


Riassunti dei Capitoli
Capitolo 2: L'avvertimento di Dobby
Harry riuscì a stento a trattenere un urlo... davanti a lui, proprio sul suo letto, stava una piccola creatura con enormi orecchie da pipistrello e grandi occhi verdi sporgenti. Harry capì all'istante chi (o cosa...) aveva intravisto in mezzo alla siepe quella mattina.
I due si squadrarono a vicenda, mentre si udiva l'ossequiosa voce di Dudley accogliere i signori Mason.
La creatura, "vestita" con una sorta di vecchia federa lacera, scese dal letto, fece un inchino davanti a Harry e si presentò: era Dobby l'elfo domestico. Dopo aver spiegato (tra un pianto e un'autopunizione) che un elfo domestico è legato ad una famiglia di maghi fino alla morte, o finché questa non lo liberi, Dobby arrivò finalmente al punto: il motivo della sua visita. Disse di trovarsi lì per proteggere Harry, per convincerlo a non tornare ad Hogwarts. Gi spiegò che, se non gli avesse dato ascolto, avrebbe corso un pericolo mortale. Dobby, infatti, era a conoscenza di un complotto architettato per far succedere, nell'imminente anno scolastico, le cose più terribili nella scuola di Hogwarts.
Harry chiese delucidazioni, ma Dobby non parlava e si autopuniva con gran frastuono per ciò che stava facendo. I rumori giunsero alle orecchie di zio Vernon che si precipitò di sopra a minacciare Harry che, per fortuna, aveva prontamente nascosto Dobby all'interno dell'armadio.
Appena lo zio fu uscito dalla stanza, Harry tentò di spiegare a Dobby che Hogwarts era l'unico luogo dove si sentiva realmente a casa e in cui pensava di avere degli amici.
"Amici che neanche scrivono a Harry Potter?" fu la replica maliziosa dell'elfo. Harry capì al volo che Dobby aveva intercettato le lettere dei suoi amici e tentò di recuperarle.
Dobby propose un accordo: la restituzione delle lettere a patto che Harry rinunciasse a tornare ad Hogwarts. Il ragazzo si oppose decisamente e, in tutta risposta, Dobby uscì di corsa dalla stanza fiondandosi giù per le scale.
Harry, sconvolto, si precipitò dietro di lui; lo raggiunse in cucina... dove la splendida torta preparata da zia Petunia per la cena fluttuava all'altezza del soffitto. Dobby stava accovacciato in un angolo in cima ad un armadio.
L'elfo chiese nuovamente a Harry di non tornare ad Hogwarts, ma questi si sifiutò... e lo splendido dolce cadde a terra con un fragoroso schianto: piatto in frantumi, panna ovunque... e Dobby svanito nel nulla!
Ovviamente tutte le colpe caddero sul povero Harry, mentre lo zio cercava di giustificarsi con i signori Mason sperando di riuscire ancora a concludere il suo affare.... e ci sarebbe riuscito se un gufo non avesse fatto il suo ingresso in salotto lasciando cadere una lettera sulla testa della signora Mason che fuggì terrorizzata (aveva la fobia degli uccelli).
Zio Vernon recuperò la lettera e obbligò Harry a leggerla: era un richiamo dellUfficio per l'Uso Improprio delle Arti Magiche. L'incantesimo di librazione praticato da Dobby era stato scoperto... e attribuito a Harry.
Zio Vernon scoprì così che Harry aveva omesso un piccolo particolare: ai maghi minorenni è fatto divieto di usare la magia fuori dalla scuola.
Infuriato trascinò il ragazzo in camera sua e lì lo rinchiuse. Harry poteva uscire solo due volte al giorno per andare in bagno.
Dopo tre giorni di prigionia le cose non sembravano migliorare e Harry, steso sul letto e affamato, rimuginava sul suo triste destino. Se fosse sopravvissuto per le quattro settimane che mancavano alla riapertura della scuola cosa sarebbe accaduto? Se non fosse tornato ad Hogwarts avrebbero mandato qualcuno a cercarlo? Avrebbero convinto i Dursley a lasciarlo andare?
Con la mente invasa da tutti questi pensieri e lo stomaco vuoto, Harry cedette al sonno... un sonno molto agitato. Sognò di essere in mostra in uno zoo, chiuso dentro una gabbia con un cartello che diceva "Mago Minorenne". La gente lo fissava e, tra la folla, scorse Dobby. Gli chiese aiuto, ma l'elfo rispose che lì sarebbe stato al sicuro. Comparvero allora i Dursley, con Dudley che picchiava contro le sbarre ridendo in faccia a Harry che si lamentava. D'un tratto si svegliò... e si rese conto che c'era davvero qualcuno che lo fissava dietro le sbarre della sua finestra: era Ron!
Riassunto a cura di Pulce.
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