto pratico. La donna parve capire i suoi pensieri; o forse gli stava Leggendo dentro? <<Pensi di non essere in grado di farlo, Draco? Ti dirò una cosa: ero convinta che nessuno fosse in grado di vincere sul proprio Lato Oscuro, quando questo prendeva il controllo totale sulla persona. Poi Harry Potter ci ha svelato le vere intenzioni e motivazioni che hanno spinto il professor Piton ad agire come ha agito, e ho dovuto ammettere con me stessa che non era così. Il nostro defunto ex Preside aveva stravinto contro il suo Lato Oscuro. Non vedo perché tu, che non sei arrivato neanche lontanamente a compiere veri delitti per l’Oscuro Signore, non possa riuscirci>>. Ora il giovane la guardava fisso negli occhi. Una piccola fiammella di speranza si accese da qualche parte, conficcata tra le due metà di giardino in fondo al suo cuore diviso. <<La maggior parte di noi pensa che l’errore e il male devono sempre essere condannati e combattuti; ma l’uomo che sbaglia, se torna sui suoi passi, deve essere compreso, perdonato, e amato>>. Amato…Distolse lo sguardo, temendo che la strega avrebbe potuto vedere le sue iridi tremare lucide di lacrime.
<<Cosa…Ehm. Cosa devo fare?>> bisbigliò. <<Mi aiuti>>. Lui stesso si stupì delle parole che gli erano uscite dalla gola. Nonostante ciò lo ripeté. <<Mi aiuti, per favore>>. Minerva Mcgranitt accennò un lieve sorriso, e quindi lo consigliò. Esordì con una frase che gli ricordò molto Albus Silente : per trasformare una zona d'ombra in luce non vi è che un modo: illuminarla; non si può scacciare il buio se non portando luce, o accendendola; gli suggerì di provare ad aggrapparsi a tutte quelle emozioni positive, opposte ai sentimenti che lo rendevano insicuro e che lo facevano star male, che avrebbero migliorato innanzi tutto la stima di sé, e poi il resto sarebbe venuto pian piano. Gli aveva detto che per facilitarsi il compito, ogni tanto sarebbe stato molto utile, davanti ad una situazione di dubbio, porsi queste domande: quale azione mi farebbe star bene, in questo momento? E’ un bene solo per me o lo è anche per gli altri?
E così procedeva, da qualche mese, cercando di comportarsi in maniera adeguata alla sua situazione, almeno per evitare di peggiorare le cose. Quando era giunto in dormitorio e il suo sguardo si era inevitabilmente incollato al libro di Yan, si era posto le solite domande. Quale azione mi farebbe star bene, in questo momento? Sfamare la mia curiosità una volta per tutte, pensò. E’ un bene solo per me o lo è anche per gli altri?Lascerebbe gli altri del tutto indifferenti, il fatto che io legga finalmente ciò che è stato scritto in questo dannato volume. Per l’ennesima volta lo prese tra le mani, ma quella volta fu diverso. Lo aprì, e iniziò a sfogliarne le pagine bruciacchiate e sporche. Le immagini erano davvero belle; peccato fossero un po’ rovinate. Si stava chiedendo come poteva essere finito tra le mani di Yan Shine, quando arrivò alla sezione del libro dedicata ad Abraham Cornobilis e alla sua teoria. Il fiato sembrò fare fatica a trovare la strada che dai polmoni portava all’esterno. Si fermò, chiedendosi il perché di tanta improvvisa angoscia. Si figurò i volti dei suoi genitori che lo guardavano con severità. E’ solo un libro, solo parole, non devo credere a quello che c’è scritto. Era il suo modo continuo di giustificarsi contro quello che avrebbero potuto dire o pensare di lui la madre e il padre. Fare qualcosa che andasse fuori dalle tradizioni e convinzioni Oscure dei Malfoy era  come tradire i loro insegnamenti. Stavolta scacciò il pensiero con molta forza, e riprendendo a respirare iniziò a leggere, senza un ordine preciso dei capitoli. Sfogliò le pagine fino ad essere attirato da un titolo scritto in grossetto:
Origine Divina del Potere Primordiale:

Se consideriamo la magia come un dono di Dio, come ogni altra cosa, constatando che dopo il censimento magico fatto nel 1979 la popolazione Babbana è risultata molto più numerosa di quella magica, dovremmo riflettere sul fatto che i primi maghi e le prime streghe dovevano essere senz’altro  Nati Babbani.
Draco rise da solo, sdraiandosi sul letto per stare più comodo e continuò, divertito.
‘Ne è la prova il fatto che streghe e maghi, ancora oggi, non sono proprio ben visti dai Babbani; essi li temono, o li considerano dei diversi, proprio perché il potere non è nella norma: ciò significa che alle origini i maghi e le streghe non esistevano, esistevano i Babbani. Il potere è arrivato dopo ’.
Non poteva esserci niente di male, a leggere le farneticazioni di un vecchio demente. Continuò.
‘ Essi dovrebbero essere perciò coloro che hanno ricevuto in dono il Potere e il compito di lasciarlo in eredità alle generazioni avvenire. Non dovremmo perciò assolutamente riferirci a loro chiamandoli dispregiativamente “Mezzosangue”, come molti Purosangue tendono a fare per ignoranza, dal momento che, essendo custodi di un dono ricevuto per opera divina, essi posseggono la Magia Pura, in assoluto, senza contaminazione, e potremmo considerarli veri Custodi della Luce ’.
Scosse la testa, capendo il motivo per cui Cornobilis era stato fatto fuori. Era davvero un pazzo. Sfogliò ancora le pagine e arrivò quasi in fondo al libro, quindi riprese:
‘Quindi, concludendo, ho notato che tutti i Nati Babbani presi da me in considerazione, durante le mie ricerche, hanno delle particolari caratteristiche che li accomuna e mi fanno credere che sia una delle prove più significative del loro stato di grazia, ma tra quelle che ritengo degne di attenzione ce ne sono alcune che considero in maniera speciale:
•   Il loro innato senso di giustizia; non ho mai conosciuto un Nato Babbano che abbia commesso delle vere e proprie  scorrettezze nei confronti di maghi o Babbani. Ho svolto molte ricerche,e se anche ci son stati dei casi di Nati Babbani finiti in carcere, alla fine si son rivelati  sbagli della magistratura’

Seguiva un trafiletto in cui si elencavano il numero e le date precise di processi fatti a Nati Babbani con verdetto finale di innocenza. Chiunque poteva verificarne la veridicità.
•   ‘ L’attaccamento alle regole; essi tendono a rispettarle, finché queste non sorpassano il limite della crudeltà e della violenza contro una qualsiasi creatura vivente o non sono spinti, per cause di forza maggiore, a trasgredirle;
•   La loro pazienza, la modestia, la prudenza: il Nato Babbano pondera, torna mille volte sulle sue decisioni. Se deve agire in fretta non lo fa mai con stupidità;
•    il rispetto per ogni creatura vivente;
•    la loro strabiliante intelligenza e Sapienza; se possono,crescendo nel giusto ambiente, mettono a frutto le loro doti mentali in maniera brillante.

Si era fermato di nuovo, pensoso e accigliato. Con molto fastidio, non riuscì a non associare tutte quelle caratteristiche alla persona che Pansy aveva insultato in biblioteca quella sera.
•    Il  coraggio:è un tipo di coraggio che non ha niente a che vedere con la temerarietà; è cosciente, responsabile, misurato. Essi tendono, se non sono soggiogati o traviati dalle Arti Oscure, ad agire sempre e comunque per il Bene Superiore, quello vero’.
Rimase a lungo su quella pagina, a rileggere le note una per una, e a osservare il disegno di un mago che accarezzava sulla testa quella che sembrava una Sfinge. Sbuffò. Poi, nell’osservare con gelosia la bacchetta che il mago stringeva in mano, sentì il Lato di Luce eclissarsi e si sentì arrabbiato.  Come se si fosse reso conto in quell’istante dei dubbi che la lettura gli aveva messo, chiuse di scatto il libro e lo rilanciò con poco garbo sul comodino.
<<Pansy ha ragione>> disse, a voce alta, <<son tutte sciocchezze>> e preso il pigiama iniziò a svestirsi. (Fine del 17° capitolo)



Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Vampirella magica su 19 Febbraio 2010, 03:54:53 pm
Sono rimasta mooolto indietro, ma rimedierò presto.
Torni a parlare di Draco? Bene sono curiosa di leggere quel che combina....
Avanti tutta!!!


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: King Harry su 19 Febbraio 2010, 04:22:46 pm
Bene, ora quadra tutto ;D
Aspetto il seguito!


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Fairy su 19 Febbraio 2010, 06:07:51 pm
Bene, ora quadra tutto ;D
Aspetto il seguito!
Vorrei ben dire....u.u   ;D
(http://i48.tinypic.com/2jb47zq.jpg)
Cap 18
Fuori da ogni logica
“Dobbiamo nascondervi”
Il tempo peggiorò ancora. Il freddo si fece più pungente, nevicava spesso, poi pioveva, sciogliendo tutto e trasformando il parco per alcune ore in una sorta di acquitrino fangoso. La notte si ghiacciava, diventava scivoloso e qualche studente finì in infermeria con molti punti in meno per la propria Casa( andare in giro di notte era sempre proibito ai minorenni) e qualche punto magico in più addosso.
Diversi studenti lasciarono Hogwarts per essere inseriti nel programma di protezione avviato dal Ministero. Dean salutò i suoi compagni Grifondoro una settimana e mezzo prima di Natale.  Quel giorno alcuni Auror vennero a prendere una dozzina di studenti e li portarono nel parco, dove una Passaporta li attendeva. Nel pomeriggio, dopo le lezioni, mastro Gazza andò a chiamare Ginny, Hermione, Ron e Harry  con l’ordine che si recassero nell’ ufficio della Preside il prima possibile. Preoccupati di dover ricevere brutte notizie, fecero le scale due gradini per volta quasi di corsa e quando entrarono nello studio avevano il fiatone e facce da funerale.
<<Tutto bene, ragazzi?>> chiese Kingsley, guardandoli con sospetto. Era solo, la Preside non c’era e non sembrava preoccupato quanto loro.
<<Kingsley!>> esclamò Hermione, e  quasi senza pensarci fece tre passetti svelti verso lui e lo abbracciò. L’uomo rise, dandole delle pacche affettuose sulla schiena.
<<Ho mantenuto la promessa, come vedi>> disse, tenendole le mani sulle spalle. Lei mostrò uno dei suoi sorrisi più raggianti e la stima che l’uno aveva per l’altra passò attraverso i loro sguardi eloquenti. <<Sedete, ho un po’ di tempo per stare con voi>>. Kingsley, per fortuna, non recava nuove brutte notizie. S’informò per prima cosa della loro salute, poi disse loro che era passato per avvisare la Preside e gli Auror di come si sarebbero dovuti comportare per quanto riguardava la partenza degli studenti che avrebbero lasciato Hogwarts per le vacanze di Natale. Disse che sarebbe stato meglio dividerli in gruppi e iniziare a trasferirli già dal sabato prima di Natale, e far partire l’Espresso per Londra sul tardi, alla sera. Era convinto che con pochi studenti per volta sul treno, sorvegliati dagli Auror, un attacco all’Espresso sarebbe stato improbabile e meno fruttuoso per chi l’avesse voluto sferrare. Erano tutte supposizioni che fecero capire ai ragazzi che nulla era rimasto impensato e si stava cercando di ridurre i rischi ai minimi termini.
 Raccontò che le indagini cominciavano ad avere delle piste da seguire, ma che ancora non si riusciva a capire che fine avessero fatto i fuggitivi di Azkaban. Il mago era convinto che c’entrassero con le stragi e che in qualche modo erano solo le braccia, comandate da una mente  terribilmente geniale di cui ancora non avevano nome o descrizione. Non lasciavano tracce evidenti, sparivano nel nulla dopo aver ucciso, cancellando con astuzia anche gli ultimi ricordi che restavano impressi nella mente delle persone appena morivano.
<<Tutto troppo perfetto, per essere il lavoro congeniato da semplici tagliagole>> sussurrò, quasi tra sé.
  Parlarono anche di scuola, di quanto fossero utili e interessanti gli allenamenti al Campo a Percorsi e tanto altro. Poi Kingsley si fece più serio e raccontò di aver fatto visita a molte famiglie Babbane che avevano figli magici, per spiegare loro in cosa consisteva il programma di protezione del Ministero.
<<Molti cominciano a convincersi che è una soluzione preventiva sicura al cento per cento e sono già stati messi sotto custodia>> raccontò. <<Almeno quelli con figli più esposti, come streghe che lavorano al Ministero o che sono apparse sui giornali e hanno visi e vite conosciuti. Sono stato anche a casa tua, Hermione>>. Lei aggrottò la fronte e Ron le lanciò uno sguardo teso. <<Non si può dire che tu non sia nota; i tuoi sono stati molto disponibili, ma in quanto a prendere parte al programma, sembrano molto restii, per ora. Temono di perdere il lavoro, di dover riniziare da capo ancora una volta…almeno queste sono state le loro blande giustificazioni. Perché non provi a parlargliene tu?>>. Hermione sospirò. Capiva cosa intendevano i suoi genitori.
<<Posso provarci>> disse, poco convinta. Conclusero le loro chiacchiere un’ora dopo, quando il Ministro annunciò che doveva tornare a Londra e prese la Metropolvere, avvisandoli che per un po’ non sarebbe potuto tornare.
 Gli allenamenti di Quidditch erano quasi impossibili, cosa che rendeva i membri delle squadre delle Case piuttosto nervosi. La domenica prima di Natale, Corvonero e Serpeverde avrebbero giocato la seconda partita dell’anno, e si contendevano il campo di Quidditch con violente litigate. La Preside li minacciò che se non si fossero messi d’accordo per dividersi il campo quando il tempo era migliore, avrebbe fatto in modo di annullare la partita.
Draco, che come agli altri Senza Bacchetta era stato vietato qualsiasi tipo di attività magica, aveva osservato gli allenamenti della squadra della sua Casa un paio di volte, sentendo una corrodente invidia provocargli vesciche sulle pareti dello stomaco. Cosa avrebbe dato, per salire di nuovo su un manico di scopa e sentire ancora il senso di libertà che gli aveva sempre trasmesso…
Il suo posto di Cercatore era stato occupato da un ragazzo alto e ben piazzato del quarto anno,e doveva ammettere che se la cavava molto bene. Aveva un modo di volare che gli piaceva; era sicuro, agile, scattante. Era certo che, se anche glielo avessero permesso, non avrebbe avuto la sua stessa destrezza, ormai. 
Come aveva supposto Hermione, il C.A.M.P.A. non ebbe un gran successo, e nel giro di qualche giorno spille e volantini erano già spariti, così come erano apparsi. Invece i soci del C.R.E.P.A. aumentavano, dando sempre più soddisfazione alla ideatrice dell’Associazione Benefica e a chi si era impegnato per ufficializzarla; aumentarono anche gli impegni attinenti all’Associazione: lettere alle quali rispondere, decisioni da prendere, inchieste da far aprire, tutto da gestire con ordine, un'altra occupazione che toglieva il tempo a cose che qualcuno riteneva più importanti. Ron, per esempio, aveva riniziato a lamentarsi per il poco spazio che Hermione riusciva a ritagliare per loro. Harry li vide discutere più spesso per sciocchezze, come ai vecchi tempi, anche se non se ne preoccupava molto.  Era talmente abituato che  si limitava a sospirare ogni volta che li sentiva battibeccare, e a consigliare a Ginny di lasciarli discutere tra loro quando si intrometteva, prendendo le difese di Hermione.
<<Ginny,lasciali fare>> sussurrava, leggendo le relazioni di Kingsley, alla ricerca di qualcosa che continuava a sfuggirgli, ma era certo, aveva sotto il naso.
<<Mi da’ fastidio, quando le dice quelle cose!>> sibilava Ginny, imbronciandosi. <<Lei non si lamenta, quando lui gioca a scacchi con mezza sala comune di Grifondoro, o quando esce a volare con Seamus, o se si addormenta in dormitorio e si dimentica di averle dato appuntamento per studiare assieme e via dicendo!>>
<<Non è comunque affar tuo. Se ti schieri da una parte, non fai che incattivire l’altra>>.  Ginny non sembrava convincersene, ma gli dava retta.
Puntualmente, quando l’indignazione di Hermione raggiungeva il limite e se ne andava in biblioteca o in dormitorio col broncio,  Ron cercava appoggio da Harry. La parte peggiore dei loro battibecchi, a suo avviso, visto che Ron cercava sempre di convincerlo che non era colpa sua. In ogni caso, Harry non si sarebbe mai schierato apertamente dalla sua parte: non aveva intenzione di far sì che Hermione si arrabbiasse di nuovo anche con lui; stava ancora pagando le conseguenze del grave malinteso di qualche settimana prima, peggiorato dall’episodio accaduto nel dormitorio dei ragazzi, con una sorta di distanza affettiva dietro alla quale continuava a nascondersi da allora  e con fredde frecciatine che lei gli lanciava quando era più nervosa, come la volta che la trovò seduta in compagnia di Sally Silk su una rampa di scale, fuori dalla sala comune; la bambina piangeva, Hermione le teneva le spalle.
<<Non è facile, e io ti posso capire molto bene, credimi>> le sussurrava Hermione, con dolcezza, <<e quando capiranno chi sei,   e soprattutto come sei, andrà molto meglio>>. Harry si era avvicinato cauto, dispiaciuto per la piccola Grifondoro, che non accennava  smettere.
<<Via, Sally, perché piangi?>> aveva chiesto, fermandosi accanto a loro. <<Sei molto più carina se sorridi>> disse, pensando di aver detto una cosa simpatica. Hermione si era voltata di scatto, impermalita.
<<Non hai  altro da fare, Harry Potter?>> aveva intimato, con sguardo minaccioso. <<Quando avrò bisogno di qualcuno che si imbarazza di fronte alle lacrime, sarai il primo della lista ad essere contattato. Fino ad allora…>> e aveva fatto un eloquente cenno con il mento. Harry diede in un colpo di tosse e proseguì, afferrando l’antifona.
<<Certe persone non capiscono proprio che un bel pianto è liberatorio e calmante>> la sentì dire, sottovoce, e quando ormai stava per svoltare l’angolo, udì Sally prorompere in una risata. Hermione doveva averle detto qualcosa di divertente. <<Va’ meglio, vero?>> le aveva chiesto, porgendole un fazzolettino uscito dalla sua bacchetta magica. La bambina aveva annuito e le ultime parole che Harry aveva sentito erano di Hermione, la quale le proponeva di tornare in sala comune.
Scoprì quali fossero state le parole che avevano fatto tornare il buon umore a Sally solo qualche ora più tardi, quando aveva trovato il coraggio di chiedere a Hermione quale fosse il motivo dello stato d’animo della bambina. Lei aveva risposto che Alcuni compagni la prendevano in giro perché era figlia di Babbani, cosa che aveva messo di malumore anche lei e che per farla ridere  le aveva solo spiegato il motivo per cui certi individui non piangevano quasi mai.
<<E quale sarebbe?>> aveva chiesto Harry, molto curioso.
<<Perché  a causa del loro ristretto numero di neuroni non riescono a fare due cose contemporaneamente>> aveva risposto, <<se stanno già pensando alla causa  del loro dispiacere non possono anche  pensare di piangere nello stesso momento>>. Al che, dopo il secondo colpo basso nel giro di poche ore, Harry aveva deciso di lasciar perdere. Quindi, tornando ai litigi fra lei e Ron, non si metteva mai in mezzo e rimaneva in disparte a guardare Hermione girare sui tacchi e lasciare l’amico con un palmo di naso.
<<Quando fa così mi fa impazzire!>> si lamentava Ron, diviso tra l’andarle dietro, e dar soddisfazione al suo orgoglio e aspettare che fosse lei, a tornare.<<Detesto litigarci!>>
<<Ne sei sicuro, Ron?>> chiese Harry, quell’ultima volta, senza staccare gli occhi dalla pergamena che teneva in mano. <<No, perché se non ti sei accorto da solo, per quasi sette anni non avete fatto altro,
sai>>. Ginny rise e Ron si buttò sul divano, sbuffando. Harry appoggiò il foglio e ne prese un altro dal grembo. Dopo nemmeno dieci minuti Hermione era tornata dentro e Ron mise su un cipiglio vittorioso, ma lo cancellò subito, perché si era accostata a loro con aria preoccupata, tenendo la Gazzetta della Sera tra le mani. Come se non fosse mai accaduto, dimenticarono il litigio in un baleno.
<<Herm, cosa c’è?>> chiese Ron, serio.
<<C’è vostro padre, sul giornale…>> rispose lei.(To be continued)


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Vampirella magica su 19 Febbraio 2010, 06:35:32 pm
Stasera riprendo a leggere, non vedo l'ora! ;D
Avanti tutta!!


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Daydream su 19 Febbraio 2010, 07:35:25 pm
wow, sempre + interessante, devo ammettere che ero rimasta di nuovo indietro con i capitoli, ma adesso sono di nuovo in regola ;D comunque è sempre + bella e poi come scrivi tu Fairy è bellissimo, aspetto come sempre il seguito ;)


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Fairy su 19 Febbraio 2010, 07:45:23 pm
wow, sempre + interessante, devo ammettere che ero rimasta di nuovo indietro con i capitoli, ma adesso sono di nuovo in regola ;D comunque è sempre + bella e poi come scrivi tu Fairy è bellissimo, aspetto come sempre il seguito ;)
Ho notato che nessuno cita mai nemmeno una parte, nel senso che mi piacerebbe sapere cosa vi sta intrigando, per esempio, cosa é geniale(sempre che ci sia del genio, qui dentro) e cosa cambiereste...sarebbe un grosso aiuto per farmi capire come devo procedere.il finale é già steso, ma  c'é tutta una parte centrale da completare, se mi aiutate con commenti più...densi, magari evito di bloccarmi dal postare tra qualche capitolo....thank's!  ghh
(seguito del 18° capitolo)
Ginny e Harry si fecero più stretti attorno a loro, mentre Hermione mostrava l’articolo e leggeva. Il titolo recitava “L’uomo che adora i Babbani”. Iniziava elogiando il lavoro di Arthur Weasley al Ministero, l’importanza del suo impiego, l’enorme fatica che comportava, poi passava al vero motivo per il quale l’uomo era stato citato, del quale c’era anche una foto che lo ritraeva felice, con un vecchio tostapane tra le braccia.<<…Le minacce sono arrivate qualche mattina fa, al Ministero, via gufo. Si parla di minacce gravi, e la motivazione lascia tutti di stucco: la sua passione per i Babbani da’ fastidio a qualcuno.
La posta dell’impiegato è stata messa sotto controllo; Arthur Weasley non si ritiene preoccupato, e afferma con convinzione che continuerà a frequentare le case Babbane, nonostante la chiarezza del messaggio…>>.
Hermione si era fermata, indignata. <<Non gli basta più, far fuori i Mezzosangue!>>esclamò, attirando su di sé lo sguardo di altri studenti. <<Perché non lasciano che la gente viva come vuole?>>
<<Non è la prima volta che papà subisce minacce>> incalzò Ginny, <<Non credo che si porrà il problema, credimi>>
<<Però di questi tempi dovrebbe fare attenzione>> aggiunse Harry, prendendo in mano il quotidiano.
<<Di questi tempi è pericoloso tutto, Harry. Se diamo retta a ogni cosa dovrebbero metterci tutti sotto protezione cautelare>> fece Ron.  <<Chissà come sta Dean…>>. L’argomento cadde presto, perché qualche minuto dopo un frullio d’ali annunciò l’arrivo del buffo gufetto di Ron,di ritorno da Londra. Era carico di posta e faticava a stare in aria, tanto che precipitò addosso a Ron rovinosamente, spargendo lettere sul pavimento della sala comune e provocando le risate generali degli studenti che si preparavano a scendere a cena.
<<Se non ti considerassi come un ricordo di Sirius…!>> brontolò il ragazzo, afferrando l’uccello per l’ala e rimettendolo dritto sulle zampine. Quello, per tutta risposta, lo beccò sulle dita e riprese quota per raggiungere la guferia. Aveva portato loro una lettera ciascuno; erano le risposte dei Granger e degli Weasley, e quello che lessero trasmise loro molta serenità. Raccontavano del lavoro, della quotidianità delle fredde giornate londinesi che finivano troppo presto, dei piccoli problemi casalinghi e chiedevano loro dei progressi scolastici, dei nuovi insegnanti, delle materie trattate, e ogni lettera aveva  raccomandazioni e saluti anche per chi non era il destinatario.  I Granger, tra l’altro, invitarono Harry, Ron e Ginny a passare le vacanze di Natale  a casa loro, visto che avrebbero trascorso le feste a Londra e non in montagna, come erano soliti fare.
<<Quest’anno non vanno a scimmiare?>> chiese Ron,a Hermione.
<<Si dice sciare, Ron>> lo corresse Hermione, trattenendosi dal ridere. <<No, devono risparmiare. Mamma ha scritto che eviterà anche le luminarie dell’albero di Natale>> spiegò, pensierosa.
<<Sono certa che papà potrebbe provvedere al problema con qualche ritocco alle vostre luminarie>> disse Ginny, <<Comunque anche mamma invita te, Hermione…chi vogliamo scontentare?>>
<<Personalmente credo che dovrò scontentare tutti, visto che avevo già deciso di restare a Hogwarts>> esordì Harry. << Devo fare ordine col lavoro, il tirocinio e gli studi, quindi ho bisogno di  calma e approfitterò delle vacanze. Hogwarts si svuoterà, sarà il posto ideale>>. Ginny e Ron protestarono,  invece Hermione non si pronunciò sulla decisione, attenendosi a stringersi nelle spalle e a rileggere la lettera di sua madre.
Riuscirono a mettersi d’accordo solo molto più tardi, prima di tornare in dormitorio dopo la cena. Dopo ore di discussione decisero di comune accordo che per far compagnia a Harry e non dover scontentare nessuno sarebbero rimasti tutti a Hogwarts e che avrebbero avvisato i loro genitori il giorno successivo. Sarebbe stato il loro primo Natale tutti e quattro insieme senza l’ombra nefasta di Voldemort sulla testa. Un evento, secondo Harry, senza precedenti. Gli adulti avrebbero capito, ne era certo.
Immaginò una Vigilia di Natale nell’intimità della sala comune, a ridere insieme, ad aspettare l’alba, forse, per scartare i regali alle prime luci e poter fare a palle di neve subito dopo, vicino alla capanna di Hagrid, magari coinvolgendolo. Un giorno di Natale senza paura di oscuri signori, o con cicatrici che pizzicavano, col terrore di essere posseduti da qualcosa che poteva far del male a chi gli stava  attorno. Ogni volta che rifletteva sul fatto che tutto questo era solo passato, si rendeva conto di quanto, alla fine, fosse stato fortunato. In quei momenti non si sentiva l’eroe di Hogwarts che tutti guardavano con ammirazione, rispetto e perfino timore. Era solo Harry. Harry che era sopravvissuto a tanti guai, Harry che era riuscito a cavarsela e a venir fuori dalle situazioni più difficili, Harry che aveva avuto la fortuna di avere accanto persone che lo avevano sempre aiutato, in qualche modo, anche se a volte gli era parso che non fosse proprio così. E ora era così, che voleva trascorrere le sue vacanze di Natale, dopo gli ultimi mesi non proprio sereni: vicino a Ginny, e ai suoi due migliori amici, in quella che aveva sempre considerato la sua vera casa.
Passò l’ultima settimana a pensare a cosa regalare a Ginny. In altri tempi non avrebbe esitato a chiedere un parere femminile a Hermione, certo che avrebbe potuto consigliarlo ottimamente, ma dopo il loro diverbio sentiva sempre un leggero senso di distacco da parte di lei, nei suoi confronti, che non osava violare. Pensò addirittura di chiedere aiuto a Luna, ma ci ripensò quando gli venne in mente il genere di regali che avrebbe potuto suggerirgli; a Ginny non avrebbe certo fatto piacere, ricevere un corno di Erumpent. Così, mentre si scervellava per trovare il dono giusto, arrivò finalmente l’ultimo fine settimana prima delle vacanze.
Quel sabato sera sarebbe partito per Londra il primo gruppo di studenti che avrebbero passato a casa le vacanze. Tra loro c’erano quasi tutti i ragazzi e le ragazze, dell’ottavo anno integrativo e non, che facevano parte della Casa di Grifondoro e di Tassorosso. Quelli di Serpeverde e Corvonero, ovviamente, avrebbero prima assistito alla partita di Quidditch. Neville, prima di colazione, aveva trascinato in sala comune il suo baule pieno di tutti i suoi effetti, mettendolo vicino a quello di Calì e ai bagagli di Seamus, e dopo pranzo scese alle serre, perché aveva promesso al professor Lumacorno che prima di andar via avrebbe raccolto per lui dei semi di anice stellato che sarebbero serviti all’insegnante per la sua prossima lezione. Aprì la porticina e l’odore intenso di umido e terra lo accolse. Lui se ne riempì i polmoni e, preso un vasetto di vetro, cominciò la raccolta. L’ambiente delle serre gli piaceva. Era il luogo di Hogwarts che preferiva in assoluto e anche starci da solo lo confortava. Aveva appena iniziato a riempire il contenitore, quando la porticina sul retro si aprì e comparvero Harry, Ginny, Ron e Hermione. Erano bardati di mantelli pesanti e sciarpe, come pronti  a una lunga passeggiata all’aperto.
<<Ciao, Neville>> lo salutarono. Lui ricambiò sorridente.
<<Abbiamo una cosa da consegnarti da parte della Mcgranitt>>disse Harry, avvicinandosi e porgendogli una pergamena chiusa.
<<Grazie. Ma cos’è?>> domandò lui, osservandola.
<<Ci ha detto di dirti che devi darla a tua nonna>> specificò Hermione.
<<Sicuramente i consueti auguri di Natale. Glieli manda tutti gli anni>> ipotizzò Neville.
<<Ti abbiamo cercato in sala comune, in dormitorio…>>continuò Hermione.
<<…poi ci è venuto in mente che potevi essere qui>> concluse Ginny.
<<Infatti…raccolgo anice stellato. Volete darmi una mano?>>
<<Veramente eravamo diretti a Hogsmeade, visto che oggi è bel tempo. Perché non vieni con noi?>> chiese Harry.
<<Mi dispiace, ho promesso al professor Lumacorno che avrei fatto per lui questa cosa. E subito dopo devo prepararmi per….>>. La porta della serra cigolò di nuovo e il ragazzo guardò oltre le spalle degli amici per capire chi stesse entrando.
<<Ministro…? E’ lei?>> squittì, la voce stupita di Neville.
Nella serra cadde il silenzio, mentre tutti si voltavano verso la porticina.
<<K-Kingsley?>>. Harry ebbe il sospetto che si potesse trattare di un impostore. Vederlo all’interno di quella serra, così presto, era piuttosto inverosimile.
<<Si. Sono io, ragazzi>> rispose l’uomo,<<La Preside mi ha detto che forse vi avrei trovato qui>> e dall’espressione addolorata capirono che non era lì per una visita di cortesia, né che recasse con sé buone nuove. Hermione mosse un passo verso lui, ma l’uomo si voltò. Sollevò la bacchetta e chiuse a chiave le porte con un gesto, poi insonorizzò la serra. I cinque ragazzi si guardarono l’un l’altro senza comprendere. <<Ho ragione di credere che posso parlare liberamente davanti a te, Neville Paciock, senza che quello che sto per dire possa in qualche modo essere divulgato prima del tempo, dico bene?>> chiese, con tono grave.
<<S-si signore, certo>> rispose Neville, teso. Il mago si accostò a loro, il passo pesante del condannato a morte che cammina verso il patibolo. Harry lo guardò avanzare, leggendo sul suo volto scuro un’amarezza e un dispiacere che gli aveva potuto vedere rare volte. Seppe che era capitato qualcosa di grave, di tragico. Sogguardò Hermione, che aveva il respiro corto e si tormentava le mani, di fianco a lui. Le loro paure si stavano avverando? Era capitato ai Granger quello che temevano? Le mani di Kingsley si sollevarono, e inaspettatamente si posarono una sulla spalla di Ron, l’altra su  quella di Ginny.
<<Voglio premettere che stanno tutti bene>> disse, senza allegria. Poi si schiarì la voce. <<C’è stato un attentato alla Tana>>. L’impatto con quella frase fu duro. Era fuori da ogni aspettativa, da ogni previsione e logica, in quel momento. Harry e Hermione si guardarono con paura, mentre Ron e Ginny trasalivano. Le voci dei due ragazzi Weasley si sovrapposero, mentre chiedevano chiarezza e notizie sui familiari.
<<Stanno davvero bene?>>
<<Santo cielo…chi è stato…chi è stato?>>
<<Perché l’hanno fatto? Perché?>>
<<Cosa vogliono da noi?>>. Il Ministro faticò a farsi sentire per accontentare le loro disperate richieste. Raccontò che nel momento dell’attacco alla Tana, avvenuto durante la mattina, c’era solo la loro madre Molly. Stava bene, aveva riportato solo qualche graffio e una frattura ad un braccio per una caduta mentre si rifugiava nel sottoscala, che le era già stata sistemata. Il loro padre, allertato, l’aveva raggiunta subito al San Mungo, dove era stata portata dagli Auror, e poi tutta la famiglia era giunta al Ministero, sotto protezione del Dipartimento degli Auror.
<<Ma qual è il motivo di questo attentato, Kingsley?>> chiese Harry, sentendosi direttamente toccato. La signora Weasley era per lui come una mamma, in fondo. Neville e Hermione tacevano, ammutoliti dall’orrore.
<<Stiamo indagando, ma un messaggio scritto sulla porta di casa ci porta a credere ad una punizione per chi frequenta i Babbani e la loro discendenza magica, Harry>>. Gli occhi di Kingsley si posarono inevitabilmente su Hermione per alcuni secondi.
<< Che cosa c’era scritto?>> domandò, la tremula voce di Ginny.
<< Meglio dalla mia voce, che da un giornale, credo: ‘Morirete presto, traditori del proprio sangue, questo è solo un assaggio’>>. Ron parve non reggere e si appoggiò al tavolo, pallido come un cencio. Harry pensò che si sarebbe sentito male. <<Sono venuto ad avvisarvi che per questo motivo stiamo prendendo il provvedimento più estremo, onde evitare rischi. E’ per il vostro bene>>. Kingsley prese un respiro, durante il quale gli occhi azzurri di Ron e quelli castani di Ginny lo fissarono pieni di speranza. <<La vostra famiglia verrà messa in clandestinità, sotto protezione. E’ l’unico modo per garantirvi l’incolumità, per ora. Domani tornerò a prendervi, vi porterò via. Non posso rivelare a nessuno dove>>. Fu come colpirla in faccia da uno schiaffo. Ginny frenò un singhiozzo, ma non riuscì ad arginare le lacrime. Il volto del Ministro si rattristò maggiormente, intenerito dal suo pianto contenuto. Harry le cinse le spalle, sgomento. Gli avrebbero nascosti. Portati via. Lontano…
<<Kingsley, voglio andare con loro>> disse, senza pensarci. <<Andrò con loro e li proteggerò. Sono la mia famiglia>>. Lo pensava davvero. Loro erano tutto quello che aveva.
<<No, Harry>> rispose Kingsley, lentamente, comprensivo. <<Hestia Jones e altri Auror saranno con loro ventiquattr’ore su ventiquattro e, fidati di me, non gli accadrà niente. Tu mi servi fuori…Per le indagini. Dobbiamo prendere quei cani prima che qualche altra famiglia ci rimetta la pelle>>. Le ultime parole le pronunciò a denti stretti, con rabbia. Harry capì che aveva ragione. Non insistette, anche se cominciò a sentire la sconfinata tragedia di quello che ne sarebbe derivato.
<<Non voglio entrare in clandestinità! Fammi restare a scuola, Kingsley…>> chiese Ron. <<Voglio aiutarvi…voglio dare il mio contributo…>>
<< Lasciarti fuori dal programma di protezione sarebbe un rischio troppo alto che non voglio correre, Ronald>> >> lo interruppe il mago. <<ma quello che mi convince che devi accettare la mia proposta è che la tua famiglia ha bisogno di te, qualora nascondervi non bastasse, capisci? Devi essere con loro, e pronto a tutto>>. Il ragazzo si rassegnò di botto e non replicò.  <<Non perderete la scuola; Hestia, che si è offerta di scortarvi e proteggervi e vi sta aspettando al Ministero, vi aiuterà negli studi e quando tutto sarà finito potrete tornare e riprendere da dove vi siete fermati>>
<<Chi prenderà il posto di Hestia?>> chiese Harry.
<<Andrew Mcmarck la sostituirà del tutto, per questo periodo. Quasi tutti gli Auror sono richiamati a Londra, Harry, sarai l’unico Auror dentro la scuola. Hermione>> disse poi, il Ministro, e lei sussultò, distogliendo il suo sguardo addolorato dalla schiena di Ron e fissandolo negli occhi del mago. <<La situazione non è buona nemmeno per i Nati Babbani. Stamane son state registrate altre due sparizioni, e poco fa i corpi delle persone scomparse son stati ritrovati senza vita. Sono stato a casa tua a supplicare i tuoi genitori di accettare la protezione cautelare, ma non c’è stato verso di convincerli, per ora. Tu sei maggiorenne. Puoi decidere se accettare il nostro aiuto o restare>>
<<Re-restare?>> balbettò lei, confusa.
<<Desideri entrare in clandestinità? Domani porteremmo via anche te>>. C’era, nella voce dell’uomo, una mal celata speranza che lei accettasse.
<<E i miei genitori?>>
<<Non possiamo fare niente per loro, senza il loro  stesso consenso>>. Hermione parve soppesare la proposta, poi lanciò un’occhiata spaventata a Harry.
<<Resto>> esalò, chiudendo gli occhi per qualche istante.<<Non posso nascondermi sapendo che loro potrebbero essere in pericolo>>
<<Capisco>> sussurrò il Ministro. <<Allora non posso che chiederti di restare confinata a Hogwarts, per la tua incolumità e quella di chi cercherà di proteggerti; non uscirai da sola nemmeno per recarti a Hogsmeade e ogni tuo spostamento straordinario dalla scuola dovrà passare prima da me e nessun altro. Non sappiamo con chi abbiamo a che fare veramente. Non sappiamo quali sono le loro vere intenzioni. Non abbiamo quasi niente su cui lavorare e, la cosa più frustrante, non abbiamo abbastanza uomini per assicurarvi la protezione adeguata. Non ti posso costringere ad obbedire, ma se la trasgressione dei miei ordini comportasse il ferimento o la morte di qualcuno dei miei Auror o di qualcun altro, non avrò scrupoli nel farti arrestare>>. A Harry parve esagerato, ma probabilmente voleva solo spaventarla perché obbedisse. Era chiaro che c’era riuscito, Hermione lo guardava incredula, con occhi dilatati. <<Se non avete domande, vado. Domani verrò a prendervi presto, preparate i vostri bagagli con cura, perché non ci sarà modo di tornare indietro, e non so bene per quanto tempo dovrete stare via>>. Nessuno fece altre domande.  <<Coraggio>> mormorò, allora, dando una pacca a ciascuno dei due fratelli, <<andrà tutto bene>>. Forzò un sorriso che loro provarono inutilmente a ricambiare. Poi lo guardarono dissolvere gli incantesimi che aveva fatto alla serra e uscire, senza altre parole. Per un attimo tutti si guardarono, poi, come se la serra le fosse stretta e non potesse più stare là dentro, Ginny si allontanò da loro a grandi passi. (Fine del 18° capitolo)



Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: King Harry su 19 Febbraio 2010, 11:04:12 pm
Ti giuro, mi stai facendo prendere dei colpi assurdi! XD
Ma i più terribili finora sono stati gli episodi di Greyback O.O aiuto O.O
Seguitooooo XD


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Fairy su 19 Febbraio 2010, 11:19:36 pm
Ti giuro, mi stai facendo prendere dei colpi assurdi! XD
Ma i più terribili finora sono stati gli episodi di Greyback O.O aiuto O.O
Seguitooooo XD
Non te l'aspettavi, eh? Manco io, guarda, il giorno dopo averla scritta ho riletto e non ci credevo...O.o non ricordo cosa mi ero tracannata, la sera..forse un po' di Succo Zuccoraggioso all Zucca misto a alcool... ;D  ;D
ultima parte per oggi... ghh
(http://i46.tinypic.com/264h06x.jpg)
Cap 19
Separati
“Io ti ritroverò
Sempre”

<<Ginny>> esclamò Harry.
<<Vado…vado a fare i bagagli…>> disse lei, con vocina tremula. Lui la seguì.
<<Torno subito>> disse, rivolto agli altri. Neville e Hermione stavano dietro a Ron, che dava loro le spalle. Lei si mosse verso lui, che non  aveva più parlato.
<<Oh, Ron…Ron, mi dispiace…>> sussurrò, visibilmente angosciata da tutte le notizie appena apprese, mettendogli una mano sulla schiena. Il ragazzo si voltò con uno sguardo indecifrabile.
<<Ah, ora ti dispiace, eh?>> disse, in collera. << E cosa ti dispiace di più? Il fatto che la mia famiglia sia braccata e in pericolo, o che potevi dedicarmi più tempo quando ne avevi occasione e non l’hai fatto?>>. Hermione assunse l’espressione di chi ha appena ricevuto una sberla. <<Sarai contenta, ora che me ne andrò, libera di fare tutto quello che vorrai, senza le mie noiosissime lamentele>>. Neville poggiò sul tavolo il vasetto coi semi di anice stellato che aveva tenuto in mano per tutto quel tempo e con molta discrezione uscì dalla serra.
<<Ma cosa dici? Ron, io non potevo immaginare che tu, la tua famiglia…>>
<<No, certo! Come potevi? Presa da mille cose, non c’era spazio per nient’altro!Se magari tu avessi usato quella stramaledetta GiraTempo per vedere cosa sarebbe successo oggi, anziché frequentare un migliaio di corsi contemporaneamente e fare altre diecimila cose, ci saremmo organizzati di conseguenza, vero?>>. Sempre più allibita, Hermione scosse piano la testa.
<<La  mia GiraTempo non funziona così! Non manda il tempo indietro o avanti di giorni, solo di ore!>>
<<Oh, ma piantala,di fare la saputella con me! Non mi importa  come diavolo funziona quell’aggeggio!Ti rendi conto di quello che sta per accadere?>>
<<Si, mi rendo conto…>>. Allungò una mano per cercare di calmarlo, ma lui la scostò, brusco.
<<E “mi dispiace” è abbastanza, per te?>>. La voce di Ron era alterata e rabbiosa. Hermione sembrò rimpicciolita di qualche centimetro.
<<Sei così adirato che non stai ragionando, Ronald. Ti prego di calmarti>>tentò ancora lei.
<<Calmarmi? Ci nasconderanno chissà dove, non si sa nemmeno per quanto tempo! Probabilmente passeranno mesi! Forse anni! Questa potrebbe essere l’ultima volta che ti vedo!>>
<<Non sarà così, Ron! Dobbiamo aver fiducia nel Ministro…>>
<<Ma allora non capisci! Tu non hai chiara la situazione! Stanno cercandoci per farci fuori,Hermione! Tutta la mia famiglia! E per il solo motivo…che da sempre frequentiamo…quelli come te!>>. All’impallidire di Hermione, che si mise una mano davanti alla bocca e trattenne il fiato, Ron sembrò rendersi conto del peso delle sue parole. <<Cioè…non volevo dire…>> balbettò, col tono di voce molto più basso.
<<Quelli come me?>> scandì Hermione,in un sussurro, abbassando le braccia.
<<Scusami, scusami, ho detto una vera idiozia…Volevo dire…>>
<<Volevi dire qualcosa di più efficace? Magari usare parole specifiche, Ronald?>>. Ora era lei a sollevare la voce, punta vivamente nell’orgoglio. <<Magari volevi dire sporchi Babbani e Mezzosangue?>>. Quando lo disse i vasi delle piantine della serra iniziarono a traballare sul pavimento. La sua ira stava di nuovo facendole perdere il controllo.
<<No!>> rispose Ron, con energia. << Hermione, lo sai, non lo direi mai!>>
<<Ma forse lo pensi, Ronald Weasley!>>. Harry rientrò, senza Ginny. Vedendo i vasi tremolare guardò Hermione preoccupato e si accostò a loro.
<<Non lo penso, e tu lo sai! Io non sono così! Non essere sciocca!>>
<<Che succede, Ron?>> chiese Harry, accanto a lui, guardando prima l’una, poi l’altro, e lanciando occhiate furtive ai vasi pericolanti.
<<Sarai spaventato e arrabbiato, ma non è giusto… Non è giusto, che tu mi dia la colpa…Non ho chiesto io, di nascere Mezzosangue!>>. Harry si accigliò, fissando Ron, sgomento. Hermione lo superò  di scatto e fece per aprire la porticina, pronta ad andarsene.
<<No! Hermione, torna indietro!Parliamo, ti prego…>> la implorò il ragazzo, avvicinandosi e sollevando le braccia per trattenerla. La potente forza di un Sortilegio Scudo uscì dalla punta della bacchetta della ragazza. Ron venne spinto lontano da lei, si scontrò con Harry e caddero assieme, battendo al tavolino e rovesciandosi addosso l’intero vasetto di semi di anice stellato che Neville aveva raccolto. Hermione tenne la bacchetta sollevata, divisa da loro dalla barriera che aveva evocato, guardando Ron con tristezza e rabbia.
<< “Torna indietro”…anch’io, ti implorai, una volta…Questa scena ti ricorda qualcosa?>> mormorò, terribilmente sarcastica. <<Solo che stavolta sarò io a dare le spalle a te>>. Non c’erano lacrime, nei suoi occhi. Solo di nuovo il velo di quel sentimento che Harry non era  mai riuscito a decifrare. Non lo aveva più scorto da molto tempo; riconoscerlo di nuovo aumentò la sua preoccupazione. La videro voltarsi ancora, aprire la porta e uscire. I vasi smisero di dondolare, lo Scudo si dissolse. Ron si sollevò da terra per inseguirla, e la chiamò, ma quando fu sul punto di varcare la soglia la voce di Hermione esclamò “Colloportus”, e la porticina si chiuse sulla faccia del ragazzo, che incassò il colpo e cadde di nuovo a terra, all’indietro. Harry lo aiutò a tirarsi su e prese a scuotersi i semi di anice stellato di dosso.
<<Ron…Ma cosa le hai detto?>> chiese, ancora indeciso sul fatto che dovesse dare ragione all’una o all’altro.
<<Harry, sono un grandissimo idiota…grandissimo>> esordì lui,massaggiandosi la fronte e mentre tornavano dentro al Castello gli raccontò tutto, senza tralasciare niente. Harry finalmente ebbe il quadro della situazione. Tra sé diede ragione a Hermione; Ron era arrabbiato con i Maghi Oscuri e se l’era presa con lei. Ma capì anche i sentimenti di lui, e non lo biasimò del tutto.
<<Vai a parlarle>> suggerì Harry, ripensando a quello che aveva visto in fondo allo sguardo di Hermione. <<fallo subito, Ron. Capisco che non volevi dirle quelle cose per ferirla,e stavi sfogando la tua rabbia, ma potevi evitare di farlo su una delle persone che si preoccupano sinceramente per te >>. L’amico sospirò teso, annuendo.
<<Dov’è, Ginny?>>
<<E’ andata a fare le valigie. Era più calma, quando ho deciso di tornare qui. Devi calmarti anche tu: vi proteggeranno con ogni mezzo, non avrete nulla da temere. Mi fido ciecamente di Kingsley>> lo incoraggiò. <<Faremo il possibile perché i responsabili finiscano ad Azkaban, e voi potrete tornare. Mi rattrista, doverci separare, non sai quanto. Ma la vostra incolumità ora ha la priorità assoluta>>
<<Si, ma…Aiutami, Harry…Cosa devo dire a Hermione? Come posso rimediare?>>. Era agitato e confuso. E non perché la sua famiglia era in pericolo.
<<Quello che hai detto a me. Che sei un grandissimo idiota; che non l’accusi di niente,perché non ha colpe; che le cose che le hai detto erano frutto del dispiacere che senti perché non la vedrai forse per molto tempo; che non sopporti di ferirla e che…>>. Si accostò all’orecchio di Ron, per finire di suggerirgli cosa doveva fare, perché sulle scale c’erano molti studenti e non voleva che lo sentissero. Ron lo guardò interdetto, poi sorrise.
<<Fico…quel manuale che ti ho regalato due compleanni fa ti è servito, eh?>>chiese, riferendosi a
“Dodici Passi Infallibili per Sedurre una Strega”.
<<Veramente  non ho avuto molto tempo per sfogliarlo>> ribatté lui. <<E’ tutta farina del mio sacco>>
<<Hai un sacco di farina?>> chiese Ron, perplesso. Certi detti Babbani non li capiva proprio. Arrivarono alla sala comune e aspettarono che Ginny finisse di fare le valigie e uscisse dal dormitorio femminile. Harry aveva visto nella Mappa del Malandrino che Hermione era con lei, ferma in un punto in cui, a occhio doveva esserci il suo letto. Quando Ginny venne fuori Ron si alzò dal divano, pronto a chiederle di chiamare Hermione, ma la sorella lo travolse a parole, furiosa.
<<Tu sei il più grande deficiente del mondo, Ronald!>> urlò, scendendo le scale velocemente. <<Come ti è saltato in mente di dire quelle cose alla tua ragazza? Se nostro padre sapesse, ti diserederebbe all’istante! Vergognati di te stesso!>>. Harry sbuffò. Detestava che lei si impicciasse facendo le parti a uno dei due, senza cercare invece di restare imparziale e aiutarli davvero.
<<Se hai finito di strillare come un Ipogrifo, potresti gentilmente chiedere alla mia ragazza di scendere, così posso chiarirmi e scusarmi con lei per la mia stupidità?>> ribatté Ron.
<<Non credo abbia voglia di uscire da quella stanza, per oggi, grazie a te!>> replicò lei, con un dito puntato verso la porta del dormitorio.
<<Sta…sta piangendo?>>
<<No. Ma non si sta nemmeno sbellicando dalle risate>>
<<Vuoi provare a chiamarla? Per favore?>> insistette Ron. Ginny risalì i gradini borbottando, sparendo di nuovo per qualche minuto. Quando riuscì scosse la testa.
<<Dice che ora preferisce stare un po’ per conto suo>> disse.
<<Ma tu le hai detto che vorrei scusarmi? Hai insistito un po’?>>
<<Si, Ron. Ma credimi, forse adesso è meglio così>>. Ron chinò il capo e annuì.
<<Capisco. Credo che ora andrò a fare i miei bagagli>> farfugliò e si diresse con aria depressa al dormitorio maschile.
Harry e Ginny passarono la sera a Hogsmeade, da soli. Passeggiarono, parlarono tanto, stettero stretti l’uno all’altra per tutto il tempo. Harry non poté nasconderle la sua preoccupazione, la sua tristezza. Non poté non dirle che aveva immaginato un Natale completamente diverso, da quello che si prospettava. Lei sembrava aver incassato il colpo e si faceva forza. Harry sospettava che non si rendesse davvero conto di quello che significasse entrare in clandestinità. Non calcò la mano per spiegarglielo, forse era meglio così. Non voleva che soffrisse più di quanto già non stesse facendo. Tutti i loro progetti erano saltati in un lampo e non riusciva a capacitarsi del fatto che ancora una volta qualcuno stesse interferendo con forza nella sua vita tanto da stravolgerla per intero. Non lo sopportava e gli fu difficile cercare di passare al meglio le ultime ore che gli erano concesse in compagnia di Ginny.
Videro l’Espresso per Hogwarts arrivare in stazione e tutti gli studenti che sarebbero partiti quella notte accalcarsi davanti ai vagoni, pronti a salire. Tra loro videro anche Neville, Calì e Padma, Seamus, e tanti altri, i quali avrebbero fatto ritorno a Hogwarts probabilmente solo dopo Capodanno.
<<Harry, Ginny>> chiamò Neville, affacciandosi dal finestrino. I due si avvicinarono.
<<In partenza, Neville?>> chiese, Ginny.
<<Sì. Passerò il Natale con mia nonna e i miei zii. Porteremo a casa anche i miei genitori e baderò a loro per tutto il periodo delle vacanze>> spiegò. Sembrava felice di questo.
<<Saluta tua nonna per me>> disse Harry.
<<Grazie, lo farò. Ginny: spero di cuore che tutto si risolva per il meglio. Vi auguro buona fortuna>>. Ginny annuì, sorridendo riconoscente.
Tornati da Hogsmeade salirono nella sala comune e incrociarono Ron che usciva, camminando a grandi falcate.
<<Dove vai?>> chiese la sorella. Teneva in una mano una pergamena, nell’altra il suo manico di scopa e aveva indosso il mantello pesante.
<<Torno subito>> rispose solo, sparendo dietro un corridoio. (To be continued)



Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Vampirella magica su 20 Febbraio 2010, 02:49:03 pm
Ok!
A me manca ancora 1 pò da legere (sono rimasta a Hermione in infermeria) e trovo anch'io che le parti + spaventose e incredibili sono quelle con il Lupo Mannaro, ma è stato anche il litigio tra Harry e Hermione a turbarmi di più... certo, io non mi sono mai trovata in 1 situazione simile, perciò, forse anch'io mi sarei comportata come loro, ma sono contenta che la stanno superando e spero che presto tutto torni a posto! Comunque la trovo 1 storia bellissima, ancora complimenti!

Aspettiamo il continuo! ;)


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Fairy su 20 Febbraio 2010, 03:56:34 pm
Ok!
A me manca ancora 1 pò da legere (sono rimasta a Hermione in infermeria) e trovo anch'io che le parti + spaventose e incredibili sono quelle con il Lupo Mannaro, ma è stato anche il litigio tra Harry e Hermione a turbarmi di più... certo, io non mi sono mai trovata in 1 situazione simile, perciò, forse anch'io mi sarei comportata come loro, ma sono contenta che la stanno superando e spero che presto tutto torni a posto! Comunque la trovo 1 storia bellissima, ancora complimenti!
Aspettiamo il continuo! ;)
Grazie per il tuo commento, Vamp!  ghh fin ora le parti più apprezzate sono quelle più drammatiche, ok.
(Seguito del 19° capitolo)
Harry si strinse nelle spalle.
<<Vado a vedere come sta Hermione>> disse Ginny. Aprì la porta del dormitorio, apparentemente vuoto. Arrivò alla stanza assegnata a lei ed entrò piano. Le tende del letto a baldacchino di Hermione erano tirate sui tre lati, e non si sentiva nessun rumore.
<<Hermione?>> bisbigliò. Nessuno rispose. Si convinse che era addormentata e, richiusa la porta,  se ne andò.
Era ormai buio. Hermione era seduta sul suo letto con le gambe incrociate. Grattastinchi, acciambellato sul cuscino, la osservava pigramente. Le tende attorno al letto a baldacchino erano ancora tirate, chiuse attorno a loro. Quando Ginny l’aveva chiamata non aveva risposto di proposito. Quattro figurine dei Maghi Famosi erano poggiate in fila sul copriletto ed Hermione colpiva ora una, ora l’altra, con la punta della bacchetta, mormorando tra le labbra vari incantesimi. La luce della bacchetta la illuminava a tratti, quando il suo potere fluiva dal legno alle figurine, poi si spegneva, ributtandola nell’oscurità. D’un tratto qualcosa colpì piano il vetro della finestra, ripetutamente, quasi come a bussare. Hermione scostò la tenda e vide una piccola luce danzare fuori dalla finestra. Si alzò e si accostò al vetro: era una pergamena ripiegata con maestria a forma di uccellino, in perfetto stile origami, che col becco batteva sul vetro, scuotendo le ali per tenersi in volo, in attesa che lei aprisse.
Titubante, guardò fuori oltre l’uccellino, ma non vide niente e nessuno. Afferrò la maniglia della finestra e aprì lentamente. Il piccolo animale di carta si posò sulle sue mani aperte e dopo pochi secondi si dispiegò da solo, riprendendo la forma rettangolare di una pergamena, sulla quale, a lettere luminose, comparve una scritta con la calligrafia di Ron: “Qualsiasi brutta cosa tu pensi di me in questo momento la merito appieno. Ma ho tanto bisogno di scusarmi con te, permettimi di farlo”, lesse. Stupita per il curioso modo che Ron aveva utilizzato per farle avere quel messaggio si ritrovò a sorridere, e guardando di nuovo fuori vide comparire, seduto su una scopa, proprio lui,coperto col suo mantello invernale, che la guardava con l’aria colpevole e contrita. Capì che il messaggio era servito per far si che lei gli aprisse.
<<Ciao…>> mormorò Ron, avvicinandosi di più alla finestra, sperando che lei non la richiudesse come aveva fatto con la porta della serra.
<<Non puoi entrare qui dentro>> mormorò Hermione, calma, ma ancora risentita.
<<Lo so. So che le finestre dei dormitori femminili hanno una Fattura Repellente per evitare questo tipo di incursioni>>
<<Ah si? E come l’hai scoperto?>> chiese, con tono accusatorio.
<<L’ho letto su “Storie di Hogwarts”>>
<<Tu hai letto “Storie di Hogwarts”? Quando?>> domandò,  incredula e sorpresa.
<<L’estate scorsa, mentre eri di ritorno dall’Australia>>rispose lui, stringendosi nelle spalle. <<Io non voglio entrare. Ma mi piacerebbe che tu uscissi, e mi dessi la possibilità di parlare un po’ con te. Per favore>>. Il tono serio, le parole misurate che usò, lo sguardo di supplica moderato, non esagerato, giocarono a suo vantaggio. Hermione respirò a fondo e annuì piano.
<<D’accordo. Torna dentro, mi farò trovare in sala comune>> rispose, pronta  a richiudere la finestra.
<<No, aspetta…vorrei che tu uscissi ora, qui con me>>. Hermione guardò la scopa e poi di nuovo lui.
<<Io non amo volare, Ronald,tanto meno su una scopa, lo sai>> disse.
<<Si. Ma perché non hai mai volato assieme a me>>
<<Invece si, e non è stato un gran che divertente, se ricordi bene>>
<<Va’ bene, ma quella volta avevamo un po’ di guai attorno…E Goyle era decisamente di troppo, sulla nostra scopa. Io ti sto proponendo un giro tranquillo. Ti prometto che se sentirai fastidio e vorrai scendere ti riporterò a terra subito>>.
In effetti, ogni volta che aveva dovuto utilizzare un mezzo volante, era perché il pericolo glielo aveva imposto: su Fierobecco, al terzo anno, per  salvare Sirius dai Dissennatori; e su un Thestral, invisibile ai suoi occhi, allora, al quinto anno, per raggiungere il Ministero; una volta aveva dovuto prendere le sembianze di Harry con la Pozione Polisucco, per depistare i Mangiamorte, e volare ancora su un Thestral con Kingsley; forse la peggiore fu la volta che fu costretta a cavalcare un drago, con Harry e Ron, quando erano fuggiti dalla Gringott dopo aver derubato la camera blindata dei Lestrange… e quando avevano salvato Goyle dall’Ardemonio che stava devastando la Stanza delle Necessità erano stati a un soffio dal finire arrosto, compresi di manico di scopa. Il suo ultimo viaggio, sotto l’effetto del Succo Trucco Weasley, poi, era stato determinante, per i suoi sentimenti riguardo allo staccare i piedi da terra. <<Per favore>> insistette Ron.
 Nonostante la sua riluttanza, non riuscì a dire di no. Prese il suo mantello, se lo mise sulle spalle e salì con poca convinzione sul davanzale della finestra. Ron le porse la mano e la aiutò a sedersi sul manico di scopa, davanti a lui, con entrambe le gambe nello stesso lato. La scopa vibrò leggermente, appesantita, ma restò in aria. Hermione si aggrappò alla vita del ragazzo, che inclinò il manico e fece partire il mezzo magico, lentamente, cercando di evitare scossoni e vibrazioni. Stettero zitti per qualche minuto. Il cielo era terso e l’aria notturna era gelida e pungente. Ron teneva il manico di scopa con una mano, e con un braccio stringeva il mantello attorno al corpo di Hermione, sperando che non prendesse freddo. Lei guardava davanti a sé, in modo che non poteva vederla in viso.
<<Come va’?>> le chiese, dopo un po’. Stavano sorvolando la guferia.
<<Bene, per ora. E’…bello, da quassù>> rispose lei. Era sincera. Il paesaggio aveva tutto un altro aspetto, ora che era sobria, e la emozionò. Vedeva il profilo dei monti attorno a Hogwarts, più scuro dello sfondo stellato e gli anelli del campo da Quidditch dall’altra parte, scuri, contro la luna calante.
<<Ti senti sicura?>> domandò ancora, mantenendo una velocità da passeggiata.
<<Si>>
<<Bene. Perché è così che vorrei che ti sentissi, quando sei con me. Sicura, e protetta, anche in situazioni che non ti piacciono. Come volare, per esempio>>. La sentì stringersi di più a lui e finalmente si voltò, così che potè guardarla in viso.
<<Sono veramente dispiaciuto, per le cose che ho detto prima, Hermione. Ho lasciato che tu fraintendessi le mie parole, perché ero arrabbiato, ma non con te>> mormorò.
<<Lo so. Io capisco la tua rabbia>>. Si voltò di nuovo, lasciandolo a guardarle i capelli, che le svolazzavano attorno alla testa. Ora erano arrivati fin sopra il lago, scuro e calmo, sul quale la luna disegnava un semicerchio d’argento irregolare.
<<Non era mia intenzione ferirti, ho sragionato. Ma ormai sai quanto io sia istintivo…E’ tutta colpa della mia atroce paura di non poterti vedere per molto tempo. Tu sai benissimo, quanto io e la mia famiglia adoriamo, frequentare quelli come te…Quando ho detto questa frase, ho solo sbagliato tono >>. Lo sguardo castano di Hermione incrociò di nuovo quello azzurro di Ron, ma non disse nulla. Sembrava scrutare in fondo alle sue pupille, per capire se ci fosse incertezza, nelle sue parole, o era convinto di quello che stava dicendo. <<Harry questo pomeriggio mi ha suggerito di chiederti in prestito la GiraTempo>>. Lei sollevò un sopraciglio.
<<Per fare cosa?>> chiese, piccata, temendo che lui riniziasse a proporle di tornare nel passato per organizzare meglio il suo tempo.
<<Per tornare indietro fino al momento in cui ho iniziato a fare l’idiota con te nella serra e poter prendere a pugni me stesso>>. Hermione sorrise, poi scoppiò a ridere.
Liberandosi dalla tensione, anche Ron rise, rincuorato.
<<Quell’Harry Potter ha sempre la soluzione pronta per aggiustare tutto, ultimamente, eh?>>disse Hermione. Cercò di sorridere ancora, ma era diventata di nuovo seria.
<<Cosa c’è?>> chiese lui, paziente.
 <<Ho… paura, Ron>>. Lui capì che non si stava riferendo al volo sul manico di scopa.
<<Andrà tutto bene. Kingsley sarà il supervisore di tutti i nostri spostamenti>>
<<Si, lo so…mi fido di Kingsley. Ma cosa succederà, se anche i miei genitori accettassero la protezione del Ministero, se nascondessero anche me e la mia famiglia?>>
<<Per come la vedo io, c’è da augurarsi che accada. Sareste protetti e al sicuro>>
<<Questo però significherebbe perdere completamente le tracce l’uno dell’altra…e quello che hai detto, che potrebbe essere l’ultima volta che ci vediamo…>>
<<Ehi, ehi...>>. Ron fermò la scopa e fece in modo che lo guardasse in volto. <<Ti sei dimenticata che l’anno scorso ho ritrovato te e Harry, quando ho deciso di tornare, al di là di ogni vostra previsione…? Credi che non saprei rifarlo? Forse Silente aveva previsto anche tutto questo, quando mi ha lasciato il suo Deluminatore nel Testamento: io ti ritroverò sempre. Ovunque tu vada, in qualche modo, saprò trovarti. Non devi temere per questo>>. Lei non commentò. Si attenne ad annuire. Ron spinse il manico di scopa a riprendere il volo pigramente. Sorvolarono il parco e la capanna di Hagrid, e il riverbero dei raggi lunari li illuminò. La foresta proibita era una chiazza nera e informe, sotto di loro. << Tu mi hai perdonato, vero?>> sussurrò, ancora. <<Hermione… >>
<<Non dire altro, Ron…Va’ bene così>>. Lei avvicinò la testa al  petto del ragazzo e chiuse gli occhi. Ron appoggiò il mento alla sua fronte e sterzò piano, dirigendosi verso il castello e facendo un lento giro attorno a questo, in silenzio, prima di tornare alla finestra del dormitorio femminile.
Rimasero fino a tardi nella sala comune tutti e quattro a tenersi compagnia, a raccomandarsi tante cose, a farsi coraggio l’un l’altro.
Quando la stanchezza si era fatta sentire, i ragazzi erano tornati nei loro rispettivi dormitori e Ron aveva chiesto a Harry di stare vicino a Hermione.
<<E’ successo tutto così all’improvviso che non riesco a crederci . Non ti nascondo la mia contrarietà al fatto che i suoi genitori non accettino una adeguata protezione. Non capiscono che così mettono in pericolo sé stessi e la loro figlia!>>
<<Stai tranquillo. Non può accaderle nulla, finché si trova a Hogwarts. Pensa a te, e Ginny…bada alla tua famiglia. Ai Granger penserà Kingsley, in qualche modo>>. Harry non potè fare a meno di dargli ragione, stavolta. Le paure e i sospetti del Primo Ministro erano ormai realtà, e nemmeno lui era d’accordo con le decisioni dei genitori di Hermione, ma probabilmente non era una decisione facile da prendere. Forse pian piano, sperò, avrebbero cambiato idea.
La mattina arrivò troppo in fretta. I bagagli di Ron e Ginny erano pronti nella sala comune in attesa che il Ministro arrivasse a Hogwarts. Nessuno dei quattro sembrava aver dormito abbastanza.
Fecero colazione in silenzio in Sala Grande, praticamente vuota. Tutti erano alla partita di Quidditch. La cronaca della disputa si sentiva fin là; poi la Preside si avvicinò ai due fratelli Weasley e li avvisò che Kingsley era in arrivo e dovevano dirigersi nel parco, vicino alla capanna di Hagrid. Guardò Harry e gli fece uno sguardo eloquente.
<<Scortali, Potter. Darebbe troppo nell’occhio, la Preside che passeggia nel parco assieme agli studenti>>. Si chinò su Ginny e la abbracciò a sorpresa. Poi strinse forte la mano di Ron e dopo aver dato una pacca a entrambi se ne andò, tirando su col naso. Tornarono a prendere i loro bagagli ed Hermione corse su al dormitorio, dicendo che aveva una cosa da dare loro. Quando tornò diede una figurina dei Maghi a ciascuno di loro, Harry compreso, tenendone una per sé. Gli altri la guardarono con perplessità, rigirandosi la figurina tra le mani. Non c’era la foto di nessun mago, nella finestrella apposita, ma quello poteva essere normale: di solito i Maghi Famosi non stavano tutto il giorno fermi. Però mancava anche la descrizione tipica del personaggio che si trovava sempre in ogni figurina.
<<Doveva essere un’aggiunta ai miei regali di Natale di quest’anno, ma ho pensato che fosse  il caso di darvele ora, vista la situazione>> spiegò lei.
<<Ehm. Grazie…>> esclamò Ginny, lanciando occhiate interrogative agli altri due.
<<Io ho finito l’album delle mie figurine al primo anno…Questa…questa di che mago è?>> chiese Ron, cominciando a preoccuparsi per la salute mentale di Hermione.
<<Non sono semplici figurine dei Maghi, non prendetemi per pazza>> replicò lei, passando le dita su quella che teneva in mano. <<Le ho incantate, più o meno come ho fatto con i galeoni per l’Esercito di Silente, al quinto anno, ricordate? Solo che queste sono migliorate e potenziate. Ci ho messo settimane, per perfezionarle. Le prime che avevo fatto sono finite carbonizzate. Ho esagerato con alcune Fatture di Protezione>>. Gli altri continuarono a fissarla, ancora confusi. <<Servono per comunicare a distanza tra noi: basta pensare a quello che si vuole dire, passare un dito nel punto in cui dovrebbe esserci la descrizione e il pensiero compare nella figurina della persona alla quale lo volete inviare. L’invio del messaggio si basa sulle tre Leggi della Materializzazione, quindi non c’è pericolo di sbagliare destinatario, se siete incerti: il messaggio non partirebbe>>. La figurina che Ron teneva tra due dita si illuminò leggermente, emanando un lieve tepore e una piccola foto animata di Hermione comparve nella finestrella di questa, assieme ad una scritta: “Mi mancherai”. Ron strabuzzò gli occhi, incredulo.
<<Wow>> esclamò. Gli altri due sbirciarono, ma non videro nulla.
 <<Può vederlo solo la persona alla quale è destinato. E’ una Fattura di Protezione>>. Le figurine di Ginny ed Harry brillarono e anche nelle loro comparve un messaggio  e la foto della loro amica. Ginny lesse “Abbi cura di te, piccola”, Harry storse il naso quando le sue labbra articolarono in silenzio la frase “scemo chi legge”. Hermione sorrise per la sua smorfia. <<Funzionano tutte benissimo, ma dovete imparare ad usarle. Coraggio, ora provate voi.>>. I tre pensarono a qualcosa da scriverle e sfiorarono le loro figurine incantate. Su quella di Hermione comparve prima il pensiero di Ginny, compreso di immagine. Lesse “Andrà tutto bene!”.
<<Brava Ginny,hai capito>>disse. Subito dopo arrivò quello di Ron. “Tu mi mancherai di più, streghetta mia”. <<Okay, Ron, ci sei>>, mormorò, sorridendo intenerita. Anche Harry riuscì ad usarla subito. Hermione lesse “Con te farò i conti più tardi”. Rise e scosse la testa. <<Sono protette da un Incantesimo Inintercettabile, nessuno può leggerle al di fuori del proprietario; Fattura Autodistruggente, nel caso finissero in mani sbagliate. Fattura Impermeabile, Incantesimo Freddafiamma e Incantesimo Incorruttibile. Sono più veloci, più sicure, più pratiche e più funzionali di un gufo. C’è solo una pecca>>
<<Quale?>> chiese Harry, sorpreso e ammirato per l’artefatto.
<<A causa dei miei problemucci alla magia…l’ultimo incanto non mi è riuscito bene, credo>>
<<Cioè?>>
<<Tutti gli incantesimi fatti su queste figurine si dissolveranno alla mia morte. Non sono riuscita a renderli perpetui e autonomi, capite? A quel punto diventerebbero normali figurine dei Maghi, e ve ne accorgereste perché su tutte tornerebbe la foto di Silente e la sua descrizione. Le avevo vinte doppie, e allora…>>. un grosso Patronus a forma di Lince attraversò il ritratto della Signora Grassa, e parlò con la voce di Kingsley, interrompendola.
“Vi aspetto nel parco; avete pochi minuti”disse. I quattro trattennero il fiato. Si erano dilungati ed era giunto il momento. Si salutarono e si fecero le ultime raccomandazioni. Poi, a malincuore, si trascinarono fuori.
La passaporta, curiosamente a forma di appendiabiti, li aspettava col Primo Ministro proprio fuori dalla capanna di Hagrid. Camminarono in silenzio fino al luogo, con passo pesante. Il sorriso bonario che spesso elargiva kingsley aveva lasciato il posto ad un’espressione seria e amareggiata. Harry si fermò prima di arrivare troppo vicino e abbracciò Ginny ancora una volta. Ron continuò a camminare a fianco di Hermione, attenendosi a contemplarla con intensità eloquente. La situazione gli sembrava talmente insopportabile da non riuscire a dire nulla. Si avvicinarono al Ministro e lo salutarono mestamente.
<<Mi dispiace, ragazzi. Spero solo di potervi riaccompagnare presto a Scuola, perché significherà che tutto si è concluso per il meglio>>. Disse, con  voce ancora più profonda del solito. Invitò i due Weasley a tenersi alla Passaporta, guardando distrattamente l’orologio che cingeva il suo polso e quando mancava solo una manciata di secondi alla partenza rivolse gli occhi verso chi restava, salutando con un gesto. Senza il tempo di un ciao, l’uomo e i due ragazzi sparirono, trascinati via dalla forza della Passaporta. La luce del colore dei capelli di Ron e Ginny sembrò restare impressa nel punto in cui si trovavano pochi attimi prima, e lasciò Harry ed Hermione a fissare quel punto in religioso silenzio, come ipnotizzati. Poi Harry sentì accanto a sé un singhiozzo soffocato e quando si voltò vide l’amica andarsene a capo chino e con passo veloce. Da un lato, egoisticamente, le fu quasi grato, per essersi allontanata e non doverla consolare; in quel momento non ne sarebbe di certo stato in grado. Sbuffò, mise le mani in tasca e pieno di malumore s’incamminò solitario. (Fine del 19° capitolo)




Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Vampirella magica su 20 Febbraio 2010, 04:10:56 pm
Bhè, sì, sono le più elettrizzanti ;D
Ma mi è piaciuto molto quello che ha fatto Harry per far pace con Hermy (anche se alla fine non l'ha fatto solo per quello, ovviamente!)

Io ripeto: Avanti tutta!


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: King Harry su 21 Febbraio 2010, 12:55:28 am
Com'è toccante quesyto capitolo cry
Aspetto il prossimo!


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Fairy su 21 Febbraio 2010, 11:24:15 am
Ti sei commosso, King? :-)
(http://i45.tinypic.com/23sf0ar.jpg)
Cap 19
Le paure di Hermione
“Non sei
Sola”
Harry passò il resto della mattinata tra la sala comune, in cui non si vedeva quasi più nessun Grifondoro – e quelli rimasti erano bambini del primo anno o persone con cui non aveva instaurato significativi rapporti sociali – , la biblioteca e  il dormitorio, a sistemare i compiti per il lunedì e a studiare le ultime formule da mandare a mente per l’esercitazione del mercoledì successivo. Sul tardi, non più capace di concentrarsi, sentendo la mente fuggire dai libri e sprofondare nella malinconia, prese la sua scopa e fece un giro al campo, rimasto vuoto dopo la partita, sperando di riuscire a scacciare per un po’ i cattivi pensieri. Il freddo pungente, però, lo costrinse a rientrare presto e, scoraggiato, sperò di incontrare Hermione, per vedere come stesse e soprattutto avere un poco di compagnia.
Invece non la vide né a pranzo, né in tutta la sera. Quando lei non si presentò nemmeno per cena, momento in cui capì che la notizia di quello che era successo agli Weasley si era diffusa, dalle domande che gli studenti gli posero, mangiò veloce, poi tornò nel dormitorio a prendere la Mappa del Malandrino, preoccupato. Ci mancava solo che avesse fatto qualche sciocchezza.
 Vide che non era nel dormitorio femminile. Sedette sul suo letto, scrutando ogni anfratto del castello, leggendo ogni singolo nome con attenzione. Ci volle quasi mezz’ora, prima che riuscisse a trovare il suo, fermo immobile nella Torre di Astronomia. Uscì dal dormitorio, trafelato, e vi si diresse. Quando arrivò quasi in cima alle scale, vide che la porta dell’ingresso  della Torre era aperta, e la luce lunare proiettava l’ombra sugli ultimi gradini, di quella che secondo la Mappa doveva essere Hermione. Harry salì senza far rumore e si sporse leggermente, senza farsi vedere. Era seduta per terra, con la schiena e la testa appoggiate al muro, le gambe incrociate, sulle quali stava beatamente accoccolato Grattastinchi, e mentre lo accarezzava distrattamente, aveva lo sguardo perso nell’immensità della volta celeste. Aveva l’espressione di chi sta ricordando cose belle, un lieve sorrisetto, accennato appena, e lui decise di non interrompere quel momento. Poi, però, gli angoli della bocca si curvarono, il labbro inferiore le tremò, e i suoi occhi brillarono della luce delle stelle riflessa nelle lacrime che li stavano riempiendo. Harry scese di qualche gradino, sentendo il cuore stringersi. I suoi pianti l’avevano spesso infastidito, doveva ammetterlo a sé stesso, ma ora la capiva un po’. Oltre la situazione di Ron e Ginny, quello che Kingsley le aveva detto il giorno prima doveva averla scossa.
 All’inizio pensò che sarebbe stato meglio lasciarla sola con i suoi pensieri, poi, avvilito dalla solitudine che aveva provato fino ad allora, si convinse che un po’ di compagnia  avrebbe giovato a entrambi. Tossicchiò, risalendo rumorosamente, per annunciare la sua presenza e per darle il tempo di asciugarsi le lacrime.
<<Eccoti qui, finalmente>> esclamò, facendo finta di nulla.
<<Harry, ciao! Mi cercavi?>> ribatté lei, sorridendogli, con una voce innaturalmente acuta.
<<Veramente si. Cominciavo a darti per dispersa. Sei stata tutto il giorno qui?>>
<<Diciamo che ho gironzolato. Un po’ nel parco, dagli elfi, nelle cucine, un po’ da Hagrid, qui e lì>>. Hermione fissò di nuovo il cielo.
<<Ti da’ fastidio se resto?>>
<<Neanche un po’>>. Scosse la testa, e batté la mano per terra, invitandolo a sedersi. Non se lo fece ripetere.
<<Hagrid come sta?>>
<<Benino, molto occupato per quanto riguarda la guardia alla scuola, da quando gli Auror sono stati richiamati a Londra. Ti manda i suoi saluti>>
 <<Grazie. Che altro dice? Novità?>>
<< Qualcosa…Ha in casa un piccolo unicorno ferito, mi ha chiesto se posso dargli una mano per farlo mangiare, gli sta causando non pochi problemi >>
<<Se è per questo posso aiutarlo anch’io…>>
<<Agli unicorni non garbano i maschi, ecco perché gli causa problemi. Non si lascia avvicinare facilmente. Ho accettato, comunque, lo aiuterò>>
<<Ah, bene. Anche gli elfi, stanno bene?>>
<<Benissimo, sempre indaffarati. Un po’ meno, a dire il vero,ora che il castello è vuoto>>
<<E…tu, invece?>>
<<Io cosa?>>. Harry esitò, poi glielo ripeté più chiaramente.
<<Tu come stai?>>
<<Bene. Sto bene>>. La fretta con cui lo disse mal celava la realtà. Harry respirò forte.
<<Magari non merito la tua fiducia, dopo quello che ti ho combinato…ma farebbe bene a entrambi, confidarsi un po’. Come un tempo, Herm>>. Lo disse con tono pacato, un po’ mesto.
Hermione lo guardò con la coda dell’occhio, facendo una smorfia da cui traspariva imbarazzo.
<<So che è da sciocchi. Non è passato nemmeno un giorno, e già Ron e Ginny mi mancano da morire>> disse, con un sospiro carico di nostalgia.
<< Mancano anche a me. Non ti devi vergognare, e non sei sciocca>>. Lei provò a sorridergli, comprensiva. <<Non staranno via tanto, ne sono sicuro. Vedrai che le cose si risolveranno in breve tempo>> la incoraggiò. <<Intanto, però, fatti un po’ di forza. E cerchiamo di farci compagnia l’un l’altra, come ai vecchi tempi, ricordi? Quando Ron ci ha lasciati soli…>>. Lo disse guardandola di sottecchi, per vederne la reazione.
<<Santo cielo, Harry, spero proprio di passare giorni migliori di quelli!>>esclamò, sgranando gli occhi al ricordo. <<Senza offesa, la tua compagnia era gradita, ma la situazione non era delle più rosee!>>
<<Appunto, vedila così: quella volta Ron se n’era andato e non sapevamo nemmeno che fine aveva fatto…Stavolta è diverso; sappiamo con chi sono, possiamo metterci in contatto con loro e sappiamo che anche loro sono impazienti di  tornare il prima possibile  da  noi>>. Il sorriso di Hermione si allargò di più. <<E quando torneranno festeggeremo. Sempre che tu non decida di trattare Ron come hai fatto quando è ritornato quella volta>>. Hermione scoppiò a ridere, ricordandosene. <<Povero Ron; gli hai tenuto il broncio per giorni>>. Rise anche lui, sollevato per averle tirato su il morale.
<<Se l’è meritato, però!>>
<<Tu tendi un po’ ad esagerare, nelle reazioni>>
<<Dici?>>. Continuarono a ridere a lungo ricordando altri buffi episodi, fin che Harry non ne ricordò uno particolare.
<<La volta dei canarini non me la dimenticherò mai!>> disse, e lei esplose in un’altra risata pazza, rivedendo col pensiero la disperazione di Ron che lottava contro gli uccellini dorati che gli aveva scagliato contro. Poi si calmò e a poco a poco si fece pensierosa, infine seria. Harry si accigliò, pensando di aver detto qualcosa di sbagliato. <<Che c’è?>>
<<Niente>> disse lei, ma non era vero. Decise che era il momento adatto per forzare del tutto la distanza alla quale si teneva.
<<Hermione, ti conosco troppo bene. Dai, spara. A che pensi?>>. Hermione strinse gli occhi e chinò la testa di lato, senza smettere di guardare verso le stelle.
<<Harry>> iniziò, e fece una pausa, prima di continuare. <<Ricordi quando Ron stava con Lavanda Brown?>>. Lui ricordava benissimo, quel triste periodo. Lei e Ron non si rivolgevano la parola se non per attaccar briga. Terribile.
<<Eccome. Per fortuna non è durato molto>>
<<Per fortuna?…Mah, non lo so>>
<<Scherzi? Hermione, ma cosa dici? Se non si fossero lasciati, voi due…>>
<<…Appunto. Lavanda è una Purosangue; nata da genitori Purosangue, maghi a tutti gli effetti, eccetera eccetera…Stare con me, invece, potrebbe causargli tanti altri problemi…>>. Harry la fissò a bocca aperta.
<<Stai scherzando o sei seria?>> domandò, stringendo gli occhi.
<<…Tanti, tanti problemi, Harry, e non guardarmi così…>>
<<Smettila immediatamente, non voglio sentirti dire queste stupidaggini mai più!Se è per quello che Ron ha detto ieri, non è questo che intendeva, e lo sai!>> s’inalberò, lui.
<<Non è per le parole di Ron…E’ la realtà, Harry, guardiamola un po’ in faccia!Guarda i guai passati fin ora, per il mio sangue misto!Guarda Ron e Ginny!>>
<<I guai passeranno! Il Ministero è controllato da gente diversa, ora,loro non fanno più queste distinzioni!Prima o poi tutti smetteranno di farle!>>. Lo disse senza esserne tanto sicuro, in fondo, ma il tono di voce era deciso.
<<E quello non è il solo problema…Cosa succederebbe, se ci sposassimo? Se avessimo dei bambini…>>. Harry era più stupito che mai.
<<Cos..? Se vi sposaste…?Ma…che pensieri fai?>> esclamò,sicuro che parlare o fantasticare di matrimoni alla loro età era davvero troppo precoce, ma lei sembrò non aver sentito.
<<Anche loro verrebbero chiamati Mezzosangue, io…non lo so, Harry, l’idea che possano essere umiliati, e arrivare a vergognarsi di me…>>
<<Mia madre era Nata Babbana e io non mi vergogno di lei!>> ribatté con energia, capendo dove voleva arrivare.
<<…senza contare che esiste una remota possibilità che nascano dei maghinò!>>
<<Oh, questa, poi! I maghinò sono rarissimi, ancora non si sa perché esistano!Tu stessa conosci bene la teoria sul fatto che il gene magico è dominante! E due maghi come voi, non genererebbero che altri maghi! Ma se anche fosse, non amereste i vostri figli lo stesso, per questo?>> . Lo stupore del ragazzo, ora, era mista ad indignazione.
<< Ameremo tantissimo, i nostri figli! Ma pensa  a come si sentirebbero…a quello che dovranno sopportare… parte della società magica li vede ancora come una specie di reietti!>>
<< La società cambierà, la faremo cambiare: noi siamo il futuro, chi ti dice che le cose non migliorino? E poi secondo me stai andando troppo in là con la mente, e ti stai preoccupando di cose che ancora non ti competono!>>
<<Mi competono, invece, perchè il mio futuro coinvolge altre persone!Io…Io ho paura, Harry! Il mondo è ancora troppo sottosopra, lo sarà ancora per tanto tempo e io sono e resterò sempre agli occhi di moltissimi maghi solo una sporca Mezzosangue!>>. Gli occhi le luccicavano di nuovo di lacrime trattenute a fatica.
<<Non ai miei occhi!Non agli occhi di Ron! Non agli occhi di tutti quelli che non la pensano come Voldemort! Hermione, stai ragionando come loro, te ne accorgi? Tu stai facendo le stesse distinzioni che fanno i Mangiamorte!>>. Quella frase toccò Hermione come se si fosse scottata, e si sentì mortificata. Harry  le prese le mani, costringendola a guardarlo. Il fatto che lei non le stesse ritraendo era già un passo avanti, ma le lacrime velavano ancora quel sentimento negativo in fondo alle sue iridi, e non poté sopportarlo.<<Ascoltami, Hermione. Può darsi che tu abbia ragione e il mondo resti sottosopra. Non per questo non potrai contare sull’appoggio di tutti quelli che non fanno distinzione di sangue. E sono tanti, no?>>. Glielo disse con dolcezza, sperando che lo ascoltasse attentamente. Si stupì di sé stesso, del fatto che per una volta fosse lui intento a cercare di far ragionare lei.  << Non fare lo stesso errore che stava per commettere Remus; aveva la tua stessa paura, se ricordi bene: fare della moglie e il figlio due reietti. Tonks invece, non si è mai messa il problema. Amava Remus e il resto non contava. E il suo caso era decisamente più disperato del tuo, che dici? Tonks é morta, per lui e per il suo bambino. Credi  davvero che Ron ti amerebbe meno, se i vostri bambini nascessero maghinò?>>. Hermione scosse la testa, stringendo le labbra. <<Lascia che gli occhi degli idioti continuino a vederti solo come una Mezzosangue; peggio per loro,si stanno perdendo il meglio>>. Le sorrise e sentì improvvisamente di poterle dire tante cose, senza vergogna, e usare parole che non aveva mai detto.<<Perché ogni volta che ti guardo io non vedo il tuo sangue misto: vedo una persona buona, leale e coraggiosa, un’amica sincera, una…una sorella, con cui condividere tutto, il buono e il cattivo tempo…e ne abbiamo condiviso parecchio. Vedi, Hermione, non importa se sei nata nel mondo Babbano, ad ogni modo tu non saresti stata mai, come tutti gli altri maghi lo stesso>>. Sempre tenendole le mani la fece alzare, con il disappunto di Grattastinchi, che sgattaiolò via offeso. <<Tu resti quello che sei>>
<<E cosa…?>> bisbigliò, lei.
<<Una strega eccezionale…la più brillante della tua età, per usare una frase di Remus Lupin…e questo, amica mia, non te lo potrà mai togliere nessuno>>. Le palpebre della ragazza non riuscirono più ad arginare le lacrime, che le rigarono il viso, ed Harry la tirò a sé,  abbracciandola. Si accorse di non aver mai provato a capire veramente a fondo i suoi tormenti interiori, troppo intento a calmare quelli propri. Voldemort aveva oscurato tutto il resto, attorno a lui, per troppo tempo. Ora che lui stava relativamente bene, che la sua cicatrice non dava più segni di pericolo per sé stesso, cominciava a rendersi conto di alcune cose a cui non aveva dato il peso giusto. Le confidenze di Hermione lo turbarono. Con o senza GiraTempo, lei guardava oltre il presente, più di lui sicuramente, e aveva nel cuore preoccupazioni pesanti davanti alle quali forse un giorno si sarebbe dovuta trovare. La strinse di più, sentendosi ancora più affezionato a lei. (To be continued)


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: King Harry su 21 Febbraio 2010, 12:09:22 pm
Ci sono andato vicino, al commuovermi O.O
Soprattutto in questo.. Povero Remus e povera Tonks T_T
Posta il prossimo T_T


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Vampirella magica su 22 Febbraio 2010, 03:29:11 pm
Ehi Fairy, che fine hai fatto?
Spero che oggi posterai il resto del capitolo19, lo aspetto con ansia... ;)


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Fairy su 22 Febbraio 2010, 04:44:19 pm
Eccomi...ieri son stata male male.... :-[ e poi ero presa a dare risposte in un altro topic, perdono...ecco un'altra parte.
(Seguito del 19° capitolo)
<<S-Scusami, Harry, sono così confu-usa, ultimamente, sono stata u-u-una stupida a dire q-quelle cose>> singhiozzò, ricambiando finalmente l’abbraccio e dissolvendo  del tutto lo strascico d’ombra del litigio di qualche settimana fa.
<<Non sei stupida. E’ solo il tuo modo di dannarti l’anima per tutto. Sei fatta così>>. Lasciò pazientemente che si sfogasse, quasi sentendo sollievo nel suo pianto e non il solito fastidio, come se le lacrime di lei potessero in qualche modo alleggerire anche il suo cuore. Quando i singhiozzi si quietarono, Harry fece comparire un fazzoletto e glielo porse.
<<Va’ meglio?>> chiese. Hermione annuì, soffiandosi il naso. <<Ora però asciuga queste lacrime, o cominceranno a spuntarmi piantine di  anice stellato sul maglione. Devo averne ancora dei semi, addosso,da qualche parte>>. Hermione rise incerta, sollevando il viso e passandosi il fazzoletto sugli occhi. Lui le diede un buffetto sulla guancia. Si rese conto che gli era mancato, poter scherzare con lei. Immaginò che l’assenza di Ginny gli avrebbe fatto notare tante altre cose.
<<Vorrei avere il carattere di Ginny, a volte…Lei non piange quasi mai>>mugugnò la giovane strega. Lui ammise dentro sé che quel lato del carattere di Ginny piaceva molto anche a lui, ma non glielo disse.
<<Ho notato che a Ron non dispiace, poterti consolare quando piangi>> disse invece, facendole l’occhiolino. Lei sorrise e scosse la testa. Quando davanti a loro sfrecciò il Boccino latitante, a tutta velocità, irruppero in un’altra risata insieme.
<<Quando ci decideremo ad andare a ricatturarlo?>> chiese Harry.
<<Perché? Non da’ fastidio a nessuno. Lasciamo che sia libero…almeno lui>> rispose lei, lasciando intendere le sue sensazioni; forse si sentiva prigioniera, almeno come quando lui abitava con i Dursley.  Per qualche minuto rimasero appoggiati alla balconata, rivolti al cielo terso. Poi Hermione ruppe di nuovo il silenzio.
<<Harry…pensavo, fra tre giorni è Natale, la scuola è già mezzo vuota. Perché non chiediamo il permesso a Kingsley e non andiamo via anche noi?>> gli chiese, poggiandosi di spalle al parapetto.
<<E dove? A Grimmauld Place?>>
<<No. A casa mia. Vieni da me, i miei genitori saranno felici, di averci lì. Ti aiuterò con gli studi, e prometto che non interferirò con il tuo lavoro. E potremmo andare a trovare il piccolo Teddy. Che ne pensi?>>. A quelle parole Harry si sentì perdonato di tutto; ci pensò qualche secondo. Non era una cattiva idea, ed era convinto di doverglielo. Avrebbe chiesto il permesso a Kingsley, e si sarebbe fatto sostituire da un altro Auror. Non sarebbero rimasti in tanti, a scuola, in fondo.
<<Perché no? Sicura che non sarebbe un disturbo?>>
<<Assolutamente>>
<<E allora domani manderò un gufo a Kingsley. Se è d’accordo, inizieremo a fare le valigie>> convenne, soddisfatto del sorriso lacrimoso che Hermione le rivolse. <<Ora torniamo dentro. Comincio ad aver freddo>>. Le cinse le spalle e lei gli passò un braccio attorno alla vita, e iniziarono a scendere le scale. Non erano arrivati neanche a metà, quando incrociarono Pansy Parkinson  che saliva. Li squadrò, facendosi più vicina al muro, per non toccarli. Fece una smorfia e si fermò.
<<I fratellini Weasley non sono via nemmeno un giorno, e già vi consolate a vicenda? Non è carino, da parte vostra>> sibilò, beffarda e maliziosa allo stesso tempo. Harry ed Hermione la guardarono storcendo il naso.
<<Immagino che a voi Serpeverde ogni gesto affettuoso verso un amico possa sembrare ambiguo, visto che tra voi l’amicizia non esiste>> la rimbeccò Harry, serafico. <<Siete così abituati ai tradimenti, che non vedete altro. Io credo che tu sia solo gelosa, Parkinson, perché non hai amici. Solo compari di sventura>>. Pansy non rispose. Lo vide cingere più stretta Hermione, quasi a farle dispetto,e continuare a scendere le scale.  Quella imprecò sottovoce, con odio, e continuò per la sua strada.
<<Secondo te che ci fa a quest’ora di notte, lassù da sola?>> bisbigliò Hermione.
<<Chissà…magari qualcuno le ha suggerito che è tempo che guardi più in là del suo naso e lei ha pensato di utilizzare un telescopio…>> scherzò, lui, facendola ridere ancora.
<<Sei incredibile, Harry!>> esclamò, tenendosi la pancia.
<<Tanti anni in compagnia della famiglia Weasley mi hanno forgiato>>. Arrivati davanti alle scale dei dormitori, scambiarono qualche altra battuta e si diedero appuntamento per la mattina seguente. Hermione lo salutò con un bacio sulla guancia, come non aveva più fatto dal giorno del loro litigio, lo ringraziò e andò a dormire, sentendosi davvero meglio.
  La mattina seguente andarono insieme a lezione, con uno spirito diverso. Ginny e Ron avevano inviato loro, tramite le figurine incantate, un messaggio che diceva che erano arrivati a destinazione senza problemi e che erano al sicuro con tutta la famiglia. Quindi, risollevati dalla buona notizia, sedettero nello stesso banco, e seguirono divertiti la spiegazione della professoressa di Babbanologia. Sembravano essere gli unici a trovare la cosa esilarante. Attorno a loro una decina di studenti erano concentrati, i visi seri,convinti che le parole di Madama Sweety fossero oro colato: a quanto pare si cercava di dare un senso all’uso delle schede telefoniche, e sembrava che l’insegnante fosse convinta che fossero una sorta di Strillettera codificata; quindi, le cabine telefoniche, altro non erano, sempre secondo la sua strampalata teoria, che i macchinari meravigliosi utili a decodificarle. Due ore a ridere sotto i baffi, poi si separarono: Harry si recò nel cortile per Volo Avanzato, Hermione corse alla lezione di Codici Antichi e Internazionali.
Al pomeriggio, dopo le restanti ore di lezione, studiarono in biblioteca e giunta la sera si recarono in sala comune, a discutere di come si sarebbero organizzati per partire a Londra. Erano seduti davanti al fuoco, Grattastinchi era acciambellato beatamente tra di loro, che non mancavano di coccolarlo con qualche carezza distratta. Poi, ad un certo punto, l’Orologico di Hermione tintinnò, ricordandole di un appuntamento che aveva preso il giorno prima.
<<Ooooh>> rantolò, saltando in piedi, come una molla. <<Mi ero dimenticata di aver promesso ad Hagrid che sarei andata da lui, stasera! Devo aiutarlo con l’unicorno!>>
<<Ti accompagno>> fece Harry, alzandosi, anche se l’idea di aiutare Hagrid con i suoi animaletti pericolosi non lo esaltava di certo.
<<No, no, stai al caldo. Lo sai che agli unicorni non piacciono i ragazzi…Se ci sarà bisogno di te ti manderò un messaggio con la figurina. Farò in fretta>> rispose convinta, infilandosi la mantella. <<Ci vediamo dopo!>>.
Dar da mangiare all’animale ferito si rivelò più complicato e lungo del previsto. Hagrid era fuori con Thor, per la foresta e dovette fare tutto da sola. Passarono ore, prima che potesse sperare di potersi infilare nel suo letto caldo a riposare. Dopo la prima ora aveva mandato un messaggio ad Harry tramite la sua figurina incantata, avvisandolo che si sarebbe trattenuta più del previsto e dicendogli di non preoccuparsi.
Hermione uscì dalla capanna di Hagrid che pioveva fitto fitto. Si mise il cappuccio del mantello in testa ed iniziò a correre verso il castello, nell’oscurità. Sentì delle voci concitate provenire dalla foresta. All’inizio non si fermò, pensando che si trattasse dei centauri, poi frenò la corsa, riconoscendo il vociare eccitato di ragazzi. Tese l’orecchio. Uno schianto, poi delle grida. Levò la bacchetta e mormorò “Lumos”, cambiando direzione. Quando fu abbastanza vicina, vide le sagome di almeno quattro ragazzi muoversi attorno a qualcosa che stava al suolo, e risate di scherno echeggiavano tra gli alberi  della foresta.
<<Cosa state facendo?>> urlò, senza avvicinarsi troppo, preparandosi ad usare l’incantesimo di protezione più adatto. I ragazzi si voltarono verso lei, tacendo all’improvviso, e prima che  potesse identificarli in qualche modo, si dileguarono sotto la pioggia,  che non accennava a diminuire. Non era una novità, vedere degli alunni aggirarsi di notte nei pressi della foresta, nonostante le proibizioni; anche lei, Ron ed Harry, più di una volta erano sgattaiolati fuori, trasgredendo alle regole e rischiando spesso l’espulsione, perciò non pensò che avrebbe scoperto chi fossero per denunciare la cosa, ma si avvicinò con cautela al luogo preciso in cui li aveva visti per accertarsi che non stessero facendo niente di pericolosamente illegale.
I suoi passi erano rumorosi a causa del fango. Rabbrividì, sentendo l’acqua entrare nelle scarpe e inzupparle le calze. Allungò il braccio con la bacchetta davanti a sé ed illuminò il terreno, fermandosi a pochi passi da quello che sembrava un cumulo di terra coperto da un mantello. Ridusse gli occhi a due fessure, mettendo a fuoco l’immagine e trattenne il fiato, quando riconobbe che il mantello era quello di una divisa scolastica.
Non aspettò di andare a chiamare qualcuno. Un brutto presentimento la spinse ad accostarsi ancora e a sollevare il mantello. Trattenne un grido, e  cercò di restare calma.
Scorse il viso appuntito, pallido e odioso di Draco Malfoy, gli occhi chiusi, privo di conoscenza. Respirava. Riconobbe che era stato vittima di uno Schiantesimo. La sua prudenza le suggerì  di correre al castello e chiamare soccorso e fece i primi passi, decisa ad andarsene. Poi, dandosi della egoista, notando che la pioggia aumentava ancora, si fermò e prese un bel respiro. “ Cosa vorresti fare?Lui non lo farebbe per te, se tu fossi al suo posto. Come minimo ti finirebbe,se potesse”, bisbigliò, una vocina, da qualche parte nella sua coscienza. La mise a tacere e gli puntò contro la bacchetta.<<Innerva!>> disse, aspettando che reagisse. Lui tossì e imprecò, mettendosi a sedere, fradicio. La guardò e la riconobbe. Sgranò gli occhi, e sollevò le sopraciglia, talmente stupito di vederla lì che non riuscì a spiccare parola.
<<Non ti chiederò cosa fai qui, Malfoy, non mi interessa>> fece lei, gelida,tenendosi a debita distanza, <<voglio solo sapere se riesci a tornare al Castello o se devo mandare qualcuno a soccorrerti>>. Draco, provò a mettersi in piedi, affannando e ricadde  urlando di dolore sulla pozzanghera d’acqua sporca che lo circondava.
<<Mi hanno lanciato un Incantesimo Paralizzante alla gamba destra, e al braccio sinistro… non riesco a camminare!>> latrò, rabbioso. La voce gli tremava, forse per il freddo. Hermione si  chinò, tendendogli istintivamente la mano per aiutarlo, come se non fosse lui, ma una persona bisognosa qualsiasi. <<Che diavolo stai facendo, Granger?>> esclamò, scostandosi. Lei lo guardò indignata. La vocina della sua coscienza rise, dicendole “Visto?”.
<<Non credo che sia il caso che tu faccia lo schizzinoso>> ribatté, incrociando le braccia, <<ma se preferisci che quei quattro tornino a paralizzarti anche l’altra gamba, torno alla mia Casa>>. Draco riprovò ad alzarsi, poggiando una mano nel fango.
<<Quelli della tua Casa, mi hanno ridotto così, stupida Mezzosangue!>>. Ricadde, schizzandosi di terra bagnata. Abituata a sentirsi chiamare così e per niente impressionata, Hermione diede più peso alla sua dichiarazione che al titolo col quale l’aveva apostrofata.
<<Quattro Grifondoro, ti hanno aggredito? Chi…? Dimmi i nomi>> disse, preoccupata.
<<Perché dovrei? Vuoi premiarli?>>
<< Sono stati degli sciocchi incoscienti!>>farfugliò, con una smorfia, guardandosi  circospetta. Non riusciva a vedere a più di un metro di distanza, tanto pioveva forte, ma sentiva ancora la presenza di qualcuno, lì attorno. Immaginò che potessero essere ancora lì, pronti ad attaccarlo di nuovo, appena lei se ne fosse andata. E detestava l’idea che quelli della sua Casa si stessero mettendo nei guai. Se si fosse sentita abbastanza in forma avrebbe fatto un Incantesimo di Rivelazione, ma preferì risparmiarsi. <<Posso sapere i nomi, allora?>>
<<Non gli ho riconosciuti. E comunque sono della tua Casa, che t’importa?>>
<<Ciò non significa che io debba essere tollerante con loro>>
<<Mi stai dicendo che faresti in modo di farli punire? Tu non sei normale, Granger. Al tuo posto avrei gioito>>. Non lo disse con odio. C’era una sfumatura diversa, nel suo tono. Forse voleva solo provocarla. Si spazientì, tanto che pensò che fosse stata una cattiva idea, restare.
<< Si, si, lo so. Avresti mandato dei fiori a tutti, no?Dovresti essere grato del fatto che non la pensiamo allo stesso modo. E ora, per favore, troviamo il modo di tornare all’asciutto>>
<<Vattene, non ho bisogno dell’ aiuto di una saputella Nata Babbana>> biascicò, lui, facendo un enorme sforzo e riuscendo a mettersi in piedi, appoggiando il peso del suo corpo sulla gamba sinistra. I capelli biondi, quasi bianchi, erano incollati al suo viso bagnato, che divenne una maschera di dolore, quando provò a camminare. Vacillò in avanti, ma prima che potesse ricadere nella fanghiglia si ritrovò sostenuto dalle braccia della ragazza. Lui si aggrappò alle sue spalle, ansimando, i volti a pochi centimetri l’uno dall’altro. Alla luce della bacchetta gli occhi di Hermione gli parvero d’oro. O forse era il fuoco di rabbia che stava ardendo ora in fondo alle sue iridi.
<<Decidi ora>> scandì lei, furente, << vuoi il mio aiuto o posso lasciarti cadere e andarmene?>>. Aveva una presa salda, e sembrava davvero convinta di quello che faceva. Lui aprì la bocca, ma la richiuse, senza riuscire a dire nulla. Infastidita dalla pioggia, non aspettò la sua risposta. Gli passò un braccio sotto l’ascella destra, sostenendolo con la spalla e iniziò a condurlo in avanti, a piccoli passi, mentre lui era costretto a trascinare la gamba quasi inerme. Cominciò a fissarla come se stesse guardando un Thestral, ancora stupito del fatto che gli stesse concedendo il suo aiuto. Hermione sentiva lo sguardo su di sé, e sbuffò, senza ricambiare, tenendo sempre la bacchetta accesa davanti a loro. Malfoy boccheggiava, facendo grossi sforzi per avanzare.
<<Siamo quasi arrivati, Malfoy. Ce la fai?>> ansimò, con poco garbo.
<<Piuttosto tu, ce la fai? Sarò pesante>> replicò il ragazzo, tenendosi forte a lei col braccio sano.
<<Pesi  senza dubbio meno di Harry>> disse di rimando, con tono assente. Quella situazione le stava riportando alla mente cose passate. Godric’s Hollow, quasi un anno prima…Una Vigilia di Natale niente male. Avevano rischiato di finire tra le fauci del grosso serpente di Voldemort e lasciarci la pelle, e poi erano stati a pochi attimi dall’essere presi da Voldemort in persona. Harry era caduto in una sorta di convulso dormiveglia e l’aveva terrorizzata. Non ne aveva mai parlato, nemmeno con Harry stesso.
<<E con questo cosa vuoi dire?>> domandò, in tono di sfida, pensando che nelle sue parole ci fosse una presa in giro nascosta.
<<Niente. Solo quello che ho detto. Ho dovuto sostenere Harry, una volta, come sto facendo con te. Ma pesava tanto, che ho dovuto fargli un Incantesimo di Librazione. O forse ero io, troppo stanca fisicamente per aiutarlo>>. Concluse quasi parlando a sé stessa, eppure lui la sentì e non commentò. Solo si chiese perché non stesse usando lo stesso incantesimo su lui. Continuò a fissarla, fino a che non furono giunti al castello. I corridoi erano bui e deserti .Hermione si diresse verso il corridoio che li avrebbe condotti all’infermeria, ma Draco la bloccò.
<<Andrò nella mia Casa, se non ti spiace>>
<<Ma hai bisogno di cure…>>. Si tolse il cappuccio dalla testa, ormai fradicio.  Zuppi com’erano, stavano creando una pozzanghera melmosa sotto di loro.
<<Sto già riacquistando la sensibilità. Tra qualche ora starò meglio. Non ho voglia di dare spiegazioni ne a te, ne a nessun altro>>. Si aspettava che lei lo appoggiasse al muro o a qualche colonna e lo lasciasse lì, a proseguire da solo, invece lo tenne più stretto e cominciò a percorrere con lui l’andito che li avrebbe portati alle scale per il sotterraneo dei Serpeverde.
<<Indicami la strada, non sono mai scesa nella Casa di Serpeverde>>. Sempre più allibito, non riusciva a staccare gli occhi dal volto serio di Hermione; quando raggiunsero il corridoio illuminato sinistramente da lampade a olio, la sentì sussurrare la parola “Nox”, e la bacchetta si spense. Fecero le scale lentamente, con pazienza, senza incontrare nessun Serpeverde che potesse prendersi carico di Draco. E quando giunsero davanti al ritratto che chiudeva il passaggio alla sala comune dei Serpeverde lui la fece fermare.
<<Da qui proseguo da solo. Non ho nessuna intenzione di farmi vedere abbracciato ad una Grifondoro. Per di più Mezzosangue>>. Le parole arrivarono sul viso di Hermione come uno schiaffo. Non si aspettava certo un ringraziamento, da uno come lui, ma si sentì comunque umiliata, e non si sentì abbastanza paziente da ingoiare  amaro per l’ennesima volta.  Lo fece appoggiare al muro con malagrazia, e lui scivolò fino al pavimento, gemendo, quando toccò terra. In un impeto di rabbia repressa si accovacciò davanti a lui, fissandolo con gli occhi castani ridotti a due fessure, il viso di nuovo così vicino che riusciva a vederle le gocce di pioggia aggrappate alle ciglia.
<<Sei un tale idiota, Malfoy, che mi fai quasi pena. Non sei capace di apprezzare, nelle persone che ti circondano, nient’altro che non sia il loro stato di sangue puro ed immacolato, senza dar peso al fatto che possano essere mostri o no! E non ti rendi conto  di tutto quello che ti stai perdendo per perseguire qualcosa che non esiste!>>. L’enfasi sprezzante con cui lo disse lo zittì, e per alcuni secondi si udì solo il suo respiro affannato. Hermione seguì a fulminarlo con le pupille dardeggianti. Traboccante di rabbia si alzò, strizzando un lembo del suo mantello. <<Sei il degno erede di tua zia, e di tuo padre>> sibilò, a denti stretti.
<<Tu non sai niente, di mio padre! Non sai niente di me!>> ringhiò il ragazzo, diventando paonazzo.
<<Proprio come tu non sai niente di me! Tutto quello che vedi è il sangue misto che scorre nelle mie vene, e questo ti basta per avvalerti del diritto di insultarmi gratuitamente! Per te i gesti contano meno di niente…E allora la prossima volta fatti dare una mano dal tuo preziosissimo sangue puro!>>. Senza aggiungere altro girò sui tacchi, incamminandosi verso la direzione dalla quale erano arrivati, fremente di rabbia.
<<Solleticaserpe>> abbaiò, lui  al ritratto,  senza togliere gli occhi dalla divisa scolastica della Grifondoro.  Il passaggio si aprì e le poche persone che soggiornavano nella sala comune si voltarono a guardare chi stava entrando. Un gridolino acuto femminile echeggiò nel corridoio: Pansy Parkinson si era precipitata nell’andito, per soccorrere Draco, seguita da altri due ragazzi.
<<Chi ti ha fatto, questo? Chi è stato?>> chiedeva, concitatamente, senza ottenere niente che suggerisse la verità. Pansy  vide Hermione, prima che lei potesse svoltare per le scale e si immobilizzò, mentre i due Serpeverde portavano Malfoy all’interno della sala.
<<Tu, Granger?>> urlò, incredula. Hermione non si fermò. Pansy le corse dietro, raggiungendola quando lei si trovava già a metà scalinata. <<Fermati!>> le gridò dietro.
<<Cosa, vuoi, Parkinson?>> chiese lei, fredda, avanzando, senza voltarsi. Sentiva freddo e voleva tornare alla torre dei Grifondoro il prima possibile.
<<Che cosa gli hai fatto?>>
<<Perché non glielo chiedi?>>. La voce sprezzante di Hermione si udì in lontananza, perché continuava a camminare. Pansy sentì il rumore di una porta che sbatteva. Non si era nemmeno girata. Odio velenoso cominciò a ribollirle nello stomaco, mentre tornava nella sala comune, convinta che Draco fosse stato attaccato da lei. (To be continued)


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Vampirella magica su 22 Febbraio 2010, 06:37:34 pm
Nessun problema!
Spero che tu sti meglio ora, a me è toccato giovedì stare male...
Aspettiamo il seguito! ;D


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: King Harry su 22 Febbraio 2010, 10:01:25 pm
Emozionante come sempre ghh


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Vampirella magica su 23 Febbraio 2010, 07:14:51 pm
Sono perfettamente d'accordo con King (ora l'ho letto tutto) e aspettiamo con ansia il seguito ;)


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Fairy su 23 Febbraio 2010, 07:30:53 pm
Oggi posterò solo questo...scusatemi, il lavoro mi opprime, ultimamente, ho poco tempo!  ;)
P.S. Nessuno mi ha corretto che ho scritto due volte 19° capitolo...:-) sintomo che la storia vi prende più della forma, la sintassi o la grammatica?
(Seguito del 20° capitolo)
Hermione si tolse il mantello prima di entrare nella sala comune della sua Casa. Pronunciò la parola d’ordine davanti al ritratto della Signora Grassa e oltrepassò il dipinto. Apparentemente deserta, l’unica cosa che rumoreggiava nella stanza era il fuoco ancora scoppiettante. Si avvicinò tremante, preparandosi a godere del calore che l’avrebbe avvolta, una volta seduta sul divanetto là davanti. Buttò il mantello zuppo a terra e fece per sedersi, scoprendo di non essere sola.
<<Hermione?>>. Presa alla sprovvista sussultò, lasciandosi sfuggire un urletto acuto. Harry era sdraiato sul divano, con l’aria di chi si è appena svegliato.
<<Harry, ma cosa fai, fuori dal tuo letto?Ma sai che ore sono?>>
<<Ti aspettavo e mi sono… ma che cosa ti è capitato? Sei fradicia!>>. Le fece posto sul divano e lo spinse in avanti per avvicinarla  di più al fuoco.  Lei iniziò a raccontare, sperando che non si arrabbiasse per non essere stato avvisato e per aver affrontato la cosa da sola . In effetti si accigliò preoccupatamente più di una volta, mentre gli narrava l’accaduto, ma niente di più. Sembrò riflettere sulla faccenda, poi l’ammirò per il coraggio.
<<Sei stata troppo buona. Io l’avrei lasciato a marcire sotto la pioggia>> ammise, guardandola togliersi le scarpe e metterle ad asciugare sul camino. <<Sai come la penso, su di lui…non ho bisogno di ricordarti che non ha fatto niente per salvarci, a Villa Malfoy, e avrebbe potuto. Avrebbe almeno potuto impedire alla zia di… >>
<<Oh, Harry>> sbottò, interrompendolo. <<Basta, con questa storia>>
<< Insomma, sai come la penso. Che vada al diavolo, lui e il suo sangue puro>>. Hermione rise, infilò una mano nella tasca in cui aveva conservato la Bevanda della Pace  scuotendone la boccetta, si alzò e  prese un bicchiere dal tavolo.
<<Comunque credo che anche lui, al mio posto, mi avrebbe lasciata lì. Ma io non sono come lui>>. Versò una goccia, mischiandola con l’acqua e la bevve in un sorso. Harry sbadigliò.
<<Fino a quando devi prendere quella robaccia?>>
<<Secondo Madama Chips ancora altri due giorni. Andrò a controllo prima di partire, comunque>>
<<Brava. Ora sta ferma, ti asciugo un po’, così ce ne andiamo a dormire>>. Tirò fuori la sua bacchetta e gliela puntò contro. Mormorò “Tergeo”, aspirando dai suoi vestiti  la maggior parte dell’acqua e del fango. Hermione sospirò, sentendosi subito più calda. Lo ringraziò ed entrambi raggiunsero il proprio dormitorio.
Draco era stato portato nella sua stanza, sul suo letto. Yan Shine lo aveva aiutato a togliersi gli abiti fradici e gli aveva portato un accappatoio.
<<Va’ meglio?>> gli chiese, osservandolo mentre si strofinava il corpo con l’accappatoio addosso.
<<Si, grazie. Il braccio è meno intorpidito e anche la gamba, va’ meglio>>
<<Devi stare più attento. Non hai difese, sei una preda fin troppo facile, contro gli scherzi degli studenti delle altre Case. Dovresti smetterla, di stare in quel Cimitero…non li riporterai in vita Draco>>. Draco non replicò; continuò ad asciugarsi, Yan lo guardò incuriosito. <<In sala comune raccontano una storia assurda. Per me è una balla colossale>>
<<Cosa dicono?>>
<<Che sei stato attaccato da Hermione Granger>>. Draco sollevò il viso appuntito e fece una smorfia, iniziando a vestirsi.
<<E’ vero>> ribatté.
<<Ti ha davvero attaccato lei?>>
<<E’ vero che è una balla! Non è stata lei, a ridurmi così. Mi ha solo trovato. E di sua spontanea volontà mi ha riaccompagnato fino all’andito, poi se n’è andata>>. Yan sembrò sollevato dalla notizia.
<<Sapevo che non poteva essere come dice Pansy>>
<<Perché ne sei tanto convinto? La Granger potrebbe volersi vendicare su me, e sulla mia famiglia, per tutto quello che ha passato, a causa nostra>>
<<No. E’ troppo leale, per attaccare un Senza Bacchetta. A meno che qualcuno non la metta sotto la Maledizione Imperius, non è la tipa che va’ in giro a vendicarsi per oltraggi personali>>. Malfoy sapeva che Yan aveva ragione.
<<La vanti come se foste della stessa Casa>> biascicò, finalmente vestito, e mettendosi sotto le coperte. << Di’ un po’, Yan, lo fai con tutti o solo con i figli di Babbani?>>
<<Ti da’ fastidio, se la vanto? Lo farei con qualunque persona meriti elogio. E come ben sai, non sono il classico Serpeverde con la fissa del Sangue Puro. Nella mia famiglia ci son stati diversi matrimoni, per così dire, scandalosi: tre mie antenate sposarono dei Babbani>>
<<E ne vai fiero?>>
<<Diciamo che non me ne frega gran che, E nemmeno ai miei. A me piace allacciare relazioni con tutti, senza distinzioni. Meglio ancora se sono noti. Non si sa mai quando potrebbe tornarti utile, avere rapporti amichevoli con Babbani, folletti, Centauri…>>. Il sorriso opportunista di Yan la disse lunga. Si infilò anche lui sotto le coperte e si girò dall’altra parte. Poi si risollevò su un gomito, come se si fosse ricordato di dovergli dire qualcosa.
<<Che c’è?>> chiese Draco, smettendo di vestirsi.
<<Le hai detto grazie, vero?>> domandò lui.
<<Cosa? A chi?>>
<<Alla Granger..l’hai ringraziata? E’ stata molto gentile….>>
Draco lo guardò facendo una smorfia incredula. Poi fece una risatina e riprese  a vestirsi. Yan  sbuffò.
<<Come pensi di migliorare la tua situazione morale e sociale se non ti comporti civilmente con chi ti da’ una mano? Questa era un’occasione da cogliere al volo! Lei è nelle grazie di Preside, insegnanti, Ministro  e…>>
<<Piantala di dirmi cosa devo o non devo fare per sentirmi a posto con me stesso, Shine! Pensa agli affari tuoi e mettiti a dormire!>> incalzò, alzando la voce. Yan scosse la testa, riducendo gli occhi a due fessure.
<<Come vuoi, Malfoy. D'altronde, la vita è la tua. Buona notte>>. Stavolta si sdraiò e non  intervenne più.
Draco rimase a pensare. Si sentiva turbato e irrequieto, infastidito e arrabbiato. Hermione Granger che lo accompagnava fino al sotterraneo, quasi gentile; era incerto se crederla troppo stupida, come diceva Pansy o del tutto impazzita. Forse sua zia Bellatrix le aveva cotto i neuroni con la Maledizione Cruciatus, quella fatidica notte, o forse era sempre stata così e non se n’era mai accorto. Forse era entrambe le cose, si disse, rivoltandosi tra le coperte per cercare una posizione comoda.  Rivide con la mente il momento esatto in cui lei lo aveva afferrato per non farlo ricadere nel fango, nonostante lui l’avesse appena insultata; la scintilla d’oro nei suoi occhi, che era guizzata per un solo attimo, lasciandolo senza parole per ribattere; e tutti gli sforzi per riportarlo all’asciutto, fino al sotterraneo, in cui lei non era mai stata. L’odio furioso che c’era sempre stato tra loro sembrava essersi trasformato in cordiale, per qualche minuto. Poi le parole che erano volate avevano distrutto tutto, in una manciata di secondi. Stupidità o no, Hermione lo aveva tirato fuori da un guaio, e lui non aveva saputo fare altro che insultarla ancora. Sospirò, ragionando sul fatto che fosse in torto. Come sempre…Avrebbe almeno potuto ringraziarla, dopo tutto. Il suo lato di Luce lo fece sentire in colpa: “grazie”, in fondo, era solo una piccola parola. Ma il suo Lato d’Ombra rise, lui non  aveva mai ringraziato nessuno, non lo avrebbe mai fatto per qualcuno che per la sua famiglia valeva meno dei peli delle orecchie di un elfo domestico. Neanche ora che era un Senza Bacchetta…? Uno che, in un certo senso, era uno scarto della società, al momento? Hermione Granger, Mezzosangue o no, possedeva ancora il suo legno ed era una delle streghe più ben tenute in considerazione, all’interno della scuola, e non solo. Un grande senso di disagio lo afferrò, e la voce dentro lui gli suggerì che in effetti, in quel momento, il suo stato di Senza Bacchetta lo confinava a molti gradini più in basso dei Mezzosangue. Shine non aveva tutti i torti. Si addormentò inquieto, continuando a rivoltarsi nel letto, e capendo solo al mattino che la scomodità che sentiva non era fisica, ma mentale. (Fine del 20° capitolo)
 



Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Vampirella magica su 24 Febbraio 2010, 03:47:40 pm
Davvero hai scritto 2 volte 19° capitolo? Non me ne sono proprio accorta, scusa... ghh

Spero che oggi il lavoro sia andato meglio! ;)

Aspettiamo il 21°.... ;D


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Fairy su 24 Febbraio 2010, 09:01:16 pm
(http://i46.tinypic.com/10fnxq9.jpg)
Cap 20
La pozione Rinvigorente
“Magari e’
Un inizio…?”
Il martedì mattina passò più lentamente, ma  al pomeriggio Harry ed Hermione poterono fare finalmente le valigie: ovviamente dietro molte raccomandazioni, Kingsley aveva dato loro il permesso di partire.
 Alle  prime due ore seguirono la lezione di Incantesimi, poi si separarono,  perché  Harry aveva lezione di Volo Avanzato e Hermione, avendo un’ora buca, ne avrebbe approfittato per ripassare le altre materie. Subito dopo si sarebbero rincontrati a lezione di Pozioni ed Elisir. Ma i  piani di Hermione andarono a monte; scendendo le scale che l’avrebbero portata in biblioteca, scorse un gruppetto di ragazzi di Grifondoro del terzo anno che ridacchiavano senza ritegno, convinti di essere soli. Quando sentì pronunciare il nome di Draco Malfoy lei si fermò e, non vista, rimase ad ascoltare il loro discorsi.
<<…Dicono che non ci fosse mai riuscito nessuno, prima di ieri. E’ stato un evento senza precedenti!>>
<< Avete visto la sua faccia quando l’ho colpito con l’Incantesimo Paralizzante? >>
<<Il tocco finale è stato entusiasmante, fratelli, il massimo>>
<<Se solo non fosse arrivata quella ragazza…ma chi era? L’avete scoperto?>>. Hermione non aspettò di sentire il resto del discorso. Arrabbiata e indignata contro gli studenti della sua Casa, continuò a scendere fino a raggiungerli e quelli si zittirono non appena la videro.
<<Come mai non siete a lezione, ragazzi?>> chiese, tranquillamente.
<<Ci stiamo andando ora>>rispose uno di loro,con aria innocente.
<<Che lezione avete, di preciso?>>
<<Erbologia>> fece un altro, prontamente, esibendo il libro della materia.
<<Posso sapere i vostri nomi?>>
<<Perché?>> domandò il terzo, con impertinenza.
<<Perché sono un prefetto e più tardi chiederò all’insegnante di Erbologia se in effetti siete andati a lezione o se state cercando di saltarla>> mentì lei, per trarli in inganno. Ad uno ad uno rivelarono il loro nome e tranquilli, si diressero a lezione. Hermione cambiò strada, e fece una breve visita alla Mcgranitt.
   Sperando di riuscire a concludere qualcosa, tornò velocemente nei pressi della biblioteca e incontrò il professor Lumacorno che usciva con alcuni grossi volumi, appena presi in prestito.
<<Oh, buon giorno, mia  cara!>> la salutò, con i suoi modi allegri e spensierati. <<Allora, come va’? La tua ripresa procede per il meglio?>>
<<Sembra di sì, grazie signore>> rispose lei.
<<Ne sono felice! Mi rincresce invece quello che sta capitando alla famiglia Weasley…immagino che questo fatto ti abbia turbata, vero? >>
<<Speriamo tutti che la situazione migliori presto>> replicò lei, solo. Non le andava di parlarne.
<<Ho sentito dire, anche che non stai più frequentando i corsi di allenamento speciali del professor Andrew Mcmarck. Spero siano solo voci di corridoio>>
<<Non lo sono, professore>> disse, con timidezza. <<In realtà ho ancora qualche difficoltà con la magia>>
<<E’ normale, signorina Granger. Ma non credo che raggirare le situazioni in cui ti senti più esposta possa aiutarti a superare questo problema>>. Le mise un braccio sulle spalle e camminò con lei per il corridoio. <<Vedi, quello che hai subito ti ha reso un po’ insicura. Per ritrovare l’equilibrio non devi fare altro che convincerti che puoi ancora fare le cose che hai sempre fatto. E non perché te lo dice un vecchio grasso insegnante di Pozioni, mia cara>>. Si fermò, ridacchiando di sé stesso, poi la fissò intensamente, <<  ma perché è così: tu puoi farle. Ne hai le capacità. Hai tanto potere in te, e tutta la forza necessaria per controllarlo, darle forma e farlo scaturire dalla punta della tua bacchetta, come hai sempre fatto>>. Le sorrise, battendole una mano sulla spalla. <<Non privarti delle possibilità che la vita ti sta offrendo; questo corso per Auror potrebbe aprirti la strada per una brillante carriera, che è poi quella che meriteresti, a mio avviso. Ed è lo stesso parere che molti altri hanno espresso nei tuoi confronti, credimi. Non tarparti le ali da sola, per uno sciocco incidente>>. Lei aprì sul suo viso un grosso sorriso e annuì. <<Ci vediamo in aula più tardi!>>. Si allontanò canticchiando, mentre Hermione rimase ferma nell’andito per qualche secondo, pensierosa. Uscita dalla biblioteca ormai poco dopo, non era riuscita a ripassare gran che. Le parole di Horace Lumacorno l’avevano lasciata  molto dubbiosa.
Rifletteva profondamente sulla remota possibilità di poter, un giorno, diventare un’ Auror, tenendo il libro di Pozioni con entrambe le braccia strette al petto, e i suoi occhi, in cui spaziavano le immagini dell’improbabile futuro, non videro arrivare dalla direzione inversa un Malfoy livido di rabbia. Si accorse di lui solo quando la spinse contro il muro e appoggiò le mani alla parete circondandola, per non permetterle di andarsene. Il libro le cadde per la sorpresa.
<<Ti sei divertita da morire, a raccontare in giro l’episodio di ieri, non è vero, Granger?>> ruggì, guardandosi circospetto, temendo che arrivasse qualcuno. Di certo non l’aveva fermata per ringraziarla, come Yan gli aveva suggerito di fare. Hermione, allibita, lo fissò contrariata, dal basso della sua statura. Draco la superava di almeno trenta centimetri buoni.
<<Cosa diamine stai dicendo, Malfoy? Cerchi motivi per attaccar briga? Pensavo non ti piacesse sprecare il tuo tempo a parlare con i Mezzosangue!>> ribatté, appiattendosi al muro. Cercò frenetica il legno della sua bacchetta sotto il mantello della divisa e lo tenne pronto.
<<Vuoi negare? Perché mezza scuola sa che “quel deficiente di Draco Malfoy” ha preso una lezione da quattro giovani Grifondoro? Chi può aver spifferato queste cose se non tu?>>. Le si fece così vicino che Hermione potè specchiarsi nelle sue iridi grigie. Li aveva sentiti poco fa: alcuni ragazzini, nell’andito, ridevano di lui, raccontando nei particolari la cosa. Si era sentito umiliato come non mai e il suo Lato d’Ombra lo  aveva convinto che aveva fatto bene a insultare quella piccola odiosa pettegola e a non dimostrare un briciolo di gratitudine nei suoi confronti.
<<Magari sul “deficiente” puoi aver ragione, non lo nego>> fece lei, beffarda. <<Per il resto stai prendendo un abbaglio. Forse non ci hai badato, ma non credo di aver bisogno di vantare la Casa di Grifondoro con queste insulse vicenducole! Chi si è vantato in giro, purtroppo per loro, sono proprio quei quattro incoscienti, che hanno fatto così la loro mossa falsa. Ho appena parlato con  la Preside  e lei sta decidendo le loro sorti in questo preciso istante>>. Draco la studiò qualche secondo, interdetto.
<<Hai denunciato gli studenti della tua Casa?>> mormorò, incredulo. <<L’hai fatto sul serio?>>
<<Se non mi credi, perché non vai a chiederlo alla Mcgranitt? Sono ancora un prefetto, Malfoy – a differenza di te – , cosa ti aspettavi?>>sbottò, furente. Poi rise con scherno. << Ah, già, è vero…Voi Serpeverde siete abituati diversamente: di solito, il crimine lo premiate>>. Il sorrisetto sprezzante che gli regalò lo fece diventare paonazzo. <<Senti, starei ore ed ore a parlare piacevolmente con te di questi interessanti argomenti, su cui avrei tanto da dire, ma ho da studiare, quindi…>>. Si chinò, passando sotto il braccio del ragazzo, raccogliendo il suo libro.
 Gli diede le spalle e se ne andò, lasciandolo a guardarla un’altra volta. Lui sollevò gli occhi al cielo, sentendosi di nuovo in torto marcio, mentre il Lato d’Ombra si nascondeva codardamente. Dal libro di Pozioni era scivolato un quadrato di carta, ma lei non sembrò accorgersene.
<<Aspetta, Granger>> la chiamò, raccogliendolo. Hermione non lo sentì o fece finta. Svoltò per un corridoio a sinistra e sparì. Il Serpeverde diede uno sguardo al foglio. Era una fotografia animata, in cui lei e Ron ridevano divertiti dalle battute di George, una delle sere prima della partenza per Hogwarts. Era una delle foto che Harry le aveva regalato il giorno della festa per gli elfi domestici. Draco storse la bocca in una smorfia di disprezzo e fece per strapparla, poi si trattenne. Se l’avvicinò agli occhi, che ridusse a due fessure e si soffermò sui tratti del viso di Hermione. Rideva anche il suo sguardo castano. Gli parve talmente strano…Ogni volta che aveva incrociato i suoi occhi, da quando la conosceva, lei era sempre stata fredda, seria e sprezzante, nei suoi confronti. Non che non ne avesse motivo. Anche lui, dal suo canto, se le aveva sorriso era per scherno. In quell’immagine, invece, i suoi occhi sembravano guardarlo e ridere di gioia. Le guance erano imporporate dall’emozione di quei momenti. La fotografia aveva dei bei colori – l’erba del prato, la maglietta fucsia di Hermione, il pelo rosso di Grattastinchi – , e la luce del sole al tramonto, che rendeva tutto più caldo, si rifletteva sui suoi capelli ribelli, dandogli una sfumatura dorata. Traspariva una felicità che lui non conosceva da molto tempo e sentì una punta di amarezza stringergli lo stomaco. Le voci di alcune ragazzine lo riscossero da quei pensieri e lui nascose di fretta la foto nella tasca dei pantaloni, incamminandosi.
Anche lui aveva lezione di Pozioni. Quando entrò nell’aula si sedette al solito banco, solo. Gli studenti, in effetti, non cercavano la sua compagnia. L’unico che ogni tanto gli rivolgeva la parola con cortesia, a parte Pansy, era Yan Shine. Il banco davanti a lui era già occupato da un ragazzo di Tassorosso, David Carter, e dietro, Pansy Parkinson era seduta con una delle sue compagne. Harry entrò per la porta con alcuni libri in mano e  percorse la classe con lo sguardo. Draco capì che stava cercando Hermione. Il Grifondoro strinse le labbra e si sedette accanto a David Carter. Poi fece il suo ingresso il professor Lumacorno, con i libri che aveva preso in biblioteca e salutò gli studenti, rimbalzando sulle sue scarpe fino alla cattedra, dove appoggiò tutto, prima di far sparire i banchi vuoti in più. Hermione entrò svelta, col fiatone, come se avesse fatto una corsa, e si diresse ai banchi. Si fermò di botto e rimase per un attimo a fissare l’unico posto vuoto rimasto: quello accanto a Draco. Con molta dignità, sollevò il mento, raddrizzò la schiena, e come se niente fosse proseguì fino al banco di Draco Malfoy, e gli si sedette accanto senza rivolgergli lo sguardo. Lui non potè fare a meno di sorprendersi, ed entrambi erano diventati rossi sopra le orecchie,ricordando il troppo recente episodio avvenuto vicino alla biblioteca, ma fece finta di provare molto interesse per quello che il professore stava iniziando a scrivere alla lavagna. Harry l’aveva seguita con gli occhi e quando si rese conto della cosa si girò verso lei, quasi mortificato per non averci pensato.
<<Vuoi sederti qui?>> le chiese, provando ad offrirle  il suo posto, infischiandosene di quello che Malfoy poteva pensare. Hermione scosse piano la testa e gli fece cenno di far silenzio, indicandogli il professore. Anche se poco convinto, Harry si voltò, dandole le spalle. Se avesse saputo l’ultima, avrebbe insistito di certo. Hermione tirò fuori delle pergamene nuove, prese la sua penna d’aquila e dopo aver aperto il libro iniziò a ricopiare le frasi scritte dall’insegnante alla lavagna.
<<Qualcuno sa come si chiama la pozione che stiamo per preparare…? Si, signorina Granger?>> fece l’insegnante, dando la parola all’unica che aveva sollevato la mano.
<<E’ Vigor Vitalis, detta anche Pozione Rinvigorente. Le sue proprietà rienergizzanti sono usate per lo più nell’ambito medico, su pazienti in convalescenza>>rispose lei.
<<Naturalmente è esatto, mia cara. Cinque punti a Grifondoro>> cinguettò l’uomo. Il nome della pozione comparve alla lavagna.
Draco prese appunti, ma con meno entusiasmo. “Vigor Vitalis, o Pozione Rinvigorente”. Dopo aver iniziato a ricopiare, i suoi occhi erano stati attratti dalla calligrafia elegante, allungata e ordinata di Hermione. “Acqua, Muco di vermicolo, essenza di Belladonna”. Quindi aveva appoggiato il gomito destro al banco e la testa sul palmo della mano, in maniera da poterla sbirciare in tralice. “Estratto di margherita, Essenza di Ruta”. Mentre scriveva velocemente, i suoi capelli sciolti facevano da tendina al viso ovale e riusciva a scorgere le labbra e gli occhi solo quando risollevava la testa per guardare verso l’insegnante, il quale ora stava facendo comparire sulla cattedra un calderone e una serie di ingredienti, gli stessi che aveva elencato alla lavagna. “Radici di Centinodia, petali di Trifoglio, Anice stellato”.
<<E ora, miei cari ragazzi, proveremo a mettere insieme questa pozione particolarmente complicata. Vi dividerete in coppie, ognuno col compagno che ha affianco, e mentre uno mescolerà gli ingredienti nel proprio calderone, l’altro prenderà appunti, descrivendo con attenzione il processo e i cambiamenti che avvengono, fino alla fine. Troverete le istruzioni nel vostro libro a pagina duecentosessantanove. Fate molta attenzione quando aggiungerete la centinodia, per favore. Se la dose non è esattamente quella richiesta…be’, lo vedremo se capita. La coppia che riuscirà a portarla almeno a metà della lavorazione farà guadagnare dieci punti alla propria Casa. Chi finirà la pozione con i giusti passaggi, invece,  ne guadagnerà venti e potrà tenersi una piccola parte di pozione>>. Draco lanciò un’occhiata furtiva alla compagna di banco, che stava già posizionando il proprio calderone al centro.
<<Preferisci scrivere o mescolare gli ingredienti?>> domandò, Hermione, a bassa voce, con tono piatto, senza guardarlo. La fissò attonito mentre lei prendeva gli ingredienti dalla cassetta di legno con le sue iniziali incise sopra  e ricontrollava sulla sua pergamena di non aver dimenticato nulla. <<Allora?>> insistette, in un sussurro, fissandolo.
<<Scrivo>> rispose Draco, asciutto, avvicinandosi  al calderone sotto il quale lei aveva già acceso un fuoco azzurro e tremolante. (To be continued)


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: King Harry su 24 Febbraio 2010, 10:40:19 pm
Ah, le care vecchie lezioni °_°


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Vampirella magica su 25 Febbraio 2010, 03:43:31 pm
Devo dire che questa storia mi piace sempre di più!
Non vedo l'ora di leggere il seguito....


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Fairy su 25 Febbraio 2010, 04:51:46 pm

(Seguito del 21° capitolo)
Sentì gli occhi di Pansy addosso e si guardò bene dall’ incrociarli. Evitò accuratamente anche quelli di Harry, che stava iniziando a lavorare in coppia con il ragazzo di Tassorosso e continuava a non sembrare felice di aver lasciato l’amica nel banco del Senza Bacchetta. Hermione versò dell’acqua nel calderone, suggerendone la dose al compagno Serpeverde, che prese appunti. Aggiunse l’addensante – muco di vermicolo – e prese a mescolare, prima di mettere dentro tre gocce di essenza di  Belladonna. Dopo aver osservato le mani di Hermione che si prodigavano per ottenere la base della pozione assegnata dall’insegnante, Draco si concentrò sull’intruglio e si alzò in piedi per dare un’occhiata dentro al calderone. Pozioni era sempre stata una delle materie  che preferiva, e in quell’anno scolastico particolare era una delle lezioni alle quali riusciva a stare più sereno. Si lasciò assorbire completamente dal compito assegnato, e il suo Lato di Luce prese posizione dominante. La loro pozione stava assumendo la colorazione biancastra richiesta in quel passaggio, e quindi lo annotò. La densità, però, secondo lui, non era ancora arrivata al punto giusto.
<<Aggiungi altro muco di vermicolo e mescolalo per tre volte in senso orario>> suggerì, sottovoce.
<<Sul libro questo non lo dice>> spiegò lei, leggermente aspra.
<<Lo so, ma è troppo liquida. Se non lo aggiungi ora, dopo aver messo la margherita non potrai più farlo>>. Hermione sembrò riflettere sulla cosa, fissando il liquido biancastro che vorticava lentamente nel calderone. Guardò Draco e prese un respiro, prima di procedere. Lui aveva sempre avuto dei voti alti, in Pozioni, questo doveva ammetterlo, quindi prese la boccetta che conteneva il muco di vermicolo e ne aggiunse un'altra goccia, poi mescolò per tre volte in senso orario e la pozione prese ad addensarsi leggermente. Draco annottò il tutto, soddisfatto. Hermione fece un cenno con la testa, come ad ammettere che aveva ragione. La pozione iniziò a bollire e a schiumare. Draco poggiò pergamena e piuma e istintivamente abbassò la potenza del fuoco sotto il calderone, per evitare che fuoriuscisse. Hermione si spostò di lato, facendogli spazio.
<<Continua tu, ora scrivo io>> disse con tranquillità. Lui annuì e versò nel pentolone di peltro l’estratto di margherita. Gli parve che la situazione di cordiale e rispettosa antipatia si stesse ristabilendo, e sperò di riuscire a mantenerla tale, così da mettere finalmente a tacere il senso di colpa. L’intruglio frizzò un attimo, poi tornò a sobbollire sommessamente. Hermione scriveva svelta, guardando ora la pozione, ora la pergamena, mentre Malfoy mescolava lentamente. Arrivato il momento di unire le radici di centinodia prese il suo coltello d’argento dal kit scolastico e cominciò a sminuzzarle con precisione. Udirono dietro di sé Pansy e la sua compagna discutere animatamente su come tagliuzzare la centinodia. Pansy stava sbriciolandola con le mani, perché era friabile e si faceva prima, la compagna insisteva perché lo facesse col coltello. Anche altre coppie sembravano indecise su come dover tagliare le radici di quella pianta. Hermione vide Harry che passava il coltello a David e gli spiegava che era il metodo migliore. Probabilmente sul suo libro di Pozioni doveva esserci qualche nota del professor Piton. Draco versò finalmente  la centinodia, controllò la densità e Hermione aggiunse mezza provetta d’acqua per renderla più liquida. Dal banco dietro si udì uno sbuffo cupo e forte. Tutti si voltarono verso le due ragazze Serpeverde e in pochi riuscirono a trattenere le risate: avevano parte del volto coperto di polvere giallina e dal loro calderone salivano nuvolette di un fumo denso dello stesso colore che non doveva esserci.
<<Oh, care…avete sbagliato la dose di centinodia>> affermò il professor Lumacorno, avvicinandosi. Guardò dentro al calderone e strinse le labbra, dispiaciuto. <<Ecco, questo è quello che stavo per dirvi prima. Andrà meglio la prossima volta>> concluse, dando uno sguardo all’interno degli altri calderoni e
tornando alla cattedra. Draco incrociò finalmente i suoi occhi delusi e, spinto dal suo docile Lato di Luce, si strinse nelle spalle facendole un sorriso comprensivo. Lei sospirò e ricambiò, quasi rasserenata dal fatto che il Serpeverde la considerasse, anche solo per pochi istanti.
<< Aggiungo io, il trifoglio>> disse Hermione. Malfoy distolse lo sguardo dal viso giallo di Pansy e tornò alla sua pozione.
<<Va’ bene>> rispose. Lei iniziò a misurare la porzione esatta delle foglie da aggiungere, e con la stessa attenzione le fece scivolare una ad una dentro al calderone, rimestando piano. La pozione diventava sempre più bianca. Draco annuì, e si lasciò sfuggire un sorriso di vera soddisfazione. La guardò buttar dentro alcuni semini di anice stellato. Non restava che lasciar cuocere il tutto per venti minuti esatti. Hermione sollevò la manica del braccio destro, scoprendo l’Orologico e impostò il timer, poi sbuffò e si rilassò, appoggiandosi col bacino al banco e continuando a mescolare.
<<E’ praticamente finita>> osservò Draco, appuntando sulla pergamena le ultime cose. La compagna di banco di Pansy si diresse a grandi passi verso la cattedra e lasciò la pergamena con gli appunti all’insegnante, poi uscì dall’aula con passo pesante.
<<Si. Ora dobbiamo aspettare>> convenne Hermione.
<<Draco>> sussurrò Pansy, attirando l’ attenzione del ragazzo. <<Potresti darmi una mano?>>. Il modo remissivo e zuccheroso con cui lo chiese ricordò a Hermione Fleur, quando si rivolgeva al marito. Vide Draco accostarsi alla compagna Serpeverde e aiutarla a ripulirsi il viso, poi le diede una mano a riordinare nella sua cassetta ciò che restava degli ingredienti. Negli ultimi dieci minuti che restavano perché la pozione concludesse la sua cottura li sentì parlare in sussurri, ridere; mentre continuava a rimestare piano, aspettando che il suo Orologico suonasse, si ritrovò a pensare a Ron e a tutte le volte che, come loro, aveva parlato con lui sottovoce negli angoli della Tana, o in sala comune, o in biblioteca. Non erano ancora trascorse ventiquattro ore, eppure gli parve già tantissimo tempo, che non lo vedeva, che non sentiva la sua voce. Il bianco latteo della pozione le riportò alla mente la luna pallida della sera in cui aveva volato con lui sulla sua scopa. Con la mano libera sfogliò il libro di Pozioni, alla ricerca della fotografia che lo ritraeva con lei e si sorprese molto, quando non la trovò. Era certa di averla lasciata lì in mezzo, in una pagina precisa. Sfogliò le pagine finché il timer non tintinnò. Hermione sollevò la mano per attirare l’attenzione dell’insegnante. Malfoy si accostò di nuovo al calderone e lo stesso fece il professore, che annusò l’intruglio, lo rimestò con la bacchetta per controllarne la consistenza e ne assaggiò una goccia.
<<Ah, ottimo, ragazzi, un’amalgamazione perfetta di tutti gli ingredienti! I miei complimenti! Troppo facile, però, per due degli studenti migliori di questo corso, no?>> Esclamò, gongolante, riempiendone due fiale e scrivendoci sopra i loro nomi. Sia Hermione che Draco sorrisero, guardandosi per una frazione di secondo.
<<Vi siete meritati appieno i venti punti per ciascuno: pozione perfetta e intesa perfetta, molto bene! Questo è lo spirito dei veri pozionisti!>>. Harry sorrise all’amica, mentre Lumacorno controllava la pozione sua e di David.
<<Intesa perfetta?>> sibilò Pansy, raccogliendo le sue cose e mettendosi dietro a Malfoy, così piano che solo lui e la Grifondoro la sentirono. Sogghignò, mentre Hermione la guardava di sottecchi. <<Come no…Peccato, Draco, che il vecchio Lumy  non ti abbia sentito quando  prima mi dicevi che ti ha fatto schifo,  stare fianco a fianco con la Mezzosangue durante tutta la lezione>>. Hermione sollevò la testa verso lui in uno scatto, come se avesse dovuto scacciare una mosca fastidiosa e strinse gli occhi, mentre le guance di lui sbiadivano. In fondo alle sue iridi scorse di nuovo il guizzo ardente della sera prima.
Non esattamente con quei termini, ma l’aveva detto, era vero; l’aveva detto per compiacerla, quando lei gli aveva chiesto se stare in banco con “quella” fosse divertente, perché era il genere di cose che lei voleva sentirsi dire, ma di certo in quel momento, dopo aver guadagnato venti punti per la sua Casa anche grazie a Hermione non  era felice del fatto che la Grifondoro ne fosse messa al corrente in quel modo. Non dopo essersi sentito in torto nei suoi confronti fino a poche ore prima. Non era il modo migliore per chetare il suo senso di colpa e sentirsi sereno. Hermione puntò la bacchetta contro il calderone, piccata, lo svuotò con un Incantesimo non verbale, ripose velocemente tutte le sue cose e con la stessa dignità con la quale si era seduta al suo fianco, all’inizio della lezione, se ne andò dall’aula, seguita da Harry e David, i quali avevano preso altri venti punti per ciascuno. Pansy ridacchiò. Lui rimase imbambolato a guardare la porta aperta, sentendosi più stupido che mai.   Raccolse la pergamena compilata da entrambi e la portò sulla cattedra. Un altro sbuffo uscì dal calderone di due ragazzi di Corvonero, colorando le loro facce della stessa sfumatura che aveva avuto Pansy prima.
<<Andiamo, Draco?>> chiese lei.
<<Vai avanti>> le rispose, senza guardarla.
<<Posso aspettarti>>
<<Non serve>>
<<Sei sicuro, va’ tutto bene…?>>
<<No>> replicò secco, <<ti ho detto di andare, hai problemi capire o sei semplicemente diventata sorda?>>. Lei assunse un’espressione oltraggiata e dopo averlo fissato per alcuni secondi girò sui suoi tacchi se ne andò col naso per aria. Draco si sentì stranamente meglio. Prese tutte le sue cose e seguì il resto degli studenti fuori dall’aula.
Harry passò il pomeriggio a finire i bagagli, tra un messaggio e l’altro di Ginny e Ron. Le figurine incantate di Hermione funzionavano a meraviglia. I due fratelli Weasley avevano raccontato a Harry che si trovavano in una casetta piccola e un poco scomoda; non potevano uscire, perché era protetta da un potente Incanto Fidelius, il cui Custode Segreto era a loro sconosciuto. Si annoiavano un po’, ma ogni tanto Hestia si metteva a raccontare loro storie passate dei suoi primi impegni come Auror, e riuscivano a far trascorrere il tempo con meno tedio. Ginny confessò che Hestia aveva voluto dare un’occhiata alle figurine incantate, temendo che potessero essere intercettate, ma poi aveva convenuto che erano fatte in maniera davvero brillante e che non riusciva a pensare al modo di poter intercettare simili messaggi. In ogni caso, lo avvisò, aveva detto che ne avrebbe parlato con Kingsley, giusto perché fosse più sicura che le figurine non fossero causa di problemi per la loro protezione. Più tardi si vestì pesantemente per gli ultimi allenamenti di Quidditch prima della partenza, con i superstiti della squadra. Discese la scala del dormitorio con un groppo in gola; di solito si recava al campo insieme a Ron e Ginny.
‘Sto andando agli allenamenti per cercare di rimpiazzare il tuo ruolo di giocatrice’ scrisse a Ginny.
‘Vedi di non rimpiazzarmi anche per altri ruoli’rispose lei, scherzosa. Lui mise la figurina in tasca. Dal divano rosso davanti al caminetto spuntavano la chioma castana di Hermione, china sul consueto libro scolastico, e quella  nera di Sally, con in mano il suo album da disegno. Attorno a uno dei tavoli, altri quattro studenti stavano svolgendo i loro compiti in silenzio. Harry arrivò fino al divano e sbirciò il disegno di Sally; aveva iniziato a tracciare i primi tratti della testa di quello che aveva tutta l’aria di essere un grosso drago.
<<Qualche volontaria vuole assistere agli allenamenti?>> domandò, rivelando la sua presenza dietro loro.
<<Volate con questo tempaccio?>> replicò Hermione, voltando pagina, <<Non potete rimandare a dopo le vacanze?>>
<<Ti devo ricordare che tu hai volato con un tempo simile, scalza e senza mantello?>> scherzò Harry.
<<Ah- ah>> fece lei,<< molto spiritoso>>
<<Dopo le vacanze abbiamo una partita. Oggi qualche studente si è proposto, per sostituire…gli assenti>> disse, abbattuto. Hermione sollevò la testa, comprensiva.<<Perché non venite a vederci?>>. Sally occhieggiò verso Hermione.
<<Che dici, Sally, andiamo a dare sostegno morale?>> chiese allora lei, chiudendo il libro.
<<Sì!>> rispose la bambina, sorridendo.
Sebbene non nevicasse, il suolo del campo era coperto da uno strato di neve piuttosto consistente e l’aria era gelida. Sally e Hermione sedettero sugli spalti umidi avvolte nei loro mantelli e le sciarpe. Alcuni ragazzi del terzo, quarto e quinto anno di Grifondoro erano saliti in sella ai manici di scopa e Harry iniziò a provare le loro abilità. Qualche curioso di Corvonero, Tassorosso e Serpeverde era salito sugli altri spalti.
 I dodici ragazzetti timidi e dall’aria poco sportiva vennero scartati uno per uno, sbagliando clamorosamente anche le più piccole azioni. Uno di loro rischiò di cadere dalla scopa, e un altro ricevette la pluffa in piena faccia e fu costretto a recarsi in infermeria col naso rotto, accompagnato da un altro compagno. Dopo i primi quattro fallimenti, Hermione scosse la testa e tirò fuori dalla borsa il libro che si era portata dietro, Sally aprì il suo album da disegno. Voltò le pagine fino ad arrivare a quella in cui Hermione scorse i bozzetti  di un Boccino d’Oro in volo. Era talmente ben fatto che ci si poteva aspettare che da un momento all’altro spiccasse il volo dal foglio e si librasse in aria.
<<Non finirai mai di sorprendermi, Sally>> sussurrò Hermione, sbirciando. La bambina  spostò la mano perché vedesse meglio.
<<Questo l’ho iniziato alla prima partita di Quidditch del Campionato>> disse, indicando uno dei bozzetti più completi. <<E’ un oggetto che ha assunto per me un significato molto importante>>
<<Come mai?>> domandò lei, curiosa. Sally si fece concentrata.
<<Finché il Boccino non viene preso, la partita non è finita, no? Quindi, questa bella pallina è, per ogni squadra, non solo l’obiettivo, ma anche la speranza. Dovrebbe essere il simbolo di chi non si da’ per vinto, come un Cercatore>>. Hermione sorrise, ammirata dal suo ragionamento. Non sapeva molto, di lei, ma quando parlava traspariva molta dolcezza e profondità. La sua compagnia era piacevole, insomma. Sally riprese a disegnare, Hermione a leggere.  Sollevarono la testa solo ogni tanto, per vedere che purtroppo i provini non stavano procedendo come sperato. Dopo meno di un’ora Harry dichiarò conclusi gli allenamenti e si avvicinò in volo agli spalti di Grifondoro, piuttosto abbattuto, fermandosi davanti al parapetto. Le due ragazze si alzarono.
<<Credo che non sia mai andata peggio di così in tutta la storia del Quidditch>> disse lui. <<E’ stato un disastro>>
<<Vedrai che troverai i rimpiazzi all’altezza, quando ci saranno più studenti>> lo incoraggiò Hermione, <<organizzerai altri provini subito dopo le vacanze e sarai più fortunato>>
<<Sarà come dici>> borbottò Harry, poco convinto. <<Rientriamo. E’ inutile stare qui a prendere altro freddo. E poi sta facendo buio e dobbiamo prepararci; vado ad aiutare quei ragazzi a rimettere a posto l’attrezzatura sportiva>>. Piegò il manico di scopa verso il basso e scese in picchiata, sparendo alla loro vista. Due dei ragazzi che avevano affrontato il provino stavano risistemando i bolidi all’interno del baule. Da come cercavano di tenere uno dei due bolidi, sembravano in difficoltà. Harry scosse la testa e planò accanto a loro.
<<Serve aiuto?>> chiese.
<<No no, tutto okay!>> rispose uno, avvinghiato alle braccia dell’altro, per evitare che il bolide si liberasse. La palla sobbalzava, facendoli saltare entrambi. Harry soffocò una risata ed entrò negli spogliatoi. Mentre si toglieva la divisa fradicia li sentì borbottare. Il bolide si rifiutava di tornare nel baule. Non ci badò, finché non gli udì gridare.
<<Te lo sei lasciato sfuggire!>> urlò uno.
<<No, tu, lo hai fatto scappare!>> lo rimbeccò l’altro. Harry sbuffò seccato, cercando di rivestirsi in fretta, capendo che sarebbe toccato a lui il compito di riprendere il bolide.
Coloro che avevano assistito ai provini dagli spalti e il resto dei ragazzi che li avevano affrontati,  erano sulla via di ritorno.  In testa al gruppo Hermione scorse Yan e un altro studente di Serpeverde. Gli studenti delle altre Case erano tutti più piccoli di loro. Un sibilo fastidioso li costrinse a sollevare la testa verso l’alto, e videro il bolide superarli a tutta velocità e poi fare inversione. La folla di ragazzi si divise velocemente a metà per farlo passare. Hermione spinse Sally, che perse il suo album, sparpagliandone i fogli sulla neve, e si buttò dall’altra parte.
<<I miei disegni!>> esclamò Sally,  cercando di raccoglierli, senza notare che la palla impazzita era già di ritorno.
<<Sally, giù!>>. Hermione la circondò con le braccia, spingendola a terra. Il bolide le sfiorò, e lo spostamento d’aria sparse i disegni ovunque. <<Mettiamoci al riparo, li prenderemo dopo!>>
<<Ma si bagneranno!>> protestò la bambina.
<<Credimi, sarà meno doloroso che un bolide in testa!>> insistette Hermione, trascinandola  sotto le travi degli spalti. Gli studenti correvano via ovunque, preoccupandosi di allontanarsi il più possibile dal pericolo, senza badare ai disegni che stavano calpestando e rompendo. Sally li guardava impotente, con gli occhi dilatati. L’ultimo ragazzino che passò davanti a loro scivolò su un foglio e finì sdraiato su tutti gli altri, perdendo la mazza da battitore che teneva in mano. Rimettendosi in piedi ne stropicciò parecchi e riniziando a correre slittò più volte sui fogli, sporcandoli di fango e strappandoli. Hermione non poté sopportare i singhiozzi silenziosi della bambina.
<<Resta qui e non ti muovere, per nessun motivo, hai capito?>> le intimò, accendendo la punta della bacchetta e camminando a carponi fino ad uscire di nuovo allo scoperto. <<Torneranno come nuovi, te lo prometto!>>.Avrebbe ripulito e aggiustato ogni foglio con la magia, sperando che i tratti non si cancellassero e non fossero troppo rovinati. Guardò verso il cielo, alla ricerca del bolide, ma non lo vide. Prese a raccogliere i disegni, svelta, sia con le mani che con la bacchetta, continuando a lanciare occhiate attorno a sé. Ne spinse un mazzo sotto le travi, passandoli a Sally e riprese a raccogliere. Erano più di quanto pensasse.
<<Hermione! Cosa fai!>> urlò qualcuno, da sotto le travi, molto più in là. Riconobbe la voce di Yan. Anche lui aveva pensato di ripararsi lì sotto, e non era l’unico:  distinse le ombre  di altre quattro persone.
<<Sally, vai verso di loro, ho quasi finito>> suggerì lei. La bambina non se lo fece ripetere e avanzò chinata, verso il gruppo di studenti. Hermione afferrò altri due disegni e  Appellò a sé gli ultimi tre, finiti lontani. L’ultimo che le volò tra le mani era strappato a metà quasi del tutto, le due parti tenute misericordiosamente assieme da una sottile strisciolina di carta. Era il disegno del Boccino. Non voleva che Sally lo vedesse così, e gli puntò la bacchetta per aggiustarlo subito, ma il sibilo familiare del bolide che tornava alla carica le fece scattare la testa in su. Era completamente senza controllo. Tardi, per tornare sotto gli spalti, puntò il suo legno verso la palla e urlò <<Finitus!>>. Non capì se l’avesse mancata, se l’Incantesimo fosse blando, o semplicemente la sua magia avesse deciso di non funzionare. Con molta sorpresa  dovette constatare che non servì a fermare il bolide, il quale continuò la sua corsa folle. (To be continued)


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: MissMalfoy su 25 Febbraio 2010, 05:40:04 pm
Oddio cry i disegni fatti con tanta cura e amore rovinati in questo modo cry
e povera Hermione caspiterina ._.


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Fairy su 25 Febbraio 2010, 05:48:17 pm
Oddio cry i disegni fatti con tanta cura e amore rovinati in questo modo cry
e povera Hermione caspiterina ._.
In Sally...metto un po' di me. A parte che lei é molto carina e più brava a disegnare, ma se avessi scritto che era scarsina la storia non rendeva..:-) proprio a te, Miss...volevo dire di non fermarti all'apparente piega presa da Draco...:-) faccio sembrare..ma non é...non so se mi capisci...é che non vorrei scoraggiasse la tua lettura. Fidati di me.. ;)
(Seguito del 21° capitolo)
Hermione arretrò, incespicò e, voltatasi, prese a correre verso l’interno del campo di Quidditch, perdendo di nuovo molti dei disegni che aveva raccolto. Sentì le grida di Yan e Sally farsi più lontane, mentre scappava, e il sibilo della palla sempre più acuto. Quando avvertì l’aria spostarsi sulla tua testa si buttò al suolo, coprendosi il capo con le braccia. Il bolide la scavalcò e si tuffò a terra poco lontano, sollevando un’enorme quantità di neve per aria, ma questo non lo arrestò comunque. Harry si affacciò, attirato dalle grida e dal trambusto. Non riconobbe subito Hermione, ma vide il bolide e afferrò al volo la situazione. Cercò la sua bacchetta, rimasta nella divisa, o così credeva. Rovistò freneticamente all’interno di ogni tasca, senza trovarla.
<<Dove diamine…E’ finita…?>> imprecò, a denti stretti. Scosse gli indumenti, si frugò addosso, spostò le scope. Un altro grido proveniente dall’esterno gli mise fretta. <<Lumos!>> strillò. Da sotto una delle panchine degli spogliatoi la sua bacchetta emise un tenue bagliore. L’afferrò e uscì, sperando di essere in tempo. Vide qualcuno correre molto velocemente verso la sagoma a terra, tenendo in mano una mazza da battitore. Hermione si sollevò a sedere e sentì lo scricchiolare dei passi di entrambi venirle incontro. Il bolide stava facendo il giro di uno degli anelli del campo. Al buio era molto difficile, localizzarlo, e lo percepirono solo per il particolare suono  che faceva quando sfrecciava, mentre tornava indietro più veloce di un falco.
<<HARRY, ATTENTO!>>urlò Hermione, indicandoglielo. Il ragazzo si voltò appena in tempo.
<<Protego!>> gridò. La palla usò lo Scudo prodotto come se fosse stato un trampolino, scivolandogli addosso e salendo in alto, come un razzo, per poi ridiscendere a peso morto, dritto verso Hermione. Fu un attimo: arrivato a pochi centimetri dalla sua testa, il ragazzo con la mazza aveva sfoderato una tempestiva battuta, spedendo il bolide sugli spalti di Tassorosso, che sfondò le panche e rimase incastrato nel legno. Tutti e tre rimasero impietriti a guardare nella direzione degli spalti, ansimando. Poi il ragazzo che l’aveva colpito buttò a terra la mazza e tornò indietro, senza dire una parola. Allo scricchiolio dei suoi passi sulla neve Harry si riscosse.
<<Grazie per l’aiuto!>> gli disse forte, per farsi sentire, mentre porgeva una mano a  Hermione per aiutarla a rimettersi in piedi. Il giovane fece un cenno con la mano, continuando ad allontanarsi. <<Ma chi è?>> chiese poi, rivolto a lei.
<<Non ne ho idea>> rispose Hermione, scrollandosi la neve di dosso.
<<Stai bene?>> le chiese, incrociando le braccia e sollevando un sopraciglio. <<Hai finito di metterti nei pasticci appena ti lascio da sola?>>. Hermione lo guardò di traverso.
<<Guarda che non lo faccio apposta!>> esclamò lei. <<Sembra che non mi giri proprio bene, ultimamente. Altro che anno tranquillo >> borbottò, raccogliendo i disegni di Sally, che stava correndole incontro. Hermione aggiustò e ripulì insieme a Harry ogni suo disegno, dopodiché la salutarono, le fecero gli auguri di Natale e finalmente poterono dirigersi verso Hogsmeade. Sally sarebbe partita la sera successiva.
La Sala Grande era poco affollata. Al tavolo di Serpeverde c’erano appena una decina di persone, curve sui loro piatti pieni di deliziosi manicaretti preparati dagli elfi. Pansy  e Yan erano seduti di fianco e parlavano della  loro partenza da Hogwarts. Avrebbero fatto la stessa corsa di Sally, l’ultima prima di Natale, del treno per Londra.
<<Anche Draco parte, te l’ha detto?>> chiese Yan, pulendosi col tovagliolo.
<<Si>> mugugnò lei, lanciando uno sguardo  risentito al ragazzo, seduto lontano da loro. <<Me l’ha detto qualche giorno fa. Ho rimandato la mia partenza per viaggiare con lui, a dirla tutta>>. Sembrava seccata.
<<Non mi pare  che tu ne sia molto felice>>
<<Oggi è stato scortese. Dovrebbe ringraziarmi, per il fatto che ancora considero l’idea di rimanere amica di un Senza Bacchetta>>. Yan non si scompose, davanti al suo modo altezzoso di guardare alla situazione.
<<Dovresti cercare di essere più comprensiva nei suoi riguardi>> le suggerì, con semplicità. <<E’  diventato più lunatico di quella Luna Lovegood di Corvonero, ma non ne ha tutti i torti. Mettiti nei suoi panni>>
<<Troppo scomodi. Se li è scelti lui, d'altronde>>
<<Però sei tu che vuoi recuperare la vostra storia passata, come mi dicevi tempo fa, finita a causa tua. Non puoi pretendere più di quello che sta cercando di fare>>. Pansy fece un gesto di impazienza e appoggiò le posate sul tavolo. <<Oggi, tra l’altro, mi ha sorpreso molto>>
<<Sì? Cosa avrebbe fatto di tanto sorprendente? Ha fatto magie senza bacchetta?>> chiese beffarda.
<<No. Niente di tutto questo. Siamo andati a vedere i provini per il nuovo portiere e il battitore di Grifondoro…>>
<<Vomitevole…>> sussurrò lei, roteando gli occhi.
<<…e un bolide è sfuggito al controllo, seminando scompiglio tra gli studenti. Era inarrestabile, velocissimo, correva da tutte le…>>
<<Taglia corto, Yan, voi maschi vi lasciate trascinare troppo dall’entusiasmo del Quidditch. Che ha fatto Draco, di sorprendente?>>
<<Mentre tutti scappavano e si nascondevano, lui è tornato indietro e ha fermato il bolide con una mazza da battitore, evitando che la palla colpisse una studentessa. Un colpo secco e crash, è finita sugli spalti>>. Pansy non nascose il suo reale stupore. Non aveva mai visto Draco compiere azioni eroiche per salvare qualcuno.
<<Ma era una studentessa di Serpeverde?>> chiese, curiosa.
<<No>> rispose Yan, e quando vide che Pansy stava accigliandosi aggiunse: <<ma non l’ho riconosciuta, non so dirti chi fosse>>. La ragazza guardò ancora verso Draco, che stava finendo di mangiare lentamente.
<<Be’, forse hai ragione>> concluse, con un’espressione meno corrucciata. <<Devo avere più pazienza, con lui>>. Draco sollevò il viso allora, e la vide sorridere verso di lui. Ricambiò, senza nemmeno sapere perché, e si alzò per dirigersi in sala comune. Yan lo seguì e anche Pansy si alzò, ma Lavinia Leptis la fermò per chiederle qualcosa e i due ragazzi andarono avanti da soli.
<<Hai già fatto le valigie?>> chiese Yan, tanto per trovare qualcosa da dire per attaccare bottone.
<<No, ma non ho molta roba da portare via>> rispose lui.
<<Se c’è molto spazio, allora, potresti metterci dentro la mazza da battitore che hai usato stasera, in ricordo di quello che hai fatto>> propose, con un sorriso divertito.
<<Perché non la pianti di ricordarmelo?>> sbuffò lui, aprendo il passaggio di Serpeverde.
<<Perché ancora non mi capacito del tuo gesto…sul serio>>. Si sedettero su un divano, a godere dell’ambiente calmo e riscaldato.  Yan gli sorrideva ancora, malizioso. <<Insomma, ieri sera mi eri parso riluttante ad azioni simili verso quelle come lei>>
<<L’ho fatto senza pensarci, va’ bene?>>
<<Va’ benissimo, solo che sapevi molto bene chi stavi andando ad aiutare>> gli fece notare, <<e da uno che odia a morte i Mezzosangue ci si poteva a spettare solo che facesse il tifo per il bolide>>
<<In effetti avevo intenzione di usare la mazza in un altro modo, ho solo sbagliato il colpo>> replicò lui,con finto sarcasmo. <<Miravo alla sua testa>>
<<Certo>> disse Yan, ridendo. Stettero zitti per qualche minuto. Il prefetto di Serpeverde tamburellò con le dita sulle sue ginocchia, poi rilassò le braccia sulla spalliera del divano, quasi sdraiato,  e gli rivolse di nuovo la parola. <<Come ti sei sentito, dopo?>>. Draco dovette pensarci bene, prima di rispondere.
<<Sollevato>> disse, con un pizzico di stupore. <<Si, sollevato>>. Annuì più volte, ancora pensoso.
<<Ottimo. Ho intenzione di riferire quello che è successo alla Preside, se tu me lo permetti; credo che  il tuo gesto possa far sì che ti conceda qualche grazia>>
<<Sarebbe bello. Ma non credo che quello che ho fatto mi restituisca la bacchetta>>
<<La bacchetta no, ovviamente. Ma magari il diritto a rientrare in squadra si>>. Draco si morse il labbro, pensoso. L’idea di poter giocare  di nuovo a Quidditch era dolce e dolorosa, allo stesso tempo; la squadra aveva già un bravo cercatore, ormai. Strofinò nervosamente i palmi l’uno contro l’altro, sospirando.
<< Fai pure, se credi che serva>> disse.
<< Potrebbe essere un buon inizio, no?>> intimò, strizzando l’occhio e alzandosi.
<<Forse>> rispose lui, evasivo, <<magari>>. (Fine del 21° capitolo)


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: MissMalfoy su 25 Febbraio 2010, 05:56:15 pm
Grazie x avermi tranquillizata Fairy xD comunque non avrei lasciato la storia, certo se ci fosse stato chissà cosa magari sì >:( (xD) ma è talmente bella e travolgente che non ce la farei ghh


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Fairy su 25 Febbraio 2010, 06:04:02 pm
Mi fa piacere, che ti stia piacendo....ho pensato comunque di tranquillizzarti, perchè mi avevi accennato delle cose su Draco...e sinceramnte ero stata un  po' vaga nel risponderti. Rileggendo, ho pensato che, dato che non avevi più fatto commenti, non  stessi più seguendola, in effetti. Ma oggi, appena ho letto il tuo mes, ne ho aprofittato... ;) anzi, proprio perchè sei molto critica per quanto riguarda uno dei personaggi più amati/odiati che saranno co-protagonisti fino alla fine, ci terrei al tuo parere, quando leggerai i futuro quello che ho scritto su lui. ghh


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: MissMalfoy su 25 Febbraio 2010, 08:48:41 pm
No Fairy semplicemente è perchè non ne ho avuto tempo ghh ma stamattina e oggi pomeriggio mi ci sono messa e quindi l'ho riletta tutta :D


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: King Harry su 25 Febbraio 2010, 10:26:10 pm
Yaix, Draco che salva Hermione O.o


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: MissMalfoy su 25 Febbraio 2010, 10:26:54 pm
Draco è sempre stata una brava persona ù.ù


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Vampirella magica su 26 Febbraio 2010, 11:20:22 am
Bene, un altro capitolo è finito ed era molro interressante!
Mi piace come si sta comportando Draco e spero che continui così...
Aspettiamo  con ansia il prossimo capitolo! ;)


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Fairy su 27 Febbraio 2010, 04:10:52 pm
Scusate...mi sto facendo attendere, ma ho sempr meno tempo... :P
(http://i45.tinypic.com/sncswn.jpg)
Cap. 22
Casa Granger
“Quante cose, ancora,
non so di te?”
Quando quella notte presero l’Espresso per Londra, nevicava copiosamente. Apparentemente senza bagagli, erano bardati  fino alla testa, con cappotti pesanti, scarponi e cappelli e sciarpe di lana. Hermione aveva al fianco la sua borsetta di perline, abilmente trasfigurata in comoda borsa da viaggio,con una mano reggeva la portantina di Grattastinchi, e Harry teneva a tracolla il suo Mokessino. Tutte le loro cose erano stipate nei rispettivi piccoli bagagli incantati. Con loro erano in partenza pochissimi studenti e il treno si presentò quasi vuoto. Loro due e Grattastinchi, quindi, ebbero a disposizione un intero vagone. Continuò a nevicare per tutto il viaggio. Ogni tanto, Ron e Ginny mandavano qualche messaggio tramite le figurine incantate, aggiornandoli sulla situazione. Niente di nuovo, in realtà.
Fu un viaggio tranquillo. Entrambi si rilassarono con un libro, chiacchierarono e ad un certo punto riuscirono addirittura ad addormentarsi. Al loro arrivo, la mattina seguente, trovarono una Londra umida e ventosa. Aveva piovuto moltissimo e c’erano grosse pozzanghere ovunque, ma aveva smesso e poterono evitare di dover tirare fuori i loro ombrelli.
<<Peccato>> aveva commentato, Hermione, delusa, <<speravo ci fosse la neve anche qui>>. Per prima cosa fecero colazione in un bar, seduti comodamente ad un tavolino, gustandosi una fumante cioccolata calda, dopodiché cercarono una via deserta e quando furono sicuri di non essere visti si nascosero assieme sotto il Mantello dell’Invisibilità, e si Smaterializzarono congiuntamente, per ricomparire subito dopo nella via in cui abitavano i genitori di Hermione. In quel momento si presentò come  una strada piuttosto poco trafficata, e in quel momento non c’era nessuno in giro. Sebbene Harry avesse conosciuto e frequentato i Granger per tutta l’estate, non aveva mai avuto occasione di andare a casa loro. Ogni volta che avevano organizzato qualcosa  a casa loro, lui era impegnato al Dipartimento, o in qualche piccola missione per Kingsley. Si tolsero velocemente il Mantello, che svolazzò leggero per un attimo, prima che Harry lo appallottolasse e se lo infilasse nel Mokessino.
<<Vieni>> disse Hermione, prendendolo per mano e attraversando la strada fino ad arrivare al marciapiede opposto. Camminarono per una ventina di metri, e Harry riconobbe un Auror del Ministero, travestito da operaio,che cercava di capire come si aprisse l’ombrello che teneva in mano;fece finta di nulla, e si fermarono davanti a quello che era presumibilmente l’ingresso di casa Granger.
<<Saranno in casa?>> chiese Harry, leggendo su un cartello stradale il nome della via in cui si trovavano: Cleveland Street. I loro respiri si condensavano in nuvolette di vapore davanti alle loro bocche.
<<Di solito, qualche giorno prima della Vigilia, la mamma non va’ a lavoro e il papà torna per pranzo>>. Hermione salì i tre gradini fino alla porta e suonò il campanello, impaziente. A Harry parve buffo, dopo tanto tempo passato in mezzo a luoghi di magie e maghi, dover usare un semplice campanello Babbano, anziché un incantesimo, per poter vedere la porta che si apriva davanti a loro. Jean Granger aveva indosso una tuta sportiva azzurra, una fascia dello stesso colore teneva i suoi capelli tirati all’indietro e aveva tra le mani uno straccio che, a giudicare dall’aspetto, stava usando per spolverare. Nel vedere la figlia, i suoi occhi si illuminarono di sorpresa e di gioia.
<<Herm!>> esclamò, incredula, aprendo le braccia e scoppiando in una risata felice. Hermione ci si tuffò dentro, e i capelli dell’una si confusero con quelli dell’altra. Harry osservò la scena con una piccola fitta di malinconia, mista a commozione e dolore, per non poter vivere appieno quella stessa emozione. Non ricordava cosa poteva davvero essere l’abbraccio di una vera mamma. Ne aveva di certo un’idea, se pensava ai gesti di sincero affetto della signora Weasley, ma sapeva che non era lo stesso.
<<Quando sei arrivata, tesoro?>> chiese la madre, contemplando la figlia come se non credesse ancora ai suoi occhi. <<Pensavamo che avessi deciso di non venire, per le feste>>
<<Abbiamo cambiato idea…E’ un problema? Ci volete, con voi?>>. Harry si accostò e tese la mano, stringendo quella della signora Granger.
<<Neanche a chiedere! Sarà magnifico! Magnifico!>>. Jean tirò a sé Harry per la mano e lo abbracciò, stupendolo.
<<Tutto bene, Harry? Non smetterò mai di dirti che sei diventato proprio un bel ragazzo…>>. Harry arrossì, non sapendo che ribadire, mentre Hermione sghignazzava, alle sue spalle. <<Ma…dov’è, Ronald?>>
<<Lui non c’è, mamma. Ti racconteremo tutto dopo. Ora poggiamo le nostre cose>>. Entrarono, ed Harry si sentì avvolto da un calore non troppo diverso da quello che trasmetteva la casa della famiglia Weasley, alla quale era ormai abituato. Non c’erano spugne che sfregavano le padelle magicamente, o scope che spazzavano da sole, né sciarpe lavorate a maglia da ferri incantati, eppure era una casa accogliente, intima. Somigliava molto alla casa dei Dursley, ma gli trasmetteva senza dubbio le sensazioni di familiarità di quella degli Weasley.
 Hermione lo condusse per le scale che portavano nella zona notte, nella camera degli ospiti e lo lasciò a disfare i propri bagagli. Era una stanza con due letti, un armadio, una specchiera e una scrivania. Era compresa anche di un piccolo bagno personale. I pochi quadri appesi al suo interno erano ovviamente immobili, niente di incantato, insomma; pensò che a parte Hermione, in quella casa non ci fosse mai stato nient’altro di magico. Uscì nell’anditino e sentì il rumore di un aspirapolvere al piano di sotto: Jean aveva  ripreso le pulizie di Natale. In fondo all’andito, invece, arredato con qualche mobile,  sentì la voce di Hermione canticchiare.  La seguì,  guardando le   fotografie  incorniciate  appese alle  pareti: la signora Jean da  ragazza  – sorprendentemente  assomigliante ad  Hermione – ,  il marito,  con una divisa militare, alcune foto del loro matrimonio. Si fermò alla vista di una splendida foto di dei due coniugi, radiosi, con in braccio un fagotto rosa, dal quale spuntava il faccino buffo e tenero di una bimba di pochi mesi, gli occhi castani e furbi, una zazzera della stessa sfumatura degli occhi, già bella folta di capelli crespi. Harry sorrise, trovando il quadretto delizioso.
<<Harry, cosa guardi?>>. Hermione si era affacciata all’andito dalla sua camera. Aveva il cappotto in mano e lo stava appendendo ad una gruccia.
<<Siete una bella famigliola>> commentò, raggiungendola.
<<Grazie>>. Gli sorrise, facendolo entrare nella sua stanza, e fu costretto a rimangiarsi il pensiero che aveva avuto sul fatto che Hermione potesse essere l’unico elemento magico della casa: decine di fotografie sue, di Ron, Harry, Ginny, Luna, Neville, Calì, Hagrid, Viktor Krum, sorridevano e salutavano dalle pareti sulle quali erano appese; la più bella, senza dubbio, era una gigantografia incorniciata di loro tre, abbracciati e sorridenti, il secondo o il terzo anno. I loro visetti, arrossati dal freddo sembravano così felici…eppure non erano stati sicuramente anni spensierati. Il resto delle pareti era occupato da scaffali carichi di ogni genere di enciclopedie della magia, libri di incantesimi, fatture e sortilegi di ogni tipo, misti a libri di scienza naturale e geografia, letteratura, matematica – libri Babbani che lui aveva visto nelle mani di suo cugino Dudley – ,altri di favole e fiabe, scorse addirittura qualche giornalino a fumetti. Accanto alla specchiera era stata appesa la teca della Magimedaglia al Valore e qualche centimetro più in là l’Ordine di Merlino, Seconda Classe, era stato messo sotto vetro ed esposto.
<<Questa camera resta sempre chiusa a chiave, quando io non ci sono>> spiegò Hermione, finendo di sistemare le sue cose nei cassetti della specchiera, con un gesto della bacchetta. Il modellino di una fatina girava attorno al lampadario, tirando di tanto in tanto, polvere lucente che si dissolveva prima di toccare terra. <<La mamma la tiene nascosta a tutti, naturalmente. Avvicinati, ti faccio vedere cosa tiene qui>>. Harry si accostò alla specchiera, mentre Hermione apriva l’ultimo di quattro cassetti. Era pieno di ritagli delle Gazzette del Profeta, dei Cavilli, dei Settimanali delle Streghe, che parlavano di Hogwarts, di maghi famosi, di notizie drammatiche e importanti e…di Harry. Un’intera collezione di articoli su di lui, su Silente, su Voldemort eccetera. Harry rimase a bocca aperta.
<<Mia madre ha sempre avuto piena fiducia in te, nonostante non faccia parte del mondo magico>> disse lei. <<Si fida molto, di quello che io le racconto>>
<<Avete un buon rapporto, non è vero?>>
<<Sì. Però…ci son rimasti un po’ male, quando ho raccontato loro dell’Incantesimo di Memoria a cui li ho sottoposti. Mi hanno perdonata, perché hanno capito che ho agito così per proteggerli, ma ho dovuto promettere che, cascasse il mondo, non ricapiterà. Anche se si dovessero trovare di nuovo in pericolo di vita. Sono stati molto, molto chiari, in proposito>>. Hermione richiuse il cassetto, andando a sedersi sul letto, e a Harry tornò in mente la sua lettera dell’estate prima, in cui diceva di aver discusso animatamente con i genitori. Forse aveva capito per quale motivo.
<<Be’, non puoi biasimarli del tutto. Non dev’essere piacevole, risvegliarsi dopo quasi un anno, nelle vesti di altre persone e lontani da casa>>
<<Affatto. Ma non è questo: loro dicono che sono i genitori, che proteggono i figli a costo della vita, non il contrario…Sentire tutte le nostre disavventure gli ha sconvolti. Non che avrebbero potuto aiutarci, ma…Insomma, i genitori sono così>>. Si strinse nelle spalle e fece una smorfia. Harry capiva bene, il modo di ragionare dei coniugi Granger: d'altronde, i suoi genitori non avevano forse dato la vita, per proteggere il loro piccolo? Sperando di riuscire a cambiare argomento riprese a guardare le fotografie sulle pareti.
<<Quella fotografia ce l’ho anch’io, ma in dimensioni ridotte>> commentò, guardando ancora la gigantografia di loro tre.
<<Bella, vero? Ricordi  chi ce l’ha scattata?>>. Harry fece no con la testa.
<<Colin Canon, terzo anno. Mia madre e mio padre, dopo aver visto le sue belle foto, avevano chiesto il negativo ai suoi genitori, e per il Natale successivo mi hanno regalato questo ingrandimento magico>>. Gli occhi di Hermione si fecero pensierosi. Harry pensava di sapere che cosa le passava per la testa: Colin era morto, non avrebbe più scattato le sue fotografie.
Uscirono dalla stanza e scesero al piano di sotto. Dalla cucina arrivava un buon profumo di pesce, e qualcosa bolliva dentro una pentola sui fornelli. Jean si sedette  con loro chiacchierare per una buona mezz’ora, sentendo le ultime novità e dispiacendosi per la situazione della famiglia Weasley. Non fece commenti, ma rimase a lungo in silenzio, dimostrandosi sinceramente preoccupata.
Verso l’ora di pranzo, Hermione ed Harry apparecchiarono la tavola e la signora Granger continuò a lavorare attorno ai fornelli per finire di preparare le pietanze. Il signor Granger arrivò poco dopo, e la figlia lo accolse correndogli incontro come una bambina. Il padre la sollevò da terra, stringendola forte, piacevolmente sorpreso, quanto e più della moglie. Quando vide Harry, elargì un sorriso carico di rispetto e tese la sua mano per stringergliela.
<<Harry Potter. Ben venuto a casa nostra>> disse. Hermione, da dietro le spalle del padre, gli fece l’occhiolino. (to be continued)


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: King Harry su 27 Febbraio 2010, 06:48:32 pm
Povero Colin :(
Comunque.. un pò di pace, finalmente? ^^


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Fairy su 27 Febbraio 2010, 06:55:32 pm
Io non parlerei così presto, mio caro King... :P Non hai letto la frasetta sotto il capitolo..?
(Seguito del 22° capitolo)
Mentre pranzavano, i coniugi Granger fecero ai due mille domande, dimostrandosi molto interessati a tutte le novità che erano state apportate al Ministero e a Hogwarts. Erano ben informati di tutto, tanto che Harry, ogni tanto, si meravigliava che due Babbani potessero essere a conoscenza di tante cose. Gli spiegarono che come genitori di una strega, avevano ottenuto dei permessi speciali, fin da quando avevano scoperto che Hermione apparteneva per diritto al mondo magico; tipo quello di poter raggiungere Diagon Alley, o poter ricevere della posta via gufo eccetera. Fu quindi il loro turno, poi, di rispondere alle domande curiose di Harry nei loro confronti. Erano due persone molto simpatiche, gioviali, sorridenti, e si divertì tantissimo, ad ascoltare la buffa storia di come avevano scoperto che Hermione non era una Babbana come loro.
<<…Aveva appena sette mesi, se non sbaglio, e credevamo che stesse dormendo nella sua culla. Noi eravamo qui, nella sala da pranzo>> iniziò, la mamma. Hermione sollevò gli occhi al cielo, stanca di sentire quel racconto.
<<Jean stava preparandole un biberon di latte>> continuò Scott, tenendo la mano alla moglie, <<e ad un certo punto abbiamo visto il biberon sollevarsi, fluttuare in aria per conto suo. Eravamo semplicemente allibiti. Pensavamo ci fossero dei fantasmi in casa…Con un po’ di coraggio abbiamo seguito il biberon che svolazzato fino alla stanza in cui la piccola dormiva, secondo noi…>>
<<Dilla tutta, ti sei nascosto dietro di me e mi hai mandata avanti!>> intervenne Jean.
<<Ma no! Ti guardavo le spalle, tesoro!>> scherzò Scott.
<<…E quando siamo entrati, Herm teneva il suo latte tra le manine paffute e mangiava felice, come se niente fosse!>>. La mamma rise al ricordo. Harry trovò che fosse una bella donna. Servì una torta alla frutta fatta da lei.
<<E poi che avete fatto?>> chiese Harry, ridendo a sua volta, immaginando la scena.
<<Dapprima eravamo spaventati, capisci? Non ci era per niente chiaro, cosa fosse capitato di preciso e ci vennero in mente mille sciocchezze, tipo uno scherzo da parte di qualche rete televisiva, sai…>>
<<..O le allucinazioni dovute al cibo ingerito a pranzo…Jean non era molto esperta in cucina, a quel tempo…>>. Si udì un tonfo sordo, perché la signora Granger aveva dato al marito una pacca sulla testa.
<<…Ci venne l’idea di portarla da un esorcista, per esempio…>>
<<…Ma non abbiamo fatto a tempo a finire di formulare il pensiero, che un gufo è entrato dal camino e ci ha recapitato la prima lettera del Ministero della Magia, in cui ci veniva spiegato a chiare parole come stavano le cose. Conserviamo ancora quella lettera, sai?>>
<<Come…Come avete preso la notizia?>> incalzò Harry, sempre più curioso. La reazione che avevano avuto i Dursley nei suoi confronti non l’aveva certo dimenticata.
<<Non ci crederai, ma abbiamo preso la cosa con molta filosofia. Due uomini del Ministero ci vennero a prendere, quella sera, e ci portarono direttamente nei loro uffici. Ci mostrarono tante cose, prove inconfutabili sulla veridicità delle loro parole. E dopo una serie di incontri e riunioni, capimmo che la nostra Herm non era una diversa, come sostiene qualcuno>>. Hermione abbassò lo sguardo sulla sua fetta di dolce, torturata dal cucchiaino che teneva in mano.
<<Lei era una bambina speciale. Un dono>>. Gli occhi di Jean si fecero lucenti.
<<E come tale andava protetta. Ci misero al corrente delle Leggi sulla Ragionevole Restrizione della Magia davanti ad altri Babbani, sul fatto che a undici anni compiuti avrebbe potuto frequentare una scuola adatta a lei…insomma, tutto quello che c’è da sapere>>. Anche il padre ne parlava con tranquillità. Hermione, invece, sembrava momentaneamente in imbarazzo.
<<E’ stato tutto abbastanza semplice, finché…>>
<<Mamma…>> bisbigliò Hermione, risollevando gli occhi e fissandola, come a dirle ‘hai detto abbastanza’. La mamma si fermò, e il padre tossicchiò, alzandosi da tavola.
<<Bene, io devo tornare a lavoro. Ho due molari da devitalizzare  e una decina di carie da trapanare. Ci vediamo questa sera, allora, no?>> disse. Salutò, si mise un pesante cappotto nero e uscì, mentre la signora Jean iniziava a riassettare.
<<Ti diamo una mano, così facciamo prima?>> chiese Hermione, sfilando la bacchetta e iniziando a lavare i piatti, alla maniera della signora Weasley. La madre la guardò incantata e ammirata.
<<Io allora vado a finire le pulizie per le stanze>> disse solo, sorridendo, estasiata per il piccolo prodigio di Hermione,e uscì dalla sala da pranzo. Harry capì che l’amica era diventata leggermente tesa e non fece domande, riguardo al suo stato d’animo. Cercò piuttosto di cambiare argomento.
<<Stasera andiamo a cercare i regali di Natale?>> azzardò, porgendole dei piatti. Non era certo che fosse una buona idea, uscire di casa, ma ignorò il pensiero quando lei sorrise.
<<Volevo proportelo io! Va’ bene!>> rispose, con entusiasmo, tornando serena. <<Hai già pensato cosa regalare a Ginny?>>. Parlarono di regali e contro regali finché lei non ebbe finito di sistemare, dopo di che decisero che sarebbe stata una buona idea utilizzare il primo pomeriggio per riposare.
La sera si vestirono pesantemente, Hermione aiutò Harry a Trasfigurarsi perché non fosse riconosciuto dalla gente e  lui insistette perché lei mettesse il suo Mantello dell’ Invisibilità. Aveva promesso a Kingsley che avrebbe preso ogni misura di sicurezza,per evitare che la loro vacanza si trasformasse in tragedia e non uscirono finché lei non si arrese all’idea di andare in giro come un fantasma. Hermione gli ritoccò gli occhiali e subito dopo uscirono di casa.
 <<Come farò ad acquistare dei regali se non posso rivolgere la parola ai commessi?>> chiese, moggia, guardando attraverso il Mantello le vetrine illuminate di Diagon Alley. Alcuni avventori  fissavano Harry in maniera insolita, forse perché lo avevano sorpreso a parlare da solo. Lanciò l’Incantesimo Muffliato.
<<Farò tutto io, basta che tu mi dica cosa vuoi comprare>>
<<Certo… e quando troverò un regalo per te? >>
<<Non c’è bisogno che tu acquisti un regalo per me, Hermione, non essere sciocca>>. La sentì borbottare affianco a lui, senza poterla vedere ed entrò in un  negozio di oggettistica esoterica che doveva essere aperto da poco perché non lo ricordava. Il commesso stava lucidando alcune sfere di cristallo. Gli sorrise, lo salutò educatamente da dietro il bancone e continuò il suo lavoro, continuando a sorridere  a scuotere la testa. Harry non capì, ma lasciò perdere. Ovunque, appesi, c’erano strani ninnoli e sugli scaffali troneggiavano numerose sfere  di ogni dimensione, con prezzi differenti a seconda della grandezza e del materiale. Passeggiarono tra gli scaffali deserti,  e passarono davanti ad uno specchio di media dimensione dalla forma ovale; Harry vi si specchiò per contemplare il risultato della sua Trasfigurazione. Strabuzzò gli occhi: potevano passare i capelli castani tirati su a spazzola, gli occhi neri e allungati e il pizzetto sul mento, che gli fece tornare in mente Krum nel giorno delle nozze di Bill e Fleur, ma i suoi occhiali avevano una montatura di colore rosa a forma di cuore. Pensò che lo specchio fosse semplicemente stregato, poi  Hermione rise sommessamente, e vide i suoi occhi comparire da dietro il Mantello Invisibile e riflettersi nello specchio.
<<Scusa, non ho resistito>> si giustificò, lei, puntando la sua bacchetta contro la montatura e trasformandogliela di nuovo. Divenne nera e le lenti presero una forma rettangolare.
<<Oh, certo, molto divertente>>ripeté lui, sistemandosi  meglio gli occhiali sul naso, <<un modo come un altro per non farsi notare, eh? Ecco perché tutti mi guardavano storto…>>
<<Ma dai, Harry, che vuoi che succeda?>> Sbuffò lei. Era di nuovo sparita completamente e la sua voce si stava allontanando, segno che stava spostandosi.
<<Cerca di non distanziarti troppo>>
<<Vuoi anche mettermi un guinzaglio, magari?>>. Non rispose. Cercò di rilassarsi e di non essere troppo apprensivo. Continuò a dare uno sguardo agli scaffali, senza idee precise. Era certo che Ginny non avrebbe gradito molto nessuno degli oggetti bizzarri esposti. Magari sarebbe stato più fortunato nel negozio con l’attrezzatura per il Quidditch. <Harry, vieni un attimo qui!>> esclamò Hermione.
<<Qui dove?>> chiese lui, camminando verso la direziona dalla quale proveniva la sua voce. Sbatté addosso a lei.
<<Qui>> si lamentò la ragazza, <<ma non sul mio piede, se non ti spiace. Guarda questi disegni>>. Sullo scaffale c’era un blocco di fogli coloratissimi, ma in nessuno di essi poteva distinguersi una figura concreta.
<<Ma non hanno senso>> disse Harry, prendendone uno e guardandolo.
<<Sono stereogrammi magici, Harry!>> spiegò Hermione, <<Devi fissarli incrociando un po’ gli occhi, e pian piano compare il disegno nascosto>>
<<Ah. Conosco gli stereogrammi, Dudley ne aveva qualcuno, ma poi per dispetto gli ha bruciati perché non era capace di vedere le figure, mentre io ci riuscivo sempre>>. Si tolse gli occhiali e avvicinò il disegno al viso. <<Ma cos’hanno di magico?>>. Pian piano i puntini e le righe colorate presero una forma definita e comparve in tridimensione una strega con cappello a punta che rimestava con un cucchiaio dentro ad un grosso pentolone. <<Si muovono>> si rispose Harry, sorridendo.
<<Perché non li prendiamo per Sally? Son sicura che le piacerebbero moltissimo>> suggerì Hermione. Lui fu d’accordo.
Proseguirono, senza troppo interesse per il resto della merce e Harry stava per proporle di cambiare negozio, quando arrivarono ad un tavolo sul quale erano poggiati dei bacili in pietra, marmo e metallo, di diverse grandezze, decorati  con vari fregi e simboli. I prezzi erano piuttosto alti, per essere dei semplici vasi, o ciotole per fiori.
<<Pensatoi portatili>> mormorò Hermione.
<<Davvero?>>. Harry si fece più interessato. Li guardò uno per uno, ammirandone la fine lavorazione a mano, vantata anche sull’etichetta. Ce n’era uno molto bello, grande quanto un lavandino, sul quale era stato scolpito un grosso serpente tutto attorno, all’esterno. La coda e la testa  formavano i due manici sul bordo. Ma quello che gli piacque di più era quello più piccolo, nel quale poteva entrarci appena la sua testa: era fatto di un metallo lucente simile all’oro, e vicino al bordo erano state incastonate alcune pietruzze rosse che rilucevano come rubini. Con lo stesso metallo era stato scolpito un volatile elegante dalle ali aperte, che Harry riconobbe come una fenice. Al posto degli occhi erano state messe due delle pietre rosse.
<<E’ meraviglioso>> sussurrò, prendendolo tra le mani. Era molto più leggero di quanto sembrasse. Pensò a tutte le volte che per guardare un pensiero per conto di Kingsley si era dovuto recare all’Ufficio Misteri del  Ministero o a Hogwarts e a quanto avesse desiderato possederne uno. Lo riappoggiò, ricordandosi che era lì per cercare il regalo adatto a Ginny e dopo essersi appurato che Hermione fosse sempre vicino a lui andò a pagare gli stereogrammi e uscirono.
<<Tu cosa regalerai a Ron?>> sussurrò Harry, dirigendosi con passo sicuro verso il negozio “Tutto per il Quidditch”.
<<Sono indecisa, a dire il vero>> rispose lei, con un sospiro. <<Forse entrare al Ghirigoro mi schiarirà le idee…>>
<<Se conosco Ron, un libro non sarebbe il massimo, secondo me>> intimò, quasi stupito del fatto che lei potesse pensare diversamente.
<<Non ho dubbi, su questo, ma se prima trovo il regalo a tutti gli altri poi posso concentrarmi meglio su quello per lui>>. Harry si sentì tirare per un braccio e il suo cammino fu deviato verso il Ghirigoro. Arreso al fatto di doverla assecondare per non perderla, la seguì, sebbene con poco entusiasmo. All’interno del negozio c’erano molte altre persone, adulti e bambini. Perdersi era fin troppo facile.
<<Cosa cerchi, di preciso, qui?>> domandò Harry, a disagio.
<<Ho pensato che per il piccolo Teddy potresti cercare le “Fiabe di Beda il Bardo”, che ne dici?>>
<<Però…>> fece lui, constatando che in effetti non era una cattiva idea, dato che lui non ne aveva ancora una.
<<Separiamoci: tu cerca “Le fiabe”, io vado a vedere nella sezione dedicata ai Babbanofili se trovo qualcosa per Molly e Arthur…>>
<<No!>>incalzò Harry, tenendo con forza un lembo del Mantello. L’istinto gli diceva che non era cosa buona, separarsi, ma forse il suo tono imperioso era stato esageratamente carico di tensione. Hermione si era zittita e fermata. Non poteva vederla, ma era certo dell’espressione che poteva aver assunto e ripensò alle sue confessioni nella torre di Astronomia. Si sentì tra due fuochi e prevalse di nuovo il desiderio di vederla tranquilla. <<Voglio dire, è meglio che cerchi tu Le Fiabe, le conosci bene e saprai di certo qual è l’edizione migliore>> si corresse, contro ogni suo reale volere. <<Io… guarderò la sezione per Babbanofili, okay?>>
<<Oh, va’ bene>>accondiscese. Pochi istanti dopo non la percepì più accanto a lui. Si sforzò di pensare che era tutto okay, che non poteva succedere nulla e si spinse verso gli scaffali enormi riempiti di libri di ogni genere, dimensione e colore, alla ricerca della sezione dedicata agli amanti dei Babbani, lanciando continue occhiate a tutte le persone che riempivano i locali del negozio. Trovò quello che cercava subito dopo la raccolta di testi scolastici vecchi, in un cantuccio praticamente nascosto. I volumi erano messi in maniera molto disordinata e con nessuna logica apparente; libri di cucina affiancati a quelli sul giardinaggio, trattati di filosofia Babbana accostati con leggerezza a giornalini a fumetti. Un’altra testimonianza di quanto l’ignoranza verso i Babbani dilagasse tra i maghi. Ne sfilò uno che  trattava di modellismo. Aveva delle bellissime fotografie di navi e aerei. Pensò subito al signor Weasley e al suo desiderio di scoprire come facessero gli aerei a volare. Lo sfogliò, sperando che potesse esserci almeno un trafiletto, tra le pagine, con una spiegazione che potesse soddisfare la curiosità del padre di Ginny e Ron, ma non trovò niente che facesse al caso suo. Tenne in mano il libro, pensando che, se non avesse trovato di meglio, quello poteva essere comunque un buon regalo e continuò a cercare. Scorse un grosso tomo che parlava di lavori a maglia e cose simili. Prese la sua figurina incantata e spedì un messaggio a Ginny: ‘a tua madre potrebbe far piacere un libro di arte culinaria Babbana, per Natale?’.Poi  si soffermò per svariati  minuti su un album di figurine sulle squadre di calcio inglesi Babbane. Era identico a quello che un tempo aveva avuto suo cugino Duddley. Si domandò se fosse il caso di trovare un regalo anche per lui e spedirglielo, ma poi  lo rimise apposto.
‘Mia madre trova interessante tutto ciò che può trasformare in cibo commestibile, lo sai’ rispose Ginny, pochi minuti dopo. Harry  prese il libro sul modellismo, ne scelse uno di cucina per Molly e  si diresse verso la sezione dedicata ai bambini magici. Ormai Hermione doveva aver trovato quello che cercava. Davanti agli scaffali stavano una strega e tre bambini che frugavano senza troppa attenzione tra i libri per l’infanzia, mescolandoli o lasciandoli aperti sugli scaffali.  Probabilmente sotto l’effetto di  un incantesimo, i volumi abbandonati dai bambini tornavano apposto da soli dopo qualche secondo. Harry aspettò alcuni istanti accanto allo scaffale, sicuro che se Hermione fosse stata lì avrebbe fatto qualcosa per attirare la sua attenzione e rivelare la sua presenza. Non accadde.
<<Herm?>> sussurrò, ipotizzando che poteva essere immersa nella lettura di qualcosa, come le capitava spesso e volentieri, tanto da non accorgersi di lui. Lo ripeté a voce più alta e quando non ebbe risposta nemmeno alla terza volta represse l’apprensione che iniziava a gonfiarsi nel suo stomaco e respirò a fondo.  Si è solo spostata da un’altra parte, si disse, rimproverandosi di non averle dato un tempo massimo e un punto preciso in cui rincontrarsi finite le ricerche. Camminò con voluta lentezza, sperando di scorgere un movimento sospetto tra gli altri scaffali, o una delle sue mani che veniva fuori dal Mantello per prendere qualche libro. S’inoltrò in un altro corridoio di scaffalature. <<Hermione>> disse. Passò oltre senza avere risposta. Dopo qualche altro minuto si diede dello stupido per aver accettato di separarsi da lei, ma prima ancora per essersi lasciato convincere ad entrare al Ghirigoro. Era scontato che Hermione avrebbe girovagato per tutta la biblioteca, essendo per istinto il suo habitat naturale… Andò verso la cassa, sperando che potesse vederlo, dato che era il luogo meno affollato e più in vista del negozio, ma dopo il primo quarto d’ora passato ad aspettare con sguardo circospetto, riprese a vagare per gli scaffali, stavolta con meno calma. Ricontrollò ogni corsia una per una con molta attenzione, passando in rassegna ogni centimetro che percorreva,  con l’agitazione che montava istante dopo istante.  ‘Ci stiamo cercando a vicenda e magari non ci incontriamo per questo’,provò a dirsi, ma era un volersi convincere di qualcosa che non riusciva a pensare davvero. Rifece lo stesso giro altre tre volte, sicuro ormai, di aver sondato ovunque, e con angoscia ammise che non poteva essere altrimenti, l’istinto glielo suggeriva con forza: Hermione non era più nel negozio.  (To be continued)


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: King Harry su 28 Febbraio 2010, 12:21:33 am
Lo so che è tardi e non puoi postare ora, ma.. SEGUITOOOOOOOO °_°


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Fairy su 28 Febbraio 2010, 12:52:32 pm
Lo so che è tardi e non puoi postare ora, ma.. SEGUITOOOOOOOO °_°
mmh, tra pochi giorni vi farò impazzire...smetterò di postare...causa di forza maggiore...godetevi gli ultimi capitoletti, gustateveli e poi...pausa quaresimale. digiuno.   ;D che perfida fata....
(Seguito del 22° capitolo)
Frenò la sua lingua, che desiderava ardentemente chiamarla a voce alta, o chiedere a qualcuno se l’avesse vista, ma domandare scusi, ha visto mica una ragazza sotto un Mantello dell’invisibilità?, oltre che essere paradossalmente impossibile, sarebbe stato rivelare incoscientemente  la copertura di Hermione. Avanzò diretto all’uscita, senza badare allo sguardo sospettoso del negoziante che fissava i libri che teneva in mano e non aveva pagato, e si affacciò a guardare per la strada. Col freddo, il suo fiato corto e agitato si condensava davanti agli occhi, disturbando la sua visuale.  Era talmente infastidito e preoccupato che pensò di buttare i libri sul bancone e andare a cercare qualche altro Auror di guardia lì a Diagon Alley per farsi aiutare. Ma quando fu sul punto di farlo, la voce velata di Hermione emerse dal brusio della gente del negozio, scongelandogli il sangue nelle vene.
<<Hai già pagato, Harry?>> chiese lei, vicinissima. Aveva il fiatone. <<Non riuscivo a vederti, per cercarti sono andata a sbattere contro quella signora>> spiegò, dimenticandosi che qualsiasi suo gesto di indicazione non poteva essere visto. Harry capì comunque di quale signora stesse parlando, perché la donna si guardava attorno e si grattava la testa, perplessa.
<<Ehm..no, non ho ancora pagato…trovato, il libro di fiabe?>> domandò lui, tenendola stretta per un lembo del Mantello.
<<No…poi ti racconto>> rispose, con una nota di stizza. Harry era certo di aver visto molte edizioni de “Le Fiabe di Beda il Bardo”, ma non insistette. Sollevato per averla ritrovata, pagò i libri che aveva scelto e uscirono, curioso di sentire la sua spiegazione.  <<E’ scandaloso!>> esordì Hermione, riponendo i libri di Harry nella sua borsa, <<credo che dovremmo cercare qualcos’altro, per Teddy: mi son rifiutata di prendere quelle oscenità! Le traduzioni moderne sono completamente deviate dal contenuto originale dei racconti di Beda…almeno, da quelli che conosco io! Avresti dovuto leggerne alcune parti, Harry, sono palesemente state cambiate per far passare i Babbani da gente poco raccomandabile e cattiva! Ma come si può essere così ottusi?>>. La rabbia della strega gli fece scordare lo spavento di poco prima e si unì a lei nella protesta. Inveì con lei contro chi aveva tradotto volutamente male le Fiabe fino a che non giunsero al negozio che più voleva vedere: Tutto per il Quidditch, e con la scusa che aveva assolutamente bisogno del suo parere per il regalo per Ginny la pregò di non lasciarlo solo un attimo.
Quando tornarono a casa avevano praticamente trovato il regalo ideale per ognuna delle persone a loro care. Stanchi, ma soddisfatti degli acquisti, si cambiarono per scendere a cena. La madre di Hermione aveva cucinato braciole di maiale con contorno di patatine fritte e il profumo saliva per le scale solleticando piacevolmente l’olfatto. Il signor Granger sedeva sul divano a sfogliare una rivista medica; quando Hermione e Harry fecero capolino in soggiorno la mise via e sedette a tavola con loro, domandando che cosa avessero fatto durante la serata e se si fossero divertiti. Jean Granger mise le portate in tavola e prese posto affianco al marito. Mentre cenavano, commentando le varie situazioni avvenute nel corso di tutta la loro giornata, Harry si sorprese a osservare la mamma e il papà di  Hermione con molta curiosità.
<<Vuoi un'altra porzione di patatine, Herm?>>. Era la prima coppia di Babbani, dopo i coniugi Darsley, coi quali sedeva a tavola.
<<Basta, mamma, sono piena…>>. Una situazione completamente diversa, le sensazioni ricevute totalmente opposte.
<<Sfido, hai lo stomaco da passerotto, che ci vuole a riempirlo. Harry, tu gradisci ancora, non è vero?>>. Jean sorrideva spesso, e quando lo faceva gli pareva di vedere le stesse espressioni di Hermione celate in un viso più adulto. Aveva un bel carattere, molto meno puntiglioso di quello di Hermione, nonostante quell’incredibile somiglianza fisica tra le due. << Ho già in mente cosa cucinare per domani notte…è la Vigilia, e saremo solo noi quattro …Harry, hai qualche preferenza?>>. Si rivolgeva spessissimo a lui, con molta gentilezza.
<<Oh, mi piace tutto, credo…>> rispose.
<<Non vi dico che serata assurda, oggi, ho avuto allo studio…>>. Scott gli era sembrato meno solare e più riflessivo,ma comunque molto cordiale e premuroso nei confronti della sua famiglia.  <<…E un tipo si è rifiutato di farsi curare il molare perché non voleva l’anestesia>>.Aveva un modo misurato di fare qualsiasi cosa, anche per quanto riguardava l’appoggiare il bicchiere davanti al piatto dopo aver bevuto. Entrambi i Granger, però, erano molto simpatici e autoironici.
<<Dovevi provare con il vecchio metodo del martello in testa, tesoro…>>.A fine cena, dopo una mangiata di torta di mele, la signora Granger mise in tavola quattro calici di cristallo e una bottiglia di un vino che, Harry dedusse, era stato messo da parte per occasioni importanti, e insistette per fare un brindisi. Sembrava molto felice di avere a casa la figlia per le feste natalizie.
 Le piccole attenzioni di cui discretamente la riempiva, suscitavano ogni tanto in  Harry una minuscola fitta di malinconia e gelosia,da qualche parte, giù, in fondo al cuore. Hermione e i suoi genitori non gli stavano facendo pesare il fatto di essere solo un ospite, e fino a quel momento si sentiva piuttosto a suo agio, ma non riusciva a non pensare che non faceva parte di quella famiglia piccola e unita e che la mancanza della famiglia Weasley, specialmente di Ginny e Ron, cominciava a farsi prepotentemente sentire.
<<Guarda cos’ho trovato, sistemando il vecchio armadio su in soffitta>>. Jean aveva appoggiato sulla tovaglia un mazzo di fotografie e le stava indicando a Hermione. Lei allargò lo sguardo e Harry la vide arrossire, mentre le prendeva una per una per guardarle. Il padre si sporse, curioso.
<<Posso vederle?>> chiese Harry, avvicinandosi.
<< Ero poco più grande di un fagiolo, qui>> commentò Hermione, passandogli la prima. Harry rise. La fotografia mostrava una corrucciata e rubiconda Hermione  neonata dentro una culla. Nella seconda era più grande, forse tre, quattro anni. Sedeva con un piatto di verdure davanti e lo fissava con sospetto.
<<Ma non sorridevi mai?>> si lasciò sfuggire, Harry.  Scott e Jean fecero una risata, lei gli fece la lingua.
<<Ti ricordi che fine hai fatto fare a quelle verdure, Herm?>> chiese il padre.
<<Temo di no…>> rispose, evasiva.
<<Volatilizzate>> incalzò Jean,<<e non le avevi certo mangiate. Detestavi le verdure, era una lotta, convincerti ad assaggiarle>>
<<E quel giorno tua madre ti minacciò: ‘fai sparire quell’insalata!’>>
<<Ti ho obbedita, no?>> esclamò Hermione, ridendo. Il telefono squillò, interrompendoli. Jean andò a rispondere.
<<Pronto? Sì? Oh, sì, buonasera…come? Ora? Io non credo che…No…non faccia così…aspetti, un secondo solo…>> . Chiuse il microfono con la mano. <<Scott, è il tuo cliente, quello che non voleva l’anestesia…credo che stia…piangendo per il mal di denti…>>. Il signor Granger scosse la testa e sbuffò, alzandosi da tavola e andando a rispondere. Scambiò con il cliente poche parole, poi riagganciò e prese il cappotto dall’appendiabiti.
<<Scusatemi, non ci metterò molto>> disse, <<sempre che si lasci curare, stavolta…>>
<<Ma sono le nove!>> protestò Jean.
<<Non ho il cuore di lasciarlo sofferente>>. La signora Granger non replicò. Il marito uscì trafelato, lasciandoli a guardare ancora le vecchie fotografie di Hermione. Ce n’era qualcuna in cui era concentrata su compiti scolastici, la stessa identica espressione che Harry aveva sempre conosciuto sulla sua faccia, altre dove giocava con la mamma o col papà. Harry si soffermò su una foto in particolare: il signor Granger aveva preso la figlioletta a cavalluccio sulle spalle, la quale si teneva al collo del padre e lo guardava dall’alto,  finalmente sorridente. L’uomo ricambiava il sorriso, e nello sguardo trapelava molto amore. Quando finirono di guardarle tutte –una trentina circa – era passata una buona mezz’ora. Le immagini immobili, sparpagliate sul tavolo, formavano un mosaico colorato dell’infanzia di Hermione, senza rivelare troppo. Ciò che saltava di certo agli occhi era l’amore di cui i suoi genitori l’avevano costantemente circondata. Harry immaginò sé stesso là in mezzo, e i coniugi Granger divennero Lily e James Potter. Come sarebbero state, le foto della sua infanzia, se avesse avuto la possibilità di passare più tempo con i suoi? Quante volte, suo padre avrebbe potuto prenderlo sulle sue spalle e farlo giocare? E quanti abbracci di sua madre Lily si era perso per sempre?
<<Harry, tutto bene?>> chiese Hermione. doveva essere rimasto in silenzio a fissare le fotografie a lungo senza accorgersene.
<<Ehm. Era da tanto che non vedevo fotografie Babbane>> commentò, per giustificarsi, <<non sono più abituato a non aspettare che si muovano>>. Jean rise.
<<E’ la stessa cosa che penso per le foto magiche ogni volta che Hermione torna a casa e apre la sua camera>> disse, giocherellando con uno dei calici di cristallo. <<Quando ho scoperto che i maghi potevano animare le loro foto ho portato molti rullini a Diagon Alley perché me li sviluppassero magicamente. Che spasso, è stato…ovviamente le tengo nascoste,ma quando posso le tiro fuori e mi faccio certe risate…Ce n’è una in particolare di mio marito, è così buffa…>>. Quando Harry rise la signora Granger si alzò e gli fece cenno di aspettare. <<Ora vado a prenderla, così te la faccio vedere>>. Jean salì le scale svelta ed Hermione scosse la testa, sorridendo.
<<Tua madre è davvero forte>> commentò, Harry, sottovoce. Il campanello suonò ed Hermione si alzò di scatto.
<<Papà deve aver dimenticato di portarsi le chiavi>> disse, andando ad aprire. Harry guardò ancora le foto sparse sul tavolo, prendendo quella in cui Scott Granger teneva Hermione a cavalluccio sulle spalle. Era un’immagine talmente dolce che sentì di nuovo la fitta di malinconia, e sospirò.
Poi udì il portoncino di casa aprirsi e invece della voce del signor Granger, quella di una donna che trasaliva.
<<Ah!Sei qui, tu?>> esclamò, la donna, con un tono che non piacque a Harry. Si alzò dalla sedia, sfilando la bacchetta, preoccupato, e sbirciò, restando nascosto. Hermione tratteneva il fiato ed era rossa in viso, mentre indietreggiava. (To be continued)


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Vampirella magica su 28 Febbraio 2010, 01:16:58 pm
Non ho ancora letto gli ultimi pezzi e non vedo l'ora di farlo (non oggi, purtroppo >:() ma ti devi proprio fermare?
Uffffa, che ingiustizia! ;D


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: King Harry su 28 Febbraio 2010, 03:54:59 pm
Fairy, tu hai un talento per far rimanere la gente col fiato sospeso ;D
Ma perchè ti fermi? :( non puoi postare TUTTO il racconto, così ce lo mangiamo in un'ora? °_° ;D


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Fairy su 28 Febbraio 2010, 05:40:23 pm
Chiedo perdono in anticipo per questa mia...cattiveria non voluta, sul serio; :P
vi espongo la situation ;D
1) devo elaborare i prossimi capitoli per renderli bene; sono stesi, ma hanno bisogno di essere rivisitati(devo rileggerli, correggere errori e orrori e cambiare alcune cose che mi sembrano da tagliare o da aggiungere per infittire la trama); si tratta di 4 capitoli circa, dopo di che andrò di certo più spedita.
2) ebbene sì, adoro farvi rimanere col fiato sospeso, come in un film..mentre scrivevo riuscivo ad immaginarmi ogni singola posizione ed espressione che i protagonisti assumevano mentre facevo accadere loro le cose...non vi è mai capitato? Quindi perdono, se mi fermo nei punti più drammatici...é vero che spesso non basta lo spazio e non posso postare di più, ma altre volte la cosa é proprio voluta...mi piace farvi provare ad immaginare cosa sta per capitare...per esempio....chi diamine c'é nell'andito con Hermione, ora???????? E cosa vuole??????? Cosa farà, come reagiranno???????
3) Questa storia mi ha preso molto tempo, potete immaginare cosa significa scrivere 30 capitoli e passa piuttosto lunghi, tra l'altro, a parte qualcuno. Per rileggerli ed elaborarli prima della pubblicazione dovrei impiegare altro tempo, che in questo particolare periodo del'anno non ho...ecco perchè vi ho avvisato. Posterò quindi altri due capitoli circa, mi pare. Poi dovrete avere pazienza e aspettare che i miei doveri nella vita reale siano tutti assolti. Sono sicura che non sarà così dura.. ;) Domani posterò un'altra parte....grazie per la vostra pazienza! ghh


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: King Harry su 28 Febbraio 2010, 07:49:32 pm
Chiedo perdono in anticipo per questa mia...cattiveria non voluta, sul serio; :P
vi espongo la situation ;D
1) devo elaborare i prossimi capitoli per renderli bene; sono stesi, ma hanno bisogno di essere rivisitati(devo rileggerli, correggere errori e orrori e cambiare alcune cose che mi sembrano da tagliare o da aggiungere per infittire la trama); si tratta di 4 capitoli circa, dopo di che andrò di certo più spedita.
2) ebbene sì, adoro farvi rimanere col fiato sospeso, come in un film..mentre scrivevo riuscivo ad immaginarmi ogni singola posizione ed espressione che i protagonisti assumevano mentre facevo accadere loro le cose...non vi è mai capitato? Quindi perdono, se mi fermo nei punti più drammatici...é vero che spesso non basta lo spazio e non posso postare di più, ma altre volte la cosa é proprio voluta...mi piace farvi provare ad immaginare cosa sta per capitare...per esempio....chi diamine c'é nell'andito con Hermione, ora???????? E cosa vuole??????? Cosa farà, come reagiranno???????
3) Questa storia mi ha preso molto tempo, potete immaginare cosa significa scrivere 30 capitoli e passa piuttosto lunghi, tra l'altro, a parte qualcuno. Per rileggerli ed elaborarli prima della pubblicazione dovrei impiegare altro tempo, che in questo particolare periodo del'anno non ho...ecco perchè vi ho avvisato. Posterò quindi altri due capitoli circa, mi pare. Poi dovrete avere pazienza e aspettare che i miei doveri nella vita reale siano tutti assolti. Sono sicura che non sarà così dura.. ;) Domani posterò un'altra parte....grazie per la vostra pazienza! ghh
Fairy, anche se pensi che ci siano cose 'superflue', non tagliarle! Oppure dovrò chiamarti Fairy Yates ;D
Lasciale pure, potranno farci solo piacere ^^
Per quanto riguarda chi è nell'andito con Hermione.. non lo so O.O è una donna che sa dove abitano i Granger e che a quanto pare è già andata a trovarla.. ma perchè Hermione dovrebbe arrossire? E perchè questa donna dovrebbe 'avercela' con lei? Non so proprio chi sia.. Molly? O forse Andromeda Tonks? O___o Sennò.. Boh O_o Hestia? Non lo so proprio XD


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Fairy su 28 Febbraio 2010, 08:03:23 pm
Nooooooo, Fairy Yates noooooo!!!!!!!!! ;D
Eh eh...vedi, non parlo di cose superflue tipo quelle di yates, che ha eliminato cose per me importantissime, diamine!!!!!!!! Non intendo tagliare parti che possano compromettere la trama e la mia idea originale, semplicemente nel corso della stesura mi son resa conto che certe cose sono fuoriluogo o non rispettano i personaggi originali, oppure é...troppo...troppo. Perchè la storia venga bene, bisogna dosare con cura nel calderone mistero, ambiguità, crudeltà, dolcezza, intrecci e inganni...altrimenti rischia di diventare o un giallo, o una storia d'amore tipo quelle di Muccino, o un orror(ti assicuro che certe parti andavano tagliate) o una cavernalata...insomma, un minestrone  indigesto pesante da leggere. invece a volte ho scritto con troppo romanticismo, altre con troppa crudeltà, forse per sfogarmi(e me la prendo sempre con quella benedetta ragazza di Hermione...). Capisco la curiosità....ma non credo che sia vostro desiderio vedere rovinata una storia che fin ora vi sta appassinando, solo perchè si ha fretta di leggerla...altrimenti dovrai chiamarmi davvero Fairy Water..ops, Yates, perché la causa dei suoi obrobri é proprio la fretta di far uscire i films...non sei d'accordo con me, su questo punto?  ;)


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: King Harry su 28 Febbraio 2010, 09:33:18 pm
Nooooooo, Fairy Yates noooooo!!!!!!!!! ;D
Eh eh...vedi, non parlo di cose superflue tipo quelle di yates, che ha eliminato cose per me importantissime, diamine!!!!!!!! Non intendo tagliare parti che possano compromettere la trama e la mia idea originale, semplicemente nel corso della stesura mi son resa conto che certe cose sono fuoriluogo o non rispettano i personaggi originali, oppure é...troppo...troppo. Perchè la storia venga bene, bisogna dosare con cura nel calderone mistero, ambiguità, crudeltà, dolcezza, intrecci e inganni...altrimenti rischia di diventare o un giallo, o una storia d'amore tipo quelle di Muccino, o un orror(ti assicuro che certe parti andavano tagliate) o una cavernalata...insomma, un minestrone  indigesto pesante da leggere. invece a volte ho scritto con troppo romanticismo, altre con troppa crudeltà, forse per sfogarmi(e me la prendo sempre con quella benedetta ragazza di Hermione...). Capisco la curiosità....ma non credo che sia vostro desiderio vedere rovinata una storia che fin ora vi sta appassinando, solo perchè si ha fretta di leggerla...altrimenti dovrai chiamarmi davvero Fairy Water..ops, Yates, perché la causa dei suoi obrobri é proprio la fretta di far uscire i films...non sei d'accordo con me, su questo punto?  ;)
Sono d'accordissimo :-)
Per adesso, nei capitoli che hai postato, è andato tutto alla perfezione. Come ho già detto, ci sai far stare proprio in ansia ;D Leggendo che Hermione non era più al Ghirigoro sono rimasto col groppo in gola fino al capitolo dopo! Anche se magari mi sarebbe piaciuto se fosse successo qualcosa :-)
Però vai avanti così ;)
Comunque.. allora, chi è la misteriosa figura? ;D


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Fairy su 01 Marzo 2010, 04:45:01 pm
Tutto alla perfezione, così tanto che non avete mai nulla da ridire, molto strano..U_U nessun commento all'inserimento dei nuovi scherzi Weasley, della situazione della famiglia Weasley..pensavo che qualcuno avrebbe detto: ma questo é fuori questione...invece vi va' bene tutto!  :o okay, continuiamo!  ;D e riveliamo chi é questa genitle signora nell'andito di casa Granger...non ci sei andato manco vicino, King, stavolta, ma era troppo complicato o troppo semplice per pensarci:
(Seguito del 22° capitolo)
<<N-nonna…non sapevo che…saresti passata>> balbettò. La nonna aveva i capelli quasi completamente grigi, raccolti in uno chignon elegante. Era avvolta in un grosso scialle verde e aveva una busta con dei pacchi regalo. Gli occhi della donna erano duri, pieni di qualcosa che assomigliava al disprezzo. La guardò dall’alto in basso e storse il naso.
<<Tuo padre non mi ha detto che eri tornata. Altrimenti mi sarei ben guardata dal passare, stanne certa>> disse, risentita, senza smettere di squadrarla. Gli occhi di Harry si dilatarono per lo stupore.
<<Sono tornata senza avvisare>> si giustificò Hermione, abbassando lo sguardo, umiliata, mentre si tormentava le mani.
<<Poco saggio, da parte tua. Sei venuta a rovinare il Natale ai tuoi genitori normali?>> chiese, sarcastica, appoggiando la busta all’ingresso e stringendosi addosso lo scialle. Harry si sentì oltraggiato quasi personalmente. Quelle parole le riportarono alla mente zia Petunia e il modo che aveva avuto, in passato, di apostrofare la sorella, sua madre, Lily Evans. << Non dovresti essere qui. Tu butti vergogna sulla nostra famiglia>>sibilò. Harry non resistette. Uscì, mostrandosi.
<<Buonasera, signora>> disse, arrogante, avvicinandosi a Hermione, cercando di mantenere la calma. Lei, invece, aveva il respiro leggermente accelerato; riusciva a sentirle il cuore galopparle nel petto.
<<E lui chi è? >>. Gli occhi della donna corsero sulla bacchetta che Harry teneva nell’altra mano. <<Aspetta, lasciami indovinare…è uno di quei tuoi amichetti squilibrati, vero? E’come te? >>. A quelle parole i calici di cristallo lasciati vuoti sul tavolo cominciarono a traballare, come se fossero stati mossi dal disagio,tintinnando. La luce delle lampade dell’andito si abbassò d’intensità, risalì, si riabbassò…Harry vide Hermione stringere i pugni, come a provare a trattenere il suo potere offeso. La nonna si accorse che stava accadendo qualcosa e scosse la testa. <<Bada, ragazza: non tollero giochetti…dovevi restartene nel covo di pazzi in cui ti hanno giustamente relegata. Come si può festeggiare un giorno così santo con…con un tale…abominioper casa…?>>. Il suono dei calici esplosi fu fortissimo e Hermione aveva sussultato, gemendo. Harry si sentiva così in collera, che pensò che qualche bicchiere fosse esploso per causa sua. <<Ecco, cosa sanno fare, quelli della tua razza. Ecco, cosa vi insegnano!>> aggiunse, la donna, sempre più scandalizzata.
<<Ora basta, signora!>> esclamò Harry, indignato. Jean si precipitò giù per le scale, attirata dalle voci e dal rumore del cristallo infranto. Si bloccò a bocca aperta, quando vide i tre, davanti alla porta d’ingresso.
<<Magda>> esclamò, visibilmente imbarazzata. <<Scott non mi ha avvisata che saresti passata, non…>>
<<Doveva essere una sorpresa, ma a quanto pare l’avete fatta voi a me>> ribatté, acidamente, sollevando la voce. <<Cosa ci fa lei, qui?>>. Hermione retrocesse ancora nello stretto andito, quasi a farsi con la schiena contro Harry, che le poggiò una mano sulla spalla. La sentì tremare e deglutire, quasi a dover ingoiare a fatica quelle parole amare.
<<Questa è casa sua, Magda>> replicò Jean, fredda e sprezzante, puntando le mani sui fianchi.
<<Tu sai bene come la penso! Quella non è come noi! Quella è….Quella è…>>. Il suo indice puntato contro la nipote assomigliava ad una maledizione. Hermione si voltò velocemente, superò Harry e la madre e salì le scale. Al suo passaggio i lampadari appesi alle pareti laterali esplosero come i calici e si spensero. Harry non provò neppure a fermarla. Era sconvolto quanto lei.
<<Quella è mia figlia!>> urlò la signora Granger, furiosa. Harry abbandonò l’ingresso e con la bacchetta andò a riparare i calici di cristallo, i cui cocci brillanti avevano costellato le fotografie di Hermione come tante lacrime. Poi salì le scale, sentendo le due donne litigare con foga. Puntò la bacchetta sui lampadari e risistemò anche quelli. Camminò nell’andito, per raggiungere la stanza di Hermione. Appoggiò la testa alla porta, e sentire i suoi forti singhiozzi soffocati sul cuscino gli fece male. La sensazione di vaga gelosia per lei era esplosa assieme ai calici, dissolta così come era arrivata. Non ebbe il coraggio di entrare per provare a consolarla, in quel momento sentiva di non avere le parole giuste per aiutarla. Sospirò e tornò indietro, andando a sedersi sull’ultimo gradino in cima alla rampa di scale; voleva capire il perché di tutto quel disprezzo per la nipote, e sperò di poter parlare con Jean. Se non l’avesse visto con i suoi occhi, non avrebbe mai nemmeno  immaginato che Hermione potesse essere discriminata così pesantemente da un  proprio parente, come gli zii avevano fatto con lui. Si sentì stordito dalle parole cattive della nonna e in quel momento aggiunse una motivazione a tutta l’insicurezza che da tempo la sua amica ostentava.
Ancora un’altra. Di questo, lei non  aveva mai parlato. Aveva affrontato con coraggio le discriminazioni fatte a scuola nei suoi confronti, dimostrando quasi orgoglio per il suo sangue misto, sempre. Le aveva affrontate a testa alta anche quando l’essere una Nata Babbana era diventato un crimine perseguibile a norma di legge, l’anno precedente…E ora? Aveva sopportato troppo, per troppo tempo? Le cose dette nella torre di Astronomia parvero a Harry solo la punta dell’iceberg, della confusione che poteva regnare nella testa di Hermione; il suo orgoglio vacillava, assieme alla sua forza. E lui non aveva capito. Forse non aveva capito nemmeno Ron.
Sentì la porta di sotto sbattere, e le voci spegnersi all’improvviso. La mamma di Hermione aveva urlato alla nonna di andarsene e non rimettere piede in casa sua. La vide poi fare le scale stancamente, a testa bassa. Quando si accorse di Harry gli sorrise tristemente, sospirando e si sedette affianco a lui.
<<Ti chiedo scusa per la scenataccia>> mormorò, appoggiando un gomito al ginocchio e il mento sulla mano.
<<Si figuri. A casa di Ron, quando si discute, volano incantesimi>> disse, per sdrammatizzare.
<<Immagino. Ma le parole, a volte, fanno tanto più male>>. Sembrò improvvisamente più vecchia.
<<Io…Io credevo che foste tutti contenti, che fosse una strega>>. Jean scosse il capo, stringendosi nelle spalle.
<<Magda non sa vederla come è veramente. E non  parlo del fatto che sia o no una strega, Harry. Lei è una benedizione; lo sarebbe per qualsiasi genitore, credo. Ma la nonna non capisce. Non vuole capire. Non l’ha mai accettata. E’ colpa sua, se Herm non voleva andare a Hogwarts>>
<<Cosa?>>. Era convinto di aver sentito male. Jean annuì e iniziò a raccontare.
<<Il giorno del suo settimo compleanno, festeggiammo con torta e regali a casa dei nonni. Loro non sapevano ancora, che Hermione fosse una strega, e lei sapeva di dover mantenere segreta la cosa, per il bene di tutti. Era una bambina sveglia e intelligente, quindi non le era difficile tenersi stretta il segreto, almeno così sembrava. Andava tutto bene, ma quando giunse il momento di farle soffiare le candeline sulla torta, portata a braccia dalla nonna, il foulard che Madeline aveva attorno al collo finì su una delle candele e prese fuoco. Urlammo disperati, vedendo che il fuoco avvampava velocemente. Ovviamente senza averne coscienza, Hermione fece qualcosa…una caraffa piena di aranciata levitò e rovesciò il contenuto sulle fiamme, salvandola. Rimase con le manine tese, e la caraffa restò per aria per alcuni secondi. Quando abbassò le braccia, la caraffa cadde e si ruppe. La nonna, che aveva visto tutta la scena, cominciò ad urlare più spaventata che dalle fiamme, scandendo la parola “mostro”, contro la nipotina. Arrivarono quelli del Ministero, decisi a cancellarle la memoria, ma Scott si oppose. Disse che era la nonna, e che col tempo avrebbe capito. Loro si lasciarono convincere, ma le cose non sono mai andate come speravamo. Hermione rimase turbata , diventò tutto più difficile. Era questo, che stavo per raccontare a stamattina. Era solo una bambina, capisci? Represse i suoi poteri… per molto tempo non vedemmo più niente di strano, in casa. Niente più fiori estivi che sbocciavano in inverno, niente elettrodomestici che funzionavano da soli, o bamboline che ballavano sul letto. E quando le chiedevamo di fare qualche piccola magia per noi si imbronciava e diceva che non voleva più essere un mostro>>. Harry aveva corrucciato tanto la fronte che sentì le sopraciglia dolergli.
<<Come siete riusciti a convincerla a essere di nuovo sé stessa?>> chiese, in un sussurro.
<<Quando arrivò la lettera dalla scuola di Hogwarts, qualche anno dopo, Hermione si sorprese molto. Fu come se  quella pergamena chiusa nella busta bianca, portata da un gufo, l’avesse risvegliata e riportata alla realtà. Era una strega, che volesse nasconderlo o no. Passò quasi una settimana  con un umore irascibile, intrattabile. Come se non volesse accettare la cosa. Io e il padre ne parlammo con quelli del Ministero per farci consigliare. Quindi vennero a casa due persone mandate dalla scuola, in momenti diversi. La prima una donna, una professoressa di Hogwarts che Hermione stima tantissimo, di cui mi parla spesso, e che, mi ha detto, è ora l’attuale Preside. Minerva Mcgranitt>>. Harry sorrise. <<La seconda persona è uno dei maghi più buoni e rassicuranti che io e Scott abbiamo mai conosciuto. La sua morte ci ha addolorati tantissimo. Albus Silente>>. Il cuore di Harry sussultò, a sentire il suo nome. Sussultava sempre, quando si parlava di lui.
<<Parlarono con lei, e pian piano sembrò rasserenarsi. Soprattutto Silente, venne a casa nostra con una serie di libri scolastici di Hogwarts. Hermione adora leggere, ama i libri e tutto ciò che contengono. Seppe prenderla per il verso giusto. La conquistò, insomma. Ci consigliò di fare una passeggiata con la bambina a Diagon Alley e fu come la ciliegina sulla torta: Hermione rimase affascinata, ovviamente, e fu quel giorno che acquistammo la sua bacchetta magica. Di lì  a pochi giorni dovevamo fare attenzione che i vicini non la vedessero, perché aveva iniziato ad usare la sua magia con piacere, provando piccoli incantesimi che trovò sui libri portati dal Preside. Però non siamo più riusciti a convincerla a festeggiare un suo compleanno. Mai più>>. Harry si ritrovò a pensare che in effetti non sapeva di preciso nemmeno la data di nascita di Hermione. Lui e Ron non avevano mai festeggiato un suo compleanno. Ricordò che al terzo anno aveva acquistato Grattastinchi come regalo di compleanno anticipato da parte dei suoi, ma non aveva idea di quale fosse il mese o il giorno preciso. Scott Granger entrò in casa in quel momento, inciampando nella busta di doni lasciata da Madeline. Jean sbuffò e chiuse gli occhi. <<Ora mi toccherà dare spiegazioni a mio marito>> disse, stancamente, passandosi una mano tra i capelli.
<<Hermione si riprenderà, vero?>> chiese Harry, quasi più per convincere sé stesso.
<<Oh, sì. E’ forte. Testarda. Non è la prima volta, che capita…credo ci sia rimasta male soprattutto perché tu eri presente>>. Harry abbassò gli occhi, sentendosi in colpa; forse sarebbe stato meglio che lui fosse rimasto seduto a tavola. Jean gli accarezzò la testa, come spesso aveva fatto Hermione e scese le scale. Lui le diede la buonanotte, sentendo il sincero affetto di quel gesto e decise di parlare subito con Ron, per mezzo della sua figurina incantata. Doveva dirglielo.  Si chiese quante cose non conoscevano ancora di lei, così gravi,e si ritrovò a pensare a  Silente: anche di lui, non aveva mai saputo molto  e ancora allora sentiva il rimpianto per tutte le cose che non gli aveva chiesto quando poteva farlo. Si buttò sul letto e giurò a sé stesso che non avrebbe commesso lo stesso errore. Prese la figurina e iniziò a scrivere a Ron.
‘Amico mio, ci sei?’ pensò. Le lettere comparvero sotto la piccola foto. Passarono più di due minuti.
‘Eccomi. Tutto bene?’rispose, finalmente Ron.
‘A dire il vero no’. Con una serie di messaggi gli raccontò l’episodio accaduto in casa Granger.
Ron ci mise molto a rispondere, come se stesse riflettendo sulle  parole che Harry gli aveva spedito, e stesse cercando quelle giuste per replicare.
‘Ti ricordi, Harry, che la notte della Battaglia di Hogwarts fu lei a distruggere l’Horcrux di Tassorosso?’ chiese poi.
‘Si, ma cosa c’entra?’
‘Il frammento d’anima racchiuso nella Coppa giocò con le sue paure, come aveva fatto con me quando ho distrutto il medaglione. Fu terribile. Più di quanto lo sia stato per me. Per questo conosco già la storia della nonna, e non solo quella; lei non voleva che te lo raccontassi’. Spiegò con più dettagli con quale malignità il pezzo d’anima di Tom Riddle avesse umiliato Hermione e Harry rimase pietrificato dalle notizie. Ripercorse con la mente il lasso di tempo trascorso dalla Notte della Battaglia fino ad allora, capendo all’improvviso tutti i comportamenti  e gli stati d’animo di Hermione che spesso gli erano parsi come complicati enigmi  inconcepibili. Ora si spiegava,forse, molte cose: l’insicurezza, la poca stima di sé, la sfiducia nelle persone, la continua paura di non essere apprezzata.
‘Ron, cosa posso fare per lei?’chiese. Contemporaneamente puntò la bacchetta contro il soffitto e mormorò alcuni incantesimi di Protezione per la casa, giusto per stare tranquillo.
‘Non lo so. So solo che se potessi essere lì con voi, ora, non mi sentirei così male. Non è giusto. Io devo fare qualcosa. Non posso restare a guardare come il mondo la massacra, sia da una parte che dall’altra’. La foto di Ron  sopra il messaggio si era rattristata.
‘Nella tua situazione non puoi fare molto, ora’
‘Non è detto. Mi è venuta un’idea. Dammi un po’ di tempo, mi organizzo. Ti faccio sapere cosa ho risolto, tra qualche minuto’
‘Ron, non fare sciocchezze’
‘Stai tranquillo. Non è il caso di fare più guai di quelli in cui ci troviamo, no?’. l’immagine di Ron sorrise e sparì, lasciando uno spazio vuoto dentro la piccola cornice. Harry sentì Jean e Scott fare le scale. Il signor Granger mormorò qualcosa, come ‘sarà meglio che tu vada sola’ e entrò nella loro stanza da letto, la moglie bussò alla porta della figlia. Harry si mise velocemente in piedi, sfilò dal Mokessino un’Orecchia Oblunga e puntò la bacchetta verso la parete della sua stanza collegata a quella di Hermione  sussurrando ‘Perlucidum’, un incantesimo imparato sui libri per gli esami da Auror. Il muro divenne quasi completamente trasparente, come se stesse guardando attraverso uno specchio d’acqua. Srotolò l’Orecchia e fu in grado di vedere e sentire tutto quello che capitava dall’altra parte. Non aveva avuto il coraggio di entrare da solo nella sua stanza, ma voleva sapere come stava. Vide Jean socchiudere la porta dietro sé e avvicinarsi al letto. La stanza era lievemente illuminata dalla abat-jour accesa sul comodino. Hermione era raggomitolata di fianco e sembrava dormisse, ma era ancora vestita e fuori dalle coperte. La madre si chinò su lei e le accarezzò la testa.
<<Mi dispiace, tesoro>> bisbigliò. La ragazza si voltò. Non piangeva più, ma il suo sguardo era strano e lontano.
<<Papà si è arrabbiato?>> chiese, allungando le gambe e guardando il soffitto.
<<E’ furioso. Con tua nonna ovviamente. E’ stata odiosa come non mai. Domani andrà a parlarle>>
<<E’ sempre sua madre>>
<<Ciò non significa che può trattarti come vuole. Lei sarà anche sua madre, ma tu sei sua figlia>>. Hermione mugugnò, poco convinta. <<La nostra splendida figlia speciale…>>. Si sedette sul letto e la abbracciò. Quando si separarono Harry vide Hermione abbozzare un lieve sorriso, ma tornò subito seria.
<<Harry dov’è?>>
<<E’ andato in camera sua. Credo stia dormendo>>. Le due si voltarono verso la parete trasparente solo per un lato, ignare.
<<Che razza di figura, ho fatto con lui…>>borbottò Hermione, nascondendo il viso tra le mani.
<<Non pensarci, Herm. Lui più di tutti può capire questa situazione; non mi hai detto che ha vissuto con zii Babbani che non hanno mai accettato il suo stato di mago?>>
<<E’ così. Ma non sono più tanto convinta che sia stata una buona idea, portarlo qui>>
<<Sciocchezze>> sbuffò la madre, <<Non sarà questo episodio a rovinarci le feste. E ora promettimi che non penserai a tutte quelle stupidaggini che la tua ottusa nonna ha detto, perché sai che non sono vere>>. Hermione si strinse nelle spalle, remissiva.
<<Promesso>> bisbigliò, prendendo il pigiama da sotto al cuscino. Jean si alzò per andarsene.
<<Mamma>> sussurrò Hermione, quando la donna era già arrivata alla porta. Jean si era voltata di nuovo. La ragazza la guardò come se fosse sul punto di dirle qualcosa, poi ci ripensò. Sbatté le palpebre e si abbracciò le ginocchia. <<buona notte>> disse, forzando un sorriso. Quando Jean fu uscita, lei poggiò il mento sulle ginocchia sollevate e rimase così, a fissare la porta chiusa. Harry riavvolse l’Orecchia Oblunga e dissolse l’incantesimo Trasparente dalla parete, poi prese a svestirsi per mettersi a letto e la figurina incantata si illuminò, mostrandogli l’ultimo messaggio di Ron. Quello che lesse lo fece sorridere e il petto gli si gonfiò di gioia.
<<Siiiii!>> mormorò, con la voglia di gridarlo. (Fine del 22° capitolo)



Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Vampirella magica su 02 Marzo 2010, 03:39:50 pm
Mi manga da leggere l'ultimo pezzo, ma lo farò questa sera....
Anch'io pensavo che quando Hermione era sparita dal Ghirigoro succedesse qualcosa... e non avevo la minima idea di chi potesse essere alla porta...

Comunque, spero che ci avvertirai prima di interromperti... o io rischio di diventare matta... ;D


Titolo: Re: Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)
Post di: Fairy su 02 Marzo 2010, 04:10:37 pm
Non ho nessuna intenzione di lasciarvi impazzire senza avviso, tranquilla!  ghh Non ho permesso che accadesse nulla a Hermione al Ghirigoro, perché ho solo cercato di creare momenti di grande tensione. Questo perchè il lettore pensi sempre che stia per accadere qualcosa di terribilmente pericoloso...e non sa, se in effetti sia la volta buona...perché prima o poi accadrà, e questo lo sapete da tutti i segnali che sto' mandando, capitolo dopo capitolo...rendere Harry ansioso e apprensivo é stata una mossa azzeccata, perché mi pare vi trasmetta la sua stessa ansia, da quello che mi dite. Invece, risentire Hermione sotto il Mantello ha smontato tutto, ed era volutissimo anche questo...vi tendo e vi distendo come elastici, ih ih...fino alla fine... ;D e che fine... hehe
(http://i45.tinypic.com/mtbejs.jpg)
Cap. 23
Un Natale Diverso
“Esprimi un desiderio”
Il tepore delle coperte sotto le quali Harry dormiva si contrappose al fresco che iniziò a sentire all’improvviso sul viso. Era mattina e la leggera luce che filtrava dalla persiana lo costrinse ad aprire gli occhi. Invece che il soffitto, vide davanti a sé una sorta di pallina bianca che fluttuava sul suo viso. Capì che cos’era troppo tardi, quando gli cadde in faccia, gelandogli il naso. Hermione rise di gusto, sedendosi sul letto di Harry e piegandosi. Aveva preso un po’ di neve e l’aveva tenuta sospesa sul volto del ragazzo con la magia.
<<Sei tutta scema, Hermione Granger>> esclamò lui, alzandosi di scatto a sedere e asciugandosi con le coperte.
<<Scusa, non ho resistito…Ho bussato, non hai risposto, allora sono entrata a svegliarti e sono stata tentata!E’ nevicato, stanotte, Harry, avremo un bianco Natale!>>. Saltellò sul letto da seduta, contenta. Lui inforcò gli occhiali, scuotendo la testa. Era anche dispettosa, come una sorella. Sorrise al pensiero e fu lieto che  il malumore della notte precedente si fosse già apparentemente dissolto. Era ancora in pigiama e scalza. <<Sbrigati, a scendere, la colazione è pronta>>. Si alzò e uscì dalla stanza, canticchiando una carola natalizia, poi si riaffacciò di scatto. <<Ah, Harry: scusami, per ieri. Non ti ho nemmeno augurato la buona notte>> disse tranquilla.
<<Per questo ti sei sentita in dovere di darmi il buongiorno in maniera speciale?>> chiese lui, ironico.
<<Ritieniti fortunato, sono stata clemente!>> rise lei, sparendo di nuovo. Harry prese la sua figurina dal comodino e scrisse un messaggio a Ginny e uno a Ron.
‘Che notizie mi dai, stamattina? Mi confermi quello che hai detto ieri?’ chiese a Ron.
‘Ovviamente si. Ora è tutto nelle tue mani’rispose Ron.
Dopo un’abbondante colazione, Hermione chiese a Harry cosa volesse fare quella mattina.
<<Pensavo di andare a Grimmauld Place a dare un’occhiata, devo fare delle cose>> disse, molto vago, mettendosi in bocca l’ultimo gustoso boccone di pane tostato con marmellata di ciliegie.
<<Oh, va’ bene. Non l’ho ancora vista, da quando l’hai fatta sistemare. Andiamo subito?>>
<<No>> incalzò lui,capendo di essere stato frainteso, << “io”, andrò subito. Andrò solo >>. Hermione lo guardò contrariata. <<Credo sia meglio che tu stia a casa, al sicuro. Gli incantesimi di Protezione che ho lanciato saranno sufficienti, finché non torno.  Kingsley approverebbe la mia scelta, ne sono certo>>
<<Oh, Harry, non fare il guastafeste!Ieri siamo usciti ed è andato tutto bene…E’ la Vigilia di Natale, e…>>
<<E’ la mia ultima parola, Herm. Scusami, è meglio così>>.  Lei si rassegnò al suo sguardo molto da Auror. <<Piuttosto volevo chiederti un favore: non sono mai stato molto pratico di pacchi regalo; potresti involgere i miei doni per Ginny e gli altri?>>
<<E a cosa servirebbe, visto che non possiamo consegnarli?>>borbottò, ritirando le scodelle vuote dal tavolo con un gesto stizzito della bacchetta. Le ciotole caddero nel lavandino con un tramestio sospettoso. Qualcuna doveva essersi incrinata di certo.
<<Lo so, ma così non dovremmo pensarci in futuro. E poi sarà bello vederli comunque sotto l’albero assieme agli altri regali. Te ne sarei  molto grato>>
<<Come vuoi>> rispose lei, con poca voglia. <<Sei certo che non vuoi la mia compagnia? Potrei esserti d’aiuto, in qualche modo>> insistette, speranzosa. L’idea di starsene chiusa in casa a fare pacchetti non la entusiasmava. Dopo tutto era la Vigilia di Natale.
<<Davvero, non occorre che tu venga. Farò presto. Non uscire di casa per nessun motivo, intesi?>>. Annuì obbediente, ma il suo cipiglio poco convinto lo fece sorridere, mentre andava in camera a prendere delle cose.  Sulle scale incrociò la madre, che teneva tra le braccia una grossa cesta piena di panni sporchi. <<Signora Granger, devo chiederle un consiglio>>bisbigliò, e così dicendo impose il Muffliato attorno a loro con un veloce cenno di bacchetta. <<Potrebbe darmi una mano?>>. La donna lo ascoltò e quando ebbe sentito tutto sorrise radiosa.
Hermione si vestì con poca voglia e dopo aver usato la sua figurina incantata per mandare il buon giorno a Ron e a Ginny iniziò subito ad impacchettare doni, con l’aiuto della sua bacchetta. Mise su della musica e incominciò con quelli che lei aveva comprato per il padre e la madre. Ogni tanto si fermava, pensierosa, e dava uno sguardo all’interno dell’armadio e dei cassetti, alla ricerca di quello che avrebbe potuto indossare quella sera alla cena della Vigilia. Passò al regalo per Harry, che era riuscita ad acquistare con molta astuzia all’insaputa dell’amico e del quale andava molto fiera e poi si soffermò per parecchio tempo su quello per Ron. Un altro Natale senza lui. Il terzo di fila, facendo i conti. Sospirò, dando un’occhiata alla figurina: Ron non aveva ancora risposto. Pensava di aver finito di far pacchi, quando Jean spalancò la porta ed entrò portando dentro della carta da regalo, dei fiocchi e una busta con vari oggetti.
<<Tesoro, ho così tanto da fare che non credo che riuscirò a dedicarmi ad involgere queste cose. Visto che stai già facendolo, ti andrebbe di continuare per me?>>. Glieli appoggiò sul letto, senza aspettare la sua risposta e senza badare allo sguardo contrariato della figlia prese a spiegare per chi fossero e come andavano sistemati. La ringraziò e tornò alle sue faccende, lasciandola molto interdetta. Hermione sbuffò, lasciandosi cadere stancamente sul letto, già colmo di altre cose. Jean invece rise alle sue spalle, divertita.
Harry non tornò per pranzo, avvisandola tramite le figurine. E nemmeno il padre rincasò, perché aveva avuto un’altra urgenza. Lei cominciò a rabbuiarsi. Aveva sistemato in tutto una ventina di pacchi regalo, aveva poi passato il resto della mattina a finire di sistemare addobbi natalizi e aiutare la madre a infornare e farcire una montagna di dolcetti; nel pomeriggio non aveva ancora avuto notizie di Ron e Ginny, nonostante i suoi continui solleciti, ma Harry l’aveva rassicurata, rispondendo al suo messaggio preoccupato che i due fratelli erano molto impegnati in una faccenda delicata di cui non poteva parlarle. Rassegnata, scrisse a Harry se voleva che lei lo raggiungesse, ma la risposta fu negativa. Di umore sempre peggiore, tirò giù il suo intero guardaroba e incominciò a fare un’accurata selezione. Sembrava non ci fosse nulla di suo gradimento, eppure i suoi capi d’abbigliamento non erano pochi. All’inizio le sue preferenze andarono su un abitino invernale di colore rosso comprato qualche anno addietro, che non aveva mai indossato, in attesa di occasioni Babbane di quel genere che non erano mai arrivate. Le stava ancora. Poi si disse che per una cena con i genitori e Harry non era necessario indossare niente di tanto particolare e scelse dei Jeans e un maglione di lana tra i più nuovi.
Passò il tardo pomeriggio a giocherellare con Grattastinchi, ma sempre con molta apatia. Si chiese più volte cosa  stesse facendo Harry da solo a Grimmauld Place e le venne la tentazione di Materializzarsi lì, a dare un’occhiata. Ovviamente rispettò la decisione di Harry di non volerla con lui, ma si sentiva inquieta e infastidita.
Verso le sette si infilò nel bagno, con l’intento di immergersi nella vasca piena di acqua bollente e tanta schiuma, per provare a rilassarsi, ma non servì gran che.
Tornata in camera sua iniziò a trafficare coi suoi capelli e l’umore peggiorò tantissimo. Era sempre stato un vero problema, domare la sua chioma, nonostante non fosse più cespugliosa come quando era piccola. La pinzò nervosamente con un fermaglio e cominciò a vestirsi. Poi fece librare in volo tutti i doni e scese in soggiorno per metterli sotto l’albero di Natale. La madre stava in cucina e involgeva con molta cura dei vassoi di dolcetti. Aveva indosso un bel vestito nero molto elegante e aveva i capelli raccolti in una vaporosa coda ricciuta.
<<Mamma, che bella>> disse, sorridendole e sedendosi al tavolo. Jean scrollò le spalle con finta spavalderia. <<Come mai così elegante?>>
<<Be’, stasera è la Vigilia…>>
<<Oh, allora qualcuno se n’è ricordato…>>borbottò.
<<…e sarebbe carino se tutti fossimo ben vestiti, per cena. Le fotografie vengono meglio>>
<<Capirai. Siamo solo noi quattro…per chi sono tutti quei dolci?>>. Erano decisamente troppi, per quattro persone neanche troppo golose.
<<Per gli amici, i colleghi di lavoro…ne ho fatto un vassoio per gli elfi domestici, così glieli porterai…>>
<<Fantastico, mamma, grazie!>>
<<…e per la nonna. Io e tuo padre glieli porteremo appena torna da lavoro>> spiegò, dando un’occhiata all’orologio da parete, <<e le parleremo>>. Lo sguardo di Hermione fu molto eloquente. <<Non andiamo con l’intenzione di litigarci, tranquilla. E non ho avvelenato i dolcetti>> precisò, ironica. Hermione fece un sorrisetto storto. Scott Granger entrò allora, trafelato.
<<Ciao alle mie donne! Sono in ritardo!>>disse, <<vado di corsa a cambiarmi!>>.
<<Hai dato da mangiare a Grattastinchi?>> domandò Jean alla figlia, infilando il vassoio dei dolci involti in una busta di cartoncino con decori natalizi.
<<Si. Ci metterete tanto?>>
<<Non lo so. Dipende dalla piega che prenderà la nostra visita>> rispose con noncuranza e poca preoccupazione. <<Tu intanto preparati e fatti carina>>
<<Ma io sono già pronta>> ribatté lei, secca. La madre la guardò con espressione imbambolata, poi riprese a macchinare con buste e dolci.
<<Non essere sciocca, tesoro; cambiati, e sistema quei capelli>>. Il broncio di Hermione l’avrebbe fatta scoppiare a ridere, se il marito non fosse riapparso in quel momento.
<<Andiamo?>>chiese alla moglie. L’aiutò a prendere le buste.
<<Ci vediamo fra poco, Herm, non uscire di casa da sola. Mi raccomando>>concluse, indicando ancora i capelli della figlia. Il portoncino si chiuse dietro loro e la casa tornò in silenzio. Hermione respirò rabbiosa e tornò in camera sua, sbattendo la porta con forza.
Quando Harry tornò un’ora più tardi, entrò in soggiorno e stando attento a fare molto piano prelevò tutti i regali da sotto l’albero e riuscì per alcuni minuti. Tornò per la seconda volta e si diresse verso la zona notte, dritto alla camera di Hermione. Si schiarì la voce e bussò. La ragazza rispose con un grugnito e Harry trattenne una risata, aprendo e affacciandosi alla porta solo con la testa. La trovò seduta sul letto, imbronciata e livida, le braccia e le gambe incrociate come solo lei sapeva, e l’aria battagliera che assumeva quando i diritti di qualcuno venivano calpestati.
<<Passato una buona giornata?>>chiese acida, sollevando il mento, con gli occhi ridotti a due fessure.
<<Oh, si, grazie>> rispose lui, entrando, e in quel momento lo vide bene: Harry era vestito elegantemente, mentre ricordava benissimo che quando era uscito di casa quella mattina era abbigliato in maniera piuttosto semplice.
<<Quando ti sei cambiato?>> gli chiese, cominciando ad avere grossi dubbi sul fatto che fosse andato a fare delle cose a Grimmauld Place.
<<Prima>> rispose vago.
<<Non qui! Sei appena rientrato, ho sentito la porta…Harry, che diavolo stai combinando?>> esclamò alterata. <<Dove e con chi sei stato tutto il giorno?>>. Si alzò, fissandolo in cagnesco.
<<Mi sono portato via le cose che mi servivano stamattina, all’interno del Mokessino, e mi sono preparato a Grimmauld Place>> ribatté lui, tranquillo, <<e con chi ero, per ora non ti riguarda>>. Hermione sgranò gli occhi indignata. Per quanto sapesse che il ruolo di Auror di Harry le negasse di conoscere molte cose riguardo il suo lavoro e le sue missioni, non riuscì a non sentirsi sminuita come persona degna di fiducia.
<<Ah!>>esclamò, sprezzante, piantando i pugni sui fianchi.<< Non mi riguarda? E’ strano, per un momento ho pensato che tu fossi ospite a casa mia!>> urlò, fuori di sé.<<Non mi riguarda!>>ripeté, con voce acuta e incrinata, poi gli puntò un dito contro. <<Non sono rimasta il giorno della Vigilia di Natale da sola, senza la considerazione di nessuno per sentirmi trattare come un elfo domestico da te, Harry Potter! Se la mia compagnia non ti è gradita passi pure, comincio a farci l’abitudine…ma la tua ambiguità, qui, tra le mura di casa mia mi…ferisce!>>. Gli occhi le si stavano riempiendo di lacrime e Harry capì che aveva raggiunto il limite della sopportazione. Non voleva che piangesse.
<<Va’ bene, sono stato un tantino equivoco e poco garbato, scusami>>convenne, avvicinandosi e allungando una mano per consolarla, ma lei la scostò e gli voltò la faccia. <<Dai, Hermione…ti prometto che fra poco saprò farmi perdonare. Devo farti vedere una cosa>>
<<Cosa?>> mugugnò lei, tirando su col naso.
<<Il mio regalo di Natale per te>>. Hermione lo guardò interdetta. <<E’ stata una faticaccia, sistemarlo come volevo, sai?>>
<<Il tuo…regalo?>> balbettò, sollevando la testa.
<<Si, testona. Ma lasciati guardare>>disse, e la osservò con sguardo così compiaciuto che lei arrossì. Doveva aver lavorato sodo sui suoi capelli, finalmente sistemati a dovere, lucidi e tirati a liscio, come quelli di una bambola di porcellana e aveva messo l’abitino rosso scartato in precedenza.
<<Scusa il gioco di parole, ma credo proprio che il rosso, oltre che a piacerti, ti doni moltissimo >>intimò, enigmatico e adulatore. <<Si, credo proprio che piacerai molto, al mio regalo. Ora copriti, fuori fa freddo>>
<<Che significa, che piacerò al tuo regalo?>> chiese lei, confusa, prendendo dall’armadio una mantella che lui l’aiutò ad indossare. <<Che cos’è, una specie di animaletto da compagnia?>>
<<Oh, si, più o meno; più ingombrante, più lamentoso, più…be’, lo vedrai, non voglio rovinarti la sorpresa>>
<<Ma Harry, io ho già Grattastinchi…e dove andiamo? I miei saranno qui a momenti…la cena…la Vigilia…Oh!>>esclamò poi fermandosi e guardandolo con sospetto. <<Harry, non sarà mica un elfo domestico? Sai bene come la penso e…>>
<<Vuoi stare un po’ zitta?>> ribatté lui,infastidito e divertito. <<Faremo in un attimo. E se non ti piacerà lo restituirò e sceglierai qualcos’altro, okay? Ora per favore…vieni con me>> concluse, accompagnandola verso l’andito.
La motocicletta di Harry era parcheggiata davanti alla casa, in loro attesa. La fece sedere nel sidecar e partirono. In pochi minuti giunsero al numero dodici di Grimmauld Place.
<<Tutto bene? Non ti sei congelata?>>chiese Harry, aiutandola a scendere. Lo vide giocherellare con la sua figurina incantata e immaginò che stesse mandando un messaggio a Ginny.
<<Un pochino> > rispose lei, stringendosi addosso la mantella, chiedendosi se Ginny avesse già risposto in precedenza e come mai Ron non desse ancora segnali.
<<Sei pronta?>>. Glielo chiese sorridendo e la voce sembrava gli tremasse d’emozione, mentre apriva. Hermione annuì. Entrarono e subito notò il cambiamento radicale che la casa aveva subito, dall’ultima volta che lei c’era stata. I muri erano puliti e imbiancati di recente, senza orribili dipinti urlanti, e senza oggetti sinistri. Non c’era traccia di polvere ed erano stati sistemati dei graziosi addobbi natalizi su tutte le ringhiere e le balconate visibili dall’andito in cui si trovavano. La porta del soggiorno, sulla quale era appesa una verde ghirlanda di vischio, era chiusa, ma la luce all’interno era accesa e filtrava dalle fessure. <<Coraggio, vai avanti>> la esortò Harry, vedendola piacevolmente colpita. Avanzarono fino alla porta e lei si fermò di nuovo, voltandosi verso l’amico, titubante. <<A te l’onore>> mormorò lui, facendole una sorta d’inchino scherzoso, invitandola ad aprire. Hermione Abbassò la maniglia e spalancò piano la porta. Il cuore le balzò in gola: davanti a lei non c’era nessun pacco regalo, né alcuna creatura magica infiocchettata, ma una schiera di persone dai capelli rossi, che non si sarebbe certo aspettata di trovare lì riunita, in quel giorno. Arthur, Molly, George, Ginny e soprattutto Ron le sorrisero emozionati, in attesa di vedere l’effetto sortito dalla sorpresa. Affianco agli Weasley, oltre a Hestia Jones e a Kingsley, Jean e Scott Granger la guardavano raggianti.
Lei si coprì la bocca con le mani, e gli occhi le scintillarono di nuovo umidi.
<<Buon Natale, amica mia>> bisbigliò Harry, al suo orecchio, prima di passare dietro al tavolo per lasciare spazio a tutti coloro che stavano avvicinandosi a lei per abbracciarla, baciarla, strizzarla, accarezzarla e pi